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Le lamentele fanno male

24 giugno 2011

La nostra carinissima amica Nadine torna con un suo racconto…

Era il primo week end che avevo libero, così decisi di passarlo con Lisa, ma lei non aveva fatto altro che lamentarsi, il giorno tanto agognato si era trasformato da tranquilla giornata al mare a tranquilla giornata all’inferno, era tutto iniziato da quando si era partiti in macchina a quando si era tornati a casa.

Entrai in casa infuriato la mia dolce Silvia era rimasta a casa per fare le faccende e altre sue cose, come mi vide tornò in cucina a buttare la pasta, Lisa era dietro di me probabilmente sapeva cosa le toccava, sembrava una bambina piccola con la sua espressione corrucciata, posai tutto in un angolo e presi in malo modo i due sacchetti dalle mani di lei tirandoli sopra i miei e trascinandola per la mano la portai in camera.

Restò in silenzio sapeva cosa stava per accadere , sopra il suo nasino si erano formate delle fossette che le davano l’aria da aia adesso ne prendo , quella non era la prima volta che usavo le sculacciate per raddrizzarla e di sicuro non sarebbe stata l’ultima volta – cosa ti è preso oggi eh? Sono a lavoro sei giorni su sette 9 ore al giorno e te l’unico giorno libero che voglio passare in tranquillità con te me lo fa passare un inferno – lei deglutii e cercò di rispondere ma la bloccai incalzandola – facile te, guarda che abbronzatura che hai, sei sempre al mare con le amiche o da sola, ma io no! E invece di potermi riposare e rilassare mi devo sopportare te che ti lamenti del marocchino che urla troppo, del sole che è caldo, dei bambini dei vicini e tutto il resto – attese un attimo per capire se poteva rispondere poi – scusami non volevo, sono solo un po’ nervosa – io mi sedetti sul letto e mi sfilai la cinta – sicuramente ma adesso levati tutto e viene di fianco a me forza! – lei annuì e iniziò a spogliarsi, era molto bella, soprattutto l’estate mi eccitava da morire il segno dell’abbronzatura sui seni e sul sedere, davanti era depilata, i suoi seni erano molto sodi ma non troppo grossi, i suoi occhi verdi luccicavano col riflesso del tramonto che si rifletteva sul vetro della finestra.

Finì di svestirsi e timidamente si mise dove le era stato detto, la guardai un’ultima volta poi la tirai sulle ginocchia – bene adesso puoi lamentarti per qualcosa, vedrai quando avrò finito che culetto viola che avrai- cominciai a sculacciarla severamente, alternavo i colpi prima a destra poi a sinistra, i primi sculaccioni lasciavano la forma delle mie dita sulla pelle bianca, piano piano divennero strisce intrecciate e poi un rossore diffuso, Lisa si lamentava e piagnucolava scuse inutili, che finivano per farmi arrabbiare di più e basta, cominciai a picchiare anche sulla parte alta delle cosce, iniziò presto a piangere sommessamente, non amava darmi troppa soddisfazione con gridi o lamenti energici.

Passai a sculacciarla sonoramente finchè la mano non iniziò a farmi male, erano passati circa tre minuti quindi mi fermai.

Restò in silenzio per qualche secondo poi con voce bassa – scusa – sorrisi compiaciuto poi accarezzandole la testa – lo sai che vorrei poterti perdonare ma quando le meriti le devi prendere e tutte. Alzati e poggiati al bordo del letto forza – lei si alzò, aspettò che mi alzassi e si mise in posizione, il suo sedere così rosso mi piaceva da morire, presi la cinta raddoppiandola , osservai severo la sua posizione – abbassa la schiena e alza di più il sedere su, e poi allarga un po’ le gambe che fai ti vergogni a farti vedere nuda ?- lei si mise come avevo detto bofonchiando – è imbarazzante – la lasciai lì ferma in posizione 1 minuto poi mi posizionai facendo prima tre prove dando piccole cinghiate per vedere se andava bene – bene Lisa saranno 35 colpi dati bene però, non urlare facendoti sentire dai vicini come sempre e stai ferma- lei avvampo – no starò in silenzio cercando di non urlare – alzai il braccio e ciack ciack, ogni cinghiata faceva oscillare il suo corpo, la colpivo con forza, ogni cinghiata faceva vibrare il suo sedere e lasciava una striscia rossa scura su di esso, le linee delle cinghiate si vedevano chiaramente sul culetto così bianco rispetto al resto del corpo aumentando così la mia eccitazione.

Per tutta la punizione si limitò a piangere ed emettere piccoli urli che strozzava mordendo la coperta, finita l’opera il suo sedere sembrava un quadro astratto,ma quel punto non ce la feci più, presi il durex acquistato per provarlo con i massaggi e magari per altro e bagnai il suo buchino dietro, come sentii il liquido si tese, ascoltava tutti i rumori, sussulto al rumore della zip che si abbassava e al contatto della cappella al suo buchino stretto, tentò un ultima difesa – dietro no ti prego mi fa male dopo le sculacciate- io non risposi la presi per le spalle e iniziai a prenderla prima piano poi violentemente, lei iniziò a lamentarsi, presi un seno fra le mani strizzandolo mentre con l’altra tenevo la sua spalla, dopo poco i suoi lamenti si trasformarono in mugolii di piacere, dopo poco venni nel suo bellissimo sedere e mi appoggiai stanco per pochi secondi su di lei, giusto il tempo per dirle – sei stata bravissima piccola mia – lei era venuta già prima di me ridendo le dissi – sei proprio una maialina senza speranza, uscii da lei ed andai in bagno ripulendomi per bene- .

Uscito dal bagno la trovai nell’angolo come gli era stato insegnato – amore adesso vado a vedere se nostra figlia a fatto tutto te resta li ferma se ti muovi lo sai vero – lei annuii prima di uscire mi avvicinai a lei presi dolcemente il suo viso voltandolo verso di me – era tutta scena quella che non volevi vero?- lei sorrise vedendomi preoccupato – certo amore e scusa per averti riempito di urli ma sai come sono le donne incinta – sgranai gli occhi felice – ma allora … – lei sorrise – si – abbracciandola – che bello, non vedo l’ora che nasca. Però allora da oggi niente più punizioni per nove mesi, anzi pensi che ci siano problemi ?- lei scosse il capo, andai di là trovando Silvia in camera che cercava di fare i compiti tralasciati il pomeriggio, i colpi di cinghia e gli urli di nostra figlia fecero capire a mia moglie la mancanza.

Spero vi piaccia lo scritto di getto fatemi sapere

La miss inizia una dolce fanciulla all’essere schiava

23 aprile 2011

Io (Nadine) e Sofy abbiamo fatto assieme un esperimento se vi piace se ne farà altri, la cosa è stata molto eccitante per noi e semplice da fare, ci siamo trovate su fb in chat e abbiamo creato una storia e ognuna di noi due ha interpretato se stessa , io descrivevo le mie azioni mentre lei le sue, io ho fatto la parte della miss mentre lei della slave spero vi piaccia commentate in tanti così da darci le vostre impressioni su questo modo di srivere al massimo si potranno scambiare i ruoli oppure le persone che lo scrivono eheh

È una sera d’estate, siamo in uno scompartimento da sole,io sono vestita con una magliettina leggera una gonnellina in jeans e infradito.

Anche io sono con una magliettina rosa e una gonna in cotone, ai piedi ho delle ballerine, sotto il costume

Nel treno non ci sono molte persone quindi si sta belle tranquille, e con la porta e le tendine chiuse nessuno prova ad entrare, tranne il controllore che comunque è già passato.

Dopo un po’ guardandoti mentre spippori al telefono ti chiedo – posso posggiare i miei piedi sul sedile accanto al tuo?

Ti guardo – si certo mettili pure non mi danno fastidio -

ti sorrido e levando gli infradito appoggio i miei piedi accavallandoli, metto la gamba destra sopra e non riesci a vedere bene la pianta del mio piede

faccio finta di nulla e continuo col cell ma alcune volte li guardo

dopo un po che faccio finta di dormire noto le tue occhiate ai miei piedi, facendo finta di nulla sposto la gamba sinistra sopra mostrandoti bene la pianta leggermente nera al tallone e sotto le dita.

Li guardo affascinata, ma cerco di non farmi notare.

Mentre li guardi con voce dura ti dico – hei ma che fai mi guardi i piedi?- subito dopo mettendoti un piede davanti al viso – leccali avanti se ti piacciono tanto -

divento rossa – si sono belli signorina – e inizio a leccarli

con un sorriso di vittoria ti guardo mentre sento la lingua danzare su di essi, nel frattempo ti avvicino anche l’altro – lecca bene non ti da noia se sono un po sporchi vero?-

scuoto la testa – no non mi da fastidio – lecco

dopo un po ti do un calcetto leggero sul viso per farti capire di smettere, alzo la gonnellina e levo lo slip – chiudi gli occhi e inginocchiati in terra

mi alzo mettendomi in ginocchio dopo aver chiuso gli occhi poi rispondo – subito miss –

senti un fruscio e dopo poco la mia mano che ti prende per i capelli avvicinandoti lentamente senza farti male a me, dopo poco senti il contatto delle mie grandi labbra e subito dopo delle piccole sulle tue labbra, con voce sicura – dammi piacere, ma senza aprire gli occhi non merita una cagnetta come te di vedere il mio fiore proibito –

si miss inizio a leccare tutto impegnandomi

assecondo i movimenti della tua lingua con il mio bacino, il mio respiro si fa sempre più affannato e profondo, mentre te continui a leccare sentendo la mia micina bagnarsi sempre di più

è bellissimo miss

dopo poco mi alzo lasciandoti ferma e dopo poco senti un odore diverso davanti a te, dopo poco senti affondare il tuo viso in qualcosa di morbido e sodo, solo allora capisci che hai il viso appiccicato al mio sedere, con voce che non accetta repliche ti ordino – lecca bene voglio sentire la tua lingua sul buchino avanti!-

oddio miss sono imbarazzatissima ma inizio a leccare anche se mi piaceva più prima

sento la tua lingua sul buchino io nel frattempo inizio a toccarmi cercando di raggiungere il piacere, dopo un po divertita ti dico – dai prova ad entrare dentro di esso con la lingua su-

con fatica ma cerco di farlo miss

sentendo la tua lingua spingere lentamente sul mio buchino provo un piacere incredibile, ti prendo la nuca e la spingo tutta verso di me, dopo poco riesci ad entrare leggermente e senti il sapore un po più acre ma dopo poco ti abitui, solo allora vengo copiosamente bagnandoti tutta la maglietta

si miss che bello anche se non mi piace il sapore continuo

ti scosto e ti dico – apri gli occhi avanti! –

li apro miss e la guardo in tutta la sua bellezza

-ora lo sai che ti devo punire cagnetta?-

la guardo – ma perchè? Ho fatto ciò che voleva -

-si ma non mi hai guardata, forse la tua miss non è così bella da non spingere una cagnetta come te a guardarla anche se sa a cosa va incontro?-

ti guardo e scuoto la testa

- bene quindi meriti una punizione – mi siedo e ti ordino prima di spogliarti completamente

mi spoglio e aspetto gli ordini

ti faccio cenno di avvicinarti

mi avvicino un po timorosa

ti prendo per il braccio e mentre ti sussurro – come sei bella mia piccola cagnetta dolce- ti faccio sdraiare sulle mie ginocchia, senza dire altro inizio a sculacciarti a forza media tanto per lasciarti i segni rossi delle mani, dopo poco inizio a toccarti fra una sculacciata e l’altra, ti accarezzo in modo dolce ma passionale allo stesso momento

oddio miss sono un laghetto

noto la tua micina bagnarsi sempre di più, quando sento che stai per arrivare al piacere mi fermo e ti do una ventina di sculacciate leggermente più forte – alzati adesso

resto un po delusa per non aver raggiunto il piacere e a bassa voce – uff -

vedendoti contrariata ti tiro giù di botto dalle mie ginocchia

ti guardo severa dopo averti tirata giù – che fai ti lamenti?

mi scusi miss,dove sbaglio dolce miss?

non ti dovevi lamentare

hai una cintola nella tua borsa?

mi scusi miss ha ragione,si ecco miss è tutta sua

la prendo in modo brusco – piegati su. poggia i gomiti sul sedile

-

la batto sul palmo della mano, è una cinta spessa di pelle

si miss eseguo,sarà severa?

- certo-

uffa miss dolce

t guardo dura – levati i capelli dal viso e porgi la guancia forza -

si mia bella miss…(eseguo)

ciaff

- avanti l’altra -

ahiuu

si miss,ecco…

ha delle belle mani,miss!

ciaff poi ti porgo la mano – baciala e ringrazia -

si miss…smak! grazie dolce miss x la giusta punizione e che belle mani la mia Padroncina

-brava cagnolina dolce – ti prendo sotto il mento e ti bacio dolcemente

un bacio dolce ma dominante

mi stacco e ti guardo – adesso mettiti in posizione e niente più lamenti -

mmmmhhh miss mi piace percepire la dominazione cosiiii

si miss! sarà fiera di me!!

- lo spero per il tuo sedere-

ti do un colpetto – prima spogliati completamente

-

subito miss faccio svelta!

- voglio vedere com’è bella la mia cagnettina -

eccomiiiiii…….

(strofinando il muso sulle tue ginocchia)

brava sei molto carina sai, dopo mi vedrai nuda forse adesso esegui l’ordine su-

magariii miss se sarò degna!

eccomi miss

conta le cinghiate e ringrazia ogni dieci

alzo il braccio e ciack un colpo dato a media forza

ouch..

continui miss

arrivo a 10 e mi fermo

- su ringrazia come si deve che poi continuo -

grazie miss x la giusta punizione che mi insegnerà a esser la sua schiavetta brava,continui x favore

la merito,miss

ricomincio

si mia miss!

ti do tre serie così da 10 – adesso saranno più forti, ti dò la scelta: o tre serie più forti e 2 severissime o tre severissime e basta -

urlo – allora?

-

si miss tre severissime e tre più forti

facciamo tutto

sorrido – vieni qua da me -

subito miss,

mi aiuterebbe una coccolina

anche molto ina

gruuuuuuuuuuuuuuuuu

(sarebbero le fusa…)

- spogliami avanti su – ti do una carezzina sulla guancia

per premio finirò qua la cinghiata sei contenta?-

miss davvero? solo se è contenta lei…

forse la merito tutta!!!

