Un bellissimo racconto della nostra amica Nadine…bentornata cara amica Nadine!
Ciao a tutti sono la me stessa immaginaria dei sogni, la mia vera me stessa si chiama Nadine, e tanto solare quanto monella, come vi ha descritto lei velocemente nel racconto dove va a Firenze per essere punita dai blogger viene punita dal controllore, ma praticamente non si capisce molto, per questo adesso ve lo rispiegherò io la Nadine immaginaria dentro di lei.
Inanzi tutto iniziamo col dire che nei sogni il dolore non lo senti ma invece esseri dell’inconscio lo sentiamo eccome. Anche se voi non ve ne accorgete. Ma adesso inizierò a narrarvi cosa successe nel sogno di quel pomeriggio.
Ero nella carrozza bella tranquilla, di fronte a me c’erano due ragazzi che parlavano del più e del meno, qualche volta mi lanciavano un’occhiata veloce ma niente di eccessivo, passarono circa 45 minuti, nei quali entrarono una coppietta di mezza età, una famiglia, due marocchini e infine un signore anziano con la moglie, la carrozza era strana, infatti tra l’ultima fila di sedili e la porta del vagone c’era circa 3 metri nei quali c’era situato uno sgabello e un ripiano, non capii a cosa servisse, anche se dentro di me mi sembrava una cosa normale come se conoscessi il perchè di tale cosa.
Mentre guardavo la sedia vidi un cartello appeso, ma mentre lo stavo per leggere mi sentii chiamare – signorina biglietto prego- mi girai davanti a me vidi un grosso tizio, un po sovrappeso barba incolta capelli corti un buon profumo uno sguardo severo,due occhialini neri, la divisa da controllore nera con i calzoni tenuti da una bella cinta di cuoio spessa, lo guardai poi cominciai a cercare il biglietto, tasca dietro del vestitino niente, borsetta niente, nel frattempo i ragazzi davanti a me che già sfoggiavano fieri il loro biglietto si lanciarono una strana occhiata, io presa un attimo dal panico con un timido sorrisetto cercai di scostare gli oggetti inutili dalla borsa, rovistai un momento nel borsellino, ma con mia immensa incredulità scoprii che non c’era, alzai il volto verso il controllore -hem credo di averlo perso, ma appena scendiamo lo faccio subito andata e ritorno giuro- lui comincio a ridere sarcasticamente – certo signorina il treno si fermerà e tutti noi aspetteremo che lei prenda il biglietto lo obliteri e torni in carrozza, e magari se vuole nel frattempo potrà approfittare della fermata per andare ai servizi che dice?- io abbassai il viso poi con voce preoccupata perchè non mi era mai successa una cosa simile – la prego l’avevo fatto ricordo di averlo timbrato e tutto ma non lo trovo – mi girai verso i ragazzi – voi non l’avete visto?- loro scossero il capo, mentre stavo per girarmi nuovamente verso il controllore notai il cartello appeso
“si informa la gentile clientela che chi non presenterà il biglietto obliterato in modo corretto, o risulterà non in possesso di tale verrà punito severamente con una sonora sculacciata prima, e dopo subirà una serie di cinghiate pari ai km dall’entrata nel treno alla discesa.”
io incredula ancora di più mi lasciai scappare -cooooosaaaaa- poi spaventata mi voltai verso il controllore – la prego non vorrà davvero…- lui mi guardò dall’alto in basso – si signorina questa è la legge quindi – si fermò iniziando a sfilarsi la cintura, a quel gesto severo e familiare per me, mi eccitai osservando la sua mano che slacciava la fibbia e dopo tirava la cinta sfilandola dai pantaloni, feci di tutto per non diventare un lago, il controllore con lo sguardo severo e fisso su di me finì di togliersela aspettando una mia mossa, io ero testa china rossa come un peperone, ero eccitata ma allo stesso momento sarei voluta sprofondare da qualche parte , negli occhi dei ragazzi che scorgevo da dietro i miei capelli che coprivano il mio viso basso trapelava eccitazione ed impazienza, e anche senza girarmi potevo dedurre che tutti i passeggeri del vagone provavano la stessa cosa, mi alzai cercando almeno di tenere un minimo di dignità senza comportarmi in modo infantile e stupido, lui prese il mio braccio con forza e decisione ma senza violenza ne procurandomi dolore, era severo ma non esagerava, la cosa mi tranquillizzò in un certo senso, anche se da quella stretta sicura potevo già capire da sola che il mio culetto sarebbe presto diventato viola.
Mi portò di fianco allo sgabello una volta li si sedette tranquillamente su di esso, voltandosi verso di me – signorina da dov’è partita e dove andava – io facendomi coraggio con un filo di voce – sono partita da la spezia ed ero diretta a Firenze smn – lui sorrise – sa quanto c’è di distanza?- io scossi il capo – ci sono 135 km in treno, quindi lei dovrà subire 135 cinghiate signorina – io cominciai a tremare, lui a quel punto posò la cinta su una mensola al fianco dello sgabello e si mise a sedere, mi prese il braccio e mi portò sulle sue ginocchia, il vagone era tutto in silenzio tutti osservavano la scena, ero imbarazzatissima, pensai solo alla fortuna che avevo ad avere la copertura dei capelli che scendevano coprendomi il viso rosso peperone.
