Archivio per febbraio, 2010

Racconti di sculacciata: Epistola

20 febbraio 2010

Mia Carissima,
mentre vi scrivo queste righe, ho difficoltà a star seduto. Mi duole il posteriore! Sono stato sculacciato, ed assai forte!
Ve lo racconto perché so che a voi piacciono queste cose: ve ne sollazzate.
Iersera, quando mi trovavo al mio Club parlando con Mr G** della attuale situazione politica interna, vidi un mio vecchio amico, che per avventura era stato invitato da un altro socio. Subito mi alzai, dopo aver chiesto venia al mio interlocutore, e corsi a salutare il conoscente, stringendogli virilmente la mano. Mr K**, suo anfitrione al quale mi lega stima, m’invitò al proprio tavolo. Erano circa tre anni che non vedevo Alex (questo il nome del mio amico) ed ebbimo molto a parlare. Mr K** si trovò non poco in imbarazzo, giacché, col rivangare i nostri ricordi, monopolizzammo la conversazione. Ne domandai venia all’ospite, ovviamente, però finimmo a concludere la serata al pub. Non è mia intenzione annoiarvi con le rimembranze di vecchi compagni di scuola che s’eran conosciuti orsono trent’anni. Fatto sta che ingurgitai molte pinte di birra. Sulla strada del ritorno, sarà stato anche per l’aria frizzante di questo scorcio di primavera, mi colse uno stimolo fisiologico. Pretesi troppo dal mio stanco e vecchio corpo. Vana la mia speme di reggere: dovetti cedere all’esigenza impellente. Dacché mi conoscete bene, sapete che mai mi sarei permesso di orinare presso un muro sulla pubblica via: e se fosse passato qualcuno e m’avesse scorto? Quale vergogna mi avrebbe colto!
Infilai la chiave nella toppa della serratura, facendo attenzione al rumore da essa prodotta. In realtà, mia volontà era non destare le abitanti della casa, data l’ora assai tarda; soltanto in secondo luogo, non desideravo affatto che vedessero lo stato dei miei pantaloni. Invece, subito nell’ingresso, stava seduta Mrs Mop! Il suo sopore è lievissimo, quindi si destò e, colmo dell’improvvidenza, aprì la lanterna cieca per aumentare l’intensità della fiamma. Alla forte luce, non poté fare a meno di notare i miei pantaloni fradici.
“Buonasera, signorino, o meglio: buona mattinata dovrei dire perché sono già suonate le tre, da un pezzo. Vedo che fuori piove, dallo stato dei vostri calzoni.” Il suo tono di voce era ironico anzichenò, ma con una nota di gaiezza: già pregustava quello che mi avrebbe fatto! Ed io ne ero contrariato. Per evitare ulteriori complicazioni, accettai subito abbassando la testa. Per di più, svegliata forse dal rumore o forse perché non aveva neanche preso sonno a causa della preoccupazione, si presentò anche Monny, nel corridoio. Era in camicia, con uno scialle sopra le spalle. Fu lei, girandomi attorno, ad andare a chiudere la porta di casa, che avevo lasciata aperta. La sua voce appena sussurrata mi redarguì: “ E’ la terza volta! Ti sei fatto la pipì sotto!. Mrs Mop, prepari il bagno per il signorino…che dopo riceverà una bella lezione!”. La testa mi girava, colpa della gran quantità di cervogia ingurgitata. Ebbi una qualche difficoltà a spogliarmi, in camera mia. Indubbiamente, i calzoni e le mutande e persino le calze erano fradici come appena lavati. Monny li prese con schifo reggendoli per l’estremo lembo. Mrs Mop aveva riempito la tinozza con acqua abbastanza fredda: rabbrividii entrandovi. Però, mi fece bene quel frigido, schiarendomi le idee. Tuttavia, proprio quel cambiamento repentino di temperatura fece sì che la mia vescica tornasse a svuotarsi copiosamente nell’acqua profumata dai sali. Tenendomi una mano sulla testa e spingendola giù, Mrs Mop mi costrinse ad immergerla completamente nell’acqua: ce la tenni il minimo indispensabile. Mi rialzai in piedi e la stessa governante mi asciugò tutto, indugiando sul basso ventre in particolare. Monny sosteneva la vestaglia affinché io potessi indossarla più agevolmente. Fu compito ingrato di Mrs Mop infilare tutto il braccio nell’acqua e divellere il tappo al fondo della tinozza.
Giunto in camera, già sapevo che cosa mi si chiedeva. Mi sfilai la vestaglia, e mi distesi sul letto, in modo che le mie gambe penzolassero oltre il bordo. Mrs Mop mi diede dieci sculaccioni per natica: forti, sicuramente per vendicarsi di come l’avevo trattata io una settimana orsono. Avevo le natiche già bollenti, quando fu il momento di Monny. Con la bacchetta. Mille aghi roventi mi penetrarono nella carne dolorante, aggravandomi la sofferenza. “Così imparerai a comportarti da adulto! La devi smettere con questi eccessi! Prendi, prendi e prendi!”: la sua voce esprimeva rabbia. Sei vergate che mi fecero stringere assai forte i denti. Occorse qualche tempo, prima che mi risollevassi; massaggiai le parti colpite e per fortuna che non era uscito sangue.
Mi sono messo subito alla scrivania, ponendo un morbido guanciale sopra la sedia e vi ho scritto.
Certo di farvi piacere,
il vostro devotissimo Robert

