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Racconti di sculacciate: Epistola, parte 12

30 Marzo 2010

Mia cara,
non sono stato affatto indelicato! È stata la fanciulla (dolce eufemismo) a provocarmi!
Anch’io andai in College, al Trinity per l’esattezza. In sei anni di permanenza ivi, mi frustarono una volta sola, ma- a sentire Mrs Mop- ne porto ancora i segni! Presto avrete l’occasione di vederli anche voi.
Culo nudo e non gridare: questo l’imperativo. E Mr Stump non ci andava leggero con la bacchetta! Ricordo quando frustava i miei compagni. “Giù le braghe, su la camicia!” soleva ordinare. Poi cominciava. Il minimo erano 25 colpi. Spesso ne usciva sangue.
Dorothy mi ha raccontato che capitava anche a lei. La facevano inginocchiare su una sedia, le tiravano su le gonne fin sopra il capo e la sferzavano con una sferza fatta di rami: il tutto, a suon di musica…. Ne ha prese tante, ma così tante che ora ha in odio le sculacciate… Debbo farle passare questa sua avversione! Sto manovrando in tal senso.
Mrs Mop ha accettato, finalmente, la presenza di Annie: sembra, addirittura, che le due vadano anche d’accordo!
Avrei tante cose da scrivervi, ma uno strano dolore al braccio me lo impedisce.
Il vostro dev.mo amico Robert

Mio caro amico debitore,
abbiamo una nuova domestica. Anch’essa si chiama Anna. E’ una robusta ragazza di un 18 anni circa, dalla faccia piatta e dai capelli ispidi. Rozza ed ignorante: non sa ancora rispondere a modo! Peedlee mi ha chiesto il permesso di farle assaggiare il paddle, per richiamarla al suo ruolo. Ho acconsentito volentieri. Hanno dovuto tenerla ferma in tre! Ma il suo posteriore si è arrossato tutto, profondamente. Eppure non ha pianto, gridato si ma pianto no! Né mi è sembrata migliorata di molto, dopo la punizione. Dirò a Peedlee di adoprare lo staffile, la prossima volta.
Sylvia accusa qualche fastidio a causa degli anelli. La farò visitare dalla levatrice.
Aspetto con ansia una vostra lettera.
La vostra amica creditrice.

Mia cara,
il cerusico ha detto che il dolore al braccio è trascurabile, però mi ha ordinato un salasso leggero. E’ stata mrs Mop a mettermi le sanguisughe sulla schiena. Io detesto quei viscidi animaletti! Non sopporto il loro morso. Dacchè ero ignudo e disteso sul letto, mrs Mop ne ha approfittato per darmi qualche sculaccione, ad ogni mio lamento. L’ho lasciata fare, senza reagire. Poi ella ha avuto l’ardire di baciarmi con le sue labbra laddove la siringa dei vermi aveva punto. L’ha fatto metodicamente. E’ stato durissimo, per me, mantenere la mia promessa, così come impedirle di prendere in bocca altre parti del mio corpo. Tuttavia, ho resistito alla tentazione. Adesso, il braccio, quello sinistro, va molto meglio.
il vostro amico più caro

Mia carissima,
sentite che avventura mi è capitata. Ho rinunciato definitivamente alla mia carica di giudice a favore di mr Peel: egli è sicuramente più equilibrato di me e gode della fiducia dei maggiorenti del villaggio. Però Molly la lavandaia mi ha fermato addirittura per istrada, di fronte a tutti, per dirmi che voleva parlarmi di cose importanti. Ho acconsentito a riceverla in casa. Il suo grasso corpo tremolava, mentre mi chiedeva poteva venire a lavorare da me, per la sistemazione a dimora delle piantine di croceo. Non si trattava certo del guadagno: il lavoro, faticoso alquanto, occupa una settimana e la paga è di uno scellino. “Guadagneresti molto di più a lavare i panni” le feci notare. “Si, signore, ma voi fate sculacciare le vostre lavoranti!” la sua risposta esigeva un approfondimento “Non mi dire che ti è tornato il vizio! Non ti sono bastate tutte le percosse che hai avuto? Ti hanno pure marchiato con il ferro rovente…” “Non è per questo, signore! Non è per le altre ragazze, signore. Oddio, mi vergogno a dirlo…ma…,signore, io ho bisogno di essere sculacciata! E’ come una smania che mi prende e mio marito non mi capisce…non vuole più farlo…e mica solo quello!
Quasi tutte le sere faccio il culo rosso, perdonatemi signore, ai miei figli: sapete che ne ho cinque e la più grande ha 13 anni. Poi mi infilo nel letto e lui, John mio marito, niente! Non mi sfiora nemmeno!” era diventata rossa dalla vergogna, confessandomi i suoi affari familiari. Una sola domanda le feci “Hai mai tradito John?” Ella ne fu come scandalizzata: “Certo che no!” e solo di poi aggiunse “Signore!” Molly,pur nella sua grassezza, è ancora una donna piacevole; nonostante le gravidanze, il suo corpo è ancora apprezzabile: ha superato da poco i 30 anni! Mi allettava l’idea di sculacciarla. E lo feci. La giornata era calda, mrs Mop momentaneamente assente. Tirai fuori uno scellino dalla scarsella, alla fine. Lei, altera seppur plebea, non volle accettarlo. Non avevano impresso a fondo la “M” sul suo ventre, dacchè la cicatrice era quasi scomparsa, invece mi sembravano più marcate quelle sul posteriore: quelle della fustigazione a cui l’avevo condannata insieme alla sua comare ed amasia. Il morbido posteriore rispondeva ben soffice alle mie pacche.
Mrs Mop, al suo rientro, se ne accorse subito. “Ti sei di nuovo fatto la pipì sotto!” mi apostrofò. Soltanto allora mi accorsi del leggero alone che avevo sui pantaloni, laddove vi era stato a contatto il ventre di Molly la lavandaia. Non potevo rivelare la verità, ma non potevo passare neppure come un incontinente, per l’ennesima volta. Perciò, decisi di ignorare la governante. Ella seguitò a perseguitarmi per questa faccenda, per tutto il giorno, facendomi inquietare alquanto. Sculacciai pure lei, e con violenza. Si prese la sua razione, sui vestiti, e nel rialzarsi, con uno sguardo malizioso negli occhi mi chiese “Che cosa voleva da te Molly la lavandaia?” Le risposi secco “Le ho fatto esattamente quello che testè ho fatto a te!”. “Spero che tu non sia arrivato sino alla fine! Con una lavandaia, poi…”.
Questo è quanto, mia cara. Avete visto in che ginepraio mi sono cacciato!
Il vostro sempre più amico Robert

Mon Cher Ami,
il desiderio di vedervi si è installato nel mio cuore e non l’abbandona più. Voi seguitate a raccontarmi ed io non posso contraccambiare. Qui, in campagna, la vita è talmente noiosa! Neppure più Sylvia mi da l’uzzolo di punirla. Le abbiamo tolto gli anelli: era molto rossa, sotto. Quasi pustole: la levatrice ha dovuto lavorare di coltello.
Aspetto che voi onoriate il vostro debito.
La vostra amica, sempre più….

Mia carissima,
la mia parola, come la vostra, è una sola: onorerò il debito, siatene certa! Se non fosse per questo dolore al braccio che mi tormenta ogni tanto, l’avrei gà fatto. Mrs Mop ha espresso il desiderio di andare sul continente a trovare Monika, a Parigi. Ci sto pensando: vorrei accompagnarla anch’io. Mi piacerebbe rivedere la città ma, soprattutto, riabbracciare mia nipote. Ho questionato con Dorothy: ella ricorre troppo ai servizi dello speziale. Dovrebbe farsi vedere da un medico, per questa sua stipsi cronica; invece, si rifiuta. Dice che basta un clistere ogni tanto, ma ormai è diventata pratica settimanale.
Scusatemi se devo interrompere qui, ma il dolore si è fatto più forte.
Il vostro Bob

Mia Signora,
è con sconforto che vi annuncio la morte di Robert Knees, Esq. Sono ben a conoscenza dell’amicizia che vi legava a lui. Egli fu colto da malore mercoledì scorso: arrovesciò gli occhi e si abbattè sulla scrivania. Lo mettemmo a letto e chiamammo il cerusico con prontezza. Nonostante tre salassi, il povero signore non riprese conoscenza e nella notte se ne andò. La salma è stata inumata nel sepolcro della sua famiglia, a Londra. Come da desiderio del defunto, ben poche persone sono state invitate alle esequie.
Con profondo affetto,
Adelaide Mop.

