Archivio per settembre, 2009

Racconti di sculacciata: Incontri Felsinei

21 settembre 2009

Questo racconto è un regalo di Fabian che fino ad oggi ha contribuito al blog con poesie come questa: se volete contattarlo direttamente, potete scrivergli a handy.fabian@yahoo.it

Buona lettura!

Arrivo alla stazione di Bologna, e sono circa le 10. Chi me lo ha fatto fare di affidarmi ad una vocina dentro che mi fa sognare sempre la stessa cosa? Mah, in un impeto letterario mi sento come Ulisse, che si spinse oltre le colonne d’Ercole, osando, perché si sa… “fatti non foste per viver come bruti”, come ci ha tramesso Dante (o forse era solo una pubblicità televisiva?).
La ragazza in questione, la molla che mi ha fatto muovere, dice che sarà lì, fuori, nell’assolata piazzetta, e al telefono sembrava “timidamente decisa”.
Non ci siamo mai visti, ma scritti parecchio, accorate missive inneggianti al medesimo tema, ma anche altro, anche cose che ci hanno permesso di saggiare le nostre caratteristiche, e a volte pure di litigare. E’ senz’altro colta, legge molto, e anche se viene dal Lazio (chissà da quale anfratto di quella bellissima regione, non me lo ha mai voluto dire..) sembra non abbia nessun problema a sentirsi a suo agio viaggiando in Padania. Le mie paure, pur legittime, temo siano anche le sue. Anzi, sicuramente la fragilità di una donna le amplifica, le rende ancor più ossessive. Ci sarà davvero?
Dalla rubrica compongo il suo numero, con questo maledetto cellulare che, con i miei 40 anni suonati, da insensato anacronismo, sembra dirmi “caro mio, non dovresti neppure pensare a queste cose da giovani, l’età delle cazzate è finita, non riesci neppure a schiacciare i tastini, matusa..”
Lei risponde, e dice che è lì, tra le colonne marmoree, vestita di scuro, e mi attende. Si schernisce affermando che non è bella, che capisce se… ci ripenserò.
Così ci scorgiamo da lontano, mentre le nostre voci sono già vicine, all’apparecchio.
Qualche stupido convenevole, stupido ma indispensabile per renderci meno sconosciuti.
Mi dice che ha preso un appartamento, tra l’altro dall’altra parte della piazzetta. Ha fatto tutto lei, e non mi dispiace, pigro come sono. Continuiamo a discutere di cose che non ci interessano, ostentando sicurezza. Saliamo, e ci sediamo sul divano, fianco a fianco. Mi offre tè, opto per l’acqua… stamattina non ho neppure bevuto il caffè, temendo che i nervi mi giochino un brutto tiro. Brutto essere emotivi, farsi agitare dalla passione, quando devi essere chi conduce il gioco, e la tua partner si aspetta momenti inenarrabili.
Superata la fase di malcelata diffidenza iniziale, e stabilito che tutto è ok, sappiamo entrambi che da lì in avanti le cose cambieranno, che il sorridente (e un po’ idiota…) uomo che prima, in modo quasi affettato, discuteva di qualsiasi amenità, diverrà un severo e implacabile spanker, senza nessuna voglia di scherzare, né di rendersi simpatico.
Spanker… che termine strano, che stereotipo abusato, utilizzato anche a sproposito per definire gente che mira al sesso, e che con due pacchette sul sedere prima dell’amplesso si sente tale.
Ma qui non si tratta di una moda, entrambi agognamo la stessa cosa… e non ci interessa sfoggiar con nessuno quel che accade, nella penombra da lei espressamente richiesta, in una stanza dimenticata dal mondo.
Si toglie orologio e catenina, e un braccialetto d’acciaio. Le precauzioni non sono mai troppe, in questi casi, ogni oggetto si trasforma in “corpo accidentalmente contundente”.
LE dico “Ora basta, signorina, è giunto il momento che ti accomodi sulle mie ginocchia, per ricevere quel che ti meriti da tempo.” Si lascia prendere per la mano, e trascinare meccanicamente, in trance, sulle mie gambe, supina. Indossa dei pantaloni, che per ora faranno da tenue barriera.
La rimprovero “ Alla tua età, andartene in giro così, sapendo che a casa stanno in pensiero” (un pretesto futile, suggerito da alcune sue mail al riguardo) “e magari impiegassi il tuo tempo in maniera migliore, ragazzina”.
Alle parole seguono i fatti, ovvio… e la mia mano comincia, piano piano, senza fretta né eccessiva violenza, a colpire i suoi glutei. “Ciack, ciack, ciack!”
“Ehi, fa male…” con una vocina che non lascia dubbi sul fatto che devo continuare.. “Silenzio, e cerca almeno di sopportare il tuo castigo con dignità”, appioppandole un altro sculaccione, più forte degli altri. Un sobbalzo, il suo corpo che salta sulle mie cosce, in un protendersi inutile.
Pochi colpi, e la faccio alzare. “Togliti quei calzoni, è ora che impari veramente cosa ci vuole per una monella!”. Mi sembra di intuire un sorriso sul suo volto, mentre lentamente cerca di spingere il bottone dentro l’asola. Imbranata o crudelmente provocante? Le assesto un ennesimo colpo, e in modo burbero le impongo di sbrigarsi, che non possiamo stare tutto il giorno in attesa dei suoi comodi.