Mon cher,
vi ringrazio della confidenza di cui avete voluto onorarmi, mettendo a nudo la vostra intimità. Purtuttavia, dovrete convincervi che sia la vostra governante sia la vostra pupilla non erano nel torto più completo. Suvvia, siete un gentiluomo: indulgere ai piaceri della gola non è da voi! Tanto più, come mi confessate così candidamente, che non è la prima volta che accade ciò.
Per molto di meno, avrei staffilato il mio John: non avrei mostrato alcuna misericordia verso di lui!
Per ricambiarvi della vostra cortesia, vi narrerò un aneddoto. Conoscete Sylvia, la mia cameriera personale. Ella è giudicata una bella ragazza, dalla maggior parte degli uomini di bassa categoria. Purtroppo, nulla fa per smentire la nomea di civetta! La scopersi in colloquio affettuoso, diciamo così, con un valletto: egli le stringeva appassionatamente la mano, pensate un po’! Non posso sopportare simili intimità fra il personale di servizio, nella mia casa. Essi furono turbati dalla mia apparizione. “Sylvia, ti avevo richiamato in svariate circostanze ad una condotta più consona ad una signorina qual sei. Con mio sommo dispiacere, vedo che i miei materni rimproveri a nulla sono serviti! Preparati per la punizione! Quanto a voi, Bill, dirò a Peedlee che vi frusti! Approfittare così, in maniera oscena, di una giovine: non meritate altro che una bella fustigazione. Andate! E tu, Sylvia, vieni con me. Ti farò passare la voglia di civettare!”
Ella mi seguì nel budoir, la testa bassa ed il passo incerto. Non appena mi vide prendere la verga da trentacinque, i suoi occhi si riempirono di lagrime: balbettò qualche insulsa scusa, mi impetrò di non punirla. Fui sorda alle sue preghiere.
Ella, ben conscia di cosa le sarebbe capitato in caso di ribellione, si denudò togliendosi ogni vestito. Si mise carponi ai miei piedi, ben sostenendosi al pavimento sia con le mani sia con le ginocchia. Alzai la verga e cominciai a colpirla sulle natiche ch’altri giudica carnose, ma che, a parer mio, sono semplicemente grasse. Mangia troppo, quella ragazza!
La verga appiattì il suo posteriore, al primo, al secondo, al terzo colpo: lo stava arrossando per bene! Tra gemiti e lacrime, Sylvia mi chiedeva di smettere: il suo corpo, a suo dire, non poteva sopportare simile dolore. Le ribadii che doveva esser punita per come si era comportata e seguitai a fustigarla, imperterrita. Però, la stanchezza colse il mio braccio. Smisi di batterla e le passai una mano sul posteriore: bruciava! Una trentina di linee rosse, assai cupe e profonde, lo solcavano; nella mia bontà, pur colta dall’ira, avevo evitato, anche a lei, la fuoriuscita del sangue. Si rivestì, seguitando a piangere e ballonzolando come quell’orso che vedemmo alla fiera annuale di Nottingham. La congedai severa, ammonendola a non mostrar più simile intimità con i servi.
Come mi siete mancato, in quel momento,subito dopo che avevo sculacciato Sylvia: oh, come avrei voluto avervi vicino, come avrei voluto distendermi sulle vostre ginocchia e sentire la forza della vostra mano….
La mattina successiva, dallo spioncino, assistetti alla punizione di Bill. Due servi lo tenevano stretto, in posizione chinata, Peedlee gli calò le braghe e lo frustò sul culo maschio. Il ragazzo era stato imbavagliato, altrimenti le sue urla sarebbero risuonate per tutta la casa. Sapete bene che il paddle chiodato arreca molto dolore. E, perdipiù, Bill aprive pure le cosce, dopo ogni colpo, e lasciava intravvedere il suo…simili descrizioni non convengono ad una dama! Come da mio ordine, Peedlee gliene diede venti: il posteriore di Bill, invece, colava sangue dalle tumefazioni.
Spero che vogliate farci visita al più presto,
la Vostra migliore amica

Nuovi sito BDSM: The Upper Floor

19 febbraio 2010

Oggi voglio presentarvi un nuovo sito, molto interessante per gli amanti delle sculacciate e del BDSM in generale: The Upper Floor!

culetto di uno schiava
Descrizione del sito scritta sul culetto di una schiava

Per avere un’idea dei contenuti del sito, eccovi qualche galleria gratuita con video completi, buon divertimento!

Galleria 1
Galleria 2 (dedicata a Segaiolo)
Galleria 3 (grande orgia)
Galleria 4 (incredibile)

Racconti di sculacciate: Sculacciate in Normandia

18 febbraio 2010

 Il concorso di San Valentino è ormai concluso, torniamo ai nostri consueti racconti di Sculacciate. Oggi vi pubblico un bel racconto di Geronino: buona lettura a tutti e grazie al bravissimo autorie.

Ricordo che chiunque può inviare un racconto, è sufficiente scrivere una mail a sculacciata76@yahoo.it

Honfleur, pittoresca cittadina della Normandia. Siamo alla fine degli anni ’50. Catherine è una giovane mamma di 22 anni. 1,60 di altezza, bionda, falsa magra, con tutte le sue brave curve, un radioso sorriso acqua e sapone. Ha avuto il suo piccolo Etienne 9 mesi prima, bambino delizioso e assai vivace che la impegna moltissimo. Catherine lavora nell’emporio del marito, un uomo burbero e duro di 36 anni, alto e robusto, poco incline a comprendere le difficoltà che una madre inesperta può incontrare ad allevare un pargoletto quasi senza aiuto, la madre di Catherine abita infatti a Caen, ed è cagionevole di salute. I genitori di Pierre sono invece morti e quanto alla cognata di Catherine, bè neanche a parlarne, trattandosi di un soggetto inaffidabile e con qualche rotella fuori posto. Pierre picchia molto spesso la moglie; non si tratta di percosse brutali, la punisce, come dice lui, per le sue continue mancanze, e il destinatario pressoché esclusivo delle sue punizioni è il bel sedere di Catherine. Quando è in negozio, la povera mogliettina non è mai tranquilla, si sente continuamente controllata, e se fa tanto di sgarrare, dal punto di vista del marito, ovviamente, subito Pierre le promette: “- Stasera facciamo i conti, prepara il tuo bel “derrière” le dice con tono sarcastico. E invariabilmente più tardi, a casa, nella loro modesta villettina alla periferia del paese, Pierre presenta il conto a Catherine. In genere Pierre ha usato la bacchetta e la cinghia ma nei primi mesi dalla nascita del bimbo si è limitato per un po’ a somministrare alla mogliettina razioni industriali di sculaccioni sul sedere nudo. Immaginate mani grandi e callose che percuotono duramente e a lungo chiappe tenere e indifese. Catherine non trova del tutto spiacevoli quelle punizioni, e anche il marito che talvolta sostiene di essere dispiaciuto di dovergliele suonare, non lo sembra poi tanto, chissà perché dopo la fessèe ( sculacciata) finiscono sempre a fare l’amore. Catherine in confessionale ha provato a descrivere a padre Jean, timidamente e con la comprensibile reticenza, la strana sensazione che le parte dall’ inguine e le da una certa smania…di ehm, fare quella cosa lì, tutte le volte che il marito le spolvera le chiappe nude con le sue manone, ma il sacerdote, certo mosso dal pio intento di conoscere i meccanismi del peccato per meglio estirparlo, è sempre desideroso di nuovi particolari e dettagli. “Tuo marito ha il diritto di castigarti, cara figliuola, non c’è nulla di male in una “bonne fessèe” ma senza lubrico compiacimento-“ le ripete ogni volta, “- Ma dimmi, devi sempre denudarti il cu…ehm, il fondoschiena?-“.

