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Giulia
9 Novembre 2011Giulia era arrabbiata. Prima di tutto con se stessa e, poi, con quegli stronzi dello Stato Maggiore. Aveva tradito la fiducia del Supremo, ne era ben cosciente, quella fiducia che Egli le aveva concesso senza remore, affidandole la condotta della Campagna. Gli altri avevano storto la bocca; ritenevano Giulia troppo irruente, troppo passionale, dicevano che lei si faceva guidare dai sentimenti e non dalla logica. Ma il Supremo li aveva zittiti tutti. “Sono sicurissimo che vinceremo anche questa volta!” aveva sentenziato con un gran sorriso.
La strategia adottata da Giulia sembrava ottenere frutti copiosi, almeno all’inizio. Erano penetrati in territorio nemico per miglia e miglia, e quei vigliacchi si erano ritirati impauriti. Il Supremo era stato così contento che l’aveva addirittura onorata dei suoi favori: per Giulia era stata una notte d’amore indimenticabile! L’aveva fatta sentire donna, veramente donna!
Erano arrivati alle porte di Mlolan, difesa, per dir così, da un pugno di fanatici irriducibili. La stessa Giulia aveva guidato l’attacco, di persona, assaporando il trionfo, prospettando il momento in cui il Supremo sarebbe sfilato in città fra due ali di folla festante. Li avevano massacrati. C’erano migliaia di nemici, là dentro. E nessuno l’aveva avvertita della loro presenza, di forze nemiche tanto ingenti. O, forse, era stata lei che non aveva voluto aspettare: si era fatta prendere dall’irruenza ed aveva perso. Avevano ragione i suoi avversari interni: era stata una stolta! E adesso l’aspettava una punizione terribile!
Giulia non aveva paura del dolore fisico; nei suoi 45 anni di vita si era sottoposta a sei interventi di chirurgia plastica: adesso mostrava metà della propria età. Non era il dolore fisico a spaventarla, no!, erano le conseguenze. Quella puttana di Aram, era stata lei a presiedere la Commissione d’inchiesta, glielo aveva dichiarato chiaro e tondo. Una volta scontata la pena, Giulia sarebbe rientrata nei ranghi, ricominciando da soldato semplice: nessuno avrebbe più voluto vederla ai piani alti del Palazzo. Una vita anonima, in seconda o terza fila, senza popolarità, senza poter più parlare o toccare il Supremo: era questo che spaventava Giulia. Assai più delle frustate, che avrebbe dovuto subire fra poco.
Ci sarebbe stato Palacio, quell’antipatico dalla voce roca, ad assistere alla sua completa ignominia. Ma, nascosta da qualche parte, invisibile a lei e agli altri, perché era una vigliacca, lo era sempre stata, ci sarebbe stata anche Aram ed avrebbe gongolato. Proprio per questo, Giulia era tanto arrabbiata.
Non era passato mica tanto tempo, da quando la stessa Giulia aveva maneggiato la frusta per colpire le secche natiche di quella smorfiosa, stupida, cretina: ricordava benissimo come le aveva ridotte. Adesso, toccava a lei: non avrebbe urlato, non avrebbe chiesto pietà, avrebbe sopportato fieramente. Gliel’avrebbe fatto vedere lei a quella puttana chi è Giulia.
“Signora –disse il servo con atteggiamento strisciante ma a Giulia parve come di cogliere un lampo di soddisfazione nei suoi occhi porcini- è il momento di andare!”. Giulia si lisciò i pantaloni sui fianchi; li aveva scelti apposta di colore bianco: mettevano in risalto il suo splendido culo. Tra poco Palacio si sarebbe leccato le labbra, gli sarebbe venuta l’acquolina in bocca: ci si potesse strozzare con il suo stesso catarro!
A modo loro, erano stati gentili: non avevano neppure stretto troppo le cinghie che ora la legavano al trespolo. Erano due professionisti, sapevano il fatto loro. Era stata lei a togliersi la camicetta ed i pantaloni: non voleva che la toccassero neppure. Indossava solamente il tanga. Era stata lei a piegarsi sul trespolo spontaneamente. Giulia si permise un sorriso: era Aram, adesso, ad esser sconcertata e, forse, pensò, in quel cervello da gallina si stava accendendo una briciola d’ammirazione per lei.
I due mastigofori si piazzarono alle spalle di Giulia, una da una parte, l’altro dall’altra. Le cinghie erano assicurate al polso da un lacciolo; erano cinghie pesanti, Giulia l’aveva notato subito, di quelle che fanno proprio male: sicuramente una scelta di Palacio. Giulia respirò a pieni polmoni e, di colpo, abbassò la testa: i lunghi capelli biondi, quasi tutti non suoi, sfiorarono il pavimento. Era il segnale.
Le orecchie di Giulia non percepirono il sibilo, ma un bruciore tremendo le si diffuse sulle chiappe quando furono colpite dalla prima frustata. Era stato quello alla sua sinistra, notò lei. Immediatamente dopo, fu quello di destra, il mancino, a colpire. Dolore si aggiunse a dolore, nel corpo di Giulia. Un dolore sempre più insopportabile, via via che i mastigofori la frustavano. Giulia si morse le labbra per non urlare: non credeva che fosse così tremendo. Le sue dita dalle unghie laccate si strinsero verso il palmo delle mani; i suoi piedi, se non fossero stati legati, si sarebbero alzati dal freddo pavimento, il suo corpo si sarebbe arcuato ma la striscia di cuoio lo teneva ben fermo al trespolo: la fibbia al centro delle reni. Le facevano male le mammelle, pendule ma i capezzoli strusciavano contro l’asse di legno del trespolo; le cosce, tese in posizione innaturale, avvertivano i crampi dei muscoli spasmodici.
Sembrava non finire più: aghi roventi, a migliaia, entravano nella carne tumefatta del culo di Giulia. A migliaia, a milioni: il bruciore, era quello, che la tormentava e, all’improvviso, la fitta nel momento in cui il cuoio delle cinghie feriva la pelle tesa e gonfia.
Si erano fermati. Giulia era intontita dalla sofferenza: non le aveva contate, ma sicuramente tutte e sessanta le frustate previste erano andate a finire sul suo culo in fiamme. Giulia tolse i denti dal labbro inferiore e la sua lingua percepì il salato sapore del sangue, che si mischiava a quello, altrettanto salato, delle lacrime; il pianto era una reazione naturale, umana; lei non ci poteva far niente, si consolò Giulia. Così come non poteva fermare il tremito che le stava pervadendo il corpo slanciato. Almeno, pensò, mi sciogliessero in modo che io possa sgranchirmi la colonna vertebrale.
