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Racconti di sculacciata: Epistola, parte 2

22 Febbraio 2010

Mia sempre più carissima,
le vostre parole sono state balsamo per il mio animo. Anch’io anelo incontrarvi. Purtroppo, recenti sopraggiunti impegni mi impediscono di farlo a termine breve. Ritengo che, tuttavia, potrò esser vostro ospite per l’inizio dell’estate.
Non nego che il vostro racconto abbia suscitato in me una qualche emozione: mi son sentito rimescolare, se mi perdonate l’ardire.
Avete fatto bene: sulla dura carne volgare dei servi, il paddle chiodato arreca un qualche danno, ma non così forte come il gatto o lo staffile, ad esempio. Quanto alla vostra cameriera, non dubito che abbia ricevuto una buona lezione dalle vostre eburnee mani, ma ella saprà trarne vantaggio? Scusate se mi permetto, però ritengo che siate stata troppo debole. Avreste dovuto usare il paddle pesante od il nerbo di bue. Da come me la descrivete, suppongo che Sylvia ricadrà presto in tentazione. Per certa gente, adusa a peccare, ci vogliono le maniere forti!
Anche Mrs Mop, ricordate?, indulgeva a certi piaceri di gola, purtroppo solo di gola. La sua passione per i dolci era smodata e rischiava di comprometterne la salute fisica, oltre che l’aspetto estetico. Non sapeva affatto resistere alla tentazione di addentare un qualsiasi dolcetto; non certo in pubblico, ché in società il suo comportamento è più che forbito, bensì in casa, quando eravamo soli. Vi svelerò un piccolo segreto. Anch’io la dovetti punire per questo suo vizio. Accadde all’incirca un anno fa.
Mi ero mostrato assai severo onde impedirle di proseguire nella sua insulsa golosità: le avevo dichiarato che l’avrei punita, se avesse superato la razione di dolci che le competeva mensilmente. Dapprima, ella parve adeguarsi ai miei dispositivi, ma, un bel giorno, rientrando, trovai che il plumcake allo zibibbo che avevamo lasciato sul tavolo, era stato completamente finito! Non poteva esser stata che lei, la quale era rimasta da sola in casa. La rimproverai aspramente, e, per onestà, devo riconoscere che Mrs Mop non addusse alcuna scusante alla sua condotta incorregibile; anzi fu lei stessa a sollecitarmi per una dura punizione. Si sarebbe ricordata del dolore che le avrei inferto, prima di mangiarne un altro di dolce, mi disse. E fu lei stessa a porgermi la lunga, ma sottile, striscia di cuoio con cui l’avrei punita. Volli mostrare la mia severità fino alla fine. “Non dovrai gridare – le dissi- ricorda che sarà punizione durissima, ma per il tuo bene. Ti darò venti frustate, sul posteriore nudo. Procedi!” Ella si chinò sul tavolo del mio studio, dopo essersi alzate le gonne: le aveva ancora strette tra le mani, reggendole all’altezza dei fianchi; perciò fece attenzione a poggiarsi sul piano del tavolo, con i suoi grossi seni che si appiattirono sotto cotanto peso. Aveva delle calze bianche, lo ricordo vividamente, che le giungevano a metà delle larghe cosce; il suo deretano era ancora pallido. Ben presto avrebbe cambiato colore!
Alzai la cingia ed essa sibilò nell’aria, prima di andare a colpire con vigoroso rumore quelle natiche esposte. Mrs Mop si lasciò sfuggire un breve lamento dalle labbra chiuse, suscitando la mia disapprovazione. “Ti ho detto che non devi lamentarti- le ripetei- ma lo hai fatto, perciò il mio braccio si alzerà in maggior misura!” infatti, diedi la seconda frustata con forza ben superiore: la striscia rossa che impresse sulla pelle fu più marcata. Vesciche si formavano, Mrs Mop si agitava nel vano tentativo di sfuggire alla sferza o, almeno, di attenuarne il tremendo bruciore che le arrecava. Contai mentalmente le venti cinghiate: il suo posteriore era tumefatto, rosso bluastro per i lividi lasciati dal cuoio. Provvidi io stesso a riabbassarle le gonne. Ella lasciò trascorrere del tempo, prima di ritornare in posizione eretta; qualche lagrima le rigava il ciglio allorchè mi chiese, umile, se le avessi potuto fare i bagnoli dacchè la punizione era stata ben dura.
Soddisfeci alla sua richiesta, più tardi. Al contatto della mia mano, la pelle si presentava bollente e ruvida, anziché liscia. Mrs Mop, distesa bocconi sul letto, fremette alquanto sentendosi sfiorare le indolenzite natiche. Ebbe un piccolo e lieve grido, quando sulla pelle calda distesi il fazzoletto intriso d’acqua odorosa. Nonostante la posizione bocconi, strofinò le cosce fra loro, mugolando a bocca chiusa. Aspettai che l’umida stoffa s’asciugasse trasmettendo alla pelle la propria frescura e rinnovai l’impacco. La governante agitava il groppone come se stessi ancora sculacciandola, e le sue dite, simili ad artigli, stringevano la coltre sbiancandosi le nocche; l’acqua dell’impacco colava giù dalle natiche, lungo i fianchi e lungo le cosce, infino in mezzo a loro. Al terzo impacco, Mrs Mop mi pregò di lasciarla sola: ormai il peggio le sembrava esser passato e si stava rinfrancando. Esaudii questo suo desiderio, non senza ricordarle, prima di uscire dalla stanza, che non doveva mangiare dolci in maniera sì smodata. Ed in verità, da allora la sua golosa passione si è alquanto moderata.
Nella mia prossima lettera, qualora voi lo desideriate, vi narrerò di come Mrs Mop si prese la sua vendetta su Monika e, purtroppo, su di me.
Al piacere di leggervi, in attesa di potervi omaggiare personalmente
Il vostro Robert

