Racconti di sculacciata: Epistola
20 febbraio 2010Mia Carissima,
mentre vi scrivo queste righe, ho difficoltà a star seduto. Mi duole il posteriore! Sono stato sculacciato, ed assai forte!
Ve lo racconto perché so che a voi piacciono queste cose: ve ne sollazzate.
Iersera, quando mi trovavo al mio Club parlando con Mr G** della attuale situazione politica interna, vidi un mio vecchio amico, che per avventura era stato invitato da un altro socio. Subito mi alzai, dopo aver chiesto venia al mio interlocutore, e corsi a salutare il conoscente, stringendogli virilmente la mano. Mr K**, suo anfitrione al quale mi lega stima, m’invitò al proprio tavolo. Erano circa tre anni che non vedevo Alex (questo il nome del mio amico) ed ebbimo molto a parlare. Mr K** si trovò non poco in imbarazzo, giacché, col rivangare i nostri ricordi, monopolizzammo la conversazione. Ne domandai venia all’ospite, ovviamente, però finimmo a concludere la serata al pub. Non è mia intenzione annoiarvi con le rimembranze di vecchi compagni di scuola che s’eran conosciuti orsono trent’anni. Fatto sta che ingurgitai molte pinte di birra. Sulla strada del ritorno, sarà stato anche per l’aria frizzante di questo scorcio di primavera, mi colse uno stimolo fisiologico. Pretesi troppo dal mio stanco e vecchio corpo. Vana la mia speme di reggere: dovetti cedere all’esigenza impellente. Dacché mi conoscete bene, sapete che mai mi sarei permesso di orinare presso un muro sulla pubblica via: e se fosse passato qualcuno e m’avesse scorto? Quale vergogna mi avrebbe colto!
Infilai la chiave nella toppa della serratura, facendo attenzione al rumore da essa prodotta. In realtà, mia volontà era non destare le abitanti della casa, data l’ora assai tarda; soltanto in secondo luogo, non desideravo affatto che vedessero lo stato dei miei pantaloni. Invece, subito nell’ingresso, stava seduta Mrs Mop! Il suo sopore è lievissimo, quindi si destò e, colmo dell’improvvidenza, aprì la lanterna cieca per aumentare l’intensità della fiamma. Alla forte luce, non poté fare a meno di notare i miei pantaloni fradici.
“Buonasera, signorino, o meglio: buona mattinata dovrei dire perché sono già suonate le tre, da un pezzo. Vedo che fuori piove, dallo stato dei vostri calzoni.” Il suo tono di voce era ironico anzichenò, ma con una nota di gaiezza: già pregustava quello che mi avrebbe fatto! Ed io ne ero contrariato. Per evitare ulteriori complicazioni, accettai subito abbassando la testa. Per di più, svegliata forse dal rumore o forse perché non aveva neanche preso sonno a causa della preoccupazione, si presentò anche Monny, nel corridoio. Era in camicia, con uno scialle sopra le spalle. Fu lei, girandomi attorno, ad andare a chiudere la porta di casa, che avevo lasciata aperta. La sua voce appena sussurrata mi redarguì: “ E’ la terza volta! Ti sei fatto la pipì sotto!. Mrs Mop, prepari il bagno per il signorino…che dopo riceverà una bella lezione!”. La testa mi girava, colpa della gran quantità di cervogia ingurgitata. Ebbi una qualche difficoltà a spogliarmi, in camera mia. Indubbiamente, i calzoni e le mutande e persino le calze erano fradici come appena lavati. Monny li prese con schifo reggendoli per l’estremo lembo. Mrs Mop aveva riempito la tinozza con acqua abbastanza fredda: rabbrividii entrandovi. Però, mi fece bene quel frigido, schiarendomi le idee. Tuttavia, proprio quel cambiamento repentino di temperatura fece sì che la mia vescica tornasse a svuotarsi copiosamente nell’acqua profumata dai sali. Tenendomi una mano sulla testa e spingendola giù, Mrs Mop mi costrinse ad immergerla completamente nell’acqua: ce la tenni il minimo indispensabile. Mi rialzai in piedi e la stessa governante mi asciugò tutto, indugiando sul basso ventre in particolare. Monny sosteneva la vestaglia affinché io potessi indossarla più agevolmente. Fu compito ingrato di Mrs Mop infilare tutto il braccio nell’acqua e divellere il tappo al fondo della tinozza.
