Archivio per Marzo, 2010

Ultimate Surrende: lotta tra donne lesbiche

31 Marzo 2010

Di solito quando pubblico una galleria da Ultimate Surrender, il sito di lotta tra lesbiche, ottengo solo pareri favorevoli dai lettori. Quindi ne pubblico una anche oggi, e se volete vedere i filmati completi potete cliccare qui.

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Racconti di sculacciate: Epistola, parte 12

30 Marzo 2010

Mia cara,
non sono stato affatto indelicato! È stata la fanciulla (dolce eufemismo) a provocarmi!
Anch’io andai in College, al Trinity per l’esattezza. In sei anni di permanenza ivi, mi frustarono una volta sola, ma- a sentire Mrs Mop- ne porto ancora i segni! Presto avrete l’occasione di vederli anche voi.
Culo nudo e non gridare: questo l’imperativo. E Mr Stump non ci andava leggero con la bacchetta! Ricordo quando frustava i miei compagni. “Giù le braghe, su la camicia!” soleva ordinare. Poi cominciava. Il minimo erano 25 colpi. Spesso ne usciva sangue.
Dorothy mi ha raccontato che capitava anche a lei. La facevano inginocchiare su una sedia, le tiravano su le gonne fin sopra il capo e la sferzavano con una sferza fatta di rami: il tutto, a suon di musica…. Ne ha prese tante, ma così tante che ora ha in odio le sculacciate… Debbo farle passare questa sua avversione! Sto manovrando in tal senso.
Mrs Mop ha accettato, finalmente, la presenza di Annie: sembra, addirittura, che le due vadano anche d’accordo!
Avrei tante cose da scrivervi, ma uno strano dolore al braccio me lo impedisce.
Il vostro dev.mo amico Robert

Mio caro amico debitore,
abbiamo una nuova domestica. Anch’essa si chiama Anna. E’ una robusta ragazza di un 18 anni circa, dalla faccia piatta e dai capelli ispidi. Rozza ed ignorante: non sa ancora rispondere a modo! Peedlee mi ha chiesto il permesso di farle assaggiare il paddle, per richiamarla al suo ruolo. Ho acconsentito volentieri. Hanno dovuto tenerla ferma in tre! Ma il suo posteriore si è arrossato tutto, profondamente. Eppure non ha pianto, gridato si ma pianto no! Né mi è sembrata migliorata di molto, dopo la punizione. Dirò a Peedlee di adoprare lo staffile, la prossima volta.
Sylvia accusa qualche fastidio a causa degli anelli. La farò visitare dalla levatrice.
Aspetto con ansia una vostra lettera.
La vostra amica creditrice.

Mia cara,
il cerusico ha detto che il dolore al braccio è trascurabile, però mi ha ordinato un salasso leggero. E’ stata mrs Mop a mettermi le sanguisughe sulla schiena. Io detesto quei viscidi animaletti! Non sopporto il loro morso. Dacchè ero ignudo e disteso sul letto, mrs Mop ne ha approfittato per darmi qualche sculaccione, ad ogni mio lamento. L’ho lasciata fare, senza reagire. Poi ella ha avuto l’ardire di baciarmi con le sue labbra laddove la siringa dei vermi aveva punto. L’ha fatto metodicamente. E’ stato durissimo, per me, mantenere la mia promessa, così come impedirle di prendere in bocca altre parti del mio corpo. Tuttavia, ho resistito alla tentazione. Adesso, il braccio, quello sinistro, va molto meglio.
il vostro amico più caro

Mia carissima,
sentite che avventura mi è capitata. Ho rinunciato definitivamente alla mia carica di giudice a favore di mr Peel: egli è sicuramente più equilibrato di me e gode della fiducia dei maggiorenti del villaggio. Però Molly la lavandaia mi ha fermato addirittura per istrada, di fronte a tutti, per dirmi che voleva parlarmi di cose importanti. Ho acconsentito a riceverla in casa. Il suo grasso corpo tremolava, mentre mi chiedeva poteva venire a lavorare da me, per la sistemazione a dimora delle piantine di croceo. Non si trattava certo del guadagno: il lavoro, faticoso alquanto, occupa una settimana e la paga è di uno scellino. “Guadagneresti molto di più a lavare i panni” le feci notare. “Si, signore, ma voi fate sculacciare le vostre lavoranti!” la sua risposta esigeva un approfondimento “Non mi dire che ti è tornato il vizio! Non ti sono bastate tutte le percosse che hai avuto? Ti hanno pure marchiato con il ferro rovente…” “Non è per questo, signore! Non è per le altre ragazze, signore. Oddio, mi vergogno a dirlo…ma…,signore, io ho bisogno di essere sculacciata! E’ come una smania che mi prende e mio marito non mi capisce…non vuole più farlo…e mica solo quello!
Quasi tutte le sere faccio il culo rosso, perdonatemi signore, ai miei figli: sapete che ne ho cinque e la più grande ha 13 anni. Poi mi infilo nel letto e lui, John mio marito, niente! Non mi sfiora nemmeno!” era diventata rossa dalla vergogna, confessandomi i suoi affari familiari. Una sola domanda le feci “Hai mai tradito John?” Ella ne fu come scandalizzata: “Certo che no!” e solo di poi aggiunse “Signore!” Molly,pur nella sua grassezza, è ancora una donna piacevole; nonostante le gravidanze, il suo corpo è ancora apprezzabile: ha superato da poco i 30 anni! Mi allettava l’idea di sculacciarla. E lo feci. La giornata era calda, mrs Mop momentaneamente assente. Tirai fuori uno scellino dalla scarsella, alla fine. Lei, altera seppur plebea, non volle accettarlo. Non avevano impresso a fondo la “M” sul suo ventre, dacchè la cicatrice era quasi scomparsa, invece mi sembravano più marcate quelle sul posteriore: quelle della fustigazione a cui l’avevo condannata insieme alla sua comare ed amasia. Il morbido posteriore rispondeva ben soffice alle mie pacche.
Mrs Mop, al suo rientro, se ne accorse subito. “Ti sei di nuovo fatto la pipì sotto!” mi apostrofò. Soltanto allora mi accorsi del leggero alone che avevo sui pantaloni, laddove vi era stato a contatto il ventre di Molly la lavandaia. Non potevo rivelare la verità, ma non potevo passare neppure come un incontinente, per l’ennesima volta. Perciò, decisi di ignorare la governante. Ella seguitò a perseguitarmi per questa faccenda, per tutto il giorno, facendomi inquietare alquanto. Sculacciai pure lei, e con violenza. Si prese la sua razione, sui vestiti, e nel rialzarsi, con uno sguardo malizioso negli occhi mi chiese “Che cosa voleva da te Molly la lavandaia?” Le risposi secco “Le ho fatto esattamente quello che testè ho fatto a te!”. “Spero che tu non sia arrivato sino alla fine! Con una lavandaia, poi…”.
Questo è quanto, mia cara. Avete visto in che ginepraio mi sono cacciato!
Il vostro sempre più amico Robert

