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Racconti di sculacciata: sculacciato dalla mamma

4 Ottobre 2011

Questo racconto di sculacciata ci è stato inviato da Noemi. Buona lettura a tutti!

Fremo.. le mano stringe forte il mio pisello che diventa sempre più invadente negli slip. Senza staccare gli occhi dal monitor, slaccio i pantaloni e li lascio scivolare giù, sfilo lo slip e butto tutto sulla sedia. Così libero posso godere appieno delle prestazioni fantastiche che la ragazza bionda mette in atto mostrandomi tutto il suo lato b.. Metto le cuffie e gemo con lei.
Non sento mia madre che mi chiama, stringo forte il mio pene ormai duro e non vedo l’ora del momento; non la sento salire le scale, mi tocco delicatamente i testicoli per accelerare; non la sento quando spalanca la porta, respiro affannosamente gli occhi socchiusi che fissano lo schermo che ad un tratto diventa nero.. Mi blocco, ora lo so, lei è in stanza. Sento freddo, sudo. La mano resta li, indugia sul mio turgido pene, sono fermo completamente. Mi toglie le cuffie con forza “mamma!” leggera protesta, sono davvero nei guai. Si mette davanti a me, severissima mi guarda “in piedi” ordina, il tono è duro, cerco una difesa “mamma io.. scusa..lo so che..” “ho detto in piedi!” mi alzo senza dire una parola non riesco più nemmeno a togliere la mano dal mio pene che, incurante dell’imbarazzo che mi crea, continua a pulsare. Mi viene vicino e strattonandomi mi leva la maglia “mamma no per favore..” cerco di oppormi, so che è inutile.. Si siede davanti a me in silenzio e mi guarda dall’alto in basso.. Il suo sguardo è penetrante freddo ed io completamente nudo davanti a lei cerco di coprirmi con le mani mantenendo almeno un po’ di dignità. “Se fai le cose falle bene Giulio.. adesso continua quello che hai iniziato” la guardo con aria interrogativa “mamma no, non vorrai che.. non dirai sul serio?” “non mi pare che ti vergognassi davanti al pc no? A fare tutte quelle porcate! Non vedo perché dovrebbe essere diverso ora.. forza avanti finisci ciò che hai iniziato!” la voce è dura ma bassa, in grado di sottomettermi. So che la punizione sarà dura ma qs è così imbarazzante che mi sento bloccato. Non è mai accaduto che mi beccasse in fallo. “mamma scusa, non credo di riuscire” la imploro con lo sguardo, mi agito un po’, mi piego cercando di coprire l’erezione che non accenna a smettere. Mi sento nudo e nell’umiliazione più totale la imploro “mamma ti prego fammi vestire, mi vergogno, non ce la faccio..” comincio a piagnucolare la vergogna è davvero troppa. “Giulio vorrei che pensassi che esiste anche altro oltre che passare le ore a masturbarti davanti al computer.. le ragazze per esempio? C’è un mondo pieno di ragazze e tu passi tutto il tuo tempo qui a trastullarti..” la odio quando mi mette in ridicolo così come se non fossi nessuno e mi monta la rabbia “ non sono affari tuoi di come mi comporto nella mia vita mamma.. non sono un bambino ho 18 anni e dovresti capire che è ora che mi lasci in pace” sbotto e dico qs cose urlando; di colpo si alza mi viene vicino e mi da due ceffoni sul viso ben assestati, e, senza dire una parola, si risiede. Mi brucia la faccia, sono rosso di rabbia e di imbarazzo, l’erezione prosegue imperterrita non sposto le mani e qs toccarmi non fa che aumentare la mia eccitazione. Si mette comoda sulla sedia, solleva un po’ la gonna gia corta e batte le mani sulle sue cosce, segnale che sto per prenderle “qui sulle ginocchia, vedo che la lezione non la impari mai” “mamma scusa ho capito, non puoi sculacciarmi no.. ti prego” mi allontano ma devo capire bene quel che vuol fare; la guardo e imploro piagnucolando chiedo scusa e le dico che non lo farò più; se disobbedisco troppo a lungo essere sculacciato sulle ginocchia diventerà un desiderio, se dovesse arrabbiarsi troppo e usare la bacchetta il dolore sarebbe triplicato. Lei non si alza non si muove, mi comanda con lo sguardo, riesce a farmi sentire nudo fino all’osso finché l’umiliazione pesa troppo e per sottrarmi a qs scena in cui mi sento davvero ridicolo mi butto letteralmente sulle sue ginocchia. Mi sistema senza dire una parola, sedere ben esposto con le mani tocco il pavimento davanti a me, ora so che sono nelle sue mani, lei decide per me, non ho scampo, balbetto qcs mentre sento l’erezione che sfrega sulle sue collant, so che dovrò cercare di non agitarmi troppo, un orgasmo davanti a lei sarebbe troppo umiliante. Mi accarezza le natiche, lo fa quasi con amore “mamma per favore.. non sculacciarmi” l’eccitazione cresce “mamma ti prego, piano fallo piano..” non mi risponde e tenendomi ben saldo indugia con la mano tra le mie natiche; sono pronto al colpo ma la paura si impossessa di me, penso quando colpirà? sarà forte? ; d’improvviso senza nessun segnale comincia a sculacciare cadenzata e precisa, natica destra poi sinistra poi tra le gambe nel mezzo, per poi ricominciare, va avanti senza tregua nemmeno un secondo di risposo. Nella stanza tutto silenzio solo il suono delle sue mani sulle natiche che mi ricordano ad ogni colpo l’umiliante situazione. I primi colpi li reggo bene, non voglio darle soddisfazione, resto immobile senza fiatare, ma dopo un po’ tutto il mio orgoglio va in frantumi comincio ad agitare le gambe, so che non devo, mi sento il sedere in fiamme, ma sono anche eccitato ed avrei voglia di venire così sulle gambe di mia madre. Muovendomi ormai in modo spasmodico, contraendomi senza più resistere offro uno spettacolo che mi imbarazza da morire, mi sento esposto totalmente. Imploro, urlo e scoppio a piangere chiedendo pietà ma lei silenziosa continua. “mamma basta per favore brucia brucia” finalmente dopo tanto scalciare smette. “aahh mamma” piango.. mi accarezza le natiche rosse fuoco “brucia brucia” “Giulio basta lamentarti, lo sai che se le prendi è perché le meriti!” due colpetti sulle natiche sono il segno che mi posso alzare, ma so che non è ancora finita. Mi alzo lentamente, mani sulle natiche che sento bruciare, l’erezione lentamente sta svanendo. Ora monta la rabbia e l’imbarazzo cresce, l’arroganza prevale “mamma non sono un bambino non puoi trattarmi così, sai che non puoi!” lei non smette di scrutarmi, sguardo che indaga a cogliere un altro fallo “devo continuare con la bacchetta?” chiede leggera; un secondo ed il mio sguardo diventa implorante trasformandosi in una sola parola “scusa” pronunciata a fil di voce.
Indicandomi il muro mi fa capire che inizia il castigo. In ginocchio, occhi fissi su un muro bianco, sedere in fiamme, braccia lungo i fianchi, schiena dritta, frustrato per non essere riuscito a concludere ed imbarazzato per essermi fatto sculacciare così , attendo le parole di mia madre che mi permetteranno di concludere la punizione. Ci vorranno due ore prima che mi dica “sdraiato sul letto”. Con le ginocchia doloranti e i crampi alle gambe mi porto stancamente sul letto. Mia madre osserva il mio sedere rosso fuoco che chiama con affetto “il suo capolavoro”. Lentamente e con gesti metodici mi spalma la crema; sento che le natiche ricominciano a pulsare per il bruciore mentre attacca con le domande.
“Smetterai con quella robaccia al pc?” “si mamma”
“E’ stata giusta la punizione che ti ho dato?” “si mamma”
“La prossima volta se accadrà sarà peggio lo sai?” “si mamma, non accadrà”.
Piango come un bambino mentre mia madre ha il potere di farmi ricominciare un’altra splendida e tremenda erezione. Devo resistere un po’. Tra poco sarò di nuovo al pc.

La mamma impara

11 Marzo 2011

Continua il racconto della nostra bravissima e dolcissima Nadine, per chi l’avesse persa può trovare qui la prima parte.

Le ore passarono implacabili, senza nessuna pietà ne clemenza, mia madre girava per casa cercando di non incrociare mai il mio sguardo, solo mezzora prima delle 3 mio padre entrò nella stanza.

Il suo sguardo severo non lasciava presagire nulla di buono, chiuse la porta alle sue spalle e schiarendosi la voce prese la sedia e si sedette davanti al letto. La mia gola si era fatta improvvisamente secca, non sapevo che dire, quindi restai in silenzio cosi da far iniziare mio padre a parlare. Con voce calma iniziò – Michela so della tua decisione e da una parte l’approvo. So che è imbarazzante e non ne vorresti parlare ma penso che invece sia necessario farlo- lasciò una pausa per farmi soppesare le sue parole e per vedere la mia reazione. Accennai un sorriso e annuii giocherellando con le dita in modo da non dover alzare lo sguardo. Mi domandai da quando colui che fino al giorno prima offendevo e lo ritenevo ingiusto e solo una rottura aveva iniziato a mettermi in soggezione. Inoltre sentivo dentro di me crescere sempre di più il senso di colpa per come li avevo trattati pensavo a come si erano sentiti sentendo le urla della propria figlia contro che li malediceva e li offendeva. La vista mi si appanno segno delle prime lacrime che si stavano facendo largo, ma cercai di non darlo a veder. Mio padre quasi come se vedesse anche dove non poteva mi allungò un fazzolettino dolcemente – Michela perchè piangi?- io iniziando a singhiozzare – perchè mi vergogno per come vi ho sempre trattati. Sono stata un’egoista e ho sempre pensato a me stessa, non ho mai nemmeno provato a capire i vostri sentimenti nemmeno una volta – lui prese ad accarezzarmi il viso – sono contento di questo tuo pensiero, e volevo appunto parlarti di tutto ciò. Michela oggi la madre di Margherita verrà a insegnarci lo sai questo?- annuii – ma l’incontro di oggi se decidiamo di farlo sarà solo l’inizio di un nuovo sistema di educazione per te, fatto di sculacciate severe e non e più rigidità – si fermò ancora per lasciarmi assimilare e capire tutto per bene – quindi se tu oggi decidi di andare avanti con la tua decisione, da domani pagherai con le sculacciate le tue mancanze di rispetto o qualsiasi altra cosa grave da dover ricorrere ad esse. Pensaci bene perchè dopo non voglio ripensamenti e neanche che tu viva male questa cosa – sapevo già che mi sarei pentita delle mie parole, ma purtroppo non riuscii a fermarmi ed urlai con rabbia– che vuoi e? Che ti dica che mi piacerà essere sculacciata? Che ti preghi di farlo? Per favore esci che non voglio parlarne – mio padre mi guardò molto duro – bene allora se non vuoi parlarne vuol dire che il tuo cenno di maturità si è già volatilizzato – prima che me ne rendessi conto la mia mano stava tenendo la sua camicia, lui mi guardò prima in modo duro poi notando la mia espressione preoccupata sorrise – cucciola non voglio questo – si fermò leggermente imbarazzato capii che parlare con la propria figlia dopo quattro anni che lo insultava e lo ignorava doveva essere difficile per lui, forse più che per sua figlia cioè io. Una lacrima mi scese facendosi largo sulla mia pelle quando mi sforzai di ricordare il momento in cui avevo reso uno sconosciuto mio padre. Mi strinsi a lui piangendo senza dire nulla, sentii la sua mano poggiarsi sui miei capelli e dopo tanto tempo sentii di nuovo il calore che solo un padre può darti. Non so quanto tempo restai così ma dopo essermi sfogata in un pianto liberatorio per la prima volta dopo anni con voce debole e un po provata dai singhiozzi – papa non voglio più essere una sconosciuta né per te né per mamma, perdonami ti prego tornerò ad essere la figlia dolce e sensibile e non la stronza odiosa che sono stata fino ad ora – le mie parole fecero sorridere mio padre come poche volte era successo e sentii un’altra sensazione che non provavo da molto, un calore al cuore portato dall’amore di mio padre davanti a me. La sua calda mano si poggiò sulla mia guancia asciugando le ultime lacrime sul mio viso – non sei mai stata una stronza odiosa- si fermò ridendo per smorzare la tensione – odiosa magari un pochino – la sua battuta mi fece tornare a sorridere,e il suo sorriso seguì il mio come se lo stesse aspettando per liberarsi nuovamente in tutta la sua bellezza – io non ti sculaccerei mai, ma so che dopo te ti rinchiuderesti un’altra volta nei tuoi sensi di colpa, oppure rischieresti di leggere la situazione come una mancanza di interesse mia e di tua madre, quindi verrai punita, ma ricordiamoci che nel momento della punizione e dopo avrai sempre l’amore di tua madre e tuo padre, se poi in futuro vorrai smettere con questa cosa e dimostrerai di essere migliorata e responsabile noi si cesserà all’istante di farlo – mi limitai ad annuire e a godere ancora qualche minuto di quel caldo abbraccio, poi con un dolce sorriso mio padre si allontanò dalla camera e lo rividi solo dopo tre ore quando il campanello suonò.

