Continua il racconto della nostra bravissima e dolcissima Nadine, per chi l’avesse persa può trovare qui la prima parte.
Le ore passarono implacabili, senza nessuna pietà ne clemenza, mia madre girava per casa cercando di non incrociare mai il mio sguardo, solo mezzora prima delle 3 mio padre entrò nella stanza.
Il suo sguardo severo non lasciava presagire nulla di buono, chiuse la porta alle sue spalle e schiarendosi la voce prese la sedia e si sedette davanti al letto. La mia gola si era fatta improvvisamente secca, non sapevo che dire, quindi restai in silenzio cosi da far iniziare mio padre a parlare. Con voce calma iniziò – Michela so della tua decisione e da una parte l’approvo. So che è imbarazzante e non ne vorresti parlare ma penso che invece sia necessario farlo- lasciò una pausa per farmi soppesare le sue parole e per vedere la mia reazione. Accennai un sorriso e annuii giocherellando con le dita in modo da non dover alzare lo sguardo. Mi domandai da quando colui che fino al giorno prima offendevo e lo ritenevo ingiusto e solo una rottura aveva iniziato a mettermi in soggezione. Inoltre sentivo dentro di me crescere sempre di più il senso di colpa per come li avevo trattati pensavo a come si erano sentiti sentendo le urla della propria figlia contro che li malediceva e li offendeva. La vista mi si appanno segno delle prime lacrime che si stavano facendo largo, ma cercai di non darlo a veder. Mio padre quasi come se vedesse anche dove non poteva mi allungò un fazzolettino dolcemente – Michela perchè piangi?- io iniziando a singhiozzare – perchè mi vergogno per come vi ho sempre trattati. Sono stata un’egoista e ho sempre pensato a me stessa, non ho mai nemmeno provato a capire i vostri sentimenti nemmeno una volta – lui prese ad accarezzarmi il viso – sono contento di questo tuo pensiero, e volevo appunto parlarti di tutto ciò. Michela oggi la madre di Margherita verrà a insegnarci lo sai questo?- annuii – ma l’incontro di oggi se decidiamo di farlo sarà solo l’inizio di un nuovo sistema di educazione per te, fatto di sculacciate severe e non e più rigidità – si fermò ancora per lasciarmi assimilare e capire tutto per bene – quindi se tu oggi decidi di andare avanti con la tua decisione, da domani pagherai con le sculacciate le tue mancanze di rispetto o qualsiasi altra cosa grave da dover ricorrere ad esse. Pensaci bene perchè dopo non voglio ripensamenti e neanche che tu viva male questa cosa – sapevo già che mi sarei pentita delle mie parole, ma purtroppo non riuscii a fermarmi ed urlai con rabbia– che vuoi e? Che ti dica che mi piacerà essere sculacciata? Che ti preghi di farlo? Per favore esci che non voglio parlarne – mio padre mi guardò molto duro – bene allora se non vuoi parlarne vuol dire che il tuo cenno di maturità si è già volatilizzato – prima che me ne rendessi conto la mia mano stava tenendo la sua camicia, lui mi guardò prima in modo duro poi notando la mia espressione preoccupata sorrise – cucciola non voglio questo – si fermò leggermente imbarazzato capii che parlare con la propria figlia dopo quattro anni che lo insultava e lo ignorava doveva essere difficile per lui, forse più che per sua figlia cioè io. Una lacrima mi scese facendosi largo sulla mia pelle quando mi sforzai di ricordare il momento in cui avevo reso uno sconosciuto mio padre. Mi strinsi a lui piangendo senza dire nulla, sentii la sua mano poggiarsi sui miei capelli e dopo tanto tempo sentii di nuovo il calore che solo un padre può darti. Non so quanto tempo restai così ma dopo essermi sfogata in un pianto liberatorio per la prima volta dopo anni con voce debole e un po provata dai singhiozzi – papa