Archivio per Aprile, 2010

Racconti di sculacciata: Muro

30 Aprile 2010

Il luogo sembrava solitario, in cima ad una bassa altura. Fermai la macchina, spensi il motore e tirai il freno a mano.
“Siamo arrivati?” domandò Giulia, uscendo fuori dai suoi pensieri in cui era rimasta immersa fin da quando eravamo entrati nel casello dell’autostrada.
Nemmeno le risposi e scesi dalla macchina; poco distante, ad una ventina di metri circa, c’era un muretto; si sviluppava per tre o quattro metri di lunghezza: era di quei muretti a secco tipici della regione, alto più o meno come una persona. Diedi uno sguardo in giro: non c’era anima viva nel raggio di un chilometro almeno. Giulia mi seguì, stando ben attenta a dove metteva i piedi per non inciampare su un sasso o su una zolla di terra. Mi venne a fianco.
“Preparati, io vado in macchina a prendere l’occorrente” le dissi senza nemmeno guardarla.
Quando ritornai nei pressi del muretto, Giulia era quasi pronta. Si era tolta il soprabito e l’aveva poggiato a terra, su una superficie erbosa per non sporcarlo di polvere; aveva arrotolato la gonna del tailleur nero attorno ai fianchi e, adesso, si stava abbassando le mutandine. Tenendo la verga sotto il braccio, distesi a terra il plaid, proprio a contatto con la base del muretto.
Le mutandine la intralciavano un po’, tuttavia Giulia piazzò i piedi, scarpe nere tacco basso, proprio al centro del plaid.
Voleva dirmi qualcosa, prima che io cominciassi. “ E va bene, me le sono meritate, però…” s’interruppe improvvisamente; quello che aveva visto sulla mia faccia, l’aveva convinta a non parlare oltre. Piegò il busto in avanti e con le mani strinse le cosce. Le calze nere, le mutandine dello stesso colore arrivate a metà coscia, facevano stridente contrasto con la pelle bianca del suo posteriore nudo e dell’estremità delle cosce.
“Allarga le gambe fin dove ti è concesso dall’elastico delle mutandine. Rischi di cadere a faccia avanti, sennò!” la consigliai. Giulia fece scorrere i piedi lateralmente, sollevando increspature sul plaid. In questa posizione potevo vedere anche la sua figa polposa, collinetta rosa.
Strinsi bene nel pugno il manico della bacchetta. In realtà, era nata come bastone da passeggio ma poteva servire altrettanto bene per altri usi; un fusto di legno conico, ben stagionato, tutto d’un pezzo, liscio, senza nodi. Dare subito una frustata forte su quel succoso posteriore, le avrebbe arrecato soltanto una fitta di tremendo dolore. Dal coccige al colmo alle cosce feci scorrere la bacchetta, sfiorando la pelle. Giulia, per reazione, tese i muscoli. Calcolai tempo e distanza, e battei con leggerezza l’estremità della punta del bastone ora su una natica, ora sull’altra. Colpi rapidi ma leggeri, giusto per arrossare appena e richiamare sangue sulla parte colpita. Giulia sospirò: se ci fosse stato qualcuno nelle vicinanze, avrebbe pensato che lei stesse per avere un orgasmo. E non sarebbe andato molto lontano dal vero.
Dopo il piacere, la penitenza. Colpii, ma non troppo forte, da almeno una trentina di centimetri di distanza. La pelle cicciuta si abbassò nell’impatto, ma tornò subito su, ancora elastica. Non era una vera e propria striscia, ma come un solco appena rilevato. Seguitai a colpirla così, con pause di neppure due secondi fra una vergata e l’altra; il numero dei solchi aumentò, così come aumentò il tono rosso della pelle. Giulia non muoveva neppure un muscolo; sembrava una statua, in una posizione strana. Per scuoterla, agitai velocemente il polso facendo andar su e giù nell’aria la bacchetta in modo che provocasse il classico rumore.
“Quando hai smesso di giocare, vedi un po’ di proseguire. Comincia a far freddo…” mi rimproverò lagnosa la bella donna. Voleva caldo, avrebbe avuto fuoco. Portai all’indietro tutto il braccio teso, e feci una torsione con il busto. Stavolta, Giulia l’aveva sentito, eccome se l’aveva sentito! Per un attimo, le sue ginocchia si piegarono. Stavolta il solco era ben profondo, proprio al culmine delle natiche, di tutte e due le natiche, laddove erano più prominenti.
Uno forte ed una miriade di altri più leggeri, ma mica troppo. Lei resisteva, resisteva, resisteva nel suo mutismo assoluto. I polpacci e le cosce, inguainate dalle calze scure, erano tesi nello sforzo di non tremare. Passai una mano sulla pelle bollente, vi sostai a lungo, come se stessi massaggiandola dall’esterno all’interno. Mi dava piacere quel contatto di pelle contro pelle, mi ricordava quando la sculacciavo con la mano nuda….
“Mi devi frustare, mica devi pomiciare!” era sempre così acida, quando si avvicinava il momento. Per scherzo, le tirai ancor più la gonna fin quasi sulla nuca, piena di riccioli castani. “Soffri? No, che non soffri – commentai- sei sempre stata una donna coraggiosa…” e le diedi un’altra frustata forte. Proprio il fatto che ero così vicino a lei, mi fece venire un’idea. Feci scorrere il bastoncino nel mio pugno e lo afferrai saldamente alla metà della sua lunghezza. Appoggiai una mano sulla sua groppa, aggrappandola alla stoffa del vestito ed usai il bastone come una cinghia. Colpivo dall’alto in basso, facendolo scorrere giù per la curva dopo che aveva impattato la carne, sempre più veloce, sempre più veloce.
Dal coccige al colmo, il sedere di Giulia era diventato di un bel rosso scarlatto. Sempre tenendola ferma, ripetei l’operazione ma stavolta dal basso verso l’alto, per imporporare la parte inferiore dei glutei. Operazione riuscita.
“Adesso viene il bello. Per me! Vatti ad appoggiare al muro con le mani” le dissi a voce piena. Giulia non ritenne neppure di dover cambiare posizione; sempre con il busto piegato fece due o tre passi, roteò di 90° gradi e piazzò le dita negli interstizi fra le pietre del muretto.
Adesso che aveva un punto d’appoggio, potevo fare un esperimento. Braccio teso all’infuori, bastone in pugno, calcolai ad occhio e portai il braccio in alto e, con movimento circolare, in basso. Il bastone disegnò una mezza O nell’aria e terminò la propria corsa sul fondo natica. Tutta la massa adiposa si sollevò, ritraendosi dietro a quella vera e propria staffilata. Giulia ha una piccola aquila ad ali spiegate, tatuata quattro dita sopra il coggige: sembrò che il rapace spiccasse il volo, tanto tremò la carne. Dall’urlo, breve ma acuto, che aveva emesso Giulia, credetti di averle colpito le parti intime. Lei piegò appena le rotule: semplice reazione nervosa, mi tranquillizzai. Tornai a passare la mano sulle chiappe, proprio sullo spacco: una falange del medio penetrò appena nella grotta del piacere.
“Tutti così, voi uomini…sempre a pensare al sesso!” La voce di Giulia era leggermente soffocata dal vestito. Faceva così un po’ perché era naturalmente acida ed un po’ per suscitare la mia reazione stizzita. Ci prese altre cinque o sei vergate, di quelle buone, che segnarono in profondità gli emisferi. E le provocarono maggior eccitazione; d’altronde, anch’io ero sull’infoiato ormai. Le diedi appena una toccatina sulla natura umidiccia e le dissi “ Ti aspetto in macchina”.