Mon Cher Ami,
il desiderio di vedervi si è installato nel mio cuore e non l’abbandona più. Voi seguitate a raccontarmi ed io non posso contraccambiare. Qui, in campagna, la vita è talmente noiosa! Neppure più Sylvia mi da l’uzzolo di punirla. Le abbiamo tolto gli anelli: era molto rossa, sotto. Quasi pustole: la levatrice ha dovuto lavorare di coltello.
Aspetto che voi onoriate il vostro debito.
La vostra amica, sempre più….

Mia carissima,
la mia parola, come la vostra, è una sola: onorerò il debito, siatene certa! Se non fosse per questo dolore al braccio che mi tormenta ogni tanto, l’avrei gà fatto. Mrs Mop ha espresso il desiderio di andare sul continente a trovare Monika, a Parigi. Ci sto pensando: vorrei accompagnarla anch’io. Mi piacerebbe rivedere la città ma, soprattutto, riabbracciare mia nipote. Ho questionato con Dorothy: ella ricorre troppo ai servizi dello speziale. Dovrebbe farsi vedere da un medico, per questa sua stipsi cronica; invece, si rifiuta. Dice che basta un clistere ogni tanto, ma ormai è diventata pratica settimanale.
Scusatemi se devo interrompere qui, ma il dolore si è fatto più forte.
Il vostro Bob

Mia Signora,
è con sconforto che vi annuncio la morte di Robert Knees, Esq. Sono ben a conoscenza dell’amicizia che vi legava a lui. Egli fu colto da malore mercoledì scorso: arrovesciò gli occhi e si abbattè sulla scrivania. Lo mettemmo a letto e chiamammo il cerusico con prontezza. Nonostante tre salassi, il povero signore non riprese conoscenza e nella notte se ne andò. La salma è stata inumata nel sepolcro della sua famiglia, a Londra. Come da desiderio del defunto, ben poche persone sono state invitate alle esequie.
Con profondo affetto,
Adelaide Mop.

Public Disgrace: nuda in pubblico

29 Marzo 2010

Da Public Disgrace, il sito ufficiale dell’umiliazione pubblica e del sesso in pubblico, qualche foto tratta da questa galleria gratuita.
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sesso in pubblico

Racconti di sculacciate: Le due del gf sculacciate

28 Marzo 2010

Nadine torna finalmente ad allietarci con un suo racconto di sculacciate!

La storia e di fantasia costruita su una cosa successa poco tempo fa, i nomi saranno di fantasia come i fatti, comunque riuscirete a capire dal racconto chi sono le protagoniste.

Ciao a tutti noi 2 siamo le protagoniste di questa storia, ci conoscete tutti quindi salterò la descrizione.

Domenica eravamo ad una trasmissione dove eravamo invitate io e Anna, io per via dello scherzo fatto dalle iene, mentre Anna per raccontare la sua storia con Giulia, la conduttrice era Ilaria, nello studio come ospite avevo portato mia madre.

Entrò subito Ilaria che dopo aver salutato tutti si sedette di fronte a noi, ci fece due o tre domande di rito prima di passare al dunque, da qui inizia la mia vera avventura.