I calzoni sono ora appoggiati alla sedia, “le donne riescono ad esser ordinate anche in questi frangenti”, penso in un attimo di tenerezza. Dopo tutto chi mi sta di fronte avrà non più di 30 anni, non potrebbe essere mia figlia, ma una nipote certo sì…
“Riassumi la posizione, forza!” e a questo punto non vedo l’ora di riprendere, rinfrancato dal suo atteggiamento… temevo che alle prime sculacciate potesse cambiare parere. Sculacciate tra adulti consenzienti, certo, ma se uno dei due cambia idea… che succede? e quando sei proprio sicuro che l’ha veramente cambiata?
Le do qualche timido assaggio, prima di aumentare il ritmo, e via via la forza. Danza, poi cerca di proteggersi con una mano, che subito rimetto fermamente al suo posto “Piantala, altrimenti raddoppio la dose”
“sei cattivo, e antipatico.. ahi ahi”
“Adesso basta, togliamo anche queste” le dico abbassando piano piano le mutandine bianche, incorniciando un magnifico sedere, che in contrasto con la pelle candida che lo attornia, comincia a colorarsi splendidamente. Vorrei rimirarlo a dovere, ma adesso il contatto tra la mano e il suo corpo si fa più invitante… non resisto, riprendo a sculacciarla, la sua danza è magnifica, il suo culo impertinente si protende e le gambe scalpitano, scalciando all’aria, ostacolate dalle mutandine che scendono alle ginocchia, per poi finire impigliate solo in una caviglia, e poi a terra, dimenticate.
Smetto, voglio lasciar per un attimo che si riprenda, non so quale sia la sua reale resistenza, al di là dei gridolini che emette. Le accarezzo i capelli scuri, e poi le gote, umide vicino agli occhi marroni, che mi guardano con un’espressione timorosa, da coniglietto impaurito, ma che non lasciano dubbi.. vuole che insista, non le basta di sicuro.. Le bacio la nuca, ma è una pausa … avulsa, estranea al resto, che deve continuare.
“Ora vai nell’angolo, in silenzio e con la faccia rivolta al muro e le mani dietro la testa… Guai a te se ti tocchi le natiche!”
L’aiuto a rialzarsi, e la accompagno quasi spingendola verso la parete vicina.
“quanto tempo mi lasci qui?” protesta…
“Ti ho detto di tacere… Resti immobile e zitta per cinque minuti, stai ferma o è peggio…”
“uffa, sei cattivo..” Le assesto un paio di colpi, che in piedi risuonano ancora più violenti nella stanza, ricordandole che non ha il diritto di parlare, in questo castigo silente.
Fingo indifferenza, distacco, seduto rimiro la scena, accattivante, e dopo poco le annuncio “Mancano ancora due minuti a ricevere il resto”. Inesorabile, il tempo come si dilata in quei momenti… a dir la verità non vedo l’ora neppure io di riprendere, e baro sul termine, anticipandolo…
Ora vieni qui, e mettiti a quattro zampe sul divano.
“Che mi vuoi fare?” … non sembra terrorizzata, ma impaziente, mentre si acquatta.
Lentamente tolgo la cintura dai passanti, e le dico di arcuare meglio la schiena, di tenersi pronta, perché questo farà più male. Muta, come raramente le monelle riescono ad essere, gli occhioni chiusi.
“Uno” anticipo, per poi lasciar cadere pesantemente (ma non troppo.. non ancora) il cuoio “Sciack!!”. “ah” protesta flebilmente, ma tiene la posizione.
“Due” ed il secondo colpo arriva sul bersaglio, già provato a dismisura….
“Tre”
“Quattro”
“Cinque!” annuncio, ..ma non colpisco, divertendomi a vederla contrarre i glutei, automaticamente.. e poi girarsi verso il mio braccio, che solo allora, approfittando di un momento di distensione, fa vibrare un colpo più forte dei precedenti. “Uahh!” grida davvero…
Ho esagerato? Mah, chi lo sa.. Le dico di alzarsi, e rimettersi sulle mie gambe (poi mi dirà, in una mail, che avrei tranquillamente potuto continuare..), perché voglio sculacciarla ancora, farla sentire una mocciosa, per come si comporta.
La motteggio un poco, le dico che con il culetto per aria, così nuda (anche se la camicetta in realtà è ancora al suo posto) sarebbe un bello spettacolo per i suoi amici, che sarebbe interessante sentire i loro commenti sulla sua condotta. Poi la sistemo meglio sulle ginocchia, come se fosse un oggetto completamente in mano mia… o lo è?
“Ciack! Ciack!” “Basta! Mi fa male!” ma il tono è talmente strano che non convincerebbe nessuno..
Alterno i colpi sulle due natiche, immagino che oramai sia provata (in tutti i sensi, dallo sguardo trasognato che scorgo di tanto in tanto, tra i capelli scompigliati) e diminuisco l’intensità, fin quasi ad accarezzarla, e trattenendomi da più languide e lascive attenzioni (i patti erano chiari.. no sex!)
“Brava, ora sarai più buona?”
“beh, certo non ci sei andato leggero… comunque… grazie.”