Mon Cher Ami,
leggervi è per me sempre un momento delizioso. Avete un modo così garbato di scrivere. Magari possedessi io la vostra facondia!
Ieri ho dovuto sculacciare John e Maggie. Il loro comportamento era stato disdicevole! Inutile che vi dica cosa avevano fatto, non è mia intenzione annoiarvi.
Li ho fatti mettere in divisa da punizione, proprio come mi suggeriste voi a suo tempo. Semplicemente un paio di braghe per il maschietto ed una corta gonnellina per la femminuccia.
Mi assisi sulla sedia e li chiamai. John si avanzò, tirando su con il naso. In fin dei conti, è solo un ragazzino. Il suo istitutore non lo frusta spesso, anzi quasi mai: non perché non lo meriti, ma perché Mr Allison è un uomo dal carattere debole e rifugge da simili metodi, che egli ritiene degni dell’Inquisizione papista. John si distese sulle mie ginocchia e fui io a scoprirgli il sedere. Lo sculacciai a lungo con la mano nuda, arrossandolo ben bene; per quanto si agitava, fui costretta a tenerlo fermo, comprimendogli le reni con l’altra mano. Si alzò frignante e vergognoso di mostrare le sue parti intime alla sorellina: infatti gli avevo ingiunto di rimanere con le braghe abbassate. Era il momento di Maggie, colpevole quanto e più del fratello. Essendo lei più grande e robusta di John, si dispose ugualmente di traverso alle mie ginocchia, ma con le mani e con i piedi che toccavano il pavimento. Nonostante la mia mano fosse leggermente bruciante, anche Maggie ricevette la sua razione di sculaccioni. Indi mi alzai e presi il frustino da cavallerizzo. Quattro occhi mi guardarono farlo, terrorizzati. Essi sono carne della mia carne, frutto del mio seno: eppure dovevo mostrarmi inflessibile. Li percossi con il frustino sui deretani rossi: sei frustate ciascuno. Debbo riconoscere che John è simile a suo padre: nonostante il dolore delle sei vergate, non diede cenno di eccessiva intemperanza. Invece Maggie cercò di sfuggire, piangendo e lamentandosi. “Devo forse chiamare Sylvia, affinché ti tenga piegata?” la minaccia ebbe il suo effetto. La ragazzina si afferrò le ginocchia ed espose il sedere al frustino. Data la sua età, ritenni che sei colpi fossero insufficienti, in considerazione anche della scorrettezza commessa, perciò mi proposi di dargliene ben undici. A circa metà della punizione, Maggie ebbe un mancamento e finì distesa a terra. Ne fui molto preoccupata e chiamai a gran voce Sylvia. Rianimammo la bimba, che era mortalmente pallida e solo allora notai che ella aveva le sue cose, tipiche di ogni fanciulla della sua età: ne fui sgomenta ma, in cuor mio, ammirai il suo coraggio perché non mi aveva accennato nulla. Il povero John, intanto, era rimasto nudo e col sederino rosso e gonfio; per fortuna, aveva capito ben poco. Piangeva soltanto perché credeva, vedendo Maggie insanguinate le cosce, che l’avessi frustata a sangue. Il dottor West, subito accorso, le praticò un leggero salasso con le sanguisughe ed ora Maggie sta decisamente meglio. Anch’ella deve piegarsi alla nostra fragile natura femminile!
E’ una pena, per me ancor giovane nello spirito, dover constatare di avere una figlia già signorina! Ahimé, mio caro amico, come passa il tempo e noi non ce ne avvediamo…
Vi rivedrò molto presto: sono in trepida attesa,
la vostra più cara amica.