Racconti di sculacciate: Epistola, parte 11

27 Marzo 2010

Carissima,
mi ha riempito il cuore di gioia il rivedervi rimessa in salute. Sono stato tre mesi in ambasce, nonostante le vostre lettere rassicuranti; i miei occhi hanno constatato, le mie mani hanno toccato: siete più bella di prima! E già prima eravate bellissima!
Vi ho già accennato a sir U***. Egli ha un problema che lo affligge, me ne ha parlato al circolo, in separata sede. Ve lo accennerò appena, dacchè ho dato la mia parola sulla segretezza della cosa, ma voi avete più esperienza in quanto madre. Come comportarsi con una coppia di adolescenti che sono…troppo vivaci? Essi, un maschio ed una femmina, si trovano dallo zio per un breve periodo di vacanza in Inghilterra. Sono nati e cresciuti in India, abituati alla vita all’aria aperta, alla massima libertà e permissività: sono insofferenti alla serietà e alla paciosità di questo villaggio.
Quella che essi ritenevano una semplice burla per un pelo non è finita in tragedia. Nella notte di mezza estate, si erano calati dei lenzuoli addosso a guida di fantasmi ed hanno terrorizzato con urla e strepiti tutti gli abitanti della casa: le due bambine hanno pianto a lungo spaventate, la moglie di sir U*** è ricorsa alle sanguisughe per lo spavento. Il loro gioco non è durato a lungo, per fortuna. Una domestica si è accorta della celia e li ha smascherati. Si tratta di due mezzo sangue (la madre è una nobile indiana), hanno rispettivamente 11 e 12 anni. Ho consigliato a sir U*** di farli battere, ma egli mi ha risposto in maniera negativa: stoltamente, lasciatemelo dire, non ritiene la colpa così grave e, d’altra parte, i due monelli non sono mai stati picchiati.
In attesa di un vostro parere, vi invio mille e mille e mille baci
Il vostro devoto Robert

Mon cher ami,
ricordate Eufrosine e Lampedio?
La vostra amica

Carissima,
come ringraziarvi? Ho messo in pratica lo stratagemma da voi suggerito e tutto è andato per il verso giusto.
E’ stato sir U*** personalmente a pregarmi di frustarli: egli non ne ha né la forza né il cuore e, perdipiù, è ancora dolorante. Come ci sono rimasti male quei due piccoli monelli, quando li si è accusati di tale malignità. Hanno negato, ed avevano ragione per una volta. Io stesso avevo sistemato la trappola in cui sono caduti sir U*** e la moglie. E’ caduta prima la lady che ha fatto da cuscino al corpo del marito, cosicchè tutte le spine, o la maggior parte di esse, sono finite dentro il suo grasso deretano. La moglie dello speziale ha impiegato più di un’ora per toglierle tutte, tra gli strilli dell’anziana nobildonna. Sir U*** se l’è cavata con un grosso livido sul braccio. Peccato che non abbia potuto assistere alla scena: sarei morto dalle risate.
Si era tutti nel salone: sir U*** al centro, alla sua destra la moglie, seduta su un cuscino di piume ma con i segni della sofferenza in volto, alla sinistra del padre lady Hungaria, la madre delle due bambine; il suo consorte è a Londra, attualmente. Mi erano stati forniti due bei rami di betulla, flessibili. I servi trascinarono i due ragazzini piangenti e recalcitranti. Debbo riconoscere che la femmina è assai bella e dimostra molto più della sua età. Si comportava anche meglio del fratello: lui frignava e protestava la propria innocenza mentre lei accettava la punizione a testa alta.
“Avete commesso una colpa imperdonabile per la quale sarete puniti. Prima Sarah che è la maggiore, indi Luther. Possiate trarre giovamento da questa lezione, severa ma giusta. Spogliatevi!” entrambi arrossirono e tentarono di divincolarsi. Avendo entrambi, dietro mio consiglio allo zio, addosso soltanto la camicia e la sottoveste, fu facile per i domestici denudarli. L’alto corpo di Sarah venne piegato sulla schiena di un robusto servo ed io la fustigai. Non mi feci intenerire né dai lamenti né dal suo agitarsi. La betulla, prima di consumarsi e di ridursi ad innocuo ramoscello, le sollevò la pelle delle natiche, facendola diventare rosso scura giacché la carnagione della fanciulla, anche quella del viso voglio ben dire, è abbronzata. La signora sua zia, ad ogni lamento della nipote, sferrava pugni nell’aria, come se or ora volesse che Sarah provasse lo stesso dolore che aveva provato lei, nella medesima parte del corpo, ma moltiplicato per cento volte. Fu il braccio di sir U*** a fermare il mio, dacchè indubbiamente le natiche di Sarah era ridotte assai male. Il ragazzino sopportò molto meno bene: ancor più magro della sorella, doveva soffrire assai la sferza. Tra le lacrime, protestava ancora la propria innocenza: gocce di orina uscirono dal suo coso, inumidendo la camicia del servo che lo sorreggeva. In considerazione della sua giovane età, gli diedi solamente venticinque colpi; meno della metà di quelli che avevo inferto alla sorella.
Da quel giorno, ormai è trascorsa più di una settimana, i due ragazzini si sono comportati – mi si dice- in maniera esemplare.
Il vostro amico Robert (riconoscente)
P.S. : adesso sono io ad esser in debito con voi.

Ne esigerò il pagamento: statene certo, mio caro!
La vostra amica

Mia crudele creditrice,
a volte la ruota della fortuna gira in maniera incontrollabile e noi siamo sottoposti ai suoi capricci volubili.
Non vi ho scritto da gran lasso, giacchè seri impedimenti me l’han proibito. Ho dovuto curare i miei affari, da tempo trascurati, ho accompagnato Monika all’imbarco. Ella andrà a Parigi, adesso che la pace è tornata con i francesi. Mi dispiace separarmi da lei per oltre un anno, ma il mio fisico non riesce a seguirla. L’abbiamo salutata con le lacrime agli occhi, Mrs Mop ed io, sulla banchina. Qualcosa mi dice che non la rivedrò mai più…. Bando alle tristezze.
Lo scrivo per farvi inquietare, in modo tale che la vostra mano sia più pesante, alla bisogna della riscossione del credito.
Miss Avelange mi ha onorato dei suoi favori! Non illibata come io credevo, ma fu spulzellata in giovanile età e, da allora, mai più uomo conobbe. Andai nella sua magione ad informarla della partenza di Monny; la giornata era calda e lo strano è che in tarda mattinata avevo appuntamento con Oliver per affari. Dorothy mi offrì dapprima un corroborante te fresco e si sedette sul divano proprio accanto a me. Era contrita per la partenza della sua allieva più brava e dalla disperazione mi toccò la gamba. Lasciai che lo facesse a suo garbo, sfiorandole io il braccio. La mancanza di reazione reciproca ci rese entrambi audaci. Le bocche si incontrarono, le mani si strinsero e….
La vostra gelosia deve esser all’apice, ora!
Per fortuna che indossavo ancora la giacca e la camicia, altrimenti le sue unghie avrebbero graffiato a sangue la mia delicata schiena. Alla fine, si sciolse in un pianto liberatorio. Oliver dovette aspettare a lungo, in campagna.
Non ho più avuto occasione di verberare alcuno, perciò nulla vi posso raccontare su ciò. Spero che voi, al contrario, abbiate qualcosa per me sull’argomento.
Il vostro debitore Robert

Mon cher ami,
siete uomo e non sposato, ma l’approfittarsi così di quella donna ingenua non vi fa onore: vi facevo più delicato. Mi sono adontata, ecco, a leggervi. La mia mano sarà pesantissima e, magari, armata di frustino. Ho preso la decisione di inviare John in collegio, da ottobre. Deve avere un’istruzione pubblica: andrà al St. Andrews, che è molto severo. Maggie amoreggia con quel giovane: si trovano d’accordo su, quasi, tutto. Egli ne è perdutamente innamorato, sembra.
Null’altro di nuovo ho da dirvi. Siete voi, piuttosto, che dovete pagare.
La vostra amica.

Racconti di sculacciata: Epistola, parte 10

25 Marzo 2010

Carissima,
quando mi concederete la possibilità di vedere il vostro tatuaggio? Anelo a farlo!
Questa abitudine delle classi inferiori si è propalata fin alle superiori, acquistando in nobiltà. Personalmente, la odio ma so per certo, e voi me lo confermate, che molte persone la attuano. Sir U*** ad esempio ha un drago cinese tatuato sul ventre: ebbi occasione di vederlo chiaramente, durante un bagno comune. E’ un ricordo che si fece fare della sua campagna in India, nel Majpor. Vi ho mai parlato di lui? E’ un tipo rigido, da vecchio militare, porta insino i baffi. E’ nonno di due splendide nipotine, due bimbe adorabili. La sua figlia maggiore gliele ha date. Nelle rare volte che sono andato a visitarle, le bimbette mi sono saltate addosso, giocose e allegre. Una ha perfino proposto di sposarmi, quando sarà più grande: non ha che 5 anni!
Sento la mancanza di una famiglia, di giovani che scorrazzino per casa, che allietino la mia vecchiaia….
Monika ha ottenuto molto successo, al clavicembalo. Io non sono in grado di giudicare, però mi si dice che abbia fatto una performance eccezionale. Ho dovuto offrire da bere a tutti, dopo il concerto, e ne sono stato molto lieto. Le lacrime riempivano gli occhi di Mrs Mop. Avemmo agio di parlare, noi tre insieme, nel lungo viaggio di ritorno. Alla locanda, a metà strada, accadde che avevano soltanto due camere libere. Ovviamente, le donne dormirono in una ed io nell’altra.
Nel corso della notte, fui colto da improvvisa arsura; indossata la vestaglia, scesi di sotto in cerca del locandiere. Non v’era nessuno: ognun dormiva. In realtà, due novelli sposi, che occupavano la camera accanto alla mia, erano impegnati in altre faccende, ma sorvolo. Dunque, scovai una bottiglia polverosa, ne annusai il contenuto e lo tracannai. Un liquore divino: pieno, corposo, forte. Altro che il rhum della Giamaica: quello, al confronto, è buono per i plebei.
Fu l’oste a svegliarmi, la mattina poco prima dell’alba. Mi ero addormentato sulla sedia ed ero rotolato per terra. Quell’infingardo non va a raccontare l’episodio a tutti? La faccia di Mrs Mop non esprimeva nulla di buono, per me.
Ed infatti quella sera stessa, nonostante la stanchezza dovuta al viaggio, la sua mano, pesante alquanto di per sé e con un paddle altrettanto pesante, mi colpì per 30 volte.
Devotamente vostro, Robert
P.S.: quel liquore divino è d’origine francese: i Galli lo chiamano cognac.

