Attingo ancora una volta ai racconti pubblicati sul vecchio blog di Sculacciata (ce ne sono davvero di belli, è un peccato non riportarli anche sul nuovo). Questa volta il tema è il combattimento fra donne. E per chi volesse approfondire l’argomento, suggerisco Ultimate Surrender, dove c’è parecchio materiale gratuito sull’argomento.

Entrai nell’arena cautamente, ma la folla appena mi vide si scatenò in un putiferio di urla e commenti. Tremavo leggermente per l’emozione ma cercai di non mostrarlo. C’erano almeno un centinaio di persone, e tra queste molte donne. Era il mio primo combattimento. Come mi arrampicai attraverso le corde del ring una salva di fischi piovve su di me.
Immediatamente mi ricordai le parole del “boss” quando firmai il contratto.
“Questo è un tipo di combattimento nuovo, non aspettarti troppe regole o interruzioni. Combatterai contro una delle ragazze più difficili. E ricorda, che la vincitrice avrà 10 minuti di tempo nel quale potrà fare qualunque cosa alla sconfitta! Sei ancora disposta ad accettare?”
Avevo detto di si. Dopo tutto il rischio mi pareva veramente limitato e il premio di 20 milioni mi faceva proprio comodo. Era passata solo una settimana dal suo incontro. Come tutti i giorni, mi stavo allenando, nella palestra vicino a casa mia. Aveva un aria distinta da manager che contrastava con il tipico abbigliamento da palestra. Notai che era interessato alle ragazze che stavano allenandosi e specialmente a me. In una pausa si avvicinò e mi chiese se ero una professionista. Gli risposi che ero solo un appassionata e che praticavo in forma amatoriale anche un po’ di boxe thailandese e di judo. La cosa gli sembrò subito molto interessante e in pochi minuti
mi spiegò quello che stava cercando.
Era un organizzatore di incontri di lotta femminile che si tenevano in maniera semi-clandestina. Mi spiegò inoltre che le combattenti venivano pagate molto bene in quanto tutto si reggeva sulle scommesse del pubblico. Il problema era trovare ragazze disposte a battersi, e per questo girava le palestre della città. Cercò anche di lusingarmi, dicendomi che per questo tipo di combattimento, le ragazze oltre che
essere forti dovevano anche essere belle e che io le sembravo perfetta per questo. La cosa, non mi sembrava molto seria, comunque incuriosita chiesi quanto era l’ingaggio.
“20 milioni netti a combattimento per la vincitrice–5 alla perdente!”
mi rispose subito. Rimasi interdetta. Pensavo si trattasse al massimo di qualche centinaia di mila lire. Tutti quei soldi per una baruffa con una ragazza mi sembravano esagerati.
Comunque, visto il mio interessamento il “boss” mi diede appuntamento il giorno dopo nel suo ufficio, dove avremmo potuto approfondire tutti gli aspetti della cosa.
Il giorno dopo andai poco convinta ma comunque incuriosita. Il “boss” sembrò sorpreso nel vedermi, non doveva essere facile reclutare ragazze. Comunque n meno di un ora mi spiegò ogni aspetto della cosa. Praticamente si combatteva senza molte regole–erano ovviamente vietate le morsicate e le ditate negli occhi. Si poteva usare qualsiasi tecnica di combattimento e si poteva colpire qualsiasi parte del
corpo. Non c’erano rounds ma si combatteva fino a quando una delle due sfidanti si arrendeva. La particolarità del match era che alla fine di questo la vincitrice aveva diritto a 10 minuti di tempo nel quale poteva disporre come voleva della perdente.
Questa cosa non mi era chiara ma il “boss” mi spiegò che non si trattava di qualcosa di pesante. Era solo una trovata per prolungare lo spettacolo e divertire il pubblico degli scommettitori. Di solito era una piccola umiliazione per la perdente, tipo essere costretta in ginocchio a chiedere scusa o al massimo doversi levare parte del
costume. Insomma lo scopo era quello di offrire qualcosa di sexy e di trasgressivo in un combattimento tra due donne.
Mi spiegò inoltre che la maggior parte delle donne che combattevano erano come me; persone normali che praticavano per hobby alcune arti marziali. Altre invece, nel giro di poco tempo, erano diventate delle vere e proprie “stars”–con guadagni che arrivavano fino a 40/50 milioni a combattimento. Confesso che a sentire tutti quei soldi iniziò a girarmi la testa, tanto che, quando il “boss” mi propose di firmare il contratto, non ci pensai un solo secondo.