Come sentii il suono mi sentii irrigidire dalla testa ai piedi, mi ero preparata psicologicamente in tutti i modi a quel momento, ma poi adesso che era arrivato sembravo una bambina spersa in una città a lei sconosciuta Sentii mia madre mettere via delle cose e affrettarsi a rispondere, mio padre doveva già essere sul divano, restai in silenzio senza respirare per poter sentire ciò che veniva detto.

L’immagine di ciò che accadeva di sotto in salotto si formava tramite i suoni sentiti nella mia testa, la porta che si apriva il saluto formale e leggermente imbarazzato di mia madre e poi un suono che non mi sarei mai aspettata quel giorno, il suono della voce di Margherita, dalla voce mi sembrava anche lei molto imbarazzata e più timida del solito, poi sentii mia madre – prego accomodatevi in salotto arrivo subito – poi i passi di mia madre si fecero sempre più vicini, si fermarono un attimo fuori dalla porta e poi ecco il bussare ad essa, il suono della porta colpita preannunciava il fatto di dover scendere e incontrare così la madre di Margherita, e la mia migliore amica venute apposta per insegnare ai miei a darmele di santa ragione.

Imbarazzata risposi – si arrivo subito – andai di nuovo davanti allo specchio e controllai di essere almeno un minimo presentabile, diedi un’ultima pettinata ai capelli ed uscii, trovai mia madre ad attendermi con un sorriso incoraggiante anche se riuscito male, non disse nulla si limitò a seguirmi quasi come se fosse lei a dover essere punita e non io. Arrivai in salotto e vidi Margherita che scostò subito il suo sguardo da me imbarazzata come poche volte, accanto a lei la figura severa ed autoritaria di sua madre, mio padre seduto sulla poltrona in attesa. Il carisma autoritario della madre di Margherita si sentiva in tutta la stanza, il suo portamento perfetto la sua espressione severa, i suoi occhi celesti mi squadravano con severità, la sua espressione come tutto il suo vestiario davano di lei un’aura di donna matura e severa che vedi raramente nelle donne, oggi aveva racchiuso i suoi capelli dorati in una coda di cavallo. Accanto a lei notai tre bacchette che non promettevano niente di buono, mi irrigidii talmente tanto che mentre andavo a sedermi sulla poltrona sembravo la copia tarocca di robocop.

La voce di Luisa così si chiamava sua madre riecheggiò in ordine secco – ferma cosa fai? Resta in piedi li al centro e te Margherita spogliati e vai accanto a lei muoviti- margherita dopo aver sussultato come tutti i presenti si alzò e con un viso paonazzo si spogliò fino a rimanere in mutande e maglietta, notai che anche lei era vestita come me maglietta bianca e mutandine, niente calzini o altro. Vidi mia madre mettersi le mani sulla bocca quando vide il sedere di Margherita, mentre Lucia la osservava soddisfatta del suo operato, quando si mise accanto a me notai i segni viola sui suoi glutei deglutii nervosa sapendo che presto avrei avuto gli stessi segni sui miei. Adesso nella stanza regnava il silenzio assoluto né io né i miei genitori osavamo dire nulla, solo dopo poco mia madre esordì – scusi ma perchè ha portato sua figlia?- la madre di Margherita senza indugi – perchè io non ho l’autorità di toccare nemmeno con un dito vostra figlia, come altri non ne hanno sulla mia, il fatto che io la sculacci non significa che lo lasci fare ad altri, quindi l’ho portata per farvi capire tramite lei come eseguire la punizione – mia madre annuì compiaciuta, capii che in effetti anche a lei non andava giù la storia di farmi picchiare da una sconosciuta – bene allora per il bene di sua figlia impareremo presto – disse mio padre per smorzare la tensione ma subito Luisa con tono di rimprovero – la trova divertente la situazione? Lei per primo dovrebbe dare l’aria di severità e responsabilità a sua figlia così che nutra rispetto per lei, e questo non è il modo di farlo- mio padre sentendosi colpito in pieno cercò di bofonchiare – scusi facevo per – ma fu interrotto da Luisa – sono contenta che lei sia un padre divertente e probabilmente molto affettuoso ma in certi momenti che le piaccia o no deve diventare da padre affettuoso a padre severo. anche io sono molto affettuosa con lei ma quando devo punirla sono severa, quindi la prego di esserlo anche lei – mio padre si limitò ad annuire colpevole.

Luisa si alzò in piedi prendendo le tre bacchette – bene allora queste tre bacchette si chiamano cane, sono di diversi materiali e diverse misure, ma dato che è la vostra prima volta per non confondervi le idee vi spiego in modo veloce la loro severità, questa con il manico colorato di giallo è quella più leggera, questa col manico arancione e media e infine questa con il manico rosso è la più severa, li ho colorati apposta così e intendo lasciarveli dato che io ne ho altri – mia madre che guardava quasi spaventata le bacchette – grazie signora ma è sicura che può?- la signora annuì per poi proseguire – adesso che vi ho spiegato questo passiamo alle posizioni – si alzò prese una sedia e si mise su di essa, poi prese per un braccio Margherita e in maniera brusca mettendosela sulle ginocchia – non essendo una punizione per lei non la colpirò forte ma solo per farvi capire, vi prego di osservare bene perchè dopo dovrete ripeterlo – i miei genitori rossi e un po intimoriti annuirono.

Lucia alzò il braccio fermandosi, io osservavo attenta come i miei genitori, sembravamo i passeggeri di un areo quando ci sono le hostess che spiegano come gonfiare i giubbotti di salvataggio – dovrete alzare a questa altezza la mano, vedete più o meno all’altezza della vostra spalla, poi scendere così – abbassò il braccio colpendo leggermente il sedere di Margherita – cosi vedete – disse mentre ripeteva lentamente il movimento, Margherita era tesa e visibilmente imbarazzata ma i colpetti che le dava sua madre non le sentiva nemmeno – dovete colpire con la mano dal basso verso l’alto, così che le senta bene, come in pochi sanno la sculacciata manuale serve ad anestetizzare la punizione dopo, non serve in realtà a non far sentire quella che verrà data con gli attrezzi ma diciamo che l’affievolisce, anche se può diventare ugualmente severa se si danno secche e decise senza starsi a fare tante storie, adesso darò delle sculacciate per farvi vedere – la mano di lucia si alzò e si abbassò sui glutei della mia povera amica, colpi col palmo al centro senza ondulazione – questo è il metodo meno efficace, sente poco dolore ma si arrossa subito, comunque e anche uno dei metodi più efficaci per una sculacciata non severa, il male lo sentono lo stesso anche se meno è il culetto viene preparato all’attrezzo – mia madre era sbigottita, sono convinta anche adesso che se avesse avuto un quaderno per prendere appunti sarebbe stata lì a scrivere tutto come una liceale.

Suonarono nella stanza tre schiocchi, in effetti il rumore prodotto dalla mano contro i glutei era forte ma Margherita oltre a ondulare leggermente non dava tanti cenni di dolore fisico, Lucia si fermò di nuovo – bene mentre per fare male ed essere severe si danno così – vidi le mani di Margherita tendersi e l’espressione diventare preoccupata, adesso Lucia rialzò il braccio e lo fece andare dall’alto verso il basso creando un’ondulazione che fece adesso sobbalzare ed emettere un leggero au a Margherita, la mano aveva colpito il sedere di lei con le dita, ma questa volta il colpo era stato si meno sonoro ma sicuramente più severo, le diede tre colpi poi si fermò, adesso Margherita si era lasciata sfuggire lievi mugolii di dolore ma senza nulla di eclatante, intanto io guardavo preoccupata, la sensazione che avevo avuto quella mattina era completamente scomparsa, o per lo meno era minore della mia paura.

