Racconti di sculacciata: Jd’O, parte terza
Continua il racconto di Bob Knees: per chi avesse perso le puntate precedenti, può trovare qui la prima parte e qui la seconda.
Buona lettura e grazie a Bob!
Simona implorò con gli occhi Jessica per farle capire: voleva che l’altra le togliesse il bavaglio. Mugolò e mimò, pur con i pollici legati: anzi, le dita erano gonfie e nerastre, così come i polposi capezzoli, duramente colpiti dal frustino di Frau Rose.
Aveva attentamente esplorato ogni centimetro del soffitto: non c’erano telecamere visibili. Simona girò la testa davanti alla compagna: lei, con le mani libere, avrebbe potuto sganciare il fermaglio che assicurava il bavaglio alla nuca di Simona.
Jessica aveva capito, finalmente, ma aveva paura: se le avessero scoperte, come le avrebbero punite? Aveva visto i capezzoli di Simona abbassarsi sotto il tremendo impatto con il corpo del frustino della tedesca e poi risollevarsi, quasi a voler staccarsi dall’aureola, nel colpo di ritorno, altrettanto violento. Jessica tergiversava, in attesa di un miracolo.
Che si verificò, ma non come sperava lei. I tendaggi si scostarono, entrò la Frau, seguita da Nadine, con indosso di nuovo la tunica; sugli avambracci portava le due tuniche delle compagne, accuratamente piegate e, sorregendolo con le mani, un vassoio. Lo depositò direttamente a terra: vi erano, appoggiate sopra, due zuppiere di porcellana, due bicchieri di vetro finissimo così come la caraffa piena d’acqua e due immacolate salviette. Il loro pranzo, evidentemente. Nadine gettò le tuniche addosso a Jessica e a Simona: mentre l’indossatrice l’indossava, la giornalista, tendendo le mani e mugolando, fece capire che mai avrebbe potuto infilarsi la tunica con i pollici legati. Nadine fece spallucce, con un lampo maligno negli occhi: lei non poteva farci niente!
“Mangiate – ordinò la Frau, poi, rivolta a Simona- tu no! Sei troppo grassa! E vieni qui, ti devo punire per prima…”
imitando Nadine, Jessica si inginocchiò, con la faccia rivolta alla parete; scoprì la terrina: l’odore che se ne sprigionava era delizioso. Nadine le allentò il bavaglio, Jessica sputò la pallina che rimase a penzolare sotto il suo mento e respirò a pieni polmoni; impugnò il cucchiaio d’argento e assaggiò la zuppa: squisita, calda al punto giusto, energetica, ottima. Chissà perché a Jessica, nei momenti di tensione, veniva sempre fame!
“A quattro zampe, a terra!” impose Frau Rose a Simona, come se fosse veramente un animale domestico. Alla giornalista venne voglia di darle una ginocchiata al ventre, invece si ritrovò lei stessa per terra, piegata sulle ginocchia. La Frau le aveva dato un calcio proprio sulla rotula, con le sue scarpe della punta di ferro. Simona pensò che fosse meglio obbedire. Non potendo allargare le braccia si puntellò sui gomiti; fatalmente il posteriore, vasto ed opimo, risultava più in alto della schiena. Frau Rose sollevò fin quasi alle cosce la gonna blu dell’uniforme e, con una gamba, scavalcò Simona; strinse tra i propri polpacci la vita della ragazza. Poi iniziò a frustarla, sulle natiche. Simona si dimenava, mugolava, gemeva, soffriva ma la nazista era abituata: per venti volte l’asola d’acciaio del frustino colpì le chiappe di Simona, arrecandole bruciore e dolore. Prima di tornare a scavalcarla, Frau Rose le disse, quasi schifata “La prossima punizione: il triplo!” Simona si accasciò, nuda e dolorante.
Le due avevano finito di mangiare. Nadine recuperò tutto sul vassoio e lo sollevò: era pronta a portarlo via.
Frau Rose aspettò che rientrasse, prima di indicare con il frustino l’uscita. Simona aveva difficoltà a mettersi in piedi, un’energica tirata di capelli l’aiutò notevolmente. Tornarono in palestra, vuota e con un leggero aroma di deodorante nell’aria: Odilon aveva pulito molto bene, evidentemente. Nadine fece sedere le due una accanto all’altra su una panca; prese qualcosa dagli scaffali. Due gioghi. Passò il cappio di cuoio sopra la testa di Jessica e lo strinse bene, così come fissò bene, mediante cinghie di cuoio i polsi alle estremità della stanga. Ripeté la stessa operazione con Simona, dopo aver tagliato con un rasoio il laccio che le teneva uniti i pollici. Le fece alzare ed avvicinare alla parete. Fissò le catene della gorgiera agli anelli infissi nel muro: i loro nasi quasi sfioravano la tinteggiatura. Tutto si era svolto nel massimo silenzio: potevano soltanto guardare fisso davanti a sé, senza poter girare la testa. Jessica pensò che non le avrebbe picchiate: lei aveva mangiato, e bene, sotto la sferza avrebbe corso il rischio di vomitare e, con il bavaglio rimessole in bocca da Nadine, correva il rischio di soffocare.
