Fessee 18

Non era certo la prima volta che la vedeva, ma era di sicuro la prima volta che la guardava così da vicino: morbida fessura rosa, avvolta da una folta peluria nera; fragrante, fresca, invitante… e lui ce lo aveva infilato il suo coso, con sommo godimento. Per fortuna, lo aveva sfilato un attimo prima che buttasse fuori tutta quella roba biancastra. Ma lo aveva fatto soltanto perché glielo aveva chiesto Camille; se fosse stato per lui, ce l’avrebbe lasciato per l’eternità.
E, adesso, pagava lo scotto. Quella streghetta aveva rivelato alla sua padroncina tutto quello che avevano fatto insieme, laggiù nella serra; e la zia aveva pensato bene di uscire per andare a far compere, lasciandolo solo…non che monsieur Jerome oppure la zia sarebbero stati più teneri, ma, almeno, non avrebbe dovuto subire l’onta di essere sculacciato dalla cugina!
Alphred si contorse ancora una volta. Si era giurato che Camille non avrebbe avuto la soddisfazione di sentirlo gridare e cercava in tutti i modi di mantenere il giuramento. Di sicuro, era difficile: quello che la cugina stava adoprando, gli martoriava il culo ed, se dava una sferzata più forte, il nodo lo andava a colpire pure davanti, proprio alla base del coso che, strano a dirsi, si stava alzando ed irrigidendo. L’altra Camille, che gli stava davanti tenendogli ferme le braccia, se ne accorse e fece appena un sorrisetto. L’ultima sferzata coincise con un nuovo fiotto. Camille lasciò andare i polsi di Alphred; sarebbe stato il proprio turno, adesso.

Lei era stata picchiata per aver comprato un solo, misero cappellino; perché Arletty l’avrebbe dovuta passare liscia? Forse che sua figlia era meglio della matrigna? No! anche la ragazza avrebbe dovuto provare il frustino, avrebbe dovuto sopportare quello che era stata costretta a subire la moglie di suo padre; ovviamente, fino a un certo punto però… l’incesto è un peccato mortale! Brigitte si passò la lingua sulle labbra, soddisfatta vedendo tornare il marito con la lunga bacchetta in mano, Arletty, invece, si sentì imperlare la fronte. Quando papà aveva quell’espressione, c’era poco da scherzare. Sperava soltanto che la presenza di Brigitte gli avrebbe fatto frenare il braccio. Non fu così. La ragazza se ne accorse fin dalla prima bacchettata; si rimproverò di non aver pensato a mettersi qualcosa, magari un’imbottitura, sotto la gonna, di aver lasciato, invece, le semplici e fragili coulottes. Un fischio e un tonfo, un fischio e un tonfo per dieci, cento, mille volte; una smorfia di dolore, per dieci, cento, mille volte. Ad Arletty, faccia al muro, culo proteso all’infuori, pareva non dover finire mai

Non si trattava del solito servizio, di questo era sicura. Non c’erano né l’enteroclisma grande né la peruccia di pulizia piccola, in quella stanza. Che cosa voleva da lei, dunque, la signora? Quando Roxane glielo spiegò, Amèlie rimase turbata: figuriamoci, lei non aveva mai neppure avuto figli. Ma comprese, comprese appieno: Roxane si trovava nella sua stessa condizione. Nell’armadio vi era un coacervo di cose, per lo più inutili. Un vecchio colino per poco non le cadde in testa, quando aprì l’anta; alla fine lo trovò: era dalle grandi pulizie pasquali che non era più stato adoprato. Pesante, dalla grossa pala, robusto. Sarebbe andato bene, più che bene. Amèlie tornò in camera da letto, stringendone il manico con entrambe le mani, manico troppo grosso per le sue, pur lunghe, dita. La signorina si era già preparata: un cuscino sotto il ventre, al centro del letto, le mani avvinghiate alle aste della spalliera, la camicia tirata su fino alla schiena; voltò la testa dall’altra parte, non appena vide entrare Amèlie. La matura serva si piazzò a gambe larghe accanto al letto e levò ben in alto, sopra la testa, il grosso battipanni.

Non resisteva più! Ma lui le aveva appoggiato il pesante e muscoloso braccio proprio sopra le reni, immobilizzandole il corpo con il suo solo peso; e la destra, aperta come una paletta, seguitava a percuoterle le chiappe nude. E non smetteva più. Jo provò a divincolarsi: invano! Georges la sculacciava di buzzo buono, come non aveva mai fatto prima, quelle poche volte che lei glielo aveva concesso e seguitava, seguitava, seguitava. Tutta quella parte del corpo di Jo, strano a dirsi!, era diventata insensibile per il gran dolore. Lui si fermò, lei sperò. Ma era soltanto per riprender fiato, entrambi. Il braccio tornò ad alzarsi e tornò ada abbassarsi: la musica era ricominciata!

