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Racconti di sculacciata: la punizione di Marika
16 Settembre 2009Dopo la punzione di Monika, la punizione di Marika.
Buona lettura!
stamattina mi sono svegliato con ancora il ricordo della punizione subita da monika 4 giorni fa ,e stata un esperienza bellissima per me e stata la prima volta
che ho assistito ad una sessione sadomaso dopo avermi acceso una sigaretta e bevuto un caffe mi sono vestito e mentre mi accingevo a trovare le chiavi mi suona il telefono io con il cuore in gola speravo fosse luca fu proprio cosi era luca che mi chiese se volevo partecipare. e mi accolse luca alla punizione di monika ovviamente gli risposi di si mi diede delle indicazioni diverse non piu a casa sua ma in un paese a circa 200 km dal nostro ,Conoscevo quel posto ,un paese immerso nel verde di una collina .Mi disse di farmi trovare li entro le 12 cosi feci mi misi in macchina e partii quando arrivai sul poso vidi una villa bellissima con tantissimo spazio tutt intorno bussai e si apri il cancello automatico mi accolse un luca particolarmente nervoso mi disse che monika era una puttana e che stavolta non l’avrebbe dimenticata facilmente la sua punizione mi spiego che in 4 giorni ne aveva fatte di tutti i colori proprio come una monella : lunedi aveva rotto 2 bicchieri poi non aveva pulito bene il bagno e infine cosa piu grave durante una sculacciata si era pisciata addosso aveva sporcato il divano buono del salone e tutto il tappeto mi disse che per pri ma cosa non l aveva fatta lavare quindi come si conviene ad una cagna dopo l avremmo fatto noi
Dopo averci detto tutto entammo in casa e trovai marika nuda con una coda nel culo ele mani legate ad una staffa e con ai piedi degli stivaletti non molto alti come sempre era depilata ma quando mi avvicinai a lei emanava un forte puzzo di urina io ero gia eccitatissimo e non vedevo l ora che iniziasse la PUNIZIONE DI MONIKA luca non se lo fece ripetere due volte slego la schiava e uscimmo fuori casa ci porto in una specie di stalla dove c erano appesi al muro vari strumenti di flagellazione e poco piu in la un sulki nuovo di zecca LUCA prese due lunghe fruste con una lacina sottile e mi dise :oggi MONIKA sara punita anche da te cosi mis E bavaglio a MOnika e tirandola uscimmo fuori monika camminava e luca cominci COLPIRLA SULLE COSCE PRIMA CON COLPI LEGGERI POI SEMPRE PIU FORTI VEDEVO MONIKA SOBBALZARE AD OGNI COLPO MENTRE STRISCE COLOR ROSATO LE DISEGNAVANO LE CASCE E IL CULO LUCA DOPO CIRCA 30 COLPI LA LEGO AD UN ALBERO TRAMITE UNA SORTA DI COLLARE E LE DISSE ORA VEDRAI COME SI TRATTANO LE MONELLE COME TE SEI STATA
MOLTO CATTIVA IN SOLI 4 GIORNI MI HAI FATTO IMPAZZIRE ORA SARAI PUNITA E SAI TI PUNIRA ANCHE il nosto amicoLEI MUGOLO E AVEVA LA BAVA CHE SCENDEVA
DALLA bocca e fece segno di no con la testa luca non si fece impietosire e le disse ,ora devi cORRERE AVNTI SU E INCOMINCIAMMO A COLPIRE SCIIIACCC SCIIIACCC SWISSSHH MMMMM MMMHH ALZA LE GAMBE CAGNA E SWISHHH SWISHHH SWISHHH MMMMGGHHH COLPIVAMO INSEME E IL SUO CORPO ERA SUDATO ETANTE STRISCIE LO PERCORREVA LUCA COLVA MOLTO PIU FORTE DI ME ALLORA CAMBIAMMO POSTO ……….AVEVO CONTATO CIRCA 100 COLPI
quando luca mi disse di fermarmi monika era tutto un tremito piangeva e si lamentava ma luca non ebbe pieta anzi la slego gli tolse il bavaglio e comincio a toccarla mise una mano fra le gambe e gli disse scHIAVA SCHIFOSA SENTI COME PUZZI DELTUO PISCIO ORA HAI BISOGNO DI UNA DOCCIA MARIKA SORRISE PENSANDO CHE LA PUNIZIONE SAREBBE TERMINATA INVECE…………………. LA PORTAMMO DENTRO A SUON DI FRUSTATE …AAHHHH SWISCHHH SWISHHHH UAAAHH BASTA VI PREGO NON LO FACCIO PIUUUU IEAHHHH entrati dentro la fece togliere la coda e gli stivali e insieme la portammo nel bagno puzzava marika erano 5 giorni che non si lavava ora l avremmo fatto noi …….ento nella doccia e subito gli arrivo un getto di acqua caldissima ahhhhh brucia brucia marika cercava di scappare ma io la tenevo ferma mentre luca dirigeva il getto d acqua sulle parti del corpo piu doloranti ahhhh pietaaaa ti prego luca bastaaa e luca le luride cagne devono essere lavate cosi DOPO MI DISSE DI ASPETTARE PERCHE NON AVEVA LA SPUGNA IO NON CAPII DOPO UNPO TORNO CON UNA RETINA PER LAVARE I PIATTI MARIKA NOOOOOO COSA VUOI FARMI??? QUESTO NOOO E LUCA ZITTA TROIA COSI IMPARERAI A LAVARE E A PULIRE SENZA ROMPER NIENTE MISE DEL SAPONE SULLA RETINA E COMINCIO A STROFINARE IL CORPO MARTORIATO DI MARIKA TIENI TROIA COSI IMPARERAI AD ESSERE PULITA PISCIASOTTO DEL CAZZO MONIKA SI DIBATTEVA TUTTA MENTRE LUCA INSISTEVA SULLA FICA E SUI CAPEZZOLI DOPO CIRCA 10 MINUTI APRI LA DOCCIA E LEVO VIA IL SAPONE CON L ACQUA CALDISSIMA MMMMMMHHHH AAHHHHH PIETAAA BASTAAAA NON CE LA FACCIOOO PIUUUUU IEAHHHH PERDONO PERDONO MIO PADRONE FARO TUTTO QUELLO CHE VUOI MA BASTTAAA DOPO LUCA L ASCIUGO ANDAMMO IN CAMERA E FACEMMO L AMORE PRENDENDOLA IN TUTTI I BUCHI GODENDO COME MATTI ERA SERA TARDI LASCIAI LA CASA E TORNAI IN CITTA ANCORA ECCITATO MA FELICE PER AVER PUNITO MARIKA
La punizione di Michela, parte seconda
9 Agosto 2009Lady Laura, nostra nuova amica, ci invia la seconda parte del racconto della punizione di Michela (come sia iniziata questo punizione potete leggerlo qui).
Grazie a lei e buona lettura a tutti, cari amici!
PARTE II : avevano parcheggiato davanti al ristorante - non c’era ancora troppa gente - e si appropinquarono ad entrare. Michela appena entrata andò in bagno per rinfrescare il suo infuocato didietro … proprio l’ideale per dare il tempo a Paolo di organizzarle una sorpresa. Mentre lei era in bagno, Paolo andò da Francesco, il proprietario e così “Senti amico, voglio fare una “bella” sorpresa a Micky, puoi aiutarmi … dovresti fare … (e gli farfugliò qualcosa all’orecchio). Proprio in quel momento tornava Michela e i due si accomodarono a un tavolino in penombra con al centro una romantica candela … lei fece fatica a sedersi, ma tentò di non farlo notare … la serata proseguì diciamo serena - nel senso che lui fece come se nulla fosse e lei si adeguò al clima. Finita la cena, che Paolo aveva appositamente fatto durare fino a che il ristorante non fu vuoto (cioè molto tempo) prese Michela delicatamente per il braccio e le disse di seguirlo … lei non capiva, anche se temeva di capire. Lui la condusse nella cucina, dove davanti all’amico Francesco le ordinò di spogliarsi completamente. Lei sbiancò nuovamente e tento di protestare, ma lo sguardo di lui la fece demordere. Era imbarazzatissima, anche perché non era solo un amico di Paolo. Comunque non obiettò, A Francesco si gonfiò visibilmente il pantalone sul davanti …
Era molto bella, e il vederla così impaurita la rendeva ancora più attraente, con quei suoi occhioni verdi in cerca di aiuto.
