Archivio per marzo, 2010

Schiava prima della punizione

22 marzo 2010

schiava punita
La schiava porge il cane al suo padrone con la bocca per essere punita.
Da questa galleria gratis di The Training of O.

Racconti di sculacciata: Epistola, parte 9

18 marzo 2010

Mia Adorata,
i rapporti fra Mrs Mop ed Annie sono sempre più rigidi. L’una non sopporta l’altra! Annie viene alternativamente la mattina ed il pomeriggio. Ho cercato di far capire a Mrs Mop che una serva ci occorre, almeno in questo trimestre in cui Monika è impegnata nel perfezionamento dell’arte musicale. E’ andata a Cambridge, in un collegio femminile a prender lezioni di clavicembalo, strumento che a Corte sembra godere di gran favore.
Eravamo soli, Mrs Mop ed io: lei a ricamare, io a leggere quel nuovo saggio del dr Hume, sempre interessante. Ella depose il tombolo sulle ginocchia e decisa mi disse “Robert, è ora che scacci quella gallese! Rimandala da mr Peel!”
“Mia cara- mi distolsi dalla lettura- non ne ho alcuna intenzione. Tu non puoi sobbarcarti tutto il lavoro di casa, tanto più adesso che Monny è assente. Annie è devota, è brava, ed è anche economica! Per i lavori pesanti, abbiamo gli uomini di fatica ad ore; e tu cucini in maniera meravigliosa!” Non ne era affatto convinta: “Non mi vuoi più bene! Non ti curi affatto di me! Non mi rivolgi le tue attenzioni: per te è come se non esistessi! Stai sempre appresso a quella…a quella galeotta! Credi che non abbia notato come la guardi? Ti vuoi sollazzare con lei: non aspetti altro! E a me non pensi! Ti ho dedicato tutta la mia vita: ti ho lavato, ti ho curato, ti ho servito, ti ho pulito quando ti vomitavi addosso!”
La situazione era più seria di quanto avevo previsto, perciò le andai vicino e le strinsi le spalle, accarezzandola ” Non inumidire il ciglio! Io seguito a volerti bene. Però, tu hai subito una grave operazione, hai ancora bisogno di riposo. E poi parli come una moglie!” Tirò su con il naso: “Perché non fai più l’amore con me?” era un’implorazione più che una domanda. Presi tempo prima di rispondere “Mia cara, questa espressione non si addice alle tue labbra. Quando stavi male, ho fatto un voto: si, come fanno i papisti! Non ti avrei più toccata se tutto fosse andato bene. Ed io mantengo le promesse. Quindi….” Era rimasta colpita dalla mia rivelazione: mi attrasse verso di sé e mi baciò. “Ho sofferto molto, un dolore atroce, sai: pregavo di morire pur di non subirlo più! E’ stato l’amore che ho per te a darmi la forza di resistere. Tu non puoi immaginare la sofferenza a non potersi liberare, l’atrocità di quei ferri taglienti che ti infilano dentro….” “Ed è anche per questo- la interruppi- che non ti sculaccio più né ti chiedo di farlo tu a me! Ne hai provato troppo di dolore, per infliggertene altro. Da quella volta, sei mesi fa, quando mi dicesti che eri tornata normale, ricordi?
Credi che non mi piacerebbe palpare le tue carni morbide? Non lo faccio, perché ho dato la mia parola e perché ti rispetto. Dentro di me, nel mio cuore e nel mio animo, ti voglio ancor più bene!” Lei si alzò ed uscì dallo studio, senza dire una parola. Tornò dopo un paio di minuti, con la sola camicia e le pantofole. Un attimo dopo, la camicia era a terra.
No, mia cara amica, no. Strinsi i pugni, serrai i denti ma resistetti. Non risposi alle sue profferte, però caddi nel peccato di Onan, di fronte a lei!
Vi chiedo scusa se questo racconto può avervi turbato per la sua crudezza, ma se queste cose non si rivelano all’amica più cara, a chi?
Perdonatemi
Il vostro Robert

Mon cher,
vi siete fermato al limite! Meritereste che vi sculacciassi per la torbidezza del vostro racconto! Mi ha colpito profondamente, sin quasi allo sconvolgimento. Ho sculacciato sonoramente Sylvia per calmarmi.
A tal proposito, il buon precettore ha frustato John. Ho visto il posteriore del ragazzo segnato dai colpi rossi di bacchetta e gli ho anche due pacche, come direste voi, sulle natiche ancora bollenti; ho notato, tuttavia, che in quel momento egli ha avuto una reazione indecente. E’ troppo grande, ormai, per esser sculacciato dalla mano materna. Se occorresse farlo, ne incaricherò Peedlee. Margareth ha trovato un giovane spasimante: ha 16 anni mia figlia! La stessa età che avevo io quando conobbi Edward… Vi terrò aggiornato.
Vi mando un bacio, imprimendo le mie labbra su questo foglio
La vostra amica.

Mia adorata,
Ho baciato la vostra lettera per sentire il sapore delle vostre labbra: vi ringrazio!
Riguardo a John, la sua reazione è normale, è quella di un adolescente robusto e normale. La prossima volta usate la bacchetta o il paddle.
Monika procede bene nei suoi studi: tra poco terrà il saggio di fine corso e mi toccherà andarla a sentire, benchè io mi annoi profondamente ad ascoltar musica; preferisco la conversazione o una buona bevuta o una partita a carte o…voi mi capite, vero?
“Signore, credo che Annie voglia dirvi qualcosa!” la voce di Mrs Mop era fredda e minacciosa. Mercoledì pomeriggio.
Stavo finendo di leggere il saggio ponderoso di Hume ed esse erano entrate contemporaneamente nel mio studio, senza neanche bussare. Annie aveva gli occhi bassi ed un’espressione contrita ed, insieme, divertita. “Volete spiegarmi che cosa succede?” ero genuinamente sorpreso. “Questa qui- era Mrs Mop a parlare- si è permessa di avanzare dei dubbi su alcuni miei ordini: secondo lei, non ci sarebbe ancora bisogno di spazzare la camera di Monika finchè lei non ritorna”
“Ma signore- Annie mi diceva accalorata- la signorina Monika è fuori, il letto è stato rifatto, la porta e le finestre chiuse, non entra polvere. Perché dovrei pulire una cosa già pulita?” “Perché lo dice Mrs Mop!- scattai su- e tu sei tenuta a farlo. Se non ti sta bene, te ne vai. Capito?” Annie era molto più smaliziata di quanto credessi. “Va bene, signore, fate pure” e nel dir così, si piegò sulla scrivania incurante di scompaginare i fogli che vi avevo deposto sopra. Era giunto il momento, ma la mia perfidia-lo confesso- mi suggerì qualcosa di più divertente. Bloccai i polsi di Annie e dissi a Mrs Mop di prendere il paddle pesante: sarebbe stata lei a sculacciare Annie. Costei sbarrò gli occhi, poi li chiuse, poi tornò ad aprirli: c’era astio dentro, astio verso la governante. Questa sollevò la gonna di Annie, facendone ricardere l’orlo sulla testa della gallese cominciò. Tenendola ferma, potevo vedere il viso di Annie contrarsi ad ogni colpo, fare smorfie, drighignar i denti, ma, purtroppo, non potevo vedere le sue parti intime che Mrs Mop stava scaldando con il cuoio. “Basta! Basta!” gridò Annie, ad un certo punto. Rafforzai la presa sui suoi polsi. Mrs Mop andò avanti imperterrita. Annie mugolava, ma non voleva dare la soddisfazione alla governante di gridare. Giunti al trentesimo colpo, fermai la sculacciata. La contrarietà si dipinse sul volto di Mrs Mop, la soddisfazione su quello di Annie. Quest’ultima scosse il capo e le sue trecce agitarono l’aria di fronte alla mia faccia: l’orlo della gonna le scivolò all’altezza delle scapole. La lasciai ed Annie si rimise in piedi, scrollandosi tutta. “Posso andare, signore? Ho ancora delle faccende da sbrigare” mi chiese, assolutamente imperturbata.
Se voi, mia cara, avete dovuto sculacciare Sylvia per calmarvi, lo stesso ho dovuto fare io con Mrs Mop, qualche ora più tardi, me per calmare lei. Mi consegnò lo stesso paddle con cui aveva battuto Annie e ne assunse la medesima posizione. Anche i colpi furono trenta, sebbene io usassi meno della metà della forza che lei ci aveva messo per battere la gallese.

