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Sculacciata dai blogger: Il sogno

4 Agosto 2010

Un bellissimo racconto della nostra amica Nadine…bentornata cara amica Nadine!

Ciao a tutti sono la me stessa immaginaria dei sogni, la mia vera me stessa si chiama Nadine, e tanto solare quanto monella, come vi ha descritto lei velocemente nel racconto dove va a Firenze per essere punita dai blogger viene punita dal controllore, ma praticamente non si capisce molto, per questo adesso ve lo rispiegherò io la Nadine immaginaria dentro di lei.

Inanzi tutto iniziamo col dire che nei sogni il dolore non lo senti ma invece esseri dell’inconscio lo sentiamo eccome. Anche se voi non ve ne accorgete. Ma adesso inizierò a narrarvi cosa successe nel sogno di quel pomeriggio.

Ero nella carrozza bella tranquilla, di fronte a me c’erano due ragazzi che parlavano del più e del meno, qualche volta mi lanciavano un’occhiata veloce ma niente di eccessivo, passarono circa 45 minuti, nei quali entrarono una coppietta di mezza età, una famiglia, due marocchini e infine un signore anziano con la moglie, la carrozza era strana, infatti tra l’ultima fila di sedili e la porta del vagone c’era circa 3 metri nei quali c’era situato uno sgabello e un ripiano, non capii a cosa servisse, anche se dentro di me mi sembrava una cosa normale come se conoscessi il perchè di tale cosa.

Mentre guardavo la sedia vidi un cartello appeso, ma mentre lo stavo per leggere mi sentii chiamare – signorina biglietto prego- mi girai davanti a me vidi un grosso tizio, un po sovrappeso barba incolta capelli corti un buon profumo uno sguardo severo,due occhialini neri, la divisa da controllore nera con i calzoni tenuti da una bella cinta di cuoio spessa, lo guardai poi cominciai a cercare il biglietto, tasca dietro del vestitino niente, borsetta niente, nel frattempo i ragazzi davanti a me che già sfoggiavano fieri il loro biglietto si lanciarono una strana occhiata, io presa un attimo dal panico con un timido sorrisetto cercai di scostare gli oggetti inutili dalla borsa, rovistai un momento nel borsellino, ma con mia immensa incredulità scoprii che non c’era, alzai il volto verso il controllore -hem credo di averlo perso, ma appena scendiamo lo faccio subito andata e ritorno giuro- lui comincio a ridere sarcasticamente – certo signorina il treno si fermerà e tutti noi aspetteremo che lei prenda il biglietto lo obliteri e torni in carrozza, e magari se vuole nel frattempo potrà approfittare della fermata per andare ai servizi che dice?- io abbassai il viso poi con voce preoccupata perchè non mi era mai successa una cosa simile – la prego l’avevo fatto ricordo di averlo timbrato e tutto ma non lo trovo – mi girai verso i ragazzi – voi non l’avete visto?- loro scossero il capo, mentre stavo per girarmi nuovamente verso il controllore notai il cartello appeso

“si informa la gentile clientela che chi non presenterà il biglietto obliterato in modo corretto, o risulterà non in possesso di tale verrà punito severamente con una sonora sculacciata prima, e dopo subirà una serie di cinghiate pari ai km dall’entrata nel treno alla discesa.”

io incredula ancora di più mi lasciai scappare -cooooosaaaaa- poi spaventata mi voltai verso il controllore – la prego non vorrà davvero…- lui mi guardò dall’alto in basso – si signorina questa è la legge quindi – si fermò iniziando a sfilarsi la cintura, a quel gesto severo e familiare per me, mi eccitai osservando la sua mano che slacciava la fibbia e dopo tirava la cinta sfilandola dai pantaloni, feci di tutto per non diventare un lago, il controllore con lo sguardo severo e fisso su di me finì di togliersela aspettando una mia mossa, io ero testa china rossa come un peperone, ero eccitata ma allo stesso momento sarei voluta sprofondare da qualche parte , negli occhi dei ragazzi che scorgevo da dietro i miei capelli che coprivano il mio viso basso trapelava eccitazione ed impazienza, e anche senza girarmi potevo dedurre che tutti i passeggeri del vagone provavano la stessa cosa, mi alzai cercando almeno di tenere un minimo di dignità senza comportarmi in modo infantile e stupido, lui prese il mio braccio con forza e decisione ma senza violenza ne procurandomi dolore, era severo ma non esagerava, la cosa mi tranquillizzò in un certo senso, anche se da quella stretta sicura potevo già capire da sola che il mio culetto sarebbe presto diventato viola.

Mi portò di fianco allo sgabello una volta li si sedette tranquillamente su di esso, voltandosi verso di me – signorina da dov’è partita e dove andava – io facendomi coraggio con un filo di voce – sono partita da la spezia ed ero diretta a Firenze smn – lui sorrise – sa quanto c’è di distanza?- io scossi il capo – ci sono 135 km in treno, quindi lei dovrà subire 135 cinghiate signorina – io cominciai a tremare, lui a quel punto posò la cinta su una mensola al fianco dello sgabello e si mise a sedere, mi prese il braccio e mi portò sulle sue ginocchia, il vagone era tutto in silenzio tutti osservavano la scena, ero imbarazzatissima, pensai solo alla fortuna che avevo ad avere la copertura dei capelli che scendevano coprendomi il viso rosso peperone.

Sentii la sua mano sinistra cingermi a mezza schiena schiacciandomi verso le sue ginocchia per tenermi ferma poi ciack ciack ciack, iniziai da subito a stringere i pugni e a trattenere gli urletti di dolore, la sua mano grossa era severa come temevo, dopo poco – la prego non così forte giuro che l’avevo con meee aiaaa- lui fece un sorriso sarcastico – certo signorina dicono tutti così se non voleva finire sulle mie ginocchia doveva pensarci prima signorina- e giù altri colpi severi, dopo poco sentii fermare il treno, giusto in tempo perchè lui mi tirasse su il vestitino celeste, misi una mano dietro per fermare il controllore ma mi bloccai all’istante quando sentii – signorina se non leva la sua mano e non la finisce di fare la bimba piccola gli leverò anche le mutandine così dopo potrà lamentarsi per qualcosa- a quella frase riportai nuovamente la mano a terra lasciandogli alzare il mio vestito, lui prese l’elastico delle mutandine e le tirò in modo da far entrare il tessuto fra i miei glutei e cosi lasciare la pelle senza difesa, il mio bellissimo sedere era esposto adesso agli sguardi di tutti, li sentivo su di esso eccitati e divertiti.

Mentre il controllore cominciò la sua opera sul mio culetto già rosso fuoco entrò nel vagone un gruppetto di giovani, tutti risero, tra i vari commenti sentii – guarda come le ha conciato il sedere è tutto rosso – un altro – guarda che bel culo – feci finta di non sentirli ma purtroppo iniziai a sentire la sua mano sulla mia pelle indifesa, ciack ciack i colpi iniziarono a cadere veloci e senza pietà, la sua grossa mano era molto severa, dopo pochi di quei colpi il mio corpo iniziò a tremare per i primi singhiozzi, lui non si fece scrupoli continuando l’opera,nel frattempo tutti avevano trovato posto ovviamente vicino allo “spettacolo”.

La sculacciata andò avanti per tre minuti che a me sembrarono infiniti, dovevo avere il culetto rosso peperone,si fermò lasciandomi lì ferma e in lacrime, una pacca sulla schiena mi fece capire che era l’ora di alzarsi, lo feci e restai accanto a lui testa china, mi prese il braccio girandomi per vedere la sua opera, si lasciò scappare un sorrisetto compiaciuto – bene signorina adesso le tocca ricevere le 135 cinghiate e poi potrà godersi il suo viaggio- io strinsi i pugni per non rispondergli.

Si diresse verso la mensola e prese la cinta – bene vediamo di raddrizzarti per bene, così la prossima volta vediamo se ti fai ritrovare senza biglietto – io abbassando lo sguardo con voce bassa e singhiozzante – la prego è stato molto severo ho capito la lezione, la scongiuro – lui mi guardò severo ed inflessibile – si pieghi. Mani al poggia piedi dello sgabello forza- io tremante eseguii l’ordine, le gambe mi tremavano vistosamente oramai, lui andò dietro di me e mi alzò il vestito, poso la sua mano sul mio sedere – ora vediamo di far diventare viola questo bellissimo culetto, se t’interessa saperlo sei la monella con il culetto più bello che ho sculacciato- io non dissi nulla anche se dentro di me lo volevo mandare a quel paese, sentii le risate del “pubblico” lui fece un mezzo passo indietro poi alzando il braccio – contale signorina così non perdo il conto- io mi girai ma come aprii la bocca per rispondere mi arrivò il primo colpo, non era fortissimo anche se faceva un male cane, il mio corpo si mosse in avanti, le mie mani rafforzarono la presa, strinsi i denti per non urlare poi con voce provata dal colpo appena subito – 1- lui sorrise, odiavo quel suo sorriso da superiore solo perchè mi stava sculacciando si sentiva in diritto di prendermi in giro? ma non gli volevo dare la soddisfazione di aumentare la mia punizione quindi ingoiai il rospo e continuai, le prime 50 cinghiate andarono avanti non particolarmente forti, anche se ognuna di esse lasciava un vivido segno rosso sul mio sedere già arrossato,a quel punto si fermò.

Sentii la sua mano percorrere il mio sedere seguendo i rigonfiamenti su di esso – signorina adesso inizierò a colpirti severamente quindi ti do un consiglio se vuoi urlare fallo pure, non ti preoccupare per loro se diranno qualcosa mi sa che finiranno al tuo posto- fece una pausa osservando le altre persone che si zittirono all’istante– non ti dico di urlare per mia soddisfazione personale ma perchè farlo ti servirà a sfogare la tua paura e lo stress accumulato durante la punizione, non ti ho detto nulla perchè prima ti ho sentita piangere dopo i primi colpi severi mentre ora ti trattieni e ti sforzi, quindi sentiti libera di urlare tanto ormai non ti serve a nulla vergognarti – io cominciai a tremare ancora di più poi con voce spaventata – mi colpirà più forte di come faceva adesso? Non riuscirò a resistere – lui rimettendosi in posizione – vuoi vedere invece che sapendo che ogni volta che ti scansi saranno 30 colpi in più ci starai?- io iniziai a piangere ancor prima del primo colpo severo sul mio sedere che non si fece attendere, il suo braccio disegnò una mezza luna in aria, la cinta colpi il mio sedere in modo duro e severo, la pelle già gonfia tremò al colpo, creando cerchi a partire dal punto dove avevo ricevuto il colpo come succede quando tiri un sasso in un lago, cercai di non urlare non gli volevo dare quella soddisfazione , soffrii in silenzio emettendo solo a bocca chiusa un – uuuu- prolungato ripresi fiato a fatica -51- lui puntandosi per tenere l’equilibrio - vedo che facciamo le dure vediamo quanto duri – detto ciò iniziò di nuovo, 52,53,54,55,56,57,58,59,60,61 fu allora che nel vagone riecheggiò il mio primo urlo, lui senza fare storie continuò, la cinghia attraversava le mie natiche colpendole con forza, adesso era tutto livido il mio sedere, ed io urlavo ad ogni colpo e piangevo disperata.

