Sculacciata con il paddle
31 Agosto 2009Una bella sculacciata a colpi di paddle!
| Sculacciate |
| Sculacciate e altre perversioni erotiche |
Una bella sculacciata a colpi di paddle!
Continua il bel racconto di sculacciate di Bob Knees: siamo già alla quarta puntata, per chi le avesse perse o volesse rileggere le puntate precedenti, eccole qui:
Parte uno;
Parte due;
Parte tre;
Qualcosa di duro, molto duro, e di caldo, molto caldo, fu appoggiato all’entrata dello sfintere di Simona. Con violenza fu spinto dentro, per lunga pezza. La donna colse il dilacerarsi della pelle interna, il dilaniarsi dei tessuti e annichilì per il dolore dell’oltraggio. Il suo fu un urlo di pura rabbia e di estremo dolore. Quel coso era rovente, arrivava in profondità, assai dentro all’intestino e a Simona parve di sentir puzza di carne bruciata, della sua propria carne! Avrebbe voluto agitarsi, scuotersi, levarselo da dentro ma le catene con cui l’avevano avvinta le permisero solamente di dimenare il bacino. Qualcuno la costrinse, oramai mezzo svenuta, a ingoiare di nuovo la pallina bavaglio che fu stretto molto forte dietro la nuca. Poi, il cappuccio pesante le fu calato sul volto.
Jessica aveva udito l’urlo della compagna, ma non poteva aver visto cosa le fosse accaduto. Adesso, in preda al terrore, tremava anche lei. Sentì qualcosa di viscido, freddo cadaverico, penetrarle nell’ano come un’enorme supposta; i muscoli del retto ebbero una contrazione come per assorbirla tutta ma non ci riuscirono; la cosa era fatta a forma di cono e si allargava sempre di più verso la base, finché i muscoli cessarono di contrarsi: un attimo ancora e si sarebbero spaccati. Anche Jessica fu incappucciata.
“La signora mi dice di dirvi che non dovevate pisciare. Avete sporcato tutto – la voce di Odilon era contrariata- dopo che io avevo pulito così bene! Perciò, la signora mi dice che sarà per voi doloroso pisciare ancora”
Odilon sciolse il legame che teneva avvinto al muro il giogo di Jessica e la girò, con la faccia verso l’interno della stanza della tortura; e tornò a legarla alla parete. Poi l’eunuco guardò la donna che stava ritta al centro della stanza.
Era una donna di età matura ma non vecchia, avvolta in un caffettano: i seni prosperosi facevano capolino dalla scollatura; il suo viso era nascosto completamente da una maschera: si scorgevano soltanto gli occhi neri, attraverso i fori nella cartapesta. La donna annuì. Odilon si piegò fino ad avere il volto all’altezza del ventre di Jessica, le sue mani vi frugarono dentro: il piccolo bastoncino ovattato fu spinto a fondo nel meato urinario. Jessica morse, letteralmente morse, la pallina che era costretta a tenere in bocca. Invece Simona, a cui, dopo pochi minuti venne fatta la medesima operazione, fu colta da tremiti, spasmi, e prese a scuotere violentemente la testa come se la volesse staccare dal collo.
La donna mascherata batté sulla spalla di Odilon, ordinandogli di accompagnarla fuori dalla stanza. Quelle due sarebbero state lasciate al proprio destino. Il giovane senza scroto seguì l’ospite del Padrone, servizievole.
Si sentiva un fuoco interno, Jessica, in tutto il ventre e in tutto il culo come se della brace vi lasciasse la sua ardente scia. Non poteva sapere che il piolo che le era stato introdotto nel retto era di glicerina: con il calore del corpo il leggero strato ceroso si stava sciogliendo ed il succo di peperoncino stava entrando in contatto con i tessuti interni. Il fallo che era stato infilato a Simona, al contrario, era di alluminio: ma dentro aveva una resistenza elettrica resa incandescente; adesso l’involucro si stava raffreddando, cedendo calore alla pelle dell’intestino.
Qualcuno le stava toccando, leggermente e con delicatezza; ne sentivano il pesante respiro. Simona sentì la puntura dell’ago nel braccio proprio, Jessica neppure quella, perché aveva perso i sensi.
