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La notte in cui due principesse scoprirono l’Amore

3 Aprile 2011

Ecco a voi la sesta puntata del racconto di Nadine, che sta diventando sempre più brava.
Per chi le avesse perse, le altre puntate sono qui:

Michela prende la decisione che cambierà la sua vita
La mamma impara
I miei genitori imparano ad usare gli attrezzi
Il giorno in cui diventai matura
Il giorno dell’ultima punizione

Passarono i giorni fino al sabato decisivo.In classe nessuno si era accorto di nulla, ma il primo giorno soprattutto mi ero ritrovata un lago nel pensare di essere lì col culetto che mi faceva un male cane e tutto livido, poi mi erano venute in menti mille situazioni diverse dove venivo sorpresa e derisa da tutti, e come solo dopo avrei capito: io amo essere imbarazzata e umiliata.

Arrivai a casa sua alle 19:30,lei abitava in una bellissima villa con giardino in stile liberty, sorpassai il cancello in ottone e bussai alla porta, mi accolse con un bellissimo vestito da sera nero ricamato in brillanti che formavano bellissimi disegni e truccata in modo perfetto, i capelli erano sciolti, al collo aveva una bellissima collana d’oro con un ciondolo, ai piedi delle scarpe nere col tacco del 10, la guardai stranita – wow sei bellissima, ma perchè tutta questa cosa? – lei mi sorrise – vieni con me. Oggi è arrivata una mia amica stilista, sa truccare perfettamente e trovare l’abito migliore per ogni ragazza su dai entra– mi prese per il braccio e trascinandomi mi portò di là. Arrivata nella sua stanza vidi un appendi abiti da un lato pieno di vestiti stupendi da sera, una sedia e un mobiletto con un grosso specchio e sotto tutta una serie infinita di trucchi e oggetti per manicure, pedicure e chissà cos’altro. Rimasi sorpresa, feci per girarmi e dire qualcosa a Margherita ma poi mi bloccai vedendola sorridere.

Lascia guidarmi dalla sua amica una giapponese di nome Asuka che mi fece sedere, e sorridendomi mentre mi dava il benvenuto mi fece sedere. Era molto attenta, metteva ogni millimetro di trucco con una precisione unica, poi passò alle mani e ai piedi, dopo un 20 minuti mi fece alzare e scelse un vestito bianco molto bello e mi disse di metterlo, uscita dallo spogliatoio mi osservò a lungo, vorrei che Margherita fosse rimasta lì ma purtroppo era stata cacciata da asuka, quindi mi ritrovai da sola. Pensai solo alla fortuna di essermi potuta spogliare di là dato che avevo gli ultimi piccoli lividi ormai schiariti sul sederino. I suoi occhi marroni si spalancarono, disse qualcosa in giapponese sugoi o qualcosa di simile, poi si mise a mettermi il vestito per bene, mi fece sedere nuovamente e mi cominciò ad acconciare i capelli, li raccolse arricciandoli leggermente e lasciandoli cadere di lato. Al termine di tutto ciò mi guardai allo specchio ed ero bellissima, le mie labbra con il rossetto che mi aveva dato era lucide e più grandi del normale, la mia pelle era perfetta, gli occhi venivano risaltati dal trucco intorno ad essi, aveva usato 5 trucchi diversi per loro, dal mascara al pennello per il blending. Adesso mi aveva messo degli orecchini con dei pendenti in diamante, mentre al collo una collana in oro bianco e argento, con un diamante incastonato dentro a un cerchietto in oro bianco contornato da brillanti, alle mani mi aveva messo un anello sempre in oro bianco con un diamante di mezzo carato, al polso mi mise un orologio anch’esso in oro bianco di e diamanti di bulgari, sandali alla gladiatore bianchi con un diamante dove si allacciavano alla caviglia. Mi guardai esterrefatta allo specchio, il vestito mi stava benissimo, ringraziai Asuka che contraccambio sorridendomi e ringraziando con inchini.

Tornai di là Margherita quasi fece cascare la bottiglia che stava portando in salone – sei bellissima – io sorrisi – ma non mi avevi detto di tutto questo – lei sorrise – beh non lo sapevo che Asuka sarebbe arrivata in Italia quest’anno – io mi guardai e poi guardai lei – ma ti sarà costato una fortuna – lei sorrise – no mi costerà solo l’obbligo di coronare il mio sogno – io la guardai non capendo, mi limitai a sorriderle e darle della pazza.

Arrivata di là vidi che era apparecchiato nella veranda che dava sopra il suo giardino curato e la piscina nel mezzo, sopra al tavolo c’era un candelabro con le candele già accese, una porzione di spaghetti agli scampi e una bottiglia di sassicaia. Mi sedetti nervosa ma felice, Margherita era rimasta stranamente silenziosa, si sedette di fronte a me, prese il telecomando e fece partire una musica soft. Era bellissimo , a destra se mi giravo potevo vedere la luna piena nel cielo e sotto ad essa il suo riflesso nella piscina in mezzo ad un prato bellissimo contornato da alberi e piante stupende. La madre di Margherita era da sempre famosa per il suo buon gusto in tutto.

La cena passò tranquilla si parlava del più e del meno e si gustava il piatto buonissimo, la musica era stata scelta in modo da essere perfetta per la serata, era tutto perfetto. A fine cena Margherita mi guardò in modo serio – Michela lo sai che mi hai promesso che mi avresti ascoltata fino in fondo senza chiedere o dire nulla vero?- io la guardai non capendo il perchè di tutta questa preoccupazione ma decisi di annuire per vedere cosa doveva dirmi di così importante, anche perché non l’avevo mai vista così preoccupata e fragile.

Mi prese per le mani e mi portò vicino al muretto del balcone, la luce della luna era l’unica cosa che ci illuminava, lei guardandomi negli occhi e con voce seria iniziò – ciò che sto per dirti probabilmente porterà un grosso cambiamento nella nostra amicizia, ed esso sarà brutto o bellissimo a seconda di ciò che tu risponderai – mi sentii seccare la gola, mi passarono mille motivi in testa per giustificare questa introduzione a ciò che mi stava per dire, e nessuno di essi era minimamente rassicurante, feci per dire qualcosa ma gli occhi di lei mi dissero di tacere in attesa del termine del discorso.

Passarono ancora diversi secondi e adesso Margherita mi fissava come se fossi l’unica cosa su questo mondo, mi imbarazzai ma non distolsi lo sguardo da lei – so che pensi di me che sono una ragazza facile, data la moltitudine di ragazzi che sono uscita, ma ecco in realtà – abbassò lo sguardo per un secondo – sono ancora vergine, l’unica cosa che ho fatto con loro è prenderli in giro perchè non potevo amarli realmente, prima di andare avanti ti confesserò due mie colpe verso di te – la guardai ancora senza capire dove voleva andare a parare. E poi che colpa mi doveva confessare? – ti ricordi Luca e Sebastiano? – io annuii – li ho allontanati io da te – sgranai gli occhi sorpresa, se me l’avesse detto un anno prima le avrei lasciato andare sicuramente un ceffone, ma oramai anche se mi aveva fatta arrabbiare non poco restai in ascolto. Dopo aver fatto una leggera pausa per pesare le mie azioni continuò – lo so. Sono stata stupida e me ne sono pentita subito dopo, ma pensare a te con loro mi faceva stringere lo stomaco, mi faceva così male da ritrovarmi la notte rannicchiata a piangere per ciò che volevo fare ma mai credevo che avrei fatto. Ultimamente avevo deciso di non andare avanti con la mia idea e lasciarti vivere il tuo amore felice con Lorenzo, ciò che provavo io non doveva interferire e poi, se il mio sacrificio ti avesse portato il sorriso sul viso anche solo per un secondo sarei stata più che felice – parlava guardandomi sempre fissa, provavo dentro di me una lieve inquietudine poi non capivo. Cosa stava provando? A cosa si riferiva? – ma l’altra volta quando ho saputo che saresti stata punita,sapere di condividere tutto ciò per la prima volta con te, vedere che non giudicavi né me né mia madre, per tutto ciò mi ha fatta capire la verità.lo so che quello che sto per dirti cambierà radicalmente la nostra relazione, ma non posso continuare così – mi guardò come se fosse stata l’ultima volta che lo faceva, il suo viso si fece malinconico ma felice, rassegnato ma pieno di speranza, la vidi fragile come non l’avevo mai vista, sembrava quasi una dama di cristallo che con una folata più forte di vento si sarebbe sgretolata unendosi ad esso e danzando assieme a lui nel bagliore lunare fino a scomparire nel nero della notte.

Si fece coraggio, una lacrima le scese dagli occhi – Michela ti amo, ti ho sempre amata, lo so che sei una ragazza come me ma ti amo, sei stata il primo amore e lo sei sempre, non ho amato nessuno oltre a te. Lo so che ti può spaventare la cosa e farti sentire stordita ma è la verità – abbassò lo sguardo dato che io mi ero impietrita, quasi shoccata dalla sua dichiarazione – ti prego solo una cosa non ferirmi – il tono di voce con cui mi disse le ultime parole mi fece stringere il petto e annodare lo stomaco, pensai a tutti i momenti passati assieme, i baci dati a stampo, i pigiama party, le risate i momenti belli e i momenti brutti, da quando ci si conosceva si rideva e si piangeva assieme praticamente, ma mai l’avevo guardata al di fuori dell’ottica di migliore amica, certo c’erano state tastate ,bacetti più affettuosi e qualche toccatina qua e là,ma cose normali come capitano a tutte le ragazze.

La guardai attonita per poi riprendere nuovamente il controllo di me stessa e guardandola adesso in modo serio – Margherita se devo essere sincera non ho mai pensato a te in quel modo, ora sono qua davanti a te e ti vedo fragile e triste come non ti ho mai vista. Sei sempre stata solare, allegra, bellissima, sicura di te, seria. Ma adesso che sei qua davanti a me dichiarandomi improvvisamente il tuo amore ti vedo diversa, stasera mi hai mostrato il tuo lato nascosto, ciò mi fa capire l’importanza che mi dai e sarebbe da stupide non accorgersi di come mi stavi guardando prima. Sentirti dire quelle parole mi ha fatto cominciare a battere forte il cuore. Non posso dire che ti amo è troppo presto mi dispiace non sarebbe vero – mi fermai per un secondo, i suoi capelli sciolti si muovevano al ritmo del vento, il suo viso era bellissimo illuminato dalla luna, le sue labbra luccicavano riflettendo le luci, la lacrima cascava in terra colorata dal colore della luna – spero che per ora tu ti accontenterai di ciò che ti posso offrire, ma sono sicura che tu mi accompagnerai verso le parole che voglio poterti dire al più presto. Ma promettimi che le lacrime di stasera saranno le ultime versate per colpa mia. Mi fa troppo male vederti così piccola – detto ciò la presi e la baciai, sgranò gli occhi, il suo corpo tremò al contatto con le mie labbra mi staccai da lei e l’abbracciai, come lo feci mi strinse e cominciò a piangere, la tenevo stretta mentre lei piangeva, accarezzavo i suoi bellissimi capelli, mi sentivo strana, era capitato tutto così veloce, la sua dichiarazione mi aveva stordita e poi svegliata, strattonata e subito dopo stretta , confusa e poi rassicurata. Non pensai al fatto che ero appena diventata lesbica oppure dentro di me l’ero sempre stata, perchè in fondo capii che se lei fosse stata un ragazzo avrei accettato ugualmente il suo amore, quindi tutto ciò che la società mi aveva inculcato nella testa si era in un secondo sgretolato facendomi uscire di botto da quella che tutti classificano come la normalità, su di essa ci sarebbe molto da discutere, ma si andrebbe sul filosofico quindi lascio libero pensiero su questa mia ultima frase. Decisi che avrei vissuto la cosa né da lesbica né da diversa né da trasgressiva, ma da me stessa come avevo sempre fatto.

Un giorno di questi dovrei proprio andare in giro per il centro con un cartello con su scritto “stop alle etichette ammazzano la libertà di pensiero”.

Si liberò dal mio abbraccio dopo cinque minuti, non so cosa mi prese ma la bacia di nuovo con foga, questa volta le sue labbra si socchiusero facendomi entrare dentro di loro, portai le mie mani al suo viso e l’accarezzai fino ad arrivare ai suoi capelli, lei fece lo stesso, ci si strinse baciandoci e quando aprii gli occhi anch’io stavo piangendo perchè sapevo che colei che avevo abbracciata a me era tutto ciò che volevo avere e finalmente adesso conoscevo il vero significato della parola amore.

Racconti di sculacciata: Lily e crystal

26 Gennaio 2010

Finalmente torna la nostra amica Nadine con un racconto di sculacciate!
Buona lettura a tutti e grazie alla nostra amica scrittrice.

Spero vi piaccia metterò una linea dove c’e la descrizione della villa cosi che chi è interessato solo alla sculacciata possa saltarla senza perdere la trama un kissolo a tutti.

