Posts con Tag ‘culetto’
Foto di sculacciate: Il paddle sul culetto
27 Ottobre 2009Public Disgrace: orgia di sculacciata
15 Settembre 2009Ogni volta che pubblico qualcosa da Public Disgrace vengo sempre subissata di mail di complimenti. E così ho deciso, anche se da poco ho pubblicato una galleria, di pubblicarne un’altra, davvero eccitante.
Eccovi qualche foto in anteprima (clicca qui per i filmati completi):

Segni su un culetto sculacciato
8 Settembre 2009Sculacciata di una vergine troietta
5 Settembre 2009Un nuovo racconto di M., che ci ha già regalato in passato altre emozioni. Ricordo che tutti possono contribuire al blog con un racconto o una riflessione, basta scrivere una mail a sculacciata76@yahoo.it
Quando conobbi Fabio ero una ragazza molto bella.
Alta, magra molto formosa, ma senza eccessi.
Qualsiasi 20enne avrebbe fatto di tutto per uscire con me.
Gelida però, mi divertivo a dargli corda, li osservavo cuocersi per le mie poche moine e alla fine rimanere con la bocca aperta senza aver ricevuto nè l’osso nè il più piccolo assaggio di questo.
La verità era che non trovavo nulla, nulla che valesse la pena cercare tra i ragazzi della mia età.
Non riuscivano mai a tenermi testa e nonostante il fuoco sacro della bellezza e dell’ironia ardesse in me feroce cercavo qualcuno che riuscisse a sottomettere la mia furia, che punisse i miei vizi, la mia presunzione e i miei capricci.
Anche se le ragazze come me non lo ammettono cercavo qualcuno che mi umiliasse e mi facesse godere di quell’umiliazione.
Fu in quel periodo, in un bellissimo pomeriggio assolato, che conobbi Fabio.
Era un uomo affascinante con l’accento nordico che ogni volta mi faceva tremare.
Lui era molto più vecchio di me ma non mi importava. Mi importava solo che fosse presente, che sapesse come trattare una come me.
Una vergine troietta.
La mia inesperienza lo frenava.
La mia dolcezza lo incuriosiva ma era quella vena da ribelle che lo spingeva a volermi dominare.
Un mese dopo il nostro primo incontro ero a casa sua, in veste d’amica, quando accadde tutto.
Lui mi parlava di letteratura e libri ma io, che al suo contrario, sapevo bene di voler imparare altro non la smettevo di essere distratta.
Faceva caldo, e mi alzavo la gonna per sventolarmi.
Gli occhi di Fabio involontari cadevano sulle mie cosce e le mie bianche mutandine.
Dopo un po’ di quel giochino Fabio si rese conto del mio sguardo malizioso, si alzò dalla sedia e prendendomi per un braccio mi disse che mi avrebbe dato quello di cui avevo veramente bisogno.
Non riuscivo a crederci, volevo farlo con lui, ma non in quel modo.
Ma Fabio mi stupì, si sedette sul letto e mi trascinò davanti a lui. Mi disse che doveva darmi una controllata e tirata su la gonna senza una parola tese l’elastico delle mie mutandine e sbirciò in direzione della mia fighetta. Mi depilavo da anni anche li sotto, lui mi guardo e mi disse che siccome anche la mia patatina assomigliava a quella di una bimbetta la punizione che mi avrebbe dato sarebbe stata proporzionale.
Mi trascinò sulle sue ginocchia e in quella posizione umiliante mi alzò la gonna che si era riabbassata e mi abbassò le mutandine fino a sotto i glutei preoccupandosi però di non abbassarle ancora fino al ginocchio. Io cercavo di alzarmi ma lui con la voce irremovibile mi avvisò che sarebbe stato meglio se avessi fatto come voleva lui.
Con un braccio mi blocco la schiena, sollevò l’altro e mi colpì.
La prima sculacciata della mia vita, non mi ero mai sentita umiliata così, mai ero stata più impotente. Alla vergogna estrema si affiancò presto il dolore. Fabio mi impartiva i colpi uno dopo l’altro ed io al 20esimo sculaccione avevo pensato che fosse un dolore assurdo.
“Già ti lamenti?” mi sorrise Fabio che nonostante gli sculaccioni era dolce in quelle sue espressioni.
Me ne diede altri ed io reagii stringendo le natiche.
Fabio allora passò un dito nella fessura cercando di sistemarle. Indugiò sul mio buco e spinse il dito dentro, sempre più affondandolo ma poi lo ritrasse e, sistemate meglio le natiche, mi diede altre venti sculacciate. Solo poi abbassò meglio le mutandine per proseguire.
Io in quel momento iniziai a scalciare e lui allora, paziente, mi disse che se non l’avessi smessa subito sarebbe stato molto peggio per me. Ma io continuavo a scalciare, a piangere e soprattutto a gridargli di smetterla, lui allora rincalcò la dose e cominciò a darmi sculaccioni molto forti sul mio già rosso sederino.
“Ti vuoi calmare?” mi diceva ad ogni sculaccione, ma il dolore era troppo forte. In tutto arrivò ad una settantina di sculaccioni. Poi esasperato dalle mie grida mi disse che mi avrebbe fatto calmare lui, a suon di cinghiate. Mi fece alzare e abbandonate definitivamente le mutandine a terra, mi fece posizionare sul tavolo della cucina dicendomi che potevo tenermi, poi si tolse la cintura, mi rialzò la gonna e iniziò a darmele con il cuoio.
Io urlavo ancora e tra l’orrore del momento mi scappò una parolaccia. Fabio perse la pazienza, mi disse che adesso l’avrei pagata.
Mi diede 50 cinghiate, mentre io imparavo lentamente la lezione: piangevo e gemevo ma avevo smesso di urlare.
“Dieci minuti con la faccia al muro” mi disse in un bisbiglio ma con la voce ferma che mi terrorizzava. Mi incamminai piangendo verso il muro, la gonna alzata con le mani.
I dieci minuti sembravano non dover mai finire.
Ed io cercavo di piangere silenziosamente, non volevo mi sculacciasse ancora.
Poi come se nulla fosse, dopo i dieci minuti, mi fece voltare e mi diede un bacino sulle guance umide: “piccola mia, dovevi essere punita, non credi?” Sbiascicai tra le lacrime di dolore, vergogna e una certa contentezza per essere lì con lui un sì e lui allora, sempre con dolcezza, mi disse “bene, allora adesso chiedi scusa per tue marachelle”
Non sapevo come iniziare ma Fabio mi incoraggiò facendomi inginocchiare.
Mi scusai addolorata e ancora singhiozzante, allora Fabio mi abbraccio e mi portò sul divano del salotto.
“Allora tesoro l’hai imparta la lezione o devo darti una ripassatina? Vediamo…”aggiunse alzandomi la gonna e facendomi aprire le gambe : “le mutandine tesoro? Dove le abbiamo lasciate?”
Erano rimaste sul pavimento nell’altra stanza.
“Di là” sussurrai.
“Vabbene, devo controllare una cosa…”
Ricorderò per sempre quel dito nella mia patatina e il suo sorridere nel sentirmi bagnata. Come un fiume.
“Tu sei vergine vero, piccola?”
Non mi aspettavo la domanda brutale, annuii.
Mi fece alzare e mi fece inginocchiare sul divano mentre lui si era messo dietro le mie spalle.
“Da dietro non succederà nulla alla tua… patatina, ti va?”
