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Lost in Punishment, parte 10

13 Ottobre 2010

Si avvicina la fine per la meravigliosa saga di Arkano: siamo infatti arrivati al penultimo episodio. Buona lettura a tutti!

 

LOST IN PUNISHMENT

 

 

PART 10

 

IL SEGRETO DEL MATCH

 

Non so perchè ma i miei occhi sono fissi sui piedi della teutonica che precede tutti lungo il corridoio.

Calzano delle scarpe scure con dei tacchi smisurati di quelli che trasformano le palline di un’uomo in olive per il martini. E sono questi a scandire sulle mattonelle del pavimento i rintocchi del nostro destino.

Nel mio mestiere quando si entra in una stanza scortati da uomini armati e la donna che vi ha condotti lì prende il suo posto dietro una scrivania, le cose non possono finire bene.

Pensavo che fosse l’assistente sexy di qualche vecchio ingobbito con l’accento italo americano, oppure di un perverso inglese dal monocolo lucido e i baffetti tesi come stecche di biliardo. Invece è lei il capo del MATCH. E’ lei la preside.

Non ci possono essere dubbi dalla revernza e paura che si respira nella stanza. I suoi uomini neanche sfidano il suo sguardo, tacciono mentre le canne dei loro fucili sono puntate su di noi come i flash dei paparazzi su qualche divo da scandalo.

-Quindi lei è il capo?- dico cercando di uscire dall’impasse che ci è calata addosso.

-Si. Stupito di scoprire che chi tira i fili sia una donna.

Io ho fondato il Match – l’orgoglio imporpora la sua voce – e per quanto possa sembrare folle non facciamo niente di illegale. Anche perché le persone presenti qui e tutte le altre che vorranno usufruire dei nostri servizi sono assolutamente consapevoli di volerlo fare. Non obblighiamo nessuno.

Margareth si alza di scatto e la gonna svolazza rivelando l’assenza di mutandine.

-Cosa sta dicendo. Ci ha fatto rapire , ci ha strappato alle nostre famiglie, alla nostra vita per farci diventare i giocattoli sessuali di pazzi maniaci e frustrati. Se questo non è obbligare?

-Tutto vero salvo per un piccolo dettaglio, voi avete voluto proprio questo. Ci sono dei regolari contratti di servizio che lo provano.

E’ come se la temperatura fosse scesa di colpo, almeno dieci gradi sotto lo zero. Un freddo che blocca, che non lascia scampo e ti fa sperare di morire in fretta.

Margareth cerca di mantenere le redini delle sue poche certezze.

-Io non mi ricordo la sua faccia, io non ho firmato un bel niente e tanto meno un contratto per diventare vittima in una roulotte, per essere frustata a sangue e picchiata da un professore sadico…-

-E’ normale che non vi ricordiate di averli stipulati, in quel caso cadrebbe la finzione che voi avete voluto e se c’è una cosa che sappiamo fare qui nel New Mexico è tenere segrete le cose.

Siete stati ipnotizzati ma mi basterà dire una parola e ricorderete tutto.

Certezze imbzzarite che adesso più che mai sono sul punto di buttarlà giù dalla sella.

Guardo le facce di tutti i presenti, ho un po’ di dimestichezza con gli sguardi, con le espressioni. Non sono una macchina della verità ma un po’ la so fiutare. E vi posso dire che la tedesca non sta mentendo.

Ma se se le vittime sono in realtà i clienti del Match chi è stato ucciso alla roulotte e cosa ci faccio io in questo gioco di specchi?

-La verità signor Savage – la sua voce ha un che di ammaliante, da sirena ma non devo farmi abbindolare dalle sue parole – sta nella parola MATCH. Un Match è un incontro e un incontro è fatto da due elementi. Ci veda come una sofisticata aggenzia di dateline, una che può far incontrare le persone e far vivere loro desideri inconfessabili, quando questi sono reciproci.

Era così semplice? Non c’era nessun intrigo, nessuna corporazione segreta? Margareth adesso si guarda le mani come se non le riconoscesse e di certo tra le dita le redini non ci sono più.

Non può credere di essere stata lei a cercare un uomo che riempisse la sua vita di punizioni. Anche Lila stenta ad immaginarsi alla ricerca di qualcuno come il nerd.

