Racconto: Harem

Egli era un nubiano, il corpo colossale lucido e nero, tutto nudo. Dalla cannula che aveva in mezzo alle gambe, uscivano gocce di urina, lente come se stillassero. Aveva subito l’operazione in età giovane, proprio perché avevano aspettato che crescesse forte e robusto, prima di castrarlo. Mica era stato uno di quei praticoni lerci a cui non importava nulla se lo schiavo sopravviveva; era stato proprio il chirurgo del califfo ad operarlo; lo aveva addormentato con droghe, prima di tagliare, ed Ahmed si era svegliato dopo due giorni: senza più virilità e senza più lingua.

La favorita aveva ordinato la bastonatura per Amina ed Ahmed doveva eseguirla: era il suo compito. Poi, la favorita, se lui avesse fatto bene, gli avrebbe mandato i dolcetti che gli piacevano tanto….

Amina non aveva che 19 anni ed era un’infedele! Una cristiana! Ma era bella, tanto bella…il califfo l’aveva pagata fior di denari in oro ai pirati che l’avevano rapita, sulla nave assaltata vicino Candia. Aveva i capelli del colore del sole al tramonto e gli occhi di smeraldo; però, secondo la favorita, era troppo ribelle. Il califfo si era giaciuto con lei solo una volta e la rossa aveva pianto a lungo, dopo. Era stata dimenticata nell’harem, come le altre 26 concubine: il califfo aveva ben altro da fare che…E la favorita, che, essendo sulla scala dei 40 anni, godeva pochissimo delle effusioni del califfo ma che era ancora la donna più importante dell’harem, aveva preso la sua vendetta. Aveva provocato la rossa, provocata fino a che lei le si era scagliata contro, le unghie pronte a graffiarle il viso, quel viso che il califfo aveva baciato spesso, tanti anni prima. Appena le altre ebbero immobilizzato la nuova venuta, la favorita le sibilò perversa

“Per parecchio tempo, molto ma molto di più di quanto ne sia trascorso fino ad oggi, non potrai godere dei favori del califfo- poi aveva alzato la voce, verso un’altra concubina e le aveva ordinato – Tu! Vai a chiamare Ahmed!”. Amina non aveva capito una parola di quello che aveva detto la favorita, ma aveva scorto l’espressione di puro terrore negli occhi delle altre concubine, unito a tanta tanta compassione per lei.

“E’ una bella donna – pensò Ahmed- se fossi ancora un uomo, mi piacerebbe giacermi con lei: la sua pelle sembra la stoffa di damasco, punticchiata com’è da piccole efelidi; ed è pelle bianca. Ah, eccole!” s’inchinò profondamente di fronte alla favorita; dietro di lei, due altre trascinavano Amina. La spogliarono del tutto; la schiava infedele non aveva capito ancora cosa volessero farle, ma non si aspettava niente di buono. Si divincolò, ma non poté sfuggire alla stretta delle due; e ci si mise pure quel negro gigantesco, tutto nudo e senza pisello. I due cappi le furono passati attorno alle caviglie; l’eunuco issò la corda finché il ventre di Amina, appesa a testa in giù, fu all’altezza dei propri occhi. Prese un pezzo di legno e distanziò, con mano esperta, i due legami che stringevano le caviglie di Amina, la quale si trovò così a gambe completamente spalancate. Ahmed giudicò con un’occhiata il proprio lavoro: perfetto! Il basso ventre della rossa era all’altezza giusta, le cosce, ben divaricate, nessun ostacolo per il bastone. Aspettò il cenno della favorita, che intanto si era seduta per terra e sgranocchiava frutta secca dolce-salata; sputava i gusci in faccia ad Amina, i cui rossi capelli lunghi strusciavano per terra.

