Posts con Tag ‘dominazione’
Zoccola serva di due padroni
7 Dicembre 2008Come dice il proverbio, questa zoccola è serva di due padroni.




Se vi sono piaciute le foto, potete scaricare il filmato gratuito da qui. Da The Training of O.
Quando due lesbiche giocano con il culetto
4 Dicembre 2008Vi siete mai chiesti cosa succede quando due lesbiche iniziano a giocare con il culetto? O meglio quando la lesbica padrona decide di giocare con il culetto della lesbica schiava? Se siete curiosi ho trovato per voi questa galleria su Whipped Ass che come dice il nome è il sito dei culetti frustati (di solito tra lesbhice).
Eccovi qualche immagine, se vi interessa vi consiglio di scaricare il filmato gratis da qui.





Bella la galleria, vero? Ma dal miglior sito di sofferenza anale della rete ce lo potevamo aspettare!
Racconti di sculacciata: al bar del mare, il primo finale
3 Dicembre 2008La nostra bravissima amica Nadine ci aveva promesso due finali alternativi per questo racconto di sculacciate.
Ecco a voi il primo finale! Intanto vi ricordo che chiunque voglia veder pubblicato un proprio racconto sul blog Perversionis può semplicemente inviarmi una mail a sculacciata76@yahoo.it.
Mentre mia madre mi stava riportando verso la cabina, il vecchio la fermo prendendola da una parte, il discorso fra loro durò circa due minuti, io chiaramente non avevo la minima idea su cosa si stessero dicendo dato che ero a una distanza tale da non poter udire le loro parole.
Dopo 5 minuti ritornò mia madre - bene nadine segui il signore ti finirà di punire a dovere – io accennai una protesta ma il suo sguardo non lasciava vie di fuga, io con un filo di voce – va bene mamma lo seguirò- lui si giro verso di me con un sorriso maligno.
Appena mia madre se ne andò mi prese per un braccio e mi trascinò nella sua cabina e chiuse la porta a chiave.
i presenti da fuori mi deridevano dicendo al vecchio di darmene belle forti, io piangevo per questa ulteriore umiliazione, lui mi tirò un ceffone – nadine mani alla porta e piegati- singhiozzando mi piegai a 90 con le mani poggiate alla porta della cabina, la sua mano mi toccò per qualche secondo il sedere strizzandolo e accarezzando le parti gonfie dai colpi di prima, per poi sfilarmi il costume fino alle caviglie.
Iniziai a piangere perché non volevo che vedesse il mio sesso ancora vergine, lui assestandomi due sculacciate -suvvia puttanella, tanto fra un po la farai vedere a tutti i tuoi amici come la troietta che sei- io mi girai presa dalla rabbia – come si permette io non sono una puttana, e non provi più a dirmi una cosa simile- lui mi guardo per due secondi poi mi mollò 2 ceffoni belli forti -cosa sei?- io lo guardai arrabbiata e non dissi nulla lui mi prese per la frangetta per tenermi ferma e giù altri due ceffoni, mi guardò- allora?- io piangendo non dissi nulla, lui per tutta risposta altri due ceffoni accompagnati dai miei ahh mi guardò di nuovo, io piangendo e con le guance rosse rigate dalle mie lacrime – sono una puttanella – lui mi tirò due ceffoni guardandomi come dirmi vai avanti, deglutii per farmi forza – sono una puttanella e fra un po la faro vedere a tutti i miei amici – -e che faranno loro alla puttanella che gli mostra la fica- lo guardai passarono 5 secondi troppi per lui ciaff ciaff altre due sberle – piangendo risposi – la scoperanno- lui mi sorrise e accarezzandomi la guancia bene piegati mani alla porta e fai che non ti debba punire di nuovo perché non ammetti cosa sei o perché non segui le istruzioni- io annui e mi misi in posizione.
Sentii il vecchio prendere la cinta e dopo trenta secondi ciaff uno schiocco fortissimo urlai dal dolore lui mi guardò, possibile devi gridare come un ossessa ogni volta, ora ci penso io a farti stare zitta- si chinò sulle sue scarpe poggiate da un lato e prese un calzino di cotone, mi tirò su la testa e con mio schifo mi infilò quel calzino sporco e sudato in bocca mugolai per lo schifo lui ridendo – visto almeno ora mugoli e non urli – detto ciò si rimise dietro di me e ciaff lanciai un urlo soffocato lui continuo per 5 minuti.
I colpi erano potenti come mai mia madre mi aveva dato prima, il sedere lo sentivo in fiamme, immaginai che a quel punto doveva essere attraversato da strisce viola dove il vecchio aveva colpito, dalla bocca mi usciva la saliva, e il mio viso era ricoperto di lacrime.
Lui mi guardò – nadine levati il reggiseno- io mi coprii istintivamente il seno ma lui mi prese le mani e tirandomele giù levati il reggiseno subito e ciaff ceffone, io tremando mi slacciai il reggiseno e lo posai a terra, lui mi prese un seno in mano e lo strizzò, io mugolai dal male lui allora prese il capezzolo fra le dita e cominciò a schiacciarlo, io continuavo a mugolare con il suo calzino in bocca lui rideva sadicamente della scena, io da parte mia mi sentivo violata da quella mano che toccava il mio seno, provavo schifo e odio ma sapevo che oramai non potevo far altro che eseguire gli ordini del vecchio, altrimenti mi sarebbero toccati altri ceffoni o peggio ancora altre cinghiate.
La sua mano si fermò bene adesso per il fatto che ti sei scostata dovrai subire un ulteriore punizione- detto ciò prese una paletta da mare di legno – nadine poggia i tuoi seni sul tavolino forza- io tremante e sapendo già a cosa andavo incontro poggia i seni alla superficie del tavolino.
-resta ferma cosi mani dietro la schiena e stai buona altrimenti saranno colpi in più- io annuii non potendo fare altro..
Lui alzò il braccio e poi ciac primo colpo, io mugolai sul mio seno destro apparve un segno rosso quadrato, lui lo osservo con estrema calma sorrise e poi ciac ancora sul sinistro, i colpi erano forti e sulla pelle delicata del mio seno erano ancora più dolorosi che le cinghiate, mi diede 25 colpi sul mio seno poi posò la paletta e riprese in mano i miei seni strizzandoli, io mugolai e andai indietro istintivamente ma lui strizzandomi i capezzoli mi riporto in posizione.
Dopo di che mi mise una mano sula spalla facendomi inginocchiare davanti a lui a quel punto mi levò il calzino di bocca, io biascicai per due o tre secondi per riabituare la mandibola, che oramai fra i colpi presi e il calzino mi doleva molto.
Subito capii cosa voleva terrorizzata – no la prego questo no- lui si finì di slacciare i calzoni grigi che aveva senza dire nulla, io guardai schifata la scena, infatti appena si tolse i calzoni un odore forte ed aspro mi raggiunse, guardai e vidi le mutande bianche con tre o quattro macchioline di urina sul davanti, di cui l’ultima ancora fresca.
Girai il viso ma lui prendendomi per la frangetta mi riportò il viso verso la sua patta – ti fa schifo troietta ?- io annuii lui mi mollo 2 ceffoni – ti fa schifo troietta?- io a quel punto scossi il capo.
Lui sorridendo mi avvicino alle mutande , io arriccia il naso era un odore insopportabile a quel punto i miei sogni di farlo la prima volta con un bel ragazzo di cui ero innamorata persa si troncarono tutti sul momento.
Mentre pensavo ciò il vecchio con voce strafottente - Lecca prima l’esterno delle mutande forza troia – io allungai piano piano la lingua e l’ appoggiai su di esse, ma lo schifo mi fece andare in dietro, lui arrabbiato si sfilò calzoni e mutande poi prese le mutande, le rovesciò e mi prese per il naso tappandolo, io chiaramente aprii la bocca appena lo feci lui poggiò la parte interna anteriore delle mutande sulla mia lingua, un sapore salato e amaro mi riempì la bocca, stavo per rigettare lui cominciò a strusciarle sulla lingua, a nulla servirono i mie basta non ne posso più soffocati dal movimento delle sue mutande nella mia bocca.