Invece, nessuno le tolse i legami che l’avvinghiavano. Giulia non seppe mai quanti minuti era trascorsi dalla fine della punizione al momento in cui udì dei passi scalpicciare il pavimento: qualcuno, forse più di uno, era entrato nella stanza. Ed una era una donna, ne percepiva il profumo dozzinale con cui si era cosparsa. Aram! Quella puttana non voleva rinunciare al suo momento di trionfo. E sia!, pensò Giulia, berrò l’amaro calice fino in fondo…la vendetta è un piatto che si mangia freddo. Cominciò, addirittura, ad escogitare piani per prendersi la rivincita verso quella smorfiosa….
Una mano si infilò sotto l’elastico del perizoma, tirandolo verso il basso: Giulia sentì le unghie vergare la pelle gonfia e rovente del proprio culo. Strinse i denti. Con terrore, stavolta sì, capì che l’aspettava l’ultimo oltraggio.
“Quando si sarà ripresa – disse efficiente Aram ai mastigofori- toglietele quel coso dal culo e portatela in medicheria. Ha bisogno di cure, questa vecchia…. Andiamo, Palacio, il Supremo ci attende: tocca a noi riparare i danni che ha combinato questa qui!”
BK
Le frustata della mistress
13 Ottobre 2011Una mistress prende a frustate il suo schiavo e lo punisce duramente: cliccare qui per godersi la scena! Da una segnalazione di Lady Laura…
La mistress e la frusta
23 Settembre 2011Lady Laura ci segnala un bel video per gli amanti della dominazione delle mistress, in cui una mistress appunto frusta duramente il suo schiavo: cliccate qui per visionare il video (completo e gratuito!).
Eccovi una foto di anteprima:

My Wife Lucy
9 Settembre 2011Lucia era, a quel che mi ricordavo, una bella donna, a dispetto dell’età e del sovrappeso. Non equivocate! Non suscitava in me alcun desiderio, mi piaceva per il suo charme, la sua intelligenza, la sua simpatia.
“Finalmente, si è deciso a lasciarla! Dopo più di trent’anni di sudditanza e di angherie, finalmente Osvaldo ha rotto i ponti con quella virago prepotente…” stava dicendo mia moglie, riguardo al fatto che Lucy era stata abbandonata di punto in bianco dal suo sposo, oramai ex.
“Beh, anche tu hai subito le sue angherie….” mi intromisi.
“Che c’entra? – replicò mia moglie- era la mia preside, nella prima scuola in cui ho insegnato…- Jo ci pensò su un attimo, poi esplose- Ha fatto bene! Se fosse stata mia moglie, l’avrei picchiata tutti i giorni!” Poi, tacque, rendendosi conto di quel che aveva detto. E non soltanto perché aveva rotto la solidarietà femminile…infatti, si corresse subito guardandomi bieca : “Non ti fare illusioni, tu! Dicevo, tanto per dire…”
Era stata una bella estate, nel senso che non aveva fatto molto caldo. Io detesto il caldo: sono tipo da clima nordico, polare…stavo chiacchierando con Jo, appunto del fatto che il marito della sua ex-preside, con la quale ogni tanto si sentiva per gli ipocriti auguri di buone feste, aveva riconquistato la libertà. Non che la cosa mi interessasse troppo, ma…
Lucia è inguainata in un vestito nero aderente, che mette in risalto le sue forme. Il seno prosperoso s’intravvede nella lieve scollatura; i fianchi sono accentuati dal taglio di sartoria artigianale, di buon livello. Il fumo della sigaretta sale verso l’alto, uscendo dalle sue labbra carnose sottolineate dal rossetto carminio; i capelli biondi, ricolorati da un abile coiffeur, le incorniciano il volto abbronzato. “E sia! Mi avete convinto! Facciamo come volete voi. Sia ben chiara una cosa, però: lo faccio per mia libera scelta, e non perché voi me lo imponete!” . Si china a spegnere il mozzicone nel posacenere, sul tavolino davanti a lei: il cilindretto di carta bianca e di tabacco, brucia ancora nell’ ampolla di vetro. Lucy tira un gran sospiro, come se si fosse tolta un gran peso dal cuore…”Dove…dove…posso…prepararmi?” mi chiede, evitando di guardarmi.
“Qui, davanti a me!” le dico. Non posso farle sconti: al dolore successivo, va aggiunta la vergogna precedente.
Lucy solleva il suo non lieve peso dalla poltrona del salotto; mi sembra cogliere un’incertezza nelle sue gambe, quando è in piedi. Ma è un attimo. Rapidamente porta le braccia dietro la schiena, le sue dita slacciano i bottoncini del vestito. La parte superiore dell’abito cala giù, dopo che Lucia ha scrollato le spalle. Un paio di secondi dopo, tutta la stoffa nera le scivola via. La sottoveste è dello stesso colore, così come la biancheria intima. Incrocia le braccia per togliersi la sottoveste serica. Forse per età, forse per determinazione, Lucy preferiva portare ancora il reggicalze anziché i collant. Stretto sui fianchi, arricchito da leziosi macramè, lasciava pendere le sue bretelle fameliche, mordenti l’orlo più scuro delle calze:molto eccitante la striscia di pelle bianca scoperta fra le mutande e le calze vere e proprie, color fumè.
Assentisco con la testa alla sua muta invocazione. Deve togliersi anche quello. Ma non può farlo, se non si siede. Invece, no! Lo solleva dalla sua propria pelle con le due dita di ciascuna mano e lo spinge verso il basso, semplicemente. La striscia di stoffa si ferma appena sotto le cosce, ma è inutile adesso. Le calze si reggono benissimo da sole, senza alcun supporto. Le ampie mammelle si sollevano e si abbassano un paio di volte, spinte dalla cassa toracica: due sfere bianche, striate da qualche ruscelletto bluastro, come nei disegni dei bambini. Non si toglie il reggipetto, ma lo sgancia soltanto sulla schiena, prima di girarsi. Si piega in avanti, le mani a poggiare sul basso pianale della poltrona rossa. E’ pronta, e si augura che tutto finisca al più presto. Sarà mio il compito, al contrario, di prolungare il suo strazio. Come le abbasso le mutande, senza alcuna delicatezza ma di colpo: e lei ha un fremito.
Mano dalle dita ben larghe, colpisco senza alzare troppo il braccio. CIAFF! Rumore terrificante sull’adiposo culo: impronta di un guanto bianco, su fondo rosso il tutto sopra il marmorizzato. Lucia piega le ginocchia: l’ha sentita, eccome se l’ha sentita! CIAFF!, di nuovo ma sull’altra. Sospira, di dolore. Meglio così: perché adesso soffrirà davvero.
CIAFF CIAFF CIAFF…sempre più veloci e sempre più forti, finche lei non piega le ginocchia, non sopportando il bruciore che insopportabile le inonda la pelle di quel vasto mappamondo. “Basta, ti…vi prego!” mi chiede con voce piagnucolante.
