Posts con Tag ‘culetto rosso’

Sculacciata e con il culetto rosso

13 Dicembre 2011

culetto rosso sculacciata

La ragazza della foto viene sculacciata a dovere e il culetto le diventa rosso: notevole!

Culetto rosso

10 Settembre 2011

culetto rosso

Questa foto amatoriale mostra chiaramente i risultati di una bella e solenne sculacciata: un culetto rosso.

Culetto che brucia

6 Giugno 2011

Risultati di una sculacciata: il culetto brucia!

Culetto rosso

26 Aprile 2011

culetto rosso
Davvero un bel culetto rosso

Racconti di sculacciata: la colonna russa

7 Dicembre 2010

Da qualche parte nella sterminata steppa russa esiste un tetro castello. Qui vengono inviate le donne, dai 18 ai 40 anni, giudicate aver bisogno di un periodo di “severa rieducazione”. Le “ospiti” del castello vi rimangono il tempo necessario; stanno in celle singole, piccole e anguste, e mangiano soltanto una volta al giorno. Dopo che hanno passato tutta la mattinata a lezione per correggere la loro indisciplina e cambiare il loro carattere. Il personale di guardia, non scarso invero, è composto di carcerieri maschi e femmine.
La disciplina è severissima. Basta un niente, una parola, uno sguardo, un gesto e le “ospiti” sono avviate alla punizione.
Al piano terra del castello c’è un locale non molto ampio, con una sola colonna al centro dell’ambiente, intonacata di bianco. E’ a questa colonna che viene legata quella che dev’esser punita. Ella è nuda, abbraccia la colonna ed i polsi le vengono legati con ruvide corde; anche le caviglie sono strettamente avvinte insieme. Un’altra corda le viene passata intorno ai fianchi ed assicurata alla colonna: serve per evitare movimenti inconsulti, sculettamenti e cose simili.
Quando la donna è ben legata, la si punisce. Esistono vari tipi di bacchette e di verghe, alcune sottili, altre più spesse.
Con tali attrezzi la guardiana o il guardiano all’uopo delegato colpisce i glutei dell’ “ospite” per il numero di volte stabilito, mai meno di 20 ma che può arrivare fino a 100, nei casi più gravi. Alle punizioni, assiste sempre il Direttore, cioè io!
Una volta, notai che un guardiano metteva poca forza, poca voglia nel percuotere un’ “ospite”, in verità nulla d’eccezionale, una 35enne secca secca. A mala pena si notavano i segni delle vergate sulla pelle arrossata. Lì per lì non dissi niente e la blanda punizione ebbe termine. Due ore dopo, convocai il guardiano nel mio ufficio. Lo feci confessare: egli era quasi innamorato di quella prigioniera! E perciò non aveva voluto colpirla il giusto. Prima di cacciarlo via dal castello, gli feci passare la Ronda. Il guardiano colpevole agli occhi del Direttore, sia esso maschio o femmina, si denuda dalla cintola in giù e si piega sul tavolo, in modo che il suo deretano sia ben esposto. A turno, tutti i colleghi, maschi e femmine, si mettono in fila e, stringendo in mano la pesante cintura d’ordinanza,su quel deretano applicano due cinghiate ciascuno con la loro massima energia. Terminata la sfilata dei subalterni, il Direttore conclude l’opera in base alle sue convinzioni. E in quell’occasione io fui particolarmente energico.
Anche per le ospiti esiste una cerimonia simile e l’adopramo soprattutto per le anziane. Ci pensano un paio di guardiane, qualche giorno prima che l’ospite dev’essere dimessa. Nella sua cella, in piena notte. La legano bocconi alla branda, la denudano e le danno una cinghiata per ogni mese di permanenza dell’ospite al castello. E’ sempre la fibbia della cintura che deve andare a colpire la pelle, in questa circostanza. In un certo senso, le ospiti che ricevono le cinghiate notturne, dette il “Viatico”, sono contente perché sanno che presto abbandoneranno il castello e noi cerchiamo di lasciare su di loro un ricordo indelebile.