A 120 si fermò, io mi accasciai in terra priva di energie, non lo sentivo più dal male il sedere, il mio viso era rosso come un peperone e ormai non avevo più voce per quanto avevo urlato e pianto, dentro di me ero umiliata e a pezzi, ma sotto a tutto questo anche se non ci credevo c’era un pizzico di eccitazione, nessuno me ne aveva mai date così severamente, e ne mancavano ancora 15 e lui non poteva aver sbagliato il conto dato che fra le mie urla e le lacrime avevo scandito ogni sua cinghiata – signorina adesso rimettiti in posizione, però dopo ogni colpo oltre che contarli dovrai ringraziare dicendo 121 grazie signore sono pronta alla prossima cinghiata sia severo perchè mi merito la sua dura punizione- mi feci forza per tornare in posizione, le mie braccia appoggiate al poggia piedi dello sgabello tremavano come le mie gambe, passarono trenta secondi poi ciack la cinta mi colpì il sedere in modo severo urlai, poi dopo una decina di secondi con un grandissimo imbarazzo - 121 grazie signore sono pronta alla prossima cinghiata sia severo perchè mi merito la sua dura punizione- lui sorrise – brava signorina oltre alla più bella sei anche la più diligente ora continuerò fino alla fine te contali intesi?- io annuii a quel punto susseguirono 14 colpi severi seguiti prima dalle mie urla e il mio pianto poi dal numero di cinghiata e infine dalla frase umiliante -grazie signore sono pronta alla prossima cinghiata sia severo perchè mi merito la sua dura punizione- appena contai l’ultima caddi in terra, lui guardandomi – brava signorina hai scontato la tua punizione con un minimo di contegno e senza piagnucolare come una bambina isterica coprendoti o facendo altro, adesso ti do due minuti poi ti dovrai rialzare e mettere in posizione fino al tuo arrivo a Firenze, chiaramente dopo avermi ringraziato come si deve per aver provveduto alla tua punizione- io restai a terra per due minuti massaggiandomi il sedere viola, in alcuni punti affioravano piccole goccioline di sangue già secco.

Mi rialzai con fatica e raggiunsi il controllore poi con voce tremante ed imbarazzata – grazie signore per la punizione che mi ha somministrato oggi gli giuro che non succederà mai più- lui sorrise poi dandomi una pacca sulla testa e arruffandomi i capelli – lo credo bene signorina adesso fila là al finestrino culo verso il vagone, io eseguii gli ordini rassegnata, lui mi appese un cartello al collo con su scritto in 3 lingue “ se i gentili passeggeri verranno trovati senza biglietto gli saranno somministrate delle cinghiate pari ai km percorsi” poi mi fece poggiare i palmi al vetro e fu così messa in bella mostra con il sedere viola e le calde lacrime che rigavano il mio volto che arrivai a Firenze, passando prima attraverso 3 fermate dove ogni volta arrivavano nuove persone, ed ogni volta si fermavano chi dispiaciuto, chi eccitato chi felice, ad osservare il mio sedere punito, ma sentii risucchiarmi via, le immagini si fecero sempre più sbiadite capii che mi stavo svegliando.

Spero vi piaccia ricordatevi che è il sogno di un racconto inventato quindi lo so che lui dovrebbe cascare per gli sbalzi del treno, ma essendo per l’appunto un sogno non tutto succede come nella realtà un kissolo a tutti in anticipo

Tra Nadine e Ammiratore Segreto…

12 Maggio 2010

Ricevo da Nadine e molto volentieri pubblico…fa sempre molto piacere ricevere un racconto da Nadine!

Questo racconto l’ho inventato insieme a a.s. Su msn,costruendo una storiella inventata, e adesso l’ho trasformato in racconto, lo ringrazio di cuore per l’aiuto sperando che gli piaccia questa prima parte e vi lascio al raccontino beddo un kissolo

Era venerdì pomeriggio, dovevo uscire con Lorenzo un amico mio e di Erika, si doveva andare assieme a comprare il regalo della mia amorina dolce, l’appuntamento era per le tre alla stazione e da lì poi si sarebbe andati al negozio.

Arrivai di corsa all’appuntamento, ero già 5 minuti di ritardo,mi guardò con aria scocciata, io chinandomi poggiando le mani alle ginocchia affannata – scusami ma sono partita in ritardo da casa- mi alzai sorridendo – dai andiamo- presi la sua mano e lo spinsi verso la direzione, il mio sotterfugio per evitare la sua ramanzina funzionò, di certo non potevo dirgli che ero caduta in una pozzanghera e mi ero dovuta ripulire e togliermi le mutandine bagnate, speravo solo che la gonnellina corta che portavo non lasciasse intravedere nulla, per questo mi prefissi di non saltellare a destra e sinistra come al solito.

Tra una chiacchiera e l’altra si arrivò al negozio, corsi verso la vetrina, mentre correvo due ragazzi mi indicarono sorridendo, ma io non me ne accorsi, ma lui sì infatti guardando cosa stavano indicando i due ragazzi s’insospettì ma non disse nulla.

Si entrò dentro al negozio dove la commessa ci accolse con gioia, anche perchè ormai ero una cliente abituale – ciao Nadine come va? E già un po che non venivi- io misi una mano sulla testa poi sorridendo - si vero ma ho avuto un po da fare tra il lavoro e tutto il resto – lei si rivolse a Lorenzo dietro di me – sei un suo amico?- lui annuii lo vidi leggermente serioso ma poi accennò un sorriso di cortesia per dire di sì e rivolgendosi a me – allora dai cosa regaliamo a Erika?- io mi girai in cerca di qualcosa di carino, indicai i pantacollant quelli sono molto carini e poi vanno di moda adesso ( in realtà feci solo finta di cercare qualcosa di carino dato che sapevo già cosa fargli )- lui si avvicinò osservandoli – mmm va bene dai provali per vedere la misura giusta – io lo guardai, stavo per rispondere ve bene quando mi ricordai di essere senza le mutandine, facendo la finta tonta – ma no tanto la so la sua taglia- lui mi guardò un po strano – si ma meglio provarli dai tanto che problema c’è- io scossi il capo come dire nessuno, pensai che se facevo veloce non si sarebbe notata la cosa, infatti appena dopo che avevo finito di cambiarmi uscii e guardandolo – vedi che vanno bene noioso- faccio una giravolta per far vedere come mi stavano perfettamente e rientro, il suo volto si era un po ombrato mentre gli avevo fatto vedere come mi stavano, non ci feci molto caso e cominciai a cambiarmi.

Passarono circa 30 secondi giusto il tempo di togliermi i pantacollant e rimettermi la gonnellina che lo vedo entrare, mi cerco di tirare su perchè stavo mettendomi le ballerine quando lui mi tiene piegata e mi rifila due sculaccioni veloci sul sedere, io con voce bassa – aia lo sai che solo Erika può punirmi, lasciami stare o urlo – il suo viso e arrabbiato come la sua voce che mi dice – lo so che ti può punire solo lei ma so anche che ultimamente sei troppo monella quindi siccome considero sia te che Erika come sorelle oggi ti punirò io, se vuoi urlare fallo così tutti vedranno che vai in giro senza le mutandine e che mi costringi ancora a punirti per queste cose da ragazzina poco perbene- io lo guardai poi con voce timida – ma ero cascata in una pozzanghera e mi si erano sporcate tutte, non potevo mica restare con le mutandine bagnate- lui accennò un sorriso – certo e io ci credo e anche se fosse potevi telefonarmi e poi andarti a cambiare quindi non cercare scuse- io con voce tremolante – ma lo vuoi fare qua?- vidi nei suoi occhi accendersi una luce poi con voce dura – si diciamo che ho intenzione di iniziare qui e dopo finire altrove– io mi faccio per alzare con forza quando lui mi rifila un ceffone – in posizione forza e silenzio- io mi cerco di piegare ma c’è poco spazio, lui spazientito mi prende e mi fa capire di poggiarmi al grande specchio, imbarazzata capendo che mi toccherà osservarmi mentre vengo sculacciata come una monella nel negozio da lui mi piego, spero solo che nessuno senta nulla penso nel mentre, quando lui mettendo una mano sulla mia schiena inizia, ciaff ciaff, li dà sopra la gonna per attutire il rumore, ma i colpi fanno ugualmente male, vedo lui dietro di me con un’espressione severa che mi colpisce, mentre il mio viso si contorce nel cercare di resistere alla forza di quegli sculaccioni senza urlare.

Passano due minuti ormai siamo arrivati a una sessantina di colpi, ogni tanto lui osservava il mio viso attraverso lo specchio, nel frattempo mi guardo mentre sobbalzo in avanti dolorante dopo ogni suo colpo, sono tutta rossa in volto perchè so che il mio sesso è totalmente esposto al suo sguardo.

I colpi cessarono, ne contai almeno 75 c– bene Nadine aspettami qua, non ti muovere e chiudi gli occhi, se entra qualcuno devi rimanere in posizione e scusarti con lui e chiedergli di aspettare fuori- io sobbalzai a questa richiesta ma come stavo per parlare vidi i suoi occhi stringersi in un’espressione di rabbia che mi fecero zittire, deglutendo, con voce bassa risposi– va bene però fai presto ti prego qua mi conoscono tutti- lui preso dalla rabbia iniziò a darmele sode e con voce dura e affannata fraun colpo e l’altro – ah ti preoccupi adesso e? Ma prima senza mutandine solo con la gonnellina non ti preoccupavi? Vedrai che ti passerà la voglia adesso, e poi a casa lo diciamo a Erika cosi te ne da anche lei – io cominciai a singhiozzare sotto quella nuova serie di colpi severi e restai ferma, lui si alzò lo vidi dallo specchio ricomporsi e guardarmi un’ultima volta, poi uscire chiudendo la porta.