Mi andava, avevo paura ma mi andava.
Mi piegai leggermente in avanti mentre lui mi toccava davanti e si sbottonava i pantaloni per infilarmi il pene nel sedere. Allargai le gambe quanto più potevo e provai un dolore fantastico sentendo il suo pene che entrava e il mio buco arrossarsi. Entrava come se fosse un treno, spaccandomi ma io non potevo far a meno di godere, i rantoli di piacere mi offuscavano la mente, volevo solo che continuasse, che infilasse dentro anche di più, anche le dita, la mano…tutto.
Impazzivo lentamente.
Lui mi venne dentro ed io provai spasmi e piacere per tutto l’atto.
Bruciavo ancora, adesso anche dentro, ma finalmente avevo avuto quello di cui avevo bisogno.
Fabio allora tra baci e abbracci mi bagnò il sedere e il buco con una crema dal profumo dolce e mi torturò di piacere ancora un po’ con le sue mani in un massaggio incredibile.
Il dito ogni tanto entrava di nuovo nel mio sedere riportandomi ai tormenti passati.
Mi consigliai, tra me e me, di comportarmi male anche la prossima volta, concedendo però prima, al mio sedere, il tempo di smettere di bruciare.
Foto di sculacciata: il morso del cane
29 Luglio 2009
Questa giovane donna ha dovuto assaggiare il morso del cane sul culetto e adesso ne porta i segni.
Racconti di sculacciata: 7 giorni di sculacciate
7 Maggio 2009Ecco finalmente il racconto di Nadine! (il finalmente si riferisce al mio ritardo, lei è stata puntualissima, quindi chiedo scusa a lei e a tutti per il ritardo)
Ecco qua il racconto dei sette giorni o perlomeno i momenti clou dei sette giorni
Il primo giorno il mio sederino mi doleva ancora molto quindi decisi di usare i calzoni senza mutandine, riflettei subito sul fatto che se mettevo i fuseaux si sarebbe vista la forma della mia fica o perlomeno si sarebbe intuito ad occhio nudo che ero senza mutande ( cosa che sicuramente conoscendomi mi avrebbe fatta bagnare in 5 minuti e quindi altro disagio ) per cui pensai di ricorrere ai pantaloni larghi con una cintola ben stretta e così fu.
La giornata passò liscia senza problemi nessuno si accorse di questa cosa quindi potevo adottarla anche l’indomani volendo, arrivai a casa di mio padre verso le 21, appena bussai mi apri l’odiosa fidanzata di papa ( infatti io e lei ci odiamo ) mi accolse con un sorriso beffardo e alzando leggermente il sopracciglio – sei qua per la sculacciata?- marcò soprattutto la parola sculacciata come per prendermi in giro, io sbuffando – non sono affari tuoi quindi se permetti- la scansai e andai dritta nello studio di mio padre – ciao papa sono qua per – lì mi fermai per l’imbarazzo, mio padre mi guardò -ah bene sei venuta pensavo marinassi l’appuntamento- io scuotendo la testa – no c’è stato molto da lavorare quindi ho fatto un po’ tardi – lui mi sorrise e dopo essersi avvicinato mi scosse i capelli dolcemente, io lo guardai senza dire nulla accennai solamente un sorriso con un gesto della mano mi indicò la scrivania dello studio, calai i miei pantaloni e mi misi in posizione, guardai intorno a me per vedere se poteva accendere come il giorno prima la TV o lo stereo ma non c’erano ne la TV ne lo stereo quindi non dissi nulla, dalla porta vidi la sua fidanzata guardarmi sorridente mentre faceva finta di pulire i quadri della stanza prima, chiaramente era una scusa per guardarmi mentre me ne dava mio padre, la cosa mi fece una rabbia.
Mio padre si posizionò dietro di me si sfilò con calma la cinta e la schioccò come aveva fatto il giorno prima, a quel suono dentro di me si riaffacciò la paura della prima volta, le mie gambe cominciarono leggermente a tremare come le mie braccia poggiate alla scrivania, mio padre con voce calma – vedo che ti sono restati parecchi lividi da ieri?- io annuii lui toccandomi il sedere controllando i lividi -allora hai due opzioni 20 date belle forti e veloci o 40 date piano e con forza media- io guardandolo – ma deve proprio assistere lei?- lui mi sorrise – ti vergogni? Tanto lo sa che ti punirò quindi non serve a nulla vergognarsi – io chinai la testa e non dissi nulla poi con un filo di voce -20- lui sorrise credo almeno dal rumore che sentii sembrava sorridesse – perché hai scelto 20?- io guardando la sua fidanzata – così si fa prima anche se è più doloroso – ( la verità era che non volevo dare troppa soddisfazione a lei) lui alzò il telefono per non essere disturbato, io alzai lo sguardo guardando oltre la finestra che dava sul giardinetto di casa sua (a differenza di me lui abitava in una di quelle classiche villette a schiera) mentre guardavo il giardinetto lui alzò il braccio e ciaff primo colpo forte poi subito un altro, i colpi susseguirono fino a 20 precisi, ogni colpo era un mio urlo quando finii mi fece alzare – perché non porti le mutandine? ti sembra il modo di fare per una ragazza?- io scossi il capo piangendo ancora per la punizione poi balbettando fra le lacrime – ma non si vede nulla poi mi fa troppo male metterle- lui guardandomi – se scopro che qualcuno se ne e accorto …- io annui – bene adesso vai che senno Erika si preoccupa – io feci per andare quando la sua fidanzata mi guardò – a domani nadine- e rise, io arrabbiata – ma vaffanculo – lei guardandomi esterrefatta e facendo la finta sconvolta mi prese per un braccio -come ti permetti- io che sapendo dove voleva andare a parare cominciai a tremare di rabbia ma per fortuna mio padre la scansò dicendo – non toccare mia figlia intesi?- lei lo guardò arrabbiata – ma hai sentito cosa mi ha detto?- lui annui e mi guardò e mi indico il muro io poggiai le mani ad esso e lui tirandomi di nuovo giù i calzoni si mise dietro di me, si sfilò di nuovo la cinta e ciaff ciaff 5 colpi secchi io cominciai a piangere poi mio padre guardando lei – credi che basti oppure?- lei scosse il capo -quante ancora? – lei sorridendomi malignamente -il doppio- lui mi disse – rivestiti e te smettila di fare la bambina- lei arrabbiata perché non voleva essere trattata così davanti a me – non trattarmi da bambina secondo me erano giuste altre 10 senno che cavolo me lo hai chiesto a fare ? – lui la guardò fulminandola (io pensai evviva adesso la sculaccia) lei si zittì e andò di la io sorrisi a mio padre con le lacrime agli occhi e rimettendomi i pantaloni uscii di casa (pensando al perché certe cose devono succedere solo nei film di spanking, infatti se fosse stato uno di quelli la avrebbe presa e sculacciata per bene invece nulla uffiiiiiiiiiiiiiiii ).
