Archivio per agosto, 2009

Racconto di sculacciate: Sculacciate doppie

22 agosto 2009

M. ci invia questo racconto di sculacciate, il suo primo racconto.
Buona lettura!

“Avevo all’incirca diciotto anni, era agosto e la mia mamma si era organizzata con la mamma di Lorenzo perché quest’ultima mi portasse inisieme a loro al mare.
Lorenzo è un ragazzino simpatico e carino. La mamma, invece, mi spaventava parecchio perché in qualche occasione l’avevo vista abbassare le mutandine a suo figlio e sculacciarlo, ed anche ora che lui aveva 16 anni lei non aveva smesso.
Lorenzo mi piaceva molto però, perciò accettai di andare al mare con quella donna, che, bella e forte, mi metteva molta paura.

Arrivati al mare io e Lorenzo ci spogliammo e ci avvicinnammo al mare per fare il bagno.
Sua mamma ci avvertì di non allontanarci troppo dalla riva ma noi incoscenti ed eccitati per essere lì insieme con pochi vestiti addosso nemmeno l’ascoltammo e facemmo a lungo il bagno sfidandoci di arrivere fino alla boa galleggiante. Lorenzo aveva un fisico bellissimo, e credo che le dure sculacciate della mamma gli avessero reso il fondoschiena sodo e bello.
Io ero un sedicenne disarmante, nell’ultimo anno il seno mi era cresciuto non poco, ed ero sempre stata magrolina ma alta.

Erano i primi approcci con l’altro sesso…e solo essere lì con Lorenzo in bikini mi faceva avvampare.

Usciti dall’acqua Lorenzo voleva giocare a volley e io l’avrei seguito volentieri ma sua mamma ci precedette.
Ci prese per un braccio, me con la sinistra e Lorenzo con la destra e ci disse che siccome non avevamo perso tempo a disubbidilre lei no avrebbe perso tempo a punirci come meritavamo.

Mia mamma non mi aveva mai sculacciata, nemmeno mio padre lo aveva mai fatto e io ignoravo sinceramente quanto crudele fosse quel rituale.
Simona, la mamma di Lorenzo, non si preoccupò nemmeno di cercare un posto nascosto ma lì davanti a tutti annunciò la nostra sculacciata.

Io ero terrorrizzata, Lorenzo mi guardava con compassione, la prima punizione è sempre la più dura.
La signora iniziò da me, mi prese per un braccio e mi pose sulle sue ginocchia, mi spinse il costume nelle natiche lasciando i miei glutei abbastanza scoperti.
Capite le sue intenzioni, non resistedo tentai di alzarmi ma lei decisa mi blocco la schiena e mi diede velocemente senza che io potessi muovermi nemmeno, 20 sculaccioni veloci e molto duri.

Piangevo imbarazzata mentre intorno a noi si accalcavano i passanti che ridevano, commentavano e sembravano stupiti.

Approfittai di un momento di pausa e di confuione, e nonostante il mio volto e il mio sedere fossero rossi per la vergogna di essere sculacciata a sedici anni in pubblico e per gli schiaffi presi, mi svincolai dalla presa i Simona e iniziai a scappare. La fugga non durò molto, uno dei presenti, infatti, era già scattato verso di me e mi aveva riacciufato.

Che vergogna! Simona mi tirò giù il costumino, davanti a tutti i presenti e non contenta sciolse anche la parte di sopra.
Nuda mi riposizionò sulle sue ginocchia,e mi allargò le gambe lasciando vedere il mio pube a tutti.
Te lo sei meritato, diceva sculacciandomi.

Mi diede 100 sculaccioni, ad ogni sculaccione io urlavo e piangevo. Mi dimenavo senza pudore davanti a tutti scalciando e gemendo.
La supplicavo di smettere, la pregavo giurando che non le avrei più disubidito.
Ma Simona arrivò a 100.
Senza pietà poi mi obbligo ad alzarmi e mi fece posizionare, nuda com’ero, più in là per essistere all punizione del figlio.
Lorenzo, del quale mi ero dimeticata, aveva guardato tutta la punizione.
Ed ora mi guardava nuda, visto che ero costretta a tenere le mani lungo i fianchi, atrimenti Simona avrebbe ricominciato.
Divenni se possibile ancora più rossa.

La mamma non andò per il sottile nemmeno con lui, lo afferrò e subito gli abbassò il costume lasciandolo completamente nudo.
Potevo vedre il suo pisellino che evidentemente eccitato dalla mia punizione era dritto.
Lorenzo provò a nasconderlo con le mani ma la mamma lo obbligò a togliere le mani e a mostrarlo a tutti.

Poi se lo mise sulle gnocchia e cominciò la sculacciata più dura che avessi mai visto…
Lorenzo gemeva mentre la mamma lo sculacciava a mani nude…ricordo il rumore dei colpi sul suo bel sedere, ricordo il rossore al 50esimo schiaffo, a da gande uomo Lorenzo non versò nemmeno una lacrima.

Poi la mamma lo fece mettere a novata gradi con le mani su una sedia e chiese ad uno dei passanti la cinta in prestito.
“Oggi piangerai” annunciò la mamma.
Lorenzo sospirò, la cinturà batte un colpo in aria e poi il povero sederino di Lorenzo che rosso si apprestava a prendere altri colpi.
“Anzi, adesso li conterai tu stesso, se sbagli e ti fermi ricomincerò da capo”
Lorenzo non voleva cedere davanti a tutta quella gente.
Si rifiutò.
“Bene, volevo dartene 60, siamo a 120 e finché non conterai lì raddoppierò sempre. Allora, conti?”
Lorenzo disse di no ancora un volta e quando la mamma gli annunciò che i colpi sarebbero divenati 240, lui abbasso lo sguardo e accetto di contarli”
Io vedevo Lorenzo sculacciato dalla mamma, con le gambe tremanti, le lacrime che oramai scedevano copiose e il sederino rossissimo.
Era quasi alla fine dei colpi annunciati…
Quello che mi eccitava di più era il pisellino nudo di Lorenzo che così tante volte avrei voluto vedere.
Cercando di non farmi vedere misi una mano tra le cosce e inizai a strofinarmi….
Lorenzo prendeva gli sculaccioni, il suo pisellino dritto oscillava……
….

Non riuscivo a smettere, tutta la scena era troppo eccitante.
E fu proprio per colpa di quell’eccitazione che non osservai gli occhi di Simona puntarsi su di me.
La punizione non sarebbe finita così, lo sapevo.
***

Foto di Bondage: un nuovo sito

21 agosto 2009

Oggi vi segnalo un nuovo sito, particolarmente consigliato agli amanti del Bondage: Fucked and Bound. Il nome è tutto un programma…vi faccio vedere qualche foto di anteprima, tratte da questa gallarie gratuita.

Riflessione di Nadine

20 agosto 2009

Per oggi niente sculacciate…Nadine ha trovato questo racconto su internet e mi ha chiesto di pubblicarlo come riflessione. Lo faccio volentieri perchè è un racconto molto bello.

salve a tutti mi chiamo claudio ho 26 anni, moro occhi castani scuri, porto gli occhiali sono magro 1’74, non sono molto bello e quando passo in mezzo alle persone di solito non vengo notato, di carattere sono molto introverso e taciturno se non con i miei due amici di infanzia con cui sono leggeremente piu spigliato, il mio difetto più grande a vista di tutti e l’essere vergine.

