<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>

<channel>
	<title>Sculacciate</title>
	<atom:link href="http://www.perversionis.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.perversionis.com</link>
	<description>Sculacciate e altre perversioni erotiche</description>
	<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 18:02:37 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.6.1</generator>
	<language>en</language>
			<item>
		<title>Sculacciate sexy alla ragazza bionda</title>
		<link>http://www.perversionis.com/filmati/sculacciate-sexy-alla-ragazza-bionda/</link>
		<comments>http://www.perversionis.com/filmati/sculacciate-sexy-alla-ragazza-bionda/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 18:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Filmati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perversionis.com/?p=1450</guid>
		<description><![CDATA[
Bello scherzo!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Zt1nxlBAKn0?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Zt1nxlBAKn0?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>Bello scherzo!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perversionis.com/filmati/sculacciate-sexy-alla-ragazza-bionda/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Lost in punishment, parte 4</title>
		<link>http://www.perversionis.com/racconti/lost-in-punishment-parte-4/</link>
		<comments>http://www.perversionis.com/racconti/lost-in-punishment-parte-4/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 11:38:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perversionis.com/?p=1446</guid>
		<description><![CDATA[Continua l&#8217;eccellente racconto di Arkano. Buona lettura a tutti.
 
RANDAL SAVAGE

(Avviso: Questo capitolo non contiene scene di sculaccuiate o punizioni)
 
Mi chiamo Randal Savage e sono un investigatore privato. In questo momento guardo sconsolato il motore dell&#8217;auto che ho noleggiato. Il cofano è aperto e il fumo che si leva in alto è nero e puzza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua l&#8217;eccellente racconto di Arkano. Buona lettura a tutti.</p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="center"><span style="color: #000000;">RANDAL SAVAGE</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="center">
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="center"><span style="color: #000000;">(Avviso: Questo capitolo non contiene scene di sculaccuiate o punizioni)</span></p>
<p> </p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Mi chiamo Randal Savage e sono un investigatore privato. In questo momento guardo sconsolato il motore dell&#8217;auto che ho noleggiato. Il cofano è aperto e il fumo che si leva in alto è nero e puzza di olio rancido. Non dovevo risparmiare andando da quel messicano con la faccia che aveva più crateri della luna e una pancia che portava a spasso come fosse un&#8217;altra persona. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Mi ha fregato e l&#8217;ha fatto con il sorriso sulla faccia, ammesso che quella ad allargarsi fosse la bocca e non una pustola più grande delle altre. La strada dove mi trovo è una lingua di asfalto bollente che taglia il New Mexico. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Non si vedono segni di civiltà e l&#8217;orizzonte sembra allontanarsi ad ogni sguardo. Prendo il cappello alla texana che proteggermi dal sole e il cellulare con le immagini satellitari che mi hanno condotto qui. Anche se non sembra, a pochi kilometri da qui dovrebbero esserci i resti di una vecchia base militare, chiusa, si dice, in seguito ad un esperimento nucleare sfuggito di mano all&#8217;esercito. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">C&#8217;erano degli scienziati che lavoravano al progetto di una bomba atomica tascabile o qualcosa di simile. Ma io non so qua per fiutare un vecchio guaio del Pentagono, mi trovo in questo dannato deserto perchè è qui che troverò la ragazza che sto cercando. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Si chiama Margareth ed è sparita da casa due settimane fa. Non è scappata è stata rapita. I genitori sono convinti di si, soprattutto il padre un ex comandante dell&#8217;esercito. E&#8217; stato lui a darmi le foto dei satelliti, immagini ottenute grazie a delle sue vecchie conoscenze. E così accomi qui in cerca dei fantasmi atomici di una base che dovrebbe essere stata cancellata dalla mappa e da google hearth ma che così non è. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Dò un calcio alla macchina giusto per rispettare un clichè, controllo che la pistola sia ben assicurata al fianco, insieme ai ferri del mestiere che mi ha fornito l&#8217;ex comandante. Una cesoia speciale per reticolati ostici e un taser ultrapotente che se caricato opportunamente non induce solo ad un sonnellino elettrico. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Inizio la mia marcia sotto il sole. Non mi piace il caldo, durante l&#8217;estate ho almeno tre ventilatori a farmi compagnia e in ufficio, quando non devo ricevere clienti, il mio look è una canottiera e un paio di mutande. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">E anche così il sudore mi ricorpre in fretta e i miei vestiti diventano come la sindone in pochi minuti. Basta una manciata di passi per sentire l&#8217;asfalto attraverso le suole delle scarpe. Mi sposto dalla strada e mi infilo nella desolazione più assoluta. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Non ci sono neanche i cactus e gli avvoltoi, è solo una cartolina desertica, l&#8217;interno di una fornace piena di terra. La fronte mi si sta squagliando come fossi di cera. Gli aloni sulla canotta sono così larghi da sembrare chiazze di petrolio. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Guardo le immagini sul display del nokia e i segni rossi che indicano la direzione. Ad un certo punto questi diventano due x in prossimità di una linea grigia, un recinto di filo spinato che è a guardia dei segreti di questa landa senza vita. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Finalmente, in fondo, vedo luccicare le punte del filo spinato. Sono arrivato alla base. Stando al ex comandante qualcuno ha preso possesso delle vecchie strutture per nascondere delle attività illegali. Anche se non me l&#8217;ha detto il padre di Margareth stava indagando per conto suo su chi poteva aver fatto una cosa simile. Deve essersi esposto e i criminali per mandargli un messaggio hanno rapito sua figlia. La mia altra paura è che ci sia gente dell&#8217;esercito che copre il tutto. Ecco perchè il comandante ha bypassato le forze dell&#8217;ordine e i commilitoni per venire dritto nel mio buco e offrirmi la redenzione. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Ai.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Brutta idea toccare il filo spinato. Sapevo che c&#8217;era l&#8217;elettrica ma volevo essere sicuro. Alzo lo sguardo e mi sforzo contro il sole per vedere quanto alto è il dannato muro metallico. Una bella protezione, attiva e letale per sconsigliare sguardi indiscreti e impedire a chi è oltre di scappare. Una prigione che non dovrebbe esistere e che è qui davanti ai miei occhi facendomi dubitare sempre più di essere l&#8217;uomo giusto per un caso simile. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Sono solo contro un&#8217;organizzazione le cui radici affondano dentro il governo del mio paese. Gente senza scrupoli che rapisce ragazze e che tira le fila di una serie di pericolose attività criminali. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Se fossi una persona con un briciolo di cervello funzionante, girerei i tacchi ma non lo sono e inoltre ho la chiave per entrare lì dentro. La pinza dovrebbe fare al caso mio. Adatta per ritagliarsi una discreta porticina, e passarci attraverso. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Una volta dentro il panorama è quello di prima, la terra sembra anche più arida. Guardo di nuovo le immagini che non mi sono più di grande aiuto. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Non ci sono edifici visibili, solo delle carcasse d&#8217;auto e una roulotte che stando alla linea rossa non dovrebbe distare più di un paio di miglia. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Quella è la mia prima tappa. Non dovrebbero esserci telecamere, sono sicuri di essere fuori dai radar e in effetti questi, nemmeno i più sofisticati, hanno percepito nell&#8217;ultimo periodo attività umane. Force c&#8217;è una specie di schermo anche se è un ipotesi da fantascienza. La mano è sempre vicina alla pistola mentre cammino. Mi fermo solo un attimo per prendere fiato, dalla mia bocca esce aria calda e ho l&#8217;impressione di aver mangiato un pezzo della terra. