Un racconto un po’ forte, dedicato ad una particolare gara tra donne, che ha riscosso però un successo che non mi aspettavo. Eccovi la seconda parte!
- Io ho superato la prova. – Afferma Federica, rimessasi in ginocchio alla bell’e meglio. – Adesso voglio vedere che cosa farà Clara per rilanciare. – E in effetti adesso tocca alla donna. Molti attorno pensano questo: che il divertimento consiste proprio nel fatto che sarà la splendida amazzone a dover inventare una tortura che la faccia soffrire peggio dello stato nel quale ha ridotto, pochi momenti prima, la sua amica-rivale. E Clara suda, perché con quella piccola trappola per topi era convinta di aver risolto la tenzone, ma non è stato così. Per un attimo nulla rompe il silenzio. E poi. – Va bene. Ho una proposta. Però dovete dire prima se è da considerarsi un rilancio valido oppure no. Siete tutti d’accordo? – E tutti sono d’accordo. – Allora – prosegue Clara – la cosa funziona così. Qui vicino c’è la stazione ferroviaria. Ci andremo tutti insieme. Poi qualcuno mi incatenerà nei cessi, e per due ore sarò a disposizione di chiunque si trovi a passare di lì. Voi spiegherete tutto a chi sta per entrare nelle toilettes e controllerete che non accadono pasticci irrimediabili. Accettate? – E il vecchio signore risponde per tutti un “va bene” che gela il sangue. La piccola carovana si incammina a piedi. Qualcuno sorregge Federica che fatica a stare in piedi, e ha il viso scuro. Appena giunti alla stazione, un uomo entra con Clara nell’atrio dei cessi, e con delle corde le lega le mani dietro la schiena e queste poi al tubo di scarico di un pisciatoio. Hanno scelto la parte riservata agli uomini. C’è un forte odore di sporco e di urina. Clara giace semiaccovacciata sul pavimento bagnato. Chiazze le si formano sulla gonna chiara. Al di sotto della giacca i seni sono ancora graffiati e gonfi di desiderio. Il primo a passare è un giovane metallaro, con stivaloni, giacca di cuoi piena di spillette e capelli lunghi. Non gli par vero, quello che gli dicono, ma non vuole perdersi l’occasione. Entra dalla porta e trova una bellissima donna accovacciata tra lo sporcizia e il piscio dei cessi, che lo guarda con aria di sfida. E lui si slaccia i pantaloni e tira fuori il membro. Lo avvicina alla bocca di Clara e senza dire una parola lei si protrae per prendeglielo in bocca. Ma il ragazzotto si ritira subito indietro, come fosse perplesso. Si toglie dal giaccone due spillette con terribili disegni sopra, resta un attimo indeciso, finisce per credere a quel che gli hanno spiegato i due giovani ben vestiti all’ingresso, e appunta le due spillette sui capezzoli nudi di Clara, una per ognuno. Due piccole gocce di sangue le colano sui seni. Tutti, tranne i due che sono rimasti fuori per sorveglianza, si godono la scena. Federica guarda muta il sudore sulla fronte di Clara mentre le spille le trapassano il seno. Soddisfatto il ragazzo torna col cazzo fuori vicino alla bocca di Clara, che cerca di non respirare l’odore acre che avverte e lo prende in bocca fino in fondo. E inizia il pompino. Succhia con impegno la donna, forse per dimenticare il dolore che sente crescere al seno, e il ragazzo viene quasi subito, eiaculandole in bocca. Clara raccoglie tutto e poi socchiude le labbra per farsi colare lo sperma sul seno. Il ragazzo la ammira allibito, perché nemmeno nei suoi sogni ha mai trovato una troja simile. Non si capacita della sua fortuna. E mezzo intontito si dirige verso un pisciatoio all’angolo opposto a quello dov’è incatenata Clara. Una mano lo ferma. – No. Falla su di lei. – E il ragazzo, con i pantaloni a mezza gamba, fa qualche passa e molla un fiotto di urina giallastra sul volto di Clara. L’olezzo è insopportabile, ma la donna spalanca la bocca e beve tutto quel che riesce a trattenere. La maggior parte però schizza in giro, bagnandole i vestiti e formando un piccola pozza sul pavimento. E Clara si tira e contorce per arrivare a leccare anche quella. La lingua scorre adagio sulle piastrelle lercie del cesso ferroviario. Il corpo