Roberta ricattata, parte 19

Il Morini guardo’ il risultato, e sorrise soddisfatto. – Ho il sospetto che suo padre abbia un’erezione, – disse a Roberta. – Forse, torturare la vagina di sua figlia non gli sembra poi cosi’ orribile. Vorrebbe controllare, signorina?
- C… come, professore? – mormoro’ lei fra le lacrime.
- Puo’ piegarsi e tastarlo con la vagina, strusciandocela sopra, – rispose il Morini. – E ci dica se lo sente duro.
Roberta inizio’ a chinarsi, accettando l’umiliazione di quel terribile gesto. Piegando le ginocchia, scese con le natiche fino ad appoggiare la vagina aperta sulla patta di Sergio. Quindi, prese a muovere lentamente il bacino. Grossi lacrimoni le rigavano le guance, e addirittura erano giunti a bagnare il pavimento. Roberta senti’ il membro di suo padre che rispondeva a quel trattamento osceno, tendendo la stoffa dei pantaloni dell’uomo. Il gonfiore dell’uomo fini’ per scivolare per diversi centimetri nel buco spalancato della figlia. – Allora, lo sente? – disse il Morini a Roberta. – S…. si, professor Morini, – mormoro’ la ragazza, la voce rotta dai singhiozzi. – E’… duro, professor Morini.
- Ci si sieda sopra, – ordino’ quindi il Morini. Roberta obbedi’, sedendosi sulle ginocchia del padre, la vagina aperta a contatto con la patta dell’uomo. Il Morini fece un cenno ai due scagnozzi del Marchi, che si avvicinarono. Mentre il professore rimuoveva il cordino di cuoio legato attorno ai seni di Roberta, i due presero i polsi della ragazza, la forzarono a unirli dietro la nuca del padre, e li legarono con uno spago. In questo modo, padre e figlia finivano per essere praticamente guancia a guancia, e i seni di Roberta sporgevano verso l’esterno, lividi e gonfi.
- Un bel quadretto famigliare, – disse il Morini, – ma si puo’ fare di meglio. – Si avvicino’ a Roberta, e le prese i capezzoli, prima delicatamente, poi stropicciandoli fra le dita. – Potete fare qualcosa per queste, – chiese agli scagnozzi del Marchi, – ora che abbiamo spostato il cartello? – - Certo, – rispose uno dei due, cavando di tasca una corda e dando uno sguardo d’intesa all’altro, che lo imito’, estraendo anche lui una corda dalla tasca della giacca. I due uomini si avvicinarono a Roberta, minacciosi, fissandoli negli occhi. La ragazza, ormai abituata a compiacere i propri aguzzini, ricambio’ il loro sguardo suo malgrado, fissandoli attraverso le lacrime mentre loro le afferravano i seni. Ciascuno degli uomini fece un cappio con la propria corda, e la lego’ a uno dei seni di Roberta, prima strizzandoli alla base, e poi aggiungendo diversi giri di corda intorno alla morbida carne delle mammelle della ragazza. Quando furono soddisfatti, i due si allontanarono di qualche passo, uno a sinistra e uno a destra, e cominciarono a tirare i seni di Roberta.
- Lei capira’, signor Bianchi, – disse quindi il Morini a Sergio, con tono di simulata compassione, – che punire una studentessa attraente come sua figlia non puo’ non risvegliare qualche appetito. Cercheremo di limitarci alla bocca di Roberta, se per lei va bene.
Sergio guardo’ il professore. Anche i suoi occhi erano umidi di lacrime, benche’ stesse cercando di non lasciar trasparire la propria angoscia. Si rese conto che il Morini attendeva una risposta. Cerco’ di parlare, ma aveva la gola secca. Se la schiari’ nervosamente. – Si, va bene, – disse infine.
- Non credo che la signora Bianchi desideri assistere, – disse il Marchi, che fino ad allora era rimasto in silenzio, alle spalle dei genitori di Roberta. – Venga qui da me, signora.