Una sola volta, nella mia lunga carriera, venni meno alla “Ronda”. Tatiana M*** era un ottimo elemento che mai aveva dato adito alla benché minima lamentela. Toccava a lei fustigare la N° 1234 legata alla Colonna. Ci mise impegno, mi si disse giacchè io non potei esser presente, però Tatiana se la faceva con quella stessa ospite. Nel senso che spesso la introduceva di soppiatto nel proprio letto, durante le ore di riposo. Situazione intollerabile, che non potevo sopportare ma allo stesso tempo non volevo ricorrere alla “Ronda”. Come nel caso del guardiano maschio, convocai Tatiana e le feci firmare il foglio con le sue dimissioni volontarie; dopodiché le dissi che, proprio per evitarle l’umiliazione di fronte ai colleghi, dati i suoi ottimi precedenti l’avrei punita io stesso. Tatiana capì. Si abbassò i pantaloni e i mutandoni (si era nel mezzo del gelido inverno) e si piegò sulla scrivania. Ricordo che aveva un bel posteriore: niente d’eccezionale, ma ben fatto. Le diedi 60 cinghiate, esattamente il doppio del numero delle vergate che lei aveva dato la mattina alla sua favorita. Il suo deretano diventò rosso, screziato e scheggiato come il tronco di un pino. Tatiana si faceva forza per non urlare di dolore, mordendosi i pugni stretti ma sussultava ad ogni cinghiata. Per le ultime ci impiegai un po’ meno energia. Mentre stava ancora chinata sulla scrivania con le braghe calate, le passai sotto le nari la boccetta dei sali per rianimarla. Mi sorrise pure, col volto terreo.
Ci fu pure il caso di un’ “ospite” che sfruttava ogni occasione per esser legata alla Colonna. Era una deviata: godeva a soffrire fisicamente, soprattutto se era colpita lì. Non commetteva mai infrazioni gravi, ma solo piccole cose da 20 0 30 vergate. Evidentemente, conosceva bene il regolamento interno. Dopo esser stata slegata dalla Colonna, aveva sul viso un’espressione beata di godimento. La devianza è di per sé una colpa. La N°2345 aveva fatto cadere a terra la propria ciotola, durante il pasto; l’aveva fatto apposta, naturalmente, per ricevere le 20 bacchettate. Stavolta sarebbe stato diverso! Se non ricordo male, si chiamava Adina ed era una contadinotta lettone di meno di 30 anni, bionda e formosa. Quel giorno, quale incaricato della punizione avevamo S. S***, una robusta ucraina che- ironia della sorte- si divertiva molto a frustare le nostre ospiti. S. era una gigantessa, alta e grossa, con muscoli possenti, lo sguardo cattivo che diventava trasognato quando si trovava a punire. E non che ci mettesse per questo meno energia, anzi sudava copiosamente alla fine di ogni punizione. Dunque, la N° 2345 si fece legare senza opporre resistenza alla Colonna, e la maligna S. le legò un po’ laschi i piedi in modo che la lettone avesse agio di strofinare le cosce fra di loro. La detenuta arrovesciò indietro la testa quando sentì la mia sentenza: non i 20 colpi che si aspettava, bensì 100 il massimo! E l’altra metà glieli avrei dati io personalmente. S. iniziò. La lunga bacchetta sibilava nell’aria, la fendeva e si fermava violenta sulle polpose natiche della bionda. Un colpo ogni tre secondi, come da regolamento e quindi bastarono circa tre minuti a S. per terminare la sua parte di colpi. Se la prigioniera aveva provato piacere all’inizio, adesso sarebbe scesa nell’abisso della sofferenza, del dolore vero!. Impugnai Bertha, la mia bacchetta preferita: lunga, spessa e pesante e rivestita di una striscia di cuoio avvolta a spirale. Presi il posto di S. dietro alla prigioniera, dalla pelle lattea tranne che sui glutei rossi più del sangue.
Proprio al colmo delle natiche, dove dalle reni curvano portando i muscoli a librarsi nell’aria, dall’alto in basso. Adina rimase come paralizzata da quel colpo. Le natiche si contrassero e poi si rilassarono così come i muscoli delle cosce, che tremavano. E fu proprio sulle cosce che concentrai i colpi successivi, assai violenti ed infine sulle reni e la zona coccigea, benchè la corda che legava la prigioniera alla Colonna mi fosse d’impaccio nel colpire con precisione. La N° 2345 aveva la testa reclinata quando ebbi finito, un rivolo giallo le scorreva lungo le gambe. Ma era cosciente, ancora.
Mi rivolsi a S., in modo tale che la donna ancora legata alla Colonna potesse udirmi “ Slegatela e riportatela in cella. Stanotte le farete la “Tavola”, così vedremo se avrà ancora voglia di farsi sculacciare” S. sorrise di cuore, Adina urlò.
Ora è tardi. Scrivero altri episodi di quel castello un’altra volta….
BK