Non so da dove iniziare forse da quando misi gli occhiali,capitò quando avevo 10 anni prima di allora andavo in colonia l’estate ed ad ognuna di essa trovavo la classica fidanzatina se cosi si può chiamare, perchè inizio da quello? perche quelle cosi dette fidanzatine sono state le uniche, proprio cosi il tutto anche se sembra strano iniziò dagli occhiali, la mia fidanzatina di allora appena me li misi mi chiamò nonnetto lasciandomi era l’estate della 5 elementare.

L’estate fini e cosi le colonie e il mio rapporto con gli amici conosciuti prima di allora, entrai in questa classe fin da subito notai molte ragazze carine, le guardavo forse come nessuno fa e ancora oggi mi chiedo come si fanno a far usare come fanno, vi siete mai soffermati a guardare una ragazza, prendiamo la classica ragazza carina che si vede per strada, io la guardo e vedo una bellissima e dolcissima creatura da coccolare e proteggere facendola sentire amata , si proprio cosi perchè io analizzando il corpo di una ragazza penso che essa sia nata apposta per essere dolce e delicata come un fiore, adesso vi dico cosa vedo quando ne guardo una, so già che mi prenderete per scemo come hanno fatto in molti e per questo subito dopo si sono sentiti padroni di sfottermi, partiamo dai capelli, essi sono sempre lisci luminosi e morbidi in pratica tutti da accarrezzare e sentire morbidi sulla propria pelle mentre ci si bacia o altro, il viso: loro hanno mille espressioni possono passare dall’espressione piu felice all’espressione piu triste ma restando comunque dolcissime, le guance: morbide da baciare o sentirle morbide al contatto con la propria guancia durante un abbraccio, gli occhi: lo specchio dell’anima seducenti dolci e belli nello stesso tempo, guardi una donna negli occhi ed e come se ti perdessi in essi il modo in cui ti guardano quando ti amano e come se ti entrassero dentro facendoti perdere ogni malinconia, il nasino: si trovo bellissimo anche quello, a volte all’insù altre un po grosso altre piccolo ma lo stesso molto grazioso soprattutto quando lo arricciano nelle varie espressioni del loro volto , la bocca due dolci petali intorno al centro di un bellissimo fiore sempre lucide e morbide da esse passa il loro respiro la loro voce con la quale ti possono far sentire chiunque esse vogliano, il collo: morbido e esile che se solo volessi potresti spezzarlo con una mano, la forma del loro cranio: a volte cosi minuta da potergli tenere la testa fra i palmi delle mani che gli conferisce alla loro testa una forma dolce e da accarezzare, le loro spalle: cosi minute cosi piccole fatte apposta per essere abbracciate a se mentre passeggi o mentre la stringi , il loro seno cosi morbido e caldo che sa donarti delle sensazioni uniche, i loro fianchi: sinuosi che ci puoi far scivolare la mano oppure afferarle per essi e prenderle in collo, il loro sedere: anch’esso sinuoso e bellissimo, morbido come se quasi fosse studiato per non farti del male quando ti stanno in collo, la pelle cosi bisognosa di cure e attenzione per restare liscia e morbida, il loro odore dolce che quando lo senti quasi non sai resistere al volere di abbracciarle ecco come vedo il corpo di una ragazza io, invece molte che vedo lo usano come se non valesse seguendo solo la loro passione invece di seguire la loro natura dolce e fragile, so anche che molte di esse agiscono sotto questa natura ma finiscono forse per troppa fragilità a commettere errori e a fare cose che in realtà non vorrebbero ma basta adesso pensiamo al resto, iniziamo il racconto.

Arrivai in prima media dove conobbi una ragazza nella mia classe essendo molto timido e riservato tendevo a provarci il meno possibile con le ragazze dato che mi ci facevo le seghe mentali sopra e le idealizzavo in una ipotetica vita felice insieme, fatto sta che a fine anno ci provo ed essa mi da il classico due di picche ma tranquillamente, non ci feci piu di tanto caso anche perche ero molto giovane quindi, secondo anno all’inizio ci provai con una ed essa mi guardò male dicendomi – no non mi garbi- ora che sono piu maturo so che era giovane e sicuramente lo fece senza cattiveria, ma il modo di guardarmi mi turbò molto mi fece pensare se forse si fosse offesa alla mia frase – sei molto carina perchè non ci mettiamo insieme- si a quell’epoca si usava cosi, non c’erano cellulari ne altro quindi si andava semplicemente dalla ragazza e si diceva ti ci metti con me lo so e fatta male come frase ma si era piccoli :) intanto vedevo i miei compagni fare i primi approcci con le ragazze e guardandoli mi dicevo – non ti preoccupare troverai anche te una da amare- fatto sta che arrivò meta anno e incontrai una ragazzina di prima molto carina di aspetto e dolcissima ci si frequentò come amici durante la pausa mensa per 4 mesi alla fine mi feci coraggio e mandai una mia amica a lasciargli sul banco durante l’ora di fisica la classica lettera d’amore come fini? Non mi rivolse piu la parola … ci rimasi malissimo e il brutto che non piansi come era sempre successo si be e cosi nonostante mi succeda di tutto non riesco a piangere e cosi invece di sfogarmi tengo tutto dentro, passò anche quell’anno e io non mi feci avanti con nessuna dopo quella delusione, anche perchè eravamo cosi felici assieme e poi lei stava spesso con me quindi ero strasicuro che dicesse di si ma va beh , arrivò l’ultimo anno di scuola i miei amici oramai avevano gia iniziato ad avere piu dei semplici baci ma a me non interessava quello ma bensì li invidiavo per la felicità che avevano e li odiavo perchè non riuscivano a comprenderla fino in fondo, stavano con loro sfruttandole e ritenendole stupide come comodini, il brutto e che anche oggi vedo molte ragazze stare con tipi solo perchè carini anche se sanno che le farà soffrire e poi la lasceranno o la tradiranno con un’altra comunque conobbi anche questa ragazza che stava in classe con l’altra era taciturna e timida il che la faceva molto dolce ai miei occhi, passavo le sere prima di dormire ad immaginare me e lei che si andava in centro al bar con gli amici e poi nella via principale a fare casino assieme, e perchè no la domenica al cinema insieme dove la avrei tenuta per la sua mano dolce e delicata nella mia ma sorpresa, disse di no e non mi guardò nemmeno più, a quel punto iniziavo a credere che sbagliassi modo e quindi chiesi a una mia amica e lei mi disse che il modo era giusto, alla mia domanda – perche reagite cosi allora? Alla fine e un complimento potreste anche solo rifiutare e far finta di niente- lei non rispose , fini la scuola media andai alle superiori, dove chiaramente anche se molto piu cautamente cercai di trovare una ragazza carina con cui provarci, intanto il mio carattere introverso aveva fatto si che finissi sotto le classiche burle dei miei compagni, i quali mi deridevano e prendevano in giro sul fatto che portavo gli occhiali e a dir loro sembravo lo sfigato di otto sotto un tetto, il quale insieme a molti altri film ha aiutato a vederei ragazzi come me sfigati , giusto poco tempo fa guardai una coniglietta al collegge o un titolo simile e c’era questo ragazzo che era lo sfigato di turno con gli occhiali ( ormai un classico perche se uno e sfigato per forza deve portare gli occhiali ed essere magro e caso strano aveva un’allergia che guarda caso la ho anche io, come fosse voluta la cosa no,poi per non parlare dopo il grande film 40 anni vergine, anche perchè ce la vedo la quarantenne che torna in stanza e trovandoti te come un deficente che cerchi di metterti uno stupido preservativo con il pisello moscio ti insegna con calma come fare, cosi adesso ho anche quell’insulto – hei ma che vuoi fare come nel film… ) io lasciavo perdere sperando che il mio silenzio facesse in modo di far terminare le prese in giro, si beh nel mio stupido cervello mi dicevo che se non avessi reagito e fossi stato in silenzio avrebbero smesso di prendermi in giro stanchi ormai delle solite battutine stupide.

