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Un maschietto sculacciato

1 Ottobre 2009


A grande richiesta, un video di un maschietto sculacciato. Tanti si lamentano che sono sempre i culetti femminili ad essere puniti su Perversionis e allora per oggi (ma solo per oggi) vi posto un video di un maschietto punito a dovere dalla sua padrona.

Racconti di sculacciate: Domestico, parte 3

3 Settembre 2009

Il bel racconto di Bob Knees prosegue, per chi le avesse perse, eccovi la puntata 1 e la puntata 2. Buona lettura e grazie al grandissimo Bob che ci regala sempre meravigliosi racconti.

Cap 7
Potrebbe esser piacevole, però. Mi denudo: il mio sesso è eccitato. Dorothy, che lo vede per la prima volta, sembra meravigliata delle sue piccole dimensioni. Mi piego in avanti. Sono tre le vergate che mi da, dolorose ma che mi eccitano ancor di più. Vorrei masturbarmi lì, davanti a loro ma tento di resistere. Lady Pottingham mi passa davanti, abbassa lo sguardo “Si, è piccolino ma può bastare. E’ l’idea che conta, non il mezzo! A voi, mia cara!” Per la prima volta da quando sono in quella stanza, parla Elke: “Ho scommesso con Polly che avrei resistito ad almeno trenta frustate. Ho perso la scommessa ed ora ne devo pagare il pegno. Pegno pesante.” E’ pure imbarazzata, ritrosa. Lady Pottingham la colpisce leggermente sul culo con la bacchetta, Antoinette fa una smorfia di dolore. Ansima dalla vergogna, non trova le parole. Interviene Polly: “Dovrete infilare il vostro cosetto lì, nel suo ano. Ecco il pegno da pagare. Altrimenti saranno venti frustate per voi e trenta per lei. Cosa decidete?” Mi avvicino alla mia padrona: lei si è messa in ginocchio sulla dormeuse, la testa sopra i cuscini. Sta piangendo d’umiliazione. Mi piego accanto al suo orecchio e le sussurro a voce bassissima, affinché nessuno possa sentire : “Perdonami”. Le tocco le natiche: sono ancora roventi. Le scosto; indirizzo la punta di JohnTomas sul suo ano e lo infilo dentro. Proprio a causa delle sue ridotte dimensioni, l’operazione è abbastanza facile. Mi puntello con le mani perché il mio non lieve peso non gravi tutto sul suo corpo. A causa della mia malattia non posso inculcarlo bene ma faccio del mio meglio. Lo tiro fuori ancora rigido: Antoinette ha stretto vieppiù la testa fra le braccia, singhiozzando. Lady Pottingham ha tirato fuori i seni dal corsetto e Dorothy glieli sta leccando. La mano della dama sulla vulva nuda della serva. Nessuna sembra badare a me. Mi siedo e mi rivesto: JohnThomas è ritornato la lumachina grinzosa di sempre. Aspetto seduto, che abbiano finito. Non occorre molto tempo. Dorothy ha l’ennesimo orgasmo. Antoinette si tira in piedi: gli occhi di bragia e non per astio o vendetta. Si passa la lingua sulle labbra riarse. Finalmente lady Pottingham mi rivolge la parola “Potete lasciarci e tornarvene in cucina. Siete stato molto bravo!”.
Rifiuto la fetta di plumcake che Jeeves mi offre. Sono le dieci passate quando scende Antoinette. Sottovoce le consiglio di tornare a casa a piedi: avrebbe difficoltà a sedersi in carrozza. Le porgo il braccio onde si sostenga. E’ nera di ira e di umiliazione. Mi insulta per tutta la strada. La invito a moderare la voce: potrebbero sentirci. Mi preoccupo perché temo le conseguenze di quel che è avvenuto stasera in casa Pottingham. Ovviamente, non possiamo questionare lì per istrada né farlo a casa nostra: Jenny potrebbe sentirci. Antoinette nemmeno mi saluta, salendo di sopra: il suo sguardo anzi non promette nulla di buono.
Domenica. Mio giorno di libertà. Mi sono alzato molto presto, ho approntato i vassoi delle colazioni e sono uscito. Ci penserà Corinne a portargliele. Sono stato, dove vado di solito la domenica, specialmente quando ho bisogno di riflettere. Lady Antoinette è stata umiliata davanti alla sua migliore amica e a farlo sono stato io! Non mi perdonerà almeno per un paio di mesi! Prevedo brutte giornate, pessime per me. E’ molto tardi quando rientro. Sul tavolo di cucina, un biglietto per me. Autografo di Jenny. Mi vuol parlare subito, a qualsiasi ora: sua madre ha avuto un comportamento strano per tutto il giorno. Busso debolmente alla porta della camera della ragazza. Dorme profonda, non mi sente. Sono ormai le quattro di notte, quando il tocchettìo sull’uscio mi desta. E’ Jenny. Spaventata. Bando alle formalità: la faccio accomodare sulla mia poltrona, nella mia stanza. Sua madre è stata intrattabile per tutta la mattinata di domenica: non ha quasi spiccicato parola; era molto, molto nervosa. Adesso la sedicenne mi chiedeva cosa fosse successo in casa di lady Pottingham. Nulla, mentii: screzi fra la madre e la sua amica, ma niente di duraturo. Forse si era recata proprio là. Mi dia il tempo di vestirmi e l’andrò a cercare. Tutto buio a casa Pottingham. Busso discretamente all’uscio sulla strada di Jeeves. E’ ancora insonnolito. No, lady Wallstone non si è vista! Mi consiglia di attenderla a casa e, poi, eventualmente, di rivolgermi alla polizia. Quando son tornato, chiedo a Jenny se c’è un sistema veloce per contattare lady Winterbottom. No, purtroppo no! O forse sì: un corriere veloce a cavallo, di quelli che aspettano commesse alla stazione. Mi precipito fuori, alla stazione. Fortunatamente ne trovo uno: vuole ben 15 pence, ma fra un paio d’ore mi assicura che sarà di ritorno. Gli consegno il biglietto per Constance. Faccio del caffè forte all’italiana e ne porgo una tazza anche a Jenny. Poco dopo l’alba, arriva anche Corinne. La informiamo della situazione. Anche lei è preoccupata: non è dalla signora comportarsi così. Abbiamo vagliato tutte le ipotesi. Bussano alla porta. E’ il corriere pubblico che porta la risposta di Constance: lady Wallstone non è lì. Ormai non resta che rivolgersi alla polizia. Ci sarebbe anche il nostro dirimpettaio, il giovane Holmes che, talora, si diletta in indagini su persone scomparse ma non mi sembra un tipo affidabile. Non avrà un futuro nel campo dell’investigazione. La chiave nella porta. Ci precipitiamo, letteralmente, nell’ingresso. Come è ridotta lady Antoinette. Scarmigliata, gli occhi pesti, la faccia pallida. Fa pochi passi e sviene. La sostengo prima che cada a terra. La porto in braccio fin di sopra e l’adagio sul letto. Lascio sola Corinne ad occuparsene. Sia Jenny che io aspettiamo fuori dalla porta. Ne esce Corinne. L’ha spogliata, le ha dato il laudano e l’ha messa a letto. Adesso la signora dormirà per un bel pezzo. Vado ad avvertire il medico. Il dr Ripley arriva nelle prime ore del pomeriggio . La visita che lei è ancora insonnolita e, per fortuna, non riscontra nulla di grave. La lady è solamente molto stanca. Siamo un po’ più tranquilli, ora. Jenny quasi piange dalla gioia. Corinne le porta su una tazza di brodo caldo con qualche crackers. La padrona vuole vedermi. Non ha toccato nulla della leggera cena, ancora sul comodino. E’ ancora pallida, ma sta decisamente meglio. Riesce a tirarsi agilmente su, appoggiando la schiena ai cuscini. “Sei un porco, un maledetto trucido porco! – mi sibila- Non ti è bastato umiliarmi, sei anche scappato come un coniglio stamattina, ben prima dell’alba. Cosa penserà di me, Polly?”. Un piccolo accesso di pianto isterico. Sono impassibile: meglio lasciarla sfogare. “ Non ho sentito niente, sai?, ieri quando mi hai infilato quel piccolo cosettino. Il clistere fa più male. L’unica mia soddisfazione è che neanche tu hai goduto: non puoi godere, come tutte le persone normali. Sì, sono uscita in cerca di un uomo, un vero uomo. Sono sedici anni che non faccio l’amore con un maschio: uno che gli attributi ce li ha! Stasera l’ho fatto! Ma non è stato bello come mi aspettavo….” Le porgo il fazzoletto affinchè si asciughi le lacrime. Riprende:” Per due volte consecutive ho tradito il povero Henry. Sono una puttana! E tu sei un porco”. Mi seggo sulla sponda del letto. Le stringo forte le spalle con le mani. “Mi fai male!” protesta. “E quanto gli hai dato a quel ganzo? Tutte e trecento sterline che c’erano nella cassaforte e che ti sei portata via?” Infatti avevo controllato: la cassaforte era vuota, stanotte ”… enon dire mai più che sei una puttana, mai più. Capito?” “Mi fate male! Il vostro comportamento è offensivo nei miei riguardi. E violento. Dovrei licenziarvi!” “Non puoi farlo e lo sai! Per disposizione del defunto Lord Wallstone: se mi licenzi, l’amministrazione di tutti i suoi beni torna alla Brothers & Co e tu potrai avere soltanto l’appannaggio mensile di 30 sterline. Esattamente la decima parte di quanto hai speso stanotte!”. Si rabbuiò ancor di più e poi esplose, con una risata chioccia “Li ho giocati tutti da Mr Shylock e…li ho persi tutti. Ma almeno mi sono divertita! D’ora in poi, i nostri rapporti saranno assolutamente formali: voi siete il domestico ed io la vostra padrona. Nulla di più, nulla di meno”. La lascio sola e me ne vado di sotto.