Paolo subito chiarì le cose “Cara, era veramente troppo clemente risolvere il tutto con un centinaio di sculaccioni che non ti hanno nemmeno arrossato troppo…” lei continuava a essere incredula, e il fatto che il suo fidanzato pronunciasse quelle parole davanti all’amico la imbarazzava tantissimo, più che per il fatto di essere nuda. Lui continuò “Sai Micky, al parco non c’era la tranquillità né gli strumenti giusti, e poi devi capire una volta per tutte che non puoi fare quello che ti pare se vuoi dividere la tua vita con me…”
Detto questo la prese per il braccio sinistro e la strattonò davanti al grande tavolo della cucina, con un colpo abbastanza deciso la colpì alla schiena mettendola a novanta gradi sul tavolo, con i seni completamente schiacciati.
Poi chiese a Francesco di passargli tre corde (l’amico si era attrezzato nel tempo della cena) e le legò le gambe a quelle del tavolo con una corda e con le altre due i polsi alle altre due gambe del tavolo. In questo modo era immobilizzata, e immobilizzarla non fu troppo difficile, sia perché lei non protestò eccessivamente per la paura sia perché Francesco e Paolo avevano la forza sufficiente per bloccare ogni suo muscolo.
Bloccatala al tavolo, Paolo proseguì dicendo “Adesso si che soffrirai, puoi piangere, urlare, fare tutto quello che vuoi, tanto sono usciti tutti e il locale è abbastanza isolato … sappi solo che non avrò pietà nemmeno se mi supplici, quindi non sprecare le tue energie vanamente”.
Detto ciò prese un bastone abbastanza nodoso (di quelli che i contadini e i pastori usano quando passeggiano per allontanare le bisce, quindi parecchio nodosi e che Francesco aveva perché il ristorante era abbastanza vicino al bosco) e iniziò quella che sarebbe stata una punizione indimenticabile. - Certe cose è meglio tenersele per la fine di un racconto, ma questo episodio sarà l’inizio del loro rapporto di schiava/Padrone, la fiamma delle loro vicende amorose (Nda) -.
Prima di iniziare a percuoterla le ordinò “Per aggiungere un po’ di umiliazione al tutto, così magari diventerai meno arrogante, dovrai contare ogni colpo, ringraziarmi e pregarmi di continuare. Dirai queste parole : «Grazie per la punizione, vi prego continuate, per il mio bene», ti darò 50 colpi … se non dici esattamente queste parole a chiare lettere, ricomincio da capo, quindi vedi di collaborare!” e questo fu il colpo decisivo che Paolo infierì all’orgoglio di Michela. Così, SPANK “Uu-uno, grazie per la … pu …punizione, vi prego (e qui chiuse gli occhi) continuate”. La prima volta fu una gran fatica dire tutte le parole. SPANK “Duee, grrazie per la ‘zione, vi prego continuate” al che seguirono due colpi veloci e sechci e Paolo che diceva “La mia Michelina non ha capito niente, NON MANGIARTI LE PAROLE, VOGLIO CHE SCANDISCI OGNI SILLABA, e ora riniziamo da capo” … Michela aveva capito che per lei era meglio superare la vergogna che prolungarla quindi cercò di scandire bene le lettere … SPANK, SPANK, SPANK, SPANK … continuò più o meno senza problemi fino alla trentesima … tra urla e lacrime fino a quel punto era arrivata facendo del suo meglio … SPANK “Tree-ntunoo, … gra-zie per la punizionee, vi prego …” non le riusciva di andare avanti, in quel momento la sua mente le suggeriva di non chiedere di continuare, anche se così facendo faceva solo il suo male.
Paolo aspettò che finisse la frase, ma a Michela proprio non le riusciva, era ormai in uno stato confusionale, e sragionava. Francesco fu quello che si stupì di più : non credeva, non voleva credere che sarebbe tutto ricominciato, non si capacitava della stupidità di Michela e della mancanza di pietà di Paolo. Fatto sta che Paolo a quel punto più compiaciuto che incazzato disse “Non credevo che saresti arrivata a fare una stupidata tale, ma dal momento che quel che dico faccio, ricomincerò da capo, con mio sommo piacere e tuo sommo dolore…” e un ghignò compari sul suo volto. Così ricominciò da capo. A questo punto Francesco però si era messo davanti a lei e la spronava a non rifermarsi. Questa volta, si armò di coraggio e, tranne all’inizio che si fermò un paio di volte, arrivò finalmente alla cinquantesima, che tutto sommato era la sua 70-80 esima. Aveva tutto il sedere, questa volta si, violastro e gonfio, e non solo il sedere, anche tutte la parte sotto i glutei (era proprio lì che Paolo l’aveva colpita quando si era fermata). Paolo era stato molto spietato e aveva usato molta forza nel bastonarla, ma non si fermò a questo.
Ormai si stava divertendo troppo e prese due decisioni : continuare a divertirsi quella sera e garantirsi il divertimento in seguito. Pensò un poco prima di continuare e poi attaccò dicendo “Adesso hai il culo abbastanza maltrattato, per poter continuare altrove, perciò ti slegherò … mmh.. però prima di farlo … mi sa che dovrai allenarti a certe cose per il futuro”. Michela a questa frase era pietrificata … nella sua mente i pensieri le si congelarono «non avrebbe sopportato solo quella sera … oddio!» si diceva tra sé. Paolo continuò dopo una breve pausa “sai una cosa, questa tua posizione mi stimola parecchio … ma il tuo sedere è molto inesperto. perciò vedremo di allenalo a ricevere il mio amore” … in tutta la serata queste furono le parole che più stupirono e umiliarono la povera Michela. Fatto sta che in cucina di sicuro non mancavano i mezzi per permettere a Paolo di attuare le sue idee, e senza troppo indugiare prese una carota e penetro il povero martoriato didietro della ormai sfinita Michela. Il dolore fu lancinante. A lei sembrò di rompersi, il dolore era veramente insopportabile, e cominciò a piangere come una bambina. “Non ti servirà a niente piangere, puttanella arrogante, e vedi di abituartici perché non ho intenzione di cambiare idea…” Detto questo finalmente la slegò. Lei ormai senza forze era rimasta accasciata sul tavolo.