Mio unico amico,
ho bisogno di voi! Immaginate che il mio debito sia ancora in vita! Ne voglio, ne devo pagare un altro! Sono io, stavolta, ad implorarvi di battermi, il più forte che potrete! Altrimenti, non vedo altra soluzione che chiedere a Sylvia di farlo. Con lo staffile! Qualsiasi altro strumento, per non parlare delle semplici mani, sarebbe troppo poco per me!
Non posso esprimervi, qui per lettera, la mia colpa: sappiate che essa è gravissima, ma non coinvolge altri che me!
Vi prego, venite subito!
La vostra amica disperata

Mia cara,
nutro speranza che vi siate ripresa. Sono stato crudele, ma me lo avete chiesto voi! L’ho fatto con la morte nel cuore, credetemi. Non ne ho provato alcuna emozione, se non quella che stavo infliggendovi artatamente ed appositamente estremo dolore fisico. Rassicuratemi sul vostro stato di salute, ve ne prego: ho visto Sylvia assai preoccupata mentre vi esaminava le piaghe. Vi prego…..
Robert

Mio ancora più caro Robert,
sedatevi! Il mio corpo va meglio: le ferite si stanno rimarginando, anche se il cerusico ha dovuto cauterizzarne una, che temeva andare in cancrena. E’ stato più doloroso di quanto pensassi, sebbene egli abbia appoggiato la lama rovente per un solo istante! Vi ho chiesto un favore e voi, da vero amico, me lo avete fatto. In quei momenti, mentre il frustino rigava la mia carne, la squarciava, pensavo che era nulla come castigo della mia tremenda colpa! L’ho sempre presente nella mia memoria: non riesco a scacciarla dalla mente. John che si rialza dalle mie ginocchia, le brache ancora calate, il suo coso circonciso eretto, pulsante. Non so che cosa mi abbia preso! Non ho potuto fare a meno di toccarlo, di stringerlo, di scuoterlo. E quella bava bianca che mi ha inondato la mano mentre mio figlio, mio figlio capite!, mugolava di soddisfazione. Avrei voluto tagliarmela, quella mano!
La vostra amica

Mia cara,
non rivangate questo triste ricordo! E’ accaduto e basta. Se avete commesso un peccato, avete pagato congrua penitenza. Vi ho visto graffiare la carta del muro, vi ho visto appoggiare la fronte alla parete, quando il dolore si faceva insopportabile per voi. Vi ho sentito chiedermi di usare maggiore forza, di colpire non solo le natiche e le cosce, ma anche le spalle. Ho udito il gemito di Sylvia quando, allargando le gambe, mi ordinaste di colpire la vostra matrice, da dove avevate partorito John. L’ho fatto, una sola volta. Vi siete rizzata sulla punta dei piedi, per l’acuta fitta di dolore.
Nonostante il vostro parere contrario, ho smesso allorchè la fuoriscita di sangue si era fatta copiosa. Voi non potete ricordare: eravate mezza svenuta. Vi abbiamo disteso sul letto e mi preocuppava non poco, proprio quella striscia scavata attraverso le spalle, laddove la punta rigida del frustino aveva staccato un pezzetto di carne. Ero costernato: si era trattato di un fatto accidentale, ma la mano che manovrava il frustino era la mia! Anche io allora, avrei dovuto ripetere il gesto dello Scevola, di cui narra Plutarco? Le ore di tragitto in carrozza, al ritorno, sono state un tormento per me: pensavo continuamente a voi, non potevo darmi pace di aver così infierito sul vostro bel corpo.
Robert

Racconti di sculacciata: Epistola, parte 9

18 Marzo 2010

Mia Adorata,
i rapporti fra Mrs Mop ed Annie sono sempre più rigidi. L’una non sopporta l’altra! Annie viene alternativamente la mattina ed il pomeriggio. Ho cercato di far capire a Mrs Mop che una serva ci occorre, almeno in questo trimestre in cui Monika è impegnata nel perfezionamento dell’arte musicale. E’ andata a Cambridge, in un collegio femminile a prender lezioni di clavicembalo, strumento che a Corte sembra godere di gran favore.
Eravamo soli, Mrs Mop ed io: lei a ricamare, io a leggere quel nuovo saggio del dr Hume, sempre interessante. Ella depose il tombolo sulle ginocchia e decisa mi disse “Robert, è ora che scacci quella gallese! Rimandala da mr Peel!”
“Mia cara- mi distolsi dalla lettura- non ne ho alcuna intenzione. Tu non puoi sobbarcarti tutto il lavoro di casa, tanto più adesso che Monny è assente. Annie è devota, è brava, ed è anche economica! Per i lavori pesanti, abbiamo gli uomini di fatica ad ore; e tu cucini in maniera meravigliosa!” Non ne era affatto convinta: “Non mi vuoi più bene! Non ti curi affatto di me! Non mi rivolgi le tue attenzioni: per te è come se non esistessi! Stai sempre appresso a quella…a quella galeotta! Credi che non abbia notato come la guardi? Ti vuoi sollazzare con lei: non aspetti altro! E a me non pensi! Ti ho dedicato tutta la mia vita: ti ho lavato, ti ho curato, ti ho servito, ti ho pulito quando ti vomitavi addosso!”
La situazione era più seria di quanto avevo previsto, perciò le andai vicino e le strinsi le spalle, accarezzandola ” Non inumidire il ciglio! Io seguito a volerti bene. Però, tu hai subito una grave operazione, hai ancora bisogno di riposo. E poi parli come una moglie!” Tirò su con il naso: “Perché non fai più l’amore con me?” era un’implorazione più che una domanda. Presi tempo prima di rispondere “Mia cara, questa espressione non si addice alle tue labbra. Quando stavi male, ho fatto un voto: si, come fanno i papisti! Non ti avrei più toccata se tutto fosse andato bene. Ed io mantengo le promesse. Quindi….” Era rimasta colpita dalla mia rivelazione: mi attrasse verso di sé e mi baciò. “Ho sofferto molto, un dolore atroce, sai: pregavo di morire pur di non subirlo più! E’ stato l’amore che ho per te a darmi la forza di resistere. Tu non puoi immaginare la sofferenza a non potersi liberare, l’atrocità di quei ferri taglienti che ti infilano dentro….” “Ed è anche per questo- la interruppi- che non ti sculaccio più né ti chiedo di farlo tu a me! Ne hai provato troppo di dolore, per infliggertene altro. Da quella volta, sei mesi fa, quando mi dicesti che eri tornata normale, ricordi?
Credi che non mi piacerebbe palpare le tue carni morbide? Non lo faccio, perché ho dato la mia parola e perché ti rispetto. Dentro di me, nel mio cuore e nel mio animo, ti voglio ancor più bene!” Lei si alzò ed uscì dallo studio, senza dire una parola. Tornò dopo un paio di minuti, con la sola camicia e le pantofole. Un attimo dopo, la camicia era a terra.
No, mia cara amica, no. Strinsi i pugni, serrai i denti ma resistetti. Non risposi alle sue profferte, però caddi nel peccato di Onan, di fronte a lei!
Vi chiedo scusa se questo racconto può avervi turbato per la sua crudezza, ma se queste cose non si rivelano all’amica più cara, a chi?
Perdonatemi
Il vostro Robert

Mon cher,
vi siete fermato al limite! Meritereste che vi sculacciassi per la torbidezza del vostro racconto! Mi ha colpito profondamente, sin quasi allo sconvolgimento. Ho sculacciato sonoramente Sylvia per calmarmi.
A tal proposito, il buon precettore ha frustato John. Ho visto il posteriore del ragazzo segnato dai colpi rossi di bacchetta e gli ho anche due pacche, come direste voi, sulle natiche ancora bollenti; ho notato, tuttavia, che in quel momento egli ha avuto una reazione indecente. E’ troppo grande, ormai, per esser sculacciato dalla mano materna. Se occorresse farlo, ne incaricherò Peedlee. Margareth ha trovato un giovane spasimante: ha 16 anni mia figlia! La stessa età che avevo io quando conobbi Edward… Vi terrò aggiornato.
Vi mando un bacio, imprimendo le mie labbra su questo foglio
La vostra amica.

Mia adorata,
Ho baciato la vostra lettera per sentire il sapore delle vostre labbra: vi ringrazio!
Riguardo a John, la sua reazione è normale, è quella di un adolescente robusto e normale. La prossima volta usate la bacchetta o il paddle.
Monika procede bene nei suoi studi: tra poco terrà il saggio di fine corso e mi toccherà andarla a sentire, benchè io mi annoi profondamente ad ascoltar musica; preferisco la conversazione o una buona bevuta o una partita a carte o…voi mi capite, vero?
“Signore, credo che Annie voglia dirvi qualcosa!” la voce di Mrs Mop era fredda e minacciosa. Mercoledì pomeriggio.
Stavo finendo di leggere il saggio ponderoso di Hume ed esse erano entrate contemporaneamente nel mio studio, senza neanche bussare. Annie aveva gli occhi bassi ed un’espressione contrita ed, insieme, divertita. “Volete spiegarmi che cosa succede?” ero genuinamente sorpreso. “Questa qui- era Mrs Mop a parlare- si è permessa di avanzare dei dubbi su alcuni miei ordini: secondo lei, non ci sarebbe ancora bisogno di spazzare la camera di Monika finchè lei non ritorna”
“Ma signore- Annie mi diceva accalorata- la signorina Monika è fuori, il letto è stato rifatto, la porta e le finestre chiuse, non entra polvere. Perché dovrei pulire una cosa già pulita?” “Perché lo dice Mrs Mop!- scattai su- e tu sei tenuta a farlo. Se non ti sta bene, te ne vai. Capito?” Annie era molto più smaliziata di quanto credessi. “Va bene, signore, fate pure” e nel dir così, si piegò sulla scrivania incurante di scompaginare i fogli che vi avevo deposto sopra. Era giunto il momento, ma la mia perfidia-lo confesso- mi suggerì qualcosa di più divertente. Bloccai i polsi di Annie e dissi a Mrs Mop di prendere il paddle pesante: sarebbe stata lei a sculacciare Annie. Costei sbarrò gli occhi, poi li chiuse, poi tornò ad aprirli: c’era astio dentro, astio verso la governante. Questa sollevò la gonna di Annie, facendone ricardere l’orlo sulla testa della gallese cominciò. Tenendola ferma, potevo vedere il viso di Annie contrarsi ad ogni colpo, fare smorfie, drighignar i denti, ma, purtroppo, non potevo vedere le sue parti intime che Mrs Mop stava scaldando con il cuoio. “Basta! Basta!” gridò Annie, ad un certo punto. Rafforzai la presa sui suoi polsi. Mrs Mop andò avanti imperterrita. Annie mugolava, ma non voleva dare la soddisfazione alla governante di gridare. Giunti al trentesimo colpo, fermai la sculacciata. La contrarietà si dipinse sul volto di Mrs Mop, la soddisfazione su quello di Annie. Quest’ultima scosse il capo e le sue trecce agitarono l’aria di fronte alla mia faccia: l’orlo della gonna le scivolò all’altezza delle scapole. La lasciai ed Annie si rimise in piedi, scrollandosi tutta. “Posso andare, signore? Ho ancora delle faccende da sbrigare” mi chiese, assolutamente imperturbata.
Se voi, mia cara, avete dovuto sculacciare Sylvia per calmarvi, lo stesso ho dovuto fare io con Mrs Mop, qualche ora più tardi, me per calmare lei. Mi consegnò lo stesso paddle con cui aveva battuto Annie e ne assunse la medesima posizione. Anche i colpi furono trenta, sebbene io usassi meno della metà della forza che lei ci aveva messo per battere la gallese.