Cap. 8
Altro che formali, i rapporti. Gelidi sono stati. Pochissime parole scambiate al dì. Altra vendetta, misera, non potevo prendermi che quella di cucinare pudding tutti i giorni e pure scipito. Epperò, la massiccia dose di avena che ci metto sembra aver alleviato momentaneamente i problemi intestinali di Jennifer. Giovedì scorso Corinne mi ha chiesto, all’insaputa di milady, di sculacciarla: così per rompere la tensione che stava diventando insopportabile. Non l’ho fatto. Al pomeriggio, il groom di casa Pottingham ha portato un biglietto per la padrona. Gliel’ho consegnato. Lei l’ha stracciato senza nemmeno aprirlo.
E’ arrivato, finalmente, settembre. Il primo sabato del mese le ricordo che dal giorno successivo comincia la mia quindicina di vacanza, come ogni anno. E, come ogni anno, per lei e per miss Jennifer i disagi saranno ridotti al minimo: ci penserà, come al solito, Corinne a svolgere alcune delle mie mansioni. Le chiedo anche i sei mesi di stipendio che mi spettano. Mi getta il denaro come si getta un osso spolpato ad un randagio pulcioso.
Mi appare scura Londra, dopo lo splendore abbacinante di Lisbona. Mi aspettavo che lei facesse cambiare la serratura dell’ingresso in modo tale che io sia costretto a suonare il campanello. Mi scruta dai vetri, prima di aprirmi, Corinne. Mi si stringe al collo con tutta la sua giunonica prestanza. “Lei sta di là- mi indica con un cenno della testa il salotto- ti aspettava stamattina” Le sorrido: “Mi sono fermato a Greenwich a soddisfare una mezza dozzina di prostitute! Fammi andare a cambiare e la raggiungo immediatamente…” “No, no. Vacci subito. La situazione qui è già tanto complicata! I tuoi bagagli te li porto io in camera…” Non mi da neanche il bentornato. Mi guata come farebbe uno spaniel con un topo, prima di un combattimento. “Ho parlato con la Brothers & Co. Non possono più pagarvi quello stipendio da favola che vi hanno elargito fino ad oggi. Le mie disponibilità liquide non lo permettono. Dovrei alienare qualche mia proprietà immobiliare per seguitare a mantenervi e non ne ho nessuna intenzione” Tace. Si aspetta esattamente la risposta che sto per darle: “Capisco, milady. Jeeves è ormai anziano. Vedrò se c’è posto per me a casa Pottingham…” Il suo viso è di ghiaccio. “Ma non credo che la lady mi voglia al suo servizio, dopo quel che è accaduto qualche settimana fa. Vedremo. – già le s’increspa la fronte- Oppure da lady Winterbottom: potrei dare un’ottima istruzione ai suoi due figliastri. Oppure potrei fare una capatina in Scozia: le pene corporali non sono state del tutto abolite. Vedremo…” Balbetta come la figlia: “Te..te..tenete per voi le vo…vo..vostre considerazioni!” “Oh, scusate milady! A fine mese abbandonerò questa casa, statene certa! Ora, se permettete, vorrei rassettarmi: ho trascorso tutta la notte in mare.” Quando mi volto, la sento mormorare “Il mendicante, ecco come ti ridurrai: a chiedere l’elemosina!” “ A chi dei due si riferisce, milady?” le chiedo, girando il capo. “Maledetto!” mi urla appresso. Non mi preoccupa l’aspetto finanziario: ho qualche soldo da parte, non molto ma una mezza dozzina di mesi dovrei tirare avanti senza patemi. Dovrò parlare prima con la Brothers & Co: è ovvio che le è ripreso il vizio del gioco forte. Deve aver perso grosse somme.
Caspita : settemila sterline in dieci mesi! E’ un patrimonio! Naturalmente non deve renderne conto ad alcuno, ma quelli della banca sono chiaramente preoccupati. Un conto era il defunto Lord che spendeva forte, ma almeno comprava libri, un conto è la moglie: il denaro non si sa che fine faccia. Domando a Mr Mops se è il caso di vendere la biblioteca: varrà almeno cinquantamila sterline. E l’intera biblioteca è stata lasciata a me, posso disporne come voglio : l’unico vincolo è che rimanga integra, che non venga smembrata. Mr Mops è cauto: quei soldi però sarebbero mio patrimonio personale; non inciderebbero per nulla sulle sostanze di Lady Wallston, e di sua figlia, tuttavia se volessi…visto che sono stato tanti anni al suo servizio…e a quello del compianto Sir Henry… “Insomma, mi dica, Mr Mops, la situazione è tanto grave?” Si china in avanti, verso di me ed abbassa la voce: “Gravissima! Non c’è più un penny di liquidità! L’ho consigliata di vendere i due palazzi di Regent’s Park ma non vuole….è l’unica soluzione. Capisce bene che, di fronte a tale situazione, noi non possiamo seguitare ad anticipare denaro alla contessa, senza adeguate garanzie….” “Capisco benissimo. Vedrò se l’intera biblioteca può interessare il Museo Reale. Le farò sapere al più presto. Buongiorno.”
Spalanco la porta del salotto. Alzano lo sguardo dai libri che stanno leggendo. Jennifer serra gli occhi, vedendo l’espressione della mia faccia. Respiro profondamente “Milady, posso parlarvi in privato?” Fa cenno a Jenny di allontanarsi. La ragazza esegue subito. Piccata, Elka mi dice “Ma come vi permettete di entrare così? Non sapete più stare al vostro…” “Sta zitta, per favore! Non hai più una sola sterlina e la banca ti ha chiuso il credito. Lo sai benissimo. Tu e la tua maledetta smania per le scommesse! Sei ridotta sul lastrico! Tra sei mesi ti sequestreranno tutto e ti sbatteranno in mezzo alla strada. Devo vendere la biblioteca che fu di Lord Henry, il mio caro signore e tuo marito, e lo farò. Ti darò un pence al giorno e sarai tu, allora, la mia serva!” Si alza di scatto, le unghie pronte a graffiare, la testa a colpire. Ripiomba sulla sedia: il mio schiaffo è stato violento. “Che vuoi fare? Frustarmi a sangue?” mi chiede livida. “No. Non ti sfiorerò nemmeno con un dito. Dovrai essere tu a chiedermi, ad implorarmi di farti male, di punirti. Parlerò con padre Brown: verdò se le Orsoline cattoliche vogliono Jenny nel loro educandato. Magari, come lavapiatti. Quanto a te, ti vedrei bene nel bordello di Titti la Rossa. Altro che Merry Order. Altro che presentazione a corte!”
Scoppia in lacrime, pianto di rabbia e di dolore. “Quella maledetta mi ricattava. Chissà come, aveva saputo di Edimburgo e mi ricattava. Non avevo più i soldi per pagarla: ecco il perché delle frustate, ecco il perché tu mi hai…mi hai fatto quella cosa!” “Non inventare! Tieni fuori lady Pottingham da questa storia. Ho parlato anche con Shylock. Ci giochi in media duemila sterline l’anno e vinci, si e no, due volte l’anno. Quindi, prenditela solo con te stessa, se ti sei ridotta così.” “Non sei mio padre né mio marito. Chi ti da il diritto di parlarmi in questo modo?” “Il fatto che vent’anni fa ti ho salvato la vita! Altrimenti, Elke la borseggiatrice sarebbe penzolata da una forca; dopo esser stata frustata a sangue… Ah, bisognerà accennare della cosa a Jenny e a Corinne. La ragazza deve essere avvertita di quello che l’aspetta, di come le vuole bene la sua mamma!”.
Ultimo giorno di settembre. Molto discretamente, di soppiatto, sono stati venduti gioielli ed arredi per permetterle di tirare avanti. Il Direttore del Museo è disposto a spendere 15.000 sterline per la biblioteca: molto al sotto del suo valore reale. Ma tant’è…..
Lady Antoinette è seduta al buio. Accanto a lei Jennifer, in lacrime. Non ha nessuna intonazione quando mi dice: “Ho venduto il palazzo grande di Regent’s Park. Ho sacrificato la dote di Jennifer. Perciò, adesso lei mi frusterà” “No, no mamma, no. Vi…vi…ho….” Quando è nervosa le aumenta la balbuzie. “Andiamo di là. E voi, Bob, chiudete bene a chiave la porta!”. Le raggiungo nella Stanza. Antoinette si sta spogliando: le rimane solo la camicia. Jenny trema come una foglia. La madre è nuda. Quasi con violenza la costringe ad afferrare la bacchetta. Poi, si appoggia alla sbarra e protende il deretano.