Con l’aiuto del sempre più sbigottito, ma anche sempre più eccitato Francesco, Paolo la mise faccia al muro proprio dove c’erano i ganci per pentole e mestoli. Sfruttò i ganci a suo vantaggio, legando i polsi di Michela in modo da tenerla ferma (e far in modo che non cadesse). Poi si sfilò la cinta dai pantaloni e iniziò la seconda parte della sua punizione, che annunciò così “C’è troppa differenza di colore tra il tuo culo e la tua schiena, vedremo di porvi rimedio … questa volta conterai soltanto, i ringraziamenti li rimanderemo a dopo, e vedi anche stavolta di collaborare … se perdi il conto rinizio …” e SWISH, partì la prima cinghiata che lasciò un chiaro segno del suo passaggio sulla schiena di Michela “Ahiiii … un-uno” SIWSH “Mmggh duee-ee” SWISH “tre-ehhh!” SWISH , SWISH, SWISH, SWISH ,,, Paolo arrivò più o meno a 40 cinghiate senza problemi da parte di Michela, o meglio senza sbagli di conto. Ma ormai Michela era solo lacrime e dolore … non riusciva a proseguire, nuovamente come prima. Aveva la schiena tutta rossa e sanguinante, il viso tutto rigato dalle lacrime e la gola in fiamme, tanto aveva urlato … Francesco ormai era in uno stato di trance … era beato alla vista di lei, eccitato dalla situazione, ma anche allibito e spaventato da tutto quel sangue. La curiosità crebbe in lui quando lei si fermò «Paolo è così crudele da ricominciare?» si chiese tra sé. La risposta l’aveva di lì a poco “Michela, mi diverto più di quanto potessi sperare … è la seconda volta che ti fermi e mi costringi a ricominciare … non voglio essere clemente con te, ma ormai inizio ad essere stanco, quindi queste sono le mie decisioni : oh ricomincio adesso da capo e arriviamo fino a 100, o adesso mi diverto un po’ io e anche qui il nostro Francesco che comincia ad annoiarsi e poi ce la risolviamo tra di noi” Michela acconsenti a proseguire un’altra volta, non sapeva ancora che intenzioni aveva Paolo.
Ottenuto il consenso da Michela, Paolo spiegò le sue intenzioni “Dal momento che non è la prima volta che dai prova della tua irresponsabilità, ogni qual volta sgarrerai sarà mio compito punirti” azzardò Paolo temendo di aver rovinato tutto, ma inaspettatamente Michela disse “Va bene…”. Il dolore di quella sera era stato tanto, ma una strana eccitazione la pervadeva, e l’idea di sperimentare altre volte questa sensazione la eccitava follemente e stranamente. Allora Paolo proseguì “e dato che sei incapace di decidere per te stessa, per il nostro amore deciderò io per te…” azzardò nuovamente Paolo, fiducioso nella reazione di Michela. “Ok amore …” disse lei. A quel punto Paolo era ormai deciso a concludere ciò che aveva in mente “Sarò il tuo padrone e farai quello che vorrò, sai che ti voglio bene …e che sei importantissima per me. Se accetti quanto ti propongo dammi prova ora della tua obbedienza e appartenenza a me”. Detto questo la slegò e la fece inginocchiare, le portò la testa all’altezza del membro di Francesco e le disse “Ora fallo godere …” Francesco, inizialmente titubante, si sbottonò poi i pantaloni e presa la testa di Michela da dietro le spinse il suo membro in bocca. Lei obbedì e portò lentamente Francesco all’orgasmo. Glielo fece sfiorare due volte e alla terza lo portò all’orgasmo. Lui gli venne in bocca e lei ingoiò il suo piacere.
Per ora questo a Paolo bastava, non era molto, solo qualche frustata e poco più, ma sapeva che si sarebbe garantito un futuro molto prospero … la serata si concluse così, Michela e Paolo ritornarono a casa. Anche quella notte, di quello strano magico giorno, fu una notte di passione …
Gara tra donne, parte seconda
6 Novembre 2008Un racconto un po’ forte, dedicato ad una particolare gara tra donne, che ha riscosso però un successo che non mi aspettavo. Eccovi la seconda parte!
- Io ho superato la prova. - Afferma Federica, rimessasi in ginocchio alla bell’e meglio. - Adesso voglio vedere che cosa farà Clara per rilanciare. - E in effetti adesso tocca alla donna. Molti attorno pensano questo: che il divertimento consiste proprio nel fatto che sarà la splendida amazzone a dover inventare una tortura che la faccia soffrire peggio dello stato nel quale ha ridotto, pochi momenti prima, la sua amica-rivale. E Clara suda, perché con quella piccola trappola per topi era convinta di aver risolto la tenzone, ma non è stato così. Per un attimo nulla rompe il silenzio. E poi. - Va bene. Ho una proposta. Però dovete dire prima se è da considerarsi un rilancio valido oppure no. Siete tutti d’accordo? - E tutti sono d’accordo. - Allora - prosegue Clara - la cosa funziona così. Qui vicino c’è la stazione ferroviaria. Ci andremo tutti insieme. Poi qualcuno mi incatenerà nei cessi, e per due ore sarò a disposizione di chiunque si trovi a passare di lì. Voi spiegherete tutto a chi sta per entrare nelle toilettes e controllerete che non accadono pasticci irrimediabili. Accettate? - E il vecchio signore risponde per tutti un “va bene” che gela il sangue. La piccola carovana si incammina a piedi. Qualcuno sorregge Federica che fatica a stare in piedi, e ha il viso scuro. Appena giunti alla stazione, un uomo entra con Clara nell’atrio dei cessi, e con delle corde le lega le mani dietro la schiena e queste poi al tubo di scarico di un pisciatoio. Hanno scelto la parte riservata agli uomini. C’è un forte odore di sporco e di urina. Clara giace semiaccovacciata sul pavimento bagnato. Chiazze le si formano sulla gonna chiara. Al di sotto della giacca i seni sono ancora graffiati e gonfi di desiderio. Il primo a passare è un giovane metallaro, con stivaloni, giacca di cuoi piena di spillette e capelli lunghi. Non gli par vero, quello che gli dicono, ma non vuole perdersi l’occasione. Entra dalla porta e trova una bellissima donna accovacciata tra lo sporcizia e il piscio dei cessi, che lo guarda con aria di sfida. E lui si slaccia i pantaloni e tira fuori il membro. Lo avvicina alla bocca di Clara e senza dire una parola lei si protrae per prendeglielo in bocca. Ma il ragazzotto si ritira subito indietro, come fosse perplesso. Si toglie dal giaccone due spillette con terribili disegni sopra, resta un attimo indeciso, finisce per credere a quel che gli hanno spiegato i due giovani ben vestiti all’ingresso, e appunta le due spillette sui capezzoli nudi di Clara, una per ognuno. Due piccole gocce di sangue le colano sui seni. Tutti, tranne i due che sono rimasti fuori per sorveglianza, si godono la scena. Federica guarda muta il sudore sulla fronte di Clara mentre le spille le trapassano il seno. Soddisfatto il ragazzo torna col cazzo fuori vicino alla bocca di Clara, che cerca di non respirare l’odore acre che avverte e lo prende in bocca fino in fondo. E inizia il pompino. Succhia con impegno la donna, forse per dimenticare il dolore che sente crescere al seno, e il ragazzo viene quasi subito, eiaculandole in bocca. Clara raccoglie tutto e poi socchiude le labbra per farsi colare lo sperma sul seno. Il ragazzo la ammira allibito, perché nemmeno nei suoi sogni ha mai trovato una troja simile. Non si capacita della sua fortuna. E mezzo intontito si dirige verso un pisciatoio all’angolo opposto a quello dov’è incatenata Clara. Una mano lo ferma. - No. Falla su di lei. - E il ragazzo, con i pantaloni a mezza gamba, fa qualche passa e molla un fiotto di urina giallastra sul volto di Clara. L’olezzo è insopportabile, ma la donna spalanca la bocca e beve tutto quel che riesce a trattenere. La maggior parte però schizza in giro, bagnandole i vestiti e formando un piccola pozza sul pavimento. E Clara si tira e contorce per arrivare a leccare anche quella. La lingua scorre adagio sulle piastrelle lercie del cesso ferroviario. Il corpo della donna è scosso da conati di vomito, ma non si interrompe fino a quando, uscito il ragazzo, non entra un coppia di vecchi signori. Forse commessi, forse chissà che. Sono ambedue grazzi, uno quasi obeso. Ma al contrario del giovane afferrano subito che lì c’è da divertirsi. Non sanno il perché, ma non se ne curano affatto. È gente abituata a cogliere al volo la fortuna. E “fortuna” per loro significa, per prima cosa, quella meraviglia di corpo abbondante e perfettamente muscoloso, che si trascina con la lingua per