della donna è scosso da conati di vomito, ma non si interrompe fino a quando, uscito il ragazzo, non entra un coppia di vecchi signori. Forse commessi, forse chissà che. Sono ambedue grazzi, uno quasi obeso. Ma al contrario del giovane afferrano subito che lì c’è da divertirsi. Non sanno il perché, ma non se ne curano affatto. È gente abituata a cogliere al volo la fortuna. E “fortuna” per loro significa, per prima cosa, quella meraviglia di corpo abbondante e perfettamente muscoloso, che si trascina con la lingua per terra. Chiedono che venga sciolta, e un ragazzo la libera dal pisciatoio, lasciadole però ancora le braccia legate dietro la schiena. E inizia la tortura. Il più vecchio dei due infila il cazzo in bocca a Clara mentre l’altro si avvicina e si inginocchia di fronte al sesso della donna. La donna allunga il collo e inghiotte il grosso glande mentre l’altro la masturba. Non è affatto doloroso, ma l’uomo ha acceso un bic, uno di quegli accendini da poche lire, di plastica con un piccolo cappuccio di metallo, giusto dove deve uscire la fiamma. Tenendolo inclinato fa in modo che la fiamma arroventi il metallo sulla parte superiore dell’accendino. E poi, tenendo ben separate le labbra del sesso di Clara, lo preme direttamente sulla pelle. Clara lancia un urlo, e si ritrova a rotolare tra il piscio e la sporcizia tenendosi entrambe le mani sopra il sesso. Il capuccio arroventato le ha marchiato a fuoco la figa. Gli uomini le sono sopra. Quello più grasso la forza, col suo peso, all’immobilità, e di nuovo le infila in bocca il cazzo. L’altro riprende il suo giochino con l’accendino. Clara sente male al seno, dove sono ancora conficcate le due spillette, e una massa di grasso co un cazzo eretto che le preme il volto. Ma soprattutto Clara sente fitte atroci levarsi dal suo sesso. E di nuovo il metallo arroventato lascia una traccia semicircolare all’interno della figa di Clara. Questa volta l’urlo è strozzato, perché la donna ha la bocca piena. Ma è più forte il dolore, e Clara succhia, urla e ansima tutto insieme. Poi l’uomo le riempe la bocca di sperma che Clara non riesce a inghiottire per il dolore che sente tra le gambe e che la paralizza. L’uomo non si solleva ancora, ma dopo un attimo, sempre con il cazzo ben infilato nella bocca di lei, inizia a pisciare abbondantemente. È passato troppo tempo, questa volta la parte di metallo dell’accendino è davvero incandescente. Probabilmente anche l’uomo che la tortura si è bruciato i polpastrelli per scaldarla. Ma adesso non si accontenta di premerla contro il sesso della donna. Glielo ficca ben dentro. È troppo duro il colpo, e questa volta il corpo dolorante di Clara si incurva come un arco e sbalza il ciccione. Sputa piscio e sperma Clara, urlando a pieni polmoni, scuotendo le gambe come se potesse far cadere la figa marchiata a fuoco del piccolo accendino. Ma il sesso rimane lì, aperto, torturato, che invia dolore atroce da per tutto. Rotolando sul pavimento Clara si è ferita un poco con le spillette, una s’è strappata e l’uomo che ha goduto, con una lentezza estenuante, gliela conficca di nuovo sul capezzolo. E poi si diverte a tirarla, farla girare su se stessa, per vedere le piccole smorfie di dolore sul volto della donna che si aggiungo al dolore immenso per il sesso bruciato a fondo. L’uomo che non è ancora venuto si china per controllare i tre segni neri, dove la carne è stata bruciata, sul sesso di Clara. E quindi la gira sul ventre per sodomizzarla. Suda abbondantemente l’uomo per il caldo e la fatica, Clara per il dolore che non la lascia. È sporca di sperma, di urina, coi vestiti stravolti, buttata per terra nel cesso di una stazione. E l’uomo obeso le infila in culo il membro eretto. Viene rapidamente e schizza le magnifiche natiche disegnata da una geniale matita di Clara. La donna tira un sospiro, perché parebbe che i due abbiano terminato. Invece entrambi si tolgono le cinture dai pantaloni e cominciano a frustarla con quelle. A quattro zampe, dolorante, Clara cerca di sfuggire i colpi. Federica