Archivio per Febbraio, 2010

Racconti di sculacciate: La cuginetta inglese, parte 1

28 Febbraio 2010

Oggi lascio la parola ad Educatore Severo, che ci regala un bel racconto di sculacciate. Buona lettura a tutti!

La storia che mi accingo a scrivere è in parte vera ed in parte elaborata dalla mia fantasia, descritta come l’avrei voluta vivere, comunque già la parte vera ha contribuito molto insieme a fatti avvenuti prima e dopo, alla mia formazione sessuale e la passione che ho per la disciplina,e le sculacciate.

era l’estate del 1970 io e mio padre ci recammo all’aereoporto ad attendere l’arrivo di mia cugina dall’inghiltera , quando la vidi restai stupito, non la vedevo da 4 anni è diventata stupenda dico dentro di me,una bambola bionda capelli corti a caschetto come usava in quei tempi , occhi azzurri e qualche lentiggine che le dava un’aria da bambina ,indossava un corto vestitino che metteva in evidenza delle gambe e delle cosce perfette,dopo i consueti baci e abbracci ,prendemmo il treno per tornara a casa ,lei era seduta a fianco di mio padre di fronte a me .il vestitino stando seduta le era salito in alto ,ed io guardavo quelle stupende cosce ma non riescivo a vedere il colore delle mutandine (un gioco che tra noi ragazzi era molto di moda),lei se ne accorse e sorridendo allargò un po le cosce al punto da farmi vedere che non le portava ,io arrossi ,e lei mi lanciò un bacino ,è bellissima pensai Arrivati a casa andammo su in mansarda ,in camera mia dovevamo dividerci la camera perche la nostra casa non è grande ,io ero molto impacciato 4 anni fa eravamo ragazzi ma adesso …. uscì un attimo in terrazza e Katy così si chiama, mi seguì ma nel frattemto si era tolta il vestitino rimanendo completamente nuda ,io rimasi immobile rosso come un pomodoro maturo ,lei guardandomi con gli occhioni azzurri come il mare , mi disse ma come! non mi vergogno io che sono nuda e ti vergogni tu? ma io io io balbettando un po sensa riuscire a dire niente, lei disse:io in casa sto spesso nuda mi piace tantissimo mi sento libera ,
io dentro di me pensai :non è che prima fosse molto più vestita ,ma quanto era bella!!