- questo è il metodo per fare veramente male, volendo si può colpire così numerose volte e ritroverete presto ad avere sulle vostre ginocchia un sedere bello viola anche senza passarlo sotto cinte o altri attrezzi – a quel punto fece un cenno a mia madre, lei tesa si alzò e prese una sedia posizionandola davanti a quella di Lucia e mi chiamò, io esitai un secondo poi a testa bassa mi avvicinai, come fui dinanzi a mia madre Lucia mi fermò – innanzitutto che non succeda mai più una cosa simile quando esci con mia figlia, poi però voglio farti i complimenti per la tua decisione, fa di te una signorina responsabile e che vuole cambiare, non ti devo dire nulla di più dato che penso che di tutto il resto tu ne abbia già discusso giustamente con loro, quindi adesso stenditi sulle ginocchia di tua madre e stai buona – inaspettatamente mi diede una pacca sulla testa per incoraggiarmi, anche se era stato un singolo gesto probabilmente per non farmi affondare nella tensione che ormai aleggiava intorno a me, mi misi in posizione e mia madre mi accolse un po tesa, le sue gambe erano così tese da sembrare gambi di un tavolo. Subito Lucia se ne accorse – signora non così deve rilassarsi, deve tenere le gambe in modo che non cada e nemmeno che non si faccia male a starci – scese Margherita dolcemente, fu li che mi misi a pensare che tranne quando la puniva era molto attenta e affettuosa verso sua figlia e la cosa mi rallegrò (chiaramente per quanto poteva fare in una situazione come quella)si posizionò accanto a mia madre mi prese me con leggerezza alzandomi, poi mise le gambe di mia madre in posizione – bene adesso le rilassi, devono essere si rigide ma non come prima, si deve leggere la severità nel suo corpo ma non la tensione – mia madre fece un respiro rilassandosi, a quel punto mi aiutò a mettermi per bene – allora ci sono varie posizioni , o così col culetto all’esterno della gamba dalla parte che sculaccia, oppure cosi – mi aiutò a mettermi più avanti – col culetto al centro di esse cosicché sia più esposta la parte centrale di esso. Come vede adesso la potrebbe colpire liberamente, ma lei si potrebbe muovere se non resiste al dolore, quindi per prima cosa le fa capire che se si muove troppo o altro subirà una razione extra e poi se proprio continua le prende il braccio così – prese il mio braccio portandomelo dietro la schiena e lo bloccò, aspettò che lo prendesse mia madre e poi mi lasciò – cosi almeno anche se lei si divincola non potrà coprirsi, poi ci sarebbe la gamba sopra ma lei e brava e non dovrebbe servire vero Michela?- io annuii.

Si mise al fianco della sedia in attesa, mia madre un po titubante fece cadere il primo colpo, il palmo della mano colpì il mio sedere con un grosso schiocco, il viso di Lucia si fece più severo – non così. Che la sta carezzando? Avanti riprovi con più forza e più decisione – mia madre con lo sguardo di chi è stata beccata al compito senza aver studiato rialzò il braccio e poi ciack, ecco adesso andava bene, il dolore cominciava a sentirsi sui miei glutei adesso, a poi ciack un’altro, Luisa cominciò a battere le mani per dare il ritmo, dopo i primi dieci mia madre iniziava a capire, Lucia a quel punto smise di battere le mani quindi mia madre smise di colpirmi, la quale adesso osservava preoccupata il mio sedere già leggermente rosso, anche se a dire il vero avevo sentito poco o nulla per adesso.

Lucia guardando sia mio padre che mia madre proseguì – bene questa cadenza di colpi e di forza era per una sculacciata normale adesso dovrà colpire con lo stesso metodo ma con più forza, deve far rimbalzare la mano sul sedere dopo il colpo, ha presente le onde che si creano sull’acqua quando tira un sasso – mia madre annuì – bene deve crearle sul sedere quando colpisce e forte, deve colpire facendo un movimento da destra verso sinistra, non la lascio fermare finché non vedo che ha capito. inizi e faccia in modo di usare il metodo giusto il più presto possibile- Lucia cominciò a battere le mani e mia madre a sculacciarmi con più vigore, il dolore adesso si sentiva e anche bene ma Lucia non era contenta, io tentavo di stare il più ferma possibile senza piangere o altro ma dopo poco fu impossibile trattenere i piccoli gemiti di dolore provocati dalle sculacciate, dopo poco iniziarono a spuntare le prime lacrime, per mia fortuna a quel punto Lucia fermò mia madre – brava adesso iniziamo con le bacchettate. Margherita vieni qua avanti – nel frattempo io ritornai in piedi dov’ero prima e mia madre un po scossa a sedere.

Mia madre si guardava la mano e poi teneva lo sguardo basso per non incrociare il mio. Doveva essere un po titubante ancora sulla sculacciata ma ormai come me era salita in barca e doveva resistere fino alla fine. Nel frattempoMargherita si mise piegata mani poggiate al poggia piedi della sedia, gambe incrociate e testa su. Lucia passò dietro di lei poi con la bacchetta iniziò a indicare come la maestra alla lavagna mentre spiegava – bene questa è una delle tante posizioni che si possono tenere per essere bacchettate, ora farò fare una dimostrazione di tutte le posizioni migliori a Margherita – scorrendo la bacchetta sulla schiena – vedete la schiena leggermente concava? Serve ad esporre per bene il sedere, le gambe incrociate servono per rendere più tondo il sedere della punita, questa posizione si usa se non si vuole andare a colpire oltre che i glutei le gambe , altrimenti sarebbe inutile ovviamente, perchè al momento di dover colpire le cosce trovereste difficoltà a colpirle adeguatamente – mi stupii di quanta serietà ci stesse mettendo Lucia a spiegare il tutto, non so se era il suo carisma o altro ma nella stanza c’era il silenzio e tutti i presenti stavano fissandola con interesse. La bacchetta passò sotto il mento di Margherita mentre Lucia – vedete poi la testa alta, serve a prendere la punizione con dignità e non come stupide bambinette piagnucolanti. Su. Dì loro che succede se ti muovi e fai inutili bizze – Margherita divenne rossa, probabilmente non si aspettava quella domanda – si danno colpi supplementari e a volte più severi – La mano di Lucia passò sulla testa di Margherita arruffandole i capelli dolcemente – brava piccola, adesso continuiamo. Vai ginocchia sulla sedia e mani sullo schienale – Margherita eseguì l’ordine. La bacchetta si posò sui piedini di lei – questa posizione serve sempre come la precedente a colpire principalmente il sedere, però nel caso anche se sinceramente io non l’ho mai fatto potrebbe servire a colpire la pianta del piede della punita. Chiaramente non dovrete esagerare nella forza perchè dopo camminerebbe male, al massimo datele di questa forza e con questa bacchetta – si fermò e diede un colpo forte alle piante dei piedi di Margherita, lo schiocco fu molto forte, lei allargò leggermente gli occhi e strinse le dita dei piedi emettendo solo un leggero au. Su di esse affiorò una striscia rossa, era la prima volta che osservavo bene i piedini di lei ed erano molto soffici e morbidosi, mi venne da sorridere ma lo strozzai subito sul nascere per non mancare di rispetto a nessuno.

Lucia nel frattempo si era portata nuovamente accanto a Margherita – e chiaramente potrete anche colpire le cosce , se vorrete il sedere più tirato basta obbligare la punita a poggiare la pancia allo schienale della sedia mettendoci prima un qualcosa di morbido e mettere le mani in terra o in caso di una sedia a schienale alto sui poggiapiedi, non preoccupatevi non si ribalta la sedia almeno che non faccia movimenti bruschi, e così otterrete tutto il sedere a disposizione – Margherita nel frattempo aveva fatto vedere la posizione detta da sua madre anche se poi si era rialzata subito per via del dolore provocato dallo schienale che le premeva sulla pancia senza difese. Lucia fece alzare di nuovo sua figlia e spostò la sedia – piegati mani alle ginocchia- Margherita eseguì – bene questa è la posizione classica per ricevere le bacchettate, stesso discorso di prima se vorrete il sedere più tirato basterà ordinarle di mettere le mani alle caviglie – Margherita eseguì l’ordine, adesso il sedere era teso e bello esposto, cosi probabilmente le bacchettate dovevi sentirle ancora di più che stando con le mani alle ginocchia. La madre di Margherita le fece allargare leggermente le gambe – così è perfetta. chiaramente poi c’è la posizione sdraiata sul letto o su di una panca o un tavolo da fumo, cosi potrete darle le bacchettate dal basso verso l’alto. Ma comunque la posizione sdraiata sul letto con uno o due cuscini sotto il basso ventre e consigliata per dare delle belle e sonore cinghiate- mio padre ebbe un sussulto poi con voce timida – io avrei pensato di punirla con la cintola mia figlia invece che con la bacchetta – Lucia alzò un sopracciglio in un’espressione mista fra il compiaciuto e il sorpreso – beh in quel caso allora gli consiglio di posizionarla a pancia in giù sul letto o su quella panca da palestra che si vede laggiù – lui annui e poi – potrebbe farmi vedere dopo per favore? – lei sorrise – certo non c’è problema – io cercai di restare calma anche se non capivo il perchè di quella scelta. Mio padre mi lesse nella testa perchè subito dopo rispose – sa il fatto è che la bacchetta la vedo uno strumento non so come dire non mio ecco, penso che la cinta sia meno pericolosa ma altrettanto severa – lei guardandolo pensierosa come se stesse confrontando i due strumenti rispose – credo che in effetti si possa dire che la severità può essere applicata allo stesso modo con tutti e due gli strumenti ma comunque sono sempre due tipi diversi di dolore – mio padre spostando prima lo sguardo sulla bacchetta continuò – ho paura che con la bacchetta si possano lasciare segni più profondi del necessario e lasciare cicatrici o altro – arrossì di colpo – vede ho cercato su internet informazioni e diceva che la bacchetta va usata solo quando uno ha veramente esperienza, quindi preferivo provare con la cinta- lei sorrise poi con un tono incoraggiante per smorzare la timidezza di mio padre – certo può provare anche con quella, comunque non mancherò di farvi vedere anche come colpire severamente con l’ultima bacchetta-.

Racconto: Inversione di ruoli

2 Gennaio 2011

Buon anno a tutti, cari lettori! Oggi pubblico un bel racconto che è stato inviato da Geronimo, buona lettura a tutti!

Questo raccontino ha un antefatto narrato in :”Una mamma severa

Elena si stà rivestendo, il corpo candido ancora sodo, i capelli biondi disciolti, il grosso sedere tutto gonfio e rosso. Un mappamondo multicolore con tonalità che vanno dal rosso tenue al rosso scuro con chiazze grigie e violacee dalle caratteristiche forme allungate e grossomodo rettangolari prodotte da energiche cintolate. Marco è steso sul letto, nudo dalla vita in su e si stà fumando una sigaretta. Lo sguardo di Elena è innamorato, quasi adorante. Come si è potuta produrre una simile metamorfosi?. “-Sbrigati Elena, aspetto una amica, devo preparare un concorso-“ Elena subito si preoccupa. Nella sua voce c’è un tono di accorata irritazione. “_Chi è questa puttanella? Che cosa vuoi farci?-“ “- Quello che mi pare e piace!-“ è la secca risposta di lui. “ – e non fare la lagna o prendo la mestola di alluminio e allora sì che avrai motivo di piagnucolare. Le regole sono cambiate, mia cara, io faccio quello che cazzo mi pare, tu fai quello che ti dico io o le prendi. Se ti stà bene è così altrimenti…tanti saluti e addio!-“ “No,no, amore, faremo come vuoi tu-“ .