Carissimo mio,
il tatuaggio è una moda che ha molto preso piede, anche fra noi femmine. Ho deciso di farmene uno.
Il grosso ago era pronto: lungo, rigido, appuntito. Strinsi disperatamente la mano di Sylvia. Il dolore della puntura fu, come dire?, squillante! E poi tutte le altre, di seguito rapide, veloci, implacabili. Il vecchio cinese ogni tanto mi detergeva il sangue con un piccolo straccio, in origine candido ma di poi rosseggiante. Anche Sylvia detergeva il sudore che mi irrorava la fronte. Non so quanto sia durato: un’eternità, mi parse. Adesso l’iniziale del povero Edward fa bella mostra di sé sulle mie reni.
La vostra amica

Racconti di sculacciate: Epistola, parte 8

15 Marzo 2010

Amico ancor più caro,
non v’adontate! Ho sofferto, eccome se ho sofferto quando la vostra pesante mano ha colpito il mio posteriore nudo. Avete, tuttavia, mancato di tatto ricordandomi un’altra mia bruciante esperienza, sempre con voi!
Epperò, mi avete eccitato: si, eccitato! Mi è successo qualcosa di non dissimile da quanto succede a voi, mi raccontate, dopo aver subito la stessa umiliazione, e lo stesso dolore voglio ben sperare!, da Mrs Mop o da Monika. Una sensazione che non provavo più da molto tempo. Il vostro fare distaccato, assolutamente ursino, mi attrae qual mesmerismo. Non sono ardita: vi confesso apertamente i miei sentimenti! Ricordate quando mi prendeste a bacchettate? Tenevo le braccia conserte fra il mio seno ed il muro: la vostra bacchetta colpiva le mie natiche esposte, sentivo dolore ma, insieme, piacere. Era ancora vivo Edward, ricordate? Ed, anche allora, io avevo perso una scommessa. Quella volta foste più delicato, ve lo rammento. Non vi basta?
Io

Mia adorata,
siete non solamente la più cara, ma l’unica amica che io abbia. A chi potrei rivolgermi, se non a voi? Le vostre parole mi sconcertano e mi deliziano. Purtroppo la lontananza rende infrequenti i nostri incontri e la vostra verecondia ha ritardato l’esternazione dei vostri sentimenti che sono gli stessi che io provo per voi! Il nostro è destinato a rimanere un rapporto tutto epistolare, come quello che si legge nei romances cortesi: ahimè! Vorrei tanto stringervi tra le mie braccia, assaporare il sale della vostra pelle, coprirvi di baci, magari sulle stesse parti che ho reso doloranti….
Mentre mi faceva il bagno, Mrs Mop mi ha detto che avrebbe avuto piacere a riprendere le nostre abitudini: oramai, lei è completamente guarita o, almeno, così dice. Narro di questi fatti per rendervi aperto, no: spalancato!, il mio animo.
Si è distesa sopra le mie ginocchia: ho avuto timore a colpirla, data la recente disavventura. Essa stessa mi ha spronato a fare più forte! Le sue carni tremolavano sotto la mia mano, per una, dieci, cento volte. Pianse, ma non certo di sofferenza né di vergogna: le lacrime erano dettate dalla gioia, chè finalmente era tornata ad essere una donna completa. Non ne approfittai, assolutamente. Ho fatto una promessa, e la devo mantenere.
A proposito di promesse e di scommesse, vi narro un aneddoto. Giù al Club, hanno accolto come socio un giovane ufficiale dei Dragoni: un tipo arrogante. Egli si vantava di essere un ottimo giocatore di caquette ed indubbiamente è molto abile. Sfidava in continuazione chiunque e, dopo la vittoria, irrideva lo sconfitto con fare insopportabile. E giunse il momento che osò sfidare anche me. Egli, vedendo il mio corpo abbastanza grasso e la mia indolenza, credeva di trovare un avversario facile da sconfiggere. “Allora, Robert, siete disposto a giocarvi due sovrane contro di me?” mi affrontò in maniera indisponente. Deposi le carte sul tavolo e lo guatai: “Certo, amico mio. Non due sovrane, però! Chi perde, si cala i calzoni e riceve una bacchettata sul posteriore da ciascun membro del Club, qui presente. Ed il vincitore sarà il primo, ma gliene darà dieci. Accettate?” Egli rimase sgomento dai nuovi termini, ma, avendo lanciato il guanto, non poteva tirarsi indietro. Più volte, durante la partita, ebbi timore di perdere ma, invece, vinsi per 4 a 3!
“Allora, signor mio, è venuto il momento di pagare!” e fu il buon vecchio G*** a ricordarglielo. L’ufficialetto era alquanto smarrito, ma non sarebbe stato affatto onorevole per lui rifiutarsi. Si abbassò i pantaloni dell’uniforme e le brache ed il suo bacino fu a contatto con il bordo del biliardo. Ah, mia cara, che soddisfazione percuotere con la stecca eburnea per dieci volte quelle natiche pelose; ed egli non poteva neppure permettersi di gridare, pena l’ignominia e le derisioni. In tutto ricevette ventotto bacchettate: il suo posteriore rosso e gonfio assai. Da allora, si rifiuta categoricamente di giocare al biliardo!
Vi penso ognora,
il vostro Robert

carissimo amico,
la vostra delicatezza aumenta l’amore che nutro per voi! Avete voluto raccontarmi di un episodio piacevole che riguarda la sculacciata di un maschio, evidentemente per glissar su quelle che voi infliggete alle tante vostre conoscenti.
Perciò ve ne narrerò uno io. Risale a poco tempo dopo che vi ho pagato il debito. Ricordate sicuramente Cammilla, la cuoca, diceste anche che ha tanto grasso addosso che non le basterebbero quaranta giorni di biblico digiuno per prederne una libbra. Orbene, essa è una ladra! Già da parecchio tempo, Peedlee aveva notato che la scorta di spezie, in dispensa, calava sempre più; e nessuno sapeva rendersene ragione perché la nostra è una cucina tradizionalmente inglese. Cammilla ne sottraeva giorno per giorno un pizzico, ora di cannella ora di pepe ora di cardamomo,insomma delle più rare e costose, e le rivendeva! All’oste della taverna del “Cervo Bianco”. L’ha appurato Peedlee. Il locandiere è stato subito denunciato all’autorità mentre per Cammilla ho escogitato una punizione esemplare, pur tenendo conto che è al mio servizio da tanti anni. L’ho accusata e lei, dopo le prime negazioni, ha confessato: dai furti ricavava pochi scellini, un paio al massimo: come se i nove pence che le do io mensilmente le fossero insufficienti! Ha piatito le solite cose: che se ne è pentita, che non lo farà più, eccetera. Le ho detto di seguirmi nella stalla, dove ci attendeva Peedlee, precedentemente avvertito. Essa si aspettava qualcosa, ma non certo una punizione corporale: fra l’altro, oltre ad esser grassa ogni limite, è pure anziana. “Denudati completamente!” le ho detto. Lei ha esitato alquanto: non sapeva rendersi ragione di quel perentorio comando. Quando ha visto Peedlee stringere in mano una corda, ha capito: ha tentato persino la fuga! E’ stato facile per il maggiordomo bloccarla, ma più complesso è stato il legare la cuoca alla scala appoggiata al soppalco. Ci ha dovuto aiutare Henry, lo stalliere, che se ne è uscito subito dopo che Cammilla si è trovata con i polsi legati al piolo più alto della scala: i suoi piedi toccavano appena, con le punte, il pavimento coperto di paglia. Io stessa con un coltello le ho tagliato l’abito sul dorso dal basso verso l’alto e ne ho scostato i lembi. Che orrida visione: il grasso strabordava da ogni dove, sulla schiena, sul posteriore, sulle cosce. Simile ad un cetaceo! Peedlee le mise qualcosa fra i denti, un pezzo di cuoio credo, che ella tuttavia risputò fuori. Voleva mostrarsi coraggiosa o, semplicemente, non sopportava quel fardello nella sua bocca semisdentata. “Peedlee ti frusterà- le dissi- e gli dirò io quando smettere! Così imparerai a non rubare a casa della tua padrona, che ti ha sempre nutrito. Resta inteso che, una volta punita, te ne andrai via subito. E ringrazia il Cielo che non ti ho denunciato: per le serve fedifraghe ci sono i lavori forzati! Peedlee, comincia!” Il robusto maggiordomo si era tolto la giacca per esser più libero (dopo avermene chiesto il permesso, però) ed aveva bagnato in un secchio d’acqua la corda, che impugnava doppia. La buona canapa inglese rigò quel corpo flaccido di adipe. Cammilla urlava, alle prime frustate, poi non ne ebbe più nemmeno la forza. Come direste voi, la corda scavava nelle sue carni obese. Il larghissimo posteriore era tutto segnato: le vene, sotto la pelle, scoppiavano e spargevano il loro liquido, che tuttavia non fuoriusciva, almeno all’inizio. Cammilla respirava con affanno: i suoi seni, degni di una gigantessa, si muovevano al ritmo dell’espandersi del torace. Se non fosse stata legata alla scala, sarebbe caduta cento volte. Dissi a Peedlee di fermarsi ed andai ad accarrezzare il dorso di Cammilla: la mano mi si macchiò leggermente di sangue. La schiena, il sedere, le cosce erano tormentate dalle frustate. Ritenni che potesse bastare: in fin dei conti era una vecchia. Ordinai a Peedlee di slegarla e di cacciarla via; ma doveva andarsene così come stava: pesta, sanguinante e seminuda. Sarebbe stata di esempio per tutta l’altra servitù!
Vi è piaciuto l’aneddoto?
Vi abbraccio con tutto il cuore,
la vostra amica