Ciao a tutti mi chiamo Lily sono alta 1’60, 2a di seno, occhi azzurri chiari e capelli lunghi biondi, fisico magro anche se non troppo modello scheletro, vivo insieme alla mia compagna Crystal,la conobbi due anni fa a scuola, una tipa solitaria e dall’aspetto molto autoritario, alta 1’75, 4a di seno , occhi verdi, fianchi da paura, vestiva sempre roba firmata che la faceva sembrare la regina della scuola, aveva molto successo con i ragazzi ma non li aveva mai assecondati , per questo motivo la chiamavano la principessa di ghiaccio, aveva poche amiche, soprattutto dopo che davanti a tutti disse che non amava le ragazze false e frivole,chiaramente le presenti si sentirono offese da quella frase anche se lei non aveva specificato di chi stesse parlando, ma comunque quella sua frase stroncò la sua vita sociale.

Lei se ne fregò , io dal mio posto l’avevo osservata e mi era sembrata una figa da paura quando lo disse e da come reagì fregandosene di tutte subito dopo, anche se sinceramente da quel giorno mi aveva sempre messa in soggezione, mi accorsi inoltre che più la guardavo e più provavo ammirazione verso di lei, non che fossi lesbica intendiamoci però non so perchè quando la guardavo il mio cuore impazziva, le poche volte che ci avevo parlato mi era sembrata una ragazza molto calma e sicura di sé, insomma l’opposto di me che sono vivace agitata e beh si insicura, ma un giorno guardandola mi decisi ad agire.

Andai da lei e inizia a flirtare, lei se ne accorse quasi subito ma mi lasciò fare, e cosi dopo un mesetto con la frase – ma cosa stai aspettando ancora? Visto che non vuoi agire lo farò io- mi baciò di fronte a tutti, avevo già ricevuto dei baci dai miei ex ma quello fu completamente diverso, fu come se sentissi il tempo fermarsi intorno a me, il suo bellissimo viso era appiccicato al mio aveva un’espressione fighissima con gli occhi chiusi con un’espressione sicura, la sua mano si era poggiata sulla mia guancia donandomi una sensazione di calore come se bruciasse, il suo profumo incredibile mi inondò i polmoni, mentre mi accorgevo di tutto questo mi resi conto che non solo non stavo ricambiando il bacio ma che dovevo avere un’espressione idiota dipinta sul viso, lei si staccò da me riaprendo lentamente gli occhi restando vicina a me mi sorrise, poi avvicinandosi al mio orecchio strusciando i suoi capelli sul mio viso da quanto era vicina mi sussurrò – si chiude gli occhi durante un bacio- si girò e si allontanò con aria sicura , io restai immobile con le gambe molli credevo di svenire, scossi la testa ripensando alla sua frase, il mio viso diventò caldo pensando alla figura da stupida che avevo appena fatto quando lei girandosi verso di me – che fai non vieni?- a quel punto corsi da lei e mi fermai al suo fianco, intanto notai che la gente intorno stava commentando cosa era appena successo, mi sentivo in imbarazzo ma vidi la sua espressione sicura di se mentre andava avanti e mi feci coraggio, quel giorno mi portò nella sua villa e poi a fare shopping.

Erano passate due settimane dall’inizio della nostra relazione, io piano piano mi stavo abituando alla nostra relazione, dentro di me mi sentivo al settimo cielo, le nostre compagne erano incredule e invidiose della nostra relazione, mentre i nostri compagni risultavano essere curiosi e favorevoli ad essa, solo poco dopo avrei scoperto il perchè.

Erano da poco passate le 10 di mattina quando la campanella suonò per dare inizio alla pausa, io e Crystal ci si diresse verso i panini con tutta calma, lo so che penserete che non ne avremmo trovati punti dato la calca ma non era cosi, la ragazza che le vendeva era sua cugina e lasciava da parte i panini miei e suoi.

Come sempre si arrivò al punto dove li vendevano ci si diresse al lato di esso e da un cassetto chiuso a chiave si prese i nostri panini, si uscì andando nel cortile dove c’era un cespuglio di rose stupende che se aggirato dava su un piccolo spiazzo d’erba circondato da rose bianche e rosse, quello era il nostro posto segreto, non che fosse tale dato che spesso ci avevano viste entraci, ma diciamo che non osavano entrarci senza permesso, le nostre merende passavano con me che con una mimica esagerata parlavo delle cose successe fino ad allora a scuola, quasi come se lei non fosse stata li la mattina a vedere e sentire le cose che gli stavo raccontando, e lei che mi guardava interessata e che rideva alle mie battute e alle mie mimiche.

Si fece per uscire dal cespuglio di rose quando lei picchiò addosso a Corinne, una ragazza alta bionda anche lei molto popolare, il tempo di rendersi conto di ciò che stava succedendo che vidi Corinne rialzarsi tutta indispettita raccogliendo i fogli da terra e gridare con la sua odiosa vocina da oca petulante – ma che cazzo fai sei cretina, se esci da fare le tue porcate con lei e sei rincretinita guarda di riprenderti stronzetta- Cristal alzò il braccio e colpì violentemente il viso di Corinne, facendola cadere a terra, le persone intorno a noi si fermarono e per nostra sfortuna fra esse c’era anche la preside, la quale vista tutta la scena si diresse severa verso di noi – che sta succedendo qua?- sbottò con la sua voce forte, Corinne con una mano alla sua guancia arrossata e con una voce arrabbiata – mi ha colpita senza motivo questa stronza- Crystal col suo solito modo da principessa si limitò ad aggiustarsi i capelli e dirigersi senza dire nulla verso la presidenza, il tragitto fu silenzioso, potevo sentire lo sguardo severo della preside anche senza guardarla anche se, allo stesso momento potevo benissimo percepire anche quello sicuro e spavaldo della strega, infatti sapeva benissimo di essere dalla parte della ragione agli occhi esterni delle persone presenti al fattaccio, infatti chi aveva assistito alla scena non aveva visto altro che Crystal che si scontrava con Corinne, la quale iniziava a lamentarsi forse in modo esagerato e infine Crystal che la colpiva con un ceffone sbattendola a terra, ero senza fiato anche perchè non mi era mai capitato di assistere a una zuffa nemmeno fra maschi, figuriamoci se pensavo di vederne una fra due ragazze.

La porta a vetri davanti a me mi riportò alla realtà facendomi capire di essere arrivate davanti all’ufficio, Crystal entrò senza nessuna esitazione, dietro di lei Corinne sghignazzante come durante tutto il viaggio, io rimasi ferma un po impaurita, la preside una bella signora di 35 anni capelli rossi, due occhi color smeraldo un fisico ben tenuto e due occhialini che la facevano apparire agli occhi dei maschietti molto sexy si fermò accanto a me – Lily te non ti devi preoccupare sei qua solo per dirci come sono andate le cose va bene?- io sussultai e mi sentii subito colpevole per il senso di leggerezza che sentii dentro di me dopo quelle parole, guardandola non proprio negli occhi dato che ero troppo impaurita per farlo – grazie preside però sono sicura che non riuscirà a …- fui bloccata dalla voce stridula di Corinne – Lily andiamo muoviti o anche altro da fare – a quel punto entrai dietro alla preside.

La discussione fu breve e scioccante per me dato che Crystal esordì – e colpa mia ho esagerato a colpirla- cosi da rendere vani chiaramente i miei discorsi dove la difendevo, così la preside decise di chiamare sua madre e quella di Corinne per metterle a conoscenza dei fatti, mentre per me era stato deciso che ero estranea ai fatti e che ero libera di andarmene, io guardai Crystal preoccupata la quale mi sorrise e mi fece cenno di andare.

Dopo quella riunione in presidenza non vidi Crystal rientrare, ma bensì la vidi andare via con la limousine dopo una ventina di minuti, solo alla fine delle lezioni seppi che era stata sospesa per una settimana e al suo ritorno avrebbe dovuto affrontare il pomeridiano e poi le pulizie dell’esterno della scuola per un mese.

Fu così che decisi di andarla a trovare non mi sembrava giusto, Corinne non poteva cavarsela cosi a buon mercato, sapevo che come aveva detto Crystal stessa aveva esagerato, ma io sapevo benissimo che lo aveva fatto solo perchè Corinne mi aveva offesa, ma chiaramente era stato inutile raccontarlo alla preside, anche se era costato una settimana di pulizie esterne a Corinne, la quale mi aveva guardata in cagnesco.

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La villa di crystal era enorme, aveva un giardino immenso , se guardi dritto a te dal cancello vedi il sentiero verso la casa che passa in mezzo a una fila di aceri e all’esterno di essi i simboli delle due casate riprodotti con i fiori, tenuti in modo perfetto dagli inservienti , dopo un 300 metri si divide ed in mezzo ad esso c’è un lago bellissimo con in mezzo un’isoletta con sopra una bellissima statua in marmo raffigurante la figura di Aphrodite seduta su una roccia, al lato nord del lago un piccolo pontile con due barche a remi e subito dietro la statua dal lato della casa un pavimento in plexiglass trasparente direttamente sull’acqua con un tavolo in cristallo e due sedie anch’esse in cristallo, sotto al pavimento avevano costruito un acquario pieno di pesci tropicali, cosi che guardando sotto di te tu li vedessi nuotare quasi come se fossi in piedi sull’acqua, intorno al lago c’era pieno di alberi che donavano una fantastica sensazione di essere immersi nel niente in mezzo a una foresta.

A meta del lago iniziava il boschetto e dentro ad esso c’era la villa, una costruzione enorme alta tre piani in stile liberty, accanto ad essa sulla sinistra una villa più piccola per la servitù, dietro , un campo da calcetto, uno da minigolf e uno da cricket, una mega piscina sulla destra messa in mezzo a un pavimento di marmo e delle panchine anch’esse di marmo, ai quattro angoli della piscina 4 statue di angeli osservavano il cielo terso, la piscina volendo simulava le onde del mare e aveva un angolo con l’idromassaggio,dove c’erano delle casse con musica new age e indiana che ti facevano rilassare come mai, intorno al perimetro del pavimento della piscina c’erano delle guide a scomparsa da dove se uno voleva poteva far fuoriuscire un telone cosi da accendere gli erogatori di aria calda che in poco tempo riscaldavano tutta l’area, davanti alla casa un mega spiazzo piastrellato anch’esso in marmo bianco e grigio con una grossa fontana, con due angeli in cima a queste tre vasche che lasciavano fluire l’acqua fuori dai due vasi che tenevano in spalla creando una cascata bellissima infine se proseguivi dopo la piscina per un 200 metri trovavi le stalle dove stavano 10 cavalli tutti purosangue, con i quali potevi cavalcare nell’immenso terreno di loro proprietà.

Come al solito Carl un uomo grassoccio e pelato mi accompagnò con l’auto elettrica all’entrata della villa, arrivata si entrò dentro quello che era l’atrio, un’enorme sala contornata da quadri bellissimi e da due porte in legno con delle rose intarsiate in esse, in terra un grosso tappeto persiano, il soffitto era altissimo infatti sopra non era coperto ma lasciava libero in modo da vedere i balconcini interni che ti portavano verso le varie stanze,davanti alla porta una rampa di scale larghe con un tappeto largo persiano al centro, che saliva e si divideva in tre direzioni, le scale erano contornate da delle ringhiere fatte da mini colonne in legno con sopra la ringhiera in mogano lavorata,al centro della scalinata più alta un enorme ritratto della famiglia di Crystal, il padre a destra la madre a sinistra e al centro lei vestita con un abito celeste che sorride felice ai genitori, nel ritratto Crystall aveva 8 anni ma era già bella come una principessa, la voce di Carl mi risvegliò dal mio stato di trance – mi dispiace signorina ma dovrà attendere nella stanza degli ospiti poiché la signorina al momento è impegnata – sbuffai e lo seguii al primo piano , la stanza degli ospiti praticamente era una sala dei balocchi, dentro ad essa c’era un biliardino un videogioco con più di 200 giochi dentro, la play 3, xbox360 e wii, con una libreria che circondava questo televisore al led di 50 pollici con hometheater che raccoglieva tutti i migliori giochi delle tre console catalogati per nome e divisi per console. Sulla destra entravi in un mini cinema, e quando intendo mini cinema intendo un vero mini cinema, con 10 sedie un telone e tutto il resto, mentre se prendevi la porta di sinistra entravi in una biblioteca piena di libri, dove c’era la graziosa figlia di Afef Shyla, una ragazza mulatta molto carina ed educata con la quale a volte aspettando la mia principessa scambiavo due parole , mi raccontava spesso le storie tramandate dai suoi avi, erano tutte molto intense e ti lasciavano un po di saggezza.

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Mentre ero lì che osservavo la stanza mi stufai di aspettare volevo vederla, quindi aprii la porta osservando l’atrio per vedere che non ci fosse nessuno, evviva era libero quindi sempre facendo meno rumore possibile andai di sopra e dopo presi la porta a due ante, la quale conduceva al salotto e dopo alla scalinata che portava a camera di Crystal come feci per aprire la porta sentii delle voci discutere, riconobbi subito quella della madre di Crystal e subito dopo quella acida di Corinne, ma aspetta cosa ci faceva quella stronza da lei? Mi rigirai ed entrai nella porta accanto che portava al bagno, il quale aveva una finestrella oscurata che dava sul salotto, e la presa d’aria sopra di essa permetteva di sentire meglio, con mia grande sorpresa vidi nei due divani centrali da una parte la madre di Crystal con la sua aria quasi regale, i suoi capelli lunghissimi mori luccicavano alla luce del lampadario, e accanto c’era seduta Crystal mentre dall’altra Corinne e la madre,la tipica madre inglese perfetta bionda occhi azzurri bel fisico ma una voce stridula e arrogante peggio di quella della figlia accanto a lei.