Adesso lo racconto come fosse al presente.
Rientriamo lei va avanti e io quardo quel magnifico culo rotondo come la luna bello come il sole.Ho un tremito allo stomaco quando vedo il centro delle sue natiche attraversate da una decina di segni rossi non netti ma sfumati ,mi faccio coraggio e chiedo ,ma come ti picchiano ancora ,e lei no no mi a solo dato 20 bacchettate 2 giorni fa papà ,e perche chiedo sei stata promossa ai preso il diploma ,si ma non con i voti che papà voleva ,e allora mi ha punito molto poco però non è stata una punizione severa come di solito , perchè dico io come te le da di solito ? il mio sesso esplode giè nei pantaloni ,l’avevo vista sculacciare da suo padre 4 anni prima e mi eccitò tantissimo ,Katy mi dice se vuoi ti racconto una punizione severa ,io con la voce soffocata dall’emozione dico :si si dai racconta.Allora :la piu severa tra le ultime di questi mesi vediamo ecco ,forse si si è stato quando ho preso 3 ad un compito circa 2 mesi fà.
arrivata a casa mio padre mi chiese come era andata ed io dissi bene bene ,ma lui; fammi vedere ,richiuse il libretto e con calma mi disse :Katy preparati ,io no papà per favore,quando mi diceva preparati voleva dire che alla fine avrei avuto il culo e le cosce viola , a niente serve insistere se non ad aumentare il già alto numero di colpi da ricevere,vado su in camera mi spoglio mi lavo ed indosso solo una maglietta che arriva in vita .poi prendo gli strumenti e scendo le scale (che strumenti chiedo io ?) i tipici strumenti di punizione bacchetta di bambù (il cane) bacchetta di giunco e cinghia questi ultimi 2 sono più leggeri ,un piccolo paddle di quoio , gli appoggio sul tavolo tondo del salotto ,e poi aspetto in piedi di fronte a papà ,(e nel dire cosi mia cugina si mette in piedi di fronte a me per mimare le sue mosse), poi continua dicendomi; papà prende in mano gli strumenti uno per uno li fà fischiare in aria diverse volte ,
poi sceglie una cinghia scozzese a 2 lingue ,io la inerrompo chiedendo cosa è ,lei mi spiega come è fatta ed aggiunge anche che non è molto severa,poi continua il racconto ,papà mi fa piegare a 90 ° con le mani alla punta dei piedi poi mi cinge la vita con il suo braccio sinistro e subito comincia a cinghiare forte il mio culo nudo e le mie cosce ,e tu cosa fai la interompo? io mi lamento un pò perchè brucaino come il fuoco ,ma papà non smette continua fino a circa 50 colpi, e poi domando io? poi risponde mia cugina mi manda a guardarmi allo specchio ,e dopo come al solito devo andare da lui e chiederli di continuare la punizione ,perche devi chiederlo tu? perchè lui è cosi che vuole ,e se non lo fai chiedo io? se non lo faccio raddoppia la punizione ,accidenti rispondo io.
Mia cugina prosegue nel racconto dicendo: a questo punto papà si toglie la cintola dai pantaloni(questa è una specialità Italiana) mi fa appoggiare al tavolo culo bello ritto ed esposto e comincia a frustare prima le cosce che non avevano ancora assaggiato le cinghiate e poi le natiche che diventano rosso scuro molto scuro con dei rilievi ,io le chiedo : ti fanno molto male ,quante te ne ha date ? circa un centinaio ,si fanno male ma ormai sono abituata ,io la interrompo chiedendele :secondo me un poco ti piace vero? lei dapprima dice nò nò poi dice si un pochino mi eccita,e poi cosa succede domado io,lei dopo mi fa piegare a 90° con le mani a toccare i piedi vedi cosi ,io sono eccitatissimo il mio sesso scoppia nei pataloni è stupenda in quella posizione ,la sua farfallina bionda e rosata nel centro è magnifica ,lei vedendomi eccitato mi chiede ,vuoi che continui a raccontare o nò? io con la voce rauca dall’emozione ,rispondo si si ,allora papà prende in mano il Kein (cane) o canna in italiano (l’avrei conosciuta meglio qualche anno dopo) ,io le chiodo cos’è e lei rimanendo piegata a 90° mi spiega e mi dice come le da 20 colpi fortissimi ,e passandosi le mani sulle natiche e sulle cosce mi indica dove le disegna le righe .
Ma! all’imporvviso la porta si apre (nell’euforia entrambi non avevamo sentito salire le scale ) è mio padre ,dice :ragaz…zi è..è..è…pr..o..ta ce.ce.ce.nana Mahh! che diavolo fate si può sapere .,io faccio un salto indietro Katy si alsa si gira e dice:scusa zio scusa stavo spiegando una cosa el cugino ,papà già abbastanza incazzato dice : e lo devi spigare in quella posizione e nuda ? scusa di nuovo zio ,no no no non vi scuso venite giù .prende per mano mia cugina e dice a me di seguirlo ,arrivati in salotto spiega l’accaduto a mia madre e tira fuori una lettera ,la consegna a mia cugina dicendeli di leggerla.
Katy la legge ,mio papa le interompe decendele di elggerla ad alta voce, Katy ricomincia leggendo; caro fratello (è di mia zia la sorella di papà) ti prego cortesemente di provvedere all’educazione di tua nipote durante il suo soggiorno a casa tua e se se lo merita usa la cinghia come nostro padre faceva con noi ,c’è abituata percio non ti peoccupare dagliele tante e molto forti ,ti ringrazio tua sorella , allora dice papà come mi devo coportare rivolgendosi a Katy ,mah , mahh non sò ioo ioo ,papa la inerompe dicendo :smettila di balbettare e dimmi sosa è successo con tuo cugino? ma zio niente stavo spiegando come mi punisce papa a casa ed anche in collegio, io a casa sto spesso nuda mi piace mi fa sentire libera ,non credevo di fare qualcosa di male però se credi puniscimi come ti ha detto mamma ,infatti è quello che farò e dicendo così si toglie la cintola dai pantaloni ,io comincio a tremare per la paura ma anche per l’eccitazione ,ho gia visto altre punizioni ma ogni volta è un’emozione nuova ,papà arrotola la cintola alla mano destra e con la sinistra prende mia cugina sotto il braccio nella tipica posizione ,e subito comincia a dar cintolinate molto ben assestate sulla natica e sulla coscia destra di Katy che si lamenta un poco non molto devo dire ,le cinghiate continuano velocissime al punto che non riesco neanche a contarle ,il culo e la coscia diventano rossissime in pochissimo tempo ,Katy si lamenta adesso più forte ma non inplora papa di smettere come o sentito altre ragazze sotto la cinghia ,le prede molto bene ,me lo aveva detto che era abituata ma non credevo così
dopo un centinaio di fortissime cinghiate papa fa cambiare posizione a Katy per frustarle bene anche l’altra parte,infatti si siede su una sedia e prende Katy sulle ginocchia .fa scivolare il suo busto su lato destro cosi da avere a misura la natica e la coscia sinistra di mia cugina .io cambio posizione per vedere meglio , e subito le cintolinate ricominciano a cadere fortissime ,schioccanti come la frusta dei domatori ,dopo un bel po di colpi forse un’altro centinaio papà fa alzare Katy che si massaggia il tondo culo e le belle cosce e facendolo si piega a 90° come aveva fatto per dimodtrami a me ,alchè papa le urla haa ma allora è un vizio? cosa zio chiede Katy , ma come cosa di metterti in questa posizione? ma zio cosa c’è di male io a casa sto spesso nuda credevo di poterlo fare anche qui ,non lo faccio con nessuna malizia, papà mi frusta spesso in questa posizione ,io nel frattempo sono rossissimo ed eccitatissimo ,ma ad untratto il mondo mi cade addosso papà mi dice : vieni che adesso tocca e te,,io ma papà cosa ho fatto ,non me le hai mai date ,solo la mamma col mestolo e poi ormai sono anni ,che non le ho più prese ,faccio una brutta figura perche comincio anche a piangere (a me piace vederle dare alle ragazze e derle anche ma non prenderle) papà alza la voce ,io tremo e rimango bloccato ,ma per mia fortuna interviece Katy che dice: Zio scusami non sapevo di fare qualcosa di sagliato stando nuda del resto lo sono ancora e il cugino non mi sembra dispiaciuto,però non è giusto che lo picchi, io le ho prese buona buona anche non sapendo di aver sbagliato e se vuoi sono pronta per prendere anche quelle del cugino. Dopo detto così mia cugina si piega nella solita posizione col culo che adesso a raggiunto il massimo del colore rosso scuro è magnifico la paura di colpo mi è passata anche se non sò la decisione che prendera papà ,per fortuta papà dice bene Katy ti prendera anche le 100 cinghiate di tuo cugino daccordo? si si zio daccordo ,bene bolto brava, papà si posizione e comincia a ricolpire quello stupendo culo 1 2 3 4 volte molto forte di traverso cosi da incrociare con i precedenti segni ,slashh slashh slashhhhh sempre fortissime Katy resiste benissimo solo dei lamenti escono dalla sua bella bocca 8 9 10 11 le cinghiate continuano ,io sono proprio dietro a mia cugina piegata a toccarsi la punta delle scarpette ,ed ha allargato un poco le gambe ,cosi che continuando le cinghiate 12 13 14 vedo la farfallina dorata e umida addirittura bagnata di bianco nel centro e esclamo tra me e me:ma allora gli piace proprio prenderle!
la cosa mi eccita ancora di più le cinghiate continuano fortissime sento il vento che provoca la cinghia Katy incassa i colpi in maniera eccezionale ,piacerbbe anche a me dargliele
purtroppo arrivati a 20 cinghiate papà si ferma accarezza e massaggia un po il culo bello sodo di Katy e la congeda dicemdole :sei stata molto brava ma credo che possono bastare cosi ,non voglio rovinarti il culo,come vuoi zio grazie di avermi punito.
si allontana sculettando con quel magnifico e stupendo culo di fanciulla disinibita e bellissima .
Ciao a tutte le bimbe del blog. ed anche ai maschietti

Foto di una dura punizione

27 Febbraio 2010

cane

Il racconto di Fabiana

26 Febbraio 2010

Nadine ci invia questo racconto di sculacciate. Grazie alla dolcissima autrice del racconto e buona lettura a tutti!

Salve a tutti sono Fabiana, ho 20 anni capelli biondi occhi marroni, visino dolce, curve non troppo hot ma molto apprezzabili e adesso vi racconterò una cosa incredibile.

Era il luglio scorso, quando per la prima volta venni sculacciata, si avete capito bene la mia prima sculacciata e avvenuta quando avevo 19 anni.