(però intanto t spoglio,devo eseguir l’ordine!!)

ti ho detto di contraddirmi o di spogliarmi?- il mio sguardo si fa nuovamente duro

scusi miss :’(

sono una cagnetta inutile :(

non m risponde miss?

ti prendo sotto un braccio facendoti piegare e mentre ti sculaccio molto forte con la mano ti dico – quando- ciaff ciaff ciaff – ti dico- ciaff ciaff ciaff – una cosa- ciaff ciaff ciaff -devi farla e basta – ciaff ciaff ciaff mi fermo e ti metto nuovamente in piedi davanti a me

ahiuuu,ahiiii….. :’(

- non volevo dartele fino a farti piangere – dico mentre ti asciugo una lacrima – ma mi hai costretta a farlo. scusati avanti -

si ha ragione,miss…mi dispiace! mi scusi…..mi perdona?

ti abbraccio stringendoti al mio petto – certo piccola – ti accarezzo i capelli con dolcezza

e io ti bacio un lobo e te lo succhio un po!

c sono miss miaa

con voce dolce e suadente ti sussurro – vuoi farlo in modo dolce o essere presa e basta?-

a me basta che ci sia la mia miss…che sceglierà lei….miaooooooo

-no sarai te avanti-

ti prendo e ti mollo 5 sculaccioni di nuovo per avermi contraddetta

un mix iniziale di dolcezza giusto x sciogliermi….

ahiuuuuu mi scusi miss,ma son tremenda ma io lo faccio solo x farla felice

no sarò dolce con te, inizio a leccarti l’orecchio

poi vorrei esser presa rudemente!!!!!!!!!!

ho voglia di dolcezza piccola mia -

dolce miss …..ti bacio il collo e la mandibola…

ferma così che è questa iniziativa?

faccio io!

ti prendo il viso fra le mani guardandoti fissa negli occhi,

ti inizio a dare piccoli bacetti leggeri sulle labbra

facendoti desiderare sempre di più il bacio che presto arriverà

oh miss…lo desidero già moltissimo,miss…!!!!

chiudo gli occhi e apro leggermente la bocca e mi avvicino, ti sento fremere, resto due secondi a pochi millimetri dalla tua bocca

poi inizio a baciarti dolcemente, le mie mani scendono sul tuo corpo

finalmente!!!!!! miss le tue carezze son un tutto con il dolce bruciore che provo sul culetto!!!!

raggiungo il tuo sedere con una mano mentre ti bacio e lo strizzo per poi risalire lungo i fianchi, arrivo ai seni e li prendo fra le mani

wow miss vuoi farmi cadere vittima dell’incantesimo hihihihiih…..

che bella presa,dolcissima miss

prendo i tuoi capezzoli già duri fra le dita li stringo forte

fanno male da quanto son turgidi….mmmhhhhhh

mordo le mie labbra con voglia quando ti vedo andare indietro ed emettere un ahhh di misto fra dolore e eccitazione

scendo e prendo un tuo capezzolo fra le labbra succhiandolo tutto mentre strizzo il seno

mordicchio il capezzolo piano poi di colpo forte per poi tornare a leccarlo dolcemente

mmmmhh miss che gioia profonda,si molto meglio la dolcezza stasera…!!!!!!!

Dolcezza.

torno a baciarti

il mio respiro come il tuo è più affannato, i nostri corpi sono caldi e già sudati

senti la pelle sensibile come non mai,

gioco sul tuo corpo con le dita sondandolo,

cercando i tuoi punti sensibili,

disegno una rete infinita di linee capendo dove il tuo corpo ama essere sfiorato

che sono tutti,specie se a toccarmi sei tu,mia padroncina e signora,se mi tocchi tu tutto il mio corpo è zona erogena…e anche la nuca…i capelli….son un punto che adoro….o fra le scapole,,,,,,brrrr che brividi solo al pensiero….

scendo sul tuo collo

muovi le tue mani come strumenti su di me…

lecco dove c’è la tua gola poi vado nello spazio fra il collo e la spalla e succhio lasciandoti un segno evidente sulla pelle

ci lecco compiaciuta del petalo che vedo su di essa

mamma mia mi si stanno inturgidendo di più i capezzoli x l’eccitazioneeeeeee aaaahhhhhhhh!!!!!!!!!!!!

che lingua fresca e dolce

scendo di nuovo lascio fuggire dalle mie labbra un leggero soffio

lo senti sulla tua pelle

non mi fermo ai tuoi seni scendo ancora

una brezza delicata e soave….che pur cosi leggera,mi scava entrando nella pelle!!! m vien da chiuder gli occhi

mmmhhh aiutooooooo,miss!!!!

arrivo al tuo seno ma non mi fermo ti faccio sedere sul sedile

arrivo ai tuoi piedi

ti guardo con dolcezza

i miei occhi ti dicono ti voglio

prendo il tuo alluce fra le labbra e lo succhio

assaporo il sapore di esso

do due leccate lunghe su tutto il piede e poi inizio a baciarti risalendo

mi son persa e lasciata andare

la mia bocca risale arrivando all’interno cosce

mi spiace che la mia miss mi debba leccare i piedi,magari sarebbe piu bello x te il contrario dolse miss

uuuuuuhhhh!!!!!!!!!!!!!!

piccola mia a me piace tutto di te, lasciati guidare verso il piacere

si miss mia dolcissima e bellissima, con gioia!!!!

arrivo al tuo sesso

lo lecco con dolcezza poi sempre più con passione

lo trovo gia bagnato

lecco le grandi labbra poi le piccole

entro dentro di esse

la tua micina e gonfia per il piacere

ma io mi chiedo miss quante slave hai avuto x diventare cosi brava?!?!?!??!!!?

niente slave

solo una miss dolse

ora sei la mia miss…????

in questo momento si

dolce e talentuosa di natura,anche lei

lecco il tuo clitoride duro ed eccitato

mamma mia….gonfio!!!!!!

con una mano inizio a toccarlo velocemente mentre lecco la micina e il tuo culetto

oddio miss,ommiodiooooo

senti la mia linguia muoversi su e giù la mia saliva mischiarsi con i tuoi umori

lecco bene il culetto per poi risalire, succhio gli umori quando sono all’altezza della tua micina

e mi sento invasa dalla consapevolezza di essere solo della mia miss!!!

ti faccio sdraiare a terra e mi metto sopra di te

hai la mia micina sopra il tuo viso

mi abbasso per farmela leccare e continuo a leccare la tua

inizi a leccare anche te, mentre io continuo sento il tuo corpo fremere, avvicino la bocca e lecco ancora con più foga e ti tocco la micina stimolando il tuo clitoride sempre di più, alla fine raggiungi un orgasmo incredibile, io faccio scivolare nella mia bocca tutti i tuoi umori

poi mi alzo mi giro e sto sopra la tua bocca porgendotela,

la struscio su di essa mentre lecchi, mi appoggio sulle tue ginocchia piegate e mi muovo col bacino

tu mi mandi al manicomio….

lascio uscire dalla bocca i tuoi umori che colano sul mio corpo raggiungendo la tua bocca

oddio m sto immaginando la scena……..

senti i tuoi umori inondarti la bocca prepotentemente ma la cosa ti eccita ancora di più, il suo sapore così forte ti manda in estasi, nel frattempo vengo anch’io i miei umori si mischiano ai tuoi nella tua bocca, scendo e ti bacio ripulendoti il viso dalle gocce di quel nettare, poi ti inizio a baciare, le nostre lingue danzano in mezzo a quel succo, dopo poco mi stacco e tengo una mano pigiata sulle tue labbra in maniera che tu non respiri poi ti dico all’orecchio ingoia piccola mia, ingoia il netttare del nostro piacere

ohhhhh si,miss,si mia dolce miss,fatto!!! sono felice e stremata…tu? ^_^

soddisfatta della mia cagnolina. per questo adesso la mostrerò a tutti

apro la tendina del finestrino del treno, poi dopo tre minuti ti faccio alzare

ti spingo davanti ad esso

iiihhhhhhhhhhhh si miss

nudissima come sono?

prendo le tue braccia bloccandotele dietro, la voce alle casse dice prossima fermata 5 minuti

oddio ho i brividi….

io sorrido e ti sussurro se non vieni entro 5 minuti ti vedranno così nuda

mi sembra troppo

ma non lo è mai x la mia miss appena incontrata sul treno!

vedi intanto le terrazze delle case dove ci sono anche casalinghe che stendono i panni ma non riesci a capire se ti vedono

stringendoti inizio a toccarti lentamente da dietro

si brava così cerca il piacere avanti

sento il tuo bacino muoversi

ma tra poco il treno si fermerà in stazione….voyeur……

o come si dice?

si brava cerca di venire

vuoi che muova la mano più veloce?

si,miss!!!!

con la mia voce calda e ancora affannata ti sussurro – pregami avanti -

intanto ti lascio le braccia facendoti però capire di tenerle così

e strizzo un tuo seno, nel mentre bacio il tuo collo dolcemente

pregami forza

miss,ti prego,aiutami concedimi di provare ancora una volta il piacere che solo tu sai donarmi,miss ti prego,sei tu che scegli…io sono tua!

muovo più veloce la mano

e inizio a baciarti leccando tutto il tuo collo, mentre con le dita strizzo leggermente i tuoi capezzoli e il tuo seno

quando manca due minuti riesci a venire

ti piego a quel punto facendoti mettere i seni attaccati al vetro del finestrino e inizio a sculacciarti severamente, senti il vetro freddo del treno contro il seno, immagini come appari agli occhi degli spettatori fuori, i tuoi seni spiaccicati al finestrino e la tua faccina tutta contorta in un’espressione di piacere mista a dolore, la cosa ti eccita ma ti fa paura.

Nel frattempo arriviamo alla stazione

mentre rallenta il treno le prime persone ti vedono cosi sculacciata con i seni poggiati al vetro

molti ti indicano, la tua faccia si fa rossa fuoco, vorresti coprirti ma non osi farlo

solo quando si ferma il treno chiudo nuovamente le tendine

ti giro e ti bacio con dolcezza e amore

i nostri colpi si strusciano insieme con passione poi staccandomi ti sussurro – piccola questo sarà solo il primo dei tanti giorni che tu sarai la mia cagnetta-

La notte in cui due principesse scoprirono l’Amore

3 aprile 2011

Ecco a voi la sesta puntata del racconto di Nadine, che sta diventando sempre più brava.
Per chi le avesse perse, le altre puntate sono qui:

Michela prende la decisione che cambierà la sua vita
La mamma impara
I miei genitori imparano ad usare gli attrezzi
Il giorno in cui diventai matura
Il giorno dell’ultima punizione

Passarono i giorni fino al sabato decisivo.In classe nessuno si era accorto di nulla, ma il primo giorno soprattutto mi ero ritrovata un lago nel pensare di essere lì col culetto che mi faceva un male cane e tutto livido, poi mi erano venute in menti mille situazioni diverse dove venivo sorpresa e derisa da tutti, e come solo dopo avrei capito: io amo essere imbarazzata e umiliata.

Arrivai a casa sua alle 19:30,lei abitava in una bellissima villa con giardino in stile liberty, sorpassai il cancello in ottone e bussai alla porta, mi accolse con un bellissimo vestito da sera nero ricamato in brillanti che formavano bellissimi disegni e truccata in modo perfetto, i capelli erano sciolti, al collo aveva una bellissima collana d’oro con un ciondolo, ai piedi delle scarpe nere col tacco del 10, la guardai stranita – wow sei bellissima, ma perchè tutta questa cosa? – lei mi sorrise – vieni con me. Oggi è arrivata una mia amica stilista, sa truccare perfettamente e trovare l’abito migliore per ogni ragazza su dai entra– mi prese per il braccio e trascinandomi mi portò di là. Arrivata nella sua stanza vidi un appendi abiti da un lato pieno di vestiti stupendi da sera, una sedia e un mobiletto con un grosso specchio e sotto tutta una serie infinita di trucchi e oggetti per manicure, pedicure e chissà cos’altro. Rimasi sorpresa, feci per girarmi e dire qualcosa a Margherita ma poi mi bloccai vedendola sorridere.

Lascia guidarmi dalla sua amica una giapponese di nome Asuka che mi fece sedere, e sorridendomi mentre mi dava il benvenuto mi fece sedere. Era molto attenta, metteva ogni millimetro di trucco con una precisione unica, poi passò alle mani e ai piedi, dopo un 20 minuti mi fece alzare e scelse un vestito bianco molto bello e mi disse di metterlo, uscita dallo spogliatoio mi osservò a lungo, vorrei che Margherita fosse rimasta lì ma purtroppo era stata cacciata da asuka, quindi mi ritrovai da sola. Pensai solo alla fortuna di essermi potuta spogliare di là dato che avevo gli ultimi piccoli lividi ormai schiariti sul sederino. I suoi occhi marroni si spalancarono, disse qualcosa in giapponese sugoi o qualcosa di simile, poi si mise a mettermi il vestito per bene, mi fece sedere nuovamente e mi cominciò ad acconciare i capelli, li raccolse arricciandoli leggermente e lasciandoli cadere di lato. Al termine di tutto ciò mi guardai allo specchio ed ero bellissima, le mie labbra con il rossetto che mi aveva dato era lucide e più grandi del normale, la mia pelle era perfetta, gli occhi venivano risaltati dal trucco intorno ad essi, aveva usato 5 trucchi diversi per loro, dal mascara al pennello per il blending. Adesso mi aveva messo degli orecchini con dei pendenti in diamante, mentre al collo una collana in oro bianco e argento, con un diamante incastonato dentro a un cerchietto in oro bianco contornato da brillanti, alle mani mi aveva messo un anello sempre in oro bianco con un diamante di mezzo carato, al polso mi mise un orologio anch’esso in oro bianco di e diamanti di bulgari, sandali alla gladiatore bianchi con un diamante dove si allacciavano alla caviglia. Mi guardai esterrefatta allo specchio, il vestito mi stava benissimo, ringraziai Asuka che contraccambio sorridendomi e ringraziando con inchini.

Tornai di là Margherita quasi fece cascare la bottiglia che stava portando in salone – sei bellissima – io sorrisi – ma non mi avevi detto di tutto questo – lei sorrise – beh non lo sapevo che Asuka sarebbe arrivata in Italia quest’anno – io mi guardai e poi guardai lei – ma ti sarà costato una fortuna – lei sorrise – no mi costerà solo l’obbligo di coronare il mio sogno – io la guardai non capendo, mi limitai a sorriderle e darle della pazza.