La madre di Corinne era furiosa – come si è permessa sua figlia di colpire Corinne con uno schiaffo? Lo sa che potrei farla espellere dalla scuola?- capii che si erano appena sedute da quella frase.

La voce calma di Lucy riecheggiò nella stanza sicura e senza indugi – lo so ed è per questo che l’ho chiamata qui per fargli vedere che Crystal subirà una giusta punizione chiaramente dopo essersi scusata con Corinne – girò il viso verso Crystal – su alzati porta una sedia al centro avanti- io osservavo non capendo ancora, Crystal si diresse verso i lati per prendere una poltroncina e la posizionò al centro in mezzo ai due divanetti e restò in piedi fiera ed elegante come sempre,nonostante ciò che stava per succedere.

A quel punto Julie – beh non ho sentito nessuna scusa e a cosa serve questa sedia?- Crystal si girò verso Corinne che rideva compiaciuta della resa della rivale.

Crystal fece un leggero inchino a Corinne, la cosa mi faceva impazzire sarei voluta andare la e massacrarla di botte lei e la stronza di sua madre quando sentii una frase che da quanto mi stupii mi fece rischiare di cadere – mi scuso con te Corinne per il mio comportamento ingiustificabile- fece una pausa vidi il pugno della sua mano stringersi poi continuò – mia madre ha deciso di darmi 70 colpi con il cane per punirmi e vuole che tu sia presente a questa mia punizione- io non riuscivo a crederci ero sbigottita, già non credevo che una come Crystal venisse sculacciata ancora, poi davanti a quella stronza ero sicura che l’indomani l’avrebbe detto a tutti, mi sedetti un attimo per riprendermi dall’accaduto, nel mentre sentii Corinne ridere di gusto – certo che la voglio vedere la tua punizione e spero che sia severa- sentii Lucy schiarirsi la voce – la punizione sarà severa alla pari del torto e del comportamento oltraggioso che ha tenuto mia figlia, una punizione deve essere sempre giusta e mai esagerata perchè senno si rischia – si soffermò giusto un attimo per marchiare quello che stava per dire – di far viziare le proprie figlie e renderle inadatte alla vita in società e alla propria indipendenza, rischiando che siano emarginate e mai degne di fiducia- mi lasciai scappare un piccolo sorriso capendo a cosa alludesse, ma probabilmente loro non erano cosi sveglie da capirlo o almeno Corinne, infatti la madre con voce svogliata per far cadere il discorso – sisi va bene ci faccia vedere come punirà Crystal magari dopo lasceremo passare la cosa- intanto mi misi nuovamente a guardare la scena Lucy adesso si era alzata guardando Julie- se la punirò di fronte a voi la cosa non andrà oltre, se ha intenzione di procedere comunque la punirò ugualmente ma non davanti a voi, la vostra presenza non è un mio diletto ma vuole essere una prova che nella mia famiglia vige una disciplina e come quando io sbagliavo alla mia eta venivo punita, io da brava madre punisco mia figlia quando lo merita, allo stesso tempo servirà a Crystal per imparare il modo in cui si deve comportare una signorina che fra poco entrerà a far parte della società- alzando la voce – e non può permettersi un simile comportamento- tornando adesso calma – e scusarsi nel modo più corretto verso la parte offesa vero Crystal?- Crystal fece un cenno col capo ma lo sguardo della madre gli fece capire che voleva di più lei con voce incredibilmente calma – è vero madre, sono dispiaciuta e questa punizione servirà come lezione per me- Julie guardò Corinne che aveva una voglia matta di vedere Crystall punita quindi guardandola annuì col capo.

A quel punto Lucy a voce alta – Afef venga – dall’angolo destro che non scorgevo prima venne Afef, una donna sulla 40ina mulatta formosa, era la tata di Crystal aveva in mano una cane lungo 70 cm il suo volto era serio , si avvicinò a Crystal si chinò accanto a lei sussurrandogli qualcosa all’orecchio, Crystal sorrise e si piegò poggiando le mani alla poltrona, Corinne era estasiata si vedeva lontano un miglio che ci stava godendo grrr che odio, intanto Afef si era portata dietro Crystal e stava aspettando l’ordine di Lucy – bene Afef scopra il sedere di Crystal e inizi 70 colpi severi alla signorina vediamo se avrà ancora voglia di alzare le mani la prossima volta- Afef con un viso adesso visibilmente dispiaciuto alzò la gonna e abbassò le mutande a Crystal, la quale stava ferma con aria sottomessa ma fiera allo stesso momento.

Lucy si mise davanti alla figlia mani conserte poi guardando Afef – inizi io conterò i colpi e se te osi muoverti interverrò io e sai cosa significa- Crystal alzò lo sguardo verso la madre – si mamma perdonami non dovevo farlo ho esagerato e accetterò la punizione anche se non trovo giusta la loro presenza- a quella frase tese una mano verso Afef per dirgli di aspettare – cosa hai detto ripeti signorina- lei non disse nulla Lucy andò dietro a Crystal prese il cane e sciaff fortissimo, Crystal andò in avanti stringendo i pugni nella stoffa della poltrona, io ebbi un sussulto quasi come se avessi ricevuto io stessa il colpo, a quel punto Crystal si fece forza – scusa mamma è stato un attimo di orgoglio è giusto che vedano la mia punizione dato che il motivo di essa è il mio mancato rispetto verso la signorina Corinne- la madre annuì ma alzò di nuovo il braccio e sciaff sciaff dopo il terzo colpo Crystal iniziò a singhiozzare io stringevo i pugni e avevo un nodo allo stomaco, vederla soffrire cosi mi faceva molto male ma non potevo andare di la e fermare tutto mi avrebbero sgridata e mandata via.

Pensai di tornare nella stanza e aspettare ma qualcosa mi tratteneva, i colpi di Lucy finirono dopo il decimo, Corinne e Julie avevano assistito alla scena quasi divertite mentre io e Afef eravamo dispiaciute e avremmo voluto salvarla portandola via da lì ma ne io ne lei eravamo nella posizione adatta per intervenire, Crystal singhiozzava vistosamente ma non aveva cacciato un lamento, si era limitata a stringere i pugni e ad andare avanti ai colpi potenti e severi della madre.

Lucy porse nuovamente il cane ad Afef e si mise nuovamente davanti alla figlia braccia conserte, io guardai il sedere di lei, dieci righe scure e gonfie erano segnate nel bellissimo sederino di lei a quel punto Lucy con un cenno del capo fece capire di iniziare ad Afef, la quale alzò il braccio poi con voce sottile e rammaricata – signorina mi dispiace vorrei tanto non doverlo fare ma è stata cattiva e sono costretta- detto ciò sciaff un colpo severo anche se non come quelli dati da Lucy , la voce di Lucy riecheggio severa nella stanza -1- passarono cinque secondi poi sciaff, odiavo la faccia compiaciuta e divertita di Corinne, se la stava proprio gustando facendo smorfie compiaciute ad ogni colpo, dopo la 40esima indicò alla madre le strisce bluastre sul sedere di Crystal, la madre sorrise e restò ad osservare, io mi accorsi che stavo piangendo guardando quella scena così ingiusta da trattenermi a stento dall’andare di là e picchiare la stronza di Corinne .

Crystal piangeva, i suoi singhiozzi mi ferivano come pugnalate il braccio di Afef continuava ad abbattersi sul sedere di Crystal senza pietà finalmente arrivò il settantesimo colpo accompagnato dalla voce acida di Corinne – peccato e già finita- Julie gli diede un’occhiataccia alla quale Corinne rispose alzando le spalle.

Lucy portò una mano al viso della figlia – sei stata brava adesso vai nell’angolo e mi dispiace ma purtroppo oggi ti sarà proibito vedere Lily- a quella frase Crystal si alzò furibonda – ma come mi hai umiliata punendomi davanti a loro e adesso mi vuoi proibire di vedere Lily- Lucy mollò un ceffone a Crystal la prese mettendola piegata nuovamente e una volta scoperto il sedere di Crystal nuovamente iniziò a colpirla con forza e velocità, gli diede altri 10 colpi veloci e potenti, dopo la metà dei colpi Crystal che non aveva mai urlato iniziò a farlo Corinne era estasiata rideva senza problemi io mi strinsi sentendomi colpevole per quell’ulteriore e tremenda punizione e mentre sentivo la voce severa di Lucy mandare Crystal all’angolo Afef si accorse di me per colpa della mia mano poggiata al vetro,prese il cane e facendo finta di riportarlo al posto uscii dal salotto ed entrò dentro il bagno e senza dire niente mi abbracciò lasciandomi sfogare mentre mi accarezzava i capelli – piccola non dovevi guardare la signora e molto severa ma le vuole bene e Crystal lo sa, ma questa volta credo abbia esagerato- io annui mentre piangevo con lei che mi stringeva la testa alla spalla per soffocare i singhiozzi.

Passarono due minuti lei mi guardò con aria tenera e accarezzando il mio viso – la signorina e fortunata ad avere una compagna come lei si vede quanto la ama – io annuii poi riprendendomi – non dirà mica a nessuno che mi ha vista qua vero?- lei sorrise e scosse il capo – resta qua andrò a dire che e andata via e poi riferirò alla signorina che l’aspetta in camera sua – io la guardai preoccupata – non gli dica che ho visto tutto la prego- mi abbracciò un ultima volta e facendomi l’occhiolino tornò nella stanza, nel frattempo Crystal era stata costretta a stare in ginocchio sui ceci nell’angolino con il sedere scoperto, adesso che lo vedevo per intero mi fece ancora più impressione, era tutto segnato da righe blu gonfie e da poche usciva una gocciolina di sangue già secca, Corinne guardandola con la sua voce da oca – ben ti sta cosi la prossima volta le mani non le usi più- Lucy alzò un sopracciglio contrariata dall’atteggiamento di Corinne ma l’unica cosa che disse fu – bene Crystal si è scusata ed è stata punita quindi adesso vi devo salutare-loro si alzarono e fecero per stringere la mano a Lucy ma lei si limitò semplicemente a fare un inchino poi andò da Crystal e la fece alzare – saluta la tua compagna e sua madre poi fila in camera- nel frattempo entrò Afef – Lily se n’è andata via vi saluta e mi ha detto di dirvi che non c’è problema e che vi vedrete domani a scuola- vidi il volto di Crystal ombrarsi e farsi per un attimo triste, ma tornò fiera come la era stata per la durata della punizione senza far trapelare nessuna emozione.

A quel punto Corinne intervenne – la storia finisce qua non ti denuncerò mi dispiace che non veda la tua fidanzatina- marchiò la parola fidanzatina in maniera ironica e sarcastica poi si diresse verso l’uscita, Julie si limitò a fare un cenno con la mano e seguì sua figlia, le sentii ridacchiare nel corridoio su come gliene aveva suonate Lucy a Crystal, tornai alla finestra e vidi Crystal abbracciata alla madre che piangeva e singhiozzando – ci tenevo a vederla perchè me l’hai proibito- lei sorridendo – vedrai che la mia scelta di mandare Afef invece che e Carl la capirai fra poco- rise e se ne andò, vidi il volto di Crystal illuminarsi, Afef entrò e mi aiutò a sistemarmi poi mi disse di attendere 5 minuti prima di andare nella stanza di Crystal, sorrisi e aspettai, arrivata la mi corse incontro abbracciandomi donandomi un bacio incredibile, e fra le lacrime – grazie avevo bisogno di vederti mia madre mi ha punita davanti alla strega, è stato tremendo ti giuro. ma non ho ceduto e non gli ho fatto vedere il mio dolore e la mia rabbia a quella stronza di Corinne e alla strega di sua madre- io sorrisi per consolarla poi con dolcezza – su non dire altro sfogati avanti , iniziò a piangere e io con lei senza farlo notare, dopo di che si fece l’amore per la prima volta.

Racconti di sculacciate: Un amore di violenza

17 Dicembre 2009

Virgin ci invia questo racconto: buona lettura a tutti!

