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	<title>Sculacciate</title>
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	<description>Sculacciate e altre perversioni erotiche</description>
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		<title>Una durissima punizione</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 10:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filmati]]></category>
		<category><![CDATA[punizione]]></category>
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		<description><![CDATA[La schiava di questo video viene punita in maniera durissima, molto più che sculacciate.]]></description>
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La schiava di questo video viene punita in maniera durissima, molto più che sculacciate.</p>
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		<title>Brenda e la capo reparto, parte 8</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[dominazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua la saga di Giorgio, per chi avesse perso le puntate precedenti, ecco come trovarle: Parte 1 Parte 2 Parte 3 Parte 4 Parte 5 Parte 6 Parte 7 La passeggiata durò tre ore, quando rientrarono si fecero tutte una doccia calda e poi l&#8217; idromassaggio per rilassare tutti i muscoli e riattivare la circolazione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua la saga di Giorgio, per chi avesse perso le puntate precedenti, ecco come trovarle:</p>
<p><a href="http://www.perversionis.com/racconti/racconti/racconti/brenda-e-la-capo-reparto/">Parte 1</a><br />
<a href="http://www.perversionis.com/racconti/racconti/racconti/brenda-e-la-capo-reparto-parte-2/">Parte 2</a><br />
<a href="http://www.perversionis.com/racconti/racconti/racconti/brenda-e-la-capo-reparto-parte-3/">Parte 3</a><br />
<a href="http://www.perversionis.com/racconti/racconti/racconti/brenda-e-la-capo-reparto-parte-quarta/">Parte 4</a><br />
<a href="http://www.perversionis.com/racconti/racconti/racconti/brenda-e-la-capo-reparto-parte-5/">Parte 5</a><br />
<a href="http://www.perversionis.com/racconti/racconti/racconti/brenda-e-la-capo-reparto-parte-sesta/">Parte 6</a><br />
<a href="http://www.perversionis.com/racconti/brenda-e-la-capo-reparto-parte-sette//">Parte 7</a></p>
<p>La passeggiata durò tre ore, quando rientrarono si fecero tutte una doccia calda e poi l&#8217; idromassaggio per rilassare tutti i muscoli e riattivare la circolazione.</p>
<p>Prima però riportarono nelle celle le ragazze ospiti della tenuta ogni padrona riaccompagnò la sua ragazza. Prima di farle rientrare, con la pompa vennero laVATI i loro piedi</p>
<p>La serata trascorse tranquilla e dopo cena si recarono come al solito per fare due chiacchiere e scambiarsi le loro impressioni sulla giornata e prendere il liquore della casa, come era consuetudine in biblioteca.</p>
<p>Successivamente, andarono al letto.</p>
<p>Il giorno successivo dopo la prima colazione, vennero visitate tutte le ragazze che facevano parte del personale di servizio nello studio delle proprietarie della tenuta.</p>
<p>Il tutto avvenne in una mezzora.</p>
<p>Terminate le visite e fatto riprendere servizio al personale, quando le tre amiche furono sole, il medico si rivolse alle due sorelle dicendo loro.</p>
<p>Vi faccio il il certificato per Brenda così facciamo prima, mando il tutto per via telematica.</p>
<p>Poi aggiunse, la vostra società quando chiude per ferie? Dal 31 di luglio e riapre il 1 di settembre.</p>
<p>Bene, voglio Brenda tutta per me per quel periodo, senza discutere, avvisatela!!!!!</p>
<p>Avvisatela lunedì quando riprenderà servizio da voi, non prima.</p>
<p>Come desidera signora dottoressa, dissero le due sorelle, scoppiando tutte e tre in una bella e fragorosa risata.</p>
<p>Verso le 11,00 si recarono in piscina per prendere il sole, come il giorno prima erano tutte completamente nude.</p>
<p>Verso le 12,30 si recarono nelle rispettive camere e si prepararono per il pranzo che venne servito alle 13,30 in punto.</p>
<p>Terminato il pranzo, venne dato ordine alla signora Antonella di far preparare sia Brenda che Brigitte, perché sarebbero ripartite tra poco con le gemelle.</p>
<p>Antonella avvisò poi le sue padrone che i vestiti delle due ragazze erano stati sistemati tutti piegati impeccabilmente nel sedile posteriore della loro BMV.</p>
<p>Bene, grazie Antonella, fai in modo che le ragazze siano alla nostra autovettura per le ora 16, 00 in punto.</p>
<p>arrivò il momento dei saluti, la dottoressa con le altre ragazze, partirono 15 minuti prima delle 16,00 mentre le altre ospiti lasciarono la tenuta alle 16,00 in punto.</p>
<p>Chi si recò loro ad alzare la sbarra, come avvenne per la dottoressa e le altre ragazze, fu la signora Antonella.</p>
