UN RACCONTO DI Mr X – parte 1 -
23 Novembre 2011Questo racconto ci viene inviato da Mr X. Buona lettura a tutti!
Eh, si! Stavolta mi trovo veramente in una bella casuccia.
Sono all’incirca le ore dodici e trenta, ed il sole fuori produce un gradito tepore.
Alla tivù stanno dando il solito telefilm della signora in giallo: ancora mi stupisco che non abbiano consumato la pellicola a forza di girarlo nella macchina.
Si si, lo so… ora esiste il digitale e la pellicola è una moda passata. Ebbene signori, io penso che abbiano inventato il digitale apposta per poterci ripropinare telefilm stravecchi, e per risparmiare sul consumo di quelle pellicole.
Ma torniamo a noi…
Qui nel soggiorno, sta apparecchiando la tavola un ragazzo di giovane età, forse sui 15 anni. Sapete? Raramente mi sbaglio sulle età: deve essere una mia dote naturale.
Sta preparando per 4.
L’aroma del cibo si distingue nell’aria: sugo, patate, e questo… penso che sia arrosto. Uhm… si! Arrosto! Di coniglio, per l’esattezza.
Dalla cucina, ovvero un antro senza porte ricavato dalla stessa stanza, si vede intenta a cucinare una donna mora riccioluta, magra ma di bell’aspetto che penso sia la madre del giovane descritto prima.
Credo la sua età possa oscillare attorno ai 50 anni. Anche qualcuno in più: portati molto bene, però sono sicuro che l’età sia quella.
Adesso si sta voltando in questa direzione e sta venendo da questa parte. Mi passa a fianco ed apre la porta che porta sull’atrio.
Ah! Ah! La porta che porta…Ho fatto un gioco di parole, dovete scusarmi, a volte trovo divertenti persino certe facezie.
“Ehi! Voi due… ne avete ancora per tanto? E’ quasi pronto!”
Si sente una voce provenire dal piano superiore:
“No! Ho quasi finito!”
Dopodichè la signora si rivolta e torna al suo “regno”, ovviamente passandomi in parte senza guardarmi, il che ovviamente è comprens-
Oh! Che sbadato! Mi ero dimenticato di dirvi una cosa importante nonché fondamentale, altrimenti non capireste come io faccia a raccontarvi questa storia: il fatto è che… IO SONO UN UOMO INVISIBILE!
E’ tanto che non parlo con qualcuno e perciò trovo difficoltà in certe situazioni. Ormai la trovo una cosa talmente normale che dimentico il fatto che per qualcuno non lo sia.
Ma non sono sempre stato così, sapete? E’ stato quel maledetto laboratorio di Leningrado da dove poi sono fuggito…
La mia pelle è stata modificata geneticamente in modo da risultare invisibile all’occhio umano e per resistere sia ad alte che a basse temperature: ragion per cui giro sempre nudo. Ma tanto voi non lo potete sapere. Dopotutto, sono invisibile, no? Ora vi faccio vedere una mia foto…
Beh, in realtà non sono proprio io: io sono molto più bello di così…
Purtroppo io sono in questo stato da tanti anni, che mi sono dimenticato persino il mio nome, ed allora mi son dato un simpatico nomignolo: “X”. Vi piace come nome?
Ma immagino che a voi non importi nulla di me…
Non dovete preoccuparvene. Ci sono abituato.
Credo che siate più interessati alla normale vita di questa famigliola, che ad un’esistenza (o inesistenza, come la chiamo io) noiosa come la mia.
Ero rimasto appunto al fatto che la madre aveva chiamato altri due componenti della famiglia a tavola.
Sono curioso di scoprire chi sono. Mi piace vedere gente nuova.
Oltrepasso la porta che conduce all’atrio. (Avete visto? Ho smesso con le battute fuori moda)
Vi sono un paio di porte che danno rispettivamente all’esterno e ad un soggiorno. E ci sono poi due rampe di scale, che conducono l’una verso il seminterrato ed una al piano superiore.
E’ qui che sento ciò che con la porta chiusa prima non riuscivo a sentire.
Dei suoni che si ripetono ciclicamente come una “C” di “Ciliegia” per intenderci, accompagnati da una specie di lamento.