BDSM fra lesbiche

20 settembre 2009

Racconti di sculacciate: Domestico, parte 5

19 settembre 2009

Cap 13
La notizia si è diffusa in tutto il quartiere. La candida signora Mops, la seconda moglie del banchiere, è scomparsa! Nessuno sa dove sia. Forse l’hanno rapita. No, l’hanno ammazzata. No, è scappata con l’amante. Le voci si susseguono.
Sono arrivato. Faccio il segnale convenuto. Sono stato ben attento che nessuno mi seguisse. Quel giovane alto e secco, quell’Holmes, non mi da nessun affidamento però ha la dote innata del segugio. Dalla strada, Maggie mi fa il segnale di via libera. Aprono la porta. Losey mi porge la maschera e ne indossa una pure lui. E’ chiusa nella stanza foderata. E’ nuda e bendata, le mani legate dietro la schiena. Non c’è pericolo che ci riconosca: la maschera deforma pure le nostre voci. Non è male, la giovane Mops. Piccolina, cicciottella, le curve al punto giusto, discreto seno. Sul culo i sei lividi delle recenti frustate. Losey trae da sotto il tabarro la fiaschetta. Con l’accento del sud, artefatto, ripete la domanda: “Che ne sapete del Merry Order?” La vocina della ventitreenne signora Mops è terrorizzata: “Chi siete? Che volete da me? Perché mi trattate così? Voglio uscire subito!” Usa le stesse parole, Losey, per fare la stessa domanda. E lei ripete la stessa risposta “Non ne so niente. Non so di cosa state parlando!”. Ci siamo entrambi spruzzati di abbondante rhum ed abbiamo le mani guantate. Con la memoria umana non si può mai sapere: noi ricordiamo odori, movimenti, inflessioni…tutto. Solo che non sappiamo di ricordarlo! Le tiro i lunghi capelli castani, rovesciandole la testa per costringerla a bere. Losey le versa in gola tutto il contenuto della fiaschetta. Lei tossisce, ne sputa un po’ ma la maggior parte la inghiotte. Non dobbiamo aspettare molto: dopo mezz’ora, la sua faccia diventa rossa, il suo corpo si tende e si rilassa, si rotola per terra, strofina il ventre sullo spesso tappeto che ricopre il pavimento, poi, sebbene con le mani legate, si mette in ginocchio e riesce ad alzarsi in piedi. Le cosce hanno tremiti inconsulti, mugola, vorrebbe slegarsi le mani, punta con i capezzoli eretti contro le pareti: ma sono tutte imbottite di morbida ovatta. Losey ed io usciamo. Non può certo sentirci, però parliamo lo stesso a bassa voce. “Poveretta. Tutto quell’esotico afrodisiaco la deve eccitare un bel po’! e non può neanche soddisfarsi da sola! Siete sicuro che non le verrà un accidente?” “Sta tranquillo! Gli ordini sono di tenerla qui dentro per altri due o tre giorni. Un po’ di digiuno le farà bene. Quando vedrai che dorme della grossa, sai cosa devi fare. Vediamo se Maggie ci indica via libera!” Una lanterna cieca risponde al segnale della mia. Esco nella pubblica strada, buia. Avrò fatto una decina di passi che sento la camminata strascicata di Maggie. Mi tira per la manica e mi trascina in un anfratto tra due palazzi, a poche centinaia di iarde dalla casa. Il giovane Holmes giace per terra: un grosso e rosso bernoccolo sulla fronte. “Che ne facciamo di lui?” mi chiede Maggie. Le rispondo “Ha visto qualcosa? No. Bene. Lascialo lì. Quando si risveglierà, avrà un forte malditesta. Ci penserò io a sorvegliarlo. E,ora, sparisci. A domenica!”
La ritrovano il giovedì all’alba. Vaga per il quartiere, tutta nuda, la bava alla bocca, la mano incollata al basso ventre. Fa offerte lascive a chiunque le si avvicini. Il marito si precipita in strada; la ricopre con un lenzuolo e la fa salire dentro una carrozza. Lei pronuncia frasi irripetibili. Racconto il tutto ad Antoinette; lei se la ride di gusto. “Credo che ben poco riposo aspetti l’anziano mister Mops! Con quella moglie così giovane, già assatanata di per sé e adesso con tutto quell’afrodisiaco in corpo. Qualcuno deve averglielo fatto bere. Si tratta di una qualche oscena cerimonia di qualche setta orientale…” “Così si dice, milady” convengo. Mangiamo, a cena, pomodoro italiano con molto basilico: si dice che sia afrodisiaco!
