Zia in blocco

Gennaio 27th, 2012

Questo racconto di punizioni famigliari ci viene inviato da Noemi. Buona lettura.

Suonano alla porta, zia Noemi scende le scale sbuffando: “Arrivo”. Il suono dei tacchetti che indossa riempie la casa.
È molto aggraziata e i suoi quarant’anni sono per lei solo una seconda giovinezza. Si direbbe molto più giovane, il fisico è ben curato ed è sempre molto elegante.
Mauro, vent’anni appena compiuti, suona di nuovo. Zaino sulle spalle, un piccolo borsone, è come molti della sua età.
Svogliato, scontroso e poco rispettoso è stato mandato qui dai genitori incapaci ormai di gestirlo. Sperano nella zia e nei suoi metodi di cui Mauro non è totalmente consapevole.
“Ciao zia”
“Possibile che ci sia bisogno di suonare così?” la zia subito lo redarguisce.
“Come stai zia?”
“Bene, e tua madre dov’è?”
“È andata mi ha accompagnato lei facendomi 2 palle che non ti dico…”, risponde il ragazzo raccogliendo il borsone ed entrando.
“Senti un po’ ragazzino vediamo di capirci subito non ho nessuna voglia di tenerti qui visto quello che combini..”
“Un attimo! ho lasciato adesso tua sorella ..un po’ di considerazione…” risponde Mauro con fare presuntuoso, nonostante la zia continui a parlare..
“Ma considerato che tua madre è mia sorella sono quasi obbligata, perciò ora vedi di sistemarti, la tua stanza è di sopra e togli le scarpe”.
“Si si zia ci vediamo dopo”, mentre Mauro sale, Noemi lo guarda e si sente già un po’ pentita di averlo preso con se.
È sempre stato un bel nipotino e l’idea di metterselo sulle ginocchia per una punizione la alletta, ma non ha nessuna voglia di farsi prendere in giro da quel ragazzino che sembra totalmente incurante di ciò che accade intorno a lui.
“Vedi che tra un ora si pranza Mauro te lo dico adesso”.
“Come tra un po’ si pranza???” si affaccia alle scale
“Questo ti crea qualche problema?”
“Io dico che è presto, do una scaldata al pranzo dopo”
“Non ci pensare nemmeno ragazzino qui si pranza tutti insieme che per te sia presto o no, tra un ora vieni giù!”, la voce è severa e non ammette repliche.
“Ma mica ti servo io per mangiare, allora ieri come facevi?”, Mauro se ne infischia e ribatte ancora mentre sistema la roba e il suo amatissimo portatile.
“Non mi fare arrabbiare Mauro, io non sono buona come la mamma ricordi?”, la zia dal basso non si lascia intimorire.
“Se non me lo ricordassi salterei di gioia, tu che dici?”
La zia in silenzio risale le scale e si affaccia alla porta.
“Impara l’educazione o salterai per un altro motivo”
Mauro fa finta di non aver sentito.
“ok, senti ma da dove la prendo la connessione qui?”
“La connessione?”
“Internet, presente?”
“Dì un po’ che ci devi fare qui con quel portatile? non sei in vacanza e lo sai che da domani cominci le lezioni perciò direi che il pc lo puoi rimettere via” la zia è ferma sulla porta, braccia piegate sui fianchi che le danno autorità; Mauro la guarda come mai prima. La gonna nera e la camicetta bianca con le balze fanno risaltare ogni sua forma.
Non smette di provocarla, anzi la cosa comincia a piacergli.
“Oddio ma che è guantànamo, ti ho chiesto la connessione mica chissacché, devo fare una cosa importante ora…davvero”
“Non sai nemmeno che significa caro mio guantànamo, sentiamo cosa dovresti fare? magari guardare un porno con quel pc?”
“E anche se fosse? che c’è, son proibiti?”
“Qui certe cose non si guardano, alla tua età poi men ché meno, ricorda sei a casa mia e fai ciò che dico io non te lo dimenticare”
“proprio…un’oasi di divertimento, eh senti zia ma non puoi fare così, normale che poi non ci voglio stare, poi adesso fammi fare ‘sta cosa. A dopo”
“Un’ora…meno 10 min da adesso, a dopo”, la zia esce e lascia Mauro solo che spazientito parlotta tra se e se .. “Oddio che piaga….è pazzesca e rilassati un attimo dico io”.
La zia nel frattempo arriva nel grande salone. Fabio, un bell’uomo suo compagno ormai da tempo, l’abbraccia affettuosamente.
“Quel ragazzino è davvero pesante.. non lo sopporto già più”
“Noemi andiamo lascialo in pace.. ha 20 anni è normale che si comporti così”
“non è normale per niente Fabio.. e mia sorella non è capace di imporsi”. Dalla stanza improvvisamente arriva una musica assordante.
“Noemi lascia perdere tua sorella e pensa a come debba sentirsi lui”
“come deve sentirsi? È un degenerato lo senti la musica a che volume è?? adesso vado su e lo cazzio”
D’improvviso sale le scale e sbatte la porta della stanza!
“Si può sapere che razza di musica è? vuoi abbassare per favore?”. Mauro è sdraiato sul letto ancora con le scarpe.
“Adesso l’abbasso, anzi basta che chiudi la porta ok?”, la zia esce dalla stanza e quando ritorna poco dopo ha tolto la corrente solo da quella stanza
“Non esiste che ti comporti così ragazzino”
“Ma quale è il problema??? Ma non va bene niente”
“Non va bene che fai l’arrogante questo non funziona sei ospite ma te ne freghi e questo atteggiamento non lo tollero”
“Non è vero ho già sistemato”. Si blocca Mauro, è intimorito dallo sguardo severo della zia; ma nonostante questo la rabbia esplode.
“Ma allora che mi hai ospitato a fare?? Te l’ho chiesto io?”, urla.
“Leva le scarpe dal letto! Te l’ho detto perché sei qui, devo ripetermi?”
“Fa come ti pare ma riattacca la corrente”, la zia continua a guardarlo severissima, uno sguardo che non si abbassa.
“Vedo che non ci siamo capiti abbassa i pantaloni, adesso è l’ora della punizione, ti aspetto giù”. La zia si gira e se ne va, Mauro resta un attimo senza capire .
“zia!!”, Mauro urla per farsi sentire e si affaccia sulle scale.
“Forse non hai capito Mauro abbassa i pantaloni e vieni giù subito”, la voce è risoluta e decisa.
Mauro cerca la via della riconciliazione e abbassa i toni.
”Ok hai un po’ ragione, ma cerca di capire è stata una giornata difficile; almeno oggi, domani prometto che parleremo con calma ok? ti va? eh?”
“Mauro tutto quello che vedo, te lo ripeto, è un ragazzino arrogante; adesso vieni giù”. La zia apre un cassetto e prepara la riga che si passa tra le mani soddisfatta.
Sa che sarà una lotta e deve vincere a tutti i costi per avere il rispetto e la sottomissione del nipote.
“Ma dai…facciamo dopo pranzo con calma zia”, arrogante rientra in stanza e chiude la porta
Fabio che sta seguendo la scena sorride a Noemi e la provoca: “Ti sfida, ora che fai?”.
Noemi risale le scale lentamente, e riflette. Toglie un mazzo di chiavi dalla tasca e chiude il nipote in stanza con tre mandate.
“Sai cosa Mauro.. sei anche sciocco perché ci perdi solo tu .. sei senza corrente, senza un bagno, e senza cibo.. e la chiave sta da qs parte, perciò sei ufficialmente chiuso dentro; chiama quando ti stanchi”, poi silenzio.
Mauro mormora sottovoce: “Sta stronza!!”, la zia dal canto suo ignora e scende di nuovo.
Il tempo scorre inesorabile e passa l’ora di pranzo così come quasi tutto il pomeriggio.
Mauro comincia a non farcela più e chiama: “Zia!! ZIAAA!!! vieni su o no? devo dirti una cosa”, nessuna risposta, solo silenzio.
Passa ancora molto tempo, la stanza ormai è buia.
Mauro spazientito e frustrato prende a pugni e calci la porta urlando “ZIAAAAAA!!!! apri questa porta che devo dirti una cosa??” ancora solo silenzio, ormai è ora di cena.
“Ma avrò fame tu che dici??? Adesso chiamo la polizia, il gioco è bello quando dura poco!!!”, sfinito Mauro attende.
La zia riapre la porta: “hai finito? o dobbiamo continuare?”
Mauro sorpassa la zia e corre al bagno, “No no ho finito, ti sei ricordata che ci sono ?”.
La zia scende e si siede vicino a Fabio a guardare la tv, tranquilla come se nulla fosse accaduto.
Mauro cerca di andare in cucina ma ovviamente trova la porta chiusa.
“Zia???!!! mi apri?”
“Non urlare Mauro!”
“Dai… facciamo pace”
“Abbiamo un conto da sistemare quando l’abbiamo fatto avrai tutta la mia attenzione”
“Zia???!!! ma che dici.. dai..”
“Abbassati i pantaloni Mauro e metti le mani sul tavolo”, la zia ordina restando seduta immobile.
“Ma zia… io.. ok scusami tantissimo avrai anche ragione ma non può iniziare così”