Arrivata di là vidi che era apparecchiato nella veranda che dava sopra il suo giardino curato e la piscina nel mezzo, sopra al tavolo c’era un candelabro con le candele già accese, una porzione di spaghetti agli scampi e una bottiglia di sassicaia. Mi sedetti nervosa ma felice, Margherita era rimasta stranamente silenziosa, si sedette di fronte a me, prese il telecomando e fece partire una musica soft. Era bellissimo , a destra se mi giravo potevo vedere la luna piena nel cielo e sotto ad essa il suo riflesso nella piscina in mezzo ad un prato bellissimo contornato da alberi e piante stupende. La madre di Margherita era da sempre famosa per il suo buon gusto in tutto.

La cena passò tranquilla si parlava del più e del meno e si gustava il piatto buonissimo, la musica era stata scelta in modo da essere perfetta per la serata, era tutto perfetto. A fine cena Margherita mi guardò in modo serio – Michela lo sai che mi hai promesso che mi avresti ascoltata fino in fondo senza chiedere o dire nulla vero?- io la guardai non capendo il perchè di tutta questa preoccupazione ma decisi di annuire per vedere cosa doveva dirmi di così importante, anche perché non l’avevo mai vista così preoccupata e fragile.

Mi prese per le mani e mi portò vicino al muretto del balcone, la luce della luna era l’unica cosa che ci illuminava, lei guardandomi negli occhi e con voce seria iniziò – ciò che sto per dirti probabilmente porterà un grosso cambiamento nella nostra amicizia, ed esso sarà brutto o bellissimo a seconda di ciò che tu risponderai – mi sentii seccare la gola, mi passarono mille motivi in testa per giustificare questa introduzione a ciò che mi stava per dire, e nessuno di essi era minimamente rassicurante, feci per dire qualcosa ma gli occhi di lei mi dissero di tacere in attesa del termine del discorso.

Passarono ancora diversi secondi e adesso Margherita mi fissava come se fossi l’unica cosa su questo mondo, mi imbarazzai ma non distolsi lo sguardo da lei – so che pensi di me che sono una ragazza facile, data la moltitudine di ragazzi che sono uscita, ma ecco in realtà – abbassò lo sguardo per un secondo – sono ancora vergine, l’unica cosa che ho fatto con loro è prenderli in giro perchè non potevo amarli realmente, prima di andare avanti ti confesserò due mie colpe verso di te – la guardai ancora senza capire dove voleva andare a parare. E poi che colpa mi doveva confessare? – ti ricordi Luca e Sebastiano? – io annuii – li ho allontanati io da te – sgranai gli occhi sorpresa, se me l’avesse detto un anno prima le avrei lasciato andare sicuramente un ceffone, ma oramai anche se mi aveva fatta arrabbiare non poco restai in ascolto. Dopo aver fatto una leggera pausa per pesare le mie azioni continuò – lo so. Sono stata stupida e me ne sono pentita subito dopo, ma pensare a te con loro mi faceva stringere lo stomaco, mi faceva così male da ritrovarmi la notte rannicchiata a piangere per ciò che volevo fare ma mai credevo che avrei fatto. Ultimamente avevo deciso di non andare avanti con la mia idea e lasciarti vivere il tuo amore felice con Lorenzo, ciò che provavo io non doveva interferire e poi, se il mio sacrificio ti avesse portato il sorriso sul viso anche solo per un secondo sarei stata più che felice – parlava guardandomi sempre fissa, provavo dentro di me una lieve inquietudine poi non capivo. Cosa stava provando? A cosa si riferiva? – ma l’altra volta quando ho saputo che saresti stata punita,sapere di condividere tutto ciò per la prima volta con te, vedere che non giudicavi né me né mia madre, per tutto ciò mi ha fatta capire la verità.lo so che quello che sto per dirti cambierà radicalmente la nostra relazione, ma non posso continuare così – mi guardò come se fosse stata l’ultima volta che lo faceva, il suo viso si fece malinconico ma felice, rassegnato ma pieno di speranza, la vidi fragile come non l’avevo mai vista, sembrava quasi una dama di cristallo che con una folata più forte di vento si sarebbe sgretolata unendosi ad esso e danzando assieme a lui nel bagliore lunare fino a scomparire nel nero della notte.

Si fece coraggio, una lacrima le scese dagli occhi – Michela ti amo, ti ho sempre amata, lo so che sei una ragazza come me ma ti amo, sei stata il primo amore e lo sei sempre, non ho amato nessuno oltre a te. Lo so che ti può spaventare la cosa e farti sentire stordita ma è la verità – abbassò lo sguardo dato che io mi ero impietrita, quasi shoccata dalla sua dichiarazione – ti prego solo una cosa non ferirmi – il tono di voce con cui mi disse le ultime parole mi fece stringere il petto e annodare lo stomaco, pensai a tutti i momenti passati assieme, i baci dati a stampo, i pigiama party, le risate i momenti belli e i momenti brutti, da quando ci si conosceva si rideva e si piangeva assieme praticamente, ma mai l’avevo guardata al di fuori dell’ottica di migliore amica, certo c’erano state tastate ,bacetti più affettuosi e qualche toccatina qua e là,ma cose normali come capitano a tutte le ragazze.

La guardai attonita per poi riprendere nuovamente il controllo di me stessa e guardandola adesso in modo serio – Margherita se devo essere sincera non ho mai pensato a te in quel modo, ora sono qua davanti a te e ti vedo fragile e triste come non ti ho mai vista. Sei sempre stata solare, allegra, bellissima, sicura di te, seria. Ma adesso che sei qua davanti a me dichiarandomi improvvisamente il tuo amore ti vedo diversa, stasera mi hai mostrato il tuo lato nascosto, ciò mi fa capire l’importanza che mi dai e sarebbe da stupide non accorgersi di come mi stavi guardando prima. Sentirti dire quelle parole mi ha fatto cominciare a battere forte il cuore. Non posso dire che ti amo è troppo presto mi dispiace non sarebbe vero – mi fermai per un secondo, i suoi capelli sciolti si muovevano al ritmo del vento, il suo viso era bellissimo illuminato dalla luna, le sue labbra luccicavano riflettendo le luci, la lacrima cascava in terra colorata dal colore della luna – spero che per ora tu ti accontenterai di ciò che ti posso offrire, ma sono sicura che tu mi accompagnerai verso le parole che voglio poterti dire al più presto. Ma promettimi che le lacrime di stasera saranno le ultime versate per colpa mia. Mi fa troppo male vederti così piccola – detto ciò la presi e la baciai, sgranò gli occhi, il suo corpo tremò al contatto con le mie labbra mi staccai da lei e l’abbracciai, come lo feci mi strinse e cominciò a piangere, la tenevo stretta mentre lei piangeva, accarezzavo i suoi bellissimi capelli, mi sentivo strana, era capitato tutto così veloce, la sua dichiarazione mi aveva stordita e poi svegliata, strattonata e subito dopo stretta , confusa e poi rassicurata. Non pensai al fatto che ero appena diventata lesbica oppure dentro di me l’ero sempre stata, perchè in fondo capii che se lei fosse stata un ragazzo avrei accettato ugualmente il suo amore, quindi tutto ciò che la società mi aveva inculcato nella testa si era in un secondo sgretolato facendomi uscire di botto da quella che tutti classificano come la normalità, su di essa ci sarebbe molto da discutere, ma si andrebbe sul filosofico quindi lascio libero pensiero su questa mia ultima frase. Decisi che avrei vissuto la cosa né da lesbica né da diversa né da trasgressiva, ma da me stessa come avevo sempre fatto.

Un giorno di questi dovrei proprio andare in giro per il centro con un cartello con su scritto “stop alle etichette ammazzano la libertà di pensiero”.

Si liberò dal mio abbraccio dopo cinque minuti, non so cosa mi prese ma la bacia di nuovo con foga, questa volta le sue labbra si socchiusero facendomi entrare dentro di loro, portai le mie mani al suo viso e l’accarezzai fino ad arrivare ai suoi capelli, lei fece lo stesso, ci si strinse baciandoci e quando aprii gli occhi anch’io stavo piangendo perchè sapevo che colei che avevo abbracciata a me era tutto ciò che volevo avere e finalmente adesso conoscevo il vero significato della parola amore.

Il giorno dell’ultima punizione

30 marzo 2011

La bravissima Nadine ci regala la quinta puntata del suo bellissimo racconto. Buona lettura a tutti amici!

Venni svegliata dalla porta di casa, mio padre era appena rientrato da lavoro, guardai la sveglia sul comodino segnava le 19:30 non mi passò nemmeno l’idea di andare di là a subire il terzo grado e mi nascosi sotto le coperte. Nel buio sentii il cigolio della mia porta e i passi di mio padre entrare. Fece piano e si sedette sul bordo del letto sottovoce pensando che dormissi – piccola mia non sai quanto ci rincresce punirti. Non volevamo farlo nemmeno dopo ieri, ma abbiamo pensato che l’avresti presa come un indecisione da parte nostra, spero che vada come deve andare ti voglio bene piccola sei cresciuta molto- si soffermò per tre secondi poi quasi come se stesse pensando ad alta voce – forse saremo noi quelli da punire dopo che siamo dovuti arrivare a questo per capire tutto – volevo girarmi e abbracciarlo ma non lo feci, avevo paura di ferirlo o portarlo a non darmi l’ultima punizione, a quel punto una speranza mi passò per la testa e mi venne da provarci ma decisi che dovevo portare la cosa fino in fondo perchè non aveva senso finirla proprio adesso, avrebbe buttato via tutti gli sforzi fatti da mia madre mio padre e da me e avere il culetto meno viola con il rischio però di tornare alla vita di prima non esisteva, sarei arrivata in fono al costo di non sedermi per una settimana.

Prima di alzarsi tese il braccio verso di me per accarezzarmi ma si fermò prima si limitò a guardarmi con dolcezza mentre usciva e richiudeva dietro di sé la porta. Lo sentii scendere poi parlottare con mia madre ma non riuscivo a capire le parole.

Fu solo dopo venti minuti che mi decisi a mettermi in piedi e ad affrontare la punizione tremenda che mi aspettava, scesi con aria mogia. Per le scale incontrai mia madre che con sguardo severo – bene vai in camera nostra che ti aspetta tuo padre forza – io l’abbracciai la sua espressione si fece più dolce ma pur sempre severa, mi girai e andai verso la camera. Arrivata fuori dalla porta esitai un attimo poi premetti sulla maniglia ed entrai. Mio padre mi stava aspettando con una grossa cinta di pelle nera accanto a se, il suo sguardo adesso era duro e nella stanza c’era un’atmosfera severa, tremolante andai verso di lui mi levai le mutandine coprendomi la micina con la mano e mi sdraiai senza dire niente sulle sue ginocchia, lui passò una mano sul mio sedere. Solo allora notai quanto dovevo essere rossa in viso ed imbarazzata a stare lì nuda sulle gambe di papa – piccola è stata severa mamma. Ma ha detto che le hai meritate dopo che le hai risposto male vero?- io mi sentii gonfiarmi gli occhi di lacrime per la vergogna di essere stata così stupida e di come avevo rischiato di rovinare la cosa per una stupidata- si papa non ho scuse. Sono stata una scema, ma ero spaventata e stordita dalla punizione e ha vinto la mia rabbia- mi soffermai un attimo – ma ho capito te lo giuro l’ho detto anche a mamma che è stato un attimo di sbandamento che non succederà più giuro, non tornerò quella di una volta- iniziai a piangere e sentii mio padre avere un sussulto probabilmente non se l’aspettava – ti prego credimi mi impegnerò al massimo in tutto, a scuola, in casa, sarò una figlia modello credi in me ti prego – sentii qualcosa di caldo cadermi sul sedere, non mi voltai perchè sapevo quanto era orgoglioso mio padre, passarono due minuti nei quali anche io mi asciugai le lacrime e mi ripresi – piccola lo sappiamo, e sappiamo anche che non accetterai mai di non ricevere l’ultima punizione, sei sempre stata testarda e sempre lo rimarrai. Ma a volte questo può essere un pregio e non un difetto- si fermò tirando fuori un tubetto con una pomatina dentro – ma io e tua madre vorremo che per oggi si finisse qua e tu prendessi l’ultima parte domani sera quando ti sarai leggermente ripresa, il tuo sederino è veramente messo male è tutto rosso e pieno di righe tra il viola chiaro al viola scuro- a quella frase avvampai di vergogna e non dissi nulla – vuoi? – io sorridendo – si papa va bene ma domani prometti che…- mi fermai troppo imbarazzata per continuare. Lo sentii sorridere e mi cominciò a spalmare la crema. La spalmava con cura attento a non farmi troppo male, quando mi irrigidivo si fermava e aspettava mi rimettessi in posizione, alla fine poggio il tubetto – piccola alzati pure, siamo pronti. So che non ti piace lasciare le cose a metà e domani avrai la tua buona e giusta razione di sculacciate e cinghiate – sorrisi e mi alzai, mi rivestii e mi tuffai fra le sue braccia – ti adoro papa grazie – lui dandomi uno sculaccione veloce – vai a ringraziare anche tua mamma che è giù in attesa – diedi un ultimo bacio sulla guancia a mio padre e corsi giù. Vidi mia madre guadare nella mia direzione e sorridere radiosa non appena scorse la mia espressione felice, mi buttai su di lei – grazie mamma – lei mi strinse dolcemente, restai per un po’ così stretta a lei poi dando la buonanotte corsi in camera.

Arrivata in camera mi misi il pigiama e mi sdraiai a pensare sul letto, il sedere mi doleva per le sculacciate ricevute il pomeriggio, la mia mente era ancora attraversata da mille emozioni: paura,eccitazione,rispetto,curiosità. Passai mezzora immobile a fissare il soffitto, ma nella mia testa avevo rivissuto tutto il giorno pentendomi di qualche cosa e gioendo di altre, ma alla conclusione mi potevo ritenere felice. Mentre mi muovevo sentivo il sedere dolermi ancora, la sensazione di dolore come ricordo della giornata mi fece eccitare, cercai di trovare una posizione in cui potessi sentirlo bene. La trovai sedendomi in terra accanto al letto, poggiando la schiena ad esso allargai le gambe, la mia mano si insinuò sotto le mutandine per raggiungere prima le grandi labbra e poi sempre più in giù, a quel punto iniziai a muovermi per cercare il dolore provocato dal muovere il mio sedere sul pavimento. Mentre con la mano mi accarezzavo sempre più freneticamente l’altra invece l’avevo al mio seno e lo stringevo, ci volle poco tempo prima che inarcandomi esplodessi in un mare di piacere. Guardai imbarazzata e un po smarrita la mia mano e andai a lavarmi prima di buttarmi sul letto pronta ad affrontare la sculacciata di mio padre .