Lunedì martedì e mercoledì passarono più o meno uguali arrivavo là mi beccavo 20 cinghiate e via giovedì la mia padroncina decise di farmi imbarazzare a lavoro, infatti mentre ero lì indaffarata la vedo spuntare , io come sempre corsi da lei e mi avvinghiai modello koala al suo collo e la riempii di baci, lei sorridendomi – come stai piccola?- io tutta felice – bene amore te? – lei – bene bene- poi pian piano si avvicinò al balcone ordinò una aranciata alla mia collega e dopo mi fece cenno di sedermi , io la guardai come dire lo sai che mi fa male sedermi ( infatti e da quando vengo punita che cerco di sedermi il meno possibile) lei allora sorridendomi – ma dai ti fanno cosi male le sculacciate di tuo padre?- io sbiancai per la vergogna un cliente dietro di lei a quelle parole si girò verso di me, diventai paonazza in viso mentre la mia capa e la mia collega fecero un sospiro di stupore, avvicinandosi mi sussurrarono – ma davvero?- io annuii imbarazzatissima ma allo stesso momento sentivo il classico calore dell’eccitazione al basso ventre, la mia padroncina mi sorrise facendomi capire che lo aveva fatto apposta, poi guardando loro si avvicinò – si si la sta sculacciando perché si e scordata di andare da sua madre a cena , così non vedendola arrivare si è preoccupata ha telefonato ma lei aveva il cell a casa e quando non la ha trovata si e messa a cercarla da per tutto, dopo di che quasi alle 4 di notte la ha trovata sul cell la ha sgridata e l’indomani la hanno sculacciata sia suo padre che sua madre, adesso ogni sera riceve venti colpi come punizione- loro si portarono la mano davanti alla bocca come gesto di stupore, dopo di che la mia capa – povera ti farà male da morire – io annui poi per difendere mio padre – si è severo ma la merito non dovevo farlo preoccupare così- lei a quel punto mi disse – da piccola venivo sculacciata anche io ma fino a 14 anni non credevo che tu le prendessi anche a questa età – io abbassai lo sguardo – dai non parliamone più che mi imbarazza l’argomento- la mia padroncina facendomi il solletico alla pancia -la imbarazza poverina- si mise a ridere e con lei anche loro due io le guardai e con il viso imbronciato – dai basta adesso siete cattive eh eh – la mia capa mi diede una patta sulla spalla e cosi anche la mia collega.
La mia padroncina mi guardò sorridendo poi mi disse di seguirla, andammo nel retro dove si tiene le bevande, entrate lì chiuse la porta e baciandomi mi mise una mano dentro i pantaloni e mi cominciò a toccare , le sue dita incontrarono il mio fiore bagnato lei ridendo – ma dai ti sei eccitata davvero non ci credo- io la guardai poi chinando la testa – lo sai che sono così quando mi imbarazzo o ci sono queste situazioni mi eccito subito – lei guardandomi con amore e passione – allora stasera ti soddisferò come si deve , però ho un ordine da darti- io la guardai – ti devi far sculacciare dalla tua capa- io guardandola – ma dai e impossibile non lo farà mai e poi rischio il posto – lei sorridendo – e quello che voglio te lo ho detto che voglio mantenerti io senza che tu lavori – io abbassando lo sguardo – ma non posso fare la mantenuta voglio guadagnarmi ciò che ho e poi come farei a comprarti i regali se non guadagno dei soldi?- lei sorridendo – ma lo sai che a me basta il tuo cuore e la tua anima come regalo no?- io la guardai incantata dal suo sguardo – grazie amorina ma voglio lavorare- lei sbuffando – va bene- poi mi prese per i capelli e strattonandomi mi mise in ginocchio, fatto ciò si tolse una scarpa e mi porse il piede – bacialo mentre mi dici a chi appartieni – io baciandolo e adorandolo – a te padroncina solo a te- lei mettendomi l’alluce sudato in bocca cominciò a giocherellare con le mie labbra muovendo l’alluce su e giù – se io ti dicessi di andare di là e mostrare i segni delle tue punizioni cosa faresti?- io guardandola negli occhi come ero consona fare mentre leccavo i suoi bellissimi piedini curati – non lo farei perché non sono segni fatti da te padroncina – lei mi sorrise e facendomi rialzare – brava hai superato il test adesso alza le braccia che aggiungiamo un po di pepe alla tua divisa- io alzai le braccia come ordinatomi lei mi sfilò la felpa e la levò dopo di che mi sfilò il reggi – questo lo tengo io e quando andrai da tuo padre farai in modo di fargli notare che sei senza reggi poi stasera mi dirai come è andata- io imbarazzata andai di là rimettendomi la felpa la padrona mi venne incontro – ma ce la fai a lavorare oppure?- io annuii – certo non ci sono problemi non mi fa male se non mi siedo- lei sorridendo sollevata fece per ritornare di là quando si accorse che mi mancava il reggi – ma il reggiseno?- io abbassando lo sguardo – ehm nel baciarci si è rotto e lo ho buttato- lei mi diede uno sguardo – va bene per oggi tanto non si vede più di tanto, però che non succeda più ok?- io annui e tornai a lavorare .
La sera appena uscita da lavoro mi recai da mio padre, suonai alla porta e come sempre mi aprì la strega, mi fece il solito sorrisino e mi indicò il salotto, come andai di là vidi mio padre alla TV con i pedini poggiati al tavolino ( dentro di me mi venne voglia di fargli un massaggino ma non mi sembrò il caso) mi sedetti con molta delicatezza accanto a lui che mi abbracciò dandomi un bacio sulla fronte, si parlò del più e del meno due minuti poi – bene piegati e giù i calzoncini avanti io ricordandomi l’ordine della mia padroncina mi impettii per un momento mostrando cosi i capezzoli sotto la felpa, lui mi guardò e mi toccò il seno ( senza malizia) poi con sguardo severo – ma sei senza reggiseno? Non ti vergogni ad andare a girò cosi mezza nuda? Per punizione riceverai 15 colpi supplementari e senza storie capito- poi borbottò fra sé e sé e prese la cinta, io mi abbassai e mostrai il mio bel culettino , lui alzò il braccio e ciack, io andai avanti per il colpo tirando un piccolo urletto, le cinghiate susseguirono veloci e più forti del solito, una dietro l’altra sotto i suoi rimproveri – ti ho detto che devi essere più responsabile e guarda come vai a giro – ciack ciack- poi per forza ti devo punire- ciack ciack altre cinghiate , a 35 si fermò – non ti voglio più vedere senza reggiseno capito?- io annuii la strega intanto rideva come sempre, io la fulminai con uno sguardo ma lei fece tsk con la bocca e andò in cucina tutta spavalda.
Arrivata a casa vidi la mia padroncina che mi accolse subito fra le braccia e mi diede un lungo bacio, non ci crederete ma durante quel bacio tutto il male che avevo alle chiappette sparì poi mettendosi a 5 cm dal mio viso e parlandomi in modo sensuale mentre con una mano mi accarezzava la guanciotta -come e andata da tuo padre?- io guardandola nei suoi bellissimi occhioni che adesso mi stavano guardando in un modo che non vi so dire, so solo che era come se mi stesse dicendo ti amo come nessuno aveva mai fatto prima, mi guardava come si guarderebbe la cosa più cara al mondo, io felice di aver portato al termine con successo l’ordine – bene mi ha dato 15 cinghiate in più- lei imbronciandosi preoccupata – ti ha fatto troppo male o ti va bene così?- io ormai in un lago di emozioni ( infatti quando mi tratta cosi dolcemente vado in confusione e non capisco più nulla ) – no va bene cosi padroncina e stata severa come punizione ma l’eccitazione del prima al bar senza reggiseno con i clienti che mi guardavano ha fatto si che i colpi in più passassero in secondo piano- lei sorridendo felice – bene amore lo sai che adesso ti aspetta la ricompensa vero?- io annuii felice lei mi indicò il pavimento io intuendo subito il suo ordine mi inginocchiai, lei si avviò sinuosa come una pantera verso la camera facendomi gesto con la mano di raggiungerla, poi abbiamo fatto ciò che pensate .
il venerdì non potei andare a casa di papi causa i miliardi di clienti del 1 maggio, a sera strisciai a causa esausta mi feci la doccia e sotto un massaggino dolce della mia padroncina e una musica rilassante mi addormentai in salotto, ritrovandomi la mattina dopo con la mia padroncina accoccolata a me come una docile gattina .