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Ancora un miglio abbondante e almeno troverò un po&#8217; di riparo nella roulotte, magari anche del cibo o degli indizi per continuare la mia caccia a Margareth. C&#8217;è una piccola collina di sabbia che si alza come la gobba di un dromedario, ci salgo sopra a carponi e dall&#8217;altra parte compare come un insetto metallico seccato dal caldo, la roulotte. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Sono abbastanza vicino da vedere che c&#8217;è del movimento, una figura sta entrando ora nella casa viaggiante. Afferro il taser e scivolo giù dalla collinetta. Non so nemmeno dove trovo le forze per correre, probabilmente le mie gambe si muovono in quella direzione senza sforzo come se la curiosità di sapere chi diavolo è quella figura desse loro la carica. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">In effetti mi sento un po&#8217; come quei pupazzi con la chiave. All&#8217;inizio girano su stessi frenetici e corrono poi, man mano che l&#8217;energia scema, diminuiscono la velocità fino a fermarsi. Io ho il padre di tutti i fiatoni e il cuore che cerca di sfondare il petto come un poliziotto durante una retata quando arrivo vicino ad un palo metallico con un gancio che sembra disegnato da tanto è immobile. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Ed è allora che vedo i fori di proiettili sulla roulotte e trovo anche un bossolo esploso nel terreno. Poi attraverso uno degli oblò della roulotte, noto una ragazza che attraversa il piccolo occhio prima di sprire dove non ci sono finestre. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Non mi sembra una minaccia. Dovrei annunciare la mia presenza. Forse è un&#8217;altra vittima dell&#8217;organizzazione. Forse è Margareth? Sarebbe troppo facile e nel mio lavoro non c&#8217;è mai nulla di facile. Mi affianco alla porta metallica con la grossa maniglia, allungo la mano e la abbasso. Probabilmente da dentro la cosa non è sfuggita alla ragazza e infatti mentre cerco di aprire mi trovo dall&#8217;altra parte qualcuno che fa pressione perchè non ci riesca. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Sento strisciare un mobile da usare per bloccarmi. Grido.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Ferma. Non voglio farti del male. Sono Randal Savage e faccio il detective privato di Chicago. Tu sei Margareth?</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Per un attimo c&#8217;è silenzio poi una voce risponde.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Non so chi è Margareth. E non mi fido di nessuno.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">É chiaramente sconvolta da qualcosa, ha paura che possa farle del male.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Di me ti puoi fidare. Ti tirerò fuori di qui. Ce ne andremo insieme. Lascia che entri.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Ancora attesa poi altro rumore e infine la porta si apre. La ragazza sulla soglia ha un fisico atletico, capelli rossi, un viso ad un tempo ingenuo e malizioso, come i suoi occhi che sono un po&#8217; quelli di una gatta e di una giovane della porta accanto. Noto dei segni vicino all&#8217;ombelico. Mi vede e mi corre incontro e mi abbraccia. Io ricambio ed è così che mi sfila la pistola e me la punta contro.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Mani in alto. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Mettila giù, può partirti un colpo.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Non sarà un incidente. So come usare un&#8217;arma. Mio padre è un cacciatore.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Posso immaginare che sei sconvolta ma sono l&#8217;unico che sa che sei qui e che può tirarti fuori dai guai. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Sconvolta? Sono stata rapita mentre lavoravo a Praga. Sono stata portata qui e un ragazzo con una maschera sadomaso mi ha punita e usata come schiava sessuale. Per non so quanti giorni sono rimasta completamente nuda, sono stata umiliata e se non ubbidivo alle sue richieste mi picchiava. E mi picchiava anche se ubbidivo perchè gli piaceva farlo. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">E poi di colpo, dopo avermi frustata a sangue, sono arrivati dei tizi e l&#8217;hanno ucciso. Hanno fatto sparire il suo corpo.- parla tutto d&#8217;un fiato senza fermarsi tremando nella voce e nelle mani e in quelle dita troppo vicine al grilletto per non preoccuparmi. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-E&#8217; tutto finito.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Ho provato ad andarmene ma c&#8217;è un reticolato, ed è elettrico. Sono tornata qui ma non è più venuto nessuno. Perchè non mi riportano indietro? Ero materiale per desideri ma la persona che li voleva realizzati è morta, uccisa da chi gli ha permesso di trasformare la fantasia in realtà.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Cerco di avvicinarmi per calmarla e prendere l&#8217;arma ma il suo dito pizzica deciso il grilletto.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Fermo o ti apro un buco in testa.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Io non mi muovo ma tu faresti meglio a mettere giù l&#8217;arma. Sono qui perchè so che c&#8217;è una base nascosta in quest&#8217;area dove tengono una ragazza. Ora temo che la persona che sto cercando non sia l&#8217;unica vittima. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Si fanno chiamare MATCH- dice e la canna adesso non trema più ma è sempre puntata all&#8217;altezza della mia fronte. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Cos&#8217;è questa storia dei desideri?</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Non lo so ma sono dei bastardi e hanno i mezzi per fare quello che vogliono. E chi mi dice che tu non ti stai fingendo un detective ma che in realtà sei uno di loro.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Come ti chiami? - provo un nuovo approccio.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Non fare il gentile o mi fai incazzare di più. Ci metto un secondo a spararti. Sii convincente.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Abbasso un braccio rischiando molto, prendo la pinza e la lancio tra me e lei, in terra.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Ho aperto il reticolato con quella. Ho anche delle foto di quest&#8217;area. Questi MATCH non sono invisibili come pensavano. Qualcuno si è accorto di loro. Dal satellite si vedeva la roulotte.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Se si vedeva perchè non siete intervenuti, vi masturbavate guardandomi mentre uscivo nuda a stendere i panni o mentre mi frustava legata a quel dannato palo.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Nessuno ha visto nulla. Non c&#8217;erano movimenti ne persone intorno alla roulotte, pensavamo fosse abbandonata. Metti giù l&#8217;arma e parliamo con calma.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Nei suoi occhi passa qualcosa, una scintilla non più di speranza ma di rassegnazione, mi consegna l&#8217;arma e poi dice.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Mi chiamo Lila e se vuoi davvero aiutarmi c&#8217;è una cosa che puoi fare per me.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Cosa?</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Devi sculacciarmi. Dopo essere stata prigioniera per così tanto tempo, dopo che la mia giornata tipo era scandita dalle punizioni, mi vergogno ad ammetterlo ma mi mancano. Mi mancano le sculacciate. Non ti chiedo niente di pesante. Ho la sindrome di Norimberga.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Stoccolma. Si dice Stoccolma. Se ti fa piacere, se può aiutare a rilassarti lo farò però non ho mai sculacciato una ragazza, potrei sembrarti un po&#8217; goffo, inadatto. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Sculacciami e sii credibile, ordini secchi e colpi decisi. Ne ho bisogno. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">-Va bene.- che richiesta folle, ma sono Randal Savage e questo è il mio mestiere e sono sempre pronto a prendere la situazione in mano. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0.05cm; text-indent: 0.5cm;" align="left"><span style="color: #000000;">Continua&#8230;</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perversionis.com/racconti/lost-in-punishment-parte-4/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Racconto di sculacciate: Inflessibile disciplina</title>
		<link>http://www.perversionis.com/racconti/racconto-di-sculacciate-inflessibile-disciplina/</link>
		<comments>http://www.perversionis.com/racconti/racconto-di-sculacciate-inflessibile-disciplina/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 10:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<category><![CDATA[punizione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perversionis.com/?p=1444</guid>
		<description><![CDATA[Il nostro carissimo amico Geronimo torna a pubblicare un racconto sul blog: buona lettura e grazie all&#8217;autore, bravissimo come sempre!