terra. Chiedono che venga sciolta, e un ragazzo la libera dal pisciatoio, lasciadole però ancora le braccia legate dietro la schiena. E inizia la tortura. Il più vecchio dei due infila il cazzo in bocca a Clara mentre l’altro si avvicina e si inginocchia di fronte al sesso della donna. La donna allunga il collo e inghiotte il grosso glande mentre l’altro la masturba. Non è affatto doloroso, ma l’uomo ha acceso un bic, uno di quegli accendini da poche lire, di plastica con un piccolo cappuccio di metallo, giusto dove deve uscire la fiamma. Tenendolo inclinato fa in modo che la fiamma arroventi il metallo sulla parte superiore dell’accendino. E poi, tenendo ben separate le labbra del sesso di Clara, lo preme direttamente sulla pelle. Clara lancia un urlo, e si ritrova a rotolare tra il piscio e la sporcizia tenendosi entrambe le mani sopra il sesso. Il capuccio arroventato le ha marchiato a fuoco la figa. Gli uomini le sono sopra. Quello più grasso la forza, col suo peso, all’immobilità, e di nuovo le infila in bocca il cazzo. L’altro riprende il suo giochino con l’accendino. Clara sente male al seno, dove sono ancora conficcate le due spillette, e una massa di grasso co un cazzo eretto che le preme il volto. Ma soprattutto Clara sente fitte atroci levarsi dal suo sesso. E di nuovo il metallo arroventato lascia una traccia semicircolare all’interno della figa di Clara. Questa volta l’urlo è strozzato, perché la donna ha la bocca piena. Ma è più forte il dolore, e Clara succhia, urla e ansima tutto insieme. Poi l’uomo le riempe la bocca di sperma che Clara non riesce a inghiottire per il dolore che sente tra le gambe e che la paralizza. L’uomo non si solleva ancora, ma dopo un attimo, sempre con il cazzo ben infilato nella bocca di lei, inizia a pisciare abbondantemente. È passato troppo tempo, questa volta la parte di metallo dell’accendino è davvero incandescente. Probabilmente anche l’uomo che la tortura si è bruciato i polpastrelli per scaldarla. Ma adesso non si accontenta di premerla contro il sesso della donna. Glielo ficca ben dentro. È troppo duro il colpo, e questa volta il corpo dolorante di Clara si incurva come un arco e sbalza il ciccione. Sputa piscio e sperma Clara, urlando a pieni polmoni, scuotendo le gambe come se potesse far cadere la figa marchiata a fuoco del piccolo accendino. Ma il sesso rimane lì, aperto, torturato, che invia dolore atroce da per tutto. Rotolando sul pavimento Clara si è ferita un poco con le spillette, una s’è strappata e l’uomo che ha goduto, con una lentezza estenuante, gliela conficca di nuovo sul capezzolo. E poi si diverte a tirarla, farla girare su se stessa, per vedere le piccole smorfie di dolore sul volto della donna che si aggiungo al dolore immenso per il sesso bruciato a fondo. L’uomo che non è ancora venuto si china per controllare i tre segni neri, dove la carne è stata bruciata, sul sesso di Clara. E quindi la gira sul ventre per sodomizzarla. Suda abbondantemente l’uomo per il caldo e la fatica, Clara per il dolore che non la lascia. È sporca di sperma, di urina, coi vestiti stravolti, buttata per terra nel cesso di una stazione. E l’uomo obeso le infila in culo il membro eretto. Viene rapidamente e schizza le magnifiche natiche disegnata da una geniale matita di Clara. La donna tira un sospiro, perché parebbe che i due abbiano terminato. Invece entrambi si tolgono le cinture dai pantaloni e cominciano a frustarla con quelle. A quattro zampe, dolorante, Clara cerca di sfuggire i colpi. Federica osserva sempre in silenzio. Poi ad uno ad uno anche tre ragazzi impugnano le loro cinture e si uniscono ai torturatori. Adesso ci sono cinque uomini a frustare una donna che striscia e geme sui pavimenti del cesso. Le fibbie delle cinture lasciano segn blu sulla pelle di Clara, che ad ogni colpo grida e, soprattutto, cerca di proteggersi il volto. Ha unozigomo segnato, un seno tumefatto dalla grossa fibbia della cintura di un ragazzo, le cosce, il culo e le gambe segnate da righe rosse. I colpi cadono in continuazione. Clara geme e cerca una via d’uscita aggrappandosi ai pantaloni di uno degli astanti, uno di quelli che non la sta colpendo. Ma questi si sottrae, e un colpo forte le strappa un urlo e un graffio rosso sangue dalle natiche. Un animale braccatodalle fruste. Sono adesso in una decina a colpire Clara da ogni parte. Il dolore comincia a conquistarla, non si muove quasi più, a mala pena si protegge il volto e intanto colpi su colpi. Quando ne arriva uno più forte la donna grida. Ma in quella tortura umiliante sembra che abbia perso l’orientamento. Quando vede un ragazzo che le si avvicina, ci si butta sopra come a una salvezza purchessia. Il ragazzo è sdraiato per terra e la solleva per mettersela sopra, le tiene le braccia serrate dietro la schiena e spinge con il ventre per penetrare Clara. Federica si china, afferra la punta del cazzo e la dirige convinta verso l’ano della donna. Il ragazzo inarca le reni e la penetra. In questo modo il corpo martoriato di Clara è esposte ai colpi delle cinghie senza difesa o protezione alcuna. E Federica - che non vuole perdere questa occasione per concludere la gara - si incarica di peggiorare la situazione. Con l’aiuto dei due ciccioni tiene ben aperte le lunghe gambe di Clara. Le cinghie battono sui seni e strappano grida di dolore. Dopo venti minuti di colpi, della coscenza di Clara non resta quasi più nulla, un fiotto nero e un filo rosso di dolore acuto che da ogni parte del corpo le corre per i nervi e le si schianta nel cervello. Urla adesso, urla a piena gola. Si darebbe per vinta, se solo si ricordasse di poterlo fare. Il cazzo nel culo è solo un barlume, ma quando una fibbia riesce finalmente a colpirle in pieno il clitoride sotto il cappuccio in mezzo alle gambe, Clara contrae così forte tutti i muscoli che persino l’uomo che la sta sodomizzando sente dolore. E Federica ride, e si getta a leccarglielo, a pizzicarlo con le dita. Clara urla di tutto, bestemmie, pietà, grida senza senso. Si dimena terribilmente, e l’uomo che la sta inculando ne gode assai. E Federica, nonostante abbia avuto il sesso torturato, si accomoda sopra i due, sul pavimento, in modo da avere la figa giusto in corrispondenza della bocca di Clara. E le comanda di leccarla. Quasi gliela preme sulla bocca. Ma si è fatta dare in mano una delle cinture, l’ha piegata in due, e con quella colpisce senza posa la figa della donna. Clara sussulta, bloccate le gambe, un palo di carne in culo, il tenero sesso della ragazzina piazzato sulla bocca, e una crudele striscia di pelle che le cava la massima quantità di dolore possibile a ogni colpo. Clara non lecca, sente solo l’immenso dolore del suo corpo torturato, ma a ogni colpo che Federica le molla, ha un ennesimo sussulto, e di quei sussulti si approfittano il membro dell’uomo e il sesso della ragazzina. Gli altri guardano, perché è Clara che deve subire la prova, non il magro corpo di Federica che è l’unica cosa che vedono sopra la sventurata donna torturata. L’uomo sta per venire e lo dice a Federica, che raddoppia i colpi e l’intesità. Preme il suo sesso contro la faccia di Clara e colpisce, colpisce. Un lamento continuo, un mugolio di dolore esce dalla bocca della donna, e i sussulti si susseguono ormai a un ritmo incandescente. Con due dita Federica le tiene aperto il sesso, alza il braccio e cala il colpo. E poi subito lo rialza e colpisce di nuovo. Nel momento stesso in cui il ragazzo scarica la sborra nel culo di Clara, il vecchio che ha organizzato la gara, e che fino a quel momento era rimasto in disparte, annuncia che le due ore previste per la prova si sono concluse, e Clara ha resistito. Bisogna strappare a forza Federica per liberare Clara dai trementi colpi che oramai da un quarto d’ora sta ricevendo in pieno sul clitoride. Rimane a terra, ancora urlando e dimenandosi la donna. Il dolore la invade a colpi, la strazia, se la porta via. Gli altri guardano quel corpo che è di una martire, singultare sul pavimento sporco dei cessi pubblici, ricoperto di sperma, piscio, graffi rosso sangue, ecchimosi blu. Ma già pregustano quel che ancora non sanno, ma che la ragazzina magra in un angolo dovrà subire per continuare la gara.