Il trattamento durò circa un minuto, che a me parve come l’eternità poi mi buttò a terra senza dirmi nulla, mi riprese sulle ginocchia e giù altre palettate sul sedere piangevo a dirotto.
Me ne diede circa 50 ma date bene dopo di che guardandomi -hai finito di fare la schizzinosa?- annui lui mi porse di nuovo la parte interna delle mutande, io iniziai a leccare piangendo.
Dopo alcune decine di secondi mi prese per i capelli e mi portò il viso davanti al suo membro, non era molto lungo ma era molto largo, aveva ancora la pelle chiusa, l’odore di urina e sporco era molto forte e dalla punta si intravedeva della roba fra il bianco e il giallo.
Lui si aprì la pelle, la cappella era piena di quella specie di crema poi mi guardò e me lo mise sotto il naso – annusalo per bene- lo annusai faceva schifo ma tentai di resistere e non far vedere al mio torturatore che provavo schifo, dopo una ventina di secondi mi levò il pene da sotto il naso accarezzandomi -brava visto che se ti impegni ce la fai a fare la brava troietta che sei- io non dissi nulla lui mi tirò subito un ceffone -rispondi- io abbassando il viso – si signore se mi impegno sono una brava troietta- lui rise.
Me lo porse di nuovo e mi tappò il naso, io istintivamente aprii la bocca, come lo feci lo infilò nella mia bocca un sapore aspro e forte mi pervase la lingua , era orribile quella cosa bianca schifosa che mi restava attaccata alla lingua, lui mi tenne la testa pigiata contro il suo membro facendo lenti movimenti dentro la mia bocca – lecca troietta su leccalo per bene – cominciai ad eseguire l’ordine man mano che leccavo il sapore schifoso stava sparendo, ridendo lui specificò il perchè come se leggesse nei miei pensieri -lavalo cosi bene ti piace vedrai come sarà lindo dopo che te lo avrò levato dalla tua bocca – continuai a succhiare ero inesperta dato che quello era il mio primo pompino,ma lui sembrava gradire lo stesso, con la mano dietro la mia nuca mi guidava nei movimenti facendomi fare su e giù come meglio gli aggradava .
Passarono 5 minuti dopo di che i levò la mano dalla nuca -continua a succhiare da sola troietta – continuai a succhiare e andare su e giù con la testa, lui faceva movimenti col bacino contrari ai miei potandolo in avanti mentre io succhiavo affondo e portandolo indietro quando ritornavo a succhiare la punta, cosi facendo mi accorsi che mi stavo facendo scopare la bocca dal vecchio senza che lui mi obbligasse tenendomi, a questo pensiero mi imbarazzai molto e sentii una grossa umiliazione.
Dopo poco – adesso se vai indietro o solo una goccia cadrà ti frusterò mentre pulirai tutto con la lingua intesi?- io annuii lui presa la mia testa con una mano cominciò a muoversi velocemente nella mia bocca, dopo una decina di secondi sentii uno spruzzo salato nella mia bocca seguito da altri due intimata dal vecchio ingoiai il suo sperma finito i venire nella mia bocca si tolse, strizzò il suo pene due o tre volte fino a che una goccia di sperma affiorò dalla punta, dopo di che me lo porse di nuovo, io piangendo e schifata perché il sapore lo trovavo schifoso leccai la punta ripulendola.
Mi accovacciai a terra piangendo ma il vecchio mi prese di peso per la frangetta e mi riporto in ginocchio davanti a lui -credi sia finita qua troia adesso ti sfonderò per bene sia il tuo culetto che la tua stupenda fica, avanti fallo tornare bello duro per farti sfondare su- io ormai succube di lui cominciai a succhiare il suo pene che dopo poco tornò eretto si cercò in giro riprese le sue mutande e me le mise di nuovo in bocca, mi girò e cominciò a masturbarmi con due dita, sentire la sua mano sulla mia fica mi faceva provare ribrezzo, ma sapevo cosa mi sarebbe successo se mi fossi scostata.
Un suo dito si fece spazio nella mia fica, poi il secondo andava in fondo fino a sfiorare il mio imene ancora intatto lui mi sorrise – sei vergine troietta fra poco non lo sarai più, mettiti a gattoni forza e culo in su – eseguii piangendo, sentii la sua cappella poggiarsi alla fica e spinse forte dentro di me, sentii un dolore cosi forte che restai per qualche secondo senza fiato poi piansi.
Nel mentre che gemevo per il male lui cominciò a muoversi dentro di me, da prima piano per poi aumentare man mano , a nulla servivano i miei mugolii di dolore o le mie suppliche affogate dalle sue mutande, infatti cominciò a penetrarmi con forza mi prese i capelli con una mano e mentre mi tirava a se mi sfondava con colpi sempre più potenti, a volte usciva del tutto o quasi per poi infilarlo di nuovo tutto dentro di me , lo sentivo entrare dentro di me come mai avrei pensato che fosse possibile.
Con la mano libera iniziò a sculacciarmi mentre mi penetrava, mugolavo sperando che da fuori qualcuno mi sentisse e mi salvasse ma nulla, probabilmente dopo poco tutti se ne erano già andati.
Continuò ancora per un po poi sentii il suo seme riempirmi la fica, lui me lo spinse fino in fondo mentre veniva riempiendomi mugolando come un maiale.
Appena finì uscì da dentro solo allora girandomi mi accorsi del mio sangue che mi colava sulle cosce che in questo momento si stava mescolando al suo seme schifoso.
Piansi sdraiandomi ormai stremata a terra, lui mi lasciò fare per 5 minuti, forse più che per farmi riprendere era per riprendersi lui.
Mentre ansimava dalla fatica -domani vai a prendere la pillola capito troietta così anche quelli dell’ospedale capiranno la troia che sei – poi continuò a ridere, io toccai la mia fica umida e sporca del mio sangue e del suo seme la massaggiai per alleviare il dolore.
Passarono pochi minuti di pace , infatti mi sentii tirare su per i fianchi -pensavi avessi finito troia ti manca ancora un buco da sfondare – lo guardai con gli occhi colmi di lacrime poi tornai in posizione ormai arresa al mio torturatore.
Cominciò a masturbarsi strusciandolo sul mio sedere appena fui nuovo duro,lo bagnò con po’ di saliva e lo poggio al mio sfintere – non ho voglia di allargartelo prima, quindi lo prenderai subito senza fare tante storie- ridendo -sarà più doloroso ma sono cazzi tuoi- detto questo cominciò a spingere il suo membro dentro di me.
Il dolore fu da subito insopportabile, sentivo come se mi stesse squarciando la pelle, lancia un lungo urlo, che lui udì come un lungo mugolio soffocato dalle mutande, riuscì di nuovo per poi spingerlo di colpo dentro mi inarcai sollevando la testa e lanciando un nuovo urlo, lui mi prese i capelli facendone due code da tenere con le sue mani, poi tirandomi a se cominciò ad incularmi sempre più forte.
Inutile dire il dolore che provavo, mentre lui tenendomi i capelli come fossero briglie di un cavallo mi inculava con forza, ansimava ancora più di prima mentre mi sodomizzava – urli troietta bene si fammi sentire come ti sto sfondando per bene il culetto su da brava- piansi lui mi lascio di colpo i capelli, io ormai senza forze sbattei la testa in terra, il mio seno e il mio viso strusciavano avanti e indietro sul pavimento della cabina ad ogni colpo che mi dava, la saliva che scendeva dalla mia bocca mi sporcava tutto il viso, e il movimento non faceva altro che strusciarmi il viso su di essa.
In quel momento mi sentii una cagna che veniva montata, a quel pensiero sentii un calore in fondo al ventre capii che stavo godendo di quella violenza, inizia a piangere ancora di più pensando a come fosse possibile godere mentre mi stava violentando, subito mi sentii una troietta come mi aveva detto lui, infatti solo una troia poteva godere in una tale situazione, lui dopo poco che finii di pensare a questo venne e insieme a lui venni anche io.