Raconti di sculacciata: La Signora

5 Dicembre 2010

L’autore di questo bel racconto di sculacciata è Sergio. Buona lettura a tutti! Ricordo che chiunque può inviare il suo racconto scrivendo una mail a sculacciata76@yahoo.it

- Sì cara, ci vediamo questa sera cara. A presto. Non ti preoccupare, mi occuperò della questione appena tornato a casa.
Uff… mia moglie ha avuto ancora a che ridire con la nostra domestica Clara. Secondo lei non fa mai bene nulla: non pulisce abbastanza, non è attenta quando fa la spesa, passa troppo tempo al telefono con le sue amiche…
Non è che la ragazza sia un mostro di efficienza ma si vede che si impegna e mi dispiace che mia moglie se la prenda con lei…
Oggi, ad esempio, sembra che Clara abbia rotto un bicchiere mentre lavava i piatti e deve aver già ricevuto una buona dose di bacchettate sulle mani da mia moglie. Ora il copione prevede che questa sera, quando arriverò a casa, prenda per un orecchio la malcapitata, la redarguisca a dovere e la batta con la cinghia dei pantaloni fino a che non imparerà “a mettere la testa in quello che fa”. Clara rimarrà poi a singhiozzare qualche ora in ginocchio in cucina e poi verrà mandata a letto nella sua stanza.
Non faccio a tempo ad oltrepassare la porta che mia moglie mi scarica addosso di nuovo la sua filippica sull’incapacità di Clara a svolgere qualsiasi compito con la dovuta attenzione.
Stasera, però, non ho voglia di recitare la scena madre del padrone adirato…
-Clara, Hai sentito cosa ha detto la padrona? Vieni qui che devo punirti come meriti…
Clara si avvicina con gli occhi bassi ed un’espressione imbronciata, si inginocchia sul divano, alza la gonna e resta immobile ad aspettare la sua punizione.
Io la lascio lì un po’ a meditare sulla sua sfortuna, mi bevo una birretta in cucina e poi torno da lei in soggiorno.
Anche mia moglie è lì ad aspettare con evidente impazienza che io compia il mio dovere.
Mi metto alle spalle della ragazza, mi sfilo la cintura, la piego in due e la faccio schioccare.
- Sono venti cinghiate, vedi di non muoverti e di non farmi incazzare…
Clara si stinge nelle spalle mentre la cinghia comincia a cantare sulla sua pelle; le prime dieci cinghiate vanno via lisce, poi comincia a lamentarsi e a dimenarsi ad ogni colpo ma non ho voglia di riprenderla né di farmi aiutare da mia moglie, che pure aspetta con evidente impazienza di essere chiamata a partecipare, e mi limito ad aumentare la forza e la velocità dei colpi che vanno a colorare anche la parte alta delle cosce della ragazza. Ora della fine non si può dire che si sia comportata bene ed almeno un paio di volte ha persino provato a parare i colpi con le mani; la mando in cucina a meditare in solitudine sulle conseguenze della sua sbadataggine e mi accomodo sulla mia poltrona preferita per leggere finalmente il giornale ma mia moglie non sembra essere soddisfatta.
- Non mi stupisce che Clara sia così poco attenta nel suo lavoro! Sa benissimo che qualsiasi cosa faccia la passerà liscia ed il massimo che rischia sono solo poche carezze che non spaventerebbero neppure un bambino. Non avresti dovuto consentirle di fare tutta quella confusione. E poi non capisco, con quella lì usi ancora la cinghia? Non hai ancora capito che orami ci si è abituata? Ti avevo comprato quella bacchetta spessa, ma tu non la usi mai…
Sì, brava, se usassi veramente la bacchetta che ha comprato lei credo proprio che Clara non si potrebbe più sedere per almeno una settimana e, quel che è peggio, non credo che potrebbe tornare subito al lavoro e poi i piatti chi li lava, lei?
Provo a far comprendere questi semplici concetti a mia moglie ma non c’è verso…
- E allora? Perché secondo te quella lì lavora? Non è capace di fare nulla, non è in grado di lavare neppure un bicchiere! Ma tu non hai tempo per queste cose, l’unica cosa che sai fare è startene lì a leggere il giornale mentre la disciplina in questa casa va a rotoli!
Beh, questa volta mi ha convinto! Credo proprio che si debba ristabilire la disciplina domestica e, per questo, chiamo subito Clara. La ragazza si presenta ancora singhiozzante e con le mani a massaggiarsi il posteriore.
- Allora, non hai ancora finito di frignare? Smettila di sfregarti il culo e corri a prendere la bacchetta che ha comprato la padrona!
- Oh, no, padrone.. La prego mi ha già punita abbastanza e poi quella è troppo grossa…
- Niente discussioni! Fila a prenderla o sarà solo peggio per te!
Mia moglie ha seguito con evidente soddisfazione l’evolversi della vicenda e sfodera il suo sorrisino compiaciuto quando vede la ragazza inginocchiarsi davanti a me porgendomi tremante lo strumento del suo nuovo supplizio ma subirà presto, è proprio il caso di dirlo, una cocente delusione.
Afferro la bacchetta e, flettendola tra le mie mani, mi rivolgo alla mia cara mogliettina:
- A proposito, cara, si può vedere l’estratto conto della tua carta di credito di questo mese?
Il suo viso sbianca di colpo e prende a balbettare: – Nnon mi pareee che sia ancora arrivato…
- Davvero? Eppure mi pare proprio di aver visto la busta aperta sul tavolino dell’ingresso… Ti prego, cara, valla a prendere.
- Siii, maaa forse l’ho già buttato via…
- No, cara, non è stato buttato via per la semplice ragione che l’ho recuperato dalla pattumiera ed ho potuto vedere che, purtroppo, anche questo mese hai oltrepassato ogni limite di spesa!
- Sì, ma erano occasioni uniche, non potevo lasciarmele scappare!
- Certo, per te le occasioni uniche ci sono 365 all’anno! La verità è che non sei capace di darti dei limiti!