Ilaria mi guardò con un aria sorridente – Katia ma che mi combini? Qua tutti dicono che dopo il gf ti sei montata la testa è vero? – io abbassando lo sguardo un istante – no Ilaria e solo che mi ha presa in un momento che ero stanca e nervosa ed è successo quello che si è visto- detto ciò vedo mia madre che non sapeva dell’accaduto osservare con attenzione verso di me, io deglutendo sperai che non facesse vedere il filmato ma chiaramente come avevo previsto Ilaria tutta contenta – bene adesso vediamo le immagini poi commenteremo l’accaduto -.

il filmato continuò fino alla fine vidi gli occhi di mia madre farsi piccoli dalla rabbia, tremai sapendo a casa cosa mi sarebbe successo, infatti fino all’altro giorno nessuno la sapeva ma fin da piccola vengo educata a son di belle e sonore sculacciate, Ilaria vedendo il mio sguardo preoccupato – Katia che hai? – io scuotendo la testa – nulla ripensavo all’accaduto- lei voltandosi verso mia madre visibilmente arrabbiata – signora sua figlia e sempre stata come l’abbiamo vista nel filmato oppure solo ultimamente dopo il gf?- mia madre alzandosi e venendo verso il palco – no la signorina non è stata educata in questa maniera vero signorinella?- io tremai restando seduta, gli uomini che stanno dietro le telecamere si guardarono come chiedersi se dovevano farla venire oppure no, poi la conferma di lasciarla venire arrivo dal regista quindi la situazione si calmò e mia madre si fermò di fronte a me.

Lo studio era calato nel silenzio, a quel punto io con voce leggera – no mamma non mi hai educata cosi – lei con sguardo severo – e come dillo forza? Come ti educavo?- io diventai rossa come un peperone e stetti in silenzio, mia madre stava per scoppiare lo vedevo era furibonda, a quel punto Ilaria intervenne – signora si calmi non è successo nulla in fondo- mia madre si girò fulminandola – lo decido io signorina quando succede qualcosa oppure no, e te invece forza di come ti ho educata?- io stringendomi e con una voglia di sparire dal mondo sussurrai sottovoce – ad essere educata e gentile con tutti- mia madre ormai di fronte a me e con il pieno controllo del palco – e che facevo quando non ti comportavi da brava bambina? Cosa ho fatto alla tua uscita dal gf una volta a casa?- io guardandola disperata e con gli occhi già pieni di lacrime – no mamma non me lo far dire ti prego siamo in tv- mia madre alzò il braccio mollandomi un ceffone io portai la mia mano alla guancia colpita, poi con voce rotta dai primi singhiozzi – mi hai punita- lei mi fissò come dirmi di andare avanti, nel frattempo tutti osservavano la scena increduli – scu scu sculacciandomi- ci fu un ooohhh generale in studio, mia madre a quel punto mi alzò di peso dal divanetto e ci si mise lei, Anna la guardò poi si alzò di scatto – ma che fa non può farlo in diretta e voi spegnete le telecamere – mia madre guardò Anna – lei signorina e colei che se si è fatta il giro di tutti nella casa attenda lì che dopo tocca anche a lei vedrà – io non credetti alle parole dette da mia madre poi Anna non poteva starci era impossibile, nel mentre che lei disse tutto questo il regista ci informò che lo share era passato dal 5% al 30% quindi di non spegnere, io pensai “ maledetti pensano solo a quello e non alla figura che sto per fare” intanto Anna sbottò – come si permette? chi crede di essere io me ne vado di qua – prese e se ne andò, fu subito presa da parte dal suo agente e parlarono, mia madre si girò verso Ilaria – mi scusi ma adesso farò vedere a tutti che il comportamento di questa disgraziata non è colpa del mio modo di educarla ma solo sua– si fermò girandosi verso di me – e te signorina imparerai adesso a non fare tanto la spocchiosa, vedrai come ti smonto la testa adesso, vediamo se dopo essere stata punita come meriti davanti a tutti vai in giro ancora a fare la vip e vedrai signorina cosa ti succede a dire alla gente che lavora che sono dei morti di fame perchè non si possono permettere le tue scarpe – Ilaria spinta dal regista guardò il pubblico – questa è una cosa mai vista prima in tv ma anche se nemmeno io credo a ciò che sto vedendo lasciamo che la signora punisca sua figlia come lei dice che merita- mia madre mi guardò – bene Giulia contale ad alta voce – io volevo scomparire all’istante, odiavo tutte le persone dentro allo studio e nel silenzio coperto solo dai brusii delle persone che commentavano si udì il primo sonoro schiocco sul mio sedere coperto solo dal vestito nero che indossavo, seguito da me in lacrime che come un automa – 1 grazie mamma- la gente era piombata nel silenzio assoluto, mia madre continuò, adesso andava veloce e riuscivo solamente a contare i colpi, il rumore di essi era molto forte come i miei lamenti, intanto lo share era aumentato al 70% cavolo ma tutti volevano vedere mia madre che mi sculacciava, mentre pensavo ciò vidi Anna mettersi al suo posto nuovamente, il viso era rosso e non parlava, ma lo vedevo che era tesa, nel mentre mia madre senza tanti complimenti mi alzò il vestito, il pubblico mormoro all’unisono lo spettacolo, soprattutto i maschietti,mentre dal televisore messo per far vedere ciò che viene trasmesso vedevo che c’era il primo piano del mio sedere rosso come un peperone, io cercai con una mano di coprirmi ma mia madre mi levò il braccio e poi ciaff ciaff, adesso senza la già leggera copertura del vestitino mi faceva un male cane, inizia a piangere senza dignità e a chiedere in lacrime – basta mamma fa male, non cosi ti prego ho capito, mi stanno guardando tutti ti prego – mia madre con tono severo – ci dovevi pensare prima è bene che tutti vedano come vieni punita così la prossima volta vedrai di rigare dritta- e giù sculacciate severe, Ilaria era in silenzio che osservava la scena, ma finalmente mia madre si fermò, il mio culetto era rosso peperone come il mio viso bagnato dalle lacrime.