Pierrette era più che soddisfatta. Per esser piccolo, lo era davvero: mica grosso come quello di Jean. Però, era quello di suo marito, dell’uomo che aveva scelto di fronte a Dio e di fronte agli uomini! Ed aveva pure provato piacere, piacere non solo fisico. Quell’attimo di passione valeva bene il prezzo che lei stava per pagare! Non c’era neppure bisogno di levarsi le mutandine, per lei: quelle giacevano neglette al centro del letto disfatto. Serrò le ginocchia con le dita: era pronta! La cinghia di Marcel sibilò nell’aria…

La padroncina non le aveva mai fatto così male prima; colpa sua o colpa di quel pezzo di corda che stava adoprando? Una corda grossa grossa, spessa tanto tanto, che si abbatteva senza tregua sul deretano, come prima si era abbattuta su quello di Alphred. E faceva sempre più male; sembrava fatta di fuoco, non di canapa. Ormai la rigida crestina bianca che teneva tra i capelli era scivolata via, la faccia di Camille, guancia appoggiata sul tavolo, doveva esser rossa quasi come il posteriore, bersaglio della corda e quel pesante nodo all’estremità, che, a seconda della violenza con cui veniva vibrato il colpo, andava a percuotergli l’interno delle cosce…atroci pizzichi che mordevano la pelle sensibile.

La tedesca aprì le dita e la claquette cadde a terra. Arletty si rialzò di colpo. Pure questa umiliazione le mancava! Era stato suo padre, proprio suo padre!, a costringerla a sdraiarsi sulle ginocchia della matrigna ed era stato sempre lui a tenerle ferme le mani, mentre la tedesca le tirava su la gonna e le strappava, sì proprio strappava!, le mutandine. E quell’orrenda spatola di cuoio sulle sue chiappe indolenzite: fuoco si era aggiunto a fuoco! Indecente, adesso mostrava pure il pube nudo a suo papà, ma doveva pur massaggiarsi le chiappe così tanto offese.

Josephine piangeva a dirotto, non tanto per il dolore quanto per l’umiliazione a cui lui l’aveva sottoposta, per la vergogna. L’aveva presa come una bestia! L’aveva costretta carponi, ne aveva afferrato il bacino tirandola a sé, le natiche roventi a contatto con quei peli schifosi e… e… Mai più, mai più, giurò Josephine.

Prima sembrava schiacciarsi come una frittata, poi tornava su come un soufflé e diventava sempre più livido. Il battipanni era un brutto arnese, inadatto per sculacciare: il culo della signorina, notò l’esperta Amèlie, fra poco sarebbe stato tutto blu, il rossastro sarebbe scomparso ben presto. L’ha voluto lei, però, me lo ha ordinato; Amèlie la domestica sospirò mentre rimetteva a posto il battipanni nell’armadio.

IL PROSSIMO NUMERO DI CHRONIQUES DE LA FESSE SARA’ IN EDICOLA IL MESE VENTURO.

BK

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13 commenti a “Fessee 18”

  1. Luca dice:

    dal 16 al 18?

  2. geronimo dice:

    Bob Knees è superstizioso! Tutti questi frammenti di racconto buttati lì…Non ci ho capito una beata mazza.

  3. Master dice:

    Infatti ad un certo punto ha iniziato a saltare di palo in frasca, seppur con classe e stile.

  4. sofy dice:

    I personaggi tornano però ammetto anch’io che ho fatto un casino dell’altro mondo, credo che dovrò riprendere la saga… però in ogni frammento vengon descritte veramente bene le sensazioni e il dolore, e la vergogna…nn è facile!

  5. sofy dice:

    Questa saga è lunghissima… Tolkien ci fa una pippa!!! (è cosi che si dice?)

  6. nadine dice:

    lool sofy fantastica cm sempre

  7. Master dice:

    Guai a ridicolizzarmi Tolkien: il castigo che ne conseguisse sarebbe altresì severo. CHI HA IL CORAGGIO?

  8. sofy dice:

    :D

  9. geronimo dice:

    Sofy ha fatto una pernacchia, l’ho vista! ;)

  10. Master dice:

    Ha avuto il coraggio!
    Adesso dovrò escogitare una penitenza… ma quale?

  11. sofy dice:

    Anzitutto Gero volevo farti i complimenti x le faccette fatte, poi si vi racconterò meglio la mini esperienza spanking se vorrete, poi a me Tolkien piace da impazzire, Master, parliamone…Gero sei, oddio ma come puoi farmi questo,spione incallito…anzi……TOPO!!!! Geronimo Stilton…non fa una piega!!! nadine t v b

  12. geronimo dice:

    Allora è vero che hai fatto la pernacchia! hai confessato.

  13. Master dice:

    Rea e confessa!
    Ma continuo a non avere idea di quale meritata punizione tu debba subire.

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