Racconti di sculacciata: Domestico

Dal nostro amico Bob!

DOMESTICO
L’Allegra Brigata è quasi la traduzione letterale dall’inglese Merry Order. Sorto a Londra in epoca vittoriana, quest’Ordine raccoglieva signore della buona società alle quali faceva estremo piacere essere sculacciate. I membri dell’Ordine erano tutte donne, tenute al segreto più assoluto sia sull’esistenza dell’Ordine sia sui nomi delle altre componenti, che si frequentavano con il volto coperto da una maschera ed usando pseudonimi.
Per entrare a far parte dell’Ordine la novizia doveva sottostare alla prova d’iniziazione, assai crudele. Nuda si distendeva su un tavolo e veniva picchiata sulle natiche dalle altre sodali, con sferze di betulla o con rami di salice. Durante questa prova, le era assolutamente proibito gridare pena l’immediata espulsione. Le donne erano tutte assolutamente consenzienti e pagavano una quota annua per il mantenimento della sede comune. Si calcola che, nel momento del suo maggiore splendore, il Merry Order abbia annoverato oltre cento socie.
Le socie fondatrici si fecero tatuare, sul basso ventre, le insegne del Club: una frusta nera ed una rossa incrociate fra loro. Il Merry Order fu smantellato dalla nascente Scotland Yard perché si presupponeva che fosse diventato un covo massone, ma di ciò non vi sono prove certe. In realtà, date le dimensioni numeriche del Club e gli altisonanti nomi e blasoni delle dame che ne facevano parte, si volle, in quell’epoca così puritana, soffocare lo scandalo ancor prima che scoppiasse.
Questa è la storia di colui che distrusse il Merry Order.