Arrivò sabato io feci il turno 13 – 23,00 , mio padre la mattina mi aveva detto che se uscivo prima di mezzanotte potevo passare e così fu, lui mi accolse con una piccola cena , io tutta entusiasta lo abbracciai felice e mi misi a tavola ma la mia felicità fini subito quando mio padre con tono normale e pacato – tesoro lo sai che ieri hai saltato la punizione vero? Quindi oggi saranno 40 colpi- io lo guardai e abbassando lo sguardo- si va bene papa- intanto mi girai perplessa non notai la strega così subito curiosa come mi ritrovo – papa ma la stre ehm lei dové- lui mi fece un sorriso per la mia gaf poi con molta calma – e andata a giro con le amiche tornerà verso l’una- io stupita – ma te papa la lasci andare cosi a giro tranquillamente?- lui ridendo per le mie affermazioni -certo ho fiducia in lei e so che posso fidarmi- io mi limitai ad annuire senza andare oltre.
Finita la cena mi portò in salotto io mi piegai come sempre, lui andò dietro di me e mi tolse i calzoni – comunque hai provato ha vedere se con le mutande si vedono i segni?- io lo guardai – non le ho più messe comunque controllerò, uffi però per colpa tua non sono potuta andare al mare- mio padre mi guardò in maniera seria che mi fece sussultare – ah io mi impegno per non farli vedere per non crearti disagi e te mi dai pure le colpe? adesso vedrai ferma e non ti muovere intesi- io annuii lui alzò la mano e ciack poco sopra il ginocchio poi ciack altra sulla coscia me ne assestò una ventina solo sulle cosce, un male poi con voce grossa – bene cosi adesso potrai lamentarti- io in lacrime – scusa papa non dovevo lamentarmi- facendo uno sbuffo – te ne sei accorta allora adesso inizierò la punizione ma sarà più dura mi dispiace ti darò 50 colpi belli forti capito?- io guardandolo – ma perché – lui con sguardo autoritario – hai detto che sono poche bene 55- io stetti zitta lui vedendo le finestre aperte accese la TV e la alzò per non far sentire ai vicini i colpi e i miei lamenti, pensai che per fortuna non avevo sentito rumori durante le cinghiate alle mie coscette il che voleva dire che se avevo avuto fortuna nessun vicino aveva sentito le cinghiate tornò dietro di me ciack un colpo molto forte, forse anche più della prima sculacciata ricevuta, io urlai dal dolore iniziando a piangere e tremare per la paura e la forza del colpo lui senza darmi tanto tempo assestò un secondo colpo poi si fermò – contale almeno non perdo il conto – io imbarazzata perché non mi aspettavo che mi chiedesse una cosa cosi annuii lui cominciò io – treeeee- lui – no una nadine avanti ricominciamo – alzò il braccio e ciafff andando in avanti e piantando le mie dita sul cuscino del divano – unoooooo aii che male- lui continuò fino a 55 tutte date belle forti soprattutto le ultime furono micidiali, finita la punizione mi accasciai dolorante al divano – sei stato troppo severo – lui guardandomi – ah ci si lamenta pure mettiti in posizione di nuovo avanti- io supplicante lo guardai ma lui senza battere ciglio – avanti che aspetti?- io facendomi forza mi rimisi in posizione allora lui mettendosi dietro di me inizio a colpirmi velocemente anche se meno forte me ne diede una quindicina secche e decise poi guardandomi – allora come sono stato- io in lacrime e piangendo – giusto papa – lui con aria compiaciuta – bene adesso ci vediamo domani per i tuoi ultimi trenta colpi- io lo guardai feci per dire qualcosa ma mi zittii immediatamente mi limitai a stare accasciata mani al sederino dolente a massaggiarmelo per una decina di minuti poi mi vestii e andai via.
L’indomani andai a lavoro e poi di nuovo a casa di mio padre, arrivata lì mi accolse la strega che ridacchiando – mi ha detto che ieri hai avuto una razione extra- io guardandola male – si e allora che ti frega a te – lei guardandomi dall’alto in basso si girò e andò a sedersi nella poltrona di fianco al divano dove c’era mio padre , lui mi accolse con il solito abbraccio e bacio poi dopo 5 minuti di chiacchiere mi posizionò mani sul divano e calatomi i calzoni ciack ciack ciack trenta colpi duri e decisi che presi davanti alla strega che ridacchiava contenta, a termine serata ancora in lacrime mi rivestii e corsi in macchina e poi a casa fra le braccia della mia padroncina, finisce qui la dura punizione di mio padre .
spero vi piaccia commentate numerosi
Foto di sculacciate: inizia la sculacciata
8 Marzo 2009
Foto amatoriale trovata su internet…
Come vedete mantengo la mia promessa di pubblicare anche foto ogni tanto, anzi da oggi sarò più assidua in questo!
Racconti di sculacciata: Punizione e Amore
27 Gennaio 2009La nostra amica Nadine ci invia un bel racconto. Un grazie sentito a lei da parte di tutti i lettori del blog Perversionis.
Erano passati circa sei mesi da quando Erika mi puniva quando facevo la “cattiva”, era una mattina soleggiata e io non avevo assolutamente voglia di andare a scuola, quindi feci l’unica cosa che ha voglia di fare una ragazza giovane quando c’è il sole, andai in spiaggia o almeno era l’idea iniziale quella, si perché infatti prima di andare al mare dovevo andare a scuola a prendere Giulia una mia compagna di classe.
Arrivata davanti a scuola vidi Giulia guardarmi e poi corrermi incontro, il tempo di sorridergli in cenno di saluto che mi era già saltata felice in collo, feci tre passi indietro per il suo peso poi mi fermai riprendendo l’equilibrio guardandola – ciao Giulia come mai così felice oggi?- lei guardandomi con i suoi duo occhi neri mi sorrise – come mai? è chiaro perché oggi ci aspetta una bellissima giornata di soleeeeeeeeeeeeeeeee – detto questo fece due salti come per far vedere la sua felicità poi si guardò in giro che non ci fossero dei “maschietti”, a quel punto con aria fiera si abbassò leggermente la gonna sussurandomi – ti piace il mio nuovo costume? lo ho comprato ieri – io sorrisi e annuii facendogli segno di ricomporsi, lei sbuffando – sei sempre la solita Nadine sei troppo seria- io risi – io sempre la solita seria ma se siamo le due più matte della classe Giulia – detto ciò si cominciò a ridere insieme.
