Racconti di sculacciata: L’influenza

Suoc ci aveva deliziato qualche giorno fa con questo racconto di sculacciata. Adesso ci regala il seguito di quell’episodio.

2 L’influenza

Dopo la prima sculacciata, credevo che Alessia avesse capito bene la lezione.
Infatti la piccola non era imbarazzata solo nei miei confronti, ma anche, e soprattutto, con mio figlio. Il fatto che l’avesse vista umiliata, spogliata e sculacciata sulle mie ginocchia la faceva ancora diventare rossa, in volto.
Ma sapevo, pur senza volerlo veramente pensare, che quell’imbarazzo, tra loro, si trasformava continuamente in adrenalina erotica.

Pochi giorni fa Alessia ha preso l’influenza.
Dolore al pancino e febbre alta.

Rientrato in casa chiesi a mia moglie, in cucina, cosa avesse detto il medico.
“ha detto di darle l’antibiotico. Dario è di là che cerca di convincerla, ma non sembra avere molte speranze…”
Alessia era piuttosto esile, mangiava molto poco e raramente qualcosa che non appartenesse alla stretta cerchia dei suoi alimenti preferiti.
“Ah, è uno sciroppo che deve prendere?” dissi preoccupato.
“Mah…veramente il dottore ha prescritto un antibiotico che può essere somministrato sia per supposte che per sciroppo.” mi spiegò mia moglie.

Bussai alla porta della cameretta di Alessia, e dopo la risposta entrai piano.
“Ciao” dissi rivolto ad entrambi
“Ale, come stai?” avvicinai le labbra alla sua fronte per sentirle la febbre “uhm….credo sia alta, che dice il medico?”
“Eh, dice che deve prendere l’antibiotico, ma lei non vuole saperne…” si era intromesso Dario.
“Dario!”
Sapevo quello che temeva Alessia, e faceva bene a temerlo…
“Tesoro, non starai facendo capricci da bambina eh? Ecco, vedrai che adesso lo prendiamo lo sciroppo…”
Presi la confezione e ne versai un cucchiaio.
Avvicinavo il cucchiaio alla bocca di Alessia, ma non sembrava volerne sapere.
Provai per 5 minuti.
Poi, stanco, decisi di ricorrere alla parolina magica: “Alessia, se non lo prendi sarò costretto a sculacciarti un’altra volta…”
Arrossendo Alessia aprì la bocca.
Ero contento, senza doverla punire.
Non feci in tempo a versare il contenuto del cucchiaio che lei lo sputò per terra.
“D’accordo Ale, basta…mi scordo sempre che sei una bambina…sculacciate!”
“Nonono…lo prendo, la prego…”
Di punirla non avevo alcuna voglia: riprovai una seconda volta. Misi lo sciroppo nel cucchiaio e poi glielo portai alla bocca.
Lei lo bevve, finalmente.
“Brava! Ti vado a prendere un po’ d’acqua?”
Lei annui.
Uscii dalla stanza, ma scordandomi di riportare di là lo sciroppo rientrai improvvisamente; e feci in tempo a vedere Alessia sputare, in un bicchiere, lo sciroppo che io credevo avesse bevuto.
La guardai furioso.
“Ma bene, veramente brava…adesso puoi pregare anche in ostrogoto. Ti sculaccerò come meriti, ragazzina viziata, e, dopo le tue scuse per il compomportamente che hai avuto, metteremo una supposta, visto che non sei capace di prendere lo sciroppo.”

La presi per le braccia, sfilandola dalle coperte. Aveva una maglietta lunghina che usava come pigiama e niente altro. Me la misi sulle ginocchia e la magliettina risultò troppo corta per coprilrle il sedere. Notai quindi che non portava nemmeno le mutandine.
“Noo, io…”
Ancora una volta con il culetto nudo, sopra le mie ginocchie e con i lacrimoni, Alessia si ritrovava ad essere osservata dal fidanzato mentre veniva punita come una bambina.
Stavolta Dario si godeva la scena proprio da dietro..