E non ricorda nemmeno di aver avuto la fantasia di farsi punire e Lila ricorda in modo vivido, come se scorressero su uno schermo davanti a lei, tutti i suoi sogni e tra questi quelli che non abbandonano mai la sua memoria sono quelli bagnati di piacere.

-Abbiamo registrato i vostri colloqui preliminari, li facciamo sempre per analizzare i soggetti e soddisfare al meglio le loro richieste.

Le parole della teutonica continuano a mettermi dentro al gruppo di clienti ma io non li ho contattati e perché avrei dovuto farlo?

-Il perché se lo ricorderà una volta che avrò spezzato lo stato di ipnosi. Temo che si sentisse inadatto come detective che volesse qualcuno nella sua vita da salvare… volesse essere l’eroe. In effetti se la richiesta non fosse stata fatta da una persona influente non avremmo potuto accontentarla… non è certo il nostro campo quello dei film d’azione.- la sua voce sembra trascinarmi indietro ad immagini del passato è come se mi guidasse fuori da un tunnel buio, nella luce, ma è abbagliante e non vedo niente. – Abbiamo integrato il suo desiderio con quello delle due ragazze sapendo che potevano corrispondere a tipologie di donne che le sarebbe piaciuto salvare.

Spero che sia tutto chiaro e quello che ancora vi sfugge vi sarà chiarito grazie alle registrazioni e ai contratti. Ora vi lascio scegliere se continuare il gioco, dimenticando quanto vi ho detto, oppure se interromperlo.

Margareth grida.

-Dov’è mio padre? Come potete dire che sia stata io a volere tutto questo.

-Suo padre è al pentagono. E’ vero che è dell’esercito ed è stato lui a vendermi questa base. Io e suo padre ci conosciamo bene. Non poteva darle ciò che chiedeva perché era sempre assente troppo anche per punirla come voleva e così eccola qui a vivere una vita dove ogni uomo, sempre lo stesso, una figura paterna modellata sulle sue esigenze, la castiga. Un uomo che ha sempre desiderato una ragazza da punire in ogni occasione. il suo Match perfetto.

Margareth accetta la verità, adesso la sente dentro di se. Era come se il suo cuore avesse smesso di battere per qualche istante per poi riprendere.

-Accetto di continuare.- dice e la mano cerca il conforto della sua patatina calda e umida.

Tocca a Lila sentire quello che aveva cercato di nascondere anche a se stessa.

-Tu Lila hai sempre voluto essere posseduta, umiliata torturata da uno dei ragazzi sfigati che ti guardano in rete che coprono di sperma la tastiera eccitandosi con il tuo corpo. In più volevi che fosse il più possibile squallido e sporco, come a volerti mortificare per una vita consacrata alla bellezza e al falso.

Anche Lila annuisce e la tedesca continua – Il tuo Match come quello di Margareth era la persona più adatta a completare il tuo desiderio.

-Ma l’avete ucciso?-

-Pallottole a salve, è vivo e vegeto e magari meno ossessionato da te, anzi qualcosa mi dice che dopo averti vista, toccata,etc per parecchio tempo il tuo corpo possa perfino dargli la nausea. Era semplicemente scaduto il suo contratto.

Lila però ricorda le parole del nerd, è stato il primo a nominare il Match, ma se era anche lui sotto ipnosi come faceva a conoscere quelle cose, a non averle chiuse nello stesso cassetto come loro tre.

-L’abbiamo fatto sapendo che presto avresti interagito con Savage. Volevamo darvi qualche indizio per proseguire la trama.

Lila ha lo stesso sguardo di Margareth e anche lei accetta, con un filo di voce, di continuare il gioco. Ma prima c’è una cosa che vuole sapere.

-Mi avete drogata? Dato qualcosa per rendermi in un certo senso dipendente dai castighi. Mi sono sentita così dopo non essere stata punita per qualche tempo, prima dell’arrivo del detective…

-Tu avevi paura di essere punita, del dolore. Non bastava la costrizione, il tuo corpo rigettava la cosa. Abbiamo avuto bisogno di un aiutino. Una droga come la chiami tu abbastanza innocua. Ti sei mai chiesta il perché del pompino tutte le sere? Era una fantasia del tuo match ma era anche il modo, tramite la cappella del suo pistolino, di inocularti la droga.

Ecco spiegato il saporaccio che sentiva ad ogni risveglio e la voglia di sputarlo fuori.

La tedesca la guarda e nota che si sente un po’ sporca come le prime volte che nella roulotte lo socchiava mentre il nerd le rigava le cosce con il cane.

