Il giorno dell’ultima punizione

La bravissima Nadine ci regala la quinta puntata del suo bellissimo racconto. Buona lettura a tutti amici!

Venni svegliata dalla porta di casa, mio padre era appena rientrato da lavoro, guardai la sveglia sul comodino segnava le 19:30 non mi passò nemmeno l’idea di andare di là a subire il terzo grado e mi nascosi sotto le coperte. Nel buio sentii il cigolio della mia porta e i passi di mio padre entrare. Fece piano e si sedette sul bordo del letto sottovoce pensando che dormissi – piccola mia non sai quanto ci rincresce punirti. Non volevamo farlo nemmeno dopo ieri, ma abbiamo pensato che l’avresti presa come un indecisione da parte nostra, spero che vada come deve andare ti voglio bene piccola sei cresciuta molto- si soffermò per tre secondi poi quasi come se stesse pensando ad alta voce – forse saremo noi quelli da punire dopo che siamo dovuti arrivare a questo per capire tutto – volevo girarmi e abbracciarlo ma non lo feci, avevo paura di ferirlo o portarlo a non darmi l’ultima punizione, a quel punto una speranza mi passò per la testa e mi venne da provarci ma decisi che dovevo portare la cosa fino in fondo perchè non aveva senso finirla proprio adesso, avrebbe buttato via tutti gli sforzi fatti da mia madre mio padre e da me e avere il culetto meno viola con il rischio però di tornare alla vita di prima non esisteva, sarei arrivata in fono al costo di non sedermi per una settimana.

Prima di alzarsi tese il braccio verso di me per accarezzarmi ma si fermò prima si limitò a guardarmi con dolcezza mentre usciva e richiudeva dietro di sé la porta. Lo sentii scendere poi parlottare con mia madre ma non riuscivo a capire le parole.

Fu solo dopo venti minuti che mi decisi a mettermi in piedi e ad affrontare la punizione tremenda che mi aspettava, scesi con aria mogia. Per le scale incontrai mia madre che con sguardo severo – bene vai in camera nostra che ti aspetta tuo padre forza – io l’abbracciai la sua espressione si fece più dolce ma pur sempre severa, mi girai e andai verso la camera. Arrivata fuori dalla porta esitai un attimo poi premetti sulla maniglia ed entrai. Mio padre mi stava aspettando con una grossa cinta di pelle nera accanto a se, il suo sguardo adesso era duro e nella stanza c’era un’atmosfera severa, tremolante andai verso di lui mi levai le mutandine coprendomi la micina con la mano e mi sdraiai senza dire niente sulle sue ginocchia, lui passò una mano sul mio sedere. Solo allora notai quanto dovevo essere rossa in viso ed imbarazzata a stare lì nuda sulle gambe di papa – piccola è stata severa mamma. Ma ha detto che le hai meritate dopo che le hai risposto male vero?- io mi sentii gonfiarmi gli occhi di lacrime per la vergogna di essere stata così stupida e di come avevo rischiato di rovinare la cosa per una stupidata- si papa non ho scuse. Sono stata una scema, ma ero spaventata e stordita dalla punizione e ha vinto la mia rabbia- mi soffermai un attimo – ma ho capito te lo giuro l’ho detto anche a mamma che è stato un attimo di sbandamento che non succederà più giuro, non tornerò quella di una volta- iniziai a piangere e sentii mio padre avere un sussulto probabilmente non se l’aspettava – ti prego credimi mi impegnerò al massimo in tutto, a scuola, in casa, sarò una figlia modello credi in me ti prego – sentii qualcosa di caldo cadermi sul sedere, non mi voltai perchè sapevo quanto era orgoglioso mio padre, passarono due minuti nei quali anche io mi asciugai le lacrime e mi ripresi – piccola lo sappiamo, e sappiamo anche che non accetterai mai di non ricevere l’ultima punizione, sei sempre stata testarda e sempre lo rimarrai. Ma a volte questo può essere un pregio e non un difetto- si fermò tirando fuori un tubetto con una pomatina dentro – ma io e tua madre vorremo che per oggi si finisse qua e tu prendessi l’ultima parte domani sera quando ti sarai leggermente ripresa, il tuo sederino è veramente messo male è tutto rosso e pieno di righe tra il viola chiaro al viola scuro- a quella frase avvampai di vergogna e non dissi nulla – vuoi? – io sorridendo – si papa va bene ma domani prometti che…- mi fermai troppo imbarazzata per continuare. Lo sentii sorridere e mi cominciò a spalmare la crema. La spalmava con cura attento a non farmi troppo male, quando mi irrigidivo si fermava e aspettava mi rimettessi in posizione, alla fine poggio il tubetto – piccola alzati pure, siamo pronti. So che non ti piace lasciare le cose a metà e domani avrai la tua buona e giusta razione di sculacciate e cinghiate – sorrisi e mi alzai, mi rivestii e mi tuffai fra le sue braccia – ti adoro papa grazie – lui dandomi uno sculaccione veloce – vai a ringraziare anche tua mamma che è giù in attesa – diedi un ultimo bacio sulla guancia a mio padre e corsi giù. Vidi mia madre guadare nella mia direzione e sorridere radiosa non appena scorse la mia espressione felice, mi buttai su di lei – grazie mamma – lei mi strinse dolcemente, restai per un po’ così stretta a lei poi dando la buonanotte corsi in camera.