Si levò da dietro di me guardandomi sorpreso -hai goduto puttana hai goduto mentre ti sfondavo, allora avevo ragione a dire che eri una troietta da quattro soldi ?- mi levò le mutande guardandomi – non e vero non stavo godendo, il mio corpo ha agito da solo – lui ridendo si certo ricordati che da oggi in poi sarai la mia cagnetta farai ciò che ti ordinerò di fare senza obbiettare capito?- annuii a quel punto lui guardandosi il pene – non lo vedi come e sporco puliscilo avanti cagna cosi dopo puniamo la fichetta che agisce da sola – lo guardai -si padrone – lui rise -vedi che hai già capito i ruoli ahahah- mentre rideva guardando il pene sporco del suo seme e macchiato da piccole gocce marroni,Iniziai a leccarlo e a ripulirlo fino che, il sapore amaro e schifoso non lasciò spazio al sapore della mia saliva.
Appena fu di nuovo pulito mi prese e mi poggiò seduta sul tavolino- troietta allarga bene le gambe e fai sporgere la fica dal bordo- io tremando eseguii gli ordini -hai detto che ha agito da sola no allora la puniamo- cominciò a ridere e prese la paletta, rise e accarezzandomi -lo so che sarà dura questa punizione ma cerca di non chiudere le gambe e distare in posizione- scosto la mano e mi mollò un altro ceffone.
Il suo braccio si alzò con in mano la paletta e poi ciaff sulla mia vagina, il dolore era insopportabile lanciai un urlo, lui mi tappo la bocca – sei impossibile forza apri la bocca – la aprii lui prendendo le mutande le mise di nuovo nella mia bocca.
guardandomi-bene possiamo continuare- i colpi andarono avanti ne contai circa 70, la mia vagina mi doleva da impazzire, due o tre volte mi era capitato di richiudere le gambe, lui prendendomi per la frangetta mi rifilò due ceffoni ogni volta, nel mentre mi puniva mi derideva con frasi come – fichetta impertinente, sei una troietta a godere di certe cose prendi ahahah- appena fin’ mi lascio sul tavolino, mentre stava per uscire – raggiungimi nei bagni e muoviti, ti lascio 2 minuti per riprenderti Quando uscii dalla cabina mi diressi subito ai bagni, una volta arrivata li mi indico la turca – inginocchiati cagna, io lo feci lui poggiando la sua cappella dentro la mia bocca – ora stringi bene con le labbra e non farne cadere nemmeno una goccia- detto ciò comincio a urinarmi in bocca lentamente, schifata iniziai a ingoiare il liquido schifoso, il sapore mi pungeva la gola più volte mi venne da vomitare ma lui mi teneva la testa ferma sul suo pene.
quando fini mi portò il viso sotto il suo pene e mi lasciò cadere le ultime gocce in bocca. Poi se ne andò via come se avesse appena pisciato in un cesso senza dirmi nulla.
Da quel giorno mi violenta puntualmente, e a volte mi fa andare anche con suoi amici e quando non faccio la brava mi cinghia e poi mi dona a shadow, il suo cane lupo dicendo che cosi imparo a ricordare cosa sono cioè soltanto la sua cagna.
Spero vi piaccia, un saluto dalla vostra dolce cagnetta.
Da Sex and Submission: sesso e bondage
2 Dicembre 2008Da questa galleria gratuita di Sex and Submission, la storia di una bellissima ragazza sottoposta ad una sezione di sesso e bondage. Eccovi un assaggio, per il fimato completo e gratuito andate qui.

Faccina sorridente…ma questa giovane ragazza sa cosa sta per succedergli? O forse sorride proprio per questo?

Decisamente scomoda come posizione per l’amore, non credete?

Non farà troppo male a prenderlo nel culetto?
Public Disgrace: orgia selvaggia
24 Novembre 2008Ho trovato questa galleria (con filmati gratuiti) su Public Disgrace: un’orgia selvaggia a cui una giovane ragazza è sottoposta da alcuni uomini. Interessante. Consiglio di scaricare il video, visto che è gratis, e magari anche di darsi un’occhiata al sito, ne vale la pena per gli amanti di questo genere di situazioni. Consigliatissimo per gli amanti del sesso in pubblico.
Intanto, qualche immagine di assaggio:

Che ne dite, ne vale la pena di visitare Public Disgrace?
Le apparenze ingannano
7 Novembre 2008
Le apparenze ingannano. Non ci credere? Guardatevi il filmato gratuito. Da TS Seduction.
Gara tra donne, parte seconda
6 Novembre 2008Un racconto un po’ forte, dedicato ad una particolare gara tra donne, che ha riscosso però un successo che non mi aspettavo. Eccovi la seconda parte!
- Io ho superato la prova. - Afferma Federica, rimessasi in ginocchio alla bell’e meglio. - Adesso voglio vedere che cosa farà Clara per rilanciare. - E in effetti adesso tocca alla donna. Molti attorno pensano questo: che il divertimento consiste proprio nel fatto che sarà la splendida amazzone a dover inventare una tortura che la faccia soffrire peggio dello stato nel quale ha ridotto, pochi momenti prima, la sua amica-rivale. E Clara suda, perché con quella piccola trappola per topi era convinta di aver risolto la tenzone, ma non è stato così. Per un attimo nulla rompe il silenzio. E poi. - Va bene. Ho una proposta. Però dovete dire prima se è da considerarsi un rilancio valido oppure no. Siete tutti d’accordo? - E tutti sono d’accordo. - Allora - prosegue Clara - la cosa funziona così. Qui vicino c’è la stazione ferroviaria. Ci andremo tutti insieme. Poi qualcuno mi incatenerà nei cessi, e per due ore sarò a disposizione di chiunque si trovi a passare di lì. Voi spiegherete tutto a chi sta per entrare nelle toilettes e controllerete che non accadono pasticci irrimediabili. Accettate? - E il vecchio signore risponde per tutti un “va bene” che gela il sangue. La piccola carovana si incammina a piedi. Qualcuno sorregge Federica che fatica a stare in piedi, e ha il viso scuro. Appena giunti alla stazione, un uomo entra con Clara nell’atrio dei cessi, e con delle corde le lega le mani dietro la schiena e queste poi al tubo di scarico di un pisciatoio. Hanno scelto la parte riservata agli uomini. C’è un forte odore di sporco e di urina. Clara giace semiaccovacciata sul pavimento bagnato. Chiazze le si formano sulla gonna chiara. Al di sotto della giacca i seni sono ancora graffiati e gonfi di desiderio. Il primo a passare è un giovane metallaro, con stivaloni, giacca di cuoi piena di spillette e capelli lunghi. Non gli par vero, quello che gli dicono, ma non vuole perdersi l’occasione. Entra dalla porta e trova una bellissima donna accovacciata tra lo sporcizia e il piscio dei cessi, che lo guarda con aria di sfida. E lui si slaccia i pantaloni e tira fuori il membro. Lo avvicina alla bocca di Clara e senza dire una parola lei si protrae per prendeglielo in bocca. Ma il ragazzotto si ritira subito indietro, come fosse perplesso. Si toglie dal giaccone due spillette con terribili disegni sopra, resta un attimo indeciso, finisce per credere a quel che gli hanno spiegato i due giovani ben vestiti all’ingresso, e appunta le due spillette sui capezzoli nudi di Clara, una per ognuno. Due piccole gocce di sangue le colano sui seni. Tutti, tranne i due che sono rimasti fuori per sorveglianza, si godono la scena. Federica guarda muta il sudore sulla fronte di Clara mentre le spille le trapassano il seno. Soddisfatto il ragazzo torna col cazzo fuori vicino alla bocca di Clara, che cerca di non respirare l’odore acre che avverte e lo prende in bocca fino in fondo. E inizia il pompino. Succhia con impegno la donna, forse per dimenticare il dolore che sente crescere al seno, e il ragazzo viene quasi subito, eiaculandole in bocca. Clara raccoglie tutto e poi socchiude le labbra per farsi colare lo sperma sul seno. Il ragazzo la ammira allibito, perché nemmeno nei suoi sogni ha mai trovato una troja simile. Non si capacita della sua fortuna. E mezzo intontito si dirige verso un pisciatoio all’angolo opposto a quello dov’è incatenata Clara. Una mano lo ferma. - No. Falla su di lei. - E il ragazzo, con i pantaloni a mezza gamba, fa qualche passa e molla un fiotto di urina giallastra sul volto di Clara. L’olezzo è insopportabile, ma la donna spalanca la bocca e beve tutto quel che riesce a trattenere. La maggior parte però schizza in giro, bagnandole i vestiti e formando un piccola pozza sul pavimento. E Clara si tira e contorce per arrivare a leccare anche quella. La lingua scorre adagio sulle piastrelle lercie del cesso ferroviario. Il corpo della donna è scosso da conati di vomito, ma non si interrompe fino a quando, uscito il ragazzo, non entra un coppia di vecchi signori. Forse commessi, forse chissà che. Sono ambedue grazzi, uno quasi obeso. Ma al contrario del giovane afferrano subito che lì c’è da divertirsi. Non sanno il perché, ma