Racconti di sculacciata: Epistola, parte 6

20 Febbraio 2010

Caro amico,
il vostro contegno è inqualificabile! Il vescovo Lindsay mi ha detto di avervi visto a Canterbury non più di un mese fa. A quanto afferma, eravate in buona salute. Non vanto certo dei meriti nei vostri confronti, la vostra posizione mi è chiara, ormai. E’ uno sciocco puntiglio quello che avete assunto! Siete un vecchio acido, egoista, libertino…ma vi voglio tanto bene! Pagherò il debito, non temete: avrete la vostra soddisfazione! Sapeste quanto mi costa scrivere simili parole. Credevo scherzaste quando me lo avete proposto, ma voi, in ciò almeno, vi siete dimostrato esoso. Io accettai, convinta in cuor mio che mai voi avreste osato. Non ho altro modo di interpretare il vostro silenzio!
Volete venire a casa mia il 13 ottobre? Saremo soli, perché saranno tutti impegnati nella caccia alla volpe organizzata da lord Duncan. Riscuoterete allora. La mia parola è una sola!
La vostra amica (per quanto?)

A me più cara della luce degli occhi miei,
evidentemente non avete ricevuto le mie missive. Parlerò con chi di dovere, al riguardo. Calmatevi, ordunque! Mi dispiace che vi siate dispiaciuta. Tranquillizatemi sul vostro sato di salute: sono io, ora, ad esser in ambasce!
Ordunque, vi riassumo quanto accaduto in questi due mesi. Monika si era procurata un grosso taglio all’avambraccio, armeggiando in cucina. Non ho voluto assistere mentre Mrs Mop le cuciva la ferita: ero sconvolto. La raccolta del croceo è andata discretamente: penso di ricavarne un centinaio di sovrane dalla vendita dei pistilli.
Per farmi perdonare, vorrei narrarvi alcuni fatti. Mrs Mop visitò Annie: la sua schiena, mi disse, era piena di cicatrici. Il gatto a nove code le aveva quasi staccato un capezzolo, con la sua acuta punta di piombo. Lo avevano ricucito le sue compagne di cella, mi confessò di poi. Le ho regalato ben due scellini, quando il lavoro agricolo fu terminato.
Adesso è la serva tuttofare di mr Peel: l’ho consigliato io ad assumerla. Bell era diventata troppo vecchia, più del suo padrone. Si può dire che veda Annie quotidianamente. Ella è ben conscia che il suo visino mi eccita, ma si rifiuta alle mie profferte. Dice che io sono un tipo strano, un tipo che non fa per lei. Uno di questi giorni, glielo farò vedere se sono un tipo strano io!
Monika tornò a casa e mi porse un bigliettino sigillato. Era di miss Avelange: la ragazza era stata svogliata per tutta la lezione, non l’aveva seguita; la mente di Monny vagava, a detta della maestra, per i luminosi sentieri della fantasia. Lei, la maestra, avrebbe voluto punirla, ma lasciava a me la decisione e l’eventuale punizione. Vista la ferita da cui era vulnerata, rimandai a quando fosse stata meglio. Invero la ragazza suscita in me una qualche preoccupazione: sta sempre a pensare che con quell’orrenda cicatrice sul braccio rimarrà sfigurata per sempre. Sciocchezze. E a chi dovrebbe interessare? Non può sposarsi, non ha altri che me al mondo ed io, certo, non la concupisco. E’ diventata mia pupilla solo perché me l’affidò il mio più caro amico, ricordate vero? E’ stato 8 anni fa.