Mio padre aveva deciso di portarci dal nonno alla sua fattoria in campagna per passare un’estate diversa dal solito, io ero stata contraria fin dall’inizio una ragazza di 19 anni in fattoria sotto il caldo di luglio ma siamo matti? Purtroppo però le mie proteste non erano servite a niente infatti come deciso il mese prima si partì verso la campagna di mattina presto,il viaggio sulla peugeout di mio padre l’avevo passato in silenzio, guardando fuori dal finestrino dell’auto e guardando le persone che, con tutta probabilità stavano andando dove avrei voluto andare anche io cioè al mare, mia madre aveva dipinto sul visito il sorriso da ebete di sempre e mio padre canticchiava felice, non so se lo faceva per farmi arrabbiare o no, sapevo solo che ero una iena e avrei voluto strozzarli tutti e due.

Si arrivò all’incirca verso mezzogiorno, il tanfo dei cavalli e di tutte le altre bestie della fattoria mi arrivò subito al naso non appena aprii lo sportello, mi guardai con schifo in torno, cavolo era peggio di quello che pensassi, bestie dappertutto, le galline che mi camminavano vicino, erba secca piena di escrementi di gallina e altre bestie, l’aria puzzava come non mai, mentre guardavo intorno vidi mio nonno che stava per l’appunto pulendo il davanti del fienile, appena ci vide poso il rastrello in terra avvicinandosi a noi, una volta vicino si tolse i guanti e fece per abbracciarmi, io schifata dall’odore di fieno e sudore mi scostai accennando un sorriso forzato, mio padre mi diede un’occhiataccia e cosi mia madre, ma lui ridendo – abbiamo una snob qua e? Vedrai che in questo mese imparerai che la vita in campagna e i suoi odori non sono cosi male- alla parola mese mi raggelai, e subito con voce piena di rabbia – ma papa avevi detto 15 giorni che storia è questa del mese?- mio padre fece per rispondere ma io sbuffando mi diressi verso la casa senza girarmi, solo sulla porta mi girai e vidi mio padre parlare col nonno con fare arrabbiato.

Entrai dentro questa grande casa di mattoni arancioni, il pavimento era fatto con piastrelle grigie con dei fiori disegnati sopra, l’aria era finalmente respirabile, e stranamente molto fresca, nel solone c’era un grande tavolino con al centro un cestello con il pane con sotto un centrino. Accanto al pane un mazzo di girasoli, accanto al tavolo sulla destra una cucina, in realtà era una stufa a legna con il vano per mettere le ciocche di legno sotto, sopra leggermente sulla desta i mobiletti con accanto appese al muro delle pentole in rame e un mestolo grande, mi ricordai che serviva per il formaggio o qualcosa di simile, mentre sulla sinistra c’era una credenza dove probabilmente c’era la pasta, mancava il frigorifero ma solo perché mio nonno usava rinfrescare le bevande nel fiumiciattolo accanto a casa, davanti a me una porta in legno pesante portava ad un’altra stanza, mentre un arco sulla sinistra portava al salone. Mentre osservavo tutto ciò una dolce anziana si avvicinò a me sorridendomi, era mia nonna, io l’amavo era come una seconda madre per me, si avvicinò e mi strinse a se, questa volta non mi scansai anche perché non odorava di tutto e di più come mio nonno, ma bensì aveva un buon odore di sapone di Marsiglia, pensai che probabilmente fosse a lavare i panni, loro infatti non usavano la lavastoviglie ma bensì il tinello e poi appendevano i vestiti fuori ai fili sopra il prato.

Guardandomi con un bellissimo sorriso – ciao coniglietta come sei cresciuta- mi scostò tendo le sue mani sulle mie braccia per osservarmi meglio, poi strizzandomi l’occhio – chissà quanti damerini avrai intorno- io arrossii un po’ poi sorridendo – non troppi, sono contenta di vederti nonna stai benissimo ma come fai- sorrise alla mia frase poi andando verso la cesta del pane e prendendone una fetta – insomma come faccio diciamo che sto da vecchietta, ma oggi sapendo che veniva la mia adorata nipotina mi sono fatta trovare tutta pimpante- spalancò le braccia come fanno le ballerine dopo una danza.