non voglio più essere una sconosciuta né per te né per mamma, perdonami ti prego tornerò ad essere la figlia dolce e sensibile e non la stronza odiosa che sono stata fino ad ora – le mie parole fecero sorridere mio padre come poche volte era successo e sentii un’altra sensazione che non provavo da molto, un calore al cuore portato dall’amore di mio padre davanti a me. La sua calda mano si poggiò sulla mia guancia asciugando le ultime lacrime sul mio viso – non sei mai stata una stronza odiosa- si fermò ridendo per smorzare la tensione – odiosa magari un pochino – la sua battuta mi fece tornare a sorridere,e il suo sorriso seguì il mio come se lo stesse aspettando per liberarsi nuovamente in tutta la sua bellezza – io non ti sculaccerei mai, ma so che dopo te ti rinchiuderesti un’altra volta nei tuoi sensi di colpa, oppure rischieresti di leggere la situazione come una mancanza di interesse mia e di tua madre, quindi verrai punita, ma ricordiamoci che nel momento della punizione e dopo avrai sempre l’amore di tua madre e tuo padre, se poi in futuro vorrai smettere con questa cosa e dimostrerai di essere migliorata e responsabile noi si cesserà all’istante di farlo – mi limitai ad annuire e a godere ancora qualche minuto di quel caldo abbraccio, poi con un dolce sorriso mio padre si allontanò dalla camera e lo rividi solo dopo tre ore quando il campanello suonò.
Come sentii il suono mi sentii irrigidire dalla testa ai piedi, mi ero preparata psicologicamente in tutti i modi a quel momento, ma poi adesso che era arrivato sembravo una bambina spersa in una città a lei sconosciuta Sentii mia madre mettere via delle cose e affrettarsi a rispondere, mio padre doveva già essere sul divano, restai in silenzio senza respirare per poter sentire ciò che veniva detto.
L’immagine di ciò che accadeva di sotto in salotto si formava tramite i suoni sentiti nella mia testa, la porta che si apriva il saluto formale e leggermente imbarazzato di mia madre e poi un suono che non mi sarei mai aspettata quel giorno, il suono della voce di Margherita, dalla voce mi sembrava anche lei molto imbarazzata e più timida del solito, poi sentii mia madre – prego accomodatevi in salotto arrivo subito – poi i passi di mia madre si fecero sempre più vicini, si fermarono un attimo fuori dalla porta e poi ecco il bussare ad essa, il suono della porta colpita preannunciava il fatto di dover scendere e incontrare così la madre di Margherita, e la mia migliore amica venute apposta per insegnare ai miei a darmele di santa ragione.
Imbarazzata risposi – si arrivo subito – andai di nuovo davanti allo specchio e controllai di essere almeno un minimo presentabile, diedi un’ultima pettinata ai capelli ed uscii, trovai mia madre ad attendermi con un sorriso incoraggiante anche se riuscito male, non disse nulla si limitò a seguirmi quasi come se fosse lei a dover essere punita e non io. Arrivai in salotto e vidi Margherita che scostò subito il suo sguardo da me imbarazzata come poche volte, accanto a lei la figura severa ed autoritaria di sua madre, mio padre seduto sulla poltrona in attesa. Il carisma autoritario della madre di Margherita si sentiva in tutta la stanza, il suo portamento perfetto la sua espressione severa, i suoi occhi celesti mi squadravano con severità, la sua espressione come tutto il suo vestiario davano di lei un’aura di donna matura e severa che vedi raramente nelle donne, oggi aveva racchiuso i suoi capelli dorati in una coda di cavallo. Accanto a lei notai tre bacchette che non promettevano niente di buono, mi irrigidii talmente tanto che mentre andavo a sedermi sulla poltrona sembravo la copia tarocca di robocop.