Lo so è incredibile, fino a pochi giorni prima il povero Marco si trovava steso a culo nudo sulle ginocchia di Elena che gli infliggeva una dura e severa sculacciata con il mestolo e gli teneva infilato su per l’ano un dildo inzuppato nel peperoncino. Da allora le cose sono radicalmente cambiate. La storia di Marco e Amanda, la figlia di Elena,è ormai finita. L’unica ragione per cui Marco continuava a frequentare la casa di Amanda negli ultimi tempi erano in realtà proprio gli incontri punitivi con la madre di lei che esercitava sul giovane una forte attrazione. Marco si è però stufato di essere battuto e umiliato. Gli è piaciuto per un po’ ma ora vorrebbe in realtà invertire i ruoli, si sente più portato a dominare quella bella donna altera e sensuale piuttosto che a subirla. Non sapendo come comportarsi, si risolve infine a lasciare Amanda e decide che non rivedrà più neppure la madre. Arriviamo quindi a due ore prima della situazione vista all’inizio del racconto. Marco si trova nel proprio appartamento, steso sul letto e in mutande che rimugina su tutta la singolare storia che gli è capitata in quei mesi. Suona il campanello. “Sono Elena apri!” Quando Marco apre la porta viene investito da una sequela di un insulti variopinti e di minacce.”Come hai potuto fare questo alla mia bambina?! E’ disperata! “Non era vero. Amanda e Marco si erano lasciati di comune accordo e senza traumi. L’atteggiamento di Marco è radicalmente cambiato. “Signora, sono stufo delle sue prepotenze, non nego che mi sia un piaciuto essere trattato come un bambino discolo da lei. E’ stata una esperienza erotica molto particolare che mi ha aperto gli occhi sui confini dell’eros e sulla mia natura e inclinazioni, ma ora è finita-“ Lo decido io quando è finita, stupido!-“ e così dicendo lo schiaffeggia due volte con decisione. “-Ora togliti le mutande e passami la cinghia!-“ Per tutta risposta Marco afferra le spalline della giacca dell’elegante tailleur indossato da Elena e le tira giù immobilizzando le braccia della donna.”- Ora avrai la meritata punizione , zoccola!-“ Il giovane si siede sulla sponda del letto stendendo il corpo di Elena pancia sotto sulla propria gamba sinistra. Le apre la lampo della gonna e la tira via. Poi tocca alla mutandine di pizzo rosa. Il bel culo roseo, piuttosto grande ma ancora rotondo e discretamente sodo di Elena appare in tutta la sua magnificenza.Elena, fino a quel momento incapace di reagire per la sorpresa, esclama: “No!, No!, come osi figlio di puttana! Vuoi sculacciare me che potrei essere tua madre?!-“ Si signora, ti insegnerò la buona educazione alla tua veneranda età di 46 anni.-“ 45, prego, ahii! –“ le sculacciate grandinano subito sulle indifese chiappe di Elena. “Piano, piano, così mi fai male! Non si picchiano le donne, sei un bruto!-“ Sul culo invece sì , Signora, non solo si possono, si devono picchiare!- “e giù sculaccioni in serie sempre più potenti. La donna si divincola, geme, supplica ma è totalmente in balia di quel ragazzo un tempo docile strumento delle sue voglie bizzarre e ora trasformatosi in implacabile sculacciatore .

Le braccia bloccata dalla giacca, le gambe dalla gamba destra di Marco. Elena prende sculaccioni per 10 minuti abbondanti. Il virile, umiliante trattamento, l’essere in balia di un giovane maschio prepotente hanno risvegliato i suoi sensi. Si sente bagnata tra le cosce. Sente anche l’eccitazione dell’uomo che è cresciuta sotto il suo ventre. “E ora ti spetta la cinghia! Hai fatto tanto volte il culo a strisce alla tua povera figlia ed anche a me; è arrivato il momento che le tue belle chiappe e le tue cosce provino le brucianti carezze della cintura . Marco si sfila la cinghia, la piega in due, la fa schioccare nell’aria e l’abbatte energicamente al centro del culo di Elena che nel frattempo era stata letteralmente gettata di traverso sul letto. Marco cintola furiosamente culo e cosce, cosce e culo in un parossismo di eccitazione, con il pene eretto ormai fuoriusciuto dalle mutande.”Elena piange e grida, ma non sono suppliche le parole che escono dalla bocca contratta in smorfie di dolore, certo… ma non solo.”- Ancora, ancora, Ahiaa! Ahii!, sculacciami, frustami, Ahii! Ahuu! dammele sode, non mi risparmiare! Ahioo! Sono la tua bambina cattiva, Ahia,Ahia! puniscimi! Ohii! Più forte, più forte! Ahiaa, haa!-“ Marco getta la cintura. Elena è lì, spettinata, praticamente nuda, in suo potere, totalmente sottomessa, il bel culo martoriato.Lo sguardo della donna incrocia quello dell’aguzzino, anzi del severo e giusto educatore. Non c’è odio nei grandi occhi chiari lucidi di pianto. Non c’è risentimento nelle calde lacrime che le attraversano le guance e bagnano la bocca carnosa semiaperta.C’è desiderio in quella bocca che Marco bacia ora avidamente. Le labbra si congiungono, le punte delle lingue guizzano e dardeggiano. “-Amanda non mi ha mai baciato così-“ pensa Marco. Le sue mani esplorano il caldo e morbido corpo di quella donna matura e ancora così bella che si concede a lui completamente. Le mordicchia con sapiente, dolce crudeltà i grandi capezzoli . La lingua esplora febbrilmente la fica gonfia e bagnatissima dalla folta peluria luccicante di umori. La bocca di Marco succhia il grilletto grande come un piccolo pene.Assapora l’acre, intenso odore di femmina. ”Basta! non ce la faccio più! Prendimi amore!, prendimi! “ Marco, senza distogliere gli occhi dal volto di Elena le afferra le gambe le tira su e ne piega le ginocchia.La donna subito risponde e stringe le cosce attorno alle braccia di Marco. Lo avvinghia in un amplesso furioso. Il membro la penetra lentamente, fino alla radice. E’ tutto dentro di lei. L’Eccitazione è tale che poche energiche spinte fanno raggiungere l’orgasmo ai due amanti quasi all’unisono.

Questo è l’antefatto. Ora gli amanti si lasciano con un ultimo bacio. Marco apre la porta ad Elena. “Mi farò vivo io, cara, cerca di comportarti bene d’ora in poi altrimenti il tuo culone ne pagherà le conseguenze-“ e l’allontana con una leggera pacca sul sedere.Lei sorride finalmente felice.

Racconto di sculacciate: una mamma severa

23 Dicembre 2010

Il nostro amico Geronimo ci invia un bel racconto di sculacciate! Grazie da parte di tutti i lettori! Ricordo che tutti possono partecipare al blog con un proprio racconto, è sufficiente inviare una mail a sculacciata76@yahoo.it