“Via del campo c’è una grazionsa, gli occhi grandi color di foglia ,tutta notte sta sulla soglia, vende a tutti la stessa rosa…” (Via del Campo – Fabrizio De Andrè)

Quello schiaffo bruciante in pieno viso.
Non avevo intenzione di guardarlo.
Sapevo quello che avrei visto.
Uno sconfinato amore.
Volevo mi ferisse, mi facesse sentire fuori tutto quel dolore che io sentivo dentro.
“Fottiti, stronzo”.
Urlavo.
Ma le mie urla erano silenzi.
Le mani legate, in ginocchio sul pavimento, il viso appena colpito, bruciante.
La sensazione di non capire.
Tutto mi faceva sentire una prigioniera.
Il suo sguardo, quello invece no.
Quello mi faceva sentire solo amata, troppo amata.
Ed io non volevo esserlo. Volevo essere solo posseduta.
Volevo che il mio corpo gemesse sotto il peso di mille torture, volevo sopprimere l’anima.
La stanza era fredda.
Il pavimento di pietra ricordava vecchi romanzi ottocenteschi.
“Fottiti, stronzo.”
Lo dissi di nuovo.
Uno schiaffo in pieno viso sottolineò l’accaduto: più severo del primo, più eccitante.
“Sei un fallito, guarda che devi fare per ottenermi…stare ai miei giochi”
Lo avevo ferito.
Avevo quella capacità nell’anima.
Conoscere i demoni e lasciar lacerare persone.
Lui, senza replicare mi aveva spinta a terra.
La mia schiena a contatto con il pavimento gelido.
Si era inginocchiato, e aveva preso la corda che teneva fisse le mie mani cercando di scioglierla.
“Ma…”
Non avevo fatto in tempo che un altro schiaffo mi aveva fatto capire che dovevo star zitta.
Quello schiaffo non me lo meritavo e quindi bruciava più degli altri..
Calde lacrime iniziarono a scendermi sulle guace.
Riflesso incondizionato.
Ringraziavo dio per il loro scendere.
Lui non amava particolarmente “farmi del male”, ma se lo costringevo diventavo una prigioniera vera.
Era assetato della mia bellezza. Assetato della mia sete.
Sciose le mie mani e il mio sguardo di rancore per l’ultimo schiaffo si appese al suo.
Mi aveva strappato i bottoni che tenevano chiuso il vestito con una mano, ed i miei seni duri a contatto con l’aria fredda della stanza provarono una strana vergogna.
La mia mano scattò come a proteggerli.
Ma lui, con gesto repentino e una sola mano riuscì a bloccare il mio tentativo e con esso le mani sulla mia testa.
L’altra mano invece mi aveva alzato il vestito ed aveva iniziato a frugare tra le mie cosce.
Come se fossi una sua proprietà.
Ma non volevo cedere così facilmente…
Approfittando del suo “badare ad altro” riuscii a liberare le mani, quasi ad alzarmi e a rovesciarlo per terra: ero fuoco vivo.
Lui però bramoso, mi prese per la caviglia, immediatamente.
Su un piede solo persi il precario equilibrio che avevo e caddi a terra; mi trascinò come un sacco, fino a lui e mi montò sopra, bloccandomi interamente le spalle e il bacino.
Potevo muovere le gambe, ma non serviva a molto.
Mi diede altri schiaffi. Forti.
Poi uno più forte.
Un fiotto di sangue usci dal mio labbro.
Senza prestare attenzione al sangue mi fece voltare e legate le mani dietro la schiena rialzò il vestito.
Stavolta senza fermarsi mi levò le mutandine.
I sangue non voleva arrestarsi.
I capelli sporchi di sangue e lacrime vennero afferrtati dalla sua bella mano: “adesso, troia, come cazzo la vedi?” mi sussurrò all’orecchio, feroce come un animale.
La sua mano davanti mi toccava e mentre tirava i capelli sentivo il dolore intenso degli schiaffi dati e il suo alito sulla guancia.
Sentivo il dolore costante al labbro.
Subito dopo legata mi rigirò in avanti.
Sempre per i capelli mi costrinse ad alzarmi.
Il vestito aperto davanti che lasciava muovere il seno prosperoso, oramai era logoro e sporco.
Ma a lui eccitava da morire alzarmelo e frugarmi…
Stavolta voleva punirmi seriamente per la mia frase crudele…sentivo più violenza del solito.
Mi fece appoggiare ad un tavolo e sempre tirandomi per i capelli aprire le gambe.
Il vestito alzato sulla schiena…
Mi passò un liquido caldo, forse sputo, tra le natiche.
Sapevo cosa voleva farmi.
Sentii il suo pene appoggiarsi fra le natiche e spingere.
“Puttana, adesso, che fai? Piangi?”
Poi si era fermato, lasciandomi spaventata: non me lo aveva mai fatto da dietro…
Sempre con in mano i mie capelli aveva preso delle mollette da bucato.
E una su un capezzolo, una su un altro…
Non era un dolore forte ma sapevo che sarebbe aumentato progressivamente.
Aveva ripreso a spingermi da dietro.
Sentivo la sua cappella penetrare tra le natiche, nel buchino poco bagnato.
Poi l’entrare si era fatto molto più insistente, violento.
Le gambe sempre pù larghe.
Con una mano lui aveva toccato il seno.
Un urlo.
La molletta adesso bruciava, ogni movimento faceva male.
“Fammele togliere….ti prego…”
“Puttana, devi tacere”.
La mano strinse i capelli violentemente nel momento in cui il pene entrava nell’ano.
Forse uscì del sangue.
Un dolore lancinante.
Piangevo e urlavo ma lui non aveva per nulla addolcito la presa sui capelli e il pene duro nel culetto.
Anzi, la sua mano mi aveva iniziata a sculacciare, per aumentare il godimento.
Sculaccioni severi. Su una sola natica che s’arrossava in fretta.
E dentro quel pene enorme.
La scena mi eccitava, volevo mi sbattesse con violenza ma il dolore nel culo era vero.
Mi sentivo piena e bruciante e il buco era rossissimo..
Lo sentive entrare e uscire.
La mano mi tirava i capelli, mentre le mollette ai capezzoli mi torturavano…
La sua bocca era poggiata sulla mia spalla e sentivo saliva colargli dalle labbra e invadermi la pelle…

Racconti di sculacciata: Dell’amore e del dolore

17 Novembre 2009

Un racconto che ci invia il nostro amico Callimaco, buona lettura a tutti e grazie all’autore!

La donna stava accoccolata sul divano, dolce, morbida, bella, mentre imbruniva, ed il chiaroscuro della stanza valorizzava la sua pelle bianca, le sue gambe nude appena velate da una piccola gonna leggera, nel contrasto con il nero della camicetta che le fasciava il seno formoso, segnandole insieme la vita snella.

Accoccolata e morbida, baciata da un desiderio inappagato d’amore e di dolore, di carezze e di castigo : così ristava, attendendolo.

Poco dopo l’uomo era entrato,ed aveva letto il desiderio nel suo sguardo, nell’ardore del bacio che lei gli aveva donato, pur senza muoversi dal divano, nel profumo intenso che emanava, di donna calda ed invitante.

Aveva compreso, pur nel silenzio, ed in silenzio erano iniziate le carezze, lente, costanti, intense: prima sfiorando leggermente la pelle, poi accentuando la pressione, stimolando i seni, pur senza denudarli, infine con un tocco lungo, penetrante sulle gambe tutte, che aveva scaldato le cosce, inquietato la femminilità, agitato nell’intimo la donna desiderante.

Era andato avanti così a lungo, carezzando senza appagare, eccitando senza donarsi od accogliere, quasi punendo nella tenerezza : la donna si sentiva quasi sfinita, avrebbe voluto il castigo, e poi sentire l’amore dentro di sé, accoglierlo punita e dargli amore. Ma taceva, non chiedeva, non pretendeva, parlava con gli sguardi, con i lievi sussulti della pelle, con il profumo sempre più intenso.

Sperava nella sua frusta, ma non la chiedeva, unendosi in lei sottomissione e fierezza : lui lo sapeva, ma sottomissione voleva, e richiesta umile che domasse quella fierezza che pure lo aveva stregato, ma che, riteneva, dovesse trovare disciplina e limiti.

La frusta era appesa al chiodo, in anticamera : di media lunghezza, non larga, ma con il cuoio lavorato di uno spessore notevole, con un nodino finale che poteva renderla temibile: l’uomo andò a prenderla, e sfiorò a lungo la donna con la sferza sulle spalle, sul dorso, sul petto, poi in modo insistente ed intrigante sulle gambe, sostando sulle cosce, colpendo lievemente i polpacci, baciando i piedi, ma non mordendo.

La carezza del cuoio le sembrò interminabile, affiancata da carezze più intense, più intime dell’uomo, ma sempre senza andare oltre : se voleva dolore e piacere, avrebbe dovuto invocarlo, rendendosi protagonista della sottomissione.

Così pensava l’uomo, mentre lei sentiva salire il desiderio, la voglia ed il timore : ormai illanguidita, vicina a cedere ma ancora fiera e silenziosa, anche se i capezzoli turgidi, la femminilità calda ed umida, la camicetta ormai cerchiata di sudore nelle ascelle che recavano aromi freschi ed intensi, dicevano quello che lei taceva.

Una lunga pausa, poi la donna si alzò, piegò il capo, s’inginocchiò e con tono lieve, quasi trasognato disse “ Ti prego, dammi la frusta, regalami i colpi del tuo amore,donami il dolore della carne e l’esplosione dei sensi”.

Ciò detto, si rialzò, s’inchinò aggraziata , sfilò la gonna, fece scivolare le mutandine e, ad un cenno di lui, s’accoccolò nuovamente sul divano, girata su di un fianco.

E fu piacere e dolore : primi colpi leggeri, poi il cuoio strisciò le cosce con sempre più forza, amante caldo e crudele finchè, ad una sferzata più forte, la donna si girò sul divano, esponendosi tutta alle frustate.
La frusta aveva punito con lentezza, il cuoio l’aveva carezzata con lieve sfioramento, dal collo, ai fianchi, alla vita, ai piedi,per esplodere poi in un bacio appassionato che l’aveva segnata e fatta contorcere, che l’aveva eccitata con i sibili dello strumento, nell’attesa del colpo, e straziata con gli schiocchi, strappandole lamenti e gemiti quando aveva infierito a lungo sulle terga, emozionandola infine in un abisso di dolore quando s’era insinuato nel solco delle natiche, aveva castigato in modo crudele le cosce, segnando con un morso difficile da dimenticare i polpacci.

Poi l’uomo s’era fermato, e la donna, rialzandosi l’aveva ringraziato, ancora chiedendo “ Ti prego, baciami la nuda pelle della schiena , regala l’amore del cuoio ai seni dolci..”, con una supplica che gli era sembrata più sfrontata che umile.

Ad un suo cenno lei aveva tolto la camicetta : senza che lui parlasse, con un’intesa tuttavia profonda, era rimasta in piedi, ferma sotto gli schiocchi della frusta sulle spalle dolci, sulle scapole magre, sui fianchi attraenti. Pochi colpi, ma molto duri, conclusi da un bacio svelto e rapace del cuoio sui capezzoli, che l’aveva fatta urlare e torcersi dal dolore, ma anche esplodere nell’eccitazione.

L’uomo aveva appoggiato la frusta, l’aveva guardata: nuda, stupenda, ansante, calda, rigata dalle spalle ai polpacci, ricca di un odore intenso, forte tanto da rapire i sensi e la mente, trascinata da una passione che lo chiamava.

E si diedero amore, nel dolore e nella bellezza.

La storia di Noi 2

2 Novembre 2009

Ricevo da Erika questo racconto e lo pubblico con grande piacere.

La incontrai quando lei aveva 18 anni e io 25, era una studentessa dove facevo supplenza era molto carina dolce ed esuberante forse anche troppo, la avevo notata fin dall’inizio intorno a lei c’era come succede anche adesso un’aura di gioia e vitalità scherzava e rideva con tutti senza alcun problema, non era la solita tipetta viziata anzi si arrabbiava se c’era del bullismo e cercava sempre di mettere una buona parola con tutti, certo non che lei a volte non cascasse in certe situazioni capitava anche a lei a volte di prendere in giro dei compagni/e ma comunque mai niente di serio, comunque andando avanti un giorno mi sentì parlare con un mio collega e quello fu il giorno che cambiò la mia vita.

Il giorno dopo la trovai nel corridoio che mi aspettava mi venne incontro con un viso titubante e con le manine dietro, eheh quando e nervosa ha il vizio di stringere le mani dietro o davanti e giocare con le dita ihih :) mi disse che aveva sentito la conversazione e che era d’accordo con ciò che avevo detto, io rimasi un po imbarazzata e sorpresa ma tenendo il mio ruolo da insegnante restai calma, dentro di me mi venne da pensare vediamo se lo sarà davvero , insomma la presi come una sfida per lei, per un po non successe nulla fino a che un giorno trovai il pretesto di sculacciarla cosi mi feci forza e dopo le lezioni la aspettai in corridoio senza far accorgere a nessuno che in quel momento il cuore mi batteva a mille, gli dissi che dopo doveva venire da me,lei sapendo a cosa andava incontro abbassò lo sguardo e acconsentì, arrivate al mio studio la punii notai che era molto remissiva e in più che mi faceva una dolcezza guardarla cosi, era piccola indifesa dentro di me si creò un calore che in quel momento non riuscivo a comprendere.

Dopo diverse punizioni mi accorgevo che lei era sempre più remissiva e che mi guardava in modo diverso da prima, il giorno che me ne accorsi la punii più severamente quasi per voler cacciare i suoi primi sentimenti verso di me, ma quello che quel giorno credevo si avverrò poco dopo, la scoprii mentre voleva marinare andai da lei con ‘intento di punirla appena mi vide diventò piccola piccola mi sforzai di non sorridere e di mantenere una espressione severa arrivata da me cerco chiaramente di mentire io guardandola gli dissi che avevo sentito e che ero delusa dal suo comportamento, infatti prima di allora almeno era sempre stata sincera con me come finii la frase vidi i suoi occhi riempirsi di lacrime, restai molto stupita di questo suo gesto senza nemmeno accorgermene la ritrovai abbracciata a me, la cercai di consolarla perché non era mia intenzione farla piangere cosi comunque gli dissi che la avrei punita arrivammo al mio ufficio lì gli diedi da bere mi disse se pensavo che fosse cattiva, io sorrisi dicendo che anzi era molto dolce, a quel tempo ero rimasta molto delusa da avvenimenti personali quindi aggiunsi che lo era fin troppo e che nel mondo non ci si può permettere di mostrare troppa debolezza senno si viene schiacciati, a quel punto mi disse una frase che non scorderò mai e che è stata come un’ancora di salvezza per uscire dall’aura di depressione che mi ero creata -io sono cosi non so trattenere i miei sentimenti e il mio carattere, piango sempre, mi fido troppo delle persone e spesso resto delusa da molte di esse ma non voglio cambiare, se il mondo proverà a schiacciarmi vorrà dire che lo avrà fatto mentre ero veramente me stessa e non mentre ero una maschera di me- io restai stupita da quelle parole quella adolescente mi aveva appena fatto capire cosa mi stava succedendo come se in quel momento avesse letto dentro di me ciò che volevo sentirmi dire, qui annunciai dopo la punizione e cosi si eseguì.