Hanno portato a casa Clara mugolante di dolore sul sedile posteriore di un auto. L’hanno lavata ma non c’è stato modo di rimetterle addosso dei vestiti, appena la stoffa sfiorava la pelle, urla di dolore interrompevano l’operazione. Sono di nuovo tutti nel salone della villa. Clara nuda, in un angolo, sembra in uno stato di shock non accorgersi di nulla. Federica trema, tocca di nuovo a lei. Che cosa inventare ancora? Ma il vecchio prende la parola e spiega che le due ragazze si sono dimostrate superiori alle migliori previsione, che è molto soddisfatto, ma che tuttavia bisogna pur porre un termine alla gara. Allora dispone che l’ultima prova sia ad esaurimento. Entrambe verranno sottoposte alla stessa tortura, la prima che chiederà pieta, avrà perso. Le due, domma e ragazzina, verranno bendate e subiranno i tormenti con le mani legate dietro la schiena. Il vecchio fa portare due grosse tavole di legno, spesse circa quattro centimetri e con una paletto, grande più o meno come un enorme fallo, piantato nel mezzo. - Non devono agitarsi troppo, così le metteremo lì sopra; - e indica i paletti - con quelli nel culo non andranno in cerca di nient’altro. - Qualcuno solleva Clara da terra. Ancora intontita, dolorante. Per lei sarà più duro. La bendano, le legano le braccia dietro la schiena e lo mettono, gambe aperte e ano in corrispondenza del paletto, sopra la piattaforma. Anche Federica subisce la stessa preparazione, lei più cosciente, con le gambe appena piegate e il culo pronto a essere sfondato. - E adesso, - ordina il vecchio - impalatevi. - Federica procede guardinga, ma per quando si sforzi e cerchi di rilassare i muscoli dell’ano, il grosso palo non riesce a entrarle in culo. Clara è sempre sorretta da due ragazzi, non fa nulla, e anche per lei l’impresa si dimostra impossibile. - Prendi le tenaglie - ordina il vecchio. E due ragazzi escono dalla stanza e rientrano con quattro tenaglie. - Sapete cosa fare, non possiamo mica aspettare che le signorine si decidano. - Il primo si avvicina a Federica che spalanca gli occhi allibita. Apre la tenaglia e afferra un capezzolo della ragazza. - Mezzo giro per cominciare. - Stringe con forza la tenaglia e torce per cent’ottanta gradi il capezzolo. Federica urla furibonda dal male e cerca disperatamente di abbassarsi sul palo. Ma per Clara è peggio. La tenaglia le strizza il capezzolo più volte perforato dalla spilletta nei cessi della stazione, e il mezzo giro la fa urlare. Si lascia pesantemente cadere sul palo e, forse perché più esperta al sesso, questo le entra in culo di quasi dieci centimetri. Il grido straziante che le esce dalla bocca è conferma certa del fatto che la penetrazione non sia stata indolore. Federica è una smorfia, ma a un cenno del vecchio la tenaglia si serra ancora più forte e un altro mezzo giro le tira fuori un terribile attimo. Federica è molto magra, i seni piccoli, i capezzoli bruni. La tenaglia li copre per intero e la torsione le tira la pelle fino a far sporgere ancora di più le costole. Ma il palo non le entra in culo. E mentre Clara scivola lentamente in basso fino a toccare la base, venti centimetri più sollo, del fallo in legno che le apre il culo, una seconda tenaglia raccoglie dall’altro capezzolo di Federica una smorfia di dolore. - Comincia a battere quell’altra a questa ci penso io. - Fa il vecchio avvicinandosi a Federica. E mentre un ragazzo va nell’altra stanza e ritorna con bastoni e canne di varie dimensioni, il vecchio di avvicina a Federica, i cui seni sono orribilmente torturati dalla due tenaglie che un uomo di fronte a lei tiene serrate. Non apre bocca il vecchio, ma prende in mano entrambe le tenaglie e comincia a torcerle fino al limite del possibile. I capezzoli di Federica sono ormai arrotolati su se stessi come piccoli elastici ritorti e l’atroce supplizio spalanca la bocca a Federica in un rulo muto, che il vecchio succhia fino in fondo infilandole la lingua in bocca. E ancora gira le tenaglie; le pelle sembra strapparsi e i capezzoli volersi staccare dal corpo. Poi un urlo arriva perché il palo finalmente le sta entrando in culo e Federica non crede ai suoi sensi e cerca di espellere il dolore dalla bocca. Su di un corpo così magro sembra che i venti centimetri di grosso fallo debbano spaccarlo in due, invece Federica si è messa a baciare furiosamente il vecchio, a succhiargli la lingua, e intanto si fa scivolare il palo sempre più a fondo nel culo. E le grida sembra non facciano più distinzione tra piacere e dolore. Ma di dolore invece, sicuramente, è il ruggito di Clara, perché mentre Federica, impalata, succhia la saliva del vecchio, il ragazzo con i bastoni e le canne, s’è preso cura della donna, sfinita dalle sofferenze, ma ancora abbastanza desta da raccogliere nuovi tormenti. Attorno a una sottile canna di bambù sono stati fatti dei piccoli nodi con del fil di ferro sottile, quasi un filo, di alluminio leggero. La canna è piuttosto lungo e non colpisce, ma si flette e sferza con odiosa crudeltà. E i nodi penetrano la carne, graffiano la pelle, provocano dolore là dove sembrava che nulla potesse più nuocere a un corpo torturato brutalmente come quello di Clara. Ma la frustata che le imprime un marchio di piccole segni rossi sul costato invece, le duole eccome. Il ragazzo non tocca i seni, ma i colpi contro le costole sono più dolorosi e Clara lo dimostra. Ha le mani legate e un palo nel culo, non può certo muoversi. Strisce di sangue le segnano il costato. E i colpi del ragazzo di spostano, mirando al ventre piatto. Intanto il vecchio ha estratto il cazzo e si sta scopando la ragazzina magra impalata di fronte ai suoi occhi. Il pene sente attraverso il sesso della ragazza il bastone che le riempe il culo, ma la situazione non sembra