Nel mentre entrò mio nonno – allora pronta per lavorare?- io lo guardai – per fare cosa?- sbraitai cercando lo sguardo di mio padre come aiuto, ma lui da dietro mio nonno si limitò ad alzare le spalle e sorridermi, mio nonno si avvicinò e dandomi una patta sulla spalla – certo che credevi di stare qui a sbafo? Lo sai che in campagna tutti i membri della famiglia danno una mano?- io infuriata – ma nonno sono in vacanza non puoi costringermi a lavorare anche d’estate- lui mi guardò con aria seria – signorina chi e che ti ha viziata cosi?- sbuffando – ma che viziata io non vivo nel tuo mondo da contadino, io sono di città e mi divertivo molto di più al mare che qua fra il puzzo delle bestie e tutto il resto- lui si girò verso mio padre – figlio voi andate alle terme qua vicino lasciatemi lei una settimana che ha bisogno di un po di vita campagnola per migliorare il carattere- a quel punto incazzata me ne andai dalla stanza urlando – spero ci affoghiate nelle terme vaffanculo – sentii una discussione da su in camera, potevo sentire poche parole, all’inizio non capii ero riuscita solo a sentire “ sua madre con lei di più, io cerco” poi era intervenuto mio nonno “ signora che è indulgente punizione” dopo poco sentii lamentarsi mia madre per qualcosa ma non capii parlavano molto più piano adesso, dopo poco sentii silenzio e solo dei colpi di qualcosa, ma pensai che tutto si fosse chetato e i colpi sentiti solo i rumori di mia nonna che preparava il pranzo, dopo un venti minuti vidi dalla finestra mio padre che si dirigeva verso la macchina con mia madre sotto braccio che piangeva con mio nonno che la guardava severo dal portone, alzando gli occhi pensai ma guarda te che scenata deve fare per farmi passare male che stronza. Dopo un’oretta salì mio nonno, si sedette sul letto accanto a me, dandomi una carezza sul viso – piccola so che secondo te era meglio stare al mare, ma credo che se tu mi darai almeno una possibilità ti farò ricredere- io scostandogli bruscamente la mano – ma che cazzo mi vuoi dare? Non starò mai bene a pulire le bestie e a lavorare come un mulo tutta l’estate- i suoi occhi si strinsero – signorina mio figlio ti ha portata qui per provare la vita di campagna che lui ha vissuto felicemente prima di trovare tua madre, quindi adesso se ti va bene scendi senno te lo faccio andare bene io- io ridendogli sul muso – ooo che paura senno che fai?- lui senza darmi il tempo di rendermene conto mi prese per un braccio trascinandomi sopra le sue ginocchia, cercai di liberarmi ma nonostante l’età era bello forte, prese un mio braccio immobilizzandolo contro la mia schiena, mentre con l’altra mano iniziò a sculacciarmi con forza, io cominciai a urlare per il male e per la rabbia – ma che fai smettila mi fai male- lui con voce severa – mi dispiace non volevo arrivare a questo ma mi hai costretto, devi capire com’è la vita, a 19 anni non puoi fare ancora le bizze come le bimbe, altrimenti verrai punita come tale – cominciai a piangere, diventai rossa come un peperone non appena sentii la mano di mio nonno alzare la mia gonna e far calare le mutandine fino alle caviglie, con l’ultima briciola d’orgoglio – non puoi sei matto- la sua risposta furono una decina di sculacciate belle forti che mi fecero piangere ancora di più, adesso mi sentivo umiliata, la mia micina era esposta al suo sguardo, e mi sentivo una bambina punita come lui aveva detto poco prima, le sculacciate andarono avanti per 5 minuti buoni, non le dava velocissime ma cadenzate e molto forti, non riuscivo ancora a crederci. Appena smise mi fece alzare e mettere davanti a lui, io strinsi le mani e guardai a terra, non avevo il coraggio di guardarlo, mi passò la mano sotto gli occhi per asciugare le mie lacrime affettuosamente, prima mi massacra di colpi e dopo mi accarezza? Questa cosa mi fece andare su tutte le furie – smettila prima mi fai il culo viola e ora mi vorresti far credere che ti dispiace ma vaffanculo- lui sospirando stupito – certo che mi dispiace averti punita ma vedo che ancora non hai capito vieni con me- mi trascinò io inciampai per le mutande incastrate , lui fermandosi -lasciale lì non ti serviranno per un po’ vedrai- spaventata eseguii l’ordine lasciandole a terra , mi portò giù dove mia nonna mi guardò preoccupata, mio nonno mi spinse verso il tavolo – piegati e con le mani afferra l’altra estremità forza- lo feci, vidi mia nonna andare da lui mentre prendeva il mestolo grande, o mio dio me ne vuole dare con quello, inizia a piangere per la paura, gli mise una mano sulla spalla ma lui gli lanciò un’occhiata che la fece scostare, si limitò ad andare di la, lui si mise dietro di me. Con voce severa – signorina qua imparerai il rispetto e il giusto modo di comportarsi, se lo capirai sono sicuro che sarai riconoscente di questa punizione senno finirai molto spesso piegata sul tavolo- io non dissi nulla uno schiocco risuonò nell’aria e subito dopo il mio urlo, piansi stringendo con le mani il tavolo, dopo poco ciaff il secondo, la larga superficie del mestolo prendeva una bella parte del mio sedere quando mi colpiva, piansi e cercai di scusarmi urlando – mi dispiace avrò più rispetto giuro, non succederà più farò tutto ciò che mi dici- per convincerlo dissi – me la meritavo ho capito- ma niente si fermò solo dopo avermi dato 50 colpi severi, il mio culetto adesso era per davvero viola, mi lasciai andare sul tavolo esausta per il dolore e il pianto, mio nonno prese una busta di ceci e li rovesciò nell’angolo poi girandosi verso di me – signorina in ginocchio qui con la gonna alzata forza, se ti muovi o ti lamenti non voglio nemmeno dirti nulla, ti metterai da sola piegata al tavolo e da oggi lo farai tutte le volte che credi di meritarle intesi? E non far si che sia io a mettertici perché sarà peggio- annuii e mi misi sopra ad essi nell’angolo, sentii i ceci pigiarmi sulle ginocchia e sotto di esse, iniziai a singhiozzare soffocando il mio pianto, dopo 5 minuti mio nonno mi tirò su, mi levai con un dolore immenso i ceci attaccati, nel frattempo lui mi abbracciò stringandomi a lui, io pensai a come mi ero comportata e capii che la meritavo, mi lasciai andare ad un pianto questa volta liberatorio scusandomi con lui, nel mentre realizzai anche che i colpi che avevo sentito era mio nonno che puniva mia madre con il mestolo ecco perché piangeva, mi lasciai scappare un sorriso. Dopo quel giorno capitò tre volte in quel mese che mi dovessi piegare sul tavolo ma adesso devo dire di aver imparato molto da quel mese in campagna, infatti quest’estate mi sa che tornerò dal nonno