 Marta è in sottoveste nel soggiorno. Sotto è completamente nuda. Stà aspettando che il marito, Alessandro, giudice emerito del Tribunale di …..si sfili la grossa e pesante cinghia nera con  cui di lì a poco le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro carissimo amico Geronimo torna a pubblicare un racconto sul blog: buona lettura e grazie all&#8217;autore, bravissimo come sempre!</p>
<p> Marta è in sottoveste nel soggiorno. Sotto è completamente nuda. Stà aspettando che il marito, Alessandro, giudice emerito del Tribunale di …..si sfili la grossa e pesante cinghia nera con  cui di lì a poco le sculaccerà duramente le candide natiche e la metà superiore delle cosce secondo i canoni della disciplina domestica a lei da tempo, anzi da sempre, dolorosamente noti. Il motivo per cui viene punita non ha nessuna importanza; è solo un pretesto. La verità è che al marito piace dargliele e a lei piace prenderle anche se odia il dolore e l’umiliazione. E’ contraddittorio? e allora? La vita è piena di contraddizioni e i meccanismi dell’eros restano alquanto misteriosi.<br />
Alessandro è il padre che a Marta è sempre mancato. 50 anni, ben 23 in più della consorte; alto 1,85, sportivo, serio e inflessibile, nel lavoro come nella vita privata. Non ha occhi che per la graziosa mogliettina, impiegata nello stesso tribunale, ma nella sezione civile. Marta è alta 1,62,63 cm circa, è una falsa magra con un bel personalino, un bel visetto. Può passare inosservata alla prima occhiata, non alla seconda. Ad Alessandro piacque subito, e l’approfondimento della conoscenza della giovane donna gli fece capire che era lei che attendeva da sempre, l’unica giusta per lui.<br />
Marta ha il vizio di fantasticare ad occhi aperti, non si accorge dell’ordine del marito che la invita a mettersi in posizione, il chè le costa due cinghiate perentorie sulle cosce.”-Ahii!. Scusa amore, ero distratta!-“ Marta, sei una sciocca, sempre distratta!, questo ti costerà altri 10 colpi, lo sai vero?-“<br />
Marta aveva ripercorso in due secondi la propria vita: la grande severità della madre che l’aveva tirata su tutta da sola. La madre era stata un ufficiale tedesco di stanza alla base NATO che aveva abbandonato il servizio militare per amore del marito, ma l’uomo se n’era andato vigliaccamente lasciandole sole, lei e la piccola Marta di soli di tre anni. Era stata sempre una donna rigida, piena di risentimento e un po’ morbosa nell’applicare alla figlia una disciplina ferrea e inflessibile dove le punizioni corporali erano all’ordine del giorno. Quanti mestoli le aveva rotto sul culetto nudo! Non erano mancati scappellotti e ceffoni occasionali ma era sul povero sedere della figlia che si era sempre accanita. Quando aveva solo 15 anni cominciò ad utilizzare lo scudiscio e con un intensità e frequenza tale da costringere la ragazza a farsi esentare dalle ore di ginnastica per non dover mostrare nella doccia le proprie natiche  perennemente segnate e coperte di lividi. La madre era sessuofobica e le fustigazioni si fecero più dure quando Marta prese a frequentare i ragazzi.<br />
In quei casi le dolci chiappe sanguinavano un po’  ma la ragazza non ne era particolarmente dispiaciuta, cominciò infatti a bagnarsi ogni volta che la madre la picchiava sul culo. Mentre le prendeva, in effetti, era solita ripensare alle scene di sesso con i ragazzi, ai bacetti che davano alle sue chiappe martoriate. Nessuno di loro la commiserò mai, anzi ci fù chi lodò sua madre, probabilmente gli sarebbe piaciuto applicarle lo stesso trattamento. Questi pensieri la ponevano in uno stato di eccitazione snervante che poteva soddisfare solo dopo che la mamma si era allontanata.<br />
Nessun rapporto con quei giovanotti  fu però mai soddisfacente. All’età di 23 anni, poi, la madre si accorse che Marta lo faceva apposta di farsi frustare perché traeva piacere dalle punizioni. Disgustata, non la battè mai più.<br />
Due anni dopo conobbe Alessandro, fu amore a prima vista. Scopavano come ricci, in ogni momento libero (pochi per la verità, soprattutto da parte di Alessandro a causa dei moltissimi impegni di lavoro). La grande confidenza e intimità che subito si creò nella coppia porto entrambi a conoscere profondamente le esigenze di ciascuno. Anche la mamma di Marta prese in simpatia il magistrato ed arrivò a mostrare orgogliosamente lo scudiscio con il quale aveva rigato per anni il fondoschiena della figlia. Si sposarono dopo nemmeno un anno di fidanzamento.<br />
Tra i due si è creato un sottile e magico equilibrio che dura ormai da più di due anni. Alessandro la punisce e Marta accetta le punizioni senza bisogno di legarla. In ogni momento la donna può far cessare il castigo e può cambiare idea all’ultimo istante se non se la sente. Alessandro sculaccia duramente con le forti e grandi mani e con vari strumenti, ma soprattutto con la tradizionale,virile e domestica cintura dei pantaloni.<br />
Marta ama prenderle sode e tante, dover piangere e supplicare clemenza, agitarsi senza però sottrarsi, gridare che non lo farà più, ammirare i segni del castigo sulle chiappe rotonde e turgide che Alessandro adora, ama gli schiocchi degli sculaccioni e delle cintolate, il sibilo del frustino, starsene a culo nudo e passerina esposta in pose sovente oscene o umilianti. Ama soprattutto i propri umori che si liberano, i baci di Alessandro proprio lì, il suo bel cazzo che entra dentro di lei.<br />
“Slasc! Ahia!” La prima cinghiata che accarezza energicamente i globi gemelli di Marta lasciando una striscia rosa carico la riporta alla realtà.  “Te le sei proprio meritate amore! –“ esclama Alessandro. “Si, caro, puniscimi, ma… è tutto qui quello che sai fare? Mia madre me le dava molto più forti!-“</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perversionis.com/racconti/racconto-di-sculacciate-inflessibile-disciplina/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Racconto di sculacciate: La punizione di Chiara</title>
		<link>http://www.perversionis.com/racconti/racconto-di-sculacciate-la-punizione-di-chiara/</link>
		<comments>http://www.perversionis.com/racconti/racconto-di-sculacciate-la-punizione-di-chiara/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 09:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<category><![CDATA[punizioni]]></category>

		<category><![CDATA[sculacciata]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perversionis.com/?p=1442</guid>
		<description><![CDATA[Diamo il benvenuto a Franx che invia il suo primo racconto! Grazie all&#8217;autore e buona lettura a tutti!
Mi presento: mi chiamo Chiara, ho 19 anni, e frequento l&#8217;ultimo anno di Liceo Classico.
