Archivio per dicembre, 2009

Sculacciata da Erika

15 dicembre 2009

Una delle più care amiche del blog ci invia questo racconto di sculacciate, buona lettura!

Ricordo che è sempre aperto il sondaggio sui migliori racconti di sculacciata: l’obiettivo è anche far conoscere i racconti più belli a coloro che iniziano solo adesso a leggere il blog.

Era un giorno come tanti, io mi ero alzata con una voglia pazzesca di essere sculacciata, Erika non sembrava molto in vena ma la giornata piovosa giocava a mio vantaggio…

La mattina iniziò con una lunga dose di coccole dolci, lei era molto coccolosa ci sussurrava frasi dolci, ad un certo punto si alza e dopo 10 minuti tornò con la colazione composta da tre fette biscottate, il caffellatte e la marmellata di albicocca. La guardo imbronciata – ma i pan di stelle?- lei mi guardò severa – no perchè hai già un brufolino lì vuoi che diventi grande?- guardandola leggermente delusa, poi con intenzione di farla arrabbiare – ma allora meglio il pane non mi vanno le fette- lei mi sorrise e riportò di là le fette e tornò con metà panino, al suo ritorno gli sorrido e la bacio dolcemente.

Mangiai il panino poi girandomi verso di lei – ma le fette le hai riportate di là?- lei si girò portando una mano alla mia guancia -si perchè?- io abbassando la testa – mi ci andavano però e lo stesso – lei mi squadrò come per studiarmi, poi alzandosi un po svogliata ma sorridente andò a prendere le fette , la ringraziai e cominciai a mangiarne una poi mi fermai.

Come vide che cominciavo a bere il caffellatte preoccupata mi chiese – piccola ti ha dato fastidio?- io scossi il capo innocentemente – credevo di avere più fame scusami- vedevo che si stava arrabbiando però notai che era uno sguardo misto fra l’arrabbiato e il curioso, pensai subito aia mi ha scoperta ma non disse nulla.

Prese i piatti e tutto e li portò in cucina, gli sentii lavare il tutto, sgattaiolai in cucina senza farmi sentire e gli balzai dietro urlando – wooooo- lei fece uno scatto e il piatto gli scivolò di mano cascando dentro al lavandino pieno d’acqua che schizzò e finì tutta addosso a lei, Erika portandosi le mani al seno – nadine guarda che hai combinato- io guardai dentro di me ero felice, pensai adesso una cinquantina di cinghiate non me leva nessuno invece – adesso corri in bagno per punizione si farà la doccia tutte e due – io gli saltai addosso e baciandola – come se fosse una punizione questa- mi fermai e girandomi verso il bagno cominciai a lasciar cadere i l pigiamino e sculettai fino di la, la sentii sorridere e posare il panno prima di raggiungermi.

Come arrivò in bagno mi gettai su di lei con la doccia aperta e la mollai tutta, lei mi rispose con l’acqua del lavandino – nadine basta senno va a finire ci piglia qualcosa- io annuii lei iniziò a spogliarsi, la sua pelle già bagnata era molto eccitante, il suo seno cosi perfetto, i suoi fianchi sinuosi emersero dai pantaloncini , seguivo il suo spogliarsi quasi come un cobra guarda il flauto del suo incantatore , io mi immersi nel primo strato di acqua calda creatosi nella vasca e dopo subito mi raggiunse lei, il resto potete immaginarlo.

Passò la mattinata e il pranzo tranquillamente della sculacciata che volevo nemmeno l’ombra, si decise di andare alla videoteca per noleggiare qualcosa da guardare, si prese nata per vincere e si tornò, durante il film lei poggiò i suoi piedini sulle mie ginocchia, io li guardai erano così belli che non seppi resistere mi chinai iniziando a baciarli, lei sorrise e si mise in modo da permettermi di adorare i suoi piedini e di guardare il film, la cosa durò 10 minuti poi mi tuffai nelle sue braccia.

Il film passava fra una coccola e l’altra e nel mentre stavo pensando cosa combinare per buscarne, pensai di fermare il film sulla scena finale e così feci bloccai il film e mi alzai col telecomando in mano – nadine dai che è il punto clou avanti riavvialo- io sghignazzando – senno che fai su su – gli muovevo il telecomando davanti, lei senza dire niente si alzò andò al dvd e lo riavviò da lì- io arresa mi rituffai al suo fianco, lei mi accolse abbracciandomi dolcemente e sussurrandomi – quando fai cosi sei una bambina lo sai?- io sorrisi facendogli una linguaccia.

Si arrivò a cena tutto tranquillo, il pomeriggio dopo il film si era passato davanti alla ps3 a giocare a little big planet, per cena aveva preparato le patatine fritte e i bocconcini di pollo fritti che io adoro.