La rassicura.

-Presto arriverà un nuovo Match per te e non dovrai condividere quello di Margareth. Riprenderà il suo posto una volta uscito dall’infermeria. Purtroppo il nostro Savage ci è andato un po’ pesante. E non solo con lui ma anche con uno dei miei uomini.

Sento un borbottio alle mie spalle, mi giro e il tizio con l’occhio nero, lo zigomo gonfio e una smorfia di odio è lo stesso che ho steso al negozio. Mi guarda come volesse vendicarsi per aver usato il suo pistolino come pennello. Lo sfido per qualche secondo tenendo lo sguardo nel suo e poi mi giro deciso a tenere ancora un po’ la parte che qualcuno, o forse sono stato io a farlo, mi ha cucito addosso.

-Il vostro gioco non ha funzionato con me sono uscito dal copione che mi avevate preparato.- dico in realtà con poca convinzione e con la dannata sensazione di essere stato manipolato per benino, più delle ragazze.

Mi chiedo se continuerò o se tornerò a fare quello che facevo nel mondo reale.

La tedesca aspetta la mia risposta, anche Lila e Margareth mi fissano non riuscendo a capire quale sarà e non potrebbe essere altrimenti visto che non la so nemmeno io.

 

Continua…

Racconti di sculacciata: Lost in Punishment, parte 9

6 Ottobre 2010

La saga del mitico Arkano si avvia ormai a conclusione: eccovi la nona parte.

LOST IN PUNISHMENT

 

PART 9

 

DAL PRESIDE

 

Lila non può credere ai suoi occhi.

Lei è nuda, in piedi, con le braccia lungo i fianchi, pronta ad una nuova posizione, ad un nuovo strumento (questa volta tocca al cane) e al caro vecchio dolore.

Margareth si sta masturbando nascosta dal banco.

Lo sa perché la faccia, l’espressione liquida è simile alla sua quando si infila due dita nella passera o qualche dildo di quelli belli grossi che la aprono ben bene.

Pensava che avere qualcuno con cui condividere quella tortura fosse un bene, e invece scopre che Margareth vede in lei solo un mezzo per raggiungere un bell’orgasmo.

Ma insieme alla sensazione di sentirsi tradita c’è quella di volere altre punizioni come se il fuoco dei castighi bruciasse inesauribile dentro di lei.

Devono averle dato qualche droga. Il suo sedere sembra la faccia di un pugile all’ultima ripresa, vicino al ko eppure anela il cuoio o il bambù sulla sua pelle.

Margareth è vicina al punto di non ritorno, all’esplosione del big bang del piacere. I suoi occhi sono solo per la vagina perfetta di Lila.

Adora quella striscia verticale. Il modo in cui è socchiusa, sembra lo spiraglio di una porta su un mondo fantastico.

E le dita continuano a fremere oltre la soglia del suo piacere.

L’ordine del prof è accompagnato da un leggero tocco di bambù sulle terga livide.

-Piegati, mani a stringere le caviglie. Voglio che guardi negli occhi Margareth. Non osare muovere un muscolo. Mantieni la posizione o sarà peggio per te.

Alza il cane e lo sta per abbattere, quando la porta della classe si apre di colpo. Tutti pensano al vento perché non c’è nessuno dietro di essa.

Il prof va a chiuderla e qualcosa affonda nel suo stomaco, un pugno seguito da uppercut che manda in orbita due suoi denti, lo piega all’indietro e lo spedisce contro il bordo della cattedra spezzandogli il respiro.

Prima di perdere i sensi le dita cercano di stringersi al cane come non volesse mollare lo scettro del suo potere.

Lila grida.

-Sono i killer invisibili, sono qui per ucciderci. – prova a scappare ma una mano che non c’è la sculaccia con delicatezza e un sussurro invisibile, dice.

-Non la riconosci Lila. Sono io Randal.

Lila si gira e d’istinto si trova ad abbracciare il vuoto che però vuoto non è. Randal è un po’ imbarazzato.

-Per fortuna che i pantaloni sono spessi. Forza.- la scosta gentilmente. – vestiti e andiamocene di qui, questa volta per sempre.

Margareth si è alzata con le mutande vistosamente bagnate. Avanza stupita verso Lila e la voce. Non fa in tempo a chiedere nulla che sotto il suo sguardo incredulo compare lentamente la testa di Savage. Per qualche istante è sospesa nel vuoto, secondi che precedono l’apparire del resto del suo corpo.