Arrivata in camera mi misi il pigiama e mi sdraiai a pensare sul letto, il sedere mi doleva per le sculacciate ricevute il pomeriggio, la mia mente era ancora attraversata da mille emozioni: paura,eccitazione,rispetto,curiosità. Passai mezzora immobile a fissare il soffitto, ma nella mia testa avevo rivissuto tutto il giorno pentendomi di qualche cosa e gioendo di altre, ma alla conclusione mi potevo ritenere felice. Mentre mi muovevo sentivo il sedere dolermi ancora, la sensazione di dolore come ricordo della giornata mi fece eccitare, cercai di trovare una posizione in cui potessi sentirlo bene. La trovai sedendomi in terra accanto al letto, poggiando la schiena ad esso allargai le gambe, la mia mano si insinuò sotto le mutandine per raggiungere prima le grandi labbra e poi sempre più in giù, a quel punto iniziai a muovermi per cercare il dolore provocato dal muovere il mio sedere sul pavimento. Mentre con la mano mi accarezzavo sempre più freneticamente l’altra invece l’avevo al mio seno e lo stringevo, ci volle poco tempo prima che inarcandomi esplodessi in un mare di piacere. Guardai imbarazzata e un po smarrita la mia mano e andai a lavarmi prima di buttarmi sul letto pronta ad affrontare la sculacciata di mio padre .

La mattina mi svegliai, mi girava tutto come sempre, nell’aria si sentiva odore di caffè come tutte le mattine, fuori era una bellissima giornata, andai subito in bagno per vedere il sedere. Arrivata davanti allo specchio calai pantaloncini e mutandine, feci un’espressione preoccupata ed imitai auu con le labbra, era livido e molte righe leggere formate da piccole crosticine solcavano i miei glutei, fu quella sensazione di calore al ventre subito dopo aver visto il mio sederino segnato a farmi capire che essere punita mi eccitava, non so se capita a tutte oppure solo a me, ma mi sentii malata (sensazione che comunque adesso che conosco la mia natura è il perchè di quelle sensazioni è svanita )e allo stesso tempo una monella, mi ricomposi subito velocemente e quasi volendo una punizione per i miei pensieri andai giù decisa a prendere una ripassata da mia madre.

Non ci pensai più di tanto sapevo solo che dovevo essere punita, non so come ero arrivata a ciò ma il mio cervello aveva elaborato una semplice operazione : pensiero sconcio+ punizione = coscienza pulita. Mi fermai a metà scala pensando che dovevo ferire mia madre per ricevere la punizione quindi arretrai e decisi che la punizione in surplus sarebbe arrivata questa sera.

