Archivio per maggio, 2010

Tra Nadine e Ammiratore Segreto, parte 2

20 maggio 2010

Continua il racconto che Nadine ha scritto con la collaborazione esterna di Ammiratore Segreto.
Per chi avesse perso la prima puntata la può trovare qui.
Intanto buona lettura a tutti e un grazie speciale a Nadine!

Mi trascinò fuori per un braccio e dopo fino alla cassa, lì vidi la commessa che sorridendomi – ci hai messo troppo a provare i vestiti che ha cosi furia il tuo amico?- io abbassai il viso imbarazzata – no l’ho fatto arrabbiare per altre cose- lui girandomi per farmi dare la schiena alla commessa – certo che mi fa arrabbiare ! era senza mutandine la signorina!- lei ebbe un’espressione di stupore – ma nadine che combini? Se lo sa erika? lo sai che si arrabbierebbe un sacco- lui guardandomi con uno sguardo severo – nadine digli che ti farebbe erika avanti- io arrossendo e guardandomi attorno per vedere se c’erano altre persone che potevano sentire – mi sculaccerebbe- lui mi diede uno scossone per incitarmi a dirlo più forte – mi sculaccerebbe – dissi ad alta voce anche se non troppo, la mia amica si portò le mani davanti alla bocca incredula – ma dai davvero? E a te va bene?- io annuii imbarazzata, a quel punto lui mi diede un altro scossone capendo il gesto – si mi va bene perchè spesso lo merito – lei mi guardava adesso fra un misto di disapprovazione e curiosità.

Lorenzo prendendo la palla al balzo – come oggi che l’ho dovuta sculacciare nel camerino per la sua bravata- si girò verso di me severo – che direbbe Erika e? Lo sai quanto ci tiene a te e quanto ti ama! credi sarebbe felice a vederti in giro in gonnella senza mutandine? Lo sai come l’ho notato?- io scossi il capo – perchè due ragazzi t mangiavano con gli occhi dopo aver visto che eri senza! Ecco come! se ti vedeva un malintenzionato che facevi e?- io cominciai a piangere abbracciandolo – scusaaaa non succederà mai più ma non volevo fare tardiiiiii- lui mi accarezzò i capelli dolcemente poi scostandomi – lo sai quanto ci tengo a te e a Erika no?- io annuii lui con voce meno severa – ora mostra il cartellino a lei cosi lo passa per poi pagare. Quelle te le regalo io va bene? – il mio viso si illuminò – grazieeeee ti voglio beneeeeeee- mi girai alzandomi la gonna imbarazzata, lei sorridendomi – se è così credo che vada bene allora – vidi che appena vide il rossore del mio sederino accennò un’espressione di disappunto che però celò dietro al sorriso pensando a com’era stato dolce lui dopo, lei levò il cartellino per passarlo alla cassa e poi ci diede il sacchettino dove mettere i pantacollant, infine ci salutò con dolcezza.

Si uscì dal negozio, dove per fortuna nessuno mi aveva notata tranne quando avevo pianto, ma dopo aver visto che andava tutto bene erano tornati tutti a fare compere.

Mi girai un’ultima volta per vedere la vetrina poi tornai accanto a Lorenzo;si fermò e scrutando in torno il luogo decise che il parco sarebbe stato il posto giusto dove finire la punizione, quindi con voce calma ma dura – Nadine il resto della punizione lo riceverai nel parco- io lo guardai spaventata – ma no ci vedranno tutti ti prego – i suoi occhi mi fissarono severi – vuoi forse andare a quella panchina laggiù?- io scossi il capo, a quel punto lui mi prese la mano e mi portò verso il parco.

Camminavamo accanto nel sentiero in mezzo al parco, passarono circa due minuti quando io scovai il posto,pensai se dirglielo o meno, ma poi facendomi coraggio e sapendo che tanto mi sarebbe toccato prenderle comunque, almeno era meglio se riuscivo a trovare un posto dove nessuno ci vedesse.

Mi fermai e a testa china indicai il posto a Lorenzo – brava Nadine vedo che almeno sei brava a scegliere i luoghi appartati. Non è che te e Erika fate qualche marachella in giro?- il mio viso avvampò diventando rosso come un peperone – n no davvero, se se dobbiamo f-are qualcosa si va a casa o in macchina da q qualche parte – lui sorrise – dai stavo scherzando stupida seguimi- .

Si arrivò a questo spiazzo piccolino in mezzo agli alberi e ai cespugli, lui si guardò un’ultima volta intorno per vedere la zona poi rassicurato – Nadine poggiati a quel tronco e piegati per bene- mentre disse ciò prese a slegarsi la cinta, le mie gambe tremavano al pensiero di quello che mi stava per accadere, anche perchè se la sculacciata di prima era stata così severa questa sarebbe stata tremenda, impaurita mi poggiai al tronco,mi alzai la gonnellina, misi le gambe abbastanza divaricate e restai in attesa.

Lui si era preparato piegando la cinta , il vento sfiorava il mio sederino ancora caldo procurandomi un leggero senso di refrigerio, da lontano potevo sentire il chiacchiericcio delle persone a passeggio, pensai che nessuna di loro pensava che a solo una dozzina di metri da loro c’era una ragazza piegata all’albero che stava per essere punita severamente.

Sciack il primo colpo arrivò dritto sotto i miei glutei, immediatamente dopo il secondo e il terzo, cominciai a singhiozzare subito sotto quei colpi severi, gli schiocchi della cinta sul mio sederino si mischiavano alle chiacchiere e ai rumori del parco, strinsi le mie mani alla corteccia dell’albero alzando leggermente la gamba destra, lui mi colpì la suola di essa con la cinta – tira giù la gamba forza!- riportai giù la gamba , a quel punto lui riprese, i colpi andavano avanti precisi e veloci, dopo poco iniziai a piangere cercando però di non farmi sentire e di non urlare soprattutto.

Dopo una ventina iniziai a supplicarlo – ti pregoo ah ho capito non lo farò aiah mai più aaah – lui continuava senza dire nulla severo come prima, capii che era inutile supplicarlo ma anzi serviva solo a farmi scappare degli urli che potevano sentire le persone che passavano.

Si arrivò a 50 io ero un lago di lacrime, lui si fermò,cercò qualcosa in giro e lo trovò purtroppo per me, infatti si allontanò di due o tre metri e prese un ramo per terra, iniziò a pulirlo dalla corteccia poi si mise nuovamente dietro di me – nadine ti darò gli ultimi venti con questo forti e veloci senza mai fermarmi, se vuoi puoi tapparti la bocca con le mani per non urlare. Ma se ti scansi ricomincerò da capo inteso?- io annuii lui mi diede un colpo forte sul sedere con il rametto mi fece lanciare un piccolo urletto e piangere ancora di più per il dolore, capendo che voleva una risposta e non un cenno del mio capo – si Lorenzo ho capito – lui sorrise passando una mano sul mio sederino malconcio, fece un passo indietro, fece sibilare due o tre volte il rametto nell’aria procurandomi dei brividi di paura nella schiena, poi iniziò a colpirmi forte e rapido,la sequenza di colpi fu veloce ma dolorosa, non riuscivo a smettere di urlare dopo un colpo, che arrivava il secondo, il suo braccio si alzava e abbassava velocemente colpendomi il sederino e appena sotto di esso, il rametto sibilava nell’aria prima di colpire il mio povero sedere, io portai le mie mani alla bocca per non urlare già dopo il quinto colpo, le mie gambe facevano su e giù quasi in cerca di coprirmi anche se con un’enorme prova di volontà le tiravo giù prima che dessero noia, anche perchè sapevo a cosa sarei andata incontro se mi coprivo o altro. Mi lasciò riposare un po’, mi raccolsi in posizione fetale manine al sederino, lo sentivo caldo e attraversato da lunghe strisce gonfie, dovevo averlo tutto rossissimo se non viola.