Cerca di tranquillizzarla di togliere dagli occhi di lei il dubbio e la paura.

-Tu sei Margareth. Tuo padre è in pensiero per te. E’ stato lui a mandarmi qui per riportarti a casa. Sembra che dopo tanto casino alla fine ce l’abbia fatta.

Intuisce che è il detective di cui le aveva parlato Lila.

La compagna di punizione si è intanto rivestita e la raggiunge con passo deciso.

Senza preavviso le infila una mano sotto la gonna, e poi le dà un pizzicotto dove fa più male, torcendo mutandine e carne.

-Non dire niente te lo sei meritata. Mentre ero lì a soffrire la tua fica è diventata più umida del Mississipi. Il mio pizzicotto è niente rispetto a quello che ha fatto la cinghia alla mia gattina. Ti eccitavi a sentirla miagolare vero ?!!

Margareth evita lo sguardo, sa che ha ragione. Per tutta risposta si toglie le mutandine, gesto poco logico, visto quanto è striminzita la gonna e poi va dal suo aguzzino e davanti a Savage e Lila gliele fa ingoiare.

-Visto che ti piace il mio odore bastardo adesso è tutto tuo.

I tre escono nel corridoio.

Savage non ha incontrato nessuna resistenza, potrebbe essere tutta una messinscena, se non è così adesso che sta scappando con le due ragazze dovrebbe succedere qualcosa.

Ad ogni passo che li avvicina all’uscita nel silenzio carico dei loro pensieri, si chiede se quello che aveva detto Lila non fosse la drammatica realtà. Non vuole credere di essere lui stesso ad aver scelto di stare lì, di giocare al salvatore virtuale per rimediare ad una vita di detective fallito..

Il cuore gli batte più forte di come farebbe se la situazione fosse potenzialmente pericolosa, batte per la preoccupazione di essere solo una consapevole pedina. Sembra che nulla possa incrinare il sospetto che sia davvero così, sospetto che cresce dentro di lui accompagnato dal senso di colpa.

Uscire indisturbati come fanno dalla scuola non è più un sogno ma un incubo. Ma una volta fuori qui il click ripetuto di grilletti invisibili li costringe a bloccarsi e ad alzare le mani e per paradosso il detective sospira sollevato. Forse c’è ancora della realtà in quella finzione perversa.

Ma non c’è il tempo di pensarci. Tra i killer si fa largo una donna dal fisico teutonico: alta, bionda i capelli chiusi in una coda di cavallo simile alla correggia di una frusta. Indossa un tailleur grigio azzurro.

In un altra occasione Savage avrebbe detto qualche parola carina o avrebbe semplicemente sbavato. Capisce però che non c’è da scherzare con la nuova arrivata.

Anche le ragazze tacciono come fanno gli animali nella giungla alla presenza del più forte.

Gli occhi della donna sono azzurri ma non c’è nulla di angelico in loro. La voce ha un accento tedesco ed esce da labbra pitturate di nero come le porte di un inferno fetish.

-La ricreazione è finita siete tutti convocati dal preside.

 

continua…

Racconti di sculacciata: Lost in punishment, parte 2

14 Agosto 2010

 Seconda puntata del racconto del mitico Arkano. Buona lettura a tutti. Per chi l’avesse persa, la prima puntata è qui.