La mattinata passò bene, finché non arrivai a scuola. Successe tutto non appena varcai la soglia della mia aula mi resi conto di essere in classe con il sedere segnato dalle sculacciate, lo so che nessuno poteva vedere i segni ma mi sentivo lo stesso nuda, arrossendo come mai mi diressi subito verso il banchino, con una smorfia mi sedetti e restai immobile. Dalla porta vidi entrare Margherita, indossava pantaloni larghi, schioccai le dita, cavolo perchè non ci avevo pensato, ma si vedeva guardandola consapevoli dell’accaduto che soffriva. venne a sedersi accanto a me, si sedette in modo leggero e poco convinto e come me prima fece una smorfia più accentuata.

La guardai e le sorrisi, lei contraccambiò – allora com’è stata la punizione?- avvampai all’istante poi sottovoce – hem dolorosa ma anche di crescita, non mi hanno dato quella severa ma stasera riceverò anche quella. Ma te oramai dovrebbe essere passato un giorno dalla tua severa come mai sei ancora così? – lei abbassò lo sguardo – beh perchè mia madre è – si bloccò imbarazzata poi proseguì facendo una faccia addolorata – molto severa e brava nel punirmi – io le sorrisi – poi mi racconti ok?- lei mi guardò ridendo e facendomi il solletico – no no furbacchiona sarai te a farlo per prima – risi e ci guardammo un attimo negli occhi poi entrò il professore. Arrivata la ricreazione si corse nel nostro rifugio segreto: il magazzino del club di teatro, dove di solito a quell’ora non c’era mai nessuno. Si corse dentro stando attente a non essere viste e poi si chiuse, la guardai ridendo con le mani poggiate alle ginocchia e il fiato leggermente affannato. Mi mette sempre un brivido entrare furtivamente qua dentro – lei mi guardò con sguardo monello – si ma non cambiare argomento. Mostrami subito il sederino – io diventai rossa – no dai aspetta, prima ti volevo chiedere delle cose – lei si mise a sedere e mi guardò in attesa – Margherita ma te dopo che la mamma ti punisce cosa provi?- lei sorrise per la domanda inaspettata, in realtà volevo solo sapere se si eccitava come una mailina come succedeva a me. La risposta non ritardò molto – non lo so di preciso, a volte mi dispiace per la punizione e per ciò che è successo oppure odio tutta la razza umana dipende – e scoppiò a ridere, scoppiai a ridere e decisi di non cercare la vera risposta che volevo sentire.

Lei continuò a fissarmi -vuoi ti mostri prima il mio? – io annuii con la testa, a quel punto si alzò e leggermente imbarazzata si scoprì il sedere, portai istintivamente le mani alla bocca, era viola e molto segnato, mi avvicinai e lo sfiorai, lei andò in avanti e sorrise – mi fai il solletico così – io tornai un passo indietro – scusa è stata solo colpa mia – lei mi abbracciò dolcemente – non ci pensare – poi con un movimento veloce mi tirò giù i pantaloni, sorrise guardandomi i segni – ma dai e fai tutte quelle storie per quelle? Vedrai domani come le farai le vere storie – io la guardai imbronciata – uffa ma sei qui per consolarmi o…- lei rise – certo raccontami dai – passai il resto della ricreazione a parlare delle sculacciate, lei si limitò ad ascoltare e a dirmi delle esperienze passate da lei confrontandole con le mie, alla fine scoprii che le sculacciate che avevo subito io erano ben poca cosa in confronto alle sue, ma comunque come me era tutt’altro che dispiaciuta di tutto ciò.

Passò anche la mattinata, Margherita mi salutò mostrandomi la cinta mentre mi faceva la linguaccia, io le corsi dietro ma era già troppo lontana.

Arrivata a casa mangiai, anche mia madre evitava di parlarne per non rendermi nervosa più di quella che non ero già da me.