Dentro il mio cuore sentivo mille sentimenti contrastanti, amore paura rimorso, ma la conferma del miei veri sentimenti che ormai continuavo a nascondere fu quando lei dopo che mi ero congratulata con lei per aver preso la punizione senza troppe lamentele mi prese e mi baciò, intorno a me fu come se si spezzasse un enorme specchio, il mio corpo rimase immobile, quel bacio improvviso aveva come risvegliato il mio cuore la scansai per evitare di andare oltre, avrei voluta stringerla e dirgli che la amavo ma la mia posizione non me lo permetteva, come lo feci il suo visino si fece cosi triste che sentii una fitta al cuore e un nodo allo stomaco, prese tutto il coraggio che aveva e mi disse che mi amava, io cercai da prima di dirgli che gli volevo bene ma non cosi, ma quando la vidi stringersi e iniziare a piangere dicendo che mi amava e non gli importava chi fossi feci l’errore ma allo stesso momento la cosa più giusta fatta mai nella mia vita confessai di provare qualcosa per lei ma che comunque non si poteva fare, a quel punto il suo sguardo si illuminò capii che aveva ritrovato la speranza, dentro di me speravo anzi volevo che continuasse e che mi rapisse portandomi via dai miei obblighi e da tutto per stare da sole, mi chiese di baciarla per una volta io accettai dentro di me mi sentivo come una ragazzina al primo bacio eheh ero nervosa mi batteva forte il cuore non mi era mai successa una cosa simile ci si strinse e con dolcezza ci si baciò duro molto come bacio, sentivo le sue mani che mi sfioravano dolcemente le mie parti sentivo che quel gesto era guidato dall’amore senza nessuna malizia , dopo di che ripresa dalla paura di quello che poteva succedere tornai seria dicendo che era finita lì, lei impuntandosi mi disse che mi amava e avrebbe continuato a farlo, a quel punto gli dissi di mettersi in posizione che la avrei punita ancora, volevo che mi odiasse e smettesse di provare quei sentimenti per me , ero inesperta e la colpii più forte di quanto avessi voluto col cavo, subito dopo il colpo mi scusai pensavo si arrabbiasse ma non lo fece, anzi vedendo che mi ero preoccupata mi sorrise e mi rassicurò tornando in posizione, continuai a colpirla come volevo all’inizio, alla fine come ultima cosa per farla demordere gli punii i seni severamente, lei restava in posizione restando ferma dopo ogni colpo che le davo, vederla lamentarsi e piangere mi faceva del male anche a me ma volevo dissuaderla, finii di colpirla col cavo, il suo bellissimo corpo era molto segnato dalla punizione appena ricevuta, mentre se ne stava li rannicchiata a giocherellare con le mani gli annunciai che il pomeriggio avrebbe ricevuto la prova di rispetto che doveva fare dopo ogni mia punizione, lei era molto spaventata all’idea di dover tornare e la cosa mi fece felice in parte dato che cosi sarebbe stata più restia dai suoi intenti, ma come fece per andarsene , nella mattinata pensai al modo migliore per farla desistere e mi venne in mente di fargli fare una cosa che non avrebbe mai fatto, chiaramente la mia voleva essere solo una minaccia e non avevo la minima intenzione di fargli fare l’idea che mi era venuta diciamo che doveva solo servire da minaccia.

Il pomeriggio arrivò e cosi lei all’ora che avevamo pattuito assieme mi guardò leggermente imbarazzata, io la presi portandola ai bagni dei maschietti, li doveva aver luogo il mio piano infatti,ma arrivate li alla mia minaccia di dover leccare tutti i gabinetti lei reagì guardandomi con dolcezza e dicendomi che se volevo che subisse un’umiliazione cosi lo avrebbe fatto, io non potevo lasciarla fare quindi presa da ormai i nitidi sentimenti dentro di me la abbracciai ormai capendo che aveva scoperto il mio trucco dopo quell’abbraccio sentii che lei era la cosa più bella che avessi mai avuta nella mia vita, si tornò nell’ufficio dove gli feci fare la prova di rispetto, lei lo fece felice ci salutammo alla fine da amanti , quello fu l’inizio.

Gli ultimi mesi passarono e lei finalmente finii la scuola, l’ultimo giorno lei decise di dire a tutti del nostro amore, io ero un po diffidente ma tanto avevo trovato lavoro come modella per privati quindi mi sarei comunque licenziata, cosi uscite mi prese e mi baciò con gioia, le sue compagne e i suoi compagni fecero un woooo quasi unisono poi chiaramente si accalcarono intorno a noi facendoci domande su domande, all’inizio i primi due anni circa si passarono fra incontri periodici, dato che ai genitori non avevamo detto nulla, ci si incontrava si stava un po assieme e poi via, ogni volta che la vedevo andare via mi si fermava il cuore per la paura che qualcuno me la portasse via, ogni volta che stavo insieme con lei vivevo in un immensa luce e come se ne andava questa luce scompariva con se, i primi tre mesi furono i peggiori sia per me che per lei ma non per i nostri sentimenti ma per il fatto di non poter vivere il nostro amore allo scoperto, ad un certo punto mi ritrovai ad avere leggeri attacchi di panico in sua assenza e mi rivolsi a uno specialista ma mi disse che era solo stress e un po di insicurezza, avevo soltanto paura di perdere ciò che mi rendeva viva, di questa cosa non avevo mai parlato alla mia piccola ma lascerò che lo legga in questo racconto, passati i due anni una sera mentre si stava coccolate a vedere un film mi disse – amorina lo ho detto a mia madre- io sbiancai non la avevo vista festeggiare subito l’avvenimento quindi voleva dire che non era andata tanto bene , mi alzai di scatto e alzando la voce – ma come senza dirmi nulla che ti è preso? Cosa ha detto su- lei si mise a ridere dicendomi che voleva solo vedere come avrei reagito io presa da un leggero rancore per la paura la presi e la sculacciai per bene la monella, lei subito dopo si accoccolò nuovamente a me, io accarezzandola – digli pure tutto piccola mia- lei sorrise come poche volte avevo visto.

La sera dopo sentii suonare al campanello col cuore in gola risposi entrò r senza darmi il tempo di dire a mi saltò in collo baciandomi, ancora prima di sentire cosa doveva dirmi iniziai a piangere dalla gioia, lei vedendomi cosi si preoccupò di avermi fatto male e scusandoci mi fece un’analisi veloce scrutandomi dove poteva avermi colpita, mi misi a ridere a quel gesto e lei imbronciata – uffi amorina mi prendi sempre in giro- a quel punto senza pensarci gli dissi – sposiamoci- lei si bloccò i suoi occhi divennero lucidi e scoppiò a piangere dalla gioia anche lei, il giorno dopo gli dissi che ci saremmo sposate di nascosto dato che in Italia non si può purtroppo, anche se capisco che è anche un segno di rispetto verso la sacralità della chiesa e di cosa rappresenta per i cattolici il matrimonio,infatti io non vorrei tanto che legalizzassero in chiesa i matrimoni omosessuali ma bensì li legalizzassero ma con modi diversi magari davanti a un notaio o in comune ma tornando a noi passò una settimana io comprai le fedi senza dirgli nulla poi un sabato gli dissi che si sposavano nella chiesetta qua vicino, ci si vestì di tutto punto e si andò, si arrivò mischiandoci agli invitati come qualcuno ci adocchiava si attaccava bottone con dei giovani spacciandosi per amiche della sposa, finalmente si entrò e li ci si mise in un angolo della chiesa su una panca presi le mani di lei e si seguì passo passo la cerimonia fino agli scambi degli anelli, a quel punto sottovoce si disse la promessa e ci si infilò le fedi, si usci senza dare nell’occhio e appena fuori abbastanza distanti dalla chiesa ci si baciò lei aveva pianto tutto il tempo e io con lei eravamo emozionatissime, subito dopo la portai alla mia nuova casa tappandogli gli occhi, come la lascia vedere fece un woooooooooo di gioia saltellando – e tua?- io abbracciandola a me – no e nostra- lei era colma di gioia, il giorno dopo sua madre mi invitò a cena cosi per presentarci la sera passo liscia sua madre e una donna fantastica allegra vivace e per niente all’antica si discusse molto bene al tavolino sua madre da come mi parlava sembrava mi conscesse da una vita, evitò il più possibile di focalizzare la conversazione sul rapporto mio e di Nadine cosa che mi fece molto felice,dopo la cena la portai di là e gli chiesi il permesso di poter vivere insieme a Nadine, lei mi guardò – sei una brava ragazza e so che renderai molto felice mia figlia se verrà almeno una volta alla settimana a trovarmi va bene- io sorridendo – certo anche di più signora verremo ogni volta ci sarà possibile- lei mi sorrise e abbracciandomi – benvenuta in famiglia Erika, mi raccomando io amo le persone che amano mia figlia ma odio quelle che la fanno soffrire- io guardandola in modo sicuro – non si preoccupi piuttosto di far soffrire Nadine soffrirei 10 volte tanto io- lei mi annui e poi sottovoce – sai a cosa vai incontro vero stando sempre con lei- io sorridendo e capendo che si riferiva al carattere di lei sorrisi e lei con me.

Da quel giorno ne sono successe tante ma ormai ho capito che lei e il mio mondo il mio respiro la mia vita e tutto per me, mi ha conquistata il suo aspetto minuto e fragile la sua vocina piccola e dolce, la sua voglia di attenzioni, l’essere sempre esuberante e allegra, ma soprattutto il suo modo di amare con tutta se stessa senza riserve, davanti a lei non posso far altro che amarla come merita e coccolarla a me tutte le notti facendola sentire amata e sicura per tutta la vita .

Non è un racconto di sculacciate ma un modo per far conoscere meglio sia me che la mia piccola, far capire a tutti voi che si può trovare sempre l’amore che si cerca e vivere allo stesso tempo le passioni che uno ha, per finire nell’amore mio e di Nadine non ci sono ne miss ne slave ma solamente due ragazze che dipendono l’una dall’altra e che si amano come il primo giorno un bacio a tutti o come vi dice la mia piccola un picciù e tante patpat

Racconti di sculacciata: Era necessario

8 Maggio 2009

Da Callimaco, un bel racconto di sculacciate. Buona lettura.

ATTO PRIMO : CASTIGO SENZA AMORE

Era necessario, anzi era “ proprio necessario”, le aveva detto l’uomo, informandola che l’avrebbe frustata per il suo ritardo, l’ennesimo, e per aver dimenticato di pagare due bollette che erano scadute.
A lei sembrava troppo, ma non aveva replicato, di fronte al tono deciso ed insieme freddo di lui.
Le aveva ordinato di denudare la schiena, e di sedersi su di una sedia in salotto, il viso di fronte allo schienale stretto dalle sue braccia.
La donna aveva sfilato la maglia bianca, tolto il reggiseno e si era seduta nella posizione richiesta : la schiena morbida, le spalle dolci erano perfettamente erette, s’intravedeva il seno prosperoso, si sentiva il suo sudore nella stanza, l’odore della giornata ma anche della tensione e della paura.
Venticinque colpi, aveva annunciato l’uomo, prendendo da un armadio una frusta di media lunghezza, senza nodi ma abbastanza pesante.
Una breve attesa, poi un sibilo, uno schiocco, ed una striscia rossa che si era accesa sulle spalle : a seguire, in rapida successione, gli altri colpi avevano rigato con metodo il dorso, i fianchi, le spalle, le reni.
Le sferzate erano molto dolorose, ma la donna, pur contorcendosi ad ogni colpo, non aveva mai gridato: qualche sussulto, qualche gemito solo alla fine.
Nessuna lacrima: soltanto, ora, il suo odore era divenuto più intenso, il volto rosso, congestionato.
Riponendo la frusta, l’uomo le aveva ordinato di alzarsi e rivestirsi, aggiungendo, duro e senza amore “ Hai avuto la tua lezione, era proprio necessario dartela”.
Tuttavia, rivestendosi, in un lago di dolore che si era allargato a contatto con la maglia di nuovo sulla pelle, lei aveva pensato che no, non era necessario,e a quel pensiero la sua sofferenza era esplosa in un urlo rattenuto, in un lamento silenzioso.

