Archivio per Settembre, 2009

Racconti di sculacciata: Domestico, parte 7

30 Settembre 2009

Cap 19
Constance sta in piedi, il suo atteggiamento è contrito, remissivo. Non aspetta altro che di ascoltare quale sia la punizione. Lady Winterbottom è categorica: “Forse, non ti rendi conto di quello che hai fatto! Ti sei comportatata come una manuntengola, come una prosseneta. Peggio: come una donnaccia da strada! Farti trovare così, seminuda, ad amoreggiare con William! Che, oltretutto ha pure 15 anni meno di te! Hai trasformato la mia casa in un bordello!” e via con simili espressioni. Era successo che la domestica era stata colta da un’insana passione carnale- secondo la padrona- per un giovane groom di casa. Era stata lei a corromperlo, a concederglisi carnalmente: e chissà quante volte, prima che Jo li scoprisse. Beh, era stato imprudente da parte loro farlo proprio nel letto della lady! Ma, mi spiega Constance mentre si spoglia, lei, la padrona, era uscita, dicendo che sarebbe tornata tardi. Allora lei, Constance, era salita nella camera di milady per rassettarla; stava rifacendo il letto, sistemando le coltri, quando aveva sentito le mani di William sul suo sedere, poi la sua bocca baciargli il collo. La carne è debole, lei, Constance, è una povera donna intristita da un perpetuo zitellaggio, eccetera. Non hanno resistito al richiamo dei sensi: si sono abbracciati e rotolati sul letto morbido; Constance si è alzata la gonna, William ha tirato fuori il suo JohnThomas e… E’ arrivata lady Winterbottom: proprio sulla porta della sua camera da letto. I due amanti si sono ricomposti subito: ma, oramai, non c’era più niente da fare.
Constance è tutta nuda. Il suo corpo tende alla magrezza; appoggia le mani al sedile del divano, i piedi ben piantati a terra. I seni le pendono in basso. Severo, ma per assecondare i desideri inespressi di Elka e di Josephine più che per mia cattiveria, le dico di voltare di lato la testa e di guardarmi sempre, mentre le somministro la giusta punizione.
Lady Winterbottom ha detto che non c’è un numero prestabilito di vergate: deciderà lei quando mi dovrò fermare.
La bacchetta è quella di bamboo leggera. Al tirar delle somme, Constance ed io siamo colleghi! Non alzo eccessivamente il braccio: i colpi non sono estremamente violenti, ma ne bastano pochi per arrossarle il culo. La testa piegata le fa indolenzire i muscoli del collo, chiude gli occhi ogni volta che vede partire la verga. Lei tende a portarsi in avanti con il busto, ogni volta che ha ricevuto il colpo. Mi fermo e passo la mano sul suo posteriore rosso bollente. Riprendo a bacchettarla: ormai le striature sono sempre più cupe. La donna comincia a piangere, mentre io intensifico la quantità e la forza delle bacchettate: lady Winterbottom non mi fa alcun cenno di smettere. Constance emette gridolini sempre più frequenti; riporta la testa in posizione naturale. Non le ho contate, ma saranno almeno 50 le vergate che sopporta, prima che la sua padrona pronunci il fatidico: “Basta così”. Constance aspetta qualche secondo a rialzarsi.
Sa che non è finita. Si inginocchia davanti alla padrona, a cui Antoinette ha dato il martinetto; lady Winterbottom si alza in piedi, per quanto glielo permette la corta statura. Constance porta le braccia dietro la schiena, inspira aria e la trattiene nei polmoni, la testa rovesciata all’indietro. Chiude gli occhi. Per due volte il martinetto le colpisce le mammelle. Alla fine, la domestica espira soggiungendo le labbra come se fischiasse. Ma nessun suono esce dalla sua bocca. Il seno si sta illividendo. Si rimette in piedi, ma deve far ausilio delle mani: mi offre, dacchè sono discosto vicino all’uscio, la visione del suo culo screziato. Si reinfila la sottoveste e poi il leggero vestito scuro. Finalmente, calza le scarpe. Chiede il permesso di allontanarsi.

Cap 20
Il vecchio Homer mi fissa, almeno credo, attraverso gli spessi occhiali neri “ Ci sarà una riunione plenaria prossimamente e parteciperà anche Eugenia. Ne siamo sicuri. Come hai detto che si chiama quella che frusteranno?” “Lady Elisabeth Wintermare, nata Duncan. Madre e sposa felice dell’ufficiale di Stato Maggiore della nostra flotta nel Mediterraneo” Dopo una breve pausa, torna a parlare “Ed il nostro… la nostra misteriosa dama ne è sicuramente interessata. Benjamin ancora non si è pronunciato: staremo sicuramente a fianco di Napoleone ma dobbiamo fargliela sudare questa alleanza! A proposito di Russia, lo sapevi che la moglie e la sorella del Duca Kinskj, l’ambasciatore a Londra, potrebbero potenzialmente essere membri del “Merry Order”?” “Mi fa piacere! Ma io che c’entro?” “Nulla, per adesso. Si è fatto tardi! Dobbiamo interrompere il nostro colloquio….Buonasera, Bob”. Non conosco affatto madame Kinskj. Le parole di Homer mi hanno messo in curiosità. L’ambasciatore fa vita molto ritirata. Il personale è tutto russo e non sembra parlare una sola parola d’inglese; anche gli uomini di fatica sono russi. L’unica occidentale che frequenti la villa, al di là delle occasioni pubbliche, è Miss Moss. Dà lezioni di piano alla nipote dell’ambasciatore: due volte a settimana. La Moss è una vecchia zitella acida, esageratamente grassa. Però, è tra le conoscenze di lady Pottingham.
Decido per l’approccio diretto: proprio perché ingenuo e scoperto potrebbe rivelarsi efficace. Chiedo un colloquio all’addetto culturale zarista, nella mia qualità di curatore della biblioteca Wallstone. Vi sono molti testi in russo presenti, avrei bisogno di qualcuno che li traducesse: sono testi rarissimi, stampati dalle tipografie impiantate dallo zar Pietro. Avrei potuto chiedere in qualche università, ma i conoscitori della lingua russa scarseggiano. Egli non può aiutarmi. Tuttavia… tuttavia la dama di compagnia della sorella del signor conte conosce anche l’inglese….
Si chiama Marsha ed è una donna assai bella: bionda, porta la treccia arrotolata sulla nuca, alla maniera russa; i suoi occhi sono di lapislazzulo ed il suo corpo…beh! È alta quanto me!
Marsha traduce i titoli dei 18 libri in russo della biblioteca. Un paio li ha pure letti: brevemente me ne accenna l’argomento, in modo che io possa catalogarli al loro posto. In maniera casuale, le chiedo se vuole vedere le vere rarità della biblioteca. Istruita da milady, che gliene ha parlato a profusione, mi chiede di mostrargli la sezione dei libri libertini. Faccio il finto scandalizzato, sembro esser io la vereconda verginella. Marsha rimane affascinata dalle illustrazioni, specie da quelle che adornano “Le Brulant Plaisir”: donne sculacciate e fustigate, nelle pose più ardite. Mormora qualcosa. Mi chiede se posso prestarglielo: lo vorrebbe far vedere a Ljuba. Purtroppo, è impossibile: nessun volume può uscire dal Museo, però se la signora contessa esprimesse il desiderio di venire a consultarlo in codesta sala….
Mi è toccato sforzarmi a persuadere il direttore: egli non ritiene regolare che una femmina entri nei sotterranei del Museo; non considera morale che si mostrino illustrazioni oscene ad una donna, seppur contessa e sebbene russa. Gli ho dovuto ricordare un paio di cose per ottenere il suo assenso: si è alterato al sentire che le donne saranno addirittura tre. Ha voluto esser presente, naturalmente, ed è rimasto affascinato dalla beltà di Marsha. La cosa è stata abbastanza lunga, perché io parlavo a Marsha che traduceva alla contessa. Il mio francese non è così buono da sostenere una conversazione. La Kinskj è, anch’essa, una bella donna, benchè dai lineamenti un po’ troppo marcatamente slavi per i miei gusti: insieme a Marsha fanno indubbiamente una bella coppia. La contessa fa fremere l’angolo del labbro, mentre osserva attentamente, molto attentamente, le illustrazioni libertine; se ne esce, ad una particolarmente esplicita con un “Parbleu!”. Milady le ha invitate a casa per un tè rigeneratore, dopo tanto umido nei sotterranei; esse rifutano: hanno altri impegni improrogabili. Ma, ormai, la via è aperta.
Non passa molto tempo che la contessa Kinskj ci conceda l’onore di una sua visita. Servo le bevande e le tartine e mi ritiro. Tanto Antoinette mi racconterà tutto, più tardi. A parer suo, le due dame sono persone squisite: si vede proprio che sono aristocratiche. Oh sì, la conversazione ha toccato qualche argomento scabroso ma di sfuggita…ed è stato subito lasciato cadere. Comunque, domani sera è invitata lei, lady Wallstone, al ballo privato dato dall’ambasciatore russo: poche persone, appena una cinquantina. L’accompagnerà Corinne, non dovrò stare alzato fino a tardi.