Il bastone era l’anima di una palma giovane; l’aveva scelto proprio Ahmed in persona: lo aveva messo a mollo nell’urina di bue e di cammello, fino a che il legno non se n’era ben bene imbibito; poi lo aveva fatto seccare al sole rovente, ritirandolo all’interno ogni sera perché non prendesse umidità. Con il coltello, aveva tolto le eccedenze del legno di qua e di là perché fosse ben bilanciato, ben in equilibrio nel suo grosso pugno e perché fosse cosparso da intacchi, con i bordi acuti. E con quel bastone, lungo una quarantina di centimetri e spesso come due pollici uniti, cominciò a colpire Amina, proprio in mezzo alle gambe, sulla delicatissima pelle tra la vagina e l’ano. La concubina urlò, dopo la prima bastonata e seguitò ad urlare ad ogni successiva. La pelle diventava gonfia, livida, rossa e poi scura. L’urina, uscita dal meato della donna torturata, le bagnava tutto lo stomaco e le arrivava fin sotto il mento. Per dieci volte Ahmed colpì, prima che la favorita gli dicesse di smettere. Amina era appena svenuta. La favorita andò ad osservare; sorrise, vedendo la carne tumida, nera, scorticata.

Con rapidità, la favorita si sciolse i calzoni e li calò: si accucciò; la sua orina bagnò tutti i capelli rossi.

Il califfo venne a sapere tutto e sfruttò l’occasione per liberarsi della favorita, che non amava più.

Ahmed sperava che la buca andasse bene; ad occhio sembrava di sì: non era molto profonda ed era abbastanza stretta. Aveva già provveduto a preparare la favorita; le aveva legato strette strette le caviglie fra loro; poi, i pollici avevano seguito la stessa sorte; ma in questo caso, aveva usato cuoio di un bue appena macellato. Una striscia sottile sottile ma resistente: l’aveva avvolta due volte intorno al pollice destro della favorita, poi vi aveva accostato l’altro pollice ed aveva ripetuto l’operazione. Il cuoio, seccandosi, sarebbe penetrato nella carne: bisognava tagliare le dita per liberarle.

Era stata quella strega dai capelli rossi a suggerire al califfo la pena per coloro che l’avevano fatta bastonare; Amina non poteva ancora stare in piedi: la levatrice che l’aveva visitata, però, aveva detto che avrebbe potuto figliare ancora.

E adesso la rossa dagli occhi verdi stava assistendo a tutto, sotto una tenda allestita al sole bruciante del deserto.

Ahmed avvitò i pioli di legno negli incavi sul sedile degli sgabelli; i pioli li aveva fabbricati lui stesso, nei lunghi momenti d’ozio. Erano lunghi una trentina di centimetri ed erano sempre più larghi dalla cima verso la base; Ahmed, con pazienza ed abilità, ne aveva arrotondato la punta: sembravano due falli maschili, ma molto più grossi di quelli di carne.

Gli eunuchi trascinarono sulla sabbia scottante le due complici della favorita. Furono davanti agli sgabelli con i pioli, infissi dritti come pali. Ahmed si accosciò, con le dita scostò le natiche della prima complice e disse ai due enunchi che la trattenevano di piegarla leggermente verso il basso: l’ano fu a contatto con la cima del piolo. Allora, con forza, Ahmed le premette le spalle verso il basso. La donna urlò quando il legno le entrò nel retto, dilatandolo. Ripetè la stessa operazione con l’altra. Le due donne si torcevano e si lamentavano sedute su quegli sgabelli, con quei pezzi di legno dentro di sé. Fu in quel momento che l’affilatissimo coltello tagliò ad entrambe i tendini dei talloni: la sabbia assorbì il sangue. Non si sarebbero mai potute alzare da quegli scomodi sedili!

Venne portata la favorita. Gettò uno sguardo gelido verso le due donne torturate ed ormai quasi dissanguate; guardando verso la tenda, sotto i cui teli stava la rossa Amina, l’odio divampò negli occhi dell’ex-favorita del califfo. Fu calata nella fossa, fino a poco sopra le ginocchia. La buca fu riempita di sabbia; in quella posizione, la favorita non avrebbe mai potuto sedersi perché le sue ginocchia non potevano piegarsi; l’unica cosa che avrebbe potuto fare era buttarsi in avanti con il busto. Ma quella figlia dei diavoli del nord aveva escogitato qualcosa per impedirglielo.