Altezza media, magra, terza di reggiseno: sono una ragazza piuttosto normale, cresciuta in una famiglia molto &#8220;liberal&#8221;, dove non ho mai ricevuto nemmeno un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diamo il benvenuto a Franx che invia il suo primo racconto! Grazie all&#8217;autore e buona lettura a tutti!</p>
<p>Mi presento: mi chiamo Chiara, ho 19 anni, e frequento l&#8217;ultimo anno di Liceo Classico.<br />
Altezza media, magra, terza di reggiseno: sono una ragazza piuttosto normale, cresciuta in una famiglia molto &#8220;liberal&#8221;, dove non ho mai ricevuto nemmeno un buffetto, essendo una ragazza tralaltro molto responsabile.<br />
Non è così invece per Francesca, la mia migliore amica, che oltre ad avere un certo caratterino, ha anche una particolare situazione familiare: dopo la morte del padre, la madre si è risposata con un uomo, Andrea, che fin da subito ha mostrato le sue doti educative con la allora bambina; con lo sbocciare dell&#8217;adolescenza di Francesca, e in particolare guarda caso di una sua quarta di reggiseno, le punizioni sono stranamente aumentate: Francesca è ora una ragazza con un fisico invidiabile, e le poche volte che l&#8217;ho sbirciato in biancheria,<br />
Una sera i genitori della mia amica uscirono per un convegno, dove poi sarebbero rimasti a dormire: Francesca colse la palla al balzo, mi invitò da lei, e subito decidemmo di dirigersi alla discoteca.<br />
E li iniziò la prima discussione, perchè lei voleva prendere la BMW del patrigno, mentre io reputavo più prudente andare con la sua Panda da neopatentata, ma con Francesca era impossibile discutere, non c&#8217;era verso.<br />
Arrivati in discoteca, io andai subito dai nostri amici, mentre invece Francesca cominciò a ballare con un ragazzo mai visto prima, ed a un certo punto non la vidi più.<br />
Quando la andai a cercare era sdraiata su un divanetto con il ragazzo, la mano di lui sotto la sua gonna, e quando la tirai per portarla via di lì, mi diede addirittura uno schiaffo!<br />
Esterrefatta, uscii fuori di corsa, intenta ad andarmene con o senza di lei, quando mi raggiunse correndoe pregandola di perdonarla.<br />
Accettai, se non altro perchè aveva la macchina, e poi volle a tutti i costi guidare, nonostante le mie insistenze, perchè sospettavo avesse bevuto.<br />
Non guidava molto bene, e ovviamente accadde il peggio: tamponammo la macchina davanti a noi, e un ora dopo eravamo al commissariato.<br />
Arrivò subito il suo patrigno, che essendo il medico del commissario, riuscì con molto scuse e ringraziamenti a farci uscire subito, e poi ci portò direttamente a casa.<br />
Francesca era terrorizzata: era uscita senza il loro permesso e aveva distrutto la macchina sportiva del patrigno ubriaca, sapeva cosa l&#8217;attendeva, mentre io ero tranquilla, visto che non avevo bevuto, e avevo cercato di fermarla in tutte le sue stupidaggini.<br />
Arrivati a casa, il patrigno ci fece sedere sul divano e cominciò la ramanzina: &#8221; Ma siete matte? andare in quei postacci, e guidare ubriache, ma non temete, perchè la punizione di stasera supererà qualsiasi vostra aspettativa&#8221;<br />
Io protestai: &#8220;Ma io cosa c&#8217;entro? Non volevo prendere la sua macchina, non ho bevuto, avrei voluto guidare io e se non fosse per me Francesca si starebbe ancora facendo sbattere da quel ragazzo! E lei non può punirmi! Se mi tocca la denuncio!&#8221;<br />
Il patrigno guardò Francesca &#8220;Che ragazzo? Ci penseremo dopo. Comunque hai ragione, non ho l&#8217;autorità per punirti&#8221; Mi stupii molto &#8220;ma posso di sicuro punire Francesca&#8221;.<br />
Così dicendo la prese sulle ginocchia e cominciò a sculacciarla sulla gonna, con colpi forti e veloci; Francesca mugolava dal dolore, cercando di resistere, io ero imbarazzata per la punizione impartita di fronte a me, ma ero anche eccitato dal vedere la mia amica in quella posizione di sottomissione, e d&#8217;altronde se lo meritava&#8230;<br />
La punizione durò a lungo, troppo a lungo, finchè Francesca urlando chiese &#8221; ti prego basta, non mi hai mai sculacciato così a lungo&#8221; &#8220;intanto questa è solo la prima delle parti in cui è divisa la tua punizione, poi lo devi chiedere alla tua amica Chiara quandov uole che questo finisca&#8221; le rispose lui.<br />
Io ero incredula: &#8220;Cosa? ma che vuol dire?&#8221; &#8220;Vuol dire che fino a che non subirai anche tu la giusta punizione che meriti, Francesca può anche dire addio alle sedie per un mese&#8221; &#8220;Non intendo cedere ai suoi ricatti!&#8221; &#8220;Beh, le cose stanno cosi: non mi interessa sapere di chi è la colpa e di chi no, ve la dovete vedere tra voi, ma intanto io sculaccerò entrambe, oppure Francesca avrà una punizione decuplicata!&#8221;.<br />
Io non sapevo che fare, quando Francesca, che continuava a subire i colpi del padre, urlò &#8220;Ti prego Chiara, aiutami, poi ce la vediamo tra noi, ma salvami da questo pazzo&#8221;<br />
Io pensai &#8220;Al diavolo! qualche colpo sui jeans non dev&#8217;essere la fine del mondo, la sta massacrando, e poi almeno mi dovrà un favore&#8221;" e gli dissi &#8220;Okay, ci sto&#8221;.<br />
Il patrigno non parve sorpreso. Mi prese sulle ginocchia, mi carezzò il sedere per un attimo, annuendo della sua rotondità, e cominciò la sculacciata; i primi colpi non mi parvero molto duri, faceva molto meno male di uno schiaffo, ma poi aumentò sia il ritmo sia la forza delle sculacciate e sentii un calore sul sedere che mi faceva sentire ogni singola sculacciata.<br />
La sculacciata finì con io che mugolavo e mi dimenavo sotto i suoi colpi, incapace di restare ferma per il dolore. Con un ultimo poderoso sculaccione sulla chiappa destra, Andrea mi fece alzare.<br />
Andò in bagno, prese una spazzola, e tornò nella stanza, squadrandoci &#8220;Bene, adesso vi voglio in mutande per la seconda parte&#8221; tuonò, battendosi la spazzola sul palmo della mano. Ancora una volta protestai &#8220;Cosa? Ha avuto la sua sculacciata, ora basta! E non ho intenzione di mettermi in mutande davanti a lei! &#8221; &#8220;Cosa pensavi?&#8221; mi rispose lui &#8220;che la sculacciata fosse quella del bambino con la nonna, cinque sculaccioni e via? Povera piccola, fai tanto la dura, ma poi non riesci a resistere nemmeno a una piccola sessione con la mano. E quando proverai la spazzola? e la cinghia sul culetto nudo? E poi per colpa vostra ho rinunciato a una notte di sesso con la mia sexy mogliettina&#8221; aggiunge, fregandosene della presenza della figlia &#8220;le vostre nudità sono una magra consolazione&#8221; Ma Francesca non aveva nemmeno fatto caso alla squallida battuta, ricordando con un brivido le volte che aveva subito il morso della frusta sul suo sedere.<br />
&#8220;Francesca, togliti subito la gonna, e piegati sul tavolo, gomiti sul piano e sedere in alto&#8221; la mia amica era riluttante a spogliarsi, ma il padre le ordinò &#8220;Ora!&#8221; e quando se la fece scivolare ai piedi, si scoprì che Francesca&#8230;non portava le mutandine.<br />
Andrea era allibito &#8220;Cosa? Ma stiamo scherzando? Francesca, sei andata in discoteca senza mutande, o forse c&#8217;entra quel ragazzetto di cui si parlava prima&#8221; L&#8217;imbarazzo della mia amica rivelò subito la risposta, e il patrigno si girò verso di me &#8220;E tu bell&#8217;amica che sei, che lasci che questa scema si comporti come una mignotta! Per insegnarvi il senso di responsabilità reciproco, ogni volta che Francesca urlerà, saranno 5 colpi in più per te Chiara&#8221;, e detto questo cominciò a colpirla alternando le due chiappe, le quali erano ormai passate da rosa a rosso vivo.<br />