In quel momento notai Erika poco distante da noi e mi fece cenno di andare da lei, io sbiancai poi mi avvicinai lentamente a lei come una canina bastonata, lei sorridendomi sfacciatamente – allora oggi marinate per andare al mare mia cara Nadine – io deglutii – ma no prof ha capito male non è così ci si voleva andare nel pomeriggio- il suo viso si fece serio, e guardandomi dritta negli occhi in un modo che mi fece diventare piccola e inerme come una formica davanti a lei, mi disse alzando la voce – adesso si mente anche nadine? da quando?- io abbassando il viso e sentendo qualcosa dentro di me che non sapevo come classificare sussurrai – scusi professoressa- solo dopo la mia frase sussurrata mi accorsi che quello era rimorso, anche se non capivo perché il fatto di aver mentito a lei mi faceva stare male, ma soprattutto vedere il suo viso deluso davanti a me mi fece cadere una lacrima dagli occhi, lei se ne accorse il suo sguardo si fece più dolce per poi tornare serio come prima – brava piangi già adesso sapendo ciò che ti aspetta ma sono lacrime di coccodrillo non te la caverai così facilmente- a quelle parole mi sentii come sollevata perché sentivo che con la punizione potevo redimere la mia bugia, facendo in modo che lei non fosse delusa da me, fu in quel momento in quel pensiero che capii che io amavo quella donna, lei non era più la mia punitrice, in quel momento lei era diventata la mia padrona, in un istante il mio comportamento si fece remissivo dentro di me sentivo solo che desideravo che quello sguardo deluso si tramutasse in uno sguardo fiero, desideravo vedere il suo volto felice mentre pensavo ciò senza rendermene conto mi abbracciai a lei, la sua pelle era liscia il suo corpo cosi morbido, un calore mi pervase il corpo appoggiai la testa al suo petto come una bimba fa con la madre, appoggiandomi a lei sentii il suo respiro bloccarsi per qualche secondo per poi ricominciare più veloce, il suo cuore pulsava nel mio orecchio, batteva forte era un rumore rassicurante il suo odore di rosa dato dal bagnoschiuma usato la mattina mi riempì il naso, spinta da queste mille emozioni sentii una fitta al cuore e allo stomaco cominciò a piangere stringendomi a lei.
Balbettando per il pianto – mi scusi professoressa sono una stupida non volevo mentirgli, non avrei mai voluto deludere proprio lei, la prego mi scusi- lei che era rimasta stupefatta del mio atteggiamento, ci mise un po’ prima di reagire, infatti il suo corpo restò fermo almeno 20 secondi, poi mi mise una mano sopra i capelli accarezzandoli per rassicurarmi e mi disse con voce bassa e calma- su calmati nadine non mi hai delusa davvero, ti ho brontolata perché devi prendere seriamente la scuola e il fatto che tu mi abbia mentito non mi importa, basta che sulle cose serie tu non menta e sia sincera, su dai che ti prende? – nella sua voce c’era un leggero tono di rammarico come se si sentisse in colpa per il mio pianto, in quel momento credeva di essere stata troppo severa con me o forse già i primi sentimenti affioravano in lei, stringendomi a lei -professoressa non si preoccupi, è colpa mia non gli mentirò più lo giuro, adesso andiamo nel suo ufficio va bene – detto ciò alzai gli occhi verso i suoi lei mi guardò per un attimo spaesata, aveva paura che il suo viso trasparisse sentimenti ancora non chiari in lei, riprese un attimo il fiato guardandosi intorno per vedere se ci avevano viste, ma non c’era gente in quel punto, mi prese per la mano e mi accompagnò nel suo ufficio.
Arrivate lì si sedette poggiò la borsa al suo fianco e mi guardò facendomi segno di sedermi, poi si chinò sulla borsa e ne estrasse una bottiglietta di acqua e me la porse – su bevi cosi ti riprendi un po’ – io presi l’acqua e cominciai a bere, era fresca poi dentro di me sentii un senso di gratitudine, quella non era solo acqua, ma bensì era un dono della mia padrona il mio pensiero si bloccò su questa sensazione, ero ancora giovane e per di più non conoscevo il mondo del sesso dato che non avevo ancora baciato un ragazzo “a quel tempo li credevo tutti immaturi e stupidi che non pensavano altro che a trovare una ragazza per farci certe cose assieme” certo sapevo molte cose raccontate dalle mie amiche, le quali speravano che raccontandomi le loro esperienze fossi invogliata ad avere finalmente il ragazzo, ma non avevo mai provato per nessun ragazzo un sentimento cosi forte, inutile dire che questo sentimento mi spaventava e mi rendeva triste poiché sapevo che lei era irraggiungibile, ma adesso volevo solo rendermi utile e bella sbocciando come una rosa davanti a lei, il mio unico desiderio era solo che lei mi guardasse con amore, mentre pensai ciò mi presi per matta, cosa voleva dire sentirsi utile e bella? perché volevo essere cosi ? lei fermò questi miei pensieri schiarendosi la voce per attirare la mia attenzione – nadine che ti è successo che hai reagito in quel modo- a quella domanda mi strinsi portando le mani fra le mie ginocchia e guardando in basso – non lo so ho sentito dentro di me come se la avessi delusa in qualche modo e ho sentito come un nodo al cuore e – mi fermai imbarazzata senza neanche capire perché avevo detto tutto ciò, lei mi guardò sempre con aria incuriosita e interrogativa cercando di capire il mio comportamento – ma nadine non mi hai delusa sei sempre stata brava, certo ti devo punire a volte per delle tue mancanze ma ti assicuro che sei una fra le mie migliori alunne sul serio – a quella frase sentii il mio cuore accelerare ero felicissima quelle parole di conforto dette da lei mi avevano colpita, mi avevano rassicurata, dentro di me il solo pensiero di non averla delusa di essere una brava alunna mi portò a una felicità tale che avrei voluto scoppiare a piangere dalla gioia ma contenendomi un po’ – allora professoressa non mi vede come una ragazza cattiva?- lei sorridendomi – no nadine certo che no anzi, oggi ho visto un lato del tuo carattere che non avevo mai visto, se devo essere sincera ti trovo molto dolce forse anche un po’ troppo, ricordati che il mondo intorno a te e duro e devi essere sempre te stessa ma mai farti vedere fragile perché senno esso ti schiaccerà senza pietà- io annuii e aggiunsi – si prof lo so, ma io sono cosi non so trattenere i miei sentimenti e il mio carattere, piango sempre, mi fido troppo delle persone e spesso resto delusa da molte di esse ma non voglio cambiare, se il mondo proverà a schiacciarmi vorrà dire che lo avrà fatto mentre ero veramente me stessa e non mentre ero una maschera di me – lei rimase colpita dalla mia risposta e anche se non lo diede a vedere i suoi occhi diventarono lucidi ( infatti dopo un po’ di tempo venni a sapere che in quel periodo era stata lasciata dal suo fidanzato che la aveva tradita con una sua amica, e che a lavoro era rispettata grazie alla sua linea di condotta ma essa era derivata solo dalla maschera che lei metteva per non sembrare la solita professoressa giovane che e lì solo grazie al suo aspetto e non per la sua bravura ) lei guardandomi – forse a volte sono io che dovrei imparare da te nadine – io la guardandola – no prof ma che dice? lei è bravissima, io non potrei insegnarli niente neanche volendo – lei si limitò ad allungare la mano per riprendersi la sua acqua.