osserva sempre in silenzio. Poi ad uno ad uno anche tre ragazzi impugnano le loro cinture e si uniscono ai torturatori. Adesso ci sono cinque uomini a frustare una donna che striscia e geme sui pavimenti del cesso. Le fibbie delle cinture lasciano segn blu sulla pelle di Clara, che ad ogni colpo grida e, soprattutto, cerca di proteggersi il volto. Ha unozigomo segnato, un seno tumefatto dalla grossa fibbia della cintura di un ragazzo, le cosce, il culo e le gambe segnate da righe rosse. I colpi cadono in continuazione. Clara geme e cerca una via d’uscita aggrappandosi ai pantaloni di uno degli astanti, uno di quelli che non la sta colpendo. Ma questi si sottrae, e un colpo forte le strappa un urlo e un graffio rosso sangue dalle natiche. Un animale braccatodalle fruste. Sono adesso in una decina a colpire Clara da ogni parte. Il dolore comincia a conquistarla, non si muove quasi più, a mala pena si protegge il volto e intanto colpi su colpi. Quando ne arriva uno più forte la donna grida. Ma in quella tortura umiliante sembra che abbia perso l’orientamento. Quando vede un ragazzo che le si avvicina, ci si butta sopra come a una salvezza purchessia. Il ragazzo è sdraiato per terra e la solleva per mettersela sopra, le tiene le braccia serrate dietro la schiena e spinge con il ventre per penetrare Clara. Federica si china, afferra la punta del cazzo e la dirige convinta verso l’ano della donna. Il ragazzo inarca le reni e la penetra. In questo modo il corpo martoriato di Clara è esposte ai colpi delle cinghie senza difesa o protezione alcuna. E Federica – che non vuole perdere questa occasione per concludere la gara – si incarica di peggiorare la situazione. Con l’aiuto dei due ciccioni tiene ben aperte le lunghe gambe di Clara. Le cinghie battono sui seni e strappano grida di dolore. Dopo venti minuti di colpi, della coscenza di Clara non resta quasi più nulla, un fiotto nero e un filo rosso di dolore acuto che da ogni parte del corpo le corre per i nervi e le si schianta nel cervello. Urla adesso, urla a piena gola. Si darebbe per vinta, se solo si ricordasse di poterlo fare. Il cazzo nel culo è solo un barlume, ma quando una fibbia riesce finalmente a colpirle in pieno il clitoride sotto il cappuccio in mezzo alle gambe, Clara contrae così forte tutti i muscoli che persino l’uomo che la sta sodomizzando sente dolore. E Federica ride, e si getta a leccarglielo, a pizzicarlo con le dita. Clara urla di tutto, bestemmie, pietà, grida senza senso. Si dimena terribilmente, e l’uomo che la sta inculando ne gode assai. E Federica, nonostante abbia avuto il sesso torturato, si accomoda sopra i due, sul pavimento, in modo da avere la figa giusto in corrispondenza della bocca di Clara. E le comanda di leccarla. Quasi gliela preme sulla bocca. Ma si è fatta dare in mano una delle cinture, l’ha piegata in due, e con quella colpisce senza posa la figa della donna. Clara sussulta, bloccate le gambe, un palo di carne in culo, il tenero sesso della ragazzina piazzato sulla bocca, e una crudele striscia di pelle che le cava la massima quantità di dolore possibile a ogni colpo. Clara non lecca, sente solo l’immenso dolore del suo corpo torturato, ma a ogni colpo che Federica le molla, ha un ennesimo sussulto, e di quei sussulti si approfittano il membro dell’uomo e il sesso della ragazzina. Gli altri guardano, perché è Clara che deve subire la prova, non il magro corpo di Federica che è l’unica cosa che vedono sopra la sventurata donna torturata. L’uomo sta per venire e lo dice a Federica, che raddoppia i colpi e l’intesità. Preme il suo sesso contro la faccia di Clara e colpisce, colpisce. Un lamento continuo, un mugolio di dolore esce dalla bocca della donna, e i sussulti si susseguono ormai a un ritmo incandescente. Con due dita Federica le tiene aperto il sesso, alza il braccio e cala il colpo. E poi subito lo rialza e colpisce di nuovo. Nel momento stesso in cui il ragazzo scarica la sborra nel culo di Clara, il vecchio che ha organizzato la gara, e che fino a quel momento era rimasto