Mi lasciò lì in silenzio per 20 secondi che a me sembrarono interminabili, le telecamere zoomavano prima sul viso arrabbiato di mia madre e poi sul mio sedere rosso e infine sul mio viso imbarazzato e piangente, a quel punto colpendomi leggermente il sedere mi fece capire che era giunto il momento di alzarmi dalle sue ginocchia, lo feci subito coprendomi il sedere rosso, mia madre mi fece cenno di mettermi come sapevo all’angolo del divanetto e così feci, a quel punto mia madre si girò verso Anna – signorina vedo che è tornata quindi deduco che accetta la punizione- Anna rossa in volto da un ultimo sguardo all’agente che gli fa cenno di andare e poi timida senza dire nulla si posiziona affianco a mia madre in piedi, mia madre la prese bruscamente per un braccio facendola cadere sulle sue ginocchia, Anna emise un urlo contrariato ma suo malgrado si ritrovò su di esse indifesa, a quel punto arrivò uno dei tecnici con un foglio in mano, riuscii a capire che era una liberatoria dove Anna dichiarava di essere al corrente di ciò che stava per succedere e che accettava la cosa, Anna prese la penna tremando vistosamente, il pubblico seguiva la scena estasiato, molti uomini guardavano Anna aspettando solo che mia madre alzasse la sua gonna come era successo con me.

Anna firmò, a quel punto Ilaria prese la parola – bene la punizione di Giulia è appena terminata e adesso sua madre ha preso sulle ginocchia Anna la quale secondo lei si è comportata in modo inaccettabile dentro la casa – io ero rossa e non osai dire nulla, ma mia madre iniziò la predica – signorina gli sembrava giusto il suo comportamento dentro la casa? Baciava questo e quello senza pudore, per non parlare del povero Giacomo che ci teneva a lei, ma adesso vedrà come si devono comportare le signorine educate – detto ciò senza dar possibilità ad Anna di ribattere ciaff ciaff veloce e severa, conoscevo quel modo di sculacciare e non prometteva nulla di buono per la povera Anna, lo share intanto era al 78% una cosa incredibile i direttori erano estasiati mentre il pubblico sia a casa che in studio era estasiato dalla scena, Ilaria intanto si godeva la scena adesso quasi divertita, mentre Anna si dimenava come una bambina infatti puntuale arrivò il commento di mia madre – guardi lì come si muove sembra una mocciosa di 6 anni si vergogni- Anna era già in lacrime e cominciò a piangere ancora di più, a quel punto una voce irruppe nello studio, era la madre di Anna al telefono – brava signora gliele dia bene che se le merita, sbagliavo io a non punirla quando le meritava , ho telefonato solo per congratularmi con lei e ringraziarla- mia madre sorrise e affannata mentre colpiva il culetto di Anna – grazie signora io sono nata in città ma mio nonno era di campagna è mi ha insegnato cos’è la disciplina, adesso l’insegnerò anche a sua figlia – e detto ciò alzò la gonna di Anna e ciaff ciaff, dagli urli di lei capii che adesso dovevano bruciare molto di più i colpi di mia madre, gli uomini come fecero quando toccò al mio sedere fecero un ohhh all’unisono, Anna divenne tutta rossa mentre sua madre al telefono – ora la lascio finire ma se capiterà di nuovo la manderò a casa sua così che lei gli impartisca una bella sculacciata come quella di oggi- detto ciò si salutarono e mia madre continuò.

Anna come avevo fatto io poco prima cominciò a pregare mia madre – basta signora ah ah ahi fa maleeeee ahia, ho capito lo giuro aah non succederaaaa mai piuuu davveroooo ahi- mia madre per niente impietosita continuò, i colpi cadevano ritmici prima su un gluteo poi sull’altro, finalmente per Anna anche la sua parte terminò, la lasciò riprendersi per poco e dopo gli fece capire di andare accanto a me, appena si piazzò accanto a me mi guardò , era arrabbiata e umiliata sembrava una leonessa domata, e mi sussurrò – questa me la paghi- io non dissi nulla, mia madre nel frattempo si alzò e ci posizionò pancia sul divanetto mani dietro la schiena e sedere scoperto, dopo di che Ilaria commentò l’accaduto, facendo battute insieme al pubblico e ricevendo da casa le telefonate degli altri inquilini che ci deridevano dicendo che aveva fatto benissimo e che anzi, il mio futuro marito avrebbe fatto lo stesso con me dopo le nozze. Uscite dalla trasmissione nei camerini Anna entrò nel mio mise uno sgabello in mezzo alla stanza e usando la sua maggiore forza mi trascinò su di esso, poi con il suo zoccolo iniziò a colpirmi il sedere tenendomi la mano ferma dietro la schiena pigiando la mia pancia sullo sgabello, io mi lamentai pregandola di smetterla ma lei continuò senza problemi, anche perchè il suo agente stava facendo in modo che nessuno ci disturbasse da fuori la porta, alla fine dopo due minuti di duri colpi mi lasciò sdraiata dolorante nel camerino, adesso a ripensarci mi eccito da morire che sia la monella che dice mia madre ? Comunque so solo che è passato un mese e Anna e già venuta a casa mia tre volte ed è uscita sempre con il culetto bello rosso ahah.

