Memorie di uno Spanker: Clelia
Questo racconto ci è stato regalato da Geronimo.
Per una migliore comprensione del racconto si suggerisce la lettura dei due precedenti episodi della serie Memorie di uno spanker: La mia dolce zia e Tristana.
Caddi in una profonda depressione. L’epilogo della storia con Tristana così drammatico e grottesco mi avevano segnato nel profondo. Quegli incubi che adesso si sono fatti molto rari a quel tempo erano invece piuttosto frequenti. Cominciai a trascurare il lavoro fino ad arrivare sull’orlo del licenziamento. I rapporti con clienti e colleghi si erano progressivamente rarefatti. Avevo continuamente la triste e irritante sensazione che mi parlassero alle spalle e che ridessero di me. Non so come, ma si era diffusa la voce della mia disavventura. Del rischio gravissimo che avevo corso di essere evirato, forse ucciso. Quegli idioti trovavano comica la situazione! avrei voluto vedere loro con l’uccello tagliato! Ma più che le risatine degli uomini mi infastidivano gli sguardi di compatimento delle due uniche colleghe dell’ ufficio. Mi sentivo svuotato. Ero solo, ero disgustato, anche da me stesso. Quando l’idea del suicidio cominciò ad affacciarsi sempre più frequentemente nella mia testa capìi di essere ad una svolta. Dovevo almeno provarci. E finalmente cominciai a curarmi. Il Direttore dell’Agenzia, che aveva imparato ad apprezzarmi prima che diventassi uno straccio d’uomo, mi propose un trasferimento presso la sede di **********. Era un declassamento, lo sapevo, ma avevo bisogno di stare tranquillo, di ritrovare me stesso. Accettai con rassegnazione ma tutto sommato ne fui in parte soddisfatto. La sede non era troppo lontana dalla casa degli zii e poi non sopportavo ormai, né l’ambiente dell’agenzia nè quasi tutti i colleghi. Gli avrei volentieri fracassati di pugni e bastonate.
Fu presso la nuova sede di lavoro che conobbi Clelia. La mattina, prima di prendere servizio, mi fermavo quasi tutti i giorni al bar d’angolo rispetto all’agenzia. Era un localino lindo e ben curato. Il caffè era buono. Consumavo il mio cappuccino bello schiumoso seduto ad un tavolino, sfogliando le poche pagine di cronaca nazionale ed internazionale del quotidiano locale oppure della “rosea” (n.d.a. La Gazzetta dello Sport). Al banco servivano due ragazze: Marta, di circa 19 – 20 anni, carina ma scontrosa che parlava, o meglio bofonchiava nel suo incomprensibile dialetto settentrionale e appunto Clelia, una giovane donna sui 25, 26 anni, non più carina dell’altra ma certo molto più socievole. Oh certo non era particolarmente espansiva ed aveva un atteggiamento alquanto riservato, ma era gentile, attenta alle esigenze della clientela, spiritosa al punto giusto. Due erano le qualità che mi avevano colpito al primo incontro e per la verità penso che colpissero qualunque avventore: Un sorriso radioso e accogliente che per 35 secondi mi riconciliava con la vita ed un bel paio di tette davvero notevoli che facevano un gran figurone mal protette com’erano dalla canotta aderente (Si era ormai a maggio inoltrato e quell’anno faceva particolarmente caldo).
Clelia non aveva nulla della bellezza conturbante di Tristana. Nei suoi grandi occhi castani potevo scorgere solo un velo di dolce malinconia; nulla a chè vedere con l’inquietante luce di follia che traspariva dai bellissimi occhi di Tristana. Eppure anche Clelia aveva il suo piccolo segreto. Ah, Le donne!.
