Archivio per novembre, 2009
Racconti di sculacciata: Dell’amore e del dolore
17 novembre 2009Un racconto che ci invia il nostro amico Callimaco, buona lettura a tutti e grazie all’autore!
La donna stava accoccolata sul divano, dolce, morbida, bella, mentre imbruniva, ed il chiaroscuro della stanza valorizzava la sua pelle bianca, le sue gambe nude appena velate da una piccola gonna leggera, nel contrasto con il nero della camicetta che le fasciava il seno formoso, segnandole insieme la vita snella.
Accoccolata e morbida, baciata da un desiderio inappagato d’amore e di dolore, di carezze e di castigo : così ristava, attendendolo.
Poco dopo l’uomo era entrato,ed aveva letto il desiderio nel suo sguardo, nell’ardore del bacio che lei gli aveva donato, pur senza muoversi dal divano, nel profumo intenso che emanava, di donna calda ed invitante.
Aveva compreso, pur nel silenzio, ed in silenzio erano iniziate le carezze, lente, costanti, intense: prima sfiorando leggermente la pelle, poi accentuando la pressione, stimolando i seni, pur senza denudarli, infine con un tocco lungo, penetrante sulle gambe tutte, che aveva scaldato le cosce, inquietato la femminilità, agitato nell’intimo la donna desiderante.
Era andato avanti così a lungo, carezzando senza appagare, eccitando senza donarsi od accogliere, quasi punendo nella tenerezza : la donna si sentiva quasi sfinita, avrebbe voluto il castigo, e poi sentire l’amore dentro di sé, accoglierlo punita e dargli amore. Ma taceva, non chiedeva, non pretendeva, parlava con gli sguardi, con i lievi sussulti della pelle, con il profumo sempre più intenso.
Sperava nella sua frusta, ma non la chiedeva, unendosi in lei sottomissione e fierezza : lui lo sapeva, ma sottomissione voleva, e richiesta umile che domasse quella fierezza che pure lo aveva stregato, ma che, riteneva, dovesse trovare disciplina e limiti.
La frusta era appesa al chiodo, in anticamera : di media lunghezza, non larga, ma con il cuoio lavorato di uno spessore notevole, con un nodino finale che poteva renderla temibile: l’uomo andò a prenderla, e sfiorò a lungo la donna con la sferza sulle spalle, sul dorso, sul petto, poi in modo insistente ed intrigante sulle gambe, sostando sulle cosce, colpendo lievemente i polpacci, baciando i piedi, ma non mordendo.
La carezza del cuoio le sembrò interminabile, affiancata da carezze più intense, più intime dell’uomo, ma sempre senza andare oltre : se voleva dolore e piacere, avrebbe dovuto invocarlo, rendendosi protagonista della sottomissione.
Così pensava l’uomo, mentre lei sentiva salire il desiderio, la voglia ed il timore : ormai illanguidita, vicina a cedere ma ancora fiera e silenziosa, anche se i capezzoli turgidi, la femminilità calda ed umida, la camicetta ormai cerchiata di sudore nelle ascelle che recavano aromi freschi ed intensi, dicevano quello che lei taceva.
Una lunga pausa, poi la donna si alzò, piegò il capo, s’inginocchiò e con tono lieve, quasi trasognato disse “ Ti prego, dammi la frusta, regalami i colpi del tuo amore,donami il dolore della carne e l’esplosione dei sensi”.
Ciò detto, si rialzò, s’inchinò aggraziata , sfilò la gonna, fece scivolare le mutandine e, ad un cenno di lui, s’accoccolò nuovamente sul divano, girata su di un fianco.
E fu piacere e dolore : primi colpi leggeri, poi il cuoio strisciò le cosce con sempre più forza, amante caldo e crudele finchè, ad una sferzata più forte, la donna si girò sul divano, esponendosi tutta alle frustate.
La frusta aveva punito con lentezza, il cuoio l’aveva carezzata con lieve sfioramento, dal collo, ai fianchi, alla vita, ai piedi,per esplodere poi in un bacio appassionato che l’aveva segnata e fatta contorcere, che l’aveva eccitata con i sibili dello strumento, nell’attesa del colpo, e straziata con gli schiocchi, strappandole lamenti e gemiti quando aveva infierito a lungo sulle terga, emozionandola infine in un abisso di dolore quando s’era insinuato nel solco delle natiche, aveva castigato in modo crudele le cosce, segnando con un morso difficile da dimenticare i polpacci.
Poi l’uomo s’era fermato, e la donna, rialzandosi l’aveva ringraziato, ancora chiedendo “ Ti prego, baciami la nuda pelle della schiena , regala l’amore del cuoio ai seni dolci..”, con una supplica che gli era sembrata più sfrontata che umile.
Ad un suo cenno lei aveva tolto la camicetta : senza che lui parlasse, con un’intesa tuttavia profonda, era rimasta in piedi, ferma sotto gli schiocchi della frusta sulle spalle dolci, sulle scapole magre, sui fianchi attraenti. Pochi colpi, ma molto duri, conclusi da un bacio svelto e rapace del cuoio sui capezzoli, che l’aveva fatta urlare e torcersi dal dolore, ma anche esplodere nell’eccitazione.
L’uomo aveva appoggiato la frusta, l’aveva guardata: nuda, stupenda, ansante, calda, rigata dalle spalle ai polpacci, ricca di un odore intenso, forte tanto da rapire i sensi e la mente, trascinata da una passione che lo chiamava.
E si diedero amore, nel dolore e nella bellezza.
Foto di sculacciate d’altri tempi
16 novembre 2009Racconti di sculacciata: La liceale e il professore
15 novembre 2009Educatore Severo ci invia questo bel racconto di sculacciate. Ricordo a tutti che chiunque può contribuire al blog inviando una mail a sculacciata76@yahoo.it
Gloria frequenta l’ultimo anno di liceo in una piccola cittadina del Piemonte,siamo a metà degli anni 70 ,il padre ingegnere proprietario di una piccola fabbrica non è contento dei risultati della figlia a scuola , ormai è maggio manca poco alla fine della scuola e Gloria rischia di non essere ammessa all’esame di maturità ,ha 19 anni ed il padre vuole che si diplomi per andare in ufficio con lui a dirigere la fabbrica.