Iniziai con le solite sculacciate medie, ma stavolta dolore e lacrime sembravano meno forti.
“Dario, fammi un favore, vai a prendere di là un mestolo di legno”
Nel frattempo continuai a sculacciarla manualmente, sentivo il culetto sotto le mie mani scaldarsi.
E lo vedevo arrossarsi lentamente.
Poco dopo Dario era tornato con un bel mestolo robusto, guardandola in viso le aveva detto: “scusa, ma anche stavolta sono meritatissime… lo faccio per te”
Si riposizionò dietro di lei e mi guardò.
Continuai a sculacciarla per dieci minuti, 100 sculacciate manuali, forse 150.
Poi le diedi una prima mestolata.
Forse gliela diedi molto forte, forse troppo, Alessia si contorse, gridò e cercò di coprirsi le natiche con le mani aspettandosi una seconda mestolata. Poi, sentento che non arrivava, le tolse. Sollevò un po’ il culetto e piangendo sembrò prepararsi alle altre.
Allora ripresi, calibrai le mestolate, meno forti ma continue. Dopo una cinquantina di mestolate date di seguito, Alessia iniziò a piangere più forte, si coprì nuovamente le natiche con le mani e gridando mi supplicò di smettere.
“No, te ne darò altre trenta. Dario ti andrebbe di contarle?”
Forse uno sguardo muto può essere dimenticato, ma sapevo che facendole contare a Dario l’umiliazione sarebbe aumentata.
Diedi una prima mestolata mentre Dario sacandiva il numero uno.
Continuammo fino a trenta.

Il culetto di Alessia era nuovamente rosso. Piccoli cerchietti più scuri lo decoravano su tutta la superficie. Forse avevo esagerato, ma non poteva essere altrimenti.
Andava punita.

“Bene, ora mettiamo la supposta, Dario me le passeresti?”
Alessia che era stata piuttosto buona per tutta la sculacciata improvvisamente si alzò dalle mie ginocchia. Non l’avevo previsto e non riuscii a bloccarla. Uscì dalla stanza, anche se non so dove volesse scappare. Riuscii a riprenderla in cucina, dove mio figlio minore e mia moglie guardavano incuriositi la scena.
Ero piuttosto arrabbiato.
La feci chinare la sul tavolino, le alzai il magliettone e la sculacciai. Non per punirla, per rabbia. Le mollai altri 50 sculaccioni tenendole la pancia sul tavolino e spingendola sulla schiena.
Poi mi fermai.
“Vuoi venire di là a farti mettere la supposta oppure vuoi che ti sculacci finchè non sarai pronta?”
Alessia singhiozzante mi disse che se la sarebbe fatta mettere.

Ritornammo in camera, la feci stendere sul letto, con un cuscino sotto la pancia e il culetto in alto; la sollevai di nuovo la magliettina. Dario osservava la scena mentre io cercavo di aprirle le natiche. Alessia non smetteva di piangere e di serrarle.
Capivo però che non erano solo capricci: aveva paura…
“Tesoro, cerca di rilassarti un po’…non ti farò male…”
“La prego, ho paura…” singhiozzava forte
“Dario, siediti sul letto…” forse avevo un’idea “ …Alessia, stenditi sulle sue ginocchia, come per una sculacciata, facciamo un massaggio all’ano prima di infilartela..”
Sapevo di imbarazzarla molto, ma sapevo anche che oramai non mi avrebbe più disubidito. Si mise sulle ginocchia di Dario.
La scena era piuttosto curiosa: io davo disposizioni e loro “eseguivano”.
Dissi a Dario di allargarle le natiche e raggiungere l’ano con le dita. Pensai che forse avrebbe giovato inumidirlo un pochino. Chiesi allora a Dario di far scendere una mano tra le cosce ed insinuarsi nella sua micetta; lei all’inizio sembrava restia ma poi si lasciò aprire le cosce. Vidi il suo bel fiore, totalemente esposto.
La mia intuizione era stata giusta, la piccola era tutta bagnata.
Guardai Dario.
Risi di gusto, dicendo a mio figlio che il suo sguardo aveva grandi influenze.
Anche Alessia, seppur rossa in viso di vergogna abbozzò un sorriso tra i lacrimoni.
Con le dita bagnate di umori, Dario le massaggiò l’ano, infilandole un pochino le dita dentro, poi quando lei si rilassò e l’ano risultò abbastanza bagnato, passai a Dario la supposta. Lui con molta bravura la infilò all’interno del culetto. Le strinse le natiche con le mani, mentre Alessia piuttosto imbarazzata tirava su con il naso.

Dopo pochi minuti aiutai la ragazza a scendere da quelle ginocchia e a rinfilarsi sotto le coperte, a pancia in giù, perché il culetto doveva bruciarle molto.
Mentre io uscivo per prepararle un thè caldo, vidi Dario toglierle le coperte e spalmarle sul culetto un po’ di crema per alleviare il dolore.

Dissi ad alta voce in modo che in casa sentissero tutti: “ci aspettano dodici giorni di supposte, speriamo di riuscire a evitare la maratona la prossima volta…” sorrisi, mentre in casa tutti ridevano.

