La nostra amica Nadine ci invia un bel racconto. Un grazie sentito a lei da parte di tutti i lettori del blog Perversionis.
Erano passati circa sei mesi da quando Erika mi puniva quando facevo la “cattiva”, era una mattina soleggiata e io non avevo assolutamente voglia di andare a scuola, quindi feci l’unica cosa che ha voglia di fare una ragazza giovane quando c’è il sole, andai in spiaggia o almeno era l’idea iniziale quella, si perché infatti prima di andare al mare dovevo andare a scuola a prendere Giulia una mia compagna di classe.
Arrivata davanti a scuola vidi Giulia guardarmi e poi corrermi incontro, il tempo di sorridergli in cenno di saluto che mi era già saltata felice in collo, feci tre passi indietro per il suo peso poi mi fermai riprendendo l’equilibrio guardandola – ciao Giulia come mai così felice oggi?- lei guardandomi con i suoi duo occhi neri mi sorrise – come mai? è chiaro perché oggi ci aspetta una bellissima giornata di soleeeeeeeeeeeeeeeee – detto questo fece due salti come per far vedere la sua felicità poi si guardò in giro che non ci fossero dei “maschietti”, a quel punto con aria fiera si abbassò leggermente la gonna sussurandomi – ti piace il mio nuovo costume? lo ho comprato ieri – io sorrisi e annuii facendogli segno di ricomporsi, lei sbuffando – sei sempre la solita Nadine sei troppo seria- io risi – io sempre la solita seria ma se siamo le due più matte della classe Giulia – detto ciò si cominciò a ridere insieme.
In quel momento notai Erika poco distante da noi e mi fece cenno di andare da lei, io sbiancai poi mi avvicinai lentamente a lei come una canina bastonata, lei sorridendomi sfacciatamente – allora oggi marinate per andare al mare mia cara Nadine – io deglutii – ma no prof ha capito male non è così ci si voleva andare nel pomeriggio- il suo viso si fece serio, e guardandomi dritta negli occhi in un modo che mi fece diventare piccola e inerme come una formica davanti a lei, mi disse alzando la voce – adesso si mente anche nadine? da quando?- io abbassando il viso e sentendo qualcosa dentro di me che non sapevo come classificare sussurrai – scusi professoressa- solo dopo la mia frase sussurrata mi accorsi che quello era rimorso, anche se non capivo perché il fatto di aver mentito a lei mi faceva stare male, ma soprattutto vedere il suo viso deluso davanti a me mi fece cadere una lacrima dagli occhi, lei se ne accorse il suo sguardo si fece più dolce per poi tornare serio come prima – brava piangi già adesso sapendo ciò che ti aspetta ma sono lacrime di coccodrillo non te la caverai così facilmente- a quelle parole mi sentii come sollevata perché sentivo che con la punizione potevo redimere la mia bugia, facendo in modo che lei non fosse delusa da me, fu in quel momento in quel pensiero che capii che io amavo quella donna, lei non era più la mia punitrice, in quel momento lei era diventata la mia padrona, in un istante il mio comportamento si fece remissivo dentro di me sentivo solo che desideravo che quello sguardo deluso si tramutasse in uno sguardo fiero, desideravo vedere il suo volto felice mentre pensavo ciò senza rendermene conto mi abbracciai a lei, la sua pelle era liscia il suo corpo cosi morbido, un calore mi pervase il corpo appoggiai la testa al suo petto come una bimba fa con la madre, appoggiandomi a lei sentii il suo respiro bloccarsi per qualche secondo per poi ricominciare più veloce, il suo cuore pulsava nel mio orecchio, batteva forte era un rumore rassicurante il suo odore di rosa dato dal bagnoschiuma usato la mattina mi riempì il naso, spinta da queste mille emozioni sentii una fitta al cuore e allo stomaco cominciò a piangere stringendomi a lei.