E dopo una sola settimana da quel giorno mi ritrovai a combattere contro una donna che nemmeno conoscevo. Ero sul ring da qualche minuto quando l’urlo della folla mi annunciò che la mia rivale era appena entrata nell’arena. L’acclamazione della gente mi fece subito capire che evidentemente già la conoscevano e l’amavano. Probabilmente era una di quelle che guadagnava 50 milioni a sera. Era una bionda molto vistosa e con un fisico davvero notevole. Karen, così si faceva chiamare, si mise al centro del ring con le braccia alzate mentre la gente l’acclamava e la chiamava per nome. Come me indossava un paio di pantacollant aderentissimi e un body di diverso colore dal mio.
Appaiate facevamo un bel contrasto: lei bionda ed io mora. Come me, aveva un corpo ben allenato da anni di palestra. Era solo un po’ più alta di me, ma non mi dava l’impressione che potesse battermi. La guardai negli occhi, cercando in lei un po’ di complicità. In fondo eravamo le protagoniste di uno spettacolo e non avrebbe avuto senso farsi del male. Senza degnarmi di uno sguardo, Karen apri una borsa che portava con lei. Con un gesto teatrale estrasse una lunga fila di
body legati tra di loro da un filo.
“Quelle sono le sue vittorie” mi disse il tipo che mi aveva scortata sul ring–”Sono undici e a meno che tu sia veramente forte saranno presto dodici!”. Deglutii senza dire nulla–solo adesso mi resi conto del pericolo che correvo. Avevo trascurato la faccenda dei 10 minuti in quanto pensavo di poter vincere abbastanza facilmente. I miei trascorsi come praticante di varie discipline orientali di lotta mi avevano convinta di poter battere qualsiasi donna in un combattimento.
Ma adesso, in questa bolgia assordante, contro un avversaria che non aveva di certo un fisico inferiore al mio, mi sentii molto meno sicura. L’arbitro ci chiamò al centro del ring. Tenendoci per mano ci
spiegò le poche regole dell’incontro. “Ragazze–non voglio ditate,
morsi o graffi–.il resto è libero. Vincerà chi costringerà
l’avversaria ad arrendersi, dopo di che la vincitrice potrà disporre
per 10 minuti della rivale. “. Ascoltavo tutto questo in uno stato di
semi-trance–Speravo di poter far presto a battere la mia avversaria,
in quanto ai 10 minuti avrei visto al momento cosa fare. Probabilmente
per non scontentare il pubblico mi sarei accontentata di metterla in
ginocchio a chiedere perdono. Il suono del gong ci avvisò che
l’incontro era iniziato.
Fronteggiai Karen cercando una maniera per poterla immobilizzare, non
volevo farle troppo male–mi bastava buttarla a terra e costringerla ad
arrendersi.
Improvvisamente , mi sferrò un calcio tremendo sulla gamba sinistra
che mi fece vacillare. Ero sorpresa e confusa–Karen ne approfittò
per sferrarmi un altro tremendo calcione in pieno petto che mi fece
perdere l’equilibrio e sbattere una “sederata” tremenda sul tappeto
del ring. Cominciavo a capire quello che significava battersi senza
regole. Strinsi i pugni e dolorante mi rimisi in piedi. Karen intanto
si godeva il suo momentaneo trionfo e a braccia alzate aizzava la
folla che sembrava impazzita per lei. “Va bene–.adesso ho capito!” le
dissi mentre mi rimettevo in guardia. “UH, oh–..vedo che la nostra
campionessa si è ripresa!” mi disse provocandomi e deridendomi.
“Provaci adesso ad atterrarmi” ero decisa a far valere quello che
avevo imparato in lunghi anni di allenamento. Karen era sicuramente un osso duro ma ad uscire sconfitta dall’arena non sarei stata io. Volevo a tutti i costi quei soldi–ne avevo troppo bisogno.