<p>Brenda e Brigitte, vennero fatte rivestire prima di salire in vettura ed anche per le sorelle fu Antonella che ripeté il cerimoniale della sbarra.</p>
<p>Le due ragazze vennero accompagnate tutte e due sul luogo di lavoro per riprendere l&#8217; autovettura e tornare a casa.</p>
<p>A Brenda fu detto di presentarsi alla solita ora in ufficio, ma di non recarsi alla sua solita stanza, ma direttamente nella stanza della capo reparto.</p>
<p>Il giorno seguente, si recò in ufficio vestita come voleva la sua capo, con un top a fascia bianco, una mini gonna nera plissettata sandali con il tacco a spillo con il laccetto alla caviglia e gambe completamente nude.</p>
<p>Come arrivò al piano, trovò la sua capo che era già nel suo studio e come la vide, le fece cenno di entrare.</p>
<p>Vieni, vieni Brenda, disse l&#8217; altra donna rivolta alla ragazza ed una volta entrata le mostrò la sua nuova sistemazione.</p>
<p>La capo stava per comunicarle quello che aveva comunicato loro il medico il giorno prima, quando le squillò il telefonino, come vide che era la dottoressa, rispose immediatamente senza però far capire alla ragazza chi fosse.</p>
<p>Brenda sentì solo che l&#8217; altra rispondeva alla persona con cui parlava semplicemente con un, va bene come desidera, sarà fatto non dubiti.</p>
<p>La giornata trascorse tranquilla, una normale giornata di lavoro.</p>
<p>Ed iniziò ad avvicinarsi il periodo delle ferie, la capo reparto rivolta alla sua segretaria le disse: dove pensi di andare quest&#8217;anno in ferie? Ma veramente ancora non ho deciso nulla e francamente non saprei proprio.</p>
<p>Allora lascia che faccia tutto io fu la risposta donna, fidati, ti organizzo io un mese di ferie che mi ringrazierai per tutto il resto della tua vita.</p>
<p>OK, signora, faccia lei, rispose la ragazza.</p>
<p>Bene, rispose l&#8217; altra donna.</p>
<p>Dopo un paio di giorni, comunicò che aveva provveduto lei ad effettuare il tutto e che visto che era che doveva aveva acquistato il pacchetto turistico era l&#8217; agenzia di una sua carissima amica, le era stato dato in omaggio con il fatto che era anche l&#8217; agenzia della società! Rivolta a Brenda disse di portarsi solo un trolley con la roba che lei riteneva indispensabile e basta. Poi aggiunse: non fare domande, fidati e basta.</p>
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		<title>Bellissimo video di caning</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filmati]]></category>
		<category><![CDATA[caning]]></category>

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		<description><![CDATA[A me questo video di caning è piaciuto, a voi?]]></description>
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A me questo video di caning è piaciuto, a voi?</p>
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		<title>Il dolore della sculacciata</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Foto]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle volte la sculacciata può essere davvero dolorosa, no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://3.bp.blogspot.com/-VTAfZDe99iM/TypZGFe-jlI/AAAAAAAAAxw/MJynu6fbD34/s1600/dolore-sculacciate.jpg"><img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 263px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-VTAfZDe99iM/TypZGFe-jlI/AAAAAAAAAxw/MJynu6fbD34/s320/dolore-sculacciate.jpg" border="0" alt="dolore sculacciata" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5704469839104347730" /></a></p>
<p>Alle volte la sculacciata può essere davvero dolorosa, no?</p>
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		<title>Racconti di sculacciata: Fessee 19</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 06:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[battipanni]]></category>
		<category><![CDATA[punizioni corporali]]></category>

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		<description><![CDATA[FESSEE 19 Questa è la storia di Charles Patin. Charles era orfano, sua madre morì nel darlo alla luce. Il padre fece di tutto per crescere bene quel ragazzino vivace, ma era un povero uomo solo. Lo affidò alla signorina Battel ed era questa che si occupava di sculacciare Charles durante le punizioni pubbliche. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FESSEE 19<br />
Questa è la storia di Charles Patin.<br />
Charles era orfano, sua madre morì nel darlo alla luce. Il padre fece di tutto per crescere bene quel ragazzino vivace, ma era un povero uomo solo. Lo affidò alla signorina Battel ed era questa che si occupava di sculacciare Charles durante le punizioni pubbliche. E non passava mese che Charles non si trovasse sulle ginocchia della signorina, seduta in circolo con le altre madri, giù al cortile del lavatoio e prendesse una sonora sculacciata sul sederino nudo.<br />