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12 commenti a “Racconti di sculacciata: L’influenza”

  1. tipon dice:

    seconda parte carina la supposta e un toccodi genio complimenti

  2. nadine dice:

    beh se le meritava tute eheh pure la secoinda sculacciata pubblica si e beccata ihih :) molto carino davvero se continua cosi alessia si siederà molto male da qui in avanti

  3. geronimo dice:

    mmmmH niente male davvero. il racconto è caratterizzato da un atmosfera di intenso e allo stesso tempo soffuso e delicato erotismo.

  4. nadine dice:

    ma che e siamo solo in tre sul forum vita dai ragazzi : non vedo piu monello alice, e altre dai commentate

  5. Ammiratore segreto dice:

    io ci sono sempre e il racconto mi è piaciuto molto, soprattutto l’elemento magliettona senza niente sotto!!! anche le sculacciate belle e come dice Nadine, quella data davanti al fratellino sul tavolo ancora di più!! hihi è proprio monella questa alessia!!!! =)

  6. educatore dice:

    Bellissimo ,le mestolate col mestolo di legno sono fantastiche e le sculacciate classiche pure ,sono i tipici racconti che piacciono a me
    Molto bravo o BRAVA non si sà

  7. Seno dice:

    Oh, ‘sto Suoc (che razza di nome è?) proprio non è male…
    Complimenti, anche a me è piaciuta la supposta!

  8. geronimo dice:

    Ho dimenticato di sottolineare che la trovata di lubrificare il buchetto con gli umori della ragazza per mettere la supposta è semplicemente geniale

  9. Mario dice:

    Negli anni 50 la scelta di un antibiotico in sciroppo o in supposte era inprobonibile. La penicillina era solo in punture ed il liquido oleoso e molto doloroso quando somministrato nelle chiappe. Se il medico veniva chiamato a casa c’era da sperare che non ci facesse una iniezione! Il bigliettino veniva inbucato la sera precedente ed il dottore veniva molto presto al mattino. Io e le mie due sorelle condividevamo la stessa camera. Loro erano nate prima della guerra e quindi già grandicelle. Quando qualcuno di noi era malato, veniva messo a letto spogliato dalla vita in giù, in quanto le funzioni intestinali erano considerate inportantissime ed il pancino sarebbe stato il primo ad essere visitato. La temperatura veniva misurata nel culetto, perchè il dottore non aveva tempo e poi, chissà, forse si voleva fare i furbi e non andare a scuola! D’estate eravamo nudi, anche per tenere bassa la febbre. Molto spesso il medico chiedeva: “Sono pulite le tubiere?”. Voleva anche sapere con precisione quando eravamo andati di corpo. Nostra madre traduceva la domanda in modo più diretto e comprensibile per noi: “Da quanto tempo non cachi?” C’era poco da imbrogliare, perchè dalla percussione dell’addome chi era pieno di cacca veniva subito scoperto! E se il termometro usciva sporco di pupù, bambino o signorine venivano messi con la faccia sul cuscino ed il deretano per aria. Con un dito nel culo, la presenza di merda veniva accertata senza possibilità di discussioni! Le mie sorelle erano le più ribelli alle punture e mio padre doveva spesso intervenire con la cinta dei pantaloni a zebrarle il deretano per renderle più malleabili! Ma, spesso, il peggio per loro doveva arrivare! Se veniva prescritto il “cristero”, non c’erano proteste e sgambettamenti che potessero aver successo. Venivano messe sul tavolo della cucina con le gambe tenute allargate e ripiegate all’indietro da una mia zia, mentre mia madre le riempiva con un paio di litri di acqua saponata! Dopo una bella ripulita, le mie sorelle mi sembravano molto più ubbidienti e rispettose per un bel pezzo!

  10. sofy dice:

    WOW,VERAMENTE TANTO BELLO VERAMENTE! poi sono in tema anch io> sto male e se mi immedesimo,certo é una bella situazione umiliante! POI mi piace che si percepisca anche la bont° del padre…Suoc davvero fatti conoscere anche nei commenti!!!! è molto intriganteeeeee…. Seno Tu scrivi?

  11. Dj98 dice:

    Se ero io un pungo nello stomaco alla mamma non le toglieva a nessuno U_U ma che troia un giorno vorrei tanto vedere di queste mamma suca cazzi a essere picchiate a sangue !! le odio ste mamme le darei fuoco !

  12. sissi dice:

    bellissimo racconto

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