Cap 21 TER SANTA MADRE RUSSIA
“Sai, Bob, la contessa mi ha fatto pressanti domande sul “Merry Order”. Pensi che debba presentarla?” mi fa Elka. “Non sono d’accordo e per svariati motivi: innanzi tutto, tu sei una neofita nell’associazione; poi con queste slave non si può mai sapere ed infine avrai l’ostracismo di lady Pottingham. Quindi, ti conviene aspettare tempi migliori. Potrai accennarne, ma solo accennarne, alla prossima riunione, che, tanto, è fra poco tempo…” E’ perplessa, ma concede “Forse, hai ragione! Pero, Marsha è proprio un gran bella donna, molto più bella di Pollipot!” “Certamente!” convengo.
Homer non c’è, oggi, al parco. Un suo messaggio per me era deposto direttamente sulla tomba di Lord Wallstone.
Più si avvicina la data della riunione, più Antoinette diventa tesa. Oramai, Marsha viene a trovarla a giorni alterni. Parlano molto fra loro. E’ giovedì: una carrozza anonima si ferma davanti alla porta. Ne scende Marsha, splendente. Antoinette l’aspettava, vi risalgono insieme. Corinne oggi non è potuta venire: dice che ha da fare per motivi personali.
Parlo con Jenny: è proprio innamorata cotta di quell’Hyde…fa grandi progetti per quando ci sarà la sua presentazione in società. E’ proprio, ancora, una bambina!
Non me lo aspettavo che rientrassero così presto! E sono entrambe alterate, si vede ad occhio nudo. Si rinchiudono nel salottino. Quando vengo chiamato, Marsha ha gli occhi rossi di pianto, rossi come il suo viso.

“Sono nata in un villagio non distante da San Pietroburgo; mio padre faceva il fabbro. Eravamo sette sorelle ed un solo maschio, io l’ultima. Mio padre non ci poteva mantenere tutte. Così a sette anni, mi spedì in convento. Era un convento misto: un edificio per i frati, uno per le monache. Ero ancora una bambina, non mi rendevo conto di ciò che accadeva là dentro. Padre Grigorj, che doveva insegnarci a leggere e a scrivere, ci batteva spesso sul sedere nudo con i rami; poi si alzava la tonaca e noi dovevamo toccargli o baciargli quello che aveva in mezzo alle gambe; qualche volta lo strofinava sul sedere pesto di qualcuna di noi. Si ubriacava molto di frequente padre Grigorj ed allora faceva a noi piccole, ma anche alle suore più adulte, cose innominabili. Mi sverginò che avevo dieci anni, con violenza. Appena mi fui rimessa, cercai di scappare. Mi ripresero. La superiore, presenti tutti frati e suore, mi frustò a sangue. Mi stesero sulla panca e mi diedero 50 vergate con i rami spinosi. Avevo la febbre ancora, quando tre monaci me lo infilarono di dietro: mentre la superiora mi faceva tener ferma. Così avrei imparato, ridevano. La vita era infernale: servivano Satana, non Dio! Tornai al villaggio per la morte della mamma e decisi di non tornare mai più al convento. Avevo terrore degli uomini. Dicevano che ero molto bella ma rifiutavo qualsiasi proposta di matrimonio: il semplice contatto con un maschio mi faceva schifo. Così iniziai ad andare con le femmine: nel villaggio ce ne erano tante. Diventai l’amante di Lucja, una ragazza che il padre voleva far letterare. Era l’unica figlia che egli aveva, la moglie era morta di parto e lui non si era risposato. Io e Lucja trascorrevamo dei momenti insieme: d’estate, la mattina presto, scendevamo giù al torrente, facevamo il bagno e, dopo, ci sdraiavamo nude a prendere il sole. I nostri corpi si toccavano, le nostre labbra si accostavano, le nostre lingue si intrecciavano. Purtroppo ci scoprirono, una mattina. Ci punirono duramente. Fui legata nuda ad un albero e venni frustata, sul deretano a lungo e dolorosamente. Mi raparono a zero e mi scacciarono dal villaggio. Mio padre-seppi più tardi- ne morì dalla vergogna. Facevo la sguattera in una stazione di posta. Conobbi Anton Fiodorovic. Era gentile, colto, sapeva parlare e cantare molto bene. Mi affascinò. Mi insegnò molte cose, fra cui la lingua inglese. Era impotente, dormiva vestito accanto a me. Scappammo insieme a San Pietroburgo. La mia bellezza mi attirava molti spasimanti: promettevo sempre, senza concedere mai. Casualmente feci la conoscenza con la Kinskj, la sorella del conte. Una scintilla scoccò fra noi due. Mi volle come dama di compagnia, benchè io non fossi nobile. Ma ero bella e saffica. Da otto anni le sono accanto. Lei si fa sculacciare da me, leggermente. Dopo, facciamo l’amore. Giocoforza, l’ho seguita qui a Londra. Ecco la mia storia. Da tempo si vocifera, in certi ambienti, che qui esista un’associazione di sole donne che hanno fatto del dolore inferto e sopportato la loro ragione di piacere…. ”
Beh –pensai fra me- se la duchessa di Worcester esige la segretezza, non ha ottenuto splendidi risultati. O forse si? Meglio far circolare voci, sussurri, rivelare lo stretto necessario coprendolo di fumo che mantenere il segreto più stretto. Prima o poi, si presenterà una falla e qualcuno comincerà ad indagare seriamente.
Lady Antoinette: “Vi ringrazio per la vostra schiettezza, signorina. Siete ammirabile. Quanto a quella cosa, dite alla vostra…mmhh…amica che sono soltanto voci incontrollate, ma che potrebbero avere un fondo di verità” la voce di milady ammicca nel pronunciare quest’ultima frase “ho, forse, una conoscente che potrebbe, badate bene: potrebbe, saperne un po’ di più. Vi piacerebbe conoscerla?…” Tentava di fare proseliti, Antoinette! “Riguardo al mio maggiordomo, egli è persona rispettabilissima, di ferreei principi, senza alcuna velleità. Potrete fidarvi di lui così come io me ne fido ciecamente” In pratica, le sta dicendo che anch’io sono impotente. Non ha nulla da preoccuparsi, la russa.

Racconti di sculacciata: Il Maestro di Musica, parte 3

29 Settembre 2009

Torna Educatore Severo e continua la saga del Maestro di Musica…buona lettura a tutti!

Giovanni ,il nostro maestro di musica,è tornato da Londra dove in 2 giorni a imparato molto sull’educazione delle giovani allieve e su come punirle.
4 volenterose ragazzine un pò esibizioniste le hanno insegnato tutto ,si è molto allenato sui culetti delle quattro govani collegiali, adesso tornato nel suo studio aspetta le sue allieve ,Laura Chiara Sabrina ed Anna , non si fanno attendere molto arrivano anche prima dell’ora stabilita,il maestro le riceve sorridendo ma con molta più sicurezza rispetto al venerdì.
Adesso dice il maestro .cominciamo dubito, faccio presente signorine che da voi esigo il massimo ,perciò non ammetto provocazioni e prese in giro come avete fatto fino a venerdì scorso ,le ragazze si guardano serie e una penza ad alta voce c… come è cambiato -signorina Anna cosa hai detto ?- niente maestro -nò nò hò capito benissimo e non tollero certe parole ,Anna togliti le mutandine -ma come maestro-togliti le mutandine e vieni qua -Anna ubbidisce come incantata dal carisma che il maestro dimosta ,la ragazza si avvicina, il maestro la fa piegare a toccarsi la punta delle scarpette,il vestitino si alsa fino all’inizio delle natiche ,il maestro prende dalla sacca che ha avuto di regalo una sottile bacchetta di giunco, la fa fischiare in aria Anna dice nò nò maestro cosa vuole fare ? ti voglio insegnare l’educazione stai ferma ,la prima bacchettata arriva sulla parte alta delle cosce aiiiaaaa uiii zitta e piegati ,la ragazza si piega mostrando il culetto nudo con un segno bello rosso sulla parte alta delle cosce,swifft secono colpo aauuiii uuui terzo colpo 4-5-6-7 aaaiiiia uiiii basta maestro basta il maestro la sgrida zitta e ferma ,poi continua a sferzare il culetto sodo e bello della sua giovane allieva 32-33-34-35 Anna urla disperata aihh aiiihuuu basta ,il maestro stai zitta altrimenti raddoppio la dose 36-37-38——–48-49-50ntaaa aiiiaaa auuuuiiioo stai ferma e resta in qusta posizione per 5 minuti e non toccarti il culo ,Anna singhiozza e si lamente ,le punizioni prese in casa non erano mai state cosi forti,le compagne guardano allibite il culo rosso e rigato di Anna ma anche un pò eccitate .
5 minuti dopo il maestro dice riprendiamo la lezione ,Laura vieni al pianoforte ,va e si accorge solo adesso che il pianoforte è molto alto rispetto al solito e di fronte al posto del classico sgabellino in legno c’è un sellino da bicicletta molto stretto e lungo inclinato in avanti ,siedi Laura ordina il maestro ,Laura si siede alzando il vestitino e si accorge subito che il piccolo sellino le si infila nel solco facendola stare in posizione culo in fuori ,e per giunta le mutandine si infilano subito tra le natiche, non capiscie il significato,ma appena inizia a suonare e fa una stecca il maestro le solleva il vestitino e le assesta una frustata col sottile giunco ,Laura che tra le quattro è una delle più abituate alle punizioni corporali non si sconpone quasi per niente ,continua a suonare e fa altra stecca ,il maestro alza il vestitino e giù 3 belle frustate Laura fa un aiaaa ma nientaltro ,altra stecca 6 frustate ancora un’altra 12 frustate ,al che il maestro si infuria e ordina a Laura di spogliarsi nuda ,Laura protesta lui le da 2 frustate sulle gambe che la fanno saltare Laura è abituate a prenderle selle natiche e sulle cosce ,sulle gambe fanno più male .ho detto spogliati urla il maestro ,Laura si solleva il vestitino ed esita il maestro le asseste 4 forti sferzate sulle natiche al che Laura si spoglia velocemente,adesso è nuda completamente di fronte al suo giovane ed eccitante maestro ,Laura siedi e ricomincia a suonare ,la posizione è bellissima Laura nuda con il culetto bello in fuori rigato da tutte le frustate che ha già preso ,ricomincia a sunare e questa volta va meglio,ma,poco dopo infila una serie di stecche da brivido .il maestro comincia a frustare le natiche di Laura 10-20-30-40-50 sferzate tremende fanno gonfiare le natiche di Laura che non riesce più a suonare ,il maestro la fa alzare
la fa piegare in avanti a toccarsi la punta dei piedi poi ricomincia a frustare il culo bellissimo( in quella posizione) della sua allieva le da un centinaio di frustate che anche se Laura è molto abituate urla e si dispera ,ha il culo letteralmenta a fuoco righe rossissime ad anche viola ricoprono tutte le stupende chiappe e cosce ,alla fine le ordina di sedersi e suonare Laura si siede a sente che il piccolo sellino le si infila quasi dentro la sua bella e giovane passerina .ricomincia a suonare e va molto meglio assai meglio,il maestro accarezza il culo di Laura lo sente caldissimo pieno di striature rilevate ,Laura suona molto bene mentre il suo bel maestro le tocca il culo ,ma poco dopo tra l’eccitazione di essere nuda di fronte al suo bello da haver preso tutte quelle frustate e sentire la mano del maestro toccargli il culo fa un’altra fila di stecce ,il maestro si infuria ancora di più ordina a Laura di alsarzi e sdraiarsi sul tavolo col culo in sù ,Laura è magnifica il suo tondo culo pieno di striature rilevate e rosse fuoco aspettano una ulteriore punizione ,Laura fa gli occhioni languidi e guarda il suo maestro che mettendosi di lato al tavolo accarezzaa le stupende forme sente le cosce dure e sode le chiappette pure insiua in dito tra le cosce e sente che è completamente bagnata ,Laura Laura Laura dice il maestro ,lei rossa in viso adesso quasi più dei suo culetto ,chiede scusa al maestro ,e lui le dice va bene Laura ho capito ho capito,prende dalla sacca che le hanno regalato le collegiali inglesi una cinghia di quoio larga 4 contimetri che finisce divisa in due lingue verso gli ultimi 15 centimetri ,appoggia la cinghia sulle chiappe della sua allieva e dopo poco comincia a fendere l’aria con fischi tremendi le chiappette di Laura si in’arcano come per incontrare prima il fuoco di questo strumento i colpi si susseguono 10-20-30 Laura si lamenta si contorge in’arca il culo allarga le gambe forse per far vedere la passerina al maestro che continua più forte che può (le allieve inglesi hanno fatto capire al maestro che le giovani femmine possono resistere a certi trattamenti) 40-50-60 Laura adesso urla di dolore ma anche di piacere perche gli urli sono affogati in mugolii di piacere il culo di Laura ormai è tutto viola ma il maestro continua 70-80-90 Laura inarca il culo allarga le cosce e fa uscire un bel gorgo di bianco nettare ,ma il mastro non si ferma ansi aumenta la forza delle cinghiate anche se è stanchissimo 100-110-120-adesso però il suo cazzo sta per scoppiare ma continua 130-140-sempre più forte 141-142—–147-148-149-150 aaaaaahhhiiiiaaa Laura col culo rittissimo tutto viola cosce tremolanti tira su e giù le natiche il giovane maestro ormai incantato da quel magnifico corpo di giovane fanciulla continua a cinghiare in maniera magistrale 151-152-153————166-167-168 Laura ormai non urla più ma mugola di vero piacere tirando su e giù il culo il maestro aumenta ancora la forza delle cinghiate che adessosono veramente fortissime sulle natiche e sulle cosce belle tornite di Laura 169-170-171——178-179-180 aaaauuuuuuaaa aaaaiiiooo uuuuuuhhh il maestro smette di frustare Laura tira su e giù il culo ancora una decina di volte e poi ha un’orgasmo incredibile eccezionale ,il maestro è stremato si siede a contemplare il magnifico lavoro che ha fatto , dopo poco Laura scende dal tavolo si piega a 90° rivolta verso il suo maestro si massaggia bene bene il culetto poi va a sedersi al piano e comincia a suonare magnificamente suona una dolce melodia da vera professionista ,
il maestro si avvicina e dandole qualche sculaccioncello dice bravissima Laura ,e lai continua a suonare soddisfatta e col culo in fiamme

