Racconti di sculacciata: Epistola, parte 2
22 Febbraio 2010Mia sempre più carissima,
le vostre parole sono state balsamo per il mio animo. Anch’io anelo incontrarvi. Purtroppo, recenti sopraggiunti impegni mi impediscono di farlo a termine breve. Ritengo che, tuttavia, potrò esser vostro ospite per l’inizio dell’estate.
Non nego che il vostro racconto abbia suscitato in me una qualche emozione: mi son sentito rimescolare, se mi perdonate l’ardire.
Avete fatto bene: sulla dura carne volgare dei servi, il paddle chiodato arreca un qualche danno, ma non così forte come il gatto o lo staffile, ad esempio. Quanto alla vostra cameriera, non dubito che abbia ricevuto una buona lezione dalle vostre eburnee mani, ma ella saprà trarne vantaggio? Scusate se mi permetto, però ritengo che siate stata troppo debole. Avreste dovuto usare il paddle pesante od il nerbo di bue. Da come me la descrivete, suppongo che Sylvia ricadrà presto in tentazione. Per certa gente, adusa a peccare, ci vogliono le maniere forti!
Anche Mrs Mop, ricordate?, indulgeva a certi piaceri di gola, purtroppo solo di gola. La sua passione per i dolci era smodata e rischiava di comprometterne la salute fisica, oltre che l’aspetto estetico. Non sapeva affatto resistere alla tentazione di addentare un qualsiasi dolcetto; non certo in pubblico, ché in società il suo comportamento è più che forbito, bensì in casa, quando eravamo soli. Vi svelerò un piccolo segreto. Anch’io la dovetti punire per questo suo vizio. Accadde all’incirca un anno fa.
Mi ero mostrato assai severo onde impedirle di proseguire nella sua insulsa golosità: le avevo dichiarato che l’avrei punita, se avesse superato la razione di dolci che le competeva mensilmente. Dapprima, ella parve adeguarsi ai miei dispositivi, ma, un bel giorno, rientrando, trovai che il plumcake allo zibibbo che avevamo lasciato sul tavolo, era stato completamente finito! Non poteva esser stata che lei, la quale era rimasta da sola in casa. La rimproverai aspramente, e, per onestà, devo riconoscere che Mrs Mop non addusse alcuna scusante alla sua condotta incorregibile; anzi fu lei stessa a sollecitarmi per una dura punizione. Si sarebbe ricordata del dolore che le avrei inferto, prima di mangiarne un altro di dolce, mi disse. E fu lei stessa a porgermi la lunga, ma sottile, striscia di cuoio con cui l’avrei punita. Volli mostrare la mia severità fino alla fine. “Non dovrai gridare – le dissi- ricorda che sarà punizione durissima, ma per il tuo bene. Ti darò venti frustate, sul posteriore nudo. Procedi!” Ella si chinò sul tavolo del mio studio, dopo essersi alzate le gonne: le aveva ancora strette tra le mani, reggendole all’altezza dei fianchi; perciò fece attenzione a poggiarsi sul piano del tavolo, con i suoi grossi seni che si appiattirono sotto cotanto peso. Aveva delle calze bianche, lo ricordo vividamente, che le giungevano a metà delle larghe cosce; il suo deretano era ancora pallido. Ben presto avrebbe cambiato colore!
Alzai la cingia ed essa sibilò nell’aria, prima di andare a colpire con vigoroso rumore quelle natiche esposte. Mrs Mop si lasciò sfuggire un breve lamento dalle labbra chiuse, suscitando la mia disapprovazione. “Ti ho detto che non devi lamentarti- le ripetei- ma lo hai fatto, perciò il mio braccio si alzerà in maggior misura!” infatti, diedi la seconda frustata con forza ben superiore: la striscia rossa che impresse sulla pelle fu più marcata. Vesciche si formavano, Mrs Mop si agitava nel vano tentativo di sfuggire alla sferza o, almeno, di attenuarne il tremendo bruciore che le arrecava. Contai mentalmente le venti cinghiate: il suo posteriore era tumefatto, rosso bluastro per i lividi lasciati dal cuoio. Provvidi io stesso a riabbassarle le gonne. Ella lasciò trascorrere del tempo, prima di ritornare in posizione eretta; qualche lagrima le rigava il ciglio allorchè mi chiese, umile, se le avessi potuto fare i bagnoli dacchè la punizione era stata ben dura.
