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Vivi

20 Ottobre 2011

Benritrovati a tutti, in questi ultimi giorni sono stata assente, avevo programmato la pubblicazione automatica di alcuni articoli ma evidentemente le mie previsioni non erano completamente esatte e quindi sono rimasti 4 giorni sono pubblicare niente, quindi vi pubblico un bellissimo racconto che ci è stato regalato dalla nostra amica Nadine. Buona lettura a tutti!

Erano le 18 del giorno dopo, Hanial aveva dormito per tutto il tempo. Nel mentre io ero stata al suo fianco senza spostarmi mai se non per prendere pezze bagnate. Guardavo il suo viso dolorante, mi faceva male, mi accusavo sentendomi in colpa per essere stata così stupida, mi continuavo a ripetere frasi come : se solo l’avessi saputo, bastava portarla con me e mille altre. Alla fine mi addormentai.

Mi sentii accarezzare dolcemente, svegliandomi vidi il suo sorriso dolce e la faccina ancora stanca, mi tirai su di scatto guardandola con timore ma lei mi abbracciò a se senza dire niente, piansi, piansi così tanto da smettere solo quando non avevo più la forza. Quasi con timore alzai il viso verso di lei – scusami me lo dovevo immaginare, giuro che non sospettavo minimamente che – mi bloccò mettendomi l’indice sulla bocca – < non l'ho mai pensato padrona, ti amo e nessuno e nulla potrà mai mutare questi miei sentimenti per te, quindi non mi chiedere perdono o scusa per niente, tu non hai colpa e coloro che l'hanno li ho perdonati, poiché il perdono è l'unica cosa che posso chiedere per le loro anime > la guardai – io invece li odio e lo farò per tutta la mia vita, non ho mai provato un dolore così grande come ieri sera vedendoti così ridotta – mi girai senza poterla più guardare dalla vergogna e il senso di colpa che provavo.
Hanial mi chiamò < padrona guardami> quando mi girai mi mollò un ceffone, portai una mano al viso dove mi aveva colpita, mille pensieri mi annebbiarono la vista, per un secondo ebbi anche la paura di averla persa. Ma lei divenne triste, e con il viso dolce e pieno di amore < adesso io posso sentirmi in colpa per averti fatto de male, ma questi segni non sono mai stati ne mai saranno colpa tua, sono loro che mi hanno presa e dopo avermi portato nella stanza mi hanno torturata. non potevi fare nulla padrona > mi strinse di nuovo a se < lascia andare via l'odio e il senso di colpa che hai in te ti prego. Sento più dolore a vederti così che ha provare tutte quelle torture >
La guardai dolcemente, le tremavano le mani, i suoi occhi erano pieni di dolore e paura, ma anche di amore e dolcezza, sentii una stretta al cuore e l’abbraciai, lei mi buttò sul letto e si fece l’amore.
passarono 4 giorni, lei si riprese, anche se i segni erano ben evidenti sul suo corpo. In questi giorni si era passato molto tempo a parlare, guardare film, lei l’adorava. Diceva che era la prova della potenza del cervello umano, una riproduzione di un mondo creato da noi umani dove i sogni o le fantasie, e a volte le paure del creatore si materializzavano. Come sempre la trovai poetica e sognatrice, ma mi piaceva anche questo suo lato.
Quella mattina dovevo andare a fare la spesa, la lasciai in casa con un po di dispiacere, mancavano pochi giorni al momento fatidico. Per tutto il tempo ero rimasta malinconica, pensavo a come poter fare a restare per sempre con lei, ma più ci pensavo più non trovavo vie d’uscita, quindi decisi di non pensarci più. Tornai a casa verso le 11, lei era vicino al telefono, mi sembrò un po agitata, quindi preoccupata andai da lei posando tutto di colpo – piccola che succede?- lei scosse il capo < nulla padroncina, non ho riconosciuto la tua camminata e credevo fosse uno di loro> l’abbracciai, e fu in quel momento che mi stupì < padrona usciamo, ho voglia di trascorrere una giornata in giro con te > si staccò da me e sorrise felice, non mi diede neanche il tempo di ribattere che partì a cambiarsi e tornò di corsa.
Era vestita in modo semplice ma perfetta, il suo splendore illuminava la stanza, aveva un sorriso così radioso che non potevo dirle di no oramai.
Come si era uscite di casa lei si era attaccata a me, guardava le case i negozi, le vetrine era agitatissima, poi come sempre era dolcissima e piena di vita. Era un po che si camminava vicino alle vetrine e mi era venuta fame, lo notò subito < si mangia padroncina > io le feci cenno col dito di non dire certe cose, lei assunse un’aria colpevole e fece una linguaccia in modo dolce, fece una giravolta ridendo, il suo sorriso così vero mi bloccò, nuove lacrime si stavano per affacciare sui miei occhi ma mi feci forza. Oggi non dovevo piangere.
Si decise un ristorante molto carino, aveva molti tavolini fuori, non c’erano sedie ma divanetti comodi dove potersi mettere abbracciate e mangiare, o almeno questo era il motivo che aveva detto Hanial. Mi sedetti e lei subito si tirò praticamente fra le mie braccia, si iniziò a coccolarci in maniera dolce e cercando di non esagerare, il cameriere rimase colpito quando vide che non eravamo semplici amiche ma lo celò egregiamente, si ordinò un antipasto di terra e un primo piatto, la giornata era ventosa e prometteva pioggia. Alzando gli occhi al cielo sperai solo che resistesse fino alla fine.
Mentre si mangiava si decise che dopo saremo andate al centro commerciale, lei, si alzò e tirò fuori la mia macchina digitale, la guardai stupita e mostrai un sorriso incredibile, mentre sorridevo lei scattò la prima delle bellissime foto scattate quel giorno.
Decisi di portarla a vedere le meraviglie di Mosca mentre si attendeva l’aperture del centro commerciale, lei osservava tutto intorno a se, le nuvole nel mentre avevano coperto il sole rendendo la città grigia e cupa. Si arrivò ad un ponte lei sorrise e mi diede la fotocamera, salì sul muretto del ponte e sorrise, proprio in quel momento ci fu una ventata, e le nuvole scoprirono il sole che la illuminò, era stupenda, presi la fotocamera e la fotografai, la immortalai mentre i capelli volavano al vento e il suo viso era illuminato da un dolcissimo sorriso,quando levai la fotocamera la vidi. I raggi del sole avevano formato due ali dorate dietro di lei, ma anche questa volta la visione durò solo pochi istanti, poi tornò la visone di lei, solo che adesso era a due millimetri dal mio viso pronta a baciarmi. Provai a dirle qualcosa ma mi sentivo stupida, poi era durato troppo poco per poter essere realmente convinta di ciò che avevo visto realmente.
Finalmente era arrivata l’ora, quindi strette una all’altra si andò a fare shopping, lei si provava i vestiti e faceva le faccette a seconda di come si vestiva, poi costrinse anche me a fare lo stesso < Alexia su prova anche te vari vestiti dai > le sorrisi, mi fece provare un mucchio di vestiti, tanto che la commessa ci cacciò via. Ci ritrovammo fuori a ridere spensierate.
La giornata passò camminando nel centro commerciale, si andò in vari reparti e infine si fini nel multisala. Lei appena l’aveva visto mi aveva fermata < alexia c'è un film 3D andiamo a vederlo dai > non ne avevo tanta voglia ma poi visto il suo visino da cucciolotta mi arresi.
Il vero spettacolo per me era stato vedere lei, in coda era agitatissima, molto più delle due bimbe che avevamo davanti, non stava un attimo ferma, poi si prese finalmente il biglietto, glielo diedi lei lo prese con un’espressione di gioia pura, mi trascinò fino al banchetto dei pop corn, quando avevo provato a prendere la confezione media mi aveva squadrata malissimo, con un sorriso le accarezzai i capelli e cedetti comprando la confezione grande. Più la guardavo più sembrava una bimba innocente, più la consideravo innocente più mi innamoravo. Nella sala aveva passato i primi due minuti solo a levare e mettere gli occhiali facendo visi sempre diversi pieni di emozione e stupore.
Si uscì dalla sala < alexia, hai visto spettacolo, già nella sigla ti sembrava di essere dentro al film, poi quando c'è stata quella scena di lotta bellissima > mimò le scene con energia, poi alla fine mi prese < e la scena del bacio? bellissima sembrava di essere i protagonisti > mi prese e mi baciò con dolcezza, io ricambiai prendendo il suo bellissimo visino fra le mani e accarezzandola con dolcezza, la sua pelle era così morbida e liscia che una volta che iniziavi ad accarezzarla non avresti più smesso, la guardai e mentre mi baciava aprì i suoi occhi bellissimi, come sempre sentii del vento accarezzarmi, mi lasciai trasportare dalle sensazioni e mi sentii libera come se stessi volando nel cielo.
La cena si fece ad un bar che vendeva panini, avevo insistito per andare a un ristorante, ma lei aveva insistito per i panini e infine dopo avermi riempita di baci dolci quanto ruffiani nuovamente avevo ceduto, ogni volta che vinceva una battaglia se così si può chiamare mi premiava col suo bellissimo sorriso. Dopo cena decisi di portarla a prendere il gelato dal vecchietto, lei accolse la notizia con emozione e si era attaccata al mio braccio come un koala.
Si arrivò al carrettino dopo un’oretta di cammino, come il vecchietto la vide rimase esterrefatto, Hanial nel mentre si era messa timida dietro di me – ciao lei è la ragazza che adora il tuo gelato – lei uscì da dietro di me timidamente e con un sorriso < sono Hanial piacere di conoscerla signore > lui sorrise – salve io mi chiamo Anatoly,piacere mio signorina – si girò verso di me – ora capisco perchè ha tanto a cuore questa ragazza! è semplicemente stupenda e piena di vita – gli sorrisi , lui andò felice verso il carrettino dei gelati – oggi offro io – Hanial corse al carretto tutta felice, e lui le passò il gelato < grazie signore è una persona veramente gentile > lui sorrise quasi imbarazzato e le accarezzo dolcemente i capelli- sei muta eppure non ti perdi d’animo e sorridi in un modo meraviglioso – guardò me sorridendo – ora capisco il tuo cambiamento alexia – arrossii sorridendogli, lei guardandolo < è lei ad essere fantastica non io. Si è presa cura di me e mi ha fatta sentire amata, poi non sono muta solamente non mi è concesso di parlare più di una volta. > sorrise mentre continuò < quindi lo farò per esprimere il mio più grande desiderio > io la guardai dispiaciuta e intenerita dalle sue parole e cosi il vecchietto che comunque sorridendole – allora sono sicuro che sarà un desiderio stupendo – lei sorrise < ci può scommettere >.
Si passò una ventina di minuti a parlare con lui, poi vedendo il tempo peggiorare – Hanial andiamo su che fra un pò ci toccherà mollarci – lei sorrise salutò il vecchietto per poi raggiungermi. Poco dopo quando eravamo a un centinaio di metri si guardò nelle tasche, mi fece cenno con le mani che si era scordata il cosino, mi fermò con la mano per farmi capire di aspettare e corse dal vecchietto.
Tornò dopo 10 minuti,la guardai leggermente contrariata – che hai fatto? – lei sorrise < nulla mi ha chiesto come funzionasse e poi altre cose > sorrise baciandomi < scusa amore >.
Si passò sotto a una chiesa la cui piazza davanti dava sulla città, lei guardò incuriosita il muretto sopra di noi, strattonandomi per un braccio < amore mi porti lassù?> la guardai sorpresa – ma piccola sta per piovere – lei assunse la faccina da cucciola < ti pregoooo > sospirai come si fa con le bambine – va bene via – brillò di felicità, tutte le volte che l’assecondavo sorrideva felice, facendomi capire quanto fossero importanti per lei anche quelle piccole cose.Mentre si saliva si era un po azzittita, si limitava a stringersi a me ma aveva un’aria preoccupata, non capivo il motivo ma quando le chiesi che cosa avesse mi rispose nulla scuotendo la testa ed io non insistetti.
Come si arrivò sopra lei corse al muretto, le parole che disse in quel momento furono più forti del potente rombo del tuono esploso alle mie spalle < domani mi vengono a prendere > restai immobile.Non riuscivo a crederci. Le lacrime cominciarono ad uscire dai miei occhi mischiandosi alla pioggia che aveva iniziato a cadere, dopo poco persi le forze cadendo in ginocchio. Hanial dopo poco si girò verso di me anche lei in lacrime e mi venne ad abbracciare, ma io presa dalla frustrazione e dalla rabbia la scansai urlandole contro – perchè? perchè non mi hai detto nulla? Potevo fare qualcosa dire che non eri pronta.- lei mi abbracciò di nuovo < non sarebbe cambiato nulla> la spinsi via facendola cadere e le urlai con tutte le forze – vattene! vattene via da qua ! lei esitò un attimo ed io la incalzai – vatteneeeeeee – lei assunse un’espressione addolorata, prese una cosa dalla tasca, un keway e l’apri, lo mise sopra la mia testa e scappò via, non so quanto tempo restai immobile in terra senza muovermi guardando il nulla davanti a me. Gli attimi vissuti con lei si seguivano nella mia mente, i suoi sorrisi le sue carezze,la prima volta che l’avevo vista tutto.
Quando ritrovai le forze pioveva ancora, non riuscivo a vedere bene ma solo ombre, tutto ciò che avvenne dopo lo ricordo male come un mucchio di eventi vissuti in terza persona, mi ricordo io che arrivavo a casa trovando Hanial sul portico, il suo accenno di sorriso triste in cerca del mio, io che la ignoravo limitandomi ad aprire la porta. Ricordo vividamente la voglia di restare sola e di non vederla, mi sentivo tradita raggirata,mi sentivo in colpa per non essermene accorta prima, ricordai la mattina quando l’avevo vista al telefono poi quella sua richiesta così inusuale, ripensandoci c’erano stati mille segnali ed io non avevo capito nemmeno uno di essi. Ricordo dopo di essere andata a farmi un bagno, avevo passato minimo mezzora nella vasca guardando il vuoto come poco prima, alla fine una lametta aveva attirato la mia attenzione, l’avevo presa ma Hanial era arrivata disperata e in lacrime l’aveva lanciata lontana da me, di nuovo la cacciai furiosa. Il suo sguardo più lo ricordavo più mi sentivo male, era lo sguardo di una persona disperata, i suoi occhi chiedevano perdono ogni momento che mi guardavano, ma io ero persa nel tornado di emozioni e di disperazione dentro di me.
Dopo ero andata a letto e adesso eccomi qua sveglia a fissare il muro di camera piena di sensi di colpa, pensai che non dovevo comportarmi così quindi decisi di parlare con Hanial, come mi alzai scoprii che lei non c’era più, cominciai a cercare in casa disperata, da una parte speravo fosse scappata da un’altra ero disperata per non averla salutata ed essermi scusata con lei. Quando arrivai in salotto trovai il mio portafogli aperto e un bigliettino affianco, corsi a leggerlo ” padroncina scusa per averti fatta preoccupare per me, ho preso dei soldi e un po di vestiti, sono a comprare un ultimo regalo per te” piansi, stringendo quel foglietto quasi come se fosse Hanial stessa.
Passarono una ventina di minuti e ne mancavano 30 dall’arrivo di Dimitri con il suo nuovo padrone, io ero rimasta in silenzio rannicchiata sul divano stringendomi le ginocchia al petto in attesa, Quando finalmente sentii la porta di casa aprirsi e comparire Hanial, il suo viso era preoccupato e triste, io corsi verso di lei e l’abbraccia con forza e amore, lei dopo un attimo d’incertezza mi strinse a se.
Si restò abbracciate senza dire nulla un po, io mi scansai leggermente per poterla guardare in viso, ma lei mi mise un dito di fronte alla bocca < mi ha già detto tutto il tuo cuore amore. Non ti devi preoccupare non sono mai stata arrabbiata con te, poi avevi ragione ero io ad averti mentito > non fece in tempo lei a finire ed io a rispondere che la porta si aprì.
Il sangue mi si ghiacciò nelle vene, vidi Dimitri con un suo compagno e un ragazzo biondo di bell’aspetto sulla ventina con un borsone in mano, scattai d’istinto davanti ad Hanial ma sapevo che non avrei potuto fare nulla, lei si allontanò leggermente dietro di me, Dimitri si fece avanti facendo entrare l’ospite, ad un certo punto vidi le facce esterrefatte di loro e una ventata gelida alle mie spalle,mi girai di scatto e Hanial era lì con un sorriso rivolto a me e sentii per la prima e ultima volta la sua voce bellissima, anch’essa con un senso di proibito per noi umani che mi diceva -vivi- una semplice parola che però racchiudeva tutto il suo amore e il suo desiderio più grande, ricordai le parole dette al vecchietto a iniziai a piangere, feci per lanciarmi verso di lei, ma fui superata dai tre che volevano fermarla, lei mi lanciò un pacchettino, sorrise con i capelli bagnati per il diluvio che in quel momento imperversava fuori, fu un attimo ma che io ricorderò per sempre poi la vidi lanciarsi senza esitazione ne paura di schiena e il tonfo nelle acque del volga.
Nel mentre una piuma di colomba cadde sul borsone, senza nemmeno rendermene conto con la vista appannata e il cuore in pezzi stavo correndo con il borsone in mano fuori dalla porta, giù trovai una valigia con il mio nome, capii che aveva pianificato tutto. La presi al volo era leggera probabilmente dentro c’era solo lo stretto necessario, corsi a perdifiato senza una meta, ma arrivata fuori vidi una colomba sopra di me. Ricordai le parole di Hanial quel giorno e iniziai a seguirla, il mio istinto mi diceva così poi ormai la ragione era stata spezzata via dalla morte di Hanial, la mia vita non aveva più senso per me, se non mi ero uccisa in quel momento era solo per il suo desiderio, scossi la testa per non pensarci, non dovevo farlo non ora sennò avrei rischiato di bloccarmi senza nemmeno la forza di parlare.
Dopo tre isolati la colomba girò in un vicolo, in mezzo ad esso c’era il vecchietto dei gelati, mi fece cenno di correre e aprì lo sportello della sua auto. Si salì velocemente e lui diede gas, non credo che videro la sua auto allontanarsi.
Una volta in auto mi girai verso di lui, mi accarezzò i capelli come faceva con Hanial – piccola allora ti ha davvero salvata – io lo guardai e scoppiai a piangere mentre gli dissi – è morta per me, si è lanciata nel – non riuscii a finire la frase, lui portò la mano davanti alla bocca sorpresa, delle lacrime uscirono anche dai suoi occhi. Dalla reazione capii che anche lui come me non sapeva che si sarebbe uccisa. Si girò verso di me colpevole – scusa non avevo idea che avesse quello in testa, mi aveva detto che ti avrebbe liberata ma niente di più, mi dispiace tantissimo. – si fermo come trovare la forza per continuare a parlare – dentro il cruscotto c’è qualcosa per te. L’aprii e c’era una lettera, la presi mettendola in tasca, non potevo leggerla adesso.
Il viaggio continuò in silenzio io mi ero appallottolata stringendo le mie gambe al petto, dopo 10 minuti chiesi – dove stiamo andando? – lui si asciugo un attimo il viso – all’aeroporto, ho fatto un biglietto a mio nome e i documenti per poterlo passare a te all’ultimo così da non farti trovare troppo presto. Mi ha detto di dirti ieri di stare dietro la donna in intimo nero, non mi chiedere cosa significhi- annuii e tornai in silenzio.
Si arrivò a destinazione. La colomba ci aveva seguito fino a lì, non sapevo cosa pensare erano successe talmente tante cose che vederla sopra di noi e averla seguita prima era l’ultima delle cose di cui mi preoccupavo. Guardai il borsone , lui quasi leggendomi nella mente mi diede un bigliettino – questo è il codice iban di un conto aperto oggi,mentre quello sotto il mio numero, quando sarai arrivata aspetta un mesetto e poi preleverai i soldi che ci verserò, non ti preoccupare verserò tutti quelli che lascerai qua. Adesso prendi una manciata e scappa libera come desiderava Hanial- scesi prendendo una manciata bella grossa di soldi e la valigia, lo guardai lui mi sorrise dolcemente – grazie di tutto se non ci fosse stato lei non so cosa avrei fatto- feci per andarmene poi mi girai un’ultima volta – ha parlato. Mi ha detto vivi – lui sorrise – allora fallo vivi appieno la tua vita senza rimpianti e allora avrai onorato la sua richiesta, ricordati che lei ti ha donato una cosa che solo le madri e il nostro signore hanno il privilegio di regalare:la vita. Adesso corri verso la libertà – corsi piangendo.
Feci tutte le prassi, avevo il cuore in gola. Finalmente arrivai nel gate, mi guardai attorno e vidi un cartellone con una pubblicità di una ragazza in intimo nero, capii che era lì che dovevo andare, mi buttai dietro il cartellone, la zona non era in disparte ma comunque restava fra due negozi e la gente circolava molto facendo quasi da scudo, dopo poco vidi due dell’organizzazione entrare nel gate, iniziai a tremare, ma dopo 5 minuti uno dei due tirò un calcio a un bidone ed uscirono, per fortuna non mi avevano vista, sorrisi pensando a come facesse Hanial a sapere tutto questo e soprattutto chi fosse. Solo quando salii sull’aeroplano la colomba spiccò il volo da fuori il gate e sparì oltre le nuvole.
Una volta sull’aereo aprii la lettera

cara padroncina, o meglio amore:
vorrei dirti mille cose e scusarmi per altrettante,non posso nemmeno immaginare come ti senta in questo momento,lo so di essere stata egoista a lasciarti sola e a chiederti ora di non cedere, ma so che te sei forte e che andrai avanti onorando il mio desiderio.
Avevo già pianificato tutto da tempo, ho ricevuto la chiamata di loro e l’unica cosa che volevo dopo averti vista rientrare era passare una giornata insieme a te senza la consapevolezza che fosse l’ultima quindi ti ho mentito scusami.
Volevo salvarti e l’unico modo era questo, non ti devi sentire in colpa per nulla, voglio solo che tu guardi avanti e superi tutto, all’inizio sarà difficile lo so ma poi piano piano sono sicura che ti riuscirà trovare di nuovo il sorriso.
Io sono nata per salvarti e sono morta quando l’ho fatto, quindi se è vero che una persona è vissuta realmente quando ha raggiunto il suo obbiettivo e la sua ragion d’essere allora io ho vissuto a pieno la mia vita senza amarezze ne rimpianto alcuno.
Ho deciso di sorridere quando mi butterò perchè tu avrai già capito tutto dall’unica parola che mi è concesso dire. Quindi sarai pronta a separarti da me. Non odiare dio ne nessun altro, se proverai odio usalo per trovare la forza di andare avanti, se proverai amore insegnalo a più persone possibili,non sprofondare nella tristezza ma galleggia nella gioia. Infine ricordami come un ricordo felice e una parte della tua vita e non con rimpianto e tristezza.
Adesso devo smettere di scrivere perchè ho paura che tu venga qua a cercarmi, un’ultima cosa: io ti guarderò sempre e sarò sempre nel tuo cuore, quindi quello di domani non sarà un addio ma sarà un semplice saluto, prima dell’eternità .
Ti ho amata. Ti amo, Ti amerò per sempre.
La tua piccola angioletta Hanial.