La mattina mi svegliai, mi girava tutto come sempre, nell’aria si sentiva odore di caffè come tutte le mattine, fuori era una bellissima giornata, andai subito in bagno per vedere il sedere. Arrivata davanti allo specchio calai pantaloncini e mutandine, feci un’espressione preoccupata ed imitai auu con le labbra, era livido e molte righe leggere formate da piccole crosticine solcavano i miei glutei, fu quella sensazione di calore al ventre subito dopo aver visto il mio sederino segnato a farmi capire che essere punita mi eccitava, non so se capita a tutte oppure solo a me, ma mi sentii malata (sensazione che comunque adesso che conosco la mia natura è il perchè di quelle sensazioni è svanita )e allo stesso tempo una monella, mi ricomposi subito velocemente e quasi volendo una punizione per i miei pensieri andai giù decisa a prendere una ripassata da mia madre.

Non ci pensai più di tanto sapevo solo che dovevo essere punita, non so come ero arrivata a ciò ma il mio cervello aveva elaborato una semplice operazione : pensiero sconcio+ punizione = coscienza pulita. Mi fermai a metà scala pensando che dovevo ferire mia madre per ricevere la punizione quindi arretrai e decisi che la punizione in surplus sarebbe arrivata questa sera.

La mattinata passò bene, finché non arrivai a scuola. Successe tutto non appena varcai la soglia della mia aula mi resi conto di essere in classe con il sedere segnato dalle sculacciate, lo so che nessuno poteva vedere i segni ma mi sentivo lo stesso nuda, arrossendo come mai mi diressi subito verso il banchino, con una smorfia mi sedetti e restai immobile. Dalla porta vidi entrare Margherita, indossava pantaloni larghi, schioccai le dita, cavolo perchè non ci avevo pensato, ma si vedeva guardandola consapevoli dell’accaduto che soffriva. venne a sedersi accanto a me, si sedette in modo leggero e poco convinto e come me prima fece una smorfia più accentuata.

La guardai e le sorrisi, lei contraccambiò – allora com’è stata la punizione?- avvampai all’istante poi sottovoce – hem dolorosa ma anche di crescita, non mi hanno dato quella severa ma stasera riceverò anche quella. Ma te oramai dovrebbe essere passato un giorno dalla tua severa come mai sei ancora così? – lei abbassò lo sguardo – beh perchè mia madre è – si bloccò imbarazzata poi proseguì facendo una faccia addolorata – molto severa e brava nel punirmi – io le sorrisi – poi mi racconti ok?- lei mi guardò ridendo e facendomi il solletico – no no furbacchiona sarai te a farlo per prima – risi e ci guardammo un attimo negli occhi poi entrò il professore. Arrivata la ricreazione si corse nel nostro rifugio segreto: il magazzino del club di teatro, dove di solito a quell’ora non c’era mai nessuno. Si corse dentro stando attente a non essere viste e poi si chiuse, la guardai ridendo con le mani poggiate alle ginocchia e il fiato leggermente affannato. Mi mette sempre un brivido entrare furtivamente qua dentro – lei mi guardò con sguardo monello – si ma non cambiare argomento. Mostrami subito il sederino – io diventai rossa – no dai aspetta, prima ti volevo chiedere delle cose – lei si mise a sedere e mi guardò in attesa – Margherita ma te dopo che la mamma ti punisce cosa provi?- lei sorrise per la domanda inaspettata, in realtà volevo solo sapere se si eccitava come una mailina come succedeva a me. La risposta non ritardò molto – non lo so di preciso, a volte mi dispiace per la punizione e per ciò che è successo oppure odio tutta la razza umana dipende – e scoppiò a ridere, scoppiai a ridere e decisi di non cercare la vera risposta che volevo sentire.

Lei continuò a fissarmi -vuoi ti mostri prima il mio? – io annuii con la testa, a quel punto si alzò e leggermente imbarazzata si scoprì il sedere, portai istintivamente le mani alla bocca, era viola e molto segnato, mi avvicinai e lo sfiorai, lei andò in avanti e sorrise – mi fai il solletico così – io tornai un passo indietro – scusa è stata solo colpa mia – lei mi abbracciò dolcemente – non ci pensare – poi con un movimento veloce mi tirò giù i pantaloni, sorrise guardandomi i segni – ma dai e fai tutte quelle storie per quelle? Vedrai domani come le farai le vere storie – io la guardai imbronciata – uffa ma sei qui per consolarmi o…- lei rise – certo raccontami dai – passai il resto della ricreazione a parlare delle sculacciate, lei si limitò ad ascoltare e a dirmi delle esperienze passate da lei confrontandole con le mie, alla fine scoprii che le sculacciate che avevo subito io erano ben poca cosa in confronto alle sue, ma comunque come me era tutt’altro che dispiaciuta di tutto ciò.

Passò anche la mattinata, Margherita mi salutò mostrandomi la cinta mentre mi faceva la linguaccia, io le corsi dietro ma era già troppo lontana.

Arrivata a casa mangiai, anche mia madre evitava di parlarne per non rendermi nervosa più di quella che non ero già da me.

Alle 19.00 arrivò mio padre, mi salutò con un grosso abbraccio, io l’abbraccia dolcemente , non volevo che pensasse che le punizioni corporali mi portassero ad essere fredda verso di lui o altro, certo gli portavo molto più rispetto adesso ma non doveva diventare paura, lui era sempre il padre dolce e gentile che conoscevo, anzi l’unica egoista ero io che l’obbligavo a punirmi severamente, era così strano sentirmi colpevole di meritare le sculacciate.Si passò un po’ di tempo a chiacchierare e poi venne il momento fatidico, mia madre fece finta di andare di là a prendere i piatti da mettere in tavola e mio padre a quel punto con sguardo severo che da solo diceva “è giunto il momento” si alzò e si diresse di sopra, senza dire nulla a testa china lo seguii. Tremavo vistosamente ed ero molto tesa, se mi aveva fatto male la punizione di ieri chissà quanto mi avrebbe fatto male questa, mi venne in mente il pensiero di stamani dopo che avevo realizzato di eccitarmi dopo le punizioni,ma sentendomi una vigliacca abolii il pensiero nascondendolo nei meandri della mia testa.

Si arrivò in camera, sul bordo del comodino vidi l’olio da mettermi prima di sculacciarmi, mentre accanto ad esso c’era una cinta marrone di pelle, mio padre prese il flacone e lo mise al suo fianco poi guardandomi – chiudi la porta e levati pantaloni e mutande avanti – chiusi la porta poi iniziai a spogliarmi, restai in mutande e mi posizionai accanto a lui, mi prese per il braccio e delicatamente mi fece cadere sulle sue ginocchia, a quel punto con una mossa precisa e veloce mi tolse le mutande, mi sentii avvampare, li mezza nuda di nuovo sulle ginocchia di mio padre. Prese fin da subito l’olio se lo passò sulle mani e con un movimento metodico cominciò a spalmarlo sul sedere.

Ero pronta, si poteva respirare nell’aria la tensione, il braccio possente si alzò e poi ciack fortissimo sul mio culetto indifeso e ancora dolorante, ciack ciack continuavano imperterrite le sue sculacciate, mi facevano un male cane, la sua mano era durissima e me le dava con molta più decisione di mia mamma – silenzio cosa sono tutte queste urla? Vuoi che ti sentano i vicini?- io scossi il capo e lui ciack ciack, ad un certo punto muovendomi sotto le tremende sculacciate caddi in terra quasi, a quel punto mio padre mi prese il braccio portandolo dietro la mia schiena – cerca di non dimenarti troppo, non ti vergogni? Alla tua età già lavoravo e non c’era bisogno di queste cose, invece te eccoti qua sulle ginocchia come le bimbe piccole – ciack ciack in lacrime – scusa papa non succederaaaaa piùùù aaaiaaa basta ti regooo hooo capito aaaah – lui mi guardò senza cessare le sculacciate – lo vedremo quando avrò finito con te, vedrai che in questi giorni ti ricorderai di cosa hai passato ogni volta che ti siederai da qualche parte – ciack ciack i colpi continuarono a cadere senza pietà. Me ne diede più di mamma, infatti fra le lacrime e le suppliche ne contai tra i 120 130, a quel punto si fermò, con una mano mi percorreva le natiche per tastare il suo operato. Inutile dire che io stavo piangendo e come il giorno prima ero già senza voce per i pianti, il mio culo era un mappamondo rosso fuoco e mi faceva malissimo. Restò a contemplare il suo lavoro per un buon minuto, io mi limitai a stare il più ferma possibile fra un singhiozzo e l’altro, mia padre prese nuovamente la fiala d’olio e mi cosparse nuovamente il sedere di esso. Il contatto dell’olio con il mio sedere mi diede un po’ di sollievo ma non troppo,appena finii di metterlo mi diede due pacchette leggere – su Michela alzati che adesso devi ricevere i colpi con la cinta, se ti muovi troppo, ti fai scappare anche solo mezza sillaba di un moccolo o un’imprecazione saranno 15 colpi in più per il moccolo e 5 per l’imprecazione, se ti muovi saranno sempre 5 in più – mi alzai e singhiozzando mi misi in attesa vicino al comodino – lui prese due cuscini e ne posizionò uno sdraiato per orizzontale mentre l’altro leggermente piegato sopra, tenendolo mi fece cenno di montare. Montata sul letto cercai di mettermi sopra i cuscini in modo e maniera di mettere il sedere in bella mostra, mi vergognavo da morire a mostrarmi nuda praticamente davanti a mio padre, ma non era di certo il momento adatto per fare la pudica. Le mani di mio padre mi aggiustarono con delicatezza e dolcezza in modo da mettere il mio sedere nella posizione giusta per essere colpito al meglio.

Era tutto pronto tranne me, avevo il cuore che pensavo mi uscisse dal petto, mi martellava nelle orecchie, il sedere lo sentivo caldo e pulsante quasi come il cuore, vidi mio padre dallo specchio sulla destra abbassare la testa dispiaciuto e poi ciack il primo colpo, morsi il lenzuolo con forza mugolando a lungo per non urlare, il mio fiato si fece corto per 10 secondi, per poi allungarsi in singhiozzi, mio padre esitò un attimo poi ritrovando coraggio – silenzio. Non credere che mi impietosisca con inutili piagnistei, se non volevi il sedere viola avevi a pensarci prima – io annuii e restai in attesa, passarono 20 secondi e ciack nuovo colpo, strinsi i denti, con un viso dolorante aspettai il terzo, i colpi susseguirono lenti ma dolorosi, arrivai a rimpiangere i colpi del giorno prima. Il mio culo era pieno di strisce rosse larghe, che sovrastavano il rossore acceso della sculacciata data con le mani e le piccole crosticine e lividi del giorno prima, le cinghiate continuavano mi dimenavo molto e cercavo con tutta me stessa di non urlare, da lì a poco avrei avuto il culetto livido di sicuro, mi chiesi come avrei fatto a sedermi mentre sentivo il culetto gonfio e pulsante, ogni volta che mi colpiva sentivo come se ci fossero mille bollicine sotto la mia pelle che mi bruciavano, la voglia di strusciarmi il sedere ad ogni colpo era incredibile, più di una volta rischiai di farlo, ma mi bloccai con forza prima di farlo. Questa volta mio padre non disse nulla per tutto il tempo, si limitò a colpirmi e basta.

La punizione era terminata, io stavo piangendo, la gola mi bruciava da morire per i singhiozzi e le urla soffocate, il mio viso era rosso anche se meno del sedere, il quale era un reticolato di strisce rosse accese ed alcune di esse già sul rosso scuro,le mie gambe tremavano come tutto il mio corpo, mio padre era fermo – bene alzati, vai in salotto e ti voglio in ginocchio alla destra del mobile della tv, sedere verso di noi avanti muoviti- imbarazzata mi alzai e mi coprii la micina, quando mi arrivò uno sculaccione – leva le mani da lì avanti e muoviti – io cercai di ribadire ma uno scossone mi fece capire di andare avanti, mentre si andava giù con voce bassa mio padre – non ti ho colpita lì vero? – io scossi il capo sorridendo per la sua preoccupazione e il discorso finii lì, scesa vidi mia madre che si trattenne dal corrermi incontro e abbracciarmi, sapevo che l’avrebbe voluto fare ma non poteva, ma mi bastò vedere il suo viso preoccupato e il suo gesto istintivo smorzato sul nascere per sorridere fra un singhiozzo e l’altro. Senza dire niente mi posizionai come mi era stato ordinato e non mi mossi, mio padre intervenne – mettiti in punta di piedi poi inginocchiati tenendoli così e siediti sui talloni e poi resta ferma – mi misi come mi aveva ordinato,sentivo mia madre parlare sottovoce con mio padre ma non capivo cosa si stavano dicendo, dopo dieci minuti avevo i piedini doloranti, mi facevano malissimo, cominciai a muovermi ma mio padre con un colpo di tosse mi fece capire che dovevo stare ferma. Mi lasciò così per 30 minuti poi mi diede l’ordine di alzarmi, come feci per tirarmi su cascai, le dita dei piedi erano come bloccate cominciai a massaggiarle delicatamente fino a che non le sentii di nuovo normali .

Andai da loro e mi buttai fra le loro braccia – non mi comporterò più come prima ve lo giuro vi voglio un mondo di bene, so che è stato un grosso sacrificio tutto questo per voi più che per me, ma nonostante tutto l’avete fatto senza dire nulla e so che sarete severi e giusti anche in futuro come oggi e ieri- loro sorrisero – lo sappiamo, ma per ricordartelo ti abbiamo fatto un regalino particolare,vai in cameretta tua a prenderlo è sul letto – corsi su ed entrai in camera, sul letto c’era un oggetto rettangolare che si stringeva da un lato incartato, lo presi, era abbastanza pesante e duro, quando lo scartai rimasi a bocca aperta, era un paddle di legno con sopra il mio nome, imbarazzata tornai giù sapendo che volevano essere ringraziati .

Mia madre abbassò subito il viso imbarazzata forse più di me, mentre io a testa china sorrisi a mio padre che si alzò e venne verso di me abbracciandomi, il gesto mi stupì, pensavo che se ne sarebbe stato lì fermo a godersi la scena di me che lo ringraziavo per il paddle. Con voce calma – piccola questo servirà come amuleto, sarà il nostro portafortuna per non ritrovarci di nuovo a doverti punire – io lascia il paddle delicatamente sul tavolino da fumo e abbracciai mio padre ringraziandolo. Purtroppo mio padre non mi diede il permesso ne di toccarmi il sedere ne di potermi lavare, ma dovevo andare di filata al letto e lavarmi solo l’indomani mattina. Il mio culetto adesso che era passata mezzora e lo guardavo attraverso lo specchio era pieno di strisce, il rosso sui lati stava andandosene ma restava il blu dei lividi e il rosso del sangue sotto pelle in alcuni punti, la luce della camera rifletteva sul mio sedere rosso quasi come per volerlo far risaltare ancora di più, e per l’ennesima volta venni accarezzandomi davanti allo specchio mentre guardavo eccitata il mio sedere livido.