- Non è vero! Sono capace di limitarmi benissimo ma non vedo perché dovrei farlo, non mi pare che abbiamo problemi economici.
- Di questo passo non ne sarei tanto sicuro… Ma il problema non è questo: avevi promesso che avresti speso meno e sei venuta meno anche alla tua promessa. E’ venuto il momento di porre un freno a questo tuo comportamento. Avrei dovuto dare ascolto sin da subito a tuo padre che si è sempre raccomandato di tenerti in riga.
- Ma che cosa c’entrano i miei adesso?
- Lo sai benissimo che cosa c’entrano… Tuo padre mi ha sempre detto che tu, per comportarti come si deve, avevi bisogno di una bella ripassata ogni tanto. Credo che sia proprio venuto il momento di impartiti una lezione con i vecchi metodi.
- Non dirai sul serio? Non vorrai mica sculacciarmi? Non ho più l’età per questo genere di cose.
- Certo che no! Per te ci vuole molto di più. Intendo inaugurare su di te la bacchetta che hai comprato per Clara. Credo che venti bacchettate a culo nudo possano bastare. Vediamo se così impari a contenerti una buona volta!
- Oh no, ti prego, è troppo umiliante! La bacchetta si usa per le serve e poi venti sono troppe. Mi lascerai i segni…
- La bacchetta è per chi si comporta male e poi non vedo quale sia il problema dei segni: pensi di andare a mostrare il culo in giro? Adesso basta storie. Piegati sullo schienale della sedia ed afferra con forza la seduta. Guai a te se abbandoni la posizione! Anzi, Clara, vedi di renderti utile e tieni giù la Signora.
- No, ti prego, mandala via. Non mi puoi punire davanti alla serva. E’ un’umiliazione troppo grande!
- Vorrei ricordare alla Signora che, prima che io la sposassi, andava anche lei a fare le pulizie in casa d’altri. I tuoi vecchi padroni dovevano essere decisamente poco severi, se non ti è mai capitato di dover essere trattenuta da un’altra serva durante una punizione!
Sembra che la mia cara mogliettina si sia finalmente rassegnata: sbuffando si china sulla sedia e, voltando ostentatamente il viso nella direzione opposta, lascia docilmente che Clara, inginocchiata davanti alla sedia, le afferri con forza i polsi.
La serva ha ormai smesso di piangere e sembra imbarazzata per la strana situazione venutasi a creare.
Non resta che mettermi all’opera: le alzo la gonna e comincio a far cantare la bacchetta.
Decisamente un bello strumento: mia moglie lancia un grido di dolore ad ogni colpo e Clara fa fatica a trattenerla ferma sulla sedia.
Dopo quattro bacchettate le abbasso gli slip ed ammiro il risultato: quattro segni rossi ben distinti fanno mostra di sé sul suo posteriore.
Riprendo l’opera con nuova lena e mia moglie scoppia subito in lacrime. Dopo soli altri due colpi riesce anche a divincolarsi dalla presa di Clara e mi implora di perdonarla.
- Mi fa piacere che ti sia pentita del tuo comportamento ma la punizione va avanti. E poi, cara, un po’ di contegno, Clara ha subito la sua punizione con più dignità…
Vedo balenare un lampo d’odio nei suoi occhi, vorrebbe dire qualcosa ma sa che non le conviene: si rialza e, imbronciata, torna a chinarsi sulla sedia esponendo il posteriore al prosieguo della punizione. Non mi piace questo tipo di atteggiamento e glielo faccio capire raddoppiando la forza delle bacchettate: dopo pochi colpi ha ripreso a singhiozzare e urlare ad ogni frustata ricevuta.
Verso metà dell’opera il culo della mia signora comincia ad essere di un bel rosso uniforme e a mostrare un bel disegno fatto di strisce più scure intrecciate tra loro.
Le affibbio anche un paio di colpi sulle cosce ma lei sembra non gradirli.
- No, ti prego, almeno non lasciarmi segni sulle gambe… Come faccio poi con le mie amiche in palestra?
- Non è affar mio, cara… E poi credo che dovresti vergognarti più di non saperti contenere con il denaro piuttosto che della giusta punizione ricevuta.
- Ma non è giusto! Non puoi farmi questo!
- Silenzio! Non sei nella posizione di poter giudicare quello che è giusto o non è giusto per te; le bacchettate rimanenti le prenderai tutte sulle cosce e, per quanto riguarda la palestra e quelle oche delle tue amiche, se ci vorrai ancora andare e ti chiederanno qualcosa, dirai loro la pura verità: che sei stata punita da tuo marito per esserti comportata male. Così vedranno cosa succede a quelle che si comportano in maniera irresponsabile. Almeno per alcune di loro, poi, non credo che sia una sorpresa. So che la moglie di Paolo ne ha prese di recente anche di più….
La prospettiva di un aggravamento della punizione sembra aver sedato la sua ribellione. Ciononostante termino la sessione dedicando particolare attenzione alle cosce che, dal ginocchio fino all’attaccatura dei glutei, presentano i segni della punizione ricevuta (altro che palestra! Credo che nei prossimi giorni avrà difficoltà a sedersi anche per il pranzo…).
- Bene! Ora che avete entrambe preso quelle che vi siete meritate penso proprio che sia il caso di meditare insieme sull’importanza del duro lavoro ben fatto: filate in cucina! Voglio che laviate il pavimento per bene in ginocchio con lo straccio. Quando avete finito, mi aspettate lì in silenzio. Occhio! Se vedo la minima traccia di sporco ve lo faccio rilavare tutto con la lingua e non sto scherzando!
Le due ragazze si avviano assieme ed in silenzio verso la cucina ed io posso finalmente riprendere la lettura del giornale che questo spiacevole incidente aveva interrotto.
La pace regna ora sovrana sulla casa. Mi auguro che la mia signora abbia finalmente imparato la lezione…

