Racconti di sculacciata: Sculacciata con Dario
M. ci invia questo bel racconto di sculacciate: buona lettura!
Il professore mi ha già ripresa due volte, ma voltandomi di sfuggita riesco a dire a Giulia un’ultima cosa.
Tutte e due iniziamo a ridacchiare sonoramente.
“Signorina, la smette di distrubare?” è di nuovo il professore a sgridarmi.
Ma perché a Giulia non dice nulla, eppure ridiamo entrambe?
Dario è un supplente arrivato da poco, troppo giovane per essere temuto o per essere rispettato.
Mi guarda attraverso quegli occhialetti con i suoi occhi castani profondissimi.
Il volto giovane con poche rughe di arrabbiatura per il mio comportamento è rivolto verso di me.
Mi accorgo solo io di quanto sia bello?
Le sue labbra dicono qualcosa che io non ho nemmeno ascoltato, ma non posso permettergli di parlarmi così.
Appena arrivato e già mi scoccia?
“Sese, come no” rispodo con il mio tono di sfida.
Lui non coglie e ricomincia la lezione.
Proprio mentre parlo a Giulia della notte passata sento di nuovo la voce melodiosa del professore rivolgersi a me: “Signorina, si alzi in piedi!”
Lo guardo.
Mi alzo, non me lo faccio ripetere.
Adoro sentire tutti gli sguardi addosso.
“Ha distrurbato tutta la classe, non pensa di doversi scusare?”
Lo guardo.
Stasvolta negli occhi.
Scoppio a ridere, ora tutti mi fissano: “credo proprio di no!”
“Oh, io penso proprio che dovrebbe..”
“E sa cosa me ne faccio dei suoi pensieri?” lo dico cercando di fare la brillante, in realtà sono una stupida.
“Provi a dirlo, su lo dica…”
Eppure in quel momento mi manca il coraggio.
Non sono abituata a una tale calma, una tale freddezza.
Di solito mi lanciano punizioni o al massimo mi sbattono fuori.
Appoggio le mani sul banco e fissandolo dico scandendo le sillabe: “me ne sbatto altamente!”
Lui mi osserva in silenzio, ed io comprendo che non finirà così: “Uhm, il suo menefreghismo mi annoia a morte, ma la prego si avvicini alla cattedra”
Naturalmente io lo ascolto, ma mi siedo.
Non posso cedere ora, mi guardano tutti.
“Ah, ma bene. Ha bisogno proprio di una lezione”
Si alza dalla cattedra e si avvisina al mio banco.
Quasi mi spaventa questo gesto repentino.
E li davanti ai miei compagni mi prende per l’orecchio.
Non credo che sia vero, come una bambina sono costretta a seguirlo.
Sbuffo e mi lamento dicendogli di lasciarmi e lui in un bisbiglio che posso sentire solo io mi dice: “non parlerei così a chi ha in mano il mio orecchio”
E in effetti la presa è salda, ma non posso cedere.
Mi porta davanti a tutta la classe e mi ordina di appoggiare i gomiti sulla cattedra.
Un po’ mi tremano le gambe, immagino come proseguirà, ma lui mi sorprende sedendosi di fronte a me, in cattedra, al suo posto. I suoi occhi mi fissano il volto con una tale intensità che sembra ustionarmi.
Per la prima volta distolgo lo sguardo.
“Deve tenere gli occhi fissi su di me, ha capito?”
Lo guardo con intensità, e lui, senza spostare lo sguardo di un millimetro dice al secondo della fila di prendere la riga e posizionarsi dietro di me.
“Oh, lei non può…” dico io che ho oramai capito
“No, ha ragione non posso ma lo farò. Meglio per lei che collabori”
Continua a fissarmi mentre dice a quello con la riga in mano di iniziare…a colpirmi.
E quello cavallerescamente lo fa.
La prima è cocente, più per l’imbarazzo che per il dolore.