La voce di Luisa così si chiamava sua madre riecheggiò in ordine secco – ferma cosa fai? Resta in piedi li al centro e te Margherita spogliati e vai accanto a lei muoviti- margherita dopo aver sussultato come tutti i presenti si alzò e con un viso paonazzo si spogliò fino a rimanere in mutande e maglietta, notai che anche lei era vestita come me maglietta bianca e mutandine, niente calzini o altro. Vidi mia madre mettersi le mani sulla bocca quando vide il sedere di Margherita, mentre Lucia la osservava soddisfatta del suo operato, quando si mise accanto a me notai i segni viola sui suoi glutei deglutii nervosa sapendo che presto avrei avuto gli stessi segni sui miei. Adesso nella stanza regnava il silenzio assoluto né io né i miei genitori osavamo dire nulla, solo dopo poco mia madre esordì – scusi ma perchè ha portato sua figlia?- la madre di Margherita senza indugi – perchè io non ho l’autorità di toccare nemmeno con un dito vostra figlia, come altri non ne hanno sulla mia, il fatto che io la sculacci non significa che lo lasci fare ad altri, quindi l’ho portata per farvi capire tramite lei come eseguire la punizione – mia madre annuì compiaciuta, capii che in effetti anche a lei non andava giù la storia di farmi picchiare da una sconosciuta – bene allora per il bene di sua figlia impareremo presto – disse mio padre per smorzare la tensione ma subito Luisa con tono di rimprovero – la trova divertente la situazione? Lei per primo dovrebbe dare l’aria di severità e responsabilità a sua figlia così che nutra rispetto per lei, e questo non è il modo di farlo- mio padre sentendosi colpito in pieno cercò di bofonchiare – scusi facevo per – ma fu interrotto da Luisa – sono contenta che lei sia un padre divertente e probabilmente molto affettuoso ma in certi momenti che le piaccia o no deve diventare da padre affettuoso a padre severo. anche io sono molto affettuosa con lei ma quando devo punirla sono severa, quindi la prego di esserlo anche lei – mio padre si limitò ad annuire colpevole.
Luisa si alzò in piedi prendendo le tre bacchette – bene allora queste tre bacchette si chiamano cane, sono di diversi materiali e diverse misure, ma dato che è la vostra prima volta per non confondervi le idee vi spiego in modo veloce la loro severità, questa con il manico colorato di giallo è quella più leggera, questa col manico arancione e media e infine questa con il manico rosso è la più severa, li ho colorati apposta così e intendo lasciarveli dato che io ne ho altri – mia madre che guardava quasi spaventata le bacchette – grazie signora ma è sicura che può?- la signora annuì per poi proseguire – adesso che vi ho spiegato questo passiamo alle posizioni – si alzò prese una sedia e si mise su di essa, poi prese per un braccio Margherita e in maniera brusca mettendosela sulle ginocchia – non essendo una punizione per lei non la colpirò forte ma solo per farvi capire, vi prego di osservare bene perchè dopo dovrete ripeterlo – i miei genitori rossi e un po intimoriti annuirono.
Lucia alzò il braccio fermandosi, io osservavo attenta come i miei genitori, sembravamo i passeggeri di un areo quando ci sono le hostess che spiegano come gonfiare i giubbotti di salvataggio – dovrete alzare a questa altezza la mano, vedete più o meno all’altezza della vostra spalla, poi scendere così – abbassò il braccio colpendo leggermente il sedere di Margherita – cosi vedete – disse mentre ripeteva lentamente il movimento, Margherita era tesa e visibilmente imbarazzata ma i colpetti che le dava sua madre non le sentiva nemmeno – dovete colpire con la mano dal basso verso l’alto, così che le senta bene, come in pochi sanno la sculacciata manuale serve ad anestetizzare la punizione dopo, non serve in realtà a non far sentire quella che verrà data con gli attrezzi ma diciamo che l’affievolisce, anche se può diventare ugualmente severa se si danno secche e decise senza starsi a fare tante storie, adesso darò delle sculacciate per farvi vedere – la mano di lucia si alzò e si abbassò sui glutei della mia povera amica, colpi col palmo al centro senza ondulazione – questo è il metodo meno efficace, sente poco dolore ma si arrossa subito, comunque e anche uno dei metodi più efficaci per una sculacciata non severa, il male lo sentono lo stesso anche se meno è il culetto viene preparato all’attrezzo – mia madre era sbigottita, sono convinta anche adesso che se avesse avuto un quaderno per prendere appunti sarebbe stata lì a scrivere tutto come una liceale.
