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Racconti di sculacciate: My Wife Patente

18 Dicembre 2011

Mia moglie dimentica sempre di rinnovare la patente, alla scadenza. Così, quando la fermano i Carabinieri, scuse, imbarazzo, perfino lacrime. Dramma. Perché Jo non ci vede tanto bene. Normale, alla sua età. Vai da un bravo oculista, che ti prescrive gli occhiali giusti, fai la visita all’ACI e ti rinnovano la patente, le dico sempre. Troppo facile! Se lei non si complica la vita con impicci burocratici, ricorsi, file estenuanti, eccetera non è contenta! Non vuole andare dal medico, perché ha paura che quello le dica che la vista è peggiorata….
Per una settimana mi ha assillato con i suoi timori, finché io sono sbottato “O fai come ti ho consigliato, oppure fai da sola. Ma, dopo, non venire a lamentarti da me! se sento una sola parola di rimorso, di pentimento uscire dalla tua boccuccia, giuro che ti faccio il posteriore come la maglia del Milan: a strisce rosse e nere!”.

Due giorni di permesso da scuola (“….tanto sono già in vacanza, non c’è più nulla da spiegare, quelli in bilico possono aspettare….”), giri per agenzie automobilistiche varie, e crisi di nervi: occhioni bagnati di rabbia.
“Hanno detto che devo andare alla commissione medica, alla motorizzazione centrale!”
“Beh, che ti aspettavi? Sei miope, lo sai benissimo. Vorrà dire che venderai quella specie di scatoletta semovente che ti sei comprata, ed andrai al lavoro, oppure da mamma tua, tanto quelli sono gli unici spostamenti che fai, con l’autobus. “
Apriti cielo! Vi risparmio i suoi commenti. Poi, una sera…..
Jo è tornata a casa, nel primo pomeriggio, stranamente taciturna. Si è subito attaccata al telefono con, nell’ordine: mammà, Pia (sua migliore amica da una vita), Lucrezia che, essendo affetta da diabete, qualche problema per rinnovare la patente ce lo ha e Francesca. Infine, dopo un’oretta buona di conversazioni varie, me la vedo comparire davanti, nel mio studio. “Vuoi usare il frustino o preferisci la cinghia?” mi fa, così d’amblé. Distolgo gli occhi dal monitor, e la guardo fisso. Ha capito, ed è pronta a pagare le conseguenze, ma è troppo orgogliosa, e troppo testarda, per ammettere di aver sbagliato, che io avevo ragione. “Suvvia, cara, può succedere a tutti: aspetterai un po’ di tempo, passerai tutte le tue vacanze a lezioni di guida, teoria e pratica, presso un’autoscuola, rifarai l’esame e vedrai che riavrai la tua patente…”
“Non fare lo spiritoso! Lo sai che avevi ragione tu. Ma perché deve esser sempre così? Perché tu non sbagli mai? Dai, picchiami! Mostrati macho, almeno in quello…”
Vorrei dirle che, fra i tanti miei sbagli, c’è stato pure quello di averla sposata, ma è meglio che io taccia. Mi alzo. Jo mi precede in camera da letto. Si butta letteralmente sul letto, a pancia sotto.
“Hai sempre sostenuto che non sei una masochista. Perché, allora, vuoi che ti sculacci?” sono perplesso.
“Perché tu me lo rinfaccerai per almeno un anno! Mi farai due palle così, con il tuo Teloavevodettoio!. Tanto vale che io mi tolga subito il pensiero…così tu sei contento…. Eppoi, sono troppo stupida….ti voglio troppo bene!” neanche alza il volto dalla coperta per dirmi queste cose.
I calzoni della tuta, li faccio scendere lentamente; idem con le mutandine. Il culetto di Jo sembra un agnellino bianco pronto al sacrificio del crudele pagano. Mi fa tenerezza, specie quando i glutei si contraggono in attesa del percuotimento. Leggero, una pacca: appena un’aurea rosata. Crudele sarei, se ci mettessi forza e/o violenza. La pelle rabbrividisce. Seconda pacca, per non offendere l’altra natica rimasta intonsa. Quand’anch’essa rubrisce, faccio a Jo:
“Va bene, è finita! Il tuo orgoglio è soddisfatto. Siamo troppo adulti, per certe cose…”
Lei neppure mi guarda, si limita semplicemente a dirmi, la voce un po’ rotta: “ vedi come sei stupido….non ti ricordi neppure che…” Per me, sfilarmi la cinghia dai pantaloni rappresenta un problema non da poco: se la tolgo, essi calano in basso. Situazione alquanto ridicola, converrete!, trovarmi a prendere a cinghiate una donna con i miei calzoni abbassati e non certo per pulsioni sessuali! Alternativa: adoprare la mano destra per cinghiare e la sinistra per reggermi i calzoni.
Più facile a dirsi che a farsi, comunque ci provo. E’ stata troppo forte! Jo emette un lamento: la striscia sul suo sedere orma della cinghiata è assai più rossa delle impronte manuali. Non mi va, non c’è ragione perché io lo faccia…
Mi rimetto a posto la cintura nei passanti dei pantaloni, mi siedo sulla sponda del letto, accanto a Jo, e le tiro su i pantaloni. Lei me ne è grata, mi si accosta, il suo corpo minuto addosso al mio. I nostri respiri sono sincroni, io le passo il braccio attorno alla spalla, lei appoggia il capo sul mio stomaco prominente. Rimaniamo a lungo così.
BK