Poggiando la bottiglia e schiarendosi la voce – bene nadine abbiamo poco tempo solo 45 minuti prima che io debba essere in un aula, quindi adesso spogliati e stenditi sulle mie ginocchia ( nelle ultime punizioni aveva come abitudine farmi spogliare completamente, per me era molto imbarazzante farmi vedere nuda da lei, la prima volta ricordo che ricevetti ben 50 colpi di righello aggiuntivi prima di spogliarmi completamente ) mi iniziai a spogliare piano e poggiai tutto sulla sedia poi mi diressi verso di lei e mi chinai sulle sue ginocchia, passò qualche secondo poi ciaff il colpo era stato forte, ma sentivo nei suoi colpi meno convinzione del solito a quel punto dalla mia bocca usci una frase che dopo averla detta non ci credei nemmeno io – la prego non si lasci impietosire da me quando le merito desidero solo che lei mi punisca come si deve senza premure – lei allora prese fiato e ciac adesso il colpo era forte, sentii un forte bruciore, il mio corpo andò in avanti le mie braccia si irrigidirono puntandosi al suolo e facendomi tirare su per un breve secondo la mia bocca si inarco lasciando uscire un piccolo aah di stupore e dolore poi con voce bassa – 1 grazie professoressa – e ciaff il secondo accompagnato dal mio -2 grazie professoressa – il dolore che provavo era la prova che stava punendomi seriamente senza premure, inconsciamente ero grata di quel fatto ero contenta che la mia padrona mi punisse come meritavo.
Arrivò fino a 25 poi si fermò dandomi un colpetto sula schiena –bene nadine alzati – mi alzai sapevo di non potermi strusciare i glutei doloranti mi avvicinai verso l’angolo della stanza come mi era stato insegnato, lei andò nel suo armadietto e ne estrasse un righello di legno,e un cavo elettrico bianco li poggiò sulla cattedra poi avvicinandosi a me- bene nadine posizionati mani sulla sedia avanti- detto ciò mise la sedia in posizione e aspettò, girandomi vidi il cavo bianco lungo circa 120 cm e guardai la prof, lei spazientita mi prese per un braccio e mi trascinò alla sedia – si nadine oggi assaggerai il cavo sarà come una piccola frusta e ti farà male ma servirà per raddrizzarti per bene e oggi non colpirò solo il tuo bel culetto, ma anche la tua schiena e il tuo seno – io sbiancai impaurita cominciai a balbettare – la prego sul seno no mi farà malissimo- lei prendendo il righello – stai zitta e in posizione avanti, hai detto te che non devo essere indulgente no? e marinare la scuola e mentirmi prendendomi in giro, sperando che io sia cosi scema da credere a certe cose è una cosa molto brutta e da punire severamente, oggi sarò molto dura con te proprio perché ho capito quanto ci tieni a me e quindi voglio farti capire che certi atteggiamenti non li tollero- io annuii restando in posizione poi avendo paura della risposta – ma se mi farà cosi male da farmi urlare cosa succederà- lei mi guardo severa – vorrà dire che qualcuno verrà a conoscenza delle tue punizioni e ricordati che sarà imbarazzante solo per te, dato che ho la tua registrazione dove dici che hai accettato di tua volontà di essere punita – io annuii spaventata pensando se sarei mai riuscita a trattenermi sotto i colpi del cavo.
Il primo attrezzo fu il righello di legno lo prese dalla cattedra e mi guardò – bene nadine riceverai 30 colpi non tanto forti dato quello che ti aspetta dopo sei pronta?- io annui con la testa lei a quel punto mi diede un forte colpo con il righello e mi fissò, io andai in avanti per il colpo e poi cercando di non piangere ulteriormente – si professoressa sono pronta – bene allora iniziamo contali e ringrazia come sempre – .
Detto ciò arrivò il primo colpo che mi colpi il centro del sedere, strinsi i pugni al bordo della sedia il mio sedere si irrigidì istintivamente, un calore intenso si sprigionò sul punto colpito, poi con voce singhiozzante – 1 grazie professoressa- e ciack subito il secondo colpo e cosi via, alcune volte andava più veloce cosi che io non riuscivo a dire il numero e ringraziarla e quindi lei non sentendomi contare e ringraziare mi dava di nuovo un colpo, facendomi ripartire dal colpo che doveva essere prima, in tutto ne contai trenta ma i colpi erano stati almeno trentasette appena finii un brivido mi scosse, sapevo cosa mi toccava adesso e ne avevo paura.
Ripose con calma il righello mi diede una carezza dicendomi – brava sei stata buona e non ti sei ne lamentata ne scansata – il dolore che avevo provato fino ad allora scomparve dai miei pensieri per fare posto ad una forte sensazione di amore e di felicità per le parole appena sentite, la prima cosa che pensai fu mi ha lodata, la mia padrona e contenta di me, si perché lei era la mia padrona e io la sua dolce schiavetta da plasmare ed educare, una schiavetta pronta a subire tutto ciò che la sua padrona riteneva giusto per lei, una schiavetta che viveva per le parole di conforto e i complimenti ricevuti durante e dopo la punizione.
In quel momento il mio corpo si mosse da solo, la guardai dolcemente e mi avvicinai a lei, credendo che avessi bisogno di un abbraccio di conforto mi strinse a sé, io alzai il viso e portando le mie mani al suo, cingendolo come si farebbe col bocciolo di una rosa la baciai, i suoi occhi si sbarrarono di sorpresa per quel gesto inaspettato, la baciai cercando di trasmettergli tutto l’amore che provavo per lei, per qualche secondo non si scostò ma neanche contraccambiò il bacio poi mi prese per le spalle scostandomi da lei.
Guardandomi con un espressione mista fra, arrabbiata, imbarazzata e perplessa – ma che fai sei matta?- io riprendendomi tornai subito al gesto che avevo appena compiuto, per di più era il mio primo bacio, la guardai imbarazzatissima e triste perché in un certo senso mi aveva respinta, poi abbassando lo sguardo – mi scusi professoressa non volevo e che ho come sentito dentro di me la voglia di baciarla e – smisi di parlare poi decisi di dire la verità cosi parlando velocemente – non è vero professoressa io volevo baciarla perché la amo ma – abbassai lo sguardo e delle lacrime mi scesero dagli occhi – dovevo aspettarmi che per lei non sono altro che una ragazzina alla quale insegnare l’educazione, diversa dalle altre alunne solo perché vengo punita – lei mi guardò vedendo il mio volto triste mi fece una carezza tirandomi su il viso , con il pollice mi asciugò le lacrime guardandomi con un espressione dolce – nadine lo sai che non è vero, per me sei come la mia sorellina non sei come le altre ragazze, provo molto affetto per te ed è per questo che quando sbagli ti punisco, in più sono orgogliosa di te per come sei però nadine non potremo mai essere più di questo, mi dispiace con questo non voglio dirti che sei brutta oppure altro anzi sei molto bella e molto dolce come ti ho detto prima forse anche troppo dolce, però io sono una professoressa e una ragazza e te sei una alunna e anche te una ragazza capisci che e sbagliato no?- il mio cuore si spezzo in trecento pezzi il mio sguardo mentre diceva quelle cose era come perso nel vuoto la mia mente vuota l’unica cosa che sentivo era un forte dolore e una voglia di mettermi a urlare, ma non ebbi la forza di urlare quindi nascondendo i miei sentimenti con un filo di voce – si professoressa lo capisco però io la amo come non ho mai amato, lo so che lei e una ragazza ma si può dire che io amo la sua persona, poi che lei sia un ragazzo o una ragazza a me non importa quindi la prego non dico di amarmi a non rifiuti il mio amore – lei guardandomi sempre con uno sguardo triste e dolce nello stesso tempo scosto gli occhi sulla destra come si fa mentre si pensa, poi prese fiato e girandosi con un espressione timida la quale io non avrei nemmeno mai creduto possibile – nadine a dire la verità anche io provo qualcosa per te però non possiamo, quindi non obbligarmi a punirti per farti smettere con questi pensieri – la guardai e abbassai lo sguardo – la prego mi permetta almeno un bacio poi giuro che non gli chiederò più niente – chiaramente era falso ormai mi ero fatta avanti e capivo che anche lei provava qualcosa per me, capii fin da subito il perché del suo rifiuto ma il mio primo amore non me lo sarei lasciata sfuggire, lei mi guardo tornando all’espressione seria di prima – bene nadine ti darò questo bacio ma ricordati che dopo subirai una dura punizione per quello che hai fatto – io annuii poi mi avvicinai.