Padrona

29 Aprile 2010

padorna

Da questa galleria di Whipped Ass, il sito delle sculacciate lesbiche.

La punizione di Sabrina parte 2

28 Aprile 2010

Roberto continua il suo racconto La punizione di Sabrina. Potete trovare qui la prima parte.

La punizione di Sabrina parte 2
Dopo la punizione di Nadia mi sentivo molto più tranquilla,meno agitata,era migliorato anche il rapporto con lei,passava più spesso a trovarmi e mi aveva detto “basta con questo Lei mi fai sentire vecchia,anch’io preferivo darle del tu,era tutto più semplice. I primi giorni dopo la punizione,mi svegliavo con il mal di schiena,mal di gambe,poi piano piano i dolori sono passati e i segni scomparsi. Avevo detto a Nadia di non dire niente a Silvia e Leila di quanto successo almeno per il momento;era perfettamente d’accordo con me. Forse con il tempo l’avrei detto a Silvia. Con Silvia avevo un bel rapporto veniva tutti i giorni a trovarmi era una ragazza molto simpatica,scherzosa,io lavoravo e lei parlava di tante cose,era la classica chiaccherona. Lei la era più sulle sue, la vedevo poco. Un’ altra punizione?No proprio non ci pensavo anche se quando toccavo qualche cinghia mi faceva ancora effetto, ma riceverla non se ne parlava proprio.Qualche volta mi veniva la curiosità di fare qualche domanda a Silvia sulle punizioni che riceveva,naturalmente scusandomi per aver portato in superficie un contesto un po’ delicato e triste per lei,ma la ragazza mi rispondeva tranquillamente dicendomi che le domande non le davano fastidio.Così passano le settimane e ed eravamo ormai verso il 20 agosto.Una sera Nadia dice che esce a cena con dei suoi amici,Leila era dalla madre,,verso le 19.00 come tutte le sere devo chiudere i cancelli del recinto e quello in fondo ,che dà sulla stradina bianca,ero stanca in quella settimana avevo anche viaggiato tutte le sere per andare a casa,non rimanevo sempre a dormire da Nadia.Verso le 18.45 arriva Sonia,un’amica di Silvia che non mi stava molto simpatica e non piaceva neanche a Nadia,diceva che portava Silvia sulla brutta strada. Comunque dico a Sonia, che sto per chiudere i cancelli di passare domani,ma lei insiste e anche Silvia dicendomi di non preoccuparmi che avrebbe pensato lei a chiudere.Così mi ritiro nel mio alloggio,mi faccio una bella doccia,mi sdraio sul letto e mi addormento.La mattina dopo alle 6.45 mi sveglia Silvia bussando insistentemente alla porta,mi alzo di colpo e vado ad aprire.— indossava ancora i vestiti della notte,una camicetta lunga fino ai ginocchi e sandaletti,era agitata e preoccupata—Sabrina ho dimenticato di chiudere i cancelli— caspita non ci voleva,—così mi infilo un paio di scarpe mentre Silvia passeggiava avanti e indietro nervosamente sbuffando,facendomi innervosire,era tesa probabilmente per la reazione di Nadia se avesse saputo,non mi cambio neppure rimango con la tuta da ginnastica che uso per dormire,poi dico a Silvia gentilmente—Vado un attimo in bagno e andiamo—Silvia mi guarda sbuffando—Sbrigati Sabrina— e a quel punto mi sono proprio adirata rispondendole male—Hai fatto la piscia stamattina prima di uscire?—Sì….certo…perché?—Perché adesso tocca a me se non ti dispiace…,invece di stare qui a sbuffare se fossi andata avresti già chiuso i cancelli—Silvia mi guarda,non dice nulla apre la porta e si avvia di corsa mentre io faccio i cavoli miei,quando esco mi incammino,normalmente, non corro mai ,al limite cammino a passo veloce, arrivo in fondo e la vedo che sta tornando indietro, Silvia mi dice che i cancelli sono chiusi,pensiamo gli abbia chiusi Nadia.Ma è preoccupata,le dico —Pensi ti punisca?Silvia si blocca di colpo,mi guarda,anche nella sua voce si puo’ sentire la paura—Prenderebbe la cinghia…e mi ammazzerà di zoccolate—Silvia usava spesso quel termine quando rischiava una punizione. Mi dice che dopo la cavalcata, Sonia le aveva chiesto di accompagnarla per un tratto di strada, rientrando poi dal cancello principale dimenticandosi di andare a chiudere gli altri,si era un po’ confusa,abituata che io faccio sempre un giro la sera per controllare,ma quella sera mi sono addormentata.Dico a Silvia di non preoccuparsi,di fare finta di niente e vedere l’evolversi della cosa.Sembra piu’ tranquilla e mi dice molto gentilmente—scusa per prima non volevo farti fretta ma ero ansiosa e non volevo andare da sola—Non preoccuparti, ma sai dopo 12 ore di sonno stavo scoppiando…—Cavoli ci credo…—Siamo arrivate davanti al mio alloggio ho bisogno di un caffè,saluto Silvia ma in quel momento…sorpresa… arriva Nadia,incominciamo a discutere ,io cerco di difenderla prendendomi la colpa,Nadia si arrabbia ancora di più,dice di non prenderla in giro e ci intima ad entrare nella fienaia.Mi tremano le gambe,Silvia ha gli occhi lucidi ma non piange.Nadia è in piedi davanti a noi,vuole spiegazioni,le dico che è colpa mia,ma Silvia insiste,ripetendo che non c’entro,è stata molto coerente,nonostante la punizione fosse in agguato, non ha voluto incolparmi ingiustamente,così per non fare arrabbiare ulteriolmente Nadia dico che ,sì,la colpa è di Silvia.Nadia prende in mano la cinghia e molla una cinghiata a Silvia sulla coscia destra,la ragazza si mette la mano ma le arrivano 2 cinghiate sulla schiena.Silvia s’inginocchia e Nadia,come con Leila in un battibaleno le alza la veste e gliela sfila. Silvia rimane solo con le mutandine,Nadia con la sua voce stridula mi invita ad uscire.Ma io non esco e Nadia prende a cinghiate Silvia sulle gambe che per terra si muove tutta,dondola,gliene arrivano alcune anche sulla schiena, urla “basta”Io insisto con Nadia che è colpa mia,ma le cinghiate le fanno troppo male e Silvia si arrende confermando la mia versione.Le arrivano ancora un paio di cinghiate poi Nadia riappende la cinghia,mi guarda come se volesse sbranarmi e mi dice—ti vengo a trovare più tardi!!!!