Madame de Recamiere

27 Giugno 2011

Madame de Recamiere aveva un sistema tutto suo particolare per punire la servitù: la frustava!
Invero, Alexandrina Augustina Hortensie Marie d’ Angers d’Ormesson, chiamata Hortensie per brevità, fin da bambina aveva mostrato una qualche turba, una qualche eccentricità. A 10 anni aveva cosparso di cognac un gatto, tenuto fermo dalla sua domestica personale con grande stoicismo e sprezzo del dolore, dato che le unghie e le zanne del felino le avevano assai insanguinato le callose mani, e gli aveva dato fuoco. Il sieur d’Angers si era inquietato più per il buon cognac sprecato che per la sorte della bestiola. Hortensie aveva assaggiato la sferza di madame Brolis sul proprio sederino ignudo e, invero, non ne aveva tratto nessun insegnamento.
Nell’adolescenza, Hortensie non brillava certo per beltà ed eleganza. Era alta, questo sì, fin troppo!, e proprio la statura la portava a camminare leggermente curva, inoltre era magra e allampanata; se vi aggiungete un viso che ricordava un muso equino e dei denti simili a quelli di un roditore, avrete più o meno il ritratto della contessina. A 13 anni, costrinse uno dei valletti a spogliarsi, soltanto per vedere come era fatto un maschietto e quale fosse la differenza fisica tra i figli di Adamo e le figlie di Eva. La capì fin troppo bene, e finì in collegio, perché era considerata troppo adulta per esser sculacciata.
Il padre aveva scelto per la sua unica figlia, dietro suggerimento di madame Brolis, uno dei collegi più esclusivi ma anche più severi del regno: quello delle Figlie Dolenti di N. S. G. C. Sofferente, dette anche le Flagellate, perché le buone consorelle si flagellavano ogni venerdì di quaresima o quando dovevano scontare un qualche grave peccato, con la mortificazione del corpo. Ed inculcavano la stessa pratica alle loro alunne, oltre a prescrivere loro l’assoluto silenzio nelle ore notturne. Regola, quest’ultima, che Hortensie non intendeva affatto rispettare. Così, la mattina successiva, si ritrovava in cappella, con il torso nudo ed il flagello in mano. La prima volta che le accadde di parlare con una compagna durante la notte, la ragazzina non volle affatto sottomettersi a questa punizione che le appariva assai barbara, almeno quando era lei a subirla; così, la superiora ci pensò personalmente. Tredici staffilate sulla schiena nuda, mentre Hortensie era tenuta ferma e piegata da due buone suore. Il dolore fu acuto, ma non insopportabile: non uscì nemmeno il sangue. E, la sera, giacendo bocconi nel proprio lettino, Hortensie avvertì una sensazione tutt’altro che sgradevole al basso ventre.
Quando Hortensie compì i 16 anni, il padre decise che era giunta l’ora di maritarla. Aveva scelto per lei monsieur Jules de Recamiere, un borghese arricchito, di oltre 50 anni, vedovo per due volte. L’unico pregio di costui era quello di essere molto ricco, di avere vasti possedimenti limitrofi a quelli dei d’Angers e di avere una salute assai cagionevole. Se non aveva avuto figli maschi, pensò il conte, tanto valeva sfruttare l’unica figlia. Una miniatura con l’immagine di Hortensie, assai abbellita dall’abile pittore che l’aveva realizzata, venne mostrata a Recamiere, che già di per sé ci vedeva poco e se la fanciulla non avrebbe risuscitato i sensi dell’anziano promesso sposo, l’avrebbe senz’altro convinto la dote che il conte d’Angers aveva proposto per la propria figliola. Dote che, il conte ne era sicuro, sarebbe ben presto rientrata nelle casse di famiglia.
Fu nella primavera del 1716 che Hortensie si sposò, per procura, dato che ancora non era maggiorenne. Appena vide il suo fidanzato, le venne uno svenimento: per il troppo amore che gli portava, disse eccitata madame Brolis. Le nozze vennero celebrate l’anno successivo. Fu una cerimonia magnifica, a cui furono invitati tutti i nobili e i notabili della zona, compreso il secondo cugino del re. L’unico avvertimento, in vista della futura prima notte di nozze, che Hortensie aveva ricevuto, glielo aveva dato madame Brolis, con un sorrisetto complice “Lascia fare alla natura – le aveva detto sottovoce- e a tuo marito: egli è abbastanza esperto, in tali cose!”
Hortensie aveva indossato la camicia finissima, tessuta con il cotone delle Antille mescolato a fili d’argento, si era distesa sul grande letto ed aspettava che il marito facesse il suo ingresso: egli stava ancora festeggiando insieme agli amici, fra litri di vino e bottiglie di cognac, cinghiali arrosto e jambonet caldi. E c’erano pure, insieme a loro, donne dalle opime forme e giovani effemminati, che sembravano più femmine che maschietti. Che cosa facessero, non doveva assolutamente interessare alla casta sposa!, almeno così le aveva detto il padre.
Hortensie ingannò la lunga attesa dando la caccia ai ragni, le cui costruzioni eteree pendevano agli angoli del baldacchino del talamo nuziale: afferrava tra le sue lunghe mani quegli animaletti e gli strappava le zampe, quando ci riusciva. Lei era ancora semplice ed ingenua nei suoi divertimenti!
Hortensie si assopì, dopo aver completamente disinfettato la zona da tutti gli aracnidi. Verso mezzanotte, sentì cigolare la pesante porta di quercia della stanza. Jules Recamiere vi entrò, il passo traballante ed il singhiozzo in gola. Vedendo la moglie distesa sul letto, scoprì i denti marci e giallastri in quello che doveva essere, nelle suo lascive intenzioni, un sorriso sensuale. Recamiere, arrivato proprio a contatto del talamo, diventò tutto blu in faccia, si portò la mano alla gola e cadde per terra.
Così Hortensie si ritrovò sposa e vergine!
Strinse forte la mano al marito, ma lui non reagì. Da una settimana giaceva immobilizzato sul letto, respirando a rantoli, che erano l’unico segno che fosse ancora vivo. Il cerusico aveva scosso la testa, desolato: la scienza medica nulla poteva fare, se non praticare saltuariamente qualche salasso.
Vestita di già a lutto, perché riteneva che il nero le donasse, aveva gli stopposi capelli giallastri, Hortensie non abbandonò mai un momento il suo sposo. Nel senso, che non si allontanò mai dalla proprietà, mentre lui stava nella sua stanza al secondo piano, guardato da un servitore, quasi pronto a chiamare aiuto qualora il conte avesse dato qualche segno di miglioramento. O di peggioramento. Madame Recamiere riceveva qualche rara ospite, che veniva in visita di convenienza, oppure parlava con gli amministratori della proprietà per curare gli affari del marito. Ma si annoiava a morte. Quasi quasi giunse a rimpiangere l’austera vita del collegio: almeno lì, c’era il diversivo delle flagellazioni.
BK.

My wife Vanna

10 Giugno 2011

CIAFF! “Ahia!” CIAFF! “Ahi, smettetela!” CIAFF! “Ahi! ‘Fanculo a tutt’e due…”
“Stai calma, mica posso sculacciarti per bene se ti agiti continuamente, se scalci come una puledra: un po’ di dignità, santiddio! Jo tienila ferma!”
“E’ una parola! Pesa quanto un carrarmato…..”
Lucrezia, detta Lucy, è la seconda amica in ordine d’importanza di mia moglie Jo. E’ una donna dai mille problemi (Lucy, però anche mia moglie non scherza in questo campo), veramente tanti. Tra quelli esterni, possiamo annoverare una madre possessiva, un marito apatico ed una figlia svampita; fra quelli endogeni, la non perfetta salute, la pigrizia oblomoviana ed un carattere isterico. Insomma, Lucy avrebbe tutto per esser tranquilla ed invece si rende la vita impossibile e la rende anche alle amiche.
Così, una settimana fa, le sue amichette del cuore si riunirono a casa mia. Stavo vedendo una partita, seduto sul divano ma non mi interessava affatto. Mi si presentano tutte e tre, interponendosi fra me ed il televisore, come le tre Grazie o le tre Erinni, fate voi!
“Che provvedimenti possiamo prendere per scuotere Lucy?” mi domanda ex abrupto Jo.
La loro amica soffre di diabete, ma si ingozza ugualmente di dolci, previa assunzione di apposita pasticca; vorrebbe assistere la mamma (che, fra l’altro, da quel poco che l’ho vista non mi sembra aver affatto bisogno d’assistenza, arzilla com’è), ma ogni pomeriggio regolarmente dorme dalle 15 alle 18, staccando il telefono. Vorrebbe stare più appresso al marito, ma ogni volta che lui le fa una proposta (ad esempio, di andare a fare una gita), Lucy la rifiuta. E così rompe le scatole alle amiche per lamentarsi….
“Prendetela a sculaccioni!” rispondo, distratto.
“Lo sapevo che avresti detto così- fa mia moglie- sei sempre il solito…ci avevamo pensato anche noi! Però non è facile farlo….noi non abbiamo quell’habitus mentale da sadico part-time che hai tu! Sì, insomma, come si può fare? Saresti disposto a darci una mano?”.
Sono molto più interessato, adesso. “Non mi sembra il caso, detesto la violenza; ma quando è necessaria…” interviene Anna. “Lucy non accetterà mai spontaneamente questa…questa vergogna. La conoscete, no?” rende chiaro il proprio pensiero Francesca.
“La invitate a casa di una di voi, la tenete ferma e la sculacciate. A lungo e dolorosamente, così impara a non scocciarvi più. Ah, quando avrà il sederone rosso rosso, scottante più di una caldaia impazzita, quando le lacrime di dolore solcheranno le sue guance, glielo direte chiaro e tondo che se seguiterà ad ammorbarvi, che se seguiterà in questi antipatici atteggiamenti, gliene darete ancora e stavolta con la cinghia…Augh!” disquisisco.
“Uffa…non ne siamo capaci, come devo dirtelo? Perché non lo fai tu?” forse anche mia moglie meriterebbe una buona sculacciata; mi riprometto di dargliela quando le sue amiche saranno andate via.
Nonostante i jeans siano sul punto di scoppiare, Lucy non rinuncia ad addentare un’altra pastarella. Non sarebbe brutta, solo che si lascia andare: basterebbe truccarsi meglio, indossare abiti meno sciatti e farebbe ancora la sua figura di splendida quasi cinquantenne. Intendiamoci, non è Sharon Stone, però… “Cara, vieni un attimo nella stanza da letto” mia moglie invita Lucy con lo stesso tono di voce che deve aver usato la strega nell’offrire la mela a Biancaneve e nel contempo mi strizza l’occhio. Per uno grande e grosso come me, che ha giocato tanti anni a rugby, non è difficile dare una spinta alla povera Lucy e farla cadere distesa sul talamo. Poi, comincia la musica!
Pacche pesanti, a mano aperta su quelle natiche morbide, paffute e vaste. Con Jo abbarbicata sopra alla recalcitrante Lucy come un velociraptor. Lamenti, grida, parolacce (non credevo che una stimatissima prof di matematica conoscesse simili espressioni) e quant’altro si ode in simili circostanze. E’ una gragnuola, una grandinata di sculaccioni che deve subire Lucy. Smetto soltanto quando la mano, oltre che esser rossa come un braciere ed altrettanto calda, mi comincia a dolere. Giro sui tacchi e me ne vado, lasciando che le due amiche se la sbrighino fra di loro: io, il mio divertimento l’ho avuto! Lucy passa davanti alla porta aperta del mio studio con la velocità di un razzo.
“Certo, che non hai lesinato la forza” mi fa Jo, un attimo dopo che la sua (ex) amica ha sbattuto la porta d’ingresso alle proprie spalle. “ Sì, ma di forza ce ne ho ancora un bel po’!- ribatto- Vuoi provare?” Jo sorride; scosto la poltrona dalla scrivania, facendo camminare le rotelle. Con un sorrisetto malizioso, e non solo, Jo si distende sulle mie cosce.
Seppi che Lucy aveva tagliato ogni rapporto con le sue ex amiche e che loro erano preoccupate anziché no, da simile latitanza.
Circa un paio di mesi dopo, mi arriva una telefonata. E’ Lucy. Dice che ha già parlato con Jo che le ha detto di contattarmi, per vedere se io fossi d’accordo. Visto che l’indomani era mercoledì, giorno libero dalla scuola per Jo, e visto che Lucy aveva soltanto due ore, ma la III B era in gita, poteva venire a casa nostra: aveva bisogno di parlarci.
Non è che abbia molta fantasia nell’abbigliamento, Lucy: anche stavolta jeans e maglietta. Sta seduta impettita come chi voglia fare una grande rivelazione, ma non ha il coraggio di farla. In questi casi, mia moglie è bravissima (chiedere ai suoi poveri alunni) nello strappare parole dalla gente: se credessi nella metempsicosi, direi che nell’altra vita Jo dev’esser stata una della Gestapo.
“Oddio, sì, mi ha fatto male e mi sono vergognata da morire! Però ho riflettuto a lungo su quello che mi avete fatto. Sono anche andata da una psichiatra e lei mi ha detto che…che, sì, insomma….quella sculacciata ha contribuito a sbloccarmi…”Lucy si copre il viso con le mani, i capelli mori le coprono le dita. Io e Jo ci scambiamo un’occhiata: abbiamo già capito tutto.
Incrocio le mani sull’epa e mi rivolgo con calma a Lucy “Senti il bisogno di un’altra, vero? Un’altra scossa, magari dietro consiglio della tua psichiatra. Devi aver fatto qualcosa di grosso o, almeno, che a te sembra grosso, e adesso lo vuoi scontare. Se non ti va, non dircelo… Se vuoi, se sei pronta, procediamo subito…” Mi passo la lingua sui baffi, ricevendo un’occhiata assassina da Jo.
“E’ che…che mi vergogno! Ma devo superare pure questo senso del pudore, ha detto la dottoressa! A chi rivolgermi se non a voi? Vi conosco da tanto tempo…. E… e….” Lucy non trova le parole per continuare, per sbloccarsi verbalmente.
“Andiamo di là, cara. Lo chiameremo quando sarai pronta” mia moglie appoggia caritatevole una mano sulla spalla di Lucy, sembra tanto Florence Nightingale oppure la Strega della casa di marzapane.
Dopo una decina di minuti (quanto c’è voluto!) mi sento chiamare. Lucy è senza calzoni, distesa sul letto, sotto la pancia un paio di cuscini (quelli della mia parte!). Beh, il culo è notevole, le chiappe un po’ grasse ma ben fatte, evidenziate dal perizoma nero che le separa. Non posso fare a meno di notare quanto sia “polposa” anche la sua vagina esterna. Un colpo di tosse di Jo mi richiama alla mia qualità di perfetto e castissimo sposo. Il deretano di Lucy è una vasta, bianca prateria che le dita della mia destra sono ansiose di battere, a guisa di selvaggi mustang. Le appaio (le dita) come si appaiavano i cavalli delle quadrighe nel Circo e le faccio scendere, possenti, su quell’arena che in breve assume tutte le sfumature della porpora. Il ritmo è tambureggiante ma, nel contempo, armonico. Lucy non strilla, non protesta, neppure si muove: le prende stoicamente, così come si prende l’amara necessaria medicina.
Guardo il risultato della mia fatica. Avete presente due enormi mele dalla buccia rossa? Ebbene, così si presenta il sedere di Lucrezia qualche minuto dopo. Mi piacerebbe fermarmi a rimirarlo, ma mi sento addosso i missili puntati contro di me, che sono gli occhietti neri di mia moglie.
“Neppure mi ha ringraziato, andandosene” protesto con Jo, più di due ore dopo. “ E che volevi pure i salamelecchi? Sei un porco, ho visto come guardavi quel grasso culo gonfiarsi sotto le tue manate. Sembravi il satiro di Catalina: ci mancava solo che ti spuntassero le corna!”
BK