Cap 9
Jenny trema, con la bacchetta in mano. La voce della madre è rabbiosa, alterata: “Frustami, maledetta, frustami o ti farò sentire la spazzola sul culo!”. Dalla piccola nicchia, ho preso il gatto, sì proprio quello di vent’anni prima. E’ impolverato. Molto gentilmente, faccio scostare Jenny. Tiro indietro il braccio, tenendo il manico del flagello parallelo al pavimento. Lei lo sente sibilare nell’aria, come allora; irrigidisce il corpo nella spasimante attesa del dolore. Piega la testa, strofinando la fronte sul muro, quando le nove strisce di cuoio le mordono roventi il deretano. Ripeto il colpo: stavolte le striature sulla pelle sono più cupe. Dopo la terza frustata, il suo corpo trema di spasimi, da dolore. Rimetto a posto nella nicchia lo strumento di tortura. Le passo le mani sul culo rosso e pesto. Jennifer guarda con le lacrime agli occhi: non ha mai visto, prima, frustare la madre con tanta violenza. Conforto la bimba: pare proprio uno scricciolo appoggiata al mio torace. Antoinette è in piedi, incurante della nudità. Sembra inebetita. Si limita a dirmi: “Grazie, Bob. Sto meglio, adesso”.
Riprendiamo la stessa vita di prima. La crisi più buia è finita. Ogni giorno passo da Shylock ad informarmi. Non ci va più da un pezzo. Però, qualche volta, egli vede Corinne nel suo “ambulatorio”, come chiama il suo bugigattolo lurido e pieno di fumo. Lei gioca pochi pence, al massimo cinque o sei. Non vince mai.
“Corinne – le faccio severo- perché non mi hai mai detto che, adesso, sei tu a scommettere per ordine della signora? “
“Tanto l’avete saputo comunque!” mi risponde indifferente. “Corinne, lo sai che potrei punirti per questa risposta sciocca ed indisponente? L’unica cosa alla quale abbia mai veramente tenuto, la biblioteca di Lord Wallstone, ho dovuto venderla; soltanto la cortesia del direttore del Museo mi ha permesso di continuare la schedatura, laggiù, dove l’hanno depositata… e tu sei complice, in un certo senso, di quella che stava per ridurti alla fame, grazie alla sua pazzia. Si, Corinne, ho deciso: ti sculaccerò, appena me lo chiederai!” Lei fa un sorrisetto e nemmeno mi risponde.
Hanno ceduto entrambe, ma senza dar mostra di piegarsi l’una all’altra; una tregua concordata, diciamo. Antoinette e Polly hanno ripreso a frequentarsi, ma più raramente di prima e sempre in società, pubblicamente. Dorothy mi guarda con affetto, quasi, ogni volta che mi incontra. Jeeves non commenta. I Winterbottom sono tornati a Londra dalla villeggiatura. George frequenta Oxford, ormai: è il primo anno. Emma ha un’istitutrice tedesca: la frusta spesso.
Siamo andati a trovarla ieri. O, per meglio dire, io ho accompagnato Antoinette. Nel corridoio ho incrociato una pallida Emma. Mi ha salutato di malavoglia, non per maleducazione ma perché, evidentemente, presa da altri pensieri. Infatti, Fraulein Gertrud si è affacciata sulla soglia di una stanza. In mano, il frustino da amazzone. La sua voce sgraziata si è rivolta alla ragazzina: “Miss Emma, preco. E’ l’ora! Andiamo!” Ha chiuso la porta, dietro di loro. Nonostante lo spessore del legno, ho sentito distintamente il rumore del frustino che percuote la carne nuda ed i gemiti soffocati di Emma. “La frusta per i più futuli motivi. Troppo spesso, secondo me. Medico spesso le sue chiappe scorticate. In fin dei conti, è una brava ragazzina; soprattutto adesso che non c’è più il fratello…” mi ha informato Constance. Uscendo dalla stanza, Emma ha le guance rigate di lacrime e si strofina le chiappe. Chiedo a Costance, mentre sta seduta sulle mie ginocchia e le sto massaggiando il seno destro nudo, se si può escogitare qualche trappola per la cavallina tedesca: anche lei meriterebbe una bella lezione. Mugolando di piacere, la gallese mi risponde che ci deve pensare ma, soprattutto, non sa affatto se la padrona sarà d’accordo. Oh si, penso tra me, Jo sarà senz’altro d’accordo! “E tu, Constance, sei mai stata sculacciata?” torno a chiederle dopo qualche minuto di petting. “Si, ma quando ero piccola. Mia madre adoperava lo zoccolo di legno duro. Avevamo solo quello in casa. Me lo ricordo ancora il dolore che mi faceva. Dai, continua…non ti fermare proprio adesso! Mmmmhh…”. Giornata proficua, tanto più che le exgaleotte hanno stretto un patto contro la spocchiosa Polly. Si preannunciano interessanti giornate.
Ah, c’è stato il fatto della povera Jenny. Spingi, spingi le è venuta una cisti anale. Il dr Ripley ha ritenuto di operare subito, prima che diventasse più grande. Inutile il ricovero in ospedale: si trattava di un piccolo intervento, a dir suo.
Abbiamo preparato tutto in casa, in cucina più esattamente. Le serve, appositamente chiamate, l’hanno pulita per bene, fino a renderla lucida. Corinne ed io abbiamo preparato il tavolo. Una spessa coperta e un lenzuolo bianco; l’acqua sul fuoco a bollire. Corinne, la sera prima, aveva fatto un bel clistere alla ragazza e la madre, quella mattina, le aveva dato dieci gocce di laudano. Era tutta imbambolata Jenny, quando venne in cucina, con indosso la candida camicia da notte.
Il dr Ripley aveva già preparato i suoi strumenti di tortura. Prima di farla distendere, Corinne le mise in bocca un fazzoletto pulito. Io la tenevo per le mani, Corinne per i piedi. Il chirurgo alzò di quel tanto necessario la camicia della ragazza. Impugnò il bisturi e…Io chiusi gli occhi. Sentii Jenny gemere profondamente nonostante il bavaglio; rafforzai la stretta perché il suo corpo si agitava maledettamente. Non so quanto durasse l’operazione: mi sembrò un’eternità. Quando riaprii gli occhi, sul culo di Jenny era posata una benda già intrisa di sangue ed altro liquido rosso macchiava abbondantemente il lenzuolo, sul tavolo. Dal camino, aiutandosi con uno straccio, il medico tirò fuori uno strumento chirurgico, dalla lama piatta ormai incandescente. Tolse la benda, e lo accostò alla ferita. Tornai a serrare gli occhi. L’urlo soffocato di Jenny, lo sfrigolio, la puzza di carne bruciata mi sconvolsero lo stomaco. La ragazza era svenuta: meglio così, sentenziò il chirurgo. Utilizzando un lenzuolo pulito, lui ed io la portammo di sopra, e la deponemmo nel letto. Scappai a vomitare! Ci volle circa un mese, prima che Jennifer si rimettesse. Adesso, sta bene ed evacua pure meglio!