Amanda avrebbe preferito farlo sul letto ma Marco con tutta l’urgenza ormonale dei suoi vent’anni voleva fare l’amore subito, lì sul divano. Le mutandine di Amanda, figlia diciassettenne di una nota giornalista di un mensile di geopolitica, erano già volate sul tappeto. Marco, con i pantaloni e i boxer calati all’altezza delle ginocchia, stava copulando di buona lena tra i sospiri e gli incoraggiamenti della fidanzatina e i propri grugniti che facevano da colonna sonora all’atto sessuale. In quel frangente entra Elena la madre di Amanda. Elena è una bella donna di 45 anni molto ben portati, elegante nel vestire e nel portamento, un temperamento volitivo. Lo sguardo serio e torvo, i tratti duri ma sensuali del volto incorniciato da una folta chioma bionda, avevano sempre affascinato Marco che da tempo avrebbe voluto conoscere la donna, certo in ben altre circostanze!. Per sfortuna dei ragazzi la riunione di redazione era finita prima del previsto. “- Ma bravi!, è così che studiate?!-“ Le facce di Marco e Amanda assumono tutte le tonalità del rosso. Farfugliano scuse incomprensibili.Elena scarica una serie di scapaccioni sulle teste e sulle spalle dei giovani amanti ”-Porci fornicatori! Spero almeno che abbiate avuto il buon senso di usare qualche precauzione. Siete talmente infoiati da non accorgervi neppure che stavo entrando in casa!-“ Elena non è veramente arrabbiata ma poi vede qualcosa che la fa inalberare parecchio. “- Cos’è questa roba?! Ti ho proibito il fumo e tu ti fai pure le canne?!-“ “Signora, via, è solo un po’ di erba, che sarà mai!-“ Tu stà zitto cretino! Io dirigo una rivista conservatrice, o non lo sai? e poi ci tengo alla salute di mia figlia. E poi come puoi sparare sentenze tu? Guardati il pisello, dov’è il preservativo?- “ Il ragazzo preferì evitare altri cazziatoni e scappellotti e non replicò. Amanda invece cominciò a tremare immaginando che cosa stava per capitarle.
. “ Amanda alzati e vieni qui. Giovanotto, dammi subito la tua cintura dei pantaloni!” “No mamma le cintolate sul sedere no! Ti prego non lo faccio più, almeno fammi rimettere le mutande!” “ No a culo nudo le devi prendere ! devi sentirle bene. Devi guardarti i lividi allo specchio. Comunque consolati, il tuo amico ne prenderà una bella dose anche lui!” Comeee?! – reagisce stupito e irritato Marco “- Come si permette? –“ Preferisci una bella denuncia ragazzo?. Vuoi che ti tolgano la patente? . Hai fatto il bulletto e ora ne paghi il prezzo. Spero proprio che la punizione umiliante che stò per infliggerti ti serva di lezione-“ I ragazzi protestano ancora ma si rassegnano a ricevere il castigo. Amanda si inginocchia sul divano sporgendo il rotondo fondoschiena. Dalle cosce leggermente divaricate fà capolino la micetta dalla pelliccia color castano scuro.
La ragazzina piagnucola, ma la madre non è certo incline ad impietosirsi, credeva fermamente nei metodi correttivi tradizionali ed intendeva darne una interpretazione più che fedele.
La sculacciata comincia senza ulteriori preamboli. Le cinghiate forti e veloci si abbattono su tutta la superficie del tenero culetto di Amanda le cui carni morbide rimbalzano e tremano ad ogni colpo.
Slasch! Slash, Slash! Non voglio una figlia puttanella e drogata,capito?! Slash, slash! Slash,sLash! Te lo faccio nero deficiente! E giù cinghiate. Marco non riusciva a comprendere le proprie reazioni. Avrebbe dovuto sentirsi indignato, invece il suo coso penzoloni era di tutt’altro avviso. Si stava eccitando. “-Mio dio sono un sadico e non lo sapevo!-“ Elena si gira e vede la potente erezione del ragazzo. Lo guarda con un sorrisetto sardonico negli occhi. “Però niente male il giovanotto….se non fosse il ragazzo di mia figlia…._” pensa la madre. “ Eravamo arrivate a 50 vero?-“ si, sob, sob-“, risponde la ragazza in lacrime. Il culo bello gonfio e multicolore. Elena ricomincia a sculacciare energicamente le povere chiappe della figlia assestando ora una serie di cinghiate sul retro delle cosce, all’attaccatura con i glutei. Slasch! Slash, Slash! “basta! Perdono, perdono! –“ Slash, Slash!.
Dopo 80 cinghiate la punizione termina. “ Ora fila in camera tua, svelta!” ma mamma, io…” non termina la frase che la cintura le si avvolge alla coscia destra con una violenta carezza. “ Vuoi obbedire una buona volta’?! D’accordo, rimettiti a culo all’insù te ne do altre 50!-“. La ragazza fugge piangendo in camera sua. Nel frattempo Marco ha assistito a tutta la scena senza muovere un dito e dire una sola parola. E’ troppo colpito dalla situazione ma soprattutto dalla propria reazione. L’erezione stà scemando quando Elena gli si rivolge: “-Bene ora occupiamoci di questo bambino cattivo che gode a vedere la propria fidanzatina sculacciata di santa ragione!-“ “Signora io non condivido i suoi metodi e non le permetto di….” Elena non gli risponde ma si allontana in cucina per tornare impugnando un grosso mestolo di legno. “-Non vorrà…” si che voglio!-“ La donna si siede e si tira su la gonna lentamente. Piano, piano scopre un bel paio di cosce appena abbronzate (siamo nella tarda primavera) Alla fine del percorso la gonna rivela un folto ciuffetto di peli castani che emergono tra le gambe nude di Elena. “Oh, che sbadata! Anche stamani ho dimenticato le mutandine-“ Lo sguardo della madre di Amanda è malizioso. Marco deglutisce un po’ per la paura un po’ per la terribile insolita eccitazione del momento. Il giovane cazzo stà di nuovo eseguendo l’alza bandiera.” Qua sulle mie ginocchia bambino cattivo!-“ Il ragazzo si stende sulle cosce seriche della donna che gli sistema il membro tra di esse. Le stringe. Comincia a sculacciare con la mano. Il culo di marco rimbalza mentre il pene sfrega sulla pelle calda delle cosce di Elena.”-Ora si fa sul serio porcellone-” Quel giovane era quanto mai desiderabile, ma visto che non poteva averlo nel modo canonico, la giornalista decide di divertirsi egualmente impartendogli nello stesso tempo una buona lezione. Cominciano le terribili sculacciate con il mestolo. Ogni colpo è come se 100 aghi pungano i muscoli dei glutei. E Che bruciore! Marco non è abituato a simili trattamenti e comincia a divincolarsi un poco. Aumenta lo sfregamento del pisello e le sue dimensioni stretto com’è in quella piacevole morsa. .Le frasi pronunciate di Elena sono umilianti ed eccitanti allo stesso tempo. “ fanno male le mestolate eh? Giovane stronzetto! “spack!, Spack!, spack! Spack” “ bua al culetto tesoro?!. Ti insegno io a inzuppare il biscotto nella passerina di mia figlia senza il mio permesso! “ spack!, Spack! “-certo che hai un gran bel cazzo ma poco cervello” spack, spack, spack!hai anche delle belle chiappe, che sport pratichi? Spack, spack, spack, spack! Ti piacciono le mie cosce vero maiale? Beh questo è l’unico modo in cui potrai toccarle!”spack!, Spack, Spack! Marco piange a dirotto mentre finalmente esplode l’eiaculazione sulle gambe di Elena. La donna ammira per un attimo il prodotto della propria severità: il povero culo è tutto un livido e scotta come un termosifone acceso. Si sente bagnata tra le gambe. Davvero una ricreazione inaspettata quella sera! Fa alzare Marco e gli bacia dolcemente le guance “ Sei stato cattivo e ho dovuto sculacciarti per bene!- L’espressione si fa dura all’improvviso “ Se vuoi rivedere mia figlia devi accettare le mie regole, ci stai?-“ Marco esita, mentre riflette Elena gli asciuga il pene. Marco nota le gambe piene di sperma ma anche la peluria della fica imperlata di umori. Con estrema naturalezza la signora osserva: “OH non preoccuparti, le nostre, la mia e la tua, sono reazioni naturali, fisiologiche direi, allo sculacciamento. Ebbene?-“ “- S…Si, Elena, accetto le sue regole ! “Sai che se commetti degli errori sarai sculacciato duramente, anche più di oggi? Accetti lo stesso? “Si “ Bene, ora baciami la mano e vattene a casa . Domani ti voglio a cena qui alle otto in punto e guai a te e a quella lazzarona di sopra se sgarrate di un solo minuto!”.

Racconto di sculacciata con foto: Roberta

16 Marzo 2010

Oggi pubblico un racconto di Ammiratore Segreto corredato di foto: una bella idea che ha avuto il nostro caro lettore anche se mi ha costretto a lavorare non poco per pubblicarlo (e si sa che io sono un’imbranata cronica per tutto quello che riguarda il pc).
Comunque grazie ad Ammiratore e soprattutto complicementi per la bella idea! Per chi volesse cimentarsi in questa nuova forma espressiva (ehm ehm) può inviarmi al solito indirizzo sculacciata76@yahoo.it il racconto pubblicato dalle foto…

Era un giorno come tanti, anzi migliore rispetto al solito, avevo passato una bella giornata con le amiche ed avevo preso anche un bel voto a scuola. Arrivata a casa l’unica cosa che volevo fare era ascoltare un po’ di musica ad alto volume come piace a me!! Così andai in cucina salutai mamma e le dissi del bel voto che avevo preso e lei contenta mi diede due bacioni e 20 euro come regalo.

culetto sculacciato

Dopo di che andai dritta dritta in cameretta e mi misi in tenuta da casa con una canotta azzurra e una gonnellina corta e poi mi attaccai al computer per ascoltare a stecca la musica.
Mia madre tollerante per il voto che quel giorno avevo preso e con aria gentile venne da me due o tre volte a chiedermi di abbassare il volume.Ma quel giorno non avevo voglia di stare alle regole di nessuno, ero troppo euforica, infatti non appena lei usciva dalla camera rialzavo il volume al massimo.Ma dopo l’ennesima volta che lo avevo fatto sentii mia madre venire verso la mia camera urlando e sbraitando e allora cappi che mi ro messa per l’ennesima volta nei guai…Entrò in camera di botto e schiaccio il tasto di accensione del computer spegnendolo; la musica si spense di botto e io scattai in piedi urlando:
“ma che fai sei scema??”
SCIAFF lo schiaffo mi arrivò secco e forte in faccia
“ma come ti permetti signorina!! Dove diavolo pensi di essere, e come ti permetti di dire a tua madre certe cose!?!”
“Ma io..”
“ma io , ma io niente!!! Evidentemente ti sei dimenticata la buona educazione solo perché hai preso otto, ma ora te la faccio tornare io la memoria!”
Detto questo mi prese per i capelli mi tirò in piedi e mi fece appoggiare con la forza sul mio scrittoio proprio di fronte alla causa della mia ormai vicina punizione: il computer.
ragazzina sculacciata

Mi alzò la gonna eee SCIAFF SCIAFF SCIAFF iniziò a sculacciare il mio culetto, coperto solo da un perizomino giallo.
“ah!! Ahi!! Ahiaaa!! Ahhhh!!“
„Quando imparerai come si comportano le ragazze per bene ehh??”
“Scusa mamma!!”
Noo!! Scusa niente! SCIAFF SCIAFF SCIAF SCIAFF.
IO cercavi di dimenarmi e di proteggermi, ma come al solito la mamma aveva la meglio e continuava a sculacciarmi di santa ragione!!
SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF
Dopo un po’ di sculacciate mamma, dal momento che continuavo a muovermi e a non stare ferma afferrò l’elastico delle mie mutandine e le tirò giù. In quel preciso istante mi accorsi che una delle finestre presenti in camera mia era aperta; infatti ne ho due, disposte l’una di fronte all’altra .Quella vicina allo scrittoio era chiusa e coperta da una tenda blu scuro(per fortuna), ma l’altra era terribilmente spalancata e senza alcuna tenda che coprisse quello spettacolo imbarazzante, si mi trovavo al terzo piano ma avevo paura che qualcuno potesse comunque vedermi, e forse le mie paure non erano tanto infondate…
Riuscii a liberarmi, ma questo non servì a niente , infatti diedi solo a mia madre il tempo di prendere quel terribile strumento di pelle con cui mi puniva sempre. Mi riprese e dopo avermi piegata…SCIAFF SCIAFF 10 ahh SCIAFF SCIAFF 20 ahia!!! SCIAFF SCIAFF 30-40 SCIAFF SCIAFF SCIAFFF!!

culetto mamma

“Ahhh! Basta mamma ti prego!! Non lo faccio più basta!”
“ Dovevi pensarci prima mia cara!!Ora ti prendi la tua punizione come merita una ragazzina maleducata come te!” SCIAFF SCIAFF
“ahah ! no no basta! Ahh!!” SCiAFF SCIAFF SCIAFF
“ Zitta e vergognati!! Non ti vergogni alla tua età a prenderle strepitando come una bambina di 9 anni???”
“sigh! Ahah SCIAFF SCIAFF ahhh SCIAFF SCIAFF ahhhhh!!”
Mi dimenavo scalciavo strepitavo ma niente.. evidentemente il mio destino era quello di essere sculacciata come una monella!”
Di punizioni come quella ne avevo prese tante nella mia vita, ma quella era diversa, mi sentivo strana, mi sentivo osservata, ma mi dissi che era un’impressione e continuai a prendere la mia punizione cercando di fare meno chiasso possibile; ma quella sensazione persisteva, allora cercai di girarmi per guardare verso la finestra, ma non ce la feci; infatti mia madre mi tirò per i capelli e mi trascinò di traverso sulle sue ginocchia!

sculacciata dalla mamma

Sciaff SCIAFF SCIAFF SCIAFF, i colpi continuavano a cadere forti sul mio culetto tondo ed esposto SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF
Da quella posizione però, con la testa capovolta verso il basso mi accorsi che potevo guardare dietro verso la finestra aperta… e vidi qualcosa!!!
No forse era stata solo una mia impressione, ma dopo pochissimo vidi di nuovo la tenda della finestra del palazzo di fronte al mio muoversi e una mano che ne spostava leggermente il lembo, era la mano di un ragazzo.
NOOOOOOOOOO, che vergogna qualcuno mi stava vedendo mentre le prendevo sul culetto nudooo, e in più oltre all’imbarazzo della punizione c’era anche quello dato dal fatto che la mia micetta glabra e il mio buchetto erano totalmente esposti e rivolti nella direzione della finestra… ERA L’UMILIAZIONE PIU’ TOTALE.
Il mio viso aveva assunto il colore uguale a quello del mio culetto e io ero caduta in in una specie di trans prendevo quei colpi immobile e continuavo a guardare fissa verso quella finestra,… ma poi mi riebbi ricominciando a scalciare e mia mamma più arrabbiata che mai inizio ad urlare ed ad aumentare forza e velocità dei colpi!

ragazzina punita dalla mamma

SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF.
Così continuavo a subire passivamente mentre qualcuno spiava la mia punizione da bambina cattiva.
Il dolore aumentava e così io sgambettavo cercando di diminuire quell’atroce punizione, ma non solo questo non serviva a niente ma contribuiva anche ad aumentare la visione della mia fighetta allo sconosciuto.
SCIAFF CIAFF sciaff CIAFF SCIAFF CIAFF SCIAFF SCIAFF SCIAFF
Dopo tante e tante sculacciate mia madre finalmente mi lasciò andare andandosene dalla camera e lasciandomi umiliata ed esausta per terra.