My Wife 4

22 Maggio 2011

 

“Vieni qua!”

“Manco per niente! Ho già capito quello che vuoi farmi …”

Jo indossa una tutina blu. Le tute da ginnastica sono il suo abbigliamento usuale quando sta in casa: pratiche e comode.

“Vieni qua!” le ripeto.

Stavolta scuote il capo: non spreca neanche il fiato a rispondermi. Sollevo il mio quintale di peso dalla mia comoda poltrona e mi avvicino a lei, a mia moglie. Sono determinato. Piego un po’ la testa verso il basso, per guardarla negli occhi. “Allora?” le faccio, tenendo il foglio all’altezza del mio capezzolo sinistro che corrisponde più o meno all’altezza dei suoi occhi. Lei li abbassa. Anche se non lo sembra, mia moglie è intelligente: ha cervello da vendere (solo quello, magari).

“Mi servivano, quei soldi!” mi risponde non degnando l’estratto conto nemmeno di una fugace occhiata.

“Tremilacinquecentosessantadue euro sono una bella cifra. Potevi avvertirmi, almeno, prima di prelevarli! A cosa ti sono serviti ?” le chiedo. Ormai il foglio della banca serve soltanto per sventolarmi.

“Non te lo dico! Quei soldi sono miei quanto tuoi! Lì sopra la scuola ci accredita il mio stipendio…e i pochi spiccioli che ti da quella specie di editore per i tuoi racconti…” replica sempre più piccata.

Torno a sedermi. “Giuseppina – lei sa che quando la chiamo con il suo nome per intero sono veramente arrabbiato- abbiamo il conto in comune ma con prelievi a firma singola, eccetera eccetera. Bastava che tu mi dicessi che quei soldi ti servivano, chessò? per comprarti un vestito nuovo, per fare un regalo ad Annapia…. Non avrei avuto nulla in contrario. Così, mi hai fatto venire quasi un coccolone, ci sono tutte le bollette da pagare…” cerco di essere ragionevole.

E’ la sua volta di avvicinarsi a me. La sua faccia è foriera di tempesta. “Vuoi sculacciarmi perché li ho presi? La schiava va punita perché ha fatto uno sgarbo al padrone? Ebbene, fallo! Picchiami, così sei contento…” Mi mostra le terga, anzi piega leggermente il busto in avanti in modo tale che il suo sederino sia più o meno all’altezza del mio naso.

La tentazione è forte. Ma resisto. Stringo i pugni, serro i denti, inspiro aria, ma resisto. Visto che non succede niente, lei si volta ad affrontarmi.

“L’ultima volta che ci siamo presi una vacanza, è stato due anni fa. Andammo a Parigi, ricordi? E mi costò parecchio… avevo il culo tutto livido, quando montai sull’aereo. Da allora, più niente! Non ti sei più mosso da questa maledetta scrivania! Sempre davanti al computer a scrivere racconti che nessuno leggerà mai, che ti pagano pochi centesimi… va bene! Lo fai solo per i begli occhi di quella lì….”. allude chiaramente a S***, la mia editrice. Prescindendo che S*** ha il fisico di un granatiere in congedo, mi fa piacere (solletica il mio ego) che mia moglie mostri una punta di gelosia, ma è meglio non farglielo capire “…ci sei perfino andato a cena l’altra settimana, una cena tete a tete E che ti ho chiesto conto dei soldi che hai speso, io?” è sempre più inferocita. “Non ho mai pagato una donna in vita mia e tu lo sai bene- mento e so di mentire- abbiamo fatto alla romana. Eppoi, dovevamo discutere di cose di lavoro….”. Spiego, almeno tento di farlo prima che Jo mi si precipiti addosso con le dita piegate a mo’ di artigli, per cavarmi i bulbi oculari. Ci sono molto affezionato ai miei occhi, non gradirei affatto finire al pronto soccorso oftalmico.