Stasera c’è aria di botte, Pierre è terribilmente, quanto ingiustamente geloso. Ha osservato a lungo come nel pomeriggio la mogliettina abbia fatto gli occhi dolci a quel damerino di Calais, rappresentante di liquori, che voleva propinargli una partita di quella robaccia che bevono gli inglesi: Whisky! Puah! Risciacquatura di piatti in confronto al cognac!-“ Pensa Pierre. I coniugi litigano. Pierre si sfila la cinghia. “- togliti le mutande Catherine, ora ti faccio passare la voglia di fare la sgualdrina con i forestieri!-“

“No! Ti prego Pierre, se proprio mi vuoi sculacciare perché non usi la mano come hai fatto ultimamente, “une bonne fessèe s’il vous plait” ma con le mani, la cintura mi lascia i segni a lungo e poi sveglierò il bambino con le mia grida, le tue cinghiate bruciano così tanto!- “. “ Con te le sculacciate non servono Catherine, ci vuole la cinghia, ti farò il culo a strisce, ho deciso, ma per quanto riguarda Etiènne, ho la soluzione- “, il sorriso sardonico del marito non lascia presagire niente di particolarmente buono. Catherine è stesa a pancia sotto sul tavolo, la gonna tirata sulla schiena. Pierre sfila lentamente le mutandine della giovane donna, denudando le belle natiche ancora bianche, piene e sode e le cosce seriche, pregustando la dura strigliata che a breve si abbatterà su di esse. Annusa a lungo l’intenso odore di femmina che emana dal sesso della moglie, un po’ più acre del solito, poiché la poveretta non ha potuto trattenere qualche goccia di pipì a causa della paura. Le mutandine sono bagnate di urina. Pierre le infila a forza nella bocca della moglie. “- Guai a te se te le togli!-“ la minaccia l’uomo. A Catherine viene un conato, ma sopporta. Sempre sopportare, perdonare, così dice la mamma, così dice padre Jean, e poi c’è quel calore , quella voglia che nasce dall’inguine…che le afferra il ventre, le sfiora i capezzoli, raggiunge il cervello. Poi la prima fitta al culo. La prima cinghiata lascia una striscia rossa sul candido posteriore di Catrine. Slasc!,Slasc!,Slasc!, Slasc! Mmh!, mmh!, Mmmhh!, Catherine morde le mutandine. Pierre cinghia duramente, implacabilmente, si sente un pittore, un Monet della sculacciata! La cintura è il suo pennello, il bel culo della mogliettina la tela dove le sapienti cinghiate disegnano linee, arabeschi, semicerchi. Le lacrime solcano copiose il visino di Catherine. Slasc!, Slasc! “-Tieni sgualdrinella, prendi disgraziata!-“, slasc!, Slasc!, PIerre suda intensamente per lo sforzo. Nel contempo la vista delle chiappe ormai livide che rimbalzano tremolanti sotto i colpi e i mugolii di dolore di Catherine gli hanno fatto venire una possente erezione. Com’è eccitante sculacciare Catherine!. Pierre getta la cintura, libera la bocca della moglie. La donna respira a pieni polmoni. Ha ricevuto almeno un centinaio di cinghiate, forse più. Il culo è in fiamme. ”- Stai ferma lì, non ho ancora finito-|”. Dopo qualche minuto Pierre torna con un panetto di burro semisciolto, A modo suo adora il fondoschiena della moglie e vuole farselo. Comincia a spalmare il burro sull’orifizio anale. Catherine intuisce l’intenzione del marito e protesta: “No, no è peccato, è contro natura, andremo all’inferno, padre Jean non vuole!-“ Pierre le molla uno sculaccione fortissimo. “-zitta! devi obbedienza a me, non a padre Jean!- “ Catherine sente il fruscio dei pantaloni di Pierre che scivolano giù e poi il grosso membro del marito che preme il suo buchetto ancora vergine. Il dolore aumenta man mano che il pene turgido si fa strada nell’ano e soprattutto quando Pierre comincia a spingere e stantuffare. Pierre si adagia sul corpo di Catherine, afferra i seni da sopra la camicetta, li stringe, li manipola dolorosamente. Catherine soffre, ma anche stavolta si sente inondare il sesso di umori, si vergogna terribilmente, come potrà confessarlo? Pierre eiacula lasciandosi sfuggire un grido di trionfo. Nella stanza accanto, l’innocente Etiènne, distolto dal suo dolce sonno, comincia a piangere disperato. Catherine corre a consolarlo.

Sculacciate per San Valentino: Ha vinto Nadine!

17 febbraio 2010

Premetto che per me sono stati bravissimi tutti gli autori che hanno partecipato e che ringrazio, a nome di tutti.

Però un vincitore ci deve essere e il Popolo Sovrano dei lettori ha eletto Nadine: Nadine HA VINTO!

(adesso come dice Seno nei commenti le tocca scrivere un altro racconto ;-) )

Sculacciate per San Valentino: chi ha vinto?

15 febbraio 2010

Cari Amici, si è concluso il nostro concorso dedicato alle sculacciate per San Valentino.

Gli autori in gara sono i seguenti:

Qual è il migliore secondo voi?

Sculacciate per San Valentino: Il racconto di Suoc

13 febbraio 2010

Anche Suoc ha partecipato all’iniziativa delle sculacciate per San Valentino: eccovi il suo bel racconto.

 

Quell’anno non vedevo l’ora che arrivasse S. Valentino.

Ero curiosa di come lo avremmo passato insieme e soprattutto curiosa della sua faccia quando avrebbe visto il mio intimo.

Mutandine rosse con un cuoricino trasparente che lasciava intravedere il triangolino dei peli scuri e dietro…okay, era un perizoma esageratamente ristretto. Il reggiseno era simile, molto imbottito, con cuoricini rosso scuro sulle coppe.

 

E finalmente quel giorno era arrivato.

Mi lavai, sparsi sul mio corpo una fraganza alla fragola e fiduciosa aspettai l’arrivo di lui.

Il mio principe azzurro.

Roberto.

 

Roberto era un avvocato galante.

Ci dividevano 20 anni di differenza, lui ne aveva 40 ed io 20.

Ma era come se non esistessero quegli anni.

Lui trovava piacevole la mia freschezza, io meravigliosa la sua esperienza.

 

Mi avrebbe portato ad una festa di suoi conoscenti, e poi, speravo nel suo letto.

Io ero vergine.

A Roberto non lo avevo detto, ma ovviamente per lui era stato chiaro.

 

Mi ero vestita con un abitino scollato, nero ed elegante, che mi faceva apparire più grande e più bella.

Ero in ritardo di 10 minuti sull’orario e lui era già arrivato.

Dovevo finire di sistemare il trucco però e mettere in risalto gli occhi verdi che lui tanto adorava.

 

Con 15 minuti di ritardo scesi:

Sei troppo bella per essere rimproverata ma…odio i ritardi”

Me lo diceva sempre.