Chiusi gli occhi poggiata sempre allo specchio , chiunque fosse entrato mi avrebbe vista piegata a 90 gradi, palmi poggiati al vetro e il mio culetto nudo sotto la gonnellina rialzata, inutile dire che mi sentivo il cuore in gola, stavo attenta a catturare qualsiasi rumore, quando prima era uscito mi ero concentrata per riuscire a seguire il rumore dei suoi passi ma appena si era richiusa la porta li avevo persi, passò non più di venti secondi, ero immobile il mio respiro era ridotto al minimo per non perdere nemmeno un rumore o un soffio di vento, quando sentii aprire la porta, sentii qualcuno entrare e richiudere la porta per poi avvicinarsi, la tentazione di aprire gli occhi era veramente grande ma se poi fosse stato lui sapevo già a cosa andavo incontro, sentii una mano toccarmi il sedere, il mio corpo si irrigidì a quel punto non riuscii più a trattenermi mi alzai, feci per mollare uno schiaffo alla persona che mi stava toccando, ma come li aprii vidi che era lui che sorrideva con un tanga in mano – spaventata?- io annuii abbassando il viso e la mano, lui mi porse il tanga – mettilo avanti e andiamo, meritavi che entrasse qualcun altro, ma per tua fortuna il reparto biancheria è giusto accanto alla porta- io sorrisi capendo che l’aveva fatto solo per farmi spaventare cosa che gli era riuscita benissimo, lo misi velocemente poi quando stavo per staccare il cartellino mi fermò – la commessa e tua amica vero?- io annuii la sua bocca si spalancò in un sorriso – bene allora sa che te sei una monella e vieni sculacciata ?- io scossi il capo spaventata – bene allora vorrà dire che da oggi lo saprà, andiamo che dopo usciti da qui si cerca un luogo appartato dove riceverai il resto della punizione- io arrossendo e tremando dalla tensione e l’imbarazzo sapendo che arrivata alla cassa Elena avrebbe visto che ero stata sculacciata sonoramente nel camerino, tutti questi miei pensieri furono bloccati dalla sua mano che afferrava il mio polso e mi portava fuori.

Fine prima parte spero vi piaccia commentate numerosi please

Racconti di sculacciate: Silvia

11 Marzo 2010

Nadine ci regala un altro dei suoi bellissimi racconti! Buona lettura! Ricordo a tutti che chiunque può pubblicare un racconto sul blog Perversionis, basta mandare una mail a sculacciata76@yahoo.it

Ciao a tutti mi chiamo Silvia, ho 18 anni e sono una barista, ho i capelli mossi castani, gli occhi azzurri, porto la seconda di reggiseno, sono alta 1,60 fisico magro, ma adesso iniziamo la storia.

Era un lunedì mattina, lavorando in un bar vicino alle superiori a quell’ora il locale era pieno di ragazzetti/e che avevano bigiato a scuola, stava andando tutto come al solito fino a quando una ragazza entra spaventata nel bar, è molto giovane bionda occhi marroni fisico snello, la vedo correre nei bagni, subito dopo entra un omone grosso, moro alto 1′78 che urlando – disgraziata dove sei? Ti faccio vedere io cosa succede a marinare sempre la scuola, vieni fuori tanto una bella dose di sculacciate a casa non te la leva nessuno- fa una pausa mentre tutto il locale si gira, nessuno si muove anzi molti si affrettano alla cassa dalla mia collega per pagare ed uscire prima che scoppi un casino.

Il locale era diventato quasi deserto erano rimasti pochi clienti ai tavoli che osservavano il signore avvicinarsi con aria arrabbiata verso di me, guardandomi accenna un sorriso come per calmarmi – scusi la scenata ma mia figlia è una settimana che non va a scuola, oggi il preside mi ha chiamato informandomi dell’assenza di mia figlia, l’ha mica vista? È entrata poco prima di me – io faccio cenno di no, ma la mia collega che è una stronza di natura e gode nel farla – si è scappata nei bagni la vado a chiamare – io la guardo incazzatissima, poi mi giro verso il signore – lei non porta via nessuno, si calma e poi magari potrà parlare con sua figlia – lui cominciò a ridere poi con sguardo che mi fece diventare piccola – io mia figlia la porto via e adesso capito? E si faccia gli affari suoi – girando la testa verso i bagni – Chiara esci subito di lì o sfondo la porta avanti- poi voltandosi verso di me – invece di stare li a predicare mi faccia un caffè- io presa dalla rabbia per i modi rozzi dell’uomo – ma vaffanculo se vuoi il caffè fattelo da solo cretino- vidi i suoi occhi iniettarsi di sangue – che modi sono signorina- io presa dalla rabbia del momento – sono i modo adatti a un rozzo come te – lui mi guardò studiandomi con aria superiore – quanti anni ha signorina per parlarmi così? Lo sa che lei potrebbe essere mia figlia? Quindi mi porti rispetto e si faccia i cavoli suoi che campa 100 anni- io sbatacchiando la mano sul tavolo – esci subito da qui imbecille o chiamo la polizia- lui mi prese per un braccio stringendomelo ma senza farmi male solo per bloccarmi e intimidirmi (cosa che gli riuscì benissimo) – lo sa che lei mi ha offeso davanti a tutti e potrei denunciarla? Facciamo così siccome mi sento magnanimo non la denuncerò ma- fece una pausa avvicinandosi al mio orecchio – lei dopo il lavoro verrà da me spedita, e dopo che avrò finito di punire mia figlia passerò a lei- io arrossii, il mio cuore mi balzò in gola poi provando a difendermi – non può farlo, e poi che vuole denunciarmi per avergli detto imbecille- lui con un sorriso sarcastico – vedo che almeno siamo passate nuovamente al lei, comunque si informi e vedrà che lei per legge e passibile di denuncia anche solo per uno stronzo, se poi ci aggiungiamo che mi ha offeso davanti a tutti. Io punirò mia figlia verso le quattro, se non verrà anche lei domani tornerò qua – io restai in silenzio presa da mille pensieri diversi ed improvvisi, la paura mi invase, riuscii a malapena a vedere lui poggiare un biglietto sul balcone per poi andare verso i bagni ed entrarci, dopo due urli e poi lui che trascinava sua figlia fuori fra gli sguardi delle persone presenti.

Subito dopo l’accaduto chiamai la mia datrice dicendo che mi sentivo poco bene,presi il biglietto e poi andai dalla mia collega e gli dissi di non dire nulla, lei accettò però volle che in cambio accettassi una sua richiesta dopo qualunque essa fosse, io accettai ed uscii.

Passarono le ore, chiaramente non andai a casa ma passeggiai inebetita fra le strade del centro, non potevo cedere al ricatto ma nemmeno rischiare la denuncia, sicuramente avrei perso il lavoro per non parlare delle credenziali per i futuri impieghi.

Arrivò l’orario deciso e mi accorsi di essere arrivata davanti all’indirizzo segnato sul biglietto, all’indirizzo segnato c’era una piccola villetta molto carina con un piccolo giardino, lessi il campanello e poi vedendo la corrispondenza col nome sul biglietto lo suonai, passò neanche un minuto che vidi chiara aprire la porta, si avvicinò a testa china verso il cancello e mi aprì senza dire nulla, lo stesso feci io non sapendo cosa dire.

Entrate in casa lei mi accompagnò in salotto e mi fece cenno di accomodarmi sul divano, le mie gambe tremavano e mi sentivo il cuore battere all’impazzata, dopo poco entrò il signore mi guardò sorridendo poi con voce tranquilla – bene signorina vedo che ha preso la scelta giusta, non potrà sedersi per oggi, e domani potrà farlo molto male ma meglio di perdere il lavoro è di sicuro- si fermò un attimo per schiarirsi la voce poi continuò – e poi è giusta dato che mi ha nascosto il fatto che mia figlia era nel vostro bagno permettendole così di sfuggirmi, dopo che aveva marinato la scuola perdendo l’interrogazione di inglese oltre a mancarmi di rispetto- io abbassando il viso – non l’avevo fatto per quello ma perchè aveva minacciato di sculacciarla e io non volevo che lei fosse punita, comunque mi scuso per avergli mancato di rispetto – lui scoppiò a ridere – certo perchè tanto se mi scappava lì al bar dopo non l’avrei trovata a casa – io stringendo i pugni per farmi coraggio – ma era fuori di se pensavo la picchiasse davanti a tutti preso dalla rabbia, invece magari a casa con calma parlandone non sarebbe arrivato alle mani – mi scrutò con calma – ma lei pensa che le sculacciate siano una forma di violenza? Non lo sa che io sono quello che sono perchè mio padre se facevo cazzate mi riempiva di cinghiate date bene? Crede forse che se tutti i genitori sculacciassero i loro figli quando serve si vedrebbe questa massa di nullafacenti in giro per i bar invece che a scuola- io accorgendomi che l’argomento era giusto provai un’ultima difesa – ma- la sua mano picchiò con forza sulla superficie del mobile accanto a lui facendomi sobbalzare urlando – ma cosa? Questo è il mio metodo, lei viene sculacciata regolarmente da quando ha compiuto 15 anni e a seconda della serietà della sua mancanza, difficilmente uso la cinta ma oggi se l’è meritata e la riceverà. E così lei per aver mancato di rispetto a una persona più grande di lei e aver difeso le sue gesta istigandola così a pensare che anche se aveva fatto una stronzata poteva passarla liscia, la vuole salvare? Non può al massimo poteva salvare se stessa ma dato che è stata cosi stupida da intromettersi nei nostri affari mancandomi di rispetto oggi gli insegnerò ciò che i suoi genitori dovevano avergli insegnato da molto signorina, adesso inizierò con mia figlia poi passerò a lei- detto ciò prese una sedia mettendola al centro della stanza poi chiamò Chiara.

Chiara si avvicinò molto piano al padre poi arrivata accanto a lui si levò le mutande lasciandole a metà caviglie, a quel gesto tremai pensando che dopo l’avrei dovuto fare pure io, il suo viso era visibilmente preoccupato e imbarazzato, poi la mia presenza di sicuro non l’aiutava si chinò poggiandosi sulle ginocchia di suo padre e si tirò su la gonnellina poi con voce tremolante e lieve - sono pronta inizia a punirmi come merito papa – suo padre alzò la mano e poi ciack un colpo fortissimo, la bocca di Chiara si allargò in un urlo silenzioso per poi richiudersi, era la prima volta che assistevo ad una sculacciata e al pensiero che dopo ci sarei stata io al suo posto mi faceva tremare, dopo i primi dieci colpi severi Chiara iniziò a piangere come una bambina urlando fra i singhiozzi – bastaaa ti prego andrò a scuola lo giuro- suo padre mentre la colpiva – ne sono sicuro sai – ciack ciack lei dimenandosi e piangendo – non così forte ho capito giuro – lui sorridendo sarcasticamente – non così forte? Lo sai che l’insufficienza presa ti comprometterà tutto il trimestre? Adesso vedi culo viola che ti faccio- lei continuò senza sosta a piangere per tutto il tempo urlando fra una serie di colpi e l’altra, basta mi brucia troppo, come farò domani a scuola, e le risposte severe di suo padre avevi a pensarci bene prima di bigiare, è meglio se vedono che sei stata punita come meritavi, vergognati a dover essere punita ancora come una bambina, dovrei sculacciarti davanti alla professoressa altro che davanti a questa signorina che ti difende pure e giù sculacciate severe, passarono due minuti poi si fermò.