Giunto in camera, già sapevo che cosa mi si chiedeva. Mi sfilai la vestaglia, e mi distesi sul letto, in modo che le mie gambe penzolassero oltre il bordo. Mrs Mop mi diede dieci sculaccioni per natica: forti, sicuramente per vendicarsi di come l’avevo trattata io una settimana orsono. Avevo le natiche già bollenti, quando fu il momento di Monny. Con la bacchetta. Mille aghi roventi mi penetrarono nella carne dolorante, aggravandomi la sofferenza. “Così imparerai a comportarti da adulto! La devi smettere con questi eccessi! Prendi, prendi e prendi!”: la sua voce esprimeva rabbia. Sei vergate che mi fecero stringere assai forte i denti. Occorse qualche tempo, prima che mi risollevassi; massaggiai le parti colpite e per fortuna che non era uscito sangue.
Mi sono messo subito alla scrivania, ponendo un morbido guanciale sopra la sedia e vi ho scritto.
Certo di farvi piacere,
il vostro devotissimo Robert
Mon cher,
vi ringrazio della confidenza di cui avete voluto onorarmi, mettendo a nudo la vostra intimità. Purtuttavia, dovrete convincervi che sia la vostra governante sia la vostra pupilla non erano nel torto più completo. Suvvia, siete un gentiluomo: indulgere ai piaceri della gola non è da voi! Tanto più, come mi confessate così candidamente, che non è la prima volta che accade ciò.
Per molto di meno, avrei staffilato il mio John: non avrei mostrato alcuna misericordia verso di lui!
Per ricambiarvi della vostra cortesia, vi narrerò un aneddoto. Conoscete Sylvia, la mia cameriera personale. Ella è giudicata una bella ragazza, dalla maggior parte degli uomini di bassa categoria. Purtroppo, nulla fa per smentire la nomea di civetta! La scopersi in colloquio affettuoso, diciamo così, con un valletto: egli le stringeva appassionatamente la mano, pensate un po’! Non posso sopportare simili intimità fra il personale di servizio, nella mia casa. Essi furono turbati dalla mia apparizione. “Sylvia, ti avevo richiamato in svariate circostanze ad una condotta più consona ad una signorina qual sei. Con mio sommo dispiacere, vedo che i miei materni rimproveri a nulla sono serviti! Preparati per la punizione! Quanto a voi, Bill, dirò a Peedlee che vi frusti! Approfittare così, in maniera oscena, di una giovine: non meritate altro che una bella fustigazione. Andate! E tu, Sylvia, vieni con me. Ti farò passare la voglia di civettare!”
Ella mi seguì nel budoir, la testa bassa ed il passo incerto. Non appena mi vide prendere la verga da trentacinque, i suoi occhi si riempirono di lagrime: balbettò qualche insulsa scusa, mi impetrò di non punirla. Fui sorda alle sue preghiere.
Ella, ben conscia di cosa le sarebbe capitato in caso di ribellione, si denudò togliendosi ogni vestito. Si mise carponi ai miei piedi, ben sostenendosi al pavimento sia con le mani sia con le ginocchia. Alzai la verga e cominciai a colpirla sulle natiche ch’altri giudica carnose, ma che, a parer mio, sono semplicemente grasse. Mangia troppo, quella ragazza!
La verga appiattì il suo posteriore, al primo, al secondo, al terzo colpo: lo stava arrossando per bene! Tra gemiti e lacrime, Sylvia mi chiedeva di smettere: il suo corpo, a suo dire, non poteva sopportare simile dolore. Le ribadii che doveva esser punita per come si era comportata e seguitai a fustigarla, imperterrita. Però, la stanchezza colse il mio braccio. Smisi di batterla e le passai una mano sul posteriore: bruciava! Una trentina di linee rosse, assai cupe e profonde, lo solcavano; nella mia bontà, pur colta dall’ira, avevo evitato, anche a lei, la fuoriuscita del sangue. Si rivestì, seguitando a piangere e ballonzolando come quell’orso che vedemmo alla fiera annuale di Nottingham. La congedai severa, ammonendola a non mostrar più simile intimità con i servi.
Come mi siete mancato, in quel momento,subito dopo che avevo sculacciato Sylvia: oh, come avrei voluto avervi vicino, come avrei voluto distendermi sulle vostre ginocchia e sentire la forza della vostra mano….
La mattina successiva, dallo spioncino, assistetti alla punizione di Bill. Due servi lo tenevano stretto, in posizione chinata, Peedlee gli calò le braghe e lo frustò sul culo maschio. Il ragazzo era stato imbavagliato, altrimenti le sue urla sarebbero risuonate per tutta la casa. Sapete bene che il paddle chiodato arreca molto dolore. E, perdipiù, Bill aprive pure le cosce, dopo ogni colpo, e lasciava intravvedere il suo…simili descrizioni non convengono ad una dama! Come da mio ordine, Peedlee gliene diede venti: il posteriore di Bill, invece, colava sangue dalle tumefazioni.
Spero che vogliate farci visita al più presto,
la Vostra migliore amica