Accadde un mercoledì o un giovedì?, beh, non importa. Mi trovavo al bar e leggevo i titoli del giornale sportivo molto critici verso la nazionale di calcio che si stava preparando a disputare i mondiali in Spagna, quando mi ricordai che dovevo telefonare alla zia. Avrei dovuto farlo la sera precedente ma me ne ero colpevolmente dimenticato. “Se non la chiamo domenica mi fa il culo nero” e sorrisi dentro di me ricordando di quando ero un ragazzino pestifero e la zia mi rincorreva brandendo il mestolo di legno. C’era un telefono a scatti poco dietro il bancone e decisi di approfittarne. Mentre aprivo la porta della cabina l’occhio mi cadde sul pianale d’angolo. C’era un volume con un segnalibro. Il titolo era “Le undicimila verghe” di Guillaume Apollinaire. Lo avevo letto un po’ di tempo prima. E’ un romanzo erotico dell’inizio del novecento contenente un vasto campionario di “perversioni” sessuali. Il tono generale è grottesco e surreale. Quà e la la lettura può risultare assai sgradevole, a tratti invece il testo è divertente. Curiosamente il segnalibro era posizionato tra due pagine che descrivevano una scena di sculacciate. Sfogliando il libricino notai che tutte le frasi che trattavano di sculaccioni e frustate sul sedere erano sottolineate. – Però, che gusti particolari che hanno le donzelle – pensai delle bariste. Non dissi nulla e feci la mia telefonata.
Il giorno dopo fui preso dalla curiosità di verificare se quel testo così piccante si trovasse ancora lì. Mi recai alla cabina con la scusa della telefonata e con mia grande sorpresa sul pianale non si trovava più “Le undicimila verghe” ma il “Delta di Venere” di Anais Nin. Per quel che ricordavo si trattava di una raccolta di racconti risalenti agli anni 20 -30 del novecento in cui era narrato un solo episodio di spanking. Sfogliai le pagine velocemente e trovai quel racconto. La scena delle sculacciate era sottolineata con l’evidenziatore giallo.
Ancora maggiore fu la sorpresa quando mi accorsi che in una busta di nailon sulla quale era appoggiato il libro c’erano un decina di albi a fumetti erotici tutti appartenenti alla serie “Isabella”.
Sfogliai anche questi e constatai che in mezzo alle avventure di genere “cappa e spada” erano inserite scenette saffiche e di sculacciate. – tre indizi fanno una prova” pensai, una delle due donzelle era una anima affine. Da molto tempo non pensavo a questo mio desiderio e inclinazione. Con il risveglio dei sensi dopo il lungo inverno del mio cuore e della mia mente si stava risvegliando anche questo aspetto della mia sessualità. Sperai tanto che fosse Clelia. Poi ebbi timore di non piacerle, che non fosse in realtà interessata a provare, in fondo non ci conoscevamo…e tutta una serie di congetture mi si affastellarono nel cervello. – E’ roba mia, cioè di mio…fratello – Clelia era comparsa all’improvviso. Mi tolse bruscamente la busta con una espressione imbarazzatissima. Le guance rosse come ciliegie. Mi scusai e le sorrisi – Tranquilla, ti capisco più di quanto non immagini – Da quel momento entrammo poco a poco in confidenza. Cominciammo a vederci anche fuori dall’orario di lavoro. Parlavamo di tutto e naturalmente anche di “quello”. Clelia aveva scoperto questa sua particolare inclinazione un po’ per volta. Non aveva avuto esperienze dirette in famiglia, ma si era resa conto che le scene di film in cui c’erano sculacciate o fustigazioni in genere, ma soprattutto le prime la impressionavano molto. La turbavano e l’attraevano allo stesso tempo. A quattordici anni la vista della copertina di un albo di Isabella l’aveva eccitata. Nell’immagine rappresentata l’eroina protagonista del fumetto impugnava