Scoppiai a piangere disperata, i polmoni mi dolevano da quanto piangevo, le persone di fianco a me si preoccuparono prestandomi conforto, dissi loro di non preoccuparsi e che mi sarebbe passato, loro mi guardarono e poi ritornarono ai loro posti. Aprii la bustina e v’era un ciondolino a forma di angelo con una h sull’ala sinistra e una a sulla destra, sorrisi guardandolo e lo misi al collo, nel mentre il vicino mi passò delle foto, vedendole misi una mano davanti alla bocca : erano le foto del nostro ultimo giorno insieme.

Immobile come il mio cuore

24 Settembre 2011

Pubblico oggi un eccezionale racconto di Nadine, buona lettura a tutti cari amici. Ricordo che chiunque può pubblicare su questo blog, è sufficiente scrivere una mail a sculacciata76@yahoo.it con il racconto, la poesia o magari il link al video che si vuole vedere pubblicati!

I giorni passavano veloci, infatti Hanial era con me già da 2 settimane e mezzo. In queste settimane non era successo nulla di brutto o particolare, le insegnavo a prendere i colpi dai vari strumenti,poi per due giorni la lasciavo perdere e ne approfittavo per spiegarle il galateo e il modo in cui si doveva comportare in presenza del padrone, oppure nelle feste mensili dove le schiave venivano mostrare a tutti. Lei come sempre era stata molto brava ad imparare tutto ciò che le insegnavo, era molto attenta e soprattutto imparava subito, inutile poi dire che il nostro rapporto oramai era talmente profondo che a volte non doveva nemmeno parlare che la capivo, una simpatica ricorrenza da segnalare era il gelato alla vaniglia, ogni volta che arrivavo a casa la vedevo pronta in prima linea per ricevere il gelato, mi viene ancora da ridere se ripenso al giorno dopo il primo. Ero tornata dal giretto serale senza niente, lei era già pronta, quando vide che non avevo nulla con me mi aveva tenuto il broncio tutto il tempo fino a che dopo mille baci scuse e carezze non ero uscita nuovamente a prenderle il gelato, a quel punto il suo sorriso aveva ripagato tutto il tempo speso per arrivare al carrettino e tornare. Hanial l’aveva afferrato e si era messa nel solito angolo rannicchiata a mangiare felice il suo gelato, mentre lo mangia non la puoi distogliere in nessun modo eheh, ma adesso torniamo a quella telefonata che rovinò il sogno.

Erano le 23 di sera, Hanial era a casa che mi aspettava, mentre io mi ero soffermata a parlare col vecchietto che si chiamava Igor, mi raccontava di quando era giovane e di tutte le cose che aveva visto, quando il telefono mi squillò – pronto Alexia sono Dimitri – mi sentii gelare, con voce bassa – si hai qualche ordine per me? – sentii parlottare Dimitri poi – si tra 3 giorni si tiene la festa dove ogni padrone e miss mostrano le proprie schiave, vogliono che vieni anche te e che tu ti porti dietro la tua schiava Hanial – mi sentii rabbrividire deglutii e con la bocca secca – si va bene solita villa alla solita ora? – un attimo di silenzio poi due risate, quella sullo sfondo era di karl, provai un senso di rigetto soprattutto dopo che Dimitri mi disse – ah c’è karl che ha detto ti aspetta con ansia, si raccomanda di mettere un bel vestitino e portarne uno di ricambio per dopo – altre risate io abbassando lo sguardo preoccupata – si lo farò, mi deve ancora punire per la mia mancanza – in quel momento pensai solo a come fare in modo che Hanial non assistesse allo stupro,poi Dimitri interruppe i miei pensieri – bene bene dice che la pagherai molto cara, ha detto di preparare bene il tuo culetto da puttanella ad assaggiare prima il suo cazzo, e subito dopo la sua bellissima cinta di cuoio nuova di zecca per te – rise e continuò – e se il tuo culo livido lo ecciterà te lo farà assaggiare anche una seconda volta il cazzo ahahah – asciugai le prime lacrime – va bene mi preparerò – lui ridendo attaccò, Avrei voluto offenderlo e dirgli tutto ciò che pensavo di loro e del mio mondo ma non potevo, prima di tutto per Hanial poi per me. Quella sera tornando a casa pensai di uccidermi il giorno in cui Hanial sarà portata via da me, ma come entrai e vidi quel sorriso rinunciai e non potendo fare altro mi accasciai e piansi.

Hanial mi prese e mi abbracciò con dolcezza, stette lì ferma senza dire niente fino a che non mi ero sfogata poi aspettò passandomi un fazzoletto, aspettando che fossi io a parlarle – piccola fra 3 giorni dobbiamo andare a una festa, o meglio alla mostra delle slave – lei mi guardò < in che consiste questa festa? > presi del tempo, non volevo dirle che Karl mi avrebbe violentata senza pietà e cinghiata, ma lo sarebbe ugualmente venuta a sapere, quindi per adesso decisi di dirle solo che mi avrebbe cinghiata – piccola, la festa consiste nel mostrare le slave, così che le padrone e i padroni presenti si possano vantare di come le domano e di tutte le sevizie a cui le sottopongono, ma non è questo il problema- mi fermai, lei aveva fatto una faccia irritata alla mia spiegazione ma continuava a fissarmi – là verrò punita duramente con la cinghia da Karl – i suoi occhi si sbarrarono per la paura < è per colpa mia vero? Per quel mio stupido gesto il primo giorno > le sorrisi accarezzandola – piccola la decisione di fermarlo è stata mia, poi non sapevi niente e avevi ricevuto un’ordine ben preciso quindi non sentirti in colpa- furono inutili quelle mie parole aveva già iniziato a piangere, sorrisi triste – mi consoli e poi piangi te – la strinsi – promettimi solo che non sarai lì mentre mi punirà – lei annuì. Sorrisi felice – in tutto questo c’è una bellissima notizia cucciolina. Domani usciremo assieme per prenderti il vestito bello nuovo ed elegante per la festa, sei felice? – il suo viso s’illuminò di colpo < mi comprerai un vestito? > sorrisi – si lo sceglieremo insieme e sarà tuo – sorrisi, volevo rendere la festa per lei una gioia e non una preoccupazione, ma non so se si era veramente bevuta la mia tranquillità oppure aveva già capito tutto.

Come promesso l’indomani si uscì, ero molto in ansia mi fidavo di lei ma non sapevo se una volta uscita non avrebbe cercato di scappare, alla fine non sarebbe stata da biasimare, lei si guardava in torno curiosa, poi saltellava e canticchiava come una bimba piccolina che stà andando al parco giochi. Era stata felice tutta la mattina stressandomi di domande su quando si partiva e dove si andava, oppure mi chiedeva se avevo già in mente che abito prendere, alle sue domande avevo risposto dolcemente e riempiendola sempre più di baci.

Non mi sembrava vero, la giornata era splendida proprio come lei , per le strade era pieno di gente che ignorava la nostra situazione, lei era vestita con un mio paio di jeans e una maglietta bianca, sotto aveva un intimo nero, si arrivò davanti a un negozio di vestiti eleganti, uno di quelli dove fanno gli abiti su misura e si entrò, subito ci accolse un signore anziano sui 65 anni, era leggermente grassoccio pelato con dei baffetti bianchi, anche lui era dell’organizzazione, mi sorrise e squadrò subito lei – ma bene chi abbiamo l’onore di avere qua, Alexia – mi si avvicinò all’orecchio – mi hanno detto che il tuo sedere e la tua bocca sono fantastici – lo squadrai con una finta espressione piatta e mi affrettai a dirgli – be vorrà dire che dopo li assaggerai per bene, ma prima voglio un bel vestito per lei, il migliore, e una schiavetta speciale e come puoi vedere bellissima, voglio che quando entrerà nel salotto tutti gli occhi siano per lei –. In realtà speravo così di concentrare tutta l’attenzione dei presenti sulla sua bellezza e non su altro, poi se riuscivo a darle un po di regalità forse potevano rimanerne intimiditi.

Lui sorrise soddisfatto – ma certo avrai il migliore, per adesso la farò truccare poi penseremo al vestito – batté le mani due volte e comparvero due ragazze giovani molto carine – bene Ilenia e Korine truccate alla perfezione questa schiava – annuirono e presero Hanlia per mano, lei si voltò preoccupata, non aveva sentito prima ma probabilmente voleva dirmi qualcosa – lasciatele le mani deve parlarmi – lei si affrettò < non posso sceglierlo con te padrona?> sorrisi sembrava una cucciola che guarda la padrona che esce di casa – piccola certo ma prima devo pagare il vestito, feci finta di prendere il portafoglio anche se non mi sarebbe servito, e poi te devi essere truccata per bene, non preoccuparti seguile e poi quando torni io sarò qua ad aspettarti – lei mi sorrise felice ed ignara di tutto, mi fece un a tenerezza, la vidi scomparire dietro delle tende e lui mi prese per le spalle come per parlare ad un’amica e ci s’incammino verso l’ufficio – vedo che la tratti bene la schiava, se posso permettermi credo che ti ami – mi fissò con aria severa – e se non mi sbagli è reciproco l’amore o mi sbaglio? – io scossi il capo – sono ordini del suo futuro padrone, vuole che la trattiamo per bene senza lasciarle cicatrici o violarla, è stato chiaro- feci spallucce – sarà uno di quei pervertiti che gli piace amare le proprie schiave e trattarle come bamboline da vestire ed usare a suo piacimento- lui sorrise mentre eravamo già entrati nel suo ufficio. Si fermò a chiudere le porte poi premette il tasto dell’interfono – Tatiana non faccia entrare nessuno, se viene qualcuno gli dica che sono occupato- deglutii sapendo a cosa si riferiva, a stento trattenevo le prime lacrime, una voce femminile – si signore, altre indicazioni? – lui spense.

Si sedette sulla sedia e mi fece cenno di andare da lui, mi avvicinai e dopo poco mi ritrovai con la testa pigiata contro il suo basso ventre, non ci volle molto per farlo venire, ingoiai tutto e poi continuai a succhiare, sapevo che quel porco mi voleva fare anche il culo, sottomessa glielo feci tornare duro, mi misi sopra di lui, scostai le mutandine e gli feci strada verso il mio ano, entrò dentro, lo sentii farsi strada dentro di me, il suo volto era orribile così sfigurato dalla libido, guardai in giù e iniziai a muovermi velocemente fingendo di provare piacere.

Non mi aveva mai fatto così male farmi usare, non era il dolore perchè alla fine ero riuscita ad avere io l’iniziativa e a gestire il tutto ma la coscienza di tradire Hanial mi logorava, affrettai il movimento per farlo venire, poco prima che lo facesse mi tolsi e glielo presi in bocca, così dopo tre leccate era venuto copiosamente di nuovo nella mia bocca, ingoiai di nuovo e corsi nel bagno. Misi due dita in gola e rigettai tutto il suo seme.

Piansi a lungo sul water, non avevo mai pianto così, mi tornava in mente la faccia di Hanial così felice per il vestito, il sorriso mentre ignara seguiva le due ragazze, come potevo farle questo, non so quante volte ripetei mentalmente la parola perdonami mentre cercavo di smettere di piangere.

Mi lavai il viso, la scelta di non truccarmi dopo quell’esperienza si rivelò vincente , uscii dal bagno sicura di me, non volevo che lei si preoccupasse, guardai lui che si era ricomposto – non deve sapere nulla lei va bene? – lui sorrise – io che ci guadagno? Lo sai che avrei in mente? – lo guardai, mentalmente lo pregai di non pretendere altro – cosa? – lui sorrise – non ho mai fatto la pipi in bocca a una ragazza guardandola negli occhi, non so se hai capito ciò che voglio dire – mi sentii schifata solo al pensiero ma dovevo proteggerla, e se c’era anche la minima possibilità di assicurarmi il suo silenzio dovevo assecondarlo – va bene- aprii la porta del bagno – prego – .

Tornai di là da Hanlia dopo aver rigettato per la seconda volta in due minuti, per mia fortuna lui non pretendeva che non lo facessi, era stato anche permissivo offrendomi due mentine che avevo preso sguardo basso e umiliata, infatti quel suo ultimo gesto di urinarmi dritto in gola mi aveva umiliata mille volte più della violenza subita poco prima.

Come apparve davanti a me la trovai semplicemente fantastica, se prima era stupenda adesso era meravigliosa, anche lui ebbe un sussulto, i clienti del negozio la squadravano con ammirazione, mentre lei timidamente mi guardava con un sorriso timido e imbarazzato < come sto padroncina? > le sorrisi stupita e ammirata – benissimo piccola, adesso andiamo a scegliere il vestito così sarai perfetta – lei corse da me e mi abbracciò, per un momento ebbi paura che sentisse l’odore ma per fortuna le mentine e il profumo avevano coperto tutto.

La strinsi a me sentendo un senso di conforto e amore curarmi le ferite subite dalla mia anima poco prima, l’accarezzai poi la staccai appena sentii i colpi di tosse impazientiti di lui. Ci S’incammino verso la sala privata dove teneva i vestiti migliori – bene bene adesso che l’abito è stato pagato e le mie commesse hanno reso la signorina degna del luogo in cui è scegliamole il vestito-. Come varcammo la soglia un’immensa sala piena di gente indaffarata e miliardi di stoffe di diversi colori e manifattura si estese dinanzi a noi, lei guardò ammirata come me del resto, lui ci fece strada, camminammo in mezzo a corridoi di stoffa per mezzora, quando la vidi. Era una stoffa di seta azzurra chiara, era perfetta per lei, le avrebbe donato la luce e la leggerezza che l’avrebbero resa stupenda, ed in più sarebbe stato appariscente al punto giusto per far risaltare la sua persona e i suoi bellissimi occhi, poi con un trucco leggero e sfumato sarebbe risultata perfetta, fermai tutti – ecco vorrei che provasse quella stoffa – lei la guardò e le s’illuminarono gli occhi < è bellissima padrona, sono sicura che mi starà benissimo > era al settimo cielo, il dolore provato prima scomparve completamente, le commesse presero la seta, decisero di farle un vestito unico elegante con lo scollo a v, niente maniche, e lungo fino alle caviglie, sulle spalle collocarono dei lacci ricamati di diamanti, le misero un anello con un solitario e una collana di oro bianco con un solitario al centro, gli orecchini erano dei pendenti in oro bianco con degli zaffiri a forma di cuore al centro,poi presero una tiara con la forma di un fior di loto alla base che lasciava partire piccoli steli che terminavano in diamanti, come scarpe decisero di usare sandali Stuart Weitzman tempestate di swarovsky con tacco a stiletto e plateau color ghiaccio, come uscì dal camerino mi misi le mani davanti alla bocca e mi si sgranarono gli occhi, non avevo mai visto nulla e nessuno di così bello, lei era li ferma immobile imbarazzata che si guardava stranita intorno, anche lui ebbe un sussulto – mamma mia che bella, possiamo dire di aver creato un’altra opera d’arte – era sensazionale, quasi arrabbiata per non aver parlato per prima – sei spettacolare piccola, adesso fammi vedere una camminata come ti ho insegnato su – sorrise poi cambiò espressione e camminò dritta e fiera, teneva lo sguardo leggermente basso come segno che lei era una slave, Bayan guardò la scena affascinato, poi con un viso di visibile dissenso – mamma mia, saresti una miss perfetta, forse con la tua bellezza potresti aspirare ad arrivare dove nessuna, peccato che invece tu sia invece una stupida slave – sogghigno con disprezzo – e per di più senza nemmeno poter essere utile come mio giocattolo oggi – Hanlia restò impassibile ma vidi il suo pugno stringersi, sperai non dicesse nulla e così fu per mia e sua fortuna.

La fecero spogliare di nuovo, lei venne subito da me – padrona è sicura che ce lo possiamo permettere? spenderai una fortuna – mi guardò preoccupata, la voce di Bayan mi superò da dietro – non ti preoccupare ha pagato tutto la tua padrona, vero? – annuii facendo finta di nulla. Le accarezzai i capelli – visto piccola non c’è nulla di cui preoccuparsi, voglio solo che tu sia felice – lui fece un gesto di disgusto andandosene mimando con le mani due bocche che si aprono e si chiudono.

Finalmente ci diedero il vestito e si uscì, lei saltellava felicissima, poi si abbracciò a me con dolcezza, me ne fregai di tutti gli sguardi delle persone e la strinsi a me, tornando si passò vicino al bezh cafè, lei si fermò < padrona mi daresti 600 rubli?> la guardai – perchè ? – sorrise < ti voglio offrire la colazione > risi – ma se ti do io i soldi che cambia? e come la pagassi io – lei mise il broncio – va bene va bene, facciamo così ti darò la paghetta come alle bimbe, 1500 rubli ogni 15 giorni ecco il tuo anticipo di 1000 rubli – le diedi i soldi lei mi baciò con gioia e mi trascinò letteralmente nel bar.

Ci si sedette e si fece colazione, alla fine pagò tutto lei felice, adoravo il suo carattere da bimba e un po ingenuo, la faceva così tenera, non mi accorsi nemmeno di averla già presa fra le braccia e cominciato a baciarla.

Si arrivò a casa, andai in bagno a farmi una doccia lei aspettò di là, quando tornai la vidi che armeggiava con un sorriso immenso il suo vestito, osservava la tiara e la stringeva a se, andai da lei e la spinsi sul divano dove si fece l’amore in modo dolce passionale e tenero.

I giorni si susseguivano, io approfittavo di tutti i momenti per istruirla, le dicevo come parlare come muoversi e tutto il galateo necessario, lei apprendeva ed eseguiva alla lettera era bravissima, studiai la capigliatura e il trucco da usare, ed infine il giorno della festa arrivò.

Dimitri venne a prenderci puntuale, l’avevo truccata alla perfezione, ero molto brava anche in quello, trucco sfumato quasi invisibile, capelli raccolti alla butterfly, rossetto leggero e il suo vestito completo di tutto. Io avevo un abito da sera nero e capelli raccolti in una coda di cavallo non troppo elaborata.

Scesi prima di lei, Dimitri mi osservò – ma che brava sei senza rossetto sei sempre stata furba su inginocchiati – feci ciò che dovevo poi tornai in casa, mi lavai i denti e mi truccai poi presi Hanlia, lei si aggrappò a me era molto tesa, aveva paura di non essere all’altezza ma non poteva essere più perfetta.

Il viaggio in macchina passò in silenzio, nessuno diceva nulla, lei si limitava a guardare dal finestrino lo scenario intorno a se. Sapevo che sicuramente stava ripassando tutto ciò che le avevo insegnato, dopo un’oretta si arrivo di fronte al cancello della villa. si superò il lungo vialetto alberato e si arrivò a una piazzetta di fronte all’ingresso della villa, fuori era pieno di ospiti con slave a presso, chi non conosceva il nostro ambiente l’avrebbe scambiata per una semplice festa di un riccone, si girò intorno alla fontana raffigurante due angeli con una brocca in mano da cui scendeva l’acqua, dentro alla fontana c’erano dei pesci rossi che nuotavano, lei li guardò affascinata io le feci cenno di ritrovare il contegno, mi faceva felice vederla così contenta, ma non volevo che si notasse che in questi giorni eravamo diventate più di semplici miss e slave.

Un parcheggiatore ci aprì lo sportello, ci fece scendere con eleganza me e Hanlia, mentre Dimitri lasciò posto in fine al parcheggiatore, ci accompagno dentro. Di fronte a noi si mostrò un immenso salone, ai lati di esso c’erano tavoli imbanditi a buffet.Due cameriere ci accolsero subito prendendoci i soprabiti, una di loro aveva dei segni di frustate sulle cosce segno che era stata recentemente punita. Di fronte c’era una rampa di scale, che portava al primo piano, lungo i corridoi del primo piano c’erano i padroni che scambiavano le slave con altri e poi si dirigevano verso le stanze dove avrebbero trovato strumenti da usare a loro piacimento sulle ragazze. C’incamminammo, al centro della sala sotto il lampadario pieni di pendenti di cristallo c’era un piccolo palco dove un’orchestra suonava musica classica, nel frattempo Dimitri ci aveva lasciate.