Arrivo gennaio e ci provai con una ragazza che alla mia proposta rise e se ne andò, quel sorriso mi trafisse come una lancia nel cuore , da li smisi di andare a scuola, trovai un corso di formazione per falegnami non c’erano ragazze con cui stare quindi finalmente potevo non pensarci, anche se chiaramente sentendo il bisogno di trovare una compagna mi portò stupidamente a vedere una mia vicina di casa, lei era russa molto bella la conoscevo da quando lei aveva 11 anni e io 14 ci aveva gia provato lei con me ma la differenza di eta e la sua troppa gioventu mi fece rifiutare, comunque adesso aveva 17 anni sempre diffidente chiesi ad un mio amico di portargli una collanina con un bigliettino dove gli chiedevo di uscire, la sua risposta fu la botta finale, premetto che ero innamoratissimo di lei dato che eravamo bene o male cresciuti assieme – mi fai schifo non voglio ne piu vederti ne parlarti – il mio cuore a quelle parole credo si fermò fui trafitto da mille aghi , rientrai in casa con la solita maschera che porto anche adesso in giro, mi chiusi in bagno cercai di piangere ma l’unica cosa che riuscii a fare fu cadere in ginocchio e vomitare. Passo un annetto e mi venne in mente leggendo dei manga di tornare a scuola , si be non trovando sbocchi nel mondo intorno a me mi rinchiusi a leggere shojo manga, dentro di essi vedevo le ragazze dolci come immaginavo pensai “ si sono delle storie ma in quanto tali un minimo di verita ci dovra essere” ma ecco che cominciai a sentire dai miei amici cosa facevano le”vere” ragazze – la ho presa fuori dalla porta e tutte le altre cose , mi fermai quella sera mentre tornavo verso casa e mi chiesi – ma cazzo se io fossi donna non farei mai certe cose fare l’amore con chi non conosci , farsi scopare nei peggiori dei modi, ubriacarsi e fare pompe anche a piu di uno…. ma che siamo matti- beh si purtroppo mi tocca ormai dillo la maggior parte delle ragazze sono xxxx, mi e venuta una mia idea personale in cerca ancora una volta di difendere cio che vedo io in loro,pensai infatti “ ma si lo faranno perche innamorate sperando cosi che il proprio ragazzo non le lasci e poi magari alcune lo faranno anche perche sono cosi ma spinte da altre ragioni a me ignote-” mi ritrovai cosi ad analizzarle e scoprii che molte ragazze hanno iniziato a fare certe cose spinte dalle prese in giro delle amiche, hanno lasciato ragazzi spinte dalle amiche e molte scelte fatte sono state fatte spinte dalle amiche, a quel punto mi chiese se codeste “amiche” lo fossero veramente e cosi scoprii la rivalita che provano fra loro ma di quest’argomento ne riparlero dopo.

Tornai a scuola come detto, avevo 18 anni e stavo con delle ragazzine/i di 14 anni, notai subito che erano molto piu vivaci che me alla loro eta, insieme con me c’era anche un’ altro diciottenne molto piu carino di me cosi stranamente le ragazze e di conseguenza i maschietti per farsi belli intorno a lui fin da subito si interessarono a lui facendo mille domande sul perche era tornato a scuola o altro, a quel punto avrei voluto urlare – hei ho anche io 18 anni perche andate solo da lui?- a la risposta era chiara anche solo guardando, si fece subito dopo la selezione dei posti, caso strano il gruppetto di quelli considerati sfigati compreso me ci si ritrovò nei banchi davanti mentre i cosiddetti belli e pomposi dietro, aspettai un po e iniziarono a tastare il territorio da prima tirandomi la cimosa,a quel gesto mi limitavo a prendere la cimosa e riportarla al posto chiedendo di finirla e poi con insulti e l’isolamento, comunque anche li ci provai con 2 ragazze ma niente pero almeno furono gentili anche se restai chiaramente deluso, dopo si fece avanti una ragazza o perlomeno mi ci ritrovai insieme senza nemmeno saperlo, non era bella ma dolce, i nostri compagni subito a prenderci in giro – o guarda con chi sta , bella la lavatrice?- avrei voluto picchiarli tutti ma non lo feci, mentre le ragazze ci facevano i complimenti davanti e come ci si girava subito a ridacchiare, non ero molto bravo e spesso marinavo intanto noi si portava avanti la relazione se cosi si poteva chiamare, ci si baciava e basta non siamo mai andati oltre un po per le poche occasioni un po per la mia e la sua inesperienza, lascia la scuola e lei e trovai un lavoro come poni express anche li appena i miei datori notarono il mio carattere remissivo e introverso cominciarono a sfruttarmi e ha permettersi di insultarmi quando mi capitava di sbagliare, li odiavo perche prima mi insultavano dandomi dello stupido e dicendo che non sapevano nemmeno perche mi lasciassero lavorare e poi facevano tutti i bravi, come del resto hanno sempre fatto tutti, in branco tutti ad offendere come pero li prendi da soli allora sei simpatico bravo…. gli anni nei quali conobbi presentate dalla mia ex che era rimasta mia amica tre ragazze il commento piu carino fu – guarda come e magro sembra uno stambecco- chiaramente pensava non sentissi, nulla trovai una ragazza dopo che mi diede il suo numero la mia ex ma solo per fargli uno scherzo, all’inizio funzionò addirittura era arrivata a darmi il classico nomignolo dolce , come capii chi ero mi eliminò dai contatti e tutto, a 20 anni comprai una moto 50, dopo un mese neanche mi investti e la portai ad aggiustare e caso strano non avevano le carene e me la ridiedero, la riportai a casa e me la rubarono la sera stessa dopo averci fatto solo 90 km, mi chiesi se la vita ce la avesse con me oppure, beh si alla fine quella moto era frutto del mio sudore dopo due anni di lavoro senza mai un giorno di liberta ( va bene erano 5 ore e mezzo al giorno ma senza mai essere libero e dura per non contare poi che mi pagavano come volevano nascondendosi dietro al fatto che non avevano guadagnato nulla) mi chiesi se avessi sbagliato a volere una cosa che mi piaceva sudandomela e meritandola, arrivai alla conclusione che si era cosi dato che adesso un qualcuno se la era presa e se la stava godendo, comunque fortuna nella sfortuna riuscii a ripagarla grazie ai soldi per l’incidente, alla fine mi licenziai e andai a lavorare in una pizzeria molto frequentata , dentro eravamo in dieci persone, dentro di me credevo addirittura di non essere in grado di lavorarci dato la quantita di lavoro ma mi rimboccai le maniche e imparai, li la catastrofe dopo due mesi scoprirono che a 22 anni ero vergine , allora da li ma perche non trombi sei gay, dai dillo che sei gay, vuoi fare come nel film 40 anni vergine? Da quando lo hanno saputo non fanno altro che prendermi in giro, come se non si accorgessero di ciò che provo guardando le coppiette passare o che si sbaciucchiano, tornare a casa la sera dopo una giornata di lavoro e non trovare nessuno se non la tua povera madre, che con affetto ti saluta, guardarla e pensare che per lei sei solo un fallimento e che lo sta mascherando perchè da mamma ti vuole bene, ma cosa puo dare un figlio che ancora oggi non ha trovato una ragazza con cui costruirsi una vita? Un figlio che da tutta la vita si fa offendere senza avere la forza e lo spiglio per reagire dato che come lo faccio inizio a tremare e sbianco per la troppa adrenalina, e intanto, che loro dopo aver finito di offendere te iniziano a offendere tua madre senza che io possa reagire perche tutto ciò porterebbe solo al mio licenziamento, avere il vicino del locale che ti prende per il culo come gli altri dicendoti dai ti do 100 euro conosco una bella puttanella ( scusate la parola volgare) te la pago io cosi davvero che la mia stima cadrebbe ancora di piu, essere costretto a pagare anche solo per abbracciare una ragazza che tristezza, ed e mentre pensavo a tutto cio e vedendo una coppietta adolescente correre per strada felice che mi resi conto che io l’amore che potevo vivere nell’eta adolescente dolce spensierato e facendo cio che vuoi pensando solo a divertirti non lo vivrò mai, e che ormai forse non vivro mai un’amore ma mi tocchera vivere nella solitudine e in mezzo a persone che con le loro prese in giro mi ricordano il perdente che sono, adesso io vi chiedo solo una cosa, quando vedete un tipo un po strano oppure bruttino o taciturno non offendetelo perche anche lui ha dei sentimenti e le vostre offese non faranno altro che aumentare il nero della solitudine intorno a lui e rafforzare le mure che ha costruito intorno al suo cuore per non continuare ad essere ferito, ma queste mura sotto le prese in giro dei miei colleghi e non solo stanno cedendo e per la prima volta l’altra sera guardando fuori dalla mia finestra ho pensato se forse saltare e sentire quei 5 secondi di liberta prima della morte non siano probabilmente i 5 secondi piu belli della mia vita, ma non cederò non gliela darò mai vinta continuerò caricandomi di tutto finche reggerò andrò avanti .