una verga con il braccio alzato. Piegata su un letto a baldacchino una giovanetta con le gonne alzate mostrava un rotondo culetto tutto attraversato da strisce rosse. L’ espressione della punita era di paura e dolore. Clelia corse a casa e si masturbò nel bagno. Non aveva avuto ancora reali esperienze di spanking. Con l’ex fidanzato aveva fatto solo sesso “normale”. Dopo un mese che ci frequentavamo anche noi facemmo l’amore. La visione del suo culo a mandolino così roseo e appetitoso accrebbero il mio desiderio si strigliarlo a dovere ma resistetti. Mi limitai a baciarlo e mordicchiarlo.Volevo che Clelia si sentisse pronta. Poi accadde. Era l’ 11 luglio 1982. Mi trovavo a casa sua. La cugina Marta era fuori con amici. Avevamo deciso di guardare la finale della coppa del mondo di calcio insieme. – Propongo una scommessa – Disse con aria maliziosa mettendoci una pausa stuzzicante, la ragazza – Ovvero? – feci io – Se vince L’italia mi darai una bella sculacciata. E’ tanto che lo desideri. Se invece vince la Germania sarò io a dartele. Però tu mi sculaccerai solo cono le mani io invece userò la cintura – D’accordo – risposi – Però preparati a prenderne tante e a culo nudo. Sarò io a decidere quante ne dovrai prendere. Bada, sarò sordo ad ogni supplica.- Poi la storica partita ebbe inizio. La guardammo abbracciati come una fresca coppietta quali d’altra parte eravamo, ma con aspettative decisamente opposte. Quando Cabrini sbagliò il rigore nel primo tempo cominciai a temere per le mie chiappe. Avevo accettato la scommessa ma sono fonda mentalmente uno spanker. Insomma mi piace sbatacchiare i culi altrui ma sul prenderle sono assai meno entusiasta. Per fortuna, com’è noto, nel secondo tempo la gara prese un andamento favorevole ai colori italiani… ed al colore del mio culo. Al primo gol di Rossi Clelia cominiciò ad agitarsi ed a mordersi le unghie. Al secondo gol di Tardelli Clelia deglutì con una buffa espressione di preoccupazione che le faceva contrarre le guance. Al terzo gol di Altobelli mi rivolse uno sguardo implorante. Al fischio finale mentre tutti nelle case vicine gridavano di gioia e si riversavano in strada, Clelia era già stesa sulle mia ginocchia e implorava sommessamente di fare piano mentre le tiravo giù le mutandine fino all’altezza delle ginocchia. – Per favore, per favore, per fa…ah!, Ahi, ahi!, ahi!! La sculacciai con forza, lentamente, alternando le pacche sulle morbide collinette. Le mie manate avevano l’effetto di un terremoto sulle belle rotondità posteriori di Clelia. Poi accellerai. Una mitragliata di sculaccioni e poi una cadenza di nuovo lenta ma costante, di robusti schiaffoni. Il culo era rosso e caldissimo. La ragazza sgambettava in maniera deliziosa facendo scivolare le mutandine alle caviglie. “basta, ti prego, sob! Sob!, ti faccio quella cosa con la bocca che ti piace tanto ma non mi sculacciare più! – Sei una sporcacciona! Hai la passera tutta bagnata! Sei un lago! Ma ora ti faccio il culo nero a suon di sculaccioni . Prendi, prendi e prendi! E giù sculacciate sulle chiappe per la verità già molto provate. Andai avanti ancora un paio di minuti. Al termine della sculacciata Clelia mi guardò con la bocca umida e semiaperta, le guance rosee percorse da alcune lacrime. Snza tanti complimenti mi slacciai i calzoni e senza lasciarle il tempo di massaggiarsi un poco il povero deretano me la feci sedere sul pisello già turgido e in posizione di lancio. Venimmo rapidamente, quasi all’unisono. Più tardi Clelia mi confessò di aver sempre pensato che l’ Italia avrebbe vinto, In fondo ci sperava, però… chissà come sarebbe andata se l’esito della finale fosse stato un altro.