Se fosse rimasto un caso isolato, non avrebbe suscitato scandalo. Ma, a solo un mese di distanza, eccone un altro molto simile: la ricca vedova Bentley. La trovarono nel Parco reale: il sedere orrendamente maciullato dal gatto a nove code. Avevo sudato parecchio, nonostante fosse febbraio, per darle otto frustate, e tutte concentrate lì! Holmes, però, fiutava, o subdorava, qualcosa. Faceva domande troppe stringenti e troppo logiche. Soprattutto a me. Improvvisamente, una notte fu assalito da quattro energumeni. Si difese bene. Losey ci rimise due denti. Il magro giovane si risvegliò imbarcato su una nave diretta in Alaska. Nessuno avrebbe mai più sentito parlare di Sherlock Holmes!.
Ed è arrivato, finalmente, il 21 marzo, equinozio di primavera. Avevo domandato, nei giorni precedenti, a milady se avesse ricevuto una convocazione o un qualche messaggio criptico dal “Merry Order”. No, la noiosa continua risposta.
Corinne mi ha appena chiesto che cosa ci facessi, ieri, che era domenica, mio giorno libero, nel parco reale, a parlare con un povero cieco su una panchina. Nulla, quattro parole scambiate con un infelice, per carità cristiana. Il che non è molto lontano dalla verità! Il solito ragazzino mi porta un biglietto. Di lady Pottingham. Vuole incontrarmi il più presto possibile. Nessun accenno alla scommessa. Racconto il fatto ad Antoinette, prima di andarci. Lei mi sprona.
Non è Dorothy ad aprirmi, ma un’altra domestica. Una che non ho mai visto. Prima di entrare, scorgo, con la coda dell’occhio, Maggie appostata nell’androne del portone di fronte. La bellissima lady ha un vestito a fiori, ben intonato alla splendida giornata. Una vena d’inquietudine nei suoi occhi “Sono successe cose strane negli ultimi tempi- va subito al sodo- alcuni membri di un’associazione di cui faccio parte, hanno subito aggressioni….” “Me ne dispiaccio, signora” Adesso la sua voce è tagliente: “Non fate il finto tonto! La vostra padrona vi avrà certamente detto del Merry Order e di come ci è entrata, anche grazie alla mia opera di persuasione nei confronti della altre – veramente modesta e veritiera, la lady- tutte quelle signore, di cui si legge sui giornali abbiano dovuto subire cose invereconde, ne facevano parte. Potrebbe capitare anche alla vostra padrona!” “Vigilerò affinché ciò non accada, signora” “E smettetela con quest’ aria servile. Voi sapete molte, ma molte, più cose di quanto tentiate di far credere. Anzi, dietro quelle aggressioni penso ci sia la vostra mano!” Ne avevo parlato a lungo, con il cieco Homer. Ci aspettavamo quel colpo. “Signora! –ero io ad esser indignato, pur nei limiti di una rispettosa cortesia- Farei molto per proteggere lady Wallstone, ma non certo fino a questo punto! “ “Certi aspetti sono tipici della vostra mentalità bacata e del vostro fisico impotente. Marianna frustata a sangue, sta molto male sapete? Le avete staccato parecchia carne dalle ossa. Priscilla che fa una simile figura: da cortigiana! Elisabeth trovata in quella posizione con quel…quel coso infilato dentro! Questa è opera di una sola persona!” “Se lo dite voi, madame. Ma io non c’entro. Ve lo assicuro!” “Non siete affatto convincente! Meritereste che vi facessi frustare…” “A proposito, signora – ardisco interromperla- voi avreste una scommessa da pagare! Ricordate?” “Come osate?” Avvampa di bragia! Il secondo fischio di Maggie mi avverte che il pericolo è scampato: la trappola non è scattata! Il terzo mi rassicura. E allora, proseguo: “Come volete, madame. Ma la voce può circolare in certi ambienti…” “Osate ricattarmi?” “Giammai, madame, sto soltanto mettendovi in guardia”. Cambia tattica, tanto è sicura di quello che succederà appena uscirò da quella casa. “Siete un debosciato. Però, in un certo senso, avete una qualche ragione. Vi devo un’ora del mio preziosissimo tempo: deciderò io quando concedervela!” “Come Sua Signoria desidera! Posso ritirarmi, ora?” Mi accomiata freddamente. Né Dorothy né Jeeves sono in quella casa, oggi: li avrà allontanati con qualche scusa. Domani leggeremo sulla stampa che tre o quattro bruti masnadieri, ancora non so quanti siano, sono stati arrestati mentre flagravano nei pressi delle Queen’s. Forse sono proprio gli autori delle recenti brutali aggressioni ad alcune nobildonne. Tra gli agenti che ne portano via un paio, scorgo Losey travestito. La tendina della finestra di casa Pottingham si riabassa. Anche la stoffa della tendina ha un moto di stizza!