Ci afferrammo in qualche maniera–nonostante utilizzassi la mia tecnica di judo non riuscivo a farla cadere. Probabilmente aveva meno tecnica di me però mi sembrava avesse maggior forza ed esperienza. Nella concitazione della lotta capitava che afferrandoci per il body, il tessuto elastico di questi si tendesse, scoprendo e mostrando i seni. Ma a differenza di me, che cercavo ogni volta di risistemarmi il costume, karen lasciava che i suoi seni rimanessero scoperti. Anche
questo doveva far parte dello spettacolo. Non sono un esibizionista, ed anche se credo di avere un bel corpo non mi piace esibirlo. Tanto più in questa situazione di particolare tensione. Karen invece doveva di certo essere abituata, perché ostentava i suoi seni nudi con arroganza e sicurezza.Il mio imbarazzo finii subito perché , la bionda, con un abile mossa schivò un mio
attacco, e con una doppia presa mi afferrò da dietro immobilizzandomi le braccia. Era indubbiamente più forte ed esperta di me e per la prima volta provai veramente la paura di perdere. Sempre tenendomi da dietro mi spinse all’angolo del ring dove mi fece sbattere ripetutamente la testa contro il sostegno delle corde. Per fortuna che era imbottito altrimenti mi avrebbe rovinata. Comunque i ripetuti colpi mi stordirono e, quando Karen mollò la presa, crollai al tappeto come un sacco vuoto. Se avesse voluto, poteva mettere subito fine al match, in quanto mi trovavo completamente groggy e sarebbe stato facile per lei infierire su di me. Evidentemente era esperta, e sapeva che per lo spettacolo, la lotta doveva continuare. La testa mi girava e almeno metà delle forze mi avevano abbandonato–sentivo le urla feroci del pubblico che mi
spronavano a continuare il match. Mi rialzai barcollante appoggiandomi alle corde del ring. Un uomo a bordo ring mi passo improvvisamente qualcosa sotto il naso. Doveva essere unostimolante o qualcosa del genere perché in un attimo ritrovai la lucidità. Ero adesso piena di
rabbia e di impotenza–.”Puttana!!” gridai in faccia alla bionda e con un volo improvviso mi lanciai contro di lei afferrandole i seni nudi. Fu sorpresa per l’attacco perché per un momento perse l’equilibrio e riuscii a trascinarla al tappeto. Le stingevo i seni con forza
torcendole i capezzoli. Sapevo di farle male, ma ero fuori di me.In
tutta la mia vita mai avevo fatto qualcosa del genere, probabilmente
l’istinto di sopravvivenza mi aveva trasformata in un’altra persona.
Parte del pubblico sentii che cominciava a essere dalla mia parte.
Udivo spesso incitare il mio nome–ma il mio trionfo durò poco perché,
la bionda, riuscii ad assestarmi un terribile pugno nella bocca dello
stomaco che mi lasciò completamente senza fiato. Rimasi in ginocchio
dolorante, mentre cercavo di respirare. Karen intanto con calma si
rialzò–..mi girò attorno, poi improvvisamente mi sferrò un poderoso
calcio nel sedere che quasi mi sollevò da terra. Mi trovai a quattro
zampe, incapace di rialzarmi, mentre cercavo di sfuggirle
trascinandomi per tutto il ring. Karen, tra l’ovazione della gente
infierii su di me, costringendomi a scappare a carponi per tutto il
ring. Volevo arrendermi ma non riuscivo a fermarla. Non volevo più far
parte a questo incontro, in cui ero solo un sacco da allenamento.
Finalmente la sua furia si calmò e afferrandomi per i capelli mi
sollevò in piedi. “Allora gattina–ne hai abbastanza?” Il pugno nello
stomaco mi aveva tolto ogni fiato e dalla mia bocca uscirono solo dei
grugniti disperati. Non riuscivo a farle capire che ne avevo avuto
abbastanza. Sempre tenendomi per i capelli mi lanciò contro le corde
del ring. Fece passare le corde tra la mie braccia e gambe in maniera
che mi sostenessero come uno straccio disteso. Poi cominciò a
schiaffeggiarmi i seni completamente esposti. Andò avanti così per
almeno 3 minuti incitata dalla folla ormai tutta per lei.
“Arghhh–.ba..staaa–..per favore–..” riuscii a mormorare la mia
supplica. Ormai l’idea del premio per la vittoria era del tutto
svanita, quello che volevo era di farla finita al più presto.