Mi guardai intorno in cerca di facce conosciute, notai due mie vecchie slave una era testa china come doveva stare, mentre il suo padrone parlava con altre persone, mentre l’altra era con un atteggiamento intimo, decisi di andarla a salutare, le persone come vedevano Hanial si giravano a guardarla, lei contemplava stretta a me la sala e tutto il resto affascinata. Una volta arrivate Magda riconoscendomi si avviò verso di me e mi fece un inchino, mentre il suo padrone Dorian mi sorrise – salve padrona. La vedo bene, sembra molto più rilassata- squadrò Hanial – è merito suo? – sorrise dolcemente, Magda era stata brava durante l’addestramento , non come Hanial, però erano poche le volte che l’avevo dovuta punire ed era una ragazza dolce ed estremamente intelligente, le sorrisi – si credo che sia il suo affetto – lei mi abbracciò – sono stata fortunata con lui quindi non ti preoccupare più per me, ci amiamo, lo so è uno dei pochi casi in questo inferno ma a me è capitato, quindi smettila di preoccuparti per me va bene?- le sorrisi dolcemente e accarezzandole il volto – sei sempre stata una ragazza intelligente e sveglia, sono felice per te – trattenni delle lacrime di commozione poi andai a salutare il suo padrone, anche lui mi strinse e mentre mi baciava la guancia in cenno di saluto – grazie per averla addestrata così bene, fra un mese le darò la scelta se andarsene con la promessa di non dire nulla o sposarmi – mi si riempì il cuore di gioia a quelle parole gli strinsi forte la mano per fargli capire il mio consenso.

Presi Hanial – lei è Hanial – abbassai la voce – ed è colei che mi ha salvata dall’oblio, ci amiamo e anche se saremo separate fra poco vogliamo vivere il nostro amore a pieno. Vi prego però di non farne parola con nessuno o me la toglieranno – loro sorrisero e fecero segno con la mano di una zip che chiude la bocca Hanial gli sorrise e fece un inchino, loro la fissarono, come alzò gli occhi capii che anche loro avevano visto il cielo dentro ad essi < piacere di conoscervi > loro sorrisero – piacere nostro Hanial, adesso vi lasciamo a dopo – Magda venne verso di me e con viso preoccupato e addolorato – ho saputo di Karl che …- la bloccai e le feci capire che apprezzavo la sua preoccupazione, lei capii che non volevo che lei sapesse di più e si limitò prima di andare via a darmi un’ultima occhiata dispiaciuta.

Hanial si avvicinò e mi prese una mano < balliamo padrona > sorrise, era bellissima, era come se tutta la luce del salone fosse rivolta a lei, presi la sua mano e si iniziò a ballare. Aveva imparato benissimo a farlo, i suoi occhi non si staccavano mai dai miei, chiusi gli occhi lasciandomi trasportare da lei, sentii come se un vento mi stesse accarezzando dolcemente,poi di colpo intorno a me apparve un prato pieno di soffioni, e il loro polline danzava con me, tenni gli occhi chiusi inebriata di questa visione,li riaprii al termine della musica incontrando quelli di Hanial – cos’è stato?- chiesi quasi automaticamente. Lei con occhi maliziosi sorrise < cosa padrona? > scossi la testa mi sarei sentita stupida a ripetere ciò che avevo visto e sentito, ma mentre pensavo a tutto ciò sentii la gente applaudire, tra cui Nikolay, ebbi un fremito di paura, lui era il capo dell’organizzazione, Hanial vedendomi agitata si inchinò con rispetto e in maniera perfetta a Nikolay, lui si avvicinò, mentre anch’io mi ero inchinata e adesso lo stavo guardando con rispetto e sottomissione.

Accarezzò la guancia di Hanial, quel gesto così innocuo stava riempiendomi di odio, fra tutte le persone lui era l’ultimo che volevo che toccasse Hanial, ma non potevo fare nulla – bene mia piccola doch, quindi sei tu la slave di cui tanto si parla. Seguitemi nel mio studio – a quelle parole i tremarono le mani, le strinsi per non farlo notare e per cercare di riprendermi, poi con finto onore e rispetto come si richiedeva in queste situazioni – la seguiamo Nikolay – .

Ci scortò fino al suo studio. Lo studio era una grande stanza con due piani, al piano terra sia a destra che a sinistra c’erano delle librerie piene di libri e soprammobili rari e vecchi, sul pavimento c’era un tappeto persiano, mentre in fondo alla stanza c’era una scrivania con sopra una lumiera sulla sinistra, al centro un registro e sulla destra un pc.guardai su e vidi che al piano di sopra c’erano altri libri, mentre sul lato opposto della scrivania subito sopra la porta c’era un vetro colorato che raffigurava un angelo che alzava le mani al cielo, ma io sapevo benissimo che i suoi occhi erano telecamere e le nuvole specchi magici.

Nikolay si andò a sedere sulla sua sedia e le due sue schiave che portava sempre dietro si misero ai lati di lui con lo sguardo fisso in terra. Si mise comodo – bene bene, parlami dei suoi progressi forza – io feci un passo avanti – Hanial impara presto tutte le cose che le insegno, certo non è ancora perfetta ma la sarà presto- mentii sul fatto che era imperfetta, avevo paura che me la portassero via prima del tempo – ha assaggiato vari attrezzi punitivi e mangia come una slave senza obbiettare, i suoi movimenti e posizioni sono ottimi e senza forzature, non si lamenta per nulla, ha un carattere mansueto e facilmente domabile, anche se due volte ha dovuto assaggiare la cinta data bene i primi giorni – Hanial era restata impassibile anche di fronte alle mie bugie che avevo appena detto.

Ci squadrò soddisfatto – bene. lo sa cosa le aspetta dopo con il suo padrone vero? – feci per rispondere ma lui mi fece cenno di tacere e guardò Hanial per un attimo ebbi paura che potesse sbagliare a dire qualcosa – voglio sentirlo dalla slave – lei prese il cosino < scusi se è costretto sentire uno stupido oggetto parlare al mio posto, sono cosciente dei miei doveri, dovrò accontentare il mio padrone in tutto e per tutto, sia sul lato sessuale che in tutto il resto > lui sorrise – quindi se un giorno arrivando da una giornata di stress a lavoro ti prende e ti cinghia senza motivo te come reagirai?- lei diventò un po tesa poi rilassandosi < se la mia sofferenza porterà piacere al mio padrone ne chiederò altre e lo ringrazierò come ci si aspetta da una brava schiava > lui applaudì in modo sarcastico – credo che il tuo futuro padrone sarà soddisfatto di te, volevo solo sapere questo – .

Capii quando guardò in alto che dietro al vetro magico ci stavano osservando, probabilmente ci doveva essere il suo padrone, lui sorrise – bene piccola stenditi pancia sulla scrivania e mani ai bordi esterni – io feci per fermarlo ma Hanial mi guardò severa senza farsi notare da lui, avanzò e si mise senza esitazioni in posizione. Lui nel mentre aveva sfilato la cinta si mise dietro di lei e alzò la gonna, le avevo assestato qualche cinghiata leggera prima per far finta che fosse stata punita, lui sorrise poi scostò le sue mutandine, ogni tocco della sua mano su Hanial mi procurava una rabbia incredibile, ci misi tutta la mia volontà per non portarla via da li, i miei occhi erano già lucidi, cercavo di non far vedere le mie emozioni, lui le aprì la micina e guardò dentro, lei non si mosse, prese la cinta e ciaff un colpo fortissimo, sentii un respiro forzato di Hanial. Sobbalzai come fossi stata io a ricevere quel colpo tremendo < 1 grazie > nikolay sorrise – bene rivestiti – rimasi colpita dalla cosa – bene credo che tu sia stata perfetta, non hai portato le mani al sedere limitandoti a stringerle intorno al bordo, le tue gambe non si sono alzate di un millimetro ed hai ringraziato – lei si rialzò e si rivestì tornando al mio fianco, quando si girò di nuovo verso Nikolay strusciò la sua mano sulla mia accarezzandola, quel gesto mi strappò un sorriso facendomi rilassare.

Nikoaly si sedette – bene potete andare adesso, divertitevi – noi si fece l’inchino dovuto – con il suo permesso – e si uscì, come uscii dalla stanza la portai in un angolo e la bacia con passione, lei strinse dolcemente le sue braccia intorno a me e ricambiò il bacio. Mentre si scendeva vidi Karl che mi notò subito, feci un cenno ad Hanial e come deciso lei fece finta di chiedermi il permesso di andare in bagno e se ne andò. Come karl mi raggiunse squadrò il mio corpo – siamo molto belle stasera a quanto vedo. ti sei fatta bella per me?- strinsi il pugno poi con un finto sorriso – chissà – lui mi prese la mano – seguimi. abbiamo la stanza 28 – squadrai un attimo in giro e la vidi più in là intenta a prendersi da bere, mi tranquillizzai almeno su quel fronte e seguii Karl.

Quello che mi fece nella stanza fu orribile mi viene il voltastomaco solo a pensarci. Mi prese prima con forza e senza pietà, usando tutti i miei buchi come fossi una bambola di carne, poi mi fece poggiare il busto sul letto e mi cinghiò il sedere a lungo e senza sosta facendo del mio sedere un cumulo di pelle lacerata e viola. Dopo non contento mi aveva ripresa con forza nel sedere dolorante schiacciandomi la faccia sul materasso con la sua mano. Venne poco dopo godendosi le mie urla di dolore.

Quando Karl uscì restai ferma immobile sul letto sentendomi sporca e piena di dolore, so che sembra una cosa assurda ma pensai come facevo a tornare da Hanial così, avrebbe sofferto tantissimo, mi venne da piangere ma svenni per il dolore e la fatica.

Mi ripresi dopo una quarantina di minuti, come cercai di muovermi sentii il basso ventre e il sedere bruciarmi, mi bloccai di nuovo sfiorandomi l’addome, la stanza girava tutta e ancora vedevo tutto sfuocato, ovviamente non avevo la coscienza del tempo trascorso in quello stato, mi feci forza e tirando un leggero urlo soffocato mi rialzai, vomitai subito nel secchio, poi mi trascinai in bagno, vidi il mio trucco tutto sciupato che mi colava sul viso, toccai la mascella dolente. Scesi con lo sguardo sul mio corpo, sul mio collo c’erano lividi come sul seno, la mia micina era rossa irritata, mentre il sedere adesso era pieno di piccoli tagli con del sangue coagulato e rigonfio, il suo colore era viola, conoscendo i tempi di ripresa capii che ci sarebbero voluti minimo 15 giorni per mandare via l’ultimo livido, il mio buco dietro era ancora rosso fuoco e mi bruciava da morire.

Mi buttai sotto la doccia, volevo nascondere i segni di violenza e non far preoccupare Hanial, come ci pensai cercai l’ora la vidi e capii che era passata praticamente un’ora mi lavai con velocità piangendo per il male che provavo a muovermi, poi uscii dalla vasca e caddi, per fortuna non mi feci nulla oltre a una sbucciatura lieve, andai a vestirmi e assicurandomi di smettere di piangere mi truccai nuovamente. Alla fine mi rivestii e con forza m’incamminai verso il salone.

Ma fu in quel momento che provai il dolore più grande della mia vita, infatti due padroni passarono ridendo – hai visto non ha mai urlato era davvero muta la scema – mi sentii andare il sangue in acqua sentendomi mancare, il viso di Hanial che prendeva da bere mi passò davanti poi fui presa dall’adrenalina, mi avventai sul master schiacciandolo al muro – dov’è ?- lui spaventato – chi dici la muta ? nella stanza 3 – lo lasciai correndo verso la stanza indicatomi, l’adrenalina e la paura mi faceva provare meno dolore, arrivata alla porta la spalancai di colpo.

Quello che mi trovai davanti fu orribile, lei era li dentro una vasca piena di aceto, o almeno l’odore forte che riempiva la stanza era quello, mi portai le mani alla bocca, il mondo le voci tutto si bloccò, un unica figura si ripeteva nella mia mente lei immobile. immobile come il mio cuore.

Lanciai un urlo disperato scagliandomi verso la vasca, afferrai le sue braccia, come lo feci lei si svegliò, spalancò gli occhi in segno di paura e dolore, ci mise qualche secondo a riconoscermi, si dimenò prima in cerca di fuga, era disperata i suoi occhi erano di puro terrore, il suo respiro veloce segno che stava soffrendo. Piangendo cercavo di tranquillizzarla- sono io tranquilla è tutto finito – continuai a ripetere è tutto finito fino a che non mi riconobbe, come lo fece mi abbracciò, piangeva disperata, poi mi prese accarezzandomi, il suo sguardo era dolorante e preoccupato, mi stava chiedendo come stavo, scoppiai ancora di più a piangere, come faceva a preoccuparsi per me in quel momento? scossi la testa – bene sei te che devi subito essere curata, aspetta ora ti levo l’aceto di dosso dammi un secondo amore- corsi verso il lavandino prendendo una bacinella, ripetevo a me stessa quanto fossi stata stupida a lasciarla da sola. Presi due asciugamani e corsi indietro, lei era ferma ansimante, la presi dolcemente e iniziai a lavarla dolcemente, lei ogni volta che la lavavo in punti colpiti apriva la bocca, c’era molto sangue, guardai in giro e vidi quello che le avevano fatto, o meglio lo capii era terribile. Davanti alle catene che scendevano dal soffitto c’erano due ganci che le avevano conficcato sotto ai seni di lei, si usava questa tortura per le schiave che non stavano ferme e che meritavano una dura punizione, poi c’erano due unghie dei piedi per terra e piccoli pezzettini di carne levati dalle dita subito sotto le unghie delle dita sempre dei piedi per non lasciare cicatrici visibili, ogni volta che vedevo un nuovo segno delle sue torture mi sentivo mancare e la rabbia e l’odio insieme alla disperazione si faceva spazio dentro di me.

Mi venne un tuffo al cuore pensando che potessero averla anche stuprata, controllai le sue parti intime , ma per fortuna nulla, solo segni di frustate severe, ne era ricoperta, sui seni c’erano ancora degli aghi di siringa infilzati, li levai piano piano, con il dorso di una mano cercavo di asciugarmi gli occhi che sotto le lacrime si offuscavano, lei si limitava a fare smorfie ogni volta e fare in modo di aiutarmi nell’opera.

Finii di lavarla dopo 10 minuti, lei mi fece cenno di passarle il cosino e lo feci < ridigitare le parole per favore > non ce la faceva, iniziò a piangere, mi faceva una tenerezza infinita, cercando di trattenere i singhiozzi – passaci il dito e basta come se tu lo scrivessi, io cercherò di capire – lo fece, e con qualche fatica riuscii a capire – padrona ho fatto tutto ciò che mi hai detto, le contavo e ringraziavo ma loro continuavano, mi sono scusata più volte dicendogli che ero muta ma non mi credevano, poi quando ho chiesto di te mi hanno detto che Karl ti stava stuprando, e così non ce l’ho fatta a continuare pensavo a te, ma loro mi hanno preso il cosino buttandolo in terra e mi hanno fatto tutte quelle cose, poi mi hanno messa in quella tinozza dove sono svenuta dal dolore, perchè padrona mi hanno fatto tutto questo? dove ho sbagliato? > mentre lo chiedeva il suo viso era sconcertato e triste la strinsi dolcemente e con attenzione, la immaginai mentre subiva tutta quella violenza, mi venne un groppo in gola, la misi dolcemente sul letto e presi un coltello.

Dentro di me c’era solo odio, volevo solo uscire e uccidere quei bastardi, ma come feci per uscire sentii < ridigitare le parole per favore > come mi girai vidi lei sdraiata di lato che disperata cercava di digitare qualcosa, tornai da lei, mi fissò negli occhi, e la compresi, guardai il coltello poi lei, passarono pochi secondi, strinsi la mano che impugnava il coltello poi lo lanciai lontano con un urlo di rabbia, lei sorrise, la presi in braccio coprendola con un grosso asciugamano lei si scostò quasi cadendo, la vidi guardare il vestito buttato in un angolo disperata – piccola ce ne dobbiamo andare, non c’è tempo adesso – porto il cosino sotto ai miei occhi < è il vestito che mi hai comprato te, non voglio lasciarlo è importante ti prego > la posai in terra lentamente e presi il vestito, era rotto ma lo presi ugualmente e anche tutti gli accessori, lei sorrise poi svenne . Quando uscii con lei in braccio tutti ci guardavano, il mio viso era ricoperto di odio puro, me ne fregai di tutti e uscii fino alla macchina e partii a tutto gas verso casa.

Vaniglia. Un gusto semplice e dolce come lei

5 Settembre 2011

Ecco a voi la terza parte del racconto della nostra cara Nadine. Per chi avesse perso le puntate precedenti, eccole qui:

Occhi color del cielo
Petali di rose in un campo di neve

La lasciai in bagno una trentina di minuti, il tempo di farle una sorpresa. Mi coprii velocemente con una vestaglia e scesi nel negozio per animali sotto casa, scelsi un collarino per gatti pieno di brillanti e una ciotolina, Ramona, personalizzava volendo gli oggetti in vendita, così le feci scrivere sulla targhetta e la ciotolina Hanlia, Ramona sorridendomi fece tutto complimentandosi per il bel nome del gatto.
Ritornai su di corsa entusiasta come una bimba poche ore prima della gita con la scuola, posizionai la ciotola in terra e corsi a fare la colazione.
Passarono in tutto 20 minuti poi appena fu tutto pronto la chiamai, Hanlia rispose < arrivo subito padrona > sorrisi , come varcò la soglia ancora barcollante vide la ciotolina nera piena di brillantini anch’essa e la targhetta lucente col suo nome fatto da brillantini. Restò immobile e iniziò a piangere, corse verso di me e mi abbracciò buttandomi letteralmente in terra, iniziò a baciarmi ripetutamente con passione e dolcezza. Contraccambiai i baci dolci e risi di gusto, era incredibile come in due giorni neanche mi trovassi sempre più spesso a sorridere senza nemmeno rendermene conto. La cascata di baci terminò, il suo sorriso era sincero come la gioia nei suoi occhi,ogni volta che Hanlia rideva emanava una luce intorno a se e spazzava via tutta l’oscurità che fino ad allora inondava la casa.