Cap. 1 IL MAGGIORDOMO
Mi avrebbe frustato per questo, ne ero sicuro. Non ne avevo eccessiva paura, anzi l’idea di denudarmi davanti a lei, in un certo senso, mi eccitava profondamente. Ho tanti difetti, e tra questi spicca la testardaggine: difendo le mie opinioni ad ogni costo, anche se si rilevano errate, soprattutto in tal caso.
Da ben 16 anni sono a servizio di Lady Antoinette: in tutto questo tempo mi avrà battuto si e no due o tre volte.
Che dovrebbe dire, allora, la povera Corinne? Non passa anno che non esponga il sedere all’aria affinché venga battuto! Oppure la piccola Jennifer? La frusto io, su incarico della padrona, anche se non ha commesso nulla.
Le nocche delle mie dita sono bianche per quanto stringo forte la sbarra orizzontale infissa nel muro; ho le gambe leggermente divaricate, il busto chinato in avanti, la testa incassata fra le spalle. Sento il rumore dei suoi tre passi di ricorsa, stringo i denti. E’ terribile il sibilo della verga nell’aria, il suono che fa abbattendosi sulle mie chiappe. Mille e mille aghi roventi mi entrano nella carne. La Lady riprende la rincorsa, un altro colpo. Altra sofferenza. Un terzo. I miei denti stridono: non devo gridare. Sono un uomo adulto, caspita! Però, alla settima vergata, non posso fare a meno di rizzarmi sulla punta dei piedi: è un riflesso dei muscoli tesi e doloranti. Qualcuna emette un gemito: sicuramente Corinne. Il sedere mi va a fuoco: è tutto un dolore, tutto un bruciore. Lady Antoinette mi concede qualche istante per riprendere fiato. Ricomincia: otto, nove, dieci…conto mentalmente…dovranno essere diciotto. Forse ha fatto uscire il snague: sento qualcosa di caldo e vischioso scendermi giù per le cosce. Sicuramente, un po’ di sangue esce dal mio labbro: me lo sono morso forte! La vista mi si annebbia: non so quanto potrò resistere, il mio corpo trema per la tensione innaturale a cui è sottoposto. Diciotto. Gemo profondamente: stavolta è stata fortissima la frustata.
La mia fronte è madida di sudore, i capelli incollati alla pelle: il dolore alle chiappe è lancinante. Non oso girare la testa per guardarla: capisco solo che mi si avvicina, la sua mano mi sembra fresca quando mi massaggia le chiappe; non deve esser uscito molto sangue, altrimenti non l’avrebbe mai fatto.
“Rialzati- mi ordina- e fatti medicare da Corinne. Avevo ragione io, come hai visto! L’hai pagato il pegno di questa scommessa: è stato un pagamento bruciante!” emette un risolino. Mi metto dritto e mi giro, incurante della mia assoluta nudità. Mi è difficile muovere i primi passi: ho i muscoli anchilosati ed il dolore al culo non accenna a calmarsi. Lei ha una faccia raggiante. Camminando come un automa, finalmente raggiungo la mia camera e mi sdraio sul letto. Arriva subito Corinne: l’acqua fresca, di cui è intrisa la pezza, mi fa bene, allevia il bruciore. “Però vi ha ridotto proprio male il sedere. Spero che non faccia altrettanto quando toccherà a me, o non siate voi a farlo, Mr Bob”. Occorrono almeno tre o quattro impacchi prima che il mio posteriore stia meglio. Ancora Corinne: “E’ uscito appena un po’ di sangue, ma non tanto tanto. Mi dispiace, ma devo disinfettare. Vado a prendere l’alcol”. E’ peggio della frusta, l’alcool che scorre sulle ferite: mordo la coperta del letto. Le dita leggere di Corinne spalmano unguento balsamico: sensazione di fresco laddove c’era un incendio. La ringrazio e mi risponde divertita: “Spero ve ne ricordiate di questo momento, quando sarete voi a frustarmi. Vi si gonfierà tutto: soffrirete a sedervi, per qualche giorno”. La pacca che mi da andandosene rinfoncola il dolore.
Lady Antoinette mi paga bene, molto bene perciò si permette di fare questo. Scommettere è la sua passione: si è mangiata una bella fetta del patrimonio del marito buonanima con i bookmakers. Ma le rimangono ancora tanti soldi.