Ultima riflessione : guardatevi intorno siamo come burattini guidati da un giostraio ci muoviamo ci vestiamo come vogliono gli altri, deridiamo le persone che deridono gli altri, stiamo con le persone che vogliono gli altri, lavoriamo e abbiamo le passioni che hanno gli altri, se non siete convinti perchè molti nascondono di avere certe passioni, oppure perchè abbiamo degli stereotipi in mente, perche continuiamo dopo interi anni a ridere delle solite battute e a dire le solite frasi? Basta essere delle pecore diventa uomo e vivi cio che sei e non cio che vogliono che tu sia. Questo e il mio pensiero ma le bordate che ogni girono il mio cuore e la mia anima subiscono ammazano la mia forza riducendomi ad uno stupido burattino che non vive ma esiste.

Filmati non solo di sculacciate

19 agosto 2009

Visto il successo che ha accompagnato la pubblicazione dei filmati ho deciso di pubblicarne ancora…e non solo di sculacciate, così accontento tutti.
Prima di lasciarvi alla visione dei filmati, vi comunico che sul forum siamo già in 13, ecco gli iscritti in ordine di iscrizione:

Sculacciatore
Segaiolo
Lady Laura
Giulia
amiratore segreto
marcosex71
MaryB
Bobknees
harris3m
emmabie
soul of the monn
soul of the moon

Per chi non l’avesse ancora fatto…ISCRIVETEVI AL FORUM

Sculacciate sul culetto

BDSM

Per gli amanti del sesso tradizionale

Racconti di sculacciata: Il fumo fa male al sedere

18 agosto 2009

Ho pubblicato tempo fa il primo racconto di Monello63: procediamo oggi con il secondo racconto.
Buona lettura a tutti e grazie mille a tutti gli amici che contribuiscono al forum:  tutti possono contribuire, basta inviare una mail a sculacciata76@yahoo.it