Ero nuda davanti alla finestra e nonostante mi vergognassi non avevo alcuna voglia né forza di coprirmi, quindi rimasi semplicemente lì oscenamente esposta e denudata con le mutandine alle caviglie, ma non mi importava, o meglio si, ma cercavo di non farci caso, ero ancora come in trans..
Solo quando rimasi sola la tenda della finestra opposta a casa mia si aprì e finalmente lo vidi bene; era proprio un bel ragazzo, sembrava un Dio dell’antica Grecia: moro dai lineamenti fini, alto muscoloso con un fisico scolpito e potevo ben vederlo dal momento che era a petto nudo.Sentii come un calore al basso ventre quando lo vidi, lo so sarò sciocca, ma mi piaceva il fatto che fino a quel momento avevo attirato l’attenzione non di un vecchio bavoso o di un bruttone, ma di uno aitante ragazzo dal fisico statuario.
Ad un certo punto lo vidi che armeggiava con la patta dei pantaloni e di colpo tirò fuori il pene!!
Fu come uno shock per me, (sia chiaro un piacevole schok), ma non me l’aspettavo;e lui, per niente intimorito dal mio sguardo iniziò a masturbare quel suo bel pene eretto e duro.
IO mi sentivo stana, soggiogata, umiliata mentre si masturbava guardando le mie natiche rosse, ma quel mix di sensazioni non mi dispiacevano affatto, come mossa dai fili invisibili di un altrettanto invisibile marionettista mi posizionai in ginocchio a novanta con il culetto esposto e rivolto nella direzione del mio “ammiratore” (XD) con un dito sfiorai il mio fiore glabro.

ragazzina che gode dopo le sculacciate

Avvampai quando mi accorsi di essere totalmente bagnata.Piano e dolcemente cominciai a penetrarmi prima con uno e poi con due dita mentre con il palmo della mano strofinavo prima piano e poi sempre più forte il mio clitoride.
Anche lui aveva aumentato il ritmo. Appoggiato con una mano al vetro della finestra e con l’altra sappiamo dove era eccitatissimo.
Ero ormai succube di quel toccarmi in modo così voyeur davanti a lui, volevo essere sempre più eccitata, quel suo pene grosso mi stimolava enormemente, volevo essere umiliata ancora, allora mi venne in mente una cosa, una cosa che non avevo mai fatto. Senza perdere di vista il mio ammiratore mi infilai in bocca in dito medio e dopo averlo lubrificato per bene con una mossa suadente lo portai sopra al mio buchetto e dopo averlo inumidito.. spinsi. Il fastidio iniziale scomparve quasi subito sormontato dall’immensa eccitazione datami dalla mia passerina e dall’essere umiliata, così continuai col dito ad andare su e giù anche nel mio sfintere allargandolo pian piano.
Evidentemente quel mio gesto l’aveva eccitato ancora di più, infatti dopo poco venne sul vetro della finestra ed io assieme a lui raggiunsi l’apice immaginando che venisse dentro di me!
Dopo un po’ mi alzai andai alla finestra mezza nuda e con un sorriso lo guardai e poi chiusi finestra e tende.
Andai a lavarmi ma sentivo addosso ancora un po’ di eccitazione, mi sentivo una sgualdrina e una monella, avevo bisogno di una purificazione “più spirituale” ;) , così a tavola mi comportai da vera bambina cattiva con mia madre e.. quella sera stessa dopo cena ero di nuovo sulle ginocchia di mia madre e il rumore delle sculacciate sul mio culetto nudo si diffondeva per tutta la casa!

Racconti di sculacciata: Chiara

22 Ottobre 2009

La nostra amica Alice ci invia un bel racconto di sculacciate: Buona lettura!

Ho il culetto che brucia. Brucia tantissimo. L’ho guardato allo specchio e fa paura per quanto è rosso, anzi viola. Mamma me lo dice sempre di guardarmelo dopo averle prese, così me lo ricordo ancora meglio come devo comportarmi.
D’altra parte, oggi, me le sono proprio cercate. In realtà era parecchio che vivevo con il terrore che mamma scoprisse questa mia marachella. All’inizio dell’anno scolastico – faccio la quinta ginnasio, una classe molto difficile – ho avuto un rifiuto per la scuola. Non avevo voglia di studiare e neanche di andare in classe tutti i giorni. Non ho mai pensato di parlarne a mamma… figuriamoci! Quella mi punisce per ogni cosa, non mi avrebbe mai permesso di cambiare scuola, restare a casa. Non ho pensato che avrei peggiorato le cose non dicendo niente. Così mi sono ritrovata a marinare la scuola per una settimana. Poi, siccome ero rimasta indietro con i compiti, ci ho messo altri giorni per recuperare e quindi, in tutto, sono mancata dieci giorni. Dato che gira l’influenza, i professori non si sono meravigliati più di tanto.
Peccato che oggi mamma ha incontrato la prof di matematica…. proprio quella che ha meno ore di tutti!! Insomma, le ha chiesto come stavo e quindi mamma ha scoperto tutto.
Quando è tornata a casa erano le cinque di pomeriggio. Io ero in camera a fare i compiti e Andrea, mio fratello, che ha diciassette anni, in soggiorno con Valerio, un suo amico e compagno di scuola che, oltre ad essere un figo da paura, è da un pochino di tempo che mi guarda in un certo modo, soprattutto quando ho i jeans aderenti. Sì, avete capito bene: mi guarda il culo!
Che mamma era arrabbiata l’ho capito da come ha sbattuto la porta.
Chiara!! – ha urlato – Vieni subito qui!
Mi sono precipitata in soggiorno con il cuore in gola. Lì, davanti ad Andrea e a Valerio, ha raccontato quello che era successo e ha annunciato che sarei stata punita in un modo che avrei ricordato per sempre. Poi mi ha spedita in camera mia.
Puoi toglierti i jeans – ha detto – tanto lo sai che sarai sculacciata!
Il viso mi è diventato rosso fuoco. La odio mamma quando fa queste cose! Adesso Valerio mi prenderà in giro a vita e lo saprà tutta la scuola che vengo sculacciata!
Ho aspettato almeno un quarto d’ora e sembrava che il tempo non passasse mai, per come ero agitata e umiliata per quello che aveva detto davanti a Valerio.
Poi, finalmente, è arrivata.
Io ero rimasta con la felpa, le mutandine di cotone bianco e i calzettoni da tennis.
Mamma si è seduta sulla sedia e ha cominciato a farmi la predica. Non sembrava neanche più arrabbiata. Era fredda e molto determinata a darmi una bella lezione.
Allora, Chiara. Tu adesso mi consegni cellulare e computer. Ti scordi di uscire per il prossimo mese e, visto che non hai capito l’importanza della scuola, come dimostra il tuo comportamento, fino a natale lavorerai al pub di fronte alla scuola.. sì, proprio quello frequentato dai tuoi compagni. Voglio che tutti ti vedano lavorare umilmente…
Mamma… .- balbetto io – ti prego..
Zitta! Non ti permettere di interrompermi. Fino a natale a lavorare, ho detto! Così capirai cosa vuol dire avere il privilegio di studiare! E ora qui!
Batte la mano sulle sue ginocchia e io mi precipito lì, come una mocciosa, sul suo grembo, a prenderle come tutte le volte che ne combino qualcuna.
Oggi, però, mamma non sembra mai soddisfatta. Me le dà con forza e me ne dà un sacco. Non le conto, ma saranno almeno una cinquantina solo prima che mi abbassi le mutandine. Poi arriva quel momento e allora io mi sento umiliata come non mai, come tutte le volte che me le dà, quello è il momento peggiore. Afferra l’elastico delle mutande e giù e il mio culetto è ancora più esposto e le prende, le prende belle forti. Io ho il viso contratto per il bruciore, ma rimango in silenzio… non sai mai detto che Valerio senta un minimo lamento. Se quel cretino di mio fratello non fa la spia può pure pensare che mamma abbia scherzato! Intanto mamma me le suona, sempre più forte. Saranno almeno duecento prima che mi faccia alzare per una prima pausa.
Aspettami qui – mi indica un punto del pavimento vicino alla sedia.
Appena chiude la porta, mi tocco il culo. Mamma mia, com’è caldo! E chissà quante ancora ne devo prendere!
Mamma torna con in mano la cucchiarella di legno. Quella fa male, fa male da morire. Stavolta mamma si siede sul letto, le gambe fuori, la cucchiarella ben stretta in mano. Mi avvicino e mi rimetto sulle sue ginocchia.
Te l’ho fatto già rosso – dice soddisfatta accarezzandomi il culetto bollente – Bene, bene. Ti brucia?
Sì, mamma – rispondo.
Bene. Questo è niente! Vedrai…
Io non dico niente.
Non rispondi? – incalza mamma
Mi dispiace, mamma.
Bene. Secondo te questa punizione la meriti o no?
La merito, mamma, la merito. Grazie.
Ma non è che, siccome la merito, fa meno male… anzi! Mamma comincia lentamente. Colpi lenti e decisi. I primi venti così. Un colpo su una natica, uno sull’altra, i primi dieci. Poi entrambe le natiche.
Voglio che ricordi questa punizione per un molto, moltissimo tempo. Pensi di poter fare quello che ti pare perché quel bastardo di tuo padre se n’è andato di casa?
No, mamma, non l’ho mai pensato…
Ah, no?
E giù altri colpi. Altri dieci, forti come prima, ma veloci, stavolta. Sono senza fiato per il bruciore. Agito le gambe, piano, per non farla arrabbiare di più. Dalla mia bocca escono solo gemiti soffocati.
- E allora cosa pensavi quando hai deciso di marinare la scuola, eh?
Non rispondo. Giù altri colpi. A quel punto la mia mente è ottenebrata dal dolore dei colpi. Quella maledetta cucchiarella fa un male terribile, insopportabile. Con una mano stringo la caviglia della mamma, l’altra mano la metto in bocca e la mordo per non urlare, ma le gambe, quelle proprio non ce la faccio a tenerle ferme.
La mamma ha il suo metodo per bloccarle. Le prende tra le sue. Così adesso sembro una vera mocciosa, con il busto su una gamba della mamma e una gamba sua sopra, a bloccarmi. E non avete idea, nessuno, tranne che l’ha passato, ha idea di quanto male fanno le sculacciate date col mestolo. Comincio a piangere, mentre mamma continua implacabile a battere sulle mie chiappe, piano, singhiozzi soffocati. Poi proprio non ce la faccio più e allora inizio a piangere più forte, come una vera mocciosa.
Maaaaamma, ti prego, basta! Fa male da moriiiiiiiiiiire!!
Così impari – dice mamma – così impari a comportarti.
E continua. Non so quante me ne dà in quella posizione. Fino a un certo punto le conto mentalmente. Duecento, duecentoventi, duecentocinquanta, circa duecentocinquanta o poco più, non lo so esattamente. So solo che, a un certo punto, quella tortura finisce.
- In piedi – urla mamma.
Io non mi reggo in piedi quando mi libera dalla morsa delle sue gambe. Mi getto in ginocchio e mi massaggio il culo con forza. Le mie mani sono fredde per l’agitazione e riesco a provare un minimo di sollievo. In quella posizione, con le mutandine alle caviglie, le mani sul culetto, in lacrime, riesco a pensare a quello che sta succedendo di sotto, a quello che starà pensando Valerio, a cosa gli avrà detto Andrea.
Brucia, eh? Brucia?- dice mamma.
Io annuisco piangendo. Mamma mi prende per mano e mi tira davanti allo specchio. Vuole che mi guardi il culetto per vedere che effetto ha avuto la punizione.
Per ora è rosso, un rosso fuoco diffuso su tutte le chiappe, soprattutto sulla parte centrale, ma anche all’attaccatura delle cosce. Devo ammettere che, in quest’ultima parte, il rosso è meno vivo.
Adesso mamma mi mette in castigo, in un angolo, sempre con le mutande alle caviglie, mani sulla testa, in ginocchio. Non mi è permesso appoggiarmi sui talloni quando sono in castigo.
Credi di aver imparato la lezione? – chiede mamma.
Sì, mamma – dico tirando su col naso.
Non lo farai più?
No, mamma, mai più.
E quindi pensi che ti siano bastate?
Ricomincio a piangere. Ho capito l’antifona. Per quanto mi abbia ridotto male il culetto, a mamma la lezione non è bastata.
Allora?
Come vuoi, mamma – rispondo.
Bene – dice lei. – Adesso stai così mezz’ora. Dieci giorni hai marinato la scuola. Dieci giorni! Questa punizione non basta… e non è finita!
Fine prima parte