“Mauro non ti voglio sentire o fai come ti dico o per me puoi tornare in stanza”
“Senti io zia… mi vergogno e lo sai non le ho mai…prese.. facciamo così stavolta mi perdoni e mi dici bene le regole, perché tu non me le avevi dette!!!”
“Certo si vede che non ne conosci nemmeno una! avesse mai alzato tua madre una mano su di te non saresti l’arrogante che sei.”
Fabio interviene: “Noemi lascia stare la madre!”
“Ok ok, allora da adesso le regole le detto io perciò fa attenzione!”
“Ecco se me le detti le saprò…..”
“…e le mie adesso sono mani al tavolo e calzoni giù”
“Che..palll…ma se sei acida di tuo…o nervosetta…oggi io che c’entro scusa eh?! mi dici che ho fatto?”
La zia non si muove e attende.
Mauro testa bassa non si arrende, “Dai….ho paura….ecco sono pentito davvero.. zia che cosa vorresti fare?”
“Fai come ti ho detto Mauro o puoi tornare nella stanza te lo devo ripetere?”, la zia non perde la pazienza e continua caparbia; mentre in Mauro esplode la tensione: “Ma cosa mi fai??? prima mi dici che mi aspetta…”. La zia tace e Mauro urla: “Tu mi vuoi sculacciare!!”, indica la riga sul tavolo, “Ma quella non la usi ok? con le mani è già tanto”
“Mauro mani al tavolo e calati i calzoni”, il ragazzo mette le mani al tavolo ma non smette di essere provocatorio: “Uff….mi hai rotto però… e ora? sei contenta? parliamo ora?”
La zia lentamente si alza, “Hai abbassato i pantaloni?”
“No..”, sussurra.
“bè fallo, o devo farlo io?”, il tono è duro.
“mmm premurosa!!! sento già male al culo….dai zia..”
“Stai solo peggiorando le cose Mauro”, la zia gli gira intorno aumentando la tensione.
“Zia!!! non ti avvicinare”, si gira di scatto e vede la zia pericolosamente vicina.
“Metti le mani al tavolo”, dice la zia indicandolo.
“Sei troppo arrabbiata ora…mi farai male”
“Metti le mani al tavolo quante volte lo devo dire?”
Silenzio teso mentre Fabio guarda tutta la scena.
“Ok…OKOK!!! ecco le metto”, Mauro si rimette in posizione e la zia in un sol colpo gli abbassa pantaloni e mutande.
Il ragazzo ha un fremito e sente tutto il peso dell’imbarazzo. Trema un po’.
“questa è la prima regola Mauro”, la zia inizia la predica, ha preso la riga e se la passa nelle mani.
“Quale zia?…” chiede intimorito il ragazzo. Non c’è più arroganza solo molta paura.
“Ti avrei lasciato le mutande se avessi obbedito subito”
“Io ti chiedo scusa, ma ti prego…”
“Ma siccome non sei stato capace..”
“…inizia con le mani..”
“C’è voluto l’intero pomeriggio Mauro..”
“Mi farai male?….no noo”, la zia fa ben vedere ad Mauro la riga.
“Non hai sentito che ho detto??le mani..zia..”
nemmeno in questa occasione riesce a non essere presuntuoso.
“La seconda regola è mettersi subito in posizione, impara Mauro e ricorda, sono 10 per ogni no che dici. Ora dimmi mio caro,
“Quanti ne hai detti fin ora?” la zia sorride beffarda.
“Zero zia, zero”, secca improvvisa e dolorosa arriva la prima rigata sul sedere di Mauro. Il ragazzo sussulta e geme.
“Non dirmi bugie”
“ahiaaa che male”, il ragazzo si divincola
“Resta fermo con le mani sul tavolo”
“Impossibile..”
Fabio nel frattempo osserva tutta la scena con aria vagamente soddisfatta.
“Terza regola più ti muovi più aumentano”
“Ma dovevi dirmele prima!!”, Mauro si porta le mani al sedere.
“Sedere in fuori e allarga le gambe”, ordina la zia dandogli un leggero schiaffetto sulle mani, “quarta regola, via le mani”.
“Si zia…” ormai Mauro è in soggezione, l’imbarazzo è tanto e ora sa con certezza che la zia fa sul serio.
“Hai qualche domanda?” chiede sarcastica la zia..
“Si zia…” il nipotino non perde occasione: “mi scusi?”
“Per ora no..”, e senza avvetire parte con 5 colpi. Precisa colpisce in mezzo.
“ahiaaaa, ahhh, AHHHIOOO basta basta…”
“Qualche altra domanda o inizio?”
“Fa come ti pare…ma piano!..”
“Bene allora adesso voglio che le conti ad una ad una partiamo da 50″
“Ma zia aspetta.. 50??!!”
“Ti sei comportato malissimo oggi..”
“Dai non scherzare!! ti prego me lo fai viola…”
“Mauro come credi di esserti comportato?”
“Male zia….male ma sono pentito ora..”
“Esatto male” altro colpo Mauro conta “uno!”
“Come credi che mi senta io che ti ospito qui? pensi che ho voglia di farmi prendere per in giro da mio nipote?”
“No zia…forse..ho esagerato”
“Esatto!”, parte il secondo colpo, ” e.. senza forse” terzo colpo.
Mauro sussulta e fatica a stare in posizione. Il sedere già brucia un po’ “ahiaaa ahhh.. ma non è colpa mia!!”
” .. ed è colpa tua!” sei colpi di fila senza preavviso
“ahiaaaa AHHHH” Mauro urla e piega le ginocchia
“Conta, non ti sento contare!! devo ricominciare?”
“No, fanno malissimo!”
“Da adesso lo sai ora stai su con le ginocchia, parto e non mi fermo”. La paura si impossessa del nipotino che si divincola ma non lascia il tavolo. “Fermo e conta” la zia riposiziona il sedere di Mauro.
Trenta colpi ben assestati fanno diventare il sedere del ragazzo di un bel color rossastro.
Mauro cerca di contare ogni colpo ma il dolore e il bruciore sono così forti che vengono alternate urla ed implorazioni.
Quando la zia si ferma a trenta, il ragazzo è ormai in lacrime ma sente anche che c’è una sensazione nuova.
Questa punizione non gli è poi dispiaciuta molto, ed il suo corpo non lo nasconde.
“ahiaaaa ,AHIAAA, basta ti prego!!! fa malissimo…”, le mani sfregano sul tavolo cercando di ancorarsi come se ciò potesse mitigare il dolore.
Fabio che dal fondo della sala ha osservato tutta la scena, ferma la mano di Noemi che sta ripartendo sul povero sedere già martoriato.
“Noemi è la prima volta per lui, lascialo adesso”. Mauro non ferma le lacrime che impietose scorrono. Singhiozza e implora.
“ahhhiaa…basta zia..” si tocca il sedere e la zia prontamente lo schiaffeggia
“Non toccarti”, altro colpo.
“Fa molto maleeeee”
“Allora ascoltami quando parlo!”
“si zia, ma sto piangendo anche” Mauro perde il controllo e grida “non ti basta!!”
La zia fa partire un altro colpo: “non urlare!”
“dai ziaaahhhia!”
“Non devi urlare!”
“Basta però.. ok non urlo!”
Fabio a qs punto toglie la riga di mano a Noemi ” forza, non ce la fa pi�, basta”
La zia si arrende “Mauro ringrazia Fabio, senza di lui erano ancora 20!”
Mauro lentamente si alza “oddio che male” ha paura a toccarsi “grazie fabio..”
“adesso mettiti in ginocchio contro il muro” ordina la zia
Mauro resta un attimo interdetto ” ma zia.. che dici dai.. me le hai date… è finita..”, la zia spinge il ragazzo contro il muro
“forza mettiti giù, è appena iniziata!”. Mauro si mete in ginocchio e la zia lo sistema lasciando esposto il sedere che ha un bel color peperone. Il ragazzo è imbarazzatissimo tutto si aspettava fuorché questo; la zia continua: “chiunque entra in questa casa deve vedere bene
che le hai prese!!”
Mauro è incredulo: “dai zia.. scherzi?”
“contro il muro!”, la zia è categorica!.
“Non puoi zia!” Noemi si muove silenziosa e riprende in mano la riga.. “Devo ripartire?”
“No no.. mi ci metto..” il ragazzo si inginocchia dolorante con le mani sul sedere “brucia zia..”
“Via le man dal sedere, al brucia ci pensiamo dopo, ora mani lungo i fianchi..”
Mauro è rassegnato: “ok…”
“Ti dico io quando alzarti!”
“Fa malissimo zia…ma quanto ci devo stare?”
“Mauro fai silenzio e guarda il muro!”
“Tu dove vai zia..?”
In totale silenzio la zia lascia il nipote e osserva quel sedere rosso orgogliosa di come è finita. Stanca si siede davanti alla tv abbracciando il compagno.
Passano due ore, è ormai quasi mezzanotte quando la zia si va a preparare.
“Mauro alzati…va in stanza spogliati e aspettami seduto sul letto…” ordina
“Ma che.. che vuoi fare ancora?” il ragazzo è sfinito.
“Ancora non hai imparato ad obbedire? mi sa che dobbiamo ricominciare?”
“Ok ok ok vado”.. dolorante e imbarazzato si alza e si dirige in stanza.. ha paura di ciò che lo attende, ma ha anche voglia di scoprire cos’è. La zia, in fondo, gli piace davvero. Coprendosi come può fa le scale, inciampando di continuo cerca di raggiungere il posto dove potrà ripensare a tutto questo e trarne un po’ di piacere.

