Racconti di sculacciata: Prestito
Sapeva benissimo cosa le sarebbe capitato se non fosse riuscita a restituire il prestito entro il termine convenuto. E sapeva pure che gli interessi extra, cioè non in denaro, sarebbero stati altissimi. Aveva impiegato quei 300 euro per farsi un tatuaggio, sull’apice della natica destra. Mica un tatuaggio qualsiasi, bensì un tatuaggio a colori: una S a forma di serpente, l’iniziale del suo nome. Il tatuatore era stato molto bravo: lei aveva sentito ben poco dolore e più che sopportabile. Al contrario di quello che avrebbe provato tra poco.
Suonò il campanello. Le venne ad aprire Frau Rosen. Le sembrava gigantesca e arcigna; per telefono, non aveva potuto fare a meno di rivelarle la verità. Quei soldi non ce li aveva; però li avrebbe ridati alla fine del mese, appena avesse incassato i diritti d’autore. Ma, aveva detto la fredda voce di Frau Rosen al telefono, gli interessi li avrebbe dovuti pagare quel pomeriggio stesso, quelli per il pregresso e quelli per la proroga, anticipati. Ah, arrivasse convenientemente abbigliata, aveva precisato la Frau prima di riattaccare.
Così, lei aveva scelto un abitino semplice ma assai sexy, contando forse sul fatto che quella lesbica sarebbe stata indulgente. Verde bottiglia, fasciante, abbastanza corto ma non troppo, ben scollato ma non vertiginoso e, soprattutto, facile da togliersi.
Invece del severo e castissimo vestito nero che indossava la prima volta che l’aveva vista, oggi Frau Rosen portava un abito molto aderente, bordò scuro, abbottonato fino al collo e senza maniche. Abbassando gli occhi, lei notò che le scarpe della Frau erano a tacco basso, comode.
Non le augurò nemmeno la buonasera, le chiese semplicemente se aveva con sé il denaro. Domanda superflua vista la conversazione telefonica. Lei partì in quarta, accennando al tatuaggio: meglio sempre dire la verità; inutile, se non dannoso, piatire ed inventare scuse come una grave malattia, un sinistro e roba del genere…
La fredda voce della bavarese la invitò ad andare di là, nello stanzino. Lei c’era già stata, quando la Frau le aveva consegnato la mazzetta con le sei banconote. Probabilmente era una messa in scena, destinata a spaventare le anime semplici. Un piccolo stanzino, senza finestre, le pareti tinteggiate di bianco; accostato ad una parete, un tavolino quadrato; sulla parete opposta, una rastrelliera come quella di una palestra, o di un’armeria. La volta scorsa era vuota, adesso dai ganci pendevano almeno una mezza dozzina di oggetti strani. Lei capì subito a che cosa servissero e si augurò che la Frau non volesse adoprarli proprio tutti.
“Avrebbe dovuto restituire 325 euro dopo 45 giorni. Non l’ha fatto. Le prolungo il prestito per altrettanto tempo. tuttavia, come dai nostri accordi che le ho specificato ben chiaramente, dovrà pagare una penale. Cinquanta sculaccioni e 30 bacchettate! Si spogli!” Il tono della bavarese era proprio quello di un ragioniere. O di uno strozzino.
A lei non rimaneva altro da fare. Rapidamente si sfilò il vestito; era stato previsto pure un attaccapanni per appenderlo: precisione teutonica! Un po’ di imbarazzo a mostrarsi nuda lei lo aveva, ma…e se le sue forme procaci avessero intenerito quella vecchia?
“Anche le mutandine. Via!” ordinò la vecchia. Pure l’indumento intimo finì accanto al vestito, sull’attaccapanni.
“Si pieghi sul tavolo!” . Lei obbedì. Un po’ di fastidio, ma appena appena, quando il suo pancino sentì il contatto piuttosto fresco con il legno lucido. La prima sculacciata le arrivò proprio sulla natica sinistra, quella con il tatuaggio.
Bruciore, ma sopportabile. Bruciava anche l’altra, un attimo dopo. Tutto sommato 50 sculaccioni erano accettabili. Un suo vecchio fidanzato, sadico, gliene aveva dati pure di più, una volta, prima di fare l’amore….
Il bruciore, però, diventava sempre più intenso. Lei sculettava e faceva uscire dalla bocca strilletti sempre più acuti, finché se ne uscì con un “Basta!” di tutto cuore. Frau Rosen si fermò, forse perché conveniva pure a lei.
“…cinque. Riprendiamo, signorina” evidentemente aveva contato cinque secondi di pausa per poi ricominciare. Adesso, il suo posteriore andava veramente a fuoco, come se vi fosse in atto un incendio: lei non ne poteva più. La Frau pareva magra, ma ne aveva di forza in quel braccio, caspita se ne aveva! Gli ultimi furono particolarmente violenti, dal sotto in su. Le fecero proprio male.
“Si porti al centro della stanza e si pieghi in avanti fino a toccarsi le ginocchia con le mani” disse la bavarese. Alzandosi, lei notò che la Frau staccava qualcosa dalla rastrelliera ma quel corpo magro nerovestito le impedì di vedere bene cosa fosse. Si piegò con il busto in avanti: quando mai le sua mani sarebbero arrivate alle ginocchia! Mangiava troppo, non ce la faceva proprio…così le appoggiò alla fine delle cosce.