Sentii la sua mano sinistra cingermi a mezza schiena schiacciandomi verso le sue ginocchia per tenermi ferma poi ciack ciack ciack, iniziai da subito a stringere i pugni e a trattenere gli urletti di dolore, la sua mano grossa era severa come temevo, dopo poco – la prego non così forte giuro che l’avevo con meee aiaaa- lui fece un sorriso sarcastico – certo signorina dicono tutti così se non voleva finire sulle mie ginocchia doveva pensarci prima signorina- e giù altri colpi severi, dopo poco sentii fermare il treno, giusto in tempo perchè lui mi tirasse su il vestitino celeste, misi una mano dietro per fermare il controllore ma mi bloccai all’istante quando sentii – signorina se non leva la sua mano e non la finisce di fare la bimba piccola gli leverò anche le mutandine così dopo potrà lamentarsi per qualcosa- a quella frase riportai nuovamente la mano a terra lasciandogli alzare il mio vestito, lui prese l’elastico delle mutandine e le tirò in modo da far entrare il tessuto fra i miei glutei e cosi lasciare la pelle senza difesa, il mio bellissimo sedere era esposto adesso agli sguardi di tutti, li sentivo su di esso eccitati e divertiti.
Mentre il controllore cominciò la sua opera sul mio culetto già rosso fuoco entrò nel vagone un gruppetto di giovani, tutti risero, tra i vari commenti sentii – guarda come le ha conciato il sedere è tutto rosso – un altro – guarda che bel culo – feci finta di non sentirli ma purtroppo iniziai a sentire la sua mano sulla mia pelle indifesa, ciack ciack i colpi iniziarono a cadere veloci e senza pietà, la sua grossa mano era molto severa, dopo pochi di quei colpi il mio corpo iniziò a tremare per i primi singhiozzi, lui non si fece scrupoli continuando l’opera,nel frattempo tutti avevano trovato posto ovviamente vicino allo “spettacolo”.
La sculacciata andò avanti per tre minuti che a me sembrarono infiniti, dovevo avere il culetto rosso peperone,si fermò lasciandomi lì ferma e in lacrime, una pacca sulla schiena mi fece capire che era l’ora di alzarsi, lo feci e restai accanto a lui testa china, mi prese il braccio girandomi per vedere la sua opera, si lasciò scappare un sorrisetto compiaciuto – bene signorina adesso le tocca ricevere le 135 cinghiate e poi potrà godersi il suo viaggio- io strinsi i pugni per non rispondergli.
Si diresse verso la mensola e prese la cinta – bene vediamo di raddrizzarti per bene, così la prossima volta vediamo se ti fai ritrovare senza biglietto – io abbassando lo sguardo con voce bassa e singhiozzante – la prego è stato molto severo ho capito la lezione, la scongiuro – lui mi guardò severo ed inflessibile – si pieghi. Mani al poggia piedi dello sgabello forza- io tremante eseguii l’ordine, le gambe mi tremavano vistosamente oramai, lui andò dietro di me e mi alzò il vestito, poso la sua mano sul mio sedere – ora vediamo di far diventare viola questo bellissimo culetto, se t’interessa saperlo sei la monella con il culetto più bello che ho sculacciato- io non dissi nulla anche se dentro di me lo volevo mandare a quel paese, sentii le risate del “pubblico” lui fece un mezzo passo indietro poi alzando il braccio – contale signorina così non perdo il conto- io mi girai ma come aprii la bocca per rispondere mi arrivò il primo colpo, non era fortissimo anche se faceva un male cane, il mio corpo si mosse in avanti, le mie mani rafforzarono la presa, strinsi i denti per non urlare poi con voce provata dal colpo appena subito – 1- lui sorrise, odiavo quel suo sorriso da superiore solo perchè mi stava sculacciando si sentiva in diritto di prendermi in giro? ma non gli volevo dare la soddisfazione di aumentare la mia punizione quindi ingoiai il rospo e continuai, le prime 50 cinghiate andarono avanti non particolarmente forti, anche se ognuna di esse lasciava un vivido segno rosso sul mio sedere già arrossato,a quel punto si fermò.