Dormii a pancia sotto perchè non riuscivo a stare diversamente, la mattina dopo feci la doccia cercando delicatamente di dare sollievo ai miei glutei, il rossore era ormai scomparso, restavano solo il lividi più scuri in alcuni punti mentre in altri meno, dopo di che andai a scuola. Margherita mi stava aspettando e appena mi vide mi trascinò nel nostro nascondiglio – fai vedere cucciolina – io timidamente mi voltai e abbassai i calzoni, sentii una strana sensazione che riconobbi subito, mi stavo eccitando, la consapevolezza di ciò mi fece diventare rossa come un peperone, continua sperando solo che margherita non notasse la mia faccia paonazza, e a quanto sembrava non ci faceva caso dato che contemplava il mio culetto con espressione divertita, anche se come mi girai assunse per un breve secondo una faccia addolorata e dispiaciuta, mi strinse a sé poi sorridendomi – ricordati di sabato sera va bene?- poi chiuse la porta e tornò in classe. I giorni successivi passarono tranquillamente, i rapporti con i miei erano migliorati tantissimo, mio padre parlava con me e mia madre pure, non le urlavo più ed ero molto più composta, sia a scuola che a casa, finalmente avevo voglia di studiare e due giorni dopo presi il mio primo 8 con immensa gioia mia e dei miei. In quei giorni passai molto tempo a meditare sul mio comportamento e sulla punizione e sorridendo avevo ringraziato il momento in cui quella sera il telefono aveva squillato.

Il giorno in cui diventai matura

28 marzo 2011

Nadine continua il suo bellissimo racconto, trovate qui la puntata precedente.

La notte l’avevo passata quasi senza dormire, ero troppo agitata dalle cose successe: la punizione, la mia migliore amica che mi doveva parlare, tutti i ricordi di quando urlavo contro i miei.

Mi svegliai verso le 9,da sotto si sentiva già il profumo del caffè, esitai un venti minuti prima di alzarmi, ascoltavo qualsiasi rumore come se servisse a farmi capire l’aria che tirava in casa, sospirai aprendo la porta e scesi. Mia madre mi aspettava e mi accolse con un sorriso, di fianco al tavolo c’era la bacchetta media che mi fece leggermente sussultare ma cercai di non darlo a vedere. Mia madre si mise davanti a me e con dolcezza – buongiorno amore, vuoi essere sculacciata ora senza la colazione sullo stomaco o dopo? Non sono esperta ma potrebbe darti noia mangiare prima – abbassando lo sguardo – va bene facciamolo prima allora – lei non disse niente e mise la seggiola in mezzo alla stanza. Mio padre era già uscito per mia fortuna, sarei morta dalla vergogna anche se la sera sarebbe toccato a lui sculacciarmi e anche di santa ragione. Il viso di mia madre si era fatto deciso e severo e devo dire che un po adesso mi faceva paura , mi ero preparata praticamente tutta la notte come la volta prima ed esattamente come la volta prima alla fine non ero pronta per niente, mi misi al suo fianco attendendo l’inizio della punizione che non si fece attendere più di tanto.

Prese il mio braccio e mi trascinò sulle sue ginocchia, fece calare le mie mutandine, a quel punto il mio sederino era completamente esposto. Nel frattempo per pura stupidità invece di pensare a ciò che mi stava per succedere mi preoccupai se da fuori mi potevano vedere, mi girai a controllore, e fu a quel punto che arrivò il primo sculaccione. Mille emozioni si ammucchiarono come una moltitudine di tornado dentro la mia testa, potrei paragonare le sensazioni di quel primo sculaccione come alla partenza delle montagne russe alla tua prima volta. Mia madre che fino a ieri schernivo me ne stava suonando a culetto nudo come le bambine piccole, mi venne da mettere fine a tutto ma non potevo più ormai quindi mi limitai a stringere i pugni e prendere le sculacciate.

Non facevano molto male, ma mi umiliavano e poi stavano anche aumentando sia di velocità che di forza, il mio culetto doveva essere già arrossato leggermente – adesso che sei lì a prenderle sei contenta?- e ciaff ciaff ancora, uno sculaccione più deciso mi fece capire di rispondere – no scusa mamma. Sono pentita, non lo farò più – lei continuò.

Mi accorsi solo allora di piangere, ma non era ne un pianto di dolore o altro ma di liberazione, per anni avevo cercato questo, non la sculacciata in se per se ma che mia madre mi punisse, mi prendesse e mi urlasse contro quanto ero stupida e indisciplinata, e adesso che era lì e lo stava facendo non mi pareva il vero, continuai a piangere senza darlo a vedere mentre le sculacciate continuavano a cadere senza pietà – vedrai che ti faremo un culetto così viola che non ti siederai per tre giorni signorina – involontariamente mi venne da ridere, ma lo schiocco che risuonò seguito dagli altri altrettanto forti mi fecero capire che avevo fatto uno sbaglio enorme a ridere – che fai? Ridi? Credi che stia scherzando? Che sia qua a fare delle battute? Adesso le senti le vere battute – e ciaff ciaff ciaff, adesso nuove lacrime si affacciarono ma non per gioia ma per dolore, la pelle del mio culetto iniziò a farsi sempre più rossa e la mia voce più squillante – aiaaa , sorridevo solo perchè non ti avevo mai vista così seria ma ho sbagliato, piano deve essere la parte leggera questa non la severa – ma i colpi continuarono lo stesso forti e decisi – lo so ma sei te che hai deciso tutto ciò e sono più che decisa ad essere severa e dura in questi momenti – mi limitai a mugugnare un si scusa. Mi diede un centinaio di sculacciate, sotto alle quali non avevo potuto far altro che dimenarmi il meno possibile e lamentarmi fra le lacrime per il male.

Prendendomi per l’orecchio mi fece alzare, poi senza lasciarmelo mi fece poggiare il busto sul tavolo di cucina, la sua mano prese la bacchetta media – saranno 20 colpi leggeri, per oggi useremo questa perchè l’hai combinata grossa, quindi da ora in avanti non pensare che le tue punizioni siano sempre in ordine o solo le tre determinate, con colpi predeterminati. Oggi sono 20 perchè così abbiamo deciso. Ma in un futuro potranno essere 20 come 30 come 50 capito- io annuii, un sibilo riecheggiò per la stanza il mio corpo si allungò e le mie mani si strinsero, poi con la voce strozzata dai primi singhiozzi – si mamma ho capito – lei mi passò delicatamente la mano sul sedere caldo e rosso – iniziamo adesso – alzò il braccio e ciack ciack ciack – conta avanti – il mio viso si fece rosso quasi più del sedere e con voce timida -3- mia madre mi diede un colpo più forte – che fai non urli più ora? non ho sentito. ricominciamo da 1 avanti ! E parla più forte – ciack alzando leggermente la voce – 1 – mia madre con dolcezza ma allo stesso con decisione – brava piccola continua – ciack -2- i colpi andavano avanti, nella stanza c’era silenzio e i colpi si facevano male ma non provavo puro dolore, l’emozione più forte era l’imbarazzo, i colpi anche se leggeri lasciavano lo stesso strisce rosse sul mio sedere. Mia madre aveva imparato bene come impartire i colpi, era precisa e metodica, faceva passare qualche secondo e colpiva, in più i colpi non cadevano mai nello stesso punto, ma più su e poi subito dopo più giù, nel frattempo notai che dalla finestra potevano vedermi i vicini, ma per mia fortuna nessuno era sul balcone, diventai rossa al pensiero di come sarebbe stato imbarazzante girarmi e notare dei miei vicini di casa che mi osservavano, lì piegata sul tavolo a prendere le bacchettate.

Finalmente la punizione terminò. Mia madre mi lasciò un attimo lì per guardare l’opera delle sue bacchettate quasi come fosse Picasso davanti a una sua opera appena terminata. Passò la mano solcando i piccoli rigonfiamenti sulle mie natiche – bene adesso fila nell’angolo! Non mettere su le mutande o altro. Faccia al muro e mani sopra la testa! Se stai brava fra 15 minuti potrai uscire dalla posizione- abbassando lo sguardo mi diressi verso l’angolo e misi le mani sopra la nuca.

Passarono 5 minuti quando suonarono alla porta, mia madre aprì sopra pensiero, era la vicina, sentii che chiedeva se avevamo gli odori, mia madre le chiese di aspettare e venne in cucina, arrivata mi squadrò come dirmi non osare muoverti. Se io o mia madre in quel momento si fosse state più lucide avremmo notato gli occhi della signora spalancarsi dalla sorpresa, mentre subito dopo un sorriso dolce e compassionevole che compariva sulle sue labbra, infatti il vetro della finestra di cucina semiaperta mostrava me, faccia al muro con le mani sopra la testa e un culetto bello rosso solcato da leggere strisce rosse. Quando mia madre tornò dalla nostra vicina essa si limitò a prendere gli odori ringraziare ed andarsene, lasciando sia me che mia madre estranee al fatto che mi aveva vista col culetto rosso in punizione come una mocciosa di 10 anni.

Terminati i 15 minuti mia madre mi prese per un braccio e mi strinse a se – piccola non sai come mi dispiace doverlo fare, ma dopo averne parlato sia con te e tuo padre che con la madre di Margherita, sono sempre più convinta che ci servirà per crescere come famiglia-

io annuii – si mamma, ma cos’è questo profumo? – lei sorrise – non ti sfugge niente piccola. È il profumo delle crostatine con la marmellata speciale fatta da me – il mio viso si illuminò, adoravo quella marmellata, non avevo mai capito quale mix di frutta fosse e mami non me lo diceva, ogni volta che le chiedevo come fosse fatta mi rispondeva sempre “ quando avrai una dolce bimba come te da crescere te la insegnerò. Per adesso è un segreto” .

Mi avventai sulle crostatine come una ragazza che non mangiava da anni, ed eccolo il sapore di frutta dolcissima invadermi la bocca come un’esplosione di gusti dolci e leggermente amari, ogni volta che la mangiavo era come se tornassi piccola per qualche secondo, mia madre mi guardava con amore mentre mi strafogavo- piano cucciola senno ti va di traverso – come se leggesse negli eventi mi porse il bicchiere d’acqua giusto in tempo per vedermi prenderlo e bere cercando di buttare giù il malloppo di tortina restatami impigliata per l’eccessiva foga, appena tirai giù si cominciò a ridere assieme come non si faceva da anni.

Il resto della mattinata passò a parlare della scuola con mamma, a mezzogiorno mio padre chiamo dicendo che non sarebbe tornato perchè aveva da lavorare, la cosa mi rallegrò dato che volevo parlare il meno possibile della punizione, cosa che invece sarebbe successa se fosse tornato a mangiare con noi. Il primo pomeriggio lo passai sul divano con mia madre a guardare la tv,i programmi restavano i soliti stupidi ed inutili di sempre, ma guardarli con mia madre poggiata alla sua spalla e ridere assieme delle finte litigate era fantastico, sentii una sensazione di libertà incredibile, nel volto di mia madre si poteva leggere finalmente gioia e felicità, anche se un occhio critico avrebbe letto quell’ombra di paura che tutto questo fosse solo temporaneo.

Fra una risata e l’altra arrivò il momento. Sentii mia madre sussultare un attimo, era tesa e non volevo quindi alzandomi le diedi un bacino sulla guancia e mi comincia a scoprire il sedere senza dire niente, il corpo mi vibrò e la tensione si faceva sentire anche su di me, mia madre si mise in posizione e alzò leggermente il televisore poi posò il telecomando – bene Michela vieni. Vedrai che adesso le sentirai per davvero le sculacciate e non come quelle di stamani – ormai aveva imparato a perfezione il tono da tenere per mettermi in riga. Mi misi alla sua destra e attesi che mi mettesse sulle ginocchia .

Mi prese per il braccio trascinandomi di lato con decisione, caddi letteralmente sulle sue gambe, lei mi bloccò con una presa sicura mettendomi una mano a metà schiena, iniziò subito a sculacciarmi sonoramente, mi dimenavo e lei invece continuava a colpirmi più forte di stamani, anzi a dire la verità le sculacciate della mattina sembravano carezze,il rossore leggero della mattina oramai era un ricordo. Adesso il mio sedere iniziava ad essere veramente colorito, vari segni delle sue dita si intravedevano man mano che andava avanti sui miei glutei, iniziai a piangere e questa volta per il dolore.

Le sculacciate andavano avanti, le contai cento circa come stamani probabilmente mia madre si era prefissata quel numero a patto che io non facessi qualcosa per far aumentare la dose. Mi fece cenno di alzarmi, io singhiozzavo vistosamente, sulle mie guance cadevano calde lacrime solcando il rosso del mio viso accaldato sia per il pianto che per l’imbarazzo. Mi misi di nuovo accanto a mia madre abbassando lo sguardo e tirando su col naso, mia madre scosse la testa – guarda là come sei ridotta, sembra ti abbia massacrata, non ti sembra di esagerare? – io annuii, anche se pensai dentro di me “ma cavolo facevano veramente male” lei prese un fazzolettino e lo poggiò al mio naso, sgranai gli occhi per la sorpresa e subito dopo per la vergogna capendo ciò che voleva, cavolo dovevo farmi soffiare il nasino da mamma come quando avevo sei anni, ma lo feci, si alla mia età mi stavo facendo soffiare il nasino da mamma, provai dolcezza nel farlo oltre a vergogna.

Mia madre posò il fazzolettino poi guardandomi severamente – adesso dato che è la prima punizione ti lascio riprendere. Ti do 5 minuti poi torno e si passa alle bacchettate – io sorrisi timidamente ma lei restò con l’espressione severa e andò di là. Probabilmente lo fece per permettermi di strusciare il culetto dolorante, ma cercai di non farlo per rispetto. Mia madre tornò con la bacchetta in mano, la guardai arresa e mi avvicinai – dove mi devo mettere?- lei mi indicò il centro della stanza – piegati mani alle caviglie e resta ferma altrimenti saranno 5 colpi in più a volta- io rimasi un po’ interdetta ma mi misi in posizione – va bene mamma, cercherò di non muovermi – lei sorrise senza farsene accorgere poi prese la boccetta che aveva poggiato sul tavolo da fumo e mi unse le natiche per bene, poi prese la bacchetta e l’ alzò fermandosi per dire – farà più male di ieri lo sai? Quindi accetterò solo leggeri lamenti e basta – .

