My wife
Sono sempre stato convinto che una buona sculacciata possa risolvere certe situazioni. Prendete mia moglie Jo, ad esempio. Certe mattine non le va proprio di alzarsi dal letto e di andare a scuola. Niente di male, direte voi, succede a tutti i ragazzi e le ragazze! Soltanto che Jo insegna, a scuola!
Io, al contrario di mia moglie, sono molto mattiniero. Mi alzo molto presto, compio le funzioni consone ad un uomo di mezza età, metto su il caffè, lo bevo e mi siedo al computer. Che bello lavorare prima dell’alba, quando i rumori della metropoli sono ancora attutiti, la caotica vita quotidiana stenta a riprendere… Alle 7, vado a svegliare Jo. Lei è riuscita a farsi mettere sempre dalla seconda ora in poi, a scuola. In media, una volta a settimana, Jo fa le bizze per alzarsi: si rincantuccia nelle coperte, si pone il guanciale sopra la testa, insomma le solite cose…Nei primi anni del nostro ménage, usavo maniere dolci e gentili per convincerla ad alzarsi: le portavo perfino il caffè a letto. Poi, con l’andar del tempo, ho imparato altri metodi. A seconda delle circostanze, le tolgo le coperte di dosso, la scuoto, le strillo nell’orecchio, le ammollo qualche bella pacca sul sederino. Borbottando, si butta giù dal letto, ancora tutta insonnolita. A differenza di me, le occorre un bel po’ di tempo, prima di carburare e di affrontare la giornata.
L’inverno scorso fu, ricordate?, assai freddo. Dato che il condominio si rifiuta di accendere il riscaldamento nelle ore mattutine, piace a tutti poltrire al calduccio. Meno che a me: detesto il caldo!
“Dai, Jo, svegliati: devi andare a scuola!” “Mmmh, oggi è mercoledì….lasciami dormire ancora un po’…” “Oggi è martedì, cara, domani tu avrai il giorno libero: alzati che sono le 7 passate!” Lei si gira a pancia sotto, insonnolita, gli occhi chiusi. Tolgo via le coperte, compresa l’imbottita pesante: Jo è nella posizione giusta. Le piazzo una mano sulle reni, e con l’altra la sculaccio. “Ahi! Ahi! mi fai male…” CIAFF! CIAFF! CIAFF! “Smettila, porca puttana! Mi fai male, ho detto!” “Ti alzi, allora?” la mia mano sinistra le preme sempre le reni. “Uffa, sì va bene…solo due minuti ancora…” CIAFF! CIAFF! CIAFF! “Basta, Walter, basta….Lasciami andare…” E così faccio. Mette un piede giù dal letto, sul tappetino. Ci mette anche l’altro. In piedi, si stiracchia e corre in bagno. Quando è presentabile, mi fa “ Si gonfierà, mi hai fatto male! Mi prepari il caffè?…per favore…” Armeggio con la moka “La devi smettere di fare tutte queste storie, la mattina- dico a Jo- Potevi andare ad insegnare in una scuola serale, così non avevi problemi. Jo hai quarant’anni (in realtà sono un paio di più, N.d.A.) e mica tutte le mattine, posso fare questa sceneggiata! Mi fa pure male la mano!” “Sapessi a me, quanto fa male il sedere!” replica da monellaccia qual è. Il caffè esce borbottando “Allora, ti propongo un patto. Se dopodomani, farai ancora la pigrona, ti tiro giù le mutandine e te lo faccio rosso rosso che sederti sulla sedia dietro la cattedra, ti darà pene da inferno dantesco” Lei mi guarda sottecchi, beve il primo sorso di caffè e mi fa “ Le mutandine potresti tirarmele giù per altri scopi…” “Sbrigati, cara, sennò non entri neppure alla seconda ora. Che figura ci fai con la preside?”
Giovedì, ore 6,55. Scuoto Jo addormentata; lei neppure apre le palpebre. Via la coperta. Mia moglie indossa il pigiamino di flanella, quello giallino con gli elefantini rosa; la mano, mia, si apre a ventaglio sulla di lei schiena, cinque dita, permettetemi: muscolose e forti, le inchiodano il busto al materasso; l’altra mano, sempre mia, allenta l’elastico che costituisce la cintura dei calzoni del pigiama, e li abbassa. Così come abbassano le mutandine, gialline pur esse.