ciao a tutti
ps. ci sono ancora 3 allieve da insegnarli a suonare e poi il saggio.

A una Suffragetta inquieta

28 Settembre 2009

Adirata perdesti la tua superbia,
il tuo amor proprio era furente
certo non amavi in te la bestia
che volea prostrarti, irriverente.

Diverbi, lotte e contraddizioni,
cercavi un posto nel movimento,
senza che i maschi da tempo padroni
potesser trarre da te nutrimento.

Lungo la strada dell’emancipazione,
trovasti una luce che era d’inciampo
folgorata fosti dalla visione,
che non ti dava nessuno scampo

La tua libertà barattasti anche troppo
Per una nuova, cocente fede
Non era per te solo un intoppo
Ma tentazione sublime, a cui si cede

Or paga accogli lieta
rudi attenzioni
che da tempo agognasti,
rimandi in là tra fruscii di seta
rivendicazioni,
e femminei fasti

Le tue rotondità
Esposte al dolore
La tua beltà
In gemente ardore

Rivendican piano
Le mie attenzioni
Urlan invano
Maledizioni

Veemente la voce
Ma fremente il cuore
Fermarlo è precoce
Siffatto amore

(handy.fabian@yahoo.it)

Racconti di sculacciata: le punizioni di Gaia

27 Settembre 2009

Anonimo ci ha già deliziati con altri racconti…ecco cosa succede a Gaia…buona lettura!