Qualcuno, durante le partite, ci ha già provato: gli è andata male. Ho resistito agli attacchi di rugbisti da 120 chili di muscoli, figuriamoci all’assalto di quello scricciolo di mia moglie. In men che non si dica, si trova piegata sulle mie cosce ( tecnicamente, è più comodo delle ginocchia ma l’espressione inglese “ on the knees” fa molto chic); il braccio piegato dietro la schiena, il polso trattenuto dalla mia mano, il mio peso sopra di lei ad immobilizzarla; vero è che con la mano libera, cerca di graffiarmi i polpacci, ma con scarso risultato: si taglia regolarmente le unghie….

Le abbasso i calzoni della tuta insieme alle mutandine, si scoprono le sue natiche paffute ma mosce. Il mio braccio destro compie un ampio giro verso destra per poi ritornare verso sinistra; il palmo colpisce forte la base delle chiappe, spingendole verso il coccige; il rumore dello sculaccione sovrasta quasi lo strillo di Jo. Procedo nello stesso modo per una mezza dozzina di sculacciate. Mia moglie si agita, sbatte le gambe come se fosse impegnata nell’ultima frazione di 100 metri stile libero, strilla come un’oca spennata. Non mi faccio commuovere; sono imperturbabile nello sculacciarla, con tutti i sentimenti! Mi sono documentato: questa tecnica di sculacciare è particolarmente dolorosa per chi la subisce.

E, siccome Jo non è stupida, abbasserebbe le gambe, se potesse. Quante cose si imparano dal rugby! Mi basta spostare la mia coscia destra a sostegno delle cosce di Jo, e lei non può più piegare le ginocchia. Venti, trenta sculaccioni portati con la mano concava ma ben tesa le fanno diventare le chiappe colore del peperoncino. Ah, e la pelle di Jo deve provare la stessa sensazione urticante che si prova strofinando sulla lingua un peperoncino….

Si rimette in piedi come un “misirizzi”; dalla parte anteriore, la cintura dei pantaloni (ed anche quella delle mutandine, suppongo) è ancora al suo posto, poco sopra l’ombelico. Jo mi guata bieca, la bocca le trema per la rabbia, la vergogna ed il dolore; si gratta, più che massaggiarsi, il didietro infuocato. “Com’è che non adopri il frustino, per punire la schiava?” mi fa: ha ancora voglia di litigare.

“Perché sta in cantina. Non mi va di uscire da casa, prendere l’ascensore, scendere al pianoterra, andare in cantina, rovistare fra mille cose e trovarlo…” le spiego razionalmente

[quella sera comprai due pizze, capricciosa per me, margherita per lei: mi teneva il broncio]

[Invece ci andai in cantina. La mattina dopo, mentre Jo era a scuola. Ed andai pure da qualche altra parte]

Vede il vecchio piumino da spolvero in bella mostra sulla consolle, all’ingresso. “Vuoi autoflaggellarti, preso dal rimorso di aver trattato così tua moglie? Annapia dice che dovrei denunciarti….” afferma ancor prima di poggiare la borsa sulla sedia. “Non dire scemenze. Non hai detto nulla di quello che è successo ieri sera. A nessuno! Tantomeno a quel tacchino parlante della tua migliore amica, collega, compagna d’università, eccetera….” ribatto. Jo si piazza davanti a me, gambe larghe e mani sui fianchi “Tanto non ti dirò mai a che cosa servono quei soldi!” Non le è passato!

“ La crociera. Sono passato stamane da tua mamma. E’ tanto contenta: otto giorni in crociera, lei e la sua badante. <<E’ stato un regalo della mia bambina>>, mi ha confessato tutta gongolante…” “No! Non doveva dirtelo! Le avevo detto di non farlo…” Non è che quando è arrabbiata mia moglie diventi più carina: sarebbe impossibile! Però acquista un certo fascino… Le do un bacetto sulla guancia, lei tiene le labbra strette come una vergine vichinga. Getto un’occhiata al piumino, triste e solo accasciato sul vetro della consolle. Jo segue la direzione del mio sguardo, poi abbassa gli occhi “Possibile che abbia sempre ragione tu? Forse avrei dovuto dirtelo…di mamma, della crociera di mamma, intendo… Ma mi ha fatto rabbia che sia andato con quella tua S***…che ci trovi di bello in quell’armadio?” Io taccio. Allora, lei riprende “Va bene, più tardi: adesso sono stanca! Non mi fare tanto male, però, neh…” Mia moglie è così: variabile come le previsioni meteo.

“Sappi che lo fai, mi picchi e nient’altro…” mi dice un paio d’ore dopo. I pantaloni chiari le scendono lungo le corte gambe; armeggia al cavallo per sciogliere il bottone del body; indossa mutandine celeste pallido. Si butta bocconi sul letto: vuole che sia io ad abbassargliele; mai una volta che mi risparmi la fatica! Non si aspettava però che gliele facessi scendere ben al di sotto delle ginocchia: credeva che le portassi appena sotto le chiappe. Le quali, peraltro, mostrano i segni della sculacciatura della sera prima. Quando una raggiunge una certa età, la pelle diventa sempre meno tonica, meno elastica….

Jo stringe i pugni e tende i muscoli. Il frustino si trova a 30 cm dalla sua epidermide: un attimo dopo, la distanza è pari a zero. Appena appena una stria rosata si disegna su quelli che gli scrittori chiamano emisferi ma che, nel caso di mia moglie, sono solidi (?) geometrici dalla forma indefinibile. E dalla consistenza di una gelatina di fragola, dato il colore che ben presto assumono. Ovviamente, non la picchio per farle male, non me la sento, le somministro quella che Petronio Arbiter avrebbe chiamato una “fustigatio erotica”, eccitante per i nervi del bacino e del ventre. Solo che Jo non si è eccitata per niente!