Ci mise un po’ per trovare la posizione, afferrò saldamente la bacchetta e alzò il braccio e sciack, strinsi i pugni e strabuzzai gli occhi ma mordendomi le labbra e strizzando gli occhi in un’espressione dolorante restai ferma e con voce bassa -1- a quel punto mia madre diede il secondo colpo sciaff alzai la testa adesso emettendo un leggero lamento, mia madre si fermò per darmi il tempo di contare il colpo, dopo poco -2 – lei rialzò e sciaff i colpi facevano malissimo, sicuramente avrei avuto le righe viola sul sedere dopo, per adesso erano strisce rosse con un po di pelle bianca ai lati, mi scesero nuove lacrime e adesso l’urlo era stato più forte e sentivo le gambe tremanti, le mie mani avevano lottato contro la mia volontà per andare a strusciare il punto colpito ma mi sforzai per tenerle ferme alle mie caviglie, ma non potei fare a meno di muovere su e giù le gambe – ffff che maleeeeee 3 – lei si fermò abbassando la bacchetta – siamo già a lamentarsi? Ho detto che accetto solo piccoli lamenti non obbligarmi ad aumentare i colpi. Se lo farò saranno severi intese?- io annuii spaventata e mi misi in posizione nuovamente , ma quasi come se avessi letto nella testa di mamma – si cercherò di non muovermi ho capito – mia madre sorrise anche se io non lo vidi e sciaff riuscii a resistere abbastanza bene, forse la cosa era dovuta alla pausa che c’era stata – 4 – i colpi andarono bene fino all’undicesimo, quando ormai stavo piangendo senza ritegno con il viso rosso e il culetto che piano piano si accingeva a diventare un reticolato di strisce rosse scure mi coprii con le mani. Mia madre mi tirò una bacchettata leggera sulle mani – Michela. Leva subito le mani. 1,2,3. te la sei cercate , alla fine dei colpi prestabiliti riceverai 5 colpi severi extra – io piansi ancora più forte e tremolante – ti prego mamma no – lei sempre senza battere un ciglio – cosa ti avevo detto? Di stare ferma e buona, senno erano 5 colpi extra e severi, quindi dopo li prenderai e zitta – mi limitai ad annuire e tornai faticosamente in posizione, strinsi le caviglie fino quasi a farmi male per non rischiare di cadere nello stesso errore e ricevere altre 5 bacchettate. Mia madre era dispiaciuta di dovermi dare altri colpi extra e il dodicesimo colpo lo confermò, era poco deciso e non mi aveva fatto molto male, mi sentii in colpa di dover mettere così in difficoltà mia madre così stupendomi di me – mamma va bene, Lucia ci aveva detto come si deve comportare chi viene punita e io ho sbagliato, quindi non preoccuparti va bene?- lei vedendo che la situazione le stava sfuggendo di mano è rischiava che l’atmosfera di severità svanisse mi tirò una bacchettata veramente severa – silenzio e pensa a stare ferma. Questa conta come la dodicesima conta – urlai mentre parlava, il colpo era davvero severo ma mi fece capire che adesso mia madre era decisa e non si sarebbe impelagata in stupidi sensi di colpa – 12 – i restanti colpi furono come i precedenti , molte volte dovetti lottare con me stessa per non levarmi dalla posizione e ci riuscii.

Arrivata alla ventesima bacchettata ero una maschera di lacrime muco e bava, ero uno spettacolo indecente, il mio corpo tremava oltre che per il respiro affannato per la tensione e la paura, probabilmente se non avessi fatto pipi prima e imbarazzante dirlo ma adesso me la sarei fatta addosso, lo so sono esagerata e molte ragazze sono più resistenti di me . Probabilmente le bacchettate che mi aveva dato finora erano severe, ma non da uccidere o provocare una reazione esagerata come la mia, ma sicuramente come prima punizione posso dire che era molto severa, anche se era tutta meritata e giusta.

Mia madre mi lasciò respirare due minuti poi bacchettando leggermente il mio culetto mi fece capire di tornare in posizione, inspirai e buttai fuori l’aria lentamente per calmarmi e tornai mani alle caviglie, inutile dire il tornado di emozioni finirei solo per annoiarvi, il silenzio riempiva la stanza, mia madre era corrucciata come chi vorrebbe fare qualsiasi cosa tranne quella, senza farsi vedere mi guardò dispiaciuta e poi sciaff, un colpo severo mi colpì sulle natiche, il mio sedere vibrò e uno schiocco molto forte echeggiò nella stanza insieme al mio respiro strozzato, i miei occhi quasi uscirono dalle orbite, andai in avanti e mi chinai più volte ma poi tornai in posizione, chiusi gli occhi in attesa del secondo colpo, mi accorsi dopo il secondo colpo che non avevo contato, ed insieme ad esso il mio corpo cominciò nuovamente a muoversi al ritmo dei miei singhiozzi. Mia madre non voleva che contassi perchè sapeva che ero molto provata, va bene avevo già subito dei colpi così severi ma erano dati a se e non dopo 20 bacchettate e tutto il resto.

La punizione finì finalmente, le ultime bacchettate erano state tremende e le strisce viola scuro che si sarebbero create dopo sarebbero solo state la prova di ciò, ma sapevo di averle meritate e quindi non dissi nulla se non – aaah aaia che maleeee – mia madre mi prese per un braccio e mi trascinò accanto al divano, arrivate lì mi strattono facendomi cadere in ginocchio, prese le mie mani e in modo brusco e severo me le fece mettere sopra la testa – bene ferma lì. Se ti muovi o altro sai già cosa succede, ci vediamo fra 15 minuti -

detto ciò se ne andò. Restai a fissare il muro in lacrime e tirando su col naso, il culetto dopo dieci minuti era tutto rosso fuoco, sopra il rosso c’erano le rigate delle bacchettate, alcune viola chiaro mentre altre avevano preso una colorazione più scura, e soprattutto erano molto più gonfie delle altre.

Mia madre tornò dopo i 15 minuti, e con sguardo severo – bene alzati che avrai la seconda dose- presa alla sprovvista reagii d’istinto e molto stupidamente, dato che solo dopo il mio vaffanculo e altri beceri, oltre all’accusa che voleva solo approfittarsene capii dalla sua faccia delusa e la tazza di cioccolata calda (che come lei sapeva adoravo ) nella sua mano voleva scherzare , sentii il cuore chiudersi. Mi ritrovai in ginocchio letteralmente alle sue gambe in lacrime urlandole – scusa mamma non dovevo, sono una cretina, giuro non succederà più– il suo sguardo si fece più dolce – piccola non voglio più vederti così. Stiamo lavorando tutti compresa te per migliorare e mi hai ferito molto – io mi sentivo in colpa da fare schifo la guardai – mamma giuro non succederà più, dammi altre bacchettate se vuoi, più forti ti prego quelle che mi hai dato per ultime ieri – mia madre mi guardò – certe cose non si risolvono solo con le bacchettate, non funziona così. Devi capire piccola che se fai qualcosa non basta mettersi piegata a farsi fare il sedere viola, ma bisogna capire e crescere attraverso gli errori commessi, adesso ti darò 5 colpi molto severi,solo perchè da come hai reagito ho visto che sei veramente dispiaciuta e sai che mi hai ferita, quindi visto che hai capito il tuo errore crederò nelle tue parole e ti punirò, ma sarà l’unica volta. Se succede nuovamente dovrai dimostrare seriamente che sei cresciuta e che tutto ciò non è stato tempo perso – le parole di mia madre mi colpirono, la guardai capendo di averla delusa ma anche che mi aveva già perdonata, so che può sembrare strano ma sapere che mi dava la possibilità punendomi di essere scusata mi rendeva felice.

Andò di la e tornò con la bacchetta severa, tremai leggermente alla vista dello strumento,mia madre lo posò e prese prima quella di prima, bacchettandosi la mano leggermente – Michela piegati . Aspetto che mi mettessi in posizione poi con voce calma ma severa – saranno 3 colpi con questa e 3 con l’altra, ti faranno molto male ma purtroppo te li sei cercati e adesso questo è quello che meriti – io non replicai, lei fece un passo indietro e alzò il braccio -dimmi quando sei pronta e dopo ogni colpo chiedi di ricevere il successivo – io tremolante all’idea di essere sculacciata severamente – mamma inizia sono pronta – fece un passo in avanti facendo cadere la bacchetta che fece risuonare nella stanza un sibilo sinistro per poi colpire il mio sedere e proseguire la sua corsa da destra verso sinistra, lancia un urlo ma soffocato dalle mani che misi subito alla mia bocca, sul mio sedere si formò una riga scura con ai lati piccole strisce di sangue sottopelle, respirai fino a regolare di nuovo il mio respiro,poi facendomi coraggio – mamma dammi il prossimo colpo per favore – lei non si fece attendere sciaff come prima, adesso che ero più preparata riuscii a trattenere l’urlo per il male ma comincia di nuovo a piangere, non avevo mai provato un male così e pensare che Margherita subiva questa punizione ogni volta che faceva qualcosa di grave. Lasciai passare un minuto circa per riprendere fiato poi deglutendo prima di parlare con voce rauca per il pianto e i singhiozzi di adesso e di prima – mamma dammi il prossimo colpo per favore – lei subito come terminai la frase sciaff un terzo colpo riecheggiò nella stanza, questa volta accompagnato dal mio – aaah – fra un singhiozzo e l’altro, mia madre posò la bacchetta e prese l’altra, avevo sperato si accontentasse di usare la bacchetta media ma mi sbagliavo purtroppo. Lasciai passare un altro minuto circa prima di dire stringendomi le caviglie e con una faccia preoccupata – mamma sono pronta per il prossimo colpo, colpiscimi per favore – mia madre alzò il braccio e sciaff fortissimo, non attraversò il mio sedere come prima perchè non era flessibile come l’altra ma più spessa e molto più dura e faceva un male atroce. Sentii per un secondo mille aghi che mi pungevano dove ero stata colpita poi come la pelle strapparsi anche se sicuramente non era successo e poi a sorpresa sentii un secondo e subito dopo un terzo colpo cadermi sul sedere, mi accasciai a terra reggendomi i glutei con le mani piangendo senza ritegno, vidi mia madre guardarmi con un’espressione mista fra dispiaciuta e severa – alzati e mettiti due minuti nell’angolo e smetti di strusciarti immediatamente! – io smisi feci per alzarmi e andare all’angolo quando notai mia madre con il viso triste e preoccupato, a quel punto mi buttai d’istinto fra le sue braccia e la strinsi chiedendo piangente – scusa non dovevo, non lo farò più lo giuro – lei rispose al mio abbraccio stringendomi forte quasi piangendo – piccola solo per oggi hai il permesso di usare il bidè per due minuti, ma poi basta ok? Io la bacia un’infinita di volte sulle guance sulla bocca sul naso dove mi capitava poi corsi in bagno e lasciai raffreddare il sedere. Da come sentivo caldo il sedere credevo che come l’avrei immerso nell’acqua si sarebbe vista una nuvoletta di vapore uscire da esso, Ma chiaramente non successe nulla. Sentii un ghiaccio al sederino che mi diede un po di sollievo, ne approfittai per levarmi l’olio dalle natiche, sentivo tanti piccoli rigonfiamenti sulla pelle fino a poco prima liscia del mio sedere. Restai così ancora per poco poi tornai in salotto, là mi attendeva mia madre con la cinta in mano, no scherzo con la tazza di cioccolata appena riscaldata, adesso otre ad essa c’era la panna con una spruzzata di cacao sopra infine un pavesino infilzato. Sorrisi a mia madre e presi la tazza aggiungendo con un filo di voce – grazie – che non era solo per la tazza ma per tutto, lei mi bacio sulla fronte sorrise e si sedette sul divano.

La vidi molto tesa quindi appena finii la cioccolata le dissi – mamma poggia i piedi qua che ti faccio un massaggino- mia madre mi squadrò poi si tolse le ciabatte e li posò sul tavolo da fumo esitando un attimo – non sono pulitissimi piccola non mi sembra il caso- io scossi il capo come dirle di non preoccuparsi,a quel punto li poggiò sul tavolo da fumo, i suoi piedi erano molto belli per una signora della sua età, non erano molto puliti in realtà ma un po sporchi e odorosi ma non ci feci caso e iniziai a massaggiarli. L’odore pungente mi arrivava al naso ma non mi dava fastidio, mia madre ogni tanto mi sorrideva per farmi capire che ero brava. Passò mezzora poi le sorrisi – mami adesso vado – lei annuii – grazie piccola e scusa se erano sporchi – io strinsi un suo piede e lo baciai velocemente per non farla preoccupare troppo, durante il bacio l’odore forte del piede mi aveva invaso il naso, sentii subito una strana sensazione di calore al basso ventre -basterà che mi lavi le mani mamma tranquilla –

Corsi in bagno lì annusai le mie mani, avevano l’odore dei piedini di mia madre, la cosa m’imbarazzò moltissimo, soprattutto quando mi immaginai inginocchiata ai piedi di mia madre a massaggiarla, dopo che lei 20 minuti prima mi aveva severamente punita, mi sentii eccitata e diedi una leccatina veloce alla mano assaporando il sapore di essi,un sapore salato e leggermente acre poi mi feci una doccia veloce e corsi a letto.

I miei genitori imparano ad usare gli attrezzi

17 marzo 2011

E siamo finalmente giunti alla terza puntata del bellissimo racconto di Nadine. Per chi le avesse perse, potete trovare qui la prima e la seconda parte. Buona lettura!

Il silenzio piombò di nuovo nella stanza. Inutile dire che io e Margherita eravamo rigorosamente in silenzio e si guardava in basso, né io né lei ci si era ancora guardate negli occhi, era troppa la vergogna per ciò che stava succedendo, anche se a dire il vero nel mio corpo l’imbarazzo non era l’unica sensazione che vorticava nella mia testa ma anche altro che avrei capito solo più tardi cosa fosse. Lucia riapparve con in mano una bottiglietta di olio – questa servirà per ammorbidire la pelle di lei in modo che non sia troppo secca provocando cosi tagli su di essa durante i colpi. Certo è probabile che piccoli tagli si creino ugualmente, ma comunque saranno meno – a quel punto infilò la stoffa delle mutande di Margherita nell’insenatura del sedere e cosparse i suoi bellissimi glutei di quel liquido. La luce rifletteva sul suo sedere magnifico rendendolo ancora più bello e mostrando ancora più nitidamente i segni delle bacchettate ricevute la mattina .