Francesca resistette fino alla cinquantesima sculacciata, poi cacciò uno strillo in occasione di colpi particolarmente forti o mirati. Dopo il centesimo, urlava senza ritegno, mentre il patrigno, guardandomi soddisfatto, contava ad alta voce i numeri delle urla. Io ero furiosa: &#8220;Francesca ma che cazzo, io ti paro il culo e tu mi metti ancora di più nei guai! Cerca di contenerti!&#8221; &#8220;ahiiaaaaa Chiara non ce la faccio, scusa scusa ahiaaaaaa&#8221; &#8220;Diciassette, diciotto&#8221; contava Andrea, sornione. Io cercai di controllarmi, vedendo il godimento che la mia frustrazione provava nel patrigno e aggiunsi, gelida &#8220;Vorrà dire che dopo faremo i conti, nel vero senso della parola&#8221;.<br />
Un brivido mi scosse il corpo. Mi sentivo dominatrice, nel vedere la faccia impaurita di Francesca alla mie parole, sapendo che avrei avuto il diritto di decidere sulla sua punizione, e di disporre a piacimento del suo corpo.<br />
Andrea mi riportò alla realtà: &#8220;Togliti i pantaloni, spankee ribelle, e piegati a novanta gradi, gomiti sul tavolo&#8221; Mi tolsi i jeans, covando pensieri di vendetta anche sul patrigno di Francesca, che mi poggiò una mano sul sedere, palpandolo, e dando qualche sculacciata preliminare.<br />
Di scatto mi abbassò le mutandine, e prima che mi voltassi disse &#8220;Volevo vedere il colore del tuo culetto, sai, per avere poi un confronto prima-dopo&#8221; dopo di che, iniziò a colpirmi con la spazzola, con forza e a ritmo elevato.<br />
Non aveva niente a che vedere con la mano, la spazzola colpiva indescrivibilmente più forte, con una sensazione di bruciore che non mi sarei mai immaginata.<br />
Il dolore era fortissimo, mentre il patrigno della mia amica mi colpiva su tutte le parti del fondoschiena, godendo di ogni singolo colpo e del controllo sul mio corpo, ma io, con una prova di orgoglio, resistetti e non urlai, mugolando solo versi di dolore.<br />
Quando finì ero stremata, al limite della sopportazione, ma contenta di me stessa, e feci per andare, quando lui mi prese all&#8217;altezza del seno, afferrandone uno e palpando con vigore, e mi costrinse con la forza di nuovo piegata sul tavolo.<br />
Alle mie parole di protesta lui spiegò &#8220;ti mancano quelle bonus, vediamo, 23 urli della tua cara amica, fanno 115 spazzolate supplementari&#8221; e aggiunse, con una punta di sadismo &#8220;Francesca, mettiti davanti a lei dall&#8217;altra parte del tavolo, e voglio che tu, Chiara,la guardi negli occhi, e dopo ogni colpo dica il numero dello sculaccione e  ringrazi la tua amica, dicendo &#8220;Grazie Francesca, per questa sculacciata&#8221;.<br />
Io non volli dargliela vinta, così fissai intensamente negli occhi Francesca, pensando a quello che sarebbe successo dopo: non avevo più dubbi, mi sarei vendicata sulla mia amica nello stesso modo in cui lei stessa mi aveva procurato questo tormento.<br />
Lei era in piedi davanti a me, nuda dalla vita in giù, e io fissavo il suo corpo nudo, il suo pube peloso, il suo seno prosperoso ancora coperto dal top scollato, pensando alle punizioni più soddisfacenti per attuare la mia vendetta.<br />
E poi iniziarono le sculacciate, che furono di gran lunga peggiori della precedenti: Andrea aveva cambiato tecnica, ora dava ogni colpo distanziato dai precedenti, in modo da poter prendere piu slancio. Il dolore, ovviamente, era raddoppiato.<br />
&#8220;Uno! Grazie Francesca, per questa sculacciata! Due! Grazie Francesca, per questa sculacciata! Tre! Grazie Francesca per questa sculacciata!&#8221;<br />
Non ce la facevo più, e mi sostenevo solo grazie al pensiero che dopo ci sarei stata io, dall&#8217;altra parte, così resistetti fino al cinquantesimo, quando cominciai a piangere, per il dolore e lo sconforto. Andrea se ne accorse, e sadicamente aumentò la forza dei colpi, in un crescendo di urla.<br />
Al centesimo si fermò, e disse &#8220;Forse gli ultimi 15 te li vuole dare Francesca&#8221;. Lei disse di no, ma il patrigno aggiunse &#8220;O questi 15, con forza, sulle chiappe di Chiara, o 30 frustate sulle tue. Decidi&#8221; Francesca mi guardò e disse &#8220;Scusa Chiara, ma 15 colpi di spazzolo sono un centesimo di 30 frustate con la cinghia&#8221;. Io ero senza parole per la vigliaccheria della mia amica. In quella situazione mi ci aveva messo lei!<br />
&#8220;Bene Francesca, ora posizionati dietro di lei, e colpisci forte, e tu Chiara, devi ringraziarla e chiederne ancora di più forti&#8221;. Mi rendevo conto che era il suo nuovo giocattolo, la ventata di novità nelle sue punizioni, ma ogni mia ulteriore riflessione fu cancellata dal colpo di Francesca, che non era fortissimo, ma comunque si sentiva, e in più era dato da lei, la ragione per cui ero mezza nuda a 90 gradi! &#8220;Grazie Francesca, ti prego, colpiscimi più forte&#8221;. E andammo avanti così per altri 15.<br />
Prima che mi rialzassi, Andrea mi abbassò le mutandine, per verificare le condizioni delle mie chiappette: erano rossissime, e mi bruciavano oltre ogni immaginazione.<br />
Lo lasciai fare, ma invece di rialzarmele subito dopo, me le abbassò ai piedi, dicendo &#8221; Per l&#8217;ultima parte della punizione non ti servono, anzi, comincia a toglierti maglietta e reggiseno, perchè vi voglio completamente nude. Ora!&#8221;<br />
Io titubai, mentre Francesca si spogliava. Non l&#8217;avevo mai vista nuda. Il suo seno, una quarta abbondante, era ancora meglio di come mi ero immaginata, e capii perchè Francesca era la ragazza più desiderata della scuola: con la mia terza raggiunta per eufemismo, le mie erano sì più sode, ma non erano nemmeno lontanamente belle come le sue. Improvvisamente, tutti i miei pensieri di punizione si focalizzarono su esse, anche se non sapevo ancora come. Ma ci avrei pensato&#8230;<br />
Intando Andrea si era tolto la cintura, e con un colpo sulle cosce mi ricordò che anche io dovevo togliermi qualcosa, cosi mi affrettai a sfilarmi la maglietta e slacciarmi il reggiseno, prima che colpisse ancora, magari sulla mia patatina scoperta.<br />
Ora eravamo l&#8217;una di fianco a l&#8217;altra, due ragazze attraenti di 19 anni completamente nude, ma due tipo diversi: la bellezza morbida delle curve di Francesca, e il mio corpo longilineo; anche i due boschetti erano diversi, il mio più chiaro e curato del suo.<br />
Andrea ci guardò, valutandoci &#8220;Sai Chiara, ho sempre suggerito a Francesca di curare di più la sua fighetta, ma si vede che ai ragazzi che rimorchia in discoteca va già bene così, ma di tette preferisco quelle della mia figliastra, anche se dopo un po&#8217; cominciavo a stufarmi: è bello avere un po&#8217; di carne fresca&#8221; disse ridendo, senza nascondere la sua eccitazione, che d&#8217;altronde era ben visibile all&#8217;altezza della patta.<br />
&#8220;Sarò clemente, ve ne darò solo venti a testa, così almeno posso tornarmene da mia moglie, dopo tutto questo sculacciare&#8230;&#8221; Si avvicinò e prese Francesca di forza, la piegòa 90 gradi e disse &#8220;Non vi conviene urlare, e Francesca sa bene perchè&#8221; detto questo le poggiò una mano sulle tette e le diede la prima scudisciata. Francesca si morse le labbra per non urlare, e mi parve strano, visto che prima non si era fatta remore. Nemmeno quando ero io a pagare i suoi strilli!<br />
Al secondo Francesca urlò, e io capii: il patrigno, subito dopo, le strizzò il seno, torcendo il capezzolo. Doveva fare un male cane.<br />
La punizione di Francesca finalmente finì, con ulteriori suoi strilli, e ulteriori strizzate.<br />
Poi toccò a me.<br />
Andrea, guardando il mio sedere malmesso, disse &#8220;Chiara, vedo che tu stai molto peggio della mia figliastra, se tu vuoi possiamo fare che invece di venti te ne prendi solo dieci, e le altre dieci Francesca&#8221; La mia amica sbarrò gli occhi, io riflettei. Non volevo rovinarmi il divertimento per dopo, nè avere debiti con lei. Chiedi di riceverle tutte e venti, e subii il doloroso trattamento solo una volta, quando mi tradii sull&#8217;ultima. &#8221; Strizzare le tue non è come farlo con quelle di Francesca&#8221;, osservò il patrigno, mettendo a confronto le rispettive dimensioni.<br />
&#8220;Bene ragazze, è tutto, per stasera, io vi lascio qui a confrontarvi e discutere tra voi. Buona serata, e non passate troppo tempo sedute davanti alla televisione!&#8221; sghignazzò, prima di uscire.<br />