non se ne curano affatto. È gente abituata a cogliere al volo la fortuna. E “fortuna” per loro significa, per prima cosa, quella meraviglia di corpo abbondante e perfettamente muscoloso, che si trascina con la lingua per terra. Chiedono che venga sciolta, e un ragazzo la libera dal pisciatoio, lasciadole però ancora le braccia legate dietro la schiena. E inizia la tortura. Il più vecchio dei due infila il cazzo in bocca a Clara mentre l’altro si avvicina e si inginocchia di fronte al sesso della donna. La donna allunga il collo e inghiotte il grosso glande mentre l’altro la masturba. Non è affatto doloroso, ma l’uomo ha acceso un bic, uno di quegli accendini da poche lire, di plastica con un piccolo cappuccio di metallo, giusto dove deve uscire la fiamma. Tenendolo inclinato fa in modo che la fiamma arroventi il metallo sulla parte superiore dell’accendino. E poi, tenendo ben separate le labbra del sesso di Clara, lo preme direttamente sulla pelle. Clara lancia un urlo, e si ritrova a rotolare tra il piscio e la sporcizia tenendosi entrambe le mani sopra il sesso. Il capuccio arroventato le ha marchiato a fuoco la figa. Gli uomini le sono sopra. Quello più grasso la forza, col suo peso, all’immobilità, e di nuovo le infila in bocca il cazzo. L’altro riprende il suo giochino con l’accendino. Clara sente male al seno, dove sono ancora conficcate le due spillette, e una massa di grasso co un cazzo eretto che le preme il volto. Ma soprattutto Clara sente fitte atroci levarsi dal suo sesso. E di nuovo il metallo arroventato lascia una traccia semicircolare all’interno della figa di Clara. Questa volta l’urlo è strozzato, perché la donna ha la bocca piena. Ma è più forte il dolore, e Clara succhia, urla e ansima tutto insieme. Poi l’uomo le riempe la bocca di sperma che Clara non riesce a inghiottire per il dolore che sente tra le gambe e che la paralizza. L’uomo non si solleva ancora, ma dopo un attimo, sempre con il cazzo ben infilato nella bocca di lei, inizia a pisciare abbondantemente. È passato troppo tempo, questa volta la parte di metallo dell’accendino è davvero incandescente. Probabilmente anche l’uomo che la tortura si è bruciato i polpastrelli per scaldarla. Ma adesso non si accontenta di premerla contro il sesso della donna. Glielo ficca ben dentro. È troppo duro il colpo, e questa volta il corpo dolorante di Clara si incurva come un arco e sbalza il ciccione. Sputa piscio e sperma Clara, urlando a pieni polmoni, scuotendo le gambe come se potesse far cadere la figa marchiata a fuoco del piccolo accendino. Ma il sesso rimane lì, aperto, torturato, che invia dolore atroce da per tutto. Rotolando sul pavimento Clara si è ferita un poco con le spillette, una s’è strappata e l’uomo che ha goduto, con una lentezza estenuante, gliela conficca di nuovo sul capezzolo. E poi si diverte a tirarla, farla girare su se stessa, per vedere le piccole smorfie di dolore sul volto della donna che si aggiungo al dolore immenso per il sesso bruciato a fondo. L’uomo che non è ancora venuto si china per controllare i tre segni neri, dove la carne è stata bruciata, sul sesso di Clara. E quindi la gira sul ventre per sodomizzarla. Suda abbondantemente l’uomo per il caldo e la fatica, Clara per il dolore che non la lascia. È sporca di sperma, di urina, coi vestiti stravolti, buttata per terra nel cesso di una stazione. E l’uomo obeso le infila in culo il membro eretto. Viene rapidamente e schizza le magnifiche natiche disegnata da una geniale matita di Clara. La donna tira un sospiro, perché parebbe che i due abbiano terminato. Invece entrambi si tolgono le cinture dai pantaloni e cominciano a frustarla con quelle. A quattro zampe, dolorante, Clara cerca di sfuggire i colpi. Federica osserva sempre in silenzio. Poi ad uno ad uno anche tre ragazzi impugnano le loro cinture e si uniscono ai torturatori. Adesso ci sono cinque uomini a frustare una donna che striscia e geme sui pavimenti del cesso. Le fibbie delle cinture lasciano segn blu sulla pelle di Clara, che ad ogni colpo grida e, soprattutto, cerca di proteggersi il volto. Ha unozigomo segnato, un seno tumefatto dalla grossa fibbia della cintura di un ragazzo, le cosce, il culo e le gambe segnate da righe rosse. I colpi cadono in continuazione. Clara geme e cerca una via d’uscita aggrappandosi ai pantaloni di uno degli astanti, uno di quelli che non la sta colpendo. Ma questi si sottrae, e un colpo forte le strappa un urlo e un graffio rosso sangue dalle natiche. Un animale braccatodalle fruste. Sono adesso in una decina a colpire Clara da ogni parte. Il dolore comincia a conquistarla, non si muove quasi più, a mala pena si protegge il volto e intanto colpi su colpi. Quando ne arriva uno più forte la donna grida. Ma in quella tortura umiliante sembra che abbia perso l’orientamento. Quando vede un ragazzo che le si avvicina, ci si butta sopra come a una salvezza purchessia. Il ragazzo è sdraiato per terra e la solleva per mettersela sopra, le tiene le braccia serrate dietro la schiena e spinge con il ventre per penetrare Clara. Federica si china, afferra la punta del cazzo e la dirige convinta verso l’ano della donna. Il ragazzo inarca le reni e la penetra. In questo modo il corpo martoriato di Clara è esposte ai colpi delle cinghie senza difesa o protezione alcuna. E Federica - che non vuole perdere questa occasione per concludere la gara - si incarica di peggiorare la situazione. Con l’aiuto dei due ciccioni tiene ben aperte le lunghe gambe di Clara. Le cinghie battono sui seni e strappano grida di dolore. Dopo venti minuti di colpi, della coscenza di Clara non resta quasi più nulla, un fiotto nero e un filo rosso di dolore acuto che da ogni parte del corpo le corre per i nervi e le si schianta nel cervello. Urla adesso, urla a piena gola. Si darebbe per vinta, se solo si ricordasse di poterlo fare. Il cazzo nel culo è solo un barlume, ma quando una fibbia riesce finalmente a colpirle in pieno il clitoride sotto il cappuccio in mezzo alle gambe, Clara contrae così forte tutti i muscoli che persino l’uomo che la sta sodomizzando sente dolore. E Federica ride, e si getta a leccarglielo, a pizzicarlo con le dita. Clara urla di tutto, bestemmie, pietà, grida senza senso. Si dimena terribilmente, e l’uomo che la sta inculando ne gode assai. E Federica, nonostante abbia avuto il sesso torturato, si accomoda sopra i due, sul pavimento, in modo da avere la figa giusto in corrispondenza della bocca di Clara. E le comanda di leccarla. Quasi gliela preme sulla bocca. Ma si è fatta dare in mano una delle cinture, l’ha piegata in due, e con quella colpisce senza posa la figa della donna. Clara sussulta, bloccate le gambe, un palo di carne in culo, il tenero sesso della ragazzina piazzato sulla bocca, e una crudele striscia di pelle che le cava la massima quantità di dolore possibile a ogni colpo. Clara non lecca, sente solo l’immenso dolore del suo corpo torturato, ma a ogni colpo che Federica le molla, ha un ennesimo sussulto, e di quei sussulti si approfittano il membro dell’uomo e il sesso della ragazzina. Gli altri guardano, perché è Clara che deve subire la prova, non il magro corpo di Federica che è l’unica cosa che vedono sopra la sventurata donna torturata. L’uomo sta per venire e lo dice a Federica, che raddoppia i colpi e l’intesità. Preme il suo sesso contro la faccia di Clara e colpisce, colpisce. Un lamento continuo, un mugolio di dolore esce dalla bocca della donna, e i sussulti si susseguono ormai a un ritmo incandescente. Con due dita Federica le tiene aperto il sesso, alza il braccio e cala il colpo. E poi subito lo rialza e colpisce di nuovo. Nel momento stesso in cui il ragazzo scarica la sborra nel culo di Clara, il vecchio che ha organizzato la gara, e che fino a quel momento era rimasto in disparte, annuncia che le due ore previste per la prova si sono concluse, e Clara ha resistito. Bisogna strappare a forza Federica per liberare Clara dai trementi colpi che oramai da un quarto d’ora sta ricevendo in pieno sul clitoride. Rimane a terra, ancora urlando e dimenandosi la donna. Il dolore la invade a colpi, la strazia, se la porta via. Gli altri guardano quel corpo che è di una martire, singultare sul pavimento sporco dei cessi pubblici, ricoperto di sperma, piscio, graffi rosso sangue, ecchimosi blu. Ma già pregustano quel che ancora non sanno, ma che la ragazzina magra in un angolo dovrà subire per continuare la gara.