Era una giovinetta ingenua, allora Monika….spaesata nel trovarsi in casa altrui, sebbene mi conoscesse fin da quand’era nata. La morte del padre l’aveva stravolta. Piangeva in continuazione. Vi ho già narrato di come la sculacciai la prima volta, a casa mia. Non provò alcuna vergogna: l’avevo vista nuda molto spesso da bambina e da signorina. Quando il povero Alex era troppo malato, mi occupavo io della sua educazione. La mano, o il paddle o il cane li conosceva bene. La mia mano, tuttavia, era più pesante di quella paterna. E quella volta che mi rese pan per focaccia, sculacciandomi mentre Mrs Mop mi teneva fermo?
Ah, sto divagando: perdonatemi. Mi abbandono sempre più spesso ai ricordi; segno che sto invecchiando. Ho deciso di non utilizzare più la parrucca se non in pubblico: mi da fastidio, mi fa prudere la testa.
Molly la lavandaia è ricaduta nel suo antico vizio: i suoi strilli si sono sentiti per tutto il villaggio, mentre il marito la percuoteva con un pezzo di corda. Comunque dovrò prendere provvedimenti: non può seguitare a scandalizzare tutti in tal modo! Avevo pensato di farla condannare alla deportazione, però mi mosse a pietà la sorte della sua prole. Ha risolto tutto la signorina Avelange: l’hanno marchiata a fuoco, con il consenso del marito, quattro dita sotto l’ombelico.
invece Edwige mantiene una condotta esemplare. Suo marito mi confessò che dopo quella famosa fustigazione, quella che vi ho descritto in una mia precedente lettera, la notte stessa, lei sembrava infoiata in calore: lo ha “sderenato” per usare la stessa espressione colorita che ha usato Milton. Dio mio, mi ha detto lui, non la facessi più sculacciare: egli non sarebbe sopravvissuto ad un’altra notte simile! Nonostante il posteriore piagato, ella esigeva più volte e più volte il debito coniugale ed anche nelle seguenti notti.
A proposito di debito; prendo nota di quanto mi avete scritto. Riguardo alla piccola cerimonia del pagamento, i vostri desideri sono ordini per me! La vostra parola mi basta. L’ora s’approssima.
Mi prostro alle vostre ginocchia,
il vostro amico Robert

Mio caro,
non me la contate giusta. Dietro il tono leggero e fatuo delle vostre parole, colgo angoscia e preoccupazione. Che cosa vi tormenta? Torno a reiterarvi che, con me, potete aprire il vostro cuore.
Per risollevarvi il morale, vi dirò che abbiamo provveduto ad inanellare Sylvia. Dell’operazione si occupata Luana, la schiava nera di lord Canavon. Ci sono volute tre donne per tenere ferma Sylvia mentre l’ago, prima arroventato sul fuoco, le forava la pelle sensibile della…mi capite,no?… Indi nei fori sono stati fatti passare due anelli, infine saldati tra di loro. Ora, quella sgualdrina (perdonatemi il termine eccessivo) non potrà più esser penetrata!
Ho sculacciato di nuovo John: quel ragazzino somiglia sempre di più ad un monello. Come avrei voluto che ci fosse stata la vostra mano a farlo, invece della mia debole di donna. Ma so già che voi avete una certa ritrosia a sculacciare i maschietti: preferite le femmine! Comunque, vi debbo rivelare che ho notato una certa anomalia nell’organo acqueo di John: non è come quello paterno, a prescindere dalla grossezza. E’ come se…se la pelle non scendesse giù: mi capite? Siccome, ovviamente, non sono avvezza a queste cose, chiedo un vostro consiglio al riguardo.
Purtroppo, non avrò il piacere di vedervi il 13: dovrete rimandare ad altra data l’esazione del vostro debito!
La vostra amica più cara

