Wife Caning

Bob Knees ci ha deliziato ieri con il racconto della moglie sculacciata. Oggi la moglie spendacciona assaggia il morso di uno strumento più duro delle semplici sculacciate…

Lo sapeva benissimo che l’avrei punita. Era la seconda volta, in un anno, che l’avrei fatto. Mia moglie è una donna carissima, nel senso che è assai spendacciona. Non sa tenere a posto le proprie finanze. Va bene che lo stipendio da insegnante che le passa lo Stato non è granché, tuttavia potrebbe amministrarlo meglio.

Ancora una volta, la banca. Per lettera. Adele, mia moglie, che fondamentalmente è un’ingenua, l’aveva lasciata in cucina, senza nemmeno reimbustarla. Non volevo, ma casualmente la lessi. Un ammanco di 238,40 sterline da far rientrare al più presto, visto che non era la prima volta che andava in rosso. Troppe spese con la carta di credito.

Glielo avevo accennato, a cena. Fece lo gnorri, cercando di sviare il discorso. Assunsi quell’atteggiamento per cui i miei alunni mi chiamano “L’Uomo di Ghiaccio” e che temono così tanto. Nemmeno lei resse a lungo. Si, le era arrivata una comunicazione della banca: aveva qualche debituccio, poche decine di sterline. Feci finta di non saperne niente. No, non poteva aspettare l’accredito dello stipendio del mese: l’aveva già bruciato tutto! Aveva debiti da pagare entro la prima decina del mese venturo. Deglutì tre volte, prima di chiedermelo. Va bene, ci avrei pensato io, come il solito. Però stavolta, sarebbe stata molto dura per lei. Veramente dura. Così avrebbe imparato a stare più attenta.

Si aspettava il paddle. Fu il cane! Lo vide stretto nella mia mano e chiuse gli occhi. Si piegò in avanti, al centro del salotto e si tirò su la gonna: aspettava che fossi io a toglierle le mutandine.

Invece mi sedetti, sulla robusta sedia da cucina che mi ero portato appresso.

“ Levati la gonna e le mutandine. Poi ti vieni a distendere sulle mie ginocchia ed io ti sculaccerò. Solamente quando le tue melucce saranno ben rosse rosse, passerò al cane. Te l’avevo detto che, stavolta, avresti sofferto un po’ di più.”. Ignorò completamente le mie disposizioni, mantenendo intatto il suo abbigliamento, piegandosi su di me.

Adele, mia moglie, non è proprio un cracker come peso corporeo: tenermela sulle ginocchia non fu per me proprio piacevole, tanto più che lei non collaborava affatto. Le dicevo di appoggiarsi al pavimento con le mani ed i piedi, di bilanciarsi bene ma sembrava non intendere. Questo aumentò la mia ira. E poi non sono tanto bravo a dare sculacciate: probabilmente, provavo più dolore io al palmo della mano che lei sulle natiche. Mi rifeci usando il cane.

Piegata al centro del salotto, il busto ben chinato, le mani a stringersi le cosce, le ginocchia ben tese. Strillò come una gallina quando la prima bacchettata lasciò impressa l’impronta del bamboo sulla sua pelle. La richiamai ad un comportamento più consono alla sua età ed alla sua posizione, in tutti i sensi. Mi chiese di potersi tirar su per qualche momento: la sua schiena era dolorante. “Tra poco sarà dolorante il tuo posteriore. Rimani giù!” fu la mia secca risposta. Però le permisi di massaggiarsi, dopo la prima gragnuola di dodici vergate. Aveva il culo rosso e gli occhi rossi. Sperava che fosse finita. Vedendomi determinato, si rimise giù. Altra batteria di dodici: il sedere sempre più rosso, marcato bene dal cane; lei che gemeva sempre di più. Dopo che si fu nuovamente massaggiata, le imposi di andare ad appoggiare il bacino al tavolo. Ahimè, era molto sensuale mentre faceva quei pochi passi, con la gonna sempre tirata su, le mutande alle caviglie: il suo culo scarlatto compiva dei movimenti molto eccitanti per me.

“Allarga le gambe!” le imposi. “Non posso: ho le mutandine ai piedi, sono troppo strette; più di così non posso!” la sua replica. “Allora, levati tutto!” controribattei. Appoggiandosi al piano del tavolo, si sfilò le mutandine, impicciandosi non poco perché si erano impigliate al tacco della scarpa destra; non sciolse, no, la gonna: la fece scivolare dimenando il bacino, finché essa non fu a terra; poi se ne liberò con un saltello. Stava giocando, contava sulla seduzione affinché io m’intenerissi e la smettessi. Appoggiai appena il cane sulle sue natiche, fremettero al semplice lieve contatto. Si appiattirono e si contrassero al primo vero colpo forte. Gemette. Tocchettini e colpo forte, ricominciai. Le gambe le tremavano. Mi chiese tregua, non la concessi. Ormai singhiozzava e strillava, pur se non acutamente, dopo ogni colpo forte. Io ripresi fiato, mentre lei si rizzava: i suoi occhioni da cerbiatta incontrarono i miei da inflessibile punisher. Si rimise giù. Sei colpi, solo sei colpi. Devastantati però. Sei striature profonde, cupe di colore, dai bordi assai pronunciati.

Ci mise un bel po’ di tempo a rialzarsi. Si girò, il ventre peloso esposto al mio sguardo, i seni traballanti a causa del respiro affannoso, le gote rigate di lacrime, i capelli scarmigliati, le mani che andavano su e giù a sfregarsi il dolorante culo. Molto desiderabile, molto…… Suonò il campanello della porta d’ingresso.

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