Francesca allungò debolmente una mano verso il top, sfinita.<br />
Non ti rivestire, la ammonii io. La sua notte era appena cominciata&#8230;</p>
<p>Franx</p>
<p>Nel caso in cui il racconto vi piaccia, e avessi buoni stimoli per andare avanti, ho messo in cantiere ulteriori tre racconti sullo stesso filone.<br />
Questo era abbastanza classico, ma in seguito vorrei provare nuove cose, in particolare ovviamente un racconto sarà incentrato sulla punizione di Chiara a Francesca, come pronosticato abbastanza chiaramente, la punizione del patrigno riguardo la questione fidanzato, e infine la vendetta di Chiara sul patrigno.<br />
Il primo lo vorrei trattare con tematiche lesbo, sempre riferite al tema &#8220;punizioni&#8221;, il secondo vorrei che fosse qualcosa di particolare, ho già in mente qualcosa, comunque la frizione erotica tra Francesca e il patrigno aumenterà, e forse ci sarà la stessa Chiara, ma non è detto, il terzo invece tratterà di questioni più di dominanza, anche se non ai limiti del sadomaso, che non apprezzo nella sua forma più dura e pura.<br />
Se avete consigli o richieste, non avete che da apporli in calce al racconto. Grazie a tutti!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perversionis.com/racconti/racconto-di-sculacciate-la-punizione-di-chiara/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Racconti di sculacciata: Lost in Punischment, parte 3</title>
		<link>http://www.perversionis.com/racconti/racconti-di-sculacciata-lost-in-punischment-parte-3/</link>
		<comments>http://www.perversionis.com/racconti/racconti-di-sculacciata-lost-in-punischment-parte-3/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 09:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<category><![CDATA[scuacciate]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perversionis.com/?p=1440</guid>
		<description><![CDATA[Il mitico Arkano ci delizia continuando la sua saga di sculacciate. Potete leggere qui la prima parte e qui la seconda parte.
PART 3
LA VERITA&#8217; FA MALE.
   Il ragazzo afferra l&#8217;estremità della maschera e inizia a sfilarsela. Allenta le cerniere sui lati per riuscire a togliersela più rapidamente. Lentamente compare il suo viso, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mitico Arkano ci delizia continuando la sua saga di sculacciate. Potete leggere <a href="http://www.perversionis.com/racconti/racconti-di-sculacciata-lost-in-punishment/">qui la prima parte</a> e <a href="http://www.perversionis.com/racconti/racconti-di-sculacciata-lost-in-punishment-parte-2/">qui la seconda parte</a>.</p>
<p>PART 3<br />
LA VERITA&#8217; FA MALE.</p>
<p>   Il ragazzo afferra l&#8217;estremità della maschera e inizia a sfilarsela. Allenta le cerniere sui lati per riuscire a togliersela più rapidamente. Lentamente compare il suo viso, le parti che Lila non aveva mai visto. Guance secche come vecchie prugne, incassate nel viso. La bocca è l&#8217;emento più florido, le labbra sembrano pitturate con un rossetto vivo, contrastano nell&#8217;insieme di una faccia cadaverica. Si intravedono sotto la poca pelle le ossa. Anche il naso è poco più di una cartilagine. Sulla testa sventola mestamente come un drappo lacero un ciuffo biondo impomatato per tenere alta quella bandiera altrimenti afflosciata. Lila prova quasi pietà per lui. Lo fissa senza nemmeno accorgersi che lo sta consumando con lo sguardo. Indicandolo dice.<br />
-Sei malato?<br />
La risposta e una vergata sulla mano protesa, Lila la ritrae ci soffia sopra. Il nerd fa calare nuovamente la maschera sul viso e con la punta della stecca indica la porta del bagno.<br />
-Entra e fai quello che devi fare - una pausa accompagnata da un colpo al sedere per farle velocizzare l&#8217;operazione - per tua informazione non sono un malato terminale. Non faccio questo perchè ho un mese di vita. Semplicemente sono più magro della media. Lo so sei abituata ai modelli, ai bei faccini. - Tira un lembo della maschera - Per questo la porto, non solo per seguire il copione del sadico.<br />
Lila non dice più nulla, si è abituata a sedersi sul water scalcinato e lasciarsi andare senza più timidezze. All&#8217;inizio non era tanto la nudità, a cui le foto l&#8217;avevano già abituata, a bloccarla ma la consapevolezza di non avere nemmeno quei momenti per se, di essere sempre e costantemente osservata vagliata, punita, derisa e umigliata. Alla lunga quello che pesava come un macigno è diventato un sassolino. Al nerd piace vederla fare la pipì ma non gliel&#8217;hai detto. Era una delle cose che voleva che facesse nei siti, ma Lila che non ha avuto problemi a slinguazzare un dildo su una panchina pubblica, facendolo sparire dentro di se davanti ad una folla numerosa, non ha mai voluto   concedere ai suoi fan qualche scena di pissing.</p>
<p>***</p>
<p>         Il gancio oscilla nell&#8217;aria e sul metallo arrugginito rimbalzano i riverberi del sole. Lila distoglie lo sguardo dalla punta ricurva e tende in alto le braccia. Il nerd da dietro fa passare due giri di corda grezza intorno ai suoi polsi.<br />
Li chiude con un nodo tirando con forza l&#8217;estremità. La canapa gratta la pelle della ragazza che lo guarda storto chiedendo almeno un po&#8217; d&#8217;attenzione. Quando la corda è fissata al gancio sente i suoi piedi nudi sollevarsi per qualche cm da terra. Riesce a mantenere sul terreno solo le dita che annaspano nel tentativo di rimanere in contatto con l&#8217;erba bruciata. Nel muoversi scontra con un fianco il palo e sente il metallo che le brucia addosso. Il sole è più implacabile di sempre. Un&#8217;occhio di fuoco spalancato su di lei e sulle sue sofferenze.<br />
40 frustate per sapere di trovarsi in mezzo al nulla. Non è andata come aveva previsto. Se Lila odia una cosa delle punizioni è l&#8217;attesa, il tempo che intercorre tra le minacce di rito e la prima frustata. L&#8217;idea del cuoio pesante sulla pelle nuda la terrorizza. Il nerd si prepara e lei, girata verso la roulotte. sente solo il doppio schiocco che scortica l&#8217;aria rendendola meno immobile. Poi l&#8217;unico sollievo dal caldo stagnante è portato dal sibilo della frusta. Lila grida e non l&#8217;aveva mai fatto dopo un colpo soltanto.<br />
Gira la testa e vede lungo la spalla la striscia rossa che si allunga verso il centro della schiena.<br />
-Fermati.-implora come se fosse la prima volta. Il nerd si accanisce ancora di più ma nei colpi non c&#8217;è la gioia, l&#8217;eccitazione che accompagnavano i martiri della ragazza, c&#8217;è la paura, l&#8217;angoscia che tutto sta per finire e che non ci sarà ad aspettarlo un arrivederci ma un addio. Frusta senza pietà per cancellare i cattivi pensieri e a mano a mano che la schiena, le terga, le gambe di Lila diventano un ordito rosso su cui i raggi del sole si accaniscono più della stessa frusta, un po&#8217; dell&#8217;eccitazione passata riemerge e la chiavetta si gonfia ed esce dal rifugio di lattex che la soffocava. Lila perde il conto mentale delle frustate.<br />
Le sembra di essere attaccata a quel palo da un&#8217;eternità, di essere nata lì. Teme che possa essere la sua tomba. Il sangue in alcuni punti, dove i nodini sono stati più implacabili, la bagna e scivola lungo le sue curve e si infila tra le cosce come un ruscello di montagna. Il suo corpo, preda di click feroci in internet, si muove convulso frenetico al ritmo della frusta in una lapdance sadica. E ogni volta che è spinta in avanti cercando di evitare i morsi peggiori, il palo arroventato la riporta in posizione, ad esporre la schiena e il sedere a quella dannata tigre dai denti di cuoio. Al 40esimo rintocco finisce e il nerd va da lei, la tira per i capelli, prima di toglierla dal gancio. Ricade in terra nuda e fustigata come una novella Justine.<br />
Ma le sue disavventure della virtù sono solo all&#8217;inizio. Ha fatto una sola domanda e la risposta le è costata il ricamo di dolore che ha sulla pelle. Si guarda le braccia, le gambe, i segni che dalla schiena hanno lambito il petto e lo stomaco. Segue con le dita gli sfregi sul sedere come fosse l&#8217;opera di un&#8217;artista. -Sai già quale sarà la prossima domanda?- chiede arrotolando la frusta e puntandogliela contro.<br />