Balbettando per il pianto – mi scusi professoressa sono una stupida non volevo mentirgli, non avrei mai voluto deludere proprio lei, la prego mi scusi- lei che era rimasta stupefatta del mio atteggiamento, ci mise un po’ prima di reagire, infatti il suo corpo restò fermo almeno 20 secondi, poi mi mise una mano sopra i capelli accarezzandoli per rassicurarmi e mi disse con voce bassa e calma- su calmati nadine non mi hai delusa davvero, ti ho brontolata perché devi prendere seriamente la scuola e il fatto che tu mi abbia mentito non mi importa, basta che sulle cose serie tu non menta e sia sincera, su dai che ti prende? – nella sua voce c’era un leggero tono di rammarico come se si sentisse in colpa per il mio pianto, in quel momento credeva di essere stata troppo severa con me o forse già i primi sentimenti affioravano in lei, stringendomi a lei -professoressa non si preoccupi, è colpa mia non gli mentirò più lo giuro, adesso andiamo nel suo ufficio va bene – detto ciò alzai gli occhi verso i suoi lei mi guardò per un attimo spaesata, aveva paura che il suo viso trasparisse sentimenti ancora non chiari in lei, riprese un attimo il fiato guardandosi intorno per vedere se ci avevano viste, ma non c’era gente in quel punto, mi prese per la mano e mi accompagnò nel suo ufficio.
Arrivate lì si sedette poggiò la borsa al suo fianco e mi guardò facendomi segno di sedermi, poi si chinò sulla borsa e ne estrasse una bottiglietta di acqua e me la porse – su bevi cosi ti riprendi un po’ – io presi l’acqua e cominciai a bere, era fresca poi dentro di me sentii un senso di gratitudine, quella non era solo acqua, ma bensì era un dono della mia padrona il mio pensiero si bloccò su questa sensazione, ero ancora giovane e per di più non conoscevo il mondo del sesso dato che non avevo ancora baciato un ragazzo “a quel tempo li credevo tutti immaturi e stupidi che non pensavano altro che a trovare una ragazza per farci certe cose assieme” certo sapevo molte cose raccontate dalle mie amiche, le quali speravano che raccontandomi le loro esperienze fossi invogliata ad avere finalmente il ragazzo, ma non avevo mai provato per nessun ragazzo un sentimento cosi forte, inutile dire che questo sentimento mi spaventava e mi rendeva triste poiché sapevo che lei era irraggiungibile, ma adesso volevo solo rendermi utile e bella sbocciando come una rosa davanti a lei, il mio unico desiderio era solo che lei mi guardasse con amore, mentre pensai ciò mi presi per matta, cosa voleva dire sentirsi utile e bella? perché volevo essere cosi ? lei fermò questi miei pensieri schiarendosi la voce per attirare la mia attenzione – nadine che ti è successo che hai reagito in quel modo- a quella domanda mi strinsi portando le mani fra le mie ginocchia e guardando in basso – non lo so ho sentito dentro di me come se la avessi delusa in qualche modo e ho sentito come un nodo al cuore e – mi fermai imbarazzata senza neanche capire perché avevo detto tutto ciò, lei mi guardò sempre con aria incuriosita e interrogativa cercando di capire il mio comportamento – ma nadine non mi hai delusa sei sempre stata brava, certo ti devo punire a volte per delle tue mancanze ma ti assicuro che sei una fra le mie migliori alunne sul serio – a quella frase sentii il mio cuore accelerare ero felicissima quelle parole di conforto dette da lei mi avevano colpita, mi avevano rassicurata, dentro di me il solo pensiero di non averla delusa di essere una brava alunna mi portò a una felicità tale che avrei voluto scoppiare a piangere dalla gioia ma contenendomi un po’ – allora professoressa non mi vede come una ragazza cattiva?- lei sorridendomi – no nadine certo che no anzi, oggi ho visto un lato del tuo carattere che non avevo mai visto, se devo essere sincera ti trovo molto dolce forse anche un po’ troppo, ricordati che il mondo intorno a te e duro e devi essere sempre te stessa ma mai farti vedere fragile perché senno esso ti schiaccerà senza pietà- io annuii e aggiunsi – si prof lo so, ma io sono cosi non so trattenere i miei sentimenti e il mio carattere, piango sempre, mi fido troppo delle persone e spesso resto delusa da molte di esse ma non voglio cambiare, se il mondo proverà a schiacciarmi vorrà dire che lo avrà fatto mentre ero veramente me stessa e non mentre ero una maschera di me – lei rimase colpita dalla mia risposta e anche se non lo diede a vedere i suoi occhi diventarono lucidi ( infatti dopo un po’ di tempo venni a sapere che in quel periodo era stata lasciata dal suo fidanzato che la aveva tradita con una sua amica, e che a lavoro era rispettata grazie alla sua linea di condotta ma essa era derivata solo dalla maschera che lei metteva per non sembrare la solita professoressa giovane che e lì solo grazie al suo aspetto e non per la sua bravura ) lei guardandomi – forse a volte sono io che dovrei imparare da te nadine – io la guardandola – no prof ma che dice? lei è bravissima, io non potrei insegnarli niente neanche volendo – lei si limitò ad allungare la mano per riprendersi la sua acqua.