CIAO MI CHIAMO GAIA SONO DI NAPOLI MA VIVO DA 10 ANNI A VERONA AVEVO 18 ANNI QUANDO MI SPOSAI MA 1 ANNO DOPO MI SEPARAI COSI MI RITROVAI SOLA E SENZA LAVORO IN UN PAESE DEL NORD COME AVREI FATTO? MI MISI SUBITO ALLA RICERCA DI UN LAVORO E DOPO VARI E VANI TENTATIVI LESSI UN ANNUNCIO SU UN QUOTIDIANO :CERCAVANO UNA GIOVANE DI BELLA PRESENZA DISPONIBILE INTERA GIORNATA NON SPOSATA COME CAMERIERA PRESSO 2 CONIUGI CONTI SENZA FIGLI .RIFLETTEI SULLA COSA E MI CONVINSI DI TELEFONARE PRENDEMMO UN APPUNTAMENTO E IL GIORNO DOPO MI TROVAI IN CASA DEI CONTI ORSINI LA VILLA ERA BELLISSIMA UN PO ISOLATA MA VERAMENTE MOLTO BELLA MI ACCORSI SUBITO DELLA PRESENZA DI ALTRE 5 DONNE DI SERVIZIO TUTTE PIUTTOSTO GIOVANI E CARINE .IL CONTE MI MISE SUBITO A MIO AGIO E DOPO LE PRESENTAZIONI MI SPIEGO LE MIE MANSIONI : DOVEVO OCCUPARMI DELLE PULIZIE DEL PRIMO PIANO .,EMI FECE SAPER ANCHE IL COMPENSO 2500 EURO AL MESE PIU VITTO E ALLOGGIO GRATIS. NON POTEVO CREDERCI ERA UNA CIFRA VERAMENTE ALLETTANTE NON ME LOFECI RIPETERE DUE VOLTE E DOPO ESSERCI SALUTATI TORNAI A CASA A PRENDERE LE MIE POCHE COSE E RITORNAI A VILLA ORSINI ERO MOLTO CONTENTA FINALMENTE LA MIA VITA (ALMENO DAL LATO ECONOMICO)STAVA CAMBIANDO 2500 EURO AL MESE ERANO PROPRIO UNA BELLA CIFRA NON SAPEVO PERO CHE IL MIO PROFILO SESUALE SAREBBE CAMBIATO DI LI A POCO ……………..
TORNAI ALLA VILLA E QUESTA VOLTA MI ACCOLSE UNA DELLE RAGAZZE DI SERVIZIO SI CHIAMAVA MONIA AVEVA 32 ANNI ED AVEVA UN FISICO VERAMENTE BELLISSIMO, MI ACCOMPAGNO NELLA MIA STANZA E MI DISSE DI VESTIRMI CON UN VESTITO CHE AVREI TROVATO NELL ARMADIO .MI CADDE UN FOGLIO A TERRA E MONIA SI ABBASSO PER PRENDERLO ,,NOTAICHE NON PORTAVA IL REGGISENO E NEANCHE LA MUTANDA INOLTRE AVEVA DUE ANELLI AI CAPEZZOLI TENUTI INSIEME DA UNA CATENELLA E UN PICCOLO CATENACCIO SULLE GRANDI LABBRA. ANDO VIA E RIMASI SOLA A PENSARE A QUELLO CHE AVEVO VISTO : MAH DOVEVA ESSERE UNA PAZZA COMUNQUE MI VESTII CON GLI ABITI TROVATI NELL ARMADIO ERA UNA CLASSICA DIVISA DA CAMERIERA CON CRESTINA E MINIGONNA CORTA . MI VESTII E SCESI GIU AL PIANO TERRA E TOVAI SUBITO MONIA CHE PULIVA IL PAVIMENTO INGINOCCHIATA E NUDA ….EBBI PAURA VOLEVO SCAPPARE VIA MA MI TROVAI IL CONTE ALLE MIE SPALLE CHE MI DISSE .:CARA GAIA SO CHE QUELLO CHE HAI APPENA VISTO PUO SEMBRARTI STRANO MA A VILLA ORSINI SI LAVORA COSI TUTTE LE RAGAZZE ASSUNTE DIVENTERANNO LE MIE SCHIAVE E DOVRANNO UBBIDIRE AI NOSTRI VOLERI E AI NOSTRI BISOGNI SE NON TI CONVIENE SARAI LIBERA DI ANDARE MA PERDERAI 2500 EURO AL MESE PENSACI HAI TEMPO 24 ORE RIMASI SBIGOTTITA DALLE PAROLE DEL CONTE MA A DIRE IL VERO QUELL IMMAGINE DI MONIA CON IL BUCHINO APERTO CHE PULIVA MI ECCITAVA MALEDETTAMENTE AVEVO LA FICA BAGNATA FRADICIA E QUINDI DECISI DIRESTARE TUTTO SOMMATO NON DOVEVA ESSERE POI COSI BRUTTA LA VITA A VILLA ORSINI …………………MA MI SBAGLIAVO IL GIORNO DOPO DOPO ESSERMI MASTURBATA TUTTA LA NOTTE PENSANDO A QUELLO CHE AVEVO VISTO ,PRESI SERVIZIO . DOVEVO PULIRE I CESSI DEL CONTE E DELLA CONTESSA MI MISI I GUANTI E SPAZZOLE E SPUGNA COMINCIAI A PULIRE …..MI SENTIVO OSSERVATA AVEVO LA NETTA SENSAZIONE CHE QUALCUNO MI OSSERVAVA QUESTA COSA MI FECAE ECCITARE E COMINCIAI A MASTURBARMI PRIMA CON LE DITA POI CON IL MANICO DELLO SPAZZOLONE MMMMHH ERA BELLISSIMO IMMAGINARE MONIA PICCOLA SCHIAVA INGINOCCHIATA CHE PULIVA TUTTO DOPO UN PO RAGGIUNSI UN ORGASMO FAVOLOSO COME NON LAVEVO MAI AVUTO NEANCHE CON MIO MARITO . MI RICOMPOSI E DOPO AVER FINITO IL MIO LAVORO ANDAI A MANGIARE C ERANO TUTTE LE RAGAZZE . MONIA CARLA RENATA SILVIA E SUSY LA PRIMA COSA CHE MI COLPI FU SUSY CHE STAVA LETTERALMENTE APPESA AD UNA TRAVE E AVEVA UN BAVAGLIO IN BOCCA NOTAI CHE AVEVA DEI SEGNI SUL CORPO E UN DILDO NEL CULO ARRIVOIL CONTE E COMINCIAMMO A MANGIARE CARLA E MONIA SERVIVANO IL PRANZO MOLTO INTIMORITE …..QUANDO FINIMMO DI MANGIARE CONTE SI ALZO E DISSE SUSY SARAI PUNITA PER AVER MANGIATO FUORI L ORARIO STABILITO VERRAI PUNITA CON 10 COLPI DI CANE CIASCUNA BENE . COMINCIA MONIA COSI DICENDO LE PORSE UN O STAFFILE LUNGO MA MOLTO SOTTILE ALLA PUNTA LO PROVO SWISSH SWISSHH BENE DISSE COMINCIA ! MONIA SI MISE DI LATO E COMINCIO A COLPIRE SWISHHH UNO SWISSSHHH 2 SSSSWISSSHHHH 3 COLPIVA MOLTO FORTE E SUSY SI AGITAVA SOTTO I COLPI MMMMMMHHGGGG LACRIME SCENDEVANO LUNGO IL VISO MA MONIA CONTINUO SWISHHHHH E DIECI BENE VAI AL TUO POSTO TOCCO A CARLA AVANTI COLPISCILA FORTE VOGLIO VEDERLA SOFFRIRE COLPI VERAMENTE FORTE CARLA AVEVA UNA CORPORATURA MUSCOLOSA E COLPIVA DURO SWWWWWISSHHHH MMMMMMHHHH SWISSHHHH MMGHHHHHHHEEAAAHHH SUSY ORMAI RANTOLAVA ILSUO CORPO VIBRAVA TUTTO ED ERA TUTTO SUDATO SFIIISHHHH E DIECI BENE AL TUO POSTO ORA TOCCA A VOI DUE RENATA E SILVIA SI AVVICINARONO E IL CONTE LE PORSE DUE FRUSTINI DA CAVALLERIZZI E DISSE LORO . DOVETE BATTERLA INSIEME VOGLIO VEDERLA TORCERE SOTTO I COLPI MA VOGLIO SENTIRLA URLARE COSI LE TOLSE IL BAVAGLIO E FECE SEGNO DI COMINCIARE SWIS AHHHHAAA AVANTI SWISHHHH 2 UAHHHH STACKKKK 3 NNGHEEEE PIETA SIGNOR CONTE PIETAAAA 8 SWISHHHH 9 ……10 ….15 ….. IEAUHHHHH BAS…VI PREGO TAAAA ORMAI AVEVA PERSO IL CONTROLLO DEL SUO CORPO E ALLULTIMO COLPO SCCCCCIAAAAAKKKK UN RIVOLO DI PIPI DAPPRIMA PIANP POI INCONTROLLABILE SCENDEVA SUL SUO CORPO STRIATO BASTA IL CONTE DISSE SLEGATELA E LAVATELA CON L OLIO EMOLIENTE IO ERO MOLTO ECCITATA AVEVO LA FICA PIENA DI UMORI MA NON OSAVO TOCCARMI SI AVVICINO IL CONTE E DISSE BENHAI ASSISTITO AD UNA PUNIZIONE SPERO SIA DI MONITO PER NON SBAGLIARE O LA PROSSIMA VOLTA TOCCHERA A TE ANDAMMO A LETTO E SOLA IN CAMERA MI MASTUBAI FRENETICAMENTE 2 VOLTE ADDORMENTANDOMI ESAUSTA MA FELICE ………..CONTINUA

Il doloroso cammino di una schiava

26 Settembre 2009

The Trainging of O ci mostra la procedura di addestramento di giovanissime schiave, che imparano ad obbedire, a soffrire ma soprattutto a soddisfare i loro padrono. Ho preso qualche foto per voi da questa galleria (clicca qui per i filmati gratuiti).