-Mi stai ingannando, non risponderai mai sinceramente. E forse anche il fatto che poi mi libererai è un trucco, è un modo per farmi soffrire nello spirito oltre che nel corpo.- Avrebbe voluto dire questo ma non ne ha la forza, alza un braccio rigato e dice.<br />
-Con chi hai stretto l&#8217;accordo per portarmi qui e torturarmi?<br />
Questa volta non ci possono essere fraintendimenti. E&#8217; diretta come una frustata. Il nerd sospira, allarga le braccia mentre il pistolino torna nella conchiglia come un piccolo paguro.<br />
-Con uomini molto potenti. Possono far avverare i desideri o distruggerti la vita se non stai ai patti. Io non ho potuto rispettare l&#8217;accordo e adesso pagherò con la mia.-<br />
Lila vuole di più e grida<br />
-Chi diavolo sono? Ho il diritto di sapere chi mi ha rapito. Il tuo desiderio era possedermi ma chi ti ha permesso di realizzarlo?<br />
-Si fanno chiamare MATCH, non so altro. Avevo i soldi per poter usufruire dei loro servizi. Non è semplice soddisfare le tue voglie ed è impossibile che la donna dei tuoi desideri finisca nelle tue braccia. - aspetta un attimo e poi dice con trasporto - Lila ho seguito la tua carriera dal primo servizio all&#8217;ultimo che hai fatto a Praga prima che ti portassero qui. So che hai frequentato l&#8217;università ma non ti sei mai laureata in ingegneria come volevano i tuoi genitori&#8230;-<br />
-Sono onorata. Potevi contattarmi mandandomi un&#8217; email, ho anche il mio blog e la pagina facebbok, invece di farmi rapire.- dice mentre il caldo fa friggere le ferite e lei si sente pizzicare in ogni punto come se dei granchi le strisciassero sulla pelle e affondassero le chele nel suo dolore.<br />
-Ma adesso è tutto finito. Presto sarai libera.-<br />
Guarda l&#8217;orologio, la lancetta grande luccica debolmente. Lo sa. E&#8217; arrivata la sua ora, prima di quanto immaginava. Quell&#8217;orologio gli è stato dato dai MATCH. Gli ricordava il tempo che aveva e quello che rimaneva. Il tempo del suo desiderio. E adesso è scaduto. Da un momento all&#8217;altro tutto finirà. Non sa come e quando sente un ripetersi di click, di armi automatiche trasportato dall&#8217;aria capisce che lo aspetta un&#8217; esecuzione classica. Lila non vede nemmeno chi spara ne da dove arrivano i colpi.<br />
Si getta in terra, le mani sulle orecchie a cacciare quel suono terribile. I bossoli schizzano ovunque. Il nerd viene crivellato da almeno un centinaio di colpi. Due dita saltano nette dalla mano, un occhio viene perforato,  una guancia bucata si sgonfia come un palloncino di carne sotto il lattex ormai a pezzi. Il petto è raggiunto dalla maggior parte dei proiettili.<br />
A Lila, che solleva spaventata la testa, sembra che il ragazzo muoia al rallentatore come in un film con il sangue che crea arabeschi nell&#8217;aria e la caduta che lo separa dalla terra che sembra eterna. E poi di colpo l&#8217;incanto che aveva congelato la scena di morte si spezza e il corpo del nerd finisce sul suolo secco circondato da rivoli di sangue, da pozze rossastre che inumidiscono i ciuffi rachitici di erba. La faccia è coperta da pezzi di maschera, sangue colora di rosso la cerniera che lucica sotto il sole.Lila si avvicina e ha l&#8217;impressione che muova una mano verso di lei ma è solo il pensiero che possa succedere che la anima, proprio come in un film dove la vittima ha sempre il tempo per un&#8217;ultima parola o un&#8217;ultimo gesto.<br />
L&#8217;occhio buono del ragazzo si chiude dietro la feritoia di plastica, l&#8217;altro è solo un orbita scavata dal mitra. Lila si alza con i polsi legati, nuda si guarda in giro. Non c&#8217;è nessuno. Adesso è libera ma è ancora più spaventata di prima.<br />
Cammina a fatica verso la roulotte. La fiancata è coperta di fori e quando entra da questi trapela la luce del sole. Raggi sottili che creano all&#8217;interno una ragnatela di luce. Lila cerca qualcosa per tagliare le corde. L&#8217;hanno abbandonata lì perchè non hanno paura che dica qualcosa, sanno che la sua storia sarebbe folle per essere creduta. E lei, mentre afferra con le mani un coltello in cucina, ha solo voglia di fuggire, di lasciarsi tutto alle spalle. Una lacrima le solca la guancia. Piange per il nerd come se fosse stato il suo ragazzo. Nonostante tutte le umiliazioni il dolore, l&#8217;ultima terribile fustigazione, provava davvero qualcosa per lui. Non sa se è una domanda che si sta ponendo o ubn affermazione del cuore.<br />
Adesso è morto, ucciso da chi l&#8217;aveva aiutato a realizzare la sua fantasia perversa. La corda cede dopo un po&#8217; di pressione della lama i polsi le fanno male, se li massaggia. La prima cosa da fare è trovare dei vestiti. Cerca nell&#8217;armadio del ragazzo. Ci deve essere la roba che aveva quando è stata rapita anche se non ricorda bene com&#8217;era vestita in quel momento. Poteva anche essere stata nuda visto che è stata prelevata durante un servizio. Se non c&#8217;è niente da donna indosserà qualcosa di lui, magari è anche un modo per ricordarlo. Forse dovrebbe anche dargli una sepoltura ma è debole per le frustate e scavare nel terreno è l&#8217;ultima delle sue intenzioni. Trova un camicione e un paio di jeans. Si annoda il primo sopra l&#8217;ombelico scoprendolo insieme ad un paio di frustate. I Jeans le fanno male quando salgono a coprire il sedere a strisce. Sopporta. Ha bisogno di una cintura per chiuderli. C&#8217;è solo la corda, le fa attraversare i passanti come la cinta di un saio e poi la annoda davanti. Si infila un paio di scarpe ed esce. E qui scopre che quelli che si fanno chiamare MATHC non solo compaiono dal nulla per uccidere ma sanno anche far sparire i corpi come non fossero mai esistiti. Sul terreno non c&#8217;è più nemmeno il sangue del nerd, nessun segno che quello a cui ha assistito, fosse davvero avvenuto.<br />
Guarda l&#8217;orizzonte incendiato, l&#8217;aria tremula come sopra ad un barbecue. Inizia a camminare verso la libertà ammesso che possa trovarla davvero in quello sperduto angolo di mondo.</p>
<p>Continua&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perversionis.com/racconti/racconti-di-sculacciata-lost-in-punischment-parte-3/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>In punizione!</title>
		<link>http://www.perversionis.com/foto/in-punizione/</link>
		<comments>http://www.perversionis.com/foto/in-punizione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 08:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Foto]]></category>

		<category><![CDATA[punizione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perversionis.com/?p=1438</guid>
		<description><![CDATA[
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://2.bp.blogspot.com/_ALqxPDnF1vE/TGpFdGUxNVI/AAAAAAAAAZ0/88ZGCLRmTnk/s1600/angolino.jpg"><img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ALqxPDnF1vE/TGpFdGUxNVI/AAAAAAAAAZ0/88ZGCLRmTnk/s320/angolino.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5506289860630099282" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perversionis.com/foto/in-punizione/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Racconti di sculacciata: Finalmente</title>
		<link>http://www.perversionis.com/racconti/racconti-di-sculacciata-finalmente/</link>
		<comments>http://www.perversionis.com/racconti/racconti-di-sculacciata-finalmente/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 10:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

		<category><![CDATA[famiglia]]></category>

		<category><![CDATA[sculacciate]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perversionis.com/?p=1436</guid>
		<description><![CDATA[Il ventre le bruciava da impazzire, il collare le dava un fastidio tormentoso, la lingua secca nella bocca riarsa, le braccia tese erano preda dei crampi, così come le gambe spalancate, gli occhi erano ridotti ad una fessura.