Mia adorata,
la vostra abilità nell’uso della penna supera di gran misura quella delle moderne scrittrici che vanno di moda.
A tal proposito, le ritengo donnicciole illetterate: nessuna donna, voi esclusa, saprà mai scrivere bene. Pensate alla nostra storia letteraria: quante ne trovate di femmine che essa ricordi? Nessuna!
Ero andato a trovare Dorothy Avelange onde retribuirla delle lezioni del semestre cha aveva dato a Monika. Dorothy aveva l’espressione tesa e nervosa, piuttosto giallastro il colorito. Stavamo in piacevole, per me, conversare quando si sentì bussare alla porta. La signorina, che non può permettersi una cameriera, andò ad aprire. Era la moglie dello speziale: evidentemente era stata chiamata per il servizio: dal cestino che teneva in mano, da sotto un pezzo di stoffa, spuntava il beccuccio di una grossa siringa. Presi rapidamente congedo da miss Avelange, visto il delicato momento, ma- lo confesso- non mi allontanai di molto: feci soltanto il giro della casa. La finestra della sua camera da letto è al mezzanino ed io sono molto alto: i vetri danno sul giardino posteriore e non c’era nessuno che mi potesse spiare.
Dorothy fece accomodare mrs Allison che trasse fuori dal cesto una siringa enorme: avrà contenuto almeno una mezza pinta di liquido! Dorothy si tolse il vestito, rimanendo in camicia, indi salì carponi sul letto; abbassò la testa sulla coltre, spingendo in alto la parte posteriore del bacino. Non potevo vedere bene, dacchè avevo visione laterale. Mrs Allison le alzò la camicia il necessario, poi fece per introdurre la bocca della siringa. Dorothy si agitò non poco ed allora la moglie dello speziale le diede due sonore pacche: non potei udirne il rumore, giacchè i vetri eran chiusi, ma vidi chiaramente che Dorothy strizzò gli occhi. La siringa fu introdotta, senza alcuna deliticatezza anzi con veeemenza, oserei dire. Mentre reggeva il cilindro con la mano sinistra, la moglie dello speziale spinse in giù lo stantuffo lungo circa un piede, ma di colpo. Fu la mia volta di strizzare gli occhi: immaginavo quale sensazione dovesse provare Dorothy con quel liquido, presumo caldo, che le si riversava dentro. Nonostante lo stantuffo fosse giunto a fine corsa, mrs Allison mantenne la siringa per qualche tempo dentro il corpo di miss Avelange, anzi mi parve pure che le facesse fare un mezzo giro. Indi lo estrasse, sempre indelicatamente, e riabbassò la camicia. Dorothy cadde distesa, agitando i piedi come se nuotasse: evidentemente il liquido era fastidioso nel suo intestino. Per calmarla, mrs Allison le diede altre due pacche sul sedere. Avevo visto quanto mi interessava, rapidamente riguadagnai la via principale: avrei corso, altrimenti, il rischio di incontrare la moglie dello speziale che usciva da quella casa.
E così, sia pure a scopo terapeutico, l’anziana Dorothy si fa sculacciare e non sembra dispiacerle troppo!
Vi terrò informata, in attesa di potervi rivedere siete sempre presente nel mio cuore
Il vostro devoto Robert

Racconti di sculacciate: Epistola, parte 7

13 Marzo 2010

Mia carissima,
putroppo Mrs Mop dovrà finire sotto i ferri del chirurgo. L’esperienza a Bath le ha apportato un qualche giovamento, ma, appena tornata qua, le sono tornati i disagi. Il dottor Ripley mi ha scritto che verrà ad operarla in casa: inutile sottoporla al disagio di un viaggio fino a Cambridge. Mrs Mop giace, oramai, stabilmente a letto e la veglia Monika, che non si stacca mai dal suo capezzale. Il reverendo Goodwin si meraviglia che io sia tutti i giorni in chiesa, a pregare. Gli ho spiegato la situazione: anche lui è affezionato a Mrs Mop, si è unito a me nell’orazione.
Monika è scontenta della presenza di Annie, ma indubbiamente è necessario che qualcuno sovvenga alle nostre necessità quotidiane. Miss Avelange ci viene a trovare a giorni alterni. Trovo giovamento nella conversazione con lei, così come lo trovo nello scrivervi. Dorothy è una persona squisita, ancora piacente nonostante l’età. Ha superato i 40, non si è mai sposata. Presumo che sia ancora illibata. Mi intriga, quella donna, così come Annie. Lo so: non dovrei avere di questi pensieri in un momento così delicato! Perciò ho chiesto a Monny di sculacciarmi forte, con il cane.
Lei l’ha fatto. Il dolore, per me, è stato assai acuto e non balsamico. Pensieri cattivi hanno seguitato a tormentarmi.
Ne ho parlato con il pastore: le sue argomentazioni non sono state convincenti affatto.
Vi lascio, ora, con la disperazione nel cuore
Il vostro Robert

Mon cher ami,
sono vicina a voi spiritualmente e comprendo la vostra angoscia. Anch’io sono in agitazione per John. Il cerusico ha confermato le vostre parole. Il ragazzo, ha 12 anni oramai, si è molto vergognato a mostrare il membro acqueo al cerusico, benché fossi presente io. Ha sofferto parecchio quando le mani di costui hanno tentato di sollevargli la pelle della mentula; ha pianto. L’ho rimproverato con severità: non deve comportarsi così; è un ometto! Tuttavia ho deciso di non fustigarlo per quella sua mancanza di dignità. Dovrà soffrire molto tra un mese, ha detto il cerusico. Come vedete, anch’io sono alle prese con i chirurghi.
Proprio due giorni fa, invece, ho dovuto punire Margareth. Ella aveva irriso il fratellino, facendolo piangere. L’ho vergata per dieci volte, mentre Sylvia la teneva ferma; ad ogni colpo, prendevo qualche passo di rincorsa perché mia figlia sentisse la violenza della canna che si infrangeva sul suo posteriore denudato. Non mi ha neanche rigraziato, una volta finita la punizione. Per tal motivo, l’ho fatta chiudere in camera sua ed ho ignorato le sue richieste di uscirne. Anzi, le ho gridato, attraverso la porta chiusa, che l’avrei fatta battere da Peedlee se avesse continuato così irriverente: la minaccia l’ha calmata.
Prego assieme a voi per Mrs Mop
La vostra amica più cara.

Mia adorata,
Mrs Mop è stata operata. Adesso, sta meglio. Ho visto il chirurgo approntare i ferri: uncini, aghi, piccoli cucchiai e quant’altro. Apparivano come strumenti medievali di tortura. Ovviamente, non ho assistito alla scena. Per verecondia e per paura. Sono rimasto accanto a lei, finchè l’hanno legata al tavolo. Nonostante il laudano ingerito, era ancora ben cosciente. Ho sentito le sue urla, ho visto la faccia pallidissima di Monny appena uscita dalla stanza e quelle, altrettanto bianche, di Annie e di Dorothy, che avevano aiutato il chirurgo. Mrs Mop è rimasta sul tavolo diverse ore, si lamentava atrocemente. Quando l’emorraggia è cessata, ho aiutato anch’io a portarla a letto: Monny le è stata sempre accanto. Le cambiava con regolarità le pezze bagnate sulla fronte, giacchè lei ardeva di febbre. Ho impegnato il tempo dell’attesa, parlando con miss Avelange. Mi ha raccontato parecchie cose di lei, del periodo della sua giovinezza. A parer mio, da troppo tempo non assaggia la mano oppure la sferza! Gliel’ho pure proposto, con molto tatto, ma lei ne è rimasta scandalizzata. Eppure so per certo che mrs Allison, la moglie dello speziale, da a Dorothy pacche sul sedere, quando si reca a farle il servizio, giacchè la povera miss Avelange soffre di intoppi intestinali.
Mi accorgo che la nostra corrispondenza sta diventando il resoconto di un nosocomio! Orsù dunque, risolleviamoci e torniamo a cosa ben più allegre, per chi le da non per chi le riceve! Sto cercando il pretesto per punire Annie, ma ella non me ne da motivo: è sempre così ligia, così riservata, così attenta. Certi giorni nemmeno mi accorgerei della sua presenza, se non sentissi il suo afrore di donna olezzare per tutta la casa.
Vi rassicuro: Mrs Mop sta decisamente meglio.
Il vostro più caro amico, Robert