The Upper Floor

Gennaio 26th, 2012

The Upper Floor è un sito molto interessante, dove alle schiave vengono impartite lunghe e dolorose sessioni di addestramente, condite con tanto sesso: cliccare qui per vedere il sito.

Fessee 18

Gennaio 25th, 2012

Non era certo la prima volta che la vedeva, ma era di sicuro la prima volta che la guardava così da vicino: morbida fessura rosa, avvolta da una folta peluria nera; fragrante, fresca, invitante… e lui ce lo aveva infilato il suo coso, con sommo godimento. Per fortuna, lo aveva sfilato un attimo prima che buttasse fuori tutta quella roba biancastra. Ma lo aveva fatto soltanto perché glielo aveva chiesto Camille; se fosse stato per lui, ce l’avrebbe lasciato per l’eternità.
E, adesso, pagava lo scotto. Quella streghetta aveva rivelato alla sua padroncina tutto quello che avevano fatto insieme, laggiù nella serra; e la zia aveva pensato bene di uscire per andare a far compere, lasciandolo solo…non che monsieur Jerome oppure la zia sarebbero stati più teneri, ma, almeno, non avrebbe dovuto subire l’onta di essere sculacciato dalla cugina!
Alphred si contorse ancora una volta. Si era giurato che Camille non avrebbe avuto la soddisfazione di sentirlo gridare e cercava in tutti i modi di mantenere il giuramento. Di sicuro, era difficile: quello che la cugina stava adoprando, gli martoriava il culo ed, se dava una sferzata più forte, il nodo lo andava a colpire pure davanti, proprio alla base del coso che, strano a dirsi, si stava alzando ed irrigidendo. L’altra Camille, che gli stava davanti tenendogli ferme le braccia, se ne accorse e fece appena un sorrisetto. L’ultima sferzata coincise con un nuovo fiotto. Camille lasciò andare i polsi di Alphred; sarebbe stato il proprio turno, adesso.

Lei era stata picchiata per aver comprato un solo, misero cappellino; perché Arletty l’avrebbe dovuta passare liscia? Forse che sua figlia era meglio della matrigna? No! anche la ragazza avrebbe dovuto provare il frustino, avrebbe dovuto sopportare quello che era stata costretta a subire la moglie di suo padre; ovviamente, fino a un certo punto però… l’incesto è un peccato mortale! Brigitte si passò la lingua sulle labbra, soddisfatta vedendo tornare il marito con la lunga bacchetta in mano, Arletty, invece, si sentì imperlare la fronte. Quando papà aveva quell’espressione, c’era poco da scherzare. Sperava soltanto che la presenza di Brigitte gli avrebbe fatto frenare il braccio. Non fu così. La ragazza se ne accorse fin dalla prima bacchettata; si rimproverò di non aver pensato a mettersi qualcosa, magari un’imbottitura, sotto la gonna, di aver lasciato, invece, le semplici e fragili coulottes. Un fischio e un tonfo, un fischio e un tonfo per dieci, cento, mille volte; una smorfia di dolore, per dieci, cento, mille volte. Ad Arletty, faccia al muro, culo proteso all’infuori, pareva non dover finire mai

Non si trattava del solito servizio, di questo era sicura. Non c’erano né l’enteroclisma grande né la peruccia di pulizia piccola, in quella stanza. Che cosa voleva da lei, dunque, la signora? Quando Roxane glielo spiegò, Amèlie rimase turbata: figuriamoci, lei non aveva mai neppure avuto figli. Ma comprese, comprese appieno: Roxane si trovava nella sua stessa condizione. Nell’armadio vi era un coacervo di cose, per lo più inutili. Un vecchio colino per poco non le cadde in testa, quando aprì l’anta; alla fine lo trovò: era dalle grandi pulizie pasquali che non era più stato adoprato. Pesante, dalla grossa pala, robusto. Sarebbe andato bene, più che bene. Amèlie tornò in camera da letto, stringendone il manico con entrambe le mani, manico troppo grosso per le sue, pur lunghe, dita. La signorina si era già preparata: un cuscino sotto il ventre, al centro del letto, le mani avvinghiate alle aste della spalliera, la camicia tirata su fino alla schiena; voltò la testa dall’altra parte, non appena vide entrare Amèlie. La matura serva si piazzò a gambe larghe accanto al letto e levò ben in alto, sopra la testa, il grosso battipanni.