Quando vedo che sta per finire prendo il cellulare di nascosto facendo squillare il telefono di casa che avevo lasciato appositamente in camera , lei sbuffando – uffa chi sarà adesso- io facendo finta di nulla – boh vai te a rispondere amore?- sbattendo le mani sulle ginocchia si alzò, come lo fece fregai gli ultimi tre bocconcini che aveva e li mangiai velocemente, la vidi tornare – nadine non mi dire che…- non finì la frase guardò il piatto vuoto e rise divertita – ah la metti cosi alzati metti una sedia nel mezzo e aspettami avanti- la sua voce non era severa come sempre ma divertita si vedeva che escogitava qualcosa.

Tornò con delle mutandine bianche con dipinti degli orsetti e un qualcosa nascosto dietro, la scrutai nel frattempo mi ero già spogliata come sempre, mi si avvicinò e guardandomi – che ti ho detto che eri oggi?- io abbassando il viso – una bambina- lei sempre con tono non troppo serio – quindi adesso ti sculaccerò come meriti, facendoti capire che sei ancora una bambina piccola da sculacciare – tirò fuori un ciuccio io alla vista di esso indietreggiai – non vorrammmgh- mi sentii infilare il ciuccio in bocca poi le ridendo per la scena con voce rotta dal ridere – mettiti queste ora – misi le mutandine lei prese il cellulare e click , ero tutta rossa in viso mi vergognavo da morire anche se sotto sotto mi stava divertendo la cosa, si sedette sulla sedia e mi prese per un braccio trascinandomi sulle sue ginocchia, senza dire niente ciack ciack io mi muovevo su e giù sotto i colpi, mi accorsi che ero già eccitata la cosa dell’umiliazione del ciuccio era stata un’idea geniale, i colpi continuavano io reggendo il gioco bofonchiando col ciuccio in bocca – basta o capito farò la bambina buona basta mi fanno la bua – la sentii ridere – ah si ci dovevi pensare prima di fare tutti quelli scherzi- io ridendo – ma li faccio sempre- lei aumentando la forza – certo ma oggi avevano un secondo fine giusto?- io annuii sotto i colpi adesso dolorosi il mio sederino doveva essere già tutto rosso, anche se non erano molto severi mi facevano male, senza dire nulla abbassai la testa colpevole.

Dopo poco sentii la sua mano che mi levava le mutandine lasciandole scivolare fino alle mie caviglie e ciack ciack, adesso iniziavano a bruciarmi davvero – non ridi più adesso e?- la sua voce era canzonatoria -no fanno tanta bua basta- mi cascò il ciuccio di bocca perchè nel mentre avevo aperto la boccami colpì, lei si fermò – alzati avanti- mi alzai lei prese il ciuccio lo sciacquò e torno col ciuccio e con un piccolo tawses di pelle.

Mi scrutava io stando ancora nella parte ero tutta mogia mogia testa china mentre singhiozzavo ( apposta dato che ancora non piangevo) lei rise – guarda che è inutile che fai la vittima mani sulla sedia e piegati per bene che cosi finiamo di punire questo bel culetto- io la guardai con due occhioni imploranti anche se in realtà volevo mi punisse col tawses, lei con un tono canzonatorio – via allora se fai cosi non ti punirò più vado a metterlo a posto- fece per girarsi io ero combattuta fra mettermi in posizione o no alla fine cedetti e mi piegai, lei si girò sorridendomi – perchè ti sei piegata- disse con una leggera risata sarcastica, io girandomi di lato non risposi, lei nel frattempo si avvicinò e muovendo davanti a me il tawses come se fosse un pendolo – perchè merito di essere colpita anche con quello- lei continuando, divertita anche dalla mia vocina imbarazzata e il mio viso rosso mi girò la mano per guardarmi dritta negli occhi – di la verità vuoi essere punita con il tawses vero?- io cercai di girarmi ma lei mi tenne ferma la testa, io imbarazzatissima come non mai almeno fino ad allora- voglio essere colpita col tawses perchè mi piace – lei sorrise mi mise il ciuccio in bocca – se lo fai ricadere sono venti colpi in più e dati bene intese ?- io annuii.

Dopo avermi messo in posizione il sederino cominciò a colpirmi, non erano forti i colpi e la cosa mi preoccupava, dato che quando fa cosi aumenta la forza man mano e gli ultimi sono davvero difficili da sopportare senza urlare o lamentarsi.

Erika continuava l’opera dopo una trentina di colpi sentii aumentare la forza, dopo pochi colpi singhiozzavo ma davvero mugugnai con il ciuccio in bocca – aia cosi mi cascherà il ciuccio- lei tirandomi un colpo più forte approfittando del fatto che stavo parlando mi fece cadere il ciuccio, io sgranai gli occhi dalla sorpresa poi girandomi – uffi cattiva lo hai fatto apposta- lei rise – ah adesso sono io la cattiva preparati perchè adesso la sarò davvero- detto ciò sciack mi diede un colpo molto forte che mi fece andare in avanti e stringere il cuscino della sedia fra le mani.