Cap 14
“Non credo affatto che tu, tutte le domeniche, vada al parco reale soltanto per carità cristiana!” ironizza Corinne. Ho gli occhi pieni di lacrime: colpa delle cipolle che sto pelando; mi fermo un attimo per avere un po’ di requie dall’intenso bruciore oculare. “Corinne, ma che ti importa di dove vado la domenica? E va bene! Che cosa c’è dietro il parco reale? Il cimitero di Petcity! E chi è sepolto in quel cimitero? Il Mio Lord! Da 15 anni, tutte le domeniche mattina, con qualsiasi tempo, vado a deporre un fiore sulla sua tomba. Glielo devo! Circa sei mesi fa, ho conosciuto quel vecchio cieco. Anche sue moglie è sepolta là. L’ho aiutato, l’ho consolato scambiandoci qualche parola: siamo diventati amici, in un certo senso. Anche lui è rimasto solo al mondo: i suoi due unici figli superstiti sono entrambi di stanza nelle esercito, in India…” Mi viene da piangere, e la cipolla non c’entra. Ma dove le trovo queste storie da inventare?
“Mi dispiace, mi dispiace veramente. Meriterei di esser sculacciata per aver dubitato di te!” sembra veramente contrita. Ma si riprende subito: “perché hai detto “anche”? tu non sei solo al mondo come quel vecchio disgraziato. Tu hai lady Antoinette, Jenny…Hai me!” “Mia cara, se questa è una proposta di matrimonio, mi vedo costretto, mio malgrado, a rifiutarla”. Mi tira addosso lo straccio con cui sta asciugando i bicchieri. Poi si batte la mano sulla fronte: “A proposito di Jenny. La signora mi ha chiesto di darle una bella lezione con la spazzola, stamane. Ieri, la piccola ha incontrato di nuovo quell’Hyde; e di nascosto. Se non lo faccio, sarai tu a dovermi dare una sonora, e cocente, lezione!” Ironizzo: “Lo vedi che stai diventanto vecchia? Ti dimentichi le cose piacevoli da fare!!!” Stavolta lo straccio che mi arriva in testa è proprio quello bagnato. A pranzo, Jenny si siede con una certa difficoltà sulla sedia che le porgo. Soip d‘ognon con carrè di maiale. Piatto ben consono al freddo aprile che stiamo attraversando. Eppoi, la sua lenta digestione potrebbe sconsigliare a milady di andare da lady Winterbottom; cosa che ella usa fare ogni giovedì.
Constance mi ha detto che alla bionda prussiana Fraulein piace sculacciare ed esser sculacciata; non insegna soltanto buone maniere alla sua allieva, ma l’inizia pure ai piaceri saffici…Non ho alcuna voglia di perder tempo ad arrossare i sederi di quelle due!
La domenica faccio quello che dev’esser fatto. Gli ami sono stati innescati, le reti calate: aspettiamo che i pesci abbocchino. Nessuna notizia del “Merry Order”: sembra improvvisamente sparito, disciolto, mai esistito.
Milady mi annuncia che passerà un paio di settimane dai Winterbottom; così io sarò più libero ed avrò agio di proseguire la catalogazione della biblioteca, giù al museo. Ogni tanto vi andrà Corinne, per sovvenire alle loro eventuali necessità; non occorre che io stesso mi rechi lì, a meno che non venga chiamato. Partono, madre e figlia, portandosi appresso bauli come se dovessero star via un anno. Corinne ed io ci divertiamo, prendendoci a sculaccioni vicendevolmente, la mattina della loro partenza.
Un pesce ha abboccato! Un pesce molto grosso, ma non il più grosso. E’ un ragazzino a portarmi il biglietto. E’ scritto in francese. La duchessa ha ceduto! Vuole incontrarmi a Suffolk, lontano da occhi ed orecchie indiscrete. Prendo tutte le precauzione necessarie, prima di recarmi all’appuntamento. Per Corinne, e per tutti quelli che mi conoscono, sono al Museo. E’ madamoiselle Arletty, la dama di compagnia, ad aprirmi la porta della stanza dello squallido alberghetto.
La duchessa è nell’unica poltrona, accanto alla finestra. Non mi invita a sedermi. Non bada ai convenevoli. “Ho parlato con la persona che ha scritto quell’epistola che mi deste. Mi ha convinto. Mi ha costretta. Cosa volete sapere?” “Duchessa, scusate, ma preferirei che fosse un colloquio privato, questo che avete avuto la benignità di concedermi…” “Non badate ad Arletty. Ella è lo scrigno dei miei segreti” “Scusatemi di nuovo, duchessa, ed anche voi, madamoiselle! Credo di sapere perché abbiate fondato il “Merry Order”, chi ne faccia parte, almeno i nomi più importanti, e quali ne siano gli scopi. Una sola domanda: Eugenia viene regolarmente?” La duchessa è perplessa, quasi scandalizzata del fatto che io chiami per nome l’Imperatrice, ma poi capisce. Potrebbe essere una qualsiasi donna: ben pochi elementi per identificarla avrebbe chi ci stesse eventualmente ascoltando. “Sì, ma una o due volte l’anno, al massimo. No- precede la mia ulteriore domanda- non viene mai battuta!”. “Vi ringrazio molto, duchessa, della vostra confidenza” Attendo che sia lei a parlare. E lo fa “Che cosa sapete esattamente dell’Ordine?”. Devo esser cauto “ Che è un associazione di dame, le quali si riuniscono, ad intervalli di tempo non determinati, per sculacciarsi reciprocamente.” Abbozza un sorriso: “Sapete, dunque, quello che sanno tutti! Auguste vi faceva molto più informato, nella sua lettera. Sapete perché l’ho fondato?”
Scuoto la testa. Lei comincia a raccontare.

