Racconti di sculacciata: Jd’O, parte seconda

Continua il racconto di Bob Kness, per chi l’avesse persa, ecco la prima parte.

Simona strinse i denti, o, almeno, cercò di stringerli: il bavaglio glielo impediva e lei sentì solo la contrazione dei muscoli mascellari. Però, tranne la sensazione di avere dentro un corpo estraneo, come di fare la cacca al contrario, non provava dolore, soltanto fastidio. D’altronde, lei aveva concesso solo due volte di prenderla dall’entrata posteriore, al ragazzo con cui aveva convissuto più a lungo. Jessica, al contrario, era abituata: a Gerardo piaceva.
“Bene- fu soddisfatto Odilon- adesso, passiamo alla parte davanti, visto che la bocca è impegnata”. Due falli, di grandezza normale e di morbida resina, furono introdotti nelle vagine delle due: non era proprio piacevole, però neppure doloroso; avevano temuto di peggio.
“ Accucciatevi a terra, ginocchia ben larghe. Ci dovete rimanere a lungo. La prima che cade, sarà punita” disse Odilon. Era faticoso per loro, con quei due cosi dentro, eseguire l’ordine dell’eunuco. Per Simona poi, ancora di più, considerata la propria stazza. Odilon, intanto, aveva preso un bastone, con un lungo chiodo in punta, di quelli che, nel secolo scorso, servivano a raccattare da terra i mozziconi di sigaretta. Simona sentiva tirarle i muscoli delle cosce, appoggiò sul pavimento i palmi della mano; il chiodo del bastone ne punse il dorso. “Adesso, te l’ho dato piano – sibilò Odilon- la prossima volta la trapasserò da parte a parte! Egli ci sta guardando…” Gli occhi dell’eunuco si alzarono verso il soffitto, entrambe seguirono la direzione di quello sguardo: in alto, in un angolo, una piccola telecamera, di quelle che sorvegliano gli incroci stradali e le porte delle banche.
Pure Nadine si era denudata e, spontaneamente, si era infilata un dildo nell’ano; sporgevano le piume, come la coda di un magnifico uccello del paradiso. La bellissima donna, si inginocchiò davanti ad Odilon e ne cominciò a leccare il piccolo membro.
Vogliono farmi impazzire, pensò Jessica e chiuse gli occhi. Ripensava alle notti d’amore con Gerardo e con Bruno, ma anche agli appassionati amplessi con Ludovica… E’ tutto un gioco, si disse invece Simona, ci starò finché mi conviene; in fondo non è spiacevole. Il membro di Odilon si doveva essere rizzato, ma loro non potevano vedere bene perché la visuale era interrotta dalla testa rossa di Nadine, che, evidentemente, l’aveva preso in bocca. Ma come faceva ad eiaculare, se non aveva i testicoli? si chiese Simona. Un’espressione beata si dipinse sul viso di Odilon, la schiena di Nadine sussultò. Le ha orinato in bocca! Mamma mia, che schifo! fu il pensiero di Jessica, ed era nel vero.
Lui è troppo impegnato, poggerò appena la mano per terra, giusto il tempo di riposare i muscoli delle gambe: non se ne accorgerà.
“Ti ho visto! – gridò Odilon puntando il dito contro Simona- venti frustate, più tardi” alzando le sue lunghe gambe, scavalcò Nadine ancora inginocchiata e si sgrullò il membro, ne uscirono poche gocce d’urina. Diede una pedata, forte, contro la spalla di Simona che cadde con il sedere per terra. Avrebbe voluto rialzarsi subito picchiare quell’osceno mezz’uomo, adirata; ma era troppo grassa per muoversi velocemente, ed aveva quelle due cose dentro che l’ostacolavano. Odilon le fu sopra e la percosse con il bastone; Simona alzò le braccia per difendersi, ed esse ricevettero la maggior parte dei colpi…Il dolore era parecchio, a Simona veniva da piangere. Era accorsa anche Nadine. Quando Odilon smise di battere Simona, la rossa le afferrò i polsi e li congiunse fra loro: aveva in bocca qualcosa. L’eunuco la sfilò dai denti della rossa: un laccio. Con abilità afferrò i pollici della grassottella donna e li legò stretti stretti, uno all’altro. “Così impari, puttana! Giù, sdraiata faccia a terra! Anche tu, bastarda!” l’irato Odilon si era rivolto a Jessica.