ATTO SECONDO : IN CASTIGO PER AMORE

Lei era stanca, molto stanca, al termine di una giornata di lavoro molto impegnativa.
Lei aveva voglia di farsi una doccia e rilassarsi, prima del suo arrivo, desiderava regalarsi quel tempo che le fatiche del vivere quotidiano spesso le negavano.
Si era dunque chiesta se fosse necessario, quando il cellulare aveva annunziato un messaggino di lui, che ordinava “ Per obbedienza, trenta minuti in ginocchio a braccia alzate.”
Non chiedeva la web cam, come in altre occasioni, quindi avrebbe potuto disobbedire, eludere, alleggerire; e si sentiva davvero provata, incolpevole, peraltro, di qualsivoglia mancanza ed immeritevole di ogni castigo.
Rimase un poco a riflettere, poi si disse che lo amava, e che era necessario fare ciò che lui aveva ordinato.
Ricacciò indietro la malavoglia, superò l’esitazione e si preparò al castigo,denudandosi fino alla vita, inginocchiandosi sul pavimento freddo ed alzando le braccia.
E la convinzione della necessità di compiere ciò che stava agendo la accompagnò pur nella durezza della prova, lunga e faticosa, sopportando il dolore dei muscoli, la tensione della pelle, la molestia della posizione.
Alla fine si rialzò, dolorante ma serena.
Era necessario, per sé stessa, per lui, per l’amore ed il rispetto che gli portava.

ATTO TERZO

Lei si sentiva a disagio, in quel periodo: tesa, rancorosa, stressata dalla sua pur brillante pratica professionale, aggressiva verso i collaboratori.
Brillante professionista,donna attraente, nessuno le teneva, normalmente, testa: e quando quel giorno, dopo l’ennesimo scatto, un anziano collega le aveva detto che probabilmente aveva bisogno d’imparare, ancor prima dell’educazione, la disciplina e l’autocontrollo, era rimasta male, e parecchio.
E quando l’uomo aveva aggiunto che una buona punizione le avrebbe fatto bene, non aveva replicato, ed era rimasta pensierosa a lungo.
Conosceva, come tutti, l’esistenza in città della “ Casa delle Punizioni “, luogo di pena e dolore di mogli e ragazze ribelli, ma anche rifugio di chi cercava, per se, attraverso il castigo corporale, una disciplina mai appresa.
La decisione di recarvisi fu immediata, quasi un moto dell’animo, e quando l’ accolsero, narrò veloce del suo problema e attese una risposta, senza apparente timore.
L’uomo che l’aveva ricevuta le disse, secco, che ci sarebbe voluto tempo e lavoro su di sé, ma che ora serviva, per iniziare, un segnale forte, quasi uno shock.
“ Due dozzine di colpi di verga sulle mani”, aveva sentenziato.
Lei s’era azzittita, perplessa, ora tesa, poi aveva chiesto tempo per riflettere, ma l’uomo le aveva detto di accettare la sua decisione, oppure d’andarsene.
Era necessario, s’era chiesta la giovane donna?
Tuttavia, aveva steso le mani, e non le aveva mosse quando l’uomo aveva alzato la verga di legno, e nemmeno quando i colpi, invero parecchi, avevano fatto dolorare mani, dita, braccia, di un dolore sordo, intenso, mai provato.
Neppure aveva detto nulla quando l’uomo l’aveva congedata, invitandola a riflettere sull’accaduto ed a ritornare dopo qualche giorno.
Era uscita, e per tutto il tempo che le mani doloranti avevano accompagnato il suo pensare, s’era chiesta “ Era necessario?”.
Non aveva trovato, nell’immediato, risposta.
Sarebbe ritornata?

Racconti: Dell’Amore e del Dolore

15 Aprile 2009

Oggi pubblichiamo un racconto del nostro amico Callimaco, che più di una volta ci ha deliziato con i suoi racconti.
Buona lettura a tutti e grazie a Callimaco!

La donna stava accoccolata sul divano, dolce, morbida, bella, mentre imbruniva, ed il chiaroscuro della stanza valorizzava la sua pelle bianca, le sue gambe nude appena velate da una piccola gonna leggera, nel contrasto con il nero della camicetta che le fasciava il seno formoso, segnandole insieme la vita snella.

Accoccolata e morbida, baciata da un desiderio inappagato d’amore e di dolore, di carezze e di castigo : così ristava, attendendolo.

Poco dopo l’uomo era entrato,ed aveva letto il desiderio nel suo sguardo, nell’ardore del bacio che lei gli aveva donato, pur senza muoversi dal divano, nel profumo intenso che emanava, di donna calda ed invitante.

Aveva compreso, pur nel silenzio, ed in silenzio erano iniziate le carezze, lente, costanti, intense: prima sfiorando leggermente la pelle, poi accentuando la pressione, stimolando i seni, pur senza denudarli, infine con un tocco lungo, penetrante sulle gambe tutte, che aveva scaldato le cosce, inquietato la femminilità, agitato nell’intimo la donna desiderante.

Era andato avanti così a lungo, carezzando senza appagare, eccitando senza donarsi od accogliere, quasi punendo nella tenerezza : la donna si sentiva quasi sfinita, avrebbe voluto il castigo, e poi sentire l’amore dentro di sé, accoglierlo punita e dargli amore. Ma taceva, non chiedeva, non pretendeva, parlava con gli sguardi, con i lievi sussulti della pelle, con il profumo sempre più intenso.

Sperava nella sua frusta, ma non la chiedeva, unendosi in lei sottomissione e fierezza : lui lo sapeva, ma sottomissione voleva, e richiesta umile che domasse quella fierezza che pure lo aveva stregato, ma che, riteneva, dovesse trovare disciplina e limiti.

La frusta era appesa al chiodo, in anticamera : di media lunghezza, non larga, ma con il cuoio lavorato di uno spessore notevole, con un nodino finale che poteva renderla temibile: l’uomo andò a prenderla, e sfiorò a lungo la donna con la sferza sulle spalle, sul dorso, sul petto, poi in modo insistente ed intrigante sulle gambe, sostando sulle cosce, colpendo lievemente i polpacci, baciando i piedi, ma non mordendo.

La carezza del cuoio le sembrò interminabile, affiancata da carezze più intense, più intime dell’uomo, ma sempre senza andare oltre : se voleva dolore e piacere, avrebbe dovuto invocarlo, rendendosi protagonista della sottomissione.

Così pensava l’uomo, mentre lei sentiva salire il desiderio, la voglia ed il timore : ormai illanguidita, vicina a cedere ma ancora fiera e silenziosa, anche se i capezzoli turgidi, la femminilità calda ed umida, la camicetta ormai cerchiata di sudore nelle ascelle che recavano aromi freschi ed intensi, dicevano quello che lei taceva.

Una lunga pausa, poi la donna si alzò, piegò il capo, s’inginocchiò e con tono lieve, quasi trasognato disse “ Ti prego, dammi la frusta, regalami i colpi del tuo amore,donami il dolore della carne e l’esplosione dei sensi”.

Ciò detto, si rialzò, s’inchinò aggraziata , sfilò la gonna, fece scivolare le mutandine e, ad un cenno di lui, s’accoccolò nuovamente sul divano, girata su di un fianco.

E fu piacere e dolore : primi colpi leggeri, poi il cuoio strisciò le cosce con sempre più forza, amante caldo e crudele finchè, ad una sferzata più forte, la donna si girò sul divano, esponendosi tutta alle frustate.
La frusta aveva punito con lentezza, il cuoio l’aveva carezzata con lieve sfioramento, dal collo, ai fianchi, alla vita, ai piedi,per esplodere poi in un bacio appassionato che l’aveva segnata e fatta contorcere, che l’aveva eccitata con i sibili dello strumento, nell’attesa del colpo, e straziata con gli schiocchi, strappandole lamenti e gemiti quando aveva infierito a lungo sulle terga, emozionandola infine in un abisso di dolore quando s’era insinuato nel solco delle natiche, aveva castigato in modo crudele le cosce, segnando con un morso difficile da dimenticare i polpacci.

Poi l’uomo s’era fermato, e la donna, rialzandosi l’aveva ringraziato, ancora chiedendo “ Ti prego, baciami la nuda pelle della schiena , regala l’amore del cuoio ai seni dolci..”, con una supplica che gli era sembrata più sfrontata che umile.

Ad un suo cenno lei aveva tolto la camicetta : senza che lui parlasse, con un’intesa tuttavia profonda, era rimasta in piedi, ferma sotto gli schiocchi della frusta sulle spalle dolci, sulle scapole magre, sui fianchi attraenti. Pochi colpi, ma molto duri, conclusi da un bacio svelto e rapace del cuoio sui capezzoli, che l’aveva fatta urlare e torcersi dal dolore, ma anche esplodere nell’eccitazione.

L’uomo aveva appoggiato la frusta, l’aveva guardata: nuda, stupenda, ansante, calda, rigata dalle spalle ai polpacci, ricca di un odore intenso, forte tanto da rapire i sensi e la mente, trascinata da una passione che lo chiamava.

E si diedero amore, nel dolore e nella bellezza.

Racconti di sculacciata: Punizione e Amore

27 Gennaio 2009

La nostra amica Nadine ci invia un bel racconto. Un grazie sentito a lei da parte di tutti i lettori del blog Perversionis.

