Racconti di sculacciate: Sculacciate in Normandia
18 Febbraio 2010Il concorso di San Valentino è ormai concluso, torniamo ai nostri consueti racconti di Sculacciate. Oggi vi pubblico un bel racconto di Geronino: buona lettura a tutti e grazie al bravissimo autorie.
Ricordo che chiunque può inviare un racconto, è sufficiente scrivere una mail a sculacciata76@yahoo.it
Honfleur, pittoresca cittadina della Normandia. Siamo alla fine degli anni ’50. Catherine è una giovane mamma di 22 anni. 1,60 di altezza, bionda, falsa magra, con tutte le sue brave curve, un radioso sorriso acqua e sapone. Ha avuto il suo piccolo Etienne 9 mesi prima, bambino delizioso e assai vivace che la impegna moltissimo. Catherine lavora nell’emporio del marito, un uomo burbero e duro di 36 anni, alto e robusto, poco incline a comprendere le difficoltà che una madre inesperta può incontrare ad allevare un pargoletto quasi senza aiuto, la madre di Catherine abita infatti a Caen, ed è cagionevole di salute. I genitori di Pierre sono invece morti e quanto alla cognata di Catherine, bè neanche a parlarne, trattandosi di un soggetto inaffidabile e con qualche rotella fuori posto. Pierre picchia molto spesso la moglie; non si tratta di percosse brutali, la punisce, come dice lui, per le sue continue mancanze, e il destinatario pressoché esclusivo delle sue punizioni è il bel sedere di Catherine. Quando è in negozio, la povera mogliettina non è mai tranquilla, si sente continuamente controllata, e se fa tanto di sgarrare, dal punto di vista del marito, ovviamente, subito Pierre le promette: “- Stasera facciamo i conti, prepara il tuo bel “derrière” le dice con tono sarcastico. E invariabilmente più tardi, a casa, nella loro modesta villettina alla periferia del paese, Pierre presenta il conto a Catherine. In genere Pierre ha usato la bacchetta e la cinghia ma nei primi mesi dalla nascita del bimbo si è limitato per un po’ a somministrare alla mogliettina razioni industriali di sculaccioni sul sedere nudo. Immaginate mani grandi e callose che percuotono duramente e a lungo chiappe tenere e indifese. Catherine non trova del tutto spiacevoli quelle punizioni, e anche il marito che talvolta sostiene di essere dispiaciuto di dovergliele suonare, non lo sembra poi tanto, chissà perché dopo la fessèe ( sculacciata) finiscono sempre a fare l’amore. Catherine in confessionale ha provato a descrivere a padre Jean, timidamente e con la comprensibile reticenza, la strana sensazione che le parte dall’ inguine e le da una certa smania…di ehm, fare quella cosa lì, tutte le volte che il marito le spolvera le chiappe nude con le sue manone, ma il sacerdote, certo mosso dal pio intento di conoscere i meccanismi del peccato per meglio estirparlo, è sempre desideroso di nuovi particolari e dettagli. “Tuo marito ha il diritto di castigarti, cara figliuola, non c’è nulla di male in una “bonne fessèe” ma senza lubrico compiacimento-“ le ripete ogni volta, “- Ma dimmi, devi sempre denudarti il cu…ehm, il fondoschiena?-“.
