DANEELA

aprile 10th, 2012

Daneela era considerata la donna più bella dell’intero staff. E bella lo era davvero. Alta, bionda, un corpo flessuoso, un seno procace, un posteriore da impazzire, ben sorretto da cosce lunghe e tornite. ben pochi sapevano che il colore dei capelli era dovuto alla tintura, il seno e i fianchi all’abilità del chirurgo, il colore ceruleo degli occhi alle lenti a contatto.
Un giorno, passando per gli uffici dello staff, il Supremo la notò. La sera stessa Daneela era finita a letto con Lui. Aveva 38 anni, Daneela, ma ne dimostrava la metà. Il giorno dopo, fu lei a dirigere lo staff: divenne fra i consiglieri più vicini al cuore del Supremo. E’ vero, egli, dopo quella notte, non la aveva più onorata dei propri favori, eppure a lei bastava vederlo, ascoltarlo, persino sfiorargli la mano nel passargli i documenti. Riguardo al sesso, c’era una fila di giovanotti e di ragazze davanti alla porta di Daneela, visto il ruolo che lei occupava. Ma di sesso ne faceva assai poco, giusto per soddisfare, molto raramente, il suo corpo da splendida quarantenne.
Poi era arrivata Aram! Quella piccola sgualdrina mora! Ella aveva circuito il Supremo, lo aveva imbrogliato con quelle sue mossette, con quella sua ipocrisia. In capo a due settimane, Aram ne era diventata la favorita ed era stata posta a capo dello staff. E, questo, Daneela non poteva sopportarlo! Aveva chiesto, aveva piatito un colloquio con il Supremo, alla fine Lui glielo aveva concesso. Daneela si era presentata con il suo abito più sexy, quello con la blusa scollata fino all’ombelico. Il Supremo aveva riso, di cuore e non certo per prenderla in giro, dopo che lei gli aveva esposto le sue ragioni. Per compiacerlo, si era fatta sodomizzare, esattamente come, si diceva, faceva sempre Aram. Però, lei, Daneela, più esperta, aveva dato maggiore soddisfazione al Supremo…e si era trovata a guidare la Guardia. Agli ordini di quell’antipatico di Palacio, quel frocio!.
Ma lei se l’era presa la sua vendetta, e le erano bastati meno di sei mesi. Aveva tessuto la sua trama, aveva brigato contro quella cana secca. Sì, era stata molto brava! Ed Aram era stata punita. Che soddisfazione, vedere il suo corpo mingherlino piegato sul trespolo. Cosa ci avrà mai trovato di bello, di eccitante in lei il Supremo? – si era chiesta Daneela- è di carnagione scura, sembra un maschio e non soltanto per i capelli tagliati corti, anche il seno pareva quello di un ragazzino, il ventre poi era già cascante, il culo non ne parliamo…e proprio su quelle due chiappette asfittiche le verghe dei mastigofori avevano fatto sentire tutto il loro peso. Le natiche di Aram erano state coperte di baci, baci brucianti! E poi, quando quella stava ancora piegata sul trespolo, quando ancora singhiozzava per il dolore, era intervenuta Daneela in persona. Le aveva infilato dentro, in quello stesso buio ricettacolo in cui il Supremo aveva tante volte trovato il suo piacere, la capsula. Con il dito guantato l’aveva spinta ben in profondità. L’involucro si era sciolto ben presto, con il calore del corpo, e l’intingolo di aceto e peperoncino si era disperso nel retto della maledetta. Come aveva urlato, come si era dimenata e Daneela era rimasta a sentire quelle urla, a veder agitarsi quel culo frustato finché Aram non era svenuta. Che goduria! Tanto che quella sera stessa, aveva fatto l’amore con Estella. Il Supremo era oltre l’Oceano, a guidare i destini dell’universo orbe, quella sera….
Un anno dopo, la ruota della fortuna aveva di nuovo girato. Non si erano permessi di fustigarla, questo no! Ma le parole di rimprovero del Supremo avevano fatto male a Daneela, più male di trenta frustate. Eppure, considerò rimirandosi allo specchio, il suo corpo era ancora desiderabile; la sua intelligenza poi sfavillante, la sua devozione assoluta! Ma quei buffoni di cui il Supremo si era circondato, l’avevano messa in cattiva luce con Lui: andavano dicendo che la tremenda batosta di Meelan era stata colpa di Daneela, che lei aveva calcolato male le potenzialità dei nemici, che era stata troppo irruenta nel voler sferrare l’attacco decisivo, sottovalutando la forza dei bastardi! A nulla era valsa la sua difesa, lucida e logica come sempre, appassionata: era stata degradata!
A fare la segretaria! Sia pure dell’uomo più ascoltato dal Supremo, del teorico del regime. Un mostro, un mostro in tutti i sensi. Un ammasso di lardo, gelatina tremolante al posto dei muscoli, ed un pervertito. Uno perfettamente casto! Uno che non se la faceva né con le femmine né con i maschi. Già quando Daneela era nello staff, si pensava che Julio fosse un castrato, oppure che dovesse avere qualche strana malattia. Non era possibile, si diceva a mezza voce, che non fosse mai stato visto in compagnia di una donna, non era possibile che nessuno sapesse di sue avventure sentimentali, né ne aveva mai sentito parlare. Conchita la sua vecchia- in tutti i sensi- segretaria non scuciva una parola. Quando si toccava la vita privata di Julio, lei diventava muta come un pesce; eppure passava 24 ore al giorno con l’Ippopotamo!