Smisi di piangere dopo due minuti, poi cercai di ricompormi nella pausa che mi aveva dato pulendomi il viso e soffiandomi il naso, lui a quel punto mise le sue manine sulle mie guanciotte e avvicinandomi a lui mi baciò la fronte come si farebbe con una bambina piccola, poi con sguardo dolce – ora hai capito che devi fare la signorina per bene? – io annuii poi con voce ancora leggermente interrotta dai singhiozzi – si ho capito grazie per la punizione. Sei stato giusto anche se era molto severa – lui mi guardò – brava adesso andiamo che ti riaccompagno a casa da Erika- io arrossi pensando che appena arrivati a casa Erika sarebbe stata messa al corrente di tutto e probabilmente, beh, due o tre giorni dopo mi avrebbe punita anche lei, ma in fin dei conti una monellina come me merita di essere raddrizzata con le sculacciate soprattutto se dopo e tutta eccitata come me.

Mentre si tornava verso la strada mi voltai verso l’albero e notai una figura tre metri più in la di dove eravamo noi, sorrisi capendo che mi aveva vista punire e diventai rossa – che hai da ridere Nadine?- io scossi il capo e vedendo che la figura ci osservava ancora dai cespugli mi alzai un’ultima volta la gonnellina per poi riabbassarla .

Fineee spero vi piaccia, come sempre io ci metto impegno però dopo 30 racconti inizia ad essere difficile trovare nuovi spunti eheh.

Ma non vi preoccupate qualcosa di nuovo piano piano me lo inventerò! un bacio a tutti quelli che vorranno commentare e una bella sculacciata a chi legge senza commentare :) scherzo un baciotto lo do volentieri anche a loro ciaoooo .

p.s. Grasie ad ammiratore segreto per aver avuto l’idea di questo racconto, anche se la seconda parte è un po’ stravolta spero che non si arrabbi :)

special thanks vanno a : monello che mi tiene compagnia su msn e che commenta sempre i miei raccontini e che è super dolciotto ogni volta, chiaramente ad ammiratore segreto che anche lui mi sostiene sempre e mi ha aiutato in questo racconto ed è sempre dolce e disponibile, a tipon che anche lui ha sempre commentato anche quando aveva delle critiche sul racconto( grasie per l’onestà dei tuoi commenti) e a tutte le persone su msn che mi fanno i complimenti in privato ( non dico i nomi appunto perchè sono solo su msn quindi non so se vorrebbero che dicessi il loro nome) a geronimo che non manca mai di commentare qualcosa tenendo vivo il blog, grazie per il tuo impegno :) a educatore severo che però non commenta più e non scrive più i raccontini beddi, dai aspetto con ansia i tuoi nuovi racconti cucciolotto mio , infine beh inutile dirlo a colei che ha reso cosi felice la mia vita erikucciolina dolce che mi sopporta tutti i giorni e ancora non so come eheh un baciooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

Foto di un culetto sculacciato

15 maggio 2010

Sesso amatoriale vero?

13 maggio 2010

Moltissime persone amano guardare del porno amatoriale: in effetti il porno confezionato, girato in freddi studi di registrazione, non eccita molto, soprattutto le femminuccie.
I filmini erotici caserecci, invece, hanno un fascino molto maggiore.

Talvolta però i filmati spacciati per amatoriali in realtà non lo sono. Ho trovato questo sito che contiene centinaia di filmini fatti in casa, in effetti molto eccitanti, alcuni anche a sfondo sadomaso.

Se vi piace il genere, merita sicuramente una visitina: i filmini sono centinaia!

Tra Nadine e Ammiratore Segreto…

12 maggio 2010

Ricevo da Nadine e molto volentieri pubblico…fa sempre molto piacere ricevere un racconto da Nadine!

Questo racconto l’ho inventato insieme a a.s. Su msn,costruendo una storiella inventata, e adesso l’ho trasformato in racconto, lo ringrazio di cuore per l’aiuto sperando che gli piaccia questa prima parte e vi lascio al raccontino beddo un kissolo

Era venerdì pomeriggio, dovevo uscire con Lorenzo un amico mio e di Erika, si doveva andare assieme a comprare il regalo della mia amorina dolce, l’appuntamento era per le tre alla stazione e da lì poi si sarebbe andati al negozio.

Arrivai di corsa all’appuntamento, ero già 5 minuti di ritardo,mi guardò con aria scocciata, io chinandomi poggiando le mani alle ginocchia affannata – scusami ma sono partita in ritardo da casa- mi alzai sorridendo – dai andiamo- presi la sua mano e lo spinsi verso la direzione, il mio sotterfugio per evitare la sua ramanzina funzionò, di certo non potevo dirgli che ero caduta in una pozzanghera e mi ero dovuta ripulire e togliermi le mutandine bagnate, speravo solo che la gonnellina corta che portavo non lasciasse intravedere nulla, per questo mi prefissi di non saltellare a destra e sinistra come al solito.

Tra una chiacchiera e l’altra si arrivò al negozio, corsi verso la vetrina, mentre correvo due ragazzi mi indicarono sorridendo, ma io non me ne accorsi, ma lui sì infatti guardando cosa stavano indicando i due ragazzi s’insospettì ma non disse nulla.

Si entrò dentro al negozio dove la commessa ci accolse con gioia, anche perchè ormai ero una cliente abituale – ciao Nadine come va? E già un po che non venivi- io misi una mano sulla testa poi sorridendo – si vero ma ho avuto un po da fare tra il lavoro e tutto il resto – lei si rivolse a Lorenzo dietro di me – sei un suo amico?- lui annuii lo vidi leggermente serioso ma poi accennò un sorriso di cortesia per dire di sì e rivolgendosi a me – allora dai cosa regaliamo a Erika?- io mi girai in cerca di qualcosa di carino, indicai i pantacollant quelli sono molto carini e poi vanno di moda adesso ( in realtà feci solo finta di cercare qualcosa di carino dato che sapevo già cosa fargli )- lui si avvicinò osservandoli – mmm va bene dai provali per vedere la misura giusta – io lo guardai, stavo per rispondere ve bene quando mi ricordai di essere senza le mutandine, facendo la finta tonta – ma no tanto la so la sua taglia- lui mi guardò un po strano – si ma meglio provarli dai tanto che problema c’è- io scossi il capo come dire nessuno, pensai che se facevo veloce non si sarebbe notata la cosa, infatti appena dopo che avevo finito di cambiarmi uscii e guardandolo – vedi che vanno bene noioso- faccio una giravolta per far vedere come mi stavano perfettamente e rientro, il suo volto si era un po ombrato mentre gli avevo fatto vedere come mi stavano, non ci feci molto caso e cominciai a cambiarmi.