Racconti di sculacciata, Dal diario di Federica parte seconda

17 Novembre 2010

Continua il racconto del bravissimo Hensto. Buona lettura!

La notte cancellò in parte il forte impatto emotivo della sera precedente, e quando mi svegliai ero più serena. Non avevo però dimenticato quello che era successo, e, per non irritarlo ulteriormente, rispettai l’orario: nel frattempo mi era anche venuto in mente che Marco, il ragazzo a cui avevo giocato quella crudele beffa, era un caro amico di Pablo, e ricordare questo non era certo stato di gran conforto!
Senza quasi parlare facemmo colazione, poi, preparati gli zainetti, partimmo per la gitarella. L’aria fresca e pura della montagna mi aveva rimesso di buonumore, e trotterellavo allegra dietro Pablo, su per il bosco, canticchiando leggermente; finchè cominciò la salita e dovetti smettere per risparmiare il fiato. Tutto andò bene per un’ora circa, poi percepii che qualcosa non andava… ma cos’era? Mi ero distratta… e il sentiero non mi era più così familiare come prima… “Pablo, ma dove stiamo andando, amore?” gli chiesi leggermente preoccupata. “Non ti preoccupare, Fede, è solo una piccola variante.” Stetti zitta, non molto convinta. Passa un’altra mezz’ora e comincio ad essere un po’ stanca, anche perché non capisco di quanto la gita si sta allungando, e questo mi rende ancora più stanca… “Pablo, ma dove mi stai portando? Io comincio ad essere stanca!” E lui: “Su Federica, adesso non fare la lagna! E’ appena un’ora e mezza che cammini!” “Cazzo, mi ha di nuovo chiamata Federica! Che succede? Ma non è più lui… ha di un nuovo un tono duro” pensavo tra me e me. Non trovai il coraggio di rispondergli. Proseguii, più lentamente, ma di nuovo, come la sera precedente, stavo scivolando in una sorta di passività da cui non riuscivo a venir fuori… e ad ogni passo ero sempre più stanca… le gambe cominciarono a farmi male e mi veniva da piagnucolare. “Pablo, ti prego, amore, fermiamoci un momento a riposare! Non ne posso più!” E lui, più duro di prima: “ Ti ho detto di piantarla! Smettila di lamentarti e pedala! Ti sei molto impigrita ultimamente, è ora di cambiare abitudini! Forza, avanti, muoviti!” Lo guardavo con occhi vitrei, senza credere a ciò che sentivo, e continuando ad arrancare sempre più affannosamente… “Ma Pablo, non ce la faccio sul serio, non dire così!” tentai di protestare, ma questa volta fece finta di non sentirmi e allungò il passo, distaccandosi da me di alcuni metri. Passarono soltanto altri due minuti, ed ebbi un improvviso moto di ribellione, un po’ isterico ma abbastanza perentorio: “ Adesso basta, io non mi muovo più di qui, sono stanca e stufa!!!” gridai piangendo, con un atteggiamento da bambina capricciosa, piantandomi seduta in mezzo al sentiero e buttando a terra lo zainetto.” Bene, caro diario, credimi che quel gesto fu uno dei più grossi errori della mia vita, perché quello che accadde dopo mi brucia ancora adesso al solo ricordo…
Pablo, che era un po’ più avanti, si voltò,venne verso di me, mi si fermò a un metro e, guardandomi fisso negli occhi, disse severamente: “ Cosa hai detto? Ripetilo!” “Ho detto che non mi muovo di qui per almeno mezz’ora” feci io, con la stessa aria da bambina che si impunta. “Tu invece alzi immediatamente il tuo sederino da lì, altrimenti te lo faccio alzare io!” esclamò Pablo in modo molto deciso. Io non dissi niente e feci cenno di no con la testa, in segno di sfida. “ Lo vedremo” fece lui, e avvicinandosi rapidamente a me e chinandosi per rialzarmi. Poi, caro diario, tutto avvenne ancor più rapidamente, e nel ricordo non so più dire se c’è più dolore, vergogna, godimento o cos’altro… Pablo mi afferrò, mi tiro su, poi si mise dietro di me e mi assestò due o tre sonori sculaccioni!
SMACK, SMACK, SMACK Ahi, ahi, ahia!!! Proruppi io piagnucolando, al mio battesimo del fuoco come donna sculacciata.
“E adesso, march!” disse rimettendomi lo zaino in spalla e spingendomi per il sentiero.
Passano altri minuti di tortura mista ad eccitazione, minuti che non saprei contare, caro diario, finchè nuovamente mi fermai a mezzo del sentiero, esausta. Quando Pablo mi vide nuovamente seduta per terra (stavolta non mi ero neanche tolta lo zaino, e mi ero chiusa in uno strano mutismo) venne con calma verso di me, mi aiutò a rialzarmi e mi prese lo zaino senza dir nulla. “Forse stavolta ha deciso di cambiare atteggiamento” pensai, ma mi sbagliavo, e di molto! Infatti mi prese per mano abbastanza rudemente e, inaspettatamente, deviando dal sentiero, mi trascinò per una ventina di metri nel fitto del bosco. Intanto ruppe il silenzio, e disse: “ Stavolta ti sei meritata un bella punizione, Federica, preparati!” Cominciai ad essere terrorizzata, ed al contempo di nuovo fortemente eccitata… “Ma, Pablo” provai a difendermi. “Zitta, non parlare” replicò lui, fermandosi e facendomi fermare presso un grosso albero. “Adesso tirati giù i jeans” disse severamente. Io lo guardai e impallidii. “Avanti, non hai sentito cosa ti ho detto?” mi incalzò. Riprendendo quella modalità passiva e meccanica che ormai dalla sera precedente avevo imparato, ubbidii. “E adesso” ordinò Pablo mentre si allontanava di pochi metri, girati e appoggiati all’albero, e stai ferma!” Ancora una volta obbedii. Poi non vidi più nulla: sentii Pablo che si muoveva lì attorno, un frusciare di erbe, e poi lo schianto secco di una ramo che si spezzava: ebbi un brivido, perché avevo purtroppo capito cosa stava per accadere… cercai di girarmi, ma Pablo mi ingiunse severamente di stare con lo sguardo diretto all’albero e immobile. Ma avevo fatto in tempo a vedere lui con in mano un giovane rametto, pronto per il mio didietro… sob! Pablo prese a parlare con durezza, e disse:
“Lo sai, Federica, che adesso te le devo dare?”
“Sì, sob” cominciai a singhiozzare.
“Ti sei comportata come una bambina sciocca e disubbidiente, e ora il papà ti picchia!”
“Sob, sob, sob!”
“E se lo farai ancora te le prenderai di nuovo!”
“Sob, sigh, sob” continuavo a singhiozzare. L’attesa era terribile. Sapevo che mi avrebbe fatto male. Non vedevo l’ora che cominciasse, perché potesse finire presto; Intanto mi stava di nuovo venendo un orgasmo. Ma ecco che il primo colpo arrivò:
SWISH !! AHI!
SWISH !! AHIII !!
SWISH SWISH SWISH! AHI? AHII, AHIAAA!!!!
SWISH SWISH SWISH SWISH SWISH AAAHHHHH!!! BASTAAAA!!!!
“Ferma e zitta, che devi prendertene ancora!!”
SWISH SWISH SWISH SWISH SWISH SWISH
AHHHHHHH NOOOO SOB SOB SOB SOB SMETTILA? TI PREGOOO!!!!
Ora il dolore era più forte dell’orgasmo: mi aveva picchiato veramente forte, e il mio sedere era ormai un piccolo incendio, caro diario!
SWISH SWISH SWISHHHH
Pablo terminò, dicendo: ora rivestiti in fretta, riprendi lo zaino e via: e ricordati che quando saremo a casa avrai il resto!