Quando proprio non sa con chi scommetere, lo fa con me. In palio: soldi e quello che avete letto prima. Al contrario della lady, io scommetto quando sono arcisicuro, o almeno credo di esserlo.
Ecco perché ora mi trovo seduto sull’orlo della sedia, in cucina, ad affettare carote. Suona un campanello: miss Jenny. Chiede proprio di me. Mi rassetto e salgo da lei. Oddio, ci risiamo! Di solito, questa pantomima mi piace, ma non quando ho il culo dolorante! La ragazza siede compita sul bordo del letto. Miss Jennifer è assai poco avvenente. I capelli sono stopposi e di colore indefinito; gli occhi strabici, il naso somiglia ad un rostro di una trireme, il corpo, poi, segaligno e sgraziato, con il seno praticamente inesistente. Siccome l’ho vista spesse volte nuda, posso certificare che le manca la petit falangé, altrimenti la si direbbe un maschietto. La giovane accenna ad un biglietto sul tavolino. Lo leggo, avvicinandolo agli occhi: la mia vista non è più quella di un tempo. La calligrafia è di Milady: “Mia figlia è testarda al par di voi. Merita una punizione come quella che avete subito voi. Dategliela! A.” Sta per sbottare a piangere, Jenny.
“Miss, se volete – le dico educatamente- possiamo procrastinare a domani” ed aggiungo a giustificazione: “Avrei da fare per preparare il pranzo”. Mi guarda riconoscente, poi scuote la testa. Se deve essere, sia subito! Ah, Jenny è pure balbuziente: perciò, parla il meno possibile. “Va bene tra dieci minuti?” le chiedo. Annuisce.
Faccio appena in tempo ad affettare tutte le carote, mi lavo le mani e scendo giù nella Stanza. Arriva anche Jenny: nuda, se si escludono la babbucce. Mi guarda come per dirmi di far piano. Le sorrido stirando le labbra. Si piega in avanti e stringe le mani alla sbarra. Faccio una cosa rapida e nemmeno troppo violenta. Oddio, il suo secco posteriore è ben rosso, ma non ci sono eccessivi lividi né, tantomeno, è uscito il sangue. “Gr…gr…azie!” mi dice massaggiandosi il deretano.
Il soufflé di carote ha riscosso gran favore, a pranzo. Milady si è permessa persino una battutaccia: “Peccato che siano affettate. La prossima volta, vedi di lasciarne qualcuna intera per mia figlia!” Lady Antoinette si diverte così! La ragazza, seduta sulla sedia sopra un soffice cuscino, arrossisce tutta ed osa ribattere: “Ma…ma…mamma, vi pr… pr… prego! Non di f…fr…fr…fronte alla s…s…s…servi…tù!”. Dolcissima e algida la madre: “Mia cara, Bob ti ha visto nascere, in pratica. E’ venuto in questa casa che tu avevi solo 2 anni, poco dopo la morte di tuo padre. Ti ha tenuto sulle sue ginocchia, ti faceva perfino il bagnetto. Sii più rispettosa!” Il tono non ammette replica. E per fortuna, che non le ha detto che la punirà per questa sua mancanza!
Corinne ha appena finito di rassettare la cucina. Con tono autoritario, mi chiede di farle vedere come sta il mio posteriore. E’ ancora gonfio e rosso, ma le ferite hanno fatto la crosticina mi chiarifica dopo l’esame.Me lo palpa pure, provocando a me qualche brivido di dolore, a lei d’eccitazione. Fra me e Corinne non c’è (quasi) mai stato niente per quel che riguarda il sesso. Ella è una donna robusta, bruna, con bei seni e belle chiappe, sebbene abbia 40 anni suonati. Non si è mai sposata, però non disprezza gli amanti, specie se giovani. E si prende assai cura di me, mi considera come un fratello, dice. Anche lei viene frustata quando commette qualche mancanza e, di solito, per me è un piacere farlo. Le sue tornite natiche rispondono bene al cane o al paddle. Secondo me, in certe occasioni, lo fa apposta: dopo la punizione, con il culo in fiamme, se ne va ai docks a cercare qualche nerboruto mozzo di nave.