Passarono circa 30 secondi giusto il tempo di togliermi i pantacollant e rimettermi la gonnellina che lo vedo entrare, mi cerco di tirare su perchè stavo mettendomi le ballerine quando lui mi tiene piegata e mi rifila due sculaccioni veloci sul sedere, io con voce bassa – aia lo sai che solo Erika può punirmi, lasciami stare o urlo – il suo viso e arrabbiato come la sua voce che mi dice – lo so che ti può punire solo lei ma so anche che ultimamente sei troppo monella quindi siccome considero sia te che Erika come sorelle oggi ti punirò io, se vuoi urlare fallo così tutti vedranno che vai in giro senza le mutandine e che mi costringi ancora a punirti per queste cose da ragazzina poco perbene- io lo guardai poi con voce timida – ma ero cascata in una pozzanghera e mi si erano sporcate tutte, non potevo mica restare con le mutandine bagnate- lui accennò un sorriso – certo e io ci credo e anche se fosse potevi telefonarmi e poi andarti a cambiare quindi non cercare scuse- io con voce tremolante – ma lo vuoi fare qua?- vidi nei suoi occhi accendersi una luce poi con voce dura – si diciamo che ho intenzione di iniziare qui e dopo finire altrove– io mi faccio per alzare con forza quando lui mi rifila un ceffone – in posizione forza e silenzio- io mi cerco di piegare ma c’è poco spazio, lui spazientito mi prende e mi fa capire di poggiarmi al grande specchio, imbarazzata capendo che mi toccherà osservarmi mentre vengo sculacciata come una monella nel negozio da lui mi piego, spero solo che nessuno senta nulla penso nel mentre, quando lui mettendo una mano sulla mia schiena inizia, ciaff ciaff, li dà sopra la gonna per attutire il rumore, ma i colpi fanno ugualmente male, vedo lui dietro di me con un’espressione severa che mi colpisce, mentre il mio viso si contorce nel cercare di resistere alla forza di quegli sculaccioni senza urlare.

Passano due minuti ormai siamo arrivati a una sessantina di colpi, ogni tanto lui osservava il mio viso attraverso lo specchio, nel frattempo mi guardo mentre sobbalzo in avanti dolorante dopo ogni suo colpo, sono tutta rossa in volto perchè so che il mio sesso è totalmente esposto al suo sguardo.

I colpi cessarono, ne contai almeno 75 c– bene Nadine aspettami qua, non ti muovere e chiudi gli occhi, se entra qualcuno devi rimanere in posizione e scusarti con lui e chiedergli di aspettare fuori- io sobbalzai a questa richiesta ma come stavo per parlare vidi i suoi occhi stringersi in un’espressione di rabbia che mi fecero zittire, deglutendo, con voce bassa risposi– va bene però fai presto ti prego qua mi conoscono tutti- lui preso dalla rabbia iniziò a darmele sode e con voce dura e affannata fraun colpo e l’altro – ah ti preoccupi adesso e? Ma prima senza mutandine solo con la gonnellina non ti preoccupavi? Vedrai che ti passerà la voglia adesso, e poi a casa lo diciamo a Erika cosi te ne da anche lei – io cominciai a singhiozzare sotto quella nuova serie di colpi severi e restai ferma, lui si alzò lo vidi dallo specchio ricomporsi e guardarmi un’ultima volta, poi uscire chiudendo la porta.

Chiusi gli occhi poggiata sempre allo specchio , chiunque fosse entrato mi avrebbe vista piegata a 90 gradi, palmi poggiati al vetro e il mio culetto nudo sotto la gonnellina rialzata, inutile dire che mi sentivo il cuore in gola, stavo attenta a catturare qualsiasi rumore, quando prima era uscito mi ero concentrata per riuscire a seguire il rumore dei suoi passi ma appena si era richiusa la porta li avevo persi, passò non più di venti secondi, ero immobile il mio respiro era ridotto al minimo per non perdere nemmeno un rumore o un soffio di vento, quando sentii aprire la porta, sentii qualcuno entrare e richiudere la porta per poi avvicinarsi, la tentazione di aprire gli occhi era veramente grande ma se poi fosse stato lui sapevo già a cosa andavo incontro, sentii una mano toccarmi il sedere, il mio corpo si irrigidì a quel punto non riuscii più a trattenermi mi alzai, feci per mollare uno schiaffo alla persona che mi stava toccando, ma come li aprii vidi che era lui che sorrideva con un tanga in mano – spaventata?- io annuii abbassando il viso e la mano, lui mi porse il tanga – mettilo avanti e andiamo, meritavi che entrasse qualcun altro, ma per tua fortuna il reparto biancheria è giusto accanto alla porta- io sorrisi capendo che l’aveva fatto solo per farmi spaventare cosa che gli era riuscita benissimo, lo misi velocemente poi quando stavo per staccare il cartellino mi fermò – la commessa e tua amica vero?- io annuii la sua bocca si spalancò in un sorriso – bene allora sa che te sei una monella e vieni sculacciata ?- io scossi il capo spaventata – bene allora vorrà dire che da oggi lo saprà, andiamo che dopo usciti da qui si cerca un luogo appartato dove riceverai il resto della punizione- io arrossendo e tremando dalla tensione e l’imbarazzo sapendo che arrivata alla cassa Elena avrebbe visto che ero stata sculacciata sonoramente nel camerino, tutti questi miei pensieri furono bloccati dalla sua mano che afferrava il mio polso e mi portava fuori.