Racconti di sculacciate: Epistola, parte 11

27 Marzo 2010

Carissima,
mi ha riempito il cuore di gioia il rivedervi rimessa in salute. Sono stato tre mesi in ambasce, nonostante le vostre lettere rassicuranti; i miei occhi hanno constatato, le mie mani hanno toccato: siete più bella di prima! E già prima eravate bellissima!
Vi ho già accennato a sir U***. Egli ha un problema che lo affligge, me ne ha parlato al circolo, in separata sede. Ve lo accennerò appena, dacchè ho dato la mia parola sulla segretezza della cosa, ma voi avete più esperienza in quanto madre. Come comportarsi con una coppia di adolescenti che sono…troppo vivaci? Essi, un maschio ed una femmina, si trovano dallo zio per un breve periodo di vacanza in Inghilterra. Sono nati e cresciuti in India, abituati alla vita all’aria aperta, alla massima libertà e permissività: sono insofferenti alla serietà e alla paciosità di questo villaggio.
Quella che essi ritenevano una semplice burla per un pelo non è finita in tragedia. Nella notte di mezza estate, si erano calati dei lenzuoli addosso a guida di fantasmi ed hanno terrorizzato con urla e strepiti tutti gli abitanti della casa: le due bambine hanno pianto a lungo spaventate, la moglie di sir U*** è ricorsa alle sanguisughe per lo spavento. Il loro gioco non è durato a lungo, per fortuna. Una domestica si è accorta della celia e li ha smascherati. Si tratta di due mezzo sangue (la madre è una nobile indiana), hanno rispettivamente 11 e 12 anni. Ho consigliato a sir U*** di farli battere, ma egli mi ha risposto in maniera negativa: stoltamente, lasciatemelo dire, non ritiene la colpa così grave e, d’altra parte, i due monelli non sono mai stati picchiati.
In attesa di un vostro parere, vi invio mille e mille e mille baci
Il vostro devoto Robert

Mon cher ami,
ricordate Eufrosine e Lampedio?
La vostra amica

Carissima,
come ringraziarvi? Ho messo in pratica lo stratagemma da voi suggerito e tutto è andato per il verso giusto.
E’ stato sir U*** personalmente a pregarmi di frustarli: egli non ne ha né la forza né il cuore e, perdipiù, è ancora dolorante. Come ci sono rimasti male quei due piccoli monelli, quando li si è accusati di tale malignità. Hanno negato, ed avevano ragione per una volta. Io stesso avevo sistemato la trappola in cui sono caduti sir U*** e la moglie. E’ caduta prima la lady che ha fatto da cuscino al corpo del marito, cosicchè tutte le spine, o la maggior parte di esse, sono finite dentro il suo grasso deretano. La moglie dello speziale ha impiegato più di un’ora per toglierle tutte, tra gli strilli dell’anziana nobildonna. Sir U*** se l’è cavata con un grosso livido sul braccio. Peccato che non abbia potuto assistere alla scena: sarei morto dalle risate.
Si era tutti nel salone: sir U*** al centro, alla sua destra la moglie, seduta su un cuscino di piume ma con i segni della sofferenza in volto, alla sinistra del padre lady Hungaria, la madre delle due bambine; il suo consorte è a Londra, attualmente. Mi erano stati forniti due bei rami di betulla, flessibili. I servi trascinarono i due ragazzini piangenti e recalcitranti. Debbo riconoscere che la femmina è assai bella e dimostra molto più della sua età. Si comportava anche meglio del fratello: lui frignava e protestava la propria innocenza mentre lei accettava la punizione a testa alta.
“Avete commesso una colpa imperdonabile per la quale sarete puniti. Prima Sarah che è la maggiore, indi Luther. Possiate trarre giovamento da questa lezione, severa ma giusta. Spogliatevi!” entrambi arrossirono e tentarono di divincolarsi. Avendo entrambi, dietro mio consiglio allo zio, addosso soltanto la camicia e la sottoveste, fu facile per i domestici denudarli. L’alto corpo di Sarah venne piegato sulla schiena di un robusto servo ed io la fustigai. Non mi feci intenerire né dai lamenti né dal suo agitarsi. La betulla, prima di consumarsi e di ridursi ad innocuo ramoscello, le sollevò la pelle delle natiche, facendola diventare rosso scura giacché la carnagione della fanciulla, anche quella del viso voglio ben dire, è abbronzata. La signora sua zia, ad ogni lamento della nipote, sferrava pugni nell’aria, come se or ora volesse che Sarah provasse lo stesso dolore che aveva provato lei, nella medesima parte del corpo, ma moltiplicato per cento volte. Fu il braccio di sir U*** a fermare il mio, dacchè indubbiamente le natiche di Sarah era ridotte assai male. Il ragazzino sopportò molto meno bene: ancor più magro della sorella, doveva soffrire assai la sferza. Tra le lacrime, protestava ancora la propria innocenza: gocce di orina uscirono dal suo coso, inumidendo la camicia del servo che lo sorreggeva. In considerazione della sua giovane età, gli diedi solamente venticinque colpi; meno della metà di quelli che avevo inferto alla sorella.
Da quel giorno, ormai è trascorsa più di una settimana, i due ragazzini si sono comportati – mi si dice- in maniera esemplare.
Il vostro amico Robert (riconoscente)
P.S. : adesso sono io ad esser in debito con voi.