Mi diede una rosa rossa che aveva comprato per me, lo baciai sulle labbra, salimmo in macchina e ci avviammo alla cena.

 

La cena si rivelò come avevo previsto noiosissima.

E, stremata dalla noia, io tirai fuori il telefonino e incurante del resto mi misi a messaggiare su facebook.

Roberto mi guardò con l’aria severa.

Marta, ti prego! Non farmi fare la figura di quello che si è portato la ragazzina…metti via quel coso!”

Ecco, nemmeno mio nonno faceva così!

Lo misi in borsa ubbidiente.

Dopo poco però non resistetti e lo ritirai fuori, tenedolo nascosto sotto il tavolo.

Sei incorreggibile” mi sorrise lui “volevo chiederti di ballare, ma sei occupata….”

Nonononono” mi affrettai ad alzarmi e a dargli la mano.

Ballavamo bene.

Non so che ballo fosse, era semplice, bastava seguire la musica.

 

Ci risedemmo solo dopo altri tre balli, quando lui, stremato, volle fare una pausa.

Ne approfittai per andare in bagno.

Tornata in sala non lo vidi seduto.

Ballava.

Ballava con una donna sulla 35ina, bella, bionda, con delle tette enormi.

Rimasi sconvolta.

Finita la musica lui le baciò la mano e tornò al tavolo con lei.

Marta, volevo presentarti, Nina, la mia ex. Sì, è sempre stata così bella…”

Ero accecata dalla gelosia…

Bella? Se ti piacciono le prostitute di mezza età!”

Non feci in tempo a dirlo.

Roberto mi fulminò.

Devi scusarla, è solo una ragazzina gelosa…Marta, scusati immediatamente!”

Ahaah” risi forzatamente “te lo puoi sognare, le prostitute non meritano scuse”

 

Non capii nulla.

E non riuscii ad impedirlo.

Roberto mi prese per un braccio, mi fece voltare e mi diede sei, forse sette, sculaccioni sul vestito.

La sala intera ci fissava.

Sei una ragazzina…! Ora ti insegno io l’educazione…” e ogni sculaccione bruciava per vergonga.

 

Dopo l’imbrazzo paralizzante iniziale capii quello che stava per accadere.

Roberto si sedette su una sedia, e usando il braccio che non aveva ancora lasciato, mi fece posizionare sulle sue ginocchia.

Il viso mi diventò improvvisamente rosso.

Non potevo crederci, la posizione in cui i genitori mettono i bambini che compiono qualche marachella…

Ancora con più sgomento sentii le sue mani alzarmi la gonna.

Cercai di impedirglielo usando le mani ma non c’era verso.

 

No, Roby, non qui. Non è il caso, la sala è piena di persone. Se proprio devi punirla, è meglio se vai di sopra.”

Non capivo nulla.

La gonna del vestito era quasi totalmente alzata.

Roberto si era fermato in tempo.

Mi permise d’alzarmi.

E poi, presa per il solito braccio, mi fece attraversare la sala.

Scortati da quella Nina salimmo di un piano.

Ringrazia non so cosa, una bella sculacciata pubblica, era quello che ci voleva…” io ero spaventata da quei modi bruschi.

 

Arrivammo di sopra.

Roberto si sedette su una sedia di nuovo, e di nuovo mi mise in posizione sulle sue ginocchia.

no, devi rimanere, devi vedere la punizione, è giusto!”

Io ero di spalle, ma avevo capito che Nina aveva tentato di uscire uscire.

Se lo fai per me non è necessario! Anzi, non farlo, non voglio!”

No, lo faccio per lei” disse Roberto “e se te ne vai la mia punizione non sarà sufficentemente educativa.”

Nina rimase.

Si posizionò dietro di me.

Roberto mi alzò la gonna.

Vide il mio perizoma audace e sorrise.

Poi iniziò a sculaccirmi.

Con la mano, senza pause, colpi regolari, molto forti…

ehm…molto più forti di quello che credevo.

Ahi…io…ahi…no….”

Erano vuote lamentele.

Lui non avrebbe ceduto.

Dopo un centinaio di colpi Roberto mi tolse il perizoma, anche se, ai fini della punizione fisica, era inutile.

Mi vergognai molto, credevo di dover trascorrere una notte romantica, da donna, ed invece ero sculacciata come una bambina, peggio, come una bimba pestifera.

Iniziai, proprio come una bambina, a piangere.

I colpi erano sempre più forti, circa a duecento sculaccioni si fermò.

 

Mi fece alzare.

Io cercavo di tenere bassa la gonna sulla micetta, ma la cosa era difficile.

Poi lui mi fece togliere le mani e il vestito.

Che bella scena!

Io in reggiseno e con le mutandine alle ginocchia, davanti non solo al mio fidanzato ma alla sua ex che mi ha appena vista sculacciata come una bimba.

Piangevo.

 

Roberto mi fece poi voltare e piegare, si sfilò la cinta dei pantaloni e iniziò a darmele.

La vergogna, il dolore, le lacrime mi facevano malissimo.

Lo scongiurai, ma lui impassibile, mi diede cinquanta cinghiate.

 

Finita la sculacciata mi fece arrivare ad un angolino e mi impose di star lì per 10 minuti.

Nina, vuoi punirla?”

Nina scosse il capo, e disse qualcosa, che non colsi, a voce bassa.

Poi i due uscirono dalla stanzetta.

 

I singhiozzi che avevo tantato di tenere a freno con Roberto e Nina nella stanza mi invasero.

Iniziai a piangere disperata, e per la vergogna, e per la paura, e per tutte quelle sensazioni che mi vorticavano dentro.

 

Poi sentii una mano calda sulla schiena.

Dai, non fare così, la punizione è finita!”

Roberto era ancora lì, mi voltai.

Lui mi avvicinò a se e mi strinse tra le sue braccia forti: “tesoro mio, non pinagere così….ti ho sculacciata perché imparassi la lezione…dovevo…ehm…capisci?”

Io singhiozzai una risposta muta.

Lui mi sorrise dolce come mai: “oh piccolina!” mi stampò un bacio sulla guancia.

Nina ha detto che sei stata proprio brava, sai? Ne hai prese tante e tutte senza fare storie infinite…sono orgoglioso di te…!”

Ci abbracciammo ancora.

Poi la sua mano s’infilò sotto il reggiseno scoprendo prima il seno destro e poi quello sinistro.

E alla fine sganciandolo e lasciandolo a terra.

Un’altra mano mi scivolò tra le gambe all’inizio serrate e poi sempre più aperte.

 

Mi ritrovai stesa a terra. Completamente nuda, le gambe spalnacete ed una lingua cocente a frugare misteri inenarrabili.