Mia carissima,
nulla sfugge alla vostra perspicacia! In effetti sono preoccupato…e molto! Per Mrs Mop. Ella si avvicina ai 45 anni, accusa problemi di salute. Da parecchi mesi, ho notato che era sempre pallida e che il ventre le si gonfiava a dismisura.
Quasi che fosse in attesa di un bimbo: cosa impossibile, naturalmente. Credevo che fossero cose di donne: mi si dice che, arrivate ad un certo punto della vita, voi perdiate la fertilità con grande disagio. Si rifiutò perfino alla nostra reciproca sculacciata, adducendo il motivo che non si sentiva bene. “Che cosa hai?” le chiesi. Con vergogna, mi rispose che non riusciva ad orinare; meglio, ne faceva poca e con bruciore. Immediatamente andammo dal dottor Ripley, a Cambridge; egli la visitò e sentenziò che Mrs Mop è afflitta dal mal della pietra. Le prescrisse un unguento da spalmare sulla pancia e consigliò un soggiorno a Bath, sebbene non sia stagione: quelle acque depurative le avrebbero recato giovamento. Così la inviai nella città termale. Siccome non è conveniente che una donna stia là da sola, le è accanto Monika. Delle mie, scarse, esigenze quotidiane si occupa Annie: mr Peel è stato molto gentile a prestarmela.
Comunque, se le acque di Bath non dovrebbero fare effetto, il dottor Ripley ha detto che sarà necessario intervenire con i ferri. Si tratta di operazione lunga e dolorosa, che rararamente si fa alle femmine. Da ciò nasce il mio stato di disorientamento. Sono assai affezionato a Mrs Mop. Ella, sebbene più giovane di me, mi fu maestra e collaboratrice e non nego che spesso e volentieri mi sollazzai con lei. Vederla soffrire, sapere che potrebbe defungere mi mette i brividi.
Sono disperato, mia cara! Ogni giorno attendo notizie da Bath, aspetto il corriere sulla soglia di casa: ma, ormai da una settimana, esse non mi scrivono. Il mio nervosismo è tale che ne ha fatto le spese la povera Annie. L’ho sgridata perché non ricordo quale fallo abbia commesso, comunque cosa da poco. Ella ha pianto, sconvolta dai miei modi inurbani. Ha giurato che si comporterà sempre a puntino, per non arrecarmi dolore.
Vi consiglio di far vedere vostro figlio da un cerusico: la circoncisione, rituale presso gli orientali, talvolta, purtroppo, è necessaria anche per noi europei. Si tratta di intervento, tutto sommato, di breve durata anche se alquanto penoso.
Tenetemi informato, così faro io nei vostri riguardi
Il vostro Robert