Alle 19.00 arrivò mio padre, mi salutò con un grosso abbraccio, io l’abbraccia dolcemente , non volevo che pensasse che le punizioni corporali mi portassero ad essere fredda verso di lui o altro, certo gli portavo molto più rispetto adesso ma non doveva diventare paura, lui era sempre il padre dolce e gentile che conoscevo, anzi l’unica egoista ero io che l’obbligavo a punirmi severamente, era così strano sentirmi colpevole di meritare le sculacciate.Si passò un po’ di tempo a chiacchierare e poi venne il momento fatidico, mia madre fece finta di andare di là a prendere i piatti da mettere in tavola e mio padre a quel punto con sguardo severo che da solo diceva “è giunto il momento” si alzò e si diresse di sopra, senza dire nulla a testa china lo seguii. Tremavo vistosamente ed ero molto tesa, se mi aveva fatto male la punizione di ieri chissà quanto mi avrebbe fatto male questa, mi venne in mente il pensiero di stamani dopo che avevo realizzato di eccitarmi dopo le punizioni,ma sentendomi una vigliacca abolii il pensiero nascondendolo nei meandri della mia testa.

Si arrivò in camera, sul bordo del comodino vidi l’olio da mettermi prima di sculacciarmi, mentre accanto ad esso c’era una cinta marrone di pelle, mio padre prese il flacone e lo mise al suo fianco poi guardandomi – chiudi la porta e levati pantaloni e mutande avanti – chiusi la porta poi iniziai a spogliarmi, restai in mutande e mi posizionai accanto a lui, mi prese per il braccio e delicatamente mi fece cadere sulle sue ginocchia, a quel punto con una mossa precisa e veloce mi tolse le mutande, mi sentii avvampare, li mezza nuda di nuovo sulle ginocchia di mio padre. Prese fin da subito l’olio se lo passò sulle mani e con un movimento metodico cominciò a spalmarlo sul sedere.

Ero pronta, si poteva respirare nell’aria la tensione, il braccio possente si alzò e poi ciack fortissimo sul mio culetto indifeso e ancora dolorante, ciack ciack continuavano imperterrite le sue sculacciate, mi facevano un male cane, la sua mano era durissima e me le dava con molta più decisione di mia mamma – silenzio cosa sono tutte queste urla? Vuoi che ti sentano i vicini?- io scossi il capo e lui ciack ciack, ad un certo punto muovendomi sotto le tremende sculacciate caddi in terra quasi, a quel punto mio padre mi prese il braccio portandolo dietro la mia schiena – cerca di non dimenarti troppo, non ti vergogni? Alla tua età già lavoravo e non c’era bisogno di queste cose, invece te eccoti qua sulle ginocchia come le bimbe piccole – ciack ciack in lacrime – scusa papa non succederaaaaa piùùù aaaiaaa basta ti regooo hooo capito aaaah – lui mi guardò senza cessare le sculacciate – lo vedremo quando avrò finito con te, vedrai che in questi giorni ti ricorderai di cosa hai passato ogni volta che ti siederai da qualche parte – ciack ciack i colpi continuarono a cadere senza pietà. Me ne diede più di mamma, infatti fra le lacrime e le suppliche ne contai tra i 120 130, a quel punto si fermò, con una mano mi percorreva le natiche per tastare il suo operato. Inutile dire che io stavo piangendo e come il giorno prima ero già senza voce per i pianti, il mio culo era un mappamondo rosso fuoco e mi faceva malissimo. Restò a contemplare il suo lavoro per un buon minuto, io mi limitai a stare il più ferma possibile fra un singhiozzo e l’altro, mia padre prese nuovamente la fiala d’olio e mi cosparse nuovamente il sedere di esso. Il contatto dell’olio con il mio sedere mi diede un po’ di sollievo ma non troppo,appena finii di metterlo mi diede due pacchette leggere – su Michela alzati che adesso devi ricevere i colpi con la cinta, se ti muovi troppo, ti fai scappare anche solo mezza sillaba di un moccolo o un’imprecazione saranno 15 colpi in più per il moccolo e 5 per l’imprecazione, se ti muovi saranno sempre 5 in più – mi alzai e singhiozzando mi misi in attesa vicino al comodino – lui prese due cuscini e ne posizionò uno sdraiato per orizzontale mentre l’altro leggermente piegato sopra, tenendolo mi fece cenno di montare. Montata sul letto cercai di mettermi sopra i cuscini in modo e maniera di mettere il sedere in bella mostra, mi vergognavo da morire a mostrarmi nuda praticamente davanti a mio padre, ma non era di certo il momento adatto per fare la pudica. Le mani di mio padre mi aggiustarono con delicatezza e dolcezza in modo da mettere il mio sedere nella posizione giusta per essere colpito al meglio.