Nella stanza adesso risuonavano i colpi secchi del cuoio del tawses contro la pelle del mio sederino, seguiti dal mio oooh ahhh, già dopo la prima dozzina piangevo – basta fanno male – anche se dentro di me ero tutta un fremito, lei si fermò – davvero?- io volendole ancora anche se sapevo a cosa andavo incontro – uffi dai lo sai che dico cosi perché fanno male ma in realtà – mi fermai lei alzò il braccio e sciack molto forte adesso anche più di prima, lanciai un piccolo urlo – in realtà vorrei che tu continuassi- lei sorrise e cominciò nuovamente a colpirmi forte ma non come l’ultimo.

Cominciai a dimenarmi sotto i colpi, ogni tanto provavo a lamentarmi ma come risposta ricevevo 5 colpi dati bene, ne contai 100 poi si fermò, io mi accasciai stanca e provata sulla sedia, lei mi rimise nuovamente il ciuccio che aveva lavato e mi indicò l’angolo della stanza e con voce rotta dal ridere – ora starai li dieci minuti poi vieni qua che hai qualcosa da pulire- indicò i suoi piedi scalzi e sedette a guardare la tv poggiando i piedini sul tavolino davanti ad esso, stetti dieci minuti li poi togliendomi il ciuccio di bocca gattonai in ginocchio fino ai suoi bellissimi piedini, arrivata li sentii l’odore leggero del sudore provocato dalle sue ciabattine a contatto con la sua pelle, lo annusai prima e poi inizi a leccare le piante leggermente sporche per la camminata scalza appena eseguita, dopo si andò a letto dove ….

spero vi piaccia un kissolo

Racconti di sculacciate: La studentessa e lo zio

10 dicembre 2009

Mariambo ci invia questo racconto di sculacciate: buona lettura a tutti!
Colgo l’occasione per ricordare che chiunque può pubblicare un racconto sul blog, basta inviare una mail a sculacciata76@yahoo.it

Un’ultima cosa e poi vi lascio al racconto: ricordatevi di votare il sondaggio sui migliori racconti di sculacciata!

Salve, sono una giovane studentessa. Ho compiuto 18 anni da pochi giorni ed aspetto con ansia l’arrivo di mio zio dall’Inghilterra. Mio zio, fratello di papà, più anziano, ha 63 anni, abita da tantissimi anni a Londra ed è diventato dirigente di una famosissima assicurazione che ha moltissimi uffici anche in Italia. Per questo motivo mio zio trascorre 2 mesi l’anno in giro per gli uffici italiani e quando viene giù in Calabria si ferma una settimana da noi, eh eh! Perchè lo aspetto con tanta ansia? Questo è un mio segreto. Sabato in tarda mattinata lo zio arriva in macchina da noi. Abitiamo in campagna, nella casa di famiglia che appartiene anche allo zio. Sono due anni che non lo vedo: lo scorso anno, non ricordo il perché, non era venuto. Appena scende all’auto, lo saluto abbracciandolo:
 “Zietto caro, come va?” Lui mi abbraccia e, dandomi qualche colpetto sul culo (che a me fa subito venire il tremito), mi dice: “Come sei cresciuta, Alice! Sei bellissima.” “Grazie zio, gentilissimo come al solito”.
Lo zio è un bell’uomo alto, con capelli quasi tutti bianchi, molto elegante sincero affettuoso, ma anche tremendamente severo non ammette errori. Ricordo 2 anni fa, dietro richiesta dei miei, mi dette una sculacciata tremenda,  severissima,  lunghissima. Stesa sulle sue ginocchia, a mutandine abbassate, mi fece il culo e le cosce rosse come i peperoncini calabresi  e brucianti IDEM. Io, da quella sculacciata in poi … lo saprete dopo.