Carissimo mio,
il tatuaggio è una moda che ha molto preso piede, anche fra noi femmine. Ho deciso di farmene uno.
Il grosso ago era pronto: lungo, rigido, appuntito. Strinsi disperatamente la mano di Sylvia. Il dolore della puntura fu, come dire?, squillante! E poi tutte le altre, di seguito rapide, veloci, implacabili. Il vecchio cinese ogni tanto mi detergeva il sangue con un piccolo straccio, in origine candido ma di poi rosseggiante. Anche Sylvia detergeva il sudore che mi irrorava la fronte. Non so quanto sia durato: un’eternità, mi parse. Adesso l’iniziale del povero Edward fa bella mostra di sé sulle mie reni.
La vostra amica

Lotta tra lesbiche: Ultimate Surrender

17 marzo 2010


Questo video è tratto da Ultimate Surrender, il sito di lotta tra donne lesbiche che combattono praticamente nude.

Racconto di sculacciata con foto: Roberta

16 marzo 2010

Oggi pubblico un racconto di Ammiratore Segreto corredato di foto: una bella idea che ha avuto il nostro caro lettore anche se mi ha costretto a lavorare non poco per pubblicarlo (e si sa che io sono un’imbranata cronica per tutto quello che riguarda il pc).
Comunque grazie ad Ammiratore e soprattutto complicementi per la bella idea! Per chi volesse cimentarsi in questa nuova forma espressiva (ehm ehm) può inviarmi al solito indirizzo sculacciata76@yahoo.it il racconto pubblicato dalle foto…

Era un giorno come tanti, anzi migliore rispetto al solito, avevo passato una bella giornata con le amiche ed avevo preso anche un bel voto a scuola. Arrivata a casa l’unica cosa che volevo fare era ascoltare un po’ di musica ad alto volume come piace a me!! Così andai in cucina salutai mamma e le dissi del bel voto che avevo preso e lei contenta mi diede due bacioni e 20 euro come regalo.

culetto sculacciato

Dopo di che andai dritta dritta in cameretta e mi misi in tenuta da casa con una canotta azzurra e una gonnellina corta e poi mi attaccai al computer per ascoltare a stecca la musica.
Mia madre tollerante per il voto che quel giorno avevo preso e con aria gentile venne da me due o tre volte a chiedermi di abbassare il volume.Ma quel giorno non avevo voglia di stare alle regole di nessuno, ero troppo euforica, infatti non appena lei usciva dalla camera rialzavo il volume al massimo.Ma dopo l’ennesima volta che lo avevo fatto sentii mia madre venire verso la mia camera urlando e sbraitando e allora cappi che mi ro messa per l’ennesima volta nei guai…Entrò in camera di botto e schiaccio il tasto di accensione del computer spegnendolo; la musica si spense di botto e io scattai in piedi urlando:
“ma che fai sei scema??”
SCIAFF lo schiaffo mi arrivò secco e forte in faccia
“ma come ti permetti signorina!! Dove diavolo pensi di essere, e come ti permetti di dire a tua madre certe cose!?!”
“Ma io..”
“ma io , ma io niente!!! Evidentemente ti sei dimenticata la buona educazione solo perché hai preso otto, ma ora te la faccio tornare io la memoria!”
Detto questo mi prese per i capelli mi tirò in piedi e mi fece appoggiare con la forza sul mio scrittoio proprio di fronte alla causa della mia ormai vicina punizione: il computer.
ragazzina sculacciata

Mi alzò la gonna eee SCIAFF SCIAFF SCIAFF iniziò a sculacciare il mio culetto, coperto solo da un perizomino giallo.
“ah!! Ahi!! Ahiaaa!! Ahhhh!!“
„Quando imparerai come si comportano le ragazze per bene ehh??”
“Scusa mamma!!”
Noo!! Scusa niente! SCIAFF SCIAFF SCIAF SCIAFF.
IO cercavi di dimenarmi e di proteggermi, ma come al solito la mamma aveva la meglio e continuava a sculacciarmi di santa ragione!!
SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF
Dopo un po’ di sculacciate mamma, dal momento che continuavo a muovermi e a non stare ferma afferrò l’elastico delle mie mutandine e le tirò giù. In quel preciso istante mi accorsi che una delle finestre presenti in camera mia era aperta; infatti ne ho due, disposte l’una di fronte all’altra .Quella vicina allo scrittoio era chiusa e coperta da una tenda blu scuro(per fortuna), ma l’altra era terribilmente spalancata e senza alcuna tenda che coprisse quello spettacolo imbarazzante, si mi trovavo al terzo piano ma avevo paura che qualcuno potesse comunque vedermi, e forse le mie paure non erano tanto infondate…
Riuscii a liberarmi, ma questo non servì a niente , infatti diedi solo a mia madre il tempo di prendere quel terribile strumento di pelle con cui mi puniva sempre. Mi riprese e dopo avermi piegata…SCIAFF SCIAFF 10 ahh SCIAFF SCIAFF 20 ahia!!! SCIAFF SCIAFF 30-40 SCIAFF SCIAFF SCIAFFF!!

culetto mamma

“Ahhh! Basta mamma ti prego!! Non lo faccio più basta!”
“ Dovevi pensarci prima mia cara!!Ora ti prendi la tua punizione come merita una ragazzina maleducata come te!” SCIAFF SCIAFF
“ahah ! no no basta! Ahh!!” SCiAFF SCIAFF SCIAFF
“ Zitta e vergognati!! Non ti vergogni alla tua età a prenderle strepitando come una bambina di 9 anni???”
“sigh! Ahah SCIAFF SCIAFF ahhh SCIAFF SCIAFF ahhhhh!!”
Mi dimenavo scalciavo strepitavo ma niente.. evidentemente il mio destino era quello di essere sculacciata come una monella!”
Di punizioni come quella ne avevo prese tante nella mia vita, ma quella era diversa, mi sentivo strana, mi sentivo osservata, ma mi dissi che era un’impressione e continuai a prendere la mia punizione cercando di fare meno chiasso possibile; ma quella sensazione persisteva, allora cercai di girarmi per guardare verso la finestra, ma non ce la feci; infatti mia madre mi tirò per i capelli e mi trascinò di traverso sulle sue ginocchia!