Racconti di sculacciata: Epistola

20 Febbraio 2010

Mia Carissima,
mentre vi scrivo queste righe, ho difficoltà a star seduto. Mi duole il posteriore! Sono stato sculacciato, ed assai forte!
Ve lo racconto perché so che a voi piacciono queste cose: ve ne sollazzate.
Iersera, quando mi trovavo al mio Club parlando con Mr G** della attuale situazione politica interna, vidi un mio vecchio amico, che per avventura era stato invitato da un altro socio. Subito mi alzai, dopo aver chiesto venia al mio interlocutore, e corsi a salutare il conoscente, stringendogli virilmente la mano. Mr K**, suo anfitrione al quale mi lega stima, m’invitò al proprio tavolo. Erano circa tre anni che non vedevo Alex (questo il nome del mio amico) ed ebbimo molto a parlare. Mr K** si trovò non poco in imbarazzo, giacché, col rivangare i nostri ricordi, monopolizzammo la conversazione. Ne domandai venia all’ospite, ovviamente, però finimmo a concludere la serata al pub. Non è mia intenzione annoiarvi con le rimembranze di vecchi compagni di scuola che s’eran conosciuti orsono trent’anni. Fatto sta che ingurgitai molte pinte di birra. Sulla strada del ritorno, sarà stato anche per l’aria frizzante di questo scorcio di primavera, mi colse uno stimolo fisiologico. Pretesi troppo dal mio stanco e vecchio corpo. Vana la mia speme di reggere: dovetti cedere all’esigenza impellente. Dacché mi conoscete bene, sapete che mai mi sarei permesso di orinare presso un muro sulla pubblica via: e se fosse passato qualcuno e m’avesse scorto? Quale vergogna mi avrebbe colto!
Infilai la chiave nella toppa della serratura, facendo attenzione al rumore da essa prodotta. In realtà, mia volontà era non destare le abitanti della casa, data l’ora assai tarda; soltanto in secondo luogo, non desideravo affatto che vedessero lo stato dei miei pantaloni. Invece, subito nell’ingresso, stava seduta Mrs Mop! Il suo sopore è lievissimo, quindi si destò e, colmo dell’improvvidenza, aprì la lanterna cieca per aumentare l’intensità della fiamma. Alla forte luce, non poté fare a meno di notare i miei pantaloni fradici.
“Buonasera, signorino, o meglio: buona mattinata dovrei dire perché sono già suonate le tre, da un pezzo. Vedo che fuori piove, dallo stato dei vostri calzoni.” Il suo tono di voce era ironico anzichenò, ma con una nota di gaiezza: già pregustava quello che mi avrebbe fatto! Ed io ne ero contrariato. Per evitare ulteriori complicazioni, accettai subito abbassando la testa. Per di più, svegliata forse dal rumore o forse perché non aveva neanche preso sonno a causa della preoccupazione, si presentò anche Monny, nel corridoio. Era in camicia, con uno scialle sopra le spalle. Fu lei, girandomi attorno, ad andare a chiudere la porta di casa, che avevo lasciata aperta. La sua voce appena sussurrata mi redarguì: “ E’ la terza volta! Ti sei fatto la pipì sotto!. Mrs Mop, prepari il bagno per il signorino…che dopo riceverà una bella lezione!”. La testa mi girava, colpa della gran quantità di cervogia ingurgitata. Ebbi una qualche difficoltà a spogliarmi, in camera mia. Indubbiamente, i calzoni e le mutande e persino le calze erano fradici come appena lavati. Monny li prese con schifo reggendoli per l’estremo lembo. Mrs Mop aveva riempito la tinozza con acqua abbastanza fredda: rabbrividii entrandovi. Però, mi fece bene quel frigido, schiarendomi le idee. Tuttavia, proprio quel cambiamento repentino di temperatura fece sì che la mia vescica tornasse a svuotarsi copiosamente nell’acqua profumata dai sali. Tenendomi una mano sulla testa e spingendola giù, Mrs Mop mi costrinse ad immergerla completamente nell’acqua: ce la tenni il minimo indispensabile. Mi rialzai in piedi e la stessa governante mi asciugò tutto, indugiando sul basso ventre in particolare. Monny sosteneva la vestaglia affinché io potessi indossarla più agevolmente. Fu compito ingrato di Mrs Mop infilare tutto il braccio nell’acqua e divellere il tappo al fondo della tinozza.
Giunto in camera, già sapevo che cosa mi si chiedeva. Mi sfilai la vestaglia, e mi distesi sul letto, in modo che le mie gambe penzolassero oltre il bordo. Mrs Mop mi diede dieci sculaccioni per natica: forti, sicuramente per vendicarsi di come l’avevo trattata io una settimana orsono. Avevo le natiche già bollenti, quando fu il momento di Monny. Con la bacchetta. Mille aghi roventi mi penetrarono nella carne dolorante, aggravandomi la sofferenza. “Così imparerai a comportarti da adulto! La devi smettere con questi eccessi! Prendi, prendi e prendi!”: la sua voce esprimeva rabbia. Sei vergate che mi fecero stringere assai forte i denti. Occorse qualche tempo, prima che mi risollevassi; massaggiai le parti colpite e per fortuna che non era uscito sangue.
Mi sono messo subito alla scrivania, ponendo un morbido guanciale sopra la sedia e vi ho scritto.
Certo di farvi piacere,
il vostro devotissimo Robert