Ne arrivano molte, sento il sedere sotto i miei pantaloni arrossarsi.
Non mi lamento nemmeno una volta e lo lascio fare, il dolore è solo una percezione?
Provo a guardarmi intorno ma Dario immediatamente mi richiama all’ordine: “Signorina Maria, occhi fissi su di me”.
Oddio, perché sentirgli proninciare il mio nome gli fa questo effetto?
Dopo una trentina di colpi inizio a non poterne più.
Vorrei finisca ma non dico nulla.
E’ lui, il professore, a rompere il senzio mentre I nostri sguardi si tengono: “allora, ha ancora voglia di fare la strafottente? Io non mi stancherò di certo….”
Mi sento sconfitta, è vero, lui non si stancherà, non è lui a punirmi…
Trattengo le lacrime di rabbia.
“Rammollito, vatti a sedere. Ragazzo in prima fila vieni tu” la sua voce è chira.
“Ecco, questo mi pare meglio”, dice solo a me, in un sussurro mentre continua a fissarmi.
Ha ragione, il nuovo è vigoroso.
Ma la pausa mi dà forza:“pensavo mi mettesse la mani addosso lei professore, non sarà un po’ vigliacco?”
Non posso sottrarmi alla punizione, ma alla beffa senza dubbio.
“Parli pure. Ma il suo volto la tradisce…”
Sono queste battutine strane che mi rendono atroce la punizione.
Sembra avere il pieno controllo di tutto.
Sembra essere così su un piedistallo…
Un’altra trentina di colpi.
Sono diversi dai primi, più forti.
“Basta…lei è un sadico, e un porco, mi fissa!”
“Non vuoi che ti fissi?”
Mi da di nuovo del tu in un sussurro.
“No, non voglio..”
“Bene. Lei, smetta. Signorina, venga aldiqua della cattedra.”
Impallidisco.
Non voglio sapere come continuerà.
Ma ubbidisco, voglio che finisca.
Mi pone davanti a lui e senza avvertirmi mi tira giù pantaloni e mutandine.
Mi prende sulle sue ginocchia e inzia a sculacciarmi.
Proprio come una bambina.
Con la mano, mentre sento l’altra appoggiata sulla mia schiena che mi tiene.
Dieci colpi, poi venti, trenta…
“La smetta basta, non ne posso più!” gli dico
“Bene, cominciamo a ottenere qualche risultato, è il momento di non smettere”
“Ah, per fermarsi vuole proprio che mi penta?”
“Pentimento e scuse. Pentimento e scuse.”
“Non credo che mi scuserò”
“Non credo sarò il primo a stufarmi”
“Ahiahi, la smette?”
“Pentimento e scuse”
I colpi si susseguono. Non riesco più a resistere. In classe sento risatine e occhiate. E non riesco a pensare ad altro che al fatto che mi stia sculacciando veramente. A mano poi.
Arriveremo a 50 colpi. Non so, forse di più.
“Brucia, basta.”
“Pentimento e scuse.”
“D’accordo. Non lo farò più. Contento?”
“No, si deve scusare.”
E poi aggiunge in un bisbiglio rivolto solo a me “Mi scusi, non lo farò mai più. La ringrazio per avermi punita, lo meritavo”.
Ho le lacrime agli occhi.
Non posso essere umiliata così, ma non resisto più.
“Mi scusi, non lo farò mai più”
Lo dico ancora sulle sue ginocchia.
E per la prima volta colgo il gonfiore tra le sue gambe.
Credo che la scena lo ecciti.
Chissà se quanto eccita me.
Poi un ennesimo sculaccione mi riporta alla realtà e in un sussurro mi sento dire: “grazie per avermi punita, lo meritavo.”
Lui ride, una risata sonora che mi umilia completamente.
“Te ne darò ancora dieci. Ti serviranno per tenerlo bene a mente.”
Abbasso la testa, sconfitta.