Racconti di sculacciate: Monelle al campeggio, parte terza

25 Maggio 2009

Torna Educatore con uno dei suoi bei racconti di sculacciate, buona lettura a tutti!

ore 08 del 2° giorno nel campeggio molto speciale in inghilterra (breve spiegazione ,questo è un campeggio di lusso infatti non ci sono tende ecc, ma una vera casa tipo fattoria ci sono famiglie di fattori inglesi con figli e figlie ecc ecc, lo scopo di questa struttura e di rieducare in modo molto molto severo le ragazzine di buona famiglia, che le stesse famiglie non riescono più a tenerle a freno) .
Dicevamo ore 08 del 2° giorno sveglia per le ragazze 30 minuti per lavarsi e vestirsi ed e seguire gli ordini scritti sul manuale di comportamento che ogniuna di loro ha ricevuto all’arrivo al camping ,leggono: vestirsi con calsoncini corti maglietta e felpa ,ad esclusione delle ragazze punite che dovranno indossare la gonnellina senza le mutandine , ore 08,30 colazione e discorso del direttore, signorine oggi ci sarà un corso di trakking e di sopravvivenza ,sarete sottoposte a delle prove che sosterrete a squadre di 4 cosi come siete nelle camerine ,ed attanzione se una delle 4 commette delle infrazioni le frustate le prenderanno anche le altre 3 compagne ,dovrete instaurare un gioco di squadra, sapete che ad ogni infrazione corrisponde una severa punizione col frustino di salice ,potete andare signorine non dimenticate di prendere il piccolo zainetto qui sul tavolo uno ciascuna,