Suonarono nella stanza tre schiocchi, in effetti il rumore prodotto dalla mano contro i glutei era forte ma Margherita oltre a ondulare leggermente non dava tanti cenni di dolore fisico, Lucia si fermò di nuovo – bene mentre per fare male ed essere severe si danno così – vidi le mani di Margherita tendersi e l’espressione diventare preoccupata, adesso Lucia rialzò il braccio e lo fece andare dall’alto verso il basso creando un’ondulazione che fece adesso sobbalzare ed emettere un leggero au a Margherita, la mano aveva colpito il sedere di lei con le dita, ma questa volta il colpo era stato si meno sonoro ma sicuramente più severo, le diede tre colpi poi si fermò, adesso Margherita si era lasciata sfuggire lievi mugolii di dolore ma senza nulla di eclatante, intanto io guardavo preoccupata, la sensazione che avevo avuto quella mattina era completamente scomparsa, o per lo meno era minore della mia paura.
- questo è il metodo per fare veramente male, volendo si può colpire così numerose volte e ritroverete presto ad avere sulle vostre ginocchia un sedere bello viola anche senza passarlo sotto cinte o altri attrezzi – a quel punto fece un cenno a mia madre, lei tesa si alzò e prese una sedia posizionandola davanti a quella di Lucia e mi chiamò, io esitai un secondo poi a testa bassa mi avvicinai, come fui dinanzi a mia madre Lucia mi fermò – innanzitutto che non succeda mai più una cosa simile quando esci con mia figlia, poi però voglio farti i complimenti per la tua decisione, fa di te una signorina responsabile e che vuole cambiare, non ti devo dire nulla di più dato che penso che di tutto il resto tu ne abbia già discusso giustamente con loro, quindi adesso stenditi sulle ginocchia di tua madre e stai buona – inaspettatamente mi diede una pacca sulla testa per incoraggiarmi, anche se era stato un singolo gesto probabilmente per non farmi affondare nella tensione che ormai aleggiava intorno a me, mi misi in posizione e mia madre mi accolse un po tesa, le sue gambe erano così tese da sembrare gambi di un tavolo. Subito Lucia se ne accorse – signora non così deve rilassarsi, deve tenere le gambe in modo che non cada e nemmeno che non si faccia male a starci – scese Margherita dolcemente, fu li che mi misi a pensare che tranne quando la puniva era molto attenta e affettuosa verso sua figlia e la cosa mi rallegrò (chiaramente per quanto poteva fare in una situazione come quella)si posizionò accanto a mia madre mi prese me con leggerezza alzandomi, poi mise le gambe di mia madre in posizione – bene adesso le rilassi, devono essere si rigide ma non come prima, si deve leggere la severità nel suo corpo ma non la tensione – mia madre fece un respiro rilassandosi, a quel punto mi aiutò a mettermi per bene – allora ci sono varie posizioni , o così col culetto all’esterno della gamba dalla parte che sculaccia, oppure cosi – mi aiutò a mettermi più avanti – col culetto al centro di esse cosicché sia più esposta la parte centrale di esso. Come vede adesso la potrebbe colpire liberamente, ma lei si potrebbe muovere se non resiste al dolore, quindi per prima cosa le fa capire che se si muove troppo o altro subirà una razione extra e poi se proprio continua le prende il braccio così – prese il mio braccio portandomelo dietro la schiena e lo bloccò, aspettò che lo prendesse mia madre e poi mi lasciò – cosi almeno anche se lei si divincola non potrà coprirsi, poi ci sarebbe la gamba sopra ma lei e brava e non dovrebbe servire vero Michela?- io annuii.