Però, Charles un pregio ce lo aveva: studiava, studiava talmente tanto che il maestro Vales propose al padre di mandarlo in seminario. Non che avesse la vocazione, per carità, ma là dentro avrebbe potuto studiare a suo piacimento e pure gratuitamente. In seminario, Charles studiò ma la bacchetta del padre correttore esercitava spesso e volentieri il proprio compito sulle terga nude del ragazzo.<br />
Ad ogni estate, Charles ritornava in paese per le vacanze. Tutti si stupivano, ogni anno, di quanto fosse cresciuto fisicamente e di quanto fosse cresciuta la sua cultura. Charles non si fece per niente prete, anzi si mise a lavorare: per anni diede lezioni private ai bambini più piccoli di lui, fece il garzone di bottega, digiunò parecchie volte. I soldi che prendeva gli servivano per l’università. Fu il primo dottore in legge che mai si fosse visto in paese. Fecero grande festa, quando ritornò: c’era perfino la banda musicale al gran completo. Il papà di Charles fu così contento di rivedere il figlio che gli venne un coccolone.<br />
Però, in paese non c’erano molte occasioni di lavoro per un avvocato, e così Charles ripartì di nuovo, dato che ormai non aveva più nessuno là. Ogni tanto si faceva vivo, scrivendo qualche lettera alla signorina Battel: stava bene, gli affari andavano benino, si poteva contentare. Egli girava molto, scriveva, per tutta la Francia: un mese qua, un mese là. Finché all’inizio di giugno del 1924 ritornò al paese. Quanto cambiato da quel Charles che avevano salutato un decennio prima! Sembrava un vecchio, era stempiato ed i pochi capelli che gli rimanevano sul cranio erano bianchi. Per di più, un’orrenda cicatrice trasversale gli deturpava la faccia. Era stata una baionetta tedesca, spiegò lui. Non poteva esser stata  una lama a fargliela, sentenziò il medico condotto: l’acciaio affilato non lascia quel tipo di cicatrice.<br />
Charles andò ad abitare nella casa del padre, un po’ malandata per l’abbandono ma ancora in piedi. Chiamò una squadra di muratori per rimetterla in sesto.  La casa di Charles era piccola, tre stanze più la cucina, il cesso sul ballatoio in comune con un&#8217;altra famiglia, quella di Marcel il carpentiere.<br />
Questo e sua moglie, Pierrette dal naso rotto, aveva la camera da letto proprio in corrispondenza di quella dell’appartamento di Charles, li divideva una sola parete. E nelle sue lunghe insonni solitarie notti, Pierrette lo sentiva urlare come se quell’uomo avesse continuamente gli incubi.</p>
<p>“Lei si è comportato molto male. Va corretto attraverso la penitenza purificatrice. Si spogli!” diceva il Rettore. E Charles si toglieva la tonaca scura da seminarista, l’appoggiava ben ripiegata sul tavolino; si abbassava i mutandoni e si inchinava sull’inginocchiatoio. La lunga, forte bacchetta del padre correttore iniziava la sua opera. Mai meno di 50 e, talvolta, pure 100. Le natiche di Charles si riducevano in pezzi,  cotte e rigate più di una bistecca alla griglia. Eppure, lui trovò la forza di sopportare, di resistere. Così come, tanti anni più tardi, aveva resistito in trincea, fra le bombe, fra i proiettili che fischiavano da tutte le parti, fino a quando non avevano deciso di spedire il suo reggimento al di là del mare, in Oriente.</p>
<p>“Ritengo che sia un’usanza barbara ed indecente! Trattare così dei bambini e per di più in pubblico, di fronte a tutti. Bisogna farla subito cessare! ” Charles era tanto arrabbiato che sbatté i pugni sul tavolo del sindaco. Non ottenne niente, naturalmente: quell’usanza barbara continuò, era tipica del paese. Così Charles si rivolse al Prefetto distrettuale ed ottenne ragione. Un’ordinanza proibì di sculacciare in pubblico i bambini. Ma rimase lettera morta. Ogni venerdì, le mamme si riunivano e proseguivano imperterrite questa gagliarda usanza.<br />
Una sola persona non tolse il saluto a Charles: la signorina Roxane. A lei, ex infermiera crocerossina, faceva pena quell’uomo sfregiato e triste, perennemente arrabbiato. E poi, aveva una curiosità: che cosa gli aveva provocato quell’orrenda cicatrice in faccia? Sembrava come un cordone di carne, rilevato non inciso. Così la signorina Roxane rimase l’unica a frequentare quel mostro pazzoide.</p>
<p>Erano scesi giù dalle rocce, all’improvviso: fitti come l’erba, scuri come formiche. Il tenente era stato colpito tre volte, al petto e alla fronte. Il fucile di Charles si era inceppato, allora lui si era buttato faccia in terra, sperando, pregando che lo credessero morto. Lo sollevarono di peso, prendendolo per le ascelle e lo trascinarono via.</p>