Continuai il resto della gita piagnucolando sommessamente e con il culo in fiamme, caro diario, finché, dopo un tempo che mi parve interminabile, arrivammo a casa. Senza parlare, sparii in bagno, dove rimasi per più di un’ora, dopo aver fatto la doccia, il bagnoschiuma nella vasca da bagno e un lungo automassaggio con la crema puoi bene immaginare dove… ma il guaio era che, appunto, i guai non erano ancora finiti… infatti Pablo mi aveva promesso il resto! Quanto avrei atteso ancora le temuta, ulteriore punizione? E come mi avrebbe punito? Oh, se almeno avesse usato le mani questa volta… Quando uscii dal bagno mi diressi subito in cucina per preparare la cena: ero muta e sottomessa… se mi avessero visto le mie amiche, che vergogna! Io, Federica, la mitica sculacciatrice, ridotta in questo modo… nessuno doveva saperlo!
La cena strascorse in modo innaturalmente normale: Pablo parlava come se niente fosse, ed io mi sforzavo di essere naturale senza riuscirci. Prima commentò delle notizie che aveva visto in televisione, poi si mise a parlare del bosco e dei funghi… dannato bosco!!! Ancora mi bruciava il sedere, nonostante la crema, accidenti al bosco, a Pablo e anche a me che mi sono fatta fregare così!!!
Dopo cena ci mettemmo sul divano a guardare la tv, davano un bel film… io non riuscii a godermelo, preoccupata ed eccitata com’ero al pensiero dell’imminente dose di botte che avrei preso… Pablo invece seguiva attentamente, e nel contempo si mostrava affettuoso verso di me. Io non lo respinsi né lo assecondai, stavo semplicemente lì come un salame, anzi come una salama, caro diario!
Quando fummo ai titoli di coda e già cominciavo a sbadigliare e a rilassarmi un poco, Pablo mi abbracciò la spalla, e con un tono a metà tra il seduttivo e il severo, mi disse: “Federica, lo sai cosa succederà tra pochissimo, amore?”
Ebbi un sussulto e non risposi.
“Succederà che avrai il resto della punizione, te lo avevo promesso…”
E intanto mi accarezzava, il delinquente… era così maschio, così seducente che… però che grandissimo stronzo!!!
Ad un tratto accennai uno strilletto: “Pablo, io…”
Non l’avessi mai fatto: gli diedi il pretesto.
“Zitta!!!” Gridò! “Fila in camera, sollevati la gonna e aspettami lì!!!”
Di nuovo tornai ad essere un automa: gli ubbidii come un cagnolino e andai immediatamente in camera, buttandomi passivamente sul letto. Mentre aspettavo, in grande agitazione, sentii che ero di nuovo bagnata. Passarono alcuni minuti, poi vidi Pablo entrare in camera con la cinghia dei pantaloni in mano. Riuscii a stento a contenere l’orgasmo:
‘Ah, ahhh, Pablo no! Ti prego! Non fare così! Ah ah,ahhhh!!!!
Non mi aveva ancora toccata.
“Ti avevo detto di sollevarti la gonna! Va bene, te la alzo io, allora!”
Si sedette vicino a me che ero distesa e, con eleganza e decisione, mi alzò la gonna facendomela ricadere sulla schiena! Brrrrr!!! Non sapevo più cosa fare né pensare! Ma non ne ebbi comunque il tempo, perché quasi subito sentii la sua mano sinistra sulla schiena, salda e ferma, e un istante dopo vidi con la coda dell’occhio la destra che alzava la cinghia e la faceva ricadere sul mio oggi disgraziatissimo sederino!
“SLASH” “Ahiii”
“SLASH SLASH SLASH” “Ahii, ahi, ahiaaa!!!”
“Ti sei comportata molto male, e lo sai benissimo!!”
“SLASH SLASH” “Ahii” Coinciai a dimenare le gambe.
“Lo sai che sei una bambina cattiva, viziata e impertinente?? Ferma e non ti muovere!!!”
Non dissi niente, e cominciai invece a piangere sommessamente.
“SLASH SLASH SLASH SLASH SLASH”
“Non cercare di impietosirmi, perché non funziona! Stasera te ne prendi tante, ma tante, sai?”
SLASH SLASH SLASH SLASH sob sob sob sob sob sigh sigh sigh sobb
“Bambina viziata, capricciosa e impertinente!!!
SLASH SLASH SLASH sob sob “Basta, ti pregoooo!! Smettila, non ne posso più!!”
SLASH SLASHHHH
“E adesso finisci di svestirsi, mettiti il pigiama e fila nel letto immediatamente, capito? E non voglio sentirti piangere!!”
E detto questo, uscì dalla stanza.
Io piangevo a dirotto, mentre mi toccavo il sedere rovente e cercavo faticosamente di spostarmi sul letto per svestirmi. Dopo alcuni minuti ero in pigiama, sempre in lacrime (non smisi di piangere un solo istante) ma non ero entrata nel letto, stavo lì seduta sul bordo, anzai tentavo di stare, ma subito dovevo sdraiarmi di nuovo perché le mie natiche non sopportavano nessun tipo di contatto, neanche quello morbido del materasso! Passò altro tempo, non moltissimo, quando Pablo entrò di nuovo nella stanza. Era in pigiama anche lui e aveva uno sguardo molto dolce, anche se sempre forte e dominante. Si sedette di fianco a me e disse, in tono morbido: “Adesso basta, Federica, ssmettila di piangere” E intanto con un fazzoletto mi asciugava le lacrime. Un attimo dopo mi prese e mi mise sulle sue ginocchia, come per sculacciarmi di nuovo. Ora, con la mano sinistra mi accarezzava i capelli, mentre sentii la sua mano destra appoggiata sul mio culetto in fiamme.
“E’ quasi finita, Fede!” e mi assesto due o tre sculaccioni decisi.
SMACK SMACK SMACK Owww!! Ohhh! Ahhhhh!
Non erano niente in paragone alle botte che avevo preso in precedenza, ma il mio culetto era ormai ipersensibile… oramai sentivo che l’atmosfera stava cambiando… e mi aveva persino chiamata Fede!
SMACK SMACK Ahhhhhh!!!
L’ultimo fu quasi un grido di piacere: era l’ultimo sculaccione, dopo di che Pablo prese ad accarezzarmi il sedere molto e molto dolcemente, e intanto mi sussurrava all’orecchio:
“Brava, brava bambina mia, è tutto finito, adesso, sei perdonata…”
Rispondevo con crescenti mugolii.
Pablo poi mi accarezzò dolcemente tutto il corpo, e alla fine non resistetti più, mi sollevai e mi buttai tra le sue braccia, poi lo guardai negli occhi e gli dissi “Grazie!!!” e lo baciai sulla bocca.