sculacciata dalla mamma

Sciaff SCIAFF SCIAFF SCIAFF, i colpi continuavano a cadere forti sul mio culetto tondo ed esposto SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF
Da quella posizione però, con la testa capovolta verso il basso mi accorsi che potevo guardare dietro verso la finestra aperta… e vidi qualcosa!!!
No forse era stata solo una mia impressione, ma dopo pochissimo vidi di nuovo la tenda della finestra del palazzo di fronte al mio muoversi e una mano che ne spostava leggermente il lembo, era la mano di un ragazzo.
NOOOOOOOOOO, che vergogna qualcuno mi stava vedendo mentre le prendevo sul culetto nudooo, e in più oltre all’imbarazzo della punizione c’era anche quello dato dal fatto che la mia micetta glabra e il mio buchetto erano totalmente esposti e rivolti nella direzione della finestra… ERA L’UMILIAZIONE PIU’ TOTALE.
Il mio viso aveva assunto il colore uguale a quello del mio culetto e io ero caduta in in una specie di trans prendevo quei colpi immobile e continuavo a guardare fissa verso quella finestra,… ma poi mi riebbi ricominciando a scalciare e mia mamma più arrabbiata che mai inizio ad urlare ed ad aumentare forza e velocità dei colpi!

ragazzina punita dalla mamma

SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF.
Così continuavo a subire passivamente mentre qualcuno spiava la mia punizione da bambina cattiva.
Il dolore aumentava e così io sgambettavo cercando di diminuire quell’atroce punizione, ma non solo questo non serviva a niente ma contribuiva anche ad aumentare la visione della mia fighetta allo sconosciuto.
SCIAFF CIAFF sciaff CIAFF SCIAFF CIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF
Dopo tante e tante sculacciate mia madre finalmente mi lasciò andare andandosene dalla camera e lasciandomi umiliata ed esausta per terra.

Ero nuda davanti alla finestra e nonostante mi vergognassi non avevo alcuna voglia né forza di coprirmi, quindi rimasi semplicemente lì oscenamente esposta e denudata con le mutandine alle caviglie, ma non mi importava, o meglio si, ma cercavo di non farci caso, ero ancora come in trans..
Solo quando rimasi sola la tenda della finestra opposta a casa mia si aprì e finalmente lo vidi bene; era proprio un bel ragazzo, sembrava un Dio dell’antica Grecia: moro dai lineamenti fini, alto muscoloso con un fisico scolpito e potevo ben vederlo dal momento che era a petto nudo.Sentii come un calore al basso ventre quando lo vidi, lo so sarò sciocca, ma mi piaceva il fatto che fino a quel momento avevo attirato l’attenzione non di un vecchio bavoso o di un bruttone, ma di uno aitante ragazzo dal fisico statuario.
Ad un certo punto lo vidi che armeggiava con la patta dei pantaloni e di colpo tirò fuori il pene!!
Fu come uno shock per me, (sia chiaro un piacevole schok), ma non me l’aspettavo;e lui, per niente intimorito dal mio sguardo iniziò a masturbare quel suo bel pene eretto e duro.
IO mi sentivo stana, soggiogata, umiliata mentre si masturbava guardando le mie natiche rosse, ma quel mix di sensazioni non mi dispiacevano affatto, come mossa dai fili invisibili di un altrettanto invisibile marionettista mi posizionai in ginocchio a novanta con il culetto esposto e rivolto nella direzione del mio “ammiratore” (XD) con un dito sfiorai il mio fiore glabro.

ragazzina che gode dopo le sculacciate

Avvampai quando mi accorsi di essere totalmente bagnata.Piano e dolcemente cominciai a penetrarmi prima con uno e poi con due dita mentre con il palmo della mano strofinavo prima piano e poi sempre più forte il mio clitoride.
Anche lui aveva aumentato il ritmo. Appoggiato con una mano al vetro della finestra e con l’altra sappiamo dove era eccitatissimo.
Ero ormai succube di quel toccarmi in modo così voyeur davanti a lui, volevo essere sempre più eccitata, quel suo pene grosso mi stimolava enormemente, volevo essere umiliata ancora, allora mi venne in mente una cosa, una cosa che non avevo mai fatto. Senza perdere di vista il mio ammiratore mi infilai in bocca in dito medio e dopo averlo lubrificato per bene con una mossa suadente lo portai sopra al mio buchetto e dopo averlo inumidito.. spinsi. Il fastidio iniziale scomparve quasi subito sormontato dall’immensa eccitazione datami dalla mia passerina e dall’essere umiliata, così continuai col dito ad andare su e giù anche nel mio sfintere allargandolo pian piano.
Evidentemente quel mio gesto l’aveva eccitato ancora di più, infatti dopo poco venne sul vetro della finestra ed io assieme a lui raggiunsi l’apice immaginando che venisse dentro di me!
Dopo un po’ mi alzai andai alla finestra mezza nuda e con un sorriso lo guardai e poi chiusi finestra e tende.
Andai a lavarmi ma sentivo addosso ancora un po’ di eccitazione, mi sentivo una sgualdrina e una monella, avevo bisogno di una purificazione “più spirituale” ;) , così a tavola mi comportai da vera bambina cattiva con mia madre e.. quella sera stessa dopo cena ero di nuovo sulle ginocchia di mia madre e il rumore delle sculacciate sul mio culetto nudo si diffondeva per tutta la casa!

Racconti di sculacciate: Epistola, parte 8

15 marzo 2010

Amico ancor più caro,
non v’adontate! Ho sofferto, eccome se ho sofferto quando la vostra pesante mano ha colpito il mio posteriore nudo. Avete, tuttavia, mancato di tatto ricordandomi un’altra mia bruciante esperienza, sempre con voi!
Epperò, mi avete eccitato: si, eccitato! Mi è successo qualcosa di non dissimile da quanto succede a voi, mi raccontate, dopo aver subito la stessa umiliazione, e lo stesso dolore voglio ben sperare!, da Mrs Mop o da Monika. Una sensazione che non provavo più da molto tempo. Il vostro fare distaccato, assolutamente ursino, mi attrae qual mesmerismo. Non sono ardita: vi confesso apertamente i miei sentimenti! Ricordate quando mi prendeste a bacchettate? Tenevo le braccia conserte fra il mio seno ed il muro: la vostra bacchetta colpiva le mie natiche esposte, sentivo dolore ma, insieme, piacere. Era ancora vivo Edward, ricordate? Ed, anche allora, io avevo perso una scommessa. Quella volta foste più delicato, ve lo rammento. Non vi basta?
Io