Poggiando la bottiglia e schiarendosi la voce – bene nadine abbiamo poco tempo solo 45 minuti prima che io debba essere in un aula, quindi adesso spogliati e stenditi sulle mie ginocchia ( nelle ultime punizioni aveva come abitudine farmi spogliare completamente, per me era molto imbarazzante farmi vedere nuda da lei, la prima volta ricordo che ricevetti ben 50 colpi di righello aggiuntivi prima di spogliarmi completamente ) mi iniziai a spogliare piano e poggiai tutto sulla sedia poi mi diressi verso di lei e mi chinai sulle sue ginocchia, passò qualche secondo poi ciaff il colpo era stato forte, ma sentivo nei suoi colpi meno convinzione del solito a quel punto dalla mia bocca usci una frase che dopo averla detta non ci credei nemmeno io – la prego non si lasci impietosire da me quando le merito desidero solo che lei mi punisca come si deve senza premure – lei allora prese fiato e ciac adesso il colpo era forte, sentii un forte bruciore, il mio corpo andò in avanti le mie braccia si irrigidirono puntandosi al suolo e facendomi tirare su per un breve secondo la mia bocca si inarco lasciando uscire un piccolo aah di stupore e dolore poi con voce bassa – 1 grazie professoressa – e ciaff il secondo accompagnato dal mio -2 grazie professoressa – il dolore che provavo era la prova che stava punendomi seriamente senza premure, inconsciamente ero grata di quel fatto ero contenta che la mia padrona mi punisse come meritavo.
Arrivò fino a 25 poi si fermò dandomi un colpetto sula schiena –bene nadine alzati – mi alzai sapevo di non potermi strusciare i glutei doloranti mi avvicinai verso l’angolo della stanza come mi era stato insegnato, lei andò nel suo armadietto e ne estrasse un righello di legno,e un cavo elettrico bianco li poggiò sulla cattedra poi avvicinandosi a me- bene nadine posizionati mani sulla sedia avanti- detto ciò mise la sedia in posizione e aspettò, girandomi vidi il cavo bianco lungo circa 120 cm e guardai la prof, lei spazientita mi prese per un braccio e mi trascinò alla sedia – si nadine oggi assaggerai il cavo sarà come una piccola frusta e ti farà male ma servirà per raddrizzarti per bene e oggi non colpirò solo il tuo bel culetto, ma anche la tua schiena e il tuo seno – io sbiancai impaurita cominciai a balbettare – la prego sul seno no mi farà malissimo- lei prendendo il righello – stai zitta e in posizione avanti, hai detto te che non devo essere indulgente no? e marinare la scuola e mentirmi prendendomi in giro, sperando che io sia cosi scema da credere a certe cose è una cosa molto brutta e da punire severamente, oggi sarò molto dura con te proprio perché ho capito quanto ci tieni a me e quindi voglio farti capire che certi atteggiamenti non li tollero- io annuii restando in posizione poi avendo paura della risposta – ma se mi farà cosi male da farmi urlare cosa succederà- lei mi guardo severa – vorrà dire che qualcuno verrà a conoscenza delle tue punizioni e ricordati che sarà imbarazzante solo per te, dato che ho la tua registrazione dove dici che hai accettato di tua volontà di essere punita – io annuii spaventata pensando se sarei mai riuscita a trattenermi sotto i colpi del cavo.