<p>La signorina Roxane gli ricordava, chissà perché, sua madre, quella madre che non aveva mai conosciuto. Era abbastanza anziana ma non vecchia, abbondante di forme e molto molto protettiva; si diceva in giro che curasse piccole ferite, senza che si dovesse aspettare il mercoledì, quando in paese passava il medico condotto. Roxane e Charles si incontravano sempre pubblicamente, per non dar adito a maldicenze. La domenica mattina, quando quasi tutto il paese era a messa, loro due si sedevano nella saletta vuota del bistrot e chiacchieravano, dopo che il padrone aveva servito loro il caffè. Una mattina, dopo l’ennesima conversazione, Roxane si alzò di colpo e corse via dal locale, singhiozzando; Charles, invece, rimase seduto al tavolino, terreo come un morto. </p>
<p>Ridevano, ridevano mostrando i gialli denti marci sulle gengive rosse. E lui piangeva, piangeva come un vitello. Unico sopravvissuto della pattuglia, prigioniero di una tribù alleata dei Turchi in quell’inferno di sabbia e di rocce. Il culo gli andava a fuoco, si asciugò come poté il sangue che gli colava fra le cosce: avrebbe voluto un coltello, un qualsiasi cosa per mettere fine a quello scempio, per ammazzarsi dopo quello che gli avevano fatto. Voleva morire. Ma non morì. Il capo aveva deciso che Charles dovesse rimanere in vita. Schiavo e trastullo per l’eternità. Il nerbo, l’odioso nerbo di bue che calava sulla sua faccia, dopo aver spellato le natiche di Ainèé. Il dolore bruciante, il sangue….<br />
Charles si svegliò tutto sudato ed in preda ai brividi. </p>
<p>Soltanto Roxane sapeva che cosa gli era successo, glielo aveva raccontato lui, e lei ne era stata sconvolta. Non avrebbe detto nulla di tutto ciò ad Amèlie, troppo chiacchierona. No, doveva parlarci di nuovo con Charles, doveva comprendere che cosa era veramente accaduto a quel ragazzo che sembrava un vecchio e che aveva fatto credere a tutti i compaesani di esser un avvocato. Doveva scendere nel pozzo dell’orrore e della sofferenza, ma per scendere in quell’antro segreto doveva toccare lei stessa gli abissi dell’orrore e della sofferenza.<br />
Roxane ordinò ad Amèlie di andare a prendere il battipanni.<br />
BK</p>
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		<title>Schiavetta punita</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:45:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A questa schiavetta succede veramente di tutto. Il video contiene scene di sesso molto esplicite e pratiche un poco bizzarre&#8230;]]></description>
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A questa schiavetta succede veramente di tutto. Il video contiene scene di sesso molto esplicite e pratiche un poco bizzarre&#8230;</p>
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		<title>Cameriere punite</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:36:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Due cameriere vengono punite quando indossano solo la biancheria intima: cliccate qui per visualizzare il video.]]></description>
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<p>Due cameriere vengono punite quando indossano solo la biancheria intima: <a href="http://xhamster.com/movies/1010727/maids_punishment03.html" rel="nofollow">cliccate qui per visualizzare il video.</a></p>
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		<title>Le memorie di uno spanker: Tristana</title>
		<link>http://www.perversionis.com/racconti/le-memorie-di-uno-spanker-tristana/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 09:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presente racconto, davvero molto bello, ci viene inviato da Geronimo. Per tutti coloro che volessero contribuire al blog, ricordo che possono farlo inviadomi il loro racconto a sculacciata76@yahoo.it. Quella con Tristana è stata l’esperienza di spanker più coinvolgente che abbia mai vissuto. Per la verità non solo dal punto di vista dell’amante delle sculacciate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il presente racconto, davvero molto bello, ci viene inviato da Geronimo. Per tutti coloro che volessero contribuire al blog, ricordo che possono farlo inviadomi il loro racconto a sculacciata76@yahoo.it.</p>
<p>Quella con Tristana è stata l’esperienza di spanker più coinvolgente che abbia mai vissuto. Per la verità non solo dal punto di vista dell’amante delle sculacciate e affini ma da ogni punto di vista.<br />