Mon cher ami,
tardo così tanto a scrivervi perché sono stata occupata con i preparativi per le prossime festività. Ho intenzione di invitare, per Natale, i miei vicini e dare una grande festa. Anche per ringraziare del buon esito dell’operazione a John.
Io, al contrario di voi, ho assistito. Gli hanno legato le mani ad un trespolo, e lo stesso con i piedi ben divaricati fra loro.
Sembrava come crocifisso, il mio ragazzo. Poi, il cerusico gli si è avvicinato con il rasoio in mano, ha tirato in avanti la pelle ed ha tagliato. L’urlo di John sarà arrivato fino al cielo! E’ stato fasciato ma , nei giorni susseguenti, piangeva quando orinava. Adesso è tutto passato, grazie a Dio!
Sono contenta per Mrs Mop: le auguro una pronta guarigione. Sono scontenta di voi, invece. Come vi permettete di narrarmi le vostre advances con quella maestra di musica? Forse anch’essa ha colpito il vostro volubile cuore? O lo fate soltanto per suscitare la mia gelosia? Siate più moderato, un’altra volta!
La vostra amica

Mia cara,
sapete bene che io rifuggo da qualsiasi cosa possa farvi irritare. Perdonatemi se l’ho fatto involontariamente.
Mrs Mop si è rimessa: ormai cammina spedita, sebbene abbia ancora- pure lei, come vostro figlio!- difficoltà nella minzione. Si lamenta durante la delicata bisogna. Monny mi ha detto che l’orina è ancora rossa. Ma è trascorso appena un mese e mezzo dall’operazione…bisogna avere pazienza e tutto si sistemerà!
Seguendo i vostri desideri, quindi, non vi narrerò di come abbia, finalmente, sculacciato Annie godendo della visione delle sue parti intime: non vi interessa, e potrebbe incrinare il giudizio che avete su di me!
Vi auguro Buon Natale!
Robert

Amico mio,
siete sempre più cattivo! Mi interessa, eccome, sapere quel che avete fatto con Annie!
La vostra amica

Mia cara,
se lo volete sapere, dovrete pagare il vostro debito! Ormai siamo nell’anno nuovo: non esigerò gli interessi, state tranquilla, ma di tempo ne è trascorso troppo!
Il vostro creditore

Ebbene, sì! Sono determinata a saldare il conto! Su questo non posso darvi torto: da troppo tempo si trascina la cosa. E’ ora che anch’io mi senta risollevata! La vostra continua insistenza sta diventando noiosa!
Sarò a Londra il mese prossimo: va bene?
Io

Mia carissima,
non so se vorrete ancora onorarmi della vostra amicizia, dopo quello che è successo martedì scorso fra noi.
Radiante nella vostra beltà, mi avete confermato la vostra obbligazione: avete perfino allontanato la servitù.
Mi avete invitato a seguirvi e, di colpo, vi siete gettata sul letto. Sono stato io stesso a scoprirvi il bel posteriore, che avevo già visto ignudo ma che non ricordavo così bello! Non nego di aver usato forza, ponendo la mia mano a circa mezza iarda dalla vostra pelle nel colpire. Ho visto i vostri pugni stringersi, all’estremità delle braccia distese lungo il corpo, ho udito lo stridore dei vostri denti, ho guardato le vostre natiche tremare sotto il tocco pesante del mio palmo e farsi vieppiù rosse, per dodici sculaccioni. Voi non credevate che io potessi esser così pesante! Vi ha sgomentato l’intensità del dolore e ve ne siete lamentata, seppur garbatamente. Ma un debito è un debito ed ho aspettato molto a lungo per riscuotere il mio credito! Avete imparato che il vostro vanesio amico sa esser giusto, quando ne ricorre la necessità!
Robert

Gruunt! Ancora mi duole! Non siete stato affatto un gentiluomo!
La vostra amica
P.S.= quando sarete disposto a fare per me un’altra cosa, sappiate che non intendo per niente pagare simile penale!

Racconti di sculacciata: Epistola, parte 5

8 Marzo 2010

Mon cher Robert,
anche per me è stato un piacere rivedervi. Un povera vedova come me ha così poche distrazioni. La visita di un amico riempie sempre il cuore. Sylvia è rimasta colpita dal vostro fascino, mi ha confessato. Se volete, potete averla. Mi troverò un’altra cameriera personale; d’altronde, Sylvia comincia a stancarmi; ribadisco che è troppo civetta. Qualche mese sotto la vostra disciplina non potrebbe farle altro che bene. La vostra severità la saprà ricondurre sulla retta via, ne sono sicura. Aggiornatemi sulla raccolta del croceo e, ardisco!, con qualche aneddoto.
La vostra amica (debitrice)

Mia carissima,
mi vedo costretto a rifiutare la vostra offerta. Sia Monika sia, soprattutto, Mrs Mop sono decisamente ostili alla presenza di un’altra domestica in casa. Affermano che la servitù a tariffa che già abbiamo, è più che sufficiente.
Da mercoledì scorso è cominciata la raccolta. Si erano presentate in molte, ma ne ho scelte una ventina, tra le più giovani: sono più robuste e si stancano meno! Quale oratore del Foro, ho spiegato loro che cosa devono fare all’opera. Mangeranno due volte al giorno e per molte, che non hanno nulla a casa loro da mettere sotto i denti, è già troppo. Inoltre, per quattro scellini a settimana, sarebbero disposte a tutto! E’ Oliver che controlla l’andamento dei lavori: gli ho fornito un nerbo di bue. Con questo, egli batte sul posteriore quelle più svogliate: cosa abbastanza facile, giacchè sono sempre chine. Nessuna si lamenta, finora. Eppure, tra le lavoranti, ce ne è una che mi ha colpito: avrà una ventina d’anni, è biondastra, con le trecce. Si dice che sia una ex carcerata, ma dovrò prendere informazioni su di lei. Mostra molta lena, è sempre l’ultima a finire nei campi e la prima alla selezione dei pistilli. Ha un qualcosa nello sguardo, una verecondia d’aspetto che non mi hanno lasciato indifferente.
Ho parlato con miss Avelange riguardo a Monika. Essa, giustamente, non si è affatto pentita di averle somministrato la punizione. Comunque, l’ho rassicurata, e non che ce ne fosse bisogno: la maestra può punirla come e quanto vuole, soltanto me ne deve rendere edotto, dopo. Miss Avelange, sorridendo, mi ha risposto che me accorgerò da solo, quando Monika sia stata fustigata. Ha ragione. Le ho spiegato che dopo che l’avrà punita lei, io stesso penserò a ribadire la punizione di Monika. Ha concordato con me. Anche lei, miss Avelange, mi ha confessato che a imparato la musica a suon di bacchettate!
Attendo ansiosamente la vostra risposta
Il vostro Bob

Amico mio,
volete, forse farmi ingelosire? Le vostre conquiste femminili, di cui vi vantate, non suonano graziose al mio orecchio.
State in guardia: sono gelosa e possessiva di natura. Sylvia si è contrita da quando ha saputo la vostra risposta negativa.
Le ho fatto dare quindici colpi di paddle leggero, ma non credo siani bastati. E’ sempre più triste, sicuramente perché le ho spiegato che, se la cogliessi ancora una volta a civettare, le farei mettere l’anello, sotto. Sapete che questa pratica si è rivelata assai proficua con le schiave delle nostre colonie. Queste donne sono di per sé calde e poco caste, dedite ad eccessivi piaceri della carne. La mia amica Betty mi ha detto che laggiù in Africa, le padrone fanno inanellare le proprie schiave domestiche affinchè esse non corrompano i padroni. E’ un tipo di punizione che temono molto; una volta inanellate, non possono più dar sfogo alla loro invereconda natura!
Fatemi avere vostre nuove
La vostra amica
P.S.= e non correte appresso alle gonnelle.