Siamo a pranzo. Per far piacere allo zio, quando c’è lui, non porto mai i pantaloni ma solo corti vestitini colorati, calzette e scarpette stile collegi inglesi e piccole mutandine. Siamo a tavola quando lo zio mi chiede:
“Alice come va a scuola?” io: “Bene zio, abbastanza bene”. Lui: “Abbastanza cosa vorrebbe dire? Che non va bene, vero?” Io, rossa in viso come lo era il mio tondo culetto 2 anni prima, rispondo: “Sono stata promossa, zio. Cos’altro devo fare?”
Intervengono mamma e papà che dicono:
“Se si applicasse  e studiasse un po’ di più sarebbe molto meglio”.
“Caro fratello, so di chiederti troppo ma vorresti occuparti un po’  di tua nipote? io non lo so fare, non sono capace e le poche mestolate che le dà mia moglie non bastano più. Dovresti fare come 2 anni fa, ma ancora di più, visto che ora è maggiorenne.” Io sono rossissima ed eccitatissima, mi tremano le gambe, dico: “Ma papà, che dici? No, no!” ma dentro di me invece, mi sento fremere.  Lo zio mi dice: “Credo che papà abbia ragione, non lo pensi anche tu Alice?”.
“Ma… ma zio” balbetto io. Poi, però, vinta dalla soggezione e dal rispetto per lo zio, con voce seria: “Sì, zio, hai ragione, me le merito.”
 “Finalmente! Ci voleva tanto.” Dice lo zio.
Mi ordina di farmi trovare nella mia camerina alle 6 del pomeriggio. Io, puntualissima, mi preparo. Faccio una doccia, mi pettino e mi sdraio nuda sul letto. Mentre lo aspetto,tra un pensiero eccitante e l’altro, mi addormento. Subito dopo sento aprire la porta. “Alice, ma cosa fai?” La voce dello zio mi riporta alla realtà. “Scusami zio” ma non faccio segno di vestirmi, mi siedo sul letto rimanendo nuda. Lo zio urla, pronunciando le parole lentamente: “Non ti ho ordinato di aspettarmi nuda!” “Scusa ancora zio, scusa…” Io balbetto, pronta al peggio. “Puoi stare così. Non è un problema Alice.”
 “Grazie zio”. Vedo che in mano ha una sacca lunga e stretta. “Alice, vogliamo cominciare la punizione?” “ Hem  s.. s.. si zio”.  “Bene” risponde lui e tira fuori dalla sacca una cinghia lunga  ma  non molto larga e divisa in due all’estremità.
A me tremano le gambe, sono rossa in viso ma la mia farfallina sfarfalla già. Lo zio mi ordina di  mettermi appoggiata alla sponda in fondo al letto, cul busto sul letto. Il mio culo resta totalmente in alto esposto. Lo zio lo accarezza bene dicendomi che sono diventata una femmina stupenda, io sono già eccitata, non so neanche come sono le cinghiate,  ma subito me ne rendo conto. Con uno schiocco fortissimo, la prima cinghiata arriva sul mio bel culo.  “Ahhaaaiiia,   zio fa malissimo” ma non faccio a tempo a finire che subito un’altra ed un’altra ancora e poi ancora e ancora.  “Ahaaaiiioo, ahhiiooo! Basta zio, è tremendo, non resisto!  Ahhhiiaiii,  uuuiiooooo!” Ma lui non ascolta e continua a frustarmi il culo con quella cinghia. “Aahhiiiaaaa, aaiihhaaaa, auuu, uuuiioo, basta  basta!” imploro.
“Siamo appena all’inizio, Alice, stai zitta”  e giù cinghiate.   “Aaa  aaa hh  aaahhhh aaahhhh”. Ad ogni cinghiata gli urli sii trasformano in lamenti e sospiri. Dopo un centinaio e forse più di cinghiate date con maestria, lo zio si ferma,  mi accarezza ancora delicatamente il culo. Poi, passando la mano sulla micetta ben aperta, si sofferma ed esclama: “Ma Alice, ti sei eccitata!” Io, vergognandomi come solo io so. “Scusa zio, scusami tanto!”. “Ora te le do io le scuse”. Riprende la cinghia e giù cinghiate, ora veloci: culo, cosce, cosce e culo, decine e decine di colpi si susseguono anche ai lati della mie natiche, delle cosce ed ancora decine e decine di colpi. Ormai io sono anestetizzata da quel trattamento che la parte più bella del mio corpo sta subendo, ormai solo gemiti di vero piacere escono dalle mie labbra, ma è proprio dalle labbra, si dalle labbra della passerina, che dopo ancora altre cinghiate esce un bel rigolino di bianco  succo di giovane fanciulla. Lo zio continua ancora con qualche cinghiata fortissima dopo di che mi accarezza il culo e dice: “Alice, per oggi basta. La lezione è finita.”                                                          Io mi alzo, mi accarezzo le natiche, le sento gonfie e tutte piene di rilievi, prendono fuoco.  Mi guardo allo specchio, poi mi avvicino allo zio col mio bel triangolino davanti ai suoi occhi. Lui nel frattempo si è seduto sul letto, mi tiene per i miei fianchi larghi il giusto, tiene ancora in mano la cinghia che, strusciandomi sulle cosce, mi fa fremere di eccitazione. Lo zio mi dice: “Alice, sono stato severo, ma te le sei meritate tutte le cinghiate che ti ho dato vero?” “Si zio”. Mi siedo sulle sue ginocchia, lo  abbraccio e gli dico: “Grazie zio, molte grazie. Avevi ragione, me le meritavo davvero”. Lui, con la faccia tra il soddisfatto e il deluso ( forse per la mia eccitazione) mi dice: “Brava Alice, veramente brava”.
 Poco dopo, a cena, io indosso solo il vestitino. Non ho messo le mutandine perché  mi fanno male, vorrei star tutta nuda ma papà non vuole. Lo zio prende la parola e si rivolge ai miei genitori:
“Ho dato una bella lezione alla nostra Alice, molto bella, proprio quello che ci voleva. A questo proposito, avrei pensato per lei ad una speciale scuola a Cambridge. Si tratta di una scuola esclusiva privata, dove Alice potrà  finire le superiori e prendere la laurea  se siete d’accordo.” Mio papà dice: “Sarebbe perfetto, ma non so se possiamo permetterci una scuola così”. Lo zio dice: “Ho pensato a tutto. Voglio occuparmene io e pagherò tutto io. Nei fine settimane, Alice potrà venire da me, ho una bella villetta in una zona residenziale non lontano dalla scuola”. “Va bene”, dicono sia il papà che la mamma. Io dico: “Zio, posso chiedere che scuola è?” “Una scuola per sole femmine” risponde lo zio, “80 ragazze in tutto, molto selezionata e molto severa, severissima.” Poi si rivolge ai miei e dice: “È una scuola dove vengono ancora utilizzate le punizioni corporali. Questo non sarà un problema per Alice, vero Alice?”
Io annuisco col viso in fiamme. “Se siamo d’accordo, verrà via con me tra due settimane quando tornerò a Londra”.
 