Mia adorata,
siete non solamente la più cara, ma l’unica amica che io abbia. A chi potrei rivolgermi, se non a voi? Le vostre parole mi sconcertano e mi deliziano. Purtroppo la lontananza rende infrequenti i nostri incontri e la vostra verecondia ha ritardato l’esternazione dei vostri sentimenti che sono gli stessi che io provo per voi! Il nostro è destinato a rimanere un rapporto tutto epistolare, come quello che si legge nei romances cortesi: ahimè! Vorrei tanto stringervi tra le mie braccia, assaporare il sale della vostra pelle, coprirvi di baci, magari sulle stesse parti che ho reso doloranti….
Mentre mi faceva il bagno, Mrs Mop mi ha detto che avrebbe avuto piacere a riprendere le nostre abitudini: oramai, lei è completamente guarita o, almeno, così dice. Narro di questi fatti per rendervi aperto, no: spalancato!, il mio animo.
Si è distesa sopra le mie ginocchia: ho avuto timore a colpirla, data la recente disavventura. Essa stessa mi ha spronato a fare più forte! Le sue carni tremolavano sotto la mia mano, per una, dieci, cento volte. Pianse, ma non certo di sofferenza né di vergogna: le lacrime erano dettate dalla gioia, chè finalmente era tornata ad essere una donna completa. Non ne approfittai, assolutamente. Ho fatto una promessa, e la devo mantenere.
A proposito di promesse e di scommesse, vi narro un aneddoto. Giù al Club, hanno accolto come socio un giovane ufficiale dei Dragoni: un tipo arrogante. Egli si vantava di essere un ottimo giocatore di caquette ed indubbiamente è molto abile. Sfidava in continuazione chiunque e, dopo la vittoria, irrideva lo sconfitto con fare insopportabile. E giunse il momento che osò sfidare anche me. Egli, vedendo il mio corpo abbastanza grasso e la mia indolenza, credeva di trovare un avversario facile da sconfiggere. “Allora, Robert, siete disposto a giocarvi due sovrane contro di me?” mi affrontò in maniera indisponente. Deposi le carte sul tavolo e lo guatai: “Certo, amico mio. Non due sovrane, però! Chi perde, si cala i calzoni e riceve una bacchettata sul posteriore da ciascun membro del Club, qui presente. Ed il vincitore sarà il primo, ma gliene darà dieci. Accettate?” Egli rimase sgomento dai nuovi termini, ma, avendo lanciato il guanto, non poteva tirarsi indietro. Più volte, durante la partita, ebbi timore di perdere ma, invece, vinsi per 4 a 3!
“Allora, signor mio, è venuto il momento di pagare!” e fu il buon vecchio G*** a ricordarglielo. L’ufficialetto era alquanto smarrito, ma non sarebbe stato affatto onorevole per lui rifiutarsi. Si abbassò i pantaloni dell’uniforme e le brache ed il suo bacino fu a contatto con il bordo del biliardo. Ah, mia cara, che soddisfazione percuotere con la stecca eburnea per dieci volte quelle natiche pelose; ed egli non poteva neppure permettersi di gridare, pena l’ignominia e le derisioni. In tutto ricevette ventotto bacchettate: il suo posteriore rosso e gonfio assai. Da allora, si rifiuta categoricamente di giocare al biliardo!
Vi penso ognora,
il vostro Robert

carissimo amico,
la vostra delicatezza aumenta l’amore che nutro per voi! Avete voluto raccontarmi di un episodio piacevole che riguarda la sculacciata di un maschio, evidentemente per glissar su quelle che voi infliggete alle tante vostre conoscenti.
Perciò ve ne narrerò uno io. Risale a poco tempo dopo che vi ho pagato il debito. Ricordate sicuramente Cammilla, la cuoca, diceste anche che ha tanto grasso addosso che non le basterebbero quaranta giorni di biblico digiuno per prederne una libbra. Orbene, essa è una ladra! Già da parecchio tempo, Peedlee aveva notato che la scorta di spezie, in dispensa, calava sempre più; e nessuno sapeva rendersene ragione perché la nostra è una cucina tradizionalmente inglese. Cammilla ne sottraeva giorno per giorno un pizzico, ora di cannella ora di pepe ora di cardamomo,insomma delle più rare e costose, e le rivendeva! All’oste della taverna del “Cervo Bianco”. L’ha appurato Peedlee. Il locandiere è stato subito denunciato all’autorità mentre per Cammilla ho escogitato una punizione esemplare, pur tenendo conto che è al mio servizio da tanti anni. L’ho accusata e lei, dopo le prime negazioni, ha confessato: dai furti ricavava pochi scellini, un paio al massimo: come se i nove pence che le do io mensilmente le fossero insufficienti! Ha piatito le solite cose: che se ne è pentita, che non lo farà più, eccetera. Le ho detto di seguirmi nella stalla, dove ci attendeva Peedlee, precedentemente avvertito. Essa si aspettava qualcosa, ma non certo una punizione corporale: fra l’altro, oltre ad esser grassa ogni limite, è pure anziana. “Denudati completamente!” le ho detto. Lei ha esitato alquanto: non sapeva rendersi ragione di quel perentorio comando. Quando ha visto Peedlee stringere in mano una corda, ha capito: ha tentato persino la fuga! E’ stato facile per il maggiordomo bloccarla, ma più complesso è stato il legare la cuoca alla scala appoggiata al soppalco. Ci ha dovuto aiutare Henry, lo stalliere, che se ne è uscito subito dopo che Cammilla si è trovata con i polsi legati al piolo più alto della scala: i suoi piedi toccavano appena, con le punte, il pavimento coperto di paglia. Io stessa con un coltello le ho tagliato l’abito sul dorso dal basso verso l’alto e ne ho scostato i lembi. Che orrida visione: il grasso strabordava da ogni dove, sulla schiena, sul posteriore, sulle cosce. Simile ad un cetaceo! Peedlee le mise qualcosa fra i denti, un pezzo di cuoio credo, che ella tuttavia risputò fuori. Voleva mostrarsi coraggiosa o, semplicemente, non sopportava quel fardello nella sua bocca semisdentata. “Peedlee ti frusterà- le dissi- e gli dirò io quando smettere! Così imparerai a non rubare a casa della tua padrona, che ti ha sempre nutrito. Resta inteso che, una volta punita, te ne andrai via subito. E ringrazia il Cielo che non ti ho denunciato: per le serve fedifraghe ci sono i lavori forzati! Peedlee, comincia!” Il robusto maggiordomo si era tolto la giacca per esser più libero (dopo avermene chiesto il permesso, però) ed aveva bagnato in un secchio d’acqua la corda, che impugnava doppia. La buona canapa inglese rigò quel corpo flaccido di adipe. Cammilla urlava, alle prime frustate, poi non ne ebbe più nemmeno la forza. Come direste voi, la corda scavava nelle sue carni obese. Il larghissimo posteriore era tutto segnato: le vene, sotto la pelle, scoppiavano e spargevano il loro liquido, che tuttavia non fuoriusciva, almeno all’inizio. Cammilla respirava con affanno: i suoi seni, degni di una gigantessa, si muovevano al ritmo dell’espandersi del torace. Se non fosse stata legata alla scala, sarebbe caduta cento volte. Dissi a Peedlee di fermarsi ed andai ad accarrezzare il dorso di Cammilla: la mano mi si macchiò leggermente di sangue. La schiena, il sedere, le cosce erano tormentate dalle frustate. Ritenni che potesse bastare: in fin dei conti era una vecchia. Ordinai a Peedlee di slegarla e di cacciarla via; ma doveva andarsene così come stava: pesta, sanguinante e seminuda. Sarebbe stata di esempio per tutta l’altra servitù!
Vi è piaciuto l’aneddoto?
Vi abbraccio con tutto il cuore,
la vostra amica