BK

Mia moglie

5 Maggio 2011

Sono sposato da 17 anni. Ho sposato mia moglie per amore, per vero amore. I primi tempi di matrimonio, andò tutto bene. Poi, dopo due anni, nacque nostra figlia Laura. Mia moglie ebbe la classica depressione post partum e le occorsero un paio d’anni per riprendersi. Qualcosa nei nostri rapporti si ruppe. Facevamo l’amore sempre meno di frequente ed ultimamente neanche una volta l’anno. Quando io ne ho voglia, lei adduce le scuse più strane dal solito ed abusato mal di testa sino alla torta in forno che si potrebbe bruciare (alle 2 di notte!). Nonostante ciò, non l’ho mai tradita; preferisco masturbarmi da solo.
Nei primi tempi di matrimonio l’ho sculacciata, ma così per gioco come preliminare all’amplesso.
Adesso Josephine, dopo la menopausa e dopo i 40 anni, è diventata grassa come la classica casalinga. Oddio, se li porta ancora bene ma niente a che vedere con la silfide che era tanti anni fa.
Invece Laura ha preso un po’ da me: è alta, sebbene-dice lei- un po’ troppo cicciottella, ma non è vero. Le ho ammollato qualche sculaccione quand’era molto piccola, invece mia moglie la picchiava fino alle medie, però erano più scatti di rabbia, con ceffoni e tirate di capelli, che sculacciate vere e proprie.
Venerdì sono tornato a casa un po’ prima del solito: ho accostato la chiave all’uscio e già sentivo le grida di mia moglie. Cosa sarà successo? In cucina, Josephine stava rincorrendo Laura attorno al tavolo: una scena da film comico…
Ah, sei qui- mi apostrofò ansimando (la ciccia pesa) – dì a questa zoccola di tua figlia che non le permetti di fare certe cose. Tu sei il padre, prenditi la responsabilità…-
Non le credere, papà: lei è cattiva eppoi non ho fatto niente….
Calmatevi e mettevi a sedere, tutt’e due. Cercate di farmi capire…
Si misero a strillare all’unisono
-Calma, calma ché non capisco niente. Cerchiamo di ragionare come persone civili….
-Tua figlia, oggi non è andata a scuola. E’ l’intera settimana che non ci va! Mi ha telefonato la prof d’italiano- la Bucci, te la ricordi vero?- era un po’ preoccupata, voleva sapere se stava male. Sai, ha 15 anni…
- Laura, perché non sei andata a scuola?
Per andare coi suoi amichetti, a fare chissà che cosa, ‘sta mignotta
- Stai zitta un’attimo e lasciala rispondere
Invece la ragazza abbassò gli occhi e rimase muta.
Su, Laura dimmelo. Lo sai che papà non ti ha mai negato nulla, ti ha lasciato fare tutto quello che hai voluto. Su dimmelo, bella di paparino tuo….
Non qui, davanti alla megera e poi sono affari miei….
Mi stava facendo incazzare
- Signorina, stammi bene a sentire. Sono anche affari miei, primo perché sono io a mantenerti ed offrirti un tetto, secondo perché sei ancora minorenne, terzo perché se seguiti così ti tratto proprio da bambina e ti sculaccio…
Vaffanculo….
Mi arrabiai sul serio. L’acchiappai, sfruttando la mia forza, me la piegai sulle ginocchia e cominciai a sculacciarla sulla minigonna jeans (piuttosto ardita per una quindicenne); il tutto cercando di tenerle ferma la mano con la quale cercava di ripararsi.
Josephine, aiutami; cerca di tenerla ferma—
Fu abbastanza difficoltoso, giacché Laura si dibatteva come un’anguilla. La madre le prese tra le mani la testa, costringendola con forza a piegarla; io passai una gamba sulle sue e le immobilizzai la parte inferiore del corpo. Allora le tirai giù le mutande:il suo culetto d’adolescente era già rossastro. Le diedi uno sculaccione, che stampò l’impronta della mia mano sulla sua natica destra, poi colpii altrettanto forte la sinistra. E così, alternando i colpi, continuai a colpirla fino a che, a me, faceva molto male il palmo della mano. Allora la lasciai, e dissi a mia moglie di fare altrettanto. Il culetto di Laura era tutto rosso e gonfio, lei piangeva: non aveva la forza neanche di protestare.
Con la massima calma (e lei sa bene quanto io sia “pericoloso” quando parlo con quel tono di voce) le dissi
Rimani così, con le mutandine abbassate e dimmi una buona volta perché hai marinato la scuola. Se mentisci o cerchi di ribellarti, passo alla cinghia dei pantaloni. Guarda, me la sto sfilando
La misi doppia e la feci schioccare.
Tra le lacrime, Laura cominciò a parlare. Lunedì, in piscina, aveva conosciuto un ragazzo che le aveva fissato appuntamento per la mattina dopo. Lei, marinando la scuola, c’era andata ed avevano fatto un giretto al parco, avevano pomiciato un po’
Oddio, disgraziato: me l’ha sverginata… ma io t’ammazzo, prima a te e poi a lui….
Mia moglie era isterica
Josephine, stai calma. Facciamola finire….
Insomma questo Bruno, dopo aver limonato, le aveva chiesto la “prova d’amore” ma lei non gliela aveva concessa, avevano litigato. Naturalmente, lei aveva accennato della cosa con le compagne di classe, che aveva raggiunto all’uscita della scuola, ma queste l’avevano presa in giro apostrofandola come “bigotta verginella” e roba del genere (infatti avevo visto Laura un po’ strana nei giorni scorsi). Voleva stare sola, così né giovedì né venerdì era andata a scuola: aveva preso l’autobus ed era andata a passeggiare in centro. “ E non ci vado più con quelle ochette stupide…Adesso frustami pure se ,vuoi”
Inutile dire che tutto il racconto di Laura era stato inframmezzato dai gridolini di mia moglie.
Laura, ti darò un paio di cinghiate, queste sì. Lo sai perché? Perché non ti sei rivolta a me o a tua madre. Ti avremmo consigliato..-
A quell’isterica megera di mamma, mai e poi mai…. È cattiva, cattiva…
Lo vedi come mi considera tua figlia? Insegnale l’educazione, prendila a cinghiate.
Tirai un grosso sospiro e dissi perentoriamente a mia moglie di chiudere la bocca. Poi mi rivolsi ancora a Laura:
Hai passato il segno. Non ti ho educato perché dicessi brutte parole nei confronti di tua madre. Togliti la gonna e girati
Mi guardò dritto negli occhi, le labbra si stavano piegando in una smorfia di pianto. Ma lo fece. Sciolse i bottoni della gonna che cadde a terra; aveva ancora le mutande abbassate, si girò e mi porse il rosso culetto con gesto di sfida.
Le diedi tre cinghiate abbastanza forti. Non emise neppure un lamento. Brava, però. Tre segni ancor più rossi si stamparono sulle sue natiche.
Ecco, gli hai tolto la polvere! Ma le vuoi dare una bella lezione a tua figlia?
Ignorai completamente le parole di mia moglie e mi rivolsi a Laura
- Bambina mia, mi dispiace averti fatto questo però te lo sei andata a cercare. Domani ti accompagno a scuola, vedo se puoi cambiare sezione, cercherò di aggiustare tutto. Casomai, l’anno prossimo cambierai addirittura scuola. Comunque hai fatto bene, con quel Bruno: se non lo ami, non cedergli niente. E poi, scusami, sei ancora un po’ troppo giovane:hai solo 15 anni, fai la IV Ginnasio. Magari, fra qualche tempo sarai più calma e capirai meglio. Adesso raccogli la gonna e vattene in camera tua.Vuoi che mamma ti venga a spalmare la crema?
No, quella mai! Casomai tu,papà; tu,nonostante quello che mi hai fatto adesso, sei tanto buono.Bacino?
E’ proprio quando fa così, che io divento cera nelle sue mani. Le diedi un bacino, ma anche un leggero sculaccione sul deretano ferito che la fece sobbalzare.
Poi mi dovetti sorbire mia moglie, come fossi stato troppo buono con Laura, come quella bambina era viziata (da me) eccetera eccetera.
Mi alzai dalla sedia; aveva ancora la cinghia in mano e perciò mi si abbassarono i pantaloni. Josephine fece un risolino:d’altronde la situazione era ridicola. Me li tolsi completamente, i calzoni.
-Josephine, vieni qua. Girati, alzati la gonna ed abbassati le mutande.
Ma che sei matto? Qui, in cucina? E poi non mi va, ho mal di testa… non ho nessuna voglia di fare l’amore….
Le diedi uno schiaffo. Mi guardò allibita. Qualcosa, nei miei occhi, dovette suggerirle che era meglio obbedire. Mi si mise davanti, alzò la gonna e si abbassò le mutande. Il suo deretano è grasso, striato da venuzze e capillari, ma ha ancora un certo suo fascino. La prima cinghiata le arrivò proprio sui polposi glutei. “Ma che fai?” mi guardò girando la testa. Seguitai a cinghiarla in silenzio, lei cercava di scappare ma era impedita dalle mutandine all’altezza delle ginocchia. Mi gettai su di lei e la frustai quattro,cinque, dieci volte con una certa violenza. Anche lei piangeva, ma non strillava. Mi ero sfogato.
Andai in camera di Laura e spalmai la crema sul suo sederino. Beh, gli avevo dato forte. Era rosso tendente al porpora, ed un po’ gonfio. Spalmata la crema, le dissi che, se voleva, poteva rimanere in camera sua, che l’indomani saremo andati insieme alla scuola ma che non poteva assolutamente permettersi di tacermi qualsiasi cosa in futuro, altrimenti le avrei fatto il culo come la maglia del Milan: a strisce rosse e nere.
La cosa più sconvolgente fu la sera, a letto. Josephine stava distesa nel talamo, aveva indossato una camicia da notte trasparente. Mi guardò con una strana espressione.
- Mi hai fatto male, prima. Mi son dovuta fare due bidet con l’acqua ghiacciata per farmi attenuare il dolore. Sei un disgraziato –poi, d’improvviso, si tolse la camicia, rimanendo completamente nuda a quattro zampe sul materasso. Il suo posteriore era rosso come e più di quello della figlia; ma furono le sue parole a sconcertarmi
Dai facciamo l’amore, è tanto che non lo facciamo più….
Lo facemmo due volte nella notte, ed un’altra ieri mattina…
Anche ieri sera, se è per questo, ma prima per eccitarci vicendevolmente, le ho dato una “leggera” sculacciata, che le indolenzì ancor più il deretano, ma la eccitò notevolmente.
Domani è lunedì e si ricomincia……..

Mia moglie a casa, la collega al lavoro

3 Maggio 2011

L’autore di questo racconto è Skiadasculacciare. Buona lettura.