Ma cominciamo per gradi. Forse non vi ho detto che per lavoro devo viaggiare molto, infatti mi occupo della valutazione dei rischi incendio e danneggiamenti degli stabilimenti industriali per una importante compagnia di assicurazioni. Nell’aprile del 1978 stavo per l’appunto visionando una grossa segheria presso il borgo di *******. Il direttore e l’ amministratore delegato, l’avvocato Silla, mi stavano mostrando lo stabilimento appartenente alla famiglia di un luminare della scienza medica scomparso tragicamente due anni prima in un incidente stradale insieme alla moglie, quando incrociammo la proprietaria, Tristana, figlia del compianto Prof. Malombra, così me la presentò con un tono che, ora ricordo, si era fatto improvvisamente serio e velato di preoccupazione, l’Avv. Silla. La giovane donna sui 25 anni, era bella, di una bellezza inquietante e magnetica. Capelli lunghissimi, biondo chiaro, quasi platino, occhi grandi, grigio scuri, sguardo penetrante. La bocca era piccola dalle labbra carnose adornate da un rossetto rosso vermiglio. Mi sorrise lievemente. Un sorriso indecifrabile dolce ed enigmatico al tempo stesso. Me lo ricordo quel primo incontro, come se fosse avvenuto appena un ora fa. Dopo un breve scambio di convenevoli mi allontanai insieme al direttore e all’avvocato. Sapevo, anche senza vederla, che la donna mi stava seguendo con lo sguardo. Ebbene, per di diversi giorni non potei fare a meno di pensarla. Assunsi informazioni su di lei prima da alcuni conoscenti e poi discretamente in paese, ma nessuno seppe darmi informazioni precise. Seppi solo che Tristana era una ragazza molto riservata, raramente la si vedeva in giro. Aveva frequentato l’Università per qualche tempo ma non si era laureata. Sembrava che si interessasse poco della segheria, ma non si sapeva esattamente di cosa si occupasse. Non le si conosceva alcun fidanzato, o comunque, se c’era non lo si era venuto a sapere e certo non era di quelle parti. Non aveva mai legato con la gente di ******* ammesso che avesse mai legato con qualcuno. Di sicuro era bella e sufficientemente ricca, non ricchissima, ma certo costituiva un boccone assai appetibile per un buon matrimonio. Due settimane dopo il primo incontro mi recai di nuovo alla segheria per firmare il contratto di assicurazione. Alla firma era presente anche Tristana. Ebbi un tuffo al cuore. La ragazza indossava un sobrio tailleur grigio antracite. Malgrado i tacchi vertiginosi, senza scarpe non doveva superare ad occhio e croce il metro e sessantacinque. Non parlò mai per tutta la durata dell’incontro ma percepì che il suo sguardo era pressoché costantemente rivolto a me. Non sono mai stato particolarmente bello, alto e ben piazzato in gioventù, ma tutto lì. Che dire? Affinità elettive? Magnetismo animale? per qualche motivo dovevo piacerle. Le donne per me erano e restano un mistero insondabile.<br />
Dopo le firme e il brindisi Tristana mi prese a parte e con una vocina tenue e quasi infantile mi invitò a prendere un tè da lei il giorno dopo. Doveva espormi importanti questioni molto riservate, disse. Io provai ad accampare blandamente (in cuor mio ero ben felice di accettare) qualche scusa circa urgenti impegni di lavoro ma il suo tono di voce più secco e duro del precedente ”- Non accetterò rifiuti-“ sotto l’apparenza della cordialità, mi fecero subito desistere.<br />
Tristana abitava fuori dal paese, in una vecchia villa di metà ottocento in stile neo-gotico che si trovava in uno stato di manutenzione non proprio ottimale, come potei osservare subito con occhio professionale. L’edera stava pian piano avvolgendo l’intero edificio. I muri sbrecciati erano anneriti, forse dallo smog, Tutto l’edificio aveva un aspetto triste e cupo. Il nonno della ragazza, noto re del mercato nero durante la II^ guerra mondiale, l’ aveva comprata per due lire da una famiglia di ebrei fuggiti in Svizzera. Girava voce che quella casa portasse sfortuna ai suoi abitanti. Pare che nel luogo dove era stata costruita avessero bruciato due streghe verso la fine del 1600. Tutte sciocchezze, superstizioni da bifolchi, pensai allora. Tristana ci viveva sola con una anziana governante belga un po’ rimbambita che passava il tempo a sferruzzare a maglia e ad ascoltare musica: per lo più canzoni francesi ed opere di Wagner. Per di più era mezza sorda. Vi lascio immaginare l’effetto dell’equazione sordità uguale musica di Wagner a tutto volume più giradischi polveroso e gracchiante sull’ospite che per la prima volta varcava la soglia di quel luogo. No, decisamente quel posto non mi è mai piaciuto.<br />