“Bene bene –gattina–.sai che adesso ho il diritto ai miei 10 minuti”.
Accennai di si con la testa–pensavo che ormai il peggio era passato.
Sempre lasciandomi appesa alle corde, Diana prese dalla sua borsa un
paio di forbici. Terrorizzata, pensai per un attimo che volesse
tagliarmi i capelli per umiliarmi. Invece le sue intenzioni erano
altre. Infatti con un gesto secco mi abbassò i pantacollant fino alle
ginocchia e con un taglio secco incise il mio body, sfilandomelo dalla
testa con un colpo deciso. Adesso il mio body andava ad arricchire
la sua collezione. Karen alzò in aria la serie di body delle
avversarie sconfitte tra il trionfo generale. Ero rimasta appesa alle
corde con i pantacollant abbassati e con tutte le mie parti intime in
mostra. Era un umiliazione orribile che andava ben oltre le mie più
nere previsioni, ma ero troppo sfinita per reagire. Karen si avvicinò
e dopo avermi risistemato i pantacollant mi liberò dalle corde. Ero
barcollante in mezzo al ring cercavo qualcosa per coprirmi ed
andarmene al più presto. Improvvisamente, la voce calma e sicura di
Karen mi fece capire che l’incubo non era ancora finito..
“Dove credi di andare gattina? Ho ancora diritto ai miei 10 minuti”.
“Mah–mi hai gia umiliata–abbastanza.” dissi debolmente.
“Stai scherzando? Il bello comincia adesso. E poi guarda tutta questa
gente che ha pagato milioni per vederci–.non possiamo mica deluderla”.
Non capivo cosa avesse in mente. Per un attimo riuscii a pensare al
premio: ero stata riempita di botte e di umiliazioni, e per soli 5
milioni. Mi ero pentita amaramente di aver accettato questa cosa. La
mia dignità e il mio orgoglio valevano certo di più.
“Lasciami andare–.sei tu la più forte–..mi hai gia sconfitta”.
“Questo è sicuro –solo che adesso mi spetta il premio”. Detto
questo si girò e vidi che prendeva qualcosa di strano dal suo sacco e
che con gesti rapidi se lo stava allacciando alla cintura. Solo quando
si girò di colpo verso me capii quello che aveva intenzione di fare.
Aveva allacciato un pene artificiale di grosse dimensioni! Mai nella
mia vita avevo visto una tale mostruosità! Rabbrividii di spavento.
Balbettai terrorizzata..
“Ohh–..dio mio! Cosa hai intenzione di fare??? Non penserai mica di
poter usare quell’affare su di me???”
“Questo è il mio premio, gattina! Volente o nolente ti toccherà
passare per questo ! Ti consiglio di collaborare per renderti la cosa
meno dolorosa!”
La gente sembrava impazzita. Urla e incitamenti osceni si mischiavano
a risate sgangherate di derisione. “SCOPALA–..SCOPALA–..SCOPALA–..” la
gente gridava eccitata. Non potevo di certo accettare questa terribile
situazione. Al diavolo i soldi e il contratto. Cercai di scappare tra
le corde ma Diana mi afferrò di nuovo per i capelli. Mi trascinò al
centro del ring, dove, sempre tenendomi per i capelli, cominciò, con
la mano libera a darmi sculaccioni tremendi. La gente si divertiva
pazzamente a vedere come venissi umiliata. Cercavo di ripararmi con le
mani il sedere mentre saltellavo attorno a lei per sfuggirle. Ma ogni
mio tentativo fu vano–venni sculacciata duramente tra i lazzi e le
risa del pubblico.
Piangevo e supplicavo come una bambina castigata:
“Aahhh–..bastaaaaa—-..ti prego—-.ahhhhhhh —-.fermatiiiii”
Finalmente lasciò la presa ed io singhiozzante ed umiliata rimasi al
centro ring senza poter fare un passo, a massaggiarmi il sedere
dolorante con le mani. Improvvisamente alle mie spalle Karen mi
afferrò le spalle e con forza mi obbligò ad inginocchiarmi. Le sue
mani erano forti ed io ero crollata sia fisicamente che
psicologicamente. Quindi non feci molta resistenza quando mi obbligò a
tenere la faccia contro il tappeto e a tenere il sedere sollevato. Era
una posizione oscena e solo il sottile velo dei pantacollant impediva
che le mie parti intime fossero completamente esposte. Ma questo durò
poco perché Diana con un gesto secco me li abbassò scoprendomi tutta.