Hanno portato a casa Clara mugolante di dolore sul sedile posteriore di un auto. L’hanno lavata ma non c’è stato modo di rimetterle addosso dei vestiti, appena la stoffa sfiorava la pelle, urla di dolore interrompevano l’operazione. Sono di nuovo tutti nel salone della villa. Clara nuda, in un angolo, sembra in uno stato di shock non accorgersi di nulla. Federica trema, tocca di nuovo a lei. Che cosa inventare ancora? Ma il vecchio prende la parola e spiega che le due ragazze si sono dimostrate superiori alle migliori previsione, che è molto soddisfatto, ma che tuttavia bisogna pur porre un termine alla gara. Allora dispone che l’ultima prova sia ad esaurimento. Entrambe verranno sottoposte alla stessa tortura, la prima che chiederà pieta, avrà perso. Le due, domma e ragazzina, verranno bendate e subiranno i tormenti con le mani legate dietro la schiena. Il vecchio fa portare due grosse tavole di legno, spesse circa quattro centimetri e con una paletto, grande più o meno come un enorme fallo, piantato nel mezzo. - Non devono agitarsi troppo, così le metteremo lì sopra; - e indica i paletti - con quelli nel culo non andranno in cerca di nient’altro. - Qualcuno solleva Clara da terra. Ancora intontita, dolorante. Per lei sarà più duro. La bendano, le legano le braccia dietro la schiena e lo mettono, gambe aperte e ano in corrispondenza del paletto, sopra la piattaforma. Anche Federica subisce la stessa preparazione, lei più cosciente, con le gambe appena piegate e il culo pronto a essere sfondato. - E adesso, - ordina il vecchio - impalatevi. - Federica procede guardinga, ma per quando si sforzi e cerchi di rilassare i muscoli dell’ano, il grosso palo non riesce a entrarle in culo. Clara è sempre sorretta da due ragazzi, non fa nulla, e anche per lei l’impresa si dimostra impossibile. - Prendi le tenaglie - ordina il vecchio. E due ragazzi escono dalla stanza e rientrano con quattro tenaglie. - Sapete cosa fare, non possiamo mica aspettare che le signorine si decidano. - Il primo si avvicina a Federica che spalanca gli occhi allibita. Apre la tenaglia e afferra un capezzolo della ragazza. - Mezzo giro per cominciare. - Stringe con forza la tenaglia e torce per cent’ottanta gradi il capezzolo. Federica urla furibonda dal male e cerca disperatamente di abbassarsi sul palo. Ma per Clara è peggio. La tenaglia le strizza il capezzolo più volte perforato dalla spilletta nei cessi della stazione, e il mezzo giro la fa urlare. Si lascia pesantemente cadere sul palo e, forse perché più esperta al sesso, questo le entra in culo di quasi dieci centimetri. Il grido straziante che le esce dalla bocca è conferma certa del fatto che la penetrazione non sia stata indolore. Federica è una smorfia, ma a un cenno del vecchio la tenaglia si serra ancora più forte e un altro mezzo giro le tira fuori un terribile attimo. Federica è molto magra, i seni piccoli, i capezzoli bruni. La tenaglia li copre per intero e la torsione le tira la pelle fino a far sporgere ancora di più le costole. Ma il palo non le entra in culo. E mentre Clara scivola lentamente in basso fino a toccare la base, venti centimetri più sollo, del fallo in legno che le apre il culo, una seconda tenaglia raccoglie dall’altro capezzolo di Federica una smorfia di dolore. - Comincia a battere quell’altra a questa ci penso io. - Fa il vecchio avvicinandosi a Federica. E mentre un ragazzo va nell’altra stanza e ritorna con bastoni e canne di varie dimensioni, il vecchio di avvicina a Federica, i cui seni sono orribilmente torturati dalla due tenaglie che un uomo di fronte a lei tiene serrate. Non apre bocca il vecchio, ma prende in mano entrambe le tenaglie e comincia a torcerle fino al limite del possibile. I capezzoli di Federica sono ormai arrotolati su se stessi come piccoli elastici ritorti e l’atroce supplizio spalanca la bocca a Federica in un rulo muto, che il vecchio succhia fino in fondo infilandole la lingua in bocca. E ancora gira le tenaglie; le pelle sembra strapparsi e i capezzoli volersi staccare dal corpo. Poi un urlo arriva perché il palo finalmente le sta entrando in culo e Federica non crede ai suoi sensi e cerca di espellere il dolore dalla bocca. Su di un corpo così magro sembra che i venti centimetri di grosso fallo debbano spaccarlo in due, invece Federica si è messa a baciare furiosamente il vecchio, a succhiargli la lingua, e intanto si fa scivolare il palo sempre più a fondo nel culo. E le grida sembra non facciano più distinzione tra piacere e dolore. Ma di dolore invece, sicuramente, è il ruggito di Clara, perché mentre Federica, impalata, succhia la saliva del vecchio, il ragazzo con i bastoni e le canne, s’è preso cura della donna, sfinita dalle sofferenze, ma ancora abbastanza desta da raccogliere nuovi tormenti. Attorno a una sottile canna di bambù sono stati fatti dei piccoli nodi con del fil di ferro sottile, quasi un filo, di alluminio leggero. La canna è piuttosto lungo e non colpisce, ma si flette e sferza con odiosa crudeltà. E i nodi penetrano la carne, graffiano la pelle, provocano dolore là dove sembrava che nulla potesse più nuocere a un corpo torturato brutalmente come quello di Clara. Ma la frustata che le imprime un marchio di piccole segni rossi sul costato invece, le duole eccome. Il ragazzo non tocca i seni, ma i colpi contro le costole sono più dolorosi e Clara lo dimostra. Ha le mani legate e un palo nel culo, non può certo muoversi. Strisce di sangue le segnano il costato. E i colpi del ragazzo di spostano, mirando al ventre piatto. Intanto il vecchio ha estratto il cazzo e si sta scopando la ragazzina magra impalata di fronte ai suoi occhi. Il pene sente attraverso il sesso della ragazza il bastone che le riempe il culo, ma la situazione non sembra