Bruciavo. Bruciavano le natiche. Bruciava tutto.

Mi innamorai veramente, in quella notte di San Vantino di un amore che non ho più abbandonato.

Nda: l’ho scritto un po’ di fretta; mi scuso per eventuali imprecisioni linguistiche e approfitto per ringraziarvi tutti dei bei commenti (e pure per i brutti!) ricevuti.

Sculacciate per San Valentino: il raccondo di Nadine

11 febbraio 2010

Anche Nadine ci ha fatto l’onore di partecipare all’iniziativa di San Valentino! Eccovi il suo racconto:

Chiaramente come capirete leggendolo e inventato, io mi sarei fermata a quando si faceva l’amore, ma erika mi ha suggerito di allungarlo con una parte un pochetto spinta per i più golosi di emozioni ihih.

Lo dedico in primis a colei che vive giorno dopo giorno accanto a me e mi fa sentire amata e viva tutti i giorni, la mia padroncina dolcissima Erika, poi alla cucciolosa e un pò monella nell’ultimi tempi ( pikke non posta più tutti i giorni qualcosina) simona senza la quale non potremmo leggere tutti i bellissimi racconti su perversionis, poi ad ammiratore segreto, il quale ultimamente mi ha chiamata buzzetta e quindi non se lo meriterebbe ma dato che sono brava lo faccio ugualmente ( prrrr), poi ad educatore severo il quale nei suoi raccontini mi fa dolce dolce e quindi mi piace ihih ma con l’augurio di leggere ancora tanti dei suoi raccontini, a geronimo il quale commenta sempre e ultimamente scrive dei raccontini beddi beddi ( che ps se continua cosi mi surclassa eheh), a monello che non vedo più e mi dispiace un casino davvero:( mi ero affezionata a lui era sempre cosi dolciotto, ad alessio ( su msn) il quale mi tiene sempre compagnia le poche volte che ci sono e mi sostiene sempre, poi a lady che e dolcissima veramente una persona molto solare e allegra, a seno che ultimamente non è più acida come una volta ( mi sta diventando pure simpatica xd) tranne alcune volte che ancora esce con le sue perle ihih :D a tipon il mio carizzimo giudice imparziale e severo che mi ha sempre incoraggiata, a marco che spero trovi al più presto una slave da sculacciare tutta con amore pikke se lo merita davvero. Poi turin che adoro anche se lo becco sempre quando devo scappare, ad alice che non commenta più i miei racconti male male zizi ( scherzo) e infine a tutti i lettori che non commentano sperando che inizino a farlo…. e a tutti coloro che mi sono scordata di nominare un buon san Valentino a tutti fatto da tantizzimo amore e sculacciate dolciotte ma ora dopo avervi rotto le …. con le dediche a voi il racconto

Pochi giorni fa ero annoiata e mi misi a controllare le vecchie cartelle sul pc con dentro i filmatini di spanking, notai una cartella con tutti i filmati più simpatici,l’aprii e mi misi a spulciarne alcuni, in uno di questi una giapponesina molto carina si picchiava da sola sul sederino, facendosi diventare il culetto tutto bello rosso. Ecco che nella mia mente sempre in movimento spuntò un’idea brillante, in vista di san Valentino, andai dal falegname vicino casa mia e presi una tavoletta larga e piatta , e una tavoletta stretta, infine mi feci fare una tavoletta rotonda piccolina ma abbastanza per farci ciò che volevo fare, poi corsi al supermercato a comprare la nutella. Tornata a casa vidi con piacere il bigliettino dove Erika segnava l’orario di lavoro, quatta quatta mi avvicinai e lo lessi, benissimo per san Valentino avevo un’oretta libera per prepararmi .

Passarono i giorni e finalmente arrivò il giorno fatidico, nel frattempo ero stata bene attenta a nascondere le cosine prese per la sorpresa, il pomeriggio andai a lavoro poi subito tornata a casa presi tutto e mi misi davanti a uno specchio, con mio immenso dispiacere vidi che non potevo osservare bene cosa stavo per fare, quindi presi a girare brontolandomi di non averci pensato prima in cerca di un specchio, ed voilà trovato, l’unica cosa è che dava sulla porta finestra e non poteva essere spostato. Mi feci forza e coraggio e andai a prendere l’altro posizionandolo davanti allo specchio in maniera che riflettesse la mia immagine dall’altro specchio,provai se funzionava e con gioia notai di si, ora bastava occuparsi di tappare la portafinestra con una tenda. Come feci per tirare la tenda si ruppe cominciai a imprecare mentalmente contro la tenda e la mia sfortuna di quel giorno, decisi che non mi avrebbe fermata una cosa simile cosi sospirando presi l’occorrente e andai al centro dei due specchi, controllai che la mia immagine si vedesse bene dallo specchio poi presi la palettina larga,iniziai a colpirmi il centro del sederino, non mi faceva molto male ma stava servendo al mio scopo ultimo, continuai a colpirmi controllando che nessuno mi notasse dalla porta finestra aperta, la situazione bizzarra mi stava eccitando oltretutto, pensare che chiunque guardasse verso quella porta mi avrebbe notata mentre mi sculacciavo da sola era fonte di umiliazione di conseguenza di un forte imbarazzo misto a un’enorme eccitazione, continuai fino che il centro delle natiche non fu rosso acceso, poi presi la palettina di legno piccola, e iniziai a colpirmi le cosce stringendo sempre il punto dove colpire, adesso ogni tanto mi capitava di vedere come la tenda del vicino spostarsi ma non vedendolo pensai che fosse la mia immaginazione. Dopo poco l’opera fu conclusa, almeno la parte quasi più semplice, infatti adesso mancava l’ultima parte, cioè quella da fare con la palettina rotonda, la presi e quasi tremando per la paura di sbagliare assestai un colpo bello forte che mi fece sobbalzare, guardai quasi con paura per ciò che stavo per vedere poi il sorriso che si allargò sul mio viso confermò che era andata bene, ne tirai altre 5 nello stesso punto belle forti per farlo rimanere rosso, non erano proprio precise ma pian piano il colore l’avrebbe mascherato, così feci per l’altra parte, evvai ci avevo messo un po’ e avevo il cuore in gola ma mi era riuscito, un cuoricino quasi perfetto :) a quel punto vidi nitidamente la testa del mio vicino Mauro nascondersi dietro la tenda, arrossii dalla vergogna e scappai di là con la nutella. Dopo aver camminato 10 minuti su e giù per la camera scossi la testa decidendo che ci avrei pensato dopo, corsi di la misi nuovamente tutto apposto, senti suonare alla porta, mi ricomposi ed andai ad aprire, mentre stavo aprendo la porta mi venne un nodo allo stomaco pensando che fosse il vicino, invece era il fioraio con delle rose, me le porse insieme ad un biglietto e se ne andò, guardai il biglietto erano di uno che veniva sempre al bar, a quel punto mi venne in mente come poterle utilizzare per rendere più romantica la situazione. Cominciai a levare tutti i petali e riporli su un fazzolettino poi lasciai tre delle 15 rose intatte,nel mentre pensai che avrei dovuto ringraziarlo il signore che regalandomi quelle rose mi aveva permesso di abbellire il mio regalo. Corsi in camera e li distribuii su tutto il pavimento stile piccolo sentiero e un po sul letto, poi posizionai le tre rose in modo che una mi stesse a destra una a sinistra e una sopra la mia testa, poi presi il telecomando dello stereo con dentro già il cd messo al punto della canzone che avevo preparato poco prima di sculacciarmi. Giusto il tempo di spogliarmi completamente e disegnare con la nutella sul mio sederino la freccia e le nostre iniziali che erika entrò. Mi chiamò ma chiaramente non risposi, ma accesi lo stereo, sentii una risata veloce e poi i suoi passi dirigersi verso la camera, come fece per entrare sobbalzò lasciandosi scappare– oh mio dio non ci credo- io la guardai sdraiata a pancia in giù mostrando il cuoricino sul mio sedere fatto con le palettine e con voce dolce – ciao padroncina- sorrise e avvicinandosi per guardare bene- ma come hai fatto- sorrisi dolcemente e facendo la linguaccia dolcemente – segreto- infine strizzai l’occhio tutta fiera. Restò a contemplare il mio sedere poi guardandomi – resta ferma lì torno subito- corse di là e prese la digitale, una volta tornata mi fece prima un video e poi due o tre fotine tutta divertita e felice, alla fine posò la macchina e poggiandosi come una gatta al letto si avvicinò al mio sederino e subito dopo sentii la sua lingua passare sul mio disegno fatto con la nutella, la sentii mugolare poi continuò fino a ripulirmi, mi girai verso di lei e si fece dolcemente l’amore, i suoi occhi non si staccavano dai miei, e se lo facevano non si distaccavano mai dal mio corpo come i miei. Si finì di fare l’amore e io mi accoccolai a lei posando la mia testina sul suo petto, come sempre mi cominciò ad accarezzare i capelli, stavo ancora ansimando quando coccolandomi con voce affannata – mi hai sorpresa non me la sarei mai aspettata una cosa così. solo te – sorrisi poi alzando il mio sguardo e incrociando il suo – sono felice amorina che ti sia garbato – ci si alzò dopo poco vidi rovistarla nell’armadio tra gli abiti eleganti curiosa chiesi – come mai cerchi fra gli abiti da sera eleganti? Hai organizzato qualcosa?- lei con un sorriso smagliante – corri a lavarti io preparo i vestiti e chiudo tutto -.