Anna si alzo’, tremando, e si ando’ a sedere di fianco al Marchi, mentre i professori lasciavano il tavolo a ferro di cavallo, avvicinandosi in gruppo a Roberta. Il Marchi guardo’ Anna, sorridendo. – Non si ricorda che il Morini le ha chiesto di stare a cosce spalancate? – le disse. – S… si, – mormoro’ la donna, arrossendo e aprendo le cosce. – mi scusi. – - Sai che anche questa e’ mia, vero? – insistette il Marchi, passando al tu e infilando una mano nelle mutandine di Anna. La donna rabbrividi’, trattenendo a stento le lacrime. – S… io… si, signore, – mormoro’. – Sei come tua figlia, hai bisogno di un uomo, – le disse il Marchi. Il tono della sua voce era, volutamente, abbastanza alto perche’ Sergio potesse sentirlo. – Se vuoi evitare di guardare tutti questi uomini che violentano la bocca di tua figlia, la cosa migliore e’ che tu metta giu’ la testa… sai cosa voglio dire, vero? – - Si… signore, – mormoro’ ancora Anna. Tremando di vergogna, abbasso’ il busto verso il membro del Marchi, e inizio’ a slacciargli i pantaloni.
I professori si erano slacciati anche loro i pantaloni. Il primo a servirsi fu il Morini stesso, che si piazzo’ di fronte a Roberta, col membro eretto puntato verso la bocca della ragazza, e lo spinse dentro impietosamente, penetrandola con un unico lungo movimento fino a spingerle il proprio glande contro la gola. Sergio non poteva che assistere da vicino a quello spettacolo. – Mi piacerebbe sentirla gemere di dolore, – disse il Morini agli uomini del Marchi. I due annuirono, e iniziarono a tirare piu’ forte le corde legate ai seni di Roberta, tendendoli innaturalmente verso l’esterno, fino a strappare il primo gemito alla ragazza. Il Morini sorrise compiaciuto, e inizio’ a scopare la bocca di Roberta con violenza, trattenendole la testa. Gli altri professori si accalcavano tutt’intorno; qualcuno palpava i seni di Roberta o le pizzicava i capezzoli, qualcuno che accarezzava le cosce, infilando le mani sotto le calze. A tratti, qualcuno di loro riusciva a trovarsi abbastanza vicino per strofinare il proprio membro sulla ragazza; sui seni, sulle cosce, sul volto o nei capelli.
- Continui ad assaporare l’erezione di suo padre, – disse il Morini a Roberta. La ragazza dovette ricominciare a muovere i fianchi per strusciare la propria vagina sulla patta di Sergio. Il Morini le prese la bocca a lungo, lentamente, alternando spinte verso la gola e contro le guance. Nel frattempo, incitava gli scagnozzi del Marchi a tormentare i seni della ragazza in tutti i modi possibili: tirandoli con violenza, facendoli ballonzolare, o tenendoli saldamente mentre qualcuno dei professori li schiaffeggiava. I gemiti di dolore di Roberta, e i rantoli che faceva ogni volta che il Morini glielo spingeva in gola impedendole di respirare, sembravano dargli un grande piacere. Infine, il membro del professore inizio’ a vibrare; tiratolo fuori dalla bocca di Roberta, l’uomo se lo prese in mano e diresse un abbondante schizzo di sperma sui seni legati della ragazza.
Gli altri sei professori si alternarono ordinatamente nella bocca di Roberta. Ognuno concludeva il proprio turno venendole sui seni. Quando Roberta stava prendendo il terzo, senti’ un ansimare alle sue spalle che le fece capire che il Marchi stava scaricandosi nella bocca di Anna. – Non deglutire, – disse il Marchi, che teneva ancora una mano fra le cosce della donna. La fece mettere seduta, e apri’ l’elastico delle mutandine, tirandolo in avanti. – Guarda giu’, – le ordino’. Anna guardo’ verso il basso, il proprio pube scoperto. – Avanti, fattela colare tutta li’.
La donna dischiuse le labbra, lasciando che un filo di sperma colasse da essa, ricadendole sul sesso. Lo sperma le bagno’ i peli e le mutandine. Il Marchi lascio’ che Anna scaricasse tutto cio’ che aveva in bocca, e poi le lascio’ le mutandine. Mettendoci una mano sopra, inizio’ a massaggiare la vagina di Anna, in modo da spalmare il proprio seme su di essa, tornando a concentrarsi sullo spettacolo delle violenze che Roberta stava subendo. – Puoi masturbarmi, se vuoi sentirti la mia cagnetta, – sussurro’ ad Anna, senza neppure rivolgere lo sguardo verso di lei. La donna, suo malgrado, porto’ la mano al membro del Marchi e inizio’ a massaggiarlo delicatamente, mentre il professore di turno ricopriva i seni nudi di Roberta con una nuova dose di sperma, cedendo poi il posto al successivo.
Mentre Roberta succhiava, gli scagnozzi del Marco continuavano a tirarle e scuoterle i seni, che avevano cominciato a grondare seme sulle cosce e sul ventre della ragazza.