così dolorosa. Certo Federica per lo meno riesce a limitarsi ad ansimare forte, mentre ogni colpo che arriva sopra Clara le strappa un mugolio di sofferenza. La donna ha le costole e il ventre tutto graffiato; adesso il ragazzo la sta penetrando davanti - come il vecchio con Federica. Anche la donna cerca di darsi da fare. Ma le regole della gara sono rigide, e il vecchio sa che Federica è in credito. E ordina: “marchiatele”. Non c’è nessun fuoco acceso, solo un grosso apparecchio elettrico che potrebbe sembrare un accumulatore. Quattro lunghi fili escono dalla macchina che ronsa sommessamente. A due a due i cavi elettrici terminano in due grossi morsetti con manici di platica e tenaglie di metallo brunito. La prima è Clara, ma Federica verrà punita due volte, per pareggiare i conti. Il ragazzo che la sta scopando rallenta i colpi, ma non cessa del tutto. Dietro la donna qualcuno ha afferrato una delle due ganasce e con forza l’ha aperta, stando ben attento a toccare solo i manici di plastica, perché la macchina ha arroventato il resto delle tenaglie. Con una mano afferra un gluteo di Clara e con l’altra applice la morsa che subito si chiude sulla carne nuda. I piccolo denti della tenaglia trapassano la pelle e mordono la carne, mentre il metallo rovente la brucia. L’urlo della donna non si può descrivere. È un rombo di tuono che le sorge dalle profondità animali, terrore cieco e dolore puro. Contrae così forte i muscoli da far scricchiolare la base del palo che ha in culo e un dolore come di fulmine la strazia dal basso verso l’alto. È quasi svenuta, ma non si può muovere e il ragazzo continua a scoparla lentamente, godendosi ogni singolo spasimo, ogni contrazione involontaria dei muscoli della vagina, ogni goccia di sofferenza, ogni suono. Federica è impietrita dal terrore. Vorrebbe urlare che basta, che si arrende. Ma prima che possa farlo la carne viva del suo corpo urla vendetta e le invia ondate di dolore così forti da farla sobbalzare sul palo che ha conficcato in culo, come se volesse sodomizzarsi da sola. E il suo grido si confonde con quello di Clara in un’unica orgia al limite delle possibilità umane. E il vecchio si accosta ancora di più a lei, per sentire al contatto scricchiolare le sue ossa, tendersi i muscoli nello spasimo atroce, e rantolar dolore dalla bocca. Quando la seconda tenaglia le afferra l’altra metà del culo per marchirla, Federica si schianta contro il vecchio di fronte a lei, come se si fosse potuta muovere. Ma è solo un impressione. Perché Federica ha subito il massimo di dolore che un essere vivente possa provare. Si agita sul palo che le massacra il culo, ma non sente null’altro che il morso crudele del fuoco che la marchia. Il vecchio esce da lei e afferra un bastone sottile. Persino il vecchio ha un sobbalzo quando il suono che esce dalla bocca di Clara, che ha ricevuto la seconda tenaglia rovente sul culo, attraversa la stanza e colpisce il suo orecchio. La testa riversa all’indietro, Clara si dibatte inculata sul palo come un pesce appena estratto dall’acqua. E il ragazzo che le è dentro gode mandando un fiotto caldo di sperma. Ma Clara non lo sente perché è svenuta. Le regole della gara non permettono si soccorlerla, e rimane lì, infilata sopra il palo, marchiata a sangue, agonizzante. Ma non ha ancora vinto. E i ragazzi, che sono allo spasimo del desiderio e vogliono godere, le si avvicinano per fotterla, gettandole acqua gelida sul volto perché si riprenda. Rinviene Clara, ma è un fantasma di umiliazione e dolore, che non è in grado di intendere e volere e neppure parlare. Ogni tanto torna un onda di dolore a scuoterla, infilata sul palo, ma questo è tutto quello che esce da lei, mentre un cazzo dopo l’altro i ragazzi godono la sua agonia e le sborrano nella figa. Federica grida ancora, come una sirena della polizia, e questo tien desta l’attenzione dei ragazzi. Il vecchio le ha tolto i morsetti e la sta colpendo con bastone dritto sul sesso. Il dolore deve essere insopportabile e Federica fatica a respirare tra un urlo e l’altro. Il sesso di Federica si gonfia e geme. Ogni colpo è più forte del precedente, fino a quando il bastone spesso un dito che colpisce incontra quell’altro, ben più grande, che Federica ha piantato nel culo. Oramai la giovane ragazza magra è un urlo continuo sull’orlo dell’abisso e dolore a schegge impazzite che vagano per il suo corpo. Ha appena goduto il secondo ragazza dentro la rantolante sofferenza di Clara, che qualcuno applica per la terza volta, la tenaglia rovente alla carne di Federica. Più in basso della volta precedente, i denti della tenaglia pinzano la carne delle cosce tra l’ano e la vagina. Federica è allo stremo e piange gridando il suo strazio e violente convulsioni la agita sopra il palo sul quale è conficcata, ma il vecchio non demorde e continua a colpirla tra le gambe cercando di mirare al clitoride. Non so se Federica possa provare più dolore di così, ma lui continua imperterrito. Ogni colpo è un acuto nell’urlo continuo della tortura che agita le membra magre della ragazzina. E l’incoscienza non arriva a soccorrerla. Ma quando l’altra tenaglia rovente le vien piantata direttamente sulla figa che il vecchio ha appena finito di rendere un unico pezzo dolorante di carne, e brucia le labbra vaginali, il pube e la tenerissima pelle della vagina, Federica di tende come una corda, manda un ultimo altissimo ululato e perde coscienza.
Ma ha vinto la gara perché in un attimo di lucidità Clara si è arresa, ha chiesto pietà ed è stata subito slegata, medicata e appoggiata su di un soffice letto. Anche Federica, svenuta, è stata liberata, soccorsa, e adesso riposa nella stanza accanto. Sul cuscino al suo fianco, in una busta, il premio per chi ha vinto la gara.