corsi in bagno a lavarmi, dopo un po’ sentii chiamarmi con la sua classica voce da rimprovero – Nadine che è successo alla tenda?- io trasalii mi ero scordata della tenda – hem mi si è rotta mentre la chiudevo per farti la sorpresa- sentii il cassetto della cucina aprirsi di scatto poi un rumore metallico e dopo il cassetto che si richiudeva, i passi di erika si avvicinavano velocemente finché non vidi la porta del bagno aprirsi e lei con il mestolo in mano. Capendo cosa voleva fare uscii mogia mogia dalla vasca e mi piegai, si mise affianco a me poi e con voce severa – mi dispiace dover rovinare il cuoricino ma mi costringi a punirti sempre anche oggi che è san Valentino- io con voce piccola piccola – scusa amorina non volevo- sorridendo mi rispose – lo so piccola che non volevi ma sei troppo distratta e per questo ti devo punire. Perchè l’hai rotta poi a cosa ti serviva chiuderla?- io schiarendomi la voce timidamente risposi – per non farmi vedere mentre mi sculacciavo, non potendo spostare lo specchio che c’è di là sono stata costretta a spostare quello di camera per poterlo mettere davanti all’altro di sala cosi da vedere per bene ciò che facevo-, purtroppo mauro mi ha pure vista mentre lo facevo ma comunque solo alla fine- lei ebbe un sussulto a questa notizia,- aah bene si fa pure l’esibizionista adesso. Vieni forza- detto ciò mi prese per un braccio portandomi tutta nuda com’ero davanti alla portafinestra – piegati mani al vetro forza senza storie- io singhiozzando un po’ mi poggiai al vetro, abbassai lo sguardo senza dire nulla. Sentii la sua mano poggiarsi nuovamente sulla mia schiena e poi con voce severa mi disse – adesso abbassi lo sguardo? Ti vergogni? Guarda se ti vede forza – alzai il viso verso la tenda di lui e subito sentii un forte calore al viso, i miei capezzoli si irrigidirono e la mia micina iniziò nuovamente a bagnarsi leggermente. Erika si accorse chiaramente di tutto ciò e con voce stupita – aaah vedi quanto le meriti? Basta farti imbarazzare un po’ che ti ecciti brava- detto ciò ciack primo colpo col mestolo, non colpì molto forte ma mi fece ugualmente sussultare, la tenda che osservavo fissa mentre venivo colpita dal mestolo con un ritmo regolare e preciso dopo poco si mosse e vidi in mezzo ad essa gli occhi di lui, non dissi nulla restando ferma, ma dentro di me ero eccitatissima per la sculacciata e adesso anche per l’umiliazione che provavo a farmi vedere nuda mentre venivo sculacciata severamente da erika. Si accorse anche lei di mauro e con un sorriso iniziò a colpirmi severamente , sussultavo ad ogni colpo e dopo poco iniziai a piangere, provavo una vergogna unica a subire quella punizione davanti a Mauro che osservava da dietro la sua tenda, ma Erika non sembrava curarsi di ciò ma bensì si occupava di colpirmi con forza e precisione, mi assestò in tutto 60 colpi col mestolo poi con voce calma- bene Nadine mani dietro la schiena, seno schiacciato contro la porta e sguardo in su- sentii il viso andarmi a fuoco mentre poggiavo e schiacciavo come ordinatomi il mio seno al vetro freddo, gli occhi di Mauro si sgranarono davanti a quello spettacolo mentre dai miei scendevano le lacrime per il dolore e l’umiliazione, ma dentro di me ero eccitata da morire e contenta per quella punizione. Passarono 5 minuti e sentii il suo corpo appoggiarsi alla mia schiena, subito dopo la sua mano s’intrufolò in mezzo alle mie cosce fino al mio fiore, senza dire niente mi cominciò ad accarezzare sempre più velocemente la micina, giocava con il mio clitoride, iniziò a toccarmi in maniera decisa mentre con l’altro braccia mi teneva abbracciata a se,fino a che umiliata raggiunsi l’orgasmo davanti a Mauro che osservava eccitato la scena,mi lasciai andare a terra, anche perchè i ginocchi mi cedettero per l’orgasmo appena provato, mi girai verso Erika che mi sorrise con un sorriso complice e ci si baciò dolcemente dicendomi – mostra il tuo sederino bello rosso e saluta forza- mi girai di schiena mostrando il culetto con la forma del cuoricino contornato da tanti cerchiettini più scuri poi infine lo salutai, lui mi sorrise facendomi notare cosa aveva fatto mentre ci osservava e chiuse la tenda. Mi andai a cambiare e dopo mi portò a un ristorante mega lussuoso tutto prenotato solo per noi.