Non resisteva più! Ma lui le aveva appoggiato il pesante e muscoloso braccio proprio sopra le reni, immobilizzandole il corpo con il suo solo peso; e la destra, aperta come una paletta, seguitava a percuoterle le chiappe nude. E non smetteva più. Jo provò a divincolarsi: invano! Georges la sculacciava di buzzo buono, come non aveva mai fatto prima, quelle poche volte che lei glielo aveva concesso e seguitava, seguitava, seguitava. Tutta quella parte del corpo di Jo, strano a dirsi!, era diventata insensibile per il gran dolore. Lui si fermò, lei sperò. Ma era soltanto per riprender fiato, entrambi. Il braccio tornò ad alzarsi e tornò ada abbassarsi: la musica era ricominciata!

Pierrette era più che soddisfatta. Per esser piccolo, lo era davvero: mica grosso come quello di Jean. Però, era quello di suo marito, dell’uomo che aveva scelto di fronte a Dio e di fronte agli uomini! Ed aveva pure provato piacere, piacere non solo fisico. Quell’attimo di passione valeva bene il prezzo che lei stava per pagare! Non c’era neppure bisogno di levarsi le mutandine, per lei: quelle giacevano neglette al centro del letto disfatto. Serrò le ginocchia con le dita: era pronta! La cinghia di Marcel sibilò nell’aria…

La padroncina non le aveva mai fatto così male prima; colpa sua o colpa di quel pezzo di corda che stava adoprando? Una corda grossa grossa, spessa tanto tanto, che si abbatteva senza tregua sul deretano, come prima si era abbattuta su quello di Alphred. E faceva sempre più male; sembrava fatta di fuoco, non di canapa. Ormai la rigida crestina bianca che teneva tra i capelli era scivolata via, la faccia di Camille, guancia appoggiata sul tavolo, doveva esser rossa quasi come il posteriore, bersaglio della corda e quel pesante nodo all’estremità, che, a seconda della violenza con cui veniva vibrato il colpo, andava a percuotergli l’interno delle cosce…atroci pizzichi che mordevano la pelle sensibile.

La tedesca aprì le dita e la claquette cadde a terra. Arletty si rialzò di colpo. Pure questa umiliazione le mancava! Era stato suo padre, proprio suo padre!, a costringerla a sdraiarsi sulle ginocchia della matrigna ed era stato sempre lui a tenerle ferme le mani, mentre la tedesca le tirava su la gonna e le strappava, sì proprio strappava!, le mutandine. E quell’orrenda spatola di cuoio sulle sue chiappe indolenzite: fuoco si era aggiunto a fuoco! Indecente, adesso mostrava pure il pube nudo a suo papà, ma doveva pur massaggiarsi le chiappe così tanto offese.

Josephine piangeva a dirotto, non tanto per il dolore quanto per l’umiliazione a cui lui l’aveva sottoposta, per la vergogna. L’aveva presa come una bestia! L’aveva costretta carponi, ne aveva afferrato il bacino tirandola a sé, le natiche roventi a contatto con quei peli schifosi e… e… Mai più, mai più, giurò Josephine.

Prima sembrava schiacciarsi come una frittata, poi tornava su come un soufflé e diventava sempre più livido. Il battipanni era un brutto arnese, inadatto per sculacciare: il culo della signorina, notò l’esperta Amèlie, fra poco sarebbe stato tutto blu, il rossastro sarebbe scomparso ben presto. L’ha voluto lei, però, me lo ha ordinato; Amèlie la domestica sospirò mentre rimetteva a posto il battipanni nell’armadio.

IL PROSSIMO NUMERO DI CHRONIQUES DE LA FESSE SARA’ IN EDICOLA IL MESE VENTURO.

BK

Racconti di sculacciata: Fessee 16

Gennaio 24th, 2012

Anche loro avevano diritto a divertirsi! Sgobbavano tutto il giorno per pochi franchi, e mai un divertimento!
Ma c’è il bistrot, c’è la fiera di San Germano, il passeggio domenicale, che altro divertimento voleva Amèlie? le chiese Mària.
Amica mia, fu la pronta risposta, io non faccio l’amore da 10 anni! Ecco il divertimento che cerco! Un uomo sopra di me e dentro di me, che mi faccia sentire ancora giovane: ho 46 anni, mica sono una vecchia rimbambita e inabile. Sento il bisogno di fare l’amore, un bisogno fisico…non ce la faccio più: mi si sta incartapecorendo, concluse Amèlie, sfinita per aver pronunciato quella parola così lunga e difficile.
Madame Deveraux era passata a miglior vita; un colpo apoplettico se l’era portata via. Senza di lei, il paese era diventato un’altra cosa, lei era la guida, il faro di tutti i concittadini, dopo il beneamato sindaco, naturalmente, si affrettò a riprendere Amèlie. Ma pure lui…a maggio ci sarebbero state le elezioni e mica era sicuro di esser riconfermato: i socialisti sembravano agguerriti. Beata te, Mària, che vai a servizio pure da monsieur Georges; lui è scapolo, è agiato ed è ancora un bell’uomo! Dimmi un po’, ci ha mai provato con te?
Mai! è sempre così corretto: pensa soltanto alla sua Josephine…- sospirò la russa- Non è che sia cattivo, per carità! Semplicemente, mi ignora. E’ come se io non ci fossi, come donna dico. Eppure ho 37 anni e non sono da buttar via!
Dì un po’: ma lui si fa sempre sculacciare dalla maestra? insistette Amèlie.
Eh sì, specie quando è nervoso…corre da lei e torna con una faccia mogia, mogia. Però, qualche volta ci dà pure lui e sapessi quant’è contento: radioso come un mattino di primavera.
Le due tacquero per qualche secondo, sedute sul muretto che dava sul cortile del lavatoio.
Lo vedi come sono ridotta? – riprese Amèlie, logorroica- per vedere un pisello, devo guardare quello dei bambini alla sculacciata pubblica! Ma sembra che oggi ci sia il solo Constantin, il nipote della fornaia, ed ha soltanto 11 anni! Che schifo! Ah – la donna si battè la mano sulla fronte- ricordami che devo passare in farmacia: la signorina Roxane è di nuovo costipata; domani mi ha chiesto di farle il servizio. Poverina, non se la meritava proprio questa malattia ridicola: aveva fatto, e fà, tanto del bene.