Sculacciate brevi

1 Settembre 2009

Un brevissimo racconto di sculacciate che ci invia Lelle…più che altro una fantasia, lo pubblico come incoraggiamento per questa nostra lettrice!

Era un pomeriggio di Agosto arido ed io ero come al solito nella mia camera a leggere racconti di sculacciate. Mia madre non sapeva nulla di questa cosa ed erano ormai due anni che riuscivo a tenerlo nascosto… Ad un certo punto sentii un brivido per la schiena la voce squillante di mia madre:- allora è cosi che ti diverti è???(premetto che mia madre non mi ha sfiorato mai con un dito)

Brutta puttanella adesso ti faccio vedere io.

in un attimo mi scaravento sulle sue ginocchia e disse: da quanto tempo è che leggi queste porcherie io balbettando: du due anni… e lei con voce severa bene allora come punizione riceverai 2 ore di sculacciate con la spazzola io sbiancai per la paura e supplicai mia madre no ti prego perché cosa ho fatto di male ma lei sembrava impassibile per umiliarmi ancora di più mi ordino dovrai contarle una per una e se ti fermerai o perderai il conto ricomincerò… mi sollevo la gonnella e mi abbasso gli slip e comincio 1 grazie mamma colpiscimi più forte 2-3-4-5-6-7-8-9-10-11-12-13-14-15 le due ore passavano lente e dolorose mi vedevo dallo specchio che ormai stavano uscendo gocce di sangue arrivammo a 1000 e poi smise io ero in lacrime e mi ordino di mettermi con la faccia al muro è che stasera mio padre mi avrebbe dato una ripassata esemplare. Alle 20:00 in punto arrivo mio padre e mia madre gli raccontò l’accaduto lui salendo in camera mi disse: rimani nuda. Io no papà sei scemo!!!! detto queste parole mi strappo i vestiti di dosso e mi lego alla spalliera del letto e con la cinghia mi diede circa un’ora di cinghiate 1-2-3-4-5-6-7-8-9-10 veloci senza un attimo di respiro senza pietà non riconoscevo più mio padre era un mostro. infatti alle 21:30 mi disse domani e dopodomani rimarrai a digiuno è dovrai fare tutto in camera tua non voglio sentirti per nessun motivo al mondo e mi lasciarono da sola in lacrime. Il giorno dopo quando pensavo che tutto era finito busso mia madre naturalmente era tutto un “casino” e lei a e così che ci ringrazi per averti lasciato in pace riducendo la tua camera in un porcile io ma mamma e lei mamma un corno adesso vieni qui che ti levo la pelle a suon di sculacciate non so quante me ne diete perché ormai il dolore era troppo intenso e dopo non so quanto le sue freddissime parole adesso vai in castigo. Io mi sentivo sola come se nessuno mi capiva ormai ma questo era solo l’inizio

Racconto di sculacciate: Sculacciate doppie

22 Agosto 2009

M. ci invia questo racconto di sculacciate, il suo primo racconto.
Buona lettura!

“Avevo all’incirca diciotto anni, era agosto e la mia mamma si era organizzata con la mamma di Lorenzo perché quest’ultima mi portasse inisieme a loro al mare.
Lorenzo è un ragazzino simpatico e carino. La mamma, invece, mi spaventava parecchio perché in qualche occasione l’avevo vista abbassare le mutandine a suo figlio e sculacciarlo, ed anche ora che lui aveva 16 anni lei non aveva smesso.
Lorenzo mi piaceva molto però, perciò accettai di andare al mare con quella donna, che, bella e forte, mi metteva molta paura.

Arrivati al mare io e Lorenzo ci spogliammo e ci avvicinnammo al mare per fare il bagno.
Sua mamma ci avvertì di non allontanarci troppo dalla riva ma noi incoscenti ed eccitati per essere lì insieme con pochi vestiti addosso nemmeno l’ascoltammo e facemmo a lungo il bagno sfidandoci di arrivere fino alla boa galleggiante. Lorenzo aveva un fisico bellissimo, e credo che le dure sculacciate della mamma gli avessero reso il fondoschiena sodo e bello.
Io ero un sedicenne disarmante, nell’ultimo anno il seno mi era cresciuto non poco, ed ero sempre stata magrolina ma alta.

Erano i primi approcci con l’altro sesso…e solo essere lì con Lorenzo in bikini mi faceva avvampare.

Usciti dall’acqua Lorenzo voleva giocare a volley e io l’avrei seguito volentieri ma sua mamma ci precedette.
Ci prese per un braccio, me con la sinistra e Lorenzo con la destra e ci disse che siccome non avevamo perso tempo a disubbidilre lei no avrebbe perso tempo a punirci come meritavamo.

Mia mamma non mi aveva mai sculacciata, nemmeno mio padre lo aveva mai fatto e io ignoravo sinceramente quanto crudele fosse quel rituale.
Simona, la mamma di Lorenzo, non si preoccupò nemmeno di cercare un posto nascosto ma lì davanti a tutti annunciò la nostra sculacciata.

Io ero terrorrizzata, Lorenzo mi guardava con compassione, la prima punizione è sempre la più dura.
La signora iniziò da me, mi prese per un braccio e mi pose sulle sue ginocchia, mi spinse il costume nelle natiche lasciando i miei glutei abbastanza scoperti.
Capite le sue intenzioni, non resistedo tentai di alzarmi ma lei decisa mi blocco la schiena e mi diede velocemente senza che io potessi muovermi nemmeno, 20 sculaccioni veloci e molto duri.

Piangevo imbarazzata mentre intorno a noi si accalcavano i passanti che ridevano, commentavano e sembravano stupiti.

Approfittai di un momento di pausa e di confuione, e nonostante il mio volto e il mio sedere fossero rossi per la vergogna di essere sculacciata a sedici anni in pubblico e per gli schiaffi presi, mi svincolai dalla presa i Simona e iniziai a scappare. La fugga non durò molto, uno dei presenti, infatti, era già scattato verso di me e mi aveva riacciufato.

Che vergogna! Simona mi tirò giù il costumino, davanti a tutti i presenti e non contenta sciolse anche la parte di sopra.
Nuda mi riposizionò sulle sue ginocchia,e mi allargò le gambe lasciando vedere il mio pube a tutti.
Te lo sei meritato, diceva sculacciandomi.

Mi diede 100 sculaccioni, ad ogni sculaccione io urlavo e piangevo. Mi dimenavo senza pudore davanti a tutti scalciando e gemendo.
La supplicavo di smettere, la pregavo giurando che non le avrei più disubidito.
Ma Simona arrivò a 100.
Senza pietà poi mi obbligo ad alzarmi e mi fece posizionare, nuda com’ero, più in là per essistere all punizione del figlio.
Lorenzo, del quale mi ero dimeticata, aveva guardato tutta la punizione.
Ed ora mi guardava nuda, visto che ero costretta a tenere le mani lungo i fianchi, atrimenti Simona avrebbe ricominciato.
Divenni se possibile ancora più rossa.

La mamma non andò per il sottile nemmeno con lui, lo afferrò e subito gli abbassò il costume lasciandolo completamente nudo.
Potevo vedre il suo pisellino che evidentemente eccitato dalla mia punizione era dritto.
Lorenzo provò a nasconderlo con le mani ma la mamma lo obbligò a togliere le mani e a mostrarlo a tutti.

Poi se lo mise sulle gnocchia e cominciò la sculacciata più dura che avessi mai visto…
Lorenzo gemeva mentre la mamma lo sculacciava a mani nude…ricordo il rumore dei colpi sul suo bel sedere, ricordo il rossore al 50esimo schiaffo, a da gande uomo Lorenzo non versò nemmeno una lacrima.