Spero vi piaccia un bacione e un buon san Valentino a tutti

Storie di sculacciate: San Valentino eccezionale

10 febbraio 2010

Educatore Severo partecipa al consorso di San Valentino con un suo racconto: buona lettura a tutti!

Era un San Valentino di circa 30 anni  fà
e con la mia  fidanzata avevamo deciso di passare una mezza giornata nella mia casetta in montagna (ci andavamo spesso)
ma questa volta per me fù una sorpresa eccezionale.
Premetto che praticavamo di comune accordo solo la reciproca masturbazione,lei era molto giovane ,ed io avevo paura di fare dei danni, come si diceva a quei tempi ,
la masturbazione  era pero sempre preceduta e seguita da sonore sculacciate ,che alla fine lei aveva sempre il culo e le cosce rossissime  caldissime,mi ricordo che le dicevo sempre
“hai il culo che lampeggia come una lucciola”,ma qulla volta come ripeto mi aveva fatto una piacevolissima sorpresa,innansitutto si era fatta una cortissima gonnellina a pieghe che non arrivava neanche a metà natiche,poi una camicetta corta e fiocchino completavano la divisa da collegiale che lei sapeva quanto a me piacesse.
Aveva in mano un pacchetto , ed anche io ne avevo uno ,la presi per i fianchi avevo il triangolino castano a pochi centimetri dal mio naso ,poi lei come l’avevo abituata si girò e si piegò a toccarsi la punta delle scarpette,in quella magnifica posizione le detti una ventina di sculaccioni ,belli forti tra un hai hui hoio haaaiooo suo ,sapevo che le facevo male ,ma ormai ara abituata ,avvolte le parlavo delle cintolinate ,dei padri che usavano punire le figlie con la cinghia e/o col frustino di salice,ma spesso lei si bloccava non ne volava sentir parlare ,mi diceva che le sculacciate bastavano ed avenzavano ,nel frattempo l’avevo fatta distendere sulle mie ginocchia come sempre e iniziato a sculacciarla molto sonoramente,quando il culo e le cosce erano già molto rosse
le detti il pacchetto ,lei sorridendo lo aprì mentre io continuavo a sculacciarla,dentro c’era un anellino ,niente di costosissimo ,ma a lei piacevano molto quel tipo di regali ,mi rigraziò mentre io la sculacciavo fortissimo ,sapevo che in quei momenti potevo fargli veramente il culo incandescente ,poi di colpo scivolò in ginocchio di fronte a me ,apri la cerniera dei miei pantaloni e tirato fuori il mio pene già durissimo ,iniziò a baciarlo e leccarlo intorno ,dopo poco si fermò e mi dette il suo pacchetto ,dicendomi: aprilo ,io dissi no no aprimelo tu,lei sorridendo col culo rossissimo ,lo vedevo riflesso nello specchio che tenevo sempre di fronte a dove mi siedevo per sculacciarla ,un attimo dopo tirò fuori dal pacchetto una stupenda cintola di quoio morbido ma bella eccezionale ,io ero eccitatissimo come mai,avevo già usato la cintola su altri culetti,ma erano passati diversi  anni ,lei con voce tremula e gli occhi da cerbiatta ,mi disse porgendomela ;fanne un buon uso ,poi un attimo dopo mi prese in bocca tutto il mio pene durissimo (non lo aveva ancora mai fatto) io arrotolai la cinghia alla mano ,come avevo fatto altre volte e comincia a frustarle il culo ,che lo vedevo nello specchio era bellissimo ,ogni volta che lei me lo leccava sulla punta le davo una forte frustata e lei subito lo ingoiava tutto ,poi tornava a leccarlo in cima ed io ancora una forte frustata ,e via cosi ,era stpendo ,ma purtroppo non durò molto ,ero troppo eccitato ,dopo un orgasmo eccezionale ,lei si sdraiò sul tavolo a natiche in sù,io la accerezai a lungo passando le mani su tutto il culo e le cosce sentendo tutti i rilievi che il quoio le aveva tracciato ,poco dopo ripresi in mano la cinghia  e ricominciai a frustare quel culo e quelle cosce già segnatissime ,e continuai a frusatrla tra i suoi lamenti e singhiozzi fino a quando la vidi eccitatissima e arrivo ad un’orgasmo che mai evevo visto .                                     Dopo prendendola per mano la portai un pò in giro fuori ,la casetta era isolata ,ma lei aveva ugualmente paura di essere vista ,ed invece a me sarebbe piacuto farla vedere a tutti col colo e le cosce così segnate ,era eccitantissima ,dopo qualche ora quando il fuoco si era un pò spento ,andammo a cena ,le comprai una rosa ,e lei ringraziandomi per l’omaggio floreale mi disse; sai credevo le le punizioni con la cinghia e altri strumenti fossero una cosa violenta,ed invece nò ,è doloroso ma anche molto eccitante .
 
P.S  da allora ne ha prese tantissime ,anche perchè sono 32 anni che stiamo insieme
Spero che vi piaccia ,anche se scritta malissimo è però una storia vera verissima
ciao a tutti e tutte  vostro educatore

Racconti di sculacciate: Sculacciate in Lunigiana

9 febbraio 2010

Il primo racconto per la serie Sculacciate a San Valentino è di Geronimo.

Grazie all’autore e godiamoci questo bel racconto!

Questa piccola storia è ambientata in Lunigiana, Nord del Toscana. Anno domini 1914. Il giorno di San Valentino.

 

Il giorno di San Valentino cade di domenica, ed è pure una giornata di sole. Sole tiepido, siamo ancora in inverno ma da un po’ di calore e tanta voglia di passeggiare alle coppie di giovani fidanzati che per tutta la settimana hanno sgobbato duramente nei lavori agricoli e nelle faccende di casa.