Fine prima parte spero vi piaccia commentate numerosi please

Racconti di sculacciata, Gretel 3

10 maggio 2010

“Si, Annalise?” “Professore, basta ora. E’ da stamane che state qui seduto a leggere! Vi fa male agli occhi. E non avete preso nemmeno la camomilla!”. “Annalise, quando avrò bisogno di un infermiere, me ne andrò nel nosocomio. Adesso vattene! E non mi disturbare più o ti riempio di sculaccioni, come il mese scorso!”
Torno a leggere il manoscritto di Grethel e di nuovo i ricordi si affollano nel mio cerebro. Le centinaia di allieve che vedemmo passare in quegli anni, le cose brutte ma anche quelle piacevoli e divertenti. Come quando Liselotte combinò quello scherzo. Ci prese cinquanta frustate, ma ne era valsa la pena!
Era l’inverno del 1781: freddissimo. Nel Collegio si gelava con tutti i camini accesi. Avevo fatto portare un braciere in Camerata: anche le allieve avevano diritto a stare un po’ più calde. Dopo un lustro di convivenza sotto il medesimo tetto, Fraulein Grethel ed io marciavamo di comune accordo. Lei manteneva la sua severità, io la mitigavo con la mia misericordia ed il mio buon senso.
Due anziane insegnanti erano state sostituite da due nuove, piuttosto giovani e bellocce. Fraulein Magdalene, di 32 anni era un’amante della musica. Ci deliziava in qualche dopo cena, suonando la spinetta. Io mi addormentavo regolarmente. Invece Frau Margaretha era acida, con tutti e non solo con le allieve. Anna, la cuoca, che ormai doveva avere gli anni di Matusalemme, mi aveva detto che era così acida perché i figli che aveva avuto gli erano tutti morti. Non aveva più nessuno al mondo.
Liselotte era simpatica: una cascata di boccoli biondorossi su un tappeto di efelidi. Era venuta da noi a 17 anni, quindi per frequentare il bienno. L’avevano mandata qui subito dopo l’aborto, per soffocare lo scandalo. Aveva sempre voglia di scherzare: una bambina in un corpo di donna. Appena arrivata, Fraulein Grethel l’aveva punita. Due ore in ginocchio sui sassolini, perché lei non aveva pulito bene le latrine, come spettava alle neofite. Un giorno si ed uno no, la batteva sulle mani oppure la teneva a digiuno. Ormai Liselotte puliva giornalmente le latrine: andava dicendo che poteva riconoscere le feci di ognuna delle altre, al solo odore. Dunque, quell’inverno gelò tutto; non si poteva uscire di fuori: c’erano lastre di ghiaccio spesse come un libro dell’Encyclopédie. Invece Fraulein Grethel faceva passeggiare la sua classe, composta da otto allieve fra cui Liselotte, a piedi nudi: affermava che faceva bene alle gambe. Organizzò tutto da sola, Liselotte: nessun’altra l’aveva aiutata…..
Fraulein Grethel cadde per terra di colpo: il suo deretano risuonò come una cornamusa quando impattò sul ghiaccio. Repressi a malapena un sorriso, ma non potei resistere allorchè lei cercò di rimettersi in piedi: più ci provava, più dava culate sul ghiaccio; i piombi della gonna la tiravano giù; alla fine si mise in ginocchio, ma le mani scivolarono e lei sbattè l’ampio seno sulla lastra di ghiaccio. Liselotte, pur non dicendo niente e facendo finta di soccorrerla, aggravava la sua ridicola situazione. Finse di scivolare e con le mani si aggrappò alle gonne dell’insegnante: le sollevò. Si videro le coulottes della Fraulein, con i merletti in fondo. Vezzose. Ormai ridevamo tutti, a crepapelle. Aveva girato degli stracci intorno alle scarpe, Frau Margaretha per ottenere maggior presa sulla lastra scivolosa, ma cadde in avanti pure lei, trascinandosi appresso Grethel, dopo averla afferrata per i capelli. La scena era esilarante. L’una che scivolava come una boccia sul ghiaccio a pancia sotto e sbattendo il mento, trascinandosi appresso l’altra il cui posteriore era la slitta. Fu Ludwig a tirarle fuori da quell’imbarazzante situazione, con l’aiuto di una pertica.
Lei si era cambiata. Mi disse di aver il deretano tutto illividito. Voleva farmelo vedere? Fu scandalizzata dalla gioviale e innocente proposta.

“…Doveva frustarla. Davanti a tutte, pubblicamente, nel refettorio. Quella piccola diavolessa doveva scontare nella sua carne il ridicolo di cui mi aveva coperta: tutte, ma proprio tutte, anche le mie colleghe ridevano di me. Che figura! Che disdoro! Neppure mille staffilate sarebbe servite a far sbollire la mia rabbia, a ripagarmi per quello che aveva fatto, quella cosa, quell’assassina, quell’infanticida. Mi accorsi di aver usato dei termini forti ma non me ne scusai. Se fosse stato per lui, l’avrebbe pure lodata! Proposi di darle cento frustate, gli parevano troppe. Affermò che trenta erano sufficienti. Non volevo mercanteggiare come fossimo al mercato: ne andava della mia reputazione. Fui irremovibile. Lui fece scendere in campo la propria autorità: cinquanta vergate e sarei stata io a dargliele. Obtorto collo, dovetti accettare. La puttanella infanticida si sarebbe pentita amaramente di quello che mi aveva fatto…”

L’avevano tenuta in cantina tutta la mattinata. Adesso erano andate a prenderla. Entrò nel refettorio scortata da Frau Margaretha e da Frau Rosen; indossava ancora la camicia da notte; le sue mani ed i suoi piedi nudi erano lividi per il freddo. Le ventuno compagne erano inginocchiate lungo le pareti, su due file. Fraulein Grethel l’aspettava, battendosi la verga sul palmo della mano. Dall’espressione dipinta sul suo viso, sembrava una gatta in attesa di mangiarsi il topo in salmì. Giunta davanti alla panca dove si sedeva per i pasti e che tra poco sarebbe diventato il suo tavolo di tortura, Liselotte scosse la testa: i riccioli non pettinati le si avvolsero intorno al capo. Si distese da sola, senza che alcuno la costringesse. Le legarono i polsi e le caviglie con una ruvida corda che passava sotto la panca. Anna le mise fra i denti uno straccio bagnato: le avevo detto di inzupparlo con un po’ di cordiale. Lentamente e sempre sorridendo, Fraulein Grethel le tirò su la camicia da notte, ammassandola all’altezza delle scapole. Dovette faticare nell’arrotolarla, perché Liselotte teneva apposta tutto il corpo appoggiato con forza al ripiano della panca. La Vicedirettrice fece sibilare due o tre volte la lunga bacchetta nell’aria. Adoprava quella di betulla, nodosa e robusta. Si rivolse alle allieve

“…Giacchè il signor Preside ha stabilito che questa colpevole sia imbavagliata data l’inusualità della punizione, sarete voi a contare i colpi invece che lei, come tradizione. Dovrete farlo all’unisono. Le insegnanti vigileranno affinchè tutte voi pronunciate il relativo numero. Se qualcuna non lo facesse, domani si troverà allo stesso posto in cui sta Liselotte, oggi. Mi portai un passo indietro, alzai la bacchetta…”

Il posteriore di Liselotte era bello paffuto, sporgente, cosparso di efelidi. La prima vergata s’infilò a fondo nella carne cicciottella; lei rovesciò indietro la testa, la seconda vergata fu ancora più feroce, alla terza la Fraulein ritirò la bacchetta facendola stusciare sulla pelle irritata. Mi assordava la voce delle compagne che scandivano i numeri delle vergate. Qualcuna di loro teneva gli occhi chiusi: si regolava, per pronunciare i numeri, sulla voce delle altre e sul rumore che faceva il legno entrando in contatto con la pelle. Nonostante il bavaglio, Liselotte mugolava, sempre più ad ogni colpo.
Con arte studiata a far male, Fraulein Grethel colpiva ora le natiche, ora le cosce ora le reni, ma senza una cadenza precisa.

“..Guardavo dove la pelle era meno rossa e miravo là. Mi soddisfaceva il rumore, mi soddisfacevano i suoi gemiti, mi deliziava il suo sgroppare. Si fece la pipì sotto, dal dolore. Ne ero contenta! Di più doveva soffrire! Volevo veder il sangue sgorgare dalla sua carne maciullata…”

La stava massacrando; avrei voluto intervenire, ma non potevo. Molto disdicevole interrompere una punizione pubblica. Feci un lieve cenno con il capo ad Anna: speravo mi capisse. Mentre Fraulein Grethel riprendeva fiato, la verga parallela alla propria gamba, Anna deterse il sudore e le lacrime a Liselotte, poi le passò delicatamente e lievemente una mano sulle natiche. La ragazza fremette al pur leggero sfioramento. Anna ci impiegò abbastanza tempo per dare la possibilità a Liselotte di riprendersi un po’. Le ragazze tutte avevano contato fino a ventotto.