Adesso toccava a Daneela, stare insieme a quel mastodonte tutto il giorno, eseguire gli ordini che lui le dava. Appena era arrivata, lui le aveva detto- fino a che punto scherzando?, Daneela non si fidava benché le sue grasse guance mostrassero la parvenza di un sorriso- che l’avrebbe presa a sculacciate, se lei avesse sbagliato qualcosa. Sculacciare lei? Figuriamoci! Doveva ancora nascere l’uomo, o la donna, capace di sculacciarla!
Anche in pieno inverno, lassù nel profondo nord, il sole calcinava le pietre. Daneela aveva caldo, un caldo enorme. Sebbene fossero 35 giorni che stava su quella barena in mezzo al fiume (chissà perché, poi, lo chiamavano il Grande Fiume? Sembrava la pisciatina di un barboncino!), Daneela non si era ancora abituata. Stava distesa sulla sdraio, protetta dall’ombrellone, con soltanto gli slip addosso. L’Ippopotamo era andato in città, le aveva detto. Ecco, la città il suo ritmo frenetico, le sue strade caotiche, l’incontro palpabile con la gente, le vetrine, i negozi, i ristoranti di lusso, l’odore stesso dei gas di scarico: ecco, tutto questo mancava a Daneela! Anche se Ermelinda cucinava benissimo, anche se l’Ippopotamo non si faceva mancare niente, Daneela aveva nostalgia della vita a cui era abituata….
Benché pesasse un settimo di tonnellata, non aveva fatto alcun rumore o, almeno, Daneela non lo aveva sentito arrivare; aveva capito che adesso stava vicino a lei, soltanto perché aveva scorto la sua enorme ombra, sul pavimento bianco del terrazzo. Sembrava ancora più mastdontico con la canottiera blu ed i jeans: glieli cucivano apposta, non esisteva taglia commerciale in cui lui potesse entrare. Daneela neppure pensò a coprirsi il petto, né lui badò alla nudità di lei. L’espressione dell’Ippopotamo appariva preoccupata: gli avversari stavano piano piano recuperando terreno. Nessuna battaglia campale, niente di eclatante, ma un po’ per volta stavano avanzando. Bisognava fermarli, prima che diventassero forti: non avrebbero mai potuto vincere, è vero, ma avrebbero potuto dare fastidio. Parecchio fastidio. Perciò era necessario che qualcuno andasse in loco, a constatare di persona. Lui era troppo grasso (bontà sua, lo riconosceva!) perciò era necessario che ci andasse lei, l’unica che avesse sottomano. A Daneela non sfuggì il sottile disprezzo contenuto in queste parole, però la missione cadeva proprio a fagiuolo!. Lei si alzò rapida dalla sdraia. Julio le consegnò dei fogli e la salutò con un sorriso. Appena Daneela si fu allontanata dalla sua vista, Julio mormorò: “Ti auguro di non sbagliare, questa volta”.
Fece tutto quello che le era possibile ed anche di più: ci mancò poco che indossasse la corrazza ed andasse personalmente ad affrontare i nemici, come era accaduto a Meelan, secoli prima. Aveva organizzato tutto alla perfezione, con pugno di ferro aveva ricompattato le truppe sfiduciate, aveva riportato la disciplina fra i ranghi.
I mastigofori avevano lavorato indefessi a punire gli indisciplinati, gli scansafatiche, perfino gli sfiduciati. Centinaia e centinaia di sederi erano stati battuti con le verghe, finanche il colonnello Li-Taise, una che era stata nelle grazie del Supremo. Daneela non poteva aver più contatti con Lui, le era stato proibito dagli odiosi avversari, perciò aveva telefonato a Julio.Dopo mezzora le era arrivato il cablo affermativo.
Non la poteva far frustare pubblicamente, questo era assodato, per una serie di motivi, ma una buona strigliata a quella nobile spocchiosa, beh, avrebbe fatto piacere anche al Supremo, che, infatti, ne voleva il filmato: l’avrebbe proiettato prima di coitare con la nuova favorita, una dai gusti particolari.
Il colonnelo Li-Taise aveva 50 anni suonati, e li dimostrava tutti, nonostante l’opera di chirurghi e di massaggiatrici. Non potevano farle questo!, aveva strillato, avrebbe parlato direttamente con il Supremo, era una contessa lei: aveva comandato il settore per anni. Pochi caduti, un paio di defezioni non contavano nulla! Non potevano farle questo! Si era ribellata, perfino un calcio negli stinchi ad un Guardiano, aveva resistito in tutti i modi…. L’avevano spogliata, legata sul tavolo e l’avevano frustata. Il suo culo si era arrossato, gonfiato, abbrunato. Strillava come se la stessero spellando viva, il che non era molto distante dalla realtà. Daneela aveva detto cinquanta e cinquanta furono! L’ex colonnello non strillava più, alla fine della punizione. Per completare il suo trionfo, Daneela aveva costretto Li-Taise ad inginocchiarglisi davanti e a baciarle la mano: di fronte ad un reparto della Guardia schierato. Tutti dovevano vedere come il nuovo Responsabile trattava gli incompetenti, qualunque fosse il ruolo che avevano ricoperto.
Per la cronaca, lontano da ogni sguardo indiscreto Li-Taise fu caricata su un camion ed avviata al Pozzo del Dolore: ci sarebbe rimasta un anno! Ed era il minimo che potesse capitare a quell’inetta, si compiacque Daneela scrivendo il rapporto a Julio l’Ippopotamo.

