Racconti: Roma 600
20 gennaio 2010Tra poco mi frusteranno, quei porci! Non che non sia abituata alle botte: il mio povero marito buonanima mi bastonava spesso. Quand’era ubriaco…cioè, quasi ogni settimana. Vorrei avere tra le mani quella lurida spia che mi ha denunciato: gli spacco l’osso del collo con le mie stesse mani!
Io una debosciata! Così mi hanno definita: eretica, fedifraga e debosciata. Quel verme di don Rufino, che mi sbavava intorno, alla faccia del voto di castità, suo! La tedesca era stata tanto gentile…la locanda era piena come un uovo…siamo in Sede Vacante, il buon Clemente è morto e quegli uccellacci si sono riuniti in conclave, per eleggere un altro dei loro…gli affari vanno bene…non c’era più in letto disponibile: avevo affittato pure il mio, il migliore… quella coppia di damerini inglesi mi ha dato 25 scudi d’argento, una fortuna! Si, è vero la tedesca era luterana ma lei mica me lo aveva detto né io glielo avevo chiesto, e pareva un maschio! Ma era tanto gentile… Ha scostato la coperta e mi ha invitato nel suo letto. Ha detto che dormiva tutta nuda, perché lassù da lei si usa così. Non aveva quasi le zinne: piatta come un’asse piallata! Mi sono distesa accanto a lei, che ha cominciato subito a ridere. Non regge il vino, e quello che servo io è di prima qualità…beh, facciamo di seconda ma è buono lo stesso. Abbiamo giaciuto insieme, senza malizia…le donne non mi piacciono…anche se, dicono, qualche nobildonna se la fa con le serve o con le puttane… Ero stanca per il troppo lavoro: si fatica a fare l’ostessa! Altro che la gente dice: poco lavoro e guadagno facile. Quello ce l’hanno le donnacce e quei zitelli che ronzano attorno ai monsignori… Poi, gli uomini del bargello, all’improvviso, in piena notte: mi hanno spaventato perfino i clienti. Mi hanno portata via, incatenata, come una ladra! Sono stata per due settimane, qui al Sammalò, dentro una cella: non avevo neppure di che lavarmi. Un pezzo di pane e una brodaglia acida, come pasto ogni giorno, senza un filo d’aria.
Poi i hanno portato davanti al tribunale del Vicario, e chi era il capo? Quel verme di don Rufino! Sorrideva con quei suoi denti gialli, con quella sua faccia da avvoltoio, gialla pur essa. Deve avere avuto un travaso di bile, come quando gli spaccai la padella in testa, tanti mesi fa….mi aveva infilato la mano sotto le gonne! “ Nerbo e ortiche!” ha sentenziato tutto contento…Invano quell’imbecille di quel pretonzolo, mezzo… no: tutto pederasta! che mi avevano dato come avvocato difensore…invano, dicevo, quello stronzo ha chiesto la commutazione della pena, come la chiama lui, in una multa, anche forte. Avrei potuto pagarla, pur se con sacrificio. Invece no! Don Rufino ha suonato il campanello e ha detto “Fiat secundum ius”.
E così oggi mi frusteranno. Stamattina presto sono venute due suore, per farmi il clistere: è obbligatorio, mi ha detto una di loro. Sono state gentili, però, e delicate. Ho riempito per intero di merda il vaso di coccio, qui nella cella… Mi sento svuotata completamente.
Eccoli. Oddio! Non lo avevo mai visto da vicino il cavalletto, fa paura quasi solo a guardarlo. Sembra un mostro di legno. Pronto ad abbracciarmi. Beh, non proprio ad abbracciarmi. Ehi, quanta irruenza e non stringete così questi legacci: mi fate male! Bastardi maledetti! Ahia! Stai attento con quel coltello, hai rischiato di ferirmi mentre mi tagliavi la camicia. Brr, fa freddo. Godete, godete a guardami tutta ‘gnuda! Sono ancora una bella donna, la più bella del rione. Ho ciccia addosso, mica quelle cose secche come il baccalà, quelle a cui siete abituati…Ahiiiii! Mamma mia che dolore! Madonna mia, Gesù, Sant’Anna…mica mi credevo che facesse così male…oddio, un’altra! E mica posso resistere! Mi va tutto a fuoco, là dietro. Lo sento gonfiarsi, anche se non lo posso vedere. Dev’essere diventato come una vescica piena di sugna e livido…Ahia! Cos’è questo? Il bavaglio, sai dove devi ficcartelo il bavaglio! …Mmmh, non posso neppure più strillare, st’affare di legnaccio che mi hanno messo fra i denti non mi fa quasi respirare…il dolore aumenta…non ce la faccio più: mi va tutto a fuoco.
Si sono fermati: non mi frustano più. Chissà come sono ridotte le chiappe: che scenufregio devono essere! Mammaaaa… è fresco, è tenero….Brucio….vado a fuoco….Mi si arroventa tutto…No, non lì: è zona delicata, quella… passate pure l’ortica sulle chiappe, tanto non sento quasi più il dolore, tant’è il dolore che già provano….ma non là sotto! Fa male, sembra olio bollente…brucia, ustiona, arroventa…Madonna mia…aiutami tu: fammi morire subito!
E’ come se mi avessero messo a sedere su un braciere ardente! Soffro tanto, non respiro, sto morendo….
Il pavimento di serci mi viene incontro, vi ho sbattuto il mento sopra…ma non mi importa: sono tutto un dolore. Vado a fuoco, giù nelle parti basse….Che orrore, che vergogna! Non ce la faccio mica a camminare…sì, sì trascinatemi pure: guadagnatevi il vostro maledetto pane! Porci!