Si mise al fianco della sedia in attesa, mia madre un po titubante fece cadere il primo colpo, il palmo della mano colpì il mio sedere con un grosso schiocco, il viso di Lucia si fece più severo – non così. Che la sta carezzando? Avanti riprovi con più forza e più decisione – mia madre con lo sguardo di chi è stata beccata al compito senza aver studiato rialzò il braccio e poi ciack, ecco adesso andava bene, il dolore cominciava a sentirsi sui miei glutei adesso, a poi ciack un’altro, Luisa cominciò a battere le mani per dare il ritmo, dopo i primi dieci mia madre iniziava a capire, Lucia a quel punto smise di battere le mani quindi mia madre smise di colpirmi, la quale adesso osservava preoccupata il mio sedere già leggermente rosso, anche se a dire il vero avevo sentito poco o nulla per adesso.
Lucia guardando sia mio padre che mia madre proseguì – bene questa cadenza di colpi e di forza era per una sculacciata normale adesso dovrà colpire con lo stesso metodo ma con più forza, deve far rimbalzare la mano sul sedere dopo il colpo, ha presente le onde che si creano sull’acqua quando tira un sasso – mia madre annuì – bene deve crearle sul sedere quando colpisce e forte, deve colpire facendo un movimento da destra verso sinistra, non la lascio fermare finché non vedo che ha capito. inizi e faccia in modo di usare il metodo giusto il più presto possibile- Lucia cominciò a battere le mani e mia madre a sculacciarmi con più vigore, il dolore adesso si sentiva e anche bene ma Lucia non era contenta, io tentavo di stare il più ferma possibile senza piangere o altro ma dopo poco fu impossibile trattenere i piccoli gemiti di dolore provocati dalle sculacciate, dopo poco iniziarono a spuntare le prime lacrime, per mia fortuna a quel punto Lucia fermò mia madre – brava adesso iniziamo con le bacchettate. Margherita vieni qua avanti – nel frattempo io ritornai in piedi dov’ero prima e mia madre un po scossa a sedere.
Mia madre si guardava la mano e poi teneva lo sguardo basso per non incrociare il mio. Doveva essere un po titubante ancora sulla sculacciata ma ormai come me era salita in barca e doveva resistere fino alla fine. Nel frattempoMargherita si mise piegata mani poggiate al poggia piedi della sedia, gambe incrociate e testa su. Lucia passò dietro di lei poi con la bacchetta iniziò a indicare come la maestra alla lavagna mentre spiegava – bene questa è una delle tante posizioni che si possono tenere per essere bacchettate, ora farò fare una dimostrazione di tutte le posizioni migliori a Margherita – scorrendo la bacchetta sulla schiena – vedete la schiena leggermente concava? Serve ad esporre per bene il sedere, le gambe incrociate servono per rendere più tondo il sedere della punita, questa posizione si usa se non si vuole andare a colpire oltre che i glutei le gambe , altrimenti sarebbe inutile ovviamente, perchè al momento di dover colpire le cosce trovereste difficoltà a colpirle adeguatamente – mi stupii di quanta serietà ci stesse mettendo Lucia a spiegare il tutto, non so se era il suo carisma o altro ma nella stanza c’era il silenzio e tutti i presenti stavano fissandola con interesse. La bacchetta passò sotto il mento di Margherita mentre Lucia – vedete poi la testa alta, serve a prendere la punizione con dignità e non come stupide bambinette piagnucolanti. Su. Dì loro che succede se ti muovi e fai inutili bizze – Margherita divenne rossa, probabilmente non si aspettava quella domanda – si danno colpi supplementari e a volte più severi – La mano di Lucia passò sulla testa di Margherita arruffandole i capelli dolcemente – brava piccola, adesso continuiamo. Vai ginocchia sulla sedia e mani sullo schienale – Margherita eseguì l’ordine. La bacchetta si posò sui piedini di lei – questa posizione serve sempre come la precedente a colpire principalmente il sedere, però nel caso anche se sinceramente io non l’ho mai fatto potrebbe servire a colpire la pianta del piede della punita. Chiaramente non dovrete esagerare nella forza perchè dopo camminerebbe male, al massimo datele di questa forza e con questa bacchetta – si fermò e diede un colpo forte alle piante dei piedi di Margherita, lo schiocco fu molto forte, lei allargò leggermente gli occhi e strinse le dita dei piedi emettendo solo un leggero au. Su di esse affiorò una striscia rossa, era la prima volta che osservavo bene i piedini di lei ed erano molto soffici e morbidosi, mi venne da sorridere ma lo strozzai subito sul nascere per non mancare di rispetto a nessuno.