Salve mi chiamo Enrico, sono di un piccolo paese del Piemonte occidentale
Ed ho 43 anni, verrei raccontare le mie esperienze facendo una premessa
Per far capire come nella mia infanzia ed adolescenza, fossero i metodi
Educativi in quasi tutte le famiglie, non era raro ascoltare racconti dai coetanei di punizioni corporali severissime; io certo non mi sottraevo a questa sorte anche perché ero poco riflessivo e per nulla obbediente agli ordini di mia madre, giacché era lei ad occuparsi della mia educazione, ordini certo perché mia madre era una donna molto autoritaria e risoluta ma anche capace di slanci di gran generosità ed amore nei miei confronti, ma non con le mie malefatte (moltissime per altro) in questo era inflessibile e non accettava scuse e richieste di perdono se botte erano botte restavano: sopratutto per la scuola, gli orari di rientro, le parolacce, e in ogni caso ogni volta che non obbedivo ai suoi ordini.
Cominciai ad essere punito “seriamente” all’età di 18 anni, ero sculacciato con le mani sul sedere nudo sdraiato sulle ginocchia sedere nudo già perché dovevo ! togliere pantaloni e mutande completamente.
Almeno trenta erano solitamente i colpi che ricevevo a quel tempo, ma aumentarono con l’età e la crescita fisica e la gravità delle malefatte.
Questo fino a quando mia madre decise che le sue mani non bastavano più da sole a punirmi in modo sufficiente, così prese ad usare degli strumenti: primo un vecchissimo righello di legno che però si dimostrò insufficiente come il cucchiaio di legno (troppo piccolo) finche si arrivo al battipanni lo strumento definitivo per punirmi adeguatamente: anche con il battipanni dovevo scoprire totalmente il sedere e chinarmi sulla sponda della poltrona della sua stanza da letto dove avvenivano le punizioni.
In alcuni casi specialmente in estate ero fatto spogliare completamente per rendere più umiliante la punizione, con il battipanni e i colpi non diminuivano anzi aumentarono anche perché ero diventato veramente incontrollabile: tengo a precisare che non fui mai punito senza motivo anzi molte volte fui punito meno di quanto meritassi .
Dopo le botte puntualmente arrivavano i castighi, certo castighi lunghi e duri faccia al muro in ginocchio in un angolo dell’entrata (dove potevo essere visto da tutti in casa e quindi controllato senza muovermi ne parlare pena la ripetizione delle botte e il raddoppio del castigo), per almeno un ora ed il doppio in piedi sempre con il sedere scoperto a mostrare i segni delle mani o del battipanni.
Questa era la cosa di cui mi vergognavo di più, anche perché in casa mia non mancavano le visite quotidiane di parenti ed amiche di mia madre: poi decise di rinchiudermi nel ripostiglio anche per l’intera giornata con l’obbligo di svolgere i compiti o scrivere una frase anche mille volte!
Quando raggiunsi il massimo della mia irrequietezza maleducazione e disobbedienza, frequentavo dei ragazzi non proprio raccomandabili e cominciai a comportarmi in modo non confacente alle regole di casa.
Una delle cose che assolutamente mi era proibita era fumare cosa che ovviamente facevo di nascosto, usando tutta una serie di precauzioni prima di rientrare a casa nascondevo le sigarette in cantina mi lavavo più volte le mani e masticavo gomma americana o caramelle per stemperare l’odore: ma fu fatale il ponte di pasqua del 1973.
Io dovevo rientrare alle 18.30 con 10 minuti di tolleranza (che mi costavano almeno un paio di ceffoni in ogni caso) non di più altrimenti il battipanni era inevitabile e più erano i minuti di ritardo più erano i colpi: per tutto il periodo di vacanza arrivai sempre a casa all’ultimo secondo ma lì ultimo giorno ero troppo in ritardo e dimenticai di nascondere le sigarette e di lavarmi le mani rientrai proprio all’ultimo istante mia madre era infuriatissima e i ceffoni furono quattro o cinque io immediatamente mi spogliai per lavarmi (altro precetto importantissimo) non pensai che mia madre frugasse nelle tasche del giubbotto avendo l’intenzione di lavarlo, cosi scopri due sigarette!
Altri due ceffoni prima di chiedermi: E QUESTE COSA SONO?
Io tentai di spiegare che erano di un amico, ma con un altro ceffone mia madre disse
NON SAI CHE RACCONTARE BUGIE , MA ORA VEDRAI!!
QUESTA E TROPPO GROSSA MERITI UnA PUNIZIONE SPECIALE.
Mi prese per i capelli e mi trascinò in camera ,ORA VEDRAI CON QUESTA AVRAI CIO’ CHE MERITI: tiro fuori dall’armadio una grossa cintura di cuoio la piego in due e disse chinati (sulla poltrona) e comincio a frustarmi ,10,20,30 colpi poi esclamo: QUESTE SONO PER LE SIGARETTE!!! E riprese a darmele dicendo BUGIARDO , MALEDUCATO ,INSOLENTE TI INSEGNO IO,e continuava a darmele; atre 20 per le bugie sul fumo, riprese a frustarmi , il dolore era fortissimo io piangevo implorando di smettere il mio sedere era rosso come un peperone con strisce blu dei lividi che cominciavano a vedersi, ma non era ancora finito il supplizio ancora 20 cinghiate per i continui ritardi prima di farmi nuovamente inginocchiare nell’angolo del corridoio come da piccolo per tre ore.
Ero completamente nudo (stavo per fare il bagno prima delle botte) quel pomeriggio a casa mia vennero a trovare mia madre almeno sei persone tra colleghi di lavoro e amici, la vergogna che provai nel farmi vedere in quel modo alla mia età fu terribile , smisi di fumare ma altre punizioni mi aspettavano.

Public Disgrace: umiliata in pubblico

17 agosto 2009

So che Public Disgrace è uno dei siti perversi preferiti dei miei lettori: descrive e documenta il sesso in pubblico tra una giovane ragazza e un gruppetto di uomini piuttosto esigenti. Godetevi questa galleria, da cui ho preso qualche foto di anticipo!

ragazza

La ragazza sorride perchè non sa quello che l’aspetta…o perchè lo sa?

umiliazione pubblica

Costretta a correre nuda per la strada

sesso in pubblico

Sesso in pubblico

pompino

Pompino in pubblico

sesso di gruppo

Due contro una

sperma in faccia

Gran finale

Racconti di sculacciata, Domestico parte 2

16 agosto 2009

Continua il racconto di Bob…buona lettura!
Per chi non l’avesse letta, trovate qui la prima parte.