“ Ma questa pensi a fare la cuoca e non s’impicci, pensai. Ripresi a frustarla. Il breve attimo di riposo mi aveva fatto bene, aveva dato maggior forza la mio braccio. La battei sulla schiena, perché il sedere era già tutto tumefatto, sui polpacci dove faceva più male. Lei sgroppava sempre più, come una puledra indocile. L’avrei domata ben io! Dopo la quarantesima, sostai… le ultime dieci sarebbero state tremende per lei! Tutti tacevano. Il silenzio era rotto soltanto dai suoi singulti, attutiti dal bavaglio. Presi tre passi di rincorsa…”

La pelle si lacerò sotto il tremendo colpo. Quando la verga fu ritirata, al centro dell’impronta profonda e spessa che aveva lasciato, apparvero le prime goccioline di sangue. Volsi lo sguardo verso le ragazze: qualcuna era decisamente terrea, con gli occhi e la bocca chiusi a reprimere conati di vomito. Mmmhh un altro mugolio, molto molto acuto: un’altra piaga sanguinolenta sulle chiappe di Liselotte. Finalmente con il “Cinquanta” pronunciato all’unisono da ventitre bocche (la mia e quelle di Anna si erano unite al coro) la tortura ebbe termine. Liselotte aveva gli occhi arrovesciati, il respiro profondamente ansante, il corpo scosso da brividi. Sciolsero i legami. Non si muoveva ancora: sembrava svenuta o morta, se non fosse stato per il tremore. Le riabbassò la camicia, l’insegnante: a contatto con i glutei il tessuto s’intrise di sangue. Furono due sue compagne a sollevarla delicatamente dalla panca: non si reggeva in piedi. Si passaro le sue braccia dietro al collo e, sostenendola, si avviarono verso la Camerata: in fila, dietro, le seguivano le compagne.
Fraulein Grethel si mise il frustino sotto l’ascella e si avviò fuori dal refettorio a passo deciso.

Dominazione: Come Lucia divenne una cagnetta

9 maggio 2010

Nadine ci invia questo bel racconto, ringrazio lei a nome di tutti i lettori. Ricordo a tutti che chiunque può contribuire al blog, basta scrivere una email a sculacciata76@yahoo.it

 

Premetto che questo racconto va un po oltre i miei canoni, diciamo che sn voluta entrare un po più nella dominazione vista come sottomissione alla perversione del master che invece la solita sculacciata classica, leggetelo e poi fatemi sapere cosa vi sembra.

Ciao a tutti mi chiamo Lucia, ho 19 anni sono mora,occhi azzurri,porto la quarta e ho un bel sedere, non sono troppo alta 1’63, ma ho una faccia molto ma molto da monella o come dice mio cugino da maiala, ma adesso vi racconterò la prima giornata da vera schiava.

Era una domenica ed ero a pranzo con i miei zii e gli altri miei parenti, il pranzo si teneva alla villa di mia zia Beatrice, andai laggiù sapendo che c’era mio cugino e sapendo che incontrandolo quel giorno potevo andare incontro a una bella sculacciata come ogni volta che lo vedo,ma non sapevo ancora che quella domenica mio cugino avrebbe fatto di me la sua schiava.

Giusto prima di raccontarvi di questa storia vi farò un breve riepilogo di ciò che mi portò a questo punto; era un venerdì sera credo, non ricordo molto bene, quando chattando con un mio amico su msn dico che c’è mio cuginetto con me in casa, a questa notizia il mio amico mi propone di farmi punire da lui, io all’inizio non voglio, primo perchè sono lesbica e secondo perchè sono felicemente fidanzata con Giorgia, ma lui insiste e l’eccitazione del momento annebbia la mia mente facendomi decidere a provare, chiamo mio cugino un ragazzo alto 1’74 cicciottello e un po puzzolente, capelli marroni occhi azzurri.

Come entra parlo di questa cosa a lui che tutto eccitato accetta, la serata passa con me che vengo punita severamente da lui, alla fine della serata ringrazio il mio amico e stacco, mio cugino torna di là bello felice, passano i giorni e succede la stessa cosa due o tre volte, io gioco un po col mio corpo in modo da farlo sempre eccitare ma senza mai andare oltre, fino a che una sera non gli concedo di strusciare il suo membro nel mezzo ai miei glutei appena puniti, ma senza potermi penetrare, sempre sotto ordine del mio amico su internet, da lì mio cugino cambia, vuole vedermi umiliata a lui totalmente, infatti tre giorni dopo accadde ciò che vi descriverò adesso.

Il pranzo era quasi finito ed io avevo bisogno di andare in bagno, quindi mi alzai e mi diressi verso di esso, dopo aver fatto tutto faccio per tornare al tavolo quando vedo mio cugino davanti alla porta di salotto dirigersi verso di me, il mio cuore ebbe uno sbalzo perchè capii che da lì a poco il mio sedere avrebbe avuto una bella ripassata, infatti appena arrivò da me senza dire nulla mi prese per un braccio e mi portò verso la camera da letto, io feci per dire qualcosa, ma non volendo creare scompiglio mi fermai aspettando di arrivare in camera.