Ne esigerò il pagamento: statene certo, mio caro!
La vostra amica

Mia crudele creditrice,
a volte la ruota della fortuna gira in maniera incontrollabile e noi siamo sottoposti ai suoi capricci volubili.
Non vi ho scritto da gran lasso, giacchè seri impedimenti me l’han proibito. Ho dovuto curare i miei affari, da tempo trascurati, ho accompagnato Monika all’imbarco. Ella andrà a Parigi, adesso che la pace è tornata con i francesi. Mi dispiace separarmi da lei per oltre un anno, ma il mio fisico non riesce a seguirla. L’abbiamo salutata con le lacrime agli occhi, Mrs Mop ed io, sulla banchina. Qualcosa mi dice che non la rivedrò mai più…. Bando alle tristezze.
Lo scrivo per farvi inquietare, in modo tale che la vostra mano sia più pesante, alla bisogna della riscossione del credito.
Miss Avelange mi ha onorato dei suoi favori! Non illibata come io credevo, ma fu spulzellata in giovanile età e, da allora, mai più uomo conobbe. Andai nella sua magione ad informarla della partenza di Monny; la giornata era calda e lo strano è che in tarda mattinata avevo appuntamento con Oliver per affari. Dorothy mi offrì dapprima un corroborante te fresco e si sedette sul divano proprio accanto a me. Era contrita per la partenza della sua allieva più brava e dalla disperazione mi toccò la gamba. Lasciai che lo facesse a suo garbo, sfiorandole io il braccio. La mancanza di reazione reciproca ci rese entrambi audaci. Le bocche si incontrarono, le mani si strinsero e….
La vostra gelosia deve esser all’apice, ora!
Per fortuna che indossavo ancora la giacca e la camicia, altrimenti le sue unghie avrebbero graffiato a sangue la mia delicata schiena. Alla fine, si sciolse in un pianto liberatorio. Oliver dovette aspettare a lungo, in campagna.
Non ho più avuto occasione di verberare alcuno, perciò nulla vi posso raccontare su ciò. Spero che voi, al contrario, abbiate qualcosa per me sull’argomento.
Il vostro debitore Robert

Mon cher ami,
siete uomo e non sposato, ma l’approfittarsi così di quella donna ingenua non vi fa onore: vi facevo più delicato. Mi sono adontata, ecco, a leggervi. La mia mano sarà pesantissima e, magari, armata di frustino. Ho preso la decisione di inviare John in collegio, da ottobre. Deve avere un’istruzione pubblica: andrà al St. Andrews, che è molto severo. Maggie amoreggia con quel giovane: si trovano d’accordo su, quasi, tutto. Egli ne è perdutamente innamorato, sembra.
Null’altro di nuovo ho da dirvi. Siete voi, piuttosto, che dovete pagare.
La vostra amica.

Punizione di una donna

26 Marzo 2010

culetto punito frustato

Il culetto di questa donna viene punito dal suo padrone.

Racconti di sculacciata: Epistola, parte 10

25 Marzo 2010

Carissima,
quando mi concederete la possibilità di vedere il vostro tatuaggio? Anelo a farlo!
Questa abitudine delle classi inferiori si è propalata fin alle superiori, acquistando in nobiltà. Personalmente, la odio ma so per certo, e voi me lo confermate, che molte persone la attuano. Sir U*** ad esempio ha un drago cinese tatuato sul ventre: ebbi occasione di vederlo chiaramente, durante un bagno comune. E’ un ricordo che si fece fare della sua campagna in India, nel Majpor. Vi ho mai parlato di lui? E’ un tipo rigido, da vecchio militare, porta insino i baffi. E’ nonno di due splendide nipotine, due bimbe adorabili. La sua figlia maggiore gliele ha date. Nelle rare volte che sono andato a visitarle, le bimbette mi sono saltate addosso, giocose e allegre. Una ha perfino proposto di sposarmi, quando sarà più grande: non ha che 5 anni!
Sento la mancanza di una famiglia, di giovani che scorrazzino per casa, che allietino la mia vecchiaia….
Monika ha ottenuto molto successo, al clavicembalo. Io non sono in grado di giudicare, però mi si dice che abbia fatto una performance eccezionale. Ho dovuto offrire da bere a tutti, dopo il concerto, e ne sono stato molto lieto. Le lacrime riempivano gli occhi di Mrs Mop. Avemmo agio di parlare, noi tre insieme, nel lungo viaggio di ritorno. Alla locanda, a metà strada, accadde che avevano soltanto due camere libere. Ovviamente, le donne dormirono in una ed io nell’altra.
Nel corso della notte, fui colto da improvvisa arsura; indossata la vestaglia, scesi di sotto in cerca del locandiere. Non v’era nessuno: ognun dormiva. In realtà, due novelli sposi, che occupavano la camera accanto alla mia, erano impegnati in altre faccende, ma sorvolo. Dunque, scovai una bottiglia polverosa, ne annusai il contenuto e lo tracannai. Un liquore divino: pieno, corposo, forte. Altro che il rhum della Giamaica: quello, al confronto, è buono per i plebei.
Fu l’oste a svegliarmi, la mattina poco prima dell’alba. Mi ero addormentato sulla sedia ed ero rotolato per terra. Quell’infingardo non va a raccontare l’episodio a tutti? La faccia di Mrs Mop non esprimeva nulla di buono, per me.
Ed infatti quella sera stessa, nonostante la stanchezza dovuta al viaggio, la sua mano, pesante alquanto di per sé e con un paddle altrettanto pesante, mi colpì per 30 volte.
Devotamente vostro, Robert
P.S.: quel liquore divino è d’origine francese: i Galli lo chiamano cognac.