Quando tutti i professori si furono serviti della bocca della studentessa, il Morini le si avvicino’ nuovamente. A un suo cenno, i due scagnozzi del Marchi presero i polsi di Roberta e, senza slegarli, li spostarono dalla nuca di Sergio. – Ora si alzi, – le disse. Roberta, stremata dalla sofferenza e dall’umiliazione, si rimise in piedi a fatica, singhiozzando ininterrottamente. Il Morini la fece voltare verso Sergio e le ordino’ di inginocchiarsi. In ginocchio di fronte a suo padre, coi seni nudi e legati ricoperti di uno strato denso di seme, il cartello “sporcacciona” ancora appeso alle grandi labbra, e i capelli divisi in due code di cavallo, Roberta offriva uno spettacolo incredibilmente osceno.
- La sua grossa fica spalancata ha infradiciato la patta dei calzoni di suo padre, – disse il Morini a Roberta, indicandole la grossa chiazza nera che si era formata sui calzoni di Sergio. – Andrebbero ripuliti. Non abbiamo stracci, ma almeno potrebbe provare a succhiare un po’ la stoffa.
Roberta chino’ il capo. – Si, signore, – mormoro’. Si sporse in avanti e mise la bocca sulla patta dei calzoni di Sergio. Poteva sentire chiaramente tutta la lunghezza del membro dell’uomo. Succhio’ vigorosamente per alcuni minuti, sotto gli sguardi divertiti dei professori e del Marchi.
- Ora bisogna pensare a tutta quella roba, – disse quindi il Morini, indicando lo sperma che iniziava a rapprendersi sulle mammelle della studentessa inginocchiata. I due scagnozzi del Marchi, mettendosi in piedi di fianco a lei, tirarono le corde verso l’alto, sollevandole i seni. Un rivolo di sperma colo’ fra di essi, fino al pube rasato della ragazza.
- Prenda sua figlia per i capezzoli, signor Bianchi, – disse il Morini, – e ci aiuti a sollevarle i seni.
Sergio prese suo malgrado i capezzoli di Roberta, sollevandoli. – E’ un bello spettacolo, vero? – disse il Morini a Sergio. – Li tiri, avanti, con forza.
Sergio scosse il capo istintivamente, ma non oso’ disobbedire. Inizio’ a tirare i capezzoli di Roberta con forza verso l’alto e verso di se’, stringendoli forte fra le dita. Il Morini sorrise, afferrando Roberta, con due mani, per le code di cavallo. Trattenendola in quel modo, costrinse Roberta a piegare il volto in basso. La trazione esercitata dalle corde e da Sergio fece si’ che, chinando il volto com’era costretta a fare, Roberta si trovasse con tutta la faccia schiacciata contro la carne dei propri seni, e immersa nello sperma che li insozzava. – Lecchi, – le disse il Morini. Roberta tiro’ fuori la lingua, con difficolta’ perche’ i seni erano a contatto con la bocca. Spingendo con la lingua, riusci’ a muoverla in cerchio e raccogliere un po’ di sperma. Morini, tirandole i capelli, le sposto’ la testa a destra e a sinistra piu’ volte, facendole strusciare il volto sui seni di lei. – Pulisca bene dappertutto, – le disse.
Quando i seni di Roberta ebbero terminato di grondare sperma, il Morini fece un cenno al Marchi. – Noi abbiamo terminato, – disse, – puo’ procedere. – Il Marchi aveva ancora una mano fre le cosce di Anna, e la stava masturbando con due dita. – Continua tu, – le disse, ritraendo la mano. Anna porto’ la mano nelle mutandine, toccando il proprio sesso, ancora bagnato del seme del Marchi, e inizio’ a penetrarsi con le dita. Il Marchi prese un plico di fogli dalla valigetta che aveva appoggiato per terra, e si alzo’, avvicinandosi a Roberta. Le infilo’ le dita in bocca, lasciando che la ragazza le ripulisse dallo sperma e dai succhi di Anna, leccandole e succhiandole. Quindi, la fisso’ con calma. – Oltre alle condizioni che ti sono state spiegate dal professor Pisani per avere la laurea, ho chiesto al professor Morini che venisse aggiunta un’ulteriore condizione. – Con calma, appoggio’ il plico di fogli sui seni di Roberta, che Sergio e i due uomini del Marchi stavano ancora tirando verso l’alto. – Il tuo primo impiego sara’ alle mie dipendenze, – disse il Marchi. – Questo e’ il contratto.