Appena entrati mi spinse con forza sul letto e chiuse la porta, io mi misi subito seduta in attesa testa bassa, lo vidi avvicinarsi a me a quel punto stringendo le mani alla coperta presi fiato, alzai la testa per dire la mia, ma quando vidi i suoi occhi severi mi sentii come affogare , non aveva detto nulla mi guardava e basta ma quell’espressione cosi severa era riuscita a zittirmi, si avvicina a me e senza dirmi nulla mi tira un ceffone, mi porto la mano alla guancia mentre sento il calore del colpo propagarsi su di essa, faccio per protestare quando lui con voce ferma- porgi l’altra forza- io esito un po e levando la mano dalla guancia colpita prima porgo quella sinistra, come lo faccio lui alza la mano e fa per colpirmi, io chiudo gli occhi in attesa del corpo, ma sento arrivarmi due schiaffi leggeri ma veloci prima a destra e poi a sinistra, riapro gli occhi impaurita a quel punto lui con voce severa – che fai chiudi gli occhi cagnetta? – io faccio per abbassare lo sguardo ma uno schiaffo non troppo forte mi fa capire che vuole che lo guardi sempre negli occhi, provo un forte imbarazzo il mio viso si fa rosso per la vergogna e mentre lo guardo con voce leggera – scusi padrone- lui sorride compiaciuto poi guardandomi – ti da noia se ti chiamo cagnetta?- io resto in silenzio poi annuisco, come annuisco mi tira un ceffone forte come il primo, faccio per mettere la mano quando lui mi dà un’occhiataccia che mi paralizza, a quel punto iniziando a singhiozzare per le prime lacrime più di vergogna che di dolore – no non mi da noia- come mi fermo mi arriva un altro ceffone – cosa non ti da noia cagnetta?- io mi faccio forza – che lei mi chiami così- altro ceffone – così come sii chiara quando parli, oppure sei così ottusa da non saper nemmeno parlare l’italiano decentemente da poter comunicare con me- detto ciò mi mollò un altro ceffone io ora in lacrime – no scusi padrone, non mi da noia essere chiamata cagnetta – lui sorridendo e dandomi una dolce carezza – perchè non ti da noia? Forse perchè sai di esserla?- io strinsi i miei pugni poi con voce tremolante – si so di essere una cagnetta come dice lei padrone- lui prese la mia frangetta e mi rifilò due schiaffi di fila molto forti, il mio viso si voltò prima a sinistra e poi a destra sotto i suoi colpi tenuto su solo dalla sua mano che mi teneva la frangetta stretta,, si fermò lasciando andare i capelli lo guardai negli occhi e lui sorrise – brava vedo che hai capito come una cagnetta deve guardare il padrone quando la schiaffeggia, adesso ringrazia la mano che ti ha punita e chiedine ancora – io mi porsi in avanti verso la sua mano e cominciai a baciarla dolcemente, era molto umiliante e mi accorsi che mai in vita mia mi sentivo cosi sottomessa a qualcuno, poi come ordinatomi sempre senza levare i miei occhi dai suoi – per favore mi colpisca ancora le merito, mi tenga ferma e mi colpisca quanto vuole- come finii la frase lui prese di nuovo la mia frangetta con una mano e con l’altra mi iniziò a colpire, i colpi non erano troppo forti mi facevano male si, ma erano dati in modo da non arrecarmi troppi danni, mentre mi schiaffeggiava abbastanza lentamente per darmi modo di porgere l’altra guancia, alzò un sopracciglio come dire beh allora te ne stai lì e basta, purtroppo capii cosa aspettava – grazie padron- ciaff – e mi schiaf-.ciaff-feggi ancora la pre- ciaff-go voglio il vi- ciaff -so rosso per le sue manate- la punizione terminò, si alzò andando a rovistare nel cassetto, io mi portai subito le mani alle guance gonfie e rosse.

Tirò fuori dal cassetto una cintola larga di cuoio molto dura e resistente, di quelle che quando le assaggi non le dimentichi tanto facilmente, appena giunse di fronte a me si fermò – cagnetta pensi di poter subire 50 colpi con questa senza gridare?- io deglutendo per il nervoso e la tensione accumulata – cercherò di non urlare padrone- lui sorrise poi mi alzò di peso spingendomi verso la porta – mani appoggiate alla porta avanti – io girandomi di scatto – ma padrone se mi scappa un urlo lo sentiranno – lui con aria strafottente – e allora problemi tuoi se lo scopriranno vorrà dire che gli racconteremo che sei una cagnetta da domare- io vedendo il suo sguardo serio mi portai alla porta e poggiai i palmi delle mani su di essa , lui si avvicinò a me mi prese i fianchi e mi fece posizionare per bene col culetto bello esposto alle cinghiate, poi dandomi degli schiaffetti nell’interno coscia mi fece capire di allargare le gambe,poi appena la mia posizione lo soddisfò prese il mio bel vestitino in cotone celeste e lo alzò fino a meta della mia schiena e dopo mi calò le mutandine lasciandole cadere fino alle mie caviglie, fece due passi indietro e piegò la cinta in due, il mio cuore batteva a mille ed ero rossa come un peperone dato che il mio sesso era esposto in bella mostra, lui fece schioccare la cinta tirandola dai lati, quel rumore mi fece irrigidire per poi tornare rilassata come mi era stato insegnato dalla mia miss.

Lasciò passare 1 minutino senza muoversi, io ero li ferma in allerta per carpire qualsiasi movimento di lui, ma quando arrivò il colpo severo non riuscii a non lanciare un urletto di dolore e sorpresa, restai in posizione e arrivò subito il secondo e il terzo di fila, inarcai la mia schiena cercando con tutte le mie forze di non emettere rumori sotto quei colpi severi, si fermò per un istante e poi con voce severa – cagnetta adesso arriverò a 50 colpi dati con questa velocità, se ti scansi o esci dalla tua posizione giuro che ti porto di là e ti cinghio davanti a tutti – io mi preparai alla serie di colpi poi con voce sottomessa – si padrone resterò in posizione – lui alzò il suo braccio e poco dopo iniziarono a cadere i colpi severi, uno dietro l’altro, dopo poco dovetti mordere la mia mano per non urlare, il culetto mi bruciava sotto quella serie di colpi severi e veloci, dopo i primi 30 si fermò, mi cedettero le ginocchia e mi ritrovai chinata con le mani ai glutei ormai gonfi e viola a piangere come una bambina, vidi lui che stava riposando il suo braccio dopo quella serie veloce di cinghiate, gli schiocchi erano stati molto forti sperai con tutta me stessa che nessuno avesse sentito quei rumori, ma dato che nessuno si stava precipitando a controllare dedussi che nessuno aveva sentito nulla, dopo poco mi sentii arrivare una cinghiata sulla schiena che mi fece inarcare – aaah che ho fatto?- lui alzò il braccio e mi tirò una seconda cinghiata severa – ti sei levata dalla posizione cagnetta tornaci subito o ti faccio la schiena striata forza – mi sollevai e poggiai nuovamente le mie mani alla porta chinandomi come lui mi aveva messa prima.

Nella stanza tornò il silenzio, potevo sentire il vociare della tv anche se stranamente non sentivo quello dei miei parenti, sperai che fossero andati tutti in giardino, mentre pensavo a questo ciaff una cinghiata fortissima, poi subito un’altra mi morsi la mano fino a farmi male per non urlare, i colpi seguivano adesso più severi dei primi trenta, il mio culetto doveva essere pieno di strisce e gonfio, cominciai dopo poco a piangere e adesso ad urlare tra un singhiozzo e l’altro, non lo vedevo ma di sicuro mio cugino aveva stampato un sorriso di vittoria sul viso, arrivò a 50 ma senza fermarsi anzi cominciò a colpire duro, oltre all’orgoglio adesso era caduta anche la poca sicurezza rimasta dovuta alla conoscenza del momento in cui la punizione sarebbe terminata, piangevo urlando il meno possibile, le cinghiate in più non furono molte per mia fortuna solo 10, mi accasciai a terra priva di forze, lui sorridendo – brava cagnetta sei stata brava ma non è ancora finita adesso arriverà il momento che ti farò capire quanto sei maialina – io abbassai il viso spaventata mentre con le mani mi massaggiavo il sedere.

