Archivio per Dicembre, 2009

Punizione di due schiavette

31 Dicembre 2009

Immagini tratte da questa galleria gratuita del sito Sex and Submission.



Racconti di sculacciata: La scommessa

29 Dicembre 2009

Questo racconto di sculacciate è stato inviato da Mariambo, che già aveva pubblicato altri racconti su questo blog.
Buona lettura a tutti!

Nadine e Serena  sono 2 amiche legatissime ma sempre in competizione tra loro.
Ciao, vi voglio raccontare una vicenda accaduta due anni fa.
Un giorno, Serena, la mia amica del cuore e compagna di squadra di pallavolo, ed io, facemmo una scommessa un po’ speciale, da fanciulle monelle, molto monelle: scommettemmo  che chi avesse segnato più punti quella sera, avrebbe avuto diritto di sculacciare l’altra a culo nudo e tenendola sdraiata sulle ginocchia  nello spogliatoio di fronte a tutte le compagne di squadra. “Ok qua la mano, sarà divertente vedere le facce delle compagne” dicemmo all’unisono. Purtroppo, però, per tentare di non far fare punti l’una con l’altra, perdemmo la partita in un modo vergognoso. Come se non bastasse, fui io a perdere la scommessa. Subito dopo la partita, ci raggiungeva sempre il mister per farci i complimenti o i rimproveri, a seconda del risultato. Il mister è un uomo di cinquant’anni circa, bello, alto, capelli bianchi, un gran fico insomma. Quasi tutte ne eravamo innamorate. Quella sera, esco dalla doccia e Serena è lì che mi aspetta. Indossa solo una maglietta mentre io sono nuda e le altre chi nuda, chi mezza nuda. Serena mi urla contro: “È colpa tua se abbiamo perso la partita”! Così dicendo, mi strattona per un braccio, mi sdraia sulle ginocchia e comincia a sculacciarmi veloce e forte (forte si fa per dire, le sue manine sono niente confrontate con le palette che ha mio papà. Quando me le dà  lui mi brucia il culo come il fuoco). Serena continua a sculacciarmi forte come può, le amiche ridono e fanno il tifo:
“Dai, dagliele più forti,  dai ancora”. Io recito la farsa: “No, no, basta, basta, fa male, basta!”, ma niente: Serena continua a sculacciarmi e le compagne e fare il tifo e a incitarla a darmele più forti. All’improvviso si spalanca la porta, entra il mister, ci guarda tutte, Serena smette di sculacciarmi, io mi alzo in piedi e lui sorridendo ci chiede: “Cosa fate di bello signorine?”
Serena dice : “Mister, la sculacciavo perché è colpa sua se non abbiamo vinto.” “Bene, bene” dice il mister. Prosegue: “Allora ho capito come si deve fare”! Noi siamo lì tutte nude, ci ha già viste nude altre volte, perciò non ci vergogniamo. Ad un tratto mi prende per un braccio, si siede, mi sdraia sulle ginocchia e mi sculaccia severamente  “HAAiii,  haaiaa, uiii!”, comincio a lamentarmi. Cavolo lui sì, ci sa fare! Sculaccia proprio come papà. La sculacciata continua tra i sorrisini soddisfatti di Serena e le facce stupite delle compagne. L’allenatore non aveva mai sculacciato nessuna di noi anche se a volte ci aveva minacciato. Dopo un centinaio di sculaccioni, quando il mio culetto è rosso fuoco, smette, mi fa alzare e chiama Serena. “Vieni tu adesso” le dice. Lei si lamenta,  vorrebbe evitarsi la sculacciata, ma lui la prende  per una mano e se la sdraia sulle ginocchia. Serena è col culetto ancora bello  bianco, quando lui comincia a suonargliele molto forti, severe e veloci. Io dico: “Bene mister, le faccia il culetto rosso come l’ha fatto a me”. Dopo ancora un po’ di sculaccioni si ferma e la fa alzare,  poi ci prende entrambe  per mano e, nude, col culetto rosso fuoco, ci porta fuori dallo spogliatoio, nel corridoio. Noi in coro, tentiamo di dissuaderlo: “Ma no, no, mister cosa fa?” E lui “Continuo la punizione, cosa credete che faccia? Camminate di fronte a me, affiancate fino al mio ufficio, e non vi coprite. Avanti, mani sulla nuca!”