Ritrovato un contegno o quasi le presi le spalle – piccola se sei così felice per la ciotola guarda un po sul tavolo- la sua faccia s’illuminò , mi emozionai solo a guardarla, il sole illuminava il suo viso sorridente e pieno di gioia, di quella vera, non quella finta o di scena come quando ti regalano il set di saponette, si girò e piangeva, i suoi occhi lucidi mi fissavano brillando sotto i raggi che la illuminavano < padrona questo vuol dire ciò che penso vero? > io la guardai e sorrisi, l’aveva capito < mi hai scelta vero? > sorrisi e mentre piangevo dissi singhiozzando come una bimba – si vorrei stare sola con te per sempre io e te nessun altro. Invece fra un mese ti strapperanno da me e mi sentirò morire, vorrei che in quel giorno potessi morire con te, io non so che mi è preso ma da quando ho visto i tuoi occhi la prima volta mi sento tua, è difficile spiegarlo a parole piccola mia ma ti ho amata dal primo istante, ho visto milioni di film e l’ho sempre reputata una cavolata l’amore a prima vista, con i due protagonisti innamorati pazzi dopo 1 giorno. Ma adesso che mi è capitato è sconvolgente, mi sento confusa, amata, poi spaventata – le strinsi il viso fra le mani e guardandola con amore estremo – se ti succedesse qualcosa io io…- mi strinse fissando i suoi occhi le misi il collare, un gesto stupido ed insignificante per molti fu per noi un gesto d’immenso significato, quel gesto per noi era la prova della nostra unione eterna.
Si fece l’amore, quando si faceva tutto svaniva solo io lei e i nostri corpi che danzano, il suo profumo che vortica intorno a me, il suo tocco, la sintonia e la musica dei nostri gemiti, la stanza che gira, il cielo racchiuso nei suoi occhi, la sensazione di volare, il vento che sembra trasportarci in altre dimensioni,tutto questo potevo racchiuderla in una parola, magico.
Ansimava ancora mentre l’accarezzavo, ci scambiammo coccole e baci ancora un po nutrendosi ognuna dei baci dell’altra, fissavo ogni istante di quei momenti nei miei ricordi,ogni piccolo dettaglio era racchiuso nella mia testa come piccoli tasselli di un puzzle,mi alzai – piccola aspettami qua che ti preparo la colazione va bene?- annuì dandomi un bacio alla mano.
Per la prima volta mi ritrovai a canticchiare mentre preparavo la colazione, risi toccandomi il viso per vedere se lo stavo facendo davvero e continuai a canticchiare, rovesciai infine il latte nella ciotola e con amore spezzai i biscotti dentro ad essa, erano i pan di stelle, fino a quel giorno erano l’unica cosa che mi faceva staccare dal mio mondo, pensai che magari anche per lei sarebbe stato lo stesso. Finii e la chiamai, lei corse, il suo collare era perfetto la rendeva ancora più bella, anche quell’articolo pensato per dei gatti la rendevano bella come una fata, anche se l’espressione più giusta sarebbe stata un angelo sceso all’inferno, ma che lo stesso riusciva a sorridere.
Si chinò sulla ciotola e guardò felice il contenuto poi guardò me < è bellissima come questo collare > porto le mani al collo e lo strinse dolcemente < ma le schiavette non devono mangiare a terra e pulire tutto > rise ed io con lei – si ma te sei talmente brava che per un pasto al giorno e la colazione potrai mangiare nella ciotola contenta?- annuì < grazie padrona spero di poter ricambiare la tua fiducia > l’accarezzai e lei si porse come una gatta – lo stai già facendo credimi amore mio- sorrise < grazie Alexia mia dolce padrona e mio immenso amore - .
Presi la mia tazza e la misi sul tavolo nel mentre lei si era posizionata a gattoni accanto alla ciotola, sorrise ed iniziò a pregare prima di iniziare a mangiare, la spinsi a terra con rabbia – cosa fai? Sei scema? Qui dentro non voglio vedere ne preghiere ne croci ne sentire il nome di lui hai capito? - lei era spaventata, mi guardo con un po' di paura ma con compassione e amore, si tirò su e accarezzandomi con una mano < non devi dire così, lui non ci ha abbandonate, lui resterà sempre con noi il suo disegno per noi e invisibile adesso, ma al momento della nostra morte ci apparirà davanti ai nostri occhi e te comprenderai > il suo viso si fece triste, mentre io le mollai un ceffone facendola cadere – cosa dici? Guarda dove siamo – la spinsi – dov’è dio qua e? Dov’è? Nelle fruste di là oppure nelle cinghie? Aspetta no e dietro quelli che mi hanno stuprata fino ad adesso ? – si alzò colpendomi leggermente la guancia trasformando lo schiaffo in carezza < il tuo odio ti acceca, te hai avuto me, lui ti ha mostrato che l'amore e la speranza può esistere anche in questo inferno. Adesso ti chiederò l'ultima cosa Alexia – sentire il mio nome detto così mi fece sobbalzare ma stetti ad ascoltarla – da oggi in poi non odiarlo più, non ti chiedo di pregare o altro ma solo di credere in lui, non vedi che splendido regalo ci ha fatto?- a stento mi bloccai da riempirla di schiaffi – regalo? Quale regalo spingere una dolce ragazza come te nelle nelle... - non riuscii a finire, il pianto pieno di frustrazione prese il sopravvento.
Mi strinse a se e mentre mi accarezzava i capelli si prese il mio cuore e la mia anima < se tutto ciò che dovrò affrontare servirà a proteggerti e liberarti dall'oscurità, anche se solo per un mese allora quello che mi succederà dopo non avrà importanza – la bacia con un'amore che credevo di aver perso, lei l'accolse tutto stringendomi a se e mi inondò col suo, se quello di prima era stato il patto di appartenenza fra due ragazze questo bacio era il sigillo che univa due anime per l'eternità.
Quando mi staccai da lei piangeva felice sapendo già che avevo accettato la promessa – hanlia lo faccio solamente perchè sei tu a chiederlo ma se quando te ne andrai avrai avuto torto dio non potrà mai ignorare il mio odio verso di lui – lei mi sorrise < non temere alla fine riuscirai ad accettarlo appieno e la tua anima si salverà >.
Guardai le sue guance rosse poi tornai a tavola – mangia stupida che si raffredda – lei annuì contenta della sua nuova vittoria poi iniziò a mangiare. Ogni volta che trovava un pezzetto di pan di stelle sorrideva, il suo viso era bellissimo quando sorrideva, la potevo osservare per ore senza stancarmi, forse perchè lo faceva sempre col cuore come tutto, ad un certo punto mentre mangiavo sentii dei brontolii strani venire da Hanlia, mi chinai a vedere e la vidi intenta a lottare con un pezzo di pan di stelle, risi di gusto alla scena, come tornai a guardarla mi stava fissando arrabbiata e imbronciata, trovavo semplicemente fantastica la sua espressione, scuotendole una mano davanti in segno di scusa – scusa eri troppo buffa , sei piena di latte sul viso ahah – lei mugolo arrabbiata, le accarezzai dolcemente i capelli – ti aiuto io – tolsi una ciabatta e presi il pezzetto spalmandolo sulle dita e le porsi il piede – leccalo via adesso su – lei sorrise < grazie padrona> leccò tutto il piede tranquillamente, non trovava vergogna ne altro mentre lo faceva, per lei era un gesto semplice e amorevole verso la sua padrona, finii per coccolarla nuovamente.
Si finì colazione, e io volevo che si rilassasse come meritava – piccola vai a fare la doccia se vuoi io ti aspetterò. Mettici pure il tempo che vuoi non c’è fretta dopo ti insegnerò una cosa – lei sorrise < grazie padrona > corse in bagno, dopo poco sentii l’acqua accendersi, volevo vederla mentre era in una fase di vita normale, senza che però lei lo sapesse così andai sul muro vicino al bagno e pigiai il pulsante nascosto sotto la cornice del quadro, si aprì il passaggio che dava sulla stanza delle punizioni, essa era una stanza attrezzata con muri insonorizzati e vari ganci e strumenti, pensai al pomeriggio quando Hanial sarà lì legata a quelle catene e frustata da me, strinsi le braccia a me come quando si ha freddo e andai davanti allo specchio magico che dava sul bagno.
Bellissima solo questo termine si poteva usare, il suo corpo era così bello da lasciare senza fiato, l’energia, la forza, la regalità di esso erano stupefacenti, i suoi capelli sciolti toccavano ampiamente la vasca, la sua pelle bianca adesso insaponata rifletteva la luce, sembrava di vedere qualcosa di proibito agli occhi umani, non si può spiegare altrimenti tutto ciò, aspettai guardandola mentre si faceva la doccia immaginandola una semplice ragazza libera, sorrisi pensando che poteva essere lì per uscire con il suo ragazzo, oppure semplicemente per lavarsi prima di un’uscita fra amiche, mi rattristai nuovamente pensando che fino a tre giorni fa era veramente così invece adesso…
quando arrivò al sedere lo guardò imbronciata, lo accarezzo e sorrise dolcemente poi si diede un’ultima sciacquata e uscì dalla doccia.
Tornai nuovamente in salotto facendo finta di niente, dopo 10 minuti la vidi arrivare tutta contenta, era bellissima appena docciata, si avvicinò e mi diede un bacio dolce < ti amo padrona > le sorrisi – sono felice ma adesso devi imparare un’altra cosa che ti servirà in futuro – si imbronciò pensando magari a qualche punizione o qualcos’altro – non è niente che ti farà male, ma servirà a riceverne meno in futuro. Voglio che vai di là e ti alleni a scrivere senza guardare, dovrai prima guardare di fronte a te e scrivere, poi portarlo sopra la testa come se fossi legata e fare lo stesso, ed infine dietro la schiena, appena termini potrai tornare – lei sorrise e incuriosita < perchè padrona servirà a prenderne meno? > le sorrisi triste – piccola il tuo mutismo verrà usato dal tuo futuro master per umiliarti e renderti la vita un’inferno, ma con questo metodo forse potrai scampare da frustate e insulti gratuiti – lei si rattristò come sentì la parola mutismo, ma poi sorrise e mi abbracciò con tenerezza e felicità < grazie padrona, pensi proprio a tutto sono fortunata ad averti come miss> si scostò e mi baciò con passione per poi correre felice in camera.
Tornò da me dopo un’oretta e mezza , giusto in tempo per farmi finire di fare il pranzo, mi abbracciò e mentre mi baciava < visto padrona adesso so fare, e sono anche più brava di te perchè ti sto baciando e nel mentre parlo > risi e le accarezzai i capelli arruffandoli – così oggi quando ti punirò mi farai vedere come sei diventata brava mia piccola – lei fece finta di imbronciarsi poi sorrise < padrona oggi mi frusterà severamente?> le diedi un bacio sulla fronte – no piccola ti darò una serie di colpi normali e solo gli ultimi saranno severi – i suoi occhi s’illuminarono < è super buona padrona grazie > l’avvicinai e la bacia di nuovo – adesso vai a tavola che è pronto forza – lei corse a sedere.
Si mangiò e poi le ordinai di lavare i piatti, l’avevo sempre trovato positivo per le faccende di casa avere le schiave, mentre stava andando si girò Andai sul divano aspettandola, tornò dopo pochi minuti e si piazzò ai miei piedi, mi tolse le ciabatte annusandole, la guardai strana < mi sto abituando ai suoi odori e profumi miss non voglio storcere il naso come l'ultima volta > sorrisi – brava hai storto il naso e? Lecca le ciabatte lavandole per bene. Vedi il nero deve sparire!- lei abbassò lo sguardo iniziò a leccare tutto. Ci mise 20 minuti per terminare, le mie ciabatte di pelle non erano tornate linde ma il più era tolto, e lei era abbastanza provata e stanca ma non si era mai lamentata, aveva leccato tutto con dovizia e dedizione – piaciute? Ti sei abituata al sapore del sudore dei miei piedi?- lei annuì – bene allora dimmi grazie padrona erano buonissime – lei si bloccò un attimo poi < grazie padrona era buonissimo il sapore dei suoi piedi e del suo sudore > sorrisi – vieni qua stupidina che ti voglio coccolare un po adesso – si accoccolò modello koala , la coccolai a lungo e scambiai dolci baci, per finire poi a fare l’amore sul divano.
Stava migliorando sempre di più pensai, ormai dopo solo due giorni aveva trovato tutti i miei punti erogeni e sapeva sfruttarli al meglio, fare l’amore con lei era bellissimo faceva ciò che volevo ancora prima che lo pensassi io, poi vedere il suo corpo accaldato e sudato sopra di me, i suoi occhi profondi che mi fissavano mentre mi leccava la micina o il buchino dietro mi mandava in estasi, finito il tutto si stette ferme abbracciate per un po alla fine arrivò l’ora di frustarla.
La portai verso la porta segreta, azionai il passaggio e si entrò, lei osservò esterrefatta il muro che si apriva e sorrise, anche se appena vide dentro fece un passo indietro spaventata, spingendola – su non fare così andiamo – prese un respiro ed entrò. Non appena vide lo specchio corse verso di esso e alitò su di esso in vari punti e scoprì dove stamattina avevo poggiato la mia mano, tornò indietro e mi guardò con aria di rimprovero, poi sorrise ed io con lei.
L’avevo appena legata alle catene, lei non aveva opposto resistenza, aveva tenuto il cosino in mano per poter parlare e si era lasciata incatenare, cominciai a girare intorno a lei osservandola, poi presi i suoi vestiti e strap li tolsi, lei ebbe uno scossone ma restò immobile, la volevo spaventare un po’ per vedere la reazione, presi la frusta con piccoli uncini di ferro che sporgevano dal cuoio, era una frusta che personalmente non avevo mai usato, la trovavo troppo crudele, ma sapevo con certezza che almeno due padrone che conoscevano l’avevano usate sul sedere delle loro schiave, poi si erano vantate del fatto che dopo appena dieci frustate e le schiave avevano capito il loro ruolo e non osavano ribellarsi più, per questo l’avevamo soprannominata “la domatrice” , Hanial la guardò, sorrise < padrona non ci credo nemmeno se muoio che mi colpiresti con quella > mi avvicinai a lei – ma se a volessi usare tu che faresti?- lei sorrise < be mi toccherebbe prenderla dato che sono incatenata > sorrise di nuovo, le tirai un ceffone forte, il suo viso divenne triste – scema! Devi prendermi sul serio, lo sappiamo tutte e due che non ti colpirei mai con questa ma il padrone potrebbe, adesso dimmi cosa faresti !- con le lacrime agli occhi < cercherei in lacrime di persuaderlo > altro ceffone – no – piangeva adesso, mi faceva male vederla così non resistetti e la baciai, lei esplose in un pianto forte e triste, le accarezzai i capelli, poi guardandola – ma come posso fare con te che non riesco a essere severa due minuti?- mentre lo dicevo le asciugavo le lacrime, lei in maniera poco femminile tirò su col nasino in cerca di trovare un contegno < padrona cosa dovrei fare? > guardandola triste – spero che non succeda mai, anzi spero che tu fugga da me prima di cadere in mano a quel maniaco , ma se un giorno dovrai assaggiare questa frusta l’unica cosa che dovrai fare e lamentarti del dolore e dire al padrone che farai qualsiasi cosa lui voglia, ed infine proporgli tutto ciò che lo eccita fino a convincerlo e dopo essere molto brave a farlo – lei annuì attenta e spaventata allo stesso tempo, misi la frusta a terra e la feci girare.
Presi i suoi lunghi capelli e li legai con cura in maniera che non coprissero il suo corpo, a quel punto presi la vera frusta, una frusta di cuoio intrecciato lunga e abbastanza spessa – adesso ti colpirò con una cinquantina di frustate , le prime saranno leggere, poi ogni 15 aumenterò la forza. Te devi stare ferma e non girarti mai, ti permetterò di lamentarti, o meglio visto che non puoi parlare piccola mia mugugnare, ma comunque non troppo sennò aumento i colpi, niente gambe su devono rimanere a terra, il culetto leggermente indietro come la schiena, ogni colpo avrai circa 5 secondi prima del colpo successivo, entro questo tempo dovrai essere di nuovo in posizione intese? – lei annui < si padrona > strinsi la frusta e ciak – conta e ringrazia – ciak < 1 grazie padrona > non ci metteva troppo a scrivere anche se ovviamente non era veloce come una persona che poteva parlare.
Fino alla trentesima niente, stava in posizione, andava in avanti ogni colpo ma ritornava subito dopo in posizione come le avevo insegnato,aumentai la forza, la colpii dietro le spalle, adesso la sua schiena e il suo sedere come i suoi fianchi erano segnati da strisce rosse, poi nella sua pelle così bianca e candida risaltavano ancora di più. Allo schiocco adesso forte della frusta sulla sua pelle lei emise un suono gutturale che interpretai come un urlo, il suo corpo si mosse per poi tornare tremante in posizione, i suoi occhi erano spalancati per la paura ma non si muoveva, sorrisi e continuai, arrivai a 45, lei si era mossa parecchio in questi 15 colpi ma mai si era girata o aveva alzato una gamba, adesso toccava agli ultimi 5 dati bene, lei strinse il cosino fra le mani per la paura, tirai indietro la frusta e con forza sciak, lei adesso andò in avanti e la vidi lottare con se stessa per non alzare le gambe, i suoi occhi già rossi per le prime lacrime iniziarono a lacrimare veramente, ebbe a malapena il tempo di scrivere 45 che sciak la seconda, la pelle adesso si tagliava leggermente sotto i colpi di frusta, gli schiocchi della frusta erano veramente forti, scrisse 46 e subito ciack, così fino alla fine.
Terminata la punizione lei era molto provata, si teneva a malapena in piedi, ma ero molto felice ugualmente perchè si era dimostrata forte, capace di stare in posizione senza muoversi e senza provare inutili vie di fuga divincolandosi. Passai la mia mano sulla sua schiena percorrendo le linee, erano molto belle, le linee delle frustate erano sempre state una delle mie passioni, non tanto per il dolore che procuravano ma per l’effetto erotico che trasmettevano.
Andai di fronte a lei e accarezzandola con dolcezza – piccola mia sono felicissima sei stata fenomenale davvero, penso che per un po’ non assaggerai più la frusta contenta? – lei sorrise sinceramente < padrona grazie a lei per avermi insegnato anche questo, anche se so che le fa molto più male che a me picchiarmi > le sorrisi, poi mettendole una mano sulla guancia accarezzandola con il pollice – mi conosci già così bene piccola mia – sorrise e si porse per baciarmi, non la feci attendere e la bacia con dolcezza e passione, poi decisi di leccarla tutta mentre era legata, quando arrivai alla sua micina lei si tirò su poggiando le sue gambe sulle mie spalle e cominciò a muovere su e giù a ritmo il suo bacino fino a raggiungere nella mia bocca l’orgasmo, continuai a leccare e bere quel nettare fino a che non sentii rilassarsi il suo corpo, poi la slegai e la portai in bagno a lavare.
Si finì il tutto verso le 18, io dovevo andare a fare la spesa, quindi le ordinai di restare in casa e godersi la libertà per un po’. Lei quando uscii era mogia come sempre perchè desiderava poter stare il più possibile assieme a me, anche perchè il nostro tempo scorreva e prima o poi sarebbe finito. Tornata a casa trovai tutto lindo, i pavimenti spazzati e cenciati, i vetri e i mobili mancava poco e brillavano di luce propria, poi vidi lei completamente nuda solo in grembiule a pulire, come mi vide mi saltò al collo, sembrava un canino che vede tornare il padrone a casa, lasciai cadere le buste dove menomale non c’era niente che si potesse rompere e la baciai – piccola sei stata fantastica sono stata via due orette e guarda là come hai pulito tutto grazie – lei sorrise < che bello, sono contenta che ti piaccia, non sapevo che fare e quindi ho ripulito la nostra casa > mi colpì molto la frase “ la nostra casa” faceva sembrare tutto così semplice e normale, mentre nulla era normale intorno a noi, per premio la feci cenare a tavola, anzi da li in poi non mangiò più in terra .
La sera uscii per la solita passeggiata lungo il Volga, in giro nonostante fosse agosto non c’erano moltissime persone, ma era anche vero che abitavo in periferia, qua raramente di notte vedevi turisti così impavidi da avventurarsi in queste vie. Stavo per tornare a casa quando vidi che c’era ancora il carrettino con i gelati, però con mio sommo dispiacere stava chiudendo, probabilmente lo guardai talmente dispiaciuta che il vecchiettino mi fece cenno di andare da lui, mi avvicinai un po timidamente, infatti al di fuori della mia vera vita ero una ragazza timida come molte ragazze normali sono, lui mi sorrise – in tutta la mia carriera non ho mai visto guardare il mio carrettino che chiude con quel viso dispiaciuto – sorrise in modo molto cordiale – lo volevi portare a qualcuno di speciale vero?- sorrisi, Hanlia mi aveva davvero cambiata, fino a tre giorni fa la mia faccia non sarebbe cambiata di una virgola per nessun motivo, ne se ero felicissima oppure triste, il mio viso in tutti quei momenti sarebbe rimasto il medesimo, ma adesso non solo lui aveva capito il mio dispiacere ma bensì aveva capito anche il motivo.
Il signore si avvicinò a me con uno scottex – suvvia signorina non faccia così non è successo nulla – mi pulì il viso con lo scottex, io scossi la testa cercando di smettere di piangere – non si preoccupi non è colpa sua e che mi è venuta in mente una cosa e mi è venuto da piangere – lui sorrise prendendomi per una spalla, come gesto istintivo feci per abbassarmi ma invece mi sentii spingere verso il carretto – in 30 anni che faccio questo lavoro non ho mai fatto piangere nessuno, figuriamoci se stasera lascio piangere una bella signorina come lei. Adesso vediamo cosa mi è rimasto e ti offro un bel gelato va bene?- ero così stupita dalla sua gentilezza, fino a poco fa ero timorosa verso tutti, le uniche persone che mi parlavano finivano per mettermi con la testa in mezzo alle loro cosce, compresi i commercianti quando i miei padroni per divertimento mi ordinavano di pagare in natura ciò che compravo, invece adesso questo signore dall’aria così dolce mi stava aiutando e mi voleva offrire un gelato, l’abbracciai e gli baciai le guance felice – grazie signore e gentilissimo, ma è sicuro che posso approfittarne?- lui sorrise – wow che cambiamento, se continua così però mia moglie laggiù mi butterà nel fiume stanotte ahahah- guardai la direzione indicata e vidi una signora paffuta dal viso gentile che mi sorrideva, accanto aveva loro figlio più o meno di 5 anni, che avrei dato per avere la loro vita, salutai con la mano e la signora contraccambio il mio saluto, poi diede un colpetto al figlio e anche lui mi salutò con vigore.
Il vecchiettino stava guardando il banco gelati, poi con aria leggermente dispiaciuta – mi dispiace signorina mi è rimasta solo la vaniglia stasera è lo stesso per lei? – gli sorrisi – non si preoccupi Hanial non è una ragazza esigente – sorrise – ecco a lei, domani se vuole, e alla sua …- si fermò io risposi velocemente – amica – a quel punto continuò – amica sarà piaciuto,sarò lieto di serbarle una coppetta di vaniglia. Sennò basta che mi dice i gusti e farò il possibile signorina – presi la coppetta racchiusa in un sacchettino di carta e corsi via ringraziando il signore e salutando la sua famiglia.
Arrivai a casa, Hanial stava giocando col suo collare mentre era seduta sul divano, mi guardo sfoderando un viso felice e pieno di gioia, mi avvicinai a lei e le porsi il pacchettino – questo e per te mia piccola – lo prese e il suo viso si illuminò di gioia quando vide il contenuto < ma è alla vaniglia vero?> annuii quasi incredula, lo posò sul tavolino da fumo e corse in cucina a prendere il cucchiaio poi prese la coppetta si rannicchiò in un angolo del divano e assorta e felice iniziò a mangiarlo con gioia, sembrava una bimba, così dolce e felice mentre gustava il gelato alla vaniglia. Un gusto semplice e dolce come lei.

Petali di rosa su un campo di neve

27 Agosto 2011

Dalla nostra carissima e bravissima Nadine!