Passò la mano sul sedere della figlia accarezzando le varie forme rosse della sua mano impresse sulla pelle una volta bianca – bene adesso ti darò le ultime 20 contale in inglese cosi vediamo se almeno sai contare fino a 20 – lei fece per dire qualcosa ma si bloccò, suo padre arrotolandosi la manica della camicia alzò il braccio e ciaff, il colpo era molto severo forse più dei precedenti la voce di Chiara singhiozzando scandì – one- subito dopo ciack secondo colpo, la cosa continuò fino a venti che Chiara conto fra le lacrime in inglese, due volte fra i singhiozzi si era sbagliata e suo padre senza fare tante storie ne dire nulla gli aveva rifilato dieci sculacciate forti e veloci.

Battendo piano la mano sul culetto rosso fuoco della figlia – bene vai a prendere la cinta, e quella che ti ho fatto prendere apposta quel giorno- i suoi occhi si allargarono un istante per il timore di ciò che gli stava per succedere, si alzò e andò verso le camere, io stetti in silenzio testa china evitando di incrociare lo sguardo di lui, lui sorridendomi – ti voglio raccontare una cosa simpatica che ho fatto fare a mia figlia un giorno che doveva essere punita, era tornata in ritardo e puzzava di alcool la sera, quindi aspettai il giorno dopo, la lascia a casa e gli curai il dopo sbronza, poi il pomeriggio la portai in centro nei vari negozi, una volta lì gli feci comprare con la sua paghetta la cintola giusta per punirla e alla fine trovò questa- mostrò con la mano aperta la cinta in mano a Chiara che era appena tornata, era molto larga e spessa di pelle doveva fare un male cane, lui guardandola – Chiara stavo raccontando di quando siamo andati a prendere questa cintola alla signorina, digli quanto ti è costata- lei rossa in volto – mi è costata 90 euro tutta la paghetta del mese – lui alzandosi e prendendo la cinta – i soldi spesi meglio, almeno e utile per la tua disciplina – lei non disse nulla si limitò a chinare la testa imbarazzata e dirigersi verso la sedia adesso libera.

Chiara si chinò poggiando le mani al poggia piedi della sedia e poi si alzò la gonnellina e stette in attesa, suo padre andò dietro di lei piegando in due la cinta, Chiara si morse le labbra aspettando il colpo, ciack un colpo forte colpì il gluteo destro di lei, la sua bocca si spalancò emettendo un piccolo urlo, il suo corpo inizio a muoversi per i primi singhiozzi del pianto, e ciack il secondo colpo, dopo il quinto iniziò a piangere nuovamente come una bambina, gli schiocchi erano molto forti e lasciavano una striscia rossa fuoco che piano piano diventava bluastra al centro, questa volta non supplicava piangeva e basta solo dopo la trentesima in lacrime – non lo farò più basta mi fa malissimooo- lui gli tirò una cinghiata fortissima che fece emettere un urlo soffocato e cadere in terra Chiara, subito cercò di toccarsi il sedere per alleviare il dolore ma lui gli tirò una cinghiata sulla mano per fargli capire che non poteva farlo poi con voce severa – fila nell’angolo e stai ferma lì e ringrazia che non te ne do altre- mentre stava andando all’angolo la prese per un braccio e la tirò verso di lui poi l’abbracciò, guardandola negli occhi con un’espressione dolce mentre con i pollici asciugava le lacrime di lei – piccola sono stato severo perchè non voglio che tu finisca come me capito? Voglio che tu studi lo so che è dura ma lo devi fare poi se ti succedesse qualcosa mentre sei fuori a girovagare come farei a sopportarlo? - lei si strinse a lui lasciandosi andare in un pianto liberatorio – scusaaaaaa non dovevo pero sei stato severo- lui distolse lo sguardo dispiaciuto – lo dovevo essere piccola dai vai nell’angolo che poi nascosto nel mio armadio c’è un regalino- lei sorrise e andò nell’angolo.

La mia espressione era inebetita come poteva sorridere così dopo la dura punizione ricevuta? Ma poi cos’era stata quell’espressione amorevole sul volto di lui così severo fino a prima, capii di essermi sbagliata sul suo conto, lo guardai e con voce lieve – scusi l’avevo giudicata male, anche se non sono d’accordo con le punizioni corporali devo dire che ama molto sua figlia- lui sorridendomi e prendendomi per un braccio – certo dopo la morte di sua madre è la mia unica ragione di vita, poi non sono mica sempre con la cinta in mano questa è la terza volta che l’assaggia altrimenti mi limito a semplici sculacciate manuali e in rari casi- io mi sentii stupida e meritevole della sculacciata, la cosa mi lascio perplessa, ma era l’ora di preoccuparsi del mio sederino quindi con voce preoccupata – ma dovrò assaggiare pure io la- mi fermai senza il coraggio di continuare, lui mettendomi in modo deciso sulle sue ginocchia dopo essersi seduto – certo ma solo 10 colpi – non ebbi neanche il tempo di sentirmi sollevata che sentii le sue mani tirarmi giù calzoni e mutande e poi ciack ciack, me le dava più veloci che a sua figlia ma con meno potenza anche se dopo poco mi ritrovai a piangere, ero imbarazzata da morire sculacciata da uno sconosciuto alla mia eta, lui continuava senza pietà cominciai a supplicarlo quando aumentò la forza – la prego basta sarò più rispettosa- lui come a sua figlia continuò senza farsi influenzare, feci per coprirmi con la mano ma lui mi bloccò il braccio portandomelo dietro la schiena e per evitare il mio scalciare mise la sua gamba dietro le mie, adesso non potevo far altro che stare lì a prendere le sculacciate senza poter reagire, i colpi andarono avanti veloci e potenti a lungo, urlavo forse anche più di sua figlia chiedendo basta, sarò buona lo giuro, ma le sue risposte erano semplici, ne sono sicuro e poi continuava, si fermò accarezzando il mio sedere caldo, io restai immobile singhiozzante sperando fosse finita.

Rompendo il silenzio – bene si alzi signorina- mi alzai coprendomi la patatina arrossendo pensando a come era esposta al suo sguardo prima, lui ridendo – ma la faccia finita per me e come se fosse una bambina- io restai ferma comunque coprendomi e avvampando un po dalla rabbia per la bambina, mi stupii per questa mia reazione, mi accorsi che ero irritata dal fatto che mi trovasse una bambina e così allargai le mani scoprendomi per vedere se mi guardava, ma nulla, la cosa non so il perchè ma mi dava fastidio, comunque il tempo di preoccuparmi per quella sciocchezza terminò perchè lui mi diede l’ordine che più temevo – piegati come ha fatto Chiara avanti – le mie gambe tremarono mentre il mio corpo si piegava , lui andò dietro di me, io diventai rossa come un peperone, dato che adesso ero esposta in maniera oscena al suo sguardo, ma ero anche curiosa di vedere se lui cedeva alla bella visione davanti a se.

Ciack primo colpo da quanto era forte il dolore non riuscii nemmeno a urlare, piegai le gambe per coprirmi, lui non disse nulla per un po poi con voce severa – signorina se non vuole altre 10 cinghiate torni in posizione – io a quella frase tornai subito su, adesso tremavo vistosamente per la paura dei colpi successivi lui ridendo quasi divertito – allora vede che è peggio di una bambina- io stringendo le mani alla sedia – ma non è vero sono le sue cinghiate troppo severe- lui non disse nulla e ricominciò dopo la terza piangevo cercando di restare in posizione con tutte le mie forza, arrivò a nove poi fece una pausa e poi Ciack un colpo fortissimo che mi fece cadere a terra dolorante, mi prese per un braccio e mi portò accanto a sua figlia – resti qui insieme a lei io vado a fare la spesa al ritorno vi voglio trovare dove vi ho lasciate – girandomi un attimo notai che a differenza che con sua figlia con me si era eccitato, provai un senso di vittoria dentro di me anche se minore al dolore al sedere e l’umiliazione che sentivo, comunque un sorriso mi scappò ugualmente.

Lui uscii a quel punto Chiara girandosi con gli occhioni rossi – è severo ma lo fa per il mio bene e poi- girò gli occhi verso destra come per pensare se dire o non dire ciò che pensava poi riportando lo sguardo su di me – io non ti trovo una bambina anzi- detto ciò si avvicinò a me per baciarmi sarà stata l’avventura vissuta assieme o l’eccitazione del momento accettai le sue labbra e dopo poco ci si ritrovò a fare l’amore sul divano, tornato il padre me ne andai guardandola con un sorriso complice, adesso è tre mesi che stiamo assieme quando si dice il destino.

Spero vi piaccia

Il nuovo racconto di Nadine

4 Marzo 2010

Chiaramente il racconto è inventato spero vi piaccia. Quindi premetto che i nomi e le descrizioni di A.S. E.S. e G. saranno fatte da me.

Era sabato, il giorno scelto da me,seno ( che chiamerò Lucia) Geronimo,educatore ( che chiamerò Giovanni), ed infine A.S. ( che chiamerò Giastolfo scherzo Luca ihih) per farci punire per l’assurda quasi lite sul blog, ma adesso vi racconto com’è andata .

Ero sul treno verso Firenze già da un’ora, l’appuntamento era per le 11 alla stazione, io sarei stata l’ultima ad arrivare, la ci si doveva incontrare tutti al baretto dove mi sarei strafogata con una mega colazione perchè avevo una fame incredibile.

La giornata era bellissima, un sole caldo che illuminava tutto, nonostante fosse marzo c’erano almeno 22 gradi, per questo motivo avevo deciso di vestirmi con un vestitino azzurro leggero e corto, anche perchè sapevo che il viaggio di ritorno sarebbe stato più eccitante per ovvi motivi :).