Fuori, lungo i corridoi è pieno di ragazzi e ragazze più grandi, quelli che lavorano e vengono in palestra più tardi, io e Serena ci giriamo dal mister pregandolo di non farci vergognare così, gli diciamo che ci dispiace, che, se crede, può continuare a sculacciarci quanto vuole, ma non così. “Silenzio” dice lui e, di fronte a tutti quei ragazzi e ragazze,  ci dà 10 sculaccioni fortissimi sul culo già molto rosso, una per una, prendendoci sotto il suo forte braccio. Tutti i ragazzi ridono, la vergogna è al massimo, poi urla: “Avanti!” e ci costringe a procedere a passo di marcia, circondati dai ragazzi. Ci guardano tutti, specialmente i maschi ci lanciano sguardi molto acuti, ma per noi anche eccitanti,  sentiamo complimenti per le forme ed anche per il colore del culetto. Dopo pochi passi il mister  ordina stop, ci fermiamo e, ancora prima io, poi Serena, subiamo un’altra sculacciata: 20 sculaccioni questa volta. Noi, fra urletti e lamenti, riprendiamo la marcia, ma poco dopo, davanti alla porta dell’ufficio, il mister ordina alt. Noi crediamo di poter entrare e finire di prenderle in privato ma niente: altra sculacciata, ciascuna 30 sculaccioni, adesso sia il culetto che le cosce sono brucianti veramente, i corridoi sono pieni di specchi ai muri, essendo una palestra, perciò ci vediamo riflesse da tutte le parti nude e col posteriore tutto rosso come pomodoro maturo. “Avanti marsh!”. Un altro ordine del mister ci conduce verso lo spogliatoio. La vergogna ormai è al culmine, l’umiliazione pure, ma la situazione è anche terribilmente eccitante. A metà corridoio altro alt, i ragazzi e le ragazze già ridono, alcuni ragazzi gridano: “Dai, mister, ancora un’altra sculacciata!”e cosi è. Il mister appoggia un piede su uno sgabello e poi ci carica a turno, sempre partendo da me, sulla sua gamba. Il culo, in quella posizione, dev’essere stupendo per i ragazzi che sono lì a guardare. Io stessa lo vedo riflesso in uno dei tanti specchi, è rossissimo! Un attimo e gli sculaccioni riprendono con una velocità tremenda fino a 40, poi tocca a Serena ed anche a lei 40. Dopo l’ultimo tratto di corridoio, ormai, almeno per me, l’eccitazione ha preso il posto della vergogna. Ultima fermata davanti al nostro spogliatoio, altra sculacciata. Ormai tutti i ragazzi e le ragazze sono in cerchio per assistere all’ultima “suonata in DO maggiore”,  composta di 50 sculaccioni molto forti proprio come il finale dei fuochi d’artificio.  Poi, tra le risate e i commenti dei ragazzi, tipo “Ma come mister, non le sculaccia  più? ed altri “Dai mister glielo faccia viola, il culetto”, oppure “Troppo pochi, continui!” cominciano ad arrivare incitamenti anche dalle ragazze. Un paio dicono anche: “Ci potessi essere io al tuo posto”! Il mister ci mette faccia al muro nel corridoio e ci dice di stare lì per mezz’ora in castigo, col culo e le cosce rosso infuocato, brucianti come immerse nel peperoncino. Serena e io, guardandoci in faccia, ci strizziamo l’occhiolino.
Fine. 

Due schiave vengono duramente punite insieme

28 Dicembre 2009

Su The Training of O, il sito che mostra il duro addestramento delle schiave, ho scovato questa galleria (con filmati gratuiti) di cui pubblico qualche immagine…buona visione!