Salve a tutti voglio raccontarvi la mia storia ormai ho quasi 30 anni un lavoro dignitoso un esistenza piuttosto tranquilla, sin da piccolo sono stato un ragazzo molto equilibrato non ho mai dato grosse preoccupazioni ai miei a parte qualche ragazzata senza conseguenze, anche nelle amicizie sono stato fortunato non ho mai frequentato le tipiche compagnie poco raccomandabili che in fase adolescenziale
uno rischia di averci a che fare insomma una vita stabile la tipica vita tranquilla se non fosse per il mio orientamento sessuale quello di essere uno schiavo sottomesso verso le donne cosa chi mi ha creato qualche problema per fortuna poi ho incontrato e sposato con Giusy che amo alla follia, tanto alla
follia che mi sono completamente sottomesso a lei da circa un annetto dopo che ci siamo
sposati, come per molti uomini anche per me è stato un po’ faticoso all’inizio riuscire
a far tirare fuori il lato dominante della propria donna ma per fortuna ci sono riuscito ed oggi è lei a dettare legge in casa cosa che mi sono sempre augurato che accadesse.

Pochi giorni fa siamo andati ad un megastore a circa un’ora da dove viviamo. Mia moglie era vestita in un eloquente cuoio nero portava una camicia sotto il vestito come in perfetto stile femdom mi ha fatto camminare dietro di lei e mi faceva trasportare i suoi acquisti. Era inizialmente nervosa ma poi si era rilassata ed era molto più tranquilla e sicura. Ha comprato una serie di vestiti e di altre cose. Raramente si concedeva un lungo shopping, come questo era la prima volta che ero presente ma non potevo protestare durante il tempo. Non potevo perché non mi è stato permesso parlare.
Faceva alcune osservazioni d’umiliazione ogni volta che pagava i suoi articoli se alle vendite c’era una donna. Non ottenne sorrisi dalle signore del reparto vendite. Lei sosteneva che così facendo e umiliandomi questo serviva per rendermi più docile e sottomesso
Poi infine abbiamo lasciato lo store e siamo andati ad un ristorante per il pranzo. Da donna dominante ha ordinato lei il mio pranzo cosa che realmente mi ha imbarazzato. Aveva guardato il tavolo vicino noi e c‘era una donna che lavora con me, Mary che oltre ad essere una collega è anche un amica. Mia moglie non trovò difficile ottenere un approccio con Mary la quale infine ci ha notati e venne lei per prima a salutarci. In realtà mia moglie gia la conobbe casualmente anni prima tramite conoscenze comuni durante il periodo di fidanzamento e penso che Mary era rimasta stordita a vedere come stava vestita mia moglie. e di come aveva un atteggiamento dominante. Ero sicuro che era rimasta molto sorpresa ed un po’ scioccata quando ho iniziato a parlare liberamente con lei e mia moglie ha schioccato le sue dita indicandomi di stare giù e di tacere. Non era la tipa che arrestava l’esercizio della sua dominazione su di me solo perchè eravamo in compagnia di questa donna anzi la presenza di un’altra donna la stimolava ancora di più a dominarmi. Era su come un rullo. Ero imbarazzato da quella situazione ma nient’affatto dispiaciuto anzi in me c’era sempre la fantasia di essere sottomesso da mia moglie con la presenza di altre donne, poi Mary era anche una donna piacente nei suoi 32 anni.
Mary era tornata di nuovo al suo tavolo e aveva finito il suo pranzo e noi finito il nostro e ci avviavamo a casa per continuare l’esercitazione là, ma si divertiva a farlo, di proposito. Quando sono andato il giorno dopo al lavoro, Mary mi ha dominato nel suo ufficio dandomi dei compiti che spesso spettano a lei. Siamo colleghi all’interno dello stesso reparto. Il giorno dopo all’uscita dal lavoro era venuta a prendermi mia moglie e rimase a parlare con Mary, la quale,sentivo che gli chiedeva che cosa era l’affare che aveva con se al ristorante e perchè si comportava così autoritaria e dura. Non credo di aver capito molto poiché non mi sono reso conto che la cosa era così evidente e per togliermi dall’imbarazzo mia moglie Ie ha risposto che stavamo scherzando un pò ma Mary non l’ ha bevuta. Lavoriamo insieme ormai da tre anni ed ha saputo capire come ero. È rimasta stupita di come ero calmo e docile al ristorante. Realmente, era rimasta attratta da come mia moglie mi dominava perché anche Mary ha una personalità dominante.
Mary quando incontrava mia moglie gli continuava a domandare che cosa succedeva quel giorno. Era piacevole questo per lei, a questo proposito lei scherzava mentre gli faceva domande cercando mascherare l’interesse per l’argomento, ma in profondità era molto curiosa e desiderava sapere tutti i dettagli da mia moglie che gli disse quello che accadeva nella nostra vita di coppia e Mary rimase confusa,
Un paio di giorni dopo mia moglie dopo cena mi aveva detto che; approfittando del fatto che ero in pausa pranzo e Mary era rimasta in ufficio era andata espressamente a trovarla e fortunatamente era da sola e mi disse che avevano cominciato a parlare e poco dopo, un piccolo colloquio mi disse che sarebbe stata contenta per me se una donna mi dominava in ufficio. Mi ha detto che Mary non faceva altro che chiedergli perchè era vestita in cuoio al ristorante e perchè schioccava le dita quando parlavo senza permesso. Mia moglie mi disse ciò che aveva risposto a Mary chiedendogli se avesse mai sentito parlare di uno stile di dominazione femminile (lifestyle). Lei ha detto no . Ora Mary recentemente si era lasciata in malomodo col suo ragazzo ed era ancora singola. Mia moglie mi disse che da ora in poi avremmo aiutato Mary ad abbracciare uno stile di dominazione femminile e quello che aveva visto l’altro giorno era ciò che noi facciamo nel nostro rapporto padrona sub. Mia moglie mi disse che gli aveva anche consigliato siti web che io e lei avevamo conosciuto aiutando a renderci conto di come le donne fossero superiori e che gli uomini esistono per servire le donne. Ha spiegato a Mary come io ero diventato il suo schiavo e come mi controllava.
Mia moglie mi diceva che Mary era molto eccitata da questa storia. Mary era una dominante naturale, ma lo ha tenuto sempre all’interno. Una delle ragioni per cui la sua unione era fallita fu perché il suo ragazzo era un tipo dominante ed autoritario. Mary nel profondo ha sempre desiderato avere lei il controllo nella vita di coppia. Mia moglie aveva notato la reazione positiva di Mary, all’argomento e mi disse di averla invitata a pranzo a casa nostra in modo da potergli spiegare e fargli toccare da vicino il nostro stile di vita femdom. Mary accetto volentieri l’invito
Arrivata la domenica dell’invito mia moglie mi ordino immediatamente, con il suo fare molto deciso, di indossare il grembiule che mi faceva tenere per sbrigare le faccende domestiche, mi aveva ordinato di cucinare il pranzo e mantenere in ordine la casa per non sfigurare, quando ho rivisto Mary ero un po’spaventato, infondo pur avendo un ottimo rapporto con lei non mi aveva mai visto in un ambito più intimo. Mia moglie mi fisso tutto il tempo mi aveva ordinato di servire il pranzo e mantenere pieni i bicchieri del vino. Mary stava reagendo in maniera positiva a quella situazione così mia moglie ruppe gli indugi e prese la situazione in mano chiedendogli se avesse mai visto prima da vicino una donna dominare un uomo. Mary disse di no, e mia moglie gli chiese se desiderava guardare mentre mi dominava. Ha esitato per un secondo, ma poi ha risposto con un entusiastico sì.
Ero nella cucina che affacciava al soggiorno dove erano le due donne mentre io m’impegnavo a sistemare piatti e bicchieri arrivo mia moglie da dietro mi disse di fermarmi e di non muovermi mi prese per un orecchio e mi trascino nella sala accanto Mary si era un po’ irrigidita guardando quella scena poi
Mia moglie sempre tenendomi per l’orecchio mi ordino di abbassarmi a 4 zampe di e baciare i suoi piedi. Ero rosso in faccia, ma ho obbedito. Ero molto nervoso. Era diventata così bitchy e dominante. Era come se tutto ciò che stava facendo con me l’eccitava di questi giorni passati,. La voce esigente e dritta e ì di mia moglie ha fatto sì che obbedissi. Mi ha ordinato poi di baciare i tacchi di Mary e di leccare i suoi piedi ed a Mary piaceva questa situazione. Orami all’imbarazzo si stava sostituendo l’eccitazione
Allora mi ha detto di andare a prendere la sua cinghia di cuoio e la sua spazzola per capelli spiegando a Mary l’importanza della disciplina in un rapporto femminile di dominazione,mi ha ordinato di piegarmi prima e di abbassarmi sul divano dopo. Di nuovo, ero nervoso ma poi ho obbedito. Allora mi sono messo sul divano sulle sue ginocchia porgendo il mio posteriore davanti. Ha cominciato a darmi una dura sculacciata sulle natiche colpendo alternativamente a destra ed a sinistra davanti a Mary pam pam pam pam pam pam pam pam pam pam una prima sequenza di colpi con intervalli di tempo molto regolari poi s’interruppe parlando con Mary continuandomi a lasciare in quella posizione colpendomi ancora tra una parola e l’altra a lei piaceva trattarmi in questo modo diceva che questa forma di umiliazione mi rendeva più sottomesso e devoto verso le donne. Dopo che mi aveva scaldato il sedere che me lo sentivo bello caldo ha permesso che Mary mi desse alcune sculacciate raccomandandola di darmele forti ed intense i primi copi erano un po deboli non era abituata sculacciare ma spronata da mia moglie i colpi di Mary cominciavano a diventare piu forti e mia moglie non mancava di sottolineare beffardamente le qualità di sculacciatrice di Mary mi umiliava sia fisicamente e verbalmente. Terminata la sculacciata mia moglie sempre prendendomi per un orecchio mi alzo dal divano e mi ordino di mettermi in ginocchio con la schiena dritta e di non massaggiarmi il sedere che se l’avrei fatto avrebbe ricominciato da capo. Allora ha accompagnato Mary vicino ad un mobile dove custodiva gli attrezzi che usava per punirmi ;la sua frusta, un padlle di legno un’altra cinghia, ed i suoi 3 frustini raccontando a Mary che con quei strumenti mi batteva come un asino poi gli disse se voleva provare uno di quegli strumenti sul mio culo Mary scelse un frustino, quando si riavvicinarono mia moglie facendomi soltanto segno con la mano mi disse di alzarmi stavolta però fu Mary che con molta disinvoltura mi prese per un orecchio mi accompagno vicino al tavolo al centro della stanza e mi disse di piegarmi e di appoggiarmi sopra di esso e ha iniziato a colpire swish swish swish swish swish swish swish swish swish swish swish swish swish ogni tanto si fermava per controllare il colore del mio posteriore e poi riprendeva swish swish swish mentre mia mogliesi sentivano sorrisi di umiliazione e soddisfazione nel vedere la mia collega battermi quando Mary fini di battermi mia moglie mi ha incitato a confessare a Mary il mio posto adeguato nella nostra unione. Ho dovuto confessare tutto a lei. Persino mi ha incitato a confessare che avevo un pene piccolo e patetico e come non mi è stato permesso più di venire senza che lei me lo ordinasse e Mary scoppio a ridere
Mary era ormai accesa e penso che stesse sperando che ci potrebbe essere un certo gioco sessuale tra noi. Mia moglie si fermò bruscamente prima di arrivare a questo, naturalmente. Mi ha incitato ad acconsentire di essere schiavo della Mary sul lavoro. Acconsentiva di fare qualunque cosa Mary mi ordinasse in ufficio, anche se non è di mia reale competenza, Mary poi ha ringraziato mia moglie per avergli aperto gli occhi e per averla introdotta a questo stile. Ha detto che stava andando a trovare un maschio sottomesso e che un suo eventuale nuovo rapporto sarebbe stato di dominazione sul suo uomo schiavo. Secondo me, Mary adesso ha preso perfettamente alla lettera i desideri di mia moglie è stata molto dura ed autoritaria verso di me sul lavoro. Mi incita a fare il a.lot e delle piccole commissioni per lei. Anche alcune delle mie colleghe hanno notato e stanno domandandosi che cosa sta succedendo. Mia moglie ha detto a Mary che se gli disobbedisco lei deve solo farglielo sapere e lei mi punirà anche in sua presenza. Mia moglie è rimasta molto felice che c’è un altra donna che mi dirige e mi comanda anche sul lavoro.