Mi ero addormentata appoggiata al vetro del finestrino, quando sento la sveglia del mio cell suonare, sobbalzo e guardo l’ora manca poco più di 5 min alla stazione, mi alzo e mi dirigo alle porte, con me non avevo nulla oltre ai documenti e il cell tenuti nella borsa, durante il viaggio per rimanere in argomento mi ero immaginata nell’essere beccata dal controllore senza biglietto ed essere cinghiata per bene davanti a tutti e poi mani al finestrino e sederino scoperto, messa come esempio per chi non paga il biglietto ihihi, nella mia fantasia avevo appeso al collo anche un cartello con su scritto “ se i gentili passeggeri saranno trovati senza biglietto gli saranno somministrate un numero di cinghiate sul sedere pari ai km percorsi” chiaramente tutto scritto in 3 lingue eheh ( sai che fortuna se da Napoli arrivavi a Venezia ihih ).

Scesa dal treno mi diressi tutta felice verso il bar, dentro di me ero tutta in subbuglio, gli sarei garbata? Erano le persone gentili incontrate sul web? Erano dei super fighi da paura? Ma mentre la mia testolina faceva rigirare come un tornado tutte queste idee eccomi davanti al bar, come prima persona scorgo Lucia, sorrido riconoscendola dall’orologio in gomma rosso che ci si doveva mettere come riconoscimento, il vento spostava i suoi capelli all’indietro mentre con aria quasi persa osservava dei libri su un banchetto, il suo corpo era esile e con curve non troppo accentuate ma non la rendevano brutta anzi, sembrava quasi una di quelle bellissime fate che compri nei negozi, un suo braccio si alzò e la sua mano scostò dietro il suo esile orecchio una ciocca di capelli, il suo sguardo si incrociò col mio per un attimo poi tornò un secondo sui libri per poi guardarmi nuovamente stupita, il suo volto s’illumino e venne verso di me sfoderando un fantastico sorriso – ciao devi essere Nadine vero?- io annuii alzando il braccio per mostrare l’orologio, lei mi guarda quasi curiosa – sei più carina di quanto pensassi – annuii arrossendo e con voce fievole e timida – grazie anche te sei molto carina e dolce – portai una mano sulla sua spalla e la bacia sulle guance per salutarla.

Si guardò intorno in cerca degli altri, li scorse che parlavano fra di loro a un tavolo con davanti ognuno una tazza di cappuccino, io feci segno a Lucia di distrarli, così lei andò dai tre che probabilmente aveva già conosciuto prima.

Nel frattempo mi levai l’orologio sperando che Luca non mi riconoscesse dalle mie fotine su msn, andai dietro al più anziano un signore alto nella media capelli grigi, occhi marroni viso severo ma dolce e che emanava un odore rassicurante di colonia, ma Luca il ragazzo più giovane di tutti mi sgamò subito, era molto più carino dal vero con i suoi capelli castani e i suoi occhi verdi, il fisico non era niente male, ma riuscii facendo un cenno con gli occhi a fargli capire di far finta di nulla e cosi fece, anche se a fatica dato che avrebbe voluto abbracciarmi e salutarmi, nel frattempo sentii Giovanni con una voce profonda e dolce – quella ragazza sembrava Nadine vero?- Luca sorrise alzando le spalle, mentre Geronimo, un uomo sulla quarantina, molto distinto anche nel modo di vestire, capelli mori e occhi neri, fisico anche lui normale annuii per poi posare lo sguardo sul mio polso e dire con una voce un poco più dura e roca del primo – non credo era senza l’orologio, a quel punto mi avventai con le mani agli occhi di Giovanni per fargli lo scherzo, ma mentre stavo facendolo lui alzò la tazza del cappuccino che traballò scossa dalla sua mano mossa all’improvviso per la sorpresa del mio gesto facendo cosi cadere il contenuto un po sulla tovaglia e se non si scostava subito sui calzoni, io portai le mani alla bocca scoppiando a ridere, Lucia rise insieme e a Luca , mentre Geronimo sgranò gli occhi sorpreso, mentre Giovanni con fare molto educato si alzò girandosi verso di me, e con un grosso sorriso – ma allora è vero che sei una monella- detto ciò mi abbracciò, io con lo sguardo preoccupato – scusami non volevo- lui allentò l’abbraccio, guardandomi da cima a fondo – sei proprio bella sai avrei voluto salutarti per bene e offrirti qualcosa ma prima di questo mi sa che dovrò punirti- io mi guardai spaesata attorno pensando “ non vorrà mica farlo qua davanti a tutti “ Lucia ridendo – dai Giovanni almeno prima falle salutare gli altri- lui sorrise scostandosi, io mi diressi di corsa da Geronimo che era il più vicino e gli saltai addosso schioccandogli due baci sulle guance, lui reagì alzando stupito un sopracciglio e sorridendo, poi corsi anche da Luca e dopo avergli preso le manine cominciai a saltellare felice – evviva finalmente ci si incontra- lui sorridendo – e si ma lo sai il perchè vero?- io annuii e anche Lucia abbasso leggermente lo sguardo annuendo, wow che dolce che era sembrava cosi esile e indifesa, mi veniva voglia di coccolarla tutta nonostante i vari battibecchi, Geronimo avvicinandosi e mettendomi una mano sulla testa – e già ci siamo appena incontrati e già meriti una punizione brava – io abbassando la testa – uffiiii non è giusto- Luca conoscendo che amo essere imbarazzata – se non volevi essere sculacciata già appena arrivata non avevi a fare subito il casino che hai appena combinato- il suo sorriso mi fece capire che aveva detto così solo per usare la parola sculacciata al bar davanti a tutti, mamma volevo scomparire, una coppietta si girò verso di noi e poi lei iniziò a ridere insieme al suo ragazzo, io tirandogli un cazzotto sulla spalla – ma uffa dovevi proprio dirlo così ad alta voce- lui fece per rispondere ma Geronimo lo fermò, rivolgendosi a Giovanni – seguimi ti porterò in un posto dove farlo- detto ciò ci fece cenno di seguirlo, Lucia restò lì ferma con Luca ma Geronimo guardandola – signorina anche te che eri sua complice forza- lei cercò di dire qualcosa ma per evitare di dare troppo nell’occhio restò in silenzio.

Si arrivò in un punto dove c’erano dei binari morti subito dopo i locali della stazione, parcheggiati c’erano sette vagoni, capii che potevano fare a caso nostro, poi pensai “ certo che fanno a caso nostro senno che ci portava a fare qua”.

Arrivati lì ci si fermò guardando che nessuno ci avesse seguiti, io avevo il cuore in gola e cosi credo anche Lucia dall’aria tesa che aveva, Giovanni prese per un braccio me e lei portandoci nel mezzo a due binari, Luca e Geronimo si misero di guardia.

Giovanni si sfilò la cinta robusta in cuoio e fece cenno a me di mettermi piegata mani al vagone, lo feci un po tremolante, sentivo l’aria accarezzarmi il capelli,Giovanni mi alzò il vestitino, oddio stavo per essere sculacciata da lui all’aperto dove potevano vederci,non volevo eccitarmi e passare male ma sentivo già la mia micina eccitata dalla situazione, da lì a poco probabilmente si sarebbe notata la mia eccitazione, sperai che non levasse il mio tanga cosi da coprire eventuali perdite strane :).

Non so se lo fece per paura di doversene andare di corsa se ci avessero scoperti o altro ma comunque non me lo tolse, io fui felice della cosa, piegò il mio vestitino infilando l’orlo nella cintura che portavo cosi da lasciar libero il mio sederino, poi si mise di lato – dolcissima Nadine sei molto carina e vivace come descrivi anche nei tuoi racconti- fece una pausa facendo schioccare la cinta, i muscoli delle mie gambe si irrigidirono al suono, Lucia guardava tesa la scena, la invidiavo perchè almeno guardando la mia punizione avrebbe saputo cosa gli aspettava mentre per me era tutta una cosa nuova, intanto Giovanni continuò – ma anche molto monella, quindi adesso ti punirò con 70 colpi di cinta non severi dato che stasera ti aspetta la vera e propria punizione, comunque sappi che ogni 7 colpi ne darò 1 più forte, ogni dieci dovrai chiederne ancora e ringraziare va bene?- nel frattempo che finiva la domanda mi accarezzò la testa per tranquillizzarmi un po.

Sentii allontanarsi Giovanni di un passo poi ciack il primo colpo, non molto severo, andai leggermente avanti e sorrisi, lui guardandomi – che hai da sorridere- io arrossendo – nulla credevo fossero più severi i colpi- lui alzò il braccio e ciack mi diede un colpo molto forte che mi fece urlare, poi fermandosi – così dici? - io annuii pentendomi un po del mio commento – questa piccola sarà la forza che userò stasera, ma per adesso mi limiterò ad arrossarti il sedere va bene?- io annuii lui riprese la posizione, e subito ciack ciack i colpi cadevano ritmici un po sul mio sedere e un po subito sotto i miei glutei, al settimo ciack un colpo più severo sulle cosce, io lanciai un urletto per il bruciore e mi accorsi che si sarebbe visto, sentii gli altri sorridere capendolo anche loro assieme a me, nel mentre Giovanni – be le 10 cinghiate severe le prenderai sulle cosce cosi da mostrare mentre si andrà in giro la monella che sei- io arrossi e con voce imbarazzata – va bene - lui dandomi un’altra pacca sulla testa – brava ora continuiamo, sei molto resistente sai brava, vedremo se dopo Lucia sarà brava come te ma sono sicuro di si vero?- detto ciò si girò verso di lei, lei che stava guardando preoccupata la sua mini di jeans annuii aggiungendo con una voce molto dolce – si cercherò di non lamentarmi troppo, anche perchè non sono stata sculacciata spesso come lei- lui gli sorrise in modo dolce – tranquilla non sei qua per fare gare o essere giudicata ma solo per passare una bella giornata ed essere punita, comunque vi ricordo che se ora o stasera non vorrete essere punite oppure vorrete che si smetta basta chiedere ok? Ci sarà una parola d’ordine per stasera mentre per ora basta chiederlo seriamente e non fra un singhiozzo e l’altro- si annuii felici e rassicurate.

Tornò a guardare il mio sedere attraversato da poche strisce rosse e così ricominciò l’opera, ciack ciack arrivò a dieci e si fermò per farmi ringraziare – 10 grazie Giovanni, dammi altre dieci sculacciate per favore – lui sorridendo sarcasticamente - ma certo monellina- e ciack altre 6 sul sedere e una sulle cosce subito sopra l’altra , la punizione andò avanti fino a 70 colpi come previsto, i colpi non erano stati molto severi tranne alcuni e Giovanni era stato molto bravo a darmeli, mi accorsi che ero super eccitata ad essere punita lì all’aria aperta vista da i master che leggono sempre i miei racconti.