Aspetto commenti e, se positivi, mi metterò a scrivere il continuo (Alice va a Cambridge).

I racconti di sculacciata più belli

9 dicembre 2009

Cari lettori,
secondo voi quali sono i racconti di sculacciata più belli mai pubblicati su questo blog? Facciamo una specie di sondaggio, fatemi sapere i vostri preferiti!

P.S.

Per favore potete inserire i link ai racconti che votate? Così diamo la possibilità anche ai lettori più nuovi di leggerli!

Public Disgrace: umiazione per strada e sul bus

7 dicembre 2009

Nuova galleria da Public Disgrace: una schiava viene umiliata pubblicamente e poi costretta a fare sesso.



Racconto con sorpresa: Fiorella

6 dicembre 2009

Per un giorno non si parla di sculacciate, lascio la parola a Bob!

Fiorella era spaventata. Lei era abituata agli spazi aperti della montagna e stare chiusa in quella stanza buia, con una piccola finestrella da cui filtrava appena un raggio di sole, l’atterriva. Era vissuta per tanto tempo con la mamma ed i fratellini, perché il padre se ne era andato. Stava arrampicandosi a quattro zampe su un dirupo, quando l’avevano catturata. Lei, in verità, non se ne era accorta perché aveva il sole negli occhi. Le avevano messo un laccio al collo, l’avevano trascinata via e costretta a salire su un carro, tirato da un ronzino che si era avviato sentendo lo schiocco della lunga frusta del carrettiere. Fiorella non ricordava quanto fosse durato il viaggio, poi, sobbalzando, il carro si era fermato. L’aveva spinta giù, ma lei si era impuntata; allora un uomo grosso e baffuto, l’aveva addirittura presa in braccio, per aiutarla a scendere. Fiorella era rimasta colpita da quella gentilezza, ma subito dopo, lo stesso uomo le aveva dato una pesante pacca dietro la nuca. Le aveva fatto male, tanto più che seguitava a colpirla con un bastoncino sulle chiappe per spingerla in avanti. Dentro quella cella buia. Fiorella aveva fame e sete, e le dolevano le mammelle. Chiamò disperatamente qualcuno, ma nessuno rispose. Anzi, rispose un uomo, da dietro la porta chiusa: “ Zitta o ti prendo a bastonate!” le aveva detto.
Aveva perso la cognizione del tempo, Fiorella: non sapeva più da quanto fosse lì dentro. Poi la porta si aprì. Fiorella si tirò su dal pavimento cosparso di paglia su cui si era sdraiata; le rimisero il cappio al collo e la condussero fuori dalla stanza, lungo un corridoio altrettanto scuro ed altrettanto umido. Entrarono in una sala grande, illuminata da torce. Fiorella volse intorno lo sguardo. C’erano tre uomini, vestiti di tonache bianche e nere, seduti dietro un tavolo, immobili come statue. C’era un uomo basso e tarchiato, col petto nudo e sudato ed un cappuccio rosso in testa. Ma soprattutto, c’era una donna. Era una donna vecchia, molto vecchia; i capelli bianchi sporgevano ai lati della panca su cui l’avevano legata, stretta stretta. Ed era nuda, completamente nuda: il corpo sfatto dall’età. Fiorella annusò l’odore della paura, in quella povera vecchia; ma alle sue narici giunse anche un altro odore, un sentore prelibato. Sale.
Fiorella si passò la lingua golosa fra le labbra ispide e col naso seguì la scia deliziosa dell’odor di sale; ce ne era parecchio, per terra, mescolato con l’acqua. La fame, e la golosità, spinsero Fiorella a leccare avidamente il pavimento, lambendo il rivoletto d’acqua salata, al punto giusto, proprio come piaceva a lei.
L’aveva asciugato tutto, quello che c’era per terra, Fiorella, ed era finito. Fiorella era delusa: così buono, ma così poco! Poi, invece, qualcuno, le mise una mano sotto al mento e la costrinse ad alzare la testa. Le narici di Fiorella vibrarono: ancora sale, e di quello di ottima qualità. La lingua di Fiorella tornò a leccare, rapida e veloce, quella massa biancastra di cui erano cosparsi, sotto e sopra, i piedi della vecchia legata.
La lingua della capra portava via tutto il sale ed attaccava la pelle della pianta dei piedi. La vecchia donna rideva sguaiata per il solletico, inarcava il decrepito corpo, in preda agli spasimi. La ruvida lingua aveva tolto tutto il rivestimento salino, e stava ingorda lambendo la pelle. Ben presto l’avrebbe strappata via, avrebbe messo a nudo la carne, scoprendo tendini e nervi. La vecchia urlò, tra le risate, ed urlò ed urlò.
A Fiorella, capra di Alcantara, non piaceva molto il gusto del sangue umano, però la crosta di sale era stata una delizia!