Era tutto pronto tranne me, avevo il cuore che pensavo mi uscisse dal petto, mi martellava nelle orecchie, il sedere lo sentivo caldo e pulsante quasi come il cuore, vidi mio padre dallo specchio sulla destra abbassare la testa dispiaciuto e poi ciack il primo colpo, morsi il lenzuolo con forza mugolando a lungo per non urlare, il mio fiato si fece corto per 10 secondi, per poi allungarsi in singhiozzi, mio padre esitò un attimo poi ritrovando coraggio – silenzio. Non credere che mi impietosisca con inutili piagnistei, se non volevi il sedere viola avevi a pensarci prima – io annuii e restai in attesa, passarono 20 secondi e ciack nuovo colpo, strinsi i denti, con un viso dolorante aspettai il terzo, i colpi susseguirono lenti ma dolorosi, arrivai a rimpiangere i colpi del giorno prima. Il mio culo era pieno di strisce rosse larghe, che sovrastavano il rossore acceso della sculacciata data con le mani e le piccole crosticine e lividi del giorno prima, le cinghiate continuavano mi dimenavo molto e cercavo con tutta me stessa di non urlare, da lì a poco avrei avuto il culetto livido di sicuro, mi chiesi come avrei fatto a sedermi mentre sentivo il culetto gonfio e pulsante, ogni volta che mi colpiva sentivo come se ci fossero mille bollicine sotto la mia pelle che mi bruciavano, la voglia di strusciarmi il sedere ad ogni colpo era incredibile, più di una volta rischiai di farlo, ma mi bloccai con forza prima di farlo. Questa volta mio padre non disse nulla per tutto il tempo, si limitò a colpirmi e basta.

La punizione era terminata, io stavo piangendo, la gola mi bruciava da morire per i singhiozzi e le urla soffocate, il mio viso era rosso anche se meno del sedere, il quale era un reticolato di strisce rosse accese ed alcune di esse già sul rosso scuro,le mie gambe tremavano come tutto il mio corpo, mio padre era fermo – bene alzati, vai in salotto e ti voglio in ginocchio alla destra del mobile della tv, sedere verso di noi avanti muoviti- imbarazzata mi alzai e mi coprii la micina, quando mi arrivò uno sculaccione – leva le mani da lì avanti e muoviti – io cercai di ribadire ma uno scossone mi fece capire di andare avanti, mentre si andava giù con voce bassa mio padre – non ti ho colpita lì vero? – io scossi il capo sorridendo per la sua preoccupazione e il discorso finii lì, scesa vidi mia madre che si trattenne dal corrermi incontro e abbracciarmi, sapevo che l’avrebbe voluto fare ma non poteva, ma mi bastò vedere il suo viso preoccupato e il suo gesto istintivo smorzato sul nascere per sorridere fra un singhiozzo e l’altro. Senza dire niente mi posizionai come mi era stato ordinato e non mi mossi, mio padre intervenne – mettiti in punta di piedi poi inginocchiati tenendoli così e siediti sui talloni e poi resta ferma – mi misi come mi aveva ordinato,sentivo mia madre parlare sottovoce con mio padre ma non capivo cosa si stavano dicendo, dopo dieci minuti avevo i piedini doloranti, mi facevano malissimo, cominciai a muovermi ma mio padre con un colpo di tosse mi fece capire che dovevo stare ferma. Mi lasciò così per 30 minuti poi mi diede l’ordine di alzarmi, come feci per tirarmi su cascai, le dita dei piedi erano come bloccate cominciai a massaggiarle delicatamente fino a che non le sentii di nuovo normali .

Andai da loro e mi buttai fra le loro braccia – non mi comporterò più come prima ve lo giuro vi voglio un mondo di bene, so che è stato un grosso sacrificio tutto questo per voi più che per me, ma nonostante tutto l’avete fatto senza dire nulla e so che sarete severi e giusti anche in futuro come oggi e ieri- loro sorrisero – lo sappiamo, ma per ricordartelo ti abbiamo fatto un regalino particolare,vai in cameretta tua a prenderlo è sul letto – corsi su ed entrai in camera, sul letto c’era un oggetto rettangolare che si stringeva da un lato incartato, lo presi, era abbastanza pesante e duro, quando lo scartai rimasi a bocca aperta, era un paddle di legno con sopra il mio nome, imbarazzata tornai giù sapendo che volevano essere ringraziati .