Sculacciata sulle ginocchia

25 Febbraio 2010

Sculacciata duramente sulle ginocchia

Racconti di sculacciata: Epistola, parte 3

24 Febbraio 2010

Mia adorata amica,
mi punge vaghezza raccontarvi un fatto accaduto or non è guari. Vi chiedo anticipatamente perdono se il linguaggio che userò non sarà adatto alle vostre caste orecchie, ma l’accaduto riguarda gente del popolo ed essa non certo adusa alle buone maniere.
Come sapete, sono esquire del mio villaggio. Quindi sono chiamato, assai raramente per fortuna, a risolvere piccoli casi di giustizia: il reato più grave che io ricordi è stato il furto di una gallina del signor Peel ad opera di due marmocchi. Le cinture dei loro genitori hanno fatto passar loro la voglia di rubare!
Esattamente dieci giorni fa, si presentò al mio uscio un trafelato reverendo Goodwin. Dal suo atteggiamento e dalla sua costernazione, avrei pensato che una tremenda sciagura si fosse abbattuta sul villaggio. Ma un’inondazione era da escludere, giacchè non pioveva, così come un incendio: non si sentiva puzzo di bruciato! Dopo avergli offerto un cordiale, riuscii ad ottenere che il buon pastore si calmasse e mi spiegasse tutto con ordine.
Riassumo a vostro esclusivo vantaggio il racconto smozzicato che mi fece il reverendo Goodwin, tra un sorso e l’altro, tra una digressione etica ed una storica.
Due donne di bassa lega, Molly Flowers, la lavandaia, ed Edwige Carlston, la moglie del carrettiere, erano state sorprese in un colloquio intimo, molto intimo, capite?, dietro la vecchia locanda abbandonata. Esse credevano di non esser sorprese lì, invece il caso volle che passasse Fluss con il suo gregge. Le due donne, discinte, cercarono di riassettare i propri abiti e di fuggire dall’altra parte, sfuggendo così allo sguardo indagatore del porcaio. Invece, sull’altro sentiero opposto, passava per avventura Mr Peel che aveva scelto proprio quella mattina per fare una camminata all’aria aperta. Qualsiasi via di scampo era preclusa alle due reprobe: la loro immonda tresca era stata scoperta! La condanna della Chiesa, da parte del reverendo, sarebbe stata esemplare: non sarebbero state ammesse alla funzione per sei mesi. Quale era la decisione dell’autorità civile, cioè io? Rassicurai il pastore che avrebbe avuto la mia risposta al più presto. Nonostante fosse argomento scabroso, ritenni giusto tuttavia consigliarmi con Mrs Mop. Le sue parole denotarono saggezza. Mi recai, quindi, ad interrogare le reprobe. Molly era circondata dai suoi cinque figli, cinque mocciosi. Negò tutto, anche l’evidente. Si sarebbe trovata lì con Edwige, la sua migliore amica, soltanto per mostrarle una nuova camicia che aveva indossato, perciò Fluss l’aveva vista con il seno scoperto; era una casualità, un’oscena casualità ma pur sempre non voluta. Le sue parole non mi convinsero affatto, tanto più che Edwige, precedentemente interrogata, aveva fornito tutt’altra versione. Nonostante la loro colpa fosse evidente, volli metterle a confronto, nella chiesa. I rispettivi mariti, imbronciati assai, il pastore Goodwin, mister Peel, ed io formavamo l’assise.
“signore, per quanto sia stata grave la vostra condotta e lo scandalo che avete dato, vi consiglio di rimettervi alla clemenza della corte; con le vostre effusioni, contro natura lasciatemelo dire, avete perturbato codesto gentiluomo che vi ha scorto nell’atto di esibire le vostre nudità. Vi prego John – il marito della lavandaia- trattenete la vostra ira: Molly pagherà la sua cattiva condotta. Per simili peccati, il Signore incenerì Sodoma e Gomorra! Chissà quante volte l’avrete fatto, nelle vostre abitazioni, perfino davanti ai vostri figli? E’ una domanda la mia: rispondete!”
Piansero, implorarono che giammai avevano fatto quelle cosacce, prima. Era stato un impulso repentino. Sentivano caldo, molto caldo. Si erano sciolte la parte superiore della camicia ad estrarne le rigogliose mammelle, ma a poco era valso. Indi, Molly aveva sollevato la gonna, subito imitata da Edwige: per ischerzo, avevano confrontato le loro nature femminili.
“Smettetela di dire bugie! – esplosi- da quanto dura questa tresca? Esigo la verità!” Non essendo io facile all’iracondia, il mio sfogo le sorprese e le atterrì. Finalmente, biascicando, Edwige confessò. Non da molto, avevano sentito una reciproca attrazione. Da cosa nasce cosa e, per farla breve, avevano amoreggiato siccome, si racconta, si usa a Venezia.
“Maledetta! – prorruppe allora Molly- eri tu a voler fare sempre l’amore! Dicevi che ormai tuo marito non è più buono a niente: che non ti penetra da anni. Ti sentivi come una cagna in calore! Ci avevi provato con tutti i giovanotti del paese, ma sei troppo vecchia!” Il Carlston rimase attonito, e serrò i grossi pugni stretti stretti. “Facevo finta di godere – proseguì la lavandaia- ma non era vero!” Edwige si slanciò contro l’ex amasia, e a stento fu trattenuta dal consorte, le sue parole furono pozzo di volgarità “Bastarda! Ma come ti piaceva quando te la leccavo! Come ti bagnavi tutta, quando ci infilavamo, si tutte e due contemparaneamente!, le vesciche di maiale ripiene di lardo dentro di noi! Che dolci parole mi dicevi, allora! Signor Giudice- si rivolgeva a me- ammetto le mie colpe, però vi giuro che non l’abbiamo mai fatto davanti a i nostri figli!” Piangeva la donna nel rivelare codesti scabrosi particolari.
Avevo già deciso la loro punizione. “Il vostro comportamento è stato disdicevole, sotto ogni punto di vista. Per non aumentare lo scandalo che già serpeggia, non vi condannerò alla galera, come dovrei. Sarete frustate! Cinquanta cinghiate a ciascuna sul posteriore denudato. Siccome questa, dove siamo riuniti, è la Casa del Signore ed Egli aborre la violenza, sarete frustate nella vecchia locanda, che ha visto le vostre oscene perversioni. Subito! Mr Peel, vi prego, andate ad avvertire il sellaio: che porti la cintura più pesante che ha. Tra mezz’ora, saremo tutti alla vecchia locanda. John, Milton portatevi le vostre mogli. Cercate di non farvi notare: non voglio che tutto il paese ci segua in codazzo per assistere allo spettacolo!”.
Fu abbastanza agevole torvare un ambiente adatto, il più interno. La correggia che impugnava il sellaio era assai pesante ed aveva borchie di metallo che l’ornavano. Non appena la videro, le due donne furono sul punto di svenire. Milton si rigirava lo zucchetto fra le mani: “Signore, ma cinquanta frustate con quella me l’ammazzeranno!” Aveva ragione, perciò decisi all’impronta di dimezzarne il numero. Non fu facile legarle a due vecchie travi che sporgevano dal soffitto. John si beccò perfino un calcio negli stinchi dalla moglie, ma alla fine ci riuscirono. Con grande vergogna, sia delle mogli sia dei mariti, le denudarono. Entrambe erano abbastanza in carne, a Edwige rotolini di grasso segnavano la base delle cosce. Con distacco, notai che i loro deretani possedevano una certa avvenenza. Il sellaio è uomo robusto, ma anche clemente. Lo dovetti sollecitare ad usare più vigore, sebbene le due strillassero a guisa di animali sgozzati ogni volta che la cinghia colpiva le ormai rosseggianti chiappe. Dopo i primi dieci colpi, concessi un attimo di sosta: la pelle di Molly stava crepandosi, mentre sul culo di Edwige la correggia aveva alzato la pelle, dove aveva colpito, mettendo in forte rilievo i segni dei colpi. La punizione riprese: esse urlavano ancor prima di esser colpite, pensate un po’ mia cara.
Dal rosso sgargiante passarono al purpureo poi al livido, poi al granato del sangue che iniziò ad uscire man mano che la cinghia strappava la pelle. Il reverendo Goodwin provvide a rianimare Edwige, passandole la boccetta dei sali sotto al naso. Tanto pallidi i visi delle due donne, quanto colorati i posteriori. All’ultima sferzata, il fabbro aveva un leggero fiatone: per lo sforzo o per qualche altra cosa? pensai malignamente. I mariti si precipitarono a slegarle, Milton addirittura baciando ed accarezzando il volto della moglie; più virile il comportamento di John, che tese la mano a Molly. Tornai a casa con una forte emozione dentro, uno squassamento dei nervi, una smania mi pervadeva tutto.
Mi accorgo di essere stato troppo lungo, mia cara: perdonatemi! Rimanderò ad un’altra lettera il seguito.
Vostro per sempre,
Robert
Post Scriputm: vi ricordo il vostro debito: sono oltre sei mesi che dovete soddisfarlo!