Beh! Ho deciso di soddisfare la mia curiosità ed avventurarmi al piano superiore. Il fatto di essere invisibile almeno può essere utile a qualcosa. Sono una manciata di gradini in legno che cigolano anche se cammino piano.
Mentre salgo le scale mi sembra di rivedere delle immagini di un film di Hitchcock. Mi sono sempre piaciuti i suoi film, specialmente per quella mania che aveva per le scale.
Mi rende allegro pensare a Hitchcock, soprattutto per la traduzione che si possa dare al suo cognome. Avete mai provato a tradurlo?
Ops! Scusate ancora! Devo continuare la storia. Giuro che non interromperò più…
Sono giunto alla fine delle scale, dove si presenta un corridoio posto trasversalmente rispetto alle stesse.
Da una porta semichiusa, provengono i rumori. Ora più distinguibili: i lamenti sono effettivamente dei lamenti, mentre non riesco ancora a capire cosa possa essere attribuito all’altro suono.
Mi affaccio all’uscio.
Oh, mio dio!
Non avete idea di cosa sto vedendo in questo momento!
C’è un signore, seduto su una sedia. Ha l’aria austera e severa. Uhm… 55 anni. Portati male: barba incolta, e quei pochi capelli che ha sono grigiastri.
Con lui c’è una ragazzina. Purtroppo però non riesco a darle un’età, e questo perchè… LE STO GUARDANDO IL SEDERE!!!
Eh, già. La signorina è stesa sulle ginocchia del padre e le sta prendendo di santa ragione sulle natiche. Indossa una tuta, o per meglio dire, indossa una tuta dalla vita in su, perchè al di sotto è nuda! Ed è veramente un bel sedere: pieno, quasi sferico. Oserei dire perfetto.
Le sta sicuramente buscando da un po’, osservando il rossore del suo popò.

Il padre la sta sgridando per qualche motivo, ma io sono troppo concentrato su quella meravigliosa visione di carne giovane che si muove sussultoriamente ad ogni colpo che riceve.
A volte contorce le gambe, a volte scalcia. A volte persino le divarica, facendomi fare sogni bellissimi ed al tempo stesso proibiti.
E’ parecchio che non provo un’emozione vera, ma questa volta devo ammetterlo, là sotto qualcosa si è mosso…
“AHIIII! Ti dico che non sono stata io…”
“Ah, no? E se non sei stata tu chi altro è stato? Io, forse?”
Un po’ mi spiace per la giovane, ma è chiaro che non posso intervenire. E poi per qualche sculacciata non è mai morto nessuno, anzi. Voglio guardarla in volto, la ragazza. Mentre entro si apre un po’ la porta: pazienza, daranno la colpa al vento: è quello che pensano tutti.
Mentre mi avvicino, sento dal piano inferiore:
“Allora… io scolo la pasta…”
“Si, ancora un attimo, ho quasi finito…”
Che viso carino: raccolto in due treccine bionde, bocca dalle labbra molto sottili e sensuali, e gli occhi… beh, con tutte quelle lacrime sono un po’ arrossati, ma sono proprio due occchietti da cerbiatta bellissimi. 16 anni! Ne sono sicuro!
Chissà quale marachella avrà combinato, ma se se lo è meritato…
“Basta! Ti prego, AHI!”
“MA che basta! Questo è quello che ti meriti! VERGOGNOSA!”
All’udire di quest’ultima parola, il mio pene ha cominciato a inerpicarsi lungo il mio corpo, come da tanto tempo aveva dimenticato di fare.
Mi sono avvicinato. La ragazza sta strillando ancora, ma da qui posso vedere sia il suo volto che il suo sedere, entrambi rossissimi. E’ un amore, conciata così: c’è un cerchio rosso stampato tutt’attorno alle natiche, mentre la pelle sul resto del corpo è decisamente più pallida. Si, sei veramente un amore.
Eh! Però, suo padre gliele sta dando parecchio forti! Dev’essere veramente arrabbiato. E’ fortunata che lo stia facendo a mano nuda…
“Ti giuro, AHI! credimi… non è colpa mia AHI!…”
“LA cosa che mi fa più arrabbiare non è tanto quello che hai fatto, ma il fatto che continui a negare l’evidenza.”