Prendemmo il tè in camera di Tristana. La ragazza era in vestaglia, il capo di vestiario era di un tessuto piuttosto pesante per la stagione. Compresi solo più tardi che sotto era completamente nuda. La situazione mi era sembrata piuttosto imbarazzante sin dall’inizio ma mi imbarazzai ancor di più quando la padrona di casa mi versò mezza zuccheriera sui pantaloni. Si profuse in mille scuse ma si capiva benissimo che l’aveva fatto apposta. Scostai la sedia dal tavolo per potermi pulire meglio ma Tristana me lo impedì e nello spazzolarmi energicamente le sue mani finirono per concentrare la propria azione proprio lì. Ad un certo punto come un esperto sub mi fiocinò la murena e la trascinò fuori dalla grotta. Le sua dita della mano destra smaltate di nero afferrarono il mio pene e presero a menarlo su e giù con ritmo lento. Per un attimo bofonchiai “-Signorina Malombra, la prego…-“ poi, quando l’asta sparì nella graziosa bocca della giovane non dissi più alcuna parola comprensibile. Facemmo l’amore furiosamente, Tristana si rivelò una gatta selvatica insaziabile. Mi morse le spalle e graffiò quasi a sangue la schiena e le natiche mentre la penetravo steso sopra di lei. Dopo il sesso si addormentò rannicchiata in posizione fetale. Sembrava una tenera e indifesa bambina. Mi riempii le narici del profumo della sua soffice chioma. Studiai i piccoli seni dai grandi capezzoli puntuti come fragoline di bosco, la perfezione delle ginocchia e dei piccoli piedi e soprattutto il bel culo rotondo e sodo come marmo. La immaginai stesa sulle mia ginocchia, sculacciata a tutta forza mentre sgambettava inutilmente e strillava gemiti e vane suppliche e subito il mio cetriolo si svegliò dal torpore. Mi guardai intorno. Non me n’ero accorto prima ma tutta la stanza era disseminata di bambole. Da ogni angolo, Da tutte le mensole, dalla vetrinetta di un ridicolo mobile dipinto di rosa, centinaia di bambole di tutte le forme e materiali ci guardavano, mi guardavano in modo inquietante. C’era qualcosa di morboso in tutto ciò. Mi rivestì in fretta, ero confuso. Quella donna mi attraeva come non era mai accaduto prima ma nello stesso tempo avvertivo qualcosa d’indefinibile che mi turbava. Poi accadde il fatto che mi legò a Trìstana per i successivi diciotto mesi. Tristana comparve dal nulla. Stava in piedi davanti a me. Si era messa una maglietta viola ma era ancora nuda dalla vita in giù. Mi porse una larga e spessa cintura di cuoio nero. “- Era di mio padre, è con questa che mi correggeva quando mi comportavo male. Sono stata una bambina cattiva , mi devi punire!-“ Non potevo crederci, le mie fantasie su di lei si stavano avverando come se mi avesse letto nel pensiero. “-Cosa ti fa pensare che mi piacciano questi giochetti?-“ “- Lo so e basta -“ Fu la laconica risposta. Un attimo dopo Tristana stava inginocchiata sul letto piegata sui gomiti. Io la cinghiavo sul culo nudo e sul retro delle cosce con forza, con metodo, senza darle tregua. “-Tuo padre te le dava così forti?-“ “- Oh no, pivello, molto più forti, non sai fare di meglio?-“ Colpito nel mio orgoglio presi a sculacciarla più velocemente, senza pietà. Le chiappe erano già rossissime. “-E ti piaceva è vero, brutta sporcacciona?-“ “-Ahiaa! Ahii, sii, mi piaceva! Ahiii, basta!, Ahii, ancora, ti prego, ahii! Mi bagnavo tutta e…Ahi! Ahi! Sono bagnata! Noo! Ahii! Ancora!-“ Il culo si stava riempiendo di chiazze blu quando gettai la cintura e la penetrai ancora, stavolta da tergo.<br />
Dalla scoperta del mio apprezzamento per le sculacciate, all’epoca in cui vivevo dagli zii, avevo avuto solo tre sporadiche esperienze di spanking di cui una con una prostituta. Nulla di lontanamente paragonabile a quello che vissi con Tristana, ovvero la più coinvolgente esperienza della mia vita prima che conoscessi mia moglie, più breve e meno profonda di quest’ultima ma certamente più intensa.<br />
Tristana era una vera attrice, di volta in volta impersonava la scolaretta birichina, la serva negligente, la schiava dell’antica Roma, la ladruncola colta in flagrante. Mano, battipanni, cinghia mestolo, frustino, verga vegetale, corda di canapa, tutto riceveva sul culo rigorosamente nudo e sempre senza pietà. Le sue turgide, morbide chiappe rimbalzavano con tale grazia sotto i colpi che parevano danzare. La ragazza piangeva, gemeva, insultava e supplicava. Aveva una notevole resistenza e si eccitava, molto. Bagnata tra le cosce all’inverosimile non poteva resistere alla tentazione di masturbarsi oscenamente davanti a me, meritandosi ulteriori castighi.<br />
Naturalmente facevamo anche tanto sesso “normale” la sua bocca e la sua fica erano un autentico giardino di delizie, un eden di lussuria. Riuscì anche a convincerla a concedermi l’uso del buchetto posteriore.<br />