in disparte, annuncia che le due ore previste per la prova si sono concluse, e Clara ha resistito. Bisogna strappare a forza Federica per liberare Clara dai trementi colpi che oramai da un quarto d’ora sta ricevendo in pieno sul clitoride. Rimane a terra, ancora urlando e dimenandosi la donna. Il dolore la invade a colpi, la strazia, se la porta via. Gli altri guardano quel corpo che è di una martire, singultare sul pavimento sporco dei cessi pubblici, ricoperto di sperma, piscio, graffi rosso sangue, ecchimosi blu. Ma già pregustano quel che ancora non sanno, ma che la ragazzina magra in un angolo dovrà subire per continuare la gara.
Hanno portato a casa Clara mugolante di dolore sul sedile posteriore di un auto. L’hanno lavata ma non c’è stato modo di rimetterle addosso dei vestiti, appena la stoffa sfiorava la pelle, urla di dolore interrompevano l’operazione. Sono di nuovo tutti nel salone della villa. Clara nuda, in un angolo, sembra in uno stato di shock non accorgersi di nulla. Federica trema, tocca di nuovo a lei. Che cosa inventare ancora? Ma il vecchio prende la parola e spiega che le due ragazze si sono dimostrate superiori alle migliori previsione, che è molto soddisfatto, ma che tuttavia bisogna pur porre un termine alla gara. Allora dispone che l’ultima prova sia ad esaurimento. Entrambe verranno sottoposte alla stessa tortura, la prima che chiederà pieta, avrà perso. Le due, domma e ragazzina, verranno bendate e subiranno i tormenti con le mani legate dietro la schiena. Il vecchio fa portare due grosse tavole di legno, spesse circa quattro centimetri e con una paletto, grande più o meno come un enorme fallo, piantato nel mezzo. – Non devono agitarsi troppo, così le metteremo lì sopra; – e indica i paletti – con quelli nel culo non andranno in cerca di nient’altro. – Qualcuno solleva Clara da terra. Ancora intontita, dolorante. Per lei sarà più duro. La bendano, le legano le braccia dietro la schiena e lo mettono, gambe aperte e ano in corrispondenza del paletto, sopra la piattaforma. Anche Federica subisce la stessa preparazione, lei più cosciente, con le gambe appena piegate e il culo pronto a essere sfondato. – E adesso, – ordina il vecchio – impalatevi. – Federica procede guardinga, ma per quando si sforzi e cerchi di rilassare i muscoli dell’ano, il grosso palo non riesce a entrarle in culo. Clara è sempre sorretta da due ragazzi, non fa nulla, e anche per lei l’impresa si dimostra impossibile. – Prendi le tenaglie – ordina il vecchio. E due ragazzi escono dalla stanza e rientrano con quattro tenaglie. – Sapete cosa fare, non possiamo mica aspettare che le signorine si decidano. – Il primo si avvicina a Federica che spalanca gli occhi allibita. Apre la tenaglia e afferra un capezzolo della ragazza. – Mezzo giro per cominciare. – Stringe con forza la tenaglia e torce per cent’ottanta gradi il capezzolo. Federica urla furibonda dal male e cerca disperatamente di abbassarsi sul palo. Ma per Clara è peggio. La tenaglia le strizza il capezzolo più volte perforato dalla spilletta nei cessi della stazione, e il mezzo giro la fa urlare. Si lascia pesantemente cadere sul palo e, forse perché più esperta al sesso, questo le entra in culo di quasi dieci centimetri. Il grido straziante che le esce dalla bocca è conferma certa del fatto che la penetrazione non sia stata indolore. Federica è una smorfia, ma a un cenno del vecchio la tenaglia si serra ancora più forte e un altro mezzo giro le tira fuori un terribile attimo. Federica è molto magra, i seni piccoli, i capezzoli bruni. La tenaglia li copre per intero e la torsione le tira la pelle fino a far sporgere ancora di più le costole. Ma il palo non le entra in culo. E mentre Clara scivola lentamente in basso fino a toccare la base, venti centimetri più sollo, del fallo in legno che le apre il culo, una seconda tenaglia raccoglie dall’altro capezzolo di Federica una smorfia di dolore. – Comincia a battere quell’altra a questa ci penso io. – Fa il vecchio avvicinandosi a Federica. E mentre un ragazzo va nell’altra