Racconti di sculacciata, Giu, parte terza

24 Ottobre 2010

Le chiappe di Mark erano più rosse della salsa di chili, così come era rossa la punta del suo coso, dalla parte opposta.
Mi ero seduta, avevo aperto le cosce e lui aveva appoggiato il bacino, man mano che lo sculacciavo, il suo coso diventava sempre più duro e strofinava l’interno della mia coscia. Gli dicevo che lui era un cattivo bambino, che meritava di essere sculacciato e lui diceva sì sì sì; finché il suo coso diventò duro duro e la mia passerina appena umidiccia. Mark si tirò su di scatto, il coso puntato verso le mie pere e non ebbi neppure il tempo di prenderlo fra le labbra, che scoppiò. Il seme di Mark mi scese lungo il petto e colò giù fino ai peli della passerina.
Avevo imparato molto negli ultimi quattro anni e ne avevo conosciuti di uomini; conosciuti in senso biblico, come bofonchiava lady Pam*** tanto tempo prima all’istituto. Agli uomini piace soffrire, si eccitano mentre soffrono, a questi porci e dopo il tirocinio in questo mi ero specializzata: li prendevo a sculacciate, a frustate, torcevo i loro cosi. E più gli facevo male, più loro godevano. E godevo pure io! Mi piaceva sottometterli, vedere le loro chiappe arrossarsi a poco a poco, striarsi coi colpi di frusta e mi piaceva vederli mosci, in tutti i sensi, dopo che…
“Mark – disse Camilla- mostra il sedere alle signore!” Il fratello sospirò, con gli occhi implorò ancora una volta la sorella di evitargli questa umiliazione e poi si calò i calzoni: era rosso, molto rosso. La signora era morta all’improvviso, e tutta la responsabilità della casa era passata sulle spalle della primogenita Camilla che trattava il fratello esattamente come lo aveva trattato la madre: prendendolo a sculacciate! E poi lui doveva mostrare il risultato a noi della servitù.
Mark ci aveva provato con me, naturalmente quando era ancora viva la signora ma io lo avevo mandato in bianco! Ero alle prime armi e lavorare in quella casa era per me una copertura, come disse il sergente McCrory. Il vero lavoro lo svolgevo di sera, nell’appartamentino che mi aveva trovato l’amico di Elisabeth. Capirai, una vergine era una rarità sulla piazza e lui sapeva bene come farla fruttare. Lavoravo parecchio di labbra e di lingua, ma soprattutto di mani: prima sul culo e poi davanti. La clientela non mancava, il prezzo onesto ed io ero ancora intatta, là sotto.
Tutte le mattine alle 7 mi presentavo a casa della padrona, lavavo i piatti, rassettavo, pulivo i pavimenti, insomma facevo tutto quello che fa una brava sguattera; alle 7 di sera me ne andavo e dopo un’oretta cominciavo il mio vero lavoro. Fu così anche quella mattina, quella mattina in cui Mark ci fece vedere il proprio culo.
Ma la cosa non si fermò lì.
Camilla era lesbica, questo l’avevo capito già da un pezzo. E pure sadica. Ma che fosse tanto pervertita nei confronti delle persone dello stesso sangue, non l’avrei mai immaginato! Mancava Polly, la sorella più piccola a quella riunione. E capii subito il perché. L’andò a prendere Emma la muta e la trascinò per un orecchio, proprio come se fosse una bambina e lo era coi suoi 13 anni. Via l’accappatoio di Pam, le acerbe forme nude. La robusta Elisabeth le piegò la testa e il busto verso il proprio seno gigantesco, facendola piegare. La cinghia nella mano di Camilla sferzò il culo della sorella per 10 volte almeno. La ragazzina strillava come se la stessero spellando viva; il che, in fondo, era la verità!
Quando Camilla finì. Polly si massaggiò le chiappe rosse, ma dal colore diverso da quel rosso che mostravano le chiappe del fratello, il quale era rimasto ancora in piedi, calzoni e mutande abbassate; ma il suo coso dava segni di vita piuttosto cospicua. Pure incestuosi, tutti quanti là dentro. “Tu, Edwige, non racconterai mai quello che hai visto qui dentro stamattina, vero? Altrimenti…” lasciò la frase a metà, facendo però schioccare la cinghia. Perciò sussurrai più tardi a Mark il mio indirizzo: per fare un’opera di bene, per toglierlo da quell’ambiente di depravazione. Aspettai un mese e mi licenziai da quel lavoro: credevo di non rivedere mai più le due sorelle e le loro sconce serve! Invece…