Cap. 2
Mi appare molto strano che stamani, nonostante sia tardi, milady non chiami per la colazione. L’ho già portata a miss Jennyfer che mi ha di nuovo ringraziato per come l’ho trattata ieri. La spazzola della madre le avrebbe fatto molto più male! Corinne deve ancora arrivare: prima di venire qua, passava a fare la spesa al mercato; iersera le ho consegnato la nota e i soldi. Decido di andare a vedere. Busso alla porta della stanza di milady: nessuna risposta. Ritento. Nulla. Credo sia il caso di avvertire miss Jenny. Ma ella è impegnata con il martirio quotidiano: soffre pure di stipsi. Allora mi prendo la responsabilità: apro la porta. Milady dorme profondamente: causa del caldo, giace sopra le lenzuola con soltanto la camicia da notte indosso; è supina, le gambe ben spalancate, il laudano ed il godemiche sul comodino. Respira tranquilla. Decido di non destarla. Tuttavia, sarebbe bene se si togliesse quest’abitudine del laudano o, se non altro, la moderasse. Lei dice che ne assume perché non riesce a dormire per il caldo: dove è nata lei, in Svezia, la temperatura non raggiunge mai questi valori, neppure a mezzodì del giorno più caldo.
Inforno l’agnello assieme alle verdure che mi ha portato Corinne. Finalmente la padrona chiama per la colazione. Le porto il vassoio; oltre al cibo, una rosa. E’ raggiante: “Te ne sei ricordato, Bob! Sei un angelo! Mi dispiace per ier l’altro, ma hai perso la scommessa….” La ringrazio dei complimenti, mi inchino e faccio per andarmene quando lei mi dice: “Bob, più tardi vorrei parlarti. Di una cosa seria.”
Mi invita addirittura a sedermi. “Hai mai sentito parlare del “Merry Order”?” “Soltanto voci, milady, soltanto voci a mezza bocca.” “Vorrei entrarne a far parte. Dicono che la prova d’iniziazione sia particolarmente crudele. E’ vero?”
“A quel che si dice, sì, Milady. Vi faranno distendere completamente nuda e bendata su un tavolo da bigliardo e vi legheranno le caviglie e i polsi. Poi ciascuna di loro vi darà sei bacchettate sulle natiche. Non dovrete assolutamente gridare, pena l’immediata espulsione. Si dice che le frustate superino il numero di cento. Si racconta che una Lady sia addirittura impazzita per il dolore e la vergogna. Ma sono voci incontrollate…” Storce la bocca: “Cento frustate?” “Almeno, milady!” La prospettiva delle frustate sembra terrorizzarla, però l’onore di entrare nel “Merry Order” l’affascina. La governante di Lady Pottingham mi raccontava che la sua padrona, ogni volta che rientra da una seduta di quest’associazione, è, letteralmente, infoiata come una scrofa in calore, tanto che il povero Lord suo marito cerca di non farsi trovare in casa, in tali occasioni. Il “Merry Order” raccoglie la migliore società londinese: farne parte è già di per sé un grande vanto. Questo pomeriggio è venuta proprio Lady Pottingham: gran bella donna e gran puttana. Va indifferentemente con i maschi e con le femmine, si dice. Lei e Milady sono rimaste a lungo a conversare nel salottino, chiuse a chiave. A cena, milady ha espresso il desiderio di parlare ancora con me.
“Bob, resisterò al dolore?” “Dipende da voi, milady!” “Quand’è stata l’ultima volta che mi hai frustata?” “Sei anni e nove mesi fa, Milady. Avevate scommesso sul cavallo sbagliato!”. Si mordicchiava le labbra, tanto pensava. Alla fine sospirò: “Bob, da domani mi bacchetterai ogni giorno! Devo allenarmi, sì è proprio il termine esatto ‘allenarmi’ , per la prova d’iniziazione. Ogni mattina mi vergherai.” “Se posso, Milady, sarebbe meglio la sera: le riunioni del Merry Order si svolgono sempre di notte. E, poi, voi avrete agio di dormire e, con l’aiuto di un po’ di laudano, ignorare il dolore.”
“Si, Bob, hai ragione. Cominciamo stasera. Vado a prepararmi!”.
Neanche lei ha un seno procace, ma non raggiunge la piattezza della figlia. Il sedere, invece, è bello adiposo, largo, prominente. Ha raccolto i capelli biondi con un nastro dietro la nuca, sembrano la coda di un sauro. Il suo organo sessuale, la grotta del piacere,mi occhieggia fra le cosce leggermente divaricate. Sono rimasto solamente con lo sparato, essendomi tolto la giacca per aver maggiore agilità nei movimenti. Le appoggio la verga sulle natiche. Lei già strilla. “Milady, scusate se mi permetto, però vi ho appena sfiorato. Cominciamo male” Respira profondo: “Hai ragione, Bob. Avanti, dai!” Le percuoto leggermente i due mappamondi, arrossandoli appena. Poi tiro indietro il braccio. SWISSH. La bacchetta entra in contatto irrompente con la carne. Lady Antoinette strilla. Stacca una mano dalla sbarra e si massaggia. Mi guarda di sottocchi:”Va bene! Non strillerò più!” Intravvedo una luce di speranza: “Non credo, Milady.”
Lascia la sbarra e si gira, sorride mentre mi domanda: “Scommettiamo? Scommettiamo che non grido per i prossimi venti colpi forti? Se perdo, domani potrai adoprare il Cane, quello nodoso. Se resisto, lo adoprerò io sulle tue chiappe.” “Va bene, milady”. “ Però fermati, se comincio a sanguinare….”. tre colpi leggeri, ed uno forte. La pelle è tutta rossa, profondi solchi dai bordi rilevati striano il grosso deretano. Mugula all’undicesimo, strilla decisamente “Basta! Non ce la faccio più!” al dodicesimo. Ha il fiatone, è tutta sudata, piange pure. Si massaggia. Mi guarda, altera: “Non vale! Hai colpito troppo forte!” Olimpico, le controbatto: “Milady, credete forse che le signore del “Merry Order” avranno la mano leggera. Mi si dice che adropino verghe di frassino e canne di bamboo: le lasciano temprare nell’aceto, prima di adoprarle…” “Hai colpito troppo forte. Non vale!” alza il mento, altera. Si rimette la vestaglia leggera: il suo culo sembra un sole rosseggiante al tramonto.