stanza e ritorna con bastoni e canne di varie dimensioni, il vecchio di avvicina a Federica, i cui seni sono orribilmente torturati dalla due tenaglie che un uomo di fronte a lei tiene serrate. Non apre bocca il vecchio, ma prende in mano entrambe le tenaglie e comincia a torcerle fino al limite del possibile. I capezzoli di Federica sono ormai arrotolati su se stessi come piccoli elastici ritorti e l’atroce supplizio spalanca la bocca a Federica in un rulo muto, che il vecchio succhia fino in fondo infilandole la lingua in bocca. E ancora gira le tenaglie; le pelle sembra strapparsi e i capezzoli volersi staccare dal corpo. Poi un urlo arriva perché il palo finalmente le sta entrando in culo e Federica non crede ai suoi sensi e cerca di espellere il dolore dalla bocca. Su di un corpo così magro sembra che i venti centimetri di grosso fallo debbano spaccarlo in due, invece Federica si è messa a baciare furiosamente il vecchio, a succhiargli la lingua, e intanto si fa scivolare il palo sempre più a fondo nel culo. E le grida sembra non facciano più distinzione tra piacere e dolore. Ma di dolore invece, sicuramente, è il ruggito di Clara, perché mentre Federica, impalata, succhia la saliva del vecchio, il ragazzo con i bastoni e le canne, s’è preso cura della donna, sfinita dalle sofferenze, ma ancora abbastanza desta da raccogliere nuovi tormenti. Attorno a una sottile canna di bambù sono stati fatti dei piccoli nodi con del fil di ferro sottile, quasi un filo, di alluminio leggero. La canna è piuttosto lungo e non colpisce, ma si flette e sferza con odiosa crudeltà. E i nodi penetrano la carne, graffiano la pelle, provocano dolore là dove sembrava che nulla potesse più nuocere a un corpo torturato brutalmente come quello di Clara. Ma la frustata che le imprime un marchio di piccole segni rossi sul costato invece, le duole eccome. Il ragazzo non tocca i seni, ma i colpi contro le costole sono più dolorosi e Clara lo dimostra. Ha le mani legate e un palo nel culo, non può certo muoversi. Strisce di sangue le segnano il costato. E i colpi del ragazzo di spostano, mirando al ventre piatto. Intanto il vecchio ha estratto il cazzo e si sta scopando la ragazzina magra impalata di fronte ai suoi occhi. Il pene sente attraverso il sesso della ragazza il bastone che le riempe il culo, ma la situazione non sembra così dolorosa. Certo Federica per lo meno riesce a limitarsi ad ansimare forte, mentre ogni colpo che arriva sopra Clara le strappa un mugolio di sofferenza. La donna ha le costole e il ventre tutto graffiato; adesso il ragazzo la sta penetrando davanti – come il vecchio con Federica. Anche la donna cerca di darsi da fare. Ma le regole della gara sono rigide, e il vecchio sa che Federica è in credito. E ordina: “marchiatele”. Non c’è nessun fuoco acceso, solo un grosso apparecchio elettrico che potrebbe sembrare un accumulatore. Quattro lunghi fili escono dalla macchina che ronsa sommessamente. A due a due i cavi elettrici terminano in due grossi morsetti con manici di platica e tenaglie di metallo brunito. La prima è Clara, ma Federica verrà punita due volte, per pareggiare i conti. Il ragazzo che la sta scopando rallenta i colpi, ma non cessa del tutto. Dietro la donna qualcuno ha afferrato una delle due ganasce e con forza l’ha aperta, stando ben attento a toccare solo i manici di plastica, perché la macchina ha arroventato il resto delle tenaglie. Con una mano afferra un gluteo di Clara e con l’altra applice la morsa che subito si chiude sulla carne nuda. I piccolo denti della tenaglia trapassano la pelle e mordono la carne, mentre il metallo rovente la brucia. L’urlo della donna non si può descrivere. È un rombo di tuono che le sorge dalle profondità animali, terrore cieco e dolore puro. Contrae così forte i muscoli da far scricchiolare la base del palo che ha in culo e un dolore come di fulmine la strazia dal basso verso l’alto. È quasi svenuta, ma non si può muovere e il ragazzo continua a scoparla lentamente, godendosi ogni singolo spasimo, ogni contrazione