La situazione era tornata normale, lassù al Sud. Tutta la zona era pacificata, saldamente in mano loro: Daneela aveva fatto un ottimo lavoro….avrebbe dovuto riconoscerlo perfino l’Ippopotamo. Pregustando un incontro personale con il Supremo, il minimo dopo tutto ciò che aveva ottenuto, Daneela salì in macchina; la scorta dei motociclisti e dei blindati della Guardia le aprì la strada per farla arrivare rapida all’eliporto. Salire sul velivolo, le ricordava i bei tempi: quando c’era lei a capo dello staff. Con il cellulare avvertì Estella di tenersi pronta: stasera aveva voglia di scopare!
Ma, all’improvviso, il suo elicottero cambiò direzione: invece di dirigersi ad ovest, verso l’Isola, virò verso settentrione.
Il cellulare di Daneela squillò: Julio le chiedeva un colloquio, urgente. No, no per telefono non poteva parlare, lo spionaggio nemico era ancora efficiente, troppi pericoli di intercettazione.
Neppure due giorni di pioggia erano riusciti ad ingrossare il fiume. E faceva ancora più caldo sulla barena. Come resisteva l’Ippopotamo con giacca, camicia e farfallino? L’umidità si sarebbe potuta tagliare con il coltello. Se fosse stato per lei, Daneela si sarebbe subito messa in bikini… invece indossò un pijama-palace candido: ne esaltava la figura alta e formosa.
L’Ippopotamo sedeva alla sua scrivania, seduto su una delle tre uniche poltrone al mondo capaci di sostenere comodamente il suo peso. Le sorrise scoprendo i denti ma, notò preoccupata Daneela, gli occhietti cerulei affogati nel grasso rimanevano freddi. “Siediti” disse lui e la voce non esprimeva affatto cordialità. Daneela scostò la sedia e vi depose regalmente il proprio posteriore, indi accavallò le lunghe gambe, scrutando il sandalo dorato che aveva al piede.
Man mano che Julio andava avanti con il suo eloquio forbito e rotondo, Daneela sentiva il sudore freddo colarle giù per la schiena. L’Ippopotamo stava elencando tutti gli errori che lei avrebbe commesso, snocciolando tutte le accuse che i suoi avversari le muovevano. Stava già approntando l’apologia nella sua mente, quando a Daneela apparve chiaro il motivo per cui era stata spedita a Thaurian: Per levarsela di torno! Laggiù, in quella terra di confine perennemente in bilico, lei aveva badato a rinsaldare le fila, non aveva trovato il tempo per difendersi… mentre lei stava sputando l’anima, se la stavano inculando! Saltò su dalla sedia e si avventò contro l’Ippopotamo. Quando Ermelinda riuscì finalmente a calmarla, Daneela stringeva fra le dita diversi peli della barba dell’Ippopotamo e costui mostrava quattro bei graffi rossi sulla guancia destra.