Poi la mamma lo fece mettere a novata gradi con le mani su una sedia e chiese ad uno dei passanti la cinta in prestito.
“Oggi piangerai” annunciò la mamma.
Lorenzo sospirò, la cinturà batte un colpo in aria e poi il povero sederino di Lorenzo che rosso si apprestava a prendere altri colpi.
“Anzi, adesso li conterai tu stesso, se sbagli e ti fermi ricomincerò da capo”
Lorenzo non voleva cedere davanti a tutta quella gente.
Si rifiutò.
“Bene, volevo dartene 60, siamo a 120 e finché non conterai lì raddoppierò sempre. Allora, conti?”
Lorenzo disse di no ancora un volta e quando la mamma gli annunciò che i colpi sarebbero divenati 240, lui abbasso lo sguardo e accetto di contarli”
Io vedevo Lorenzo sculacciato dalla mamma, con le gambe tremanti, le lacrime che oramai scedevano copiose e il sederino rossissimo.
Era quasi alla fine dei colpi annunciati…
Quello che mi eccitava di più era il pisellino nudo di Lorenzo che così tante volte avrei voluto vedere.
Cercando di non farmi vedere misi una mano tra le cosce e inizai a strofinarmi….
Lorenzo prendeva gli sculaccioni, il suo pisellino dritto oscillava……
….

Non riuscivo a smettere, tutta la scena era troppo eccitante.
E fu proprio per colpa di quell’eccitazione che non osservai gli occhi di Simona puntarsi su di me.
La punizione non sarebbe finita così, lo sapevo.
***

Racconti di sculacciata in famiglia: Nel culetto

24 Giugno 2009

Un nostro nuovo lettore Anonimo65, ci invia la storia di una dura punizione in famiglia.
Ringrazio di cuore Anonimo65 per il racconto e invito chiunque voglia contribuire a scrivere a sculacciata76@yahoo.it

Da anonimo 65
Salve a tutti,mi chiamo Sonia, ho 24 anni, ma gli episodi che vi racconto risalgono a molti anni fa. Ero a quei tempi una ragazzina molto carina, non molto alta, con una seconda di seno ,ma con un culetto molto sporgente che faceva sempre furore tra i maschietti.
Il mio rendimento scolastico non brillava,passavo i miei pomeriggi chiusa in camera a fantasticare sul futuro, e non mancavano i momenti di intimità con me stessa, col mio corpo da donna ma acerbo da 18enne. Proprio una di queste volte mentre mi dilettavo a darmi piacere da sola, lasciai inavvertitamente la porta senza giri di chiave. Proprio quel pomeriggio mia madre sentì i mugoli provenire dalla mia camera e si avvicinò alla mia camera, una volta che ebbe capito la provenienza spalancò la porta e vide quella scena per lei cosi peccaminosa e riprovevole. La sua educazione ferrea e i mille tabù nella quale crebbe non le permettevano di comprendere la masturbazione, ne quant’altro fosse collegabile alla perversione o comunque al piacere. Quella visione la turbò parecchio e dopo che mi ricomposi lei esordì:” sei un disonore per la mia moralità, ma vedrò di farti redimere, aspetta qui, torno subito”.
Non passarono più di 5 minuti quando la vidi tornare con in mano il battipanni, e la spazzola per i capelli, allora lei disse: “distenditi sul letto, niente calze, niente reggiseno, niente mutandine, metti solo un cuscino sotto lo stomaco e mostra bene il sedere, vedrò di punirti il più possibile in attesa di papà, non manca tra un ora sarà qui e andrà su tutte le furie quando saprà di te e di come passi il tempo anziché studiare”.
Mi sistemai pancia in giù, spinsi verso l alto il sedere e mia madre, guardava e studiava come darmele,era furiosa ma cercava di stare calma il più possibile celando il suo disprezzo per me. Si mise accanto a me e iniziò con la mano a sculacciarmi sonoramente con colpi lenti, che all’inizio non erano molto dolorosi ma dopo una scarica molto violente iniziai a sentire il dolore, allora mia madre si fermò e mi disse:”sei pentita di ciò che hai fatto”? io risposi di si,allora mia madre disse: lo spero per te, ma ho solo iniziato, alza bene il culo!! Inizio a picchiare molto forte con la spazzola, dalla parte piatta del legno, colpi decisi e a brevi intervalli, il mio sedere doleva e penso doveva essere molto rosso, se non bluastro per i lividi. Ogni tanto mamma si fermava e accarezzava le natiche per sentire se il sedere si era riscaldato abbastanza, scosse il capo come a per dire “non ci siamo” allora mi disse:”inizio col battipanni, ti farò strillare molto e penso di farlo fino all’arrivo di tuo padre”, inizio a colpire almeno 400 colpi ben assestati con forza e a intervalli brevissimi, i miei pianti non la fecero commuovere. Lei mi disse:”so che fa male ma cerco di colpire sempre lo stesso punto perche sto cercando di lacerare un po’ la pelle del culo, ma non ci riesco, poi chiedo a tuo padre vediamo se ci riesce lui con la fibbia.” Continuò sempre a ritmi vertiginosi per diversi minuti,oramai il sedere era infuocato e poi era tutto un unico dolore, partiva dall’alto fino all’attaccatura delle cosce,infatti il battipanni essendo molto largo colpiva tutto o quasi il sedere e anche le cosce, provocando questa sensazione di dolore diffuso e costante.
Dopo qualche minuto dalle sue parole arrivo mio padre, all’udire il suono della porta che si chiude mia madre fugge dalla mia camera e va incontro a mio padre, gli spiega di me, del fatto che mi masturbavo e del fatto che aveva iniziato a punirmi,ma che secondo lei non aveva fatto abbastanza, quando invece mi aveva dato una quantità immensa di botte.
Allora salirono insieme, mi vergognavo da morire a mostrarmi nuda a mio padre, e mi coprii col lenzuolo, mia madre allora venne da me e mi disse: dopo cio che hai fatto l’unica cosa di cui ti vergogni è mostrarti nuda a papà??che schifo!! Dai su togli il lenzuolo e mettiti a 90 gradi, speriamo che la cinghia ti faccia ragionare!” allora mio padre disse:”non temere la faro ragionare io, con le buone o con le cattive. Non vi dico quanto feci disperare i miei, di certo non ero felice e non volli mettermi in posizione, mia madre aiutò mio padre e mi tenne le mani ferme, lui mi fece mettere in ginocchio sul letto, di tolse la cintura la arrotolò attorno alla mano e mi disse:”sono costretto a metterla in due,è troppo grave ciò che hai fatto a tua madre, farla stare così male solo perché devi darti piacere…ma basta con le chiacchiere iniziamo”. Si mise a distanza di 50 cm dal mio culo e inizio a fendere l’aria con colpi potenti e sicuri,che ben presto diventarono un tormento, il dolore era continuo a fitte in tutto il sedere, poi mio padre inizio a cinghiarmi le cosce e la schiena almeno un 160 colpi, avevo dolore dappertutto, nel frattempo mia madre piangeva per il mio comportamento da svergognata, e sgualdrina priva di ogni pudore e rispetto. Il pianto di mamma aggravava la situazione perché mio padre cercava di farla risollevare punendomi forte. Era trascorsa una mezz’ora dall’ inizio della punizione, quando mio padre si fermò e iniziò a controllare lo stato della mia pelle, a tratti segnata a tratti tumefatta,e a tratti coperta da un pò di sangue dovuto a qualche fibbiata. Accarezzava i miei glutei, le cosce, la schiena, ma poi iniziò ad andare nelle mie parti intime, frugando a fondo fra le labbra della vagina a tutto ciò assisteva mia madre senza dire nulla, lei acconsentiva la qualunque all’uomo di casa. Non disse nulla neanche quando mio padre iniziò a insistere con le carezze, lui era il padrone poteva fare tutto, proprio tutto. Lasciò la mia fighetta per iniziare a toccare il mio culetto,fino ad arrivare al buchino, iniziò piano piano a fare un po di pressione e io inizia a ribellarmi con i miei,ma non mi davano ascolto. A mio padre piaceva il mio culo, stava li a indugiare sul buchino e mamma guardava in silenzio, ma all’improvviso come presa da non so che, disse a mio padre: faglielo!!! Non capivo o facevo finta di non capire ciò che avevo udito,e neanche mio padre ci credeva e disse a mia madre:cosA?!!? “quello che hai sentito :ti sto chiedendo di stuprare nostra figlia, di violentarla nel culo a sangue!!! Pensai: mia madre così pudica usare parole del genere!! L’avevo fatta grossa la sua rabbia le impediva di ragionare. Esortava mio padre nel fare ciò che lei gli aveva chiesto, lui dapprima era titubante ma dopo diverse volte che mia madre glielo chiedeva lui acconsentì. Mamma mi legò le mani con la cintura e mi disse:”adesso tuo papà ti farà molto male, la violenza sessuale fa sempre male,ma nel culetto è tremendo, una vera e propria tortura, mi spiace ma dobbiamo farlo nel tuo interesse, ne va la tua vita. Mio padre aveva già al solo pensiero una eccitazione evidente con una erezione monumentale, aiutata da mia madre che infondo non disdegnava il membro maschile in mano. Quando il cazzo fu ben duro, la mamma fece segno a papà di porsi dietro di me, allora la mamma prese un fazzoletto e mi asciugò per bene il culetto, perché niente doveva agevolare la penetrazione ne olio ne sapone e neanche la saliva,era una pratica molto dolorosa e la mamma lo sapeva e me lo ripeteva di continuo, mettendomi paura, certamente lei sapeva che li ero vergine e che ero molto stretta. Quando papà fu pronto mamma mi prese le chiappe e le tirò verso i lati all’inverosimile provocando già dolore e appena dissi:ahi!! Lei disse aspetta un attimo e urlerai come un’ossessa. Papà appoggiò la grossissima capella al buchino e inizio e spingere con forza mentre mamma allargava sempre più il mio culo ma non ebbi il tempo di abituarmi alla capella che papà con un colpo di reni mi ruppe letteralmente il culo, pensai che ero morte talmente il dolore mi squassava, ma non bastò a mio padre che lo tirò fuori e lo cacciò dentro d’un colpo incurante del sangue e del mio dolore, mamma lo incitava, forza rompile il culo, più forte dalle due colpi di reni decisi e così siamo sicuri che si fa male, come se non bastasse. Papà ubbidì lo tirò ancora fuori e lo rimise dentro riaccendendo il dolore tremendo e spingeva fino in fiondo nel culo stretto e sanguinante, mamma mi diceva:lo senti papà dentro di te??? Fa male??? Su da brava fatti galoppare da papà, e stringi bene il culo,lo sentirai meglio. Quando papà venne dentro di me la mamma disse”da oggi papà è il tuo uomo quando avrai voglia anziché chiuderti in camera chiederai a lui di soddisfarti e lui ti farà il culetto a sangue come ora, e quèsto succederà ogni giorno che trascorrerai a casa con noi.
Adesso abito ancora con i miei e ogni giorno quando papà torna dal lavoro,viene in camera con mamma e mi fanno sanguinare a lungo il culo, a volte quando piango troppo dopo il rapporto anale, papà mi passa con la cinghia le cosce e la schiena, 100 con il cuoio e 70 con la fibbia di metallo,cosi come piace alla mamma. Ciao a tutti