Feci per levarmi terminata la mia punizione ma lui mi fermò – resta ferma lì e te Lucia mettiti accanto a lei- Lucia eseguì l’ordine poggiando le mani al vagone subito accanto a me, era molto tesa ma comunque mi sorrise, Giovanni gli alzò la mini, scoprendo delle mutandine rosa molto carine, il suo sederino non era molto grosso ma era sempre un bel culetto, Giovanni passò anche a lei una mano fra i capelli – ora tocca a te sai già cosa devi fare vero?- lei fece cenno di si, lui prese le sue mutandine e le calò fino alle caviglie, il viso di Lucia si fece rosso come un peperone, stringendo i pugni – perchè a me levi le mutande e a lei no?- Giovanni sorrise – ma perchè a lei non c’era bisogno aveva il tanga e quindi la stoffa delle mutandine non copriva le natiche – lei sbuffò girandosi in avanti,si vedeva che un po si vergognava e mi ritrovai quasi gelosa dell’ulteriore imbarazzo impartito a lei.

Giovanni fece un passo indietro e ciack il primo colpo, Lucia resistette bene più di quello che mi aspettavo, fino al 7 che lancio un piccolo urlo quasi più di sorpresa per l’inaspettato dolore che per il dolore stesso, le sue gambe si piegarono ma subito dopo tornò in posizione – scusa Giovanni dammi un’altra cinghiata forte per essermi levata dalla posizione – Giovanni non se lo fece ripetere due volte e ciack altro colpo, questa volta si limitò a stringere i pugni e mordersi il labbro, cosi lui continuò a colpirla fino a dieci, ci fu 5 secondi di pausa poi Lucia imbarazzata – 10 grazie Giovanni dammi altre 10 sculacciate per favore – e così fu, si arrivo fino a 70 senza intoppi anche per lei, e come sarebbe successo a me se non avessi le mutandine addosso notai la sua micina umida per l’eccitazione e sorrisi, Giovanni chiamò più vicini sia Luca che Geronimo per fargli osservare i nostri culetti belli rossi e i segni sulle cosce, i due sorrisero Luca toccò prima il sedere di lei e poi il mio per sentire le leggere e piccole strisce rialzate sulla pelle dovute ai colpi – bel lavoro Giovanni – Geronimo fece lo stesso sorridendo poi notando la micina di lei – aaah ci siamo anche eccitate vedo- detto questo mise una manina sulla schiena di Lucia e fece un cenno a Luca che fece la stessa cosa ma questa volta mi abbassò il tanga, sul viso di Lucia si dipinse un sorriso simpatico di vendetta, e tutti scoprirono che pure io avevo la micina umida, il mio viso divenne rosso volevo dire qualcosa ma stetti zitta sapendo che non potevo trovare scuse, alzarono la mano e poi ciack ciack veloci e forti, dopo 30 colpi iniziammo a piangere quasi all’unisono, si singhiozzava come delle bambine mentre le mani severe di Luca e Geronimo ci colpivano, arrivarono a 100 e si fermarono, i colpi erano stati molto severi anche se non troppo, Giovanni aveva assistito divertito alla scena, Luca mi porse il fazzolettino per asciugarmi le lacrime, poi invece lo arrotolò a me le asciugò dolcemente lui. sorridendomi – cosi imparate a essere cosi monelline ad eccitarvi quando vi puniscono- io volevo scostare lo sguardo ma lui mi teneva il viso fermo sul suo apposta per imbarazzarmi, io balbettando – scusa non succederà più era la situazione a – mi bloccai giocando con le mie mani imbarazzata- Geronimo invece passò a Lucia il fazzoletto evitando però di fare commenti ma sorridendo malizioso – bene monelline posate le vostre mutandine qua oggi non vi serviranno – non potevo crederci ci stava chiedendo di andare senza mutandine in giro stavo per dire qualcosa quando Lucia mi precedette – ma dobbiamo proprio? Non si potrebbe?- Geronimo la fece piegare nuovamente – allora potete fare due cose, una levarle senza tante storie, la seconda levarle a son di sculacciate- lei arresa come me lasciò cadere le mutandine a terra, le fece per raccogliere ma lui la fermò – lasciatele qua sarà divertente immaginare il perchè ci siano due paia di mutandine femminili in terra per chi le troverà- arrossii chiedendomi il perchè dato che sicuramente non sarebbero risaliti ne a me ne a lei ma comunque la cosa mi imbarazzava lo stesso.

A quel punto Ci si risistemò e poi si fece tappa prima ai bagni dove mi lavai il viso e mi rifeci il trucco e uguale lei – Nadine come ti sembrano? - io sorridendo – molto carini e molto bravi nel punirci come le monelline che siamo- lei mi sorrise e prendendoci per mano si uscì, riunite al gruppo ci si diresse verso i taxi, la gente ci guardava stupita notando i segni sulle cosce, ci ammiccavano oppure ci guardavano con compassione, mentre pochi con disprezzo come dire guarda quelle la, io ero super imbarazzata e così anche Lucia cercai solo di non pensarci per evitare l’eccitazione che provo mentre mi vergogno.

Si trovò due taxi ma Giovanni sorridendoci – mi sa che sarà meglio una passeggiata che dite?- i nostri volti si arrossarono e sempre tendoci per mano ci si incamminò per la via verso il duomo.

Fineeeee se vi piace se volete scriverò cosa successe la sera un kissolo

Sculacciate per San Valentino: Ha vinto Nadine!

17 Febbraio 2010

Premetto che per me sono stati bravissimi tutti gli autori che hanno partecipato e che ringrazio, a nome di tutti.

Però un vincitore ci deve essere e il Popolo Sovrano dei lettori ha eletto Nadine: Nadine HA VINTO!

(adesso come dice Seno nei commenti le tocca scrivere un altro racconto ;-) )

Racconti di sculacciata: Lily e crystal

26 Gennaio 2010

Finalmente torna la nostra amica Nadine con un racconto di sculacciate!
Buona lettura a tutti e grazie alla nostra amica scrittrice.

Spero vi piaccia metterò una linea dove c’e la descrizione della villa cosi che chi è interessato solo alla sculacciata possa saltarla senza perdere la trama un kissolo a tutti.

Ciao a tutti mi chiamo Lily sono alta 1′60, 2a di seno, occhi azzurri chiari e capelli lunghi biondi, fisico magro anche se non troppo modello scheletro, vivo insieme alla mia compagna Crystal,la conobbi due anni fa a scuola, una tipa solitaria e dall’aspetto molto autoritario, alta 1′75, 4a di seno , occhi verdi, fianchi da paura, vestiva sempre roba firmata che la faceva sembrare la regina della scuola, aveva molto successo con i ragazzi ma non li aveva mai assecondati , per questo motivo la chiamavano la principessa di ghiaccio, aveva poche amiche, soprattutto dopo che davanti a tutti disse che non amava le ragazze false e frivole,chiaramente le presenti si sentirono offese da quella frase anche se lei non aveva specificato di chi stesse parlando, ma comunque quella sua frase stroncò la sua vita sociale.

Lei se ne fregò , io dal mio posto l’avevo osservata e mi era sembrata una figa da paura quando lo disse e da come reagì fregandosene di tutte subito dopo, anche se sinceramente da quel giorno mi aveva sempre messa in soggezione, mi accorsi inoltre che più la guardavo e più provavo ammirazione verso di lei, non che fossi lesbica intendiamoci però non so perchè quando la guardavo il mio cuore impazziva, le poche volte che ci avevo parlato mi era sembrata una ragazza molto calma e sicura di sé, insomma l’opposto di me che sono vivace agitata e beh si insicura, ma un giorno guardandola mi decisi ad agire.

Andai da lei e inizia a flirtare, lei se ne accorse quasi subito ma mi lasciò fare, e cosi dopo un mesetto con la frase – ma cosa stai aspettando ancora? Visto che non vuoi agire lo farò io- mi baciò di fronte a tutti, avevo già ricevuto dei baci dai miei ex ma quello fu completamente diverso, fu come se sentissi il tempo fermarsi intorno a me, il suo bellissimo viso era appiccicato al mio aveva un’espressione fighissima con gli occhi chiusi con un’espressione sicura, la sua mano si era poggiata sulla mia guancia donandomi una sensazione di calore come se bruciasse, il suo profumo incredibile mi inondò i polmoni, mentre mi accorgevo di tutto questo mi resi conto che non solo non stavo ricambiando il bacio ma che dovevo avere un’espressione idiota dipinta sul viso, lei si staccò da me riaprendo lentamente gli occhi restando vicina a me mi sorrise, poi avvicinandosi al mio orecchio strusciando i suoi capelli sul mio viso da quanto era vicina mi sussurrò – si chiude gli occhi durante un bacio- si girò e si allontanò con aria sicura , io restai immobile con le gambe molli credevo di svenire, scossi la testa ripensando alla sua frase, il mio viso diventò caldo pensando alla figura da stupida che avevo appena fatto quando lei girandosi verso di me – che fai non vieni?- a quel punto corsi da lei e mi fermai al suo fianco, intanto notai che la gente intorno stava commentando cosa era appena successo, mi sentivo in imbarazzo ma vidi la sua espressione sicura di se mentre andava avanti e mi feci coraggio, quel giorno mi portò nella sua villa e poi a fare shopping.

Erano passate due settimane dall’inizio della nostra relazione, io piano piano mi stavo abituando alla nostra relazione, dentro di me mi sentivo al settimo cielo, le nostre compagne erano incredule e invidiose della nostra relazione, mentre i nostri compagni risultavano essere curiosi e favorevoli ad essa, solo poco dopo avrei scoperto il perchè.

Erano da poco passate le 10 di mattina quando la campanella suonò per dare inizio alla pausa, io e Crystal ci si diresse verso i panini con tutta calma, lo so che penserete che non ne avremmo trovati punti dato la calca ma non era cosi, la ragazza che le vendeva era sua cugina e lasciava da parte i panini miei e suoi.

Come sempre si arrivò al punto dove li vendevano ci si diresse al lato di esso e da un cassetto chiuso a chiave si prese i nostri panini, si uscì andando nel cortile dove c’era un cespuglio di rose stupende che se aggirato dava su un piccolo spiazzo d’erba circondato da rose bianche e rosse, quello era il nostro posto segreto, non che fosse tale dato che spesso ci avevano viste entraci, ma diciamo che non osavano entrarci senza permesso, le nostre merende passavano con me che con una mimica esagerata parlavo delle cose successe fino ad allora a scuola, quasi come se lei non fosse stata li la mattina a vedere e sentire le cose che gli stavo raccontando, e lei che mi guardava interessata e che rideva alle mie battute e alle mie mimiche.