Quando l’ho conosciuta, Jo aveva un discreto sederino. Adesso, ce lo ha e basta! L’improvvisa sensazione di freddo, sembra scuoterla, mai però come la pacca che affibbio su quelle due chiappette. Quasi quasi, l’impronta delle mie dita le ricopre tutt’e due. “Ahia!” squittisce Jo. Aumento la pressione sul dorso e riprendo a sculacciarla. Come Cartesio, agisco con metodo. Pesanti sculaccioni e conto mentalmente fino a tre, prima di dargliene un altro. La carne si comprime, la pelle si arrossa, il corpo si contorce, la bocca strilla. Grosso modo, un minuto: venti sculacciate. A mia moglie deve sembrare un’eternità. Smetto di sculacciarla, ma non tolgo l’altra mano. “Sei sveglia?” le chiedo (a mia moglie, mica alla mano!); lei mugola, ma neppure gira la testa. CIAFF! CIAFF! CIAFF! è una gragnuola, una girandola di sculaccioni, ora a mano aperta su entrambe le chiappe, ora con le dita ben serrate su ciascuna, alternativamente.
Quella parte non soffre più il freddo, di sicuro: è rossa come brace. Jo inarca il bacino, nel tentativo di sgattaiolare come un’anguilla nelle paludi di Comacchio. Ho giocato a rugby, in gioventù: nel pacchetto di mischia ho imparato tante cose. Non sarà certo quello scricciolo di Giuseppina a sfuggirmi: il calice lo deve bere fino in fondo! Oramai, lo strato d’adipe neppure ritorna su dopo esser stato colpito, tanto è ottuso. Jo non ha più la forza di protestare e/o strillare. Quello che molti scrittori algolagnici chiamano “mappamondo”, ma che nel suo caso è soltanto un soufflé sgonfio, è incandescente per colore e calore. Ne ha prese parecchie, forse troppe: e che? Mi rimorde la coscienza?
Jo non leva nemmeno la testa dal cuscino e neppure si gira. Rimane così, distesa a pancia sotto, con gli indumenti intimi ancora calati, il sedere all’aria. Passano diversi secondi. Mi siedo sulla sponda del letto, di fianco, accanto al corto suo corpo. Le passo il dorso della mano sulle bollenti chiappe; Jo, con lentezza, si gira su un fianco, verso di me. ha il respiro affannoso, ma non troppo; si umetta le labbra e mi getta uno sguardo, simile a metà strada fra quello di una gazzella ferita e quello di una gatta estrosa. Allarga appena le cosce, quanto glielo permettono i due elastici che le stringono a metà esatta della loro, scarsa, lunghezza. “Perché non telefoni a scuola e dici alla segretaria che ho la febbre, l’influenza? Così non vado, ed abbiamo la mattinata tutta per noi. Afferro il cordless sul comodino, mentre Jo, mia moglie, comincia a sbottonarsi anche la giacca del pigiama.
BK
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Tags: moglie
8 aprile 2011 alle 12:21
un appello al maritino distratto? finalmente ha capito cosa vuole la sua donna
8 aprile 2011 alle 13:30
Grande Bob! Un racconto delizioso. C’è umorismo, erotismo ed è anche del tutto verosimile.
8 aprile 2011 alle 14:40
carinissimo
8 aprile 2011 alle 16:16
Vero molto carino!!
9 aprile 2011 alle 09:16
Eh, si, Su Bob Knees ci sono molti pregiudizi (non del tutto infondati per la verità)anche se tutti gli riconoscono una indiscutibile capacità di scrittura.In questo piccolo racconto però non c’è violenza,potrebbe essere apprezzato, che sò, anche da Educatore Severo per esempio.Vi consiglio di leggerlo.
9 aprile 2011 alle 16:23
Originale, scorrevole, intrigante. Non mi convince la conclusione, nel senso che fino alla mattina prima sembrava la vivesse come una punizione, poi d’un tratto diventa “una gattina estrosa”. E’ vero che anche quando le ha detto che le avrebbe abbassato le mutandine lei gira il discorso sul “sesso”. Però lì sembrava più un cercare di togliersi dall’imbarazzo. Boh, sarò io che non sono convinta. Ma ribadisco molto molto piacevole … mi è spiaciuto quando sono arrivata alla fine.
Bob molto bello, anche se il tuo “gusto” per le “forchette” lo trovo molto più vicino al mio, ma, si vede che è tuo, è molto bello!
10 aprile 2011 alle 08:31
Molto carino, intrigante, intimo e delicato. Mi e’ proprio piaciuto.