Cap 15
“Sono nata negli ultimi anni del secolo scorso. C’era la guerra, allora, in Lorena. Rivoluzionari contro legittimisti. La mia famiglia decise di mandarmi qui, in Inghilterra. Avevo tre anni. La mia zia materna, la contessa de Vries, si occupò di me. Quando prese il potere il Gran Ladro d’Europa, i miei mi raggiunsero. Fui mandata all’Educandato di York; vi era anche la Principessa ereditaria. La prima volta che mi frustarono avevo 14 anni: mi ero svegliata nel pieno della notte con un gran mal di pancia; tutta la camicia bagnata di sangue. Credevo di morire. Non sapevo cos’era, capite? Corsi per tutto l’edificio come una disperata. La direttrice aspettò che le mie cose passassero, poi mi fece frustare perché avevo disturbato il suo sonno ristoratore. Ah! Mi spogliarono, mi piegarono sul banchetto e Mrs Mops, sì, esattamente, la madre del banchiere, mi diede 38 vergate. Dovetti girare nuda, con il culo in fiamme, per tutto il refettorio suscitando l’ilarità delle compagne. Volevo morire dalla vergogna. Ci frustavano spesso per motivi disciplinari e per motivi scolastici. Ad alcune piaceva: dopo esser state sculacciate, la notte si facevano leccare dalle più piccole. A 18 anni sposai il Duca. Era un bruto, un tiranno, un despota. Mi faceva sculacciare dalla sua governante o lo faceva lui stesso, con il frustino da cavallerizzo. Dopo la nascita di Becky, mi fece tenere dalle serve e mi frustò a sangue: sulle cosce, sulle natiche, sulle spalle. E questo soltanto perché non gli avevo dato il maschio che lui tanto desiderava. Mi violentò perfino, e rimasi incinta di Vicky, un’altra femmina! Beh, il resto lo conoscerete: è storia!
Rimasi vedova a 32 anni. La prima cosa che feci, fu quella di frustare io stessa personalmente la governante del mio defunto marito, come lei aveva fatto tante volte con me. La staffilai sul culo e poi leccai il sangue che usciva dalle ferite. Godemmo insieme: io per la vendetta, lei per le staffilate! Fu il mio primo, vero, libero, totale orgasmo. Ne ho avuti di amanti uomini, sapete?, ma come riesco a godere quando vedo un bel culo femminile tremare, arrossarsi, fremere sotto le sculacciate…. Anche alcune mie conoscenti provavano la stessa condizione nella medesima situazione. Perciò ebbi l’idea del “Merry Order”: solo donne, lontano dalla brutalità maschile. Eravamo pochissime all’inizio, adesso siamo in sedici, tutte accomunate da un unico desiderio: il piacere della sofferenza. Non vi è altro scopo, nella vita!” Ha finito. Provo un sentimento d’imbarazzo, sono ritroso a chiederglielo ma devo farlo: “E per quell’altro particolare, signora duchessa?” “Lo farò sapere al vostro padrone, al vostro vero padrone. Ho accettato. I Dantes hanno una parola sola. Soltanto, ho il diritto di scegliere io il momento. Arletty, andiamo! E voi, uscite almeno mezz’ora dopo di noi!”. Il colloquio è finito.
Dunque, secondo lei, il “Merry Order” non ha nessun altro scopo se non quello di soddisfare le voglie di algofile signore della buona società, tanto che vi è accettata anche la Regina di Francia. Il bello è che qualcuna l’ha scavalcata, le ha fatto credere che questo Club sia lo stesso che lei ha fondato, tanti anni fa. Purtroppo, non è così.
Quando torno a casa, trovo la comunicazione di Corinne. Domani, deve andare dai Winterbottom. La padrona la vuole lì, per almeno un paio di giorni. Partirà presto. Sono anche arrivate due lettere, indirizzate entrambe a lady Wallstone. Le apro con il vapore. Nessuna è dell’Ordine, né, d’altronde, mi è mai passato per la testa che possano ricorrere alla plebea posta. Ma una delle due lettere suscita il mio interesse. E’ di lady Wintermare. Molto interessante. La leggo e la trascrivo. Poi, rimetto il sigillo.