Il primo attrezzo fu il righello di legno lo prese dalla cattedra e mi guardò – bene nadine riceverai 30 colpi non tanto forti dato quello che ti aspetta dopo sei pronta?- io annui con la testa lei a quel punto mi diede un forte colpo con il righello e mi fissò, io andai in avanti per il colpo e poi cercando di non piangere ulteriormente – si professoressa sono pronta – bene allora iniziamo contali e ringrazia come sempre – .
Detto ciò arrivò il primo colpo che mi colpi il centro del sedere, strinsi i pugni al bordo della sedia il mio sedere si irrigidì istintivamente, un calore intenso si sprigionò sul punto colpito, poi con voce singhiozzante – 1 grazie professoressa- e ciack subito il secondo colpo e cosi via, alcune volte andava più veloce cosi che io non riuscivo a dire il numero e ringraziarla e quindi lei non sentendomi contare e ringraziare mi dava di nuovo un colpo, facendomi ripartire dal colpo che doveva essere prima, in tutto ne contai trenta ma i colpi erano stati almeno trentasette appena finii un brivido mi scosse, sapevo cosa mi toccava adesso e ne avevo paura.
Ripose con calma il righello mi diede una carezza dicendomi – brava sei stata buona e non ti sei ne lamentata ne scansata – il dolore che avevo provato fino ad allora scomparve dai miei pensieri per fare posto ad una forte sensazione di amore e di felicità per le parole appena sentite, la prima cosa che pensai fu mi ha lodata, la mia padrona e contenta di me, si perché lei era la mia padrona e io la sua dolce schiavetta da plasmare ed educare, una schiavetta pronta a subire tutto ciò che la sua padrona riteneva giusto per lei, una schiavetta che viveva per le parole di conforto e i complimenti ricevuti durante e dopo la punizione.
In quel momento il mio corpo si mosse da solo, la guardai dolcemente e mi avvicinai a lei, credendo che avessi bisogno di un abbraccio di conforto mi strinse a sé, io alzai il viso e portando le mie mani al suo, cingendolo come si farebbe col bocciolo di una rosa la baciai, i suoi occhi si sbarrarono di sorpresa per quel gesto inaspettato, la baciai cercando di trasmettergli tutto l’amore che provavo per lei, per qualche secondo non si scostò ma neanche contraccambiò il bacio poi mi prese per le spalle scostandomi da lei.