così dolorosa. Certo Federica per lo meno riesce a limitarsi ad ansimare forte, mentre ogni colpo che arriva sopra Clara le strappa un mugolio di sofferenza. La donna ha le costole e il ventre tutto graffiato; adesso il ragazzo la sta penetrando davanti - come il vecchio con Federica. Anche la donna cerca di darsi da fare. Ma le regole della gara sono rigide, e il vecchio sa che Federica è in credito. E ordina: “marchiatele”. Non c’è nessun fuoco acceso, solo un grosso apparecchio elettrico che potrebbe sembrare un accumulatore. Quattro lunghi fili escono dalla macchina che ronsa sommessamente. A due a due i cavi elettrici terminano in due grossi morsetti con manici di platica e tenaglie di metallo brunito. La prima è Clara, ma Federica verrà punita due volte, per pareggiare i conti. Il ragazzo che la sta scopando rallenta i colpi, ma non cessa del tutto. Dietro la donna qualcuno ha afferrato una delle due ganasce e con forza l’ha aperta, stando ben attento a toccare solo i manici di plastica, perché la macchina ha arroventato il resto delle tenaglie. Con una mano afferra un gluteo di Clara e con l’altra applice la morsa che subito si chiude sulla carne nuda. I piccolo denti della tenaglia trapassano la pelle e mordono la carne, mentre il metallo rovente la brucia. L’urlo della donna non si può descrivere. È un rombo di tuono che le sorge dalle profondità animali, terrore cieco e dolore puro. Contrae così forte i muscoli da far scricchiolare la base del palo che ha in culo e un dolore come di fulmine la strazia dal basso verso l’alto. È quasi svenuta, ma non si può muovere e il ragazzo continua a scoparla lentamente, godendosi ogni singolo spasimo, ogni contrazione involontaria dei muscoli della vagina, ogni goccia di sofferenza, ogni suono. Federica è impietrita dal terrore. Vorrebbe urlare che basta, che si arrende. Ma prima che possa farlo la carne viva del suo corpo urla vendetta e le invia ondate di dolore così forti da farla sobbalzare sul palo che ha conficcato in culo, come se volesse sodomizzarsi da sola. E il suo grido si confonde con quello di Clara in un’unica orgia al limite delle possibilità umane. E il vecchio si accosta ancora di più a lei, per sentire al contatto scricchiolare le sue ossa, tendersi i muscoli nello spasimo atroce, e rantolar dolore dalla bocca. Quando la seconda tenaglia le afferra l’altra metà del culo per marchirla, Federica si schianta contro il vecchio di fronte a lei, come se si fosse potuta muovere. Ma è solo un impressione. Perché Federica ha subito il massimo di dolore che un essere vivente possa provare. Si agita sul palo che le massacra il culo, ma non sente null’altro che il morso crudele del fuoco che la marchia. Il vecchio esce da lei e afferra un bastone sottile. Persino il vecchio ha un sobbalzo quando il suono che esce dalla bocca di Clara, che ha ricevuto la seconda tenaglia rovente sul culo, attraversa la stanza e colpisce il suo orecchio. La testa riversa all’indietro, Clara si dibatte inculata sul palo come un pesce appena estratto dall’acqua. E il ragazzo che le è dentro gode mandando un fiotto caldo di sperma. Ma Clara non lo sente perché è svenuta. Le regole della gara non permettono si soccorlerla, e rimane lì, infilata sopra il palo, marchiata a sangue, agonizzante. Ma non ha ancora vinto. E i ragazzi, che sono allo spasimo del desiderio e vogliono godere, le si avvicinano per fotterla, gettandole acqua gelida sul volto perché si riprenda. Rinviene Clara, ma è un fantasma di umiliazione e dolore, che non è in grado di intendere e volere e neppure parlare. Ogni tanto torna un onda di dolore a scuoterla, infilata sul palo, ma questo è tutto quello che esce da lei, mentre un cazzo dopo l’altro i ragazzi godono la sua agonia e le sborrano nella figa. Federica grida ancora, come una sirena della polizia, e questo tien desta l’attenzione dei ragazzi. Il vecchio le ha tolto i morsetti e la sta colpendo con bastone dritto sul sesso. Il dolore deve essere insopportabile e Federica fatica a respirare tra un urlo e l’altro. Il sesso di Federica si gonfia e geme. Ogni colpo è più forte del precedente, fino a quando il bastone spesso un dito che colpisce incontra quell’altro, ben più grande, che Federica ha piantato nel culo. Oramai la giovane ragazza magra è un urlo continuo sull’orlo dell’abisso e dolore a schegge impazzite che vagano per il suo corpo. Ha appena goduto il secondo ragazza dentro la rantolante sofferenza di Clara, che qualcuno applica per la terza volta, la tenaglia rovente alla carne di Federica. Più in basso della volta precedente, i denti della tenaglia pinzano la carne delle cosce tra l’ano e la vagina. Federica è allo stremo e piange gridando il suo strazio e violente convulsioni la agita sopra il palo sul quale è conficcata, ma il vecchio non demorde e continua a colpirla tra le gambe cercando di mirare al clitoride. Non so se Federica possa provare più dolore di così, ma lui continua imperterrito. Ogni colpo è un acuto nell’urlo continuo della tortura che agita le membra magre della ragazzina. E l’incoscienza non arriva a soccorrerla. Ma quando l’altra tenaglia rovente le vien piantata direttamente sulla figa che il vecchio ha appena finito di rendere un unico pezzo dolorante di carne, e brucia le labbra vaginali, il pube e la tenerissima pelle della vagina, Federica di tende come una corda, manda un ultimo altissimo ululato e perde coscienza.
Ma ha vinto la gara perché in un attimo di lucidità Clara si è arresa, ha chiesto pietà ed è stata subito slegata, medicata e appoggiata su di un soffice letto. Anche Federica, svenuta, è stata liberata, soccorsa, e adesso riposa nella stanza accanto. Sul cuscino al suo fianco, in una busta, il premio per chi ha vinto la gara.