Foto di un culetto rosso per le sculacciate

4 dicembre 2009

Storie vere di sculacciate: Educatore

3 dicembre 2009

Educatore ci invia un racconto vero della sua vita.

Prefazione: con questo piccolo racconto intendo cominciare a raccontarvi le esperienze fatte da ragazzo che hanno formato il mio carattere di SPANKER, come si dice oggi.
 
Era l’estate del 1966. Io ero molto, molto giovane, la mia vicina di casa ed amica aveva solo un anno più di me.  Lei era al liceo, frequentava una scuola privata gestita dalle suore, i suoi genitori erano anche i proprietari della casa dove abitavo io, le due case confinavano. I giardini erano separati da un muretto. Io, alto di statura, dal mio giardino, attraverso quel muretto, potevo guardare quello dei vicini, anche se c’era una tenda divisoria.
Un giorno ero a casa da solo, mi trovavo in giardino quando, ad un certo punto, sento del trambusto: urli e schiaffi. Erano schiaffi dal suono familiare. Mi affaccio dal muro e, da una fessura della tenda scostata, vedo Anna la mia amica con suo padre che la tiene per un braccio alzato e con l’altra mano la sculaccia sul corto vestitino estivo  facendola camminare verso di me. Il cuore mi batte a mille, le gambe mi tremano come foglie al vento. Avevo già visto dare sculaccioni, mestolate e rigate, ma quel culetto che mi piaceva tanto ancora non lo avevo visto sculacciare.
Un attimo dopo la bella Anna era appoggiata al tavolinetto del giardino, col culetto verso di me. E allora parte una sculacciata veloce e sonora, il vestito si rovescia sulla schiena, gli sculaccioni risuonano secchi, le mutandine si infilano tra le natiche tirate dalla mano sinistra di suo papà pigiata sulla schiena per tenerla ferma e sempre più il culetto si denudava. Era già molto rosso, io eccitatissimo. Il mio piccolo pene era alle sue prime erezioni ancora incomplete, provai a contare gli sculaccioni ma mi persi intorno alla cinquantina. La cosa si svolgeva velocemente. Anna si lamentava, tirava piccoli urletti e pregava il padre di smettere ma lui non l’ascoltava. La scena andò avanti ancora per un po’. Poi, all’improvviso, così come era iniziata, quella bellissima sculacciata finì. Subito dopo, però, per mia fortuna la giovane ribelle,  che si trovava in piedi davanti al padre, col culetto verso il muro, ossia verso di me, e si massaggiava le natiche col vestitino alzato, tirandosi giù le mutandine per massaggiarsi meglio, disse qualcosa al padre, che io non riuscii a capire tanto ero inebriato dalla scena. Fatto sta che l’uomo la riprese e, riappoggiandola al tavolo, ricominciò a suonargliele  ancora più forti e veloci. Per lei il fatto di avere o meno le mutandine non cambiava sicuramente, ma per me, che ero 2 metri dietro di lei, fu una cosa emozionantissima. Gli sculaccioni proseguirono per molto tempo, lei inarcava il culetto come volesse andare incontro alle sculacciate del padre, le mutandine, sgambettando, si  erano sfilate dai piedi.
Anna, tirando su e giù il culetto, allargando le gambe e sgambettando mi faceva vedere una bellissima farfallina appena impiumata a nuovo. Dopo poco, purtroppo per me, le sculacciate terminarono. Io non sapevo ancora niente, non capivo un particolare: aveva la micetta molto umida come se avesse fatti la pipì, ma era strano, una pipì cremosa bianchiccia. Poi suo padre se ne andò lasciandola lì stesa sul tavolo. Anna chiuse le cosce che erano rossissime come le chiappette, erano rosse fin quasi alle ginocchia tante ne aveva prese. Anna cominciò ad inarcare il culetto molto in alto, poi giù e su, giù e su, tantissime volte. Intanto il mio pene era diventato duro, molto duro per la prima volta ed aveva tirato fuori una colatina bianca, che un paio di settimane dopo capì cosa era e cosa sarebbe stato.
 
Se vi è piaciuto vi descriverò anche le altre storie.
Questa è assolutamente vera, senza nessuna aggiunta né modifica.
Ciao a tutti e tutte.

I risultati di una sculacciata: il culetto rosso

2 dicembre 2009

Racconti di sculacciate: Sonia

1 dicembre 2009

Ammiratore Segreto ci invia questo bel racconto di sculacciate.
Buona lettura!