—Mi dispiaceva per Silvia,anche se …provavo comunque una certa emozione e mi sentivo in colpa perchè avevamo legato,passavamo insieme quasi tutta la giornata.Ma per avere detto la bugia Nadia la prende a zoccolate,io non avevo ancora chiuso del tutto la porta della fienaia e riesco a vedere Silvia per terra,con Nadia che gliele dava di santa ragione,anche le mutandine partono,povera Silvia…strepitava…urlava basta ti prego,scusa,basta ti prego,sempre la stessa frase come un disco rotto piangendo e urlando a più non posso,erano appena passate le sette del mattino e Silvia era sotto le unghie di Nadia, sul fieno,muoveva le gambe,batteva il braccio per terra ripetutamente per il dolore,ma Nadia non si fermava.Dopo un po’ sono uscita,andata nel mio alloggio mentre la povera Silvia continuava a supplicare Nadia . Verso le 9.30 arriva ,un’ po triste, le dico che mi dispiace,mi guarda, mi dice “non fa niente”Non mi sembrava il caso di farle domande.Si lamenta dicendo che aveva mal di schiena e non riusciva a sedersi. Il pomeriggio mi dice che va in centro con Leila.Intorno alle 18.00 finito il lavoro m’incammino verso il mio alloggio,quando vedo Nadia arrivare verso di me,quasi non mi saluta—Sabrina dobbiamo parlare….di stamattina…penso che ormai avrai capito che non mi piace essere presa in giro,ti ho dimostrato cosa succede a Silvia quando lo fa….e poi mi deludi,dimenticarti i cancelli e incolpare Silvia….non me la sarei mai aspettata!Nadia aveva capito all’incontrario,pensava che volessi scaricare la mia colpa su Silvia per evitare le sue prediche,ci sono rimasta malissimo,voleva dire che Nadia aveva poca stima di me se pensava che preferivo incolpare Silvia sapendo della punizione che avrebbe preso per salvarmi io la faccia.La cosa mi ha disturbata parecchio e non sono riuscita a tacere,ma il problema era …come facevo a dire a Nadia la verità?non posso giurarlo ma secondo me quella sera avrebbe gonfiato ancora Silvia,é triste ma è così,nell’arco di quei mesi anche per curiosità mia, Silvia mi ha raccontato diversi episodi di punizioni ricevute.Mi ha raccontato che una volta Nadia l’aveva obbligata ad andare in piscina con la scuola dopo una bella punizione,Silvia l’aveva pregata di farla stare a casa ma Nadia è stata irremovibile,le aveva detto —anche i tuoi compagni vedono che sei stata punita—,così la povera Silvia ha dovuto mettersi in costume con gli striscioni che partivano dalle spalle e arrivavano fino in fondo alla schiena raccontando che era stata cinghiata per un motivo che non sto a raccontare perché sarebbe troppo lungo.Quelle ragazze erano proprio cresciute a pane e cinghia,Silvia anche perché è la più grande ne prendeva più della sorella,ma anche perché era più impulsiva…diciamo, rischiava di più, mentre Leila era tranquilla e paurosa.Inoltre era Nadia stessa che andava in paese a dire che le ragazze le faceva” filare con la frusta”. Comunque non potevo di certo dire a Nadia che la colpa era di Silvia e di certo non volevo prendermela io la colpa quindi sono stata un po’ vaga.(”Desideravo un’altra punizione?”)No non particolarmente diciamo pure che non avevo questo gran desiderio come la prima volta,se Nadia mi avesse punita avrei accettato anche se con molta paura, ma non l’avrei provocata apposta come l’altra volta così ho risposto a Nadia–Beh…sai Silvia mi aveva detto che avrebbe chiuso lei,ma io invece le avevo risposto di non preoccuparsi che avrei fatto un giro più tardi per controllare,ci siamo malcapite,mi dispiace…Nadia era davvero arrabbiata—Ma ti rendi conto che se qualche animale fosse uscito che casino sarebbe successo?Vi ho sempre raccomandato, anche alle ragazze di chiudere tutto la sera—Hai perfettamente ragione ma con Silvia ci siamo capite male non è tutta colpa sua ma neanche mia…—-Sai Sabrina con una bella cinghiata secca sulla schiena sono sicura faresti più attenzione…MA TU SOLO PUNIRE?PER TE LA CINGHIA RISOLVE TUTTO?NON CREDO PROPRIO…NON SIAMO PIÙ NELL’OTTOCENTO DA UN PEZZO…—NON MI SEMBRA CHE TU POSSA PERMETTERTI QUESTO ATTEGGIAMENTO IN QUESTO MOMENTO,E NON ALZARE LA VOCE,PRCHÈ POTREI ANCHE SFERZARTENE UNA—…COSA????NON PROVARE A TOCCARMI!!!IO NON SONO SILVIA E LEILA CHE PUOI PUNIRE QUANDO VUOI,IO SONO UNA RAGAZZA ADULTA,NON PERCHÉ È SUCCESSO UNA VOLTA CHE DEBBA SUCCEDERE ANCORA DI PUNIRMI, ANCHE SE TI AVEVO GIÀ DETTO CHE LA TUA CINGHIA NON MI FA PAURA,L’ALTRA VOLTA PER SIBILLE POTEVI ANCHE AVERE RAGIONE,MA ADESSO NO, È STATO UN INCIDENTE!—NON MI PROVOCARE SABRINA PERCHÉ SONO CAPACE DI TRASCINARTI NELLA FIENAIA IN QUESTO ISTANTE…—Ho 19 anni e non sono venuta fin qui per farmi cinghiare da te(,poi sottvoce mi è scappata la parolaccia ma non volevo dirla,volevo solo pensarla e dalla rabbia mi è uscita)brutta stronza…Ma Ndia aveva sentito COSA HAI DETTO SABRINA?Niente—Cosa hai detto?BRUTTA STRONZA?—Scusa… ma era per dire…—brutta stronza?…Nadia mi afferra per un braccio mi mette la mano dietro al collo e mi tira—Lasciami mi fai male—Adesso ti accorgerai il male, vedrai bella ragazza diciannovenne come ti spezzo la schiena—mentre camminavamo mi tremavano le gambe all’impazzata,apre la porta della fienaia spingendomi dentro,prende la cinghia,le urlo di ricordarsi il mio problema alla spalla e lei mi risponde facendomi arrivare la cinghia sulle cosce,sulle gambe,ai fianchi—Certo che mi ricordo non sono come te che non si ricorda neppure di chiudere i cancelli—ciafff ciafff ahhhh ciafff ahhhh ciaff ahhhh ciafff ahhh.Mi arriva una cinghiata anche dietro il ginocchio dolorosissima che mi mette ko, mi sono seduta per terra Nadia mi prende la maglietta da dietro la schiena me la alza e mi urla arrabbiata—Toglietela perché te la strappo—devo dire sinceramente che cominciavo ad essere presa dalla cosa,così mi sono levata la maglietta senza neppure replicare lasciandola a bocca aperta sorpresa dal gesto.Le cinghiate hanno incominciato a toccare la mia schiena nuda,brucianti,per il mio problema alla spalla mi arrivavano tutte da metà schiena in giù.E’ stato poi automatico girarmi sulla pancia sdraiata.Ciaff aaahhhh ciaff ahh!!! ciafffAAHHHH,non le ho contate ma saranno state minimo una dozzina, il cuoio l’ho sentito.Poi Nadia mi alza una gamba mi leva la scarpa senza slacciarla con forza, era nervosissima,poi l’altra,ha tirato così forte che mi ha fatto anche male e siccome la scarpa è uscita dal piede di colpo Nadia è scivolata ed è quasi caduta.Si è arrabbiata ancora di più, mi si è avventata mettendomi le mani sul bottone dei jeans,io con le mie tenevo le sue,ma Nadia me le ha respinte dicendomi di lasciarmi fare altrimenti mi avrebbe conciata.Mi slaccia nervosamente bottone e cerniera,prende i pantaloni dalle caviglie e me li sfila,tutto è successo in un attimo,molto eccitante…sono rimasta con le mutandine e le cinghiate