Strano, nei romanzi si parla sempre del sibilo che dovrebbe fare il frustino fendendo l’aria, ma lei non sentì alcun sibilo. Solamente un’esplosione di dolore sulle natiche. Per poco non cadde a faccia in avanti. “Tenga i piedi ben larghi” era un consiglio, quasi materno, da parte della strozzina. Adesso le sue orecchie aguzzate percepirono il sibilo, un attimo prima che la sua pelle percepisse la sensazione di bruciore. Con un soffio allontanò la ciocca di capelli castano chiaro che le era scivolata davanti agli occhi; un modo come un altro, per distogliere l’attenzione del cervello dal dolore che ormai le pervadeva tutto il culo.
Era finito! Non ricevette altre frustate, anzi con la coda dell’occhio scorse la bavarese avvicinarsi alla rastrelliera. Lei si tirò su, ora le faceva male pure la schiena a causa della posizione chinata. Spostò il peso del corpo un paio di volte, ora su un piede ora sull’altro, si massaggiò goduriosamente le chiappe bollenti, respirò profondamente.
Frau Rosen la stava guardando a braccia conserte, se provava una qualche emozione, anche di piacere, non la lasciava trasparire dalla marmorea faccia piatta. “Può rivestirsi, ora!” disse.
Non senza difficoltà nel piegarsi, lei si infilò le mutandine verdi e, poi, il vestito. Frau Rosen la precedette verso l’ingresso; aprì la porta di casa. Neppure tese la mano né l’aveva invitata a rinfrescarsi. Che sciocca che era stata a non portarsi appresso qualche fazzolettino….
“Le ricordo che se il venti del mese prossimo non restituirà il denaro preso in prestito, pagherà gli stessi interessi ma moltiplicati per tre!” disse Frau Rosen e le sbattè la porta in faccia.
BK
Se ti è piaciuto questo post, leggi anche:
Tags: punizioni
10 febbraio 2012 alle 14:09
Frau Rosen, mitica. Bel personaggio da approfondire
10 febbraio 2012 alle 14:13
un dei tuoi classici p.s. ma nadine che fine ha fatto??
10 febbraio 2012 alle 17:16
Nadine dev’essere molto presa dal suo sito e dai giochi con i padroni virtuali. Chissà quando completerà il racconto promesso.
10 febbraio 2012 alle 17:33
Bello. Scrittura scorrevole.
10 febbraio 2012 alle 18:26
Non amo gli strozzini, ma frau Rosen è così amabile…
10 febbraio 2012 alle 19:28
Veramente bello! bella l’idea del tatuaggio con la S del suo nome…S come le sculacciate ke avrebbe ricevuto dopo!! Mi piace il senso di attesa creato, e l’idea ke la ragazza sperasse di sedurre e intenerire…e invece no cavolo! mi è piaciuta la descrizione della punizione e il fatto ke la ragazza cercasse di distrarre la concentrazione dal fuoco sul culetto… bello, complimenti!
10 febbraio 2012 alle 19:29
Geronimo anke a me manca Nadine!! Ma nn fare il gelosone,tanto lo sai ke vuol bene anke a noi!! Piccoletta come stai??
10 febbraio 2012 alle 20:45
gero non e vero è solo che sono un po bloccata
mi manca la voglia sigh ma sono già a 14 paginette sofy sn qua cucciolina bedda
10 febbraio 2012 alle 22:30
Ma è un romanzo!. Ci credo che sei bloccata.la scrittura può essere logorante.Poi l’antico Giappone. Sticazzi!!!Una cosina più semplice no, eh?.Ora non darti alla droga e all’alcool secondo l’abusato clichè dello scrittore in crisi creativa (Stò scherzando,naturalmente.Ora non fare le faccine con i lacrimoni):)
11 febbraio 2012 alle 03:37
Uahahah giuro Nadine e Geronimo nn lo so mi fate morire, tra la chibi chan che dice che le manca la voglia ad appena la paginetta 14…come se fosse poco…davvero chibi fa tranquila e la prossima volta scegli una cosa semplice tesora,gia dopo la saga di Hanial e Alexia nn so come tu sopravviva ancopra x l’impegno che ci avevi messo…!!!!! Scusa ma nn posso nn unirmi a gero…Stica!!!!! Buon week end! Bedda che sei
11 febbraio 2012 alle 03:39
Avevi detto gia a paginetta 14,non solo a paginetta 14…devo veramente smettere o cambiare pusher,,,comunque sei impagabile Nadine!
11 febbraio 2012 alle 10:00
ihih durerà minimo 30 paginette pensa che le protagoniste si sono appena incontrate :p
11 febbraio 2012 alle 10:06
30 pagine? è una sceneggiatura per un film, non un racconto! e non un film qualsiasi, ma un film e il suo sequel
11 febbraio 2012 alle 12:57
allora nn sei sparita kome pensavo…… p.s. ma hai cambiato mail??
12 febbraio 2012 alle 00:21
no kittyslave@live.it ma nn ho ricevuto tue mail ultimamente
12 febbraio 2012 alle 00:22
no kittyslave@live . it ma nn ho ricevuto tue mail ultimamente