Costei, allenata dalle lunghe camminate in passerella, risentiva meno della compagna di sventura del fatto di essere stata per lungo tempo accosciata; cadde sulle ginocchia e si stese per terra; ma il fallo penetrò, spinto dal contatto con la moquette, ancora un paio di centimetri dentro di lei. Simona ci mise un po’ più di tempo a sdraiarsi. Maledetta pancia, imprecò muta, avevo deciso di mettermi a dieta……aaahhhh…. Un lungo mugolio uscì dalla bocca di Simona, dopo che il chiodo del bastone le era penetrato nella natica. Odilon lo estrasse: una goccia di sangue si rapprese sulla punta d’acciaio. “Così impari, e questo è niente! Ho pisciato in bocca a Nadine, cacherò addosso a te!” Jessica chiuse gli occhi, ma non poté evitare di sentire il rumore e, soprattutto, l’odore. Simona voleva alzarsi, però Nadine le appoggiò il proprio piede fra le scapole, tenendola bloccata a terra. Simona lottò contro lo schifo di quella cosa viscida e calda che le toccava le reni; voleva vomitare, non ce la faceva più.
Odilon si rialzò in piedi, si pulì il buco del culo con due dita e le strofinò sulle cosce ampie di Simona.
La porta della “palestra” si aprì di nuovo. Frau Rose “Puzza qua dentro! Odilon tu fatto, tu pulisce! “ agitò il frustino nell’aria. Lo sguardo di Simona seguì dal basso in alto l’eunuco che, afferrato uno straccio già incrostato di sporco, glielo passava sulle reni. “Rialzatevi!” ordinò la tedesca. La cosa non fu molto facile per la sbiancata Simona, che aveva pure i pollici legati; con notevoli sforzi, riuscì a mettersi in ginocchio e di poi in piedi. Un alone sporco era rimasto sulla moquette. Con orrore, la donna sentì colarle qualcosa di vischioso giù per la coscia. Con un colpo secco, Nadine le strappò il fallo dalla vagina, poi, passandole di dietro, le sfilò il dildo “Così ti può frustare meglio” le sussurrò appena udibile all’orecchio. Anche Jessica fu liberata dalle due cose dentro di lei, un po’ se ne dispiacque.
Buona parte della parte inferiore di Simona era sporca di marrone, notò, ed un po’ di sangue colava dalla ferita sulla natica. Il frustino di Rose indicò la porta; mogie, le tre donne l’imboccarono “Pulisci bene! Dopo ti punirò…” annunziò la tedesca ad Odilon.
Ritornarono nella vasta sala orientale. “Lavati, puzzi come un porco!” disse Rose a Simona. Lei si diresse verso il piatto della doccia; non c’era tenda di protezione: avrebbe bagnato tutto… Ma tant’è: voleva, doveva pulirsi lo sporco che aveva addosso, e non solo sul fisico. Utilizzando solo le otto dita, girò la manopola del rubinetto, quello con il bollino rosso dell’acqua calda. Il getto che la investì era gelato! Simona fece un salto all’indietro. “Qui, l’acqua è sempre fredda – disse trionfante Nadine, poi cambiò tono- mi scusi, Frau, ho parlato senza il suo permesso. Mi punisca, la prego” Due volte il frustino sibilò nell’aria e due strisce rosse apparvero sulla schiena di Nadine.
Superato il primo impatto, l’acqua pulì via lo sporco dalla pelle di Simona e poi, improvvisamente, senza che lei avesse toccato nulla, il getto cessò. Simona vide la manopola girare al contrario come d’incanto, o come se fosse manovrata da un’altra stanza. Jessica rimase delusa: avrebbe voluto farsi una doccia pure lei.
Solo allora si accorsero di essere ancora nude, come lo era Nadine. La fulva ragazza tirò un telo da bagno a Simona perché si asciugasse. “Starete nude. Tu, Zimona, pulirai bene dove hai bagnato. Asciugherai bene bene. Con lingua, se necessario.” Non fu necessario, la ragazza grassa era esperta di lavori di casa: veniva da una famiglia povera, lei! Avere i pollici legati non la facilitava e la ferita sulla natica le bruciava un po’, tuttavia compì bene il proprio incarico. “Vieni qui” le ordinò Frau Rose. Quando Simona fu davanti a lei, più bassa di almeno una spanna, la tedesca le disse di chiudere gli occhi. A Simona mancò il respiro per il dolore, quasi si piegò in due. L’aveva colpita sui capezzoli, tenendo il frustino orizzontale, dall’alto in basso e dal basso in alto, sulla via del ritorno. Frau Rose girò sui tacchi e si avviò; Nadine la seguì. Scostarono il pesante tendaggio e sparirono dalla vista delle due future schiave.

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Un commento a “Racconti di sculacciata: Jd’O, parte seconda”

  1. Lady Laura dice:

    Non vedo l’ora di leggere la terza parte … Bob Knees sei veramente un maestro :)

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