Finita l’operazione Lucia prese la bacchetta media e si fermò al lato di Margherita – bene faccia mettere sua figlia accanto a lei e la unga poi si inizia – mi andai a mettere accanto a Margherita, nel mentre mia madre si alzò e prese la bacchetta leggera e la bottiglietta di olio, mise come aveva fatto Lucia le mie mutandine nell’insenatura e cosparse il mio sederino con l’olio. Una sensazione di freschezza ricoprì il mio sederino, poi andò a posizionarsi alla mia destra.

Lucia attese con calma che si finisse tutte le operazioni poi appoggiò la bacchetta sul sedere di Margherita. Mia madre mimò il gesto e restò in attesa – adesso si inizierà con i colpi lievi per poi finire con i colpi severi, mi raccomando faccia come me senza prendere iniziative – mia madre annui, a quel punto Lucia fece partire la prima bacchettata. Il suo braccio si alzò e si abbassò piano e leggero, quando fu sul punto di colpire il sedere di Margherita diede un leggero colpo di polso e dopo tirò indietro il braccio, la bacchetta si flesse e colpì la pelle di Margherita senza comunque provocarle dolore. Rialzò il braccio e ripeté l’azione, mia madre si concentrò sul movimento che faceva il polso di lei. Sembrava quasi quando lanci la canna che dai il colpetto finale. Mia madre alzò il braccio e ciack. Lucia alzò il sopracciglio piacevolmente sorpresa – brava molto brava ha imparato subito provi ancora. Le dia 5 colpi– mia madre alzò e abbassò il braccio 5 volte, sentivo la bacchetta toccarmi leggermente la pelle ma senza convinzione.

Lucia fece un viso compiaciuto poi si mise dietro Margherita – adesso passiamo ai colpi un po più severi, anche se di solito uso questa forza con la prima punizione – detto ciò alzò il braccio e ciack, ma in modo più convinto adesso. La bacchetta toccò la pelle di Margherita emettendo uno schiocco sinistro, lei non si mosse nemmeno. La pelle sul punto colpito divenne leggermente rossa, ma fu proprio mentre mi soffermavo su quel dettaglio che arrivò il secondo colpo. Margherita incredibilmente stava calma si limitava a stringere i pugni leggermente ogni volta che la bacchetta la colpiva. Lucia si fermò e fece cenno a mia madre di provare, mia madre con aria seria alzò il braccio e ciack, sentii prima un piccolo brivido e poi subito dopo il colpo della bacchetta che picchiava sul mio fondo schiena, il dolore fu quasi come un pizzicotto, le mie mani si strinsero e mi alzai leggermente col busto per poi tornare subito giù. Provai dolore e imbarazzo ma non mi lasciai sfuggire nemmeno un lamento, sicuramente sulla mia pelle si era già formata la striscia rossa come era successo con Margherita. A quel pensiero mi soffermai a pensare su ciò che poteva passare nella mente di lei, certo ne doveva prendere e per adesso erano leggere, ma pur sempre erano sculacciate. In più prese solo per colpa mia. E per la seconda volta. Ricapitolando infatti mi resi conto che quella situazione si era presentata solo perchè io la sera prima avevo deciso di fare l’idiota. Il pensiero mi rombò nel cervello come un mulinello, possibile che non fosse arrabbiata con me? Che mi avesse perdonata per la terribile punizione che si stava prendendo? Cercai di non pensarci e il secondo colpo mi aiuto nell’obbiettivo. Come il primo esso mi recò solo un leggero dolore, andò avanti così fino al quinto, mia madre era sempre preoccupata, mentre Lucia era molto felice di come mia madre stava imparando velocemente a sculacciarmi, mentre io ne ero spaventata ovviamente.

Finì anche quella serie di colpi, nella stanza era tornato il silenzio. Guardai di sfuggita Margherita che imbarazzata mi fece un sorriso, il mio cuore si colmò di gioia fino a che lei mi fece il segno dopo me la paghi con gli occhi, ma con il solito sorriso di sempre, il sorriso della mia migliore amica che non aveva nemmeno bisogno di perdonarmi per quello che stava accadendo tanto mi voleva bene. Lucia diede una leggero colpetto a Margherita facendoci tornare in posizione, mi resi conto di quanta influenza e rispetto incuteva quella donna, che con un semplice colpetto aveva fatto rimettere in posizione due ragazze di cui una fino al giorno prima si sentiva perfetta, a quel pensiero provai un odio incredibile verso la mia stupidità e mi giurai di filare dritta da lì in avanti. Ma adesso non c’era tempo di pensare a me e alla me stessa di ieri perchè era il tempo delle bacchettate medie.

Mia madre finì di essere stupita giusto in tempo per vedere Lucia che alzava il braccio e si fermava per dire con tono tranquillo – adesso e l’ora dei lamenti. Probabilmente la prima volta dovrai essere molto indulgente perchè non è abituata, anche se sotto le mie mani ci metterebbe ben poco ad imparare la signorina- mi guardò con tono sicuro e severo, io mi limitai ad abbassare lo sguardo. Mia madre con voce dolce – non credo perchè sono sicura che dopo questa punizione ne passerà di tempo prima di darle un’altra sculacciata. E non perchè sarà severa o altro, ma perchè lei e sempre stata molto brava e sono convinta che l’ultimo periodo sia dovuto solo al fatto che è un’adolescente come lo siamo state sia io che lei, ma adesso finalmente come sua figlia, anche la mia è diventata una donna- si fermò quasi come se non ci credesse di poter dire finalmente quelle parole – la donna che ho sempre saputo che sarebbe diventata, quindi vedo questa cosa come una parte della sua crescita – mi fece un sorriso colmo di amore che per poco non mi lasciò cadere lacrime di commozione, Lucia sorrise – bene ne sono felice, credo che ha ragione oramai sono cresciute tutte e due, spero quindi come lei che anche per la mia piccola sia l’ultima punizione – guardò con amore Margherita che fece un sorriso dolce e amorevole di ricambio e si mise per bene in posizione – sono pronta mamma – sua madre le diede una carezza sul sederino e poi prese posizione con la bacchetta e ciack. Tirai uno scossone per lei, le sue mani si strinsero e la sua bocca si allargò come per urlare ma si limitò a fare una leggera smorfia con la bocca e restare ferma, la faccia preoccupata rappresentava l’attesa del secondo colpo da parte di Margherita.Il colpo non si fece attendere arrivò preciso sul bersaglio, il rumore era molto forte come il sibilo. Io ero preoccupatissima adesso, non sarei mai riuscita a non urlare sotto dei colpi così severi, ma pensai a lei e come aveva resistito senza nemmeno fiatare e mi decisi ad affrontare i colpi senza paura, o perlomeno senza urlare come una bimbetta.

Mia madre aveva avuto dei sussulti ad ogni colpo che aveva dato Lucia, adesso guardava la bacchetta, quasi come se essa si potesse animare e dirle cosa fare. Passarono alcuni secondi poi mia madre si mise in posizione, mi disse solo due parole – scusami piccola – e poi ciack ciack ciack ciack ciack 5 colpi come quelli subiti da Margherita. Strinsi i pugni e gemetti ma senza urlare ad ogni colpo, poi la prima lacrima scese sulla mia guancia. Quella lacrima fu come l’inizio della nuova me e la fine della vecchia, sentii dentro di me la forza di voler cambiare, per la prima volta ero decisa a cambiare, e non come quando si dice faccio la dieta da domani. No! Mi venne quasi da ridere al pensiero della stupidità della cosa,solo due giorni fa anche solo per uno schiaffo avrei ucciso a parole mia madre, invece adesso che mi stava sculacciando ero calmissima, anzi mi pareva che quella sculacciata che stavo subendo fosse solo uno dei tanti pezzi di puzzle che costruivano la mia vita. Ma quanto ero stupida. Dovevo essere sculacciata come una monella per capire quanto ero stata cretina?

Mia madre nel frattempo aveva notato la lacrima e vidi cambiare la sua espressione facendosi preoccupata, cercai di sorridere imbarazzata per dirle che andava bene quando Lucia – si bene ma più decisa non sta scherzando o altro. Guardi deve fare così – detto ciò prese la bacchetta e ciack ciack ciack tre colpi veloci a Margherita che si lasciò scappare un leggero lamento alla fine restando in posizione. Mia madre allungò istintivamente il braccio verso Lucia come dire “ no aspetti non la colpisca ” ma ormai era andata. Mia madre prese di nuovo la bacchetta stringendola e alzando il braccio ciack ciack ciack, i colpi mi colpirono facendomi più male dei primi ma non andavano ancora bene. Lucia prese il braccio a mia madre – non deve essere rigida. Si rilassi. Avanti e indietro, il braccio lo tenga rigido solo quanto serve a guidare la bacchetta, poi appena colpisce lo porti indietro e poi uguale – mia madre fece un cenno con la testa e ciack ciack ciack ciack ciack cavolo adesso facevano un male cane, adesso non era più solo una lacrima ma erano diverse lacrime unite insieme che colavano in terra. Il mio corpo era attraversato da leggeri singhiozzi, e sul mio culetto adesso si delineavano diverse righe rosse e leggermente rigonfie. Lucia sorridendo – brava così perfetta! Se continua così sua figlia dovrà subirne veramente poche oggi – vidi mia madre sorridere e Margherita rilassarsi insieme a me, superando la paura di nuovi colpi per l’incapacità di mia madre. Che invece si era rivelata una brava bacchettarice. Mi misi nuovamente quasi a ridere pensando al fatto se la parola bacchettatrice esistesse o meno, la risposta fu negativa ma mi promisi di googlarla il prima possibile. Mentre mi stavo rilassando con questi pensieri stupidi mi accorsi che adesso era il turno delle bacchettate severe, quelle che non lasciavano molto spazio per i pensieri stupidi, aprendone molto invece sulla varietà di urla da usare ad ogni colpo. La faccia preoccupata di Margherita mi fece perdere tutta quella sicurezza che avevo prima, mi sentivo come nella sala d’attesa di un dentista prima di entrarci, solamente che dentro invece di non sentire niente e crederti un’idiota, avrei invece sentito male eccome.

Lucia si era già preparata, Margherita adesso era scura in volto e aveva già gli occhi lucidi, avrei voluto fermarla, dirle di non colpirla ma avevo paura di causare più guai che altro. Il silenzio era piombato nella stanza. Io volevo guardare avanti, lottavo col mio sguardo per non osservare la scena. La stanza dove prima stavo tranquillamente adesso mi sembrava ostile e sinistra. Al centro di essa troneggiava la figura imponente di Lucia con la bacchetta severa impugnata nella mano destra. Eravamo tutti consapevoli di cosa stava per succedere e come spesso succede in quelle occasioni ci sentivamo bloccati, come immersi in una gelatina gigante, il sibilo della bacchetta fu tremendo,uno schiocco secco e la voce di Margherita che forzatamente tratteneva un urlo rimbombarono nella stanza. Mi sembrava di essere dentro un film riprodotto in slow motion, stile Neo in matrix quando schiva i proiettili, il secondo colpo seguì immediatamente e così il terzo. All’ultimo colpo Margherita fece il primo urlo da quando era iniziato tutto, il suo viso dolorante accolse anche le sue prime lacrime. Lucia dietro di lei aveva abbassato la bacchetta portando nuovamente il tempo a scorrere normalmente. Il silenzio era rotto solo dai leggeri singhiozzi di Margherita che cercava di riprendersi velocemente, mia madre e mio padre erano immobili e spaventati come se fossero loro a dover subire quella tremenda punizione.

Mia madre fece per dire qualcosa ma lo sguardo severo di Lucia la dissuase. A quel punto si mise tremolante dietro di me e alzò la bacchetta. Fece per abbassare il braccio ma la mano di Linda la bloccò – non così. Che fa chiude gli occhi? Deve essere estremamente brava a questo punto le faccio vedere un colpo aspetti – mia madre angosciata – no ho capito davvero – Lucia senza dire nulla ciack, il corpo di Margherita andò in avanti e le sue mani si strinsero, il suo volto dolorante mi fece un male al mio cuore incredibile. A quel punto Lucia rialzò il braccio fermandosi – bene faccia come ha visto fare a me ma solo 1 colpo avanti – mia madre si mise in posizione, io tremavo come una foglia. Cercai di non pensare a ciò che mi stava per accadere ma senza nemmeno accorgermi di nulla avevo già le prime lacrime per la paura, sentii prima un brivido freddo e poi il colpo tremendo, spostai istintivamente le mani al sedere e mi accasciai per terra piangendo, sentivo come mille chiodi colpirmi di continuo intorno al punto colpito. Mia madre posò la bacchetta ma come fece per chinarsi fu fermata da Lucia – Michela alzati avanti o ne subirai 10 adesso e da me – i miei occhi si spalancarono. Dopo nemmeno un secondo mi ritrovai piegata e con voce rotta dal pianto e impaurita – scusi. Cercherò di tenere la posizione come Margherita- mi stupii per la mia reazione, in meno di un secondo mi ero ritrovata in posizione. Era bastata quella minaccia per far si che il mio corpo scattasse come una molla per esaudire la richiesta di quella donna così forte e inflessibile. Pensai che mia madre anche se aveva altri mille pregi non sarebbe mai riuscita nemmeno lontanamente a raggiungere la determinazione e la severità di Lucia. ma forse per mia madre era meglio così.

Intanto guardai il sedere di Margherita avendo troppa paura per osservare il mio, cavolo aveva 4 strisce gonfie e violacee, vedevo che un po tremava, sicuramente aveva paura di prenderne ancora. Mia madre tornò in posizione alzando la bacchetta, deglutii prendendo coraggio e ciack ciack ciack tre colpi tremendi, a differenza di margherita avevo urlato fin dal primo. Al terzo ero quasi senza fiato dal male, ma non mi ero spostata per proteggere Margherita. Notai i suoi occhi che mi fissavano con ammirazione, il mio volto era rosso come un peperone e le ginocchia mi tremavano da morire. Mia madre era tesa quanto me se non di più mentre mio padre aveva assistito incredulo alla scena, Lucia invece era molto soddisfatta e si fece avanti sfiorandomi i glutei – ottimo ben fatto, niente tagli o altro le ha date proprio bene sul serio – mia madre non disse nulla accennando solo un timido sorriso.