Suo padre ha da poco conosciuto il suo professore di inglese, sono diventati amici per la passione della pesca, un venerdì,Gloria con mamma e papà vanno al colloquio con i professori ,
Il professore di italiano gli dice che se il professore di inglese è disposto ad alzarli la media di un punto lo farà anche lui ,bene dice il papà : Gloria andiamo a parlare con Mr. Smith .Sono tutti e tre seduti di fronte al prof. di inglese ,che dice: purtroppo non posso farci niente è tardi ormai per farla migliorare, Gloria è rossa in viso ,il prof. continua doveva essere spronata già da qualche tempo ,il padre di Gloria dice: le ho provate tutte ,non farla uscire,non comprarli vestiti ,toglierli la paghetta il professore lo interrompe e dice: hai mai provato a sculacciarla ? si qualche anno fà l’ho anche sculacciata ma ormai-perchè ormai-ormai è grande-fosse grande studierebbe con giudizio-Gloria è rossissima in viso tiene la testa bassa-il padre la vede e gli dice:quarda in faccia il professore Gloria -si papà-il professore riprende la parola fissando gli occhioni azzurri di Gloria e dice:in italia non si può ma se fossimo in inghilterra saprei come farla studiare-sii dice il padre e come ?-con tante belle bacchettate sul culo-hha siii e le ragazze le prendono ? -non possono mica scegliere le devono prendere-Gloria con questi discorsi da rosso il suo bel visino diventa bianco-il papà dice al professore :in nome della nostra amicizia -il prof.lo blocca dicendo nò non puoi chiedermi di dare la sufficenza a tua figlia-no no no non mi permetterei mai, ti chiedevo se sei disposto a derle lezioni private-che tipo di lezioni dovrei dargli ?-come vuoi tu quanto vuoi tu -bene ma se accetto,voglio carta bianca -bene puoi agere come vuoi ,gloria sbianca e gli tremano le gambe,ma papà non vorrai permettergli di picchiarmi ,
?il prof,interviene e dici non si tratta di picchiare ma di punire ed educare,Gloria dice: mà è la stessa cosa-no no è molto diverso -il papà interviene e dice Gloria tu devi fare quello che dico io perchè il prossimo anno ti voglio in ufficio ,la fabbrica sarà tua ,un sacrificio lo puoi fare nò?va bene papà -e poi non ti ammazzerà mica cosa vuoi che siano un po di sculaccioni e qualche bacchetata-il prof, dice: e nò se ho carta bianca gli sculaccioni le bacchettate ecc,ecc, non saranno poche ve lo posso assicurare-bene dice papà e uguale tu Gloria dovrai ubbidire al professore, il professore dice: tutti i pomeriggi del sabato fino al giorno avanti l’esami ,(sono solo 8 interventi come li chiama lui).non sò se saranno sufficenti, ci incontreremo a casa tua Gloria o a casa mia,ok Gloria -ok professore:
Arriva il primo sabato alle 15 il professore è già alla porta suona gli apre una signora anziana ,è la tata di Gloria la ha allevata fin da piccola .Anche lei sa del professore ed è daccordo Gloria ultimamente è tremenda capricciosa cattiva una bella raddrizzata è quello che ci vuole.
Adesso Gloria comincia il suo primo racconto .
Scendo le scale indossando una maglietta e una gonnelina corta ,il prof mi saluta ,io ,rispondo buongiorno professore ,vede che in mano hò la lezione e mi dice :
Gloria inizia con recitazione e poesie, io inizio a leggere e faccio subito tanti errori non ne azzecco una ,il professore con calma mi dice:Gloria vieni qui ,lui è seduto su un basso panchetto .adesso sono davanti al professore mi prende per le cosce mi gira di spalle io hò un fremito un brivido mi corre su per la schiena,il professore mi alza la gonnellina vede le mie minuscole mutandine mi da 10 belli sculaccioni sulle cosce e poi tirando l’elastico dice : levale,io ubbidisco come un’automa mi tolgo le mutandine,il professore mi prende per un braccio mi sdraia sulle sue ginocchia alza la gonnellina e comincia s culacciarmi sonoramente a culo nudo,gli sculaccioni schioccano severi , echeggiano per la stanza i miei genitori suno fuori ,la tata si affaccia all porta e sorride al professore dicendo:bene molto bene le faccia il culetto bello rosso a quella monella,io mi divincolo urlo e sbraito come un’aquila dico basta basta fa malissimo,ma il mio professore si ferma un’attimo e mi dice:come fà malissimo e allora quando ti punirò cosa farai?.come quando mi punira professore,che sta facendo?sto solo cercando di avvicinarti alla disciplina quella vera ,e così dicendo continua a sculacciarmi le natiche e le cosce molto forte ,io urlo ancora e adesso piango ,ma il professore continua sara già arrivato a 200 sculaccioni e continua ciack ciack ciack e ancora molto forte io per reazione ora hò inarcato il culo al massimo ,la mia bionda riccioluta passerina fà l’occhiolino al professore che continua a sculacciare il mio culetto nudo ,poi alla fine dopo circa 300 sculaccioni ,mi fa alzare e rimanere in piedi lui seduto sullo sgabello mi guarda il culo mi slaccia la corta gonnellina poi mentre mi accarezza il culo nudo mi dice: Gloria sei veramente molto bella ,a me tremano le gambe dalla paura ma anche dall’eccitazione, del resto è il primo uomo che mi vede a culo nudo oltre a papà, il professore mi passa un libro di poesie in inglese e mi dice di leggere,io comincio ,dopo poco vedo il professore prendere dalla sacca una sottile bacchettina di giunco flessibilissima io dico: nò prof.nò la prego basta,lui mi interompe dicendo :Gloria silenzio e leggi :io inizio a leggere ma al primo errore il prof.mi da un colpo forte sulle cosce nude ,aaiiiahhhh urlo disperata e faccio cadere il libro ,raccogli il libro urla il prof.mi piego a 90° e mentre raccolgo il libro il prof. mi da 2 bacchettate fortissime sul pieno delle natiche tese aaauuuuiii aaaiiiiaaa,mi rialzo di scatto facendo di nuovo cadere il libro il prof.mi urla di riprenderlo e quando mi ripiego mi rifila 4 fischianti bacchettate 2 sul culo e 2 sulle cosce aaaaauuu oooiiooo ,basta professore basta la prego non ci sono abituata-,benissimo Gloria così ti abituerai- ,riprendo il libro lo riapro ricomincio a leggere ancora un errore ed via con 8 bacchettate fortissime hhhhaaaaaiiiaaa basta basta ,il professore mi dice: passsami il libro-io lo metto nelle sue mani e vedo che lo appoggia aperto su un basso sgabellino, ma professore come faccio a leggerlo ? adesso te lo spiego , mi prende per i fianchi mi fa piegare in avanti gambe dritte fino ad appoggiare le mani sul basso sgabello di lato al libro aperto ,in quella posizione il mio culo deve essere veramente bello ,il prof.me lo accarezza mi da qualche sculaccione e mi dice:adesso ti insegno a leggere le poesie come si fa con le ragazzine inglesi.