Mentre mi allontano per prendere qualcosa, Lucy si passa una mano sulla guancia a detergere la furtiva lacrima. Lo spazzolino da spolvero, che di solito uso per mia moglie Jo, sembra troppo piccolo per quel culo troppo grande: ma sarà sufficiente. Infatti, Lucia strilla non appena la canna di bambù le percuote l’irritata pelle. Sulla quale, il legno struscia mentre lo ritiro indietro. Brevi, veloci, rapidi tocchi ad irritar vieppiù: poi la frustata forte, da far accapponare la pelle. Mia e sua: giacché nel gonfio didietro il bambù penetra, come se fosse burro ma di colore porpora….
“Walter, mi stai ascoltando?” chiese mia moglie, con voce acuta.
“Sì cara, prosegui pure…”concordai, ma è come se mi fossi risvegliato da un sogno, da un bel sogno
BK
Siti di sculacciata: Whipped Ass
19 Agosto 2011Il nome di questo sito, Whipped Ass, è davvero molto eloquente visto che significa “culo frustato”. Si tratta di un sito che presenta filmati di donne che vengono solennemente sculacciate e punite da altre donne, prevalentamente sul culetto.
Un sito per veri amatori, per guardare foto e filmati gratuiti cliccate qui.
E qui potete vedere una bella anteprima di quello che troverete su Whipped Ass:

Racconti: Roma 600
20 Gennaio 2010Tra poco mi frusteranno, quei porci! Non che non sia abituata alle botte: il mio povero marito buonanima mi bastonava spesso. Quand’era ubriaco…cioè, quasi ogni settimana. Vorrei avere tra le mani quella lurida spia che mi ha denunciato: gli spacco l’osso del collo con le mie stesse mani!
Io una debosciata! Così mi hanno definita: eretica, fedifraga e debosciata. Quel verme di don Rufino, che mi sbavava intorno, alla faccia del voto di castità, suo! La tedesca era stata tanto gentile…la locanda era piena come un uovo…siamo in Sede Vacante, il buon Clemente è morto e quegli uccellacci si sono riuniti in conclave, per eleggere un altro dei loro…gli affari vanno bene…non c’era più in letto disponibile: avevo affittato pure il mio, il migliore… quella coppia di damerini inglesi mi ha dato 25 scudi d’argento, una fortuna! Si, è vero la tedesca era luterana ma lei mica me lo aveva detto né io glielo avevo chiesto, e pareva un maschio! Ma era tanto gentile… Ha scostato la coperta e mi ha invitato nel suo letto. Ha detto che dormiva tutta nuda, perché lassù da lei si usa così. Non aveva quasi le zinne: piatta come un’asse piallata! Mi sono distesa accanto a lei, che ha cominciato subito a ridere. Non regge il vino, e quello che servo io è di prima qualità…beh, facciamo di seconda ma è buono lo stesso. Abbiamo giaciuto insieme, senza malizia…le donne non mi piacciono…anche se, dicono, qualche nobildonna se la fa con le serve o con le puttane… Ero stanca per il troppo lavoro: si fatica a fare l’ostessa! Altro che la gente dice: poco lavoro e guadagno facile. Quello ce l’hanno le donnacce e quei zitelli che ronzano attorno ai monsignori… Poi, gli uomini del bargello, all’improvviso, in piena notte: mi hanno spaventato perfino i clienti. Mi hanno portata via, incatenata, come una ladra! Sono stata per due settimane, qui al Sammalò, dentro una cella: non avevo neppure di che lavarmi. Un pezzo di pane e una brodaglia acida, come pasto ogni giorno, senza un filo d’aria.
Poi i hanno portato davanti al tribunale del Vicario, e chi era il capo? Quel verme di don Rufino! Sorrideva con quei suoi denti gialli, con quella sua faccia da avvoltoio, gialla pur essa. Deve avere avuto un travaso di bile, come quando gli spaccai la padella in testa, tanti mesi fa….mi aveva infilato la mano sotto le gonne! “ Nerbo e ortiche!” ha sentenziato tutto contento…Invano quell’imbecille di quel pretonzolo, mezzo… no: tutto pederasta! che mi avevano dato come avvocato difensore…invano, dicevo, quello stronzo ha chiesto la commutazione della pena, come la chiama lui, in una multa, anche forte. Avrei potuto pagarla, pur se con sacrificio. Invece no! Don Rufino ha suonato il campanello e ha detto “Fiat secundum ius”.
E così oggi mi frusteranno. Stamattina presto sono venute due suore, per farmi il clistere: è obbligatorio, mi ha detto una di loro. Sono state gentili, però, e delicate. Ho riempito per intero di merda il vaso di coccio, qui nella cella… Mi sento svuotata completamente.
Eccoli. Oddio! Non lo avevo mai visto da vicino il cavalletto, fa paura quasi solo a guardarlo. Sembra un mostro di legno. Pronto ad abbracciarmi. Beh, non proprio ad abbracciarmi. Ehi, quanta irruenza e non stringete così questi legacci: mi fate male! Bastardi maledetti! Ahia! Stai attento con quel coltello, hai rischiato di ferirmi mentre mi tagliavi la camicia. Brr, fa freddo. Godete, godete a guardami tutta ‘gnuda! Sono ancora una bella donna, la più bella del rione. Ho ciccia addosso, mica quelle cose secche come il baccalà, quelle a cui siete abituati…Ahiiiii! Mamma mia che dolore! Madonna mia, Gesù, Sant’Anna…mica mi credevo che facesse così male…oddio, un’altra! E mica posso resistere! Mi va tutto a fuoco, là dietro. Lo sento gonfiarsi, anche se non lo posso vedere. Dev’essere diventato come una vescica piena di sugna e livido…Ahia! Cos’è questo? Il bavaglio, sai dove devi ficcartelo il bavaglio! …Mmmh, non posso neppure più strillare, st’affare di legnaccio che mi hanno messo fra i denti non mi fa quasi respirare…il dolore aumenta…non ce la faccio più: mi va tutto a fuoco.
Si sono fermati: non mi frustano più. Chissà come sono ridotte le chiappe: che scenufregio devono essere! Mammaaaa… è fresco, è tenero….Brucio….vado a fuoco….Mi si arroventa tutto…No, non lì: è zona delicata, quella… passate pure l’ortica sulle chiappe, tanto non sento quasi più il dolore, tant’è il dolore che già provano….ma non là sotto! Fa male, sembra olio bollente…brucia, ustiona, arroventa…Madonna mia…aiutami tu: fammi morire subito!
E’ come se mi avessero messo a sedere su un braciere ardente! Soffro tanto, non respiro, sto morendo….
Il pavimento di serci mi viene incontro, vi ho sbattuto il mento sopra…ma non mi importa: sono tutto un dolore. Vado a fuoco, giù nelle parti basse….Che orrore, che vergogna! Non ce la faccio mica a camminare…sì, sì trascinatemi pure: guadagnatevi il vostro maledetto pane! Porci!