Mon cherie,
lungi da me l’idea di suscitare in voi sentimenti di gelosia.
Ho scoperto che Annie, così nomasi la bracciante di croceo crine, è stata in prigione per due anni a seguito dei debiti non pagati dal padre, troppo vecchio per esser incarcerato: le colpe dei padri ricadono sui figli! Purtuttavia, è di nobili sentimenti la fanciulla.
Lunedì scorso, una giovane lavorante che ad Oliver sembrava alquanto stracca e, perciò, l’aveva nerbata, si ribellò al giusto pungolo. Sembrava una pantera che difendesse i propri cuccioli! Il volto del sorvegliante si ritrovò ben presto pieno di graffi ed il suo ventre dolorante a causa di una ginocchiata sferratagli dalla ragazzina; la chiamo così perché non ha che 14 anni. Dacché io non ero sul posto, subito accorse Mrs Mop che dispose di trascinare in casa mia la giovane e di rinchiuderla in cantina. Detto fatto. Venni erudito su tutto dalla stessa Mrs Mop che, al tramonto, aveva provveduto a liberarla e a farla ricondurre al lavoro: suo Caronte era il povero Oliver che adoprava il nerbo sui polpacci nudi della ragazza come se fosse un baculo. Erano tutte attorno al grande tavolo, nell’opera di cernita dei pistilli, quando mi presentai per esigere riparazione. La giovane rea aveva gli occhi bassi: era veramente una bambina. Mio malgrado, le annunciai che sarebbe stata punita; non potevo ignorare simile affronto ad un mio sottoposto che mi rappresentava. Le compagne protestarono a mezza voce, timorose di esser allontanate se la protesta fosse uscita allo scoperto. “ Dorothy – questo il nome- o accetti di prenderti 14 nerbate sul sedere scoperto oppure te ne vai subito, prima che mangiate” La piccola Dorothy tremava, letteralmente, di paura. Allora Annie si alzò ed assunse posa da tirannicida: Antigone di fronte a Creonte mi parve! “E’ una bambina, signore, non frustatela!” Non potevo rimanere insensibile a tale accorato appello, condiviso a mezza bocca da tutte le altre: “E sia! In cambio della rinuncia a punire questa monella, toglierò a ciascuna di voi uno scellino dalla paga settimanale!” Un coro di lai montò dalle loro gole. Di nuovo Annie: “Signore, non è giusto che paghino tutte per una sola. Io, per conto mio, sono disposta a rinunciare allo scellino, ma qui vi sono donne che hanno figli da sfamare. Se la vostra alterigia esige una fustigazione, per soddisfarvi, frustate me, piuttosto! Anch’io avrei voglia di malmenare quello zotico quando mi palpa il sedere o me lo batte approfittando della sua posizione, e della mia, piegata!” Aveva parlato assai bene, con proprietà di termini: era una ragazza istruita.
“E sia! Scopriti il sedere e distenditi sulla panca. Oliver ti darà quattordici nerbate. Voi altre due, legatela” furono i miei ordini. “Non ce ne sarà bisogno di legarmi!” la fierezza di Annie era splendida. Si distese sulla panca ed una compagna le sollevò la gonna abbastanza corta. Apparve il suo deretano bianco, magro ma ben fatto. Alla luce delle torce, Oliver cominciò a percuoterla. Con un cenno gli avevo fatto intendere di tenere la mano piuttosto leggera. Annie arrovesciava la testa, si mordeva le labbra, stringeva le dita serrandole al bordo della panca, ma non urlava. Il suo posteriore era diventato rosso, rutilante sotto la fiamma corrusca delle tede. La punizione ebbe termine: qualcuna delle astanti piangeva, ma non così Annie che, benchè desse qualche sgroppata, sembrava soffrire assai poco.
Mi rivolsi direttamente a lei: mi aveva incuriosito, oltre che suscitato la mia ammirazione: “Vieni domani mattina da me, verso le dieci: devo parlarti. Quanto a voialtre, date una bella lezione a questa bambina, come la chiamate: per colpa sua, lo scellino che avrei voluto darvi alla fine del lavoro, lo darò ad Oliver per ripagarlo del dolore che costei gli ha inflitto!”.
La mattina successiva accaddero molte cose, alcune piacevoli, altre meno.
Annie aveva indossato l’altro suo abito, conscia di comparire dinnanzi al suo padrone. La interrogai. Aveva 23 anni e mezzo (ma ne dimostra molti di meno), era stata per un anno e mezzo in galera. Suo padre, cappellaio, era fallito e si era ammalato gravemente, ma i creditori avevano esatto lo scotto; così era toccato a lei, unica figlia, trascorrere 16 mesi in prigione, insieme a prostitute, ladre, truffatrici, insomma, alla feccia. Quando il genitore aveva ancora credito, l’aveva fatta studiare dalle suore cattoliche, perciò sapeva parlare correttamente. Adesso come adesso non sapeva dove andare: aveva sentito parlare di questo lavoro agricolo e si era presentata; almeno avrebbe mangiato!
“Ieri sera non hai dato segni di sofferenza. Sei abituata ad esser battuta?” le domandai curioso. “No, signore. Naturalmente, le buone sorelle qualche volta mi hanno punito ma erano bacchettate sulle mani, ben più sopportabili della sferza. Stanotte mi sono lamentata: la pelle si è gonfiata e mi faceva male. Tuttavia ritengo che sia giusto così: la povera Dorothy, piccola e gracile com’è, non avrebbe resistito. Posso andare, signore?” Aveva troppa fretta di lasciarmi e nel suo tono c’era qualcosa che non mi convinceva. “Non ti hanno mai frustato, nemmeno in carcere?” Impallidì ed avvampò, nell’ordine. Si torse le mani, ma la sua bocca rimase muta. La incalzai: “Devo chiamare la mia governante onde ti visiti?” Alzò il mento in segno di sfida: “Dodici frustate con il gatto, perché mi ero ribellata ad un guardiano!” mi rispose a voce ben chiara. In quel momento, si udì l’urlo di Monika….
Mia cara, mi accorgo ora che l’inchiostro è finito: dovrò ricomprarlo; ne ho appena a sufficienza per la chiusa.
Il vostro Bob

Carissimo amico,
dopo l’ultima vostra, in cui mi accennavate a qualcosa di tremendo, non ho ricevuto altre lettere vostre, da troppo tempo. Vi mando questo biglietto con un corriere rapido. Rispondetemi, vi prego! Non fatemi stare in ansia!
La vostra amica preoccupata

Mio caro,
il vostro silenzio mi atterrisce. Ho avuto dei mancamenti dacché non ho vostre notizie! Il cerusico mi ha fatto un leggero salasso. Scrivetemi, vi imploro! Non posso vivere senza leggervi e vedervi.
La vostra amica

Racconti di sculacciata: Epistola, parte 4

3 Marzo 2010

Mia cara,
non era mia intenzione offendervi! Ho dato segni tangibili di tenervi nella massima considerazione e giammai dubiterei di voi. Per farmi perdonare, riprendo la mia narrazione dal punto in cui l’ho interrotta.
Tornai a casa, dunque, abbastanza eccitato. Mrs Mop esigette che le raccontassi tutto della punizione delle due donne, per filo e per segno. Mi infervorai nella descrizione di quei posteriori flagellati. Trovandosi Monika alla lezione di musica da Miss Avelange, eravamo soli in casa, Mrs Mop ed io. Ella si accorse del mio stato. “venite qui, signorino! – disse, sedendosi e tirandosi in alto le gonne, ben sopra l’inguine- ci penserò io a calmarvi! Toglietevi tutto: fa caldo…” Mi denudai in men che non si dica e mi posi di traverso sopra le sue ginocchia, bilanciandomi per bene onde non farle pesare troppo la mia onusta corporatura. Il mio ventre nudo era a contatto con le sue cosce nude. Ella mi sculacciò molto leggermente: semplici pacche che mi eccitarono vieppiù. Facemmo quello che la natura impone.
Monika tornò dalla lezione ed appariva pallida. Corse subito in camera sua, senza nemmeno salutare. Comportamento alquanto strano per la donna. Come vi è noto, Monika, oramai, sta per compiere 25 anni. Non volle sortire dalla sua stanza, nemmeno per la cena. La cosa mi preoccupava non poco. Andai a bussare alla sua porta: Monika giaceva bocconi sul letto ed i suoi occhi rossi rivelavano che aveva pianto. Le chiesi, in modi assai gentili, cosa le fosse accaduto per ridurla in tale stato di depressione. Non gradì rispondermi. “L’hanno punita!” era la voce categorica di Mrs Mop, arrivata silente alle mie spalle. Ne fui sorpreso, anche perché la fanciulla aveva ripreso a piangere. Mrs Mop con fare deciso si avvicinò al letto e diede una grossa pacca sul sedere di Monika, che strillò di dolore. Rapida come la folgore, la governante si gettò su di lei e, d’un sol colpo, le sollevò la veste. Come era ridotto il posteriore di Monika! Livido, rosso, graffiato, con qualche crosticina di sangue.
“Ho sbagliato tutto, oggi- ci confessò- ed ho fatto inquietare miss Avelange. Allora, lei mi ha fatto togliere la gonna, in modo che rimanessi nuda fino all’ombelico e mi ha costretto a sedere sullo sgabello, talchè il mio posteriore ne sporgesse. Si era munita di una sferza di rami spinosi. Ogni volta che sbagliavo un passaggio, mi dava una sferzata: sempre più forte! E’ la seconda volta che mi punisce, in un anno: ma oggi è stata particolarmente crudele! Ed ora, vi prego, lasciatemi sola” “Niente affatto! –replicai- Mrs Mop provvederà a medicarti, perché ne hai bisogno. Comunque, se quella santa donna di miss Avelange è dovuta ricorrere a questo, ne avrà avuto buoni motivi!”
Conosco molto bene la cara miss Avelange: una donna di mezza età, dai modi garbati: evidentemente, Monika doveva averla irritata assai. Dorothy, miss Avelange, non usa quasi mai la sferza con le sue allieve, nonostante io l’abbia incitata spesso a farlo con Monika.
Era stata, per me, una giornata alquanto eccitante ma, parimenti, faticosa. Mi addormentai, non lo nego, come un sasso.
Vi faccio noto che, se per voi non è disguido, vorrei trascorrere qualche qualche giorno nella vostra magione, a giugno.
A presto, mia carissima!
Il vostro sempre fedele Robert

Mia amica la più cara al cuore,
non ho parole per ringraziarvi dell’ospitalità che avete voluto concedermi. Per qualche, ahimé breve, giorno sono stato in paradiso, godendo della vostra compagnia. Siete una donna sempre più affascinante, se mi è permesso l’ardire. I vostri figli sono dei ragazzi eccezionali: si nota subito che li avete educati al meglio!
Vi ringrazio di tutto cuore! Riconosco che non c’è stata possibilità realistica che voi abbiate potuto saldare il debito contratto con me. Io aspetto le vostre disposizioni.
Qui, al villaggio, il caldo è soffocante e la siccità pone non pochi gravami agli agricoltori. Non piove da mesi e la terra è arida. Oliver, l’uomo di fatica, è assai preoccupato: si rischia la carestia. Lo stesso raccolto di croco è in pericolo.
Sto pensando di assumere le contadine a giornata per effettuare la raccolta appena i fiori saranno sbocciati. Mrs Mop non è d’accordo, ma ho deciso di dare alle braccianti uno scellino ogni due giorni di lavoro, oltre al cibo quotidiano; Monny, invece, ne è entusiasta della mia idea.
D’altronde le braccianti devono raccogliere con la massima delicatezza i fiori da terra, per non danneggiare i pistilli. Stanno tutto il giorno chinate e, dopo il tramonto, si mettono a separare i pistilli dagli stami: operazione che richiede estrema attenzione.
Farò patti chiari con loro: se lavorano bene, avranno anche una gratifica. Le questioni dovranno risolverle da loro: non ammetto né tollero liti e mancanze di lena. Farò approntare una panca per le punizioni corporali di chi non si attiene a queste disposizioni; incaricherò una di loro di infliggerle alle altre.
Ad aggiornarvi,
il vostro Bob