Gara tra donne
6 Novembre 2008Federica ha diciotto anni, è magra, bella. Tiene gli occhi sempre aperti, verdi, sottili e le lunghe mani da pianista con la sigaretta accesa. Studia all’accademia di belle arti e si veste alla moda. Ha piccoli i seni e scavato il ventre con le ossa del bacino che sporgono. I capelli neri cortissimi, il volto affilato, le natiche possenti, come quelle di un’adolescente che deve ancora svilupparsi del tutto. Oggi è contenta perché inizia un gioco e si è messa la sua salopette migliore, con le superga e una maglietta bianca attillata. Sorride, fuma e beve da un calice colmo di vino bianco mentre aspetta la sua amica, seduta ai tavoli di un bar del centro di Milano. Clara invece arriva in ritardo. È inglese, ma rassomiglia a una donna del sud. Nei suoi trent’anni ci stanno grossi seni dalla pelle scura, lughi capelli ricci, un viso ovale fatto apposta per i grandi occhi scuri. Ha una gonna bianca, corta, che le fascia il culo e una giacca di uguale colore. È con lei che Federica deve misurarsi. Non si sa bene chi abbia organizzato la gara e come sia stato possibile. Le due ragazze si conosco, Clara desidera la giovane artista da molto tempo, ma non si sono quasi mai sfiorate. Ricordano entrambe un bacio profondo, in una sera in cui erano sole per motivi diversi. Ma niente di più. E adesso si salutano piano, col sorriso complice degli amanti, mentre una decina di amici le stanno aspettando. Salgono sull’auto di Clara che guida piano verso la grande casa che le aspetta. Ci sono cartelli di benvenuto sulle scale, un festone d’argento sulla porta e un sacco di mani da accarezzare appena varcata la soglia. Gli amici le accolgono calorosi con appena un punta di imbarazzo sul mento. Sono tutti giovani tranne uno, che è il padrone di casa nonché il vero Demiurgo dell’incontro. Sulla tavola ci sono vini e piatti freddi, perché il luglio è caldo e l’ospitalità un’arte. Mangiano, bevono, scherzano. Parlano della gara che sta per avere inizio. I seni di Clara sono una meraviglia sotto la giacca bianca e fantastica è la curva dei fianchi che la salopette di Federica lascia ampiamente studiare. Finalmente il vecchio si alza e dichiara aperto il confronto. - Le regole le conoscete. - dice - Ognuna di voi, a turno, sceglierà un settore e darà prova delle sue capacità. All’altra spetta o di imitarla o di alzare la posta a suo piacimento. Vince quella delle due che non avrà ancora detto basta quando l’altra si sarà arresa. - Tocca a Clara iniziare. Ed è smaliziata Clara, ha trent’anni e sa dove andare a colpire. - Avrei bisogno di sapere se qualcuno di voi sente il bisogno di orinare. - Due mani si alzano adagio. - Bene. Potreste farlo qui sul pavimento per favore? - E i due di prima si alzano dalle sedie, slacciano i pantaloni e formano con il loro piscio un pozza sul legno del pavimento. A quel punto Clara si solleva la gonna per potersi inginocchiare. Sorride all’amica, mostra lo splendido culo appena interrotto dalla riga sottile di stoffa di un tanga bianco latte e, appoggiandosi con le mani a terra, inizia a leccare come un gatto l’urina per terra. Muove la lingua molto lentamente e la striscia con apparente volutta sul pavimento, raccogliendo ogni volta qualche sorso di liquido giallo, caldo. Federica la guarda esterrefatta, ma non fa parola. I ragazzi paiono divertirsi a quell’umiliazione volontaria. Lo spettacolo dura un paio di minuti e fra la scena e le natiche esposte generosamente, qualche rigonfiamento ingombra i pantaloni dei presenti. Infine, aciugato tutto, Clara si alza, si riassetta la gonna e si siede accanto al vecchio, sicura di aver piazzato un bel colpo, tanto per iniziare. - Bene - pensa Federica in piedi in mezzo alla stanza - ma non è necessario che lo faccia anch’io. Basta che scelga di rilancare. Clara pensa di avermi già battuto, ma si sbaglia: io posso fare di meglio. - E mentre pensa questo Federica slaccia le due bretelle della salopette e si arrotola la maglietta. Si contano le costole sul suo torace e i piccoli seni sembrano piante grasse nel deserto. Federica porta un anello d’oro al labbro inferiore. Se lo toglie e apre la chiusura che da una parte termina con una punta aguzza. Dalla tasca tira fuori un accendino e brucia la punta dell’anello per sterilizzarlo. Poi, sempre in silenzio, afferra il capezzolo destro con due dita della mano sinistra e, lentamente, lo perfora passandolo da parte a parte con l’anellino. Terminato il piercing solo una stilla di sudore segna il volto di Federica che si volta trionfante verso Clara e la guarda con aria di sfida. Intorno alle due donne tutti tacciono.
Adesso è Clara a guardarsi intorno, alla ricerca di un’idea vincente. Non ha nessuna intenzioni di forarsi un capezzolo, le fa impressione. Ma questo significa che se vuole proseguire la gara deve inventarsi qualcosa e rilanciare. Le pareti bianche ruvide le danno l’idea. Si toglie giaccia e reggiseno e due grandi seni pieni e fermi fanno irruzione sulla scena. Clara si avvicina alla parete e sfiora con la mano le punte della calce rustica che le ricopre. Poi piega leggermente la testa all’indietro e si appoggia coi seni al rustico. Trattiene per un attimo il respiro e quindi comincia a strusciarli violentemente contro il muro. La pelle si graffia e quando un capezzolo viene strappato da una sporgenza più acuta delle altre Clara manda un piccolo gemito, ma si stringe ancora di più al muro, come volesse farci l’amore e continua a infliggersi quel supplizio. Due ragazzi si stanno masturbando lentamente e un terzo bacia voluttuosamente la bocca di Federica. Clara a terminato il suo numero e si accosta a Federica per mostrarle il meraviglioso seno graffiato in ogni centimetro. Come a dire: “E adesso?”. Ma Federica la coglie di sorpresa. - Non credo si sia fatta nulla, non è doloroso affatto, qualche graffietto. A norma di regolamento chiedo che si voti per impostura. Clara non ha fatto niente di simile al mio piercing e non ha neppure rilanciato, quindi ha perso la gara e, se vuole continuare, deve accettare una penitenza. Voglio frustarle i seni, così sentire male davvero. - Tutto d’un fiato dice questo Federica e gli uomini intorno sorridono. L’esibizione di Clara è stata dolorosa davvero, ma nessuno riesce a rinunciare la piacere di vedere quei seni colpiti dalla frusta e così, compatti, votano contro di lei. Clara è costretta suo malgrado a sedersi con le braccia strette dietro lo schienale. Il suo busto urta contro il cielo, ma non fa in tempo. Federica ha afferrato un manico di cuio dal quale partono tre strisce più sottili, irte di nodi e ha colpito, forte quanto le riesce, il seno di Clara. Contrae la bocca la splendida donna, ma non si muove e non grida. Altri membri sono usciti dai pantaloni e sono in tanti ad accarezzarseli adagio. Federica colpisce ancora e sempre più forte, una volta poi di nuovo quasi senza intervallo. E adesso Clara grida perché il dolore l’ha presa. Ma non si muove e non si copre con le mani. Federica è esasperata e frusta l’amica oramai senza pausa. Davvero pensava di averla vinta, però riesce a ottenere solo le sue urla disperate e strisce rosse e blu sui possenti seni. Alla fine si arrende e cessa la tortura. Clara ansima forte e due lacrime di dolore le rigano il volto, ma sorride ugualmente, perché adesso tocca a lei. - Ho sopportato la prova, quindi adesso tocca a me chiedere l’autorizzazione di colpire la mia sfidante come meglio credo! - E nessuno trova niente da ridire. - Legatela però, perché non credo che riuscirà a star ferma solo con la forza della volontà. - Qualcosa s’è mosso dentro Clara sotto i colpi di frusta ricevuti, dall’espressione del volto si vede e i presenti se ne accorgono. Federica viene legata stretta a un tavolo alto di legno, le gambe magre spalancate e imprigionate a terra, il volto libero, sporgente dall’altra parte. Cinque ragazzi si mettono in fila, nudi dalla cintola in giù, di fronte alla bocca della ragazzina e Clara prende posto all’altra estremità. Ha in mano una specie di canna flessibile, lunga circa un metro, alla cui estremità è fissata una grossa spazzola di quelle che servono a strigliare i cavalli. Il sesso di Federica sporge spudoratamente dai glutei e dalle cosce magre. Clara la bacia, accarezza la peluria, infila la lignua nel buchetto dell’ano e poi, con un gesto, indica al