Comincio a leggere ed al primo sbaglio svifft svifft svifft svifft 12 forti bacchettate solcano il mio culetto di traverso hhhaaaaiiia oooiiiooo hò il culo e le cosce in fiamme basta prof. basta la prego -leggi e zitta –altri errori altre bacchettate -errori-bacchettate e ancora bacchettate e cosi via , non riesco più a leggere sono disperata imploro il professore basta per piacere basta come faccio a leggere se lei mi frusta di continuo ? lui dice: impara a leggere e io smetto .mi impegno al massimo.e per un pò ci riesco ,ondeggio il culo cercando di mostrare la mia bionda farfallina nuda al professore per cercare di impietosirlo ,leggo abbastanza bene ora e già da alcuni minuti non mi da frustate , arrivo all’ultima pagina faccio diversi errori uno dietro l’altro .il professore mi prende per un braccio mi fa piegare sulla sponda del divano ,ora hò il culo in una posizione fantastica ,bello tondo sodo gia pieno pienissimo di righe rosse e a rilievo mi a dato già almeno 60/70 terribili bacchettate ,il professore mi avverte stai ferma immobile e conta i colpi ogni colpo mi devi ringraziare ,capito, si signore svifft 1 grazie signore svifft 2 grazie signore 3 grazie sig,4 grazie 5-6-7-8-9-10 aauuuuuaaa aaaiiiiioo basta basta professore basta 11-12-13-14-15-16-17-18-19-20 aaaiiiooooaaiiiia nnooooooòòò fanno troppo troppo male il culo mi bucia basta 21-22-23-24-25-26-27-28-29-30-31-32-33-34-35- aauuuiiiiooo aaaiiii aaiiii basta , piango come una mocciosetta, stò subendo una punizione che non conoscevo non sapevo neanche l’esistenza di certe punizioni 36-37-38-39-40 basta basta aaiiia aaiia aaiiia 41-42-43-44 aauuuiiio aiiuuuuu tento di alzarmi ma il professore mi blocca e mi dice : Gloria se ti sottrai ricomincio da 0 nooo nooo professore quante me ne vuole dare ancora -non lo so Gloria stai ferma e resisti 45-46-47-48-49-50-51-52 aaauuuiiia aiiiaaa aaiiiaaaa basta basta basta 53-54-55-56-57-58-59-60 aaaiiiii aaiiiiu aaaauuuuuaaaaa devo avere il culo rossisssimo come anche le cosce che mi bruciano ancora più delle natiche ,ma incredibilmente dentro di me c’è una strana sensazione sto subendo una punizione tremenda e mi stò eccitando il prof.continua a sferzarmi natiche e cosce 61-62-63-64-64 aaauuuuua aaaiiiiooo basta per favore basta la supplico mi impegnero mi impegnerò 65-66-67-68-69-70 aaauuiiia aaauuiii basta basta ,ma dentro di me non vorrei che smettesse ,il professore continua 71-72-73-74————-88-89-90-91-92 basta basta mi impegnerò basta aauuuiii aaaaiiiiiiii basta 9394-95-96 basta basta aaauuuii ,il professore continua ancora più forte , mi dice le ultime 5 bacchettate saranno fortissime, nooooòò noòòò per favore basta 96ii 97eeee 98oooooo 99eeeeeeee 100toooooooo hhhaaaiioo hhhaaiiiii hhi hhhii uuuuuiii l’ultima frustata fortissima sembra che sia incollata al mio culo , ora piango a dirotto ,resta un pò così mi ordina il professore , mi metto le mani al culo ,ma una sferzata mi colpisce ritiro le mani e me le metto in bocca aaauuuuuaaaa urlo sulle mani è molto peggio che sul culo ,dopo un pò mi calmo,il professore mi accarezza il culo mi dice che sono bellissima allora io inarco ancora di più il culo per mettere bene in mostra la bionda ricciolina il professore passa la mano sopra e sente la passera bagnata e mi dice :non tutto il male viene per nuocere vero Gloria ?
Mi porta di fronte ad un grande specchio ,mi fa piegare a 90° ,guardati allo specchio, io nò nò – guardati mi ordina ,mi guardo il culo e le cosce e scoppio in un pianto sincero infantile con lacrime che mi bagnano il mio visetto ,il professore mi abbraccia mi accarezza il culo ,che mi fà malissimo mi fà sdraiare sul tavolo a culo in sù ,in quella posizione il mio culetto deve essere magnifico, mi accarezza poi prende un panno lo bagna sotto l’acqua me lo appogga sul culo e sulle cosce io mi rilasso il culo mi pulsa come se scoppiasse è durissimo mi passa le mani sulle natiche e sulle cosce sento il mio posteriore tutto pieno di ondeggiature e di cordolini a rilievo che si incrociano creando un arabesco eccitante disegno . Il professore mi fa riposare per 30 minuti nel mentre seduto di fianco mi contempla culo e cosce e mi fa tantissimi complimenti per il mio corpo ed anche per come ho ricevuto la dura punizione, poi mi fa alzare ed inizia a spiegarmi la grammatica inglese ,mi dice stai tranquilla fino alla prossima settimana niente più punizioni.
Lunedi mattina a scuola, entro sorridente saluto il professore ,con i miei occhioni azzurri -come va Gloria ai studiato-sì professore-bene bene
la settimana vola Gloria sta più attenta il professore se ne rende conto .arriva il sabato il professore suona a casa di Gloria ,è lei personalmente ad aprire, buongiorno professore-buongiorno Gloria -venga si gira e fa strada ,indossa solo una camicietta che le copre appena le natiche ,possiamo fare lezione in giardino professore?-certo Gloria se va bene a te -si professore. e mi accorgo che il professore vede sul tavolo di metallo stile inglese i libri quaderni ed un lungo mestolo di legno del tipo da cucina che io stessa ho preparato il prof.fa finta di niente posa il suo solito sacco e comincia a spiegarmi la poesia,dopo di che mi passa il libro e mi dice: Glora comincia a leggere faccio subito qualche errore e poi ancora ed ancora, il prof per un po mi riprende e basta poi mi chiama si siede sul panchetto,mi fa sdraiare accorgendosi che sotto la camicia sono nuda ma non mi dice niente ,comincia subito a sculacciarmi molto severamente e sonoramewnte ,.tanto sonoramente che dopo un centinaio di sculaccioni vedo muovere le frasche che dividono il parco con quello dalla villa vicina ,sicuramente qualcuno stà guardando mentre ricevo la sculacciata ,sculacciata che prosegue molto forte e veloce siamo già abbondantemente oltre 200 sculccioni ed io comincio a scalciare e a lamentarmi a dire basta prof, basta ne hò prese abbastanza -abbastanza lo devo dire io e continua ancora più forte , io mi lemento sempre di più ma il mio severo professore continua saranno già 300 sculaccioni e non si ferma 395-396-397-398-399-400 e non si ferma il mio culo deve essere rossissimo sembra prenda fuoco così come le cosce sento un calore intenzo bellissimo è incredibile sto godendo sotto una così severa sculacciata , come è possibile?continua a sculacciarmi fortissimo 467-468-469-470————–485-486-487-488 ormai sto ansimando, ululo ed ansimo come una cerbiatta in calore 489-490-491- aahhhiii ahhhhi aaiiiaaa il culo mi va a fuoco ma non dico più basta ansi vorrai picchiasse più forte 492-493-495-495 come se mi avesse letto nel penziero inizia a sculacciarmi più fotre più brucianti scottanti ogni colpo si appiccica al mio culo , ormai sono come una cerbiatta in calore 496-497-498-499-500 hhaaa hhaaaa hhhaaaa oohhhhhh aaaauuu aaauuuooo apro e chiudo le natiche mostrando la bionda passerina tutta inpiastricciata ,il professore che naturalmente lo vede mi fa alzare ordinandomi di ricompormi ,che non è il comportamento di una liceale, mi scusi professore ,il mio viso deve essere più rosso del mio culetto .mi giro col culo verso la siepe mi piego a 90° massaggiandomi le natiche e le cosce facendo vedere a chi è nascosto la mia bella passerina bionda oro . chiedo al professore di poter andare in bagno e rinfrescarmi, e ritorno indossando solo una leggera maglietta leggera e trasparente mi arriva alla vita, e mette in mostra anche il mio seno i capezzolini duri,il mio biondo triangolino nudo perfettamente curato rasato ai lati ,il professore mi dice molto molto bella Gloria -grazie professore molto gentile- adesso però recitami un brano da questo libro ,io scelgo il il brano e passo il libro al prof. ,comincio a recitare ma proprio non ci siamo ,il prof. mi sgrida .Gloria possibile che non sai neanche questo ,il prof.va su tutte le furie,io facendo gli occhi da cerbiatta spaventata prendo in mano il lungo mestolo e lo porgo al professore dicendoli:me le merito professore ,il prof, lo prende lo fa brandire nell’aria poi mi fa girare di profilo e ricominciare a leggere, io per un pò ci riesco poi un errore ,sciackkk una fortissima mestolata colpisce la mia natica destra e poi subito sciaacckk la sinistra io urlo di dolore ,ca,… quando me le aveva date la mamma non facevano così male! ,continua a leggere e sciacckkk sciacckkk sciackkk sciacckk 4 colpi fortissimi mi fano accasciare al suolo e cadere il libro di mano,il prof. mi urla raccogli e giù 4 mestolate veloci,io mi piego e altre 4 mestolate ,che non riesco a raccogliere il libro,il prof.urla prendi il libro e sciack 6 mestolate il rapida successione ,mi piego mestolate mi rialzo mestolate ,riesco a prendere il libro lo stringo tra le mani il prof. mi da una decina di mestolate in rapida successione ,io provo a leggere ugualmente ma le mestolate continuano a farmi il culo quasi viola ,.