Qualcun altro era entrato nella stanza. Nessuna voce, ma udirono distintamente il rumore di un pezzo di qualcosa che colpiva la carne umana; a lungo e metodicamente. Chi veniva battuto non osava, o non poteva, gridare…forse era imbavagliato. Sentire che qualcuno, o qualcuna, era sculacciato, eccitò Jessica: ella provava un formicolio dentro di sé, al basso ventre come se…come se…
Il rumore era cessato. “Allargate bene i piedi” disse Nadine. Mise un bastone trasversale, abbastanza lungo, alle loro caviglie. Jessica sentì sollevarsi la parte posteriore della tunica, fino alle reni; la mano di Nadine fissò due mollette per tenere la gonna alzata. Rimasero così, praticamente come se fossero crocefisse faccia al muro. Chissà per quanto tempo. Non udivano alcun rumore, nulla di nulla. A Jessica scappava la pipì, ma temeva di liberarsi la vescica, temeva quello le sarebbe successo se fosse accaduto. Aveva voglia di fare l’amore, adesso era veramente eccitata…e non poteva soddisfarsi. Tento di sfregare il ventre contro il muro, per trovare un qualche sollievo, ma Nadine l’aveva legata bene; per quanti sforzi facesse non poteva avvicinarsi più di tanto e non poteva neppure strofinare le cosce fra loro: era uno strazio tremendo! Lo scroscio dell’orina di Simona, le giunse all’orecchio irresistibile e mimetico. Anche Jessica lasciò andare il proprio liquido organico.
Quanto tempo era passato? Ore? Giorni? A Jessica parve di essersi assopita; ma la moquette umida su cui poggiava i piedi, la fece ritornare alla realtà. Va bene l’inchiesta, va bene lo scoop ma questo è troppo! Stava pensando Simona: era sequestro di persona, violenza, omicidio…quando fosse uscita
“O uscirete domate o non uscirete per niente!” la voce alle loro spalle era cavernosa, come di una profonda eco, ma indubbiamente maschile.
“Vedi, mia cara, sono esposte, aperte, pronte alla frusta o alla penetrazione. Dipende dal mio capriccio. Vediamo come reagiscono” Simona arrovesciò la testa, dopo che una tremenda sculacciata si era abbattuta sul suo sedere, che stava appena rimettendosi dal bruciore delle frustate di Frau Rose. Udì lo stesso rumore sulle natiche della vicina.
“Differenti per consistenza e tonicità, discreti, semplicemente discreti. Dovrai lavorarci a lungo: sono quasi intatti. Sebbene possa scorgere che Rose abbia appena scaldato le chiappe a questa qui, alla lardosa – Simona avvampò di rabbia- Più tardi le proveremo davanti, adesso divertiti cara”
Qualcuna le sculacciò a lungo, come prima avevano loro stesse udito una sculacciatura. La mano era di femmina, e non soltanto in base a quel che aveva detto la voce senza corpo: non era pesante, almeno non troppo pesante, ma sapeva dove e come colpire. Si sentivano il sedere in fiamme, sempre più caldo, sempre più bruciante. Jessica ebbe un orgasmo, Simona ci andò molto vicino.
Era finita: aveva smesso di sculacciarle; la mannequin respirava a fatica, tutta sudata; la giornalista, stava assaporando la situazione. Non credeva che dalla sofferenza potesse scaturire un piacere così subdolo, eppure così dilaniante.
“Si signora, – era la voce di Odilon- ho messo loro i dildi prima..ma se vuole…si signora…” Le dita frugarono fra i capelli sulla nuca di Simona, trovarono il gancio del bavaglio e lo allentarono, lei, aiutandosi con la lingua, sputò fuori la pallina dalla bocca. Era pronta a dirgliene quattro adesso che poteva parlare. Stava pensando ad insulti coloriti ed atroci, quando urlò. Disperata.
SE VOLETE LEGGERE IL SEGUITO NON AVETE CHE DA CHIEDERE! B K
Se ti è piaciuto questo post, leggi anche:
Tags: punizioni, sculacciate
4 agosto 2009 alle 12:37
Bob sei bravissimo:aspetto con ansia il seguito del racconto.
Ti leggo da tempo,mi piace come scrivi. Ti faccio un appunto per il racconto matita, troppo forte secondo me ma per il resto sei meraviglioso.