Cap 4
Come al solito, la domenica è il mio giorno di libertà. Ho preparato il pranzo: lo servirà Corinne. Prendo congedo dalla lady. Lei mi offre 12 scellini perché io rimanga a casa quest’oggi. Rifiuto: ho delle regole ferree, io. Alla sera tardi, quando faccio ritorno a casa, mi sta chiaramente aspettando. Si ferma perfino sul limitare della porta della mia camera, attendendo che mi spogli ed indossi l’uniforme. Jennifer è indisposta, cioè è alle prese con la stitichezza, perciò ci siamo noi due soltanto nella sala da pranzo. Mi fa sedere sulla sedia accanto a lei: “Bob, ho scommesso con me stessa, stavolta. E vincerò, stavolta. Devo entrar a far parte del Merry Order, a dicembre. Polly mi ha confermato quello che mi hai detto tu. Anche lei stava per svenire, la prima volta. Ed i membri erano assai di meno…. Buoni questi toast, però mancano appena di sapidità… ho mandato Corinne qui da Shylock a scommettere su Silver Quick. Se vinco domani, vincerò anche quelle spocchiose. …si, forse ci andava un po’ più di maionese…ah, ti ringrazio per non aver rivelato nulla di me, di Edimburgo, eccetera. Penso che stasera rinuncerò alla seduta di allenamento: mi fa ancora troppo male. Grazie, Bob, puoi andare!” Mi fermò quand’ero sulla soglia; a bocca ancora piena, mi disse : “Tienti libero per giovedì!”. Ancora i figli di Lady Winterbottom. Che ragazzini discoli! E poi tocca a me….
L’aiuto a salire in carrozza ed io prendo posto accanto al cocchiere. E’ proprio un pomeriggio ben caldo. Occorrono due ore per andare alla villa dei Winterbottom ed altrettante per tornare. Non credo che rientreremo a casa prima di mezzanotte. La piccola donna ci corre incontro sul prato antistante l’imponente costruzione bianca, in stile regina Anna. Bacia sulle guance lady Antoinette e calorosamente mi porge la mano: la sfioro con le labbra inchinandomi. E’ lei stessa a scortarci dentro. I due fratelli, sorvegliati da Constance, sono già nello studio, l’atteggiamento contrito ed impaurito. Sanno benissimo che devono essere frustati. Da me e mi guardano con terrore misto ad astio. Le due ladies si seggono comode: sul tavolinetto ci sono le tazze ed alcuni pasticcini. Chiedo il permesso di togliermi la giacca. Impugno il cane e faccio cenno a George, il maschio. L’ho già fustigato otto mesi fa, ma la lezione, evidentemente, non gli è bastata: né a lui, né alla sorella.
Sono entrambi vestiti con il kilt dai colori della famiglia materna. Il giovane fa tre passi avanti, si solleva la parte posteriore del kilt e si piega in avanti. Guardo interrogativamente la madre. “Due dozzine” mi fa questa. Devono averla combinata grossa. Con la punta della verga, gli tocco le ginocchia invitandolo ad allargare vieppù le gambe. Gli sfioro il culo, già peloso, con la bacchetta. Sto valutando la distanza. Non se l’aspettava così forte, la prima vergata. Quasi vacilla. Si riprende subito, però. Sto colpendo da tre passi corti di distanza, e non alzo il braccio in tutta la sua estensione. Pure così, il suo culo si segna bene presto. Non c’è preparazione: i colpi sono duri, secchi intervallati da tre secondi uno dall’altro. Gli concedo una breve pausa, e gli massaggio pure le natiche roventi. Finora George si è comportato molto bene. Invece, la sorellina trema tutta: ha gli occhi serrati e con la bocca mormora qualcosa, forse una preghiera. Faccio in modo che qualche stilla di sangue esca già al diciottesimo colpo: forse la madre si intenerirà e mi dirà di smettere. Niente da fare. Guarda affascinata il culo pesto e sanguinante del figliastro, ma il suo viso è di marmo.
D’altronde, lei è una donna forte nonostante la minutezza del corpo. Era sempre quella che resisteva di più, quando la frustavo in carcere. Ed allora, avevo in mano il Gatto. Sulla schiena deve portarne ancora le cicatrici, forse. Il ragazzo, ormai, emette un gemito ad ogni colpo. Prendo una rincorsa di quattro passi, per l’ultimo. La pelle si spacca su entrambe le natiche; lui fa sibilare l’aria fra i denti. Ci mette un po’ di tempo a ritirarsi su. Fa ricadere il kilt e stringe la mano tesa che gli porgo. Emmy ha due anni in meno del fratello, cioè ne ha quattordici. Amelia Higgins vedova Winterbottom è più esplicita, adesso nei confronti della figliastra “ Anche a lei due dozzine. Ma senza preparazione, altrimenti le farebbe solo piacere. E ne ha provato fin troppo, prima!” Quindi, pure la ragazza aveva fatto qualche cosa di grave, tanto più che il suo culetto è già rosato. La spazzola di Constance c’è già passata. Tengo lo stesso contegno che ho tenuto con il fratello: colpi secchi, di uguale intensità. Soltanto che lei urla e si dimena. Constance deve imprigionarle le braccia con le proprie. La pelle femminile è più delicata, tanto più se già irritata: profonde le strisce sempre di un rosso più cupo. Quanto più affonda la bacchetta nella carne tanto più si elevano alte le grida di dolore della ragazzina. Non stringe nemmeno la mia mano, tant’è presa dal massaggiarsi il culo devastato, tra smorfie di sofferenza e lacrime. Gelida la matrigna: “Maggie, stringi la mano la signore; egli ti ha punita per il tuo bene….” Infierisce pure lady Antoinette: “Cara Maggie – sembra il miagolio del gatto pronto a mangiarsi il canarino- non sta bene, è un gesto scortese il tuo, scusami se te lo dico. Forse, vorresti che la tua cara madre desse ordine a Constance di seguitare con la spazzola per inculcarti meglio l’educazione?”. La ragazzina si affretta a prendere la mia mano con la sua, sudaticcia e tremante.
Constance mi spiega, di là mentre sorseggio un whisky, che si sono ancora una volta fatti scoprire a leggere una rivista proibita e a fare altre cose non permesse dalla morale “Voi mi capite, vero?” Sicuro che capisco. Però George ha ormai sedici anni: potrebbe pure andare con una donna. E’ la matrigna che non vuole, mi ripete la governante. Per lei, i rapporti sessuali, pur nel vincolo del matrimonio, sono tabù; secondo lei, nessuno dovrebbe praticarli. “Ma come faremo poi contendere agli insetti il dominio della terra?” le replico scherzosamente.
Avevo ragione io. E’ mezzanotte passata, quando la carozza ci deposita davanti al N° 20 di Baker Street. Jennifer si è ricordata di lasciare accesa la lampada sopra all’ingresso, così per lady Antoinette è agevole introdurre la chiave nella serratura ed aprire la porta. Una piccola lucerna arde nel tavolinetto all’ingresso. Ho ancora un po’ d’appetito, nonostante i sandwiches mangiati alla villa Winterbottom. Tuttavia, mi sento stanco: la giornata è stata pesante, per me.
L’aria è afosa, quando mi spoglio e mi getto sul letto caldissimo. Il sonno non viene ed io incomincio a ricordare.

Cap 5
Lei si chiamava semplicemente Elke, allora, matricola 8692. Alta e bionda, magrolina ma già con i fianchi pingui. L’avevano messa in galera perché aveva taccheggiato un passante; soltanto che questi era il vicesindaco. Anch’io ero giovane allora, molto giovane. Lord Wallstone mi aveva inviato in Scozia per trattare l’acquisto di un’importante collezioni di libri francesi del secolo scorso. Il probabile venditore era il Direttore del carcere femminile. Le detenute erano poche: soltanto un paio di dozzine e così la soglia di sorveglianza si abbassava. Ero ormai alla seconda settimana di permanenza là: le trattative erano più complicate del previsto. Il Direttore voleva una grossa cifra, non certo consona alla qualità del materiale. Eppoi, la mattina io dovevo fare ricerche bibliografiche. Non ero affatto convinto che “Le Brulant Plaisir”, che lui possedeva, fosse l’unico esemplare mai stampato. E l’intero affare ruotava, si può dire, intorno a quel solo volume.
Talvolta il caso ci apre prospettive affatto sconosciute e ci fa percorrere strade di cui neanche conoscevamo l’esistenza. Stavamo passeggiando sotto i portici del cortile, il Direttore ed io. L’urlo di dolore fu lancinante per le nostre orecchie.
Una porta si spalancò. Ne schizzarono fuori due figure: una alta e bionda, l’altra bassa e nera. Dall’interno della stanza venivano grida disperate. Le due donne ci sorpassarono di corsa, dirette verso il portone principale: ancora poche iardes e sarebbero state sulla pubblica via. D’istinto, senza pensare, le inseguii e riuscii ad afferrare la più bassa. Costei si voltò di scatto e mi ammollò una ginocchiata al basso ventre, potente. Rimase stupita nel vedere che non mi piegavo in due e non mi contorcevo dal dolore. Espirai tutto il fiato che avevo in corpo, ma la bloccai; cosa abbastanza agevole data la sua corporatura minuta. La lungagnona bionda si girò sui talloni e ci venne addosso: la testata nel costato mi fece veramente male. Ormai il suono dei fischietti si spandeva in tutto il carcere, accorrevano i guardiani; lo strepito delle detenute racchiuse nelle celle diventava insopportabile. Tenevo le loro teste sotto le mie due ascelle, ma non demordevano: anzi mordevano proprio. I denti di quella che sarebbe diventata lady Winterbottom si infilarono nella mia mano sinistra, mentre la giacca mi salvò dalle affilate zanne della svedese. Le consegnai alle guardie.
Era successo che il Capo Guardiano, nonché Ufficiale Punitore del carcere ed il suo vice si erano appartati con queste due, nella propria camera. Le donne, chiaramente, non aspettavano che questa occasione per sfruttare la possibilità di evadere. Chissà come li avevano convinti a farsi legare le mani dietro la schiena con le loro stesse bretelle, poi avevano iniziato il cunnilingus: sul più bello avevano stretto i denti. Quello del Capo Guardiano era stato strappato quasi di netto, quello del suo vice era stato ridotto assai malconcio. Ricevetti molti elogi, specialmente dal Direttore. Naturalmente, dovevo rimanere a disposizione essendo un testimone dell’inchiesta che si aprì qualche giorno dopo. Il giudice decise che le due, vista la loro ferocia nei confronti delle guardie, dovevano esser pure frustate. Problema non da poco, visto che i due Ufficiali Punitori erano, per dir così, fuori combattimento. Allora proposi al Direttore di esser io a frustarle: in cambio, avrei convinto Lord Wallstone a comprare i libri che lui vendeva ed avrei taciuto sul fatto che di quel libro, che lui diceva unico, ne erano stati stampati almeno una trentina di esemplari.
Non avevo mai adoperato il Gatto a nove code; era ben pesante: le nove strisce di cuoio recavano dei piombi all’estremità, per appesantirle. Jo era già stata legata al palo, tutta nuda. Si agitava e sbraitava. Ventiquattro frustate aveva sentenziato il giudice e ventiquattro gliene diedi, sulle spalle sul culo e sulle cosce. Quando la slegarono era più morta che viva. La parte posteriore del corpo maciullata dal Gatto: burroni, canions si aprivano nelle sue carni, gli orli rilevati ed in fondo il sangue vivo laddove la pelle era stata strappata via dalla forza del cuoio. Per Elke furono soltanto diciotto, ma l’effetto più o meno eguale. Ero abbastanza stanco alla fine. Il Direttore mi strinse la mano e mi propose se volessi rimanere lì in pianta stabile. Accettai, a patto che si concludesse l’affare con il mio Lord. E fu un errore gravissimo. Un sei mesi dopo, Lord Wallstone ed il suo caro amico Lord Winterbottom vennero ad Edimburgo. Incontrarono per caso le due, proprio quelle due, durante la loro visita al carcere. Scoccò la scintilla. Ecco il Caso, colui che regge i nostri destini. Ci volle un anno e mezzo perché, muovendo le loro potenti amicizie in alto loco, riuscissero ad ottenerne la scarcerazione: prima Elke, poi, a distanza di quattordici mesi, Josephine.
Mi annoiavo lassù: non avevo molto da fare. Le detenute da fustigare erano poche; lo stipendio misero. Mi arrangiavo con ricerche bibliografiche per i professori dell’Università, finchè mi arrivò la lettera di Lord Wallstone. Stava morendo: i medici non lasciavano speranza. Forse non avrebbe veduto compiere il primo anno di vita alla sua adorata Jenny. Era diventato padre a cinquant’anni suonati. La moglie si comportava in modo adamantino, ormai. Forse indulgeva un po’ troppo nel gioco, ma era peccatuccio veniale. Voleva che io tornassi subito, e sottolineava subito, a Londra, a casa sua: sarei stato il bibliotecario, maggiordomo, factotum, uomo di fiducia della vedova e della figlia. Aveva dato disposizioni in tal senso. Occorse un po’ di tempo per le pastoie burocratiche: mentre la carrozza varcava la Porta di Londra, si svolgevano i funerali di Sir John Enrich Wallstone, K.B.E..