Mia adorata,
la vostra abilità nell’uso della penna supera di gran misura quella delle moderne scrittrici che vanno di moda.
A tal proposito, le ritengo donnicciole illetterate: nessuna donna, voi esclusa, saprà mai scrivere bene. Pensate alla nostra storia letteraria: quante ne trovate di femmine che essa ricordi? Nessuna!
Ero andato a trovare Dorothy Avelange onde retribuirla delle lezioni del semestre cha aveva dato a Monika. Dorothy aveva l’espressione tesa e nervosa, piuttosto giallastro il colorito. Stavamo in piacevole, per me, conversare quando si sentì bussare alla porta. La signorina, che non può permettersi una cameriera, andò ad aprire. Era la moglie dello speziale: evidentemente era stata chiamata per il servizio: dal cestino che teneva in mano, da sotto un pezzo di stoffa, spuntava il beccuccio di una grossa siringa. Presi rapidamente congedo da miss Avelange, visto il delicato momento, ma- lo confesso- non mi allontanai di molto: feci soltanto il giro della casa. La finestra della sua camera da letto è al mezzanino ed io sono molto alto: i vetri danno sul giardino posteriore e non c’era nessuno che mi potesse spiare.
Dorothy fece accomodare mrs Allison che trasse fuori dal cesto una siringa enorme: avrà contenuto almeno una mezza pinta di liquido! Dorothy si tolse il vestito, rimanendo in camicia, indi salì carponi sul letto; abbassò la testa sulla coltre, spingendo in alto la parte posteriore del bacino. Non potevo vedere bene, dacchè avevo visione laterale. Mrs Allison le alzò la camicia il necessario, poi fece per introdurre la bocca della siringa. Dorothy si agitò non poco ed allora la moglie dello speziale le diede due sonore pacche: non potei udirne il rumore, giacchè i vetri eran chiusi, ma vidi chiaramente che Dorothy strizzò gli occhi. La siringa fu introdotta, senza alcuna deliticatezza anzi con veeemenza, oserei dire. Mentre reggeva il cilindro con la mano sinistra, la moglie dello speziale spinse in giù lo stantuffo lungo circa un piede, ma di colpo. Fu la mia volta di strizzare gli occhi: immaginavo quale sensazione dovesse provare Dorothy con quel liquido, presumo caldo, che le si riversava dentro. Nonostante lo stantuffo fosse giunto a fine corsa, mrs Allison mantenne la siringa per qualche tempo dentro il corpo di miss Avelange, anzi mi parve pure che le facesse fare un mezzo giro. Indi lo estrasse, sempre indelicatamente, e riabbassò la camicia. Dorothy cadde distesa, agitando i piedi come se nuotasse: evidentemente il liquido era fastidioso nel suo intestino. Per calmarla, mrs Allison le diede altre due pacche sul sedere. Avevo visto quanto mi interessava, rapidamente riguadagnai la via principale: avrei corso, altrimenti, il rischio di incontrare la moglie dello speziale che usciva da quella casa.
E così, sia pure a scopo terapeutico, l’anziana Dorothy si fa sculacciare e non sembra dispiacerle troppo!
Vi terrò informata, in attesa di potervi rivedere siete sempre presente nel mio cuore
Il vostro devoto Robert

Dominazione lesbica

14 marzo 2010

bdsm lesbiche
Foto amatoriale di dominazione tra lesbiche.

Racconti di sculacciate: Epistola, parte 7

13 marzo 2010

Mia carissima,
putroppo Mrs Mop dovrà finire sotto i ferri del chirurgo. L’esperienza a Bath le ha apportato un qualche giovamento, ma, appena tornata qua, le sono tornati i disagi. Il dottor Ripley mi ha scritto che verrà ad operarla in casa: inutile sottoporla al disagio di un viaggio fino a Cambridge. Mrs Mop giace, oramai, stabilmente a letto e la veglia Monika, che non si stacca mai dal suo capezzale. Il reverendo Goodwin si meraviglia che io sia tutti i giorni in chiesa, a pregare. Gli ho spiegato la situazione: anche lui è affezionato a Mrs Mop, si è unito a me nell’orazione.
Monika è scontenta della presenza di Annie, ma indubbiamente è necessario che qualcuno sovvenga alle nostre necessità quotidiane. Miss Avelange ci viene a trovare a giorni alterni. Trovo giovamento nella conversazione con lei, così come lo trovo nello scrivervi. Dorothy è una persona squisita, ancora piacente nonostante l’età. Ha superato i 40, non si è mai sposata. Presumo che sia ancora illibata. Mi intriga, quella donna, così come Annie. Lo so: non dovrei avere di questi pensieri in un momento così delicato! Perciò ho chiesto a Monny di sculacciarmi forte, con il cane.
Lei l’ha fatto. Il dolore, per me, è stato assai acuto e non balsamico. Pensieri cattivi hanno seguitato a tormentarmi.
Ne ho parlato con il pastore: le sue argomentazioni non sono state convincenti affatto.
Vi lascio, ora, con la disperazione nel cuore
Il vostro Robert

Mon cher ami,
sono vicina a voi spiritualmente e comprendo la vostra angoscia. Anch’io sono in agitazione per John. Il cerusico ha confermato le vostre parole. Il ragazzo, ha 12 anni oramai, si è molto vergognato a mostrare il membro acqueo al cerusico, benché fossi presente io. Ha sofferto parecchio quando le mani di costui hanno tentato di sollevargli la pelle della mentula; ha pianto. L’ho rimproverato con severità: non deve comportarsi così; è un ometto! Tuttavia ho deciso di non fustigarlo per quella sua mancanza di dignità. Dovrà soffrire molto tra un mese, ha detto il cerusico. Come vedete, anch’io sono alle prese con i chirurghi.
Proprio due giorni fa, invece, ho dovuto punire Margareth. Ella aveva irriso il fratellino, facendolo piangere. L’ho vergata per dieci volte, mentre Sylvia la teneva ferma; ad ogni colpo, prendevo qualche passo di rincorsa perché mia figlia sentisse la violenza della canna che si infrangeva sul suo posteriore denudato. Non mi ha neanche rigraziato, una volta finita la punizione. Per tal motivo, l’ho fatta chiudere in camera sua ed ho ignorato le sue richieste di uscirne. Anzi, le ho gridato, attraverso la porta chiusa, che l’avrei fatta battere da Peedlee se avesse continuato così irriverente: la minaccia l’ha calmata.
Prego assieme a voi per Mrs Mop
La vostra amica più cara.

Mia adorata,
Mrs Mop è stata operata. Adesso, sta meglio. Ho visto il chirurgo approntare i ferri: uncini, aghi, piccoli cucchiai e quant’altro. Apparivano come strumenti medievali di tortura. Ovviamente, non ho assistito alla scena. Per verecondia e per paura. Sono rimasto accanto a lei, finchè l’hanno legata al tavolo. Nonostante il laudano ingerito, era ancora ben cosciente. Ho sentito le sue urla, ho visto la faccia pallidissima di Monny appena uscita dalla stanza e quelle, altrettanto bianche, di Annie e di Dorothy, che avevano aiutato il chirurgo. Mrs Mop è rimasta sul tavolo diverse ore, si lamentava atrocemente. Quando l’emorraggia è cessata, ho aiutato anch’io a portarla a letto: Monny le è stata sempre accanto. Le cambiava con regolarità le pezze bagnate sulla fronte, giacchè lei ardeva di febbre. Ho impegnato il tempo dell’attesa, parlando con miss Avelange. Mi ha raccontato parecchie cose di lei, del periodo della sua giovinezza. A parer mio, da troppo tempo non assaggia la mano oppure la sferza! Gliel’ho pure proposto, con molto tatto, ma lei ne è rimasta scandalizzata. Eppure so per certo che mrs Allison, la moglie dello speziale, da a Dorothy pacche sul sedere, quando si reca a farle il servizio, giacchè la povera miss Avelange soffre di intoppi intestinali.
Mi accorgo che la nostra corrispondenza sta diventando il resoconto di un nosocomio! Orsù dunque, risolleviamoci e torniamo a cosa ben più allegre, per chi le da non per chi le riceve! Sto cercando il pretesto per punire Annie, ma ella non me ne da motivo: è sempre così ligia, così riservata, così attenta. Certi giorni nemmeno mi accorgerei della sua presenza, se non sentissi il suo afrore di donna olezzare per tutta la casa.
Vi rassicuro: Mrs Mop sta decisamente meglio.
Il vostro più caro amico, Robert