Mia madre abbassò subito il viso imbarazzata forse più di me, mentre io a testa china sorrisi a mio padre che si alzò e venne verso di me abbracciandomi, il gesto mi stupì, pensavo che se ne sarebbe stato lì fermo a godersi la scena di me che lo ringraziavo per il paddle. Con voce calma – piccola questo servirà come amuleto, sarà il nostro portafortuna per non ritrovarci di nuovo a doverti punire – io lascia il paddle delicatamente sul tavolino da fumo e abbracciai mio padre ringraziandolo. Purtroppo mio padre non mi diede il permesso ne di toccarmi il sedere ne di potermi lavare, ma dovevo andare di filata al letto e lavarmi solo l’indomani mattina. Il mio culetto adesso che era passata mezzora e lo guardavo attraverso lo specchio era pieno di strisce, il rosso sui lati stava andandosene ma restava il blu dei lividi e il rosso del sangue sotto pelle in alcuni punti, la luce della camera rifletteva sul mio sedere rosso quasi come per volerlo far risaltare ancora di più, e per l’ennesima volta venni accarezzandomi davanti allo specchio mentre guardavo eccitata il mio sedere livido.

Dormii a pancia sotto perchè non riuscivo a stare diversamente, la mattina dopo feci la doccia cercando delicatamente di dare sollievo ai miei glutei, il rossore era ormai scomparso, restavano solo il lividi più scuri in alcuni punti mentre in altri meno, dopo di che andai a scuola. Margherita mi stava aspettando e appena mi vide mi trascinò nel nostro nascondiglio – fai vedere cucciolina – io timidamente mi voltai e abbassai i calzoni, sentii una strana sensazione che riconobbi subito, mi stavo eccitando, la consapevolezza di ciò mi fece diventare rossa come un peperone, continua sperando solo che margherita non notasse la mia faccia paonazza, e a quanto sembrava non ci faceva caso dato che contemplava il mio culetto con espressione divertita, anche se come mi girai assunse per un breve secondo una faccia addolorata e dispiaciuta, mi strinse a sé poi sorridendomi – ricordati di sabato sera va bene?- poi chiuse la porta e tornò in classe. I giorni successivi passarono tranquillamente, i rapporti con i miei erano migliorati tantissimo, mio padre parlava con me e mia madre pure, non le urlavo più ed ero molto più composta, sia a scuola che a casa, finalmente avevo voglia di studiare e due giorni dopo presi il mio primo 8 con immensa gioia mia e dei miei. In quei giorni passai molto tempo a meditare sul mio comportamento e sulla punizione e sorridendo avevo ringraziato il momento in cui quella sera il telefono aveva squillato.

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11 commenti a “Il giorno dell’ultima punizione”

  1. punishslut dice:

    Grazie Simonella di aver pubblicato cosi presto…. un abbraccio!

    Mmmmm….lo sapevo che era proprio una maialina questa monella dolce..
    la storia procede magnificamente si vede che ci hai messo molto impegno e hai speso del tempo per renderlo così credibile….

    anche perchè sembra in qualche modo che l autrice abbia iniziato a scoprirsi in modo simile alla protagonista… anche se onestamente la parola “malata” non ce la vedo proprio per una ragazza che si eccita con le sculacciate…. anzi, non cè proprio nulla di anormale, dato che provocano calore e stimolano una zona erogena…

    vabè tornando al racconto… questa monella ormai è vicina ad essere matura abbastanza per capire che diventerà una figlia modello…

    di conseguenza non avrà più bisogno delle punizioni dei genitori, ma a pensarci bene sarà anche abbastanza matura per affidarsi alle cure di un Master che ne dici?

    A proposito di punizioni severe…. chi conosce la coramella?