Povera bestiola! La guardavo soffrire ed in me montava la rabbia…verso mia moglie. Era stata lei ad insistere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ventre le bruciava da impazzire, il collare le dava un fastidio tormentoso, la lingua secca nella bocca riarsa, le braccia tese erano preda dei crampi, così come le gambe spalancate, gli occhi erano ridotti ad una fessura.<br />
Povera bestiola! La guardavo soffrire ed in me montava la rabbia…verso mia moglie. Era stata lei ad insistere per far castrare Justine, la nostra gatta. Jo, mia moglie, diceva che Justine andava in amore, che il suo miagolio disturbava la signora del terzo piano. Al diavolo la signora del terzo piano e tutto il condominio! Perché l’uomo deve sempre disporre dei suoi animali? Perché non permettiamo più che la natura faccia il suo corso?<br />
Feci una carezza a Justine: avrebbe capito che almeno uno dei suoi padroni, ammesso e non concesso che un gatto possa avere dei padroni, le era vicino, le voleva bene.<br />
Mi sfogai con mia moglie, la sera stessa a cena ed iniziò l’ennesima lite fra me e lei. Il motivo, l’operazione subita da Justine, non mi sembrava affatto futile. Ci lasciammo immusoniti l’un l’altra.<br />
Il veterinario aveva tolto i punti alla bestiola: era più vivace di prima; l’accarezzai a lungo, disteso sul letto accanto a lei e pareva gradire assai le mie coccole. A differenza di un’altra…femmina (lasciatemi passare l’eufemismo!).<br />
Giuseppina è alta (si fa per dire) circa un metro e sessanta ed appena sovrappeso rispetto alla sua statura (si fa sempre per dire); ha una faccetta simpatica, questo sì, ed un discreto posteriore. I suoi pregi finiscono qui! Non vi faccio l’elenco dei suoi difetti, perché occorrerebbe troppo spazio.<br />
Presi una decisione, niente affatto sofferta. Jo avrebbe pagato duramente per quello che aveva voluto far fare alla mia gatta! All’inizio, forse, le sarebbe pure piaciuto, ma alla fine avrebbe pianto calde lacrime.<br />
A mia moglie piace esser sculacciata, di tanto in tanto; non è che sia proprio masochista, però ha un alto concetto del dolore catartico…e di quello che viene dopo il dolore suddetto. Dopo che aveva il culetto rosso rosso, voleva scopare. Ed io non sempre l’accontentavo. Per puro sadismo.<br />
Ma quella sera avrebbe avuto una lezione con i fiocchi ed i controfiocchi! Mi presentai in camera sua (da qualche tempo dormivamo in camere separate, la spaziosità dell’appartamento, che ci aveva regalato mio suocero, lo permetteva).<br />
Lei non stava dormendo: si era soltanto appisolata. Beh, si ridestò di soprassalto. Anche perché io avevo stretta in mano la bacchetta, quella con cui la sculacciavo prima che ci sposassimo, ed anche dopo il matrimonio se è per questo.<br />
“Che vuoi fare?”, mi domandò con la voce ancora impastata. La colpii sul davanti delle cosce, che teneva sotto la leggera copertina. Strillò come doveva aver strillato Justine, sentendo l’ago della siringa penetrarle sotto la pelle.<br />
“Ma sei matto?” a metà strada fra l’addolorata e la stupita era la sua voce. Jo è sempre stata una donna che non ha mai avuto il senso del ridicolo! “Sì, sì” le risposi sgranando gli occhi, come si dice facciano i pazzi. Volevo credesse che io credessi ch’ella credesse (e scusatemi la colta reminiscenza!). Abboccò con tutte le scarpe, che in quel momento non indossava. Scostò la copertina, si mise bocconi e fu lei stessa ad abbassarsi i pantaloni del pigiama: desiderava il solito giochino erotico.<br />
Cinque anni di rugby, sia pure dilettantistico, nell’Inferno della Mischia mi avranno pur insegnato qualcosa! La mano sinistra aperta le calcò le reni, inchiodandole l’intero corpo al materasso, la destra afferrò la bacchetta più o meno alla metà della sua lunghezza e la kermesse ebbe inizio! Giuseppina pensava che volessi giocare, prodromo ai ludi erotici; scoprì la triste realtà per lei. Si agitò, strillò, maledisse, pianse ma non aveva alcuna possibilità di sfuggire al giusto castigo: ad ogni colpo, io alzavo appena di più il braccio. Il culo di mia moglie diventava sempre più rosso, sempre più striato, sempre più gonfio. Sembrava spuma di gelato di fragola variegato all’amarena, come tonalità di colore.<br />
Era giunto il momento di rinunciare ai mezzi meccanici. Gettai la bacchetta, proprio in mezzo alla schiena di mia moglie e iniziai a sculacciarla. Pacche forti e ritmate: palmo aperto, e giù pesante. Jo smise di strillare, smise di agitarsi. Ma fu scossa da un pianto convulso. Con appena un filo di voce, mi chiese di smetterla, ché soffriva troppo, ché riteneva di non meritare un simile trattamento per una stupida gatta. Rinfocolò la mia rabbia. Credo, oggi ad anni di distanza, di avergliene dati almeno una trentina. Smisi soltanto perché non avevo alcuna voglia di mandarla in ospedale.<br />
Quando mi andai a sedere nella mia poltrona, Justine mi si strofinò addosso riconoscente e mi leccò la mano.<br />
Fu l’ultima volta che sculacciai Giuseppina.<br />
Tre anni dopo, la Sacra Rota concesse l’annullamento del matrimonio. Tornai libero e Justine rimase con me.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perversionis.com/racconti/racconti-di-sculacciata-finalmente/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Cane</title>
		<link>http://www.perversionis.com/foto/cane-2/</link>
		<comments>http://www.perversionis.com/foto/cane-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 08:25:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Perversa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Foto]]></category>

		<category><![CDATA[cane]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.perversionis.com/?p=1434</guid>
		<description><![CDATA[
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://1.bp.blogspot.com/_ALqxPDnF1vE/TGekTbAmsmI/AAAAAAAAAZs/UsydLY4MAwg/s1600/cane.jpg"><img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ALqxPDnF1vE/TGekTbAmsmI/AAAAAAAAAZs/UsydLY4MAwg/s320/cane.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5505549723058483810" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.perversionis.com/foto/cane-2/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