Mentre l’uomo le frusta il culetto, lei…
19 Gennaio 2010La punizione di Sabrina
18 Dicembre 2008Il nostro amico Roberto ci invia una bella storia. E’ una storia lunga, ma quando si è eccitati da un racconto per me questo non è un difetto. Buona lettura a tutti!
Questa storia ,Sabrina me l’ha raccontata ca 2 mesi fa,ma è accaduta qualche anno prima,,non è stato facile convincerla.Tutto è nato da una serie di battute scherzose sulle punizioni così a lei è scappato qualcosa e io curioso ho insistito perché mi raccontasse.Premetto che la storia che mi ha raccontato lei,non è come l’ho scritta io dall’inizio alla fine ma bensì divisa in diverse parti anche perché spesso la interrompevo per andare un po’nei dettagli ,che lei ometteva ,sostenendo che non fossero importanti, per esempio,come erano vestite,gli orari,se era mattina o pomeriggio,le espressioni dei loro visi in tante circostanze,le età,le posizioni che assumevano e addirittura dettagli un po’ intimi,(per quelli si che ho sudato parecchio),che forse non hanno niente a che fare con il contesto.Tutte queste cose vengono da risposte alle domande fatte a Sabrina per la mia curiosità,così adesso le inserisco nella storia,per renderla più viva e trasparente possibile.Sabrina ,21 anni, studentessa,capelli scuri,lisci e lunghi,alta ca 1,65,vestita sempre con pantaloni o vestiti larghi,anche se con un bel fisico.Un’amicizia di decenni,si vergognava a raccontarmi cosa le era successo.Due anni fa,per lavorare un po’ d’estate e guadagnare qualche soldo per studiare era andata a lalavorare in una scuderia a 60 chilometri da casa sua.Il lavoro le piaceva,i cavalli,la natura,era proprio felice,mi ricordo che mi raccontava le avventure quando ci vedevamo il fine settimana,ma questa storia l’aveva sempre tenuta per sé.Ora racconta…
Eravamo a fine maggio,avevo appena compiuto 19 anni quando ho incominciato a lavorare in quella scuderia,per il periodo estivo. Nadia, la titolare ,una ragazza di 34 anni,capelli neri,mossi ,leggermente robusta,viso meditterraneo,ma tanto gentile e a modo,mi tovavo bene con lei ,il lavoro mi piaceva nonostante i sessanta chilometri per arrivarci,ma ero felice.La mattina pulivo le stalle e il pomeriggio lavavo e spazzolavo i cavalli e li facevo passeggiare,li sellavo per quache cliente che veniva a farsi una bella cavalcata,dovevo bagnare le piante e tanti altri lavoretti.Nadia viveva in una casa grande molto vecchia ma ben tenuta a 200 metri dalla scuderia. Tutti i lunedi mattina mi faceva fermare a casa sua per discutere insieme del programma settimanale,mi aggiornava se c’era qualche cambiamento.Erano due sttimane che lavoravo con lei, era metà giugno,ed erano i primi giorni di vacanza per le scuole dell’obbligo, ma per me un lunedì qualunque, verso le 8.30,mi trovavo casa sua a parlare del programma, quando ad un certo punto le suona il campanello,Nadia si scusa e va ad aprire,esce ma lascia la porta socchiusa,era un uomo sentivo che discutevano , prima di entrare lo saluta dicendogli “non si preoccupi vedrà che non succederà più”.Ritorna a sedersi molto adirata, io ero preoccupata pensavo di aver fatto qualcosa e le chiedo—Scusi è successo qualcosa che mi riguarda?—lei molto seccata ma gentile, mi dice che io non c’entro.Si rialza esce un attimo e torna in casa con in mano una cinturona di cuoio, quel cuoio un po’ vecchio,consumato, ruvido ma comunque bella tosta.Io non capivo e non osavo dire niente.Si risiede e siamo andate avanti col programma,avevamo quasi finito ed erano le 9.30 quando dal piano di sopra si sentono dei rumori e sul pianerottolo “appare” una ragazza che scendeva le scale quasi saltellando , avevo pensato, prima chi potesse essere, poi che dovesse avere 14-15 anni.Faceva un caldo infernale e poi la casa tutta in legno scaldava ancora di più.
Questa ragazza indossava una maglietta bianca tipo” top” e un paio di pantaloncini tipo costumino mi ricordo, bianchi con i cuoricini rosa.Capelli neri lisci fino alle spalle,magra e con un viso molto dolce ,scende le scale con espressione felice come quando ti svegli in una bella giornata di sole senza pensieri negativi.Quando arriva quasi in fondo saluta sorridendo Nadia—Buongiorno Nadia—-ciao Leila—Nadia la saluta molto seria e le dice—Leila vieni qui un momento?—Leila le risponde molto gentilmente ma in modo un po’ frettoloso—Si ….Nadia vado un attimo in bagno e arrivo subito—Nadia in quel momento si alza,va in mezzo al salone e cammina sui suoi passi come impaziente con in mano questa cinghia,io non capivo però incominciavo ad agitarmi ,tutta la situazione non prometteva niente di buono,avevo anche pensato che magari volesse solo spaventarla per qualcosa,c’era molta tensione e un silenzio totale ,dove si poteva sentire solo la pisciata mattutina di Leila.Premetto, io non sono la tipa che sta ad ascoltare cosa fa uno in bagno ma siccome la parete che divideva il bagno con la sala era proprio dietro la mia sedia,oltrtutto una casa con pareti di legno, non si poteva non sentire Leila che la lasciava andare come un treno proprio al centro…poi l’acqua che scorre, sicuramente una lavatina alla faccia e si apre la porta.Leila insospettabile, con voce chiara e gentille—Eccomi Nadia dimmi,….HHHAA????—come la vede, Leila inspira profondamente e trattiene il fiato per un attimo come quando si prende uno spavento.Per accedere al salone bisognava scendere ancora un gradino, Leila si era bloccata sopra,il suo viso felice si era trasformato,i suoi occhi vibravano come quelli dei cartoni animati quando stanno per piangere.Nadia le dice con voce molto severa—Vieni qui immediatamente —Leila fa no con la testa—non mi costringere a fare come con tua sorella l’altra volta,vieni subito qui—Leila tremante le si avvicina—Cosa ti avevo detto riguardo a quel sentiero?—Leila cerca di giustificarsi—Scusa Nadia ero in ritardo proprio l’ultimo giono di scuola ma ho fatto attenzione,davvero….—-Leila che cosa ti avevo detto?che se fossi passata ancora di lì ti avrei presa con la ….dillo tu Leila—Leila incomincia a lacrimare—ma ho fatto attenzione ti giuro—Leila dillo,ti avrei presa con la…—Leila era terrorizzata balbettava—con la ci…ci…cin…ghia—aspettami nella fienaia —NOOO!!!—-a quel punto Nadia ha preso Leila, l’ha messa per terra le ha sfilato la maglietta e l’ha presa a cinghiate.Leila urlava si dondolava a destra e sinistra,saltellava sul pavimento mentre sulla sua scihena si evidenziavano le striscie viola.In quel momento scende di corsa sua sorella, piangendo dice “ basta”,ma Nadia le ordina di andare via e cosi risale in camera piangendo.Anche la sorella di Leila mi pareva giovane infatti avava 16 anni quasi 17.Dopo diverse cinghiate Nadia posa la cinghia si toglie lo zoccolo di legno dal piede e incomincia a zoccolarla sulle coscie.Ad un tratto, non riuscuvo a crederci Leila riesce a girarsi sulla schiena, cioè a pancia in sù e Nadia le prende i pantaloincini cerca di abbassarglieli,Leila si dimena cerca naturalmente di non farglielo fare ma Nadia riesce a piccoli strappi ad abbassarglieli,si incominciano a vedere i primi peli neri di Leila e poi sempre più folti mentre i pantaloncini scendevano lentamente con Leila che si ribellava,fino a che gli ho visti scorrere lungo le sue gambe e tolti del tutto.