Mon cher ami,
tardo così tanto a scrivervi perché sono stata occupata con i preparativi per le prossime festività. Ho intenzione di invitare, per Natale, i miei vicini e dare una grande festa. Anche per ringraziare del buon esito dell’operazione a John.
Io, al contrario di voi, ho assistito. Gli hanno legato le mani ad un trespolo, e lo stesso con i piedi ben divaricati fra loro.
Sembrava come crocifisso, il mio ragazzo. Poi, il cerusico gli si è avvicinato con il rasoio in mano, ha tirato in avanti la pelle ed ha tagliato. L’urlo di John sarà arrivato fino al cielo! E’ stato fasciato ma , nei giorni susseguenti, piangeva quando orinava. Adesso è tutto passato, grazie a Dio!
Sono contenta per Mrs Mop: le auguro una pronta guarigione. Sono scontenta di voi, invece. Come vi permettete di narrarmi le vostre advances con quella maestra di musica? Forse anch’essa ha colpito il vostro volubile cuore? O lo fate soltanto per suscitare la mia gelosia? Siate più moderato, un’altra volta!
La vostra amica

Mia cara,
sapete bene che io rifuggo da qualsiasi cosa possa farvi irritare. Perdonatemi se l’ho fatto involontariamente.
Mrs Mop si è rimessa: ormai cammina spedita, sebbene abbia ancora- pure lei, come vostro figlio!- difficoltà nella minzione. Si lamenta durante la delicata bisogna. Monny mi ha detto che l’orina è ancora rossa. Ma è trascorso appena un mese e mezzo dall’operazione…bisogna avere pazienza e tutto si sistemerà!
Seguendo i vostri desideri, quindi, non vi narrerò di come abbia, finalmente, sculacciato Annie godendo della visione delle sue parti intime: non vi interessa, e potrebbe incrinare il giudizio che avete su di me!
Vi auguro Buon Natale!
Robert

Amico mio,
siete sempre più cattivo! Mi interessa, eccome, sapere quel che avete fatto con Annie!
La vostra amica

Mia cara,
se lo volete sapere, dovrete pagare il vostro debito! Ormai siamo nell’anno nuovo: non esigerò gli interessi, state tranquilla, ma di tempo ne è trascorso troppo!
Il vostro creditore

Ebbene, sì! Sono determinata a saldare il conto! Su questo non posso darvi torto: da troppo tempo si trascina la cosa. E’ ora che anch’io mi senta risollevata! La vostra continua insistenza sta diventando noiosa!
Sarò a Londra il mese prossimo: va bene?
Io

Mia carissima,
non so se vorrete ancora onorarmi della vostra amicizia, dopo quello che è successo martedì scorso fra noi.
Radiante nella vostra beltà, mi avete confermato la vostra obbligazione: avete perfino allontanato la servitù.
Mi avete invitato a seguirvi e, di colpo, vi siete gettata sul letto. Sono stato io stesso a scoprirvi il bel posteriore, che avevo già visto ignudo ma che non ricordavo così bello! Non nego di aver usato forza, ponendo la mia mano a circa mezza iarda dalla vostra pelle nel colpire. Ho visto i vostri pugni stringersi, all’estremità delle braccia distese lungo il corpo, ho udito lo stridore dei vostri denti, ho guardato le vostre natiche tremare sotto il tocco pesante del mio palmo e farsi vieppiù rosse, per dodici sculaccioni. Voi non credevate che io potessi esser così pesante! Vi ha sgomentato l’intensità del dolore e ve ne siete lamentata, seppur garbatamente. Ma un debito è un debito ed ho aspettato molto a lungo per riscuotere il mio credito! Avete imparato che il vostro vanesio amico sa esser giusto, quando ne ricorre la necessità!
Robert

Gruunt! Ancora mi duole! Non siete stato affatto un gentiluomo!
La vostra amica
P.S.= quando sarete disposto a fare per me un’altra cosa, sappiate che non intendo per niente pagare simile penale!

Sculacciata di una cameriera

12 marzo 2010

Il culetto fa male!
cameriera si fa sculacciare
Una cameriera si fa sculacciare a dovere sul culetto nudo.

Racconti di sculacciate: Silvia

11 marzo 2010

Nadine ci regala un altro dei suoi bellissimi racconti! Buona lettura! Ricordo a tutti che chiunque può pubblicare un racconto sul blog Perversionis, basta mandare una mail a sculacciata76@yahoo.it

Ciao a tutti mi chiamo Silvia, ho 18 anni e sono una barista, ho i capelli mossi castani, gli occhi azzurri, porto la seconda di reggiseno, sono alta 1,60 fisico magro, ma adesso iniziamo la storia.

Era un lunedì mattina, lavorando in un bar vicino alle superiori a quell’ora il locale era pieno di ragazzetti/e che avevano bigiato a scuola, stava andando tutto come al solito fino a quando una ragazza entra spaventata nel bar, è molto giovane bionda occhi marroni fisico snello, la vedo correre nei bagni, subito dopo entra un omone grosso, moro alto 1’78 che urlando – disgraziata dove sei? Ti faccio vedere io cosa succede a marinare sempre la scuola, vieni fuori tanto una bella dose di sculacciate a casa non te la leva nessuno- fa una pausa mentre tutto il locale si gira, nessuno si muove anzi molti si affrettano alla cassa dalla mia collega per pagare ed uscire prima che scoppi un casino.

Il locale era diventato quasi deserto erano rimasti pochi clienti ai tavoli che osservavano il signore avvicinarsi con aria arrabbiata verso di me, guardandomi accenna un sorriso come per calmarmi – scusi la scenata ma mia figlia è una settimana che non va a scuola, oggi il preside mi ha chiamato informandomi dell’assenza di mia figlia, l’ha mica vista? È entrata poco prima di me – io faccio cenno di no, ma la mia collega che è una stronza di natura e gode nel farla – si è scappata nei bagni la vado a chiamare – io la guardo incazzatissima, poi mi giro verso il signore – lei non porta via nessuno, si calma e poi magari potrà parlare con sua figlia – lui cominciò a ridere poi con sguardo che mi fece diventare piccola – io mia figlia la porto via e adesso capito? E si faccia gli affari suoi – girando la testa verso i bagni – Chiara esci subito di lì o sfondo la porta avanti- poi voltandosi verso di me – invece di stare li a predicare mi faccia un caffè- io presa dalla rabbia per i modi rozzi dell’uomo – ma vaffanculo se vuoi il caffè fattelo da solo cretino- vidi i suoi occhi iniettarsi di sangue – che modi sono signorina- io presa dalla rabbia del momento – sono i modo adatti a un rozzo come te – lui mi guardò studiandomi con aria superiore – quanti anni ha signorina per parlarmi così? Lo sa che lei potrebbe essere mia figlia? Quindi mi porti rispetto e si faccia i cavoli suoi che campa 100 anni- io sbatacchiando la mano sul tavolo – esci subito da qui imbecille o chiamo la polizia- lui mi prese per un braccio stringendomelo ma senza farmi male solo per bloccarmi e intimidirmi (cosa che gli riuscì benissimo) – lo sa che lei mi ha offeso davanti a tutti e potrei denunciarla? Facciamo così siccome mi sento magnanimo non la denuncerò ma- fece una pausa avvicinandosi al mio orecchio – lei dopo il lavoro verrà da me spedita, e dopo che avrò finito di punire mia figlia passerò a lei- io arrossii, il mio cuore mi balzò in gola poi provando a difendermi – non può farlo, e poi che vuole denunciarmi per avergli detto imbecille- lui con un sorriso sarcastico – vedo che almeno siamo passate nuovamente al lei, comunque si informi e vedrà che lei per legge e passibile di denuncia anche solo per uno stronzo, se poi ci aggiungiamo che mi ha offeso davanti a tutti. Io punirò mia figlia verso le quattro, se non verrà anche lei domani tornerò qua – io restai in silenzio presa da mille pensieri diversi ed improvvisi, la paura mi invase, riuscii a malapena a vedere lui poggiare un biglietto sul balcone per poi andare verso i bagni ed entrarci, dopo due urli e poi lui che trascinava sua figlia fuori fra gli sguardi delle persone presenti.