Mio unico amico,
ho bisogno di voi! Immaginate che il mio debito sia ancora in vita! Ne voglio, ne devo pagare un altro! Sono io, stavolta, ad implorarvi di battermi, il più forte che potrete! Altrimenti, non vedo altra soluzione che chiedere a Sylvia di farlo. Con lo staffile! Qualsiasi altro strumento, per non parlare delle semplici mani, sarebbe troppo poco per me!
Non posso esprimervi, qui per lettera, la mia colpa: sappiate che essa è gravissima, ma non coinvolge altri che me!
Vi prego, venite subito!
La vostra amica disperata

Mia cara,
nutro speranza che vi siate ripresa. Sono stato crudele, ma me lo avete chiesto voi! L’ho fatto con la morte nel cuore, credetemi. Non ne ho provato alcuna emozione, se non quella che stavo infliggendovi artatamente ed appositamente estremo dolore fisico. Rassicuratemi sul vostro stato di salute, ve ne prego: ho visto Sylvia assai preoccupata mentre vi esaminava le piaghe. Vi prego…..
Robert

Mio ancora più caro Robert,
sedatevi! Il mio corpo va meglio: le ferite si stanno rimarginando, anche se il cerusico ha dovuto cauterizzarne una, che temeva andare in cancrena. E’ stato più doloroso di quanto pensassi, sebbene egli abbia appoggiato la lama rovente per un solo istante! Vi ho chiesto un favore e voi, da vero amico, me lo avete fatto. In quei momenti, mentre il frustino rigava la mia carne, la squarciava, pensavo che era nulla come castigo della mia tremenda colpa! L’ho sempre presente nella mia memoria: non riesco a scacciarla dalla mente. John che si rialza dalle mie ginocchia, le brache ancora calate, il suo coso circonciso eretto, pulsante. Non so che cosa mi abbia preso! Non ho potuto fare a meno di toccarlo, di stringerlo, di scuoterlo. E quella bava bianca che mi ha inondato la mano mentre mio figlio, mio figlio capite!, mugolava di soddisfazione. Avrei voluto tagliarmela, quella mano!
La vostra amica

Mia cara,
non rivangate questo triste ricordo! E’ accaduto e basta. Se avete commesso un peccato, avete pagato congrua penitenza. Vi ho visto graffiare la carta del muro, vi ho visto appoggiare la fronte alla parete, quando il dolore si faceva insopportabile per voi. Vi ho sentito chiedermi di usare maggiore forza, di colpire non solo le natiche e le cosce, ma anche le spalle. Ho udito il gemito di Sylvia quando, allargando le gambe, mi ordinaste di colpire la vostra matrice, da dove avevate partorito John. L’ho fatto, una sola volta. Vi siete rizzata sulla punta dei piedi, per l’acuta fitta di dolore.
Nonostante il vostro parere contrario, ho smesso allorchè la fuoriscita di sangue si era fatta copiosa. Voi non potete ricordare: eravate mezza svenuta. Vi abbiamo disteso sul letto e mi preocuppava non poco, proprio quella striscia scavata attraverso le spalle, laddove la punta rigida del frustino aveva staccato un pezzetto di carne. Ero costernato: si era trattato di un fatto accidentale, ma la mano che manovrava il frustino era la mia! Anche io allora, avrei dovuto ripetere il gesto dello Scevola, di cui narra Plutarco? Le ore di tragitto in carrozza, al ritorno, sono state un tormento per me: pensavo continuamente a voi, non potevo darmi pace di aver così infierito sul vostro bel corpo.
Robert

Public Disgrace: foto di punizione

24 Marzo 2010

punizioni sculacciate

Da questa galleria gratuita.

Punizioni in famiglia: Genitori e figli

23 Marzo 2010

Geronimo ci invia questo racconto dedicato alla disciplicna domestica, intitolato “Genitori e Figli”.

Ringrazio Geronimo e colgo l’occasione per ricordare che chiunque può partecipare al blog, basta inviare una mail a sculacciata76@yahoo.it