sono ricominciate,sulle gambe,sul sedere e qualcuna ancora sulla schiena.Mi dondolavo come Silvia sotto le sue sferzate… Poi arrotola nel suo braccio la cinghia lasciandone libera solo l’ultima parte ca.30cm,s’inchina mi tiene ferme le gambe con i suoi ginocchi,mi gira sul fianco e fa andare la cinghia sulla coscia sinistra.Colpi forti duri cerco di liberarmi ma è impossibile urlo fortissimo mentre mi arrivano come siluri facendomi la coscia viola,poi dall’altra parte.Che dolore non so come fanno Silvia e Leila ,ora capisco la paura di Silvia.Nadia continua, instancabile gonfiandomi anche il sedere.che dopo qualche cinghiata viene scoperto sentendo la tremenda cinghia a pelle nuda,mentre mi sfila le mutandine.Un po’ volevo e un po’ non volevo,non mi andava di lottare anche perché non sarei riuscita a fermare Nadia,devo ammettere, era imbarazzante ma anche molto eccitante stare completamente nuda sotto le sue unghie, comunque l’avrei detto a Nadia che la cosa mi aveva dato fastidio,non volevo pensasse che poteva spogliarmi così come voleva .Non avevo niente,neanche un indumento,le calze me le aveva levate insieme alle scarpe.Così mi bombarda il sedere fino a gonfiarmelo,urlavo,saltellavo quel poco che potevo.Riesco a liberarmi, non potendone più,il sedere bolliva e con un movimento (sono abbastanza agile ho fatto balletto classico fino a 16 anni) riesco a sfuggirle per un attimo girandomi a pancia in su ,non riuscivo ad appoggiare il sedere talmente bruciava,Nadia mi prende la gamba destra me la apre lunga e distesa il massimo che posso aprire(ed è parecchio quando facevo ginnastica riuscivo a fare la spaccata) si china accaldata e con le braccia sudate mi prende a cinghiate l’interno della coscia,un male incredibile il bordo della cinghia toccava proprio l’inguine (la piegatura della gamba)proprio la parte dura, urlavo anche se ero quasi sfinita,cercavo di non ribellarmi,di tenere le gambe ferme anche se era difficile,avevo paura di una qualche cinghiata lì…..Sentivo degli impulsi di eccitazione che si mescolavano con il dolore,non avrei mai immaginato di stare nuda con la mia…con il mio boschetto molto abbondante proprio davanti al suo naso,ero imbarazzata oltretutto che non amo depilarmi lì.Quando mi ha fatto viola l’interno della coscia sinistra,Nadia riappende la cinghia ,esce senza dirmi una parola.Che vergogna,mi sono sentita umiliata,denudata,non sono di certo abituata a stare nuda così,in quel modo,davanti a gente che non conosco,ma sinceramente è stato anche molto eccitante,negli ultimi istanti gli impulsi erano fortissimi e se Nadia non avesse smesso,non riesco a immaginare,sarei sprofondata dalla vergogna,cosa le avrei detto?Comunque quel giorno era caldo,avevo sudato parecchio,sinceramente avrei preferito farmi spogliare dopo una bella doccia!!!!e questa punizione l’avrei presa volentieri appena sveglia….,Dopo 20 min circa mi alzo, cerco di mettermi almeno i pantaloni e la camicetta e vado nel mio alloggio.Mi sdraio sul letto a pancia in giu’.Mi seccava terribilmente anche perché il giorno dopo era domenica e avrei dovuto andare a casa. Anche. il giorno dopo avevo il sedere gonfio la schiena e le cosce doloranti ,tanto che a Silvia, che non sapeva nulla avevo detto che non ero andata a casa perché non stavo troppo bene,e preferivo stare nel mio alloggio a riposare.Il giorno dopo lunedì,a lavorare una faticaccia,quella cinghiaccia mi aveva fatto proprio male mi bruciava dappertutto,la schiena ogni volta che mi piegavo sembrava si spezzasse,avevo un mal di reni terribile,specialmente il destro era stato piu’ colpito,l’inguinale sinistro che duoleva di brutto,la gamba sinistra dovevo tenerla un po’ aperta,era difficile nascondere questa cosa a Silvia e a chi arrivava per cavalcare dicevo che ero caduta. Verso le 10.00 si avvicina Nadia e con un sorriso mi dice—Come va Sabrina?Non l’ho neanche salutata mi sono rivolta a lei in modo molto serio e distaccato—Come ti sei permessa di levarmi tutto?—cosa Sabrina?Ti ho detto…come ti sei permessa di levarmi tutti i vestiti?Io non sono Silvia e Leila che puoi spogliare come vuoi,completamente nuda…ho trovato la cosa un po’ volgare.Nadia non mi risponde e se ne va.Per diversi giorni la vedevo poco ,ci salutavamo e basta,poi mi chiede se la sera volevo scendere in paese con lei per bere qualcosa,doveva parlarmi.Ho accettato.Ci siamo sedute al tavolino di un bar,siamo state in silenzio nessuna parlava c’era un po’ d’imbarazzo poi Nadia prende la parola—Mi dispiace che te la sia presa, credimi non era di certo mia intenzione prendere la cinghia con te ma ero arrabbiata,mi hai insultata …Le dico con voce un po’seccata—Guarda che non è per la punizione,è per la storia dei vestiti , ti giuro,ci sono rimasta malissimo…— non ho fatto nulla di volgare…ero arrabbiata,è stato quasi automatico levarti tutto,mi dispiace averti messo in imbarazzo…Nadia era molto dispiaciuta,in fondo a me la cosa andava bene….ma volevo fare la dura e così ho parlato dicendo una mezza verità— non sono di certo abituata a farmi spogliare….,e poi, sì, mi sono sentita in imbarazzo anche perché non amo depilarmi lì—OH Sabrina non sarà questo il problema,figurati, cosa dici,è quasi normale per noi ragazze mediterranee,ho anch’io quel problema,Silvia meno ma anche Leila si depila spesso i bordi—ma a me non piace,pensa che quando vado in piscina o al mare sto spesso con la salvietta intorno alla vita per evitare che …spuntino dal costume….Non sembra ma sono timida e vergognosa su determinate cose,poi le ragazze sono di casa io no!segue un silenzio di diversi secondi—Sei un tipa strana Sabrina—Strana in che senso scusa?—Pensavo ti fossi arrabbiata per la punizione, che non ho ancora capito come mai tu abbia accettato ,sono davvero rimasta di sasso,un’altra sarebbe scappata di corsa!!!Mi sono chiesta anche l’altra volta per Sibille,avevo pensato di dirtelo prima o poi—Sapevo che prima o poi mi sarebbe arrivata questa domanda,infatti avevo già la risposta fin dalla prima punizione.Bhè…ho un carattere molto impulsivo e provocatorio,quando discuto ho il potere di far davvero arrabbiare la gente,e poi sono molto permalosa e orgogliosa,mi faccio frustare piuttosto che tacere….almeno in quel momento, poi passata la rabbia cambierei idea…e poi non volevo darti la soddisfazione di sentirmi dire che avevo paura della cinghia,inoltre è successo tutto in fretta,mi hai quasi trascinata nella fienaia e assalita con la cinghia,diciamo che mi sono trovata sotto alle tue unghie senza neppure riuscire a difendermi.