Racconti di sculacciata: Sabrina

26 Dicembre 2009

Un nuovo racconto di sculacciata che ci viene inviato da Geronimo. Buona lettura. E BUON NATALE A TUTTI!

Sabrina, donna assai piacente e affascinante, un po’ in carne ma non grassa, anni 32 , separata con una graziosa bambina di 6 anni, è una mia amica, o per meglio dire, una tromba mica, dal momento che pur non avendo una vera e propria relazione facciamo sesso con una certa frequenza. Ciò che in modo particolare ci unisce è una certa passione , l a passione per lo spanking ovvero per le sculacciate o le percosse sul sedere. Io sono, come si dice in gergo, lo spanker, Sabrina la spankee. Una spankee un pò troppo esuberante come si può capire dal breve aneddoto che di seguito racconto.
E’ un mercoledì del mese di aprile. Stò per uscire per andare da amici a vedere la partita di Champion league, Quando squilla il cellulare. E’ Sabrina, “- Valerio, devi venire subito, o meglio tra un ora, un ora e un quarto, ho bisogno di essere punita, severamente punita, solo tu sai farlo come si deve-“ – “ma Sabrina c’è la partita stasera, lo sai … facciamo domani, e poi come la mettiamo con la bimba? “- per Alice non c’è problema è il giorno in cui la tiene il padre… e poi scusa, preferisci vedere una stupida partita o fare quello che ti piace di più ….con me?. “- e va bene ma te la metterò in conto insieme alla tua insolenza; quando mai si è sentita una spankee dare degli ordini al proprio sculacciatore?- “ – sì è giusto, puniscimi duramente fammi sanguinare le chiappe se credi, ma vieni qui, ti prego, non perdere tempo in chiacchiere! Ora vado subito a mettermi in penitenza, ciao tesoro, a presto!-”.
E chiude la comunicazione . Incredibile, che sfrontata ! mi irrita ma l’adoro e la striglierò come merita.
Disdico
L’appuntamento con gli amici e raggiungo l’abitazione di Sabrina nel giro di poco più di un ora. La chiave è nel solito nascondiglio. Apro ed entro. La donna è inginocchiata sui ceci con le ginocchiata nude, tiene le mani dietro la nuca. L’aiuto a rialzarsi. Le ginocchia sono già piuttosto arrossate. Ha un bel viso, dei grandi occhi grigi e verdi, una bocca carnosa e semiaperta che esprime desiderio. La bacio e lei risponde al mio bacio, ma subito si stacca. “- Non sei venuto per pomiciare, fai il tuo dovere- “ – “altre cinque -“ mi dico ad alta voce – cinque cosa? – te ne accorgerai – “ le rispondo beffardo. Mi siedo, l’avvicino a me, infilo le mani sotto la gonna e le tiro giù le mutande fino ai polpacci.La tiro giù bruscamente sulle mie ginocchia. Le sollevo la gonna scoprendo un culo ben fatto, dalla forma a mandolino e dalle carni rosee e sode . Un folto boschetto fa capolino tra le cosce. Comincio a sculacciare a tutta forza . Sculaccioni potenti, veloci. Le natiche di Sabrina si arrossano sempre di più, si piegano, quasi rimbalzano, ma lei si limita a fare Ahi, Uhi, ed a gemere un po’, ma non certo per il dolore. Arrivo a circa un centinaio di sculacciate. Sono un po’ stanco. Sabrina non ha versato neppure una lacrima, in compenso mi ha bagnato i pantaloni con i suoi umori. “- Ora facciamo sul serio Sabrina, portami il frustino!- “. Il frustino è lungo circa 70 cm.legno di betulla rivestito di cuoio e termina con la caratteristica punta in pelle . Sabrina si toglie gonna e mutandine. E’ nuda dalla vita in giù. “- in posizione svelta!-“ La mia amica si piega ventre sul tavolo con le natiche arrossate e si mette a sculettare in maniera invitante, mi guarda in maniera provocante. Lo sguardo è carico di apprensione, ma allo stesso tempo sembra implorare la frusta.
E il frustino comincia a calare sul bel culo nudo – swap , – ahaa! Swap , swap ahii! Stavolta i gemiti sono di autentico dolore e strisce rosse e in rilievo si disegnano sulla pelle nuda. Swap, swap, swap, ahiaa! ahi! Basta! Che male, pietà!. Sabrina ora piange e il suo sedere e la parte superiore delle cosce presentano ben presto un reticolato di strisce violacee.Ma so che devo continuare, non ha ancora pronunciato la parola chiave . Alla fine grida: “Costantinopoli!”. Bene cara, ma ti spettano altre 10 sferzate, per il tuo cattivo comportamento nei miei confronti”. Sabrina è consapevole di aver ben meritato altri colpi e rassegnata spinge in fuori il culo per meglio offrirlo al castigo supplementare. Dieci frustate di pari forza si abbattono sulle carni già martoriate. La punizione è terminata. Sabrina piange sommessamente. Si piega sulle ginocchia. La sollevo le accarezzo la testa, la bacio sulla fronte. La faccio inginocchiare sul divano e le cospargo le natiche con una crema rinfrescante, poi comincio a baciarle i globi gemelli mentre le accarezzo le cosce Le discosto un po’ per rivelare lo scrigno del piacere. Bacio la passerina e comincio a esplorarne i più intimi recessi in punta di lingua. la punta del mio naso e la mia bocca sono tutti impiastricciati dei suoi umori. Il resto ve lo potete immaginare…..