Ero agitata non sapevo se restare o andare,sinceramente provavo anche un pizzico di paura,mentre,dal pianerottolo sopra ,sua sorella guardava piangendo.Tutto è incominciato lì ,io non sono mai stata d’accordo per quel tipo di punizione, che sicuramente si usa, non le ho mai prese a casa,ma la zoccola o il battipanni sono classici,la cinghia invece mi aveva un po’ turbata, spaventata da questo pensiero sono uscita per incominciare il mio lavoro.Fuori all’aria aperta dopo pochi passi sentivo ancora Leila urlare ,camminavo verso la scuderia fino a che non si sentiva più nullla.Per tutto il giorno sono rimasta un po’ agitata e avrei dovuto avercela con Nadia per quello che avevo visto ma pensavo anche che se Leila le aveva prese sicuramente se le era meritate. La sera prima di addormentarmi ci pensavo ancora,più che altro pensavo alla cinghia,tutti i giorni ero a contatto con frustini,briglie e cinturone, ma non mi avevano mai fatto quell’effetto.Il giorno dopo ero deconcentrata pensavo a Leila, a come potesse stare,anche Nadia aveva notato che ero strana ed è proprio lei a tirare fuori il discorso.—ti vedo un po distratta Sabrina—no,sto bene non si preoccupi—Sabrina volevo dirti per quello che è successo ieri,non volevo punire Leila davanti a te,volevo mandarla nella fienaia ma ero troppo arrabbiata—Si, ho visto,ma… scusi se glielo chiedo,lo so che non sono affari miei, ma per tutto il giorno ieri mi sono chiesta cosa avesse fatto Leila per essere punita cosi severamente—Nadia mi guarda seria—Non importa cosa,solo che non ha obbedito,sono ragazze giovani e ci vuole disciplina—si certo,ma….quindi anche la sorella…..—-Silvia?si ,certo, eccome… anche se ha un anno in più di Leila non le perdono niente,Silvia ha preso la sua bella dose 3 settimane fa—-Mi sarebbe piaciuto farle altre domande ma non volevo esagerare,non volevo farmi vedere coinvolta.Nadia oltretutto era abbastanza intrigante non era brutta,tutt’altro aveva dei lineamenti molto particolari,classica ragazza di paese,ma con quel pizzico di classe che la rendeva affascinante.In quei giorni vedevo le ragazze gironzolare là intorno,mi domandavo come mai avessero un rapporto cosi bello con lei ,(che è la loro cugina avevo poi saputo),con tutte le punizioni che ricevevano,ma le risposte alle mie domande arrivano proprio la settimana dopo.Nadia mecoledì pomeriggio mi dice che deve fare delle commissioni e mi lascia sola al lavoro,erano le 15,00 ca,quando sento delle voci,mi giro e vedo le due ragazze che entrano in casa,penso;questa volta devo approfittarne ,così mi avvicino e suono il campanello ed è proprio Leila ad aprire, dietro c’era Silvia.Leila era vestita in jeans non troppo stretti ma deineavano la forma del corpo e sopra una camicetta.Silvia indossava un paio di pantaloni bianchi di stoffa morbida un po’ larghi che non delineavano molto la forma del corpo e sopra una camicetta bianca.Non si somigliavano molto per essere sorelle, Silvia anche se più grande era leggermente più bassa di Leila e con qualche chilo in più del normale,capelli castani lunghi e qualche lentiggine.Erano gentilissime e alla mano,mi hanno fatta entrare,ho cercato di farle sentire a loro agio il più possibile.Ho detto a Leila che mi dispiaceva per quel lunedi,un po’ rossa e senza guardarmi ha risposto “non fa niente”Volevo rischiare di fare loro qualche domanda—scusa Leila ma mi sono domandata come mai una punizione cosi severa—Leila tranquillamente mi racconta—-C’e un vecchio sentiero che porta in paese,ma per accedervi bisogna entrare in un orto privato,Nadia non vuole anche perché per la storia dei confini non è in buoni rapporti con il padrone,me l’aveva detto di non passare,ma ero in ritardo proprio l’ultimo giorno di scuola e per fare prima….—Ne hai prese proprio tante….—e Silvia—ci siamo abituate—io sapevo che Silvia le aveva prese tre settimane prima ma volevo sentire cosa mi diceva lei ,che naturalmente non sapeva che sapevo,così gliel’ho detto in modo simpatico —anche tu Silvia? Mi risponde con un piccolo sorriso—Ogni tanto anch’io finisco sotto le unghie di Nadia!—Leila dice— qualche settimana fa l’ha punita di brutto,l’ha portata nella fienaia—Davvero??è li che vi punisce?—si quando ci porta li c’è proprio da avere paura….—Scusa Silvia posso…. chiederti cosa ha usato?—-La cinghia e gli zoccoli—Anche con te?—si sempre quelli gli oggetti,qualche volta il frustino—-Addirittura?—-beh guarda ,il frustino non è che faccia meno male della cinghia o delle zoccolate,quando Nadia ce le dà,ce le dà.—Scusa Silvia non vorrei essere indiscreta ma nella…. fienaia… eri… ….vestita?—Silvia mi guarda seria,stupita,pensavo mi mandasse a quel paese e invece mi risponde come se le avessi fatto una domanda insulsa—nuudaaa!!!!—Leila aggiunge—dice che se no non le sentiamo— Sivia quasi ridendo—dice che siamo più libere—Vista la loro disponibilità la mia cuorità si era fatta più grande e le domande mi venivano naturali,avevo chiesto loro se ipotizzando avessero potuto scegliere tra la cinghia e gli zoccoli.Leila avrebbe scelto gli zoccoli,la cinghia le faceva più paura,mentre Silvia la cinghia.Silvia sosteneva che le zoccolate erano per una punizione un po’ infantile,ero d’accordo con lei,poi ho chiesto se non avessero paura per la loro schiena,Leila si, avrebbe preferito sulle gambe,mentre Silvia, no assolutamente, non aveva paura per i reni anzi avrebbe preferito essere cinghiata da metà schiena in giù,anche se Nadia le colpiva spesso sopra,ma non sempre ci riusciva quindi qualche bella cinghiata in basso la prendevano,ma per Sivia non era un problema ,diceva che aveva la senzazione che facessero meno male al momento,anche se poi,mal di schiena per qualche giorno.Inoltre ho chiesto se preferivano la mattina o il pomeriggio,si quella era proprio una domanda stupida ma loro mi hanno risposto,Leila il pomeriggio,diceva che forse le facevano meno male,Silvia invece la mattina sosteneva che appena sveglia provasse meno dolore, per fortuna per lei Nadia aveva l’abitudine di punire spesso la mattina.