Passò all’incirca 5 minuti poi lui con tono secco e deciso – spogliati completamente forza- io lo guardai stupita dalla richiesta – ti prego no – lui mi prese la frangetta e restò in attesa, mi posizionai in ginocchio in posizione, appena trovata la posizione ciaff ciaff due schiaffi veloci, poi mi guardò e di nuovo altri due schiaffi, in fine lasciò la mia frangetta, io piangendo incominciai a spogliarmi, i suoi occhi mi scrutavano dall’alto in basso severi, il mio seno fece un leggero sussulto quando la stoffa che lo copriva scese oltre la base di esso,continuai fino a sfilarlo del tutto, adesso vidi i suoi occhi guardarmi con avidità ed eccitazione, senza distogliere il suo sguardo dal mio corpo si slacciò i pantaloni, io cominciai a tremare, sapevo che prima o poi proseguendo a fare quelle cose sarei arrivata inevitabilmente a questo punto però adesso che c’ero mi trovavo impreparata ma anche eccitata, decisi che la meritavo e di accettare la cosa, mentre pensavo a questo sentii un odore di urina e di sesso maschile vicino al naso, riaprii gli occhi e vidi il suo pene vicino alle mie labbra,con voce dura – mani sotto le ginocchia forza se le togli da là saranno 20 cinghiate severe- io obbedii mettendo le mie mani sotto di esse come ordinatomi, lui prese i miei vestiti poggiandoli sul letto, dopo di che torno da me porgendomi il suo pene, schiusi le labbra arricciando il naso, lui mi prese i capelli formando una coda con essi, e mentre me lo infilava dentro con voce affannata per l’eccitazione – succhia cagnetta avanti! prendimelo tutto in gola che tanto so che non aspettavi altro- sentii il suo membro farsi strada nella mia bocca, il sapore non era molto forte anche se si sentiva il retrogusto acido della pipi, arricciando il naso incominciai a leccare la cappella di lui, piano piano adesso andava a sparire il sapore lasciando spazio al sapore della mia saliva, la sua mano guidava la mia testa dandomi il ritmo che voleva, non lo spingeva ancora affondo lo metteva solo fino a metà anche se a me sembrava già troppo.

Nella stanza adesso c’era silenzio sentivo solo il rumore del suo pene che faceva su e giù nella mia bocca e il suo respiro affannato coperto dai miei mugolii, adesso la saliva che fuoriusciva dalla mia bocca stava colando sul mio seno bagnandolo, la cosa andò avanti due minuti poi lui mise la seconda mano sotto al mio mento, poggiando il palmo sulla base della mia mascella e l’altra dietro la mia nuca, a quel punto spinse in avanti il bacino e verso di lui la mia testa, mi sentii soffocare mentre il suo pene raggiungeva la mia gola, lo sentii arrivare dove non pensavo si potesse nemmeno sfiorare, i miei occhi si allargarono in un segno di stupore e paura, tirandomi uno schiaffo e poi riportandosi in posizione – rilassati scema e succhia tutto- io cercai di rilassare la mia bocca e andò un po meglio se cosi si può dire, ma mi veniva da rimettere uguale, cominciai a tossire e lui lo tolse, come lo fece mi misi a tossire e a sputare molta saliva, lui rise e lo rimise tutto di un colpo dentro la mia bocca, lo tenne dentro per poi ritoglierlo come prima,stavo piangendo mi sentivo umiliata ma allo stesso tempo presa ed eccitata in un modo che non avevo mai provato, come poteva quella cosa oscena procurarmi tanta eccitazione? Mentre pensavo a tutto questo sentii nuovamente entrare il suo pene tutto dentro la mia bocca, prese il mio naso tappandolo, mi sentii soffocare, mi teneva la testa tutta contro il suo pube, ero sua totalmente in quel momento, il mio naso era praticamente attaccato al suo basso ventre, mi tenne il naso tappato 5 secondi poi tolse il suo pene da dentro la mia bocca e mi lascio respirare, ripresi fiato come se fossi quasi morta soffocata, aspettò di far calmare leggermente la mia respirazione e dopo mettendomi di nuovo dentro il pene – adesso non mi fermerò più quindi se vuoi che finisca prima impegnati cagnetta- detto ciò iniziò a muoversi velocemente tenendo la mia bocca ferma, usava la mia bocca come se stesse scopando, cominciai a cercare di leccarlo e succhiarlo il meglio possibile, volevo terminasse anche perchè adesso la mia mascella mi doleva molto, per mia fortuna l’impegno portò il mio cugino a venire dopo tre minuti, sentii il suo sperma direttamente in gola, iniziai a deglutire velocemente fra un colpo di tosse e l’altro, come iniziò a venire mi tenne la testa spingendola tutta contro di lui e con voce roca ed eccitata – sii bevi tutto brava cosi ahhh – mi spinse via e si sedette a terra guardandomi, dalla mia bocca usciva la saliva e qualche ultimo rimasuglio di sperma, che si andarono ad unire alla saliva di prima che ormai aveva ricoperto il mio seno e tutta la mia pancia colando fino al mio sesso, sorridendomi – allora adesso ti senti una vera cagnetta?- io ancora affannata sforzandomi risposi – si padrone la prego basta non ce la faccio più poi come farò a tornare di là cosi conciata- lui rise – non ti preoccupare oggi tu andrai via di nascosto anche perchè siamo solo all’inizio, ti farò vedere quanto sei troietta in realtà- io abbassai lo sguardo aspettando il seguito di quella dominazione cosi selvaggia ed eccitante allo stesso momento .

Fine della prima parte spero vi piaccia, commentate e ditemi se volete il continuo oppure no un bacio a tutti, dopo il commento scrivete si o no per farmi sapere se avete voglia del continuo

Qualche filmati di sculacciate

6 maggio 2010

Vi interessa guardare qualche sfizioso filmato di sculacciate? Sia di uomini che sculacciano donne che di donne che sculacciano uomini? Cliccate qui!

Informazione di servizio: commenti su Perversioni

5 maggio 2010

Buongiorno cari lettori!
Vi devo comunicare che da oggi i commenti scritti sul blog non compariranno in modo immediato, ma solo dopo che io li avrò personalmente approvati.
Cercherò di farlo celermente, purtroppo ci sono molti spammer che inseriscono commenti in lingua inglese su vecchi articoli con promozioni di prodotti vari e questo non mi piace.
Chiedo scusa per l’inconveniente.