Public Disgrace: a passeggio come una cagna

24 Dicembre 2009


Foto tratta dal sito Public Disgrace.

Racconti di sculacciata: la sculacciata di Caterina

20 Dicembre 2009

Un nuovo autore per i nostri racconti di sculacciata: Geronimo, che da tempo commenta sul blog, ci ha inviato questo racconto.
Diamogli il benvenuto nel club degli autori!

Caterina, anni 18 appena compiuti, IV^ classe del liceo privato xz, se ne stava chiacchierando allegramente con le compagne di classe durante l’intervallo delle lezioni, quando la bidella l’avvertì che la preside la stava aspettando nel suo ufficio e che avrebbe dovuto andarvi immediatamente. Caterina si preoccupò subito, la preside era estremamente severa e senza dubbio voleva rimbrottarla per qualche sua marachella, magari – ed era la cosa che temeva di più – comunicando la cosa ai suoi genitori – .Caterina ricordava bene l’infernale fine settimana: Sabato pomeriggio, stesa sulle ginocchia della mamma, pantaloni e mutandine alle caviglie, si era beccata una bella razione di mestolate sulle tenere chiappe solo per aver rotto un banale vaso di vetro.
La domenica pomeriggio, nel bosco dov’erano andati a fare castagne, il padre l’aveva vergata a lungo sul culo e sulle cosce nude per essersi allontanata senza permesso. Per due giorni aveva avuto difficoltà a sedersi.
La preside, Brunilde Stein, svizzera, 42 anni splendidamente portati, tailleur elegante e sobrio Fece entrare la ragazza senza farla accomodare sulla sedia.
“- Allora Caterina, un altro 4 a storia, proprio non vuoi saperne di studiare?, ti scriverò una nota sul diario, i tuoi genitori devono sapere come sprechi il loro denaro”-
Caterina trasalì, -“ No! Signora preside, non lo faccia, la prego, i miei mi daranno tante botte, d’ora in poi mi impegnerò lo prometto!- Brunilde sapeva bene come il suo “intimo” amico Marco, padre della ragazza educava la figlia e non di rado la cara mogliettina, e aveva spesso fantasticato sulle punizioni tradizionali che infliggeva a quella sfrontata e seducente puttanella, dagli occhi verdi e dalle belle labbra carnose come il papà ed un bel nasino all’insù, per fortuna in questo caso molto diverso da quello grande e volitivo del padre; tuttavia non si scompose, e accenno appena un sorriso sardonico che la giovane studentessa non colse. – Botte? Che genere di botte?.
“Cinghiate sul cu.. ehm sul sedere nudo e sulla parte alta delle cosce ma con le mutandine tirate giù !. A volte papà usa la verga di salice. La mamma invece uso il mestolo oppure il battipanni, ma sempre sulla pelle nuda, anche in presenza di altra gente, a volte. E’ umiliante e mi fanno male!.Mi fanno venire i lividi e soffro a stare seduta…..La prego…” Brunilde, nascosta dalla scrivania, Si tocco tra le gambe, le mutande cominciavano ad inumidirsi, ma non ebbe difficoltà a darsi un contegno.
“Ben fatto!”- esclamò – “è così che si educano le adolescenti indisciplinate ed infingarde, Sono stata allevata dai miei zii che non hanno mai lesinato sculacciate e bacchettate quand’ero bambina, e dall’età di 14 anni ho cominciato ad assaggiare il martinet e lo staffile, rigorosamente a culo nudo e qualche volta mi hanno provocato qualche graffietto sanguinante, ma li ringrazio per questo, se ho combinato qualche cosa nella vita lo devo anche alla loro severa educazione, avanti, portami il diario!”- Caterina si avviò sconsolata, ma aveva già progettato in cuor suo di non dire un bel niente ai genitori. Alle domande sull’andamento scolastico avrebbe risposto in modo evasivo.