Al di fuori del sesso, però, le cose non andavano bene. Raramente uscivamo per andare al cinema o a cenare fuori come tutte le coppie normali. Solo una volta riuscì a convincerla ad entrare in una discoteca. Sembrava apprezzare un poco solo il teatro. Non certo la commedia o il cabaret. Solo drammi a fosche tinte come Macbeth o Amleto. Ma soprattutto quel che non andava era la sua reticenza. Parlava mal volentieri di sé. Era vaga sul suo passato, sui suoi studi, sulle sue precedenti relazioni, su quella strana passione un po’ ossessiva per le bambole. Dei genitori non parlava mai a parte citare i metodi educativi del padre che, a suo dire, l’aveva frustata sul culo nudo fino a pochi giorni prima dell’incidente; e Tristana aveva già 23 anni. Io non insistevo più di tanto con le domande perché sembravano irritarla molto. Però tutta quella segretezza mi mandava fuori di testa. Solo una volta lasciò trapelare qualcosa. Era il giorno del nostro primo anniversario ed a cena avevamo un po’ esagerato nel bere. Tristana era piuttosto ubriaca. “- Sai, ih,ih,ih!-“ quella risatina infantile era davvero inquietante, agghiacciante, direi.”- Il medico mi fa prendere le pilloline gialle per farmi stare buona,ih,ih,ih! Ma io non ne ho bisogno! Non ci sono più mamma e papà a rompere le scatole ih,ih,ih, glielo dicevo di lasciarmi in pace, ma loro…niente. E papà mi dava le cinghiate sul culo…e come gli piaceva! Ih,ih! Poi la macchina è andata giù dalla scarpata…bam!!“ A questo punto si mise a piangere. Io non ero molto più sobrio di lei e non detti troppo peso alle sue parole. Quando poi si spogliò e rimase completamente nuda non trovai di meglio da fare che versarle lo spumante sui seni e sulla pancia e inseguire ogni singola goccia sulla sua candida e serica pelle in punta di lingua. Succhiai il vino dalla piccola coppa del suo ombelico e dimenticai ogni cosa.<br />
Un altro dei suoi misteriosi talenti che mi sorprese era la sua singolare conoscenza dei motori, davvero strana in una donna. Una volta che ci eravamo fermati per strada a causa di un guasto al mio maggiolino fu lei ad individuare subito il problema ed a dare le giuste dritte al meccanico.<br />
Raramente dormivamo insieme e solo dopo molte insistenze da parte mia. Non comprendevo le ragioni del suo rifiuto e avevamo avuto qualche discussione.<br />
Erano passati circa due mesi dal giorno dell’ anniversario e dalle rivelazioni fatte da Tristana sotto l’effetto dell’alcool, quando nel corso di un bisticcio tirai fuori per la prima volta la storia delle pillole gialle. Lo feci senza malizia, senza secondi fini, ma lo feci e subito dovetti pentirmene. “-Dovresti prendere una dose industriale di quelle tue dannate pillole gialle per calmarti!-“ le gridai. Tristana mi fulminò con lo sguardo. I suoi occhi avrebbero voluto incenerirmi tanto erano carichi di rabbia. “. Chi ti ha parlato delle pillole gialle?!, chi?!, parla bastardo?!!- “ Ero basito, stupito da quella esplosione di violenza. Percepì lo sgomento e la paura che si facevano strada dentro di me. “-Ma tu, cara, sei stata tu, il giorno del nostro anniversario e…-“ Non mi lasciò terminare. Improvvisamente i ferri da maglia della governante che assisteva impassibile alla scena comparvero nella mano destra di Tristana. Me li puntò alla gola e cominciò ad urlare “- Bugiardoo! Sei un bugiardo!, vattene subito!-“. Mi allontanai come un cane bastonato. Per una settimana non mi feci vedere. Poi Tristana mi telefonò scusandosi per il comportamento tenuto e aggiungendo che tempo prima, almeno fino a due mesi dopo avermi conosciuto, aveva assunto un lieve antidepressivo, le pillole gialle, appunto, ma che ormai non ne aveva più bisogno. Disse con un filo di voce rotto dai singhiozzi che mi amava. Mi lasciai convincere e tornai da lei. Fu invece l’inizio della fine. I litigi si moltiplicarono. Una volta la sculacciai con rabbia usando la cinta dalla parte della fibbia. Le feci sanguinare le natiche e le cosce. Lei rideva e piangeva mentre la frustavo. Il gioco si stava trasformando in violenza. La lasciai alle cure della governante che mi lanciava continue occhiatacce di rimprovero. Mi sentii in colpa. Da quel momento non la battei più.<br />
Anche i rapporti sessuali si diradarono progressivamente.<br />
I suoi discorsi diventarono sempre più sconnessi, dissociati dall’argomento di conversazione del momento, deliranti. Più che desiderio quel che provavo per Tristana era ormai affetto e pietà, compassione mista a paura. Quella donna era pazza. Alla fine mi risolsi a farla finita.<br />
All’ultimo incontro, quello in cui le spiegai che la nostra storia doveva finire lì, Tristana mi accolse vestita completamente di nero, con i bei capelli raccolti in una crocchia penitenziale. Mancava solo la velina a coprirle il viso e sarebbe stata una perfetta vedova della prima metà del secolo scorso.<br />