Guardandomi con un espressione mista fra, arrabbiata, imbarazzata e perplessa – ma che fai sei matta?- io riprendendomi tornai subito al gesto che avevo appena compiuto, per di più era il mio primo bacio, la guardai imbarazzatissima e triste perché in un certo senso mi aveva respinta, poi abbassando lo sguardo – mi scusi professoressa non volevo e che ho come sentito dentro di me la voglia di baciarla e – smisi di parlare poi decisi di dire la verità cosi parlando velocemente – non è vero professoressa io volevo baciarla perché la amo ma – abbassai lo sguardo e delle lacrime mi scesero dagli occhi – dovevo aspettarmi che per lei non sono altro che una ragazzina alla quale insegnare l’educazione, diversa dalle altre alunne solo perché vengo punita – lei mi guardò vedendo il mio volto triste mi fece una carezza tirandomi su il viso , con il pollice mi asciugò le lacrime guardandomi con un espressione dolce – nadine lo sai che non è vero, per me sei come la mia sorellina non sei come le altre ragazze, provo molto affetto per te ed è per questo che quando sbagli ti punisco, in più sono orgogliosa di te per come sei però nadine non potremo mai essere più di questo, mi dispiace con questo non voglio dirti che sei brutta oppure altro anzi sei molto bella e molto dolce come ti ho detto prima forse anche troppo dolce, però io sono una professoressa e una ragazza e te sei una alunna e anche te una ragazza capisci che e sbagliato no?- il mio cuore si spezzo in trecento pezzi il mio sguardo mentre diceva quelle cose era come perso nel vuoto la mia mente vuota l’unica cosa che sentivo era un forte dolore e una voglia di mettermi a urlare, ma non ebbi la forza di urlare quindi nascondendo i miei sentimenti con un filo di voce – si professoressa lo capisco però io la amo come non ho mai amato, lo so che lei e una ragazza ma si può dire che io amo la sua persona, poi che lei sia un ragazzo o una ragazza a me non importa quindi la prego non dico di amarmi a non rifiuti il mio amore – lei guardandomi sempre con uno sguardo triste e dolce nello stesso tempo scosto gli occhi sulla destra come si fa mentre si pensa, poi prese fiato e girandosi con un espressione timida la quale io non avrei nemmeno mai creduto possibile – nadine a dire la verità anche io provo qualcosa per te però non possiamo, quindi non obbligarmi a punirti per farti smettere con questi pensieri – la guardai e abbassai lo sguardo – la prego mi permetta almeno un bacio poi giuro che non gli chiederò più niente – chiaramente era falso ormai mi ero fatta avanti e capivo che anche lei provava qualcosa per me, capii fin da subito il perché del suo rifiuto ma il mio primo amore non me lo sarei lasciata sfuggire, lei mi guardo tornando all’espressione seria di prima – bene nadine ti darò questo bacio ma ricordati che dopo subirai una dura punizione per quello che hai fatto – io annuii poi mi avvicinai.
Il suo bellissimo viso era vicino a me potevo sentire i suoi vari profumi il profumo dello shampoo, il profumo del suo respiro, quello dei trucchi e del lucidalabbra i suoi occhi erano semichiusi, la sua bocca era leggermente dischiusa, il suo viso si inclinò verso destra, i suoi dolci capelli seguirono il movimento scendendo verso destra, la sua mano destra sulla mia guancia e l’altra si stava appena facendo spazio fra i miei capelli, finalmente sentii la sue calde labbra poggiarsi timidamente sulle mie, la mano che si faceva spazio fra i miei capelli ebbe un sussulto, probabilmente stava pensando che era sbagliato ciò che stava facendo, ma sapeva di volerlo anche se non lo voleva ammettere, la mia lingua si fece spazio andando a cercare e trovare la sua, al contatto di esse la presa delle nostre mani si fece più sicura, le nostre labbra e le nostre lingue si muovevano all’unisono in una dolce danza, il nostro respiro si fece più dolce e passionale allo stesso momento, lo spazio intorno a noi svanì come per magia, nessun rumore, nessun oggetto, solo noi due, i nostri corpi si strinsero quasi inconsapevolmente il mio seno nudo sfiorò il suo coperto dai vestiti, la mia mano si fece più audace andando a toccare parti proibite ma cosi attraenti che come il canto delle sirene ti attirano a sé potevo sentire tramite quel bacio il suo amore il tutto durò 5 minuti, 5 minuti che non scorderò mai, scostai lei mie labbra dalle sue sussurrando – lei mi potrà punire quanto vuole ma mi ama – lei scosse la testa come per riprendersi poi alzando la voce come per ristabilire un certo timore in me – stai zitta lo ho fatto perché ti avevo visto triste, ma adesso vedrai come ti faccio passare la voglia di insinuare strane cose, mettiti mani sulla testa avanti e se ti scanserai saranno 10 colpi in più ogni volta – il suo volto era severo dentro di me sapevo che la dura punizione che avrei ricevuto da lì a poco non sarebbe stata altro che la sua voglia di auto convincersi di non amarmi, mi misi in posizione già sapendo dentro di me che quella punizione non la avrei scordata tanto facilmente.