Erano passati circa sei mesi da quando Erika mi puniva quando facevo la “cattiva”, era una mattina soleggiata e io non avevo assolutamente voglia di andare a scuola, quindi feci l’unica cosa che ha voglia di fare una ragazza giovane quando c’è il sole, andai in spiaggia o almeno era l’idea iniziale quella, si perché infatti prima di andare al mare dovevo andare a scuola a prendere Giulia una mia compagna di classe.
Arrivata davanti a scuola vidi Giulia guardarmi e poi corrermi incontro, il tempo di sorridergli in cenno di saluto che mi era già saltata felice in collo, feci tre passi indietro per il suo peso poi mi fermai riprendendo l’equilibrio guardandola – ciao Giulia come mai così felice oggi?- lei guardandomi con i suoi duo occhi neri mi sorrise – come mai? è chiaro perché oggi ci aspetta una bellissima giornata di soleeeeeeeeeeeeeeeee – detto questo fece due salti come per far vedere la sua felicità poi si guardò in giro che non ci fossero dei “maschietti”, a quel punto con aria fiera si abbassò leggermente la gonna sussurandomi – ti piace il mio nuovo costume? lo ho comprato ieri – io sorrisi e annuii facendogli segno di ricomporsi, lei sbuffando – sei sempre la solita Nadine sei troppo seria- io risi – io sempre la solita seria ma se siamo le due più matte della classe Giulia – detto ciò si cominciò a ridere insieme.
In quel momento notai Erika poco distante da noi e mi fece cenno di andare da lei, io sbiancai poi mi avvicinai lentamente a lei come una canina bastonata, lei sorridendomi sfacciatamente – allora oggi marinate per andare al mare mia cara Nadine – io deglutii – ma no prof ha capito male non è così ci si voleva andare nel pomeriggio- il suo viso si fece serio, e guardandomi dritta negli occhi in un modo che mi fece diventare piccola e inerme come una formica davanti a lei, mi disse alzando la voce – adesso si mente anche nadine? da quando?- io abbassando il viso e sentendo qualcosa dentro di me che non sapevo come classificare sussurrai – scusi professoressa- solo dopo la mia frase sussurrata mi accorsi che quello era rimorso, anche se non capivo perché il fatto di aver mentito a lei mi faceva stare male, ma soprattutto vedere il suo viso deluso davanti a me mi fece cadere una lacrima dagli occhi, lei se ne accorse il suo sguardo si fece più dolce per poi tornare serio come prima – brava piangi già adesso sapendo ciò che ti aspetta ma sono lacrime di coccodrillo non te la caverai così facilmente- a quelle parole mi sentii come sollevata perché sentivo che con la punizione potevo redimere la mia bugia, facendo in modo che lei non fosse delusa da me, fu in quel momento in quel pensiero che capii che io amavo quella donna, lei non era più la mia punitrice, in quel momento lei era diventata la mia padrona, in un istante il mio comportamento si fece remissivo dentro di me sentivo solo che desideravo che quello sguardo deluso si tramutasse in uno sguardo fiero, desideravo vedere il suo volto felice mentre pensavo ciò senza rendermene conto mi abbracciai a lei, la sua pelle era liscia il suo corpo cosi morbido, un calore mi pervase il corpo appoggiai la testa al suo petto come una bimba fa con la madre, appoggiandomi a lei sentii il suo respiro bloccarsi per qualche secondo per poi ricominciare più veloce, il suo cuore pulsava nel mio orecchio, batteva forte era un rumore rassicurante il suo odore di rosa dato dal bagnoschiuma usato la mattina mi riempì il naso, spinta da queste mille emozioni sentii una fitta al cuore e allo stomaco cominciò a piangere stringendomi a lei.
Balbettando per il pianto – mi scusi professoressa sono una stupida non volevo mentirgli, non avrei mai voluto deludere proprio lei, la prego mi scusi- lei che era rimasta stupefatta del mio atteggiamento, ci mise un po’ prima di reagire, infatti il suo corpo restò fermo almeno 20 secondi, poi mi mise una mano sopra i capelli accarezzandoli per rassicurarmi e mi disse con voce bassa e calma- su calmati nadine non mi hai delusa davvero, ti ho brontolata perché devi prendere seriamente la scuola e il fatto che tu mi abbia mentito non mi importa, basta che sulle cose serie tu non menta e sia sincera, su dai che ti prende? – nella sua voce c’era un leggero tono di rammarico come se si sentisse in colpa per il mio pianto, in quel momento credeva di essere stata troppo severa con me o forse già i primi sentimenti affioravano in lei, stringendomi a lei -professoressa non si preoccupi, è colpa mia non gli mentirò più lo giuro, adesso andiamo nel suo ufficio va bene – detto ciò alzai gli occhi verso i suoi lei mi guardò per un attimo spaesata, aveva paura che il suo viso trasparisse sentimenti ancora non chiari in lei, riprese un attimo il fiato guardandosi intorno per vedere se ci avevano viste, ma non c’era gente in quel punto, mi prese per la mano e mi accompagnò nel suo ufficio.
Arrivate lì si sedette poggiò la borsa al suo fianco e mi guardò facendomi segno di sedermi, poi si chinò sulla borsa e ne estrasse una bottiglietta di acqua e me la porse – su bevi cosi ti riprendi un po’ – io presi l’acqua e cominciai a bere, era fresca poi dentro di me sentii un senso di gratitudine, quella non era solo acqua, ma bensì era un dono della mia padrona il mio pensiero si bloccò su questa sensazione, ero ancora giovane e per di più non conoscevo il mondo del sesso dato che non avevo ancora baciato un ragazzo “a quel tempo li credevo tutti immaturi e stupidi che non pensavano altro che a trovare una ragazza per farci certe cose assieme” certo sapevo molte cose raccontate dalle mie amiche, le quali speravano che raccontandomi le loro esperienze fossi invogliata ad avere finalmente il ragazzo, ma non avevo mai provato per nessun ragazzo un sentimento cosi forte, inutile dire che questo sentimento mi spaventava e mi rendeva triste poiché sapevo che lei era irraggiungibile, ma adesso volevo solo rendermi utile e bella sbocciando come una rosa davanti a lei, il mio unico desiderio era solo che lei mi guardasse con amore, mentre pensai ciò mi presi per matta, cosa voleva dire sentirsi utile e bella? perché volevo essere cosi ? lei fermò questi miei pensieri schiarendosi la voce per attirare la mia attenzione – nadine che ti è successo che hai reagito in quel modo- a quella domanda mi strinsi portando le mani fra le mie ginocchia e guardando in basso – non lo so ho sentito dentro di me come se la avessi delusa in qualche modo e ho sentito come un nodo al cuore e – mi fermai imbarazzata senza neanche capire perché avevo detto tutto ciò, lei mi guardò sempre con aria incuriosita e interrogativa cercando di capire il mio comportamento – ma nadine non mi hai delusa sei sempre stata brava, certo ti devo punire a volte per delle tue mancanze ma ti assicuro che sei una fra le mie migliori alunne sul serio – a quella frase sentii il mio cuore accelerare ero felicissima quelle parole di conforto dette da lei mi avevano colpita, mi avevano rassicurata, dentro di me il solo pensiero di non averla delusa di essere una brava alunna mi portò a una felicità tale che avrei voluto scoppiare a piangere dalla gioia ma contenendomi un po’ – allora professoressa non mi vede come una ragazza cattiva?- lei sorridendomi – no nadine certo che no anzi, oggi ho visto un lato del tuo carattere che non avevo mai visto, se devo essere sincera ti trovo molto dolce forse anche un po’ troppo, ricordati che il mondo intorno a te e duro e devi essere sempre te stessa ma mai farti vedere fragile perché senno esso ti schiaccerà senza pietà- io annuii e aggiunsi – si prof lo so, ma io sono cosi non so trattenere i miei sentimenti e il mio carattere, piango sempre, mi fido troppo delle persone e spesso resto delusa da molte di esse ma non voglio cambiare, se il mondo proverà a schiacciarmi vorrà dire che lo avrà fatto mentre ero veramente me stessa e non mentre ero una maschera di me – lei rimase colpita dalla mia risposta e anche se non lo diede a vedere i suoi occhi diventarono lucidi ( infatti dopo un po’ di tempo venni a sapere che in quel periodo era stata lasciata dal suo fidanzato che la aveva tradita con una sua amica, e che a lavoro era rispettata grazie alla sua linea di condotta ma essa era derivata solo dalla maschera che lei metteva per non sembrare la solita professoressa giovane che e lì solo grazie al suo aspetto e non per la sua bravura ) lei guardandomi – forse a volte sono io che dovrei imparare da te nadine – io la guardandola – no prof ma che dice? lei è bravissima, io non potrei insegnarli niente neanche volendo – lei si limitò ad allungare la mano per riprendersi la sua acqua.
Poggiando la bottiglia e schiarendosi la voce – bene nadine abbiamo poco tempo solo 45 minuti prima che io debba essere in un aula, quindi adesso spogliati e stenditi sulle mie ginocchia ( nelle ultime punizioni aveva come abitudine farmi spogliare completamente, per me era molto imbarazzante farmi vedere nuda da lei, la prima volta ricordo che ricevetti ben 50 colpi di righello aggiuntivi prima di spogliarmi completamente ) mi iniziai a spogliare piano e poggiai tutto sulla sedia poi mi diressi verso di lei e mi chinai sulle sue ginocchia, passò qualche secondo poi ciaff il colpo era stato forte, ma sentivo nei suoi colpi meno convinzione del solito a quel punto dalla mia bocca usci una frase che dopo averla detta non ci credei nemmeno io – la prego non si lasci impietosire da me quando le merito desidero solo che lei mi punisca come si deve senza premure – lei allora prese fiato e ciac adesso il colpo era forte, sentii un forte bruciore, il mio corpo andò in avanti le mie braccia si irrigidirono puntandosi al suolo e facendomi tirare su per un breve secondo la mia bocca si inarco lasciando uscire un piccolo aah di stupore e dolore poi con voce bassa – 1 grazie professoressa – e ciaff il secondo accompagnato dal mio -2 grazie professoressa – il dolore che provavo era la prova che stava punendomi seriamente senza premure, inconsciamente ero grata di quel fatto ero contenta che la mia padrona mi punisse come meritavo.
Arrivò fino a 25 poi si fermò dandomi un colpetto sula schiena –bene nadine alzati – mi alzai sapevo di non potermi strusciare i glutei doloranti mi avvicinai verso l’angolo della stanza come mi era stato insegnato, lei andò nel suo armadietto e ne estrasse un righello di legno,e un cavo elettrico bianco li poggiò sulla cattedra poi avvicinandosi a me- bene nadine posizionati mani sulla sedia avanti- detto ciò mise la sedia in posizione e aspettò, girandomi vidi il cavo bianco lungo circa 120 cm e guardai la prof, lei spazientita mi prese per un braccio e mi trascinò alla sedia – si nadine oggi assaggerai il cavo sarà come una piccola frusta e ti farà male ma servirà per raddrizzarti per bene e oggi non colpirò solo il tuo bel culetto, ma anche la tua schiena e il tuo seno – io sbiancai impaurita cominciai a balbettare – la prego sul seno no mi farà malissimo- lei prendendo il righello – stai zitta e in posizione avanti, hai detto te che non devo essere indulgente no? e marinare la scuola e mentirmi prendendomi in giro, sperando che io sia cosi scema da credere a certe cose è una cosa molto brutta e da punire severamente, oggi sarò molto dura con te proprio perché ho capito quanto ci tieni a me e quindi voglio farti capire che certi atteggiamenti non li tollero- io annuii restando in posizione poi avendo paura della risposta – ma se mi farà cosi male da farmi urlare cosa succederà- lei mi guardo severa – vorrà dire che qualcuno verrà a conoscenza delle tue punizioni e ricordati che sarà imbarazzante solo per te, dato che ho la tua registrazione dove dici che hai accettato di tua volontà di essere punita – io annuii spaventata pensando se sarei mai riuscita a trattenermi sotto i colpi del cavo.
Il primo attrezzo fu il righello di legno lo prese dalla cattedra e mi guardò – bene nadine riceverai 30 colpi non tanto forti dato quello che ti aspetta dopo sei pronta?- io annui con la testa lei a quel punto mi diede un forte colpo con il righello e mi fissò, io andai in avanti per il colpo e poi cercando di non piangere ulteriormente – si professoressa sono pronta – bene allora iniziamo contali e ringrazia come sempre – .
Detto ciò arrivò il primo colpo che mi colpi il centro del sedere, strinsi i pugni al bordo della sedia il mio sedere si irrigidì istintivamente, un calore intenso si sprigionò sul punto colpito, poi con voce singhiozzante – 1 grazie professoressa- e ciack subito il secondo colpo e cosi via, alcune volte andava più veloce cosi che io non riuscivo a dire il numero e ringraziarla e quindi lei non sentendomi contare e ringraziare mi dava di nuovo un colpo, facendomi ripartire dal colpo che doveva essere prima, in tutto ne contai trenta ma i colpi erano stati almeno trentasette appena finii un brivido mi scosse, sapevo cosa mi toccava adesso e ne avevo paura.
Ripose con calma il righello mi diede una carezza dicendomi – brava sei stata buona e non ti sei ne lamentata ne scansata – il dolore che avevo provato fino ad allora scomparve dai miei pensieri per fare posto ad una forte sensazione di amore e di felicità per le parole appena sentite, la prima cosa che pensai fu mi ha lodata, la mia padrona e contenta di me, si perché lei era la mia padrona e io la sua dolce schiavetta da plasmare ed educare, una schiavetta pronta a subire tutto ciò che la sua padrona riteneva giusto per lei, una schiavetta che viveva per le parole di conforto e i complimenti ricevuti durante e dopo la punizione.
In quel momento il mio corpo si mosse da solo, la guardai dolcemente e mi avvicinai a lei, credendo che avessi bisogno di un abbraccio di conforto mi strinse a sé, io alzai il viso e portando le mie mani al suo, cingendolo come si farebbe col bocciolo di una rosa la baciai, i suoi occhi si sbarrarono di sorpresa per quel gesto inaspettato, la baciai cercando di trasmettergli tutto l’amore che provavo per lei, per qualche secondo non si scostò ma neanche contraccambiò il bacio poi mi prese per le spalle scostandomi da lei.
Guardandomi con un espressione mista fra, arrabbiata, imbarazzata e perplessa – ma che fai sei matta?- io riprendendomi tornai subito al gesto che avevo appena compiuto, per di più era il mio primo bacio, la guardai imbarazzatissima e triste perché in un certo senso mi aveva respinta, poi abbassando lo sguardo – mi scusi professoressa non volevo e che ho come sentito dentro di me la voglia di baciarla e – smisi di parlare poi decisi di dire la verità cosi parlando velocemente – non è vero professoressa io volevo baciarla perché la amo ma – abbassai lo sguardo e delle lacrime mi scesero dagli occhi – dovevo aspettarmi che per lei non sono altro che una ragazzina alla quale insegnare l’educazione, diversa dalle altre alunne solo perché vengo punita – lei mi guardò vedendo il mio volto triste mi fece una carezza tirandomi su il viso , con il pollice mi asciugò le lacrime guardandomi con un espressione dolce – nadine lo sai che non è vero, per me sei come la mia sorellina non sei come le altre ragazze, provo molto affetto per te ed è per questo che quando sbagli ti punisco, in più sono orgogliosa di te per come sei però nadine non potremo mai essere più di questo, mi dispiace con questo non voglio dirti che sei brutta oppure altro anzi sei molto bella e molto dolce come ti ho detto prima forse anche troppo dolce, però io sono una professoressa e una ragazza e te sei una alunna e anche te una ragazza capisci che e sbagliato no?- il mio cuore si spezzo in trecento pezzi il mio sguardo mentre diceva quelle cose era come perso nel vuoto la mia mente vuota l’unica cosa che sentivo era un forte dolore e una voglia di mettermi a urlare, ma non ebbi la forza di urlare quindi nascondendo i miei sentimenti con un filo di voce – si professoressa lo capisco però io la amo come non ho mai amato, lo so che lei e una ragazza ma si può dire che io amo la sua persona, poi che lei sia un ragazzo o una ragazza a me non importa quindi la prego non dico di amarmi a non rifiuti il mio amore – lei guardandomi sempre con uno sguardo triste e dolce nello stesso tempo scosto gli occhi sulla destra come si fa mentre si pensa, poi prese fiato e girandosi con un espressione timida la quale io non avrei nemmeno mai creduto possibile – nadine a dire la verità anche io provo qualcosa per te però non possiamo, quindi non obbligarmi a punirti per farti smettere con questi pensieri – la guardai e abbassai lo sguardo – la prego mi permetta almeno un bacio poi giuro che non gli chiederò più niente – chiaramente era falso ormai mi ero fatta avanti e capivo che anche lei provava qualcosa per me, capii fin da subito il perché del suo rifiuto ma il mio primo amore non me lo sarei lasciata sfuggire, lei mi guardo tornando all’espressione seria di prima – bene nadine ti darò questo bacio ma ricordati che dopo subirai una dura punizione per quello che hai fatto – io annuii poi mi avvicinai.
Il suo bellissimo viso era vicino a me potevo sentire i suoi vari profumi il profumo dello shampoo, il profumo del suo respiro, quello dei trucchi e del lucidalabbra i suoi occhi erano semichiusi, la sua bocca era leggermente dischiusa, il suo viso si inclinò verso destra, i suoi dolci capelli seguirono il movimento scendendo verso destra, la sua mano destra sulla mia guancia e l’altra si stava appena facendo spazio fra i miei capelli, finalmente sentii la sue calde labbra poggiarsi timidamente sulle mie, la mano che si faceva spazio fra i miei capelli ebbe un sussulto, probabilmente stava pensando che era sbagliato ciò che stava facendo, ma sapeva di volerlo anche se non lo voleva ammettere, la mia lingua si fece spazio andando a cercare e trovare la sua, al contatto di esse la presa delle nostre mani si fece più sicura, le nostre labbra e le nostre lingue si muovevano all’unisono in una dolce danza, il nostro respiro si fece più dolce e passionale allo stesso momento, lo spazio intorno a noi svanì come per magia, nessun rumore, nessun oggetto, solo noi due, i nostri corpi si strinsero quasi inconsapevolmente il mio seno nudo sfiorò il suo coperto dai vestiti, la mia mano si fece più audace andando a toccare parti proibite ma cosi attraenti che come il canto delle sirene ti attirano a sé potevo sentire tramite quel bacio il suo amore il tutto durò 5 minuti, 5 minuti che non scorderò mai, scostai lei mie labbra dalle sue sussurrando – lei mi potrà punire quanto vuole ma mi ama – lei scosse la testa come per riprendersi poi alzando la voce come per ristabilire un certo timore in me – stai zitta lo ho fatto perché ti avevo visto triste, ma adesso vedrai come ti faccio passare la voglia di insinuare strane cose, mettiti mani sulla testa avanti e se ti scanserai saranno 10 colpi in più ogni volta – il suo volto era severo dentro di me sapevo che la dura punizione che avrei ricevuto da lì a poco non sarebbe stata altro che la sua voglia di auto convincersi di non amarmi, mi misi in posizione già sapendo dentro di me che quella punizione non la avrei scordata tanto facilmente.
Prese il cavo bianco e lo piego in due poi andò da prima dietro di me,diede due sferzate in aria il sibilo di quel cavo era pauroso rabbrividii al punto che mi venne la pelle d’oca, lei senza dire nulla diede il primo colpo era fortissimo mi piegai in terra dal dolore mordendo la mia mano per non urlare, lei lasciò a terra il cavo mi girò guardandomi preoccupata il mio respiro si era quasi bloccato per il colpo ricevuto mi guardò – nadine come stai scusami non volevo essere cosi severa non credevo facesse così male, è la prima volta che lo uso – io cercando di strusciare le mani alla parte colpita ripresi un attimo il fiato guardandola sorrisi –non si preoccupi lo ho visto dai suoi occhi che non voleva continui pure- lei annuii poi aggiunse – e non parlarmi come se fossimo amiche ricordati che sei qui per essere punita e non per corteggiarmi capito? continua cosi e i restanti colpi saranno come quello di prima – io capendo che stava dicendo sul serio mi limitai a rimettermi in posizione, lei diede prima due o tre colpi al muro per testare la potenza poi si riavvicinò – nadine i colpi non saranno come quello di prima ma ti faranno lo stesso molto male quindi preparati – col mio cuore in gola risposi con un filo di voce – si professoressa – lei alzò il braccio e ciack mi colpi sul lato del corpo lasciandomi una striscia rossa, sia su un pezzo della schiena che sotto il seno, cominciai a piangere più per la paura che per il dolore, sapevo che da li in poi i colpi avrebbero avuto quella forza lei sorrise – bene piangi già vedrai quando avrò finito- cominciò a colpirmi la schiena lasciandomi ogni volta segni rossi sulla mia dolce pelle bianca, me ne diede una ventina poi si fermò accarezzandomi la schiena – bene nadine adesso tocca ai seni – io la guardai – ma professoressa perché – lei con sguardo severo e con un tono che non ammette repliche – per avermi corteggiata ti punirò i seni in maniera che non succeda mai più una cosa simile – io abbassai la testa in segno di resa, poi tirando i miei lunghi capelli indietro porsi il seno piegando leggermente la schiena e misi di nuovo le mani sopra la testa, lei andò davanti a me poi guardandomi i seni che da li a poco avrebbe colpito – bene adesso contali se non li conterai il colpo non verrà considerato e come prima ricomincerai dal colpo che eri rimasta chiaro? – io annui lei sorrise alzando il braccio.
Vidi abbassarsi il braccio seguito dal sibilo del cavo che fendeva l’aria poi lo schiocco sul mio seno, mi si piegarono le ginocchia istintivamente cercai la posizione fetale per proteggermi ma lei fissandomi con severità mi fece ricordare ciò che mi aveva detto prima cioè che, se mi fossi scansata o altro sarebbero stati altri dieci colpi supplementari quindi ritornai subito in posizione, mi guardai il seno e vidi due piccole strisce rosse su di esso poi guardai la prof – che fai vuoi vedere i segni della tua punizione vieni vieni- mi accompagnò davanti l’armadietto e lo aprì, dentro di esso c’era uno specchio della grandezza dello sportello, vidi la mia schiena e i miei fianchi attraversati da righe rigonfie rosse e alcune leggermente bluastre, tre o quattro di esse spillavano piccole gocce di sangue simili a piccoli petali senza dire niente mi rimisi in posizione lei andando davanti a me continuo a colpirmi, furono 15 colpi sul mio seno.
Spesso l’estremità del cavo colpiva la mia pancia lasciando vivi segni anche su di essa, ogni colpo lasciava due piccole strisce che da prima erano rosse, poi diventavano bluastre accompagnavo ogni colpo contando con voce disperata e implorante.
Posò il cavo sula cattedra poi si sedette e fece cenno a me di fare lo stesso, lo feci il dolore del sedere dal male che provavo non lo sentivo nemmeno, lei mi guardò dall’alto in basso io ero testa china in silenzio e piangevo giocherellando con i miei pollici nervosamente, si schiarì la voce – bene oggi e stata una punizione molto dura per te ma lo doveva essere ne sei cosciente di questo vero?- io mi limitai ad annuire lei sorrise – quindi sai che come ultimamente e abitudine fare dopo la punizione c’è l’umiliazione per te in segno di rispetto , in questi mesi ne hai provate alcune quale stare nuda davanti alla finestra pulire i bagni leccare i miei piedi e infine dare una leccata per terra dove io poggiavo la mia pianta del piede – si fermò per farmi rispondere io imbarazzata – si professoressa e così- lei sorrise –oggi vorrei trovarne una particolarmente severa, avevo pensato di farmi leccare il sedere, ma dato i tuoi sentimenti non sarebbe una punizione, quindi io oggi pomeriggio ti voglio qua alle tre quando non ci sarà nessuno, cosi saremo libere di fare ciò che si vuole capito? – io annuii terrorizzata e poi andai nell’angolo in posizione lei guardando l’ora -non c’è bisogno oggi di stare nell’angolo, vestiti e fila in classe detto ciò io presi i vestiti e me li misi di corsa, poi la guardai e abbassando il viso – professoressa lei mi ha detto di non trattarla come una amica e io non lo farò però non può chiedermi di non provare ciò che provo se lo ricordi – lei guardandomi – non ti preoccupare farò in modo che questi tuoi sentimenti non siano più tali – io la guardai e corsi via.
Quel giorno non andai a scuola ma andai nella pineta accanto ad essa pensavo a tutto ciò che era successo, ero arrabbiata dentro di me, più che per il rifiuto, ero arrabbiata perché continuava a negare i suoi sentimenti ormai a me evidenti come la luce del sole, pensando ciò mi addormentai sdraiata sotto all’albero, ( ripensandoci adesso sono stata un incosciente ad addormentarmi lì, con addosso una maglina nera dalla quale trasparivano i miei capezzoli al contatto della stoffa senza il reggiseno a coprirli ).