Racconti di sculacciata: Epistola, parte 3

24 Febbraio 2010

Mia adorata amica,
mi punge vaghezza raccontarvi un fatto accaduto or non è guari. Vi chiedo anticipatamente perdono se il linguaggio che userò non sarà adatto alle vostre caste orecchie, ma l’accaduto riguarda gente del popolo ed essa non certo adusa alle buone maniere.
Come sapete, sono esquire del mio villaggio. Quindi sono chiamato, assai raramente per fortuna, a risolvere piccoli casi di giustizia: il reato più grave che io ricordi è stato il furto di una gallina del signor Peel ad opera di due marmocchi. Le cinture dei loro genitori hanno fatto passar loro la voglia di rubare!
Esattamente dieci giorni fa, si presentò al mio uscio un trafelato reverendo Goodwin. Dal suo atteggiamento e dalla sua costernazione, avrei pensato che una tremenda sciagura si fosse abbattuta sul villaggio. Ma un’inondazione era da escludere, giacchè non pioveva, così come un incendio: non si sentiva puzzo di bruciato! Dopo avergli offerto un cordiale, riuscii ad ottenere che il buon pastore si calmasse e mi spiegasse tutto con ordine.
Riassumo a vostro esclusivo vantaggio il racconto smozzicato che mi fece il reverendo Goodwin, tra un sorso e l’altro, tra una digressione etica ed una storica.
Due donne di bassa lega, Molly Flowers, la lavandaia, ed Edwige Carlston, la moglie del carrettiere, erano state sorprese in un colloquio intimo, molto intimo, capite?, dietro la vecchia locanda abbandonata. Esse credevano di non esser sorprese lì, invece il caso volle che passasse Fluss con il suo gregge. Le due donne, discinte, cercarono di riassettare i propri abiti e di fuggire dall’altra parte, sfuggendo così allo sguardo indagatore del porcaio. Invece, sull’altro sentiero opposto, passava per avventura Mr Peel che aveva scelto proprio quella mattina per fare una camminata all’aria aperta. Qualsiasi via di scampo era preclusa alle due reprobe: la loro immonda tresca era stata scoperta! La condanna della Chiesa, da parte del reverendo, sarebbe stata esemplare: non sarebbero state ammesse alla funzione per sei mesi. Quale era la decisione dell’autorità civile, cioè io? Rassicurai il pastore che avrebbe avuto la mia risposta al più presto. Nonostante fosse argomento scabroso, ritenni giusto tuttavia consigliarmi con Mrs Mop. Le sue parole denotarono saggezza. Mi recai, quindi, ad interrogare le reprobe. Molly era circondata dai suoi cinque figli, cinque mocciosi. Negò tutto, anche l’evidente. Si sarebbe trovata lì con Edwige, la sua migliore amica, soltanto per mostrarle una nuova camicia che aveva indossato, perciò Fluss l’aveva vista con il seno scoperto; era una casualità, un’oscena casualità ma pur sempre non voluta. Le sue parole non mi convinsero affatto, tanto più che Edwige, precedentemente interrogata, aveva fornito tutt’altra versione. Nonostante la loro colpa fosse evidente, volli metterle a confronto, nella chiesa. I rispettivi mariti, imbronciati assai, il pastore Goodwin, mister Peel, ed io formavamo l’assise.
“signore, per quanto sia stata grave la vostra condotta e lo scandalo che avete dato, vi consiglio di rimettervi alla clemenza della corte; con le vostre effusioni, contro natura lasciatemelo dire, avete perturbato codesto gentiluomo che vi ha scorto nell’atto di esibire le vostre nudità. Vi prego John – il marito della lavandaia- trattenete la vostra ira: Molly pagherà la sua cattiva condotta. Per simili peccati, il Signore incenerì Sodoma e Gomorra! Chissà quante volte l’avrete fatto, nelle vostre abitazioni, perfino davanti ai vostri figli? E’ una domanda la mia: rispondete!”
Piansero, implorarono che giammai avevano fatto quelle cosacce, prima. Era stato un impulso repentino. Sentivano caldo, molto caldo. Si erano sciolte la parte superiore della camicia ad estrarne le rigogliose mammelle, ma a poco era valso. Indi, Molly aveva sollevato la gonna, subito imitata da Edwige: per ischerzo, avevano confrontato le loro nature femminili.
“Smettetela di dire bugie! – esplosi- da quanto dura questa tresca? Esigo la verità!” Non essendo io facile all’iracondia, il mio sfogo le sorprese e le atterrì. Finalmente, biascicando, Edwige confessò. Non da molto, avevano sentito una reciproca attrazione. Da cosa nasce cosa e, per farla breve, avevano amoreggiato siccome, si racconta, si usa a Venezia.
“Maledetta! – prorruppe allora Molly- eri tu a voler fare sempre l’amore! Dicevi che ormai tuo marito non è più buono a niente: che non ti penetra da anni. Ti sentivi come una cagna in calore! Ci avevi provato con tutti i giovanotti del paese, ma sei troppo vecchia!” Il Carlston rimase attonito, e serrò i grossi pugni stretti stretti. “Facevo finta di godere – proseguì la lavandaia- ma non era vero!” Edwige si slanciò contro l’ex amasia, e a stento fu trattenuta dal consorte, le sue parole furono pozzo di volgarità “Bastarda! Ma come ti piaceva quando te la leccavo! Come ti bagnavi tutta, quando ci infilavamo, si tutte e due contemparaneamente!, le vesciche di maiale ripiene di lardo dentro di noi! Che dolci parole mi dicevi, allora! Signor Giudice- si rivolgeva a me- ammetto le mie colpe, però vi giuro che non l’abbiamo mai fatto davanti a i nostri figli!” Piangeva la donna nel rivelare codesti scabrosi particolari.
Avevo già deciso la loro punizione. “Il vostro comportamento è stato disdicevole, sotto ogni punto di vista. Per non aumentare lo scandalo che già serpeggia, non vi condannerò alla galera, come dovrei. Sarete frustate! Cinquanta cinghiate a ciascuna sul posteriore denudato. Siccome questa, dove siamo riuniti, è la Casa del Signore ed Egli aborre la violenza, sarete frustate nella vecchia locanda, che ha visto le vostre oscene perversioni. Subito! Mr Peel, vi prego, andate ad avvertire il sellaio: che porti la cintura più pesante che ha. Tra mezz’ora, saremo tutti alla vecchia locanda. John, Milton portatevi le vostre mogli. Cercate di non farvi notare: non voglio che tutto il paese ci segua in codazzo per assistere allo spettacolo!”.
Fu abbastanza agevole torvare un ambiente adatto, il più interno. La correggia che impugnava il sellaio era assai pesante ed aveva borchie di metallo che l’ornavano. Non appena la videro, le due donne furono sul punto di svenire. Milton si rigirava lo zucchetto fra le mani: “Signore, ma cinquanta frustate con quella me l’ammazzeranno!” Aveva ragione, perciò decisi all’impronta di dimezzarne il numero. Non fu facile legarle a due vecchie travi che sporgevano dal soffitto. John si beccò perfino un calcio negli stinchi dalla moglie, ma alla fine ci riuscirono. Con grande vergogna, sia delle mogli sia dei mariti, le denudarono. Entrambe erano abbastanza in carne, a Edwige rotolini di grasso segnavano la base delle cosce. Con distacco, notai che i loro deretani possedevano una certa avvenenza. Il sellaio è uomo robusto, ma anche clemente. Lo dovetti sollecitare ad usare più vigore, sebbene le due strillassero a guisa di animali sgozzati ogni volta che la cinghia colpiva le ormai rosseggianti chiappe. Dopo i primi dieci colpi, concessi un attimo di sosta: la pelle di Molly stava crepandosi, mentre sul culo di Edwige la correggia aveva alzato la pelle, dove aveva colpito, mettendo in forte rilievo i segni dei colpi. La punizione riprese: esse urlavano ancor prima di esser colpite, pensate un po’ mia cara.
Dal rosso sgargiante passarono al purpureo poi al livido, poi al granato del sangue che iniziò ad uscire man mano che la cinghia strappava la pelle. Il reverendo Goodwin provvide a rianimare Edwige, passandole la boccetta dei sali sotto al naso. Tanto pallidi i visi delle due donne, quanto colorati i posteriori. All’ultima sferzata, il fabbro aveva un leggero fiatone: per lo sforzo o per qualche altra cosa? pensai malignamente. I mariti si precipitarono a slegarle, Milton addirittura baciando ed accarezzando il volto della moglie; più virile il comportamento di John, che tese la mano a Molly. Tornai a casa con una forte emozione dentro, uno squassamento dei nervi, una smania mi pervadeva tutto.
Mi accorgo di essere stato troppo lungo, mia cara: perdonatemi! Rimanderò ad un’altra lettera il seguito.
Vostro per sempre,
Robert
Post Scriputm: vi ricordo il vostro debito: sono oltre sei mesi che dovete soddisfarlo!

Mon Cher Ami,
siete stato impertinente! Forse dubitate della mia parola? Pagherò il debito, statene certo!
La vostra amica