Una sensazione di fresco, goduriosa sulla fronte: Jessica aprì gli occhi di colpo. China su di lei, Nadine le stava bagnando la fronte; appena vide gli occhi spalancati, si portò un dito alle labbra, intimandole il silenzio. L’acqua era deliziosamente fredda, odorosa, detergente; poco a poco, però, i ricordi atroci riaffiorarono alla mente dell’indossatrice:
le catene, il giogo, l’oltraggio, le torture. La rossa rimise nel bacino la nivea benda ed aprì la bocca, ma nessun suono ne uscì. Fece cenno a Jessica di girarsi supina, sopra i comodi cuscini: qualcosa di liquido fu versato all’interno del suo retto: il bruciore là dentro, che aveva ripreso a pulsare, sembrò attenuarsi. Simona dormiva ancora, anzi russava proprio.
Jessica aiutò Nadine a voltarla e la rossa, aiutandosi con un dito, cosparse della crema nello sfintere fin dove poteva arrivare. Si lavò le mani nel bacile, che provvide a svuotare nella tazza del gabinetto.
“Ti parlo perché il Padrone mi ordinato di farlo. Vi ho tolto la cannula dall’uretere, ma vi brucerà per parecchio tempo quando farete pipì – quello che stava dicendo Nadine sembrava una cantilena imparata a memoria -; ho levato pure i Persuasori dal vostro culo – abbassò di più la voce- spero per voi che essi abbiano raggiunto lo scopo per cui hanno questo nome. Più tardi sveglierò pure lei – ed accennò con il capo a Simona- berrete una bevanda fortemente energetica e nient’altro: forse il Padrone si degnerà di ammettervi alla sua presenza, forse… adesso, riposa: ne hai bisogno!” La rossa Nadine si dedicò a Simona, ma le premette la mano forte sulla bocca prima di scuoterla per svegliarla. Ripetè le stesse frasi, più o meno alla lettera. Le due compagne, afflitte e doloranti, si erano calmate: avrebbero voluto rivolgere un milione di domande a Nadine, ma sapevano bene che era preferibile non farlo. Erano state rivestite di tuniche immacolate, una specie di camicioni ma assai più aderenti, con larghi spacchi ai due fianchi; avevano il perizoma ugualmente bianco e piuttosto lasco; i loro seni erano liberi; ai loro piedi, delle scarpine di raso bianco tipo quelle delle ballerine.
Nadine si alzò, fece cenno a loro di rimanere in silenzio e, scostando il tendaggio, uscì dalla sala. Ne tornò dopo cinque minuti, un grosso bicchierone per mano. Glieli porse. Assaggiarono diffidenti la densa bevanda, era buona però: sapeva di banana; e rinfrescante. Nadine fece loro capire di berla tutta; prese i bicchieri vuoti e li portò via.
Simona tornò ad esaminare la sala in cui era stata portata quella mattina o, forse, un secolo fa. Era lussuosa, arredata all’orientale, i tappeti erano sicuramente di pregio, probabilmente alcuni dei ricami era proprio d’oro puro. La bevanda, oltre a rinfrancare le due donne, aveva pure stimolato la minzione. Fu atroce. Seduta sul water, Simona graffiò il muro, per il dolore. Jessica diventò pallida, sudando con abbondanza. Tornarono a gettarsi sui cuscini, ansimanti per la sofferenza.
“Ach, poltrone!- era tornata Frau Rose e loro neppure se ne erano accorte- Mettetevi i bavagli e i cappucci, ja!” Il frustino squarciò l’aria; i bavagli ed i pesanti cappucci neri erano lì per terra ; ognuna lo fissò bene all’altra e li controllò pure la tedesca, prima di calare sulla loro testa i cappucci. Il polso sinistro di Jessica fu ammanettato a quello destro di Simona: la Frau le spinse nella direzione voluta, con abili tocchetti di frustino sui loro polpacci.