Gara tra donne
6 Novembre 2008Federica ha diciotto anni, è magra, bella. Tiene gli occhi sempre aperti, verdi, sottili e le lunghe mani da pianista con la sigaretta accesa. Studia all’accademia di belle arti e si veste alla moda. Ha piccoli i seni e scavato il ventre con le ossa del bacino che sporgono. I capelli neri cortissimi, il volto affilato, le natiche possenti, come quelle di un’adolescente che deve ancora svilupparsi del tutto. Oggi è contenta perché inizia un gioco e si è messa la sua salopette migliore, con le superga e una maglietta bianca attillata. Sorride, fuma e beve da un calice colmo di vino bianco mentre aspetta la sua amica, seduta ai tavoli di un bar del centro di Milano. Clara invece arriva in ritardo. È inglese, ma rassomiglia a una donna del sud. Nei suoi trent’anni ci stanno grossi seni dalla pelle scura, lughi capelli ricci, un viso ovale fatto apposta per i grandi occhi scuri. Ha una gonna bianca, corta, che le fascia il culo e una giacca di uguale colore. È con lei che Federica deve misurarsi. Non si sa bene chi abbia organizzato la gara e come sia stato possibile. Le due ragazze si conosco, Clara desidera la giovane artista da molto tempo, ma non si sono quasi mai sfiorate. Ricordano entrambe un bacio profondo, in una sera in cui erano sole per motivi diversi. Ma niente di più. E adesso si salutano piano, col sorriso complice degli amanti, mentre una decina di amici le stanno aspettando. Salgono sull’auto di Clara che guida piano verso la grande casa che le aspetta. Ci sono cartelli di benvenuto sulle scale, un festone d’argento sulla porta e un sacco di mani da accarezzare appena varcata la soglia. Gli amici le accolgono calorosi con appena un punta di imbarazzo sul mento. Sono tutti giovani tranne uno, che è il padrone di casa nonché il vero Demiurgo dell’incontro. Sulla tavola ci sono vini e piatti freddi, perché il luglio è caldo e l’ospitalità un’arte. Mangiano, bevono, scherzano. Parlano della gara che sta per avere inizio. I seni di Clara sono una meraviglia sotto la giacca bianca e fantastica è la curva dei fianchi che la salopette di Federica lascia ampiamente studiare. Finalmente il vecchio si alza e dichiara aperto il confronto. - Le regole le conoscete. - dice - Ognuna di voi, a turno, sceglierà un settore e darà prova delle sue capacità. All’altra spetta o di imitarla o di alzare la posta a suo piacimento. Vince quella delle due che non avrà ancora detto basta quando l’altra si sarà arresa. - Tocca a Clara iniziare. Ed è smaliziata Clara, ha trent’anni e sa dove andare a colpire. - Avrei bisogno di sapere se qualcuno di voi sente il bisogno di orinare. - Due mani si alzano adagio. - Bene. Potreste farlo qui sul pavimento per favore? - E i due di prima si alzano dalle sedie, slacciano i pantaloni e formano con il loro piscio un pozza sul legno del pavimento. A quel punto Clara si solleva la gonna per potersi inginocchiare. Sorride all’amica, mostra lo splendido culo appena interrotto dalla riga sottile di stoffa di un tanga bianco latte e, appoggiandosi con le mani a terra, inizia a leccare come un gatto l’urina per terra. Muove la lingua molto lentamente e la striscia con apparente volutta sul pavimento, raccogliendo ogni volta qualche sorso di liquido giallo, caldo. Federica la guarda esterrefatta, ma non fa parola. I ragazzi paiono divertirsi a quell’umiliazione volontaria. Lo spettacolo dura un paio di minuti e fra la scena e le natiche esposte generosamente, qualche rigonfiamento ingombra i pantaloni dei presenti. Infine, aciugato tutto, Clara si alza, si riassetta la gonna e si siede accanto al vecchio, sicura di aver piazzato un bel colpo, tanto per iniziare. - Bene - pensa Federica in piedi in mezzo alla stanza - ma non è necessario che lo faccia anch’io. Basta che scelga di rilancare. Clara pensa di avermi già battuto, ma si sbaglia: io posso fare di meglio. - E mentre pensa questo Federica slaccia le due bretelle della salopette e si arrotola la maglietta. Si contano le costole sul suo torace e i piccoli seni sembrano piante grasse nel deserto. Federica porta un anello d’oro al labbro inferiore. Se lo toglie e apre la chiusura che da una parte termina con una punta aguzza. Dalla tasca tira fuori un accendino e brucia la punta dell’anello per sterilizzarlo. Poi, sempre in silenzio, afferra il capezzolo destro con due dita della mano sinistra e, lentamente, lo perfora passandolo da parte a parte con l’anellino. Terminato il piercing solo una stilla di sudore segna il volto di Federica che si volta trionfante verso Clara e la guarda con aria di sfida. Intorno alle due donne tutti tacciono.
Adesso è Clara a guardarsi intorno, alla ricerca di un’idea vincente. Non ha nessuna intenzioni di forarsi un capezzolo, le fa impressione. Ma questo significa che se vuole proseguire la gara deve inventarsi qualcosa e rilanciare. Le pareti bianche ruvide le danno l’idea. Si toglie giaccia e reggiseno e due grandi seni pieni e fermi fanno irruzione sulla scena. Clara si avvicina alla parete e sfiora con la mano le punte della calce rustica che le ricopre. Poi piega leggermente la testa all’indietro e si appoggia coi seni al rustico. Trattiene per un attimo il respiro e quindi comincia a strusciarli violentemente contro il muro. La pelle si graffia e quando un capezzolo viene strappato da una sporgenza più acuta delle altre Clara manda un piccolo gemito, ma si stringe ancora di più al muro, come volesse farci l’amore e continua a infliggersi quel supplizio. Due ragazzi si stanno masturbando lentamente e un terzo bacia voluttuosamente la bocca di Federica. Clara a terminato il suo numero e si accosta a Federica per mostrarle il meraviglioso seno graffiato in ogni centimetro. Come a dire: “E adesso?”. Ma Federica la coglie di sorpresa. - Non credo si sia fatta nulla, non è doloroso affatto, qualche graffietto. A norma di regolamento chiedo che si voti per impostura. Clara non ha fatto niente di simile al mio piercing e non ha neppure rilanciato, quindi ha perso la gara e, se vuole continuare, deve accettare una penitenza. Voglio frustarle i seni, così sentire male davvero. - Tutto d’un fiato dice questo Federica e gli uomini intorno sorridono. L’esibizione di Clara è stata dolorosa davvero, ma nessuno riesce a rinunciare la piacere di vedere quei seni colpiti dalla frusta e così, compatti, votano contro di lei. Clara è costretta suo malgrado a sedersi con le braccia strette dietro lo schienale. Il suo busto urta contro il cielo, ma non fa in tempo. Federica ha afferrato un manico di cuio dal quale partono tre strisce più sottili, irte di nodi e ha colpito, forte quanto le riesce, il seno di Clara. Contrae la bocca la splendida donna, ma non si muove e non grida. Altri membri sono usciti dai pantaloni e sono in tanti ad accarezzarseli adagio. Federica colpisce ancora e sempre più forte, una volta poi di nuovo quasi senza intervallo. E adesso Clara grida perché il dolore l’ha presa. Ma non si muove e non si copre con le mani. Federica è esasperata e frusta l’amica oramai senza pausa. Davvero pensava di averla vinta, però riesce a ottenere solo le sue urla disperate e strisce rosse e blu sui possenti seni. Alla fine si arrende e cessa la tortura. Clara ansima forte e due lacrime di dolore le rigano il volto, ma sorride ugualmente, perché adesso tocca a lei. - Ho sopportato la prova, quindi adesso tocca a me chiedere l’autorizzazione di colpire la mia sfidante come meglio credo! - E nessuno trova niente da ridire. - Legatela però, perché non credo che riuscirà a star ferma solo con la forza della volontà. - Qualcosa s’è mosso dentro Clara sotto i colpi di frusta ricevuti, dall’espressione del volto si vede e i presenti se ne accorgono. Federica viene legata stretta a un tavolo alto di legno, le gambe magre spalancate e imprigionate a terra, il volto libero, sporgente dall’altra parte. Cinque ragazzi si mettono in fila, nudi dalla cintola in giù, di fronte alla bocca della ragazzina e Clara prende posto all’altra estremità. Ha in mano una specie di canna flessibile, lunga circa un metro, alla cui estremità è fissata una grossa spazzola di quelle che servono a strigliare i cavalli. Il sesso di Federica sporge spudoratamente dai glutei e dalle cosce magre. Clara la bacia, accarezza la peluria, infila la lignua nel buchetto dell’ano e poi, con un gesto, indica al