Marcel era andato via dal paese, due anni dopo la morte della suocera. Non ce la faceva più a resistere con la moglie: lei lo umiliava, lo picchiava perfino davanti alla figlia, la svergognata Camille. E che si era presa una servetta ancor più svergognata della padroncina, e con lo stesso nome addirittura! Un giorno, Marcel era venuto dalla signorina Roxane e non ce la faceva neppure a reggersi in piedi. Amèlie aveva origliato dietro la porta e si era incuriosita, così aveva accostato l’occhio al buco della serratura. Marcel era nudo, ma proprio nudo nudo; si era disteso bocconi sul tavolo; Roxane ci aveva messo sopra pure una coperta, per farlo stare più comodo.
“Vi ha frustato per bene! Ha rotto la pelle in più punti! State buono un attimo, devo disinfettare con l’alcool, vi brucerà.” “Mai come brucia il frustino. Sapesse quante me ne ha date, perfino sulla schiena! E Camille, quella disgraziata della figlia, che stava a guardare e rideva, sguaiata. E si passava perfino la lingua sulle labbra. Ahi!”
“Ve l’ho detto che bruciava! Adesso lo lasceremo asciugare, prima di spalmare l’unguento. Siate forte!”
Dopo qualche minuto, Marcel parlò di nuovo “Signorina, lo so che sto per chiedervi una cosa di cui dovrei vergognarmi, ma non posso fare a meno di chiedervelo.” “Dite pure” “E’…è che mia moglie mi ha frustato pure davanti, proprio lì, sapete? Ecco,…vorrei chiedervi se potete dargli un’occhiata….” “Sapeste quanti ne ho visti, nel ’18 quando prestavo servizio all’ospedale militare! Su, giratevi!”
Amèlie aveva sbarrato l’occhio. Marcel si era messo pancia all’aria e le mani di Roxane gli stavano toccando il coso; l’uomo emetteva qualche gemito di tanto in tanto, mentre la voce di Roxane era professionale “ Beh, ve lo ha ridotto proprio male! L’ha scorticato in punta, il prepuzio è livido. Vi consiglio di non scoprire il glande, per un po’ di tempo. Siate morigerato e casto, da ora in poi! Ma adesso, stringete i denti…Pronto?” concluse l’ex infermiera con un sorriso forzato.
Amèlie non aveva capito il significato di tutte quelle parole strane, ma aveva capito benissimo il senso generale. L’urlo di Marcel le fece tirare all’indietro la testa di colpo. Dal buco della chiave non poteva vedere bene, ma l’uomo stava battendo forsennato le mani sul tavolo ed aveva il corpo arcuato, come se provasse un grandissimo dolore. “Ecco fatto- disse Roxane- ho dovuto togliere una goccia di sangue raggrumata. Aspettate, che vi verso un po’ di rosolio…siete bianco come un lenzuolo!”.

“Quanti anni avete, Mària?”. “37, signore, perché?” la donna russa era stupita da quella domanda così intima e nel contempo orgogliosa che lui le avesse, finalmente, mostrato attenzione. “Un po’ troppo grande per esser sculacciata, non credete?”. Mària avvampò: “Perché, signore, che cosa ho fatto?”. “Oggi è festa, mia cara, il primo maggio la festa dei lavoratori: eppure voi siete venuta ugualmente! E state lì, con il piumino in mano, a spolverare…quante volte ve lo debbo dire che non voglio che voi veniate a lavorare, nelle feste comandate, sia pure laiche?”. Era la grande occasione, per Mària: non doveva assolutamente farsela sfuggire! La bramava da due anni, dopo il primo anno che stava a servizio da lui… Si avvicinò all’uomo seduto, gli girò la schiena, protese il posteriore e disse, svenevole: “Sculacciatemi pure, signore!”.
Dieci minuti dopo, era indolenzita ma felice. Nel bagno, davanti allo specchio, se lo scrutò a lungo, dopo essersi abbassata le mutandine. Era tutto rosso, ma non proprio pesto: qualche striscia bianca, impressa dalle sue lunghe dite, si stava rapidamente arrossando. Mària aprì il rubinetto, vi portò sotto la mano a coppa e la riempì d’acqua fresca. Se la passò rapidamente sulla pelle per rinfrescarla; già che c’era, si inumidì anche davanti, perché pure là era abbastanza calda, ma era un calore di tutt’altro genere….

NON PERDETE IL PROSSIMO NUMERO DI CHRONIQUE DE LA FESSEE IN EDICOLA DAL MESE VENTURO!

Un culetto sculacciato all’aperto

Gennaio 24th, 2012

Queste belle foto (confesso che mi sono piaciute particolarmente) mi sono state inviate da Master.

culetto sculacciato
culetto rosso per le sculacciate
bel culetto
culetto di una ragazza

Far le pulizie nuda…

Gennaio 23rd, 2012

schiava

Trovate eccitante questo filmato (cliccare per vederlo) in cui una schiava fa le pulizie nuda?

Fessee 15: George e Josephine

Gennaio 22nd, 2012

In paese, ovviamente, c’erano pochissimi apparecchi telefonici; oltre quelle istituzionali, soltanto altre 10 persone ne possedevano uno. E fra loro, c’erano il signor Trebet e la signorina Batleur. Erano amanti, naturalmente, ma non c’era niente di fedifrago: entrambi non erano mai stati sposati, non davano assolutamente scandalo, si incontravano privatamente e con tutte le cautele. Tante volte, dom Louis il parroco aveva chiesto a Georges di regolarizzare la sua posizione verso Josephine, ma lui aveva fatto orecchie da mercante. Quanto a lei, era la terza persona del paese a non frequentare mai la chiesa e non ci poteva esser dialogo con un’atea. Il nonno di Josephine era partito dal paese 65 anni prima, per andare a combattere a Parigi, a fianco dei rivoluzionari: era un mangiapreti e tale pure la nipote.
La signorina Catherine, 48 anni ben portati, quasi nonna, si divertiva tantissimo ad ascoltare le conversazioni dei due, quando lei stava di turno al centralino: in un certo senso, le mettevano una certa eccitazione addosso.
“Carissima, ti telefono perché vorrei incontrarti. E’ possibile stasera?”
“Carissimo, sai quanto ti voglio bene! Però stasera vado dalla Deveraux, sai la solita canasta del mercoledì… però, puoi venire domani, se vuoi –pausa- E’ per la solita cosa, vero?”
“Sì, carissima! Mi sento giù, ho bisogno di una scossa. E’ l’ultima volta che te lo chiedo, giuro!”
“Non è che mi attiri troppo la cosa, lo sai come la penso. Ma ti voglio troppo bene, per rifiutarti un favore: sei il mio migliore amico, forse l’unico che io abbia – pausa- mi dispiace molto doverti far del male, vederti soffrire, anche se sei tu a chiedermelo! – altra pausa- Lo faccio, ma solo per amicizia….”
“Lo so! Grazie, grazie! Se non avessi te… A domani, amor mio”.
Georges e Josephine erano all’opposto, fisicamente; tanto lui era alto e grosso, quanto lei bassina e minuta; eppure, legavano alla perfezione. Josephine aveva insegnato per anni nel ginnasio di C***: tutte le mattine prendeva la corriera che partiva dal paese e ritornava con quella della sera. Antoine, il capo dell’opposizione al sindaco, diceva che lei era stata un’insegnante severissima, ma comprensiva. Georges, invece, non aveva fatto altro per 30 anni che scrivere commedie per il cafe-chantant e poi si era ritirato in quel paese, natio borgo selvaggio.
La governante di Jo si chiamava Mària ed era una contessa! O meglio, il padre era un conte, lassù in una città del Baltico. La rivoluzione bolscevica li aveva costretti a lasciare la Russia e a scappare in Francia e qui Mària si era dovuta adattare, per sopravvivere. Era stata messa incinta, pochi mesi dopo il suo arrivo, da un tizio che neppure conosceva troppo bene; aveva perso la creatura ed aveva dovuto rifugiarsi a C***, andando a servizio per pochi franchi. Qui aveva conosciuto Jo, che l’aveva assunta quando era andata in pensione. Mària era anche la governante di Georges: gliela aveva indicata proprio Jo; ed anche di altre tre famiglie, se è per questo. Era una lavoratrice sgobbona e dai modi raffinati.
A Mària piacevano molto entrambi e, naturalmente, era a conoscenza della loro relazione e l’approvava. Così come sapeva che cosa facessero i due, qualche volta mica sempre, quando si incontravano. Magari l’avessero invitata a partecipare! Ma non era mai successo…eppure a lei, Mària, dava una certa soddisfazione esser presa a sculacciate, di tanto in tanto, ed anche darle le sculacciate, se è per questo. Tutti i venerdì, quando non aveva da lavorare, andava giù al lavatoio ad assistere alla sculacciata pubblica dei bambini: tutti quei sederi paffuti che si arrossavano sotto le materne pacche…poi, le prendeva la commozione: ripensava a sua figlia, che non era mai nata!
Invero, Mària aveva tentato di provocare monsieur Georges, aveva perfino commesso volontariamente piccoli errori, lievi disattenzioni nella speranza che lui la prendesse sotto il braccio, le scoprisse il deretano e la sculacciasse. Ma lui niente! Queste cose le faceva soltanto con la sua adorata Josephine!