Mi risvegliai due ore dopo allungai il braccio cercandola ma non la trovai, scattai sul letto impaurita e la vidi in un angolino lontano della stanza ad armeggiare col suo cosino, scriveva ciao sono Hanial e ogni volta faceva cambiare la voce, la sua espressione era così buffa e innocente. Alla fine capii che aveva trovato quella giusta dalla sua espressione di vittoria con tanto di pugno stretto e movimento alla evvai, si accorse che la stavo osservando gonfiò le guance e divenne rossa, sembrava una bimba che metteva il broncio, era non so perchè arrabbiata anche se non sul serio e imbarrazzata, si avvicinò a me sguardo basso ma in maniera giocosa, armeggiò con il cosino < ti amo mia dolce miss, volevo farti una sorpresa scegliendo la nuova vocina ma ti sei svegliata prima uffa. Ti piace questa? > la voce era di una ragazza allegra e giovane, probabilmente molte persone del mio ambiente l’avrebbero trovata stupida e ridicola fin troppo da ragazzina ma io la trovai adorabile, mi chinai su di lei e facendole una carezza sui capelli – molto carina e poi ti si addice proprio a te – le sorrisi con un sorriso dolce ma allo stesso momento triste e malinconico, la bacia e andai a lavarmi nuovamente.
Quando tornai la vidi ai fornelli, stava facendo qualcosa nel pentolone, l’odore era buono un misto di aglio e qualcos’altro e pasta, guardai l’ora segnava le 24:15 lei era indaffarata e non si accorse di me , mi avvicinai osservando le pietanze in cottura e capii che aveva preparato gli spaghetti aglio olio e peperoncino per due persone, sorrisi ma sapevo che non potevo concederle ne il lusso di pranzare con me ne tantomeno mangiare normalmente una porzione giusta, a malincuore le misi una mano sulla spalla, lei ebbe una scossa e si mise subito in posizione – piccola hai fatto un bel lavoro.Adesso quando avrai finito metterai la mia porzione sul piatto e tirerai via la tua- ebbi una fitta al cuore a dirle una cosa simile ma dovevo, lei divenne triste – lo so che vorresti mangiare una porzione a tavola con me ma… – mi fermò scuotendo la testa < sono di nuovo stata una stupida scusa miss non succederà più, dovevo saperlo o almeno immaginarlo che alle schiave non è permesso il lusso di stare alla tavola con le loro padrone o padroni > la accarezzai – brava vedo che hai capito. Tranquilla non sei stupida anzi impari in fretta fin troppo, Quello che è successo prima – mi tappò la boca con un dito < sarà un nostro segreto e se succederà ancora o tu vorrai darmi l'onore di ricevere un po del tuo affetto io ne sarò lieta, sennò vivrò col bellissimo ricordo di quel momento padrona - restai ammutolita, era bravissima, non mi stava facendo pressioni come credevo ne altro, ma volevo sapere i suoi sentimenti - te mi ami Hanial? - lei annuì < si ti ho amata dal primo momento in cui ho guardato i tuoi occhi, così dolci e pieni di compassione per me che sarò per un mese un oggetto da plasmare a proprio piacimento per soddisfare il futuro padrone in tutte le sue voglie, ma ho deciso che mentre mi plasmerai ti donerò tutto il mio amore senza riserve e ti salverò dal buio dentro di te padrona – piansi. Non so per quanto ma tanto, lei mi stringeva senza dire nulla mi lasciava sfogare con dolcezza, stringendomi alla sua spalla e infine piangendo con me.
Mi sentivo leggera e senza più pesi come dopo una confessione, capii molto dopo che in realtà era stato così ma a confessarsi non ero stata io direttamente ma la mia anima ferrita e il mio cuore racchiuso nelle tenebre.
Lei mi porse un tovagliolo di carta e ne usò uno anche per lei, andò ai fornelli riaccendendoli per riscaldare il tutto, io mi incamminai al tavolo e accesi il tg sul notiziario, passarono pochi minuti e Hanial arrivò con il piatto di spaghetti, la porzione era giusta e girandomi con un po di amarezza notai pochi spaghetti fuoriuscire dal cestino di cucina, lei poggiò il piatto con educazione e leggerezza e attese i suoi ordini, le indicai il lato della sedia - inginocchiati lì e restaci, se mi va ti tirerò qualche avanzo - lei si mise in posizione, iniziai a mangiare, il sapore era delizioso, l'ingredienti erano messi nella giusta dose per far si che i gusti si mischiassero nel modo giusto fra di loro, mi ritorvai a mugolare per il buon sapore senza nemmeno accorgermene, Hanial fece un sorriso appagata.

Quando arrivai verso la fine presi una manciata di spaghetti e la tirai in terra - mangiali, Senti come ti sono venuti bene schiavetta - lei si chinò senza nemmeno un lamento e inizio a leccare diligentemente, appena finì si mise nuovamente in posizione, io la guardai con aria severa . Alzati e mettiti a 4 zampe forza! lei insicura lo fece, ciack ciack ciack tre colpi severi che la fecero sobbalzare e lasciarono i segni delle mie dita sul suo sederino - guarda comè sporco ti pare il modo di lasciare? - lei scosse il capo - adesso finisci di leccare in terra e pulisci tutto forza - lei annuì velocemente e storgendo un po il naso si mise a leccare il pavimento fino a pulirlo da tutti i residui. Ci passai sopra col piede, e glielo misi di fronte al viso, lei si avvicinò ad esso e iniziò a leccarlo con cura, sentivo la sua lingua su tutta la pianta del piede, era dolcissima anche mentre faceva quello, poi come sempre ci metteva attenzione e impegno, mi godetti il massaggio della sua lingua per qualche minuto poi con un colpetto la scansai.
Avevo mangiato abbastanza ed era tutto molto buono, avevo voglia di restare un po da sola quindi presi dolcemente hanial - bene piccola adesso starai quà mani sopra la testa finche non torno - la misi all'angolo del salotto, con una mano le feci piegare le ginocchia - brava così ma ora mettiti in punta di piedi e siediti sui talloni forza - lei eseguì tutto alla perfezione, fece una leggera smorfia quando si sedette sui talloni ma non si lamentò ne fece storie, le accarezzai la testa - ciao piccola se viene uno dei padroni ricorda che devi fare ciò che ti dice ricordandoli le clausole richieste dal tuo futuro padrone, altrimenti non ti muovere da lì - lei annuì ed io usici .
Lasciai la porta aperta sperando che lo notasse e fuggisse, vagai per le vie di mosca per almeno un'oretta, mi ero persa ad osservare le rive del velga come spesso capitava nei momenti pensiorosi come li chiamavo io. Nel mentre erano passate delle barche, era mia abitudine sorridere pensando alla fantastica vita che facevano i loro passeggeri, quando passavano gli yacht lussuosi mi potevo immaginare lì sul ponte a gustarmi un buon vino e la sigaretta, mentre di fronte a me c'era un ricco e affascinante ragazzo che mi guardava con amore e passione, credo che in quei momenti su quel ponte mi sarei sentita la donna più bella e fortunata del mondo, ma quando provai a pensarci davanti a me non c'era un ricco ragazzo ma bensì Hanial, scossi il capo parlando con me stessa - mi devo scordare di lei. è una tipa sveglia avrà già notato la porta aperta e sarà fuggita via da questo mondo - tornai in giù guardando le stelle, mia madre da piccola mi diceva che erano le lanterne che usavano gli angeli per vegliare su di noi anche al buio, ma se così fosse il mio la doveva aver spaccata da tempo.
Aprii la porta ormai rassegnata e pensando a quando avrei detto a Dimitri che lei era fuggita, sospirai pensando a come mi avrebbe seviziata prima di uccidermi, mi trovai a sorridere pensando che almeno avevo salvato un'anima innocente come lei.
Fu come vedere un fantasma, lei era ancora lì mi gettai di furia su di lei spingendola in terra con forza e le urlai - cosa ci fai ancora qui cretina?- le mollai un calcio nella gamba - ti avevo lasciato la porta aperta per scappare - mi cedettero le gambe e mi ritrovai in ginocchio con la testa poggiata alle sue gambe, stavo di nuovo piangendo - perchè sei ancora qua stupida stupida stupida - mentre le dicevo stupida le tiravo pugni sulle sue ginocchia dov'ero poggiata, lei strinse i denti per il dolore dei suoi piedi probabilmente ma con fatica prese il cosino per parlare < se me ne andavo te saresti rimasta di nuovo sola, non potevo lasciarti padrona > mi strinse piegandosi su di me e stringendomi verso di lei < non voglio che tu resti sola fino a che non saremo costrette a dividerci > mi ero calmata e adesso con un filo di voce prima di rialzarmi – stupida- .
Andai a sedere sul divano togliendo i sanali di pelle e poggiai i piedi sul tavolino da fumo, vidi dalla vetrinetta che si erano sporcati nuovamente durante la passeggiuata – adesso dato che sei rimasta vieni quà e puliscimi i piedi forza – lei cercò di alzarsi ma emise un gemito di dolore e rotolò al suolo, mi trattenni dal saltare su di lei ed aiutarla – cosa fai? non lo sai che hai i piedi intorpiditi e doloranti dopo tutto quel tempo in posizione? – lei stava piangendo, si massaggiava i piedi ed ogni volta che muoveva le dita emetteva un rauco lamento – questa volta ti lascio riprendere ma poi la prossima volta dovrai correre qua vincendo il dolore sennò saranno vergate sul sedere -.

Passarono pochi minuti e lei riuscì ad arrivare ai miei piedi, si posizionò e inizio a leccarli tutti. Mi godetti il massaggio della sua lingua mentre mi guardavo le interviste alle star, la lascia fare per una mezzoretta, molte si sarebbero lamentate per il dolore alla mascella e la lingua secca ma lei no, si limitava a fare leggeri movimenti di lingua come per scioglierla e poi continuava, l’ammirai ancora una volta era brava fin troppo, l’unica fortuna era che il mese era obbligatorio altrimenti la sua permanenza sarebbe durata molto meno viste le sue capacità.
Spensi la tv – bene Hanial andiamo a letto domani ti attende una dura giornata – lei mi guardò e restò in attesa – che c’è?- guardò i miei piedi e poi nuovamente me, non negli occhi ovviamente ma ugualmente mi aveva fatto capire ciò che voleva, guardai il mio piede ed era pulito e lindo come appena lavato, passai all’atro uguale, feci una smorfia menefreghista e andai scalza verso la camera, senza girarmi per non far vedere la mia espressione dispiaciuta – non ti credere di meritare complimenti per ciò che hai fatto, non è altro che uno dei tuoi tanti compiti quindi non aspettarti sempre una lode, è più probabile che tu verrai lodata dal tuo padrone quando saprai prendere il suo pene tutto in gola mentre viene che per queste sciocchezze- non la guardai ma seppi lo stesso che era testa china e stava piangendo.
La lasciai sola per 10 minuti poi la chiamai – Hanial vieni qua che è ora di dormire, la sentii venire di fretta in camera, appena arrivò sul ciglio della stanza restò in attesa – entra stupida – la guardai aveva gli occhi rossi mi faceva una tenerezza, avevo appena acceso la sigaretta, appena la vide scattò verso di me la prese e la tirò dalla finestra, poi prese il pacchetto e lo schiacciò,tornò da me e mi guardò con rabbia, le tirrai un ceffone ma come risposta lei assunse un’espressione mista fra il broncio di una bimba che cerca di non piangere e un’espressione di rabbia e mi guardò, vedendo che non aveva il cosino dietro cominciò a mimare, cominciai a ridere senza potermi fermare, la vedevo con la faccina imbronciata e da piccola brontolona toccarsi il petto far finta di tossire e infine con una scena teatrale portarsi le mani al petto e cadere sul letto facendo finta di morire soffocata, quella fu la mia penultima sigaretta.
Finito di ridere la guardai – porgi le guance – lei lo fece le tirai due schiaffi poggiando appena la mano poi mi avvicinai a lei – non sei affatto carina quando ti arrabbi, ma se è questo che vuoi non fumerò più- sospirai e con un espressione dolce e triste nello stesso momento – forse questo ricordo ti aiuterà a perdonarmi in futuro – la strinsi poi staccandomi un’attimo – ma non lo fare mai più! una cosa così ti sarebbe costata parecchie cinghiate se non la frusta – lei corse di là e tornò < padrona del mio futuro padrone non m'importerà di nulla può fumare e potrà continuare ad uccidersi con le sigarette quanto vuole, ma a te ci tengo e non voglio che tu muoia soffocata da esse- abbassò lo sguardo - posso baciarti?- le sorrisi e avvicinandomi - questa è l'unica cosa che potrai fare sempre senza chiedere il permesso - sorrise come una bimba davanti al suo giocattolo nuovo e mi baciò con amore, mentre la baciavo tornai a chiedermi cosa stessi facendo per meritare quell'amore incondizionato da parte sua.
Dopo quel bacio l'avrei voluta stringere a me tutta la notte ma non potevo le regole erano altre, ma non volendomi staccare da lei egoisticamente mentii - adesso dormiamo, vai in fondo al letto dormirai ai miei piedi come una cagnetta forza - lei diventò mogia < come vuoi padrona > le diedi una pacchetta sul sedere – muoviti che domani dovrò essere dura con te – lei mi sorrise < padrona insegnami con durezza e amami con dolcezza e sarò per sempre tua. buonanotte miss > le sorrisi – buona notte stupida – ormai dirle stupida era come chiamarla amore e lei lo sapeva, ma anche se avevo detto quella parola ero davvero ancora capace di amare? mi addormentai sicura che in questo mese grazie a lei l’avrei capito, ma strinsi i pugni per la rabbia al pensiero che fra un mese il mio mondo sarebbe tornato l’inferno di una volta, ma perlomeno pensai infine il suo ricordo mi aiuterà ad andare avanti.
La mattina mi svegliai, lei era ancora lì ai miei piedi che dormiva beata, le diede un colpetto gentile col piede, ancora trasonnata vidi poco prima che lei aprisse gli occhi delle ali lucenti svanire nella scia dei raggi del sole che filtravano dalla finestra, tutto ciò non durò più di un battito di ciglia ma mi lasciò confusa e insicura sul fatto di aver visto o no ciò che mi era apparso davanti o ero solo troppo assonnata ancora per distinguere il tutto.

Vedendomi col volto confuso che la guardavo assunse un’aria interogativa poi sorrise < buongiorno padrona > le feci cenno di venire con la mano, lei infilandosi dal fondo del lenzuolo si strusciò fino a ricomparire facendo finta di respirare subito dopo un tuffo sott’acqua in modo scherzoso e mi sorrise nuovamente, sorrisi sinceramente e pensai a come era dolce e ancora bimba, ma tutto questo la rendeva più bella, la presi e la baciai i suoi occhi si chiusero per poi riaprirsi lentamente, quegli occhi giuro mi facevano volare nel cielo, in tutta la mia vita anche fino ad oggi che sto scrivendo questo racconto non ne ho mai visti altri uguali, ogni volta che li apriva era come se un vento mi rendesse leggera e mi portasse in cielo fra gli uccelli e le nuvole, lei mi fissava sempre negli occhi non li staccava mai da me facendomi sentire bellissima e amata come desideravo.

Si fece nuovamente l’amore e poi fu l’ora della prima lezione, la doccia.
- piccola forza vieni che ti lavo – lei sorrise felice, ma io meno, infatti doveva abituarsi come me a farla ghiaccia, solitamente i padroni spesso montano docce spartane ai muri e fanno fare cosi le docce alle loro schiave e se si lamentano sono frustate, sperai che imparasse presto come sempre almeno l’avrei fatta tornare alla doccia calda. Hanial fece per aprire l’acqua ma la fermai – spogliati forza, vai sotto la doccia e resta ferma – lei annuì non capendo ancora le mie intenzioni. Non appena fu in posizione aprii l’acqua ghiaccia, lei sgranò gli occhi ed emise un suono gutturale, fece per togliersi ma la tenni ferma immobile sotto il getto di acqua ghiaccia, incominciò a piangere e tremare, la guardai severa – finiscila di fare queste scene. il tuo padrone non ti darà il lusso dell’acqua calda, devi imparare a sopportarlo – lei mi guardò attenta, ma stava tremando ancora e piangendo, era tenerissima, l’abbracciai a me, l’acqua ghiaccia mi colpì come una frusta, ma io avevo imparato tempo fa a mie spese a resisterle, a controllare gli spasmi della pancia, il respiro che ti si blocca, la sensazione delle dita che si addormentano, l’odio che hai in quel momento.
La strinsi a me e accarezzandole i capelli, la tenni così fino a sentire il suo corpo tornare a un respiro veloce ma sincronizzato, mi scostai – brava mi hai stupita nuovamente adesso devi far altro che concentrarti e l’acqua non sarà più così fredda e insopportabile – lei annui fece un lungo respiro e guardandomi sputò fuori l’aria in maniera decisa, rallentò piano piano il respiro prendedno boccate di ossigeno sempre più lunghe infine si abituò, alla fine l’acqua fredda e controllabile dopo il primo contatto gelido che ti scava fin dentro le ossa, ma adesso arrivavano le vere insidie.
Le sorrisi in modo da farle capire che era stata brava – adesso ti spiegherò come funziona la doccia, di solito il padrone non ha una sola schiava ma più d’una, alemeno tre, diciamo che ce l’ha sempre – lei annuì – di solito è consono che le schiave si lavino insieme, quindi adesso io ti laverò per bene te resta ferma e porgi tutte le parti del tuo corpo per farti ripulire – la vidi arossire poi annuì.
La doccia può sembrare una cosa semplice ma i primi tempi è la peggiore se non sai i pericoli dietro ad essa, iniziai a lavarla dolcemente, lei era molto impacciata ma si porgeva nel modo giusto, era bello anche per me lavarla, la sua pelle bianca come la neve candida era morbidissima, il profumo incredibile, nonostante usasse il mio bagnoschiuma aveva un odore fantastico, i suoi seni erano stupendi ci passai le mani riempiendole con essi, li strinsi come avevo fatto poco fa sul letto, scesi al suo fiore e andando dietro di lei l’abbracciai portandola verso di me, le cominciai a baciare il collo e la mia mano iniziò ad accarezzarle il fiore, ci mise poco a raggiungere l’orgasmo.
Appena lo raggiunse la scostai, fece per darmi un bacio ma le mollai un ceffone, lei si portò la mano alla guancia colpita e mi guardò triste e interrogativa – che ti avevo detto? – lei mi guardò ciaff altro schiaffo che la fece cadere – ti avevo detto di limitarti a porgere le parti da pulire, ma te non solo ti sei mossa ma ti sei pure permessa di godere, adesso subirai la punizione che meriti – lei si alzò e mi guardò confusa e triste, vincendo la stretta all stomaco – adesso pensi che sono cattiva e che l’ho fatto solo per punirti vero?- distolse lo sguardo quel gesto mi fece capire che avevo ragione – questo ti costerà 10 colpi extra come punizione, ho fatto tutto ciò per insegnarti, l’acqua ghiaccia non è l’unica cosa da salvaguardarsi ma bensì l’ultima, le altre schiave soprattutto quelle più anziane sono cattive, o semplicemente sono innamorate nei casi rari dove il padrone e benevolo e ti vedono come rivale, mai abbassare la guardia, se in questo mondo una schiava a servizio da più di due mesi ti porge la mano o ti aiuta è solo per i motivi che ti dirò adesso – lei stava piangendo, sapevo che non piangeva per gli schiaffi ma piangeva per aver dubitato di me, e per me si faceva ancora più dura la situazione.
Ripresi a parlare – o è una fifona e spera aiutandoti di ricevere aiuto nelle situazioni critiche, il padrone le ordina di prendersi cura di te ma anche lì dovrai stare molto attenta oppure finge per farti cose che tu ingenua e novizia non conosci come quella appena successa solo per godere delle tue soferenze che subirai non appena dirà al padrone che hai raggiunto l’orgasmo sotto la doccia mentre ti toccavi. Il padrone prima ti infilerà la sua mano senza tante gentilezze dentro e se troverà anche una sola goccia di umori nella tua vagina vedrai culo viola a son di frustate che ti fa – lei sgranò gli occhi sorpresa -si hai capito e questo genere di schiave è il più diffuso, godono delle tue sofferenze dopo che sono state costrette a riceverle giorno dopo giorno, la vedono come una specie di gioco per farla breve non è altro che nonnismo, io ti impartirò 50 colpi di spazzola più 10 extra per esserti arrabbiata con me e non aver creduto subito alla mia parola, preaparati forza – lei annuì e rammaricata uscì dalla visca e si mise piegata al centro del bagno.

La raggiunsi, lei era ferma immobile ma sapevo come si sentiva, non le dissi nulla e presi le sue braccia gentilmente e le portai le mani alle caviglie – così brava e tieni il sedere bene in mostra – lei annuì e strinse le mani alle caviglie e tirò in su il sedere, presi i suoi capelli togliendoli,erano di una morbidezza incredibile, bene era pronta.
La guardai stringendo la spazzola nella mano, sapevo di dover essere severa per non cedere in futuro in altri permessi che con il suo padrone non avrebbe avuto, non amavo farle male ma come già anche lei aveva compreso volevo che capisse subito cosa l’aspettava dopo per saperlo affrontare, l’ultima cosa che volevo era che fosse un’altra di quelle schiave trovate morte suicide nelle loro stanze, alzai il braccio e ciack, il suo corpo si alzò leggermente, le sue labbra si schiuserò e le mani strinsero le caviglie, rialzai e ciack le davo severe ma non troppo, si iniziava sempre così e pian piano si aumentava la severità fino a che le ultime sculacciate diventavano veramente severe e dolorose, lei stava ferma, si stava sforzando per rimanerci non voleva deludermi, sorrisi senza farmi vedere intenerita da quella bimba così tenace e coraggiosa e ciack verso la trentesima cominciò a piangere, il suo sedere era pieno di cerchi rossi, sembravano tanti petali di rosa in mezzo ad un prato innevato tanto era la differenza di colore fra i punti colpiti e la sua pelle bianca.