Mi presento sono Sonia sono italiana e ho 18 anni.Frequento il liceo scientifico e mi piace molto la matematica, infatti penso che poi prenderò ingegneria dal momento che tutti i miei amici mi dicono che sono un genio (MAH..=) e prendo degli ottimi voti. Un’altra mia passione è quella della danza che frequento da quando ho 9 anni e oltre alla grande ammirazione che io provo per questa disciplina a me piace tantissimo fare danza perché col passare degli anni ha scolpito e modellato sempre di più il mio fisico. Lo so sono vanitosa, e mi compiaccio un sacco del mio corpo snello asciutto e ben definito, lo ammetto ho un seno un po’ piccolo, ma almeno posso vantarmi di avere un gran bel culetto,tondo sodo e a mandolino, mi eccita da matti quando un ragazzo mi vede per la strada e si gira per osservare meglio le mie curve. Bè gia che ci siamo continuerò la mia descrizione fisica sono abbastanza alta e ho due gambe lunghe e affusolate, capelli rossi che arrivano fin sotto le spalle, occhi verde chiaro, un naso piccolo e labbra carnose.
Oltre alla matematica e alla danza mi piace ( come ogni altra ragazza) uscire con gli amici andare a bere in compagnia fare nuove conoscenze “interessanti”… ma c’è una cosa che nessuno sa di me. Mi perseguita da più o meno tre anni quest’idea è un chiodo fisso e non mi dà tregua.
Mi imbarazza parecchio parlarvene, ma se sto scrivendo queste poche righe è anche per confidarmi con qualcuno,quindi lo dirò senza fare tante storie. La fantasia erotica più segreta e più desiderata che ho dall’età di 15 anni è quella della…SCULACCIATA..
Si lo so lo so vi sembrerà stupido, anche a me lo sembra, ma non ci posso fare niente, solo l’idea di essere messa sulle ginocchia di qualcuno ed essere presa a schiaffi sul culetto di cui tanto sono orgogliosa mi fa girare la testa e mi fa bagnare.
Ma torniamo alla mia storia. Il mio migliore amico si chiama Claudio e gli voglio un bene dell’anima; ci conosciamo da quando eravamo in carrozzella siamo cresciuti insieme e per questo io so tutto di lui e lui sa tutto ( o quasi) di me. Forse sono l’unica a sapere che ha avuto anche qualche rapporto con persone del suo stesso sesso, ma questo non mi dà fastidio.. anzi odio quelle persone che danno delle etichette, perché a loro piace farlo, non lo trovo giusto. Io e lui abbiamo sempre avuto una forte intimità, un po’ come tra fratello e sorella. Mi è anche capitato di vederlo nudo e penso che sia un bellissimo ragazzo, alto e muscoloso, moro occhi scuri e lineamenti del viso dolci e sottili.
Il nostro maggior punto debole sono le scommesse, già avete capito bene. Io e lui ne facciamo di continuo su qualsiasi cosa e argomento è da quando siamo piccoli che lo facciamo ahahah… Pensate una volta scommettemmo anche su chi dei due avrebbe conquistato per primo un ragazzo.. ovviamente vinsi io HIHIH non per vantarmi, ma quando mi ci metto so essere molto persuasiva =)
Comunque era una delle tante nostre serate i suoi non c’erano e io avevo detto ai miei che dormivo da lui. Avevamo fatto una bella scorta di alcolici e stavamo bevendo un bel po’ e dal momento che quando bevo vado sempre in bagno da mezzi sversi mi stava prendendo in giro dicendomi che le donne hanno la vescica piccolissima e che pisciano di continuo XD
Ma io che sono tanto orgogliosa subito scattai: “ Visto che te la tiri tanto perché non vediamo a chi scappa per primo se continuiamo a bere??”
“ok! Ci sto”mi disse sorridendo
Ero sicura di vincere! Negli ultimi tre quarti d’ora ero andata in bagno 3 volte, non aveva scampo.La serata proseguì normalmente tra un sorso di vodka e una di gin, io portavo un paio di shorts in tuta senza le mutandine sotto per stare più comoda e una maglietta a maniche lunghe mentre lui aveva un paio di bermuda e una felpina leggera,e come al solito ci divertivamo come matti insieme. Ma dopo mezz’ora mi accorsi che la pipì cominciava scapparmi di nuovo, allora cercai di bere un po’ meno, ma lui se ne accorse subito e mi disse : “che c’è, perché non bevi?? Non ti scapperà di nouvo!?!”
“ no no ma che dici!!!”
E così ricominciai a bere e scherzare ancora.Ma dopo un quarto d’ora ero già bella che partita, l’alcool aveva fatto il suo effetto e io non c’ero più tanto con la testa, in più non ce la facevo più, lo stimolo era fortissimo ma non avevo voglia di andare in bagno e così, sia perché avevo bevuto troppo, sia perché volevo vedere cosa sarebbe successo e forse perché tutto quell’alcool aveva eliminato le mie inibizioni e il fatto di essere umiliata così mi eccitava parecchio; quasi inconsciamente mi lasciai andare e… plik plik… psssss.