Alle tre in punto bussai alla sua porta sentii la sua voce – vieni nadine – aprii e entrai era seduta che stava dando un ultima occhiata al registro delle sue classi, chiuse il registro e si alzò – bene nadine hai visto qualcuno nella scuola?- io scossi la testa lei sorrise – allora seguimi forza ,io andai dietro di lei dopo breve si arrivò ai bagni dei maschietti, lei guardandomi si mise di lato alla porta e mi fece cenno di entrare, io entrai credendo che mi avrebbe fatto pulire i bagni, lei entrò subito dopo di me, l’ambiente puzzava abbastanza infatti i bidelli non avevano ancora fatto i turni di pulizia, lei mi guardò e mi indico uno di quei bagni al muro dove fanno la pipi in piedi – perché devo andare lì?- lei con tono duro – vai lì e senza tante storie forza, muoviti che non voglio perdere tempo- io ci andai lei mettendomi una mano sulla spalla mi fece inginocchiare – bene nadine se non mi dici che stamattina era solo una sbandata e che non succederà mai più dovrai leccare bagno per bagno- mi venne quasi da rigettare solo all’idea, ma non potevo dire quella frase poi sapevo che questa umiliazione estrema non era altro che un tentativo estremo per farmi desistere, ma decisi che se la mia padroncina voleva che facessi quella cosa schifosa la dovevo fare quindi abbassando lo sguardo gli diedi per la prima volta del tu – erika puoi dirmi di fare tutto ciò che vuoi ma i miei sentimenti verso di te non cambieranno mai, ti amo e leccare questi bagni schifosi non cambierà tutto ciò, ma se vuoi infliggermi lo stesso questa umiliazione accetterò ma credo che farebbe più male a te che a me- lei capii che avevo capito che bleffava quindi mi fece rialzare abbracciandomi, mi guardò negli occhi con un espressione dolce accarezzandomi – non te lo avrei mai fatto fare come facevi a saperlo? Io ti amo nadine e da stamani che ci penso però c’è la differenza di età anche se non tantissima, poi io sono una ragazza, per non parlare del fatto che se si sapesse una cosa del genere sarei subito licenziata, ma sento dentro di me di voler vivere questo amore ma mi serve tempo piccola per accettare questi miei sentimenti e superare le mie paure, poi anche dopo aver fatto ciò per i tuoi restanti anni di scuola dovrai fare in modo di tenere segreta la nostra relazione- i miei occhi si bagnarono di lacrime però questa volta erano lacrime di gioia mi strinsi a lei dolcemente – ti amo mia dolce amorina- lei sorrise al nomignolo da me dato, io la guardai leggermente imbarazzata lei scosse la testa come dire di non preoccuparmi, io allora sollevandomi leggermente per raggiungere le sue labbra la baciai, subito dopo mi guardò incuriosita – ma davvero lo avresti fatto? – io mi chinai e leccai il bordo del bagno dove era sporco di alcune gocce di urina guardandola, il sapore era aspro e salato –per te farei qualsiasi cosa perché oltre che amore sento di essere quasi come una schiavetta davanti a te, il mio cuore ti ha scelta come mia amante e come mia padrona – lei rise – ma dai allora mi hai sempre vista come una di quelle dominatrici in pelle e con la frusta in mano – io risi e lei con me scossi la testa – io non ho mai sottovalutato la serietà delle tue punizioni e da esse ho preso la forza di migliorarmi, ma da oggi in poi se vuoi alcune volte ci potremmo incontrare per fare certe cose anche senza che io sia stata birichina- mentre lo dicevo arrossii non credendo a ciò che avevo appena detto lei accarezzandomi la guancia – come vuoi mia piccola – dopo quel gesto dolce andammo nel suo ufficio.
Arrivate li lei si tolse le scarpe alla porta camminando sinuosamente come un felino fino alla scrivania, io mettendomi a 4 zampe come una cagnetta leccai dove aveva poggiato i piedi la mia amata padroncina fino ad arrivare alla scrivania, lei mi porse i suoi piedi sudati dalla mattinata e sporchi per la piccola camminata scalza appena fatta, senza dire nulla iniziai a leccarli il loro sapore salato e polveroso la polvere seccava la mia saliva, lasciandomi una sensazione di asciutto sulla lingua, per me era buonissimo perché era il sapore dei piedini della mia dea quando finii di pulirli mi alzai, lei mi sorrise avvicinandosi fece per baciarmi ma gli feci notare che la mia lingua era ancora sporca per la leccata dei suoi piedi ( infatti come saprà chi ha provato la sottomissione di leccare i piedi sporchi della padrona finché non bevi e fai in modo di pulirla essa ti resta leggermente nera ) lei mi diede la sua bottiglietta d’acqua e un fazzolettino, lo bagnai e lo passai sulle labbra levando le sbavature nere delle sporco, poi bevvi l’acqua sciacquandomi la bocca e finalmente la potei baciare, ci salutammo e mentre correvo mi girai – mi raccomando amorina fai che le punizioni che dovrò subire non siano meno dure solo perché adesso siamo amanti – lei scosse la testa ridendo e chiuse la porta dello studio.

Dentro questo racconto c’è la storia di come è cominciato il mio primo amore, il mio primo amore che ancora vive felice e ardente nel mio cuore come allora se non ancora più forte, spero con questo racconto di non aver annoiato nessuno e che ne siate felici, purtroppo io non sono una vera slave perché la mia padroncina e buona e dolce con me, comunque il mio carattere dolce mi porterebbe a cercare di più che le frustate e le altra varie umiliazioni, quindi non posso dire di essere una pura slave trattata come una cagnetta e usata a piacimento dal padrone/a come esso meglio crede, però sono contenta di ciò che sto vivendo con lei, vi auguro a tutti di trovare l’amore puro e bellissimo come lo ho trovato io.