Racconti di sculacciata: Fessee 16
Anche loro avevano diritto a divertirsi! Sgobbavano tutto il giorno per pochi franchi, e mai un divertimento!
Ma c’è il bistrot, c’è la fiera di San Germano, il passeggio domenicale, che altro divertimento voleva Amèlie? le chiese Mària.
Amica mia, fu la pronta risposta, io non faccio l’amore da 10 anni! Ecco il divertimento che cerco! Un uomo sopra di me e dentro di me, che mi faccia sentire ancora giovane: ho 46 anni, mica sono una vecchia rimbambita e inabile. Sento il bisogno di fare l’amore, un bisogno fisico…non ce la faccio più: mi si sta incartapecorendo, concluse Amèlie, sfinita per aver pronunciato quella parola così lunga e difficile.
Madame Deveraux era passata a miglior vita; un colpo apoplettico se l’era portata via. Senza di lei, il paese era diventato un’altra cosa, lei era la guida, il faro di tutti i concittadini, dopo il beneamato sindaco, naturalmente, si affrettò a riprendere Amèlie. Ma pure lui…a maggio ci sarebbero state le elezioni e mica era sicuro di esser riconfermato: i socialisti sembravano agguerriti. Beata te, Mària, che vai a servizio pure da monsieur Georges; lui è scapolo, è agiato ed è ancora un bell’uomo! Dimmi un po’, ci ha mai provato con te?
Mai! è sempre così corretto: pensa soltanto alla sua Josephine…- sospirò la russa- Non è che sia cattivo, per carità! Semplicemente, mi ignora. E’ come se io non ci fossi, come donna dico. Eppure ho 37 anni e non sono da buttar via!
Dì un po’: ma lui si fa sempre sculacciare dalla maestra? insistette Amèlie.
Eh sì, specie quando è nervoso…corre da lei e torna con una faccia mogia, mogia. Però, qualche volta ci dà pure lui e sapessi quant’è contento: radioso come un mattino di primavera.
Le due tacquero per qualche secondo, sedute sul muretto che dava sul cortile del lavatoio.
Lo vedi come sono ridotta? – riprese Amèlie, logorroica- per vedere un pisello, devo guardare quello dei bambini alla sculacciata pubblica! Ma sembra che oggi ci sia il solo Constantin, il nipote della fornaia, ed ha soltanto 11 anni! Che schifo! Ah – la donna si battè la mano sulla fronte- ricordami che devo passare in farmacia: la signorina Roxane è di nuovo costipata; domani mi ha chiesto di farle il servizio. Poverina, non se la meritava proprio questa malattia ridicola: aveva fatto, e fà, tanto del bene.
Marcel era andato via dal paese, due anni dopo la morte della suocera. Non ce la faceva più a resistere con la moglie: lei lo umiliava, lo picchiava perfino davanti alla figlia, la svergognata Camille. E che si era presa una servetta ancor più svergognata della padroncina, e con lo stesso nome addirittura! Un giorno, Marcel era venuto dalla signorina Roxane e non ce la faceva neppure a reggersi in piedi. Amèlie aveva origliato dietro la porta e si era incuriosita, così aveva accostato l’occhio al buco della serratura. Marcel era nudo, ma proprio nudo nudo; si era disteso bocconi sul tavolo; Roxane ci aveva messo sopra pure una coperta, per farlo stare più comodo.
“Vi ha frustato per bene! Ha rotto la pelle in più punti! State buono un attimo, devo disinfettare con l’alcool, vi brucerà.” “Mai come brucia il frustino. Sapesse quante me ne ha date, perfino sulla schiena! E Camille, quella disgraziata della figlia, che stava a guardare e rideva, sguaiata. E si passava perfino la lingua sulle labbra. Ahi!”
“Ve l’ho detto che bruciava! Adesso lo lasceremo asciugare, prima di spalmare l’unguento. Siate forte!”
Dopo qualche minuto, Marcel parlò di nuovo “Signorina, lo so che sto per chiedervi una cosa di cui dovrei vergognarmi, ma non posso fare a meno di chiedervelo.” “Dite pure” “E’…è che mia moglie mi ha frustato pure davanti, proprio lì, sapete? Ecco,…vorrei chiedervi se potete dargli un’occhiata….” “Sapeste quanti ne ho visti, nel ’18 quando prestavo servizio all’ospedale militare! Su, giratevi!”
Amèlie aveva sbarrato l’occhio. Marcel si era messo pancia all’aria e le mani di Roxane gli stavano toccando il coso; l’uomo emetteva qualche gemito di tanto in tanto, mentre la voce di Roxane era professionale “ Beh, ve lo ha ridotto proprio male! L’ha scorticato in punta, il prepuzio è livido. Vi consiglio di non scoprire il glande, per un po’ di tempo. Siate morigerato e casto, da ora in poi! Ma adesso, stringete i denti…Pronto?” concluse l’ex infermiera con un sorriso forzato.
Amèlie non aveva capito il significato di tutte quelle parole strane, ma aveva capito benissimo il senso generale. L’urlo di Marcel le fece tirare all’indietro la testa di colpo. Dal buco della chiave non poteva vedere bene, ma l’uomo stava battendo forsennato le mani sul tavolo ed aveva il corpo arcuato, come se provasse un grandissimo dolore. “Ecco fatto- disse Roxane- ho dovuto togliere una goccia di sangue raggrumata. Aspettate, che vi verso un po’ di rosolio…siete bianco come un lenzuolo!”.
“Quanti anni avete, Mària?”. “37, signore, perché?” la donna russa era stupita da quella domanda così intima e nel contempo orgogliosa che lui le avesse, finalmente, mostrato attenzione. “Un po’ troppo grande per esser sculacciata, non credete?”. Mària avvampò: “Perché, signore, che cosa ho fatto?”. “Oggi è festa, mia cara, il primo maggio la festa dei lavoratori: eppure voi siete venuta ugualmente! E state lì, con il piumino in mano, a spolverare…quante volte ve lo debbo dire che non voglio che voi veniate a lavorare, nelle feste comandate, sia pure laiche?”. Era la grande occasione, per Mària: non doveva assolutamente farsela sfuggire! La bramava da due anni, dopo il primo anno che stava a servizio da lui… Si avvicinò all’uomo seduto, gli girò la schiena, protese il posteriore e disse, svenevole: “Sculacciatemi pure, signore!”.
Dieci minuti dopo, era indolenzita ma felice. Nel bagno, davanti allo specchio, se lo scrutò a lungo, dopo essersi abbassata le mutandine. Era tutto rosso, ma non proprio pesto: qualche striscia bianca, impressa dalle sue lunghe dite, si stava rapidamente arrossando. Mària aprì il rubinetto, vi portò sotto la mano a coppa e la riempì d’acqua fresca. Se la passò rapidamente sulla pelle per rinfrescarla; già che c’era, si inumidì anche davanti, perché pure là era abbastanza calda, ma era un calore di tutt’altro genere….
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Tags: sculacciata
24 Gennaio 2012 alle 14:18
Una autentica epopea, una saga. Decisamente BK sembra uno scrittore d’altri tempi.
25 Gennaio 2012 alle 10:31
indolenzita ma felice…….
25 Gennaio 2012 alle 14:11
Non riesco a stare dietro a tutte le uscite di BK, ma scrivo comunque per inzozzare di scritte questo forum, convinto che ciò che abbia scritto sia un capolavoro, come sempre. Un giorno recupererò.
29 Gennaio 2012 alle 16:29
Letto.