All’aria aperta: che onore! Anche nel momento della caduta, lei si distingueva. Sei elementi della Guardia schierati. Il trespolo al centro del prato; ai suoi lati due mastigofori, dal torso nudo. Non riusciva a vedere bene, perché durante la colluttazione con Julio a Daneela era scivolate via le lenti a contatto, ma le sembrava che non avessero in mano le solite verghe, piuttosto sembravano … sì, erano proprio fruste! Un po’ defilato, l’Ippopotamo. Avevano dovuto accostare insieme due sedie per permettergli di appoggiarci scomodamente il suo enorme deretano: Daneela invocò che le zampe delle sedie si spezzassero sotto quel peso! Lei non indossava altro che gli scomodi zoccoli di plastica ai piedi. Era tutta nuda. Volgendo appena la testa, scrutò negli occhi i militari schierati: voleva cogliere lo sguardo d’ammirazione nei loro occhi, magari d’eccitazione. Colse soltanto tanta compassione.
Arrivò davanti al trespolo. E si stupì, per l’ennesima volta. Non era un trespolo normale: questo aveva come un’asse sporgente, orizzontale, protesa. Con terrore, Daneela capì che era uno di quei trespoli che si adoprano nei Pozzi del Dolore. Ogni fibra del suo corpo si ribellò: aveva paura, inutile nasconderlo. Tutte le sue certezze, tutto il suo orgoglio avrebbe ceduto, una volta distesa su quell’arnese di tortura. Si sentì mancare, fu un attimo. Non ebbe il coraggio, adesso, di guardare l’Ippopotamo: se la stava ridendo sotto i baffi….
Le cosce di Daneela arrivarono a contatto con la barra trasversale del trespolo; lei ebbe la sensazione di scappare, la forte mano di un mastigoforo le premette verso il basso la nuca. Daneela fu fatta distendere, captò immediatamente la puntura dei chiodi disposti sull’asse, chiodi più fitti nei due circoli in corrispondenza dei seni. Cercava perfino di non respirare, per non sentire le punture. Ma le cuspidi metalliche pizzicarono la pelle, quando le braccia di Daneela furono assicurate, da cinghie che le serravano i polsi, alla parte inferiore dell’asse; altre cinghie assicuravano le caviglie al cavalletto del trespolo. Le punte entrarono più in profondità allorchè un’altra cinghia le fu avvolta intorno alle reni, la fibbia stretta con forza: era già insopportabile così, figuriamoci con lo staffile. Lo seppe subito. Una staffilata di traverso sulle natiche, poste quasi ortogonali rispetto al busto. Un bruciore terrificante. Immediatamente ripetuto. Daneela urlò, più di tensione che di dolore vero e proprio. Ma il dolore arrivò, tremendo, osceno, insopportabile: sulla schiena, sulle cosce, sul culo. Mentre il petto e lo stomaco e il ventre erano devastati dalle spine di metallo. Daneela urlò, non trattenne la vescica: estrema umiliazione.
L’Ippopotamo alzò una mano: dodici staffilate andavano bene! La slegarono, Daneela era sicura che il suo corpo fosse tutto una piaga; riuscì appena a vedersi il ventre costellato da centinaia di puntini rossi.

Rasata a zero, come una criminale, lei che era stata carissima al cuore del Supremo. Quelle dita che frugavano dentro ogni pertugio del suo corpo, per l’ispezione, quella specie di sacco che avrebbe costituito il suo unico indumento per il prossimo anno calatole addosso, macchina del tatuaggio che le lasciava il segno indelebile sulla guancia…
Daneela piangeva mentre varcava la soglia del Pozzo del Dolore N°1.

Sculacciate a scuola

aprile 9th, 2012

I video di oggi (cliccate qui per vederlo) ci porta in una scuola dove i culetti delle allieve passano davvero dei brutti quarti d’ora e, alla fine, sono malridotti come ci mostra la foto:
sculacciate a scuola

Buona Pasqua!

aprile 8th, 2012

Auguri a tutti di una Buona Pasqua!

LE EMOZIONI DI ROCKI E FRANCESCA

aprile 7th, 2012

Sono Rocco, mi sono cimentato a scrivere un racconto con la collaborazione di una mia cara amica che mi ha permesso di conoscere questo blog. scusate gli errori e spero sia pubblicato ciao a presto.

Sono Rocki al mio primo anno di lavoro come assistente scolastico precario(bidello) in un liceo alle porte di una grande città del nord. Campano appena trentenne e con tanta voglia di riuscire a raggiungere la tranquillità lavorativa(a tempo indeterminato) oltre che a fare il mio dovere di bidello avevo attrezzato nella sala deposito una specie di officina, dove di tanto in tanto riparavo qualche sedia, cattedra o lavagna. Fu proprio una mattina che la preside, donna bellissima e sempre elegante, ma mai il piacere di aver ricevuto un complimento per il mio lavoro extra, mi chiese di visionare alcune lavagne da poco riparate nella sala deposito, l’accompagnai nella speranza di guadagnare punteggi o meglio simpatia per una riconferma per l’anno a venire(di un complimento non ci speravo più), ma nello stesso tempo ammirare la sua eleganza, infatti tutte le mattine sforgiava un paio di calze diverse sotto gonne appena sopra il ginocchio e su dei tacchi altissimi, insomma l’eleganza in persona. Come sempre lei avanti ed io che seguivo senza staccare di un attimo gli occhi dal suo corpo marmoreo, arrivati alla porta udimmo dei strani rumori, anzi di gemiti di piacere che provenivano dall’interno, per circa dieci secondi ascoltammo tutto e guardandoci negli occhi capii che volevamo dire entrambi “senti anche tu la stessa cosa?”.

Di colpo la preside aprì la porta e la scena che si mostrò mi fece rimanere di sasso, era Francesca alunna appena maggiorenne ad un passo dalla maturità, che sbirciando video spanking sul suo telefono raffreddava i suoi bollori toccandosi vivacemente la sua parte intima.

La preside andò su di giri, incazzata come una furia cominciò a redarguire la fanciulla, minacciandola addirittura di non fargli svolgere gli esami di maturità, dopo un attimo di silenzio mi ordinò di prendere una sedia senza braccioli, eseguii l’ordine, ma il mio sguardo era sulla povera Francesca che rossa in viso per la scena in cui si era fatta sorprendere era rimasta ancora con la gonna alzata , la mano nelle mutandine e il telefono ancora a mostrare il video dei peccati.