per una buona mezzora tutto fila liscio poi di colpo il caos Sara Luiselle e Jenny con altre 4 si azzuffano con calci tirate di capelli e si aggrovigliano per terra in un colpendosi da tutte le parti del corpo in maniera selvaggia i culi nudi delle tre monelle in gonnellina mandano uno spettacolo fantastico alla vista degli educatori ,gli strilli e le urla fanno accorrere anche l’ntera famiglia di contadini ,una di quelle che vive all’interno della fattoria, composta da padre ,madre,un figlio di circa 16 anni e 2 figlie di circa 12 e 13 anni ,gli educatori nel frattempo sono riusciti a bloccare quel groviglio di cosce e di passere che si agitavano , poi ,l’educatore più anziano ordina alle 7 ragazzine coinvolte più altre 5 che sono nelle camerette con queste ,di prepararsi alla punizione toglersi i pantaluncini e metterli nello zainetto ,adesso 12 ragazzine pestifere sono, 9 mezze nude e 3 con la corta gonnellina perchè gia in punizione, l’educatore anziano ordina 60 colpi di frustino di salice ad ogniuna ,ad eseguire la punizione tocca all’educatore più giovane , a circa 30 anni un bel ragazzo, che già più di una di loro le ha messo gli occhi addosso.
il giovane educatore eccitato in quanto è alla sua prima punizione ,molto bella oltretutto,perchè 60 frustate per 12 ragazze fanno 720 frustate ,non inizia certo male la sua carriera ,il giovane educatore si guarda intorno e vede allinterno del recinto della fattoria un bel cavalletto di tronchi di legno quei cavalletti che servono”anche per tagliare la legna” chiede il permesso al contadino che è felicissimo di concederlo ,tutti entrano il ragazzo guarda passare davanti a se una sfilata da sogno prima le 3 ragazze con la corta gonnellina ,Sara si è tirata bene su in vita la gonnellina e cosi a fatto anche Luiselle e Jenny “,bellissime pensa il ragazzo tra se e se ” ,portano ancora ben visibili i segni delle cinghiate del direttore della sera avanti,poi seguono le 9 ragazze nude dalla vita in giù, e poi infine le 24 ragazze in calsoncini corti molto corti , ad alcune si vedono un po di segni rimasti dalle frustate del giorno avanti,tutti prendono posizione ,il ragazzo si piazza a pochi metri dal cavalletto che anche lui conosce bene ,visto che le sue cosce portano un po di segni di frustino,le 2 bimbe figlie del contadino con un corto vestitino mostrano anche loro dei bei segni sulle cosce e gambe ,sono già anche ben formate per essere sempre così piccole ,forse è l’effetto del frustino e delle sculacciate,alcune delle ragazze non sono favorevoli a prenderle pubblicamente,per giunta vedono il ragazzo che già si tocca la patta dei pantaloni ,altre invece Sara Luiselle Jenny ed altre 3 che fra poco conosceremo , sono già eccitate dalla situazione ,ma tutte tacciono sapendo che ad un loro reclamo seguirebbe il raddoppio della punizione e penzano 120 frustate sono troppe.
Si dia inizio alle danze dice l’educatore più anziano, la prima ragazza la nostra Sara si posiziona sul tronco il suo culo si staglia in alto prepotentemente la sua passerina già umida si mette in mostra,guarda il ragazzo contadino sorrisendogli e le lancia un bacino “SMACHH”il ragazzo ha un fremito il culo di Sara porta ancora ben visibili i segni della cintola e del frustino , inizia la punizione 1-2-3-4-5————17-18-19-20 la nostra brava Sara si lamente un pò sculetta bene tira su e giù il culo come per andare incontro al frustno che le segna bene il suo paffutello ma sodo culetto,il contadino si complimenta con il giovane educatore gli dice lei giovanotto ha un’avvenire davanti ,la moglie dice che il frustino di salice fa molto bene alle ragazzine ,io dice: le ho prese spesssissimo da bambina fino a 24 anni il giorno avanti le nozze e non porto nessun rancore a mio padre, anzi l’ho sempre ringraziato, il ragazzo continua a massaggiare pa patta dei calsoncini gonfia, le 2 piccole anche loro si infilano le mani sotto il vestitino e guardano fisse le natiche della ragazza in punizione,intanto le frustate di Sara proseguono 21-22-23-24-25——————-37-38-39-40—— Sara tra su e giù il culo freneticamente fino ad arrivare alla 60esima frustata ,si alza ringrazia l’educatore e va a posizionarsi di lato al ragazzo che continua a guardargii il culo ,lei si alza la gonnellina per far arieggiare le natiche i segni continuano anche sulle cosce fino in basso .
Avanti un’altra dice l’educatore , si fa avanti una bella( anche lei le lancia un bacino) ragazza mora che non abbiamo ancora visto ,veniamo a sapere che si chiama Nadine è francese compagna di stanza di Luiselle ,ha i capelli lunghi neri fino alle natiche ,gli occhi celesti qualche lentiggine sulle guance ,una vera bambolina , passa davanti alla famiglia dei contadini e agli altri educatori sculetando ha solo una maglietta che arriva in vita, e si posiziona sul tronco innalsando il culo e mostrando una bella passerina nera si prepara alla punizione tira già su e giù il culo come se volesse fare le prove ,guarda il ragazzo che sembra che le scoppi il davanti dei calsoncini ,anche lei lancia un grazioso sorriso al ragazzo, le frustate cominciano subito 1-2-3-4-5-6-7-8-9-10 la bella Nadine sculetta in maniera eccitantissima per chi la sta a guardare ,si lamenta pochissimo emettendo dei suoni che sembrano o sono di eccitazione ,le frustate continuano 11-12-13-14-15———-.–27-28-29-30-31-32-33- l’educatore è già più esperto passa da un lato all’altro per segnare bene anche un po i fianchi di lato alle natiche frusta anche le cosce e qualche colpo lo da sulle gambe Nadine esegue la tipica danza del frustino ,34-35-36-37-38-39-40 è eccitata e fa eccitare anche l’educatore che ormai si vede bene dal gonfiore dei suoi pantaloni ,le ultime 20 frustate arrivano belle forti e veloci Nadine resta ferma per un po inarcando al massimo il culo ,l’educatore gli passa una mano tra le cosce la sente la passera completamente bagnata ,le dice signorinaaaaa su su alzati i segni sono bellissimi l’educatore a frustato molto forte lei lo ringrazia e gli da anche un bacetto sulla guancia,lui la gira le da due colpetti selle chiappette e la congeda
l’educatore chiama avanti un’altra ,si presenta una ragazzina inglese rossina capelli corti tremante ,si sdraia sul cavalletto ,il suo culetto non è certo fiero come quello di Sara e di Nadine,l’educatore da la prima frustata ,lei comincia a piangere e a dimenararsi ,già alla decima frustata non regge più urla come un’aquila ,l’educatore si ferma si avvicina le accarezza la testa e gli dice che tutte le ragazze le hanno prese senza tanti problemi ,va bene dice lei resisterò,ma posso piangere dice ? si certo piangi pure ma non ti muovere ,l’educatore ricomincia a frustare la rossa inglesina ,non la picchia tanto forte ,lei continua a piangere fino al 60 esimo colpo di frustino . la fa alzare e la congeda con qualche sculaccioncino sul culetto .
poi è il turno di, Luiselle che con il suo magnifico culo stile francese si sdraia sul cavalletto innarca al massimo il culo ì facendo vedere bene la passerina nera , l’educatore a già visto frustarla dal direttore perciò sa che non avrà problemi.infatti comincia a frustare le natiche le cosce i fianchi le gambe della bella francese ,lei emette dei mugolii di eccitazione ,le frustate piovono fortissime l’educatore sa che con questa francesina ci può dare dentro ,anche lui e molto eccitato ,vede la passerina di Luiselle che si bagna sempre di più fino ad arrivare al 40 esimo colpo che gode profondamente,arrivano le ultime 20 frustate ,Luiselle si alza da un bacino all’educatore lo ringrazia mostra fiera il culo,
arriva il turno di Jenny e poi di tutte le altre con lamenti più o meno convincenti , fino alla fine delle 720 frustate totali.