Stasera c’è aria di botte, Pierre è terribilmente, quanto ingiustamente geloso. Ha osservato a lungo come nel pomeriggio la mogliettina abbia fatto gli occhi dolci a quel damerino di Calais, rappresentante di liquori, che voleva propinargli una partita di quella robaccia che bevono gli inglesi: Whisky! Puah! Risciacquatura di piatti in confronto al cognac!-“ Pensa Pierre. I coniugi litigano. Pierre si sfila la cinghia. “- togliti le mutande Catherine, ora ti faccio passare la voglia di fare la sgualdrina con i forestieri!-“
“No! Ti prego Pierre, se proprio mi vuoi sculacciare perché non usi la mano come hai fatto ultimamente, “une bonne fessèe s’il vous plait” ma con le mani, la cintura mi lascia i segni a lungo e poi sveglierò il bambino con le mia grida, le tue cinghiate bruciano così tanto!- “. “ Con te le sculacciate non servono Catherine, ci vuole la cinghia, ti farò il culo a strisce, ho deciso, ma per quanto riguarda Etiènne, ho la soluzione- “, il sorriso sardonico del marito non lascia presagire niente di particolarmente buono. Catherine è stesa a pancia sotto sul tavolo, la gonna tirata sulla schiena. Pierre sfila lentamente le mutandine della giovane donna, denudando le belle natiche ancora bianche, piene e sode e le cosce seriche, pregustando la dura strigliata che a breve si abbatterà su di esse. Annusa a lungo l’intenso odore di femmina che emana dal sesso della moglie, un po’ più acre del solito, poiché la poveretta non ha potuto trattenere qualche goccia di pipì a causa della paura. Le mutandine sono bagnate di urina. Pierre le infila a forza nella bocca della moglie. “- Guai a te se te le togli!-“ la minaccia l’uomo. A Catherine viene un conato, ma sopporta. Sempre sopportare, perdonare, così dice la mamma, così dice padre Jean, e poi c’è quel calore , quella voglia che nasce dall’inguine…che le afferra il ventre, le sfiora i capezzoli, raggiunge il cervello. Poi la prima fitta al culo. La prima cinghiata lascia una striscia rossa sul candido posteriore di Catrine. Slasc!,Slasc!,Slasc!, Slasc! Mmh!, mmh!, Mmmhh!, Catherine morde le mutandine. Pierre cinghia duramente, implacabilmente, si sente un pittore, un Monet della sculacciata! La cintura è il suo pennello, il bel culo della mogliettina la tela dove le sapienti cinghiate disegnano linee, arabeschi, semicerchi. Le lacrime solcano copiose il visino di Catherine. Slasc!, Slasc! “-Tieni sgualdrinella, prendi disgraziata!-“, slasc!, Slasc!, PIerre suda intensamente per lo sforzo. Nel contempo la vista delle chiappe ormai livide che rimbalzano tremolanti sotto i colpi e i mugolii di dolore di Catherine gli hanno fatto venire una possente erezione. Com’è eccitante sculacciare Catherine!. Pierre getta la cintura, libera la bocca della moglie. La donna respira a pieni polmoni. Ha ricevuto almeno un centinaio di cinghiate, forse più. Il culo è in fiamme. ”- Stai ferma lì, non ho ancora finito-|”. Dopo qualche minuto Pierre torna con un panetto di burro semisciolto, A modo suo adora il fondoschiena della moglie e vuole farselo. Comincia a spalmare il burro sull’orifizio anale. Catherine intuisce l’intenzione del marito e protesta: “No, no è peccato, è contro natura, andremo all’inferno, padre Jean non vuole!-“ Pierre le molla uno sculaccione fortissimo. “-zitta! devi obbedienza a me, non a padre Jean!- “ Catherine sente il fruscio dei pantaloni di Pierre che scivolano giù e poi il grosso membro del marito che preme il suo buchetto ancora vergine. Il dolore aumenta man mano che il pene turgido si fa strada nell’ano e soprattutto quando Pierre comincia a spingere e stantuffare. Pierre si adagia sul corpo di Catherine, afferra i seni da sopra la camicetta, li stringe, li manipola dolorosamente. Catherine soffre, ma anche stavolta si sente inondare il sesso di umori, si vergogna terribilmente, come potrà confessarlo? Pierre eiacula lasciandosi sfuggire un grido di trionfo. Nella stanza accanto, l’innocente Etiènne, distolto dal suo dolce sonno, comincia a piangere disperato. Catherine corre a consolarlo.