è uno strumento che ho scielto da me ma ora ne sta pagando le conseguense .passa cosi un lungo tempo tra lettura e fortissime mestolate ,ormai ho tutto il culo e la scosce piene di cerchi e semicerchi rossi viola le gambe mi tremano non riesco a stare in piedi ,il prof, mi fa sdraiare sul tavolo ,il contrasto tra il freddo del metallo sul mio ventre ed il calore che emana il mio culo e le cosce, lo stare a culo nudo di fronte al mio professore e a chi altro sarà dietro la siepe mi fa eccitare nonostante il tremendo dolore . Il professore mi porge il libro poi prende lalla sua sacca la sottile bacchetta di legno che ho già provato la precedente lezione ,e comincia a bacchettarmi le natiche e le cosce fino a più giù di metà la sottile bacchetta brucia come il fuoco sul mio culo già provato da tutte quelle sculacciate e mestolate ,ma il professore è abituato a punire le ragazzine inglesi e non si fa impietosire dai miei urli, mi ordina di leggere ,al primo errore 2 bacchettate al secondo 4 al terzo 8 e cosi via ,in dieci minuti ne prendo più di 200 ,ma adesso come per miracolo sto leggendo le poesie in inglese molto bene alla fine il professore mi dice: bene Gloria molto beneGloria , io poso il libro poi lentamente piano piano allargo le cosce al massimo adesso la mia passerina bionda e bagnata è completamente esposta alla vista del mio professore che mettendoci una mano la sente molto bagnata preme la mano a coprire tutta la passera che di colpo raggiunge un orgasmo da fanciulla in calore,io mi vergogno e chiedo scusa al professore li dico che non sa cosa mi stia accadendo ,lui la rassicura non ti preoccupare alle giovavi ragazze vergini succede ogni tanto ,(io penso come fa a sapere che sono vergine) il prof. come per telepatia mi chiede coma faccio a sapere che sei vergine-si prof. come fa a saperlo?lo vedo da come ricevi le punizioni Gloria.
La lezione per oggi è finita ,ci vediamo lunedi a scuolaGloria ,certo professore lo abbraccio e le do un bacino sulla guancia ,il professore mi mette le mani sulle natiche sentendole tutte a rilievo e brucianti bene bene Fà molto male il culetto mi chiede? si professore fà malissimo ma a fatto benissimo a punirmi grazie professore grazie veramente
Il professore va via ed io mi avvicino alla siepe e vedo un ragazzo che si allontana ,ciao non scappare il ragazzo si gira mi saluta ,io le chiede è poco che abiti qui non ti avevo mai visto ,sono 2 giorni sono qui da mio zio ti ha fatto molto male? chi è quel signore? si fa male ma serve per imparare meglio ,è il mio professore di inglese ,tu come ti chiami? io Gloria ciao -io roberto sei bellissima lo sai ,grazie sei gentile ai visto quando mi puniva? noooo hemm sì sì -mà non ti devi mica vergognare io non mi vergogno -hai le cosce tutte segnate rossissime -si anche le natiche guarda si gira si piega ,mentre è piegata che fa vedere il culo bellissimo chiede quanti anni hai Roberto? 19 dice lui -haa si anche io ,vuoi venire di qua con me possiamo parlare-volentieri risponde Roberto già tutto eccitato si draiano vicino alla piccola piscina ,poi Gloria domanda:facciamo il bagno? -non sò nuotare fallo tu-si volentieri mi togo la maglietta restando completamente nuda e si immerge nuota un pò e poi torna fuori,si sdraia sul lettino culo in su il ragazzo si mette vicino a me e mi accarezza il culo tutto segnato dalle sculacciate mestolate e poi da quelle tremende bacchettate ,certo te ne ha date tante ,passa la mano tra le cosce e sente che è eccitata ,le chiede ma allora ti piace che ti punisca vero? la prima volta nò ma adesso effettivamente si mi piace ,il ragazzo non se lo fà ripetere 2 volte mi da subito qualche sculaccione sempre di più e più forti ,io inarca il culo che è molto sodo gli sculaccioni proseguono sempre più forti e più veloci ,io apro e chiudo le cosce facendo vedere la bionda farfallina impiastricciata di bianco (questi sculaccioni sono carezze confrontati alle punizioni del professore ) sono venuta ancora mi giro di fianco apro la cerniera dei pantaloni del ragazzo faccio uscire con difficoltà un bel pene durissimo e mentre dico sculacciami ancora fortissimo inizio a leccare e succhiare il pene di Roberto che dopo poco (già eccitatissimo dalla punizione che mi ha visto prendere) prende con due mani la mia testa e scostandola mi schizza nel viso un getto bianco caldo dandomi gli ultimi fortissimi sculaccioni sul culetto ci alsiamo in piedi ci abbracciamo e ci salutiano.
“alla prossima puntata”
Racconti di sculacciata: punizione di una suora
14 novembre 2009Chi è l’autore di questo racconto secondo voi? lo stesso di questo…
“Sorella Fulgenzia, pensateci voi. Ritengo che mezz’ora giù in cantina possa far pentire Simona della sua colpa e convincerla a non commetterne più…” Simona scoppia in un pianto disperato, singhiozzi profondi “No! La disciplina no! Vi prego, risparmiatemi la disciplina. Sono contrita, sono pentita…non lo farò più, ve lo giuro! Mandatemi una settimana nella Murata, ma non la disciplina” si getta in ginocchio, le mani giunte in atto di preghiera, l’ampio petto scosso dai singulti. Con delicatezza, suor Fulgenzia le tocca la spalla, invitandola ad alzarsi e a seguirla. Simona non sembra neppure aver sentito il tocco: rimane in ginocchio, la testa bassa; forse spera che io torni sulla mia decisione. Sorella Fulgenzia ripete il gesto di scuotere la donna inginocchiata, ancora con gentilezza. Avevo considerato anche l’idea di trattenere Simona nella Murata per due settimane. Una cella bassa e buia, con un solo pagliericcio, senza finestre. Il cibo, un tozzo di pane muffo ed una ciotola d’acqua, le viene passato una sola volta ogni due giorni attraverso una piccola feritoia sotto alla porta. Nessuno può parlare con chi è chiusa nella Murata. Tuttavia, ritengo che la somministrazione della disciplina sia più consona per Simona. Noi donne siamo abituate al dolore fisico: esso ci mette meno paura della solitudine. Il fallo di Simona non è stato poi così grave… Anch’io, quando ero giovane, ne commisi, ahimè, uno simile. La superiora mi fece somministrare la disciplina, sul petto. Mi torcevo, trattenuta ai polsi dai legacci, sotto il morso della sferza che colpiva i miei seni, senza requie. I nodi del cuoio entravano dentro la mia pelle, lasciando la propria rosseggiante impronta. Dopo avermi battuta, sorella Agazia, indossati grossi guanti, mi strofinò con ortica: strinsi i denti per non gridare al cielo il mio dolore. Mi misero il busto di contenzione, l’ortica ancora a contatto con la mia pelle, e poi la tonaca e venni ri-accolta in comunità, quella comunità che avevo offeso con il mio comportamento.