Il cibo era stato ottimo, poco ma ottimo. Sempre mangiare moderatamente, prima di…
Si misero a conversare del più e del meno, ma la tensione aumentava fino a diventare palpabile. E così Jo si alzò, prese la grande mano di lui fra le sue fini dita e lo condusse di là. Georges si tolse giacca e gilet, fino a rimanere con la sola camicia; e si abbassò i pantaloni e le mutande fino alle ginocchia e si piegò in avanti, reggendosi all’alto schienale della poltrona. Le sculacciate di Jo non gli facevano mai male, almeno all’inizio, ma quando lei prendeva il ritmo, quando le sue mani arrivavano (era ambidestra e colpiva con entrambe) sulla pelle, il tocco era veramente bruciante. “Vedessi com’è rosso!” fece lei, forse divertita, forse preoccupata o forse tutt’e due le cose. Lui mugugnò: quelle che aveva preso non gli bastavano: sentiva di meritarne ancora di più. Allora lei prese la spazzola da toilette, quella d’osso. Il colore delle grosse natiche di lui si fece ancor più intenso. Durò dieci minuti buoni. Georges aveva un po’ di fiatone, ma mai quanto quello di Jo, quasi sfinita da quell’esercizio fisico. Mentre lei si passava la crema alla calendula sulle mani stanche ed arrossate, lui sedette appena sull’orlo della poltrona, perchè non poteva poggiarci di certo l’intero deretano. Il suo coso era bello dritto: semplice reazione dei nervi pelvici irritati dalla continua percussione. Eppure, Jo non riusciva a staccare lo sguardo da lì. Anzi, no! Lo fece per un istante e fissò gli occhi di lui, imploranti. Lei scosse la testa di qua e di là: non voleva per niente! Mica era una di quelle- l’aveva sentito dire- che provavano attrazione ad esser sculacciate: era normale, lei!.
Si salutarono con un lunghissimo bacio, mozzafiato

SE VOLETE SAPERE COME ANDRA’ A FINIRE, LEGGETE CHRONIQUE DE LA FESSEE!

BK

Right or Spanked 1

Gennaio 21st, 2012

Questo racconto ci è stato inviato da Master, che mi ha anche segnalato un video che lo ha ispirato. Si tratta di un film che io conosco da anni e che a me personalmente piace molto (lo trovate alla fine del racconto): buona lettura!

L’orologio segnava appena mezzanotte e trentacinque, quando finalmente suonarono alla mia porta le due ospiti.
“Ciao Armando!”
“Elena, Dana… dai, muovetevi! Sta già iniziando la sigla…”
La tivù era sintonizzata sul canale 37, rete di dubbia provenienza e di ancora più dubbia diffusione, mentre loro due si defilavano i soprabiti.
I colori sfavillavano nell’insegna del programma stesso conditi con un jingle di sottofondo assolutamente accattivante, tanto più per chi avesse dimestichezza con l’inglese:
“Spank me… I’m a Bad-bad Girl… Oh!…Spenk me… I’m a bad-bad girl…”
“Era ora che si decidessero a creare un programma serio, al posto di tutti quei telefilm triti e ritriti di vent’anni fa…”
“Già, ed una volta che ne fanno uno, dove lo trasmettono?”
“Ma su TeleXV Armando, è chiaro! Ma poi si è capito che cosa voglia dire ‘XV’?”
“Ma che divaolo ne so, l’importante è che qualcuno si sia finalmente deciso e che la mia antenna lo possa captare!”
“Difatti! Casa mia non la prende!”
“Dai, zitti! Sta iniziando!”

La telecamera inquadrava il centro del palco da dove sbucò fuori un ometto dal volto sorridente. ERa bassetto, appena un pelo tarchiatello, baffetti stirati un po’ alla Paolo Borsellino.
Colpiva notevolmente l’occhio un completo azzurro brillantinato ed una cravatta rossa della medesima caratteristica.
“Benvenuti amici telespettarori a ‘Right or Spanked’, il nuovo programma di TeleXV!!! Immagino che siate già pronti davanti al televisore muniti di pop corn e bibite. E allora… perchè aspettare? FAcciamo entrare… LE CONCORRENTIIIIIII!!!!”
Nuovamente la stessa musica della sigla entrò in azione e la telecamera si spostò ad introdurre due ragazze scortate da delle graziose soubrette vestite provocantemente da conigliette.

“Uhm… niente male, la biondina!” Commentò provocante Dana, scrutandomi lateralmente. Sapevo già cosa desiderasse sentirsi dire, ma io non l’accontentai:
“Si… non è male, ma quella dell’altra volta era decisamente meglio…” le risposi, sminuendo la questione.

La voce del telespettatore si fece protagonista, salutando cordialmente le giovani, ora riprese per intero senza più le ballerine in sottofondo.
“Ecco le nuove protagoniste di questa sera, che si sfideranno in un duello serrato per salvare le proprie natiche e per aggiudicarsi il montepremi che accumuleranno. Sono con noi…”
“Elisa”
“Chiara”
“Benvenute a Elisa e Chiara. Diteci qualcosa di voi che potrà interessare il nostro pubblico a casa, il quale spero sia numeroso!!!” annunciò l’ometto porgendo il microfono alla prima delle due, una biondina che attraverso il primo piano si presentava con la coda da cavallo, occhi azzurri ed un sorriso solo in apparenza timido.
“Mi chiamo Elisa, ho 22 anni, faccio l’apprendista in un salone di parrucchiera e saluto il mio ragazzo; Andrea, che sicuramente mi starà guardando!!!”
“Il tuo ragazzo non ha detto niente, sapendo che venivi qui?”
“No anzi, è stato proprio lui a proporlo…”
“Hai capito il golosone…” scoppiò una risata in studio con la partecipazione della giovane. Sembrava esserci dunque un pubblico, anche se non era mai stato inquadrato.
“Perchè sei venuta a ‘Right or Spanked’?”
Elisa colta un po’ di sopresa tentennò qualche parola di imbarazzo assolutamente costruito e balbettò in seguito:
“Beh…non so…Perchè no?”
“E Simpatica la nostra amica Elisa…”
La scena si spostò alla presentazione dell’altra ragazza, evidentemente di qualche anno meno giovane, capelli neri sciolti, volto un po’ più paffutello ma con due occhi verdi molto significativi.
“Io… mi chiamo Chiara, ho 27 anni, faccio la segretaria in un’azienda di trasporti.”
“Il tuo ragazzo cosa ha risposto quando – ”
“Ehm… Non ho il ragazzo, purtroppo.”
“Ah! Sono convinto però che dopo stasera le cose sicuramente miglioreranno.”
“Speriamo!”
“PErchè sei venuta a questo programma? Per i soldi o…”
“O!” – rispose sorridendo – “perchè si vincono anche dei soldi?”
“Ah! Ah! entrambe la concorrenti sono dotate del giusto spirito, mA adesso non perdiamo tempo! PErchè il tempo, è come il limone…. STRINGE!!! Partiamo con il gioco!”
Seppur poche, si udirono altre risa in sottofondo mentre la musichetta ripartì.