Mon Cher Ami,
siete stato impertinente! Forse dubitate della mia parola? Pagherò il debito, statene certo!
La vostra amica

Autospanking?

23 Febbraio 2010

autospanking
Autospanking?

Racconti di sculacciata: Epistola, parte 2

22 Febbraio 2010

Mia sempre più carissima,
le vostre parole sono state balsamo per il mio animo. Anch’io anelo incontrarvi. Purtroppo, recenti sopraggiunti impegni mi impediscono di farlo a termine breve. Ritengo che, tuttavia, potrò esser vostro ospite per l’inizio dell’estate.
Non nego che il vostro racconto abbia suscitato in me una qualche emozione: mi son sentito rimescolare, se mi perdonate l’ardire.
Avete fatto bene: sulla dura carne volgare dei servi, il paddle chiodato arreca un qualche danno, ma non così forte come il gatto o lo staffile, ad esempio. Quanto alla vostra cameriera, non dubito che abbia ricevuto una buona lezione dalle vostre eburnee mani, ma ella saprà trarne vantaggio? Scusate se mi permetto, però ritengo che siate stata troppo debole. Avreste dovuto usare il paddle pesante od il nerbo di bue. Da come me la descrivete, suppongo che Sylvia ricadrà presto in tentazione. Per certa gente, adusa a peccare, ci vogliono le maniere forti!
Anche Mrs Mop, ricordate?, indulgeva a certi piaceri di gola, purtroppo solo di gola. La sua passione per i dolci era smodata e rischiava di comprometterne la salute fisica, oltre che l’aspetto estetico. Non sapeva affatto resistere alla tentazione di addentare un qualsiasi dolcetto; non certo in pubblico, ché in società il suo comportamento è più che forbito, bensì in casa, quando eravamo soli. Vi svelerò un piccolo segreto. Anch’io la dovetti punire per questo suo vizio. Accadde all’incirca un anno fa.
Mi ero mostrato assai severo onde impedirle di proseguire nella sua insulsa golosità: le avevo dichiarato che l’avrei punita, se avesse superato la razione di dolci che le competeva mensilmente. Dapprima, ella parve adeguarsi ai miei dispositivi, ma, un bel giorno, rientrando, trovai che il plumcake allo zibibbo che avevamo lasciato sul tavolo, era stato completamente finito! Non poteva esser stata che lei, la quale era rimasta da sola in casa. La rimproverai aspramente, e, per onestà, devo riconoscere che Mrs Mop non addusse alcuna scusante alla sua condotta incorregibile; anzi fu lei stessa a sollecitarmi per una dura punizione. Si sarebbe ricordata del dolore che le avrei inferto, prima di mangiarne un altro di dolce, mi disse. E fu lei stessa a porgermi la lunga, ma sottile, striscia di cuoio con cui l’avrei punita. Volli mostrare la mia severità fino alla fine. “Non dovrai gridare – le dissi- ricorda che sarà punizione durissima, ma per il tuo bene. Ti darò venti frustate, sul posteriore nudo. Procedi!” Ella si chinò sul tavolo del mio studio, dopo essersi alzate le gonne: le aveva ancora strette tra le mani, reggendole all’altezza dei fianchi; perciò fece attenzione a poggiarsi sul piano del tavolo, con i suoi grossi seni che si appiattirono sotto cotanto peso. Aveva delle calze bianche, lo ricordo vividamente, che le giungevano a metà delle larghe cosce; il suo deretano era ancora pallido. Ben presto avrebbe cambiato colore!
Alzai la cingia ed essa sibilò nell’aria, prima di andare a colpire con vigoroso rumore quelle natiche esposte. Mrs Mop si lasciò sfuggire un breve lamento dalle labbra chiuse, suscitando la mia disapprovazione. “Ti ho detto che non devi lamentarti- le ripetei- ma lo hai fatto, perciò il mio braccio si alzerà in maggior misura!” infatti, diedi la seconda frustata con forza ben superiore: la striscia rossa che impresse sulla pelle fu più marcata. Vesciche si formavano, Mrs Mop si agitava nel vano tentativo di sfuggire alla sferza o, almeno, di attenuarne il tremendo bruciore che le arrecava. Contai mentalmente le venti cinghiate: il suo posteriore era tumefatto, rosso bluastro per i lividi lasciati dal cuoio. Provvidi io stesso a riabbassarle le gonne. Ella lasciò trascorrere del tempo, prima di ritornare in posizione eretta; qualche lagrima le rigava il ciglio allorchè mi chiese, umile, se le avessi potuto fare i bagnoli dacchè la punizione era stata ben dura.
Soddisfeci alla sua richiesta, più tardi. Al contatto della mia mano, la pelle si presentava bollente e ruvida, anziché liscia. Mrs Mop, distesa bocconi sul letto, fremette alquanto sentendosi sfiorare le indolenzite natiche. Ebbe un piccolo e lieve grido, quando sulla pelle calda distesi il fazzoletto intriso d’acqua odorosa. Nonostante la posizione bocconi, strofinò le cosce fra loro, mugolando a bocca chiusa. Aspettai che l’umida stoffa s’asciugasse trasmettendo alla pelle la propria frescura e rinnovai l’impacco. La governante agitava il groppone come se stessi ancora sculacciandola, e le sue dite, simili ad artigli, stringevano la coltre sbiancandosi le nocche; l’acqua dell’impacco colava giù dalle natiche, lungo i fianchi e lungo le cosce, infino in mezzo a loro. Al terzo impacco, Mrs Mop mi pregò di lasciarla sola: ormai il peggio le sembrava esser passato e si stava rinfrancando. Esaudii questo suo desiderio, non senza ricordarle, prima di uscire dalla stanza, che non doveva mangiare dolci in maniera sì smodata. Ed in verità, da allora la sua golosa passione si è alquanto moderata.
Nella mia prossima lettera, qualora voi lo desideriate, vi narrerò di come Mrs Mop si prese la sua vendetta su Monika e, purtroppo, su di me.
Al piacere di leggervi, in attesa di potervi omaggiare personalmente
Il vostro Robert