Da sotto si sente a gran voce.
“Allora, è pronto in tavola…”
All’udire di questo, il padre scarica l’ultimo ceffone che aveva caricato sul posteriore di questo angelo, poi la fa rialzare:
“Spero che questo ti serva di lezione signorina! Non voglio più sentire bugie!”
Mi scanso per far passare il padre che si dirige verso la porta quando questo si gira, e rivolge la parola alla graziosa fanciulla, che nel frattempo si stava rivestendo massaggiandosi il sedere con l’altra mano. E’ sensuale anche quando fa il visino tutto imbronciato…
“No! Niente mutandine! Solo la tuta!”
Fu un attimo di sbigottimento di entrambi.
“Ma… papà… non capisco per…”
“Sono arrabbiato, affamato e non vedo l’ora di scendere a mangiare, ma se vuoi pure disubbidirmi, non lesinerò un istante dal rimetterti sulle mie ginocchia e a continuare a darti tutte le SCULACCIATE CHE TI MERITI!!!”
UH! Alla parola “Sculacciate”, ho sentito un impulso sulla punta del mio pene. Ho dovuto concentrarmi molto perchè non eiaculassi.
Essa, convinta dalle parole minacciose, si sfila nuovamente i pantaloni della tuta, per far fare alle mutandine la stessa sorte.
Mentre allarga le gambe, non posso fare a meno di vedere quel tenue colore rosa che contraddistingue le sue parti più intime, protette da quel boschetto di peluria soffice.
Questa ragazzina dal culetto rosso mi sta facendo veramente voglia, ma io non cederò alla tentazione: sarebbe il miglior modo per farmi scoprire dal KGB. E poi potrebbe essere anche vergine, non merita di passare una delle emozioni più belle della vita con uno che nemmeno si vede… Però! Che bella che sei…
Si riveste secondo le indicazioni del padre, e poi cammina, un po’ dolorante, verso fuori. Io la seguo.
La signora si rivolge al marito:
“Ti sei lavato le mani? Dopotutto le hai messe sul suo sedere!”
“Adesso, Dora! Adesso!”
“E tu anche, Chiara.”
La madre non sembra fare particolare ironia.
L’unico che sembra divertito è il figlio, che sorride cercando di nasconderlo con le mani a coprire il viso, tenuto inclinato verso il tavolo.
“Sedetevi!” Ordina Dora.
Chiara però, (o almeno mi è parso che l’avesse chiamata così prima la madre) sembra immobilizzata davanti alla sedia.
“E allora?”
“Mamma, posso avere un cuscino?”
Si, effettivamente la sua sedia è sprovvista di cuscino. Sapete, quei cuscini sottili che si attaccano con delle cordicelle alla sedia. Sembra quasi sia stato preparato apposta così.
Mah! La madre era occupata a far da mangiare, il padre beh, lo sapete…non sono certo Sherlock Holmes, ma quel cuscino che ora si trova sul divano può averlo staccato solo una persona…
“Ah! Quante storie! Siediti e basta.”
“Ma mamma…”
“Ho detto siediti! Solo per un po’ di bruciore sul culo. Neanche te le avesse date con la cinchia… Ah, ma se continuerai così, non manca molto!!!”
Chiara scosta la sedia, poggia le mani al bordo del tavolo, ed inizia a calare il sedere fino a tangere la sedia.
Adesso, invece, sta cominciando a trasferire il suo peso dalle sue gambe al sedere, e questo lo si può capire osservando gli occhi strizzati e la bocca aperta.
Ah! Ah! Deve bruciargli un po’ il culetto…
Non posso fare a meno di provare un po’ tenerezza per lei…
Il figlio, interrompe momentaneamente il pasto per gustarsi la scena abbastanza eccitato, soltanto che stavolta non è riuscito a nascondere la sua soddisfazione alla sorella, che lo guarda frustrata ed arrabbiata, stando però zitta e cominciando il pasto.
“Ma non sono stata io…” dice quasi impercettibilmente.
Uhm… l’ha ripetuto troppe volte… mi sovviene un dubbio: che stia dicendo la verità?
Mi piacerebbe indagare…