Prese il cavo bianco e lo piego in due poi andò da prima dietro di me,diede due sferzate in aria il sibilo di quel cavo era pauroso rabbrividii al punto che mi venne la pelle d’oca, lei senza dire nulla diede il primo colpo era fortissimo mi piegai in terra dal dolore mordendo la mia mano per non urlare, lei lasciò a terra il cavo mi girò guardandomi preoccupata il mio respiro si era quasi bloccato per il colpo ricevuto mi guardò – nadine come stai scusami non volevo essere cosi severa non credevo facesse così male, è la prima volta che lo uso – io cercando di strusciare le mani alla parte colpita ripresi un attimo il fiato guardandola sorrisi –non si preoccupi lo ho visto dai suoi occhi che non voleva continui pure- lei annuii poi aggiunse – e non parlarmi come se fossimo amiche ricordati che sei qui per essere punita e non per corteggiarmi capito? continua cosi e i restanti colpi saranno come quello di prima – io capendo che stava dicendo sul serio mi limitai a rimettermi in posizione, lei diede prima due o tre colpi al muro per testare la potenza poi si riavvicinò – nadine i colpi non saranno come quello di prima ma ti faranno lo stesso molto male quindi preparati – col mio cuore in gola risposi con un filo di voce – si professoressa – lei alzò il braccio e ciack mi colpi sul lato del corpo lasciandomi una striscia rossa, sia su un pezzo della schiena che sotto il seno, cominciai a piangere più per la paura che per il dolore, sapevo che da li in poi i colpi avrebbero avuto quella forza lei sorrise – bene piangi già vedrai quando avrò finito- cominciò a colpirmi la schiena lasciandomi ogni volta segni rossi sulla mia dolce pelle bianca, me ne diede una ventina poi si fermò accarezzandomi la schiena – bene nadine adesso tocca ai seni – io la guardai – ma professoressa perché – lei con sguardo severo e con un tono che non ammette repliche – per avermi corteggiata ti punirò i seni in maniera che non succeda mai più una cosa simile – io abbassai la testa in segno di resa, poi tirando i miei lunghi capelli indietro porsi il seno piegando leggermente la schiena e misi di nuovo le mani sopra la testa, lei andò davanti a me poi guardandomi i seni che da li a poco avrebbe colpito – bene adesso contali se non li conterai il colpo non verrà considerato e come prima ricomincerai dal colpo che eri rimasta chiaro? – io annui lei sorrise alzando il braccio.
Vidi abbassarsi il braccio seguito dal sibilo del cavo che fendeva l’aria poi lo schiocco sul mio seno, mi si piegarono le ginocchia istintivamente cercai la posizione fetale per proteggermi ma lei fissandomi con severità mi fece ricordare ciò che mi aveva detto prima cioè che, se mi fossi scansata o altro sarebbero stati altri dieci colpi supplementari quindi ritornai subito in posizione, mi guardai il seno e vidi due piccole strisce rosse su di esso poi guardai la prof – che fai vuoi vedere i segni della tua punizione vieni vieni- mi accompagnò davanti l’armadietto e lo aprì, dentro di esso c’era uno specchio della grandezza dello sportello, vidi la mia schiena e i miei fianchi attraversati da righe rigonfie rosse e alcune leggermente bluastre, tre o quattro di esse spillavano piccole gocce di sangue simili a piccoli petali senza dire niente mi rimisi in posizione lei andando davanti a me continuo a colpirmi, furono 15 colpi sul mio seno.
Spesso l’estremità del cavo colpiva la mia pancia lasciando vivi segni anche su di essa, ogni colpo lasciava due piccole strisce che da prima erano rosse, poi diventavano bluastre accompagnavo ogni colpo contando con voce disperata e implorante.