Racconti di sculacciata: Spankom, parte 2

4 maggio 2010

Il mio prof di matematica era carente in molte cose soprattutto in autorità e stima di se stesso.
Biascicava alla classe di rimanere in silenzio ma la sua voce era così sottile che c’era sempre qualche studente che, per imbarazzarlo, urlava “ cosa ha detto, parli più forte”.
Quando era alla lavagna per qualche spiegazione, diventava automaticamente il bersaglio di palline di carta. E se si voltava per vedere chi era stato veniva colpito anche in pieno viso.
Non facevano male, almeno non dolore fisico, ma la sofferenza morale era intollerabile e l’orgoglio sul punto di esalare l’ultimo respiro.
Le interrogazioni erano una farsa con gli studenti che si portavano dietro il libro di testo e lo sfogliavano davanti a lui in cerca delle risposte,
Durante i compiti, i più bravi risolvevano i problemi e poi li passavano a tutti gli altri. E se il prof intercettava i bigliettini era così spaventato che si metteva a correggerli nel caso i secchioni avessero sbagliato qualcosa.
Decisi che aveva bisogno del mio aiuto. C’era solo un modo per dargli una mano: usare quello che dall’episodio con mio padre avevo iniziato a chiamare “il mio potere”.
Dovevo trovare l’occasione giusta per parlargli ma non era facile. Quando non insegnava, si nascondeva negli angoli più impensabili della scuola. Faceva di tutto per evitare il contatto con gli studenti. La sua paura, il fatto che fosse una raccolta completa di complessi, mi ricordava papà, o meglio la persona che era prima della rivelazione, dell’illuminazione a suon di sculacciate.
Visto il suo modo di comportarsi fui particolarmente fortunata a beccarlo davanti al bagno degli insegnanti.
Stava per infilare la chiave nella serratura. Il bagno veniva tenuto chiuso dopo che alcune professoresse erano state spiate nell’intimità del cesso da qualche studente con uno spiccato cattivo gusto data l’età e l’aspetto di gran parte del corpo insegnante.
Sta di fatto che dopo quegli episodi il bagno rimase chiuso e la chiave consegnata al bidello che la dava agli insegnanti che ne avevano bisogno.
Richiamai la sua attenzione.
-Professor Jenkins. Posso parlarle. Non le ruberò molto tempo.
Preso dal panico cominciò a girare la chiave ma fece confusione e invece di aprire continuava a muoverla nel verso della chiusura.
Prima fece finta di non vedermi e poi sbiancò quando presi dalle sue mani la chiave.
-Questo è il luogo migliore per parlare senza essere visti. Su mi segua. Non se ne pentirà. Sono qui per aiutarla.
Mi guardai intorno. Il corridoio era vuoto. Aprii la porta del bagno. Lo spinsi dentro. La richiusi alle mie spalle. Lui disse.
-Non farmi del male. Vuoi dei buoni voti…-
Cercai di calmarlo.
-Le farò solo del bene. Non posso più sopportare di vederla così terrorizzato quando è a scuola. Ho la cura per le sue paure, mi stia a sentire…non se ne pentirà.
Mentre parlavo mi godevo le espressioni sul suo viso. Un campionario di emozioni. All’inizio pensava che fossi una specie di maniaca, poi dalla totale repulsione era passato alla sorpresa e infine al convincimento che forse la cosa poteva funzionare. E con quello oltre ad una scintilla malevola, la prima che era mai apparsa dentro il suo sguardo vuoto, anche un coraggio per lui inusitato. Tanto che, strusciandosi le mani disse.
-Io non so cosa dire…solo una cosa. Quello che dici ha senso e anche se non capisco appieno i motivi del tuo sacrificio…insomma per farla breve non vorrei fallire sul più bello, sarebbe il colpo di grazia. Io dovrei fare un po’ di pratica sempre che tu me lo permetta e magari potresti darmi delle dritte. Lo sai è la mia prima volta.
Era già un passo in avanti non degno dell’uomo sulla luna ma dovevo accontentarmi. Lo guardai negli occhi che non erano più piccoli e timorosi e dissi.
-Per me va bene. Quindi se ho ben capito dovrei venire da lei a insegnarle il mestiere. Un po’ singolare ma si può fare. Sono sicura che con un paio di lezioni sarà già pronto per il grande giorno. E’ il caso che venga io a casa sua o ha in mente qualche altro luogo.
Cercò di fare il duro appoggiandosi con la schiena al muro ma il quadretto alle sue spalle, un santo senza nome e martirio, per poco non cadde in terra riportandolo nel mondo degli imbranati.
-Ottimo. Senti…per suggellare il nostro patto…insomma…potrei già fare una prova, se non ti secca, se non hai lezione. Da quando mi hai descritto la cosa ho una gran voglia di provarla…- Comprensibile, pensai tra me e poi mi diressi verso uno degli stalli – Si può fare…ma prima se permette faccio pipì. – Entrai nel cubicolo ma non chiusi la porta. Volevo vedere se si sarebbe avvicinato a guardare. Mi calai i jeans e le mutandine. Mi sedetti sul water. Lui non comparve nel rettangolo della porta. Non diceva nulla io cominciai la lezione.
- E’ buona norma…soprattutto se la punizione è particolarmente dura che la ragazza soggetta al castigo faccia pipì prima di subirlo, giusto per evitare spiacevoli situazioni. Inoltre…ha qualcosa con se…non sono una cinta…o una spazzola…altrimenti dovremo iniziare dalle nude mani.
Lui finalmente diede segni di vita.
-Le nude mani vanno bene.
Io uscii con i pantaloni alle ginocchia, le mutandine al loro posto. Bisogna essere graduali, uno step dopo l’altro. L’educazione punitiva stava per iniziare. Ero un po’ eccitata. In che situazione mi ero messa, non pensavo avrebbe preso questa piega ne, quando ero entrata con lui nel bagno pensavo che sarei finita con la schiena piegata in avanti le gambe larghe e con le mutandine rosa a proteggere il mio culetto dalle mani del professor Jenkins. Da quella posizione, nell’arco delle mie gambe lo vidi prendere una rincorsa ridicola. Sorrisi.
-Non serve darsi troppo slancio. Il colpo migliore è da fermo. E’ una questione di polso. Tipo il tennis per capirci. Un colpo secco vibrato con decisione…su provi.
Il primo non fu ne secco ne vibrato con precisione. Si stampò tra le cosce senza fare granché male. Ero io che da sculacciata davo le indicazioni per far si che mi facesse almeno un po’ di male.
-Ci metta un po’ di grinta o di questo ci metterà una settimana ad arrossarmi il sedere. Uno sculacciatore provetto ci mette al massimo dieci colpi.
Non era vero ma dovevo dargli degli standard alti da raggiungere. Aveva paura di offendere le mie natiche e pensare che erano coperte, se fossi stata nuda dalla vita in giù si sarebbe bloccato. Altri colpi sempre piuttosto ridicoli. Solo l’ultimo punse un po’. Poi all’improvviso un bussare energico. Lui sbiancò. Era una sua collega che voleva usare il bagno.
-Apri…questa storia delle chiavi deve finire. Si può sapere cosa stai facendo lì dentro. Il bidello mi ha detto che ti ha dato la chiave venti minuti fa. Smettila Jenkins con i giornali porno e apri questa maledetta porta – Era miss Gast, l’insegnante di arte. Una vecchia rancida. Jenkins mi guardò mentre finivo di rivestirmi.
-E adesso. Se ti trova qui mi manderanno via dalla scuola. Cosa fare.
Io mi guardai intorno e poi vidi che c’era una finestra in alto sul muro che guardava verso l’esterno.
-Posso uscire da lì. Mi serve solo una spinta.
Jenkins mi aiutò ad issarmi. Io prima di scivolare fuori dal pertugio dissi.
-Va bene se facciamo domani a casa sua per la prima lezione. Ho visto che c’è molto su cui lavorare.
Jenkins aveva ancora il mio sedere a portata di mano e lo sculacciò dicendo.
-Ottimo. Io abito in Green Road al numero 15. Cercherò tutte le spazzole della casa…- Mi fece l’occhiolino una cosa patetica che lo fece sembrare un ‘idiota. Poi andò ad aprire. Non mi godetti la faccia di miss Gast perché ero già atterrata sul prato esterno e stavo rientrando in classe. Mi chiedevo, durante il tragitto come sarebbe finita la storia delle ripetizioni, non potevo saperlo ma di una cosa ero certa avevo riportato la felicità nella vita grigia di Jenkins. Un’altra battaglia anche se piccola per la salvezza dell’umanità, era stata vinta.