Un picchettio alla porta. Mi si avverte che giù, nel sottosuolo, è tutto pronto. Percorro l’umido, oscuro, stretto corridoio.
Simona è preparata. Evidentemente, suor Fulgenzia ha trovato le parole adatte per calmarla. Simona procede alla svestizione propria. Si toglie il velo e scuote la testa, come se si fosse liberata da un pesante elmo. Uno sguardo traversa gli occhi di suor Agata: faccio un cenno con le mani, a lei diretto, senza che le altre due possano notarlo. Ritengo che il gesto di Simona, pur così mondano e vanitoso, non abbisogni di ulteriore punizione. Simona ora è ignuda. La croce di legno, suo usbergo, le pende dal collo fra i seni prosperosi. E’ il suo unico ornamento. Tuttavia, ella mi guarda supplichevole, prima di sedersi sulla panca. Abbasso la testa per suor Agazia. Ella stringe tra le mani il manico della robusta paletta di cuoio: bulloni e chiodi sono infissi dentro di essa. Per il tremore che la pervade, Simona non riesce ad alzare le gambe: sembrano incollate alla panca. Chinandosi, Fulgenzia le fa baciare la Croce: in Essa, Simona troverà la forza. Alza le gambe, ben ritte e ben tese. La sua natura ed il suo meato sono ben visibili, giacché le cosce sono leggermente divaricate. Con un colpo di tosse, le faccio capire che la sua posizione è sconveniente. Suor Agazia scopre i denti in un sorriso di soddisfazione. Comincia. Il rumore del cuoio chiodato che colpisce la parte bassa delle terga di Simona, risuona nella piccola stanza. Fulgenzia aumenta la pressione per tenerle le spalle ben distese sulla panca. Agazia continua: colpi lenti, si da il tempo di pronunciare l’Ave, prima di dare il successivo. Dalle ginocchia alle natiche inferiori, Simona è tutta rossa; dove i chiodi hanno toccato la pelle, il colore è più accentuato; stille di sangue occhieggiano dove l’hanno bucata. Ritengo che venti colpi siano sufficienti. Batto le mani per farlo intendere a suor Agazia. Ella cessa di battere quella carne gonfia, ha il respiro leggermente affannato per lo sforzo fatto.
Con estrema lentezza, Simona abbassa le gambe. Ha una smorfia al contatto delle sue parti martoriate con il legno. I suoi occhi lasciano scivolare le lacrime; attraverso quell’umido velame, mi rivolge, ancora una volta, una supplica. Non posso esaudirla. Prego il Signore che le dia la forza di sopportare ancora. Simona gira il proprio corpo, si trascina facendo leva sui gomiti, lungo il ruvido piano di legno, fino a che i seni cospicui pendono al di fuori del bordo, simili a favi d’api; le mani toccano il polveroso pavimento, aprendosi. La disciplina la colpisce nel mezzo delle spalle; Simona emette un gemito, le sue dita si contraggono. La seconda frustata, suor Agazia la da appena più giù della prima, nel mezzo della schiena. Simona arcua il proprio corpo, subito dopo. Stringe i sette flagelli nodosi nella mano la suora punitrice, li lascia andare nel momento in cui alza il braccio. E lo riabbassa! Sette strisce rosse si formano sulle reni di Simona: lei urla. Esprimo il mio disappunto, aprendo l’indice ed il medio della mano. Suor Agazia capisce, e capisce anche Simona. Il rumore del suo digrignamento precede di un attimo quello della sferza che le percuote le natiche, al colmo. Tornano a fischiare nell’aria i flagelli e terminano la loro corsa sulle opime chiappe, ove imprimono il proprio sigillo umido e rosso. Simona è schiantata, la testa china, i capelli che sfiorano il pavimento. Eppur respira. Suor Fulgenzia mi guarda preoccupata. Non c’è timore per la vita della donna: è stato solo un mancamento. Si riprende e le unghie, insanguinate, scorrono sul pavimento. Tre paia di occhi mi fissano; abbasso il capo. E’ bastante. Suor Agazia ripone il flagello e suor Fulgenzia stringe con ambedue le mani le spalle di Simona. Lei si lascia cadere, dolorante, dal tavolo ed appena sfiorandole le tumide cicatrici, suor Fulgenzia l’aiuta ad indossare la camicia.
Padrona con il cane
13 novembre 2009L’altro giorno ho pubblicato la foto del culetto di una schiava che stava per essere punita con il cane e oggi vi pubblico la foto di una padrona con il cane in mane che si appresta a punire il culetto di una schiava.
Racconti di sculacciate: Scuola russa
12 novembre 2009Un bel racconto di sculacciate inviato da un vecchio amico del blog..indovinate chi è!
Sono il Preside di una scuola esclusiva alla periferia di San Pietroburgo. E’ una scuola molto speciale; innanzi tutto è esclusivamente femminile, nel senso che sia le insegnanti che le alunne che il personale di servizio appartengono all’altra metà del cielo; abbiamo soltanto corsi di specializzazione post liceali, organizzati come in un college anglosassone, perciò i requisiti per frequentarla sono di avere almeno 19 anni ed essersi diplomate con il massimo dei voti. In cambio di rette stratosferiche, assicuriamo il massimo dell’istruzione alle 20 allieve che ogni anno possiamo ospitare, divise in 4 classi. Le insegnanti sono tra le migliori di tutta la Russia e parlano tutte correntemente almeno due lingue, assistendo le allieve, si può dire, 24 ore su 24; la cuoca stessa proviene da un famoso ristorante della città.
Le alunne sono tutte appartenenti a famiglie ricchissime ed io non voglio mai sapere come facciano i soldi….
L’anno scolastico dura 11 mesi, da metà luglio a metà giugno; per 35 giorni l’anno, le allieve possono tornare a casa o dovunque loro piaccia. In quel periodo, facciamo ripulire la scuola ed apportiamo le riparazioni necessarie.
Al momento dell’iscrizione, le allieve, e i loro tutori, firmano una liberatoria. Infatti in questa scuola s’impartiscono punizioni severissime, anche corporali e non vogliamo avere noie.
La vera dirigente ed anima della scuola è madame Alexia Blatavskaya, poco più che cinquantenne, donna ancora piacente benché io, da quel punto di vista, la consideri un po’ troppo giunonica. Ella ha dedicato tutta la sua vita all’insegnamento, cominciando dal passato regime politico. Anzi, è stata perfino condannata per eccesso di mezzi di correzione, ma è stata amnistiata. Tutte le allieve la temono e sono terrorizzate dalla sua bacchetta.
Il mio, per fortuna, è solamente un compito di supervisione e di amministrazione, sebbene, ogni tanto, tenga dei seminari su argomenti molto particolari. Per di più, sono l’unico, oltre alla cuoca, a non dormire nell’edificio.
Le allieve indossano l’uniforme della scuola: camicetta bianca e gonna, corta fino al ginocchio, scozzese con i colori del Clan McLeod. Questo perché la fondatrice della scuola, la compianta madame Isbucenskaja, aveva sposato un figlio di Albione, appartenente a quella stirpe. Nei periodi particolarmente freddi, alle allieve è concesso indossare un maglioncino a V di lana, sopra la camicetta. Possono truccarsi come desiderano, purché nei limiti della decenza, ed alle migliori, per condotta e per profitto, permettiamo di uscire in gruppo, in qualche rara occasione. Però alle 7 precise devono rientrare. Assolutamente.