Ciò aumentò notevolmente il mio disagio ma non mi impedì di dirle che la lasciavo. Certo non in modo diretto, tirai fuori le solite stronzate sulla pausa di riflessione eccetera, eccetera, e un po’ me ne vergognai, ma la mia volontà non poteva essere equivocata. La reazione di Tristana fu sorprendentemente calma e civile. Disse che da tempo si era resa conto che le cose non funzionavano più tra noi e che la cosa migliore era lasciarsi da buoni amici. Brindammo alle rispettive prossime fortune. Poi Tristana volle festeggiare l’addio in modo degno. In men che non si dica mi aveva tolto i pantaloni, calato le mutande e preso in bocca il pisello. Io protestai che non era il caso ma quando con la punta della lingua prese a titillarmi il frenulo chiusi gli occhi e mi godetti la più bella fellatio della mia vita. Dovevo essermi addormentato perché sognai. Mi trovavo in una stanza buia, o forse era una grotta? C’erano solo delle candele o delle torce, non distinguevo bene, che illuminavano malamente il posto. Mi accorsi di essere nudo, con le mani legate dietro la schiena ed un bavaglio in bocca. Ero inginocchiato davanti ad un ceppo. Dall’oscurità emerse la figura di un monaco con un grande cappuccio a punta che ne celava il volto. Si avvicinò fino a sovrastarmi e tirò indietro il cappuccio. Era Tristana. Il suo viso era deformato da un ghigno beffardo e crudele. Mi afferrò il pene e lo posizionò sul ceppo. Il terrore mi invase. Dal mantello la sua mano destra trasse un accetta. Quando la alzò per calarla sul mio membro virile il bagliore della luce sulla lama mi accecò. Mi svegliai urlando. Mi trovavo nel letto della camera di Tristana. Il mio pisello era sempre al suo posto ma Tristana lo teneva saldamente in mano. Lei mi guardava e il suo sguardo ero lo stesso identico del sogno. La mano destra impugnava un paio di cesoie da siepe con le quali tagliuzzava minacciosamente l’aria. “- Hai fatto un brutto sogno caro?- ” esclamò con sarcasmo. Poi si fece seria. “- Tu puoi andare, “lui” resta con me!-“.<br />
Dev’essere stato l’istinto di sopravvivenza. Con una presenza di spirito che sorprese anche me non le detti il tempo di affondare il taglio, le sferrai un gancio sinistro in pieno viso che la gettò all’indietro. Afferrai scarpe e giacca, dove per fortuna avevo lasciato documenti e chiavi della macchina, e corsi fuori in mutande. Mi precipitai a casa guidando come un pazzo e fu per puro caso che i vigili o la polizia stradale non mi fermarono.<br />
Due giorni dopo l’Avv. Silla mi telefono per fissare un incontro. Mi recai al suo studio il giorno dopo. Appresi finalmente la verità o almeno una parte considerevole di essa. Era stata Else (la governante) ad avvertirlo. Tristana era completamente pazza. Disturbo bipolare, mi spiegò l’avvocato, con incipiente schizofrenia paranoide. Negli ultimi due anni era stata meglio ma ora la malattia si stava aggravando e si era reso necessario farla di nuovo ricoverare nella clinica svizzera dovevano l’avevano curata alcuni anni prima. L’avvocato avrebbe seguito le procedure legali per l’interdizione per conto di alcuni lontani parenti. Fu un colloquio cordiale. L’avv. Sella mi disse quasi sorridendo che la sua cliente non avrebbe sporto denuncia per il pugno magistrale che le avevo rifilato. Le avevo rotto due denti. Poi si fece serio. Il Pubblico ministero aveva sospettato di Tristana per la morte dei genitori. Una perizia aveva accertato che i freni dell’automobile sulla quale viaggiavano al momento dell’incidente mortale erano stati manomessi. Aveva però ritenuto altamente improbabile che quella povera squilibrata fosse stata in grado di compiere un simile intervento meccanico, per cui aveva archiviato il caso. Un brivido mi percorse la schiena, pensai al guasto alla macchina che era capitato mesi prima e alla perfetta conoscenza della meccanica rivelata da Tristana. Trasalii per un attimo. Conoscevo la verità ma non dissi nulla.<br />
“- C’è un&#8217;altra brutta faccenda, ma mi rifiuto di crederci-“ prosegui l’avvocato.”- Tre anni fa da queste parti sparì misteriosamente un commesso viaggiatore. L’ultima volta che era stato visto in giro si trovava in compagnia di Tristana. Sa, comincio a pensare che le dicerie sulla maledizione che pesa sulla villa e i suoi abtanti abbiano qualche fondamento-“. Dopo un paio d’ore mi congedai con la promessa che non avrei denunciato Tristana per il tentativo di evirazione. La ragazza aveva già abbastanza problemi.<br />
Non la vidi mai più. Le ultime notizie su di lei le appresi cinque anni dopo i fatti raccontati. Tristana stava bene, compatibilmente con la sua malattia, ovviamente. Si trovava ancora in clinica e viveva tranquilla nel suo mondo folle ma forse finalmente sereno. Solo una volta aveva chiesto di me.<br />
Ho amato Tristana?. si. In lei c’è una parte di me, in me c’è una parte di lei. Ogni tanto la penso con tenerezza e quasi con rimpianto, devo essere un po’ pazzo anch’io. Talvolta però la sogno e questo proprio non lo vorrei. Nel sogno Tristana è ancora bellissima. Il suo sguardo penetrante e il suo sorriso radioso mi toccano il cuore. Poi all’improvviso, l’espressione si trasforma. Le labbra assumono una smorfia di beffarda ferocia e nella mano destra compaiono due lunghe e affilate forbici. Allora mi sveglio di soprassalto sudato e ansimante.</p>
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