—Mi hai detto “brutta stronza”—si,… ma perché ero arrabbiata,ci sono rimasta male perché hai pensato che volessi incolpare Silvia per salvarmi,sapendo che l’avresti punita.Ma Nadia, come potevi pensare una cosa così?Mi sarei fatta punire io per difenderla,Silvia è una ragazza troppo dolce e mi sono affezionata molto a lei—Mi dispiace Sabrina se ho pensato questo ma mi sembrava strano che Silvia si scordasse di chiudere i cancelli,con tutte le volte che l’ho minacciata e punito Leila davanti a lei—Hai punito Leila per i cancelli? Sì due anni fa l’ ho riempita di zoccolate davanti a Silvia come punizione esemplare.Le hai dato anche la cinghia sulla schiena?—No era ancora troppo giovane per riceverle sulla schiena,anche se devo ammettere qualcuna anche a quell’età l’hanno ricevuta specie Silvia a 13 anni la sua schiena l’ aveva già assaggiata,certo non forti come oggi,non forti come sulle gambe ma…Silvia per qualche giorno il mal di schiena l’ha avuto…—Caspita,ma a quell’età sulla schiena non è di certo salutare,e neppure a questa, visto che Silvia mi ha raccontato che l’anno scorso l’hai mandata in piscina con la scuola con la schiena a strisce!!!!…non trovo giusto che a quindici-sedici anni Silvia debba avere mal di reni per qualche giorno da mettersi la mano per piegarsi per ricevuto qualche cinghiata!!!!.Silvia esagera!!!—Mah conosco le tue cinghiate,e ho visto Silvia nella fienaia quella mattina,guarda che il giorno dopo le faceva ancora male a piegarsi!!!—Mi ricordo la storia della piscina,ma Silvia l’aveva fatta grossa,ma proprio grossa—Sì me l’ha detto, ma poveretta,far vedere la schiena segnata….—mi ricordo che era successo un casino, i professori volevano chiamare la madre di Silvia per spiegazioni,ma la ragazza aveva detto che era successo una sola volta e se le era meritate—Una sola volta non ci hanno di certo creduto visto che tutto il paese sa delle punizioni che ricevono,comunque è stata brava Silvia, un’altra ti avrebbe sputtanato—Perché nonostante tutto sanno che …le fanno bene…—Silvia mi ha detto che sei un’accanita sostenitrice della punizione corporale,se fosse per te introdurresti la frusta anche nelle scuole—Te l’ho detto Silvia esagera,gliell’avrò detto una volta che ero arrabbiata,anche se in fondo lo penso davvero,oggi manca proprio la disciplina,l’obbedienza…—,io non sono mai stata d’accordo o meglio non ci ho mai pensato prima, ma….lavorando qui conoscendo le ragazze e l’educazione rigida, bèh, non so ,è come se me le fossi meritata anch’io….Mi tremava la voce quando dicevo questo a Nadia, lei mi guardava molto attentamente,non dovevo spingere troppo non volevo capisse,ma come fare capire a Nadia che probabilmente ne avrei ancora avute bisogno?Sei davvero una tipa strana Sabrina!!!Non è cosa di tutti i giorni trovare una ragazza che si fa punire…Non fraintendermi te l’ho detto,non è che mi faccia punire così da chi capita,i miei non mi hanno mai sfiorata e punizioni con la cinghia pensavo non ce ne fossero più al giorno d’oggi,la cosa mi ha turbata,la punizione di Leila che ho visto e quella di Silvia,i loro racconti,è stata una cosa nuova per me,con questo non voglio dire che mi piaccia essere punita ma….la cinghia e la frusta non mi fanno paura…cioè paura sì…ma diciamo che se devo essere punita …non mi tiro indietro…te l’ho detto sono molto orgogliosa…e poi se ci tieni a saperlo anch’io penso che le punizioni vadano date a corpo nudo,se fai qualcosa lo fai bene!!Le ragazze si sono lamentate perché anche a loro dà fastidio—Cosa ti hanno detto che sono cattiva?—NO assolutamente ti vogliono molto bene,solo che dicono che non sono piu’ piccole che le puoi togliere le mutandine e sculacciare,insomma Silvia ha quasi diciassette anni e la imbarazza molto farsi levare tutti i vestiti.Per cercare di tranquillizzarle ho detto loro che trovo giusto che siano nude durante la punizione,mi hanno guardata un po’ stupite.—Ho dovuto farle tutto quel discorso per cercare di nasconderle un po’ il mio desiderio,ma Nadia era titubante,sembrava avesse capito qualcosa e mi sono inventata una balla tremenda—Lo sai che alcuni miei amici dicono che avrei bisogno di essere domata?lo sai che l’anno scorso per il compleanno qualcuno per gioco mi ha regalato una frusta a nove code?—Addirittura, e come hai preso la cosa?l’hai buttata?—NO! l’ho messa in una scatola sotto il letto,all’inizio ci sono rimasta un po’ male,è un regalo un po’ anomalo ma poi ho capito che era uno scherzo, ma non l’ho buttata—.Poi quella domanda a Nadia,volevo sapere cosa mi avrebbe risposto—Pensa se fossi cresciuta con te come le ragazze—Nadia ride e mi dice —Sarebbe stata dura,hai ragione è molto difficile discutere con te,fai davvero adirare le persone,penso che saresti finita nella fienaia un giorno sì e uno no,le botte che avresti preso Sabrina….-mi guardava stranamente poi con un sorriso—Però sei molto dolce e ci sai fare con la gente,chi viene a cavalcare mi ha parlato molto bene di te dicendomi che sei molto gentile e disponibile—Grazie sono molto contenta e mi dispiace finire fra qualche settimana—Dispiace anche a me,mi sono trovata bene e spero tu voglia tornare l’anno prossimo—Certo,volevo dirtelo tienimi il posto.—Ricominci a studiare?—Sì,in ottobre—Sei brava?—abbastanza anche se tante volte proprio non ne ho voglia,speriamo di non bocciare qualche esame…Vorrà dire che se boccerai qualche esame mi chiamerai e verrai a trovarmi con la tua bella frusta a nove code,che penso abbia bisogno di una bella spolverata—Mi dice Nadia sorridendo e diventando anche lei un po rossa in viso—Non volevo dirle un no secco ma non volevo neppure farmi vedere precipitosa,caspita mi sarebbe piaciuto provare una frusta a nove code,ma non l’avevo mica ,l’avevo detto a Nadia perché la cosa mi eccitava, così le ho risposto sorridendo come battuta scherzosa —Ma chi lo sa potrei anche chiamarti e venirti a trovare.—Così a fine settembre è finito il mio contratto con Nadia e quell’inverno sono andata a trovarla eccome, devo dire che è stata tutta una sorpresa molto molto dolorosa…