Irina F*** e Ludmilla “Ljuba” M*** sono due belle ragazze del secondo corso. Una domenica di libera uscita tornarono ben oltre quest’ora. Probabilmente erano andate al cinema, probabilmente avevano perso l’ultima corsa del pullman, fatto sta che si presentarono al portone dopo le 21. Il lunedì mattina furono punite. Di fronte a tutte le altre allieve, si dovettero piegare sui banchi e sollevare la gonna. Madame Blatavskaja abbassò loro le mutandine bianche fino al ginocchio, e le frustò sul sedere nudo. 24 bacchettate ciascuna, che segnarono profondamente la loro pelle.
Dovettero rimanere due ore in piedi, con le mutande abbassate e mostrando le proprie nudità piagate e, poi, furono costrette a sedersi, sempre con il sedere nudo, sulle sedie dove era stata cosparsa sabbia.
Da allora, nessun’altra allieva ritardò mai il rientro.
Almeno, fino a giovedì scorso.
Stavolta furono in tre, la stessa Ljuba, Alexandra M***, ed Olga I***. In verità quando suonarono al campanello d’ingresso, le 7 erano trascorse appena da una ventina di minuti, però tutte le altre erano già a tavola, la zuppa già servita nei piatti. Quella sera, rimasero a digiuno le tre reprobe.
Le interrogò personalmente madame Blatavskaja sulle cause del loro ritardo. Erano state in discoteca, si divertivano tanto ma avevano preso il pullmann in tempo che, però, era partito in ritardo ed aveva avuto un incidente che lo aveva fatto ritardare. A me sembrava una spiegazione plausibile, ma non ad Alexia. “Potevate prendere l’autobus precedente!
Mi fa specie di voi, miss Ljuba: siete già stata punita l’anno scorso per una simile colpa! Lo sarete anche domani mattina e, stavolta, con il doppio delle bacchettate! Quanto a voialtre due, siete tra le migliori…Vi facevo più intelligenti! Vi insegnerò io a rispettare gli orari!”
Tutte e 20 le ragazze sono allineate lungo le pareti; il banco, al centro dell’aula dove le due reprobe l’hanno sistemato, deve apparire loro come la ghigliottina ai tempi della Rivoluzione francese doveva apparire ai nobili; soltanto che qui non cadranno teste, bensì frustate.
Madame ha approntato ben tre bacchette: quella più grossa, quasi 3 centimetri di spessore, servirà certamente per Ljuba.
Ed infatti lei viene chiamata per prima. La voce dell’insegnante è gelida, ma trapela un tremolio di eccitazione nelle sue parole “Ti darò 48 vergate. Per punizione e per ammonimento, visto che quelle che hai già ricevuto in un’altra occasione non sono state giovevoli. E voi- abbaia, volgendosi verso le ragazze allineate contro il muro- contate i colpi che darò alla vostra compagna; comincerà Svetly, che sta all’estrema sinistra, poi via via le altre. A voce alta e chiara. Chi mancherà di contare oppure chiuderà gli occhi, si troverà piegata sul banco anche lei! Voi, madame Spasskaja, sorvegliate che i miei ordini vengano eseguiti. Io avrò altro a cui badare! Signor preside, possiamo cominciare?”
Ljuba si china sul banco, bilanciandosi bene. Madame le solleva la corta gonna, che riscende immediatamente giù. Madame si passa la bacchetta nella mano sinistra e con la destra torna a rialzare la gonna, fissandone bene l’orlo alla cintura della ragazza. Adesso, le deve abbassare le mutandine bianche ma ha il problema di dove mettere la bacchetta. Se la infila sotto l’ascella. Rapidamente, afferra l’elastico delle mutandine e le cala giù alle ginocchia di Ljuba, che freme sentendo l’aria fredda investire quella parte del corpo sulla quale non dovrebbe mai battere il sole.
Madame Blatavskaja porta la bacchetta parallela al pavimento a circa 90 centimetri dal deretano di Ljuba poi, all’improvviso, scatta in avanti. Accompagna il volo del bambù, che era già vecchio prima che Ljuba nascesse, con la torsione di tutto il busto e flettendo il ginocchio sinistro in modo da dare tutto l’impeto e forza possibile al colpo. Il rumore che fa la bacchetta, fermandosi sulla pelle del culo cicciottello di Ljuba, è simile a quello di un pomo maturo che cada per terra.
La ragazza tira indietro la testa, di scatto, drignando i denti. Svetlana, pallidissima, prima deglutisce a vuoto, poi pronuncia con un fil di voce il numero Uno. Bieca la guarda l’insegnante, portando la bacchetta parallela alla propria gamba, protetta da una lunga gonna scura, da cui sporge la punta di uno stivale nero. “Più forte, più forte dovete dire il numero della vergata! Altrimenti, Svetly, tra pochi minuti prenderai il posto della tua compagna colpevole. Hai capito?” La sua voce è simile proprio all’abbaiar d’un cane rabido. La povera Svetlana si fa piccola piccola, cosa abbastanza difficile data la sua corporatura: vorrebbe scomparire nel muro, integrare i suoi atomi in quelli dell’intonaco.
La seconda frustata gliela da con rabbia, colpendo la sensibile base delle natiche; Ljuba emette un prolungato gemito. La ragazza alla sinistra di Smetlana, una biondina assai carina, quasi sviene mentre pronuncia, troppo in fretta, il numero Due. Madame Blatavskaja si volge verso di lei e l’apostrofa ” Sei stata troppo veloce, cara…Quando toccherà di nuovo a te annunziare il numero del colpo, scandisci bene!”. Ho capito perché si prende tutte queste pause; per far soffrire di più Ljuba! I secondi che intercorrono fra un colpo e l’altro, le fanno “gustare” il dolore, in modo che arrivi al cervello.
Ormai tutte le allieve della fila hanno proclamato i numeri dei colpi e non siamo neanche a metà della punizione. Il sedere di Ljuba è rosso purpureo, con rigature granata; ha tentato, un paio di volte, di sollevare la mano dal banco e di massaggiarsi ma, non so come, deve aver colto lo sguardo di disapprovazione dell’insegnante: occhi che mettono il terrore addosso.
Ljuba piange a singhiozzi, la sofferenza deve essere immensa: il culo le deve andare a fuoco! Sento una certa eccitazione percorrermi i lombi e, per fortuna, sto seduto. Madame si è messa con la parte destra del corpo rivolta verso Ljuba, in modo da poter manovrare la bacchetta come fosse una racchetta di tennis, di rovescio accentuando la violenza del colpo. Ljuba non riesce nemmeno più a sollevare alternativamente i piedi da terra, come faceva all’inizio della punizione. Il suo bacino si abbassa e si alza solo in virtù della fisica: azione e reazione sotto una spinta…. Mi viene in mente che una fustigazione potrebbe essere un ottimo esempio per una lezione di fisica!
Madame Blatavskaja ce l’ha proprio con Smetlana “D’ora in poi, mia cara, sarai tu, soltanto tu, a contare senza esitazioni il numero delle vergate che darò alla tua compagna. A voce chiara ed intellegibile!”