Erano entrate sicuramente in un’altra stanza, molto più fresca. “Halt!” abbaiò la tedesca. Jessica e Simona si bloccarono. Tornò a farsi sentire la stessa voce cavernosa che avevano udito tanto tempo fa….
“Fate un certa figura. Vestite siete meglio che nude – c’era molta ironia in quelle parole- Avete apprezzato il trattamento? Ah, già, poverine, non sapete come rispondere. Battete il piede destro per terra” Lo fecero ed una fitta di dolore percorse l’uretere di Simona. “ Odilon è stato fin troppo clemente con voi, ahimè è un ragazzo troppo buono!
Ho visto che le hai sculacciate, mia cara…leggermente però. Non hai preso il tuo piacere con loro, non ancora almeno… quella lì, quella più alta, è incline al saffismo…Non amo lavorare con il tempo contato, ma con queste due faremo un’eccezione…sarà un addestramento durissimo, ben oltre i limiti della loro resistenza…specie con quella grassa, la giornalista che andava in cerca di materiale per un inchiesta – Simona si sentì gelare il sangue, a queste parole. La voce si alzò di tono- Obbedienza o sofferenza, o tutte e due insieme. Fino all’annientamento nel piacere.
Frau Rose, portale di là e frustale a sangue!”.
“Tra sfarzi, dileggi, buffoni e cortigiani,
ai piedi del trono, guerrieri oppur nani,
qual vuoti fraseggi, quali echi lontani
giungon parole, non suoni arcani.
Ma lungi da mura di pietra merlate,
nelle segrete del tetro castello,
urla il silenzio frasi vietate
di cui portiamo il pesante fardello.
“Non odo parole che dici umane”
il vate iniziava, “su le soglie del bosco”,
e anch’io che guardo nel mio dimane,
anch’io nel poco che ora conosco,
non vedo che te, ma l’immagine è fioca,
non sento che te, e il rumore m’assorda.
Quanto ha bramato quel bimbo che gioca,
ora con te, o “colei che ricorda”,
che attese ma nulla, nel vuoto promise,
nulla concesse, se non il lato oscuro,
quel che dal sole ascoso rimase,
eppur come fiamma riluce, sicuro,
più fermo dell’incerto, ritmico canto,
che come pioggia si abbatte incessante,
non tra foglie di un verde manto,
ma tra rosseggiare “di coccole aulenti”.
Fabian
Monello63 torna con un racconto di sculacciate (potete leggere qui l’ultimo suo racconto), buona lettura!
Era il mese d’agosto del 1972, come ogni anno mia madre mi andava alle terme a curarsi
Ed io ero mandato da mia zia Ester (sorella di mia madre) che abita in un paesino della
Provincia di Pavia, a trascorrere il mese d’agosto in campagna: mia zia era vedova con tre figli.
Gia i miei cugini: Fabiana,16 anni molto bella e attratta dai ragazzi unico motivo di soventi sculacciate
Fino ai 13 anni obbediente e brava a scuola, Floriana 13 anni: “la pecora nera” molto intelligente ma,
oziosa e disobbediente nell’ aiutare la zia in casa e sempre da spronare e sculacciare, Federico 11 il
buono ma spesso usato dalle sorelle come capo espiatorio delle loro malefatte ( soprattutto di Floriana)
con loro esisteva ed esiste tuttora Bellissimo rapporto anche se la mia preferita e sempre stata Floriana
sia come carattere sia per la capacità di cacciarsi nei guai a perché anche lei era abbonata alle sculacciate
la severità di mia zia e pari o forse superiore a mia madre: cosa che rendeva mia madre sicura che
anche senza di lei sarei stato controllato ed educato come si deve, e malgrado l’affetto che la zia
provava nei miei confronti non lesinava sculacciate anche a me.