Il suo bellissimo viso era vicino a me potevo sentire i suoi vari profumi il profumo dello shampoo, il profumo del suo respiro, quello dei trucchi e del lucidalabbra i suoi occhi erano semichiusi, la sua bocca era leggermente dischiusa, il suo viso si inclinò verso destra, i suoi dolci capelli seguirono il movimento scendendo verso destra, la sua mano destra sulla mia guancia e l’altra si stava appena facendo spazio fra i miei capelli, finalmente sentii la sue calde labbra poggiarsi timidamente sulle mie, la mano che si faceva spazio fra i miei capelli ebbe un sussulto, probabilmente stava pensando che era sbagliato ciò che stava facendo, ma sapeva di volerlo anche se non lo voleva ammettere, la mia lingua si fece spazio andando a cercare e trovare la sua, al contatto di esse la presa delle nostre mani si fece più sicura, le nostre labbra e le nostre lingue si muovevano all’unisono in una dolce danza, il nostro respiro si fece più dolce e passionale allo stesso momento, lo spazio intorno a noi svanì come per magia, nessun rumore, nessun oggetto, solo noi due, i nostri corpi si strinsero quasi inconsapevolmente il mio seno nudo sfiorò il suo coperto dai vestiti, la mia mano si fece più audace andando a toccare parti proibite ma cosi attraenti che come il canto delle sirene ti attirano a sé potevo sentire tramite quel bacio il suo amore il tutto durò 5 minuti, 5 minuti che non scorderò mai, scostai lei mie labbra dalle sue sussurrando – lei mi potrà punire quanto vuole ma mi ama – lei scosse la testa come per riprendersi poi alzando la voce come per ristabilire un certo timore in me – stai zitta lo ho fatto perché ti avevo visto triste, ma adesso vedrai come ti faccio passare la voglia di insinuare strane cose, mettiti mani sulla testa avanti e se ti scanserai saranno 10 colpi in più ogni volta – il suo volto era severo dentro di me sapevo che la dura punizione che avrei ricevuto da lì a poco non sarebbe stata altro che la sua voglia di auto convincersi di non amarmi, mi misi in posizione già sapendo dentro di me che quella punizione non la avrei scordata tanto facilmente.
Prese il cavo bianco e lo piego in due poi andò da prima dietro di me,diede due sferzate in aria il sibilo di quel cavo era pauroso rabbrividii al punto che mi venne la pelle d’oca, lei senza dire nulla diede il primo colpo era fortissimo mi piegai in terra dal dolore mordendo la mia mano per non urlare, lei lasciò a terra il cavo mi girò guardandomi preoccupata il mio respiro si era quasi bloccato per il colpo ricevuto mi guardò – nadine come stai scusami non volevo essere cosi severa non credevo facesse così male, è la prima volta che lo uso – io cercando di strusciare le mani alla parte colpita ripresi un attimo il fiato guardandola sorrisi –non si preoccupi lo ho visto dai suoi occhi che non voleva continui pure- lei annuii poi aggiunse – e non parlarmi come se fossimo amiche ricordati che sei qui per essere punita e non per corteggiarmi capito? continua cosi e i restanti colpi saranno come quello di prima – io capendo che stava dicendo sul serio mi limitai a rimettermi in posizione, lei diede prima due o tre colpi al muro per testare la potenza poi si riavvicinò – nadine i colpi non saranno come quello di prima ma ti faranno lo stesso molto male quindi preparati – col mio cuore in gola risposi con un filo di voce – si professoressa – lei alzò il braccio e ciack mi colpi sul lato del corpo lasciandomi una striscia rossa, sia su un pezzo della schiena che sotto il seno, cominciai a piangere più per la paura che per il dolore, sapevo che da li in poi i colpi avrebbero avuto quella forza lei sorrise – bene piangi già vedrai quando avrò finito- cominciò a colpirmi la schiena lasciandomi ogni volta segni rossi sulla mia dolce pelle bianca, me ne diede una ventina poi si fermò accarezzandomi la schiena – bene nadine adesso tocca ai seni – io la guardai – ma professoressa perché – lei con sguardo severo e con un tono che non ammette repliche – per avermi corteggiata ti punirò i seni in maniera che non succeda mai più una cosa simile – io abbassai la testa in segno di resa, poi tirando i miei lunghi capelli indietro porsi il seno piegando leggermente la schiena e misi di nuovo le mani sopra la testa, lei andò davanti a me poi guardandomi i seni che da li a poco avrebbe colpito – bene adesso contali se non li conterai il colpo non verrà considerato e come prima ricomincerai dal colpo che eri rimasta chiaro? – io annui lei sorrise alzando il braccio.
Vidi abbassarsi il braccio seguito dal sibilo del cavo che fendeva l’aria poi lo schiocco sul mio seno, mi si piegarono le ginocchia istintivamente cercai la posizione fetale per proteggermi ma lei fissandomi con severità mi fece ricordare ciò che mi aveva detto prima cioè che, se mi fossi scansata o altro sarebbero stati altri dieci colpi supplementari quindi ritornai subito in posizione, mi guardai il seno e vidi due piccole strisce rosse su di esso poi guardai la prof – che fai vuoi vedere i segni della tua punizione vieni vieni- mi accompagnò davanti l’armadietto e lo aprì, dentro di esso c’era uno specchio della grandezza dello sportello, vidi la mia schiena e i miei fianchi attraversati da righe rigonfie rosse e alcune leggermente bluastre, tre o quattro di esse spillavano piccole gocce di sangue simili a piccoli petali senza dire niente mi rimisi in posizione lei andando davanti a me continuo a colpirmi, furono 15 colpi sul mio seno.
Spesso l’estremità del cavo colpiva la mia pancia lasciando vivi segni anche su di essa, ogni colpo lasciava due piccole strisce che da prima erano rosse, poi diventavano bluastre accompagnavo ogni colpo contando con voce disperata e implorante.