sculacciata
schiava punita
schiava in bondage

Racconti di sculacciata: Domestico, parte 6

25 Settembre 2009

Cap 16
Il mio rapporto è già partito. Ho cercato di riepilogare la situazione e lo stato dei fatti, per la parte a mia conoscenza. Bussano alla finestra. E’ Maggie, finalmente vestita normale, senza alcun travestimento. Deve essere una cosa molto dannatamente importante ed urgente per venire di persona da me. Poche e concitate parole; scappa via. Polly si è decisa a pagare la scommessa. Il secondo pesce ha abboccato all’amo ed ormai non può più scappare. Proprio come questa fettina di costosissimo pesce spada affumicato che sto addentando. Infatti, dopo pochi minuti arriva il ragazzino di Baker Street. Un biglietto per me, un penny per lui e subito si mescola fra la folla. “Vi concederò un’ora, soltanto un’ora del mio preziosissimo tempo, mercoledì alle 18. P.P.” Laconica, essenziale, lady Pottimgham. E mercoledì è oggi!
Le 17,55. Dorothy mi porta dalla padrona. Una vestaglia leggera, semitrasparente; busto e calze. “Allora? “ E’ sempre molto bella, lady Pottingham, e sempre molto altera. “ I sessanta minuti partono adesso. Meno cinquantanove, meno cinquantotto…..” “ Milady, ce ne vorranno al massimo trenta, di minuti” Guarda incuriosita cosa sto tirando fuori dalla borsa di stoffa che mi sono portato appresso: si aspetta, forse, strumenti da Inquisizione medievale. Invece estraggo fuori soltanto una scatoletta di latta, che appoggio su un basso tavolino. E una boccetta di vetro, piena di liquido. “Che cosa è ?” mi chiede intimorita. “Nulla che possa farvi male, anzi il contrario. E se ora vorreste distendervi sulle mie ginocchia….” Il suo posteriore carnoso risponde bene alle sculacciate: è morbido ed elastico insieme. Le cicatrici della fustigazione che le hanno dato alla sede del Club sono somparse; la pelle è tornata liscia e candida. Ma adesso si sta di nuovo arrossando ben bene. Non strilla né si agita: si limita a mordicchiarsi le labbra e non certo per il dolore che le arrecano le sculacciate. Mi fermo un’attimo e le passo l’intera mano destra sull’umida matrice. Mi lascia fare. “Vi prego di alzarvi e di mettervi carponi.” le sussurro con voce gentile. “Maledetto bastardo!” mi risponde, ma non c’è astio nella sua voce. JohnThomas è duro e glielo infilo dentro. Non sente niente, naturalmente. Quello che la fa irritare è che la tratto esattamente come lei mi costrinse a trattare Antoinette. Esco da lei che è ancora duro e lo rimetto, con difficoltà, nei pantaloni. “Avete già fatto?” mi chiede ironica, ma volta la testa a vedere cosa sto armeggiando. Dalla scatoletta tiro fuori il suppositorio, nel coperchio di latta rovesciato spruzzo qualche goccia del liquido della boccetta e lo intrido ben bene. Lo reggo, tenendolo con due dita per l’estremità piatta e con una sola mossa decisa, lo infilo nel suo retto; poi le tengo strette le chiappe a lungo, affinchè il suppositorio si sciolga bene al calore dell’interno dell’intestino.
“Che cosa è?” torna a chiedermi, allarmata. “ Estratto di aloe, pimento dei Caraibi e shang-tang. Oltre che paraffina, naturalmente” elenco per tutta risposta. La sento tremare mentre le stringo ancora le chiappe; anzi gliele bacio e lecco l’ano: un po’ di bruciore del pepe mi arriva sulla punta della lingua. “Siete proprio un porco bastardo” ma la sua voce è languida. Mentre ripongo tutto nella borsa, le spiego: “ Vi porterà all’eccitazione, al parossismo del sesso: poi, sentirete bruciarvi dentro. E’ il pepe che agisce. Vi durerà un paio d’ore e non c’è modo di toglierlo. Penso che chiamerete subito Dorothy o qualcun altro per soddisfarvi, ma non ci riuscirete. Rimarrete così, eccitata, almeno per un giorno. Adesso, arrivederci, milady, mi dovete ancora mezz’ora del vostro preziosissimo tempo!” Ancora carponi, sta piangendo. Chiudo la porta alle mie spalle.
Racconto tutto a Corinne. Si eccita anche lei. Ci masturbiamo uno di fronte all’altra. Mi asciuga con la lingua il piccolo, morbido, grinzoso JohnThomas e mi lecca il pube. Faccio altrettanto con lei: il suo umore è ancora caldo e ne cola di nuovo, dell’altro. Mi piace il contatto della sua mano sulle mie chiappe, oramai roventi. Invertiamo i ruoli: infilo un rinnovellato JohnThomas nel buco nero fra le due emisfere rosseggianti. Corinne è sfinita: tre, uno di seguito all’altro, sono troppi per il suo corpo non più giovanissimo. Un po’ di rosolio, un po’ tanto, ci tira su. Dorme in casa, la notte, nella camera di Jenny ed io le faccio visita. La mattina poltriamo fino alle otto. Suonano il campanello. Ancora in vestaglia, scendo ad aprire. Il corriere a cavallo mi consegna una lettera: non gli do nemmeno la mancia; non ho spiccioli nelle tasche della vestaglia. Di nuovo giovedì. Di nuovo a villa Winterbottom: e mi devo portare tutto- Antoinette ha sottolineato quest’ultima parola- l’occorrente per il fine settimana; e mi devo pure sbrigare: la carrozza pubblica parte alle 11.
Pasticcio freddo e insalata di cavoli. Questo il mio pranzo in campagna. Oltre che Constance ed io, non vi è altra servitù. Si prospettano giorni interessanti, nella massima familiarità. C’ è pure George, è tornato a casa per le vacanze estive. A pomeriggio inoltrato, con il caldo scemato, cominciamo. In realtà sono un po’ stanco, viste le veneree fatiche notturne. Però un’offerta così non si può rifiutare.
Siamo seduti in circolo, sotto la veranda. Nell’ordine: Jennifer ed Emma; la Fraulein Gertrud, lady Winterbottom sulla sua solita poltrona, lady Wallstone, Constance ed io. George è seduto per terra, al centro del cerchio. Tocca a lui per primo. “Mio caro George, mi avete detto che al College vi hanno frustato spesso; siete sempre il solito! Fate le cosacce!…” E’ quasi adirato il ragazzo, nel ribattere “No, signora madre! E’ che non voglio sottostare alle insane voglie dei più vecchi! Perciò mi frustano!” Riscuote tutta la mia simpatia, il ragazzo! La madre continua: “In ogni caso, però, vi frustano ogni settimana, vero? Fateci vedere come vi hanno ridotto” All’ordine della matrigna, George si alza da terra: armeggia con i pantaloni e se li cala. C’è abituato. Sotto non ha mutande; si scosta il lembo della camicia. Il suo sedere è livido, però si sta schiarendo. Tuttavia si vedono le cicatrici delle precedenti bacchettate: la verga di bamboo fa veramente male. Noto il glande tumido ed arrossato, con ancora i segni dell’anello di contenzione. Poveretto, quanto deve aver sofferto nel College. Ogni mercoledì, presumo, abbassarsi i pantaloni, chinarsi e ricevere le vergate dai più vecchi non deve esser piacevole affatto. Mentre George si rassetta alla meglio, la matrigna si rivolge alla sorella: “Tu, Emma, sei stata sculacciata proprio stamane da Gertrud. Forza, facci vedere anche tu” Pure la femminuccia è senza mutande. Le natiche sono del colore quasi normale. Dev’esser stata una cosa leggera: mano contro chiappe, pelle nuda contro pelle nuda, senza l’ausilio del frustino da parte dell’istitutrice. Che dobbiamo subire tutti quanti, questa specie d’ispezione? Sembra proprio che sia limitata ai due giovani. Finché… finchè io non racconto quello che è successo il pomeriggio precedente: il pagamento della prima parte della scommessa di lady Pottingham. Antoinette è estasiata, Jo ride da matti, anche le labbra di Gertrud si stiracchiano d’ironia. Spiego ai ragazzi: “Il suppositorio si scioglie dentro. Dà sensazioni forti, ma assai piacevoli, dapprima. Poi, entra in funzione il pepe. Si diffonde per tutto l’intestino e provoca bruciore. Così la spocchiosa lady sarà tutta un fuoco, davanti e di dietro, dentro e fuori. Forse le saranno occorsi due o tre clisteri prima di attenuare, badate bene: attenuare non far cessare, il bruciore all’ano. Riguardo a quello anteriore, non c’è nulla da fare; anzi, più la si sfrega, più brucia!” Istintivamente, Jenny chiude le ginocchia.
Più tardi, Constance mi chiede se ne ho ancora di quei suppositori. “Ne ho portato uno apposta per te” le sussurro malefico.

Cap 17