Sentii la sua mano percorrere il mio sedere seguendo i rigonfiamenti su di esso – signorina adesso inizierò a colpirti severamente quindi ti do un consiglio se vuoi urlare fallo pure, non ti preoccupare per loro se diranno qualcosa mi sa che finiranno al tuo posto- fece una pausa osservando le altre persone che si zittirono all’istante– non ti dico di urlare per mia soddisfazione personale ma perchè farlo ti servirà a sfogare la tua paura e lo stress accumulato durante la punizione, non ti ho detto nulla perchè prima ti ho sentita piangere dopo i primi colpi severi mentre ora ti trattieni e ti sforzi, quindi sentiti libera di urlare tanto ormai non ti serve a nulla vergognarti – io cominciai a tremare ancora di più poi con voce spaventata – mi colpirà più forte di come faceva adesso? Non riuscirò a resistere – lui rimettendosi in posizione – vuoi vedere invece che sapendo che ogni volta che ti scansi saranno 30 colpi in più ci starai?- io iniziai a piangere ancor prima del primo colpo severo sul mio sedere che non si fece attendere, il suo braccio disegnò una mezza luna in aria, la cinta colpi il mio sedere in modo duro e severo, la pelle già gonfia tremò al colpo, creando cerchi a partire dal punto dove avevo ricevuto il colpo come succede quando tiri un sasso in un lago, cercai di non urlare non gli volevo dare quella soddisfazione , soffrii in silenzio emettendo solo a bocca chiusa un – uuuu- prolungato ripresi fiato a fatica -51- lui puntandosi per tenere l’equilibrio - vedo che facciamo le dure vediamo quanto duri – detto ciò iniziò di nuovo, 52,53,54,55,56,57,58,59,60,61 fu allora che nel vagone riecheggiò il mio primo urlo, lui senza fare storie continuò, la cinghia attraversava le mie natiche colpendole con forza, adesso era tutto livido il mio sedere, ed io urlavo ad ogni colpo e piangevo disperata.
A 120 si fermò, io mi accasciai in terra priva di energie, non lo sentivo più dal male il sedere, il mio viso era rosso come un peperone e ormai non avevo più voce per quanto avevo urlato e pianto, dentro di me ero umiliata e a pezzi, ma sotto a tutto questo anche se non ci credevo c’era un pizzico di eccitazione, nessuno me ne aveva mai date così severamente, e ne mancavano ancora 15 e lui non poteva aver sbagliato il conto dato che fra le mie urla e le lacrime avevo scandito ogni sua cinghiata – signorina adesso rimettiti in posizione, però dopo ogni colpo oltre che contarli dovrai ringraziare dicendo 121 grazie signore sono pronta alla prossima cinghiata sia severo perchè mi merito la sua dura punizione- mi feci forza per tornare in posizione, le mie braccia appoggiate al poggia piedi dello sgabello tremavano come le mie gambe, passarono trenta secondi poi ciack la cinta mi colpì il sedere in modo severo urlai, poi dopo una decina di secondi con un grandissimo imbarazzo - 121 grazie signore sono pronta alla prossima cinghiata sia severo perchè mi merito la sua dura punizione- lui sorrise – brava signorina oltre alla più bella sei anche la più diligente ora continuerò fino alla fine te contali intesi?- io annuii a quel punto susseguirono 14 colpi severi seguiti prima dalle mie urla e il mio pianto poi dal numero di cinghiata e infine dalla frase umiliante -grazie signore sono pronta alla prossima cinghiata sia severo perchè mi merito la sua dura punizione- appena contai l’ultima caddi in terra, lui guardandomi – brava signorina hai scontato la tua punizione con un minimo di contegno e senza piagnucolare come una bambina isterica coprendoti o facendo altro, adesso ti do due minuti poi ti dovrai rialzare e mettere in posizione fino al tuo arrivo a Firenze, chiaramente dopo avermi ringraziato come si deve per aver provveduto alla tua punizione- io restai a terra per due minuti massaggiandomi il sedere viola, in alcuni punti affioravano piccole goccioline di sangue già secco.
Mi rialzai con fatica e raggiunsi il controllore poi con voce tremante ed imbarazzata – grazie signore per la punizione che mi ha somministrato oggi gli giuro che non succederà mai più- lui sorrise poi dandomi una pacca sulla testa e arruffandomi i capelli – lo credo bene signorina adesso fila là al finestrino culo verso il vagone, io eseguii gli ordini rassegnata, lui mi appese un cartello al collo con su scritto in 3 lingue “ se i gentili passeggeri verranno trovati senza biglietto gli saranno somministrate delle cinghiate pari ai km percorsi” poi mi fece poggiare i palmi al vetro e fu così messa in bella mostra con il sedere viola e le calde lacrime che rigavano il mio volto che arrivai a Firenze, passando prima attraverso 3 fermate dove ogni volta arrivavano nuove persone, ed ogni volta si fermavano chi dispiaciuto, chi eccitato chi felice, ad osservare il mio sedere punito, ma sentii risucchiarmi via, le immagini si fecero sempre più sbiadite capii che mi stavo svegliando.
Spero vi piaccia ricordatevi che è il sogno di un racconto inventato quindi lo so che lui dovrebbe cascare per gli sbalzi del treno, ma essendo per l’appunto un sogno non tutto succede come nella realtà un kissolo a tutti in anticipo