“maleducata!! Ora ti mostro la giusta punizione che merita una come te!!!”.
La preside si tirò su la gonna prima di sedersi, al punto di sfoderare ai miei occhi un reggicalze che dal vivo non avevo mai visto, e chiamò a se Francesca, la sistemò sulle sue ginocchia e alzando la gonnellina mise in evidenza le mutandine bianche con dei fiorellini azzurri. Subito un colpo, poi un altro, e un altro ancora, Francesca sembrava non aspettare altro, all’improvviso vidi tirare giù le mutandine appena sotto le natiche, ed ai miei occhi affiorò un culetto da spankee pronto ad accogliere tutto, che assieme alla visione dei reggicalze della preside diedero in me un primo segnale di erezione!!. Francesca implorava il perdono, ma la preside colpiva con una velocità diabolica senza spostare lo sguardo dal culetto ormai non più bianco della monella.

Furono circa dieci minuti intensi di sculacciata, da una natica all’altra, fin quando smette all’improvviso e fissando il mio sguardo dice: “continua tu Rocki devo andare in riunione, smetti solo quando le tue mani saranno stanche poi mi raggiungete!!”. Era quello che avevo sempre sognato, la cosa mi eccitava da morire infatti anche quando vedevo video di culetti sculacciati non potevo far a meno di masturbarmi immedesimandomi nei panni dello spanker. Appena seduto feci cenno a Francesca di rimmettersi in posizione e sul culo già segnato impartii i primi colpi, era morbido e fresco e attirava il mio palmo, Francesca era consapevole che doveva essere punita e non fece alcuna resistenza se non quando sottovoce mi chiese di fare piano, “zitta puttanella” e di istinto gli tappai la bocca con l’altra mano e via partì un’altra serie di colpi, prima su di una natica e poi sull’altra le mutandine ormai erano scivolate sul pavimento e le gambe avevano più gioco tanto da sfiorare durante i colpi la sua umida passerina. Francesca era presa, gli piaceva da morire,l’impressione che mi fece fu quella di una monella che non aspettava altro e questo aumentava in me la voglia di colpire. Ad un tratto partirono nella mia mente varie idee tipo sculacciarla in ginocchio, e via diedi ordine di inginocchiarsi sulla sedia, reggendosi sullo schienale e sporgendo il suo culo in modo da recepire i colpi e nello stesso tempo mostrare la sua passerina che lacrimava di piacere, infatti il mio grembiule era stato bagnato proprio nel punto dove appoggiava la sua parte intima, un bel cerchio che fece scattare in me un piacere non indifferente provocando un rigonfiamento che Francesca non perdeva d’occhio un istante. Francesca era pronta, aspettava i colpi che ci misero un po ad arrivare, infatti non riuscii a fare a meno di accarezzare quel culetto prima di colpirlo, notai la sua morbidezza e freschezza come non mai e come una calamita attirava la mia mano. Oltre trenta colpi che aumentarono la mia erezione e il piacere di Francesca che si notava dai suoi gemiti, tanto che istintivamente cercò di toccarsi, mi colpì molto quella scena e magari avrei voluto vederla mentre si toccava, non poteva farlo era in punizione, gli bloccai la mano ponendola ferma dietro la schiena e di li a poco partirono altri colpi fino a stancarmi. Anche Francesca era ormai esausta il suo culo era ormai tutto livido, la punizione volgeva al termine, raccolsi a terra le mutandine e le misi nella mia tasca. Sistemati e seguimi!!. Io avanti e Francesca dietro ci avviammo per il lungo corridoio che conduceva alla sala riunioni fin che ad un tratto dalle sue labbra sentii: “grazie rocki,”e voltandomi i suoi occhi lucidi di piacere incrociarono

il mio sguardo. La preside era lì, nella sala riunioni, seduta sulla sua poltrona di pelle con le gambe accavallate attendeva il trofeo di guerra, “alza la gonna monella” Francesca obbedì immediatamente e a quel punto la preside vide tutto il lavoro svolto, mentre ammirava il culo di Francesca i suoi incisivi mordevano di piacere il labbro inferiore, particolare che mi colpì molto, più del complimento che mi fece poco dopo,il primo da quando l’ho conosciuta:”bravo Rocki questa da oggi sarà la punizione per chi non rispetta le regole o si comporta in modi non consoni alla buona educazione!”. A quel punto consegnai le mutandine a Francesca che ricambiò con un mezzo sorriso e lasciammo la sala ritornando tutti ai propri doveri.

Video di sculacciate

aprile 6th, 2012

Un bel video di sculacciate sul culetto, non troppo dure: cliccate qui per vederlo subito.
Qui sotto, come sempre, un’immagine di anteprima:
sculacciate sul culetto

Approfitto del post per darvi 2 informazioni di servizio: primo, ho inserito la possibità di condividere i post su facebook, twitter, google+ e quindi vi sarei grata se potesse condividere, soprattutto su google+. Secondo, sto rimettendo in piedi il forum con grande fatica, ci sono parecchi problemi tecnici da risolvere ma ci sto lavorando…se cliccate sul link forum che si trova qui in alto vi potete rendere conto dei progressi.