Si fece per uscire dal cespuglio di rose quando lei picchiò addosso a Corinne, una ragazza alta bionda anche lei molto popolare, il tempo di rendersi conto di ciò che stava succedendo che vidi Corinne rialzarsi tutta indispettita raccogliendo i fogli da terra e gridare con la sua odiosa vocina da oca petulante – ma che cazzo fai sei cretina, se esci da fare le tue porcate con lei e sei rincretinita guarda di riprenderti stronzetta- Cristal alzò il braccio e colpì violentemente il viso di Corinne, facendola cadere a terra, le persone intorno a noi si fermarono e per nostra sfortuna fra esse c’era anche la preside, la quale vista tutta la scena si diresse severa verso di noi – che sta succedendo qua?- sbottò con la sua voce forte, Corinne con una mano alla sua guancia arrossata e con una voce arrabbiata – mi ha colpita senza motivo questa stronza- Crystal col suo solito modo da principessa si limitò ad aggiustarsi i capelli e dirigersi senza dire nulla verso la presidenza, il tragitto fu silenzioso, potevo sentire lo sguardo severo della preside anche senza guardarla anche se, allo stesso momento potevo benissimo percepire anche quello sicuro e spavaldo della strega, infatti sapeva benissimo di essere dalla parte della ragione agli occhi esterni delle persone presenti al fattaccio, infatti chi aveva assistito alla scena non aveva visto altro che Crystal che si scontrava con Corinne, la quale iniziava a lamentarsi forse in modo esagerato e infine Crystal che la colpiva con un ceffone sbattendola a terra, ero senza fiato anche perchè non mi era mai capitato di assistere a una zuffa nemmeno fra maschi, figuriamoci se pensavo di vederne una fra due ragazze.

La porta a vetri davanti a me mi riportò alla realtà facendomi capire di essere arrivate davanti all’ufficio, Crystal entrò senza nessuna esitazione, dietro di lei Corinne sghignazzante come durante tutto il viaggio, io rimasi ferma un po impaurita, la preside una bella signora di 35 anni capelli rossi, due occhi color smeraldo un fisico ben tenuto e due occhialini che la facevano apparire agli occhi dei maschietti molto sexy si fermò accanto a me – Lily te non ti devi preoccupare sei qua solo per dirci come sono andate le cose va bene?- io sussultai e mi sentii subito colpevole per il senso di leggerezza che sentii dentro di me dopo quelle parole, guardandola non proprio negli occhi dato che ero troppo impaurita per farlo – grazie preside però sono sicura che non riuscirà a …- fui bloccata dalla voce stridula di Corinne – Lily andiamo muoviti o anche altro da fare – a quel punto entrai dietro alla preside.

La discussione fu breve e scioccante per me dato che Crystal esordì – e colpa mia ho esagerato a colpirla- cosi da rendere vani chiaramente i miei discorsi dove la difendevo, così la preside decise di chiamare sua madre e quella di Corinne per metterle a conoscenza dei fatti, mentre per me era stato deciso che ero estranea ai fatti e che ero libera di andarmene, io guardai Crystal preoccupata la quale mi sorrise e mi fece cenno di andare.

Dopo quella riunione in presidenza non vidi Crystal rientrare, ma bensì la vidi andare via con la limousine dopo una ventina di minuti, solo alla fine delle lezioni seppi che era stata sospesa per una settimana e al suo ritorno avrebbe dovuto affrontare il pomeridiano e poi le pulizie dell’esterno della scuola per un mese.

Fu così che decisi di andarla a trovare non mi sembrava giusto, Corinne non poteva cavarsela cosi a buon mercato, sapevo che come aveva detto Crystal stessa aveva esagerato, ma io sapevo benissimo che lo aveva fatto solo perchè Corinne mi aveva offesa, ma chiaramente era stato inutile raccontarlo alla preside, anche se era costato una settimana di pulizie esterne a Corinne, la quale mi aveva guardata in cagnesco.

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La villa di crystal era enorme, aveva un giardino immenso , se guardi dritto a te dal cancello vedi il sentiero verso la casa che passa in mezzo a una fila di aceri e all’esterno di essi i simboli delle due casate riprodotti con i fiori, tenuti in modo perfetto dagli inservienti , dopo un 300 metri si divide ed in mezzo ad esso c’è un lago bellissimo con in mezzo un’isoletta con sopra una bellissima statua in marmo raffigurante la figura di Aphrodite seduta su una roccia, al lato nord del lago un piccolo pontile con due barche a remi e subito dietro la statua dal lato della casa un pavimento in plexiglass trasparente direttamente sull’acqua con un tavolo in cristallo e due sedie anch’esse in cristallo, sotto al pavimento avevano costruito un acquario pieno di pesci tropicali, cosi che guardando sotto di te tu li vedessi nuotare quasi come se fossi in piedi sull’acqua, intorno al lago c’era pieno di alberi che donavano una fantastica sensazione di essere immersi nel niente in mezzo a una foresta.

A meta del lago iniziava il boschetto e dentro ad esso c’era la villa, una costruzione enorme alta tre piani in stile liberty, accanto ad essa sulla sinistra una villa più piccola per la servitù, dietro , un campo da calcetto, uno da minigolf e uno da cricket, una mega piscina sulla destra messa in mezzo a un pavimento di marmo e delle panchine anch’esse di marmo, ai quattro angoli della piscina 4 statue di angeli osservavano il cielo terso, la piscina volendo simulava le onde del mare e aveva un angolo con l’idromassaggio,dove c’erano delle casse con musica new age e indiana che ti facevano rilassare come mai, intorno al perimetro del pavimento della piscina c’erano delle guide a scomparsa da dove se uno voleva poteva far fuoriuscire un telone cosi da accendere gli erogatori di aria calda che in poco tempo riscaldavano tutta l’area, davanti alla casa un mega spiazzo piastrellato anch’esso in marmo bianco e grigio con una grossa fontana, con due angeli in cima a queste tre vasche che lasciavano fluire l’acqua fuori dai due vasi che tenevano in spalla creando una cascata bellissima infine se proseguivi dopo la piscina per un 200 metri trovavi le stalle dove stavano 10 cavalli tutti purosangue, con i quali potevi cavalcare nell’immenso terreno di loro proprietà.

Come al solito Carl un uomo grassoccio e pelato mi accompagnò con l’auto elettrica all’entrata della villa, arrivata si entrò dentro quello che era l’atrio, un’enorme sala contornata da quadri bellissimi e da due porte in legno con delle rose intarsiate in esse, in terra un grosso tappeto persiano, il soffitto era altissimo infatti sopra non era coperto ma lasciava libero in modo da vedere i balconcini interni che ti portavano verso le varie stanze,davanti alla porta una rampa di scale larghe con un tappeto largo persiano al centro, che saliva e si divideva in tre direzioni, le scale erano contornate da delle ringhiere fatte da mini colonne in legno con sopra la ringhiera in mogano lavorata,al centro della scalinata più alta un enorme ritratto della famiglia di Crystal, il padre a destra la madre a sinistra e al centro lei vestita con un abito celeste che sorride felice ai genitori, nel ritratto Crystall aveva 8 anni ma era già bella come una principessa, la voce di Carl mi risvegliò dal mio stato di trance – mi dispiace signorina ma dovrà attendere nella stanza degli ospiti poiché la signorina al momento è impegnata – sbuffai e lo seguii al primo piano , la stanza degli ospiti praticamente era una sala dei balocchi, dentro ad essa c’era un biliardino un videogioco con più di 200 giochi dentro, la play 3, xbox360 e wii, con una libreria che circondava questo televisore al led di 50 pollici con hometheater che raccoglieva tutti i migliori giochi delle tre console catalogati per nome e divisi per console. Sulla destra entravi in un mini cinema, e quando intendo mini cinema intendo un vero mini cinema, con 10 sedie un telone e tutto il resto, mentre se prendevi la porta di sinistra entravi in una biblioteca piena di libri, dove c’era la graziosa figlia di Afef Shyla, una ragazza mulatta molto carina ed educata con la quale a volte aspettando la mia principessa scambiavo due parole , mi raccontava spesso le storie tramandate dai suoi avi, erano tutte molto intense e ti lasciavano un po di saggezza.

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Mentre ero lì che osservavo la stanza mi stufai di aspettare volevo vederla, quindi aprii la porta osservando l’atrio per vedere che non ci fosse nessuno, evviva era libero quindi sempre facendo meno rumore possibile andai di sopra e dopo presi la porta a due ante, la quale conduceva al salotto e dopo alla scalinata che portava a camera di Crystal come feci per aprire la porta sentii delle voci discutere, riconobbi subito quella della madre di Crystal e subito dopo quella acida di Corinne, ma aspetta cosa ci faceva quella stronza da lei? Mi rigirai ed entrai nella porta accanto che portava al bagno, il quale aveva una finestrella oscurata che dava sul salotto, e la presa d’aria sopra di essa permetteva di sentire meglio, con mia grande sorpresa vidi nei due divani centrali da una parte la madre di Crystal con la sua aria quasi regale, i suoi capelli lunghissimi mori luccicavano alla luce del lampadario, e accanto c’era seduta Crystal mentre dall’altra Corinne e la madre,la tipica madre inglese perfetta bionda occhi azzurri bel fisico ma una voce stridula e arrogante peggio di quella della figlia accanto a lei.

La madre di Corinne era furiosa – come si è permessa sua figlia di colpire Corinne con uno schiaffo? Lo sa che potrei farla espellere dalla scuola?- capii che si erano appena sedute da quella frase.

La voce calma di Lucy riecheggiò nella stanza sicura e senza indugi – lo so ed è per questo che l’ho chiamata qui per fargli vedere che Crystal subirà una giusta punizione chiaramente dopo essersi scusata con Corinne - girò il viso verso Crystal – su alzati porta una sedia al centro avanti- io osservavo non capendo ancora, Crystal si diresse verso i lati per prendere una poltroncina e la posizionò al centro in mezzo ai due divanetti e restò in piedi fiera ed elegante come sempre,nonostante ciò che stava per succedere.

A quel punto Julie – beh non ho sentito nessuna scusa e a cosa serve questa sedia?- Crystal si girò verso Corinne che rideva compiaciuta della resa della rivale.