Sicuramente mi aveva fatto bene parlare un po’ con loro, erano ragazze semplici mi dicevano che comunque erano molto attaccate a Nadia e avendo molti problemi in famiglia, le aveva aiutate molto infatti non andavano mai dalla madre a dire che le avevano prese, proprio perchè non litigasse con Nadia,mi raccontavano, quando erano piu piccole e Nadia le correva dietro col frustino e che a Silvia qattro anni prima, (si può subito pensare quanti anni avesse)Nadia l’aveva raggiunta alla fermata del autobus e l’aveva avvertita davanti a tutti che tornata a casa avrebbe assaggiato la cinghia, cosi anche se leggere le aveva comunque sentite.E rano ragazze felici,solari,non mostravano segni di tristezza o altro,anzi, io non voglio di certo fare la psicologa ma ho avuto l’impressione che per quelle ragazze la punizione fosse quasi come una cosa scontata,non che le desiderassero, assolutamente no,ma che facesse parte della loro vita,avevano preso le punizioni con una certa filosofia ,anche nel modo in cui parlavano e rispondevano alle mie domande,Silvia quasi ridendo “quando vado sotto le sue unghie”e Leila “sotto le sue sgrinfie”,parlavano con una naturalezza incredibile,senza vergogna nè imbarazzo.Avevo capito, forse, che non era tanto la cinghiata o qualche zoccolata ,la grande paura che avevano era che Nadia aveva il “difetto” di tenerle sotto a lungo,specie se le portava nella fienaia,non sapevano mai quando finiva,cinghiate,e zoccolate,da non sedersi per giorni.Le ho salutate dicendo loro che dovevo lavorare,anzi ero rimasta indietro, se Nadia avesse saputo che avevo perso tempo, anch’io avrei rischiato di finire sotto le sue unghie,ma mi hanno rassicurata dicendomi che Nadia non avrebbe mai punito qualcuno che non conosceva,che non faceva parte della famiglia.Quella sera per recuperare ho lavorato un’ora in più e Nadia quando è rincasata alle 18,15 ca mi aveva trovata ancora lì.L’indomani alle8.45 Nadia arriva alla scuderia vestita da cavallerizza,cavalcando la sua cavalla Sibille,amava ,la mattina alle 7.00 farsi la bella cavalcata,scende dal cavallo e mi aggiorna un attimo sul programma,una cosa veloce, era ferma con le gambe divaricate e il frustino,era “intrigantissima”. La curiosità lievitava sempre di più, non riuscivo a capirne il motivo,io che non avevo mai preso una sberla neanche a casa,on ero una ragazza complessata,anzi anche abbastanza corteggiata,felice,ma mi sarebbe piaciuto farmi minacciare con la cinghia da lei e magari assaggiarla , non era facile,non dovevo fare danni ,ma qualcosa che le desse fastidio e poi non sarei stata neanche sicura della puizione,magari avrei perso il posto e mi sarebbe davvero dispiaciuto perché quei soldi mi servivano per studiare e oltretutto il lavoro mi piaceva.Decisamente anch’io avrei preferito la cinghia,qualche bella cinghiata sulla schiena nuda, magari la mattina appena sveglia,ma era davvero difficile riuscire a organizzare tutto questo. L’idea me l’ha fatta venire Silvia proprio qualche giorno più tardi,quando è venuta alla scuderia per fare una bella cavalcata.Sibille la cavalla di Nadia era preziosa,nessuno poteva toccarla, Nadia era gelosissima,la sellava lei e se ne occupava personalmente di tutto.Silvia mi chiede se le do una mano a sellare il cavallo,io le dico–Sibille?—ma sei matta se lo sapesse Nadia mi frusterebbe a sangue—esagerata—Nadia è gelosissima,nessuno tocca Sibille,esploderebbe di rabbia—Davvero?—Si, vedi, che non te la fa neanche sellare—è vero anche a me ha detto di non toccare Sibille.Dico a Silvia sorridendo—sai Nadia mi ha detto che se voglio la sera dopo il lavoro posso farmi una cavalcata—ma non con Sibille a meno che tu non voglia perdere il posto—addirittura?—si,Nadia non te lo perdonerebbe—-L’ho aiutata a sellare il cavallo e Silvia è andata e io pensavo…..Al pomeriggio Nadia stava spazzolando Sibille e le ho detto che una sera mi sarebbe piaciuto cavalcarla,Nadia mi guarda fissa se poteva m’inceneriva e con tono minaccioso mi dice”non ti azzardare”mi è bastato il suo sguardo.Intanto avevo incominciato a essere distratta apposta e ad arrivare tardi al lavoro e tante manchevolezze,dando spazio alle prediche di Nadia, ma ero ben lontana da quello che volevo.La settimana dopo Nadia mi dice che le ragazze per diversi giorni non ci sono e siccome era sola e mi vedeva un po’ stanca mi propone di stare qualche sera a dormire da lei,che mi ospitava più che volentieri per farmi risparmiare i 120 chilometri al giorno.Io l’ho trovata molto carina e ho accettato.Sapevo che Nadia il giovedì sera scendeva in paese e si trovava con amici del circolo,ero sola,a quel punto ho pensato davvero a quella pazzìa.Verso le 19.00 vado nella scuderia e porto la sella di Sibille fuori dalla rimessa,l’appoggio un po’ male sulla panchina, rientro nella mia stanza.Accanto alla fienaia c’era un piccolo monolocale con un letto e un piccolo bagno ed è lì che alloggiavo.