Ma veniamo ai fatti, arrivai a casa della zia nel primo pomeriggio di un lunedì assolato,
accompagnato da un lontano cugino, che per lavoro si recava da quelle parti: mi lascio davanti alla
villetta della zia e mi accorsi dalle voci che uscivano dalla casa che mio cugino Federico stava
subendo una sculacciata (cosa non rara per Federico), suonai il campanello ed entrando vidi Federico
in ginocchio faccia al muro singhiozzante e con il culetto arrossato dalle sculacciate:
Fui accolto con il solito entusiasmo dalla zia ma non dalle cugine che se ne stavano a testa china in
un angolo,pensai che dopo sarebbe toccato e loro ma non dissi nulla ed andai con la
zia a disfare i bagagli e a cambiarmi : chiesi alla zia cosa avesse combinato Federico e mi disse che
non aveva fatto i compiti e aveva rotto dei vasi in giardino giocando a palla (cosa che gli era stata
proibita) mentre la zia sistemava i bagagli io mi cambiai (calzoncini corti canotta e sandaletti di gomma
come si usava in quegli anni non era ancora cominciata l’epoca delle mode) e tornammo in cucina
dove Fabiana e Floriana aspettavano non senza timori il nostro ritorno: ALLORA SIGNORINE
ADESSO TOCCA A VOI disse zia Ester con voce ferma e severa, si avvicino Floriana e le diede due
Ceffoni che fecero scoppiare mia cugina in lacrime: NON DOVEVI STARE ATTENTA A
FEDERICO E SISTEMARE QUEL PORCILE DELLA TUA STANZA!! SI MAMMA rispose :MA
COME AL SOLITO NON HAI OBBEDITO E SEI RIMASTA TUTTA LA MATTINA A
POLTRIRE A LETTO E A PARLARE CON QUELLA PUTTANELLA DAL BALCONE VERO!!!!
(la “puttanella” in questione si chiamava Erika una ragazza di 16 anni molto disinibita che si era
trasferita da Milano nel paesino con la famiglia da qualche mese, sulle due cugine aveva un grande
ascendente ma la zia riteneva pericolosa per la moralità delle ragazze) Mia cugina non rispose e la zia
continuo a rimproverarla, non era una mancanza grave ma la zia voleva punire il fatto del ‘amicizia con
Erika, anche perché le mie cugine avevano assunto dei comportamenti strani parlavano sboccato
Ed altro ancora questi erano i rimproveri della zia: e senza che mia cugina riuscisse a giustificarsi
(cosa inutile) slaccio i nodi che chiudevano sulle spalle il vestitino azzurro di Floriana che scivolo alle
caviglie lasciandola con le mutandine, da un cassetto prese il cucchiaio di legno e ordino alla figlia di
chinarsi sul tavolo gli sfilò le mutandine scoprendo il delizioso culetto bianco di Floriana, (dalla mia
posizione riuscivo a vedere i piccoli seni e una parte della vulvetta glabra ,cosa che alla mia età mi eccito
molto)e comincio a colpirla con decisione: CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK,
CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, Floriana piangeva a
Dirotto,e chiedeva perdono, il culetto era rosso e segnato dai colpi ma la zia non smetteva di colpirla
Malgrado le implorazioni della figlia che continuava a piangere, gridare e dimenare il culetto: CIAK
CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK; dopo credo una
Quarantina di colpi la zia smise Floriana si mise in ginocchio e implorò la madre:PERDONO MAMMA
PERDONO TI PROMETTO CHE TI OBBEDIRÒ E NON PARLERÒ più CON ERIKA!!!!
PERDONO, PERDONO,PERDONO, PERDONO, PERDONO.
VEDREMO disse zia Ester e ricomincio a sculacciarla : CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK,
CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK,
BASTA MAMMA TI PREGO BASTA, BASTA, TI PREGO.
Ancora una quarantina di colpi e mia zia terminò di sculacciare Floriana che piangeva e singhiozzava
Mostrando il culetto rosso e segnato, zia Ester gli ordinò,SVELTA ,IN GINOCCHIO FACCIA
AL MURO POI VEDREMO MA SCORDATI DI USCIRE PER QUESTA SETTIMANA!!!