Soddisfeci alla sua richiesta, più tardi. Al contatto della mia mano, la pelle si presentava bollente e ruvida, anziché liscia. Mrs Mop, distesa bocconi sul letto, fremette alquanto sentendosi sfiorare le indolenzite natiche. Ebbe un piccolo e lieve grido, quando sulla pelle calda distesi il fazzoletto intriso d’acqua odorosa. Nonostante la posizione bocconi, strofinò le cosce fra loro, mugolando a bocca chiusa. Aspettai che l’umida stoffa s’asciugasse trasmettendo alla pelle la propria frescura e rinnovai l’impacco. La governante agitava il groppone come se stessi ancora sculacciandola, e le sue dite, simili ad artigli, stringevano la coltre sbiancandosi le nocche; l’acqua dell’impacco colava giù dalle natiche, lungo i fianchi e lungo le cosce, infino in mezzo a loro. Al terzo impacco, Mrs Mop mi pregò di lasciarla sola: ormai il peggio le sembrava esser passato e si stava rinfrancando. Esaudii questo suo desiderio, non senza ricordarle, prima di uscire dalla stanza, che non doveva mangiare dolci in maniera sì smodata. Ed in verità, da allora la sua golosa passione si è alquanto moderata.
Nella mia prossima lettera, qualora voi lo desideriate, vi narrerò di come Mrs Mop si prese la sua vendetta su Monika e, purtroppo, su di me.
Al piacere di leggervi, in attesa di potervi omaggiare personalmente
Il vostro Robert
Mon Cher Ami,
leggervi è per me sempre un momento delizioso. Avete un modo così garbato di scrivere. Magari possedessi io la vostra facondia!
Ieri ho dovuto sculacciare John e Maggie. Il loro comportamento era stato disdicevole! Inutile che vi dica cosa avevano fatto, non è mia intenzione annoiarvi.
Li ho fatti mettere in divisa da punizione, proprio come mi suggeriste voi a suo tempo. Semplicemente un paio di braghe per il maschietto ed una corta gonnellina per la femminuccia.
Mi assisi sulla sedia e li chiamai. John si avanzò, tirando su con il naso. In fin dei conti, è solo un ragazzino. Il suo istitutore non lo frusta spesso, anzi quasi mai: non perché non lo meriti, ma perché Mr Allison è un uomo dal carattere debole e rifugge da simili metodi, che egli ritiene degni dell’Inquisizione papista. John si distese sulle mie ginocchia e fui io a scoprirgli il sedere. Lo sculacciai a lungo con la mano nuda, arrossandolo ben bene; per quanto si agitava, fui costretta a tenerlo fermo, comprimendogli le reni con l’altra mano. Si alzò frignante e vergognoso di mostrare le sue parti intime alla sorellina: infatti gli avevo ingiunto di rimanere con le braghe abbassate. Era il momento di Maggie, colpevole quanto e più del fratello. Essendo lei più grande e robusta di John, si dispose ugualmente di traverso alle mie ginocchia, ma con le mani e con i piedi che toccavano il pavimento. Nonostante la mia mano fosse leggermente bruciante, anche Maggie ricevette la sua razione di sculaccioni. Indi mi alzai e presi il frustino da cavallerizzo. Quattro occhi mi guardarono farlo, terrorizzati. Essi sono carne della mia carne, frutto del mio seno: eppure dovevo mostrarmi inflessibile. Li percossi con il frustino sui deretani rossi: sei frustate ciascuno. Debbo riconoscere che John è simile a suo padre: nonostante il dolore delle sei vergate, non diede cenno di eccessiva intemperanza. Invece Maggie cercò di sfuggire, piangendo e lamentandosi. “Devo forse chiamare Sylvia, affinché ti tenga piegata?” la minaccia ebbe il suo effetto. La ragazzina si afferrò le ginocchia ed espose il sedere al frustino. Data la sua età, ritenni che sei colpi fossero insufficienti, in considerazione anche della scorrettezza commessa, perciò mi proposi di dargliene ben undici. A circa metà della punizione, Maggie ebbe un mancamento e finì distesa a terra. Ne fui molto preoccupata e chiamai a gran voce Sylvia. Rianimammo la bimba, che era mortalmente pallida e solo allora notai che ella aveva le sue cose, tipiche di ogni fanciulla della sua età: ne fui sgomenta ma, in cuor mio, ammirai il suo coraggio perché non mi aveva accennato nulla. Il povero John, intanto, era rimasto nudo e col sederino rosso e gonfio; per fortuna, aveva capito ben poco. Piangeva soltanto perché credeva, vedendo Maggie insanguinate le cosce, che l’avessi frustata a sangue. Il dottor West, subito accorso, le praticò un leggero salasso con le sanguisughe ed ora Maggie sta decisamente meglio. Anch’ella deve piegarsi alla nostra fragile natura femminile!
E’ una pena, per me ancor giovane nello spirito, dover constatare di avere una figlia già signorina! Ahimé, mio caro amico, come passa il tempo e noi non ce ne avvediamo…
Vi rivedrò molto presto: sono in trepida attesa,
la vostra più cara amica.