Educatore ci invia un racconto vero della sua vita.

Prefazione: con questo piccolo racconto intendo cominciare a raccontarvi le esperienze fatte da ragazzo che hanno formato il mio carattere di SPANKER, come si dice oggi.
 
Era l’estate del 1966. Io ero molto, molto giovane, la mia vicina di casa ed amica aveva solo un anno più di me.  Lei era al liceo, frequentava una scuola privata gestita dalle suore, i suoi genitori erano anche i proprietari della casa dove abitavo io, le due case confinavano. I giardini erano separati da un muretto. Io, alto di statura, dal mio giardino, attraverso quel muretto, potevo guardare quello dei vicini, anche se c’era una tenda divisoria.
Un giorno ero a casa da solo, mi trovavo in giardino quando, ad un certo punto, sento del trambusto: urli e schiaffi. Erano schiaffi dal suono familiare. Mi affaccio dal muro e, da una fessura della tenda scostata, vedo Anna la mia amica con suo padre che la tiene per un braccio alzato e con l’altra mano la sculaccia sul corto vestitino estivo  facendola camminare verso di me. Il cuore mi batte a mille, le gambe mi tremano come foglie al vento. Avevo già visto dare sculaccioni, mestolate e rigate, ma quel culetto che mi piaceva tanto ancora non lo avevo visto sculacciare.
Un attimo dopo la bella Anna era appoggiata al tavolinetto del giardino, col culetto verso di me. E allora parte una sculacciata veloce e sonora, il vestito si rovescia sulla schiena, gli sculaccioni risuonano secchi, le mutandine si infilano tra le natiche tirate dalla mano sinistra di suo papà pigiata sulla schiena per tenerla ferma e sempre più il culetto si denudava. Era già molto rosso, io eccitatissimo. Il mio piccolo pene era alle sue prime erezioni ancora incomplete, provai a contare gli sculaccioni ma mi persi intorno alla cinquantina. La cosa si svolgeva velocemente. Anna si lamentava, tirava piccoli urletti e pregava il padre di smettere ma lui non l’ascoltava. La scena andò avanti ancora per un po’. Poi, all’improvviso, così come era iniziata, quella bellissima sculacciata finì. Subito dopo, però, per mia fortuna la giovane ribelle,  che si trovava in piedi davanti al padre, col culetto verso il muro, ossia verso di me, e si massaggiava le natiche col vestitino alzato, tirandosi giù le mutandine per massaggiarsi meglio, disse qualcosa al padre, che io non riuscii a capire tanto ero inebriato dalla scena. Fatto sta che l’uomo la riprese e, riappoggiandola al tavolo, ricominciò a suonargliele  ancora più forti e veloci. Per lei il fatto di avere o meno le mutandine non cambiava sicuramente, ma per me, che ero 2 metri dietro di lei, fu una cosa emozionantissima. Gli sculaccioni proseguirono per molto tempo, lei inarcava il culetto come volesse andare incontro alle sculacciate del padre, le mutandine, sgambettando, si  erano sfilate dai piedi.
Anna, tirando su e giù il culetto, allargando le gambe e sgambettando mi faceva vedere una bellissima farfallina appena impiumata a nuovo. Dopo poco, purtroppo per me, le sculacciate terminarono. Io non sapevo ancora niente, non capivo un particolare: aveva la micetta molto umida come se avesse fatti la pipì, ma era strano, una pipì cremosa bianchiccia. Poi suo padre se ne andò lasciandola lì stesa sul tavolo. Anna chiuse le cosce che erano rossissime come le chiappette, erano rosse fin quasi alle ginocchia tante ne aveva prese. Anna cominciò ad inarcare il culetto molto in alto, poi giù e su, giù e su, tantissime volte. Intanto il mio pene era diventato duro, molto duro per la prima volta ed aveva tirato fuori una colatina bianca, che un paio di settimane dopo capì cosa era e cosa sarebbe stato.
 
Se vi è piaciuto vi descriverò anche le altre storie.
Questa è assolutamente vera, senza nessuna aggiunta né modifica.
Ciao a tutti e tutte.