Cap. 3
Mi ha suonato alle 7 di mattina; sta sdraiata bocconi sul letto. Iersera Corinne le ha fatto gli impacchi e messo la crema balsamica. Con una smorfia di sofferenza, si mette seduta. “Pensi che non ce la farò, vero?” mi domanda mentre addenta il croissant. “Difficile a dirsi, milady. Cento vergate, al minimo, sono un bel numero: spaccano la pelle, staccano briciole di carne… Dipende anche da quando avverrà questa cerimonia d’iniziazione…” E’ dubbiosa: “Oggi ritorna Polly. Posso dirgli di te?” “Come desiderate, milady. Se siete soddisfatta, vi lascerei: ho il catalogo della biblioteca del defunto Lord da aggiornare.” “Si, va bene: vai pure, Bob” e mi congeda con un gesto della mano.
Beh, lady Pottingham è una gran bella donna: navigata. Non si scandalizzerà di certo a vedermi nudo.
Non come la povera lady Butcher, qualche anno fa. Fece una faccia disgustata a vedere il mio sesso ignudo. Poi, le spiegai la situzione. Era veramente contrita: credeva di avermi umiliato. Inutili le mie parole: volle per forza esser sculacciata per scontare la presunta offesa arrecatami. Povera lady: morire così, per emorragia interna…dopo un incontro sodomitico con alcuni arabi…loro, i barbari, furono giustiziati.
Lady Pottingham è sconcertata: “Non ne ho mai visto uno così, ed in un omone grande e grosso quale siete voi! Sembra quello di un bambino ed ha una forma strana….”. “Si chiama micropenia fimotica, signora. Ne sono affetto dalla nascita; non esitono rimedi.” le spiego mentre mi riabbottono i calzoni. Diventa leggermente rossa, imbarazzata. Prevengo la sua domanda:” Mi posso soddisfare soltanto personalmente, però posso penetrare” “Davvero? E lei, la donna dico, sente qualcosa?” vuole approfondire. “Credo di si, milady. Almeno, finora tutte mi hanno fatto credere così”. Lady Antoinette si raschia la gola: forse scorge dei pericoli in questa conversazione. “Puoi andare, Bob” e mi congeda. Soltanto mezz’ora prima del pranzo, lady Antoinette mi avverte che lady Pottingham sarà nostra ospite.
Le tartine al salmone, preparate in fretta e furia, e l’insalata selvaggia sono squisite.
“Ma non ti senti in imbarazzo a mostrarti nudo, di fronte a delle donne? A fargli vedere il tuo coso, come se fossi un fenomeno da baraccone?” mi fa Corinne mentre lava le stoviglie. “Beh, non esagerare. Mica sono l’Uomo Elefante! Sicuro, un po’ d’imbarazzo lo provo, certo. Ma ho la speranza di poter intingere il mio biscottino, dopo…” “Eh, già. Magari nel loro culo, eh?” conclude filosoficamente Corinne.
Le ladies mi hanno chiamato, dal salottino. I profondi occhi azzurri di lady Pottingham mi scrutano, quando entro a chiedere la comanda. Lady Antoinette mi chiede se posso trovare delle verghe di frassino, flessibili ma robuste, pesanti ma elastiche. Non ha rinuciato all’idea di entrare nel Merry Order. La cosa non è complicata, però bisogna rimandarla alla mattinata successiva: dovrò andare io personalmente, inutile incaricarne Corinne. Prima che io mi ritiri, lady Pottingham mi fa la domanda che mi aspettavo. La fanno tutte quelle a cui lady Antoinette lo rivela. “Bob, scusatemi. Antoinette dice che sapete frustare molto bene. Dove avete fatto pratica, se posso domandarvelo?” Avrei voluto dirle la verità, ma dopo mi avrebbe posto altre domande. “Nel College” mentii. Non le bastava. Oltre che bella, lady Pottingham è anche intelligente, o forse ha percepito la leggera esitazione nella mia voce. “Nei Colleges non ci sono femmine. E voi, a quel che mi dice la mia amica e vostra padrona- tiene a sottolineare quest’ultima parola- sapete benissimo come si sculaccia una donna.” Rimasi zitto: inutile spiegarle che ero stato Ufficiale Punitore in un carcere femminile scozzese, fino a 20 anni fa e che lì avevo conosciuto quella che adesso è la mia padrona. Lady Antoinette sospirò di riconoscenza.
Ne ho comprate sei: bianche, ben scortecciate. Le ho messe in salamoia con l’aceto, secondo gli ordini. Stasera ne proverò una, su lady Antoinette.
Il frassino bianco è più doloroso rispetto al bamboo o alla betulla. Ha la tendenza a scagliarsi e piccole schegge di legno rimangono attaccate alla pelle oppure infisse nella carne sottocutanea. Inoltre, è pesante: tende a rimanere invece che a rimbalzare. La lady se ne accorse subito. Appena al quinto colpo, mi impose di smettere: non sopportava più il dolore.
I bagnoli glieli fece la figlia.

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3 commenti a “Racconti di sculacciata: Domestico”

  1. Elena dice:

    Bellissimo racconto Bob, sei il numero uno tra tutti quelli che scrivono su questo blog!

  2. Segaiolo dice:

    Il numero uno sarei io se solo Simona si decidesse a pubblicare un po’ del materiale che le mando!

  3. geronimo dice:

    Bravissimo. Spero che il racconto abbia un seguito altrettanto avvincente

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