Non dimenticherò mai quella notte e quella partita. Non avremmo potuto festeggiare meglio la vittoria.
L’anno dopo Clelia divenne mia moglie.
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Tags: punizioni
21 febbraio 2012 alle 00:37
bravissimo gero…. stupenda la scommessa.
21 febbraio 2012 alle 11:15
cucciolo poi leggo con calma e commento oki tvb
21 febbraio 2012 alle 18:36
gero come sempre anche questo mi è piaciuto da impazzireeee,mi piace tutta la psicologia del protagonista e l’ironia che non manca mai nei tuoi racconti e veramente è stupenda!! E poi quella famosissima partita la conosciamo tutti,persino io, ed è stato fantastico immaginare come sia stata vissuta da loro due…
! E finalmente è comparsa la moglie! Bellissimo tutto e la scena della sculacciata anche,tanto tanto! Mi rammarico però x la mia ignoranza circa quelle opere e sai ke non sapevo nemmeno dei fumetti di Isabella? mi hai messo una tale curiosità…comunque veramente bello,una situazione da vivere invidiabile e che fortuna i protagonisti! quando ti va,continua così! baci
21 febbraio 2012 alle 18:37
Il racconto è scritto in modo un pò sbrigativo ed avrei dovuto controllare meglio la punteggiatura, tuttavia, anche se non mi aspettavo un gran successo, è andata persino peggio.
In effetti ci sono da considerare due cose:
1 Le donne in genere odiamo il calcio:
2 La Partita Italia – Germania del 1982 significa qualcosa solo per gli over ’35.
Ciò significa che la grande maggioranza del lettori è costituito da giovani sotto i 35 anni con una buona presenza di ragazze.
Beh, ho provato a fare qualcosa di un pò diverso dal solito.
21 febbraio 2012 alle 18:39
Ehmm…mentre scrivevo il mio commento mi hai parzialmente smentito, cara Sofy.
22 febbraio 2012 alle 13:46
Ahahahahha adoro smentirti Gero! Ahahahhahaha
22 febbraio 2012 alle 14:29
Non posso che confermare i soliti complimenti che faccio di solito per ogni racconto di GEro!!!
Beh, dai! E’ vero che le donne solitamente non guardano il calcio! Ma una finale dei mondiali può essere ragionevolmente una valida eccezione.
Le undicimila verghe, sinceramente mi è capitato di poterlo sfogliare in “libreria” e mi è parso vagamente interessante. Poi però ho indagato più profondamente circa il suo contenuto. Credetemi: dire che mi ha fatto ribrezzo è un eufemismo! Non lo consiglierei a nessuno.
22 febbraio 2012 alle 18:03
Il delta di Venere però, lo consiglio a tutti, specialmente alle fanciulle.
22 febbraio 2012 alle 20:16
coccolo è molto bello carina anche la scommessa e poi molto delicato ed eccitante
credo che alla fine sia stato un bene per lui essere degradato alla faccia dei colleghi str…. bravo mi è piaciuto molto
io amo il calcio quindi va bene anche quello eheh forza milan sempre
22 febbraio 2012 alle 22:22
Io invece tengo per l’altra squadra di Milano la gloriosa e pazza F.C. Intrernazionale, oltre che alla squadra del capoluogo di provincia nella quale vivo, peraltro con gli stessi colori sociali o quasi della prima.”Annus horribilis”, sic!.
22 febbraio 2012 alle 23:33
già ci avete battuti facendoci perdere la possibilità del primo posto e poi vi siete fatti battere da tutti uffi
25 febbraio 2012 alle 04:27
Notevole racconto Geronimo,che mi è piaciuto molto e mi ha eccitata profondamente…Mi son immedesimata nel proagonista naturalmente…Bravo! Scusami il ritardo,non lo avevo visto prima..E così ci dici anche dove vivi?
25 febbraio 2012 alle 17:28
Grazie SpankerYna, hai capito di quale città si tratta?