Abbiamo appena fatto il bagno, ovviamente con la biancheria addosso. Le acque dello stagno della villa sono particolarmente invitanti e fresche. Le due ladies sono raggianti: ciascuna incarna un tipo fisico diverso, ma ugualmente eccitante per me. Come vorrei che… bah, lasciamo perdere.
La prima ad esser sculacciata è Jenny: lo fa Gertrud. La sua mano è rigida, i colpi ben scanditi, ritmati. La ragazza non da l’impressione di soffrire molto. Poi io faccio mettere George sulle mie, di ginocchia. Smetto quando noto i segni della sua eccitazione sessuale; lo faccio alzare immediatamente. La sorella si lecca le labbra vedendo il fraterno membro ritto. Non ci mette molto Gertrud a chiamarla a sé: le alza la gonna e via! Cinquanta sculaccioni per farle passare la voglia, dice: ottiene esattamente l’effetto opposto. Allora, invento un gioco: “George, Emma, sono noti i vostri rapporti. C’è stata soddisfazione ma non penetrazione, a quel che mi si dice. –Jo arrossisce fino alla cima dei capelli, così come i figliastri- Potete divertirvi insieme, per oggi. Tuttavia, sappiate che domattina presto ne pagherete il fio e sarà la cinghia. E sarete voi a dirmi, autonomamente, quanti colpi vorrete ricevere. Vi sta bene?” Sospirano, poi annuiscono entrambi. Proseguo: “Quanto a te, Jenny, smettila di toccarti pensando al giovane Hyde. Potrai farti toccare direttamente da lui, tra poco; se tua madre lo permetterà…”La faccia della ragazza diventa di bragia mentre le labbra della madre disegnano una O giottesca. Riprendo “ Gertrud, quante ne vuoi? Di bacchettate, intendo. Anche in questo caso, dipende da te. Constance, hai rassettato le camere, hai fatto tutto quello che dovevi fare. Ti metterò il suppositorio, come mi hai chiesto. Tra poco. Ti farà bene: almeno ti toglierai le ragnatele, da là sotto” La domestica ha un risolino isterico. “Quanto a voi, milady…beh, mi rimetto proprio alla vostra intelligenza.” Antoinette ribatte: “Rimanete fuori tu e Josephine. Per voi, niente?” “Lady Winterbottom è la padrona di casa. Non è decoroso che sia battuta, a meno che non sia lei a chiederlo esplicitamente…” Jo scuote veloce la testa “Quanto a me, sono un umile servitore. Eseguo gli ordini. Vengo punito soltanto quando me lo merito. E, adesso, non ho fatto niente. Andiamo di là, Constance!”
Preparo il suppositorio: ci metto pochissimo afrodisiaco liquido, molto meno della metà di quanto ne usai per lady Pottingham. Constance mi osserva attenta. No, non fa male anzi il contrario….la dose di pepe è minima: perfino il bruciore sarà piacevole. Si gira a bocca sotto: separo i lembi dello spacco delle mutande, metto all’aria l’ano e vi introduco il suppositorio, recandole il minor fastidio possibile. Quando è ben dentro, tengo unite le due natiche. Si rigira. Non se lo aspetta, ma sono rapidissimo lo stesso. Le passo i due cappi attorno ai polsi, tiro e li lego alla testata del letto. “Me lo ha chiesto la tua padrona – mi giustifico- dopo verrà a trovarti e, forse, non sarà sola” Irriferibili i commenti di Constance.
George ed Emma, completamente nudi, si stanno rotolando sul letto: sono felici e contenti. La bocca di Gertrud inginocchiata davanti al letto, è incollata sulle parti basse di Constance. Costei grida di estremo e continuato piacere. Apprezzo questa idea, della padrona di casa, di tenere spalancate le porte delle camere. Jenny è nuda; sta seduta leggendo una lettera- di Hyde, sicuramente- vedendone soltanto il busto sembra proprio un maschietto. Josephine dorme, a pancia sotto. Un lieve russare continuo e regolare. Elka mi invita ad aiutarla nel farsi il bagno. Soltanto qualche piccola striscia più chiara rivela le cicatrici della tremenda prova che ha dovuto subire sei mesi fa. Le insapono bene la schiena, le massaggio a lungo i seni con movimenti circolari: infilo una mano dentro l’acqua. Cerco la sua natura. Lei me la scosta e si alza in piedi. Lecco il suo ventre stillante, l’interno delle cosce da cui è scomparsa la scritta. Corre al letto, vi si getta, le gambe ben aperte. Le faccio di tutto, con le dita e con la lingua. Il seme sprizzato da JohnThomas si confonde con le tracce di sapone, sul suo corpo. Si gira e mi invita a sculacciarla, senza dire una parola. Ritengo giusto chiudere la porta: non vorrei disturbare gli altri.
“Allora, quante cinghiate ritenete di dover avere?” domando ai due fratelli nudi di fronte a me. Le altre sono sedute: Constance sembra sfinita; Gertrud si umetta le labbra in attesa del suo turno; Jenny è affascinata dal membro di George; Antoinette ha soltanto una leggera vestaglia rosa, completamente aperta sul davanti nudo. L’unica ad esser vestita, oltre me, è Josephine ed io ho soltanto i pantaloni. George è deciso: “Credo che dieci siano sufficienti. Sono venuto una sola volta!” “Se la mettiamo così- interviene la sorella- a me che dovrebbe darne trenta? Ohhh…” “L’hai detto tu. “strilla il fratello. “Ma io intendevo…” si difende la sorella. “Lo sappiamo benissimo quello che intendevi. – è Josephine a parlare- Però hai detto una cifra e quella sarà! A voi, Bob” Faccio schioccare la cinghia nell’aria. “George chinati: fari da supporto a tua sorella. Emma vatti a mettere sopra a tuo fratello. Così, bene. Ti darò prima quindici frustate, poi passerò a lui e, infine, tornerò a te” I movimenti della ragazza piegata sopra di lui ed a stretto contatto tornano ad eccitare George. Debbo riconoscere che dopo i primi strilletti, il comportamento di Emma è esemplare: si è abbandonata sopra al fratello, che le stringe i polsi all’estremità delle fanciullesche braccia passate attorno al suo collo. Non gliele do molto forti. Si tratta di un gioco in fin dei conti. Il JohnThomas di George è ben teso, quando la sorella si stacca dal dorso di lui. Le dieci cinghiate marcano il suo culo già marcato. Appena ho finito, scappa di là: deve soddisfarsi. E’ Gertrud a tener ferma Emma, facendole appoggiare la testa sulle proprie cosce, per le ultime quindici cinghiate. Una stanca Constance conduce via la ragazza con il culo rosso: va a farle i bagnoli e, forse, qualcosaltro. “Bitte, mi dia dodici vergate, prego” C’è una traccia d’ansiosa attesa nella voce di Gertrud; appoggia le mani al muro, china il busto, i piedi spaziati fra loro, le ginocchia ben rigide. E’ musica il rumore della bacchetta che colpisce le sode chiappe. Alle orecchie di tutti i presenti. George è tornato, senza rivestirsi. Segue affascinato il percorso della bacchetta che finisce la propria corsa sul deretano della tedesca. Questa non muove un muscolo: se prova piacere o dolore, non lo lascia trasparire all’esterno. Ho finito. Ma lei non è sazia: “Un altro paio, bitte” La verga è parallela al terreno, il mio braccio teso, avvito il busto e colpisco, come una molla. La striscia sulla pelle è ben più profonda delle altre e molto più rossa. Così come la successiva, ed ultima. Gertrud torna ritta: neanche si massaggia, eppure le deve far male assai, il posteriore. A questo punto, Jo mi ordina “Bob, raggiungimi di là, per favore ed anche tu, Antoinette, se non ti dispiace” Nel suo salottino, la piccola lady ci dice: “Voglio farvi vedere una cosa: per la prima volta dopo venticinque anni” Si spoglia, rimane nuda: la sua schiena e le sue natiche sono ributtanti. Percorse da vecchie cicatrici, qua e là più alte del resto della pelle, fosse profonde scavate nella carne. “Questo, Bob, è merito tuo! E del tuo maledetto Gatto a nove code. William ne fu sconvolto quando lo vide. Ed erano passati solo tre anni, allora. Capite perché non voglio mai più esser frustata? Qui – e si tocca il costato- soltanto la pelle appoggia sulle ossa: la carne è stata strappata via e non è mai ricresciuta. Sono svenuta non so quante volte, mentre versavano il disinfettante sulle ferite, in prigione. Per un mese intero ho avuto la febbre: pisciavo sangue… No. Non devi scusarti. Allora eravamo molto più giovani e tu stavi facendo quello che ritenevi un’atto di giustizia. Però tu ti divertivi, mentre io urlavo di sofferenza….” Si riveste lentamente. Antoinette l’abbraccia, commossa.