Posò il cavo sula cattedra poi si sedette e fece cenno a me di fare lo stesso, lo feci il dolore del sedere dal male che provavo non lo sentivo nemmeno, lei mi guardò dall’alto in basso io ero testa china in silenzio e piangevo giocherellando con i miei pollici nervosamente, si schiarì la voce – bene oggi e stata una punizione molto dura per te ma lo doveva essere ne sei cosciente di questo vero?- io mi limitai ad annuire lei sorrise – quindi sai che come ultimamente e abitudine fare dopo la punizione c’è l’umiliazione per te in segno di rispetto , in questi mesi ne hai provate alcune quale stare nuda davanti alla finestra pulire i bagni leccare i miei piedi e infine dare una leccata per terra dove io poggiavo la mia pianta del piede – si fermò per farmi rispondere io imbarazzata – si professoressa e così- lei sorrise –oggi vorrei trovarne una particolarmente severa, avevo pensato di farmi leccare il sedere, ma dato i tuoi sentimenti non sarebbe una punizione, quindi io oggi pomeriggio ti voglio qua alle tre quando non ci sarà nessuno, cosi saremo libere di fare ciò che si vuole capito? – io annuii terrorizzata e poi andai nell’angolo in posizione lei guardando l’ora -non c’è bisogno oggi di stare nell’angolo, vestiti e fila in classe detto ciò io presi i vestiti e me li misi di corsa, poi la guardai e abbassando il viso – professoressa lei mi ha detto di non trattarla come una amica e io non lo farò però non può chiedermi di non provare ciò che provo se lo ricordi – lei guardandomi – non ti preoccupare farò in modo che questi tuoi sentimenti non siano più tali – io la guardai e corsi via.
Quel giorno non andai a scuola ma andai nella pineta accanto ad essa pensavo a tutto ciò che era successo, ero arrabbiata dentro di me, più che per il rifiuto, ero arrabbiata perché continuava a negare i suoi sentimenti ormai a me evidenti come la luce del sole, pensando ciò mi addormentai sdraiata sotto all’albero, ( ripensandoci adesso sono stata un incosciente ad addormentarmi lì, con addosso una maglina nera dalla quale trasparivano i miei capezzoli al contatto della stoffa senza il reggiseno a coprirli ).
Alle tre in punto bussai alla sua porta sentii la sua voce – vieni nadine – aprii e entrai era seduta che stava dando un ultima occhiata al registro delle sue classi, chiuse il registro e si alzò – bene nadine hai visto qualcuno nella scuola?- io scossi la testa lei sorrise – allora seguimi forza ,io andai dietro di lei dopo breve si arrivò ai bagni dei maschietti, lei guardandomi si mise di lato alla porta e mi fece cenno di entrare, io entrai credendo che mi avrebbe fatto pulire i bagni, lei entrò subito dopo di me, l’ambiente puzzava abbastanza infatti i bidelli non avevano ancora fatto i turni di pulizia, lei mi guardò e mi indico uno di quei bagni al muro dove fanno la pipi in piedi – perché devo andare lì?- lei con tono duro – vai lì e senza tante storie forza, muoviti che non voglio perdere tempo- io ci andai lei mettendomi una mano sulla spalla mi fece inginocchiare – bene nadine se non mi dici che stamattina era solo una sbandata e che non succederà mai più dovrai leccare bagno per bagno- mi venne quasi da rigettare solo all’idea, ma non potevo dire quella frase poi sapevo che questa umiliazione estrema non era altro che un tentativo estremo per farmi desistere, ma decisi che se la mia padroncina voleva che facessi quella cosa schifosa la dovevo fare quindi abbassando lo sguardo gli diedi per la prima volta del tu – erika puoi dirmi di fare tutto ciò che vuoi ma i miei sentimenti verso di te non cambieranno mai, ti amo e leccare questi bagni schifosi non cambierà tutto ciò, ma se vuoi infliggermi lo stesso questa umiliazione accetterò ma credo che farebbe più male a te che a me- lei capii che avevo capito che bleffava quindi mi fece rialzare abbracciandomi, mi guardò negli occhi con