Avevo il viso appoggiato al tappeto, chiusi gli occhi e cercai per quanto fosse impossibile, di non pensare a quello che stavo per subire. Per quanto orribile fosse la cosa sapevo che non potevo farci nulla–.sarei stata violentata di fronte a tutti! Nemmeno nei miei incubi peggiori mi immaginavo una situazione così orribile. Ma al peggio non c’è mai fine come dimostrò karen che invece che puntò quell’orrendo affare contro la mia vagina e cominciò a spingere. Urlai disperata con quanto fiato mi rimaneva–.
“FERMATIII—-MI UCCIDERAI–.TI PREGOOO” supplicavo e piangevo disperata “NON E’ POSSIBILEEEE—-.FERMATELAAA—-VI PREGO” Mi sembrava impossibile che nessuno la fermasse ma l’improvviso silenzio del pubblico mi face capire che la cosa era per tutti estremamente eccitante. Era il piatto forte della serata!!!
Il pene artificiale era stato per fortuna ben lubrificato, e nonostante le dimensioni , ben presto cominciò ad entrare. Non avrei mai potuto immaginare che un affare di quelle dimensioni potesse entrare così facilmente, ma così fu, e tra urla e gemiti mi trovai presto penetrata a fondo.
Poi, con forti spinte, Karen incominciò a muoversi spingendo quel orribile aggeggio dentro e fuori di me come un potente pistone. Ero completamente vinta e umiliata–.senza più nessuna forza per reagire.
La bionda mi teneva per i fianchi, sollevandomi il sedere, e dava ad ogni spinta un gemito di piacere. La mia unica reazione erano i lamenti di disperazione che mi uscivano dalla bocca ogni volta che il pene artificiale entrava a fondo nel mio corpo. Karen continuò così fino alla fine dei 10 fatidici minuti. Alla fine si fermò, ma invece che sfilarmi l’enorme attrezzo decise di slacciarselo per così lasciarmelo conficcato a fondo nella mia vagina.
“Te lo regalo. Così potrai tenerlo come mio ricordo ” Mi disse beffarda mentre se ne andava tra il tripudio di tutti. Per lungo tempo rimasi inginocchiata senza trovare la forza di muovermi. Finalmente due assistenti del match mi sollevarono,e tenendomi uno per parte ci avviammo verso gli spogliatoi. Nel rimettermi in piedi, il pene era scivolato fuori di me e su consiglio di uno del pubblico, uno dei due assistenti me lo rimise dentro, fissando i cinturini in modo che non potesse uscire di nuovo. Dovetti passare così tra due ali di gente scatenata che ne dissero di tutti i colori Dentro gli spogliatoi fui fatta sdraiare a pancia in giù sul lettino–.mi sentivo così sfinita che per 15 minuti non riuscii a muovere muscolo. Fu dopo quel tempo che entrò il direttore. Aveva preparato il mio assegno di 5 milioni e lo teneva nella mano. Mi guardò con un misto di curiosità e pena. Non dovevo certo essere un bello spettacolo così conciata : sul lettino seminuda, con ancora i pantacollant abbassati con quel orribile cosa che spuntava dalla mia vagina.
“Questo tipo di combattimento non è facile, baby. Te l’avevo detto che la tua avversaria era una dura. Comunque ti sei comportata bene e il pubblico si è divertito. Se vuoi provarci ancora sai dove trovarmi”. Appoggiò l’assegno vicino a me e uscii. Mi ero pentita amaramente. Avrei tirato fuori di mia tasca altro che 5 milioni per poter cancellare questa tremenda esperienza. Ci vollero almeno due ore prima che potessi riprendermi e ritrovare un minimo di forze. Ero tutta indolenzita ; i seni mi facevano male tantissimo e avevo lividi un po’ dovunque. Inoltre, la terribile umiliazione che avevo subito mi aveva lasciato la sgradevole sensazione di sentirmi la testa piena d’aria.
Uscii da un porta laterale, non volevo che qualcuno mi vedesse o mi potesse riconoscere. Capivo che dopo questa esperienza la mia vita sarebbe cambiata e ogni cosa non sarebbe più stata la stessa.