Passione Piedi

18 settembre 2009

Sto ricevendo tanti complimenti ultimamente e ve ne ringrazio. Talvolta ricevo anche delle critiche o, meglio, degli interessati consigli. Ad esempio dagli appasionati del piede femminile, che mi dicono che anche loro hanno diritto alle loro gallerie e al loro spazio sul blog…visto che si chiama Perversionis e dovrebbe rappresentare tutte le perversioni.
Alcuni di questi mi hanno segnalato il sito Passione Piedi, fatto veramente bene e con giovanissime modelle italiane che vengono fotografate da un fotografo italiano. Insomma, per gli italiani amanti del piede femminile è il massimo. Eccovi qualche foto che ho preso dal sito:
piedi femminili
piedi ragazza
fetish piede

Racconti di sculacciata: la punizione di Marika

16 settembre 2009

Dopo la punzione di Monika, la punizione di Marika.

Buona lettura!

stamattina mi sono svegliato con ancora il ricordo della punizione subita da monika 4 giorni fa ,e stata un esperienza bellissima per me e stata la prima volta
che ho assistito ad una sessione sadomaso dopo avermi acceso una sigaretta e bevuto un caffe mi sono vestito e mentre mi accingevo a trovare le chiavi mi suona il telefono io con il cuore in gola speravo fosse luca fu proprio cosi era luca che mi chiese se volevo partecipare. e mi accolse luca alla punizione di monika ovviamente gli risposi di si mi diede delle indicazioni diverse non piu a casa sua ma in un paese a circa 200 km dal nostro ,Conoscevo quel posto ,un paese immerso nel verde di una collina .Mi disse di farmi trovare li entro le 12 cosi feci mi misi in macchina e partii quando arrivai sul poso vidi una villa bellissima con tantissimo spazio tutt intorno bussai e si apri il cancello automatico mi accolse un luca particolarmente nervoso mi disse che monika era una puttana e che stavolta non l’avrebbe dimenticata facilmente la sua punizione mi spiego che in 4 giorni ne aveva fatte di tutti i colori proprio come una monella : lunedi aveva rotto 2 bicchieri poi non aveva pulito bene il bagno e infine cosa piu grave durante una sculacciata si era pisciata addosso aveva sporcato il divano buono del salone e tutto il tappeto mi disse che per pri ma cosa non l aveva fatta lavare quindi come si conviene ad una cagna dopo l avremmo fatto noi
Dopo averci detto tutto entammo in casa e trovai marika nuda con una coda nel culo ele mani legate ad una staffa e con ai piedi degli stivaletti non molto alti come sempre era depilata ma quando mi avvicinai a lei emanava un forte puzzo di urina io ero gia eccitatissimo e non vedevo l ora che iniziasse la PUNIZIONE DI MONIKA luca non se lo fece ripetere due volte slego la schiava e uscimmo fuori casa ci porto in una specie di stalla dove c erano appesi al muro vari strumenti di flagellazione e poco piu in la un sulki nuovo di zecca LUCA prese due lunghe fruste con una lacina sottile e mi dise :o ggi MONIKA sara punita anche da te cosi mis E bavaglio a MOnika e tirandola uscimmo fuori monika camminava e luca cominci COLPIRLA SULLE COSCE PRIMA CON COLPI LEGGERI POI SEMPRE PIU FORTI VEDEVO MONIKA SOBBALZARE AD OGNI COLPO MENTRE STRISCE COLOR ROSATO LE DISEGNAVANO LE CASCE E IL CULO LUCA DOPO CIRCA 30 COLPI LA LEGO AD UN ALBERO TRAMITE UNA SORTA DI COLLARE E LE DISSE ORA VEDRAI COME SI TRATTANO LE MONELLE COME TE SEI STATA
MOLTO CATTIVA IN SOLI 4 GIORNI MI HAI FATTO IMPAZZIRE ORA SARAI PUNITA E SAI TI PUNIRA ANCHE il nosto amicoLEI MUGOLO E AVEVA LA BAVA CHE SCENDEVA
DALLA bocca e fece segno di no con la testa luca non si fece impietosire e le disse ,ora devi cORRERE AVNTI SU E INCOMINCIAMMO A COLPIRE SCIIIACCC SCIIIACCC SWISSSHH MMMMM MMMHH ALZA LE GAMBE CAGNA E SWISHHH SWISHHH SWISHHH MMMMGGHHH COLPIVAMO INSEME E IL SUO CORPO ERA SUDATO ETANTE STRISCIE LO PERCORREVA LUCA COLVA MOLTO PIU FORTE DI ME ALLORA CAMBIAMMO POSTO ……….AVEVO CONTATO CIRCA 100 COLPI
quando luca mi disse di fermarmi monika era tutto un tremito piangeva e si lamentava ma luca non ebbe pieta anzi la slego gli tolse il bavaglio e comincio a toccarla mise una mano fra le gambe e gli disse scHIAVA SCHIFOSA SENTI COME PUZZI DELTUO PISCIO ORA HAI BISOGNO DI UNA DOCCIA MARIKA SORRISE PENSANDO CHE LA PUNIZIONE SAREBBE TERMINATA INVECE…………………. LA PORTAMMO DENTRO A SUON DI FRUSTATE …AAHHHH SWISCHHH SWISHHHH UAAAHH BASTA VI PREGO NON LO FACCIO PIUUUU IEAHHHH entrati dentro la fece togliere la coda e gli stivali e insieme la portammo nel bagno puzzava marika erano 5 giorni che non si lavava ora l avremmo fatto noi …….ento nella doccia e subito gli arrivo un getto di acqua caldissima ahhhhh brucia brucia marika cercava di scappare ma io la tenevo ferma mentre luca dirigeva il getto d acqua sulle parti del corpo piu doloranti ahhhh pietaaaa ti prego luca bastaaa e luca le luride cagne devono essere lavate cosi DOPO MI DISSE DI ASPETTARE PERCHE NON AVEVA LA SPUGNA IO NON CAPII DOPO UNPO TORNO CON UNA RETINA PER LAVARE I PIATTI MARIKA NOOOOOO COSA VUOI FARMI??? QUESTO NOOO E LUCA ZITTA TROIA COSI IMPARERAI A LAVARE E A PULIRE SENZA ROMPER NIENTE MISE DEL SAPONE SULLA RETINA E COMINCIO A STROFINARE IL CORPO MARTORIATO DI MARIKA TIENI TROIA COSI IMPARERAI AD ESSERE PULITA PISCIASOTTO DEL CAZZO MONIKA SI DIBATTEVA TUTTA MENTRE LUCA INSISTEVA SULLA FICA E SUI CAPEZZOLI DOPO CIRCA 10 MINUTI APRI LA DOCCIA E LEVO VIA IL SAPONE CON L ACQUA CALDISSIMA MMMMMMHHHH AAHHHHH PIETAAA BASTAAAA NON CE LA FACCIOOO PIUUUUU IEAHHHH PERDONO PERDONO MIO PADRONE FARO TUTTO QUELLO CHE VUOI MA BASTTAAA DOPO LUCA L ASCIUGO ANDAMMO IN CAMERA E FACEMMO L AMORE PRENDENDOLA IN TUTTI I BUCHI GODENDO COME MATTI ERA SERA TARDI LASCIAI LA CASA E TORNAI IN CITTA ANCORA ECCITATO MA FELICE PER AVER PUNITO MARIKA

Public Disgrace: orgia di sculacciata

15 settembre 2009

Ogni volta che pubblico qualcosa da Public Disgrace vengo sempre subissata di mail di complimenti. E così ho deciso, anche se da poco ho pubblicato una galleria, di pubblicarne un’altra, davvero eccitante.
Eccovi qualche foto in anteprima (clicca qui per i filmati completi):

Racconti di sculacciata: la punizione di Monika

14 settembre 2009

Una racconto di sculacciata inviatomi da un anonimo lettore…buona lettura!