Mi fermai per darle un po di respiro , lei si rilassò anche se era in attesa, in quei momenti l’unica cosa che fai e sentire degli aghi che ti pungono dove sei stata colpita e ascoltare ogni rumore per capire quando arriverà la prossima, sembra strano ma se aspettato il colpo fa meno male, ovviamente e solo una cosa mentale ricominciai con forza e velocità, verso la quarantatresima si scansò piegandosi in lacrime, singhiozzava anche sa dalla sua bocca non usciva altro che un rumore gutturale, la guardai severa – torna in posizione 3 2 1 – si alzò e guardandomi si mise nuovamente spaventata in posizione, le diedi gli ultimi colpi severi, appena finii non si mosse anche se stava tremando, poggia la spazzola al sedere – adesso i 10 extra, di solito sarebbero stati severi più degli altri dato che sono aggiunte per altre mancanze oltre la prima, ma per stamani resteranno forti come gli ultimi – lei si girò e sorrise a malincuore rimettendosi poi in posizione per essere colpita .
Volevo terminare la punizione il più presto possibile quindi presi la spazzola con la destra e cinsi la vita di lei con il braccio sinistro stringendola a me e ciack ciack severi e rapidi sul suo culetto, urli o meglio dell’aria fatta uscire in modo forzato uscì dalla sua bocca, e i suoi occhi spalancati per il male e la paura mi facevano capire quanto dolore provasse, buttai a terra la spazzola e le indicai l’angolo della stanza.
Quando si girò aveva il viso rosso quasi più del sedere per la vergogna e il pianto, si avvicinò all’ngolo e si mise come le avevo insegnato – resta ferma lì se ti muovi sarai tu stessa a porgermi la spazzola e metterti in posizione – restò in silenzio sull’uscio della porta mi girai con un sorriso dolce e le sussurai – scusami sei stata bravissima – vidi le sue guance muoversi facendomi capire che aveva appena sorriso.

Occhi color del cielo

24 Agosto 2011

La dolcissima Nadine ci invia questo racconto, buona lettura a tutti.
Schiacciai la sveglia sotto la mia mano per non sentire più quel fastidioso driin driin che mi lacerava le orecchie, con gli occhi ancora socchiusi cercai di leggere l’ora anche se sapevo benissimo ciò che avrei letto, mi chiedo se lo facciano in molti al mondo oppure io sia l’unica stupida. Passarono 10 minuti circa, mi lasciavo coccolare dal vento che arrivava dalla finestra aperta, l’odore del Velga che era subito sotto di essa riempiva l’aria della stanza, a tentoni mi alzai guardandomi davanti a me. Nello specchio non mi vidi che come una ragazza con i capelli castani arruffati, gli occhi verdi socchiusi e la pelle sotto le lentiggini sciupata dalle cuciture del cuscino, l’unica cosa che si salvava erano i miei seni, guardandoli pensai soddisfatta che la quarta misura donava proprio ad una ragazza alta come me, il mio piedone come lo chiamavo io era ben curato ma con la pianta leggermente nera per la camminata scalza dal bagno al letto.

Mi buttai nuovamente sul letto sbuffando, oggi era il 23 giugno e doveva arrivare la nuova schiava da addestrare, ebbene si io sono una delle tante ragazze rapite e usate o come addestratrici per altre ragazze o come schiave di ricchi signori, era molto in voga a quel tempo comprare letteralmente una ragazza, le regole erano semplici: la cercavi per strada, la indicavi a un membro della nostra associazione e lui se pagavi bene il boss la faceva “sparire” , a me successe 5 anni fa quando ancora ero una bimba, una padrona come sono io adesso mi addestrò a diventare una miss come lei e solo 5 mesi mi cedette la prima schiava, dopo di lei ce ne furono altre 14 quella di oggi era la sedicesima,non sapevo perchè ma avevo una strana sensazione quel giorno.

Dimitri non si fece attendere, alle 14:00 precise suonò alla porta, della ragazza che mi stava portando sapevo solo che Racinov l’aveva rapita in un pub, il suo nome era Hanial e non parlava, a quanto pare era muta, ma purtroppo il signore che l’aveva vista era stato attirato dalla sua bellezza e dalla sua innocenza, e aveva pagato oltre 40 miliardi di rubli ( 1 milione di euro) per averla.

Scesi le 2 rampe di scale ritrovandomi di fronte la porta del garage, il rumore del muletto si arrestò vicino la porta, un tonfo sordo accompagnò la cassa quando toccò in terra, io mi affacciai in quel momento, Dimitri era davanti al muletto a dirigere i compagni, di loro riconobbi solo frederick gli altri dovevano essere dei nuovi arrivati poggiarono lo scatolonea terra, dalla fessura vidi due occhi spaventati, cercai di trattenermi per non far vedere quello che provavo, Dimitri mi venne incontro – ciao alexia ecco la tua nuova schiavetta, è muta ma se la cinghi sono convinto che qualche mugolio lo fa – si mise a ridere e mi prese per un braccio, abbassai lo sguardo sapevo già cosa voleva, mi portò dietro una macchina poco lontano e si tirò fuori il membro già duro – bene dai succhia per bene adesso – guardai di lato arresa e m’inginocchiai, lo so che sono una miss ma gli uomini dell’associazione hanno potere assoluto su di noi, almeno che non siano state stipulate clausole speciali nell contratto del cliente, ma io essendo una miss non avevo diritto alcuno quindi una volta inginocchiata iniziai a succhiare controvoglia il suo pene, lo succhiai per 5 minuti quando sentii la sua mano premermi la nuca verso di lui e subito dopo 4 getti caldi di sperma sul palato, mi tenne ferma fino a quando non sentì che avevo ingoiato tutto poi con uno strattone mi stacco dal pene – sei sempre molto bava troia – rise e andò a sedersi in auto aspettando frederik che nel frattempo era tornato.

Mi pulii la bocca con la mano poi cercando di dare un’aria severa alla mia persona entrai di nuovo in casa, la scatola era li ferma nel centro del salotto. dalla fessura usciva una mano sporca di polvere, andai verso di essa e levai il blocco, quello che successe quando si aprì la scatola fu il primo passo di ciò che sarebbe successo da quel momento in poi.

vidi la sua sagoma in fondo alla scatola, la luce per un attimo mi parve formare delle ali intorno a lei che rannicchiata mi sorrise,rimasi stupita dato che tutte quando le liberavo erano spaventate o aggressive mentre lei mi sorrise, i miei occhi spinti da una volontà non mia si sgranarono per lo stupore, davanti a me avevo una ragazza bellissima,i suoi capelli lunghissimi biondi chiari erano sopra il suo viso sporco e continuavano in terra, sicuramente se fosse stata in piedi sarebbero arrivati alle sue caviglie, i suo occhi erano uno differente dall’altro, il sinistro era grigio con sfumature bianche, mentre l’altro era bianco con sfumature grigie,il naso come tutto il resto era proporzionato perfettamente al suo viso, la corporatura era minuta e fragile sembrava più piccola dei suoi 18 anni,il seno era grosso ma non stonava per niente con la sua persona, i fianchi erano perfetti come le sue cosce, la pelle bianca come la neve la rendeva ancora più affascinante, dovetti usare tutta la mia forza di volontà per guardarla con freddezza mentre con voce dura le ordinavo – in piedi avanti! che hai da ridere a ebete ?ricomponiti che adesso ti porto a lavarti e dopo t’insegnerò cosa fare da qui in avanti – lei non disse nulla, ovvio pensai è muta che doveva dire? i suoi occhi fecero trasparire compassione e dispiacere, ma in quel momento ero troppo presa dal concentrarmi per potermi accorgere di queste sue emozioni.

Come fu in piedi capii che veramente i suoi capelli non solo toccavano terra ma strusciavano per altri 60 cm, lei a vedere doveva essere alta su per giù 1’62 era impressionante come anche la sua bassa statura la rendesse ancora più perfetta, restò immobile guardandomi negli occhi, mi avvicinai e feci cenno per mollarle un ceffone per l’insolenza che dimostrava nel guardarmi normalmente e non con devozione e rispetto, ma lei mi prese la mano e la fermò stringendola fra le sue, la strinse al petto e mi fece una carezza mentre una lacrima scendeva dai suoi occhi, poi si tolse e guardò in basso, non so quello che era appena successo ma mi aveva paralizzata, non avevo mai avuto un gesto d’amore così esplicito, mi feci forza ancora una volta – questa volta passi perchè sei nuova e ancora non ti ho spiegato nulla, ma se succede ancora ti tirerò uno schiaffo e te porgerai dopo l’altra guancia e aspetterai che finisca di punirti porgendo ogni volta il tuo viso ad essi hai capito? – alzando la voce – se si annuisci sennò scuoti la testa – la sua testa fece su è giù tre volte poi restò ferma a viso basso – corri subito a lavarti e poi ti voglio trovare in ginocchio accanto al letto – lei scosse il capo di nuovo si girò bloccandosi, la vidi iniziare a singhiozzare e a guardarsi intorno spaurita, compresi che non sapeva dove andare e aveva paura di farmi arrabbiare, sentii un’altra fitta al cuore e prendendola saldamente per un braccio la trascinai al bagno. la sua testa restò ferma per un attimo poi si girò verso di me e fece un inchino in stile giapponese per poi correre in bagno, Stavo per urlarle di non chiudere perchè a una schiava non era permesso ma lei non l’aveva fatto, la guardai mentre si inginocchiava accanto alla vasca per aprire l’acqua e poi trovato il tappo tappava la vasca, ogni suo gesto era accompagnato da un’espressione diversa ma sempre molto buffa, ma in ognuna di esse vedevo il suo impegno, non so perchè riuscii a capirlo ma mi resi conto che lo faceva per rendermi felice. Risi senza farmi vedere quando a metà del risciacquo l’acqua divenne fredda di colpo, vidi la sua bocca aprirsi in segno di sorpresa e gli occhi spalancati per il ghiaccio improvviso, poi una volta che si era tolta dal getto assunse un’aria imbronciata e si mise ad armeggiare con le manopole, e alla fine la sua espressione di vittoria al momento in cui aveva raggiunto la temperatura giusta mi fece cedere completamente e iniziai a ridere, lei mi vide e si tirò sotto l’acqua fino a far rimanere solo gli occhi fuori e mi fissò imbarazzata.

Mentre la guardavo mi chiesi se avesse capito in che situazione si trovava e subito dopo lo ricordai anche a me stessa e il primo sorriso sincero dopo 5 anni scomparve di nuovo dal mio viso, mi voltai e andai di là sul divano e piansi per lei.

La vidi tornare dopo una ventina di minuti, adesso così ripulita era ancora più bella, il suo corpo così pulito e candido era qualcosa di incredibile, senza dire nulla si inginocchiò e si tolse i capelli dal viso, prese una mia mano poggiandosela sulla guancia e restò ferma, la guardai in modo interrogatorio, poi mi venne in mente lei che mi fissava da dentro la vasca, poggiai con decisione la mano al suo viso – bene vedo che abbiamo capito come ci si deve comportare e le conseguenze che si devono affrontare se si sgarra- . lasciai partire il primo schiaffo, lo diedi non tanto forte ma da la sciare il segno, il suo viso si rigirò per un attimo per poi tornare in posizione, poggiai l’altra mano sull’altra guancia e ciaff, ne seguirono altri dieci, i suoi occhi verso il quinto schiaffo iniziarono a essere lucidi e alla fine della punizione le prime lacrime affioravano dai loro lati, ma lei non si era spostata mai una volta, le feci capire che era finita e con voce dura – bene questa volta basta così ma ricordati che sono io a decidere quando e come devi essere punita quindi stavolta va bene così ma la prossima sarò più severa – il suo sguardo si fece triste, non ci credevo le dispiaceva di aver sbagliato, aveva un’espressione che mi faceva stringere il cuore e mi aveva fatto venire una voglia matta di stringerla a me , ma sapevo che sarebbe stato l’inizio della fine nel nostro rapporto di miss e slave.

Decisi di andarmi a lavare per rimettere in sesto le idee – adesso voglio che vai laggiù nell’angolo e ti metta in ginocchio mani sopra la testa. Se torno e ti trovo diversamente da come ti ho lasciata saranno guai intese?- lei annuì velocemente e andò a posizionarsi nell’angolo, restai ferma a guardarla per un attimo poi mi diressi verso il bagno.

mi accasciai nella vasca, l’acqua calda ricoprì tutto il mio corpo piano piano, non avevo voglia di pensare a nulla soprattutto alla nuova slave, lasciai scorrere l’acqua fino a farla cadere dalla vasca, lo scrosciare dell’acqua sul pavimento che poi finiva nel buco in mezzo alla stanza mi tranquillizzava, chiusi gli occhi e respirai affondo per poi soffiare via l’aria, mi lasciai cullare dalle piccole onde della vasca e rilassare dal dolce profumo del bagno schiuma per mezzora, alla fine sbuffando mi alzai risciacquandomi per bene, chiusi l’acqua e mi asciugai.

Quando uscii sperai con tutta me stessa che tornando di là non l’avrei vista e ridendo potessi prendermi in giro da sola per il sogno che avevo fatto ma non fu così ovviamente, era là come l’avevo lasciata. sorrisi soddisfatta – bene adesso e l’ora di… – fui interrotta dal campanello, il cuore mi saltò in gola sperai solo che non fosse Dimitri lei non si mosse ma ebbe un sussulto come me.

Andai alla porta quando risposi al citofono fui sollevata a sentire la voce di karl, lui era un bastardo è vero ma se non eri nel suo mirino ti lasciava perdere, lo lasciai salire, aperta la porta lo trovai lì annoiato con una scatola in mano – ciao alexia questo è l’apparecchio che permetterà alla tua schiava di parlare, posso vederla? mi hanno detto che è speciale – mi scansai come se potessi fare altro, karl con un sorriso entrò arrivato al centro della stanza – schiava girati forza! – lei non si mosse mi cominciai ad agitarmi che aspettava a farlo . allora devo venire lì?- come fece per avvicinarmi agitata – no fermo karl le ho detto di uscirci solo se le davo io il comando non sa che voi avete più potere di me- mi fermai per vedere la reazione poi continuai – è colpa mia Hanial girati e ascolta il signore forza – lei si girò restando con lo sguardo basso e le mani sulla testa – bene signorina questa volta subirai solo la metà di ciò che aspetta alle schiave disobbedienti – si avvicinò e la prese per un braccio lei non disse nulla ma quando mi guardò con uno sguardo impaurito feci una cosa che non avevo mai osato nemmeno pensare lo bloccai tenendogli il braccio – fermo karl è colpa mia te la stai prendendo con la persona sbagliata – lui si levò dalla presa in modo brusco – - che cazzo fai stupida? – guardò l’orologio – ti va bene che devo andare. Ma preparati ad essere molto gentile con me la prossima volta e non osare mai più nemmeno sfiorarmi se non per farmi un pompino puttana – guardò un’ultima volta hanial poi se ne andò sbattendo la porta, io caddi in ginocchio non appena l’adrenalina mi cessò di correre nelle vene, hanial venne da me e mi strinse in un abbraccio, aveva il viso impaurito e dispiaciuto, la guardai scuotendo la testa – ma chi sei in realtà? sei arrivata da poche ore ed hai già stravolto la mia vita- la vidi armeggiare freneticamente nella scatola tirandone fuori il cosino che gli avrebbe permesso di comunicare digitò velocemente qualcosa e dall’apparecchio fuoriusci una voce femminile < mi dispiace non mi piaceva quel tipo e poi io sono tua adesso no? > la guardai incavolata, certo ero lusingata da quelle parole mai nessuna slave che avevo avuto me l’aveva detto così apertamente, e poi adesso per la seconda volta in poche ore mi trovavo stretta in un abbraccio pieno d’amore, quindi in questo momento ero scossa e soprattutto volevo che lei capisse in che situazione di merda si trovava, – ma sei stupida o cosa? non hai visto che è successo per colpa tua? quante volte ti devo dire che sei una schiava e verrai venduta a un bast…- mi bloccai vedendo che stava piangendo disperata lottando per restare in posizione senza scappare via. La strinsi a me – ma che fai? consoli me e poi ti metti a piangere te?- dopo un po sentii l’apparecchio < hai ragione, ti ho messa nei guai per una stupidaggine, sono solo un peso non faccio altro che intralciarti > mentre la voce lo diceva lei aveva cominciato a singhiozzare sempre più forte, non so cosa mi successe ma senza che mi rendessi conto di qualcosa avevo il suo viso fra le mie mani e la stavo baciando con passione, lei aveva sussultato per poi accogliermi e ricambiare il bacio con una dolcezza infinita, era perfetta le sue labbra si muovevano con le mie come se fossero state create apposta per danzare assieme, non tentò di prendere l’iniziativa si lasciò guidare dalle mie mani , dalla mia bocca si lasciò invadere mente e corpo dalla mia voglia di lei, i suoi occhi incredibili mi fissavano con amore scrutavano ogni centimetro del mio corpo nuovamente nudo sopra di lei, seguivo le forme del suo corpo con le mie mani, i suoi seni morbidi e perfetti, i suoi fianchi che ti accompagnavano dolcemente verso le sue cosce, la sua pelle candida era liscia e morbida come petali di rosa, iniziai a leccare il suo collo mentre lei con la sua mano accarezzava i miei capelli, piccoli ansimi soffusi uscivano dalla sua bocca, pensavo che la sua voce fosse stridula come succedeva spesso nelle persone mute ma invece era dolcissima sembrava di sentire una sirena, continuai scendendo verso i seni, volevo strizzarli morderli farli miei, lei si porse verso di me, il suo ventre andava su e giù velocemente i suoi seni erano gonfi ed adesso il suo viso era rosso e caldo come tutto il resto del suo corpo, alzai gli occhi verso di lei mentre succhiavo dolcemente un suo capezzolo e vidi che mi stava fissando, il suo sguardo mi trasmetteva più emozioni di qualsiasi parola, nei suoi occhi infatti leggevo solo amore e dolcezza, mi accorsi solo allora che mi stava guardando come fossi l’unica cosa su questa terra, delle lacrime mi scesero sugli occhi mi accorsi che per la prima volta stavo facendo l’amore e non semplice sesso imposto o senza sentimenti, ero spaventata ma attirata come una falena vicina ad un fuoco, scesi ancora fino ad incontrare il suo fiore, era rasata e gonfia, potevi intravedere il clitoride gonfio mi tuffai leccandola tutta, al contatto con la mia lingua s’inarcò allargando le gambe, adesso il suo respiro era affannato come il mio dove avevo portato una mia mano per donarmi piacere, il suo succo invase la mia lingua facendomi venire voglia di leccare ancora più affondo, lei mi accarezzava ancora dolcemente e accompagnava i movimenti della mia testa col suo bacino, sentii una sua mano sotto il mio mento dolcemente mi riportò davanti al suo viso, il suo sguardo passionale mi stregò giuro di aver visto il cielo nei suoi occhi, lecco le mie labbra e poi infilò dolcemente la sua lingua dentro la mia bocca che si schiuse accogliendola, reclinò leggermente il viso per baciarmi più affondo, nuove lacrime si affacciarono sul mio viso e subito dopo vidi uno sguardo così affettuoso e felice che mi lasciai sfuggire – ti amo- il suo viso si irradiò di una felicità infinita mi strinse a lei baciandomi ancora mi fece dei segni che adesso so cosa volevano dire < sono nata per te e ti salverò da tutto questo con il mio amore > scese sul mio collo come avevo fatto io poco fa le sue mani seguivano ogni mia curva accarezzandomi con leggerezza, mi causava un piacere incredibile, i suoi capelli mi accarezzavano tutta mentre lei era arrivata alla mia pancia, e adesso a piccoli bacetti stava arrivando sempre più giù, arrivò al mio fiore e iniziò da prima con piccole leccatine poi sempre più lunghe e convinte poi infine iniziò a leccarmi entrando affondo dentro ad esso, mi lascia andare al piacere immenso che stavo provando in quel momento, ero in estasi vedevo il soffitto girare su se stesso, la mia voce si era fatta più profonda dopo interminabili minuti di piacere per me ritorno su di me, mi strinse a se i nostri corpi si avvinghiarono come se fossero creati a tale scopo, il suo sembrava il guscio del mio e viceversa sentii la sua vagina appoggiarsi alla mia coscia e la mia venne a contatto con la sua, iniziammo a muoverci su e giù velocemente mentre ci si baciava con dolcezza, il nostro orgasmo sopraggiunse nel medesimo secondo, ci inarcammo stringendoci l’una all’altra in preda agli spasmi dei nostri corpi in preda al piacere, affannata mi trovai col viso poggiato alla sua spalla e la sua mano che mi accarezzava i capelli dolcemente scostandoli dal mio viso per poi accarezzare la mia guancia e tornare ad essi per giocarci con dolcezza, sentivo il suo cuore battere forte, il suo profumo che si mischiava col mio entrava dentro di me, piano piano mi sentii rilassata come non era mai successo prima e mi addormentai così sul suo seno.

Ecco la prima parte vi piace la storia? La continuerò dopo aver finito i due giorni al castello

Due giorni al castello

19 Luglio 2011

La nostra dolcissima Nadine ci invia questo bel racconto: buona lettura!