UMILIATA DALLA AMICA MEDICO DELLA MADRE

aprile 5th, 2012

Il racconto che segue mi è stato inviato da Giorgio. Buona lettura a tutti.

Mi presento,mi chiamo Antonella, ho 19 anni sono e vi voglio raccontare un episodio di cui sono stata protagonista lo scorso anno. era gennaio, era un giorno che faceva molto freddo e volevo marinare la scuola
Avevo l’interrogazione di letteratura e dissi a mia madre che mi sentivo la febbre e che non sarei andata a scuola.
Senza saperlo, lo scoprii solo dopo un ora circa, ero caduta in un tranello.
Alle 9,00 in punto sentii suonare alla porta, era una amica di mia madre medico che disse: allora non andiamo a scuola? Dopo avere richiusa la porta dell’appartamento, ci recammo in soggiorno. Qui la dottoressa aprì la sua borsa e tirò fuori la paletta abbassa lingua.
Mmmmm, si gola arrossata, ma non vedo catarro. Si girò e tirò fuori lo stetoscopio, io indossavo ancora il pigiama e lei disse. Ora sentiamo i polmoni, e prima ancora che io potessi dire qualcosa, mi ritrovai a torso nudo, mostrando la mia bella quarta abbondante alla donna che mi stava davanti, due belle tette a mela.
Si infilò nelle orecchie gli auricolari dello strumento medico e pose la membrana sulla schiena facendomi venire i brividi.
Terminata questa visita, si occupò delle mie tette. Stette molto a massaggiarmele le tette, i capezzoli si irrigidirono subito visto che, le sue mani erano fredde che sembravano di ghiaccio.
Adesso diamo una controllatina anche in mezzo alle gambe.
Io misi le mani davanti i pantaloni del pigiama come difesa, ma la dottoressa, mi mollò un ceffone che mi fece spuntare le lacrime e mi ritrovai con i pantaloni alle caviglie che mi controllava molto attentamente il pube, il c litoide e la vagina.
Sei ancora vergine vedo, una merce rara in questo periodo, mi sfilò i pantaloni del pigiama.
Poi mi prese per mano e mi portò in camera mia ed alzò il cuscino e prese un fazzoletto che stava li sotto, e rivolta a me disse: così fai spaventare tua madre, vieni domani al mio studio alle 19,00 in punto, poi mi sfiorò la schiena con l’indice della sua mano destra e fece altrettanto passandolo dalla gola fino al pube. Facendomi accapponare ancora la pelle e provando piacere.
A domani allora, disse baciandomi sulla guancia destra.
La sera quando rientrò mia madre dal lavoro, arrossimmo tutte e due.
Le sorprese però non erano finite, anzi quella migliore doveva ancora arrivare.
Il giorno dopo mi recai all’ora stabilita allo studio medico, la giovane segretaria mi fece accomodare in sala d’aspetto e dopo pochi minuti venni fatta entrare nello studio della dottoressa.
Come mi vide, mi ordinò di spogliarmi completamente, mentre mi spogliavo ricevette una telefonata.
Pronto? Buona sera signora mi dica!!!! no, tranquilla non disturba mai, si figuri.
Si, certo mi tenga informata su come procede la situazione.
Allora, Antonella sei pronta? Vieni che ti do un occhiata!
Io, uscii da dietro il paravento e mi diressi dove il medico mi aveva indicato, arrivata al lettino mi fece stendere e mi aiutò ad infilare le gambe nelle staffe, successivamente si infilò o guanti ed iniziò un lento va e vieni con il dito indice, successivamente poi inserì anche il medio.
Bene, vedo che quando ti sfioro sei sensibile e vieni subito, guarda qui, sei venuta tre volte.
Però? Non male.
Il consiglio che i do è quello di mantenere sempre depilato il pube e la vagina, e di masturbarti almeno tre volte al giorno tutti i giorni.
Bene, bene,bene, ti puoi rivestire, però lascia qui il tuo perizoma, prova per un mese ad andare in giro senza mutandine e perizoma, vediamo che effetto ti fa, e quali saranno le reazioni, calcola che stiamo in gennaio.
Dopo che mi ero rivestita la dottoressa, mi dette un nuovo appuntamento per il mese successivo alla stessa ora e mi accompagnò alla porta.
Non mi ero accorta però che aveva lasciato il ricevitore del telefono sganciato ed appoggiato sulla scrivania, dall’altro capo vi era mia madre che ascoltò tutta la visita nello studio.