Mon Cher Ami,
leggervi è per me sempre un momento delizioso. Avete un modo così garbato di scrivere. Magari possedessi io la vostra facondia!
Ieri ho dovuto sculacciare John e Maggie. Il loro comportamento era stato disdicevole! Inutile che vi dica cosa avevano fatto, non è mia intenzione annoiarvi.
Li ho fatti mettere in divisa da punizione, proprio come mi suggeriste voi a suo tempo. Semplicemente un paio di braghe per il maschietto ed una corta gonnellina per la femminuccia.
Mi assisi sulla sedia e li chiamai. John si avanzò, tirando su con il naso. In fin dei conti, è solo un ragazzino. Il suo istitutore non lo frusta spesso, anzi quasi mai: non perché non lo meriti, ma perché Mr Allison è un uomo dal carattere debole e rifugge da simili metodi, che egli ritiene degni dell’Inquisizione papista. John si distese sulle mie ginocchia e fui io a scoprirgli il sedere. Lo sculacciai a lungo con la mano nuda, arrossandolo ben bene; per quanto si agitava, fui costretta a tenerlo fermo, comprimendogli le reni con l’altra mano. Si alzò frignante e vergognoso di mostrare le sue parti intime alla sorellina: infatti gli avevo ingiunto di rimanere con le braghe abbassate. Era il momento di Maggie, colpevole quanto e più del fratello. Essendo lei più grande e robusta di John, si dispose ugualmente di traverso alle mie ginocchia, ma con le mani e con i piedi che toccavano il pavimento. Nonostante la mia mano fosse leggermente bruciante, anche Maggie ricevette la sua razione di sculaccioni. Indi mi alzai e presi il frustino da cavallerizzo. Quattro occhi mi guardarono farlo, terrorizzati. Essi sono carne della mia carne, frutto del mio seno: eppure dovevo mostrarmi inflessibile. Li percossi con il frustino sui deretani rossi: sei frustate ciascuno. Debbo riconoscere che John è simile a suo padre: nonostante il dolore delle sei vergate, non diede cenno di eccessiva intemperanza. Invece Maggie cercò di sfuggire, piangendo e lamentandosi. “Devo forse chiamare Sylvia, affinché ti tenga piegata?” la minaccia ebbe il suo effetto. La ragazzina si afferrò le ginocchia ed espose il sedere al frustino. Data la sua età, ritenni che sei colpi fossero insufficienti, in considerazione anche della scorrettezza commessa, perciò mi proposi di dargliene ben undici. A circa metà della punizione, Maggie ebbe un mancamento e finì distesa a terra. Ne fui molto preoccupata e chiamai a gran voce Sylvia. Rianimammo la bimba, che era mortalmente pallida e solo allora notai che ella aveva le sue cose, tipiche di ogni fanciulla della sua età: ne fui sgomenta ma, in cuor mio, ammirai il suo coraggio perché non mi aveva accennato nulla. Il povero John, intanto, era rimasto nudo e col sederino rosso e gonfio; per fortuna, aveva capito ben poco. Piangeva soltanto perché credeva, vedendo Maggie insanguinate le cosce, che l’avessi frustata a sangue. Il dottor West, subito accorso, le praticò un leggero salasso con le sanguisughe ed ora Maggie sta decisamente meglio. Anch’ella deve piegarsi alla nostra fragile natura femminile!
E’ una pena, per me ancor giovane nello spirito, dover constatare di avere una figlia già signorina! Ahimé, mio caro amico, come passa il tempo e noi non ce ne avvediamo…
Vi rivedrò molto presto: sono in trepida attesa,
la vostra più cara amica.

Video da Sex and Submission

21 Febbraio 2010


Video scaricato da Sex and Submission

Racconti di sculacciata: Epistola, parte 6

20 Febbraio 2010

Caro amico,
il vostro contegno è inqualificabile! Il vescovo Lindsay mi ha detto di avervi visto a Canterbury non più di un mese fa. A quanto afferma, eravate in buona salute. Non vanto certo dei meriti nei vostri confronti, la vostra posizione mi è chiara, ormai. E’ uno sciocco puntiglio quello che avete assunto! Siete un vecchio acido, egoista, libertino…ma vi voglio tanto bene! Pagherò il debito, non temete: avrete la vostra soddisfazione! Sapeste quanto mi costa scrivere simili parole. Credevo scherzaste quando me lo avete proposto, ma voi, in ciò almeno, vi siete dimostrato esoso. Io accettai, convinta in cuor mio che mai voi avreste osato. Non ho altro modo di interpretare il vostro silenzio!
Volete venire a casa mia il 13 ottobre? Saremo soli, perché saranno tutti impegnati nella caccia alla volpe organizzata da lord Duncan. Riscuoterete allora. La mia parola è una sola!
La vostra amica (per quanto?)