Public Disgrace: galleria di filmati

27 Aprile 2010

Come di consueto, vi segnalo una galleria su Public Disgrace, il sito dell’umiliazione pubblica. Potete vederla cliccando qui. Intanto vi anticipo qualche foto.
schiava umiliata in pubblico
schiava torturata in pubblico
schiava

Racconti di sculacciate: Sculacciata in carcere

26 Aprile 2010

Madame Stella mi guardò, alzò un dito e con gesto imperioso mi fece cenno di seguirla. Trasalii e credo di essere diventato bianca come un lenzuolo. Mi avvicinai al tavolo d’esecuzione vacillando sugli odiosi tacchi, coi piedi indolenziti. Bastò un cenno della graziosa Stella perché io docilmente mi mettessi in posizione, come aveva fatto prima Camille: ossia, mi piegai con la testa in avanti e le braccia tese. Madame Bernais mi afferrò subito i pugni, e prevedendo una possibile resistenza, annodò intorno a loro una corda ruvida. Sentii i pantaloni che calavano sotto una mano veloce. Le mutande, allentate, scivolarono lungo le gambe fino agli stivaletti.
Da una sgradevole sensazione di freddo capii che le mie natiche scoperte stavano divertendo tutti gli altri e provai una vergogna indescrivibile. Avevo il cuore stretto, come se stesse per accadere qualcosa di irrimediabile.
Conobbi allora la terribile agonia dell’attesa, attraverso la quale era passata la povera Camille. Anch’io, infatti, dovetti aspettare per un lasso di tempo che mi sembrò interminabile, la graziosa volontà della bella ed imperiosa Madame Stella.
Come aveva fatto con la sua prima vittima, ella mi avvertì con voce armoniosa e insinuante, ma che, attraverso i miei orecchi atterriti, mi giunse più stridula di una fanfara.
Avevo appena incominciato ad abituarmi alla paura, quando ricevetti il primo colpo di traverso sulle natiche, e tutti i miei propositi se ne andarono in fumo, perché mi misi ad urlare con quanto fiato avevo in gola e a supplicare con la più bassa abiezione.
Soltanto il sibilo terribile della frusta che fischiava come un nido di vipere rispondeva al mio lamento.
Ah, che atroce sofferenza. Che umiliazione. Piangevo, gridavo, urlavo, singhiozzavo. Promettevo di essere docile e paziente. Assicuravo che mai più avrei risposto male a qualsivoglia di loro. La fustigazione continuò, senza pietà. Davo dei gran colpi con la testa, tendevo le reni, ma Madame Bernais usava il legaccio per opporre resistenza a tutti i miei sforzi.
Finalmente Madame Stella smise di frustarmi. Dovetti inginocchiarmi sul lato opposto del tavolo da punizione per fare simmetria con Camille. Guardai nello specchio il mio culo insanguinato. E non mi diedero il permesso di andarmene prima di un’ora, durante la quale tutte le altre si facevano gioco del mio povero sedere così malridotto.

Racconti di sculacciata: Punizioni a scuola

23 Aprile 2010

Miss S*** aveva posato una mano sulla spalla di C*** che si diresse singhiozzando al supplizio.
Dovette chinarsi sul lungo tavolo, ai piedi della cattedra su cui troneggiava la maestra, o meglio dovette piegarsi col viso in avanti. Con un’abilità, una sveltezza e una sobrietà di gesti che denotavano l’abitudine, Miss S*** sollevò le gonne di Miss C***, mentre Mrs F*** ne imprigionava le mani fra le sue, lunghe e magre. Dopo di che Miss S***, che aveva abilmente appuntato alle spalle con spilli le gonne della sua paziente, le sfilò le mutande abbassandole fino al calcagno. Comparì il sedere di Miss C*** bianchissimo e grassoccio, un bel sedere ve l’assicuro!
Miss S*** tolse lentamente i lunghi guanti e li posò con calma sulla sedia: lavoro diligente e accurato.
La direttrice domandò a C***:
Dunque, signorinella, provate vergogna nel mettere in mostra il vostro didietro tutto nudo davanti all’intera classe? Vi pentite della vostra colpevole sventatezza? –
Pietà, Milady! Ve ne supplico!-
- Lo farete ancora? Lancerete ancora le pallottoline di carta sozzamente impregnate della vostra saliva? -
- Milady…vi assicuro…non le ho gettate io! -
- Lo vedete anche voi! – fece la direttrice volgendosi a Miss S***, – è incorreggibile. Punitela ben bene, sia per la bugia sia per il misfatto. Non risparmiatela.-
C*** emise un gemito sordo, soffocato dalle gonne che le ricoprivano la testa. Un brivido spasmodico le percorreva le natiche che si dimenavano, agitate dall’angoscia.
Miss S*** non sembrava affatto aver premura di iniziare l’esecuzione, ma dava segni d’inquietudine che rivelavano il suo piacere: i begli occhi neri sprizzavano scintille; la bocca graziosa, semiaperta, lasciava intravvedere i denti, piccoli, bianchi e ben allineati ed essa si passava la lingua rosea e appuntita sulle labbra rosse, come un goloso davanti al suo piatto preferito. Inoltre teneva eretta la sua testa ribelle, arricchita da una folta capigliatura di un color giallo fulvo dai riflessi metallici.
Si avvicinava col suo passo tranquillo, un’andatura veramente regale, all’armadio sistemato contro il muro fra due carte geografiche. I tacchi alti non impacciavano Miss S***, che volteggiava come se fosse a piedi nudi, e il suo passo ritmato era silenzioso.