Sculacciando il marito

aprile 3rd, 2012

Una moglie che sculaccia, anche piuttosto duramente il marito: quanti mariti pagherebbero per vivere una situazione così? Clicca qui per vedere il video, qui sotto una foto di anteprima.
marito sculacciato

Valeria

aprile 2nd, 2012

CUL’IN ARIA episodio 6
Mi veniva da ridere, ma non osavo scoppiarle a ridere in faccia: mi avrebbe tirato addosso la prima cosa che le fosse capitata fra le mani!
“Come si fa a finire con il sedere sopra i ricci di mare e mica uno?! No! Una colonia intera…” mi permisi di scherzare.
“Sono scivolata, imbecille! Per colpa di questi sandali di plastica, hanno la suola liscia….” mi rispose arrabbiatissima.
“Va bene, andiamo al Pronto Soccorso! Ma sono almeno venti chilometri da qui…ce la fai a stare seduta in macchina?” ero premuroso.
“Sei sempre un imbecille! Che mi fanno al Pronto Soccorso? Mi fanno aspettare due o tre ore e poi mi levano le spine una per una…esattamente come dovrai fare tu!” era decisissima.
“Nooo! Io non sono capace e, poi, dovresti togliere il costume…” piccolo, inane tentativo di resistenza da parte mia.
Valeria non si può considerare una donna bellissima, sebbene un certo fascino ce l’abbia, ed anche un paio di chili di troppo, concentrati sui fianchi e sul posteriore; nel complesso, si difende bene come figura fisica: stenterebbe, chi la vedesse per strada, a darle i 42 anni che realmente ha.
Visto che la conosco da un decimo di secolo, l’avevo invitata a trascorrere il week end al mare. Vallo ad immaginare che va a fare il bagno sugli scogli…e ci cade sopra! Me la sono vista arrivare, quasi di corsa, trafelata, con una faccia terrea, il copricostume aperto sul davanti, il passo incerto.
“E’ una vita che collezioni francobolli, quindi con lente e pinzette sei abituato. Ce le avrai pure qui, di sicuro! Prendile e toglimi queste spine dal culo, prima che io impazzisca. Ahi, fanno male….” Valeria è proprio un tipo deciso.
“Il costume te lo togli da sola, io vado di là a prendere l’occorrente…” in quella tragica (per lei!) circostanza, non avevo alcuna voglia di assistere al suo spogliarello, cosa che in altre circostanze mi avrebbe attirato, ma, adesso, no: troppo arrabbiata e troppo depressa.
Tornai di sopra con tutto il necessario: pinzette, di due tipi, lente d’ingrandimento, alcol e ovatta. Valeria si era distesa bocconi sul letto ed era completamente nuda. Non era soltanto i ricci: la schiena e le cosce presentavano abrasioni, lividi e piccoli taglietti. Aveva perso l’equilibrio, era scivolata lungo lo scoglio e, dulcis in fundo, era finita con il culo ammollo, sopra i ricci! Poveretti loro, che brutta fine!
Inzuppai ben bene un batuffolo di cotone. “Sei pronta?” lei mugugnò per uscirsene con un AHI!!!, prolungato non appena le strofinai il cotone sul graffio longitudinale, sulla parte destra della schiena: quello che mi sembrava il più brutto. Ignorai le sue proteste, le dissi che era un po’ di bruciore, che caspita!, poteva sopportarlo, no?
Mi mandò filato a quel paese, ma nel complesso, smise di strillare: soltanto gemiti e lamenti. Finita la schiena, passai ad un altro batuffolo, per le cosce. Valeria sbatté un paio di volte le gambe sul letto: lì doveva bruciare di più.
La puzza dell’alcol denaturato mi faceva pizzicare le narici, ma resistetti stoicamente.
Adesso, la parte più difficile. Ce ne saranno stati un quarantina, neri, ben infitti nella pelle e, forse, nella carne.
“Stai buona…sarà una cosa lunga…io non sono un infermiera…e non agitarti! Pronta?” non attesi la risposta.
Afferrai con le pinzette quello che sporgeva di più e tirai a me: mi parve di udire come un FLOP quando venne via.
Dopo qualche minuto, Valeria mi chiese di fermarmi, di darle un po’ di tregua. Giusto. Rimanevano i più difficili, quelli più profondi. Le porsi il fazzoletto, onde si detergesse il sudore e lo tenesse stretto fra i denti, come nei film western quando devono cauterizzare la ferita dell’eroe di turno. Che ovviamente lo rifiuta, perché egli è aduso ad ignorare il dolore. Valeria, invece, no! si premette il fazzoletto davanti alla bocca, con foga.
Il bello era che stavo sudando anch’io: il caldo, la concentrazione, e la vista di quel bendidio tutto scoperto.
“Ne rimangono un paio…ma sono in una posizione delicata…tu mi capisci…”
“Non fare il vergognoso, lo so benissimo dove stanno! Li sento pungere…dai!…e attento a non strapparmi qualche pelo!” beh, se così doveva essere…
Stavano molto a fondo e come avessero fatto a perforare la stoffa del costume rimaneva un mistero inesplicabile.
AHI!!! “Scusa, mi è sfuggito! Riprovo di nuovo, respira forte…” Fu al quarto tentativo, che riuscii ad afferrarlo bene, con le pinzette: finalmente uscì fuori. Valeria sospirò, disfatta. Ne mancava uno solo, piazzato proprio lì. “Mettitelo sotto la pancia- dissi a Valeria porgendole un guanciale- e tieni le gambe larghe”. Visione beatifica, in altri momenti.
Ma io ero toppo impegnato, in quello, per goderne. Pizzicai la pelle e Valeria si lamentò. Tornai a pizzicarla: quel maledetto aculeo tornava a sfuggirmi. Tutta la zona attorno a lui era più cupa del rosa naturale. Alla fine, ne ebbi ragione! Sollevai le pinzette e lo vidi, non più di tre millimetri di lunghezza. Avevo voglia di gettarlo a terra e di calpestarlo, come si fa con uno scorpione velenoso. Finì nel piattino, assieme agli altri.
“Non lì, non lì” gridò Valeria quando sentì il cotone imbevuto d’alcol strofinarle quella pelle sensibile irritata. Le diedi una pacca su una natica, tanto là dovevo ancora disinfettare. BRRRRR….tremava tutta di brividi quartani, la cara Valeria, mentre il cotone strofinava proprio in quel posto, così intimo. Dopo, passai l’alcol dappertutto, su quella vastissima superficie puntinata che erano le natiche di Valeria.
Andai di sotto a riporre le cose. Quando tornai, Valeria stava nella posizione dell’uomo vitruviano: braccia e gambe divaricate. La pelle era ancora rosata.
“Che ne diresti di un bel piatto di paccheri ai ricci di mare, per cena?” le chiesi.
La parolaccia che mi disse l’avranno sentita fino in Africa….