LOST IN PUNISHMENT  PART 2: ROULOTTE RUSSA

Quando apre gli occhi Lila spera di non sentire quel sapore in bocca. Ma come ogni mattina è lì ad accompagnarla al risveglio. Ha perso il conto di quanti giorni sono passati dalla prima volta che si è trovata a sputare in terra per liberarsi di quello schifo. Non sa quanto tempo è passato da quando la sua vita è cambiata. Prima era una modella del web e adesso è prigioniera in una roulotte con una targa russa mezza cancellata. E’ schiava di una specie di nerd sadico. Non l’ha mai visto in faccia. Ogni volta che va da lei per pretendere qualche favore sessuale disgustoso o picchiarla perchè ne ha rifiutato uno indossa un costume nero in lattice. Gli occhi sono dietro due cerniere socchiuse. L’unica parte libera dalla gomma è il suo pisellino grande come una chiavetta usb e le sue mani. Se c’è una cosa in cui è bravo, forse l’unica, è nel sculacciare. Le dà davvero forti e quelle dita che sembrerebbero in grado solo di masturbare o di premere tasti di un pc, colpiscono con cinquine davvero potenti. Si alza dal giaciglio scomodo. Un materasso e un cuscino con Hello Kitty. Lei odia Hello Kitty e se non fosse da pazzi penserebbe che dietro il suo rapimento c’è quel musino dolce. Un sorriso di gioia che nasconde un mondo d’orrore. Vorrebbe sapere perché è lì, ma ogni volta che prova a chiedere qualcosa al nerd il risultato sono 12 colpi con il cane all’altezza delle cosce. Gli ultimi stanno sbiadendo solo ora. Accende la luce dello stanzino e subito la sua immagine nuda si riflette nello specchio dal bordo dorato che è l’unico pezzo d’arredamento. Presto la porta si aprirà e arriverà il nerd per accompagnarla al bagno. Ha il tempo per guardare il suo riflesso. E la cosa che fissa di più è il suo sedere rigato dalle vergate. Quei segni che all’inizio erano il simbolo della sua condizione con il tempo hanno cominciato ad eccitarla, le piace sentire il suo corpo violato. E’ folle quello che sta pensando. Aveva letto qualcosa sulla sindrome di Norimberga secondo cui una vittima diventa dipendente dai suoi castighi. Prima era dipendente dalle suo foto, tonnellate di immagini in cui vestita significava che aveva il laccio per i capelli o una catenina in vita. Adesso non ha nemmeno quelle. La tiene sempre nuda e depilata. 24 ore su 24 anche quando escono dalla roulotte. Ma fuori a parte il catorcio russo arenato tra arbusti secchi e sterpaglia non c’è altro. Sa però che una fuga è impossibile, perché a circondare il perimetro c’è del filo spinato elettrificato. Una muraglia di metallo sfrigolante che si erge per parecchi metri come se si trovasse dentro una qualche zona militare abbandonata. Altre domande che non otterranno risposte. Il rumore dei cardini poco oliati la riporta al presente di un’altra giornata dove dovrà subire le attenzioni del suo “uomo”. Perchè ha pensato a lui in questi termini. Lui entra e nella destra tiene un cane spesso mezzo cm. Frusta l’aria con forza. Lila trema. Cos’ avrà mai combinato? Le sembrava di aver fatto un ottimo pompino della buonanotte. Ha ingoiato tutto sotto la minaccia della punizione. Se non l’avesse fatto non si sarebbe risvegliata con quel saporaccio in bocca, non avrebbe sputato per liberarsene.

-E’ il nostro ultimo giorno assieme.- dice con aria afflitta. La frusta si ferma.

-Vuol dire che mi libererai? – Lila tradisce la sua preoccupazione. Liberare è un termine così ambiguo nel campo dei rapimenti.

-Se hai paura che ti uccida, non lo farò. Sarai libera di tornare al tuo lavoro che adesso posso dirtelo ho sempre apprezzato moltissimo – continua e per la prima volta non usa voci contraffatte, ma la sua che è un po’ tremolante – Sei sempre stata nella mia top ten della masturbazione. Ultimamente prima che ti portassero qui eri un po’ scaduta, poche foto interessanti.

Lila non sa cosa dire, rimane in posizione, con le braccia lungo i fianchi, le gambe leggermente aperte, le labbra bene in fuori come fosse un giorno qualsiasi e non il suo ultimo.

-Sarò liberata ma non saprò mai chi sei, perché mi hai portata qui? Non lavori da solo. C’è un’organizzazione dietro a tutto questo – si guarda in giro in cerca di telecamere nascoste, di false pareti che però non ci sono, oppure solo solo nella sua testa che nei giorni di prigionia ha cavalcato parecchio sul terreno delle ipotesi più folli.

-Non è un reality. Non sei andata in onda a tua insaputa. Non è un modo dei siti di punirti per le tue mancanze e svogliatezze dell’ultimo periodo.

-Mi leggi nella mente? – chiede di botto Lila sempre su quell’attenti erotico che gonfia, nei limiti, l’usb che sbuca dal foro tra le gambe del nerd.

-Ho imparato a conoscerti bene. E’ un peccato che ci dobbiamo separare ma sapevo che sarebbe stata una cosa a tempo. Ho firmato un contratto e devo rispettarlo.