Ora era il turno di Fabiana la zia disse: DA TE CHE SEI LA più GRANDE NON ME LO
ASPETTAVO ADESSO ANDIAMO IN GIRO A FARE LA SGUALDRINA CON I RAGAZZI
( la zia aveva sorpreso Fabiana con un ragazzo.in un portone poco distante da casa
mentre si baciava e il ragazzo la toccava nelle parti intime e sui seni) PUTTANELLA
CIAFF,CIAFF,CIAFF arrivarono puntuali i ceffoni SEI TROPPO GIOVANE PER QUESTE COSE
CIAFF,CIAFF,CIAFF TI AVEVO AVVISATO AVERE UN RAGAZZO VA BEVE MA
QUESTE SCONCEZZE NON LE PERMETTO, FABIANA SPOGLIATI IMMEDIATAMENTE
QUESTA VOLTA NON TE LA SCORDI!!!!
Mia cugina che gia aveva gli occhi rossi quando arrivai scoppio a piangere, MAMMA, NON DAVANTI
AD ENRICO TI PREGO, NON AVRAI VERGOGNA DI TUO CUGINO TI A GIA VISTA NUDA
UN SACCO DI VOLTE SPICCIATI O PEGGIO PER TE.
Esito, MAMMA TI PREGO, TI PREGO; CIAFF,CIAFF altri due ceffoni e Fabiana obbedì.
Sapeva di avere sbagliato anche perché: per uscire con il ragazzo in questione aveva lasciato a casa
Floriana e Federico, pochi istanti e Fabiana era completamente nuda per me era una visione eccitante
Molto più di prima, visto che FABIANA era ormai una donna a tutti gli effetti in quanto a misure e
Bellezza
Ero eccitatissimo e non mi accorsi che la zia era uscita dalla cucina ed era tornata tenendo in mano il
“FUET” termine dialettale per indicare una sorta di frustino che si ottiene intrecciando dei rametti di salice
strumento molto usato in campagna per gli animali ma anche per i figli.
Io non le avevo mai prese con il FUET ma la mamma ricordava che la nonna la puniva con questo
Frustino artigianale che era dolorosissimo, e prometteva di usarlo se fossi stato bocciato.
Fabiana venne fatta chinare sul tavolo la zia comincio a colpire: CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK,
CIAK, CIAK, CIAK, il frustino sibilava nell’ aria mentre Fabiana piangeva tentando di soffocare il dolore
Dei colpi solo dei sordi gemiti uscivano dalla sua bocca, ma la sua resistenza duro poco e comincio a
Implorare la madre: MAMMA PIETA’ BASTA TI PREGO PERDONO, PERDONO TI SUPPLICO
BASTA, BASTA, PERDONO, PERDONO, PERDONO, PERDONO AHI,AHI,AHI : ma la zia
Non raccoglieva le suppliche della figlia: E TROPPO TARDI PUTTANELLA QUESTO E NIENTE e
continuo a colpire, il supplizio duro almeno 15 minuti.
Fabiana ormai senza fiato e stremata dalle frustate cadde ai piedi della zia: MAMMA NON LO FARO
più NON VEDRÒ PIÙ ANDREA PERDONAMI PERDONAMI,FARO QUELLO CHE VUOI MA NON
PICCHIARMI PIÙ TI SUPPLICO MAMMA!!!!!
Io durante la punizione di Fabiana ero rimasto in un angolo dove pero era possibile vedere tutto
In particolare le intimità di Fabiana che nel dimenarsi faceva oscillare i seni sodi e torniti mentre da uno
specchio posto dietro Fabiana si vedeva li culetto che si arrossava e segnava sotto i colpi della zia
e poco sotto si vedeva il suo sesso ce si muoveva ritmicamente spinto dai movinementi che Fabiana
faceva nel vano tentativo di evitare il “FUET”,quella scena fu la cosa più eccitante che avessi mai
visto e mi eccitai moltissimo tanto che i calzoncini si gonfiarono e bagnarono spinti da una improvvisa
erezione (a tredici anni credo sia comprensibile).