MAGISTER TERTIUM

marzo 31st, 2012

“La tua richiesta giunge improvvisa al mio orecchio. Per qual motivo mi chiedi di castigarti? Nulla hai commesso che richieda punizione o castigo! Conoscesti già, tempo addietro, l’atroce morso del flagello. Pensai, allora, a te bastevole.
Or di nuovo, vuoi tu soffrire? Guardami negli occhi, Paula. Insano desiderio alberga entro di te? Forse sei tra coloro, menadi!, che provano, o potrebbero provare, piacere dalla sofferenza fisica? Piacere insano, ché contro natura….”
“Magister, mi permetto di interrompere le tue sagge parole. Tu mi battesti, è vero, in due occasioni. Ed avesti ben diritto e ragione a far ciò. Ora sono io, a chiederti, ad implorarti di battermi ancora. Soltanto attraverso il dolore potrò iniziare il cammino della redenzione!”
“Cosa hai commesso di tanto grave, Paula, da impetrare simile tormento?”
“Mi sono innamorata, Magister, innamorata di un’allieva! Ho lasciato che la passione penetrasse dentro il mio animo, passione contro natura e, perciò, tanto più deplorevole. Ma i suoi occhi, ah i suoi occhi!, più vivaci di quelli di una gazzella, la sua bocca più rossa delle fragole del Parnaso, il suo corpo più flessuoso di un giunco palustre… Giammai ebbi contatto con lei, ma l’avevo sempre in mente…bella siccome dea m’appariva e la pensavo, lasciva, ignuda ai lavacri. Non merito per questo la pesante punizione, o Magister?”
“Domani, subito dopo l’alba, quando la pianta dorme, taglierai dei rami dal salice, in numero pari alle costellazioni; li unirai insieme e legherai: sarà questo lo strumento del tuo castigo, che tanto opini bramare”.
[…]
“Solida, flessibile, simile agli angui della medusa…potrebbe andar bene. Piegati, dopo esserti scoperta ed esserti levata il perizoma…”
“Non lo indosso, oggi, Magister!”
“Rigide le ginocchia! In alto il groppone! Alle caviglie le tue mani!”
SWISSH TUMPF SWISSH SMACK
“Ho detto: mani alle caviglie! E non ti agitare tutta, a guisa di scivolosa anguilla! Tu l’hai chiesto, tu sopporti!”
SWISSH TUMPF SWISSH SMACK OOOOOHHH!
“Contieni le tue urla. Il legno si sta consumando come un tizzone nel braciere. E, indubbiamente, la tua pelle ha raggiunto il bagliore del fuoco…i ramoscelli in essa hanno lasciato piccole parti di sé…”
“Basta, Magister, basta! Troppo ho sofferto codesta penitenza. Ferma il tuo braccio, Magister, più non sopporto…”
“Taci! Trova in te stessa la forza per portare a compimento ciò che chiedesti. E serra quelle cosce: vaccina è la tua vagina!”
[…]
“Rubreo. Screziato. Tumido. Sto parlando del tuo deretano. Infranta per consunzione la sferza. Ritengo che ti sarà difficile poggiarlo su qualsivoglia superficie, nei giorni a venire. E alzati, non stare in ginocchio siccome orante…”
“Mi aiuti ad alzarmi, Magister?”
“No! Sino alla feccia, berrai il calice dell’umiliazione. Lo farai da sola! Preferisci che chiami le allieve in modo che possano vedere la tua carne disfatta, le tue grazie, che tali non sono all’attuale, esposte? Alzati!”
[…]
“Magister, ti porgo grazie per la punizione che hai voluto infliggermi. Tratto ne ho giovamento…Magister, che fai?”
“La mia mano palpa, esplora, sente….le lacrime umide nei tuoi occhi s’appalesano…le lacrime umide nella tua femminina natura sintomo sono di lascivia…e sol per questo meriteresti altra sonora fustigazione…”
“Sì, Magister, subito?”
BK