primo ragazzo della fila la bocca socchiusa di Federica. - Dovrai farli godere tutti e cinque. Allora smetterò di colpirti. Solo allora. - Con una mano Federica afferra il membro che ha di fronte agli occhi e con l’altra accarezza i coglioni del ragazzo. Appena prende il cazzo in bocca Clara sferra il primo attacco. Usa il manico della canna e colpisce Federica sulle cosce; fa male, la ragazzina ha un sobbalzo, ma non molla la presa, è sopportabile. Cerca di far venire il ragazzo, si sforza di ricevere tutto il cazzo in bocca, fino alla radice e intanto con l’altra mano accarezza i testicoli, sfiora l’interno delle cosce, penetra per un istante l’ano del giovane. Sta giusto pensando che le piace quando arriva il secondo colpo, un poco più forte e un poco più diretto. Una striscia rossa le segna le natiche. Un altro colpo, un’altra riga rossa, sicura, diritta. Federica masturba furiosamente il ragazzo. Ha in bocca il suo cazzo fino alla gola e si muove più velocemente possibile. E poi sente un fiotto caldo mozzarle il respiro e riempirle la bocca. Dimentica del colpo che intanto arriva lo assapora per un attimo e poi spalanca le labbra per dimostrare il suo trionfo. Ma già un altro è pronto e Federica scopre il glande tirando la pelle e se lo infila subito tra le labbra. Ma adesso Clara ha impugnato la frusta per la parte giusta, ed è la spazzola di setole dure come chiodi a minacciare la ragazzina. Clara aspetta di vedere Federica riprendere a pieno la sua attività e quindi colpisce, a mezza forza, direttamente il sesso dell’amica. Un grido spezza l’aria e la schiena si Federica si inarca, mollando la presa. E subiro un’altra frustata pianta i denti della spazzola sulle grandi labbra di Federica che urla ancora senza aver neanche il tempo di respirare. Il ragazzo si diverte, evidentemente, perché afferra con le mani la testa di Federica in modo da costringerla a riprendere in bocca il suo cazzo. Ma non è astuto l’uomo e si muove, come la scopasse in bocca, e così facendo facilità il compito a Federica che riesce a farsi riempire la bocca di sperma per la seconda volta prima che arrivi un nuovo colpo a straziarle il sesso. Ma la nuova tortura arriva senza che lei abbia in bocca nulla. A Federica sembra che ci siano cento persone, non una, a colpirle con chiodi la figa. Cerca di alzare le mani per proteggersi, ma di nuovo il terzo ragazzo le mostra il membro eretto e gonfio e lei deve succhiarlo. Clara vuole castigarla per aver provato a proteggersi e, presa in mano la spazzola, gliela ficca direttamente sul sesso, premendo il più forte possibile. Il dolore è atroce. Oramai Federica grida e succhia cazzi senza soluzione di continuità. Ma Clara vuole di più, vuole vincere la gara. Slega la spazzola dalla canna e torna a premerla di colpo contro il sesso di Federica. Le strazia le labbra, alcuni aghi penetrano nella carne della vagina. E Federica urla disperata mollando di nuovo la presa. E il ragazzo, esasperato da queste interruzioni, le mostra la sigaretta che tiene in mano. - La prossima volta te la spengo sulla schiena! - E poi più adagio - Fa parte del regolamento, lo sai. - Federica riprende il pompino. Clara invece sorride perché è sicura di avere la vittoria in pugno. Questa volta prende lo slancio e con l’altra mano allarga il sesso di Federica. Il colpo schizza fulmineo ed è terrificante. La ragazzina grida ancora e ancora, ma è legata non può muoversi. E una sigaretta, come promesso, trova pace tormentandole la schiena lucida di sudore. Federica, a occhi chiusi cerca il cazzo da succhiare e lo riprende in bocca. Questa volta pero Clara non ha sollevato la spazzola, ma con entrambe le mani la preme sul sesso della giovane quasi volesse penetrarla con quella. E in più la muove a destra e a sinistra, in alto e in basso. Federica sente solo il male. Ha la bocca piena di dolore, grida e un cazzo umido. Lo prende fino alle palle e succhia disperatamente. Ma la spazzola le fruga le carni. Ha i brividi. E non si accorge della sborrata che le cola dalla bocca. Con la bocca che sbava sperma e saliva rantola e soffre mentre Clara, impietosa, le cerca il clitoride per farle, se possibile, ancora più male. Una graffiata ben assestata di Clara le spalanca la bocca in un urlo che è interrotto solo dal quarto membro eretto che cerca il piacere nelle sue labbra. Federica però inizia a sentire qualcosa che si fa strada nell’animale feroce che le sta torturando il sesso. È un sottile piacere che sembra così astuto da strisciare tra le pieghe del dolore e farsi strada. Infatti è bagnata tra le gambe e il suo piccolo clitoride si erge come chiamasse a gran voce i denti della spazzola a colpirlo. Con un filo di voce Federica si volta verso Clara e sussurra: fottimi! Clara la accontenta. È eccitata dallo strazio della ragazzina e vuole godere. La slega e Federica si accascia per terra. Il ragazzo torna a piantarle in bocca il cazzo e Clara prende dalla sua solita borsa un lungo tubo di plastica con le due estremità arrotondate. Il ragazzo solleva leggermente le reni prima di venire, schizzando ancora il volto di Federica, che adesso ha gli occhi che ridono. E l’ultimo candidato si avvicina col cazzo eretto. E Federica solleva il capo per raggiungerlo. Lo prende con le mani e lo masturba dolcemente. Poi lo lecca dall’alto in basso e finalmente se lo introduce tutto in bocca. E mugola di piacere. Clara l’ha penetrata e ha iniziato a muovere il fallico tubo mentre con la lingua le succhia gli umori dal giovane sesso. Le mani di Federica giocano con bel culo muscoloso del ragazzo al quale sta facendo un pompino. Si passa le dita sul volto schizzato dal seme di molti ragazzi e poi ne infila una nell’ano di quello che la sta scopando in bocca. Ogni volta lui ha una piccola sorpresa e risponde spingendo a fondo il membro nella bocca di lei, fino quasi a soffocarla. Le piace e le piace anche molto quello che le sta facendo Clara. Ha dimenticato la gara, la sfida e tutto il male che ha sentito. Qualche fremito già le risale dal ventre alla testa e non è lontano da un orgasmo che si annuncia ampio e profondo come pochi. - Forse sono stati i colpi - pensa Federica - a rendere più sensibili e miei organi del piacere. - Ma Clara invece non è affatto distratta. Strizza un occhio al ragazzo e questi le risponde con un cenno. E poi prende dalla sua eterna borsa delle meraviglie un piccolo apparecchietto che sembra una trappola per topi in miniatura. Solo che il ferretto metallico che dovrebbe bloccare il roditore non è liscio ma seghettato. Federica sta per godere, le si spalanca la figa e l’ano le si contrae per poi rilasciarsi. Si gode il cazzo gonfio che ha in bocca e mugola soddisfatta. Sente uno scatto fulmineo di molla, ma non ci fa caso. Per un attimo almeno, quello necessario a Clara per riaprire la molla dopo averla provata. Quasi simultaneamente il ragazzo si appoggia con tutto il peso sui polsi di Federica, che serra al suolo, e Clara solleva la bocca dal clitoride della ragazzina e lo schiaccia tra i cento dentini della molla che fa scattare. L’urlo che ne deriva non è umano, esattamente come il dolore che la spacca in due, in mille rivoli rossi infuocati. Federica sobbalza ma è bloccata a terra. Sente un dolore così forte che non riesce nemmeno a crederci. Non può essere lei quella che sta per svenire dal male. Clara si solleva e contempla la sua opera: la ragazzina magra, sporca di sperma, inchiodata al suolo con un cazzo che le va avanti e indietro nella bocca e una minuscola trappola per topi conficcata nella figa che le strappa tanto dolore quanto è possibile. I sobbalzi di Federica eccitano il ragazzo che muove il cazzo nella sua bocca come un mestolo nella polenta. E i grido senza fine affascina tutti. Una parte lontanissima di Federica, che di per lei è un unico blocco di acuto dolore, sente un ennesimo fiotto caldo inondarle la gola e il viso. Dopo un tempo che le è sembrato eterno il ragazzo è venuto e soddisfatto l’ha lascita libera. A fatica Federica cerca di controllare gli spasmi quel tanto necessario a togliersi il morso di fra le gambe. Nessuno l’aiuta. La gara può anche essere crudele. E la lasciano a rantolare nuda per terra, tra schizzi di sperma e saliva. S’è tolta quella bestiola feroce dal corpo Federica, non riesce a chiudere la bocca né a respirare con calma. Ma già medita vendetta.