Avevo parecchi clienti, per lo più di una certa età. Mezz’ora, un’ora con ciascuno e 2 sovrane finivano nel mio borsellino; avevo messo da parte un discreto gruzzoletto; niente d’eccezionale, però mi ero comprata un paio di vestiti decenti. E la vita da prostituta a tempo pieno, sebbene una prostituta una po’ speciale, non era affatto disprezzabile.
Fino a che non arrivò lui. Non ho mai saputo il suo vero nome, voleva semplicemente farsi chiamare il Professore. E professore lo era davvero: sprizzava autorità e severità da tutti i pori. Lo sculacciai mentre stava in piedi, infatti era troppo grosso per farlo distendere sulle mie ginocchia. Ci misero molto tempo le sue chiappe a diventare colore della porpora. Volevo prendere in bocca il suo coso dritto, ma lui rifiutò “Posso resistere per ore così, è la mia disgrazia!” commentò afflitto e mi propose di esser lui a sculacciare me. Fui io a respingere la proposta. Me la ripetè la seconda volta che venne da me. Più per scherzo che per soldi, gli chiesi 5 ghinee se voleva sculacciarmi. Non poteva permettersi di spendere così tanti soldi e allora niente da fare, bello mio! Fu allora che mi fece LA proposta ed io ci caddi, come un’aragosta cade nella rete. I nostri incontri futuri non avrebbero avuto niente a che fare con il sesso: lui mi avrebbe soltanto insegnato di storia, di letteratura, di matematica, di filosofia perché vedeva che la mia cultura era scadente; all’istituto avevo imparato soltanto a leggere e a scrivere. Ancora oggi, non so perché accettai: erano tutti soldi che non guadagnavo, stando con lui. Lui parlava ed io ascoltavo e più ascoltavo, più rimanevo affascinata: quanto è bella la storia. Re Artù, Carlo Magno, l’Impero Romano…come erano dolci le parole di Romeo e di Giulietta, come potenti erano i versi di Milton! Il Professore aveva posto una sola condizione. Gli avrei chiesto spontaneamente di essere sculacciata se fossi stata soddisfatta di quello che avevo imparato, alla fine delle lezioni. Quello sarebbe stato il compenso per il Professore!
Era il secondo giovedì di un mese dispari, la serata in cui Mark veniva abitualmente da me. Andai ad aprire la porta e mi trovai di fronte tutt’e tre i fratelli! Camilla, Mark e Polly, in più c’era una quarta persona che non conoscevo…
Da più di due anni, come ho detto prima, non frequentavo più quella casa, ed ecco che ricomparivano i fantasmi del passato, come avrebbe detto il Professore. A cosa dovevo quella visita inattesa? Io non me la facevo con le donne!
Erano venuti da me, disse Mark, perché io li conoscevo da tanto tempo. Camilla buttò sul tavolo un sacchetto sonante di monete. Ad occhio e croce, quanto potevo guadagnare in due settimane di onesto lavoro… La quarta persona si rivelò essere una donna, benchè nulla avesse di femminile. Alta, secca, i capelli cortissimi, le tette inesistenti, i fianchi squadrati. Era lei la mia cliente per quella sera, mi disse Camilla. Loro tre si sarebbero limitati ad osservare. Forse.
Non mi piaceva picchiare le donne, già l’ho detto, però per quella cifra avrei sculacciato anche mia madre, se l’avessi conosciuta. “Spogliati e mettiti in ginocchio a quattro zampe, sul tappeto” ordinai alla sconosciuta. Che fosse una donna, lo si poteva capire soltanto da una cosa: non aveva il pisello penzoloni fra le gambe!
Si mise a quattro zampe ed io, allargando i piedi e tirandomi su la vestaglia, mi misi a cavalcioni su di lei. Le sue chiappe erano secche e asciutte. Le colpii fino a che mi fece male la mano. La donna mugolava, così come Camilla che aveva infilato una mano sotto la propria gonna. Stavo sculacciando quella donna, quando….

Culo rosso

29 Settembre 2010

Non ho avuto il coraggio di intitolare questo posto culetto rosso