Fabiana continuava ad implorare il perdono della madre, PERDONAMI, PERDONAMI FARO LA
BRAVA NO DOSOBBEDIRO più, la zia la mando faccia al muro e aggiunse CERTO CHE NON LO
FARAI PIU DOMANI ANDRAI IN COLLEGIO DA ZIA ADELE (zia Adele suora Orsolina dirigeva
Un collegio vicino Padova) CI RESTERAI FINO AL DIPLOMA! Fabiana piangeva e singhiozzava
In ginocchio e non disse nulla, mentre io che ero rimasto in disparte ad assistere alle punizioni
Di Fabiana e Floriana senza dire nulla, quando la zia si avvicino e disse: FAI IL BRAVO FINO A CHE
RESTI QUI ALTRIMENTI CE NE SONO ANCHE PER TE! Quando si accorse dei pantaloncini
bagnati e dell’erezione e partirono due schiaffi CIAFF,CIAFF SCHIFOSO NON TI VERGOGNI!
BRUTTO MAIALE TI INSEGNO IO: GIÙ I PANTALONCINI E MUTANDE , SEI SEMPRE IL
SOLITO NON SEI ANCORA ARRIVATO,E GIA DEVO PUNIRTI balbettai delle scuse ma la zia aveva
gia il cucchiaio di legno in mano abbassai i pantaloncini e le mutande tentando vane spiegazioni e scuse
Mi fece chinare sul tavolo e comincio a colpire, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK,
CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, CIAK, non ne presi
Molte ma forti e mi ritrovai in castigo assieme ai cugini tutti e quattro con il culo rosso a tirare su col naso
In ginocchio faccia al muro, cosi cominciarono le vacanze, ne presi ancora Fabiana non andò in collegio
Ma non frequentò Andrea per un po’ pero restò il suo ragazzo ed ora e suo marito strana la vita !!!!
Ciao alla prossima
Da Public Disgrace, il sito delle umiliazioni e del sesso in pubblico, una nuova galleria gratuita: una donna è racchiusa in una gabbia, ma quando ne esce…
Per questa giovanissima donna stare chiusa in gabbia non è il massimo della comodità
Se poi ci si mette anche questa aguzzina a torturarla…
Finalmente fuori dalla gabbia a fare un pompino
Nota che non c’entra nulla: il racconto di Nadine che ha spinto tutti quanti ad una riflessione continua ad avere lettori e commentatori, si vede che è un tema molto sentito.
Messaggi d’amore non sembrano affatto,
sospiri nemmeno, le grida strozzate,
ma se li rimiri nella tua mente,
se li immagini profondamente,
non vedi più strane le mani levate,
che ritmicamente colpiscon, di piatto.
Non trovi inaudito siffatto amore,
che alto si leva contro un mondo lontano
e pur se rimane, cocente il dolore,
s’insinua il piacere, bussando pian piano
Fabian
Un nuovo video bdsm per voi!
Greta aveva già pubblicato un racconto sul blog Perversionis tempo fa, adesso ritorna con la sua seconda prova. Buona lettura a tutti! Prima di lasciarvi al racconto, vi rammento che chiunque può contribuire, basta scrivere una mail a sculacciata76@yahoo.it
Erano appena iniziate le vacanze estive, ma mi toccava rimanere a casa a studiare ero al primo anno dell’università e gli esami a luglio erano una vera tortura, con il caldo incessante in città non vedevo l’ora di finire per andare in vacanza con gli amici. Il tutto sotto la minaccia costante di mio padre, “se non passi gli esami con dei voti decenti non vai da nessuna parte”, e per lui i voti non dovevano essere inferiori al 26… Comunque dopo aver passato tutta la settimana sui libri il sabato sera si esce finalmente , anche se i miei mi trattano ancora come una bambina cioè ero l’unica del mio gruppo ad avere i coprifuoco, dovevo rientrare per le 02:00 e non oltre. Quella sera avevo avuto il permesso di usare l’auto di mia madre,e avendo in macchina con me delle mie amiche non volevo rovinare la serata anche a loro e così ho ignorato il coprifuoco, siamo andati in un locale dove tra una birra e un’altra ho iniziato sballarmi all’uscita del locale erano già le 4, barcollavo ma ancora ero abbastanza lucida, presi la macchina senza molti problemi arrivai a casa che erano le 6 circa, sembrava che tutti dormissero, infatti era così, fin quando parcheggiando l’auto davanti il garage non andai a sbattere sulla saracinesca, facendo così un rumore