Mon cher,
vi ringrazio della confidenza di cui avete voluto onorarmi, mettendo a nudo la vostra intimità. Purtuttavia, dovrete convincervi che sia la vostra governante sia la vostra pupilla non erano nel torto più completo. Suvvia, siete un gentiluomo: indulgere ai piaceri della gola non è da voi! Tanto più, come mi confessate così candidamente, che non è la prima volta che accade ciò.
Per molto di meno, avrei staffilato il mio John: non avrei mostrato alcuna misericordia verso di lui!
Per ricambiarvi della vostra cortesia, vi narrerò un aneddoto. Conoscete Sylvia, la mia cameriera personale. Ella è giudicata una bella ragazza, dalla maggior parte degli uomini di bassa categoria. Purtroppo, nulla fa per smentire la nomea di civetta! La scopersi in colloquio affettuoso, diciamo così, con un valletto: egli le stringeva appassionatamente la mano, pensate un po’! Non posso sopportare simili intimità fra il personale di servizio, nella mia casa. Essi furono turbati dalla mia apparizione. “Sylvia, ti avevo richiamato in svariate circostanze ad una condotta più consona ad una signorina qual sei. Con mio sommo dispiacere, vedo che i miei materni rimproveri a nulla sono serviti! Preparati per la punizione! Quanto a voi, Bill, dirò a Peedlee che vi frusti! Approfittare così, in maniera oscena, di una giovine: non meritate altro che una bella fustigazione. Andate! E tu, Sylvia, vieni con me. Ti farò passare la voglia di civettare!”
Ella mi seguì nel budoir, la testa bassa ed il passo incerto. Non appena mi vide prendere la verga da trentacinque, i suoi occhi si riempirono di lagrime: balbettò qualche insulsa scusa, mi impetrò di non punirla. Fui sorda alle sue preghiere.
Ella, ben conscia di cosa le sarebbe capitato in caso di ribellione, si denudò togliendosi ogni vestito. Si mise carponi ai miei piedi, ben sostenendosi al pavimento sia con le mani sia con le ginocchia. Alzai la verga e cominciai a colpirla sulle natiche ch’altri giudica carnose, ma che, a parer mio, sono semplicemente grasse. Mangia troppo, quella ragazza!
La verga appiattì il suo posteriore, al primo, al secondo, al terzo colpo: lo stava arrossando per bene! Tra gemiti e lacrime, Sylvia mi chiedeva di smettere: il suo corpo, a suo dire, non poteva sopportare simile dolore. Le ribadii che doveva esser punita per come si era comportata e seguitai a fustigarla, imperterrita. Però, la stanchezza colse il mio braccio. Smisi di batterla e le passai una mano sul posteriore: bruciava! Una trentina di linee rosse, assai cupe e profonde, lo solcavano; nella mia bontà, pur colta dall’ira, avevo evitato, anche a lei, la fuoriuscita del sangue. Si rivestì, seguitando a piangere e ballonzolando come quell’orso che vedemmo alla fiera annuale di Nottingham. La congedai severa, ammonendola a non mostrar più simile intimità con i servi.
Come mi siete mancato, in quel momento,subito dopo che avevo sculacciato Sylvia: oh, come avrei voluto avervi vicino, come avrei voluto distendermi sulle vostre ginocchia e sentire la forza della vostra mano….
La mattina successiva, dallo spioncino, assistetti alla punizione di Bill. Due servi lo tenevano stretto, in posizione chinata, Peedlee gli calò le braghe e lo frustò sul culo maschio. Il ragazzo era stato imbavagliato, altrimenti le sue urla sarebbero risuonate per tutta la casa. Sapete bene che il paddle chiodato arreca molto dolore. E, perdipiù, Bill aprive pure le cosce, dopo ogni colpo, e lasciava intravvedere il suo…simili descrizioni non convengono ad una dama! Come da mio ordine, Peedlee gliene diede venti: il posteriore di Bill, invece, colava sangue dalle tumefazioni.
Spero che vogliate farci visita al più presto,
la Vostra migliore amica