Aveva aperto un cassetto del grande armadio gettandovi uno sguardo inquisitore.
Alla fine tirò fuori una verga che soppesò in mano, riponendola poi con aria sprezzante e una significativa alzata di spalle. Rovistò ancora e prese un’altra frusta, uno strumento terribile, da quanto potei vedere: una verga fronzuta che terminava con una punta minacciosa, come d’acciaio.
Tutta questa lentezza di preparativi aveva spinto al parossismo l’angoscia della poveretta che doveva essere frustata. Lo si notava dalle contorsioni di quel sedere nudo, esposto alla vista di tutta la classe: si tendeva come per ricevere delle frustate inevitabili, rientrava come per evitarle, si contorceva come punto da mille aghi, si dimenava come se il dolore cocente l’avesse già invaso con tutto il suo fuoco. Insomma, la sua muta eloquenza era veramente straziante. Nell’aula gli scolari, maschie e femmine, trattenevano il respiro.
Si mise alle spalle della vittima alla quale domandò con voce adorabilmente cristallina e vibrante di dolcezza:
Siete pronta?-
Sì! Sì! – rispose con voce breve e spezzata, strozzata dall’impazienza e da un’angoscia mortale.
Ma se C*** era pronta, S*** non lo era ancora e capii che la domanda era stata fatta soltanto per avvertire l’altra che si sarebbe decisamente incominciato e per aumentare machiavellicamente, con la notizia dell’imminenza del supplizio, quell’angoscia che, a lungo andare, avrebbe potuto anche affievolirsi. Il dimenarsi delle natiche nude percorse da brividi dimostrava che l’astuta S*** aveva raggiunto il suo scopo.
Avanzò, indietreggiò, stese il braccio armato della verga, avanzò ancora. Lo faceva evidentemente per calcolare la distanza, ma vi impiegava molto più del necessario. Dello stesso parere fu la povera C***, perché gridò:
- Su, cominciate, per l’amor di Dio! Avrebbe già dovuto essere finito.-
Questa candida lagnanza ebbe l’effetto contrario. S*** perse la stabilità che aveva con tanta fatica raggiunto e con voce tonante dichiarò:
- Non dovete darmi ordini, signorina. Non sta a voi dare il segnale. E, dato che mi hanno incaricato di frustarvi, è naturale che desideri farlo coscienziosamente. Avete altro da dire? –
- Niente! Niente! –gemeva la poverina- Ma vi prego, vi supplico, non tardate oltre, in modo che sia finito il più presto possibile. Oh, come vorrei che fosse già fatto tutto! –
- Capisco, – rispose la perfida S*** con la sua voce incantevole – tanto più che sarete frustata ben bene, ve lo prometto; sono ben disposta, oggi, e ho un’energia insolita. Sono anche un po’ nervosa, oggi, e ci tengo a ringraziare la nostra cara direttrice, la gentile Lady M***, per aver voluto affidarmi il compito di correggervi. Non tradirò la sua fiducia, posso assicurarlo.
- Oh! Oh! – fece C***.
- Alla fine è insopportabile – rimbrottò Miss S***- Tacete, sì o no? Abbiate la cortesia di non agitare il vostro impertinente didietro in modo così indecente. State ferma, o vi strapperò tutta la pelle e il sangue sgorgherà a fiotti fino ai vostri calcagni. -
- Grazia! Pietà! – gemeva la poveretta.
La sua preghiera terminò in un lungo grido.
Incominciava il supplizio.
Ah, quelle verghe infernali! Come sibilavano e si flettevano sotto la forte spinta del fragile pugno della fustigatrice! Mai mi sarei immaginato che quella giovane possedesse tanta forza.
Sentivo come in un sogno l’angoscioso sibilo delle verghe che la graziosa Miss S*** maneggiava, instancabile e veloce. Sentivo i singhiozzi, gli urli, le implorazioni della vittima, le sue promesse di comportarsi meglio in futuro. Confessava di aver lanciato la pallottolina e accusava la sua vicina di banco di averla istigata a compiere quel gesto deplorevole.
Poi diceva che non era stata la compagna, che lei non voleva accusare nessuno, che aveva commesso di sua propria volontà quell’infamia.
Prometteva solennemente di non ricominciare, supplicava Lady F*** perché intervenisse a far smettere la fustigazione; poi implorava Mrs G*** d’intercedere presso la Lady affinché avesse pietà di lei e le accordasse il perdono.
Nessuno rispondeva alle suppliche della vittima.
Infine, con un colpo terribile seguito da un grido disperato, il supplizio terminò.
Caduta in ginocchio, la disgraziata C*** piangeva con la testa fra le mani sull’orlo del tavolo dove era stata frustata. Ma nessuno si occupava di lei.
Soltanto più tardi, Miss S*** ordinò a C***, in lacrime, di andarsi ad inginocchiare di fianco alla cattedra; la poverina, sempre con le gonne alzate e le mutande abbassate, metteva in mostra davanti a tutta la scolaresca il sedere tumefatto su cui i sottili ramoscelli di betulla avevano tracciato una rete di solchi di un rosa livido che andava trasformandosi in un viola cupo.
Fra strazianti singhiozzi, la disgraziata obbedì. Con crudeltà raffinata la graziosa Miss prese dall’armadio uno specchio, che posò per terra, dietro a C***, ordinandole di osservare lo stato pietoso delle sue natiche: l’effetto immediato fu una nuova esplosione di dolore.