bestiale. In quel momento vidi accendersi la luce delle scale dopo qualche minuto vidi uscire dalla portone mio padre, si avvicinò per vedere cosa era successo e si accorse che avevo bevuto a quel punto controllo l’auto e la porta del garage, dopo aver constatato i danni mi prese per un braccio e mi trascinò in casa, io non connettevo molto mi girava la testa, arrivati in casa vidi mia madre arrabbiatissima per l’orario. Appena si chiuse il portone mi padre iniziò a rimproverarmi duramente dicendomi che ero un irresponsabile che non solo non avevo rispettato l’orario di rientro ma che mi ero anche messa a bere e addirittura messa alla guida in quelle condizioni, dicendomi che sarebbe potuto succedere di tutto, appena lui fini iniziò mia madre che dalla rabbia le tremavano le mani da li mi diede un ceffone fortissimo che mi fece capire che ero realmente nei guai. Mio padre tranquillizzo mia madre dicendole che ci avrebbe pensato lui a far si che ciò non capitasse mai più….e da lì salì in camera da letto e riscese con in mano la cintura di cuoio, io iniziai a supplicare giurando che non sarebbe mai più successo, ma sembrava sordo. In quel momento ripensavo alle mie amiche che
adorano mio padre, in quanto è un bel uomo simpatico giovanile ma non conoscono questo suo lato… è molto severo sia io che mia sorella siamo cresciute a suon di sculacciate che parecchie volte sono diventate cinghiate. Arrivato in salotto, dove mi trovavo con mia madre che mi continuava a rimproverare, mi ordinò di piegarmi su divano e togliere la gonna, io piangendo eseguì lui mi tiro su il perizoma senza toglierlo tanto non copriva quasi nulla e inizio con la prima cinghiata, io iniziai ad urlare e piangere,ma mi disse che più urlavo più avrei peggiorato la punizione e che questa volta mi avrebbe tolto la pelle a cinghiate, ricominciò iniziai a contarle mentalmente ma arrivata a 30 persi il conto per il dolore e il susseguirsi senza tregua, ero stremata non sopportavo più il dolore ma mia madre gli diceva di darmele sempre più forti e mio padre non si faceva certo pregare iniziò a colpirmi anche sulle cosce e sulle gambe, ero tutta dolorante in tutto mi cinghio per circa un’ora. Verso le 7:30 smise io ero in lacrime non capivo più nulla sentì mio padre dirmi che non avrei più preso l’auto, che avrei dovuto ripagare i danni della saracinesca e della macchina in più non sarei andata in vacanza con i miei amici, e come se tutto ciò non bastasse mi ha detto ora “ora vai a dormire che domani decidiamo come correggere questi comportamenti inaccettabili” io con le poche forze che mi erano rimaste ho risposto che non sarebbe più successo,che avevo capito e che era stato più che sufficiente e severa la punizione, lui per tutta risposta mi disse “non pensare che te la cavi con una ripassatina…..la frustata di questa sera è solo l’inizio, domami ne riparliamo ” mi lascio senza parole non era mai stato così severo andai in camera senza riuscire a dormire primo per il dolore delle cinghiate e poi per le parole di mio padre. L’indomani mattina verso le 11 fatta una doccia scesi giù mia madre neanche mi guardò la salutai chiedendo ancora scusa mi rispose che appena sarebbe ritornato mio padre ne avremmo parlato e mi disse di andare a pulire tutto il piano di sopra e che poi sarei potuta andare studiare che per pranzo sarebbe ritornato mio padre perché doveva portare l’auto dal carrozziere e lei doveva andare a lavoro con la macchina di mio padre, e che per colpa mia si era dovuta far cambiare il turno di lavoro…io presi un succo dal frigo e andai subito su non ebbi i tempo di rassettare che sentì l’auto di mio padre nel viale. Sentì aprirsi la porta e mio padre parlare in cucina con mia madre dopo una decina di minuti mia madre mi disse di scendere giù che era pronto i pranzo. Finito di pranzare lavai i piatti subito dopo mio padre mi disse di sedermi,mia madre mi disse che il mio comportamento l’aveva