Ahmed dovette accucciarsi di nuovo: era troppo alto e troppo grosso per poter lavorare in piedi. Come un perfetto chirurgo, aprì l’involto in cui teneva i suoi attrezzi. Un ago appuntito, due robusti ossicini lunghi circa 5 centimetri e due fili di seta rossi, molto resistenti. Li aveva scelti di seta perché doveva qualcosa all’ex favorita, se non altro per i dolcetti che gli mandava! Con precisione chirurgica, Ahmed fece trapassare all’ago i capezzoli, di dimensioni notevoli, dell’ex favorita. Questa strinse i denti per non gridare: non voleva dare alla maledetta cristiana il piacere di sentirla urlare la propria sofferenza; nelle ferite, Ahmed infilò i due ossicini in modo che entrambe le loro estremità sporgessero all’esterno, in mezzo quei ciccioli scuri. Un nodo a cappio del cordoncino di seta serrò i due ossicini; il cordoncino, passando sopra le spalle dell’ex-favorita fu assicurato alle gambe degli sgabelli su cui stavano agonizzando le due complici, impalate. Adesso, la donna sepolta non avrebbe potuto neppure chinarsi in avanti.

I raggi del sole screpolarono ed ustionarono la pelle scoperta delle tre donne; quando vedeva che erano svenute, l’infedele ordinava di rianimarle: non voleva perdersi neppure un attimo della loro agonia.

Era quasi il tramonto, quando Ahmed cosparse di miele il petto e la faccia, oramai bruciacchiati, delle tre donne.

La tenda fu smontata e, prima di salire in lettiga per rientrare nell’harem, Amina emise una risata squillante.

Gli scorpioni arrivarono quando il sole era ormai calato.

Walter of Red Griphon

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11 commenti a “Racconto: Harem”

  1. Seno dice:

    Orrendo, veramente orrendo!
    Ma a qualcuno questa roba piace? A me è venuto da vomitare, e anche lo stile, ripeto, è mediocre.

  2. domedeus dice:

    Per me è troppo forte e non ha nulla di erotico ma devo ammettere che lo stile di scrittura non è niente male. l’harem è inoltre un’ambientazione interessante dove veniva spesso praticato il bastinado…

  3. geronimo dice:

    la scrittura mi piace, ma almeno per me le torture descritte non hanno nulla di erotico. Questione di gusti.

  4. educatore dice:

    Ho letto solo le prime poche righe ed ho capito che sicuramente lo ha scritto Bob non dico altro

  5. nadine dice:

    mammamia come sono rimasta colpita ommiodio… no non credvo, com’è stato eccitante l’arrivo degli scorpioni, nooooo incredibile quando il bastone lacera l’intestino dentro la povera oppure la perla dei cuscini non ci credo.
    bob basta perfavore non hanno nulaa d eccitante questi racconti….

  6. Seno dice:

    @Geronimo, ma cosa ti piace di questo stile?
    Non voglio polemizzare con te, lo so quello che rischierei :P però, mi pare pesante, lettura non scorrevole, qualche ripetizione…insomma, noioso!

  7. Mario dice:

    Niente di male a scrivere di torture, ma spero che tali racconti, anche se ben scritti, piacciano a pochi. Niente di male anche nei “giochini” SM, ma, anche in questo caso, la loro descrizione mi sembra noiosa. In mezzo, secondo me, stanno le cose realmente stimolanti. Oggi, quasi tutto è finto (vedi “Grande fratello”), o a pagamento. Ai miei tempi, quando il fattore veniva a controllare il lavoro delle contadine, dava una bella manata sul culo a quelle che gli piacevano. Si rendeva subito conto di chi apprezzava le sue attenzioni, in base alle reazioni. Nessuna però si sognava, neanche lontanamente, di pensare che fossero molestie sessuali!

  8. geronimo dice:

    Mario, vuoi proprio far incavolare Seno. Comunque, cara Seno, Non piacciono neanche a me le torture efferate, certamente non dal punto di vista erotico. Ciò che ho apprezzato nel racconto è la sapiente costruzione di una atmosfera di attesa, di terrore, di smisurata ed esotica crudeltà.Tutto lì

  9. geronimo dice:

    perdonate la mia smisurata ignoranza; ma Walter of red griphon è per caso un personaggio della saga de maghetto potter?

  10. Pan dice:

    Caro geronimo,la risposta è no:Harry Potter nn c’entra niente cmq per me il racconto è un pò troppo crudo.

  11. nadine dice:

    ciao pan da qnt nn t si vedeva tutto bn?

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