La preside però non si fidava della ragazza ed avrebbe fatto in modo che la birbantella non sfuggisse al meritato castigo.
Nel tardo pomeriggio avrebbe incontrato Marco per la loro scopata del giovedì e gli avrebbe parlato della figlia. La sventurata non sospettava minimamente che cosa stava per piombargli sulle spalle, anzi, un po’ più in basso.
Qualche ora più tardi mentre la spensierata Caterina bighellonava con gli amici, La bella Brunilde stava a quattro zampe, tutta nuda sul letto del proprio appartamento mentre Marco la montava da tergo con potenti colpi di reni e mollando vigorose sculacciate sull’imponente, ma sodo fondoschiena dell’amante.- “sciaff, sciaff, – avanti picchia più forte, scopami più forte!.Ti stai rammollendo amore! – te lo faccio vedere io porca perversa che non sei altro! Sciaff sciaff, scia-sciaff! – gli schiaffoni sul culo di Brunilde si fecero sempre più violenti mentre la potente spinta del membro virile dell’uomo fece cadere l’amante sui propri gomiti. Alla fine i due raggiunsero l’orgasmo quasi all’unisono.
Dopo la sigaretta di rigore gli amanti parlarono di Caterina. “- Brutta sgualdrinella pestifera!”- disse Marco della figlia – “e così pensi che voglia prenderci per i fondelli
Ma le porterò via la pelle dal culo stavolta e domani darò una bella ripassata anche a quella gonza della madre che non controlla niente! E da un po’ che non le faccio le chiappe a strisce”. – “Facciamo così, “- propose Brunilde, stasera all’ora di cena vi telefono per sincerarmi che abbiate visto la nota, abbiamo il numero di telefono di tutti i genitori per le comunicazioni di servizio, non sarà una cosa sospetta, così potrai cogliere Caterina in fallo, ma ti prego lascia il viva voce aperto al massimo, voglio sentire quella dolce musica che ben sai”- Marco rise, e voltata l’amante stampò due manate sulle natiche ancora rosse per poi baciarle subito dopo e poi allargarle e…..
La sera, poco dopo le 20 e 45 minuti arrivò la fatidica telefonata. Dapprima rispose la madre che dopo cinque minuti chiamò Marco. Quando la telefonata terminò i genitori guardarono Caterina. La Ragazza comprese e deglutì e, ebbene sì, uno strano pizzicorino la prese tra le cosce, oltre al naturale tremore delle gambe dovuto alla paura.
Qualche minuto dopo, Caterina si ritrovò in ginocchio sul divano con la mamma che le teneva la braccia, i pantaloni tolti, le mutandine alle caviglie e il papà che le cinghiava il bel culetto di santa ragione. La mamma contava, e Caterina doveva ringraziare ad ogni colpo. . 42, Slasc! Ahiaa!, Grazie papà, 43, slasc!, ahaii!, grazie papà, 44, slasc!, ahaa!, papà basta, non lo faccio più ahii! Uhii!. Il culo e le metà superiore delle cosce erano tutte gonfie e segnate, ma nel contempo la passerina era praticamente grondante di umori. Dall’altra parte del cavo telefonico Brunilde stava stravaccata in poltrona senza slip con entrambe le mani tra le cosce e gli occhi chiusi. Nella mente scorreva l’immagine della punita e della cintura che saettava sulle sue appetitose rotondità nude e indifese, ascoltando in viva voce la musica del castigo: lo schiocco del cuoio sulla pelle, il pianto, i gemiti, le vane suppliche e e il monotono implacabile conteggio dei colpi della madre, insomma la sinfonia della disciplina domestica.
Alla sessantottesima cinghiata, Raggiunse finalmente l’orgasmo.