Al rientro a mezzogiorno tutte le ragazze fanno una veloce doccia all’aperto ed indossano la corta gonnellina della divisa con camicetta giacchina e cappellino ,le 12 ragazze in punizione sono senza mutandine come da regolamento,dopo pranzo il direttore annuncia . Lezione e compito di geografia e storia ,il professore di turno comincia a spiegare storia dopodiche consegna a ugni gruppo di 4 un questionario con 12 domande ,ricordate signorine siete in 4 a risolvere le 12 domande percio è un compito facilissimo ,per questo ad ogni errore corrisponderà una giusta punizione dopo 30/40 minuti consegnano i compiti un gruppo per volta ,le prime 4 bene signorine nessun errore brave,il sedondo gruppo signorine quì c’è un errore le ragazze iniziano a balbettare ,sono nuove per le punizione hanno preso soltanto le poche frustate di benvenuto,il professore le vede preoccupate ,via sinorine sono solo 10 cinghiate ,forza togliete le mutandine e mettetevi in fila quà ,il professore si toglie la cintola dai pantaloni la raddopia la stira la fa schioccare sulle mani,è una bella cintola in pelle larga 4 centimetri ,è di media severità , cira 5 su una scala di 10 il prof.poggia un piede su un basso sgabello fa appoggiare la prima ragazzina sulla sua coscia con il busto penzolante da in lato e la gambe dall’altro ,in quella stupenda posizione il corpo nudo della ragazzina è esposto in maniera eccezionale ,il prof, fa schioccare 10 forti cinchiate 8 sulle natiche 2 sulle cosce la ragazza urla oltre che di dolore di sorpresa perchè in un attimo le ha prese tutte resta ferma aspettando il permesso di rialzarsi ,tocca alla seconda stessa posizione stesse cinghiate urletti a lamenti e via cosi , anche per le altre due il controllo dei compiti prosegue ,terzo gruppo ,ok tutto bene ,quarto gruppo ,ma !signorine qui ci sono ben 5 errori! ,ma come in 4 non siete state capaci di rispondere a 3 domande a testa ,sapete cosa vi succede-si signore-e cosa ?-dobbiamo prendere le cinghiate-si ma quante- ma 50 signore-haa perche secondo voi 5 errori sono da punire come uno solo?-nò signore infatti abbiamo detto 50 cinghiate non 10 -e nò signorine il conto non è cosi-ah sì e come è ll conto ,il prof dice :1 errore =10 cinghiate 2 errori =20 cinghiate 3 errori =40 cinghiate 4 rrori =80 cinghiate e 5 errori =160 cinghiate e così via le ragazze sono stupite esterfatte Michela e Anna iniziano a piangere e lamentarsi non vogliono tutte quelle cinghiate hanno paura ,Sara invece si lecca le labbra si tocca già la passerina nuda e umida,il prof.la vede e dice:Sara per te saranno 50 cinghiate supplementari ,lei non dice una parola guarda il professore con gli occhioni grandi verdi e pieni di libidine.
Si inizia con Anna si toglie le mutanine tanto dopo per 3 giorni non le deve portare ,il prof. la prende sotto il suo braccio sinistro,la gonnellina è molto corta perciò si solleva da sola lasciando nudo un bel culo ,il prof si gira in modo da vedere il culo riflesso nell’apposito grande specchio al muro, il prof. comincia a dare cinghiate sulla natica destra e la coscia ,della ragazza che urla scalcia piange ma il prof.è abituato non si lascia commuovere continua a cinghiare la chiappa e la coscia destra della giovane Anna che dopo i primi 50 colpi è gia stremata supplica il prof di non picchiarla più dice non ce la faccio ,il prof la tiene per i fianchi da dietro gli slaccia la corta gonnellina ,Anna ora ha solo la camicetta che arriva in vita ,il prof gli accarezza la coscia e la chiappa rosse fuoco , la ragazza vibra tutta la gira le guarda il suo bel triangolino riccioluto e la fa sdraiare sulla scrivania chiappette n alto e molto bella , in quella posizione rilassata si vede bene le forme delle belle natiche ,il professore si piazza da una parte per poer frustare bene con la cinghia la natica e la coscia sinistra ,le cinghiate cominciano a cadere molto forti ,Anna si divincole alsa e abbasa il bel culo ,Sara guarda libidinosa mentre con la mano sotto la gennellina si trastulla la farfallina già bagnata,Anna continua a urlare e dimenarsi le cinghiate sono ormai a 91-92-93—–98-99-100 Anna è strmata deve prenderne altre 60 che saranno anche le più dolorose,il profesore non le da neanche il tempo di massaggiarsi che le ordina di girarsi ed alsare le gambe in alto piegate sopra la testa Anna piange in quella posizione così esposta così vulnerabile ,il prof.con calma si siede su uno sgabello ,ha davanti a se uno spettacolo della natura Anna cosi messa sembra un violoncello da suonare ,ed è proprio quello che il prof.vuole fare suonare bene con la cinghia quel bellissimo culo e cosce le cinghiate riprendono segnando per lungo lo stupendo corpo di Anna che si vanno ad incrociare con i segni di traverso,tra pianti urli e lamenti si arriva a 160 cinghiate ,passano veloci anche le cinghiate a Michela e Silvia che più o meno le ricevono abbastanza bene , tocca adesso alla nostra libidinosa Sara ,il prof. gli dice :Sara a te 160 + 50 + altre 50 perchè ti ho visto ti toccavi la passerina durante la punizione della tua compagna totale 260 cinghiate –bene professore-spero che non farai altro da meritartene ancora- sì prof. (non si capisce quel sì prof.cosa significa)