La sera mi sono coricata presto,agitatissima,chiedendomi cosa mi avrebe detto Nadia.L’indomani alle 7.00 mi svegliano i colpi alla porta e la sua voce ,mi alzo di colpo pensando “ha scoperto”ero agitatissima e anche un po’ impaurita,non sapevo cosa mi aspettava.Vado ad aprire, aveva uno sguardo…..vestita da cavallerizza,gambe abbastanza aperte,era immobile sulla soglia,seria , mi dice con sorriso sarcastico—Sabrina….volevo fare una bella cavalcata con Sibille ma non ho trovato la sella….io ho fatto la finta tonta—strano dovrebbe essere là….—là dove?—le gambe mi tremavano—mi scusi ieri sera l’ho fatta passeggiare un po’,così….ma Nadia non mi ha lasciata finire—cos’hai fatto??—non avevo il coraggio di guardarla—non ho fatto nente di male,ma la sella l’ho dimenticata….mi scusi….—scusarti?che cosa ti avevo detto di Sibille?—Ha ragione….—Sabrina all’inizio eri molto diligente e precisa,ero contenta di te, ma poi…sei distratta,ti dimentichi tutto,arrivi tardi al lavoro—ma ho sempre recuperato—non sei in condizioni di parlare,mi dispiace,ma da oggi il tuo lavoro finisce—per favore non mi mandi via—quello che hai fatto è grave,mancanza di rispetto nei miei confronti,prepara le tue cose e vieni in casa che ti pago la settimana—a quel punto sono scoppiata ho liberato la tensione accumulata —NOO! Può punirmi se vuole ma non mi mandi via—Punirti? scapperesti a gambe levate—scappare io?mi aveva proprio offesa e ho urlato con tutta la rabbia che avevo—MA IO NON HO PAURA DELLE SUE CINGHIATE—NOO? NON HAI PAURA?E, HAI VOGLIA DI URLARE?TI FARO’ URLARE IO NELLA FIENAIA—mi ha presa per un braccio e tirata verso la fienaia,dovevo stare al suo passo veloce altrimenti mi faceva male al braccio.Entrati nella fienaia mi fa stare in piedi ferma con le gambe divaricate, le braccia dietro la schiena.Prende in mano un frustino,ma non rigido, con un filo tutto intrecciato,come una frusta ma corta.Mi gira intorno,mi intrigava vestita così,ma faceva anche paura,cercavo di controllare le gambe,che quasi andavano per conto loro,seguivo con gli occhi i suoi movimenti e il frustino. Si mette davanti a me,facendolo dondolare—Sabrina,sai a cosa serve il frustino?—per domare—bene,vedo che ci capiamo Sabrina,ora io ti impartirò un po di disciplina,tanto per cominciare, come ti sei permessa di toccare Sibille?—non ho fatto in tempo a rispondere che mi è arrivata una frustata sulla gamba destra mi sembra a metà femore,indossavo ancora la tuta un po’ larga della notte e una felpina leggera sopra,di notte ho sempre freddo anche nei luoghi caldi—aahh!—la cosa più automatica è mettrsi la mano sul punto colpito—Tira via la mano Sabrina—L’ho rimessa immediatamente dietro la schiena—rispondi Sabrina—scusi le stavo rispondendo,CIAFFF, AAHH—un’altra frustata sull’altra gamba, poco più in giù della coscia—via la mano obbedisci CIAFFF;CIAFF;CIAFFF AHHH;AAAHHH;AAHH!!!mi sono arrivate tre o quattro frustate sulle gambe,quasi impossibile non mettere la mano,mi muovevo tutta e Nadia che mi ordinava—via la mano,obbedisci,perché hai toccato Sibille?—mi scusi—ripeti Sabrina,ho disobbedito—ho disobbedito—e merito la frusta—e merito la frusta—mi faceva ripetere quello che diceva lei—CIAFFF,AAHHH!!stavo per mettere la mano ma mi sono trattenuta—brava Sabrina cominci a obbedire,ti fa bene la frusta e le distrazioni?i ritardi?cosa mi dici?—Mi dispiace—CIAFFF,AAAHHH!!—un’altra frustata sulla gamba mi ha fatta urlare e mettere la mano—via la mano Sabrina CIAAAFFFF AAAHHHH!—Levati i pantaloncini—ho esitato un’attimo,un’altra frustata,me li sono tolta,rimanendo solo con la magliettina che copriva le mutandine—sempre la stessa risposta”mi dispiace” devi dire,sono una ragazza indisciplinata e irresponsabile—Irresponsabile proprio no ,non lo accettavo,non era giusto,ho osato ribattere e Nadia mi ha assalita con una dose di frustate sulle gambe,sopra i ginocchi,sotto le natiche sulle coscie che non sapevo più dove mettere le mani,a gambe nude ,ballavo dalle sferzate,tanto che alla fine ero quasi in ginocchio—CIAAFFF AHHH ,CIAFFF AAAHHHH!!!,CIAFFF AHHH! CIAFFF AHHHH!,CIAFFF AHHHH!!!!!—-rialzati Sabrina,immediatamente,non ti ho detto di muoverti—-stavo per piangere ma mi sono rimessa nella posizione ordinata all’inizio—Levati la maglietta—non me l’aspettavo e sono rimasta stupita,provando un po’più di paura,comunque ero anche abbastanza intrigata da qel gioco anche se per la verità avrei preferito la cinghia;la frusta l’ho sempre considerata un po’ da schiava,da sottommessa ,ma mi affascinava Nadia,l’ambinte e volevo andare avanti.Quando Nadia mi dice di levarmi la maglietta—cosaa???—-obbedisci CIAFFF AAHHH!—una frustata mi raggiunge all’anca destra,un dolore,mi sono piegata mettendo la mano ma un’altra frustata al fianco sinistro mi arrivava secca,mi sono accovacciata—AAAAHHHHH!!!!!! In piedi Sabrina obbedisci,levati la maglietta—lentamente me la sono tolta,sentivo un colpo d’eccitazione forte,sotto avevo anche una magliettina leggera—anche la magliettina,dovresti essertela già levata—una frustata mi raggiunge il fianco destro e il filo del frustino va a schioccare proprio sul rene sinistro, come si dice, ho visto le stelle—-CIAFFF AAAAAAAHHHHHHHH!!!!!!!via la mano, diritta,togliti la magliettina,tranquilla che ti faccio urlare,come una leonessa che ruggisce quando la vuoi domare—Mentre lei parlava mi toglievo la magliettina rimanendo solo con le mutandine nere,sui fianchi i segni delle frustate—diritta!!!,lo sai che hai una bellissima schiena?