Il lampadario antico dal centro dell’immensa stanza umida illuminava con le sue candele le 4 figure legate da delle catene in ferro al muro, stavano a testa bassa in terra con la schiena contro il muro, la prima figura era una ragazza castana dall’aria un po imbranata che la rendeva dolce, sul suo collarino nero col cuoricino argentato al centro c’era inciso sofy, la seconda figura era una ragazza poco più giovane con capelli castani, il visino molto dolce sul suo collare c’era scritto kitty, la terza era una donna, la maturità del suo corpo faceva capire che doveva essere più grande delle altre due , probabilmente sulla trentina sul collarino c’era scritto spanky, l’ultima era una ragazza mora anche lei molto dolce e con un corpo con le curve al punto giusto, sul suo c’era la scritta silvy, le 4 ragazze erano coperte semplicemente da mutandine nere e reggiseni neri con pizzo bianco agli orli facendole sembrare cameriere, in bocca avevano un bavaglio con una palla rossa infilata nelle loro bocche.
la prima a svegliarsi fu Silvy si guardò intorno da prima con paura poi scorgendo le altre figure iniziò a mugolare, subito dopo si svegliarono in ordine sofy, spanky e kitty, l’ultima di loro iniziò a muovere le braccia assumendo un viso triste, le altre la guardarono con un’aria di comprensione come se sapessero il perchè si stesse muovendo così, soprattutto sofy la fissava triste avrebbe voluto andare la e abbracciarla con dolcezza ma le catene glielo impedivano.
Altre due figure entrarono da un portone doppio di legno, una era una ragazza bionda con occhi azzurri bellissimi, fisico molto bello, il suo viso era serio e severo, aveva un vestito normale una magliettina bianca e calzoni jeans, accanto a lei un uomo robusto e alto, capelli mori occhi marroni e sguardo duro, la sua presenza emanava molta più severità di quella della ragazza, i due si lanciarono un’occhiata di intesa poi l’uomo con voce calma – bene si sono svegliate, Erika liberale così le portiamo di là – lei girandosi verso di lui – va bene punish – la ragazza si avviò da kitty, punish da dietro la osservava quasi come se stesse giudicando anche lei, appena vide la faccia triste della slave si abbassò preoccupata prendendole il viso fra le mani – piccola scusami ma era giusto che anche tu per quanto odi essere legata subissi lo stesso trattamento delle altre – la slave fece un timido sorriso o almeno ci provò data la palla rossa che aveva in bocca – vngh bnfe misfsf – l’uomo tossì facendo sussultare tutte le presenti – erika che avevamo deciso?- lei alzandosi – che oggi loro sono semplici slave com’era stato deciso da tutti e le smancerie da innamorate non sono ammesse, ma..- come fece per ribattere punish si avviò verso Erika prendendola per una mano – niente ma, adesso per punizione resteranno chiuse al buio e legate un’altro quarto d’ora – uscirono dalla stanza, lo sguardo di erika era dispiaciuto come quello di kitty che la guardò uscire piena di preoccupazione, il tempo nella stanza passò lento, con un’interruttore punish aveva fatto spegnere le candele che altro non erano che lampadine con la forma di fiammella. La prima che provò a parlare fu sofy ma appena sentii i suoi mpff mfff fufo risuonare nella stanza si zittì. Le due figure comparvero nuovamente alla porta, questa volta il volto della miss era molto più sicuro, tornò nuovamente a passo deciso dalla slave e le levò le catene, le braccia di kitty caddero sulle proprie coscie , lei proseguì, nel mentre punish iniziò a spiegare la sitruazione – bene mie piccole schiavette, come sapete eravamo rimasti d’accordo che un giorno a vostra insaputa avreste provato un’esperienza di dominazione e sottomissione completa. E quale migliore atmosfera se non quella di un castello? – accompagnò la frase facendo un cerchio a braccia larghe per enfatizzare il tutto. Alla parola castello le schiavette allargarono gli occhi soprese – si avete capito, un mio caro amico fa il custode in questo castello e ci ha permesso gentilmente di usufruirne a nostro piacimento, ovviamente a patto che non si rompa nulla- toccò la sua cintura – credo sappiate cosa intendo dicendovi che è meglio che non succeda – tutte annuirono intimidite, sofy cercò di parlare nuovamente ma l’unica cosa che le usci dalla bocca oltre alla sua saliva fu – cmf smisfammo fiiie a – lui capì cosa stesse dicendo e sorridendo – be ho messo del sonnifero nella vostra cena di ieri e vi ho portate qua, tranquille non era una dose nociva – loro erano tutte stupite, solo spanky era leggermente adirata ma preferì non darlo a vedere temendo le conseguenze.
Punish aspettò di vedere le loro reazioni e poi continuò – bene seguiteci testa bassa e in fila forza – le quattro si misero in posizione in silenzio punish e Erika scortarono per il castello le schiave, due di loro stavano trattenendosi dal lanciarsi in ohhhh meravigliati e da salti di gioia e altre cose infantili che le distingueva, ma riuscirono lo stesso a dare e darsi occhiatine furtive. Dopo aver camminato per tre corridoi immensi pieni di arrazzi arrivarono davanti a un portone di legno con sopra intagliati due leoni in piedi con le zampe appoggiate alle maniglie, punish e Erika l’aprirono, un salone immenso si stagliò davanti a loro, al centro di esso c’era un tavolo apparecchiato con due cesti di fiori e uno di frutta a ornare la tavola, ma quello che saltò subito agli occhi alle schiave furono 5 ciotole in terra, fu in quel momento che una ragazza mora molto carina uscì da una porta vestita come una cameriera con un collare legato al carrello delle vivande e il solito bavaglio con la palletta rossa al centro.
Camminò fino al lato della tavola e fece un inchino a punish e Erika, poi lanciò un’occhiata contenta alle 4 figure che contraccambiarono, aspettò ferma in posizione i due si avvicinarono, Erika si sedette a destra del capotavola mentre punish andò dalla schiava e la baciò sulla fronte dolcemente, sofy ebbe un senso di invidia che represse senza dire nulla, a questo punto si sedette pure punish. Passarono pochi secondi in silenzio mentre aly questo era il nome scritto sul cuore serviva i due padroni, dopo si diresse verso le ciotole e ci versò del latte e i cereali, levò il piedino dalle scarpe nere con tacco del 10 che aveva e con l’alluce iniziò a girare il contenuto delle ciotole, poi buttò a terra un fazzolettino e si ripulì il piede ad esso . La procedurà finì e si mise di nuovo in posizione in attesa, nel mentre le altre slave erano sulla porta sempre sguardo basso e sottomesso, i due padroni mangiavano parlando fra di loro come se le slave non esistessero poi quando terminarono la colazione si rilassarono sulla sedia, passarono 25 minuti in cui le slave non mossero un muscolo, a quel punto punish con un cenno diede il permesso ad esse di mangiare, le 4 si avvicinarono diligentemente e in maniera composta verso le ciotole, poi videro Aly mettere dei cuscini di fronte ad ognuna di essa, a quel punto poggiarono tutte le propria ginocchia su di essi, una volta fatto aly ripetette l’azione di prima sfilandosi la scarpa, adesso le slave potevano intravedere che il piedino di lei non era pulitissimo se non l’alluce che era passato nelle loro ciotole, si ripulì nuovamente dal latte si slacciò il collare per poi posizionarsi di fronte alla ciotola in ginocchio sul cuscino, Le 5 figure si liberarono del bavaglio, tutte loro mossero le loro bocche, il gesto di sofferenza nel loro viso faceva capire che le loro mascelle dovevano essere doloranti,si chinarono e iniziarono a leccare il latte insieme ai cereali, i loro culetti esposti coperti solo da delle mutandine nere erano molto eccitanti ed invitanti, ma fecero colazione senza nessuna sorpresa, i loro volti erano imbarrazzati ma molto eccitati, sapevano che quello non era altro che l’inizio e che avrebbero dovuto subire molto altro dopo.

ecco la prefazione se vi garba e vi interessa lo proseguo, vi avverto da subito che ci vorrà un po spero solo non troppo :) un bacione a tutti.raccontino dedicato alle piccole onee del blog siete speciali coccoline

Le lamentele fanno male

24 Giugno 2011

La nostra carinissima amica Nadine torna con un suo racconto…

Era il primo week end che avevo libero, così decisi di passarlo con Lisa, ma lei non aveva fatto altro che lamentarsi, il giorno tanto agognato si era trasformato da tranquilla giornata al mare a tranquilla giornata all’inferno, era tutto iniziato da quando si era partiti in macchina a quando si era tornati a casa.

Entrai in casa infuriato la mia dolce Silvia era rimasta a casa per fare le faccende e altre sue cose, come mi vide tornò in cucina a buttare la pasta, Lisa era dietro di me probabilmente sapeva cosa le toccava, sembrava una bambina piccola con la sua espressione corrucciata, posai tutto in un angolo e presi in malo modo i due sacchetti dalle mani di lei tirandoli sopra i miei e trascinandola per la mano la portai in camera.

Restò in silenzio sapeva cosa stava per accadere , sopra il suo nasino si erano formate delle fossette che le davano l’aria da aia adesso ne prendo , quella non era la prima volta che usavo le sculacciate per raddrizzarla e di sicuro non sarebbe stata l’ultima volta – cosa ti è preso oggi eh? Sono a lavoro sei giorni su sette 9 ore al giorno e te l’unico giorno libero che voglio passare in tranquillità con te me lo fa passare un inferno – lei deglutii e cercò di rispondere ma la bloccai incalzandola – facile te, guarda che abbronzatura che hai, sei sempre al mare con le amiche o da sola, ma io no! E invece di potermi riposare e rilassare mi devo sopportare te che ti lamenti del marocchino che urla troppo, del sole che è caldo, dei bambini dei vicini e tutto il resto – attese un attimo per capire se poteva rispondere poi – scusami non volevo, sono solo un po’ nervosa – io mi sedetti sul letto e mi sfilai la cinta – sicuramente ma adesso levati tutto e viene di fianco a me forza! – lei annuì e iniziò a spogliarsi, era molto bella, soprattutto l’estate mi eccitava da morire il segno dell’abbronzatura sui seni e sul sedere, davanti era depilata, i suoi seni erano molto sodi ma non troppo grossi, i suoi occhi verdi luccicavano col riflesso del tramonto che si rifletteva sul vetro della finestra.

Finì di svestirsi e timidamente si mise dove le era stato detto, la guardai un’ultima volta poi la tirai sulle ginocchia – bene adesso puoi lamentarti per qualcosa, vedrai quando avrò finito che culetto viola che avrai- cominciai a sculacciarla severamente, alternavo i colpi prima a destra poi a sinistra, i primi sculaccioni lasciavano la forma delle mie dita sulla pelle bianca, piano piano divennero strisce intrecciate e poi un rossore diffuso, Lisa si lamentava e piagnucolava scuse inutili, che finivano per farmi arrabbiare di più e basta, cominciai a picchiare anche sulla parte alta delle cosce, iniziò presto a piangere sommessamente, non amava darmi troppa soddisfazione con gridi o lamenti energici.

Passai a sculacciarla sonoramente finchè la mano non iniziò a farmi male, erano passati circa tre minuti quindi mi fermai.

Restò in silenzio per qualche secondo poi con voce bassa – scusa – sorrisi compiaciuto poi accarezzandole la testa – lo sai che vorrei poterti perdonare ma quando le meriti le devi prendere e tutte. Alzati e poggiati al bordo del letto forza – lei si alzò, aspettò che mi alzassi e si mise in posizione, il suo sedere così rosso mi piaceva da morire, presi la cinta raddoppiandola , osservai severo la sua posizione – abbassa la schiena e alza di più il sedere su, e poi allarga un po’ le gambe che fai ti vergogni a farti vedere nuda ?- lei si mise come avevo detto bofonchiando – è imbarazzante – la lasciai lì ferma in posizione 1 minuto poi mi posizionai facendo prima tre prove dando piccole cinghiate per vedere se andava bene – bene Lisa saranno 35 colpi dati bene però, non urlare facendoti sentire dai vicini come sempre e stai ferma- lei avvampo – no starò in silenzio cercando di non urlare – alzai il braccio e ciack ciack, ogni cinghiata faceva oscillare il suo corpo, la colpivo con forza, ogni cinghiata faceva vibrare il suo sedere e lasciava una striscia rossa scura su di esso, le linee delle cinghiate si vedevano chiaramente sul culetto così bianco rispetto al resto del corpo aumentando così la mia eccitazione.

Per tutta la punizione si limitò a piangere ed emettere piccoli urli che strozzava mordendo la coperta, finita l’opera il suo sedere sembrava un quadro astratto,ma quel punto non ce la feci più, presi il durex acquistato per provarlo con i massaggi e magari per altro e bagnai il suo buchino dietro, come sentii il liquido si tese, ascoltava tutti i rumori, sussulto al rumore della zip che si abbassava e al contatto della cappella al suo buchino stretto, tentò un ultima difesa – dietro no ti prego mi fa male dopo le sculacciate- io non risposi la presi per le spalle e iniziai a prenderla prima piano poi violentemente, lei iniziò a lamentarsi, presi un seno fra le mani strizzandolo mentre con l’altra tenevo la sua spalla, dopo poco i suoi lamenti si trasformarono in mugolii di piacere, dopo poco venni nel suo bellissimo sedere e mi appoggiai stanco per pochi secondi su di lei, giusto il tempo per dirle – sei stata bravissima piccola mia – lei era venuta già prima di me ridendo le dissi – sei proprio una maialina senza speranza, uscii da lei ed andai in bagno ripulendomi per bene- .

Uscito dal bagno la trovai nell’angolo come gli era stato insegnato – amore adesso vado a vedere se nostra figlia a fatto tutto te resta li ferma se ti muovi lo sai vero – lei annuii prima di uscire mi avvicinai a lei presi dolcemente il suo viso voltandolo verso di me – era tutta scena quella che non volevi vero?- lei sorrise vedendomi preoccupato – certo amore e scusa per averti riempito di urli ma sai come sono le donne incinta – sgranai gli occhi felice – ma allora … – lei sorrise – si – abbracciandola – che bello, non vedo l’ora che nasca. Però allora da oggi niente più punizioni per nove mesi, anzi pensi che ci siano problemi ?- lei scosse il capo, andai di là trovando Silvia in camera che cercava di fare i compiti tralasciati il pomeriggio, i colpi di cinghia e gli urli di nostra figlia fecero capire a mia moglie la mancanza.

Spero vi piaccia lo scritto di getto fatemi sapere

La miss inizia una dolce fanciulla all’essere schiava

23 Aprile 2011

Io (Nadine) e Sofy abbiamo fatto assieme un esperimento se vi piace se ne farà altri, la cosa è stata molto eccitante per noi e semplice da fare, ci siamo trovate su fb in chat e abbiamo creato una storia e ognuna di noi due ha interpretato se stessa , io descrivevo le mie azioni mentre lei le sue, io ho fatto la parte della miss mentre lei della slave spero vi piaccia commentate in tanti così da darci le vostre impressioni su questo modo di srivere al massimo si potranno scambiare i ruoli oppure le persone che lo scrivono eheh

È una sera d’estate, siamo in uno scompartimento da sole,io sono vestita con una magliettina leggera una gonnellina in jeans e infradito.

Anche io sono con una magliettina rosa e una gonna in cotone, ai piedi ho delle ballerine, sotto il costume

Nel treno non ci sono molte persone quindi si sta belle tranquille, e con la porta e le tendine chiuse nessuno prova ad entrare, tranne il controllore che comunque è già passato.

Dopo un po’ guardandoti mentre spippori al telefono ti chiedo – posso posggiare i miei piedi sul sedile accanto al tuo?

Ti guardo – si certo mettili pure non mi danno fastidio -

ti sorrido e levando gli infradito appoggio i miei piedi accavallandoli, metto la gamba destra sopra e non riesci a vedere bene la pianta del mio piede

faccio finta di nulla e continuo col cell ma alcune volte li guardo

dopo un po che faccio finta di dormire noto le tue occhiate ai miei piedi, facendo finta di nulla sposto la gamba sinistra sopra mostrandoti bene la pianta leggermente nera al tallone e sotto le dita.

Li guardo affascinata, ma cerco di non farmi notare.

Mentre li guardi con voce dura ti dico – hei ma che fai mi guardi i piedi?- subito dopo mettendoti un piede davanti al viso – leccali avanti se ti piacciono tanto -

divento rossa – si sono belli signorina – e inizio a leccarli

con un sorriso di vittoria ti guardo mentre sento la lingua danzare su di essi, nel frattempo ti avvicino anche l’altro – lecca bene non ti da noia se sono un po sporchi vero?-

scuoto la testa – no non mi da fastidio – lecco

dopo un po ti do un calcetto leggero sul viso per farti capire di smettere, alzo la gonnellina e levo lo slip – chiudi gli occhi e inginocchiati in terra

mi alzo mettendomi in ginocchio dopo aver chiuso gli occhi poi rispondo – subito miss –

senti un fruscio e dopo poco la mia mano che ti prende per i capelli avvicinandoti lentamente senza farti male a me, dopo poco senti il contatto delle mie grandi labbra e subito dopo delle piccole sulle tue labbra, con voce sicura – dammi piacere, ma senza aprire gli occhi non merita una cagnetta come te di vedere il mio fiore proibito –

si miss inizio a leccare tutto impegnandomi

assecondo i movimenti della tua lingua con il mio bacino, il mio respiro si fa sempre più affannato e profondo, mentre te continui a leccare sentendo la mia micina bagnarsi sempre di più

è bellissimo miss

dopo poco mi alzo lasciandoti ferma e dopo poco senti un odore diverso davanti a te, dopo poco senti affondare il tuo viso in qualcosa di morbido e sodo, solo allora capisci che hai il viso appiccicato al mio sedere, con voce che non accetta repliche ti ordino – lecca bene voglio sentire la tua lingua sul buchino avanti!-

oddio miss sono imbarazzatissima ma inizio a leccare anche se mi piaceva più prima

sento la tua lingua sul buchino io nel frattempo inizio a toccarmi cercando di raggiungere il piacere, dopo un po divertita ti dico – dai prova ad entrare dentro di esso con la lingua su-

con fatica ma cerco di farlo miss

sentendo la tua lingua spingere lentamente sul mio buchino provo un piacere incredibile, ti prendo la nuca e la spingo tutta verso di me, dopo poco riesci ad entrare leggermente e senti il sapore un po più acre ma dopo poco ti abitui, solo allora vengo copiosamente bagnandoti tutta la maglietta

si miss che bello anche se non mi piace il sapore continuo

ti scosto e ti dico – apri gli occhi avanti! –

li apro miss e la guardo in tutta la sua bellezza

-ora lo sai che ti devo punire cagnetta?-

la guardo – ma perchè? Ho fatto ciò che voleva -

-si ma non mi hai guardata, forse la tua miss non è così bella da non spingere una cagnetta come te a guardarla anche se sa a cosa va incontro?-

ti guardo e scuoto la testa

- bene quindi meriti una punizione – mi siedo e ti ordino prima di spogliarti completamente

mi spoglio e aspetto gli ordini

ti faccio cenno di avvicinarti

mi avvicino un po timorosa

ti prendo per il braccio e mentre ti sussurro – come sei bella mia piccola cagnetta dolce- ti faccio sdraiare sulle mie ginocchia, senza dire altro inizio a sculacciarti a forza media tanto per lasciarti i segni rossi delle mani, dopo poco inizio a toccarti fra una sculacciata e l’altra, ti accarezzo in modo dolce ma passionale allo stesso momento

oddio miss sono un laghetto

noto la tua micina bagnarsi sempre di più, quando sento che stai per arrivare al piacere mi fermo e ti do una ventina di sculacciate leggermente più forte – alzati adesso

resto un po delusa per non aver raggiunto il piacere e a bassa voce – uff -

vedendoti contrariata ti tiro giù di botto dalle mie ginocchia

ti guardo severa dopo averti tirata giù – che fai ti lamenti?

mi scusi miss,dove sbaglio dolce miss?

non ti dovevi lamentare

hai una cintola nella tua borsa?

mi scusi miss ha ragione,si ecco miss è tutta sua

la prendo in modo brusco – piegati su. poggia i gomiti sul sedile

-

la batto sul palmo della mano, è una cinta spessa di pelle

si miss eseguo,sarà severa?

- certo-

uffa miss dolce

t guardo dura – levati i capelli dal viso e porgi la guancia forza -

si mia bella miss…(eseguo)

ciaff

- avanti l’altra -

ahiuu

si miss,ecco…

ha delle belle mani,miss!

ciaff poi ti porgo la mano – baciala e ringrazia -

si miss…smak! grazie dolce miss x la giusta punizione e che belle mani la mia Padroncina

-brava cagnolina dolce – ti prendo sotto il mento e ti bacio dolcemente

un bacio dolce ma dominante

mi stacco e ti guardo – adesso mettiti in posizione e niente più lamenti -

mmmmhhh miss mi piace percepire la dominazione cosiiii

si miss! sarà fiera di me!!

- lo spero per il tuo sedere-

ti do un colpetto – prima spogliati completamente

-

subito miss faccio svelta!

- voglio vedere com’è bella la mia cagnettina -

eccomiiiiii…….

(strofinando il muso sulle tue ginocchia)

brava sei molto carina sai, dopo mi vedrai nuda forse adesso esegui l’ordine su-

magariii miss se sarò degna!

eccomi miss

conta le cinghiate e ringrazia ogni dieci

alzo il braccio e ciack un colpo dato a media forza

ouch..

continui miss

arrivo a 10 e mi fermo

- su ringrazia come si deve che poi continuo -

grazie miss x la giusta punizione che mi insegnerà a esser la sua schiavetta brava,continui x favore

la merito,miss

ricomincio

si mia miss!

ti do tre serie così da 10 – adesso saranno più forti, ti dò la scelta: o tre serie più forti e 2 severissime o tre severissime e basta -

urlo – allora?

-

si miss tre severissime e tre più forti

facciamo tutto

sorrido – vieni qua da me -

subito miss,

mi aiuterebbe una coccolina

anche molto ina

gruuuuuuuuuuuuuuuuu

(sarebbero le fusa…)

- spogliami avanti su – ti do una carezzina sulla guancia

per premio finirò qua la cinghiata sei contenta?-

miss davvero? solo se è contenta lei…

forse la merito tutta!!!