Il professore se la carica sulla sua gamba sinistra e comincia a dare cinghiate sulla natica destra e la coscia ,Sara ondeggia il culo rotondissimo in quella posizione ,le cinghiate sono fortissime il professore è molto severo ed abituato a punire .Sara ha già tutta la natica e la coscia destra piena di segni rosso fuoco ,alla 50esima cinghiata il prof. sente la passera di Sara che ha già avuto il primo o forse anche il secondo orgasmo ,la fa sdraiare sulla cattedra supina e le fa alsare subito le gambe poi sedutosi davanti comincia a cinghiarle la chiappa e la coscia sinistra ancora vergini ,in quella posizione così tese gli schiocchi delle cinghiate echeggiano per tutta la casa ,Sara vorrebbe ilfilarsi il ditino dentro ma non può ci prova ma la prima cinghiata che le colpisce la mano la fa desistere,sulle mani fanno malissimo,,in quella magnifica posizione Sara prende 60 cinghiate ,poi il prof.la fa scendere e piegare a 90° cosi le da 50 cinghiate velocissime e severissime Sara ansima mugola ma non fà cenno di cedimento ,il professore in 30 anni di lavoro non ha mai trovato una ragazza così resistente, alla fine delle 50 cinghiate mette la mano sopra alla passera di Sara dopo un attimo vibra come le corde di un violino e lascia uscire dalla calda passerina nera un orgasmo eccezionale che riempe di caldo succo feminile la mano del professore ,che cosi premuta sulla sua passerina la fa andare in estasi ,il professore le dice:Sara le altre 50 cinghiate te le daro un’altro giorno ,nò professore nò me le dia ora professore me le dia ora la prego me ne dia tantissime non solo 50 ,la prego la prego ,è incredibile dice il professore ,va bene Sara come ti vuoi mettere ,la tremenda Sara chiede al professore di sedersi sullo sgabellino lei si siede sulle sue gambe mostrandoli la schiena,il prof.non capisce,lei si tira con il corpo giù in avanti alsando le gambe una a destra ed una e sinistra sui fianchi del professore la sua testa tocca il pavimento ,in quella eccitantissima posizione il professore ha davanti a lui Sara con le gambe allargatissime pa passera spalanacta le natiche tonde piene ,è certamente una posizione anomala inusuale per punire una studentessa .il prof.comincia a dar cinghiate fortissime a destra e a sinistra colpendo cosce e natiche ,contina siamo già a 35-36-37-38-39-40———————–50-51-52-53-54-55 ha già passsato il numero di cinghiate promesse 56-57-58-59-60-61-62 il prof vede e sente vibrare tutto il magnifico corpo di Sara vede uscire altro dolce e caldo nettare femminile ,ormai stanchissimo continua a frustasre con la cinghia 63-64-65-66-67-68-69-70————————–87-88-89-90-91-92-93 —–98-99-100, Sara alla parola 100 ha un’altro orgasmo che gli riempe ancora di più la nera rccioluta passera .Sara vuoi che smetta noooòò noooòòò professore noooòòò ,il professore erano anni che non gi succedeva ma ora è eccitato ,Sara sente premere sul suo ventre il sesso duro del professore ,le cinghiate riprendono veloci e severissime ilculo e le cosce di Sara ormai sono rosso cupo ,battute da tutti quei colpi di cinghia ,le cinghiate continuano a cadere fortissime siamo ora a 180-181-182-183——————–210-211-212-213-214-215 il professore e stanchissimo ed eccitatissimo 216-217-218————————-244-245-246 Sara sente i pantaloni del professore fradici ahhhooo uuuhhoo 247-248-249-250 Sara a raggiunto un orgasmo eccezionale insieme al suo professore che è stremato Sara dice dentro di se: vaiii ci sono riuscita è stata dura ma ci sono riuscita resta ancora in quella posizione poi si alsa si siede sulle ginocchia del professore gli tocca in pantaloni il prof.accarezza le natiche della fanciulla calde come il fuoco e piene di rigonfi che si sentono a passarci la mano .Sara abbraccia il suo professore le da un bacino sulla guancia e le dice: grazie professore grazie veramente ho il culo bruciato dalle cinghiate ma è magnifico grazie mi ha fatto fare un’esperienza unica ,il professore grazie anche a te Sara erano tanti anni che non mi succedeva grazie Sara si alza mostra il culo al professore e và il suo magnifico culo ondeggia e sembra che lanmpeggi come una lucciola ,si abraccia a Silvia e gli sussurra ho vinto io ci sono riuscita