involontaria dei muscoli della vagina, ogni goccia di sofferenza, ogni suono. Federica è impietrita dal terrore. Vorrebbe urlare che basta, che si arrende. Ma prima che possa farlo la carne viva del suo corpo urla vendetta e le invia ondate di dolore così forti da farla sobbalzare sul palo che ha conficcato in culo, come se volesse sodomizzarsi da sola. E il suo grido si confonde con quello di Clara in un’unica orgia al limite delle possibilità umane. E il vecchio si accosta ancora di più a lei, per sentire al contatto scricchiolare le sue ossa, tendersi i muscoli nello spasimo atroce, e rantolar dolore dalla bocca. Quando la seconda tenaglia le afferra l’altra metà del culo per marchirla, Federica si schianta contro il vecchio di fronte a lei, come se si fosse potuta muovere. Ma è solo un impressione. Perché Federica ha subito il massimo di dolore che un essere vivente possa provare. Si agita sul palo che le massacra il culo, ma non sente null’altro che il morso crudele del fuoco che la marchia. Il vecchio esce da lei e afferra un bastone sottile. Persino il vecchio ha un sobbalzo quando il suono che esce dalla bocca di Clara, che ha ricevuto la seconda tenaglia rovente sul culo, attraversa la stanza e colpisce il suo orecchio. La testa riversa all’indietro, Clara si dibatte inculata sul palo come un pesce appena estratto dall’acqua. E il ragazzo che le è dentro gode mandando un fiotto caldo di sperma. Ma Clara non lo sente perché è svenuta. Le regole della gara non permettono si soccorlerla, e rimane lì, infilata sopra il palo, marchiata a sangue, agonizzante. Ma non ha ancora vinto. E i ragazzi, che sono allo spasimo del desiderio e vogliono godere, le si avvicinano per fotterla, gettandole acqua gelida sul volto perché si riprenda. Rinviene Clara, ma è un fantasma di umiliazione e dolore, che non è in grado di intendere e volere e neppure parlare. Ogni tanto torna un onda di dolore a scuoterla, infilata sul palo, ma questo è tutto quello che esce da lei, mentre un cazzo dopo l’altro i ragazzi godono la sua agonia e le sborrano nella figa. Federica grida ancora, come una sirena della polizia, e questo tien desta l’attenzione dei ragazzi. Il vecchio le ha tolto i morsetti e la sta colpendo con bastone dritto sul sesso. Il dolore deve essere insopportabile e Federica fatica a respirare tra un urlo e l’altro. Il sesso di Federica si gonfia e geme. Ogni colpo è più forte del precedente, fino a quando il bastone spesso un dito che colpisce incontra quell’altro, ben più grande, che Federica ha piantato nel culo. Oramai la giovane ragazza magra è un urlo continuo sull’orlo dell’abisso e dolore a schegge impazzite che vagano per il suo corpo. Ha appena goduto il secondo ragazza dentro la rantolante sofferenza di Clara, che qualcuno applica per la terza volta, la tenaglia rovente alla carne di Federica. Più in basso della volta precedente, i denti della tenaglia pinzano la carne delle cosce tra l’ano e la vagina. Federica è allo stremo e piange gridando il suo strazio e violente convulsioni la agita sopra il palo sul quale è conficcata, ma il vecchio non demorde e continua a colpirla tra le gambe cercando di mirare al clitoride. Non so se Federica possa provare più dolore di così, ma lui continua imperterrito. Ogni colpo è un acuto nell’urlo continuo della tortura che agita le membra magre della ragazzina. E l’incoscienza non arriva a soccorrerla. Ma quando l’altra tenaglia rovente le vien piantata direttamente sulla figa che il vecchio ha appena finito di rendere un unico pezzo dolorante di carne, e brucia le labbra vaginali, il pube e la tenerissima pelle della vagina, Federica di tende come una corda, manda un ultimo altissimo ululato e perde coscienza.
Ma ha vinto la gara perché in un attimo di lucidità Clara si è arresa, ha chiesto pietà ed è stata subito slegata, medicata e appoggiata su di un soffice letto. Anche Federica, svenuta, è stata liberata, soccorsa, e adesso riposa nella stanza accanto. Sul cuscino al suo fianco, in una busta, il premio per chi ha vinto la gara.