Subito dopo l’accaduto chiamai la mia datrice dicendo che mi sentivo poco bene,presi il biglietto e poi andai dalla mia collega e gli dissi di non dire nulla, lei accettò però volle che in cambio accettassi una sua richiesta dopo qualunque essa fosse, io accettai ed uscii.

Passarono le ore, chiaramente non andai a casa ma passeggiai inebetita fra le strade del centro, non potevo cedere al ricatto ma nemmeno rischiare la denuncia, sicuramente avrei perso il lavoro per non parlare delle credenziali per i futuri impieghi.

Arrivò l’orario deciso e mi accorsi di essere arrivata davanti all’indirizzo segnato sul biglietto, all’indirizzo segnato c’era una piccola villetta molto carina con un piccolo giardino, lessi il campanello e poi vedendo la corrispondenza col nome sul biglietto lo suonai, passò neanche un minuto che vidi chiara aprire la porta, si avvicinò a testa china verso il cancello e mi aprì senza dire nulla, lo stesso feci io non sapendo cosa dire.

Entrate in casa lei mi accompagnò in salotto e mi fece cenno di accomodarmi sul divano, le mie gambe tremavano e mi sentivo il cuore battere all’impazzata, dopo poco entrò il signore mi guardò sorridendo poi con voce tranquilla – bene signorina vedo che ha preso la scelta giusta, non potrà sedersi per oggi, e domani potrà farlo molto male ma meglio di perdere il lavoro è di sicuro- si fermò un attimo per schiarirsi la voce poi continuò – e poi è giusta dato che mi ha nascosto il fatto che mia figlia era nel vostro bagno permettendole così di sfuggirmi, dopo che aveva marinato la scuola perdendo l’interrogazione di inglese oltre a mancarmi di rispetto- io abbassando il viso – non l’avevo fatto per quello ma perchè aveva minacciato di sculacciarla e io non volevo che lei fosse punita, comunque mi scuso per avergli mancato di rispetto – lui scoppiò a ridere – certo perchè tanto se mi scappava lì al bar dopo non l’avrei trovata a casa – io stringendo i pugni per farmi coraggio – ma era fuori di se pensavo la picchiasse davanti a tutti preso dalla rabbia, invece magari a casa con calma parlandone non sarebbe arrivato alle mani – mi scrutò con calma – ma lei pensa che le sculacciate siano una forma di violenza? Non lo sa che io sono quello che sono perchè mio padre se facevo cazzate mi riempiva di cinghiate date bene? Crede forse che se tutti i genitori sculacciassero i loro figli quando serve si vedrebbe questa massa di nullafacenti in giro per i bar invece che a scuola- io accorgendomi che l’argomento era giusto provai un’ultima difesa – ma- la sua mano picchiò con forza sulla superficie del mobile accanto a lui facendomi sobbalzare urlando – ma cosa? Questo è il mio metodo, lei viene sculacciata regolarmente da quando ha compiuto 15 anni e a seconda della serietà della sua mancanza, difficilmente uso la cinta ma oggi se l’è meritata e la riceverà. E così lei per aver mancato di rispetto a una persona più grande di lei e aver difeso le sue gesta istigandola così a pensare che anche se aveva fatto una stronzata poteva passarla liscia, la vuole salvare? Non può al massimo poteva salvare se stessa ma dato che è stata cosi stupida da intromettersi nei nostri affari mancandomi di rispetto oggi gli insegnerò ciò che i suoi genitori dovevano avergli insegnato da molto signorina, adesso inizierò con mia figlia poi passerò a lei- detto ciò prese una sedia mettendola al centro della stanza poi chiamò Chiara.

Chiara si avvicinò molto piano al padre poi arrivata accanto a lui si levò le mutande lasciandole a metà caviglie, a quel gesto tremai pensando che dopo l’avrei dovuto fare pure io, il suo viso era visibilmente preoccupato e imbarazzato, poi la mia presenza di sicuro non l’aiutava si chinò poggiandosi sulle ginocchia di suo padre e si tirò su la gonnellina poi con voce tremolante e lieve – sono pronta inizia a punirmi come merito papa – suo padre alzò la mano e poi ciack un colpo fortissimo, la bocca di Chiara si allargò in un urlo silenzioso per poi richiudersi, era la prima volta che assistevo ad una sculacciata e al pensiero che dopo ci sarei stata io al suo posto mi faceva tremare, dopo i primi dieci colpi severi Chiara iniziò a piangere come una bambina urlando fra i singhiozzi – bastaaa ti prego andrò a scuola lo giuro- suo padre mentre la colpiva – ne sono sicuro sai – ciack ciack lei dimenandosi e piangendo – non così forte ho capito giuro – lui sorridendo sarcasticamente – non così forte? Lo sai che l’insufficienza presa ti comprometterà tutto il trimestre? Adesso vedi culo viola che ti faccio- lei continuò senza sosta a piangere per tutto il tempo urlando fra una serie di colpi e l’altra, basta mi brucia troppo, come farò domani a scuola, e le risposte severe di suo padre avevi a pensarci bene prima di bigiare, è meglio se vedono che sei stata punita come meritavi, vergognati a dover essere punita ancora come una bambina, dovrei sculacciarti davanti alla professoressa altro che davanti a questa signorina che ti difende pure e giù sculacciate severe, passarono due minuti poi si fermò.

Passò la mano sul sedere della figlia accarezzando le varie forme rosse della sua mano impresse sulla pelle una volta bianca – bene adesso ti darò le ultime 20 contale in inglese cosi vediamo se almeno sai contare fino a 20 – lei fece per dire qualcosa ma si bloccò, suo padre arrotolandosi la manica della camicia alzò il braccio e ciaff, il colpo era molto severo forse più dei precedenti la voce di Chiara singhiozzando scandì – one- subito dopo ciack secondo colpo, la cosa continuò fino a venti che Chiara conto fra le lacrime in inglese, due volte fra i singhiozzi si era sbagliata e suo padre senza fare tante storie ne dire nulla gli aveva rifilato dieci sculacciate forti e veloci.