La macchiolina che si era formata sui pantaloncini in mezzo alle mie gambe si era allargata rapidamente finche non avevo cominciato a gocciolare copiosamente sul tappeto di casa di Claudio.
Lui subito scoppiò in una risata assurda e rimase sdraiato a ridere per terra per tipo 5 minuti mentre io rimanevo rimbambita ma anche super imbarazzata lì sul tappeto con le mani che cercavano di coprire quello spettacolo imbarazzante.
Dopo che si fu ripreso si alzò e cominciò a canzonarmi:”ahahah! Hai perso!! Che babba ma non potevi scappare in bagno!?!? Ahah hai perso e chi perde pagaaa!”
“ma che vuoi!! Già mi sono pisciata addosso!!”
“Ah mi dispiace ma non basta!!”
Fu allora che qualcosa nella mia mente scattò; ero in preda all’ubriachezza e all’eccitazione datami dalla tanta umiliazione e così lo dissi, dissi quella frase: “ E che diamine vorresti fare prendermi sulle ginocchia e sculacciarmi perché sono stata una bambina cattiva e mi sono fatta la pipì addosso?!?!?” Quasi non mi riconoscevo mentre mi sentivo parlare così, ma ormai il dado era tratto.
Infatti vidi immediatamente una luce accendersi nei sui occhi e disse”uum si! Si può fare!”
“Che cosaaaa?!?!”
Ma non mi ascoltava, era già scattato in avanti e mi aveva presa per un braccio, e trascinatami di forza mi aveva messa sulle sue ginocchia!”Ora ti faccio vedere io come le bambine ben educate non si fanno pipì addosso!”
Sciaff la prima sculacciata mi colpì sui pantaloni bagnati d’urina,SCIAFF SCIAFF SCIAFF: la mia punizione era cominciata ed io finalmente ero riuscita ad ottenere una bella sculacciata, sciaff sciaff sciaff “AHHH fermoooo!!” ma volevo continuasse “AHHH” gridavo ma volevo gridare “oh si!!”
“Ti prego basta brucia”.. ma lui imperterrito continuava, anzi spinto dalle mie suppliche con un unico e rapido gesto mi abbassò gli shorts rivelando così l’assenza delle mutandine e scoprendo così la mia fighetta bagnata
“ Ma brava! Ora non ti metti neanche le mutande? Ti faccio vedere io!!”
“no ti prego!”
Sciaff sciaff sciaff gli schiaffi cadevano veloci sul mio culetto umidiccio e ormai nudo. Mi vergognavo da impazzire non avrei mai creduto che mi sarei vergognata così tanto di rimanere nuda davanti a lui, in fondo era come un fratello per me, ma quell’esposizione era umiliantissima. In più ero stesa a pancia in giù sulle sue ginocchia e con i pantaloncini alle ginocchia mi ritrovavo a prendere le sculacciate come una monella di 10 anni.
Ad un certo punto cercai di coprirmi il sedere con una mano; ma lui lesto mi afferrò il braccio e me lo bloccò dietro la schiena, così da potermi punire con tutta la calma che voleva. Io strepitavo, urlavo, sgambettavo, ma lui era più forte, con un braccio praticamente mi bloccava tutta, non pensavo fosse così forte:
SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF “AHHHHHHHHHHHHHHHHH basta basta basta! Smettila” ma niente da fare… SCIAFF SCIAFF mi diede ancora un centinaio di sculaccioni, ma non importava, il dolore ormai era stato sormontato dall’immenso piacere, infatti ad un certo punto si fermò e lo sentii infilarmi un dito in mezzo alle gambe e non riuscii a trattenerlo..”ah!”.. quel gemito di piacere mi sfuggi dalle labbra con mio sommo disappunto, ma proprio non ce l’avevo fatta a trattenermi, ero troppo eccitata.
“ah!! E così ci siamo eccitate eh?!?” nel momento stesso in cui disse quelle parole mi accorsi che il suo membro eretto premeva sul mio ventre, allora mi liberai dalla sua morsa e mi alzai, ma non mi tirai su i pantaloncini, forse perché ero rincoglionita per l’alcool, forse perché mi dava fastidio il fatto che fossero bagnati, o forse perché volevo concedergli l’ultima visione dei miei buchetti e del mio culetto che ormai era rossissimo. Fatto sta che andai a prendermi un ricambio col culetto ancora nudo e poi andai in bagno per lavarmi. Lì nella vasca da bagno non resistetti e mi toccai fino a raggiungere un orgasmo bombardante.
Forse però ci misi un po’ troppo; infatti quando uscii vidi Claudio che mi aspettava con uno sguardo molto preoccupato e mi chiese: “tutto ok?? Amici come al solito?!?”
E io come potevo far preoccupare il ragazzo che mi aveva regalato una delle esperienze più belle della mia vita?? =) allora gli rivolsi un sorriso radioso e dopo avergli detto:” ma certo Cla!! Chi perde paga!” gli saltai addosso e lo riempii di baci.
Dopo di che andammo a letto felici e sorridenti e ci addormentammo abbracciati, come succedeva da ormai 18 anni, solo che questa volta c’era una differenza..bè.. Io avevo il culetto ROSSO!