E inzio a piangere come una ragazzina…
Vorrei smetterla ma non riesco.
Al termine dei dieci colpi lui torna ad essere il professore, che mentre mi sculacciava aveva smesso di essere.
“Si ricompoga e vada a sedersi. “ mi dice con una finta freddezza.
Mentre mi guarda mi rivesto.
Poi mi volto e raggiungo il mio banco.
Prima di sedermi gli lancio un occhiata e lui sorride.
Peccato tutta la classe ci osservi ed io mi debba sedere, saprei come farlo impazzire…
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Tags: professore, sculacciate
22 novembre 2009 alle 19:36
cara M sei molto brava un racconto molto eccitante ,anche se la punizione non è molto severa è bellissimo ,adesso che la ragazzina ha rotto il ghiaccio la prossima punizione sarà molto più dura ed eccitante anche per lei ,io lo spero
ciao M aspetto il seguito
22 novembre 2009 alle 19:47
la punizione è un pò leggera ma l’atmosfera è molto intrigante e sensuale
22 novembre 2009 alle 23:41
io avrei aggiunto qualche commento da parte dei compagni/e poi magari l’avrei lasciata gomiti sulla cattedra ma girata a fissare i compagni, la punizione e poco severa ma molto molto eccitante in totale un 8 bravizzima aspetto la seconda punizione
23 novembre 2009 alle 00:45
La punizione è leggera? Sono una sessantina di colpi…mio dio, ma cosa pretendete che la uccida? E siccome stavolta il soggetto ero io ho voluto far la furba!
Scherzo, suvvia…
In effetti avevo detto a Simona che era un racconto strano.
E’ il gioco erotico tra i due il perno.
Il fatto che si fissino, la complicità dei sussurri, ma anche il fatto che non la punisca lui subito…
Vediamo, sì magari gli do un seguito pià movimentato
Vediamo che pensa il professore…
23 novembre 2009 alle 00:45
*Sessantina? Volevo dire ottantina.
23 novembre 2009 alle 11:02
si molto bello in una situazione cosi ambigua ed eccitante deve per forza esserci un seguito,
brava M
23 novembre 2009 alle 13:45
complimenti bel racconto eccitante la sida tra i 2 forse un po di caratterizzazione dei 2 alunni che la bacchettano nn avrebbe guastato
23 novembre 2009 alle 20:32
Hai ragione Tipon, ma ero troppo concentrata a rendere bene il professore…
Educatore, ho scritto il racconto. Ora revisiono e poi lo mando. Grazie
23 novembre 2009 alle 21:06
brava M sto scrivendo anche io un racconto ambientato a scuola ,anche a me piacciono molto
perche non mi scrivi la tua mail potremmo scambiarci dei pareri e delle esperienze
la mia mai è seducatore@yahoo.it
ti aspetto ciao
23 novembre 2009 alle 21:20
La mia email è onlyvergin@hotmail.it puoi usarla (tu, come tutti quelli che lo desiderano) quando vuoi. Un saluto M.
23 novembre 2009 alle 23:28
Brava M. il tuo racconto mi è piaciuto molto.
Si typon ha ragione, ma hai fatto bene a concentrarti sulla sfida te vs dario!! hihi ben riuscita.. anche se hai perso di certo c’è anche una parte di vittoria!!! XD Dico bene??
24 novembre 2009 alle 08:06
Bel racconto,chissà come andrà a finire……..
24 novembre 2009 alle 09:56
Ho sbagliato email.
E questo perché studio poco e non mi applico (non ho avuto professori con i giusti metodi ho idea!).
La mai mail è onlyvergin@live.it (sorry).
Ammiratore segreto, ma certo che ho vinto io, avevi dubbi?

Ma magari nel secondo la mia vittoria è più evidente
Grazie mille, un saluto
Pan, speriamo ti piaccia anche il seguito. Un saluto
14 marzo 2012 alle 18:22
c’era anche la prima parte!! sempre splendida