—grazie—peccato che fra un po’ cambirà colore… Non rispondi?CIAFFFF!!!! AAAAAAAAHHHHHHHH!una frustata mi raggiunge sul fianco e ancora una volta il filo va a toccare il rene sinistro,sembrava che Nadia avesse fatto apposta prendendo la mira,un male cane,mi sono piegata,sudavo e oltretutto lo stimolo cominciava a dare fastidio,non ero neanche entrata in bagno e la pipì incominciava a farsi sentire,ma potevo ancora resistere.Nadia cammina dietro di me, vedo che va alla porta,lascia il frustino e prende la cinghia,faceva effetto,capisco le ragazze quando si trovano davanti una Nadia così arrabbiata con quella cinturona in mano.Nadia mi gira intorno,si ferma dietro di me alla mia sinistra,la cinghia lunga tocca per terra, mi arriva una cinghiata in mezzo alla schiena,ho sentito un colpo,poi un bruciore tremendo,sono avanzata in avanti di qualche passo,mi sono piegata dal male,altro che la mano tutte e due le ho messe—SSCCCHHIAFFFF , AAAAAAAHHHIAAAAIIAA!!!!!!—ho urlato di continuo per diversi secondi mentre Nadia mi ordinava di alzarmi.Lentamente mi sono rialzata ancora con quel bruciore addosso,le lacrime mi rigavano il viso.—-fanno male ehh Sabrina?ma ci vuole la cinghia per redimerti,secondo me ,a te è mancata gli anni scorsi ,ma vedrai che recupereremo,SSCCIAFFFFF AAAAIIIIAAAAIIIAAAAHHHH!!!!!rialzati Sabrina,AAIAAAAHHHH!!!!mi è arrivata una cinghiata colpendomi da sopra metà schiena destra in diagonale fino al rene sinistro,ero per terra che mi dimenavo tutta dal male.Oltretutto non potevo ricevere cinghiate vicino alle spalle,glielo dovevo dire a Nadia, quando avevo ca 15 anni ero caduta dal motorino e mi era uscita la spalla e con gli anni non ero migliorata, le spalle erano un punto delicato,dopo vari tentativi di dirglielo e le cinghiate che mi arrivavano appena cercavo di parlare, mi sono sdraiata per terra a pancia in su riuscendo anche a tenerle ferma la cinghia, gliel’ ho detto quasi tutto d’un fiato—alzati Sabrina,non lo sapevo hai fatto bene a dirmelo,non vorrei mai farti uscire la spalla,vorrà dire che ti colpirò in basso, hai problemi anche lì?—in basso va bene—-una bella cinghiata mi è arrivata in diagonale,da matà schiena destra fino sotto le natiche parte sinistra,la cinghiata mi aveva attraversato il sedere e la punta della cinghia ha battuto sotto le natiche proprio sulla parte nuda alla fine delle mutandine,,che bruciore,mi muovevo tutta. Nadia mi fa avvicinare a un vecchio cavalletto da lavoro,una volta si usava per appoggiare i tronchi di legna da tagliare,mi invita a mettere le mani dentro al legno trasversale,io le dico che preferisco avere le mani libere,mi arriva una cinghiata che mi attraversa dal fianco sinistro,gira ai reni e la punta della cinghia va a terminare sul fianco destro,mi ricordo che era un po’ più in basso del fianco perché mi sono messa la mano dietro il bordo delle mutandine, l’ho sentita anche più in basso.Un dolore atroce,non so per quanto ho urlato,la spinta in avanti mi ha fatto andare con il corpo sul cavalletto,toccando il basso ventre sul legno,che mi ha fatto sentire lo stimolo più forte,dovevo fare la pisciata, tenevo le gambe chiuse per non lasciarla andare,mi sentivo scoppiare:Nadia mi ha preso le braccia e messe sotto quel legno e con i suoi piedi mi ha allargato le gambe,mi sono lasciata fare,non avevo la forza di ribellarmi.Sentivo i fianchi gonfi, la cinghia mi arrivava sulla schiena,sentivo lo “schiafff “sulla pelle,sul sedere,sotto le natiche,saltellavo ,tiravo le mani facendo dondolare il legno,avevano ragione le ragazze non finiva più la punizione di Nadia,ho rischiato di farmela addosso,fa quasi ridere, non è che appena mi sveglia scoppio, però dopo un po’ devo farla,….mi sembra anche naturale,normalmente è la prima cosa che faccio appena sveglia,al massimo la seconda se mi vesto prima,in ogni caso prima del caffè o di uscire per andare a lavorare o a scuola la faccio.Non ne potevo più,ho urlato a Nadia basta diverse volte,strepitavo quasi a bassa voce,avevo la voce che andava e veniva,poi Nadia si ferma,la schiena e le gambe in fiamme,che punizione non me la sarei mai aspettata,Nadia mi dice—non sono sicura se ti ho domata ma vedrai se continui a lavorare qui non mancherò l’occasione,la prossima volta ti riempirò di zoccolate da non farti sedere per una settimana.—poi alza il legno che mi teneva le mani ed esce lasciandomi lì a leccarmi le ferite.Sono rimasta in quella posizione almeno 10-15 minuti o forse più,mi sentivo bloccata,come cercavo di muovermi la schiena sembrava si spezzasse,ero compressa,dovevo alzarmi e camminare,con fatica mi sono staccata dal cavalletto,non riuscivo a stare diritta,ho aperto la porta,fuori non c’era nessuno, solo il sole caldo che rideva nel cielo,sono uscita piegata con la mano sul fianco destro,era il punto che mi sentivo scoppiare di più,sono entrata nel mio alloggio,entrata in bagno,giuro ,quando mi sono piegata per sedermi,un colpo alla schiena,sentivo come se avessi preso un’altra cinghiata,piangevo dal male,poi sono esplosa come un fiume,un sollievo,non mi fermavo più,finito mi sono sdraiata sul letto, dopo 10 minuti avevo ancora la senzazione di essermi appena svuotata.Guardo l’orologio le sette e trenta,ho riposato un po’, alle 8.00 ero in piedi per lavorare,tutto il giorno, piegata,se qualcuno mi chiedeva dicevo che avevo preso una storta.Poi arriva Nadia,bellissima,con un vestito blu scuro morbido fino ai ginocchi e una cintura di pelle fine alla vita,e mi sorride—Mi fa piacere che lavori,ma non strafare,ciao e buon lavoro………—-cosa mi ha lasciato questa esperienza?A parte che non è finita perché prima della fine del mio contratto sono stata ancora punita,questa volta non cercata da me ,ma sono stata coinvolta quasi innocentemente.Comunque queste esperienze,sembra una cretinata, mi hanno fatta crescere spiritualmente,mi sento più matura e meno agitata.Inoltre secondo me queste punizioni hanno tutte qualcosa di affascinante(sempre che non abbiano nulla di volgare)certo dipende dai momenti,dai luoghi,dai tempi,da chi hai davanti,probabilmente in altre circostanze sarei scappata via ma mi trovavo in una scuderia immersa nel verde,con stalle e fienili,inorno a me un profumo selvaggio ,oltretutto con una Nadia molto intrigante e sono stata ipirata a provare questa eperienza e altre ancora…