Posò il cavo sula cattedra poi si sedette e fece cenno a me di fare lo stesso, lo feci il dolore del sedere dal male che provavo non lo sentivo nemmeno, lei mi guardò dall’alto in basso io ero testa china in silenzio e piangevo giocherellando con i miei pollici nervosamente, si schiarì la voce – bene oggi e stata una punizione molto dura per te ma lo doveva essere ne sei cosciente di questo vero?- io mi limitai ad annuire lei sorrise – quindi sai che come ultimamente e abitudine fare dopo la punizione c’è l’umiliazione per te in segno di rispetto , in questi mesi ne hai provate alcune quale stare nuda davanti alla finestra pulire i bagni leccare i miei piedi e infine dare una leccata per terra dove io poggiavo la mia pianta del piede – si fermò per farmi rispondere io imbarazzata – si professoressa e così- lei sorrise –oggi vorrei trovarne una particolarmente severa, avevo pensato di farmi leccare il sedere, ma dato i tuoi sentimenti non sarebbe una punizione, quindi io oggi pomeriggio ti voglio qua alle tre quando non ci sarà nessuno, cosi saremo libere di fare ciò che si vuole capito? – io annuii terrorizzata e poi andai nell’angolo in posizione lei guardando l’ora -non c’è bisogno oggi di stare nell’angolo, vestiti e fila in classe detto ciò io presi i vestiti e me li misi di corsa, poi la guardai e abbassando il viso – professoressa lei mi ha detto di non trattarla come una amica e io non lo farò però non può chiedermi di non provare ciò che provo se lo ricordi – lei guardandomi – non ti preoccupare farò in modo che questi tuoi sentimenti non siano più tali – io la guardai e corsi via.
Quel giorno non andai a scuola ma andai nella pineta accanto ad essa pensavo a tutto ciò che era successo, ero arrabbiata dentro di me, più che per il rifiuto, ero arrabbiata perché continuava a negare i suoi sentimenti ormai a me evidenti come la luce del sole, pensando ciò mi addormentai sdraiata sotto all’albero, ( ripensandoci adesso sono stata un incosciente ad addormentarmi lì, con addosso una maglina nera dalla quale trasparivano i miei capezzoli al contatto della stoffa senza il reggiseno a coprirli ).
Alle tre in punto bussai alla sua porta sentii la sua voce – vieni nadine – aprii e entrai era seduta che stava dando un ultima occhiata al registro delle sue classi, chiuse il registro e si alzò – bene nadine hai visto qualcuno nella scuola?- io scossi la testa lei sorrise – allora seguimi forza ,io andai dietro di lei dopo breve si arrivò ai bagni dei maschietti, lei guardandomi si mise di lato alla porta e mi fece cenno di entrare, io entrai credendo che mi avrebbe fatto pulire i bagni, lei entrò subito dopo di me, l’ambiente puzzava abbastanza infatti i bidelli non avevano ancora fatto i turni di pulizia, lei mi guardò e mi indico uno di quei bagni al muro dove fanno la pipi in piedi – perché devo andare lì?- lei con tono duro – vai lì e senza tante storie forza, muoviti che non voglio perdere tempo- io ci andai lei mettendomi una mano sulla spalla mi fece inginocchiare – bene nadine se non mi dici che stamattina era solo una sbandata e che non succederà mai più dovrai leccare bagno per bagno- mi venne quasi da rigettare solo all’idea, ma non potevo dire quella frase poi sapevo che questa umiliazione estrema non era altro che un tentativo estremo per farmi desistere, ma decisi che se la mia padroncina voleva che facessi quella cosa schifosa la dovevo fare quindi abbassando lo sguardo gli diedi per la prima volta del tu – erika puoi dirmi di fare tutto ciò che vuoi ma i miei sentimenti verso di te non cambieranno mai, ti amo e leccare questi bagni schifosi non cambierà tutto ciò, ma se vuoi infliggermi lo stesso questa umiliazione accetterò ma credo che farebbe più male a te che a me- lei capii che avevo capito che bleffava quindi mi fece rialzare abbracciandomi, mi guardò negli occhi con un espressione dolce accarezzandomi – non te lo avrei mai fatto fare come facevi a saperlo? Io ti amo nadine e da stamani che ci penso però c’è la differenza di età anche se non tantissima, poi io sono una ragazza, per non parlare del fatto che se si sapesse una cosa del genere sarei subito licenziata, ma sento dentro di me di voler vivere questo amore ma mi serve tempo piccola per accettare questi miei sentimenti e superare le mie paure, poi anche dopo aver fatto ciò per i tuoi restanti anni di scuola dovrai fare in modo di tenere segreta la nostra relazione- i miei occhi si bagnarono di lacrime però questa volta erano lacrime di gioia mi strinsi a lei dolcemente – ti amo mia dolce amorina- lei sorrise al nomignolo da me dato, io la guardai leggermente imbarazzata lei scosse la testa come dire di non preoccuparmi, io allora sollevandomi leggermente per raggiungere le sue labbra la baciai, subito dopo mi guardò incuriosita – ma davvero lo avresti fatto? – io mi chinai e leccai il bordo del bagno dove era sporco di alcune gocce di urina guardandola, il sapore era aspro e salato –per te farei qualsiasi cosa perché oltre che amore sento di essere quasi come una schiavetta davanti a te, il mio cuore ti ha scelta come mia amante e come mia padrona – lei rise – ma dai allora mi hai sempre vista come una di quelle dominatrici in pelle e con la frusta in mano – io risi e lei con me scossi la testa – io non ho mai sottovalutato la serietà delle tue punizioni e da esse ho preso la forza di migliorarmi, ma da oggi in poi se vuoi alcune volte ci potremmo incontrare per fare certe cose anche senza che io sia stata birichina- mentre lo dicevo arrossii non credendo a ciò che avevo appena detto lei accarezzandomi la guancia – come vuoi mia piccola – dopo quel gesto dolce andammo nel suo ufficio.
Arrivate li lei si tolse le scarpe alla porta camminando sinuosamente come un felino fino alla scrivania, io mettendomi a 4 zampe come una cagnetta leccai dove aveva poggiato i piedi la mia amata padroncina fino ad arrivare alla scrivania, lei mi porse i suoi piedi sudati dalla mattinata e sporchi per la piccola camminata scalza appena fatta, senza dire nulla iniziai a leccarli il loro sapore salato e polveroso la polvere seccava la mia saliva, lasciandomi una sensazione di asciutto sulla lingua, per me era buonissimo perché era il sapore dei piedini della mia dea quando finii di pulirli mi alzai, lei mi sorrise avvicinandosi fece per baciarmi ma gli feci notare che la mia lingua era ancora sporca per la leccata dei suoi piedi ( infatti come saprà chi ha provato la sottomissione di leccare i piedi sporchi della padrona finché non bevi e fai in modo di pulirla essa ti resta leggermente nera ) lei mi diede la sua bottiglietta d’acqua e un fazzolettino, lo bagnai e lo passai sulle labbra levando le sbavature nere delle sporco, poi bevvi l’acqua sciacquandomi la bocca e finalmente la potei baciare, ci salutammo e mentre correvo mi girai – mi raccomando amorina fai che le punizioni che dovrò subire non siano meno dure solo perché adesso siamo amanti – lei scosse la testa ridendo e chiuse la porta dello studio.
Dentro questo racconto c’è la storia di come è cominciato il mio primo amore, il mio primo amore che ancora vive felice e ardente nel mio cuore come allora se non ancora più forte, spero con questo racconto di non aver annoiato nessuno e che ne siate felici, purtroppo io non sono una vera slave perché la mia padroncina e buona e dolce con me, comunque il mio carattere dolce mi porterebbe a cercare di più che le frustate e le altra varie umiliazioni, quindi non posso dire di essere una pura slave trattata come una cagnetta e usata a piacimento dal padrone/a come esso meglio crede, però sono contenta di ciò che sto vivendo con lei, vi auguro a tutti di trovare l’amore puro e bellissimo come lo ho trovato io.