Il culo di Ljuba è completamente rosso, dal coccige all’alto delle cosce, quando madame va a rimettere a posto la bacchetta sull’altro banco. La ragazza ha il fiatone ed aspetta parecchi secondi prima di mettersi in piedi; vacilla qualche istante, poi a passettini corti, impedita dal dolore delle natiche e dalle mutandine, va verso il muro e rimane lì, le braccia lungo il corpo. Dalla pelle striata del sedere, occhieggia qualche stilla di sangue.
Olga è molto alta, ha una certa difficoltà ad appoggiarsi comoda, se così si può dire, sul banco; la sua altezza la costringe a divaricare di molto le gambe. Madame Blatavskaja non commette l’errore precedente: lascia le bacchette sul piano del banco prima di sollevarle la gonna, poi, la fissa bene e le cala le mutandine con un colpo secco. Solo a questo punto, impugna la bacchetta. Si tratta di una bacchetta leggera, tipo cane inglese, ma abbastanza lunga. L’ha presa con Smetlana, che ha le lacrime agli occhi. “Conterai i colpi, soltanto quando sentirai la pelle di questa colpevole schioccare bene sotto la verga.” Ricomincia con i suoi giochetti, madame! Piccoli colpi rapidi e secchi per arrossare ed irritare la pelle, poi il colpo forte. Quello che Smetlana deve contare! Olga stringe istintivamente le natiche man mano che sente la punta della bacchetta sfiorare la sua pelle. Sono come pizzicotti leggeri, ma sono una quantità enorme: la Blatavskaja muove semplicemente il polso, intanto le natiche di Olga tremano e si arrossano. Poi la professoressa, ad intervalli niente affatto regolari, porta il braccio molto in alto e flettendo la gamba, scaglia il colpo forte. Il paragone con lo sport è sempre più azzeccato: sembra una tennista che effettui il servizio! Li lancia un paio di urli, Olga, quando le vergate sono più cocenti, eccome se li lancia! “Se seguiti a strillare come una gallina spennata a questa lieve sofferenza, cosa farai al momento del parto?” è la domanda, irriverente e maligna, che le fa la Blatavskaja con tono perfido. Olga mormora qualcosa fra i denti, che l’insegnante finge di non sentire. Anche per lei, gli ultimi colpi sono una sofferenza; la pelle ha perso elasticità, tutta rovente com’è: si vedono quasi ad occhio nudo sbocciare le vesciche. Quando Olga si va a mettere, con le mani sulla testa ed il purpureo sederino nudo accanto alla compagna, noto la differenza fra i due culi ugualmente irritati: l’uno paffutello, l’altro lungo e muscoloso.
Alexandra è la più carina delle tre. Lo confesso, ho un debole per lei: bionda, occhi azzurri, le treccine ai lati della testa che le incorniciano il volto colorito. Sorprende la Blatavskaja: è lei stessa, infilandosi le mani sotto la gonna, a calarsi le mutandine, poi si volta e si adagia sul piano del banco. Il suo culo è uno spettacolo: perfetto! Sporgente, a mandolino, ben proporzionato, cicciotto e soffice sembra fatto apposta per essere sculacciato!
Madame Blatavskaja non si fa pregare: niente tocchettini, niente scherzi con Alexandra. I colpi sono secchi, violenti, portati da un metro di distanza, intervallati uno dall’altro con regolarità. Per concentrarsi con maggior attenzione, noto che la matura professoressa ha la lingua fra i denti, come farebbe una bambina. Alexandra, a differenza delle altre, si porta le mani al volto subito dopo ogni vergata, per poi tornare ad aprirle in attesa della vergata successiva. Un paio di volte, si morde l’indice destro per non gridare. I suoi occhi grondano lacrime, i suoi glutei sono pieni di dolore.
Come uno spettatore indifferente, cronometro il tempo: la punizione di Alexandra, ventiquattro bacchettate, è durata tre minuti esatti. Troppo breve, per i gusti di madame. Ed, infatti, agitando la bacchetta che ha ancora in mano, ne indica con la punta due ragazze della fila: “Tu e tu! Prendete quattro sedie e mettetele davanti al banco della punizione.”. Quando le sedie sono posizionate, lo schienale delle due centrali appoggiato allo spigolo del banco, lei prosegue con la stessa autorità, e lo stesso tono, di un sergente istruttore dei Marines: “Quelle buste piene di sabbia, vuotatele sui sedili delle sedie e pareggiatela bene. Guai a voi, se ne cade un solo granello per terra!”. Con estrema cautela, le due ragazze vuotano i sacchi di plastica sopra le sedie; si tratta di sabbia di roccia, granelli piuttosto grandi e spigolosi, cui è stata mescolata rena marina, non la liscia sabbia di fiume. “Le tre punite si mettano a sedere!” ordina, di nuovo, la Blatavskaja. Ljuba, Olga ed Alexandra appoggiano le natiche martoriate alla sabbia e, con molta attenzione, si siedono: il volto di ciascuna ha smorfie di dolore. Rimane una sola sedia, il sedile coperto di sabbia. Ignoro se ce l’hai con lei oppure se madame Blatavskaja lo faccia per semplice sadismo, ma il tono della sua voce è mellifluo come quello della strega di Biancaneve, quando si rivolge a Smetlana. “Visto che tu hai esitato a contare a voce alta, come ti avevo ordinato, le frustate che le tue compagne hanno giustamente ricevuto, forse provavi pietà per loro? Od astio per me? ne seguirai la stessa sorte! Levati le mutandine e siediti!”. Il colore della faccia di Smetlana cangia per tutta la scala dell’iride: dal rosso al viola. Difficile dire quali siano i suoi sentimenti nei confronti dell’insegnante, ma sicuramente non sono improntati alla carità cristiana. Smetly è tra le allieve più anziane, ma ha solo 24 anni. Deglutisce a vuoto, mi guarda in cerca di aiuto da parte mia: le faccio un impercettibile cenno di diniego. Non posso oppormi alla preside effettiva di fronte a tutte. Così, Smetlana traffica sotto la propria gonna e, subito, da sotto l’orlo sbucano le mutandine, che si fermano appena sotto le ginocchia. “Che cosa fai? Non mi capisci? Toglile del tutto!”. Mi sembra che la Blatavskja voglia spingersi troppo oltre! Decido di intervenire “ Può tenerle così, signorina! Non siamo ad un concorso di bellezza…” Riconoscenza negli occhi di Smetlana, fulmini e saette in quelli della professoressa. La ragazza fa pochi passi, si solleva il retro della gonna e si mette a sedere sulla sabbia, accanto alle altre. Non è molto soddisfatta, madame, ma almeno ha il buon gusto di non darlo a vedere…. “Mani dietro la nuca! Rimarrete così per tre ore, senza parlare e senza muovervi. Madame Spasskaja, per favore, accompagnate le altre…rimarrò io a vigilare queste quattro!” Allorché le altre ragazze si sono allontanate, rimaniamo soltanto la Blatavskaja, io e le quattro ragazze, la cui sofferenza si legge a chiare lettere sul viso. La professoressa prende una sedia, la piazza di fronte alle ragazze e vi si siede sopra; accavalla le lunghe gambe: “ Signor Preside, mi permetto di ricordarle che fra un’ora ha quegli importanti impegni, cui mi accennava ieri…” Un modo, neanche troppo elegante, per dirmi di togliermi dalle scatole! Però, ha ragione: me n’ero completamente dimenticato!
Chi è l’autore della storia di Fanny?
11 novembre 2009Ho visto che alcuni hanno segnalato che la storia di Fanny non è stata scritta da Monello ma è stata scritta da un altro autore.