My Wife 2

17 Aprile 2011

Per chi l’avesse persa, qui si trova la prima parte di questo racconto.

“Senti, visto che a te piace tanto scommettere, facciamo una scommessa? No, non ti preoccupare…non devi spendere dei soldi…avaro come sei!” Certe volte, mia moglie è proprio indisponente! Stava correggendo i compiti dei suoi ragazzi, aveva indosso la vestaglia pesante e gli occhialini sul naso; impettita sulla sedia dal pianale duro, perché Jo dice di soffrire, fra i tanti dolori che l’affliggono, anche di mal di schiena: nell’insieme assomigliava molto alla vecchina della Befana. Ma almeno, quella, porta i doni ai bambini buoni….
Alzai gli occhi dal pc, oramai deconcentrato, sbuffai alquanto e le rivolsi la parola: “Che cosa hai in mente? Quale vorticosa idea geniale si è presentata nella tua vulcanica mente?”
Mi fissò da sopra gli occhialini “Allora accetti la scommessa?” mi disse, con vocina querula. “Non posso accettarla o rifiutarla, perché ancora non so di quale scommessa si tratta….”. “E che gusto c’è, a scommettere allora? Mica puoi sempre azzeccare il cavallo vincente, a te non capitava mai!” Di gran buon gusto, ricordarmi le giornate trascorse all’ippodromo, ma prima che la conoscessi. Riprese, senza darmi il tempo di replicare. “Vedi, questo qui, Alfonso, un bravo ragazzo per inciso, ha scritto un bel tema, però ha commesso una corbelleria! Scommettiamo che pure tu, grande intellettuale come sei, non te ne accorgi? Toh…” e mi porse, senza accennare minimamente ad alzarsi, il foglio protocollo.
Non allungai neppure la mano per prenderlo. “Tienitele per te queste sciocchezze. Segnalo in blu, e via…” “Lo vedi che non l’avresti notata neppure tu! Intelligentone dei miei stivali. Se io non fossi più che attenta, più che concentrata. Ahimè, questo richiede la missione di un docente: cento occhi! Mica stare lì davanti al monitor, a fumare una sigaretta dopo l’altra in attesa che ti vengano le idee….”. Il foglio era sempre nella sua mano tesa. Mi dovetti alzare per prenderlo. “Va bene, se però me ne accorgo di quale scemenza abbia scritto questo Alfonso, ti faccio il sederino rosso rosso a suon di bacchettate!” dissi. Jo fece la faccia finta contrita e si affrettò a dire: “Se però non te ne accorgi, mi compri il televisore nuovo: quello a cristalli liquidi. Così lo appendo ai piedi del mio letto e me lo vedo quando mi pare, mentre tu vedi le tue partite di calcio” Stavo per ribattere che io il calcio lo vedo sempre sul televisore del salotto: è più grande, ma lasciai perdere.
Bel tema, sapeva scrivere quel ragazzo. Individuai il suo errore quasi subito, un errore veniale: una consecutio non rispettata. Niente d’eclatante che colpisse l‘orecchio, però. Feci finta di metterci venti minuti. La faccia di Jo quando le dissi di averlo individuato. Per poco non le cadevano gli occhiali dal naso. “Mica sarai così cattivo da picchiarmi veramente?” frignò. “I debiti di gioco vanno onorati, e subito. Alzati, che comincia il ballo!”.
Usavo un vecchio spazzolino per togliere la polvere, di quelli con il manico di bambù assai lungo e le piume nere in cima, residuato di lavori domestici che non si usano più. “Levati un po’ di roba da dosso – dissi a Jo- sembri un guerriero in armatura”. La vestaglia finì per terra, sotto lei aveva la tuta. Si appoggiò alla libreria, in piedi. “Ahia! Ma sei matto? Così, senza neppure un paio di sculacciate come preparaz…ahia! Fa’ male!” piagnucolò e gemette.
“Sco- pri- ti – il- cu-lo” sillabai, mentre con il bambù le colpivo, leggermente, i polpacci. Pur saltellando, Jo obbedì:. Si calò pantaloni e mutandine, tutte di un colpo: il suo culetto non era proprio rosso rosso, ma aloni rubrei si irradiavano da dove il manico dello spazzolino aveva toccato la pelle. Paradisiaco il sibilo, empireo il rumore, gaudioso lo strillo di mia moglie: stavolta, avevo colpito forte. Apposta. Per fortuna che Jo pesa, relativamente, poco , altrimenti a forza di stringerne il ripiano, avrebbe sicuramente fatto cadere la libreria. Tre belle, forti, sonore vergate su quelle chiappette esposte. Tre strilli, tre saltelli, tre graffi sul ripiano. “Adesso basta! Mi fa tanto ma….Ahia!” avevo mirato un po’ più in basso, alla base inferiore delle natiche: striscia ben visibile, rossastra. I glutei, sopra quel segno, tremarono. Per fortuna che non avevo ancora lasciato andare il braccio, perché Jo si girò repentinamente verso di me. I lacrimoni che le scendevano lungo le guance erano più grossi di queste ultime!
Caso di coscienza: smettere o seguitare a sculacciarla? Me lo risolse lei, come spesso fa nella vita coniugale quotidiana.
Fece cinque o sei passi, fin quasi al centro della stanza, mi guardò orgogliosa e piegò in avanti il busto, le mani all’altezza delle ginocchia. Come l’eroe di Cernicievsky, ero nel dubbio. Le diedi una bottarella leggiera leggiera sulle natiche arrossate; Jo portò indietro la testa, mordendosi le labbra. Reiterai: adesso, mugugnò. Un po’ più forte, appena appena. Gemito più prolungato. Più violenta, strillo. Più violenta ancora, urlo. Le passai la mano sulla pelle: incandescente. La spinsi un po’ più giù: umida. L’uomo è fatto di carne, ed io ce ne ho fin troppa di ciccia addosso. Pomeriggio di domenica mooolto piacevole.
Il lunedì mattina, andai a compararle il televisore.
BK