-Con chi? – Lila non sa trattenersi. Vuole la verità almeno uno scampolo per dare un senso alla sua prigionia.

-Puoi farmi tre domande ma te le dovrai guadagnare.

-Cosa devo fare padrone?- non c’è reverenza ma un po’ di sarcasmo.

Il tipo si avvicina e senza preavviso la fustiga sulle gambe. Il sarcasmo non gli piace. Lei si piega e trattiene un grido. Un segno rosso preciso si disegna sulla pelle come tracciato da un pennino invisibile.

-Cosa devo fare padrone? – questa volta il tono è giusto.

-Non ho molto tempo prima che vengano a prendermi. Puoi farmi le domande che hai sempre voluto pormi. Ma prima di ogni domanda un castigo, esponenziale nel numero dei colpi, nel tipo di strumento, nelle parti del corpo da colpire.

-Va bene – dice senza pensarci due volte. Non potrà essere peggio delle tantwe punizioni ricevute. E una volta l’ha fustigata sul seno e un’altra volta con lo strap in mezzo alle gambe. Lì non è piacevole ma può resistere.

-Pensa bene alle tue domande. Devono essere ben poste altrimenti tutto il tuo dolore sarà sprecato e otterrai solo un corpo ferito e la pelle che brucerà come nell’acido.

Le sue minacce le conosce bene però tra se pensa che questa volta il tono è diverso, non più crudele o sadico ma con una punta di rammarico come a dispiacersi di doverlo fare.

-La prima domanda è semplice, chi sei? Avrò il diritto di conoscere il tuo nome.

Detto questo si gira, afferra le caviglie, allarga le gambe e prepara il sedere per la punizione.

-Quanti colpi per la risposta?-

-50, la vuoi ancora, sei disposta a subire il triplo di ogni punizione sul tuo sedere delicato e nudo per sapere il mio nome. Puoi cambiare domanda se vuoi?

Lila abbassa la testa e lo vede nel ponte delle sue gambe che prepara il primo di 50 colpi. Vede le sue labbra fremere all’idea, sente le terga contrarsi e battere un po’ come i denti di una persona terrorizzata.

Cinquanta sono tanti. Troppi tutti assieme, senza sosta. Non c’è abbastanza sedere per tutti quei colpi. Non ce la farà mai. Non è ancora andata in bagno. Alza un braccio.

-Posso andare in bagno prima? L’unica volta che non l’avevo fatta è finita come ben sappiamo…-

-Vuoi ancora conoscere il mio nome? 50 colpi senza andare in bagno. 50 colpi adesso.

-Credo che passerò alla domanda di riserva.- dice e sospira. Ha avuto paura. Ne aveva il diritto. La verità è sempre qualcosa che si conquista a fatica, soffrendo, ma non così tanto.

-Posso andare in bagno?- richiede come la scolaretta che non ce la fa più.

-Prima la domanda?

Una semplice. La prima che le è venuta in mente quando si è trovata nella roulotte, quando è uscita e ha smarrito lo sguardo nel nulla assolato che le si parava davanti.

-Dove siamo?

-Te lo dirò ma dovrai sentire il morso della frusta, una vera fatta di cuoio, con le corregge che terminano in nodi robusti. Lo sentirai per trenta volte su tutto il corpo legata fuori, sotto il sole, ad un palo.

Non aveva mai usato la frusta, l’aveva minacciata più volte tenendola in mano ma non si era mai accanito contro di lei. Si morde le labbra e poi con un sibilo sottile dice:

-Accetto. Ma prima la risposta.

-Siamo in una vecchia base militare nel New Mexico. No non è quella degli alieni. Ora andiamo in bagno e poi ci sarà la fustigazione.

-Tutto qui? Una base militare. Potevo immaginarlo anche io che era una fottuta base militare.

-I colpi adesso sono 40 per aver urlato.

Lila vorrebbe scusarsi ma preferisce tacere, abbassare il capo e seguirlo verso il bagno. Prima di entrare nella piccola stanzetta dove c’è solo una doccia e un water scostato si gira. Sente il repiro pesante angosciato di lui attraverso il tessuto pesante della maschera. La cerniera si muove ad un lato della bocca lasciando intravedere le labbra rosse del ragazzo.

-Prima però togliti la maschera, voglio vederti in faccia, voglio vedere il tuo vero volto, il volto del mio carceriere e aguzzino.

 

Continua…