In effetti Monello quando mi ha mandato la mail non aveva specificato che i racconti fossero suoi a pensarci bene ma non mi aveva detto nemmeno il contrario. In ogni caso se i racconti non fossero di Monello li toglierei senz’altro dal blog, a meno che l’autore vero non mi desse il permesso e a quel punto li metterei a suo nome.
Qualcuno mi potrebbe segnalare il link ai racconti originali per favore in modo da chiudere la questione?
Racconti di sculacciata, Jd’O, parte cinque
10 novembre 2009Frau Rose liberò il polso di Simona; assicurò la manetta vuota ad un gancio nel muro, all’altra estremità il polso di Jessica che fu costretta ad alzarsi in punta di piedi per allentare la trazione.
“Una volta per tutte. Prime istruzioni. – era la voce della rossa Nadine che parlava- Dovete obbedire, sempre e comunque. Simona, tirati su la veste fino alla vita e piegati in avanti. Frau Rose ti darà quaranta frustate…”
“Manco per niente. Se lo infilasse lei nel culo, quel maledetto frustino!” avrebbe voluto rispondere la giornalista, ma con un bavaglio in bocca è impresa ardua.
Nadine e la tedesca afferrarono Simona per le spalle e le sbatterono il busto sul piano d’acciaio del lettino; con estrema rapidità, Nadine le assicurò le mani ai legacci di gomma che sporgevano dalla sponda. Simona non si diede per vinta, scalciò con i piedi, che seguirono la stessa sorte degli arti superiori. Frau Rose si permise un sorrisetto di condiscendenza; le forbici di Nadine tagliarono la stoffa della tunica per tutta la sua lunghezza, ne scostò i lembi: la parte posteriore del corpo di Simona era esposta!
Un pezzo di catena, una normale catena di acciaio nichelato a maglie grosse, infilata in un tubo di caucciù verde e lungo circa ottanta centimetri. Con questo attrezzo Frau Rose cominciò a battere le carni di Simona. Era molto metodica, la tedesca: iniziò dai polpacci e risalì su verso la nuca. Distanziava le frustate di circa 3 centimetri una dall’altra e di altrettanti secondi. La pelle, con la carne sottostante, si abbatteva sotto quell’urto e si ritirava su, rossa e gonfia. Per due minuti nella stanza non si sentirono altro che i tonfi del caucciù che impattava la pelle. Nessuna delle quattro donne fiatava, Simona neppure gemeva. Nadine la sciolse e lei si lasciò semplicemente scivolare giù dal lettino, sbattendo il fianco sul pavimento. Rimase così, tremante, in posizione fetale: il suo corpo invocava requie, il suo cervello pace.
Jessica, che nulla aveva potuto vedere, quando si sentì sciogliere il polso, fece un paio di passi in avanti, si sollevò la parte inferiore della tunica e piegò il busto. Frau Rose, per lei, aveva scelto un snarp di cuoio semirigido ma a Nadine sembrò che la tedesca ci mettesse meno forza nello sculacciare Jessica. A costei, comunque, le natiche andarono in fiamme lo stesso!
Neppure Simona poteva vedere nulla, incappucciata com’era, perciò non vide che la tedesca si avvicinava, poggiava il tacco della scarpa ferrata sul dorso della mano della donna a terra e premeva forte, rigirandolo tre o quattro volte.
Senza nessuna delicatezza, Nadine tirò su la grassa giornalista e ne riammanettò il polso a quello della compagna di sventura. Furono quasi trascinate nella sala. Ma non vennero gettate sui cuscini; Nadine disse loro di inginocchiarsi.
Sentirono delle cose pungenti sotto la pelle delle ginocchia “Sono sassi appuntiti. Resterete così per due ore. Se cadrete in avanti, se cederete, se farete un solo movimento, vi frusterò. Davanti, sul petto dove fa più male!” spiegò loro Frau Rose. In quelle due ore, il frustino d’acciaio si levò e si abbassò nove volte.
Anchilosate e doloranti, furono fatte alzare, tirate per i capelli, tolte le manette, cappucci e bavagli. I loro corpi urlavano sofferenza. Ma non era finita, ancora no!
“E’ la terza tunica che rovini- disse la tedesca rivolta a Simona- la prossima te la cuciremo addosso, con ago e filo nella carne, così come ti cuciremo un’altra cosa!” Frau Rose aprì le labbra scoprendo i denti, a queste sue parole che trovava di sicuro divertenti. “Nadine, andiamo!” concluse. Un lampo di terrore passò negli occhi della rossa.
Avevano dormito, il tributo richiesto dal loro fisico martoriato, il giorno prima, se era veramente stato il giorno prima.
Lividi striavano i loro corpi, lividi blu e nerastri, sia davanti che di dietro. Evacuare ed orinare fu uno strazio, ma il bruciore sembrava leggermente diminuito. La doccia non funzionava; non ebbero modo di lavarsi. Ed erano state lasciate sole! Però due tuniche bianche, senza ornamenti, erano ripiegate su un cuscino; sotto di esse, i perizomi.
Come se avesse aspettato il momento in cui erano sveglie, entrò Nadine. Sembrava affaticata e pallida.
“Mettetevi i cappucci, solo i cappucci e seguitemi” disse. Le guidò tenendole per mano, cieche quali erano, da qualche parte. “Sedetevi” ordinò. A tentoni, Jessica e Simona sentirono che, dietro di loro, c’erano delle sedie; il velluto solleticava la loro pelle nuda. “Aprite bene le gambe, spalancate!” ancora la voce della rossa. Che volevano fargli di doloroso?, temette Simona. Una lingua umida, tenera, rasposa la stava leccando, là sotto; penetrava veloce in tutti gli anfratti della pelle delicata, pulendola, ringrescandola meglio del vagisil.
“Non muovete un muscolo!” era la voce secca ed imperiosa di Frau Rose, questa. Più facile a dirsi che a farsi, l’eccitazione saliva nel corpo delle due donne, perché venivano leccate contemporaneamente, era chiaro.
La lingua abbandonò la fica di Jessica e scese in basso, titillando la pelle delicatissima irritata, penetrando leggermente, quasi con rispetto, nell’ano e tornando su, senza fermarsi. Le cosce delle donne fremevano, i muscoli guizzavano sotto la pelle, erano all’eccitazione suprema; Simona arcuò il bacino, in attesa dell’orgasmo.
“Adesso basta!” disse Frau Rose L’asola del frustino d’acciaio colpì quella rosea carne delle fiche aperte. Simona emise un grido più di delusione che di dolore. “Masturbatevi” tornò ad ordinare la tedesca. Le mani di Jessica e di Simona scesero sul rispettivo ventre. Non occorse molto tempo. Si udirono tre sospiri, quasi contemporanei.
“Alzatevi e fatevi guidare da Nadine”, però, adesso, la voce di Frau Rose era rotta dall’emozione.
Se si esclude la frustata, quell’esperienza era stata molto piacevole.
Nadine disse loro di togliersi il cappuccio. Erano di nuovo nella sala grande. Si rivestirono, con le tuniche bianche. I capezzoli di Simona erano estremamente gonfi, ma ancora estremamente eretti, sembravano quasi voler bucare la leggera stoffa. Nadine aveva nelle mani due falli enormi, giganteschi , da pachiderma. “Li leccherete- disse loro- come se state facendo un pompino al vostro innamorato…se sarete brave, avrete una piacevole sorpresa, altrimenti…” e lasciò incompiuta la minacciosa frase.