Cap 6
Stamane, appena è arrivata Corinne, è stata subito convocata da lady Antoinette. E’ ridiscesa in cucina sogghignando. Ha messo subito la pentola d’acqua sul fuoco. Jenny è assai costipata ed ha bisogno del solito servizio. Ha poggiato il clistere sul vassoio, l’ha coperto con un panno ed è salita di sopra.
Essendo il secondo venerdì del mese, ho dovuto occuparmi delle serve venute per le pulizie pesanti quindicinali e per la lavanderia. Quindi l’intera giornata è sfilata via. Sono stanco quando affetto il salmone lessato in brodo aromatico con pommes de terre alla bechamel. Pranzo leggero, che anche Jenny potrà gustare. Ha la faccina stravolta, la ragazza: pallida, occhi cerchiati, alito pesante. Tocca appena il cibo, invece la madre ne prende una porzione abbondante. Di là, le serve stanno mangiando sandwiches con burro e aringa affumicata. Jenny non si sentiva molto bene e si è ritirata subito dopo il pasto in camera sua. Sono ancor più stanco la sera, a cena. Miss Jenny sembra essersi leggermente ripresa: palline di pappa reale in brodo di gallina e questa lessa con mostarda. Mangia un pochino. Meno male. La madre, invece, è nervosa: ha ricevuto un messaggio da lady Pottingham e lo ha subito bruciato; una serva ha pulito la cenere.
Chiaramente, vuole parlare con me in privato. “ Polly mi ha scritto che la mia candidatura al “Merry Order” sarà sottoposta al vaglio delle Anziane. Ho paura che scoprano qualcosa sul mio passato….” Decido di abbandonare ogni formalità “Non ti preoccupare. Ho distrutto personalmente qualsiasi incartamento. Potrebbe essercene una copia, da qualche parte nel Ministero, sepolta sotto tonnellate di polvere. E poi, a chi verrebbe in mente di collegare Elke Sommer, borseggiatrice di origini svedesi a lady Antoinette Wallstone? E’ proprio al di fuori della realtà!” “Quindi, ne sei sicuro?” “Certo, milady” “Ho paura, sai? Ho paura di non resistere all’iniziazione. In fin dei conti, io sono una parvenu e loro fanno parte della migliore aristocrazia britannica: sangue blu scorre nelle loro vene fin dai tempi dei Normanni. Ed inoltre provano piacere ad esser sculacciate. Lo sono fin da bambine, dalle istitutrici, dalle insegnanti, dalle madri e dai padri. A tutte loro piace; e tutte quelle che fanno parte del “Merry Order”, prima o poi, sono presentate alla Regina! Tu mi frusti regolarmente da un paio di giorni, ma questo allenamento serve a ben poco: un conto è il dolore momentaneo, quello che si soffre per pagare una scommessa, un conto è il dolore quotidiano, giorno per giorno. Bob, che cosa posso fare? “ “Elke- risposi deciso, chiamandola con il suo vero nome- non hai molte scelte. Potresti provare a chiedere a lady Pottingham che ti frustasse lei. E’ tua amica, e membro dell’Ordine, di certo saprà consigliarti meglio di me. Oppure, prima della cerimonia d’iniziazione potresti prendere il laudano, non molto però altrimenti se ne accorgerebbero. Serve ad alleviare il dolore. Oppure, potresti rinunciare. Ma allora, giuro, che la fustigazione di Edimburgo ti sembrerà una pioggerellina di primavera in confronto al diluvio universale!” Ci pensa su un paio di minuti. Si siede allo scrittoio e verga poche righe. Sigilla il biglietto e me lo porge “Lo so che è tardi, ma ti dispiacerebbe portarlo a Polly? Lei di sicuro è ancora sveglia. Assicurati che lo legga. Grazie, sei il mio angelo custode!” “Lo so, Antoinette, sono qui per questo!”.
Fa ancora molto caldo, nonostante il sole sia tramontato da un pezzo. La casa di lady Pottingham dista un mezzo miglio dalla nostra. Vi arrivo tutto sudato perché ho camminato a passo svelto. Mi viene ad aprire Dorothy: è sopresa della mia visita, a quest’ora. Dev’esser veramente urgente, ed importante, se lady Wallstone mi ha spedito lì in piena notte, commenta. Aspetto una ventina di minuti, nell’ingresso detergendomi il sudore. Dorothy mi fa cenno di seguirla: in faccia ha un risolino che non promette niente di buono. Lady Pottingham è seduta in poltrona, la sua vestaglia quasi trasparente non lascia nulla all’immaginazione. E’ una donna bellissima: ventotto anni, bionda, alta, formosa, sensuale.
Apre la bocca in un sorriso smagliante, la sua voce è profonda: “Bob, sapete cosa c’era scritto nel biglietto? No! Ve lo dico io: la vostra padrona mi chiedeva se avessi potuto frustarla; come “prova” dice lei! Eppure, alla vostra padrona non piace molto esser frustata. Lo so, me lo ha detto, che voi lo fate, di tanto in tanto, in occasioni particolari…. Quindi Antoinette è sempre decisa ad entrare nel “Merry Order”! Ditele che va bene per domani alle quattro. Potete accompagnarla anche voi, se lei vuole.Anzi… Dove avete imparato veramente a frustare le donne?” I suoi occhi blu sono infissi nei miei “Al College, milady.”. “Non sapete affatto mentire! Mi fido delle parole della vostra padrona, però voglio vedervi personalmente all’opera. Su Dorothy: a lei piace da impazzire. Viene quasi subito, quando la sculaccio. Non mi da neanche soddisfazione. Domani, quando io avrò finito con la vostra padrona, voi comincerete con Dorothy. Andate, adesso. Buonanotte!”.
Si è messa un vestito nero, ampiamente scollato, lady Antoinette per recarsi dalla sua amica. L’abito le dona molto, ne sottolinea gli aspetti migliori e del fisico e della carnagione. Il pranzo, per mio consiglio, è stato assai leggero: un toast al prosciutto. Corinne mi ha chiesto dove dovesse andare; non le ho risposto. L’incontro fra le due amiche è cordiale. Abbracci e baci. Dorothy mi guarda piegando alternativamente la testa da una parte e dall’altra. Mi sta valutando. Trascorro un paio d’ore con Jeeves, il maggiordomo di casa Pottingham: è sempre una conversazione interessante. E’ un uomo dalle mille risorse e di un’intelligenza straordinaria. Non parla mai di argomenti piccanti, però ed invece io sono molto nervoso: la richiesta di lady Pottingham di sculacciare la sua domestica personale, è abbastanza strana in realtà. Che Dorothy sia la sua amante appare chiaro, ma perché vuole questo? Non se la porterà a letto, stanotte, specie se l’irlandese avrà un orgasmo: allora, perché? La pendola batte le sette e mezza, quando Dolly viene a chiamarmi. Saliamo di sopra e poi ancora una rampa di scale; un breve corridoio ed un’unica porta. Dolly bussa, tre tocchi lunghi e due brevi. “Entrate, Bob!” fa una voce, alterata, da dentro. Dolly apre la porta giusto quel tanto che basta a farmi entrare, poi la richiude alle mie spalle, scivolando dentro silenziosa. Gli ultimi raggi di sole illuminano un ambiente fantastico. Vasto, ampio, luminoso. Al centro un tavolo, un semplice tavolo. Ma con quattro legacci all’estremità. Alle pareti, una collezione di paddle, fruste, verghe di tutti i tipi e di tutte le dimensioni. Lady Pottingham è comodamente seduta su una poltrona: indossa un semplice corsetto nero che le lascia nude le spalle e le cosce. Non ha nemmeno le calze. Lady Antoinette, invece, è distesa bocconi su una dormeuse: è nuda, completamente nuda. La prima cosa che si nota è il suo sedere: rosso ardente, solcato da strie brunastre. Elke ha pianto, ha pianto parecchio: di dolore e di rabbia. Sta tormentando un fazzolettino. Quasi ridendo, lady Pottingham mi fa: “La vostra padrona ha perso l’ennesima scommessa! C’entrate anche voi.” Lo sguardo di Elke nei confronti dell’amica è assassino. “Dorothy, vieni qui” Non l’avevo vista, perché stava alle mie spalle, ma si era andata rapidamente a cambiare. La rossa irlandese ha una semplice camicia che le arriva fino all’ombelico. Avanza ancheggiando: anche la sua peluria è rossiccia. E’ eccitata: i capezzoli duri tendono la leggera stoffa. Mi tolgo la giacca e mi apro i bottoni della camicia; tiro su la manica destra e mi seggo sull’unica sedia della stanza. Dorothy si mette di traverso sulle mie ginocchia. Il suo culo è tondeggiante, pieno di efelidi, carnoso. La sculaccio dapprima lentamente, poi sempre più forte e sempre più veloce. La mia mano destra rimbalza sull’elastica carne giovane. Dorothy si agita e mugola: strofina le cosce fra di loro, al ritmo delle sculacciate. Il suo sedere è diventato più rosso dei suoi capelli e della sua camicia. Emette un mugolio tremendo e profondo: sento il suo liquido passarmi attraverso i calzoni. Smetto di sculacciarla. Dorothy si rialza e si passa una mano in mezzo alle gambe.
Lady Pottingham è affascinata, Lady Wallstone arrabbiata. Dorothy mi bacia sulla guancia, in segno di ringraziamento.
Si alza, Polly ed anche lei maneggia la natura della sua domestica e, poi, la bacia in bocca: appassionatamente. Mi guarda: “però, la vostra padrona non esagerava. Siete proprio bravo! Non è vero Dorothy? Orgasmi così non ne provavi da mesi, vero? Però, mio caro, adesso sapete troppo! Anche voi dovete fare il giuramento!”. Dalla parete, ha staccato una bacchetta a sezione quadrata. “Spogliatevi!” mi ordina.