Geronimo

Ultimate surrender: lotta tra donne

19 Dicembre 2009

Ultimate Surrender è un sito dove potete trovare immagini e filmati gratis (come in questa gallaria) di donne che combattono. La posta in gioco è alta, visto che di solito la donna sconfitta viene umiliata sessualmente.


Racconti di sculacciate: Un amore di violenza

17 Dicembre 2009

Virgin ci invia questo racconto: buona lettura a tutti!

“Via del campo c’è una grazionsa, gli occhi grandi color di foglia ,tutta notte sta sulla soglia, vende a tutti la stessa rosa…” (Via del Campo – Fabrizio De Andrè)

Quello schiaffo bruciante in pieno viso.
Non avevo intenzione di guardarlo.
Sapevo quello che avrei visto.
Uno sconfinato amore.
Volevo mi ferisse, mi facesse sentire fuori tutto quel dolore che io sentivo dentro.
“Fottiti, stronzo”.
Urlavo.
Ma le mie urla erano silenzi.
Le mani legate, in ginocchio sul pavimento, il viso appena colpito, bruciante.
La sensazione di non capire.
Tutto mi faceva sentire una prigioniera.
Il suo sguardo, quello invece no.
Quello mi faceva sentire solo amata, troppo amata.
Ed io non volevo esserlo. Volevo essere solo posseduta.
Volevo che il mio corpo gemesse sotto il peso di mille torture, volevo sopprimere l’anima.
La stanza era fredda.
Il pavimento di pietra ricordava vecchi romanzi ottocenteschi.
“Fottiti, stronzo.”
Lo dissi di nuovo.
Uno schiaffo in pieno viso sottolineò l’accaduto: più severo del primo, più eccitante.
“Sei un fallito, guarda che devi fare per ottenermi…stare ai miei giochi”
Lo avevo ferito.
Avevo quella capacità nell’anima.
Conoscere i demoni e lasciar lacerare persone.
Lui, senza replicare mi aveva spinta a terra.
La mia schiena a contatto con il pavimento gelido.
Si era inginocchiato, e aveva preso la corda che teneva fisse le mie mani cercando di scioglierla.
“Ma…”
Non avevo fatto in tempo che un altro schiaffo mi aveva fatto capire che dovevo star zitta.
Quello schiaffo non me lo meritavo e quindi bruciava più degli altri..
Calde lacrime iniziarono a scendermi sulle guace.
Riflesso incondizionato.
Ringraziavo dio per il loro scendere.
Lui non amava particolarmente “farmi del male”, ma se lo costringevo diventavo una prigioniera vera.
Era assetato della mia bellezza. Assetato della mia sete.
Sciose le mie mani e il mio sguardo di rancore per l’ultimo schiaffo si appese al suo.
Mi aveva strappato i bottoni che tenevano chiuso il vestito con una mano, ed i miei seni duri a contatto con l’aria fredda della stanza provarono una strana vergogna.
La mia mano scattò come a proteggerli.
Ma lui, con gesto repentino e una sola mano riuscì a bloccare il mio tentativo e con esso le mani sulla mia testa.
L’altra mano invece mi aveva alzato il vestito ed aveva iniziato a frugare tra le mie cosce.
Come se fossi una sua proprietà.
Ma non volevo cedere così facilmente…
Approfittando del suo “badare ad altro” riuscii a liberare le mani, quasi ad alzarmi e a rovesciarlo per terra: ero fuoco vivo.
Lui però bramoso, mi prese per la caviglia, immediatamente.