Segaiolo

10 Febbraio 2009

Questo è un racconto di Bob Knees dedicato a Segaiolo.

Per lui, la masturbarzione era il massimo del godimento; qualche volta, la sua padrona gli concedeva di fare l’amore, ma lui non ne riceveva la stessa goduria che provava quando di sua propria mano si scuoteva il cazzo, lo accarezzava, lo tirava dolcemente, stimolava il glande, sempre di più, sempre di più fino all’eruzione finale. Beatitudine!
“Alla tua età, fai ancora queste cosacce!” Affermazione, non domanda. Era apparsa lei, la padrona, sull’uscio. Vestita come al solito, di guepierre nera, calze a rete con cucitura posteriore rilevata, tacchi a spillo. Lui re infilò il suo coso, ormai ammosciato, negli slip. Adesso lo avrebbe punito e duramente. Lo temeva e lo sperava. Dopo, con il culo rosso e bruciante, lui si sarebbe fatto un’altra sega.
Aveva in mano il frustino da amazzone, quello nero con l’asola larga: glielo aveva comprato lui stesso. La faccia della padrona era imbronciata, ma quanto lo era in realtà? Oppure l’ira era soltanto una finta? Lui si alzò dal letto, gli slip umidi sul davanti. Aspettava gli ordini di lei. Che arrivarono subito. Piegato, in mezzo alla stanza. Le mani della padrona gli abbassarono le mutande, giù fino alle ginocchia. La prima frustata fu cocente! La seconda ancora di più. Non risparmiava lena, la sua padrona… Lui avrebbe avuto voglia di gridare, ma si conficcò i denti nelle labbra: se avesse strillato, lei gliene avrebbe date ancora di più. Ondate di dolore, ma anche di quel calore interno così piacevole, lo pervadevano; ad ogni colpo, pur doloroso, il suo cazzo pulsava e riprendeva vita, aumentando di statura e di volume.
Basta così. Non ardiva tirarsi su, ma aveva udito i suoi passi che si allontanavano…. Lui flesse le ginocchia per scaricare i muscoli e cercare di attenuare il dolore; girò appena la testa e, con la coda dell’occhio, vide le scarpe di lei alle sue spalle. Ora, la voce della padrona era ironica “Che bel culetto rosso che hai! Sembra proprio un cocomero… e quel coso, là davanti, non mi pare ritto abbastanza…e poi sta male esteticamente…dobbiamo trovargli un pendànt…”
Di colpo, qualcosa gli fu introdotto nell’ano, con tanta forza che lui vacillò. Non se lo aspettava! Fece un mezzo passo in avanti e si appoggiò con il busto alla sponda del letto. Tante e tante volte, si era fatto le seghe immaginando di inculare le donne, padrona compresa. Adesso toccava a lui! Il coso fu spinto ancora per un paio di centimetri dentro il retto, ma con minore violenza di prima; poi, fu tirato indietro e, subito dopo, penetrò più a fondo. Così, avanti ed indietro. Il suo cazzo pulsava: avrebbe voluto toccarlo, accarezzarlo, scuoterlo. Istintivamente la sua mano scivolò verso il basso. “Stai fermo con la mano!” urlò la padrona, secca. La mano di lui rimase a mezza altezza; poi, la riappoggiò sul letto. Quel movimento, dentro, continuava: sempre più su…sempre più su. Ed infatti, ormai soltanto alcuni centimetri del frustino sporgevano al di fuori delle chiappe, come una rigida coda. Ma questo, lui non poteva vederlo. Era atroce: sentirsi tirare, là davanti, e non poter far niente….ooohhhh…lo sperma bagnò la coperta e alcuni schizzi colarono a terra, sullo scendiletto. Lo tirò fuori da lui, velocemente, di colpo: egli provò fastidio, ed anche una punta di dolore.
Di nuovo, la voce della padrona alle sue spalle “ Guarda come l’hai sporcato! Dopo, te lo farò pulire con la lingua. Ricarica le batterie, che ci penserò io: ti frusterò a sangue. Più tardi…” Lui sentì le lagrime uscirgli dagli occhi. Erano lacrime di soddisfazione.

Racconti di sculacciata: Rebellion

19 Gennaio 2009

Un classico racconto di sculacciata da Bob Knees. Buona lettura e buon divertimento.

“Ne ho domate tante, che facevano le ribelli come te! Ti strapperò la pelle. Fuori tutte! Fuoooori!” Non è per nulla facile dirigere un riformatorio femminile. La Maritozzi, ad esempio, una testa calda, sempre pronta a protestare, a sobillare le compagne: un giorno il vitto, un altro giorno l’ora d’aria, un altro ancora chissà cosa. Semina zizzania, malcontento, ribellione. Mi avvicino alla scrivania, apro il secondo cassetto e ne tiro fuori la cintura, quella borchiata.
“Spogliati- le dico- adesso vedremo se un po’ di cinghiate sul culo ti fanno abbassare la cresta…” La ragazza tenta di scappare verso la porta chiusa ma Ester, la prima guardiana, la blocca subito. D’altra parte, non c’è confronto: l’una alta ed esile, l’altra bassa e tracagnotta. La tiene ferma, ma la ragazza scalcia e si divincola: ha diciassette anni, è nel pieno della gioventù. Ester aumenta la sua stretta, costringe la Maritozzi a piegarsi con la testa all’ingiù, il culo all’aria.
Le abbasso i pantaloni della tuta verde e, contemporaneamente, anche le mutandine che porta sotto. Le sue chiappe sono a nudo. Strilla, piange, grida. Arrotolo ben bene la cinghia attorno alla mia mano, con due giri: ne rimangono circa 60 centimetri liberi. Alzo il braccio e comincio. CIAFF e un urlo, CIAFF ed un altro urlo. La Maritozzi si agita, mano a mano che il culo le diventa rosso, lo manda di qua e di là per sottrarsi, cercare di sottrarsi, al bacio rovente. “Basta, basta!” strepita; le nocche delle mani della guardiana sono diventate bianche per quanta forza ci mette a tenerla ferma.
La Maritozzi seguita a chiedermi di smetterla, urla di finirla, che non ce la fa più. Non me ne do per inteso: poteva pensarci prima. Il suo culo è tutto rosso, con circoletti più marcati laddove le borchie si sono impresse sulla pelle. Proseguo più forte, la cinghia fende l’aria sibilando e si schianta sulla carne con un rumore sordo, lasciando una striscia sempre più rossa. La ragazza si sta facendo la pipì sotto: un rivoletto giallo le scorre all’interno delle cosce e va a bagnare l’orlo superiore dei pantaloni, quasi alle ginocchia. Ester, che posso vedere bene in faccia, rossa per lo sforzo di trattenere quella piccola furia, rotea gli occhi: è un invito a terminare quella punizione. Vado avanti per cinque minuti buoni: almeno una sessantina di cinghiate. Il culo della Maritozzi è rosso cupo, tumefatto, tende al violaceo. Non ce la fa più nemmeno a strillare; mormora, tra i singulti di pianto, “basta, basta, non lo faccio più…Ave Maria piena di grazia…basta, vi supplico…”. Quando smetto, ho il fiatone. Mi sfilo la cintura dal pugno, tornando a farla sibilare e con la coda dell’occhio vedo che quei globi infuocati tremano al solo suono nell’aria. Depongo la cinghia nel cassetto e lo chiudo. Ester ha lasciato andare la ragazza, che è caduta a terra in ginocchio. Soltanto adesso che le urla tacciono, sento i “Buuu” di disapprovazione delle altre, raccolte nel corridoio: rumore che, mi accorgo, è assordante. Ester ha un sorrisetto soddisfatto sotto la peluria che le sormonta il labbro: si aggiusta la divisa d’ordinanza. “Alzati e tirati su le mutande e i pantaloni- faccio alla Maritozzi- E torna dalle altre. Guai a te, se dici soltanto una parola di quanto ti è successo…” La Maritozzi tira su con il naso, si passa il dorso della mano sulle guance, nel tentativo di asciugare le lacrime. Si mette in piedi e china leggermente il busto perché le sue dita possano afferrare l’orlo, fradicio, dei pantaloni e delle mutandine. Emette un “Ahi!” quando la stoffa sfiora il culo rosseggiante; scuote la testa e si avvia con passo incerto verso la porta.
Ester scopre i denti gialli in segno di approvazione.