Finalmente il forum!

15 agosto 2009

Finalmente il blog Perversionis ha un forum!
Se volete discutere, se volete incontrare persone che hanno le vostre stesse passioni, iscrivetevi subito! Cliccate qui per iscrivervi sul forum..
Ho suddiviso il forum in 4 sezioni:
1) Incontriamoci: dove chi lo vorrà potrò incontrarsi con gli altri lettori, conoscere nuovi amici/e e chissà…
2) Perversionis: dove parleremo dei nostri argomenti preferiti
3) Presentiamoci: dove ognuno di voi potrà inserire la propria presentazione, la propria storia
4) 4 chiacchiere in libertà: per tutto il resto.

Vi aspetto numerosi, per ora mi risultano iscritti:
1) Segaiolo
2) Sculacciatore
3) LadyLaura

Aspetto tutti gli altri lettori del forum!

Poesie di sculacciate

14 agosto 2009

Il nostro nuovo amico Fabian ci regala questa poesia! Grazie mille Fabian!

Si diradan le ombre nel mattino ancor fosco
dietro le tende dalle ampie volute
echeggia il rumor che anch’io riconosco
di quelle carezze a lungo temute

La notte offusca anche ciò che hai vissuto,
a volte lo rende qual sogno impalpabile,
ma non disdegni, or che hai conosciuto,
i segni brucianti di un desider incrollabile.

Il volto bagnato, da lacrime e gioia,
affonda nel soffice caldo cuscino,
tornar or dovrai alla temuta noia,
di chi, pur amando, ti è sempre vicino.

Qual sentir sottile, tra rabbia e amore,
qual dolce soffrire, in un dolce rossore,
se pur ti vergogni, se rifugge la mente,
già sai che agogni, quel gioco veemente