Crystal fece un leggero inchino a Corinne, la cosa mi faceva impazzire sarei voluta andare la e massacrarla di botte lei e la stronza di sua madre quando sentii una frase che da quanto mi stupii mi fece rischiare di cadere – mi scuso con te Corinne per il mio comportamento ingiustificabile- fece una pausa vidi il pugno della sua mano stringersi poi continuò – mia madre ha deciso di darmi 70 colpi con il cane per punirmi e vuole che tu sia presente a questa mia punizione- io non riuscivo a crederci ero sbigottita, già non credevo che una come Crystal venisse sculacciata ancora, poi davanti a quella stronza ero sicura che l’indomani l’avrebbe detto a tutti, mi sedetti un attimo per riprendermi dall’accaduto, nel mentre sentii Corinne ridere di gusto – certo che la voglio vedere la tua punizione e spero che sia severa- sentii Lucy schiarirsi la voce – la punizione sarà severa alla pari del torto e del comportamento oltraggioso che ha tenuto mia figlia, una punizione deve essere sempre giusta e mai esagerata perchè senno si rischia – si soffermò giusto un attimo per marchiare quello che stava per dire – di far viziare le proprie figlie e renderle inadatte alla vita in società e alla propria indipendenza, rischiando che siano emarginate e mai degne di fiducia- mi lasciai scappare un piccolo sorriso capendo a cosa alludesse, ma probabilmente loro non erano cosi sveglie da capirlo o almeno Corinne, infatti la madre con voce svogliata per far cadere il discorso – sisi va bene ci faccia vedere come punirà Crystal magari dopo lasceremo passare la cosa- intanto mi misi nuovamente a guardare la scena Lucy adesso si era alzata guardando Julie- se la punirò di fronte a voi la cosa non andrà oltre, se ha intenzione di procedere comunque la punirò ugualmente ma non davanti a voi, la vostra presenza non è un mio diletto ma vuole essere una prova che nella mia famiglia vige una disciplina e come quando io sbagliavo alla mia eta venivo punita, io da brava madre punisco mia figlia quando lo merita, allo stesso tempo servirà a Crystal per imparare il modo in cui si deve comportare una signorina che fra poco entrerà a far parte della società- alzando la voce – e non può permettersi un simile comportamento- tornando adesso calma – e scusarsi nel modo più corretto verso la parte offesa vero Crystal?- Crystal fece un cenno col capo ma lo sguardo della madre gli fece capire che voleva di più lei con voce incredibilmente calma – è vero madre, sono dispiaciuta e questa punizione servirà come lezione per me- Julie guardò Corinne che aveva una voglia matta di vedere Crystall punita quindi guardandola annuì col capo.

A quel punto Lucy a voce alta – Afef venga – dall’angolo destro che non scorgevo prima venne Afef, una donna sulla 40ina mulatta formosa, era la tata di Crystal aveva in mano una cane lungo 70 cm il suo volto era serio , si avvicinò a Crystal si chinò accanto a lei sussurrandogli qualcosa all’orecchio, Crystal sorrise e si piegò poggiando le mani alla poltrona, Corinne era estasiata si vedeva lontano un miglio che ci stava godendo grrr che odio, intanto Afef si era portata dietro Crystal e stava aspettando l’ordine di Lucy – bene Afef scopra il sedere di Crystal e inizi 70 colpi severi alla signorina vediamo se avrà ancora voglia di alzare le mani la prossima volta- Afef con un viso adesso visibilmente dispiaciuto alzò la gonna e abbassò le mutande a Crystal, la quale stava ferma con aria sottomessa ma fiera allo stesso momento.

Lucy si mise davanti alla figlia mani conserte poi guardando Afef – inizi io conterò i colpi e se te osi muoverti interverrò io e sai cosa significa- Crystal alzò lo sguardo verso la madre – si mamma perdonami non dovevo farlo ho esagerato e accetterò la punizione anche se non trovo giusta la loro presenza- a quella frase tese una mano verso Afef per dirgli di aspettare – cosa hai detto ripeti signorina- lei non disse nulla Lucy andò dietro a Crystal prese il cane e sciaff fortissimo, Crystal andò in avanti stringendo i pugni nella stoffa della poltrona, io ebbi un sussulto quasi come se avessi ricevuto io stessa il colpo, a quel punto Crystal si fece forza – scusa mamma è stato un attimo di orgoglio è giusto che vedano la mia punizione dato che il motivo di essa è il mio mancato rispetto verso la signorina Corinne- la madre annuì ma alzò di nuovo il braccio e sciaff sciaff dopo il terzo colpo Crystal iniziò a singhiozzare io stringevo i pugni e avevo un nodo allo stomaco, vederla soffrire cosi mi faceva molto male ma non potevo andare di la e fermare tutto mi avrebbero sgridata e mandata via.

Pensai di tornare nella stanza e aspettare ma qualcosa mi tratteneva, i colpi di Lucy finirono dopo il decimo, Corinne e Julie avevano assistito alla scena quasi divertite mentre io e Afef eravamo dispiaciute e avremmo voluto salvarla portandola via da lì ma ne io ne lei eravamo nella posizione adatta per intervenire, Crystal singhiozzava vistosamente ma non aveva cacciato un lamento, si era limitata a stringere i pugni e ad andare avanti ai colpi potenti e severi della madre.

Lucy porse nuovamente il cane ad Afef e si mise nuovamente davanti alla figlia braccia conserte, io guardai il sedere di lei, dieci righe scure e gonfie erano segnate nel bellissimo sederino di lei a quel punto Lucy con un cenno del capo fece capire di iniziare ad Afef, la quale alzò il braccio poi con voce sottile e rammaricata – signorina mi dispiace vorrei tanto non doverlo fare ma è stata cattiva e sono costretta- detto ciò sciaff un colpo severo anche se non come quelli dati da Lucy , la voce di Lucy riecheggio severa nella stanza -1- passarono cinque secondi poi sciaff, odiavo la faccia compiaciuta e divertita di Corinne, se la stava proprio gustando facendo smorfie compiaciute ad ogni colpo, dopo la 40esima indicò alla madre le strisce bluastre sul sedere di Crystal, la madre sorrise e restò ad osservare, io mi accorsi che stavo piangendo guardando quella scena così ingiusta da trattenermi a stento dall’andare di là e picchiare la stronza di Corinne .

Crystal piangeva, i suoi singhiozzi mi ferivano come pugnalate il braccio di Afef continuava ad abbattersi sul sedere di Crystal senza pietà finalmente arrivò il settantesimo colpo accompagnato dalla voce acida di Corinne – peccato e già finita- Julie gli diede un’occhiataccia alla quale Corinne rispose alzando le spalle.

Lucy portò una mano al viso della figlia – sei stata brava adesso vai nell’angolo e mi dispiace ma purtroppo oggi ti sarà proibito vedere Lily- a quella frase Crystal si alzò furibonda – ma come mi hai umiliata punendomi davanti a loro e adesso mi vuoi proibire di vedere Lily- Lucy mollò un ceffone a Crystal la prese mettendola piegata nuovamente e una volta scoperto il sedere di Crystal nuovamente iniziò a colpirla con forza e velocità, gli diede altri 10 colpi veloci e potenti, dopo la metà dei colpi Crystal che non aveva mai urlato iniziò a farlo Corinne era estasiata rideva senza problemi io mi strinsi sentendomi colpevole per quell’ulteriore e tremenda punizione e mentre sentivo la voce severa di Lucy mandare Crystal all’angolo Afef si accorse di me per colpa della mia mano poggiata al vetro,prese il cane e facendo finta di riportarlo al posto uscii dal salotto ed entrò dentro il bagno e senza dire niente mi abbracciò lasciandomi sfogare mentre mi accarezzava i capelli – piccola non dovevi guardare la signora e molto severa ma le vuole bene e Crystal lo sa, ma questa volta credo abbia esagerato- io annui mentre piangevo con lei che mi stringeva la testa alla spalla per soffocare i singhiozzi.

Passarono due minuti lei mi guardò con aria tenera e accarezzando il mio viso – la signorina e fortunata ad avere una compagna come lei si vede quanto la ama – io annuii poi riprendendomi – non dirà mica a nessuno che mi ha vista qua vero?- lei sorrise e scosse il capo - resta qua andrò a dire che e andata via e poi riferirò alla signorina che l’aspetta in camera sua – io la guardai preoccupata – non gli dica che ho visto tutto la prego- mi abbracciò un ultima volta e facendomi l’occhiolino tornò nella stanza, nel frattempo Crystal era stata costretta a stare in ginocchio sui ceci nell’angolino con il sedere scoperto, adesso che lo vedevo per intero mi fece ancora più impressione, era tutto segnato da righe blu gonfie e da poche usciva una gocciolina di sangue già secca, Corinne guardandola con la sua voce da oca – ben ti sta cosi la prossima volta le mani non le usi più- Lucy alzò un sopracciglio contrariata dall’atteggiamento di Corinne ma l’unica cosa che disse fu – bene Crystal si è scusata ed è stata punita quindi adesso vi devo salutare-loro si alzarono e fecero per stringere la mano a Lucy ma lei si limitò semplicemente a fare un inchino poi andò da Crystal e la fece alzare – saluta la tua compagna e sua madre poi fila in camera- nel frattempo entrò Afef – Lily se n’è andata via vi saluta e mi ha detto di dirvi che non c’è problema e che vi vedrete domani a scuola- vidi il volto di Crystal ombrarsi e farsi per un attimo triste, ma tornò fiera come la era stata per la durata della punizione senza far trapelare nessuna emozione.

A quel punto Corinne intervenne – la storia finisce qua non ti denuncerò mi dispiace che non veda la tua fidanzatina- marchiò la parola fidanzatina in maniera ironica e sarcastica poi si diresse verso l’uscita, Julie si limitò a fare un cenno con la mano e seguì sua figlia, le sentii ridacchiare nel corridoio su come gliene aveva suonate Lucy a Crystal, tornai alla finestra e vidi Crystal abbracciata alla madre che piangeva e singhiozzando – ci tenevo a vederla perchè me l’hai proibito- lei sorridendo – vedrai che la mia scelta di mandare Afef invece che e Carl la capirai fra poco- rise e se ne andò, vidi il volto di Crystal illuminarsi, Afef entrò e mi aiutò a sistemarmi poi mi disse di attendere 5 minuti prima di andare nella stanza di Crystal, sorrisi e aspettai, arrivata la mi corse incontro abbracciandomi donandomi un bacio incredibile, e fra le lacrime – grazie avevo bisogno di vederti mia madre mi ha punita davanti alla strega, è stato tremendo ti giuro. ma non ho ceduto e non gli ho fatto vedere il mio dolore e la mia rabbia a quella stronza di Corinne e alla strega di sua madre- io sorrisi per consolarla poi con dolcezza – su non dire altro sfogati avanti , iniziò a piangere e io con lei senza farlo notare, dopo di che si fece l’amore per la prima volta.