primo ragazzo della fila la bocca socchiusa di Federica. - Dovrai farli godere tutti e cinque. Allora smetterò di colpirti. Solo allora. - Con una mano Federica afferra il membro che ha di fronte agli occhi e con l’altra accarezza i coglioni del ragazzo. Appena prende il cazzo in bocca Clara sferra il primo attacco. Usa il manico della canna e colpisce Federica sulle cosce; fa male, la ragazzina ha un sobbalzo, ma non molla la presa, è sopportabile. Cerca di far venire il ragazzo, si sforza di ricevere tutto il cazzo in bocca, fino alla radice e intanto con l’altra mano accarezza i testicoli, sfiora l’interno delle cosce, penetra per un istante l’ano del giovane. Sta giusto pensando che le piace quando arriva il secondo colpo, un poco più forte e un poco più diretto. Una striscia rossa le segna le natiche. Un altro colpo, un’altra riga rossa, sicura, diritta. Federica masturba furiosamente il ragazzo. Ha in bocca il suo cazzo fino alla gola e si muove più velocemente possibile. E poi sente un fiotto caldo mozzarle il respiro e riempirle la bocca. Dimentica del colpo che intanto arriva lo assapora per un attimo e poi spalanca le labbra per dimostrare il suo trionfo. Ma già un altro è pronto e Federica scopre il glande tirando la pelle e se lo infila subito tra le labbra. Ma adesso Clara ha impugnato la frusta per la parte giusta, ed è la spazzola di setole dure come chiodi a minacciare la ragazzina. Clara aspetta di vedere Federica riprendere a pieno la sua attività e quindi colpisce, a mezza forza, direttamente il sesso dell’amica. Un grido spezza l’aria e la schiena si Federica si inarca, mollando la presa. E subiro un’altra frustata pianta i denti della spazzola sulle grandi labbra di Federica che urla ancora senza aver neanche il tempo di respirare. Il ragazzo si diverte, evidentemente, perché afferra con le mani la testa di Federica in modo da costringerla a riprendere in bocca il suo cazzo. Ma non è astuto l’uomo e si muove, come la scopasse in bocca, e così facendo facilità il compito a Federica che riesce a farsi riempire la bocca di sperma per la seconda volta prima che arrivi un nuovo colpo a straziarle il sesso. Ma la nuova tortura arriva senza che lei abbia in bocca nulla. A Federica sembra che ci siano cento persone, non una, a colpirle con chiodi la figa. Cerca di alzare le mani per proteggersi, ma di nuovo il terzo ragazzo le mostra il membro eretto e gonfio e lei deve succhiarlo. Clara vuole castigarla per aver provato a proteggersi e, presa in mano la spazzola, gliela ficca direttamente sul sesso, premendo il più forte possibile. Il dolore è atroce. Oramai Federica grida e succhia cazzi senza soluzione di continuità. Ma Clara vuole di più, vuole vincere la gara. Slega la spazzola dalla canna e torna a premerla di colpo contro il sesso di Federica. Le strazia le labbra, alcuni aghi penetrano nella carne della vagina. E Federica urla disperata mollando di nuovo la presa. E il ragazzo, esasperato da queste interruzioni, le mostra la sigaretta che tiene in mano. - La prossima volta te la spengo sulla schiena! - E poi più adagio - Fa parte del regolamento, lo sai. - Federica riprende il pompino. Clara invece sorride perché è sicura di avere la vittoria in pugno. Questa volta prende lo slancio e con l’altra mano allarga il sesso di Federica. Il colpo schizza fulmineo ed è terrificante. La ragazzina grida ancora e ancora, ma è legata non può muoversi. E una sigaretta, come promesso, trova pace tormentandole la schiena lucida di sudore. Federica, a occhi chiusi cerca il cazzo da succhiare e lo riprende in bocca. Questa volta pero Clara non ha sollevato la spazzola, ma con entrambe le mani la preme sul sesso della giovane quasi volesse penetrarla con quella. E in più la muove a destra e a sinistra, in alto e in basso. Federica sente solo il male. Ha la bocca piena di dolore, grida e un cazzo umido. Lo prende fino alle palle e succhia disperatamente. Ma la spazzola le fruga le carni. Ha i brividi. E non si accorge della sborrata che le cola dalla bocca. Con la bocca che sbava sperma e saliva rantola e soffre mentre Clara, impietosa, le cerca il clitoride per farle, se possibile, ancora più male. Una graffiata ben assestata di Clara le spalanca la bocca in un urlo che è interrotto solo dal quarto membro eretto che cerca il piacere nelle sue labbra. Federica però inizia a sentire qualcosa che si fa strada nell’animale feroce che le sta torturando il sesso. È un sottile piacere che sembra così astuto da strisciare tra le pieghe del dolore e farsi strada. Infatti è bagnata tra le gambe e il suo piccolo clitoride si erge come chiamasse a gran voce i denti della spazzola a colpirlo. Con un filo di voce Federica si volta verso Clara e sussurra: fottimi! Clara la accontenta. È eccitata dallo strazio della ragazzina e vuole godere. La slega e Federica si accascia per terra. Il ragazzo torna a piantarle in bocca il cazzo e Clara prende dalla sua solita borsa un lungo tubo di plastica con le due estremità arrotondate. Il ragazzo solleva leggermente le reni prima di venire, schizzando ancora il volto di Federica, che adesso ha gli occhi che ridono. E l’ultimo candidato si avvicina col cazzo eretto. E Federica solleva il capo per raggiungerlo. Lo prende con le mani e lo masturba dolcemente. Poi lo lecca dall’alto in basso e finalmente se lo introduce tutto in bocca. E mugola di piacere. Clara l’ha penetrata e ha iniziato a muovere il fallico tubo mentre con la lingua le succhia gli umori dal giovane sesso. Le mani di Federica giocano con bel culo muscoloso del ragazzo al quale sta facendo un pompino. Si passa le dita sul volto schizzato dal seme di molti ragazzi e poi ne infila una nell’ano di quello che la sta scopando in bocca. Ogni volta lui ha una piccola sorpresa e risponde spingendo a fondo il membro nella bocca di lei, fino quasi a soffocarla. Le piace e le piace anche molto quello che le sta facendo Clara. Ha dimenticato la gara, la sfida e tutto il male che ha sentito. Qualche fremito già le risale dal ventre alla testa e non è lontano da un orgasmo che si annuncia ampio e profondo come pochi. - Forse sono stati i colpi - pensa Federica - a rendere più sensibili e miei organi del piacere. - Ma Clara invece non è affatto distratta. Strizza un occhio al ragazzo e questi le risponde con un cenno. E poi prende dalla sua eterna borsa delle meraviglie un piccolo apparecchietto che sembra una trappola per topi in miniatura. Solo che il ferretto metallico che dovrebbe bloccare il roditore non è liscio ma seghettato. Federica sta per godere, le si spalanca la figa e l’ano le si contrae per poi rilasciarsi. Si gode il cazzo gonfio che ha in bocca e mugola soddisfatta. Sente uno scatto fulmineo di molla, ma non ci fa caso. Per un attimo almeno, quello necessario a Clara per riaprire la molla dopo averla provata. Quasi simultaneamente il ragazzo si appoggia con tutto il peso sui polsi di Federica, che serra al suolo, e Clara solleva la bocca dal clitoride della ragazzina e lo schiaccia tra i cento dentini della molla che fa scattare. L’urlo che ne deriva non è umano, esattamente come il dolore che la spacca in due, in mille rivoli rossi infuocati. Federica sobbalza ma è bloccata a terra. Sente un dolore così forte che non riesce nemmeno a crederci. Non può essere lei quella che sta per svenire dal male. Clara si solleva e contempla la sua opera: la ragazzina magra, sporca di sperma, inchiodata al suolo con un cazzo che le va avanti e indietro nella bocca e una minuscola trappola per topi conficcata nella figa che le strappa tanto dolore quanto è possibile. I sobbalzi di Federica eccitano il ragazzo che muove il cazzo nella sua bocca come un mestolo nella polenta. E i grido senza fine affascina tutti. Una parte lontanissima di Federica, che di per lei è un unico blocco di acuto dolore, sente un ennesimo fiotto caldo inondarle la gola e il viso. Dopo un tempo che le è sembrato eterno il ragazzo è venuto e soddisfatto l’ha lascita libera. A fatica Federica cerca di controllare gli spasmi quel tanto necessario a togliersi il morso di fra le gambe. Nessuno l’aiuta. La gara può anche essere crudele. E la lasciano a rantolare nuda per terra, tra schizzi di sperma e saliva. S’è tolta quella bestiola feroce dal corpo Federica, non riesce a chiudere la bocca né a respirare con calma. Ma già medita vendetta.