(però intanto t spoglio,devo eseguir l’ordine!!)

ti ho detto di contraddirmi o di spogliarmi?- il mio sguardo si fa nuovamente duro

scusi miss :’(

sono una cagnetta inutile :(

non m risponde miss?

ti prendo sotto un braccio facendoti piegare e mentre ti sculaccio molto forte con la mano ti dico – quando- ciaff ciaff ciaff – ti dico- ciaff ciaff ciaff – una cosa- ciaff ciaff ciaff -devi farla e basta – ciaff ciaff ciaff mi fermo e ti metto nuovamente in piedi davanti a me

ahiuuu,ahiiii….. :’(

- non volevo dartele fino a farti piangere – dico mentre ti asciugo una lacrima – ma mi hai costretta a farlo. scusati avanti -

si ha ragione,miss…mi dispiace! mi scusi…..mi perdona?

ti abbraccio stringendoti al mio petto – certo piccola – ti accarezzo i capelli con dolcezza

e io ti bacio un lobo e te lo succhio un po!

c sono miss miaa

con voce dolce e suadente ti sussurro – vuoi farlo in modo dolce o essere presa e basta?-

a me basta che ci sia la mia miss…che sceglierà lei….miaooooooo

-no sarai te avanti-

ti prendo e ti mollo 5 sculaccioni di nuovo per avermi contraddetta

un mix iniziale di dolcezza giusto x sciogliermi….

ahiuuuuu mi scusi miss,ma son tremenda ma io lo faccio solo x farla felice

no sarò dolce con te, inizio a leccarti l’orecchio

poi vorrei esser presa rudemente!!!!!!!!!!

ho voglia di dolcezza piccola mia -

dolce miss …..ti bacio il collo e la mandibola…

ferma così che è questa iniziativa?

faccio io!

ti prendo il viso fra le mani guardandoti fissa negli occhi,

ti inizio a dare piccoli bacetti leggeri sulle labbra

facendoti desiderare sempre di più il bacio che presto arriverà

oh miss…lo desidero già moltissimo,miss…!!!!

chiudo gli occhi e apro leggermente la bocca e mi avvicino, ti sento fremere, resto due secondi a pochi millimetri dalla tua bocca

poi inizio a baciarti dolcemente, le mie mani scendono sul tuo corpo

finalmente!!!!!! miss le tue carezze son un tutto con il dolce bruciore che provo sul culetto!!!!

raggiungo il tuo sedere con una mano mentre ti bacio e lo strizzo per poi risalire lungo i fianchi, arrivo ai seni e li prendo fra le mani

wow miss vuoi farmi cadere vittima dell’incantesimo hihihihiih…..

che bella presa,dolcissima miss

prendo i tuoi capezzoli già duri fra le dita li stringo forte

fanno male da quanto son turgidi….mmmhhhhhh

mordo le mie labbra con voglia quando ti vedo andare indietro ed emettere un ahhh di misto fra dolore e eccitazione

scendo e prendo un tuo capezzolo fra le labbra succhiandolo tutto mentre strizzo il seno

mordicchio il capezzolo piano poi di colpo forte per poi tornare a leccarlo dolcemente

mmmmhh miss che gioia profonda,si molto meglio la dolcezza stasera…!!!!!!!

Dolcezza.

torno a baciarti

il mio respiro come il tuo è più affannato, i nostri corpi sono caldi e già sudati

senti la pelle sensibile come non mai,

gioco sul tuo corpo con le dita sondandolo,

cercando i tuoi punti sensibili,

disegno una rete infinita di linee capendo dove il tuo corpo ama essere sfiorato

che sono tutti,specie se a toccarmi sei tu,mia padroncina e signora,se mi tocchi tu tutto il mio corpo è zona erogena…e anche la nuca…i capelli….son un punto che adoro….o fra le scapole,,,,,,brrrr che brividi solo al pensiero….

scendo sul tuo collo

muovi le tue mani come strumenti su di me…

lecco dove c’è la tua gola poi vado nello spazio fra il collo e la spalla e succhio lasciandoti un segno evidente sulla pelle

ci lecco compiaciuta del petalo che vedo su di essa

mamma mia mi si stanno inturgidendo di più i capezzoli x l’eccitazioneeeeeee aaaahhhhhhhh!!!!!!!!!!!!

che lingua fresca e dolce

scendo di nuovo lascio fuggire dalle mie labbra un leggero soffio

lo senti sulla tua pelle

non mi fermo ai tuoi seni scendo ancora

una brezza delicata e soave….che pur cosi leggera,mi scava entrando nella pelle!!! m vien da chiuder gli occhi

mmmhhh aiutooooooo,miss!!!!

arrivo al tuo seno ma non mi fermo ti faccio sedere sul sedile

arrivo ai tuoi piedi

ti guardo con dolcezza

i miei occhi ti dicono ti voglio

prendo il tuo alluce fra le labbra e lo succhio

assaporo il sapore di esso

do due leccate lunghe su tutto il piede e poi inizio a baciarti risalendo

mi son persa e lasciata andare

la mia bocca risale arrivando all’interno cosce

mi spiace che la mia miss mi debba leccare i piedi,magari sarebbe piu bello x te il contrario dolse miss

uuuuuuhhhh!!!!!!!!!!!!!!

piccola mia a me piace tutto di te, lasciati guidare verso il piacere

si miss mia dolcissima e bellissima, con gioia!!!!

arrivo al tuo sesso

lo lecco con dolcezza poi sempre più con passione

lo trovo gia bagnato

lecco le grandi labbra poi le piccole

entro dentro di esse

la tua micina e gonfia per il piacere

ma io mi chiedo miss quante slave hai avuto x diventare cosi brava?!?!?!??!!!?

niente slave

solo una miss dolse

ora sei la mia miss…????

in questo momento si

dolce e talentuosa di natura,anche lei

lecco il tuo clitoride duro ed eccitato

mamma mia….gonfio!!!!!!

con una mano inizio a toccarlo velocemente mentre lecco la micina e il tuo culetto

oddio miss,ommiodiooooo

senti la mia linguia muoversi su e giù la mia saliva mischiarsi con i tuoi umori

lecco bene il culetto per poi risalire, succhio gli umori quando sono all’altezza della tua micina

e mi sento invasa dalla consapevolezza di essere solo della mia miss!!!

ti faccio sdraiare a terra e mi metto sopra di te

hai la mia micina sopra il tuo viso

mi abbasso per farmela leccare e continuo a leccare la tua

inizi a leccare anche te, mentre io continuo sento il tuo corpo fremere, avvicino la bocca e lecco ancora con più foga e ti tocco la micina stimolando il tuo clitoride sempre di più, alla fine raggiungi un orgasmo incredibile, io faccio scivolare nella mia bocca tutti i tuoi umori

poi mi alzo mi giro e sto sopra la tua bocca porgendotela,

la struscio su di essa mentre lecchi, mi appoggio sulle tue ginocchia piegate e mi muovo col bacino

tu mi mandi al manicomio….

lascio uscire dalla bocca i tuoi umori che colano sul mio corpo raggiungendo la tua bocca

oddio m sto immaginando la scena……..

senti i tuoi umori inondarti la bocca prepotentemente ma la cosa ti eccita ancora di più, il suo sapore così forte ti manda in estasi, nel frattempo vengo anch’io i miei umori si mischiano ai tuoi nella tua bocca, scendo e ti bacio ripulendoti il viso dalle gocce di quel nettare, poi ti inizio a baciare, le nostre lingue danzano in mezzo a quel succo, dopo poco mi stacco e tengo una mano pigiata sulle tue labbra in maniera che tu non respiri poi ti dico all’orecchio ingoia piccola mia, ingoia il netttare del nostro piacere

ohhhhh si,miss,si mia dolce miss,fatto!!! sono felice e stremata…tu? ^_^

soddisfatta della mia cagnolina. per questo adesso la mostrerò a tutti

apro la tendina del finestrino del treno, poi dopo tre minuti ti faccio alzare

ti spingo davanti ad esso

iiihhhhhhhhhhhh si miss

nudissima come sono?

prendo le tue braccia bloccandotele dietro, la voce alle casse dice prossima fermata 5 minuti

oddio ho i brividi….

io sorrido e ti sussurro se non vieni entro 5 minuti ti vedranno così nuda

mi sembra troppo

ma non lo è mai x la mia miss appena incontrata sul treno!

vedi intanto le terrazze delle case dove ci sono anche casalinghe che stendono i panni ma non riesci a capire se ti vedono

stringendoti inizio a toccarti lentamente da dietro

si brava così cerca il piacere avanti

sento il tuo bacino muoversi

ma tra poco il treno si fermerà in stazione….voyeur……

o come si dice?

si brava cerca di venire

vuoi che muova la mano più veloce?

si,miss!!!!

con la mia voce calda e ancora affannata ti sussurro – pregami avanti -

intanto ti lascio le braccia facendoti però capire di tenerle così

e strizzo un tuo seno, nel mentre bacio il tuo collo dolcemente

pregami forza

miss,ti prego,aiutami concedimi di provare ancora una volta il piacere che solo tu sai donarmi,miss ti prego,sei tu che scegli…io sono tua!

muovo più veloce la mano

e inizio a baciarti leccando tutto il tuo collo, mentre con le dita strizzo leggermente i tuoi capezzoli e il tuo seno

quando manca due minuti riesci a venire

ti piego a quel punto facendoti mettere i seni attaccati al vetro del finestrino e inizio a sculacciarti severamente, senti il vetro freddo del treno contro il seno, immagini come appari agli occhi degli spettatori fuori, i tuoi seni spiaccicati al finestrino e la tua faccina tutta contorta in un’espressione di piacere mista a dolore, la cosa ti eccita ma ti fa paura.

Nel frattempo arriviamo alla stazione

mentre rallenta il treno le prime persone ti vedono cosi sculacciata con i seni poggiati al vetro

molti ti indicano, la tua faccia si fa rossa fuoco, vorresti coprirti ma non osi farlo

solo quando si ferma il treno chiudo nuovamente le tendine

ti giro e ti bacio con dolcezza e amore

i nostri colpi si strusciano insieme con passione poi staccandomi ti sussurro – piccola questo sarà solo il primo dei tanti giorni che tu sarai la mia cagnetta-

La notte in cui due principesse scoprirono l’Amore

3 Aprile 2011

Ecco a voi la sesta puntata del racconto di Nadine, che sta diventando sempre più brava.
Per chi le avesse perse, le altre puntate sono qui:

Michela prende la decisione che cambierà la sua vita
La mamma impara
I miei genitori imparano ad usare gli attrezzi
Il giorno in cui diventai matura
Il giorno dell’ultima punizione

Passarono i giorni fino al sabato decisivo.In classe nessuno si era accorto di nulla, ma il primo giorno soprattutto mi ero ritrovata un lago nel pensare di essere lì col culetto che mi faceva un male cane e tutto livido, poi mi erano venute in menti mille situazioni diverse dove venivo sorpresa e derisa da tutti, e come solo dopo avrei capito: io amo essere imbarazzata e umiliata.

Arrivai a casa sua alle 19:30,lei abitava in una bellissima villa con giardino in stile liberty, sorpassai il cancello in ottone e bussai alla porta, mi accolse con un bellissimo vestito da sera nero ricamato in brillanti che formavano bellissimi disegni e truccata in modo perfetto, i capelli erano sciolti, al collo aveva una bellissima collana d’oro con un ciondolo, ai piedi delle scarpe nere col tacco del 10, la guardai stranita – wow sei bellissima, ma perchè tutta questa cosa? – lei mi sorrise – vieni con me. Oggi è arrivata una mia amica stilista, sa truccare perfettamente e trovare l’abito migliore per ogni ragazza su dai entra– mi prese per il braccio e trascinandomi mi portò di là. Arrivata nella sua stanza vidi un appendi abiti da un lato pieno di vestiti stupendi da sera, una sedia e un mobiletto con un grosso specchio e sotto tutta una serie infinita di trucchi e oggetti per manicure, pedicure e chissà cos’altro. Rimasi sorpresa, feci per girarmi e dire qualcosa a Margherita ma poi mi bloccai vedendola sorridere.

Lascia guidarmi dalla sua amica una giapponese di nome Asuka che mi fece sedere, e sorridendomi mentre mi dava il benvenuto mi fece sedere. Era molto attenta, metteva ogni millimetro di trucco con una precisione unica, poi passò alle mani e ai piedi, dopo un 20 minuti mi fece alzare e scelse un vestito bianco molto bello e mi disse di metterlo, uscita dallo spogliatoio mi osservò a lungo, vorrei che Margherita fosse rimasta lì ma purtroppo era stata cacciata da asuka, quindi mi ritrovai da sola. Pensai solo alla fortuna di essermi potuta spogliare di là dato che avevo gli ultimi piccoli lividi ormai schiariti sul sederino. I suoi occhi marroni si spalancarono, disse qualcosa in giapponese sugoi o qualcosa di simile, poi si mise a mettermi il vestito per bene, mi fece sedere nuovamente e mi cominciò ad acconciare i capelli, li raccolse arricciandoli leggermente e lasciandoli cadere di lato. Al termine di tutto ciò mi guardai allo specchio ed ero bellissima, le mie labbra con il rossetto che mi aveva dato era lucide e più grandi del normale, la mia pelle era perfetta, gli occhi venivano risaltati dal trucco intorno ad essi, aveva usato 5 trucchi diversi per loro, dal mascara al pennello per il blending. Adesso mi aveva messo degli orecchini con dei pendenti in diamante, mentre al collo una collana in oro bianco e argento, con un diamante incastonato dentro a un cerchietto in oro bianco contornato da brillanti, alle mani mi aveva messo un anello sempre in oro bianco con un diamante di mezzo carato, al polso mi mise un orologio anch’esso in oro bianco di e diamanti di bulgari, sandali alla gladiatore bianchi con un diamante dove si allacciavano alla caviglia. Mi guardai esterrefatta allo specchio, il vestito mi stava benissimo, ringraziai Asuka che contraccambio sorridendomi e ringraziando con inchini.

Tornai di là Margherita quasi fece cascare la bottiglia che stava portando in salone – sei bellissima – io sorrisi – ma non mi avevi detto di tutto questo – lei sorrise – beh non lo sapevo che Asuka sarebbe arrivata in Italia quest’anno – io mi guardai e poi guardai lei – ma ti sarà costato una fortuna – lei sorrise – no mi costerà solo l’obbligo di coronare il mio sogno – io la guardai non capendo, mi limitai a sorriderle e darle della pazza.

Arrivata di là vidi che era apparecchiato nella veranda che dava sopra il suo giardino curato e la piscina nel mezzo, sopra al tavolo c’era un candelabro con le candele già accese, una porzione di spaghetti agli scampi e una bottiglia di sassicaia. Mi sedetti nervosa ma felice, Margherita era rimasta stranamente silenziosa, si sedette di fronte a me, prese il telecomando e fece partire una musica soft. Era bellissimo , a destra se mi giravo potevo vedere la luna piena nel cielo e sotto ad essa il suo riflesso nella piscina in mezzo ad un prato bellissimo contornato da alberi e piante stupende. La madre di Margherita era da sempre famosa per il suo buon gusto in tutto.

La cena passò tranquilla si parlava del più e del meno e si gustava il piatto buonissimo, la musica era stata scelta in modo da essere perfetta per la serata, era tutto perfetto. A fine cena Margherita mi guardò in modo serio – Michela lo sai che mi hai promesso che mi avresti ascoltata fino in fondo senza chiedere o dire nulla vero?- io la guardai non capendo il perchè di tutta questa preoccupazione ma decisi di annuire per vedere cosa doveva dirmi di così importante, anche perché non l’avevo mai vista così preoccupata e fragile.

Mi prese per le mani e mi portò vicino al muretto del balcone, la luce della luna era l’unica cosa che ci illuminava, lei guardandomi negli occhi e con voce seria iniziò – ciò che sto per dirti probabilmente porterà un grosso cambiamento nella nostra amicizia, ed esso sarà brutto o bellissimo a seconda di ciò che tu risponderai – mi sentii seccare la gola, mi passarono mille motivi in testa per giustificare questa introduzione a ciò che mi stava per dire, e nessuno di essi era minimamente rassicurante, feci per dire qualcosa ma gli occhi di lei mi dissero di tacere in attesa del termine del discorso.

Passarono ancora diversi secondi e adesso Margherita mi fissava come se fossi l’unica cosa su questo mondo, mi imbarazzai ma non distolsi lo sguardo da lei – so che pensi di me che sono una ragazza facile, data la moltitudine di ragazzi che sono uscita, ma ecco in realtà – abbassò lo sguardo per un secondo – sono ancora vergine, l’unica cosa che ho fatto con loro è prenderli in giro perchè non potevo amarli realmente, prima di andare avanti ti confesserò due mie colpe verso di te – la guardai ancora senza capire dove voleva andare a parare. E poi che colpa mi doveva confessare? – ti ricordi Luca e Sebastiano? – io annuii – li ho allontanati io da te – sgranai gli occhi sorpresa, se me l’avesse detto un anno prima le avrei lasciato andare sicuramente un ceffone, ma oramai anche se mi aveva fatta arrabbiare non poco restai in ascolto. Dopo aver fatto una leggera pausa per pesare le mie azioni continuò – lo so. Sono stata stupida e me ne sono pentita subito dopo, ma pensare a te con loro mi faceva stringere lo stomaco, mi faceva così male da ritrovarmi la notte rannicchiata a piangere per ciò che volevo fare ma mai credevo che avrei fatto. Ultimamente avevo deciso di non andare avanti con la mia idea e lasciarti vivere il tuo amore felice con Lorenzo, ciò che provavo io non doveva interferire e poi, se il mio sacrificio ti avesse portato il sorriso sul viso anche solo per un secondo sarei stata più che felice – parlava guardandomi sempre fissa, provavo dentro di me una lieve inquietudine poi non capivo. Cosa stava provando? A cosa si riferiva? – ma l’altra volta quando ho saputo che saresti stata punita,sapere di condividere tutto ciò per la prima volta con te, vedere che non giudicavi né me né mia madre, per tutto ciò mi ha fatta capire la verità.lo so che quello che sto per dirti cambierà radicalmente la nostra relazione, ma non posso continuare così – mi guardò come se fosse stata l’ultima volta che lo faceva, il suo viso si fece malinconico ma felice, rassegnato ma pieno di speranza, la vidi fragile come non l’avevo mai vista, sembrava quasi una dama di cristallo che con una folata più forte di vento si sarebbe sgretolata unendosi ad esso e danzando assieme a lui nel bagliore lunare fino a scomparire nel nero della notte.

Si fece coraggio, una lacrima le scese dagli occhi – Michela ti amo, ti ho sempre amata, lo so che sei una ragazza come me ma ti amo, sei stata il primo amore e lo sei sempre, non ho amato nessuno oltre a te. Lo so che ti può spaventare la cosa e farti sentire stordita ma è la verità – abbassò lo sguardo dato che io mi ero impietrita, quasi shoccata dalla sua dichiarazione – ti prego solo una cosa non ferirmi – il tono di voce con cui mi disse le ultime parole mi fece stringere il petto e annodare lo stomaco, pensai a tutti i momenti passati assieme, i baci dati a stampo, i pigiama party, le risate i momenti belli e i momenti brutti, da quando ci si conosceva si rideva e si piangeva assieme praticamente, ma mai l’avevo guardata al di fuori dell’ottica di migliore amica, certo c’erano state tastate ,bacetti più affettuosi e qualche toccatina qua e là,ma cose normali come capitano a tutte le ragazze.

La guardai attonita per poi riprendere nuovamente il controllo di me stessa e guardandola adesso in modo serio – Margherita se devo essere sincera non ho mai pensato a te in quel modo, ora sono qua davanti a te e ti vedo fragile e triste come non ti ho mai vista. Sei sempre stata solare, allegra, bellissima, sicura di te, seria. Ma adesso che sei qua davanti a me dichiarandomi improvvisamente il tuo amore ti vedo diversa, stasera mi hai mostrato il tuo lato nascosto, ciò mi fa capire l’importanza che mi dai e sarebbe da stupide non accorgersi di come mi stavi guardando prima. Sentirti dire quelle parole mi ha fatto cominciare a battere forte il cuore. Non posso dire che ti amo è troppo presto mi dispiace non sarebbe vero – mi fermai per un secondo, i suoi capelli sciolti si muovevano al ritmo del vento, il suo viso era bellissimo illuminato dalla luna, le sue labbra luccicavano riflettendo le luci, la lacrima cascava in terra colorata dal colore della luna – spero che per ora tu ti accontenterai di ciò che ti posso offrire, ma sono sicura che tu mi accompagnerai verso le parole che voglio poterti dire al più presto. Ma promettimi che le lacrime di stasera saranno le ultime versate per colpa mia. Mi fa troppo male vederti così piccola – detto ciò la presi e la baciai, sgranò gli occhi, il suo corpo tremò al contatto con le mie labbra mi staccai da lei e l’abbracciai, come lo feci mi strinse e cominciò a piangere, la tenevo stretta mentre lei piangeva, accarezzavo i suoi bellissimi capelli, mi sentivo strana, era capitato tutto così veloce, la sua dichiarazione mi aveva stordita e poi svegliata, strattonata e subito dopo stretta , confusa e poi rassicurata. Non pensai al fatto che ero appena diventata lesbica oppure dentro di me l’ero sempre stata, perchè in fondo capii che se lei fosse stata un ragazzo avrei accettato ugualmente il suo amore, quindi tutto ciò che la società mi aveva inculcato nella testa si era in un secondo sgretolato facendomi uscire di botto da quella che tutti classificano come la normalità, su di essa ci sarebbe molto da discutere, ma si andrebbe sul filosofico quindi lascio libero pensiero su questa mia ultima frase. Decisi che avrei vissuto la cosa né da lesbica né da diversa né da trasgressiva, ma da me stessa come avevo sempre fatto.

Un giorno di questi dovrei proprio andare in giro per il centro con un cartello con su scritto “stop alle etichette ammazzano la libertà di pensiero”.

Si liberò dal mio abbraccio dopo cinque minuti, non so cosa mi prese ma la bacia di nuovo con foga, questa volta le sue labbra si socchiusero facendomi entrare dentro di loro, portai le mie mani al suo viso e l’accarezzai fino ad arrivare ai suoi capelli, lei fece lo stesso, ci si strinse baciandoci e quando aprii gli occhi anch’io stavo piangendo perchè sapevo che colei che avevo abbracciata a me era tutto ciò che volevo avere e finalmente adesso conoscevo il vero significato della parola amore.