Battendo piano la mano sul culetto rosso fuoco della figlia – bene vai a prendere la cinta, e quella che ti ho fatto prendere apposta quel giorno- i suoi occhi si allargarono un istante per il timore di ciò che gli stava per succedere, si alzò e andò verso le camere, io stetti in silenzio testa china evitando di incrociare lo sguardo di lui, lui sorridendomi – ti voglio raccontare una cosa simpatica che ho fatto fare a mia figlia un giorno che doveva essere punita, era tornata in ritardo e puzzava di alcool la sera, quindi aspettai il giorno dopo, la lascia a casa e gli curai il dopo sbronza, poi il pomeriggio la portai in centro nei vari negozi, una volta lì gli feci comprare con la sua paghetta la cintola giusta per punirla e alla fine trovò questa- mostrò con la mano aperta la cinta in mano a Chiara che era appena tornata, era molto larga e spessa di pelle doveva fare un male cane, lui guardandola – Chiara stavo raccontando di quando siamo andati a prendere questa cintola alla signorina, digli quanto ti è costata- lei rossa in volto – mi è costata 90 euro tutta la paghetta del mese – lui alzandosi e prendendo la cinta – i soldi spesi meglio, almeno e utile per la tua disciplina – lei non disse nulla si limitò a chinare la testa imbarazzata e dirigersi verso la sedia adesso libera.

Chiara si chinò poggiando le mani al poggia piedi della sedia e poi si alzò la gonnellina e stette in attesa, suo padre andò dietro di lei piegando in due la cinta, Chiara si morse le labbra aspettando il colpo, ciack un colpo forte colpì il gluteo destro di lei, la sua bocca si spalancò emettendo un piccolo urlo, il suo corpo inizio a muoversi per i primi singhiozzi del pianto, e ciack il secondo colpo, dopo il quinto iniziò a piangere nuovamente come una bambina, gli schiocchi erano molto forti e lasciavano una striscia rossa fuoco che piano piano diventava bluastra al centro, questa volta non supplicava piangeva e basta solo dopo la trentesima in lacrime – non lo farò più basta mi fa malissimooo- lui gli tirò una cinghiata fortissima che fece emettere un urlo soffocato e cadere in terra Chiara, subito cercò di toccarsi il sedere per alleviare il dolore ma lui gli tirò una cinghiata sulla mano per fargli capire che non poteva farlo poi con voce severa – fila nell’angolo e stai ferma lì e ringrazia che non te ne do altre- mentre stava andando all’angolo la prese per un braccio e la tirò verso di lui poi l’abbracciò, guardandola negli occhi con un’espressione dolce mentre con i pollici asciugava le lacrime di lei – piccola sono stato severo perchè non voglio che tu finisca come me capito? Voglio che tu studi lo so che è dura ma lo devi fare poi se ti succedesse qualcosa mentre sei fuori a girovagare come farei a sopportarlo? – lei si strinse a lui lasciandosi andare in un pianto liberatorio – scusaaaaaa non dovevo pero sei stato severo- lui distolse lo sguardo dispiaciuto – lo dovevo essere piccola dai vai nell’angolo che poi nascosto nel mio armadio c’è un regalino- lei sorrise e andò nell’angolo.

La mia espressione era inebetita come poteva sorridere così dopo la dura punizione ricevuta? Ma poi cos’era stata quell’espressione amorevole sul volto di lui così severo fino a prima, capii di essermi sbagliata sul suo conto, lo guardai e con voce lieve – scusi l’avevo giudicata male, anche se non sono d’accordo con le punizioni corporali devo dire che ama molto sua figlia- lui sorridendomi e prendendomi per un braccio – certo dopo la morte di sua madre è la mia unica ragione di vita, poi non sono mica sempre con la cinta in mano questa è la terza volta che l’assaggia altrimenti mi limito a semplici sculacciate manuali e in rari casi- io mi sentii stupida e meritevole della sculacciata, la cosa mi lascio perplessa, ma era l’ora di preoccuparsi del mio sederino quindi con voce preoccupata – ma dovrò assaggiare pure io la- mi fermai senza il coraggio di continuare, lui mettendomi in modo deciso sulle sue ginocchia dopo essersi seduto – certo ma solo 10 colpi – non ebbi neanche il tempo di sentirmi sollevata che sentii le sue mani tirarmi giù calzoni e mutande e poi ciack ciack, me le dava più veloci che a sua figlia ma con meno potenza anche se dopo poco mi ritrovai a piangere, ero imbarazzata da morire sculacciata da uno sconosciuto alla mia eta, lui continuava senza pietà cominciai a supplicarlo quando aumentò la forza – la prego basta sarò più rispettosa- lui come a sua figlia continuò senza farsi influenzare, feci per coprirmi con la mano ma lui mi bloccò il braccio portandomelo dietro la schiena e per evitare il mio scalciare mise la sua gamba dietro le mie, adesso non potevo far altro che stare lì a prendere le sculacciate senza poter reagire, i colpi andarono avanti veloci e potenti a lungo, urlavo forse anche più di sua figlia chiedendo basta, sarò buona lo giuro, ma le sue risposte erano semplici, ne sono sicuro e poi continuava, si fermò accarezzando il mio sedere caldo, io restai immobile singhiozzante sperando fosse finita.

Rompendo il silenzio – bene si alzi signorina- mi alzai coprendomi la patatina arrossendo pensando a come era esposta al suo sguardo prima, lui ridendo – ma la faccia finita per me e come se fosse una bambina- io restai ferma comunque coprendomi e avvampando un po dalla rabbia per la bambina, mi stupii per questa mia reazione, mi accorsi che ero irritata dal fatto che mi trovasse una bambina e così allargai le mani scoprendomi per vedere se mi guardava, ma nulla, la cosa non so il perchè ma mi dava fastidio, comunque il tempo di preoccuparmi per quella sciocchezza terminò perchè lui mi diede l’ordine che più temevo – piegati come ha fatto Chiara avanti – le mie gambe tremarono mentre il mio corpo si piegava , lui andò dietro di me, io diventai rossa come un peperone, dato che adesso ero esposta in maniera oscena al suo sguardo, ma ero anche curiosa di vedere se lui cedeva alla bella visione davanti a se.

Ciack primo colpo da quanto era forte il dolore non riuscii nemmeno a urlare, piegai le gambe per coprirmi, lui non disse nulla per un po poi con voce severa – signorina se non vuole altre 10 cinghiate torni in posizione – io a quella frase tornai subito su, adesso tremavo vistosamente per la paura dei colpi successivi lui ridendo quasi divertito – allora vede che è peggio di una bambina- io stringendo le mani alla sedia – ma non è vero sono le sue cinghiate troppo severe- lui non disse nulla e ricominciò dopo la terza piangevo cercando di restare in posizione con tutte le mie forza, arrivò a nove poi fece una pausa e poi Ciack un colpo fortissimo che mi fece cadere a terra dolorante, mi prese per un braccio e mi portò accanto a sua figlia – resti qui insieme a lei io vado a fare la spesa al ritorno vi voglio trovare dove vi ho lasciate – girandomi un attimo notai che a differenza che con sua figlia con me si era eccitato, provai un senso di vittoria dentro di me anche se minore al dolore al sedere e l’umiliazione che sentivo, comunque un sorriso mi scappò ugualmente.

Lui uscii a quel punto Chiara girandosi con gli occhioni rossi – è severo ma lo fa per il mio bene e poi- girò gli occhi verso destra come per pensare se dire o non dire ciò che pensava poi riportando lo sguardo su di me – io non ti trovo una bambina anzi- detto ciò si avvicinò a me per baciarmi sarà stata l’avventura vissuta assieme o l’eccitazione del momento accettai le sue labbra e dopo poco ci si ritrovò a fare l’amore sul divano, tornato il padre me ne andai guardandola con un sorriso complice, adesso è tre mesi che stiamo assieme quando si dice il destino.

Spero vi piaccia