Cap 18
Ho preso la corriera pubblica delle 10, sulla piazza del paese. In un paio d’ore sono tornato a Londra. Prima di andare a casa, tuttavia, faccio una capatina al parco. Nel cavo dell’albero, lascio qualcosa per il cieco Homer. Non c’è nessuno in casa. Apro la cassaforte e vi depongo il denaro che mi ero portato appresso. Non si può mai sapere: i furti nelle abitazioni, sono frequenti di questi tempi. Soltanto allora, noto la busta bianca sullo scrittoio. Ce l’ha messa Corinne. E’ anonima, senza alcuna indicazione. Scruto il sigillo: impossibile manometterlo senza farsene accorgere. Sulla rossa ceralacca, due verghe incrociate. Il “Merry Order” torna a farsi vivo!
Stiliamo i resoconti del passato ed i piani per il futuro, la domenica mattina al parco con il vecchio Homer. Siamo alla stretta finale: dobbiamo stare attentissimi a come ci muoviamo. Altrimenti, salta tutto. La convocazione è per il 16 agosto- mi informa- è ci sarà pure lei. Monsieur Dupin è stato categorico: ne è certissimo. Devo allertare Antoinette, ma senza lasciar trapelare nulla.
Madre e figlia tornano il lunedì mattina. Milady legge le lettere: è leggermente pallida, quando ha finito. “Allora?” domando. “Ci riuniamo il 16 agosto, tra un mese e mezzo. Ci sarà un’altra iniziazione. Amelia Wintermare. Me lo scrive lei stessa. Poverina, è tanto che ci spera…di entrarne a far parte. Mè più vecchia di me! Non resisterà: siamo in diciotto ormai…non ce la farà sopportare un numero così grande di vergate. Mi dispiace però. Che cosa hai? Hai fatto una faccia strana…” Come fa lei a sapere esattamente quante sono le componenti del Club, Eugenia compresa? “Ma adesso non poniamoci questi problemi, ci penseremo quando sarà il momento. Come va la nostra situazione finanziaria?” “Non male,- rispondo- abbiamo all’incirca 100 sterline a disposizione, ma ci devono bastare fino all’inverno”. E, poi, è ora che Jennifer venga presentata in società. Bisognerà organizzare una bella festa, per l’occasione del suo compleanno. Eccetera eccetera. Lady Antoinette mi si strofina addosso, come una gatta che faccia le fusa. “Domani, inizia la stagione di Epsom. Quanto mi concedi?” “Un penny!” “Sei cattivo! E pure tirchio – celia- ma se Follett arrivasse primo?” “Mi daresti tante sculacciate quanti sono i pennies che hai vinto. Ma, ci giocherai soltanto un penny. Così avremo limitato le perdite al tuo solo deretano dolorante!”
Dovetti afferrare bene bene la sbarra per resistere al dolore. Aveva vinto 2 sterline, cioè 48 pennies. Inoltre, era arrabbiata perché non le avevo permesso di giocare di più. Corinne sorrideva estasiata, mentre mi torcevo sotto la bacchetta.
Adesso tocca a lei. La padrona l’ha fatta spogliare nuda. Adopra la doppia lingua di cuoio. Non piaga la pelle, ma fa male parecchio e per Corinne sono 35 sculacciate. E’ ancora nuda, quando mi fa i bagnoli: soave ristoro. Mi avverte che è uscito sangue: me ne sono accorto! Anch’io ho la sindrome di George: JohnThomas ha alzato la testa, sentendo che mani femminili palpano le due carnose sorelline che ha di dietro e quelle altre due che ha di sotto, casualmente sfiorate e stuzzicate per un bel po’ di tempo. L’espressione di Corinne, tuttavia, è seria e preoccupata. Si allontana qualche momento dalla mia camera: ha indossato soltanto il grembiulino bianco ed in mano il cucchiaione di legno. “No, Corinne, no! Sei stata punita abbastanza! Dai, stenditi che ti faccio i bagnoli e soltanto quelli!” Piange disperata; scarica la tensione quella accumulata mentre milady la sculacciava e quella, ben maggiore, accumulata il giorno prima, nel bugigattolo di Shylock. Ha la voce rabbiosa: “Bob, ho perso una sterlina. Tutti i miei risparmi. Non ho neanche di che pagare l’affitto della lurida camera a quell’usuraia della mia padrona di casa! Devo soffrire, devo scontarla” Sono disponibile: “per i soldi, non ti preoccupare. Te li posso anticipare io oppure milady. Non fare così!” Le strappo di mano il cucchiaio: sta tentando di infilarselo dentro. La faccia distendere sul letto e le pongo le bende bagnate sulle natiche caldissime. Butto in un angolo il cucchiaio di legno. Aspetta che la pelle del deretano si sia un po’ raffreddata, poi si alza di scatto e lo va raccogliere. Infilo dentro il manico giusto quel poco spazio per darle la sensazione. “Di più – mi implora- di più. Voglio sentirlo tutto dentro. Sai, eccetto te, nessuno mai me lo ha infilato laddentro. Ahi! Che sensazione strana: sembra di fare..ahi…la cacca al contrario!” Il mio JohnThomas è soddisfatto, quando va a sostituire il cucchiaio e, ancor di più quando entra, finalmente, nella grotta del piacere di Corinne.
Luglio è molto caldo. In giro non si parla d’altro che delle imprese del giovane Forsbury. Avventurarsi da solo, accompagnato soltanto da una manciata di regolari indigeni, nel cuore dell’inesplorata giungla africana e piantare la nostra bandiera su nuovi territori, mai scrutati dagli occhi dell’uomo bianco. Anch’io sono eccitato a leggerne le cronache. Ma vi è dell’altro: i rapporti tra Francia e Russia sono tesi allo spasimo. Si aspetta soltanto il casus belli per scatenare una guerra fra le due nazioni. Questo fatto potrebbe impedire il viaggio ad Eugenia? Homer è convinto che non sia così: Eugenia verrà lo stesso a Londra; Dupin lo assicura. E inoltre, gli domando, quanti sono i membri effettivi del “Merry Order”? A dicembre erano 14, più Antoinette adesso fanno quindici. Homer apre la sdentata bocca. Che stupido che sono: Eugenia e la sua dama! Ma fanno 17! Chi è l’altra, l’ultima che manca al computo? “E’ ciò che devi scoprire!” la serafica risposta del vecchio cieco.
Le voci di Antoinette e di sua figlia sono sempre più alte, concitate, alterate. Quella della madre è intrisa di rabbia, di autorità mal rispettata, quella di Jenny, ha i toni delle lacrime e della delusione. Suona agitata la campanella del salotto. Ormai sono già dietro la porta. Busso. Milady è rossa in viso, l’espressione del volto tesa e nervosa, i due riccioli dell’acconciatura che le incorniciavano il viso, sembrano godere di vita propria e sfidano la legge newtoniana per tanto sono ritti. “Frusterete mia figlia, davanti a me finchè ella non chiederà pietà. Dovrà scusarsi e del suo comportamento e delle sue parole. Piccola ribelle…Portatela di sotto. Arrivo subito” Prendo delicatamente Jenny per il gomito e l’accompagno. Lei quasi incespica giù per le scale. Nei pochi attimi che precedono l’arrivo della madre, riesco a dirgli “ Ti ricordi l’altra volta? Farò come allora!” Jennifer si spoglia del tutto. Non altro dispetto può fare che lasciare per terra i vestiti e la sottoveste, abbandonati e sgualciti. Le sue mani sono ben strette alla sbarra infissa nel muro. D’impulso, Elka prende il gatto a nove code dalla nicchia. Scuoto la testa e, senza parlare, glielo faccio rimettere a posto. Stacco dalla panoplia il cane pesante. Tre piccoli colpi sulle natiche di Jenny, che già fremono. Il colpo forte è veramente forte! Lei stacca un piede dal pavimento. Lo rimette giù così come riabbassa la testa che aveva alzato di scatto. Nulla è uscito dalla sua bocca, neanche un flebile gemito. Una gragnuola di tocchi leggeri le arrossa la pelle. Gelida, la voce di Elka alle mie spalle “Ti decidi a frustarla, si o no? Oppure devo farlo io? Insegna l’educazione a questa piccola sgualdrina!” Sono sei le bacchettate che le do, assai violente. Facendo parlare soltanto gli occhi lagrimanti, Jenny implora da me requie. “Chiedi scusa” le mormoro pianissimo perché ella non ci senta. Jenny respira profondo e torna ad abbassare la testa. La bacchetta ha ormai scavato la poca carne delle natiche della ragazza: non è uscito sangue ma la pelle è tesa, traslucida, pronta ad aprirsi; non resisterà per molto. La madre mi invita, mi sprona, mi ordina di andare avanti, di frustarla ancora e ancora e ancora. All’improvviso Jenny strabuzza gli occhi, il suo corpo si fa teso, le sue mani si aprono: cade per terra, svenuta. Mi precipito accanto a lei, piego le ginocchia, le sollevo la testa con la mia mano sinistra sotto la nuca mentre con la destra le do leggeri schiaffetti sulle guance, esortandola a riprendersi. Dopo un’eternità riapre gli occhi, ancora vacui, il suo colorito è giallastro. La sorreggo meglio ed aspetto che sia tornata abbastanza normale, sostenendole il busto. Viene avanti lady Antoinette, la sua voce è ancora gelida di rabbia ” Ti frusterò ancora domani e poi dopodomani e poi ancora, ancora fino a quando non chiederai scusa, non implorerai pietà.”
E’ successo, mi erudisce più tardi Corinne a cui l’ha raccontato la stessa Jenny, che la ragazza e il giovane Hyde abbiano iniziato una fitta corrispondenza. Frasi romantiche e passionali, tipiche della gioventù. Invece Antoinette vede di malocchio questa liason, chissà perché, ed ha ingiunto alla figlia di smetterla. Jenny ha rifiutato e da qui tutta la questione. Una parola tira l’altra e….