un espressione dolce accarezzandomi – non te lo avrei mai fatto fare come facevi a saperlo? Io ti amo nadine e da stamani che ci penso però c’è la differenza di età anche se non tantissima, poi io sono una ragazza, per non parlare del fatto che se si sapesse una cosa del genere sarei subito licenziata, ma sento dentro di me di voler vivere questo amore ma mi serve tempo piccola per accettare questi miei sentimenti e superare le mie paure, poi anche dopo aver fatto ciò per i tuoi restanti anni di scuola dovrai fare in modo di tenere segreta la nostra relazione- i miei occhi si bagnarono di lacrime però questa volta erano lacrime di gioia mi strinsi a lei dolcemente – ti amo mia dolce amorina- lei sorrise al nomignolo da me dato, io la guardai leggermente imbarazzata lei scosse la testa come dire di non preoccuparmi, io allora sollevandomi leggermente per raggiungere le sue labbra la baciai, subito dopo mi guardò incuriosita – ma davvero lo avresti fatto? – io mi chinai e leccai il bordo del bagno dove era sporco di alcune gocce di urina guardandola, il sapore era aspro e salato –per te farei qualsiasi cosa perché oltre che amore sento di essere quasi come una schiavetta davanti a te, il mio cuore ti ha scelta come mia amante e come mia padrona – lei rise – ma dai allora mi hai sempre vista come una di quelle dominatrici in pelle e con la frusta in mano – io risi e lei con me scossi la testa – io non ho mai sottovalutato la serietà delle tue punizioni e da esse ho preso la forza di migliorarmi, ma da oggi in poi se vuoi alcune volte ci potremmo incontrare per fare certe cose anche senza che io sia stata birichina- mentre lo dicevo arrossii non credendo a ciò che avevo appena detto lei accarezzandomi la guancia – come vuoi mia piccola – dopo quel gesto dolce andammo nel suo ufficio.
Arrivate li lei si tolse le scarpe alla porta camminando sinuosamente come un felino fino alla scrivania, io mettendomi a 4 zampe come una cagnetta leccai dove aveva poggiato i piedi la mia amata padroncina fino ad arrivare alla scrivania, lei mi porse i suoi piedi sudati dalla mattinata e sporchi per la piccola camminata scalza appena fatta, senza dire nulla iniziai a leccarli il loro sapore salato e polveroso la polvere seccava la mia saliva, lasciandomi una sensazione di asciutto sulla lingua, per me era buonissimo perché era il sapore dei piedini della mia dea quando finii di pulirli mi alzai, lei mi sorrise avvicinandosi fece per baciarmi ma gli feci notare che la mia lingua era ancora sporca per la leccata dei suoi piedi ( infatti come saprà chi ha provato la sottomissione di leccare i piedi sporchi della padrona finché non bevi e fai in modo di pulirla essa ti resta leggermente nera ) lei mi diede la sua bottiglietta d’acqua e un fazzolettino, lo bagnai e lo passai sulle labbra levando le sbavature nere delle sporco, poi bevvi l’acqua sciacquandomi la bocca e finalmente la potei baciare, ci salutammo e mentre correvo mi girai – mi raccomando amorina fai che le punizioni che dovrò subire non siano meno dure solo perché adesso siamo amanti – lei scosse la testa ridendo e chiuse la porta dello studio.
Dentro questo racconto c’è la storia di come è cominciato il mio primo amore, il mio primo amore che ancora vive felice e ardente nel mio cuore come allora se non ancora più forte, spero con questo racconto di non aver annoiato nessuno e che ne siate felici, purtroppo io non sono una vera slave perché la mia padroncina e buona e dolce con me, comunque il mio carattere dolce mi porterebbe a cercare di più che le frustate e le altra varie umiliazioni, quindi non posso dire di essere una pura slave trattata come una cagnetta e usata a piacimento dal padrone/a come esso meglio crede, però sono contenta di ciò che sto vivendo con lei, vi auguro a tutti di trovare l’amore puro e bellissimo come lo ho trovato io.