Siti sadomaso: The Upper Floor

22 Aprile 2010

Tra gli amanti del sadomaso è molto apprezzato The Upper Floor, un sito che mostra il sofferto addestramento di giovanissime schiave, punite da master brutali.
Eccovi qualche immagine, tratta da questa galleria.

schiave punite
schiave torturate ai capezzoli
schiave torturate con la cera

Racconti di sculacciata: Entrò discreta nella stanza

21 Aprile 2010

Ringraziamo Callimaco per questo racconto. Buona lettura a tutti.

Entrò discreta nella stanza, non una parola.
Una vestaglia elegante avvolgeva lieve il corpo flessuoso : media statura, lunghi capelli biondi, le curve s’intuivano morbide.
Portava con se’ un profumo intenso e speziato.
Lui la guardò, silente, seduto in poltrona, vicino alla finestra, all’altro capo della stanza.
La giovane donna aprì la vestaglia, poi la tolse, svelando un seno morbido ed abbondante, una figura eretta, lunghe gambe seducenti, cosce invitanti.
Su di un tavolino erano collocati diversi strumenti di dolore : un frustino, una bacchetta a sezione quadrata, un paddle ed un cane.
Lei prese con grazia la verga, s’inginocchiò ed inginocchiata procedette fino alla poltrona, offrendo all’uomo la verga con un inchino e porgendogli le mani tese.
Non una parola.
Le ginocchia le dolevano, una certa tensione l’attraversava, sia per la posizione che per il silenzio di lui : non temeva tanto il dolore, compagno intenso, emozionante anche se a volte crudele, quanto il silenzio.
L’uomo rimase a guardarla a lungo, poi, sempre in silenzio, alzò la bacchetta e la calò, secca e tagliente, sulle dita rispettosamente offerte.
La bacchetta calò a lungo, la punta a mordere quasi dente aguzzo : la giovane donna mantenne la posizione, completamente immobile, solo qualche gemito e, alla fine, un lieve sussulto.
Tre dozzine di colpi fecero dolorare le sue mani, accendendo strisce rosse, poi l’uomo si fermò.
Le accarezzò i seni, turgidi, pulsanti, accesi dal castigo, le lavorò i capezzoli eretti, poi vi applicò due mollettine metalliche : una smorfia di dolore passò veloce sul viso della giovane donna, che s’inchinò, dicendo a bassa voce “ La ringrazio, mio Signore”.
L’uomo mostrò con le mani il numero sei : per sei volte la giovane donna percorse la stanza da un capo all’altro, muovendosi in ginocchio, le mani doloranti intrecciate sulla nuca.
Quando ebbe finito, l’uomo parlò, con la voce e con i gesti. Rialzandola con dolcezza, baciandola sul viso, dicendo con intensità “ Amore mio diletto”.

Due schiave incatenate

20 Aprile 2010


Foto tratta da questa galleria di Sex and Submission.