  2. silvietta dice:

    cucciola finalmente sono riuscita a leggere tutto il racconto..

    è veramente una storia avvincente e che lascia presagire anche un possibile seguito :) ..
    letto tutto di seguito è ancora meglio che a puntate..

    bravissima coccola, continua a scrivere così bene ;)

    concordo con punish sul fatto che la protagonista ti somigli molto.. hihihihihihihi

    Padroncino ma cosa vorresti farci con la coramella?? :P

  3. geronimo dice:

    Già la progressiva acquisizione della consapevolezza di sè, delle proprie pulsioni, la conquista faticosa ma sicura di un punto di equilibrio…il tutto efficacemente raccontato con uno stile coinvolgente dove non mancato sapienti sottintesi da scrittrice consumata; perchè questo sei, Nadine, una vera scrittrice.

  4. geronimo dice:

    la coramella è quell’attrezzo che serve per affilare le lame, vero?.Mi sembra di ricordare un film di Louise Malle “Pretty Baby” o un titolo simile.C’è una scena in cui una giovane prostituta viene portata di peso nel fienile dal factotum del bordello e fustigata sul culo con questa sorta di cinghia.Non si vede però l’impatto sul corpo della punita.
    Dev’essere uno strumento temibile.

  5. punishslut dice:

    Esatto gero, strumento molto temibile…. il film di cui parli non l ho visto.. ma mi sembra avevo letto in un libro di sculacciate date proprio con questo simpatico attrezzo…
    La coramella è una striscia di cuoio usata per la manutenzione e l’affilatura del rasoio a mano libera. Dal termine corame, usato per designare il cuoio, dal latino coramen .
    Il tipo più comune consiste in una cinghia di cuoio di grosso spessore che viene agganciata con un’estremità ad un punto fisso, mantenuta tesa tendendo l’altra estremità con una mano mentre si passa il filo della lama di piatto per ottenere la perfetta affilatura.
    Pare che le migliori coramelle siano fatte di coda d’asino. Essa deve essere così preparata: da una parte si passa una speciale pasta cercando di farla assorbire il più possibile dal cuoio trattato. la parte sottostante invece sarà lasciata allo stato naturale.

    Consiglio ai culetti delle mie dolci schiavette di non accettare mai le coramelle offerte dagli sconosciuti… ihhi (battutone sempre piu scadenti di giorno in giorno :(

  6. spankettina dice:

    Brava nad anche questa parte del racconto è davvero molto bella, ricca e intensa. Se devo essere sincera l’ho trovata con qualche lungaggine di troppo, ma in ogni caso hai dimostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, che hai veramente una grande dote.

    Ho letto anche io su wikipedia cos’è la coramella, sapevo cosa fosse, ma non sapevo si chiamasse così…deve fare malissimo!!!

  7. sofy dice:

    strepitoso il modo in cui continua e finisce,una punizione severa ma appunto mai crudele,è bellissimo vedere come rendi perfettamentee tutti gli stati d’animo della protagonista che si vergogna della propria eccitazione, che vuole davvero diventare una figlia modello ed è determinata in questo! e naturalmente però a volta ha la tentazione di evitare la sculacciata, mi piace tanto anche la compkicità tra lei e Margherita e il sottile,velato eros che io noto esserci tra loro…i genitori poi hann imparato a esser severi durante la punizione x il bene di lei,anche se non mancano mai degli accorgimenti che le facciano capire di essere amata e di dover stare, x quanto possibile, serena. poi chibi già solo scrivere racconti in più puntate è un merito…anche io trovo che Michela sia molto somigliante a te… bellaaaa l’idea del regalo, il paddle apposta x lei con il suo nome! chissà che imbarazzo! complimenti nostra piccola autrice….

  8. sofy dice:

    e poi cosa…? ha preso un bell’8…e si comporta in modo dolce e composto in famiglia…studia, è brava….si è firmata la “condanna” da sola… :)

  9. tipon dice:

    bello mi piace dolce e intenso stai maturando davvero piccola complimenti

  10. nadine dice:

    grasie a tutti anche a te tipon un bacione

  11. As dice:

    Bello! Davvero bello! Mi è piaciuto!

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