Public Disgrace: torturata con la cera

24 Settembre 2009

Da Public Disgrace: giovanissima ragazza prima viene torturata con le cera e poi costretta a soddisfare le pesanti voglie sessuali dei suoi aguzzini. Qui trovate la galleria completa.
torturata con le cera
ragazza fa pompino
ragazza inculata

Racconti di sculacciata: Lory e il giovane conte

23 Settembre 2009

Un bel racconto di sculacciata che ci viene inviato da Educatore Severo.
Buona lettura a tutti! Colgo l’occasione per ricordare che chiunque può partecipare al blog, basta inviare una mail a sculacciata76@yahoo.it con il proprio racconto, la propria poesia, il proprio contributo personale…
Prefazione:
Questa storia mi fu raccontata tanti anni fa da una ragazza di 3 anni più giovane di me , ed è una storia vera ,forse un pò ricca di particolari ,ma abbastanza vicina alla realtà.
Questa ragazza si chiama Lory ,viveva con la famiglia di contadini ,insieme ad altre famiglie nella grande fattoria villa dei conti Fraschi nelle campagne toscane ,Lory aveva a quei tampi solo 15 anni ,e da poco aveva cominciato a sentire uno strano prurito tutte le volte che vedeva passare il giovane conte ,tutte le ragazze contadinelle di qualche anno più grandi della nostra Lory avevano avuto le attenzioni del giovane conte , e tutti sapevano della passione del conte per la disciplina e di conseguenza anche il figlio gli somigliava ,il conte aveva anche una figlia della stessa età di Lory,si chiamava Alessandra ,a Lory stava particolarmente antepatica ,perche ricca aveva tutto, e per giunta non era mai contenta ,capricciosa ribelle ,al punto che suo padre più volte l’aveva punita anche in presenza di tutti i contadini figli e figlie ,alla fine degli anni 60 le punizioni corporali nelle famiglie italiane erano sempre abbastnza frequenti
Adesso è
Lory che comincia a raccontare
Una calda mattina d’estate la scuola era già finita , io avevo la fortuna di frequentare la 2° magistrale per quei tempi studiare per le ragazze non era facile anche Alessandra studiava era in 2° liceo ma a dispetto dale classe sociale non andava tanto bene ,neppure io ma meglio di lei, cosi,
quella mattina Alessandra fu presa per un braccio dal padre( il conte) distesa su un tavolo in giardino e suo padre gli alsò il vestitino gli sfilò le mutandine ,poi con una cintola di pelle non molto grossa ripiegata a metà comincio a derle cinghiate sul culo nudo sulle cosce che erano rotonde come le mie le cinghiate cadevano secche e veloci Alessandra comincio a scalciare urlare e dire basta basta ,ma per fortuna suo padre non la ascoltava e continuava a darle cinghiate belle forti e schioccanti ,il conte era abituato a dare cinghiate ,perche sapevo che spesso le dava anche alle figlie dei contadini che erano al suo servizio ,la punizione di Alessandra (che a me stava molto antipatica continuava forte) molto forte, a già tutto il suo culetto era segnato di rosso con strisce più evidenti qua e là ,il conte continuò ancora per molto tempo ormai Alessandra non urla più è rassegnata resiste alle cinghiate di suo padre fino a quante ne ne le vuole dare ,poi finisce si alza arrabbiata dice qualcosa che non capisco niente ,allora suo padre la riprende si siede su una panchina carica la figlia sulle ginocchia e inizia una sculacciata tremenda ,la sculacciava forte molto forte ,io ho solo provato qualche volta la mestola della mamma ed il frustino del papà ,ma queste sculacciate e le cinghiate di prima sono veramente severe ,continua a sculacciarla per circa 10 minuti consecutivi ,adesso ha il culo che lampeggia io sono contenta e rido,ma subito dopo mi sento prendere da dietro ,mio padre era gia armato di vettino , mi alsa il corto vestitino estivo e comincia a frustarmi le cosce e le gambe ,non mi leva le mutandine ,a me da una parte dispiace perche avrei potuto far vedere il mio culo nudo al giovane conte, continua a frustarmi concentrando i colpi sulla parte alta e cicciosa delle cosce ,il vettino appunto come lo chiamano qui è semplicemente una rametta di salice ,il babbo continua a frustarmi io urlo piango mi divincolo facendo entrare sempre più le mutandine nel solco ,adesso ho le chiappette tonde e sode quasi completamente nude ,babbo continua a darmi frustate ,il giovane conte si è avvicinato a un metro da me vedevo con la coda degli occhi che guardava interessato il mio giovane culo ,non lo avema mai fatto ,io ero dolorante per le frustate ma eccitata per mostrare le chiappette che ormai erano completamente fuori delle mutandine e piene di righe come le cosce .ma ad un tratto senti uno strano caldo tra le cosce ,come quando a gambe alsate davanti allo specchio mi infilo il ditino dentro ,ho smesso di piangere ora faccio solo dei mugolii strani ,babbo continua ancora a darmi frustate ora tutte sul culo,saranno già più di 200 ,il giovane conte mi guarda mi sorride e mi dice brava mi piaci ,io a quelle parole senti di nuovo la passera bagnata calda ,il babbo questa volta se ne accorge mi da un’ultima scarica di frustate fortissime e poi mi lascia ,io scappo in casa e vado a sdraiarmi sul letto dopo che mi sono finalmente tolta le mutandine.
Dopo poco la mamma mi chiama .devo andare ad aiutarla in cucina ,qui si lavora tutti ,mi lavo mi metto il vestitino più vecchio che è anche il più corto ,un palmo sopra le ginocchia ,io li avrei voluti più corti come usavano a quei tempi ,e come avevano le altre ragazze più grandicelle di me,ma la mamma non voleva,comunque questo quando mi piego scopre fino in alto alle cosce ,non ho messo le mutandine perche il culo mi fa ancora male ,faccio tutti i lavori che mamma mi chiede ,poi dopo pranzo,vedo passare con la moto il giovane conte con mia cugina dietro ,mia cugina a 20 anni è al servizio del conte già da 4 e sò che spesso la puniscono ,tante volte mi ha fatto vedere i segni sulle natiche e sulle cosce ,decido di seguirli ,prendo la bici sò dove vanno, arrivo vicino alla casetta di caccia all’inizio del bosco ,siamo a circa 2 kilometri dalle case ,mi affaccio alla piccola finestrina e vedo mia cugina abbracciata a lui col vestitino alzato ,non porta le mutandine neanche lei ,è girata col culo dalla mia parte vedo che ha ancora dei segni di cinghiate ,io sono già eccitata nonostante i 2 orgasmi durante la punizione di babbo ,il giovane conte toglie il vestito a mia cugina che resta completamente nuda ,è molto bella si baciano si abbracciano ,poi lei si gira si piega a 90° il giovane conte prende un vettino molto lungo,e comincia a dere frustate sul bel culo di mia cugina che in quella posizione è bellissimo (come vorrei essere al suo posto le punizioni a me fanno malissimo ,ma per essere li me le farei dare anche più forti)mia cugina mugola di piacere ,dimena il culo in qua e in la dopo tantissime frustate che anno segnato tutto il culo e le cosce di mia cugina ,il giovane conte tira fuori il suo pene ,io faccio un’esclamazione ,come è grosso ,a quel punto si accorgono di me ,il giovane conte da l’ultima frustata e poi si riveste esce fuori,io scappo ma lui mi prende subito ,brutta monella ,mi prende per un’orecchio e mi trascina dentro ,mia cugina mi guarda nera di rabbia ,cosa ci fai qui,io rispondo niente passavo di qui ,mia cugina è li in piedi nuda ,a solo le scarpe ,vedo il suo culo le cosce anche sui lati tutte segnate da segni rossissimi più di quelli che ho ancora io ,il giovane conte si siede mi carica sulle ginocchia mi alsa il corto vecchio vestitino quasi trasparente tanto è liso ,poi esclama guardala non porta neanche le nutandine ,io scalcio e dico perche mi faceva troppo male il culo ,siii dice lui vedrai tra poco ,comincia una sculacciata sonorissima e veloce in pochi tremendi minuti non sò quanti sculaccioni ho ricevuto ,io sganbetto urlo chiedo scusa ma lui continua ,ad un tratto smette sento il fischio del frustino in aria dentro di me ò paura ma sono di nuovo eccitata ,vedo con la coda degli occhi mia cugina piegarsi a 90° e lui cominciare a frustarla molto forte specialmente sulle cosce ,mi tiena a culo in sù sulle ginocchia e frusta lei non capisco.sotto il mio ventre caldissimo sento un duro incredibile ,riprende a sculacciarmi ,me ne avrà già dato più di 300 ,e continua sempre più forti ,ma io stranamente non urlo più ansi mi piace mi stò eccitando come non mai,lui riprende il frustino e ricomincia a frustare mia cugina che si ri è messa a 90° ,questa volta ne dà tantissimi ,io vorrei che frustasse anche me ma niente,dopo un po ricomincia a sculacciarmi fortissimo anche sulle cosce fino in basso ,io penso a tornare a casa ,come faccio cosa dico ,nel frattempo continuano a piovere sculaccioni ormai sono sicuramente più di 500 io non resisto più tiro su e giù il culo mostrando la passerina nera poi dopo ancora un centinaio di sculaccioni fortissimi .in’arco il culo e facco uscire dai riccioli della passerina un fiume di giovane vergine succo, il giovane conte e mia cugina ridono e mi dicono brava ,brava Lory sei dei nostri ,mi fa alzare io scappo via .ma fatti pochi metri torno alla finestra e vedo che lui a ripreso a frustare mia cugina lei li tiene in mano il suo sesso duro e grosso ,poi incredibile lo prende in bocca si girano cosi vedo il culo di mia cugina pienissimo di rige fino in basso sulle cosce ed anche un pò sulle gambe,ma la cosa eccezionale è le natiche sono rimpite di segni fittissimi a rilievo e rossi rossissimi ,io morirei di dolore ma la invidio tanto ,mia cugina continua a succhiare il pene del giovane conte ,dopo un pò lui si siede la prende sulle ginocchia e comincia a darle una sculacciata sonorissima come aveva dato poco prima a me ,vedo mia cugina che va su e giù col culo ha una passera molto più riccioluta della mia ,continua per un po poi si ferma col culo molto ritto e gode ,il culo mi fa malissimo dopo tutte le frustate di babbo e le sculacciate del giovane conte ,mi brucia come il fuoco maaah e si sono eccitatissima.
Torno a casa dico a mia madre devo cogliere i pomodori ,si mi risponde almeno per un pò sto riparata il più possibile ,la sera a cena cerco di non dare tanto nell’occhio specialmente al babbo ,dopo cena vado a letto presto ,ho uno specchio sulla porta dell’rmadio lo giro in modo da potermi vedere riflessa quando sono sul letto ,prima mi sdraio rizzo il culo più in sù che posso ,poi apro e chiude le cosce ,la vista della mia ricciolina va e viene ,le nie natiche e le cosce sono ancora molto rigate e molto rosse ,a me non piace cercarle e provocarle le punizioni ma quando le prendo da un po di tempo a questa parte sempre più mi eccito. non so cosa mi prende, Ora penso agli sculaccioni del giovane conte ,apro e chiudo le cosce velocemente e raggiungo l’orgasmo ,ahhh come vorrei prenderle col frustino con la cintola dal giovane conte, ed anche dal conte in persona ,che è un bell’uomo severo imponente incute timore ma è anche molto eccitante.
La mattina seguente è domenica tutti alla messa ,poi a casa ad aiutare la mamma a mezzogiorno vado a lavarmi torno in camera mia sono nuda ,babbo mi vede passare e mi brontola ,ma e me piace tanto stare nuda ,arrivo in camera e sorpresa sul letto un bellissimo vestitino azzurro stretto in vita e sottanina larga corta corta come usave nel 69 ai tempi dei figli dei fiori, lo indosso davanti allo specchio provo a piegarmi scopre fino a metà natiche bellissimo ,non indosso le mutandine tanto chi se ne accorge, scendo per pranzo ,la mamma ed il papa mi dicono :il conte vuole vederti oggi alle 16 ,si dico io cosa vuole?forse vorrà prenderti al servizio per l’estate ,a me brillano gli occhi ,so di andare incontro a cocenti punizioni ma anche di poter tentare il giovane figlio del conte,dopo pranzo esco vado dal conte è sulla veranda insieme alla mogle i figli e degli amici nobili ,buongiorno -ho vieni Lory vieni avanti -mi avvicino al conte sto tremando di paura e di eccitazione -mi mette una mano sulla coscia -io a quel punto mi rendo conto che non avevo messo le mutandine -mi dice da oggi farai la cameriera qui da me sei contenta-si signore contentissima ,ma non so fare la cameriera -ma come la cameriera la sanno fare tutte le ragazze -spero di essere all’altezza ,il conte intanto mi accarezza la coscia in alto ,io divento rossa come un pomodoro -lui mi dice e no ragazzina no devi vergognarti e così dicendo alza la mano fino al culo sentendo che è nudo ,bravissima questa è una cosa molto bella ,io sono già eccitata e lui lo ha sentito ,sai che io ti pagherò anche bene ma ci sono della regole da rispettere – si signore lo sò-si e quale sono-le punizioni signore-che genere di punizioni tu come lo sai-ho visto i segni sul culo di mia cugina-hhaa bene bene-mi tocca in mezzo alle cosce io non riesco a trattenere e mi bagno un pochino ,il conte ride e dice ai suoi ospiti la moglie ed il fglio ,la mettiamo alla prova ,un coro di si ,un’attimo dopo ero sulle ginocchia del conte vestito alzato culo in mostra a tutta quella gente ,compresa l’antipatica ,e giù una sculacciata tremenda velocissima chiappe cosce fino in basso vengono colpite da quella mano che sembra una pala da forno,io scalcio ritiro il culo,lui si ferma e mi ordina inarca il culo Lory io lo inarco al massimo mi piace ma le sculacciate lo fanno ritirare continua a sculacciarmi urlando di inarcare il culo altrimenti continuerà per un’ora
il culo mi va a fuoco le cosce pure ma sono eccitata ,il conte continua a sculacciare molto forte schiocchi fortissimi mi incendiano sempre di più tutta la parte posteriore ,il giovane conte mi guarda e mi sorride ,questo mi fa eccitare ancora di più,saranno già più di 500 sculaccioni ,mia cugina mi aveva sempre parlato di 700/800 ed anche di più di sculaccioni quando era il conte a darli “lui non li CONTA” ,continua a sculacciarmi poi abbassa la testa e in un’orecchio mi sussurra ,puoi godere se vuoi ,l’ho già capito che ti piace ,io tremo di eccitazione sgambettto per reazione non per dolore ormai non sento più il dolore ,gli sculaccioni continuano a cadere sempre più severi il culo e rosso fuoco caldissimo sento affluire il sangue e palpitare le chippe ,dopo ancora una quantità di sculaccioni enorme non mi trattengo più e mi lascio andare ad un orgasmo eccezionale il primo vero orgasmo della mia vita che arriva a bagnare un po anche i pantaloni del conte .mi fa alzare e mi fa mettere col vestito sollevato in piedi in castigo mostrando il culo a tutti . Favoloso!!!

Fine prima parte

Gemere e al contempo soffrire

22 Settembre 2009



“Il tempo si dilata e lo spazio di un attimo,
in un secolo a volte tramuta,
con te è come se andassimo,
in una stanza da lungo temuta.

Temuta ma spesso agognata,
e dal mondo vicina e distante,
con le pareti che come lenzuola
in un abbraccio ci tengon reclusi.

La rima cade ai nostri pensieri,
troppo grandi per star prigionieri,
il verso non può contenere
il nostro più forte sentire

E tu muta al mio cospetto
Indifesa porgi le terga,
Sapendo che il bacio cocente,

Non è solo dato per il tuo dolore,
Non è poi lungi dall’amore
Non è sol colpa che espii

Ma conquista di quel che tu aspiri
Anelito a un diverso sentire
Gemere e al contempo soffrire”

Fabian Handy