My wife

8 Aprile 2011

Sono sempre stato convinto che una buona sculacciata possa risolvere certe situazioni. Prendete mia moglie Jo, ad esempio. Certe mattine non le va proprio di alzarsi dal letto e di andare a scuola. Niente di male, direte voi, succede a tutti i ragazzi e le ragazze! Soltanto che Jo insegna, a scuola!
Io, al contrario di mia moglie, sono molto mattiniero. Mi alzo molto presto, compio le funzioni consone ad un uomo di mezza età, metto su il caffè, lo bevo e mi siedo al computer. Che bello lavorare prima dell’alba, quando i rumori della metropoli sono ancora attutiti, la caotica vita quotidiana stenta a riprendere… Alle 7, vado a svegliare Jo. Lei è riuscita a farsi mettere sempre dalla seconda ora in poi, a scuola. In media, una volta a settimana, Jo fa le bizze per alzarsi: si rincantuccia nelle coperte, si pone il guanciale sopra la testa, insomma le solite cose…Nei primi anni del nostro ménage, usavo maniere dolci e gentili per convincerla ad alzarsi: le portavo perfino il caffè a letto. Poi, con l’andar del tempo, ho imparato altri metodi. A seconda delle circostanze, le tolgo le coperte di dosso, la scuoto, le strillo nell’orecchio, le ammollo qualche bella pacca sul sederino. Borbottando, si butta giù dal letto, ancora tutta insonnolita. A differenza di me, le occorre un bel po’ di tempo, prima di carburare e di affrontare la giornata.
L’inverno scorso fu, ricordate?, assai freddo. Dato che il condominio si rifiuta di accendere il riscaldamento nelle ore mattutine, piace a tutti poltrire al calduccio. Meno che a me: detesto il caldo!
“Dai, Jo, svegliati: devi andare a scuola!” “Mmmh, oggi è mercoledì….lasciami dormire ancora un po’…” “Oggi è martedì, cara, domani tu avrai il giorno libero: alzati che sono le 7 passate!” Lei si gira a pancia sotto, insonnolita, gli occhi chiusi. Tolgo via le coperte, compresa l’imbottita pesante: Jo è nella posizione giusta. Le piazzo una mano sulle reni, e con l’altra la sculaccio. “Ahi! Ahi! mi fai male…” CIAFF! CIAFF! CIAFF! “Smettila, porca puttana! Mi fai male, ho detto!” “Ti alzi, allora?” la mia mano sinistra le preme sempre le reni. “Uffa, sì va bene…solo due minuti ancora…” CIAFF! CIAFF! CIAFF! “Basta, Walter, basta….Lasciami andare…” E così faccio. Mette un piede giù dal letto, sul tappetino. Ci mette anche l’altro. In piedi, si stiracchia e corre in bagno. Quando è presentabile, mi fa “ Si gonfierà, mi hai fatto male! Mi prepari il caffè?…per favore…” Armeggio con la moka “La devi smettere di fare tutte queste storie, la mattina- dico a Jo- Potevi andare ad insegnare in una scuola serale, così non avevi problemi. Jo hai quarant’anni (in realtà sono un paio di più, N.d.A.) e mica tutte le mattine, posso fare questa sceneggiata! Mi fa pure male la mano!” “Sapessi a me, quanto fa male il sedere!” replica da monellaccia qual è. Il caffè esce borbottando “Allora, ti propongo un patto. Se dopodomani, farai ancora la pigrona, ti tiro giù le mutandine e te lo faccio rosso rosso che sederti sulla sedia dietro la cattedra, ti darà pene da inferno dantesco” Lei mi guarda sottecchi, beve il primo sorso di caffè e mi fa “ Le mutandine potresti tirarmele giù per altri scopi…” “Sbrigati, cara, sennò non entri neppure alla seconda ora. Che figura ci fai con la preside?”
Giovedì, ore 6,55. Scuoto Jo addormentata; lei neppure apre le palpebre. Via la coperta. Mia moglie indossa il pigiamino di flanella, quello giallino con gli elefantini rosa; la mano, mia, si apre a ventaglio sulla di lei schiena, cinque dita, permettetemi: muscolose e forti, le inchiodano il busto al materasso; l’altra mano, sempre mia, allenta l’elastico che costituisce la cintura dei calzoni del pigiama, e li abbassa. Così come abbassano le mutandine, gialline pur esse.
Quando l’ho conosciuta, Jo aveva un discreto sederino. Adesso, ce lo ha e basta! L’improvvisa sensazione di freddo, sembra scuoterla, mai però come la pacca che affibbio su quelle due chiappette. Quasi quasi, l’impronta delle mie dita le ricopre tutt’e due. “Ahia!” squittisce Jo. Aumento la pressione sul dorso e riprendo a sculacciarla. Come Cartesio, agisco con metodo. Pesanti sculaccioni e conto mentalmente fino a tre, prima di dargliene un altro. La carne si comprime, la pelle si arrossa, il corpo si contorce, la bocca strilla. Grosso modo, un minuto: venti sculacciate. A mia moglie deve sembrare un’eternità. Smetto di sculacciarla, ma non tolgo l’altra mano. “Sei sveglia?” le chiedo (a mia moglie, mica alla mano!); lei mugola, ma neppure gira la testa. CIAFF! CIAFF! CIAFF! è una gragnuola, una girandola di sculaccioni, ora a mano aperta su entrambe le chiappe, ora con le dita ben serrate su ciascuna, alternativamente.
Quella parte non soffre più il freddo, di sicuro: è rossa come brace. Jo inarca il bacino, nel tentativo di sgattaiolare come un’anguilla nelle paludi di Comacchio. Ho giocato a rugby, in gioventù: nel pacchetto di mischia ho imparato tante cose. Non sarà certo quello scricciolo di Giuseppina a sfuggirmi: il calice lo deve bere fino in fondo! Oramai, lo strato d’adipe neppure ritorna su dopo esser stato colpito, tanto è ottuso. Jo non ha più la forza di protestare e/o strillare. Quello che molti scrittori algolagnici chiamano “mappamondo”, ma che nel suo caso è soltanto un soufflé sgonfio, è incandescente per colore e calore. Ne ha prese parecchie, forse troppe: e che? Mi rimorde la coscienza?
Jo non leva nemmeno la testa dal cuscino e neppure si gira. Rimane così, distesa a pancia sotto, con gli indumenti intimi ancora calati, il sedere all’aria. Passano diversi secondi. Mi siedo sulla sponda del letto, di fianco, accanto al corto suo corpo. Le passo il dorso della mano sulle bollenti chiappe; Jo, con lentezza, si gira su un fianco, verso di me. ha il respiro affannoso, ma non troppo; si umetta le labbra e mi getta uno sguardo, simile a metà strada fra quello di una gazzella ferita e quello di una gatta estrosa. Allarga appena le cosce, quanto glielo permettono i due elastici che le stringono a metà esatta della loro, scarsa, lunghezza. “Perché non telefoni a scuola e dici alla segretaria che ho la febbre, l’influenza? Così non vado, ed abbiamo la mattinata tutta per noi. Afferro il cordless sul comodino, mentre Jo, mia moglie, comincia a sbottonarsi anche la giacca del pigiama.
BK

Arte erotica: orgia cuckold con negri

21 Aprile 2009

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