Abbissinia è una bella ragazza di quasi 18 anni, bionda, occhi grigi, alta 1,63 cm. Un corpicino robusto ma sodo, le mani, già piuttosto provate dal pesante lavoro dei campi e da quello domestico, che sembrano già quelle di una quarantenne. Il nome è invero piuttosto insolito, ma in passato si era soliti dare nomi alquanto fantasiosi ai figli. Piero, il padre della ragazza, volle chiamarla così in memoria de fratello minore caduto nella disastrosa (per gli italiani) battaglia di Adua combattuta nella lontana Abbissinia, contro l’armata del re Menelik, nel lontano 1896, quando la madre di Abbissinia era incinta della secondogenita, a cui per l’appunto, a causa dello sfortunato evento menzionato, toccò tale nome.

La ragazza frequenta Giovanni, un bel giovane di 20 anni. Non sono ancora fidanzati ufficialmente, ma le rispettive famiglie sanno che c’è del tenero e non sembrano voler ostacolare il rapporto. Certo, di norma la sorveglianza è più attenta, ma oggi, complice la particolare atmosfera, si è un po’ allentata e i due giovani si allontanano mano nella mano, ridendo come degli sciocchi, di niente, camminando piano a tratti, a volte inseguendosi. Quasi senza accorgersene si trovano davanti alla porta del fienile, Vi entrano, si siedono sulla paglia, si baciano castamente, poi con sempre maggior passione. “-No! Che fai scemo!-“ Abbissinia spinge via Giovanni che le aveva infilato la mano sotto il gonnellone di lana e aveva preso a carezzarle la coscia.Il ragazzo sorride, e tira fuori dalla tasca della giacca tre grosse arance. “-Le ho preso per te ieri, al mercato di Carrara. E’ il mio regalo per San Valentino, amore mio!-“ Abissinia è raggiante, aveva assaggiato quel frutto una sola volta tre anni prima, ad un matrimonio, ne aveva mangiato solo uno spicchio ma le era subito sembrata la cosa più buona al mondo. Abissinia sbuccia rapidamente l’arancia più grossa, impaziente come una bambina che scarta il regalo. Divora gli spicchi uno ad uno. Giovanni è estasiato. Le labbra della ragazza sono bagnate dal succo. Alcune gocce sono scivolate sul collo e sul principio di seno che fuoriesce dalla camicetta. Abbissinia ha un buon odore, si era lavata il giorno prima in occasione della festa. Il giovane non resiste, si getta sulla fidanzata, la tempesta di baci, lecca il succo d’arancia sulla sua pelle serica e profumata. Abissinia oppone solo una debole e assai poco convinta resistenza. “- no, no, ti prego, che fai?!-“ Giovanni le solleva il gonnellone. Sotto Abissinia porta solo delle pesanti calze di lana, niente mutande, a quel tempo le donne del popolo non le portavano. La vista del folto boschetto biondo scuro della giovane femmina rompe ogni residuo indugio. Giovanni, calatesi le braghe, la penetra. Abissinia è vergine, sente un dolore acuto all’inguine e poi un rivoletto di liquido caldo scendere lungo le proprie carni più intime. Giovanni spinge ed ansima.

All’improvviso la porta del fienile si spalanca. “- Brutti maiali che fate!- ! è la voce della madre di Abbissinia. I due giovani si separano subito. Una gragnuola di pugni e improperi si abbatte sulle spalle di Giovanni. Il ragazzo fugge poco gloriosamente, tirandosi su i calzoni frettolosamente inseguito per qualche decina di metri dalla donna tra le risate delle sorelline e della cuginetta di Abbissinia. La donna poi torna indietro e trascina a casa la figlia a suon di scapaccioni e calci nel sedere. La famiglia si riunisce subito per decidere il da farsi. I due peccatori si dovranno sposare, è chiaro, la famiglia del ragazzo, tutta gente dabbene, non farà opposizione, ma la mamma di Abbissinia esige un castigo esemplare per la ragazza, anche per dare il buon esempio alle sorelle e alla cugina della giovane fornicatrice. Piero si è già tolta la cintura e si appresta a cinghiare il sedere della figlia ma la moglie lo ferma. La punizione di Abbissinia sarà collettiva.

Due ore dopo, il padre, la madre, nonno Alberto, gli zii, le cugine, insomma gli adulti che vivono nel cascinale, 12 persone, in tutto, esclusi i bambini, sono riuniti in cerchio sull’aia. Ciascuno di loro ha in mano chi una cinghia, chi una verga, chi un battipanni di vimini. Il nonno impugna il suo nodoso bastone da passeggio. Il cuginetto Lodovico porta fuori dalla stalla il vecchio, docile asino. Abbissinia deglutisce, comincia a capire, avevano fatto la stessa cosa alla sua amica, Marta, per sette o giorni non era quasi più riuscita a sedersi. Abbissinia viene sollevata da due uomini e messa di traverso alla schiena dell’asino.Le viene sollevata la gonna. Il culo bianco rotondo e sodo della ragazza è mostrato nel suo splendore, ma durerà poco, i parenti sono infatti già pronti a farne il bersaglio della propria severità. Piero lega le caviglie alla figlia affinchè non tenti di ripararsi il deretano sollevando le gambe. Il cugino di Abbissinia fa muovere al passo l’animale, in cerchio. Uno dopo l’altro, chi con cattiveria chi senza particolare zelo, i punitori cominciano a colpire il culo nudo della corrigenda. Fitte brucianti s’irradiano dalle chiappe percosse della ragazza. Slasc!, Slasc!, Stack, Stack, Swap!, Crack! Una autentica sinfonia di sibili, schiocchi, grida della ragazza. Particolarmente dolorose risultano le bastonate del nonno. Ogni colpo lascia una striscia rosso scuro, che tende subito a diventare blu. Al quarto giro, Abbissinia comincia a supplicare: “-basta, pietà, basta, pietà, mi fa troppo male!- “ Swap! Slascc!, crack! ahiaa! Ahiaa! Ahuu!. Siamo al sesto giro, i più anziani cominciano ad ansimare, il culo della ragazza è tutto rosso e chiazze scure si stanno formando sempre più numerose sulla superficie delle natiche e della parte nuda delle cosce.

Swap!, Swap!, Slascc!, Crack!. All’ottavo giro, Abbissinia non ha più lacrime per piangere. Le chiappe sono gonfie, livide e in alcuni punti compaiono graffi sanguinanti. Le verghe sono consumate e il nonno non ce la fa più a sollevare il bastone. Piero ferma la punizione. Abbissinia viene fatta scendere. Le donne la portano in casa dove le prepareranno impacchi per le chiappe martoriate. Fra cinque mesi Abbissinia sposerà Giovanni esibendo un bel pancione. Nascerà una bambina e la chiameranno Valentina.