Lucia nel frattempo si era portata nuovamente accanto a Margherita – e chiaramente potrete anche colpire le cosce , se vorrete il sedere più tirato basta obbligare la punita a poggiare la pancia allo schienale della sedia mettendoci prima un qualcosa di morbido e mettere le mani in terra o in caso di una sedia a schienale alto sui poggiapiedi, non preoccupatevi non si ribalta la sedia almeno che non faccia movimenti bruschi, e così otterrete tutto il sedere a disposizione – Margherita nel frattempo aveva fatto vedere la posizione detta da sua madre anche se poi si era rialzata subito per via del dolore provocato dallo schienale che le premeva sulla pancia senza difese. Lucia fece alzare di nuovo sua figlia e spostò la sedia – piegati mani alle ginocchia- Margherita eseguì – bene questa è la posizione classica per ricevere le bacchettate, stesso discorso di prima se vorrete il sedere più tirato basterà ordinarle di mettere le mani alle caviglie – Margherita eseguì l’ordine, adesso il sedere era teso e bello esposto, cosi probabilmente le bacchettate dovevi sentirle ancora di più che stando con le mani alle ginocchia. La madre di Margherita le fece allargare leggermente le gambe – così è perfetta. chiaramente poi c’è la posizione sdraiata sul letto o su di una panca o un tavolo da fumo, cosi potrete darle le bacchettate dal basso verso l’alto. Ma comunque la posizione sdraiata sul letto con uno o due cuscini sotto il basso ventre e consigliata per dare delle belle e sonore cinghiate- mio padre ebbe un sussulto poi con voce timida – io avrei pensato di punirla con la cintola mia figlia invece che con la bacchetta – Lucia alzò un sopracciglio in un’espressione mista fra il compiaciuto e il sorpreso – beh in quel caso allora gli consiglio di posizionarla a pancia in giù sul letto o su quella panca da palestra che si vede laggiù – lui annui e poi – potrebbe farmi vedere dopo per favore? – lei sorrise – certo non c’è problema – io cercai di restare calma anche se non capivo il perchè di quella scelta. Mio padre mi lesse nella testa perchè subito dopo rispose – sa il fatto è che la bacchetta la vedo uno strumento non so come dire non mio ecco, penso che la cinta sia meno pericolosa ma altrettanto severa – lei guardandolo pensierosa come se stesse confrontando i due strumenti rispose – credo che in effetti si possa dire che la severità può essere applicata allo stesso modo con tutti e due gli strumenti ma comunque sono sempre due tipi diversi di dolore – mio padre spostando prima lo sguardo sulla bacchetta continuò – ho paura che con la bacchetta si possano lasciare segni più profondi del necessario e lasciare cicatrici o altro – arrossì di colpo – vede ho cercato su internet informazioni e diceva che la bacchetta va usata solo quando uno ha veramente esperienza, quindi preferivo provare con la cinta- lei sorrise poi con un tono incoraggiante per smorzare la timidezza di mio padre – certo può provare anche con quella, comunque non mancherò di farvi vedere anche come colpire severamente con l’ultima bacchetta-.