“Che battuta idiota!” replicai secco, con l’annuizione delle mie ospiti poste l’una alla mia destra e l’altra alla mia sinistra del divano.

“E’ la prova della gogna! LE concorrenti dovranno collocarsi in questo strumento di pubblico ludibrio medievale piegando le terga all’insù. Verranno fatte 10 domande, dove ogni risposta corretta farà aumentare il loro rispettivo montepremi di 500 Euro, MA!!!!Se sbaglieranno la risposta, o non la sapranno rispondere…” In quel mentre passò il microfono alla biondina imbarazzata: “Beh…”
“Splendido! La prima domanda non è stata risposta!”
“NO!” Sgranò gli occhi Elisa.
“Stavo scherzando, stavo scherzando. Però se fosse stata una risposta errata, la nostra coniglietta dietro situata avrebbe dato un colpo con questa paletta.”
Era una paletta di legno piatto, spessa ad occhio circa un centimetro, di colorazione chiara.
“LE concorrenti avranno 2 Jolly da poter utilizzare per evitare la penitenza, ma…” e porse il microfono alla seconda.
“Ci si deve svestire dei pantaloni e poi… beh, delle mutande.”
“Risposta esatta. Ricordo che; purtroppo, per motivi di legge le concorrenti indosseranno un minitanga che coprirà le pudenda, ma il resto della visione sarà garantito! E adesso che il gioco abbia inizio, prego accomodarsi.”
Le conigliette aiutarono a distendesi la prima concorrente su una specie di cuscino per l’addome sul quale era installata una struttura atta ad inserire testa e mani.

“Io spero che utilizzi subito i Jolly, la Elisa!” commentai senza pudore verso le due femmine che mi stavano accanto.
“Ed i nostri, di Jolly, non li vuoi usare?” Chiese con far da troietta la Elena, sempre con sguardo attendo rivolto al mio membro.
“Oh si… li userei subito…”
Prese la parola Dana, di identica stirpe, che non perse occasione per incalzarmi nuovamente, istigando ancor più i miei deliri ormonali già in stato allarmante:
“E su chi li useresti? Su di me, o sulla Elena?”
E’ estremamente difficile per un uomo fare queste scelte… sembra che la donna ci goda perfidamente, e così colui che sa mantenersi freddo è colui che potrà avere dei vantaggi in un prossimo futuro: “Su chi se le meriti!”
“E noi le meritiamo?”
“Oh, Si. Tutte e due!”

“Bene! Elisa è il tuo turno! Partiamo subito con la domanda numero 1: La capitale della Finlandia!”
“Oddio… era Stocc.. no, quella era della Svezia… aspetta, aspetta…!
Vi fu un suono chiaramente preregistrato di una ragazza mentre emette un urlo, quasi da film dell’orrore: -AAARGH!- era il segnale che il tempo per dare la risposta era scaduto.
“Ah! Era Helsinki…Abbiamo già sbagliato alla prima domanda… Allora, chiara: subisci la penitenza o giochi il primo Jolly?”
Vi fu un attimo di esitazione, alla quale poi seguì la risposta che il pubblico s’aspettava di sentire accompagnata da gridi di incitazione (e di eccitazione): “Gioco il primo Jolly!”
“Molto bene! Prego la nostra ‘sculaccetta’ di provvedere…”
Si vide dunque, un paio di giovani mani femminili rivestite di sensuali guanti bianchi sollevare la gonna della concorrente ed agganciarli a delle pinzette predisposte a farlo, lasciando l’immagine fissa sul sedere della ragazza per qualche secondo coperto da un paio di mutandine colorate a righe di tessuto molto sottile, attraverso le quali si poteva scorgere il rilievo imponente delle due rotondità e la fessura ad esse intermedia.
“Ricominciamo. Ora non mi fermerò fino a quando non sbaglierai… Domanda 2: Con quale Editto si pose fine alle persecuzioni cristiane nel 313 D.C.?”
“Di costantino!”
“Esatto! Domanda 3: “Tanto Gentile e tanto onesta pare, la donna mia quand’ella altrui saluta…” è un sonetto di quale opera?”
“Divina Commedia”. -AAARGH!-
“Risposta errata. Era la Vita nuova. Sempre di DAnte Alighieri, però è un altro romanzo. Ricordo che puoi giocare ancora un solo Jolly, e che così facendo guadagneresti comunque la somma come se avessi risposto esattamente alla domanda.”
“Lo gioco!” Ci fu il delirio in studio, tra l’altro incomprensibile, poichè ciò che era rivolto al pubblico era il viso e non il vero oggetto di interesse, anche se era installato un megaschermo che riproponeva le stesse immagini trasmesse in onda.

“Bene!” Replicai incurante.
“Non stai più nella pelle, Armando?”
La squadrai. LE mie emozioni mi tradivano. Cercai di mantenermi rigido e sorrisi, ma non risposi. Scrutai con la coda dell’occhio l’enorme scollatura che faceva apparire enormi quei due seni. Lei probabilmente se ne accorse. Anzi, molto probabilmente.
Attendevo con trepidanza la nottata di sesso che mi aspettava. Ma ancora non era il momento opportuno: le puledre si stavano ancora scaldando…

I guanti bianchi stavano giocando con l’elastichino delle mutandine della concorrente, che disegnavano perfettamente il loro contenuto.
Poi piano a piano, il sedere si scoprì come il sole all’orizzonte durante l’alba, e calarono giù, inesorabilmente fino alle ginocchia. Fischi e deliri in studio.

“Procediamo con le domande, allora. Domanda 4: Con quante z si scrive la parola ‘Eccezionale’?”
“Eh…1?”
“Esatto! Domanda 5: Quale pittore, considerato pazzo, morì uccidendosi con una rivoltella?”
“EH???? Quale pittore…con una rivoltella?” -AAARGH!-
“Risposta Errata, amici telespettatori!!! Era il celebre Vincent Van Gogh. Ora la concorrente è rimasta senza alcun jolly, e pertanto dovrà subire la penitenza datagli dalla nostra ‘Sculaccetta’.”
Partì un coro in studio: “Ooooooooo….”
La telecamera inquadrò il sedere che si stava agitando, sembrava quasi impaziente dell’impatto con la paletta che giunse presto: SCIACK!!!
“Ahiiiii!”
Ed il pubblico qui finì il coro d’esultanza lasciato in sospeso: “…leeeeeee!”
“E questo è solo l’inizioooooooo…. Vai con la prossima domanda 6: Quale musicista scrisse la ‘Badinerie’?”
“LA badineCHE? E che diavolo èEEEEEEEEEEE!” (SCIACK!!!)
“Risposta errata era Johan Sebastian Bach. Domanda 7: Quanti sono i principi fondamentali della costituzione italiana?”
“No… non lo soOOOOOOOOOOOOOO!” (SCIACK!!!)
“MAle, Elisa, male! PEr te ovviamente. Sono 12, ma passiamo alla domanda 8: come si calcola l’area di un triangolo rettangolo.”
“Questa la so: base x altezza, il tutto diviso 2!”
“Ah! PEccato, la risposta è… corretta! Ah! Ah! Ho cercato di intimidirti un po’ dai… Domanda 9: Secondo il principio di ARchimede, un corpo immerso totalmente o parzialmente in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari a cosa?”
“PAri all’oggetto… si quello inserito AHIA!” (SCIACK!!!)
“Al peso del liquido spostato, questo diceva Archimede. Ora l’ultima domanda: Come traduciamo in italiano la parola ‘Neck’?
“Aspetta, era anche un cantante… collo.”
“Si, mi pare l’avesse detto prima del gong. Ok: la nostra amica Elisa ha collezionato la bellezza di 4 risposte esatte + 2 di Jolly: in totale fanno 3000 Euro. MA fra poco ci sarà il turno della seconda concorrente… subito dopo i consigli per gli acquisti…”