A me più cara della luce degli occhi miei,
evidentemente non avete ricevuto le mie missive. Parlerò con chi di dovere, al riguardo. Calmatevi, ordunque! Mi dispiace che vi siate dispiaciuta. Tranquillizatemi sul vostro sato di salute: sono io, ora, ad esser in ambasce!
Ordunque, vi riassumo quanto accaduto in questi due mesi. Monika si era procurata un grosso taglio all’avambraccio, armeggiando in cucina. Non ho voluto assistere mentre Mrs Mop le cuciva la ferita: ero sconvolto. La raccolta del croceo è andata discretamente: penso di ricavarne un centinaio di sovrane dalla vendita dei pistilli.
Per farmi perdonare, vorrei narrarvi alcuni fatti. Mrs Mop visitò Annie: la sua schiena, mi disse, era piena di cicatrici. Il gatto a nove code le aveva quasi staccato un capezzolo, con la sua acuta punta di piombo. Lo avevano ricucito le sue compagne di cella, mi confessò di poi. Le ho regalato ben due scellini, quando il lavoro agricolo fu terminato.
Adesso è la serva tuttofare di mr Peel: l’ho consigliato io ad assumerla. Bell era diventata troppo vecchia, più del suo padrone. Si può dire che veda Annie quotidianamente. Ella è ben conscia che il suo visino mi eccita, ma si rifiuta alle mie profferte. Dice che io sono un tipo strano, un tipo che non fa per lei. Uno di questi giorni, glielo farò vedere se sono un tipo strano io!
Monika tornò a casa e mi porse un bigliettino sigillato. Era di miss Avelange: la ragazza era stata svogliata per tutta la lezione, non l’aveva seguita; la mente di Monny vagava, a detta della maestra, per i luminosi sentieri della fantasia. Lei, la maestra, avrebbe voluto punirla, ma lasciava a me la decisione e l’eventuale punizione. Vista la ferita da cui era vulnerata, rimandai a quando fosse stata meglio. Invero la ragazza suscita in me una qualche preoccupazione: sta sempre a pensare che con quell’orrenda cicatrice sul braccio rimarrà sfigurata per sempre. Sciocchezze. E a chi dovrebbe interessare? Non può sposarsi, non ha altri che me al mondo ed io, certo, non la concupisco. E’ diventata mia pupilla solo perché me l’affidò il mio più caro amico, ricordate vero? E’ stato 8 anni fa.
Era una giovinetta ingenua, allora Monika….spaesata nel trovarsi in casa altrui, sebbene mi conoscesse fin da quand’era nata. La morte del padre l’aveva stravolta. Piangeva in continuazione. Vi ho già narrato di come la sculacciai la prima volta, a casa mia. Non provò alcuna vergogna: l’avevo vista nuda molto spesso da bambina e da signorina. Quando il povero Alex era troppo malato, mi occupavo io della sua educazione. La mano, o il paddle o il cane li conosceva bene. La mia mano, tuttavia, era più pesante di quella paterna. E quella volta che mi rese pan per focaccia, sculacciandomi mentre Mrs Mop mi teneva fermo?
Ah, sto divagando: perdonatemi. Mi abbandono sempre più spesso ai ricordi; segno che sto invecchiando. Ho deciso di non utilizzare più la parrucca se non in pubblico: mi da fastidio, mi fa prudere la testa.
Molly la lavandaia è ricaduta nel suo antico vizio: i suoi strilli si sono sentiti per tutto il villaggio, mentre il marito la percuoteva con un pezzo di corda. Comunque dovrò prendere provvedimenti: non può seguitare a scandalizzare tutti in tal modo! Avevo pensato di farla condannare alla deportazione, però mi mosse a pietà la sorte della sua prole. Ha risolto tutto la signorina Avelange: l’hanno marchiata a fuoco, con il consenso del marito, quattro dita sotto l’ombelico.
invece Edwige mantiene una condotta esemplare. Suo marito mi confessò che dopo quella famosa fustigazione, quella che vi ho descritto in una mia precedente lettera, la notte stessa, lei sembrava infoiata in calore: lo ha “sderenato” per usare la stessa espressione colorita che ha usato Milton. Dio mio, mi ha detto lui, non la facessi più sculacciare: egli non sarebbe sopravvissuto ad un’altra notte simile! Nonostante il posteriore piagato, ella esigeva più volte e più volte il debito coniugale ed anche nelle seguenti notti.
A proposito di debito; prendo nota di quanto mi avete scritto. Riguardo alla piccola cerimonia del pagamento, i vostri desideri sono ordini per me! La vostra parola mi basta. L’ora s’approssima.
Mi prostro alle vostre ginocchia,
il vostro amico Robert

Mio caro,
non me la contate giusta. Dietro il tono leggero e fatuo delle vostre parole, colgo angoscia e preoccupazione. Che cosa vi tormenta? Torno a reiterarvi che, con me, potete aprire il vostro cuore.
Per risollevarvi il morale, vi dirò che abbiamo provveduto ad inanellare Sylvia. Dell’operazione si occupata Luana, la schiava nera di lord Canavon. Ci sono volute tre donne per tenere ferma Sylvia mentre l’ago, prima arroventato sul fuoco, le forava la pelle sensibile della…mi capite,no?… Indi nei fori sono stati fatti passare due anelli, infine saldati tra di loro. Ora, quella sgualdrina (perdonatemi il termine eccessivo) non potrà più esser penetrata!
Ho sculacciato di nuovo John: quel ragazzino somiglia sempre di più ad un monello. Come avrei voluto che ci fosse stata la vostra mano a farlo, invece della mia debole di donna. Ma so già che voi avete una certa ritrosia a sculacciare i maschietti: preferite le femmine! Comunque, vi debbo rivelare che ho notato una certa anomalia nell’organo acqueo di John: non è come quello paterno, a prescindere dalla grossezza. E’ come se…se la pelle non scendesse giù: mi capite? Siccome, ovviamente, non sono avvezza a queste cose, chiedo un vostro consiglio al riguardo.
Purtroppo, non avrò il piacere di vedervi il 13: dovrete rimandare ad altra data l’esazione del vostro debito!
La vostra amica più cara

Mia carissima,
nulla sfugge alla vostra perspicacia! In effetti sono preoccupato…e molto! Per Mrs Mop. Ella si avvicina ai 45 anni, accusa problemi di salute. Da parecchi mesi, ho notato che era sempre pallida e che il ventre le si gonfiava a dismisura.
Quasi che fosse in attesa di un bimbo: cosa impossibile, naturalmente. Credevo che fossero cose di donne: mi si dice che, arrivate ad un certo punto della vita, voi perdiate la fertilità con grande disagio. Si rifiutò perfino alla nostra reciproca sculacciata, adducendo il motivo che non si sentiva bene. “Che cosa hai?” le chiesi. Con vergogna, mi rispose che non riusciva ad orinare; meglio, ne faceva poca e con bruciore. Immediatamente andammo dal dottor Ripley, a Cambridge; egli la visitò e sentenziò che Mrs Mop è afflitta dal mal della pietra. Le prescrisse un unguento da spalmare sulla pancia e consigliò un soggiorno a Bath, sebbene non sia stagione: quelle acque depurative le avrebbero recato giovamento. Così la inviai nella città termale. Siccome non è conveniente che una donna stia là da sola, le è accanto Monika. Delle mie, scarse, esigenze quotidiane si occupa Annie: mr Peel è stato molto gentile a prestarmela.
Comunque, se le acque di Bath non dovrebbero fare effetto, il dottor Ripley ha detto che sarà necessario intervenire con i ferri. Si tratta di operazione lunga e dolorosa, che rararamente si fa alle femmine. Da ciò nasce il mio stato di disorientamento. Sono assai affezionato a Mrs Mop. Ella, sebbene più giovane di me, mi fu maestra e collaboratrice e non nego che spesso e volentieri mi sollazzai con lei. Vederla soffrire, sapere che potrebbe defungere mi mette i brividi.
Sono disperato, mia cara! Ogni giorno attendo notizie da Bath, aspetto il corriere sulla soglia di casa: ma, ormai da una settimana, esse non mi scrivono. Il mio nervosismo è tale che ne ha fatto le spese la povera Annie. L’ho sgridata perché non ricordo quale fallo abbia commesso, comunque cosa da poco. Ella ha pianto, sconvolta dai miei modi inurbani. Ha giurato che si comporterà sempre a puntino, per non arrecarmi dolore.
Vi consiglio di far vedere vostro figlio da un cerusico: la circoncisione, rituale presso gli orientali, talvolta, purtroppo, è necessaria anche per noi europei. Si tratta di intervento, tutto sommato, di breve durata anche se alquanto penoso.
Tenetemi informato, così faro io nei vostri riguardi
Il vostro Robert