lasciata senza parole e che se ancora a 20 anni facevo queste stupidaggini vuol dire che non sono stati abbastanza chiari e severi nel darmi delle regole e che quindi avrebbero iniziato a punirmi più severamente da quel momento in poi visto che non meritavo la loro fiducia. Io avevo gli occhi lucidi ancora stavo seduta a fatica per le cinghiate prese, a quel punto intervenne mio padre dicendomi che la punizione per quello che avevo fatto sarebbe stata molto severa, e che parlando con mia madre avevano deciso che sarei stata punita con 20 colpi con il battipanni in vimini da mia mamma tutte le mattine e la sera al suo rientro avrei preso 30 cinghiate tutto ciò per un mese. Io iniziai a supplicare a piangere, ma a ciò fu aggiunto che per quanto riguarda le altre regole sarei stata punita per ogni mancanza e anche per i demeriti scolastici per ogni voto sotto il 30 avrei preso 10 cinghiate così mi sarei impegnata al massimo in più mi hanno tolto il cellulare e internet per un mese. Finito di paralare mio padre io piangevo come una bambina, mia madre mi disse “forza finiscila che tra un po’ avrai un motivo serio per piangere, la punizione inizia da oggi e tra un po’ devo andare a lavorare vai subito in camera e preparati che adesso arrivo con il battipanni.” Piangendo andai in camera mi spogliai e mi sdraiai e pancia in giù sul letto, non potevo credere che tesse succedendo sul serio , spesso mio padre mi aveva minacciato quando combinavo qualcosa dicendomi che mi avrebbe cinghiato per un mese tutti i giorni, ma ora stava succedendo sul serio e vedere anche mia madre così determinata mi spaventava ancora di più. Dopo dieci minuti circa arrivò mia madre con in mano il battipanni,io la guardai come per chiedere clemenza visto che avevo tutto il culetto dolorante dalle cinghiate della sera prima, lei con tono severo mi ordino di contarle, arrivò il primo colpo e mi senti morire ma faci come mi disse e iniziai a contarle “1” le successive si susseguirono con ritmo incalzante e fortissime alla 12 inizia a piangere a singhiozzai e le seguente non sono riuscita a contarle così mia madre mi disse che avrebbe raddoppiato i colpi io la supplicai dicendole che avrei continuato a contare ma no ci furono suppliche che tennero così mi presi 40 colpi. Usci dalla mia camera, dicendomi “così domani mattina le conterai tutte…” Ricordando la minaccia di mio padre dopo una mezz’oretta mi misi a studiare…il terrore delle cinghiare era enorme studiai fino alle 21 quando sentì bussare alla mia porta apri e vidi mio padre che mi disse che la cena era pronta e mi chiese se volevo prenderle prima o dopo io scelsi dopo cena stare seduta già non sarebbe stato per niente facile….dopo cena mi fece appoggiare con le mani sul tavolo e mi diede le 30 frustate preannunciate. Da quel giorno tutte le mattine per un mese mi svegliavo con i colpi di battipanni di mia madre e andavo a dormire dopo le cinghiate di mio padre, quella punizione mi servi per odiare tutto ciò che è alcolico…per non parlare della mia media è aumentata in modo esponenziale vedere io padre con il libretto universitario in una mano e con la cintura nell’altra mi ha fatto concentrare sullo studio più di quanto credessi, e notato i miei miglioramenti, mio padre ha utilizzato questo metodo fino alla laurea.
So che Sex and Submission è un sito che piace a tanti dei miei lettori, Segaiolo in testa. In effetti ho scoperto che una delle pagine più visitate in assoluto del blog è proprio quella che parla di Sex and Submission. E allora è d’obbligo segnalarvi una galleria gratuita, completa di filmati.
Vi anticipo qualche foto, con il mio commeno!
Uno sguardo perso nel vuoto: la ragazza si aspetta qualcosa?
Si fa legare docilmente…
Partono gli sculaccioni sul culetto
Culetto nudo sculacciato che si rinfresca con l’aria della notte

E quando il…gioco…si fa duro…
Degno finale di una sessione d’amore…
Se volete vedere il video, cliccate qui.