era una domenica calda e afosa e mi trovavo al mare con amici faceva caldo..molto caldo quell estate sulla spiaggia tante persone ma quelle che mi colpirono di piu furono una coppia seduta quasi accanto a me lei poteva avere circa 25 anni invece lui sulla trentina la cosa che mi fece insospettire (amo dare sculacciate alle monelle) fu che lei era seduta sulla sabbia rovente e lui comodo sulla sdraio lei si vedeva che soffriva ogni tanto si torceva e a volte mugolava io la osservavo e ogni volta abbassava losguardo quasi intimorita me lo sentivo doveva essere una schiava in punizione (solo un master puo percepire certe cose….)comunque mi alzai e andai verso l uomo per accendere una sigaretta mi avvicinai e notai che la ragaza aveva la shiena striata (dovevano essere i segni di una punizione il ragazzo fece segno alla ragazza di prenndere l accendino e quando si alzo…..mammma mia aveva un perizoma molto attillato e tutto ilculo rosso come un peperone mi feci coraggio e gli chiesi come si chiamassero ….fu cosi chfeci amicizia con una coppia sadomaso subito feci capire le mie intenzioni e luca (il ragazzo si chiamava cosi )mi disse se volevo assistere e partecipare alla punizione di monika (la slave )non me lofeci ripetere due volte e ci demmo appuntamento a casa loro la sera stessa
andai acasa loro alle otto in punto e mi accolse monika era nuda la fica depilata e due anelli sulle tette poi si mise in ginocchio in un angolo dove cerano delle puntine da disegno a terra nel frattempo arrivo luca e dopo i primi saluti mi dise che monika era stata cattiva aveva disubbidito all ordine di non toccarsi ma che lei era una lurida cagna viziosa non solo si era toccata ma aveva raggiunto anche l orgasmo per questo l avrebbe punita severamente umiliandola davanti ad un estraneo la cosa mi fece subito arrapare e dopo aver preso un martini fece segno a monika di alzarsi e di seguirci
entrammo in un salone grande dove tutto intorno sulle pareti erano affissitampe sadomaso poi disse IN GINOCCHIO CAGNA Prese un frustino e comincio a colpire monika sulla schiena e sulle cosce con molta forza lei si torceva a terra per scappare da colpi NOOO PIETA PIETA NON LO FACCIO PIUUUU AAAHHHHH AHHH ma la frusta si abbatteva sempre piu forte sul suo corpo ora anche sui seni BASTA TI PREGOOOO SWISSCHH CIAK AHHHII PIETAAAA dopo circa 70 colpi luca si fermo e disse sei una lurida puttana sai le cagne come te non meritano pieta e cosi dicendo la trascino in mezzo alla stanza e dopo averla legata ad una sedia alta prese un bavaglio e le disse LO SAI CHE NON DEVI URLARE COME UNA STUPIDA QUANDO TI FRUSTO ORA RICOMINCERO DACCAPO MA TU NON POTRAI URLARE le mise il bavaglio e òei nooo MMMMHHH …NON POTEva muoversi e aveva esposto la sua fica depilata luca disse aspetta un attimo usci e quando entro aveva un enorme mazzo di ortiche lo avvicino a monika e disse lo sai quanto FANNO MALE LE ORTICHE VERO? MONIKA MUGOLAVA MMHH MMMHH MMMHH E ANGEVA MA LUCA PRESE A COLPIRLA SULLA FICA CON MOLTA VIOLENZA SCIIA CIAC SCCCCICCC PRENDI QUESTO E QUESTO COSI IMPARI A FARE LA TROIETTA TIE SCIACC MENTRE COLPIVA vedevo la fica arrossarsi in modo enorme e lei che si sbavava e torceva tutta a quel punto mi sono avvicinato ho tirato fuori il cazzo e mi sono masturbato come un maiale arrivandole n faccia e quasi negli occhi

quando l ortica si fu quasi consumata la slego lei gli prese il cazzo in bocca e lo spompino fino a farlo venire sperando clemenza ma dopo aver goduto luca disse

NON CREDERE CHE HO FINITO STASERA DORMIRAI CON L ORTICA NELLE MUTANDE E ANCHE NEL LETTO COSI TI PASSERA LA VOGLIA DI FARE LA MAIALA LURIDA Cosi faceno usci prese moltissima ortica e con il mio aiuto la mise nella fica poi nelbuchetto del culo gli fece indossare le mutande e asuon frustate la fece stendere sul letto piene di ortica e gli disse LURIDA CAGNA STANOTTE DORMIRAI COSI E NON URLARE E NEON PIANGERE O TI FRUSTERO TUTTA LA NOTTE

usciti fuori dalla stanza mi chiese se mi era piaciuto gli risposi di si e lui mi disse che la prossima volta se volevo avrei potuto punirla io ci salutammo e da allora ogni 4 giorni partecipo alle punizioni di MONIKA

Public Disgrace e la pubblica umiliazione

13 settembre 2009

Public Disgrace è forse il sito che i miei lettori preferiscono: le situazioni di umiliazione pubblica che presenta sono molto eccitanti. Come in questa galleria, da cui vi riporto qualche foto, dove una giovanissima ragazza è sottoposta ad ogni sorta di umiliazioni sessuali in pubblico. Buona visione.

Culetto al vento per strada: più umiliante di così?

La giovane ragazza è in catene: il peggio deve ancora venire

Adesso la ragazza si fa penetrare

Chissà che pensa di questo pompino il giovane che fa jogging: forse di vorrebbe unire alla festa

Attesi il suo ritorno

12 settembre 2009

sculacciata

Attesi a lungo il tuo ritorno,
lontana giungeva la tua dolce voce,
e pur se vivevo, ancor, ogni giorno,
l’attesa bruciava, qual pena atroce.

Tra draghi e streghe,
tra fate e castelli,
oppur nelle pieghe
di mille bordelli,

sparisti dal mondo di questi ritrovi,
fatto di tenui sussurri e promesse,
tu che soltanto nel cuore volevi,
chi accarezzando ti sottomettesse

Fabian Handy