Mauro e Chiara lavorano entrambi come impiegati in un azienda sanitaria pubblica. Hanno partecipato ad una cena aziendale e sono andati con alcuni colleghi a fare due salti in discoteca.
Tra un balletto, un drink e una chiacchiera, si sono fatte le tre. Tutti tornano tranquillamente alle rispettive abitazioni. E’ venerdi sera e la mattina seguente non c’è il lavoro. Tutti sono tranquilli, dicevo, meno Mauro e Chiara. I rispettivi genitori avevano stabilito il coprifuoco per l’una di notte. Orario ampiamente sforato. Mauro ha 22 anni e vive con la madre di 42 anni. Una bella donna forte, energica e autoritaria, che per compensare la fuga ignomignosa del padre del ragazzo ha riversato su quest’ultimo tutte le sue attenzioni ma anche le proprie frustrazioni. Di conseguenza, Una educazione rigida e severissima con un costante ricorso alle punizioni corporali (Scapellotti e sculaccioni a culetto nudo) hanno fatto di Mauro un ragazzo per bene, ma anche complessato e quanto mai impacciato con l’altro sesso.
Chiara è la versione al femminile di Mauro. Ha 33 anni, ma un fisico minuto e una grande timidezza che la fanno sembrare una 24 enne. Il padre, abbandonato dalla moglie, ha tenuto la stessa speculare condotta educativa che la madre di Mauro ha tenuto con il figlio. Chiara in più ha fatto l’esperienza di un matrimonio fallito. Dopo quattro anni sprecati a tentare di superare le proprie nevrosi nella vita a due con un uomo apparentemente sicuro di sé, La donna è tornata a subire il rigido regime disciplinare del padre. Dopo una sola settimana dal rientro alla casa paterna, Chiara si è trovata, quasi senza rendersene conto , a prendersi le cinghiate del padre, gonna sollevata, sedere nudo, inginocchiata sul divano come ancora 6 anni prima, come una bambina o una adolescente discola. Quando Chiara si trova nella propria camera senza aver cenato per punizione, o con le guance rosse e brucianti per le sberle di papà o ancor più con le natiche e le cosce rigate dalla cinghia, non è presa da u moto di ribellione o disperazione ma da una sorta di quieta rassegnazione, mista a morbosa inquietudine.
Chiara e Mauro hanno sviluppato una certa amicizia, questione di affinità elettive, è chiaro, ma non è ancora sfociata in una vera e propria relazione. I due temono molto i possessivi genitori.
Mauro accompagna cortesemente a casa Chiara con la propria auto. Entrambi sanno che gli attendono duri castighi e non osano immaginare le condizioni dei rispettivi fondo-schiena tra qualche ora. Al momento del commiato gli amici si abbracciano, si baciano timidamente le guance, poi, guardandola negli occhi Mauro bacia con un lieve tocco delle labbra la mano destra di Chiara, che a sua volta accarezza il viso dell’amico.Il tutto senza una parola.
Si comincia. Una volta tornato a casa ,Mauro non fa in tempo a chiudersi la porta alle spalle che si ritrova davanti la madre, la quale senza indugio molla due sonori ceffoni al figlio. “- Disgraziato mi vuoi morta!, ha che ora ti avevo detto di ritornare?! E giù sberle. Dopo una mezza dozzina di schiaffi che risvegliano dal residuo torpore il povero ragazzo, la madre, tra un imprecazione e un lamento , tipo “mi farai morire di angoscia, mascalzone! Cattivo! Ti sei scopato qualche puttana eh?!.-“ emette la sentenza “Fila in camera tua, mettiti a culo nudo svelto! –“ e così dicendo afferra un grosso battipanni di vimini nuovo di zecca, (in effetti nel corso degli anni ne aveva rotti parecchi sulle tenere e rassegnate chiappe del figlio) “-ma mamma ho 22 anni!-“ “-E allora ?. Se ti comporti come un ragazzetto disubbidiente come tale sarai punito! E non dirmi che ti vergogni a farti vedere il pistolino e le palline dalla tua mamma!. Ti ho fatto io!-“
Dall’altra parte della città, pochi minuti prima rispetto a quanto stà accadendo a Mauro, Chiara sta facendo i conti con la severità paterna. Accolta a sua volta da una mezza dozzina di ceffoni appena varcata la soglia, la donna si è sentita intimare senza preamboli: “- disgraziata, ti insegno io l’obbedienza. Credi che questo sia un albergo?. Credi che perché hai poco più di trent’anni di potertene infischiare degli ordini di tuo padre?. A culo nudo, svelta!. Via pantaloni e mutande! In ginocchio sul divano, chiappe in bella vista, veloce! Ti insegno io a prendere in giro il tuo povero vecchio, hai preso tutto da quella zoccola di tua madre-“
Mauro è steso sul letto, il culo è leggermente rialzato da un cuscino messo sotto l’inguine.Il pene nudo appoggiato al soffice accessorio del letto. La madre comincia a batti pannare furiosamente le chiappe magre e nervose del giovane. “- Sciaff!, Sciaff!, Sciaff!, Sciaff,! “- Prendi, prendi e prendi!.Fino a quando dovrò sculacciarti affinchè tu impari a rispettare i sentimenti della tua povera mamma!. Cattivo! Cattivo!-“ e giù sculaccioni. SciafF! Sciaff!, Sciaff!.Il dolore delle botte sulle natiche indifese è notevole ma il cazzetto comincia inevitabilmente ad aumentare di volume. Al cinquantesimo colpo di battipanni Mauro comincia a supplicare perdono ed a piangere. Nel frattempo un fiotto caldo inonda il cuscino e il ventre di Mauro. L’eiaculazione è potente. La madre è tutta sudata, ansimante . “Spero che questa ripassata ti serva di lezione, almeno stavolta. In questa casa ci sono delle regole da seguire e tu le seguirai!- “. Lo lascia solo con il culo martoriato e il ventre e le cosce impiastricciate di sperma.
All’altro capo della città Chiara completa il suo rituale di punizione, quasi immutato da quando aveva 12 anni. Prima deve baciare la mano destra del padre, poi la cintura, infine deve dire: “Grazie papà per la meritata punizione. Dammele forte ti prego-“ E le cinghiate cominciano a grandinare sulle morbide e seriche chiappe della donna e sulla parte alta delle cosce. Le carni vibrano, si rigano di strisce rosse sempre più scure. Chiara geme, si agita muovendo i fianchi quasi invitando inconsapevolmente(?) l’uomo a continuare a colpire i globi gemelli con tutta l’energia di cui è capace. Chiara piange, strilla ma non muove un dito per riparare il culo così rudemente accarezzato. Forza dell’abitudine? Chissà?. Alla settantesima cinghiata la punizione ha termine. Il padre lascia la stanza.” Fila in camera tua. Sei in castigo a tempo indeterminato !-“
Un ora dopo, nudi dalla vita in giù, seduti su comodi cuscini, le chiappe gonfie e coperte di ematomi Mauro e Chiara condividono in chat le rispettive dolorose esperienze. Mauro si lascia finalmente andare.”- Sai, piccola, credo di amarti.-“ Forse ti amo anch’io”