Porse a Roberta una penna, aprendo il contratto sull’ultima pagina, e indicandole il punto in cui doveva firmare. Roberta guardo’ suo padre, esitando. L’uomo la guardo’ a sua volta. Nei suoi occhi si leggeva la disperazione di un uomo distrutto. Roberta comprese che i suoi genitori sapevano del contratto e avevano acconsentito a sacrificarla. Era chiaro che non potevano non sapere cosa il Marchi avrebbe preteso da lei, in qualita’ di sua dipendente. Tremando, prese la penna, e firmo’.
Il Marchi le sorrise, e riprese il contratto, tornando al suo posto. Anche i professori tornrono a sedersi al tavolo, a eccezione del Morini che si piazzo’ in piedi dietro a Roberta, e le chiese di voltarsi verso di lui, restando in ginocchio. Non si era neppure allacciato i pantaloni, e il suo membro sporgeva di fronte alla studentessa inginocchiata. – La sua punizione e’ conclusa. Come convenuto, le conferiro’ la laurea con il minimo dei voti. In genere, a questo punto il presidente stringe la mano del neolaureato. Dato il tipo di persona che lei si e’ dimostrata di essere, tuttavia, ritengo piu’ appropriato che lei si chini e mi baci le scarpe, ringraziandomi per averle concesso la laurea e per averle dato un voto adatto a una puttana.
Roberta annui’, piangendo. – Si, professore, – mormoro’, chinandosi subito dopo in avanti. Umilmente, bacio’ a lungo le scarpe di cuoio del Morini. – La ringrazio per avermi concesso di laurearmi, – mormoro’, – e per avermi dato un voto adatto… a una puttana, professore.
Il Morini guardo’ la ragazza prostrata con aria soddisfatta, mentre il suo membro tornava a indurirsi. Lascio’ che Roberta lucidasse le sue scarpe con cura con la lingua, e quindi ando’ a prendere posto al proprio tavolo, aprendo gli incartamenti da firmare. – Si avvicini carponi, – disse alla ragazza, – venga sotto il tavolo e me lo prenda ancora in bocca, mentre compilo le carte.
Roberta, obbediente, cammino’ a quattro zampe fin sotto il tavolo. Ancora una volta, i suoi genitori si trovarono di fronte lo spettacolo osceno delle natiche nude della ragazza, e della sua vagina, dilatata dalle mollette, col cartello che ondeggiava sotto di lei, tirandole le grandi labbra a ogni movimento. Delicatamente, prese il glande di Morini in bocca, e inizio’ a succhiarlo dolcemente e accarezzarlo con la lingua mentre il presidente della commissione espletava le formalita’ burocratiche della sua laurea.
Roberta si rese conto chiaramente che iniziava un nuovo periodo della sua vita. Sapeva che il Marchi l’avrebbe sottratta definitivamente ai suoi ricattatori, ma solo per trasformarla nella sua personale schiava. Sapeva che quell’uomo potente era anche il peggiore dei sadici in cui si fosse imbattuta, e che da allora in avanti, le sarebbe stato chiesto di rinunciare a ogni forma di dignita’ umana. Quando il Morini venne, accolse il suo seme in bocca, senza deglutire, attendendo gli ordini del professore. Accorgendosi che Roberta non aveva ingoiato, il Morini si ripuli’ lentamente il membro contro le guance di Roberta. – Ora, lei e suoi genitori andrete dal notaio per concludere l’affare col Marchi. Lei andra’ con loro vestita com’e’ vestita adesso, e col mio sperma in bocca. Non inghiottira’ neppure se le verra’ chiesto di rispondere a qualche domanda. Si comportera’ normalmente, parlando quando necessario, ma sempre con tutto in bocca. Il signor Marchi sara’ cosi’ gentile da verificare per me che lei esegua quest’ultimo ordine. Le e’ chiaro?
- Si, professore, – mormoro’ Roberta.
Fecero rivestire lei ed Anna, e lasciarono la sala.

Se ti è piaciuto questo post, leggi anche:

Tags: ,

2 commenti a “Roberta ricattata, parte 19”

  1. Super segaiolo dice:

    Mi sono appena masturbato. Ti seguo ogni giorno SEI MITICAAAAAAAAA

  2. Perversioni: il blog! » Blog Archive » La multa dice:

    [...] tutti i gusti…visto che per un po’ ho accontentato gli amanti dei racconti tipo Roberta Ricattata, adesso pubblico qualcosa sulle sculacciate…e ci sono sorprese in [...]

Lascia un commento