Su un piede solo persi il precario equilibrio che avevo e caddi a terra; mi trascinò come un sacco, fino a lui e mi montò sopra, bloccandomi interamente le spalle e il bacino.
Potevo muovere le gambe, ma non serviva a molto.
Mi diede altri schiaffi. Forti.
Poi uno più forte.
Un fiotto di sangue usci dal mio labbro.
Senza prestare attenzione al sangue mi fece voltare e legate le mani dietro la schiena rialzò il vestito.
Stavolta senza fermarsi mi levò le mutandine.
I sangue non voleva arrestarsi.
I capelli sporchi di sangue e lacrime vennero afferrtati dalla sua bella mano: “adesso, troia, come cazzo la vedi?” mi sussurrò all’orecchio, feroce come un animale.
La sua mano davanti mi toccava e mentre tirava i capelli sentivo il dolore intenso degli schiaffi dati e il suo alito sulla guancia.
Sentivo il dolore costante al labbro.
Subito dopo legata mi rigirò in avanti.
Sempre per i capelli mi costrinse ad alzarmi.
Il vestito aperto davanti che lasciava muovere il seno prosperoso, oramai era logoro e sporco.
Ma a lui eccitava da morire alzarmelo e frugarmi…
Stavolta voleva punirmi seriamente per la mia frase crudele…sentivo più violenza del solito.
Mi fece appoggiare ad un tavolo e sempre tirandomi per i capelli aprire le gambe.
Il vestito alzato sulla schiena…
Mi passò un liquido caldo, forse sputo, tra le natiche.
Sapevo cosa voleva farmi.
Sentii il suo pene appoggiarsi fra le natiche e spingere.
“Puttana, adesso, che fai? Piangi?”
Poi si era fermato, lasciandomi spaventata: non me lo aveva mai fatto da dietro…
Sempre con in mano i mie capelli aveva preso delle mollette da bucato.
E una su un capezzolo, una su un altro…
Non era un dolore forte ma sapevo che sarebbe aumentato progressivamente.
Aveva ripreso a spingermi da dietro.
Sentivo la sua cappella penetrare tra le natiche, nel buchino poco bagnato.
Poi l’entrare si era fatto molto più insistente, violento.
Le gambe sempre pù larghe.
Con una mano lui aveva toccato il seno.
Un urlo.
La molletta adesso bruciava, ogni movimento faceva male.
“Fammele togliere….ti prego…”
“Puttana, devi tacere”.
La mano strinse i capelli violentemente nel momento in cui il pene entrava nell’ano.
Forse uscì del sangue.
Un dolore lancinante.
Piangevo e urlavo ma lui non aveva per nulla addolcito la presa sui capelli e il pene duro nel culetto.
Anzi, la sua mano mi aveva iniziata a sculacciare, per aumentare il godimento.
Sculaccioni severi. Su una sola natica che s’arrossava in fretta.
E dentro quel pene enorme.
La scena mi eccitava, volevo mi sbattesse con violenza ma il dolore nel culo era vero.
Mi sentivo piena e bruciante e il buco era rossissimo..
Lo sentive entrare e uscire.
La mano mi tirava i capelli, mentre le mollette ai capezzoli mi torturavano…
La sua bocca era poggiata sulla mia spalla e sentivo saliva colargli dalle labbra e invadermi la pelle…

Due schiave condividono la sofferenza

16 Dicembre 2009

Galleria di immagini e filmati gratis tratta di The Training of O.

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