La telecamera riprese lo sguardo esausto ma felice di Elisa. Una leggera chiazza sul suo posteriore faceva capire agli intenditori che l’esecutrice non avesse esagerato con la forza.
Durante questo piccolo break, approfittai per portare presso di me il corpo di Elena, accarezzandogli distrattamente un seno.
“Armando, per caso mi stai toccando le tette?”
Un attimo di esitazione, dopodichè vi fu l’affermazione convinta: “Si.”
Non potevo fare differenze. Dovevo dosare le mie energie e le mie attenzioni esattamente al 50% e dunque l’altra mano si mise ad armeggiare con i jeans attillatissimi dell’altra mia ospite, che ricambiò prontamente le attenzioni, massaggiandomi a sua volta.

“Ben ritrovati amici telespettatori a ‘Right or Spanked’, il nuovo programma di TeleXV! LA nostra amica Elisa ha appena totalizzato un montepremi di 3000 Euro nella prova della Gogna, ma ora tocca a Chiara, già messa in posizione durante la pubblicità. Sei pronta?”
“Si”

“Bene! Iniziamo. Domanda 1: Di quale nazione è capitale Riga?”
“Uhm… dev’essere un paese del baltico… provo…Lettonia?”
“Esatto! LA buona sorte ti è propizia… domanda 2: L’anno d’inizio della rivoluzione francese…”
“Ah! Uh… non mi viene…” -AAAAARGH!!!-
“1789! E’ il primo errore, Chiara! Ed ora intendi pagare pegno oppure giocare il primo Jolly?”
“PAgo pegno!”
“Ah! Io ho il dovere di ricordarti che giocando il jolly guadagneresti comunque la somma come se avessi risposto in maniera corretta…”
“Lo so! MA desidero così…”
“Sensazionale amici telespettatori! La nostra amica Chiara ha appena accettato di pagare penitenza. Provvediamo dunque!”
L’immagine stavolta inquadrò il viso, in concentrata attesa, fino a quando gli occhi non si strizzarono per l’evidente impatto della paletta sul culo.
“Proseguiamo con una domanda di letteratura allora: Chi ha scritto ‘La fattoria degli animali’”
“George ORwell!”
“Esatto! Domanda 4: “Di a da in con su per tra fra” sono tutte…
“Uh.. preposizioni?”
“Esatto. La nostra concorrente sta andando avanti come un treno. Domanda d’arte: Chi ha dipinto ‘La Persistenza della memoria’”
“SAlvador DAlì, è il mio preferito.”
“Esatto! Complimenti Chiara! Ora domanda 6: “Chi canta la canzone Song of silence!”
“Mannaggia! Io ascolto solo roba italiana… non la so!” -AAAAARGH-
“Meno male! Il nostro pubblico a casa era preoccupato… ora paghi ancora pegno o giochi il primo jolly?”
“A che domanda siamo arrivati?”
“Questa era la 6°”
“Allora si. Gioco il Jolly!”
“Ah! Allora era tutta una tattica… prego la nostra soubrette di eseguire le tue volontà”
“Si, con i pantaloni su la penitenza fa meno male”
L’inquadratura si spostò nella parte posteriore della gogna, dove le stesse mani che sollevarono la gonna alla prima concorrente sbottonarono i pantaloni della seconda, per poi sfilarli. Sotto di essi vi erano un paio di mutandine bianche con l’orletto ricamato. Con la situazione attuale si poteva valutare un fondoschiena muscoloso e non grosso come ipotizzabile di primo acchito, sicuramente frutto di lunghi esercizi di palestra. Era forse addirittura migliore del fondoschiena di Elisa, che sembrava invece un po’ flaccidetto a confronto.

“LA risposta alla domanda precedente era Simon and Garfunkel. Domanda 7: DA chi viene eletto il presidente della repubblica italiana”
“Uhm mi pare dal parlamento…”
“Si, possiamo darla buona, la risposta completa era “dal parlamento in seduta comune”, comunque noi non siamo così bacchettoni da…”
Scoppiò una risata in studio.
“VAbbè soprassediamo, e proseguiamo con il nostro gioco: domanda 8 di matematica: da cosa è dato il valore del Pi greco?”
“DA cosa è dato il valore del Pi greco? MA che domanda è?” -AAAAAARGH-
“Il tempo è scaduto, ma posso intercedere per la nostra concorrente in quanto la domanda non era scritta in maniera molto comprensibile: penso che i nostri autori intendessero chiedere come viene calcolato, quindi ti accrediterei ancora un po’ di tempo.”
“Non lo so comunque, in matematica sono un po’ negata nonostante il alvoro che faccio… gioco il secondo jolly.”

LE mutande facevano quasi fatica a scendere, incontrando quella resistenza muscolosa sui suoi elastici. Bello.

“Dal rapporto tra circonferenza e diametro di un cerchio. Domanda 9: con che unità di misura si misura la corrente elettrica?”
“Beh, penso Volt…. o WaAAAAAAAAAAAAAtt?” (SCIACK!)
“Nè l’una nè l’altra: la risposta esatta era ‘Ampere’. Ultima domanda, come si traduce la parola spagnola ‘Nalgada’?”
“MA chi lo conosce lo spagno – (SCIACK!)”
L’inquadratura cambiò nuovamente con l’ometto che si avvicinava al viso della ragazza: “cosa hai appena ricevuto?”
“Non mi dire che…”
“LA parola era proprio ‘sculacciata’. Da non credere vero? Sandro, quanto ha totalizzato la nostra concorrente? 3500? Benissimo!”
LA soubrette aiutò la ragazza a ridestarsi, senza porgergli però gli indumenti persi durante il gioco.
“Come vi è parsa la prima parte di questa esperienza?”
Mentre la voce di Elisa iniziava a descrivere il suo stato d’animo, le immagini della sua prestazione venivano riproposte in doppia visuale fronte/retro con l’aiuto del tecnico del montaggio.
“Fa male! Non pensavo così, ma comunque è stato piacevole…”
“E cosa risponde invece la nostra amica Chiara?”
“Io invece pensavo peggio…”
“Eppure le immagini fanno trapelare altro…”
“Beh, un po’ si però…”

Ora come ora, facevo fatica a seguire le immagini del televisore. LE mie attenzioni erano rivolte a quei 2 splendidi corpi che presto sarebbero stati miei. V’era un fremere dentro di me e non c’era più ragione di nasconderlo.

“Ed ora è la volta del prossimo giocooooooooo…”

La mistress

Gennaio 20th, 2012


Nel video da cui è tratta la foto, cliccate qui per vederlo intanto, uno schiavo è alle prese con una mistress e con pratiche sessuali davvero fuori dal comune.