Io che la conoscevo bene sapevo che si era un po pentita di aver accettato, ma sapevo anche che se questo voleva dire per noi riallacciare i rapporti sarebbe andata avanti fino alla fine. Lucia si mise un passo più indietro – bene ora le farò vedere come dare le ultime 5. Stia molto attenta perchè sono molto difficili da dare – detto ciò con voce ferma e decisa – amore mettiti in posizione e porgi bene il sedere – la faccia preoccupata e arresa che fece Margherita mi mise non poco in agitazione. Lei che era stata sempre sicura di se adesso appariva fragile e impaurita, è il motivo di tutto ciò lo capii poco dopo.

La madre di Margherita tirò indietro leggermente il busto e poi spingendosi in avanti colpi con il cane il culo di margherita, ma questa volta non fece tornare indietro il braccio ma gli fece continuare il percorso, la bacchetta colpi con la parte in cima la pelle di lei poi piegandosi prosegui il viaggio a mezza luna, tutto il resto avvenne come in un ingranaggio di un orologio, lei strinse i pugni e questa volta urlò per davvero, le mani si strinsero di nuovo fino a formare la forma delle unghie sulla carne, i capelli disegnarono una mezza luna mente la testa si alzava verso il soffitto, la bocca spalancata e gli occhi spalancati sottolineavano la durezza del colpo. Io rimasi spaventata e immobile dopo questa scena. Margherita stava lottando con tutta se stessa contro il bisogno di toccare il punto colpito dalla bacchetta per alleviare quel tremendo bruciore. Le lacrime di margherita scendevano ancora quando mia madre mi ordinò di mettermi in posizione. Nel suo sguardo c’era decisione, non avrebbe permesso mai per niente al mondo che Margherita fosse colpita nuovamente con quella forza per colpa sua, ma allo stesso tempo ovviamente avrebbe voluto fare qualsiasi cosa tranne quello che stava facendo, il braccio si alzò il suo busto si piegò all’indietro e poi ciack, un bruciore incredibile mi pervase, andai in avanti per il dolore, ma subito due mani mi tennero ferma, erano quelle di Lucia – un altro signora poi basta – disse verso mia madre poi tornò a guardare me – se solo ti muovi vedrai me che vado dietro Margherita e poi la bacchetta che la colpirà 5 volte – io deglutii Lucia rimase immobile fissandomi mentre mia madre lasciò andare il secondo colpo, urlai dal male ma rimasi stoicamente in posizione, una sensazione di dolore così forte non l’avevo mai provata,cazzo se faceva male, Lucia sorrise compiaciuta – bene la minaccia è servita – accarezzandomi i capelli aggiunse – non l’avrei mai fatto comunque era solo per farti capire che potevi farcela a sopportare il dolore. Piccola adesso tieni questo e soffia forte – con dolcezza mi porse un fazzolettino di carta, lo presi e soffiai, mi sentivo come una bimba. Bastava che mi tenesse il fazzolettino al naso come la mia mamma faceva quando ero piccola e mi sarei ritrovata imbarazzata ancora di più di quello che già ero, ma per fortuna si limitò a porgermelo. Nel frattempo che mi soffiavo il naso Lucia aveva preso fra le braccia margherita e le aveva asciugato col pollice le lacrime – amore dato che oggi sei stata brava stasera non riceverai le ultime 5 bacchettate classiche va bene?- Margherita abbracciò la mamma teneramente ma non disse nulla, molto probabilmente era ancora troppo imbarazzata per dire qualcosa. Lucia sussurrò qualcosa nell’orecchio di Margherita ed essa si mise nell’angolo braccia sopra la testa, guardai il suo sedere già viola contornato da due strisce più scure delle altre e altre strisce rosse che presto sarebbero diventate leggermente viola come le vecchie.

Mi stavo quasi per rilassare quando Lucia si girò verso mio padre – bene signore adesso è il turno della cinta. Vuole punirla sdraiata sul tavolino da fumo oppure sulla panca di la? – mio padre un po perplesso – pensavo di farla mettere sul letto – Lucia sorrise – bene allora andiamo di là. Intanto signora se vuole parlare con mia figlia può farlo magari l’aiuterà a superare gli ultimi dubbi – mia madre annuii e sparì verso la cucina, molto probabilmente avrebbe fatto un’aranciata o qualcosa comunque di dolce per la mia povera amica.

Arrivammo alla camera da letto dei miei, senza dire nulla mi misi in attesa. Lucia si mise di fianco al letto e allungandosi verso i cuscini – posso? – mio padre annuì e lei ne prese due sistemandoli al centro della parte destra del letto. Quando prese la mia mano sentii un brivido di paura, certo niente poteva essere più tremendo delle bacchettate di prima, ma sapendo che doveva essere la parte severa di sicuro non erano piacevoli. Mi bloccai al pensiero che prima d’ora non avevo mai sentito la bacchetta e quindi non potevo sapere se era meglio o peggio la cinta, per i 30 secondi successivi odiai il fatto di averci anche solo pensato a quella possibilità, sentivo le gambe come gelatine e il cuore battere a mille. Quasi come se leggesse dentro di me – tranquilla su. Sei stata molto brava prima, ora mettiti così e resta in posizione. Non posso dirti che non ti faranno male ma posso dirti che servono perchè tu capisca cosa è giusto e cosa è sbagliato, le sculacciate molte persone le prendono come un atto violento. E se fatto in modo sbagliato lo diventa purtroppo, ma ti posso assicurare che fatto nel modo giusto è il miglior strumento di punizione e l’unico modo di far capire alla punita le sue responsabilità e come rigare dritta – io annuii nel mentre che mi sistemavo e mi lasciavo anche aiutare da lei a trovare la posa migliore, diede due ultimi colpetti ai cuscini e sorridendo – bene è pronta – .

mio padre si sfilò la cintola, osservai la scena ipnotizzata, un calore strano mi raggiunse il basso ventre ma lo cacciai subito. Mio padre una volta sfilata attese le indicazioni di Lucia – bene adesso la pieghi in modo da avere in mano sia la fibbia che la fine della cintura – mio padre eseguì – bene adesso inizi dandole piano solo per trovare la giusta distanza e il giusto metodo, io la osserverò e nel caso correggerò i suoi errori – con decisione mio padre – va bene allora inizio piano poi quando vedo come fare le do i 5 colpi severi ok?- Lucia si limitò a fare un cenno con la mano invitando mio padre ad iniziare.

La cinta adesso si abbatteva leggermente sul mio sedere, non mi faceva molto si limitava solo a lasciare leggeri segni rossi a malapena visibili, dopo una ventina di cinghiate leggere mio padre guardando Lucia – come vado?- lei sorrise – bene ma deve lasciar proseguire la corsa alla cinta. La cinta deve colpire ed andare oltre, provi così altrimenti vada un po più indietro o levi un cuscino da sotto la pancia di Michela – mio padre si allontanò di mezzo passo fino che poggiando la cinta sul mio sedere non vide che poteva farcela a fare come diceva Lucia, a quel punto alzò il braccio e ciack, lasciò proseguire la cinta che colpi prima il mio sedere e poi il letto, anche se leggera mi aveva provocato lo stesso più dolore delle precedenti e la cosa mi fece preoccupare non poco.

Mio padre si fermò e lasciò passare qualche secondo – piccola adesso ti do i 5 colpi severi ok? Stai buona e senza muoverti – Lucia lo guardò – allora, va bene che le volete bene, ma durante la punizione dovete essere severi e inflessibili. Le dia l’ordine in modo severo. Poi nell’inframezzo una carezza o altro ci può stare ma niente di più. La dolcezza deve venire dopo e non prima né durante – mio padre abbassò lo sguardo annuendo poi con voce decisa e severa – Michela adesso stai ferma! se ti muovi guai a te! – guardò Lucia che sorrise quasi divertita, mentre io invece dopo quella frase mi ritrovavo immobile e tremante . Ciack il primo colpo severo mi colpì piena la natica destra, strinsi i pugni andando in avanti – aaaah che maleeee non così ti prego – lui ciack – silenzio o aumento- avevo sentito il secondo colpo molto più trattenuto del primo come se avesse esitato ma mi fece lo stesso un mucchio di male facendomi iniziare a singhiozzare vistosamente. Decisi di mordere le coperte per non urlare e fare la brava come mi era stato detto e così arrivò il terzo che prese tutte e due le natiche facendomi un male cane, mi spostai leggermente e Lucia fermò la mano di mio padre – Michela torna in posizione e porgi bene il sedere altrimenti sono guai seri per te. Avanti signorina! – io mi misi nuovamente in posizione – per punizione stai sui gomiti alzando leggermente il culo cosi da esporlo bene per le cinghiate avanti – lo feci tremolante – bene se ti abbassi o altro dirò a tuo padre di dartene altre 20 – io guardandola disperata – no no sto ferma e brava lo giuro – lei fece cenno a mio padre di cominciare di nuovo a colpirmi. Alzò il braccio e ciack ciack ciack tre colpi severi e decisi, ad ognuno di esso abbassavo il sedere per il dolore ed emettevo un urlo soffocato, le lacrime scendevano copiose ormai dai miei occhi, capii che anche se la bacchetta mi aveva fatto un male tremendo la cintola sapeva essere altrettanto dura. Sul mio sedere adesso c’erano 6 strisce rossissime con piccole chiazze rosse che presto si sarebbero trasformate in piccoli lividi. Dopo l’ultima cinghiata la stanza era ricaduta nel silenzio, si sentiva solo il respiro leggermente affannato di mio padre e i miei singhiozzi, ci volle un minuto prima che Lucia interrompesse il silenzio creatosi nella stanza – bene. credo che abbia finito, voi avete imparato come essere severi con vostra figlia e lei come prendersi la giusta punizione. Adesso vorrei parlare con voi in privato, mentre mia figlia e la vostra potranno stare in camera a parlare dell’accaduto schiarendosi per bene le idee- mio padre mi guardò poi tornò a guardare Lucia – va bene. Michela vai su e aspetta la tua amica ok- detto ciò mi accarezzò il viso e mi strinse in un dolce abbraccio, mi venne da piangere nuovamente quando vidi lo sguardo orgoglioso che aveva mio padre per me. so che può sembrare stupido, ma essere stata li, senza urlare bestemmie e mille altre imprecazioni a prenderle accettando la conseguenza delle mie azioni, gli aveva fatto capire che finalmente ero cresciuta, ed insieme a lui l’avevo capito pure io.

Andai in camera aspettando Margherita, mi vergognavo tantissimo e non sapevo cosa dirle, fino a quando entrò e mi strinse forte a se senza dirmi niente. Cominciai a piangere e mi ritrovai stretta a lei a ripetere – scusa scusa è solo colpa mia – lei si limitò per un attimo ad accarezzarmi la testa per farmi sfogare poi con voce dolce – non dire così. Non mi hai mica costretta te a fare tardi e a bere ieri sera – io mi allontanai e abbassando il viso – si ma se non facevo la scema non succedeva nulla – lei mi rivolse un sorriso dolcissimo – ma chi è stata la scema a farti bere? – la guardai poi girando la testa per vergogna – ma come fai a sopportare così il dolore?- scoppiò in una leggera risata – beh diciamo che è abitudine – scoppiai a ridere insieme a lei – però mi devo far perdonare in qualche modo non posso non fare niente – sedendosi accanto a me – sabato prossimo starai sola con me. Mi cucinerai la cena e poi si guarderà un film che ti voglio far vedere – poi esitò un attimo e quando cominciò a parlare la sua voce era fragile e timorosa – poi dovrai ascoltarmi fino in fondo ciò che avrò da dirti senza parlare e dopo darmi una risposta sincera a ciò che ti chiederò – la guardai ma la sua espressione implorante che la faceva sembrare una bambina che chiedeva un giocattolo nuovo alla mamma ( non so se ho reso l’idea ) mi convinse – va bene Margherita anche se non capisco perchè dobbiamo aspettare sabato. Non me la puoi dire adesso?- lei scosse la testa si alzò e mi diede un bacino sulla fronte. Si voltò sorridendomi un’ultima volta poi sentii sua madre chiamarla e il rumore della porta di casa che si chiudeva.

I passi di mia madre furono il rumore successivo. Li sentii fermarsi fuori dalla mia porta, capii che aveva timore ad entrare e così l’aprii. Di fronte c’era mia madre con la faccia preoccupata, le sorrisi e la strinsi forte a me – mamma sei stata molto brava oggi, e so che domani sarai molto dispiaciuta nel darmi la punizione. Ma devo imparare a capire cos’è il rispetto e se le cure premurose che hai avuto nei miei confronti non sono servite è giusto che si passi ad altri metodi– lei sorrise e accarezzandomi la guancia – lo so piccola, volevo dirti che domani quando ti puniremo io e tuo padre saremo severi com’è giusto che sia, ma ricordati che ti vogliamo sempre bene e questa cosa è stata scelta da tutti noi con grande sacrificio per migliorare il tuo carattere. Anche se io vorrei che fosse la prima e l’ultima volta – l’abbracciai – si e mi impegnerò perchè sia così – mi lasciò e sorridendomi uscì dalla stanza. Il resto della sera passò normalmente, o meglio fu la prima sera dopo tante che si riuscì a mangiare tutti assieme senza urlarci contro.

La mamma impara

11 marzo 2011

Continua il racconto della nostra bravissima e dolcissima Nadine, per chi l’avesse persa può trovare qui la prima parte.

Le ore passarono implacabili, senza nessuna pietà ne clemenza, mia madre girava per casa cercando di non incrociare mai il mio sguardo, solo mezzora prima delle 3 mio padre entrò nella stanza.

Il suo sguardo severo non lasciava presagire nulla di buono, chiuse la porta alle sue spalle e schiarendosi la voce prese la sedia e si sedette davanti al letto. La mia gola si era fatta improvvisamente secca, non sapevo che dire, quindi restai in silenzio cosi da far iniziare mio padre a parlare. Con voce calma iniziò – Michela so della tua decisione e da una parte l’approvo. So che è imbarazzante e non ne vorresti parlare ma penso che invece sia necessario farlo- lasciò una pausa per farmi soppesare le sue parole e per vedere la mia reazione. Accennai un sorriso e annuii giocherellando con le dita in modo da non dover alzare lo sguardo. Mi domandai da quando colui che fino al giorno prima offendevo e lo ritenevo ingiusto e solo una rottura aveva iniziato a mettermi in soggezione. Inoltre sentivo dentro di me crescere sempre di più il senso di colpa per come li avevo trattati pensavo a come si erano sentiti sentendo le urla della propria figlia contro che li malediceva e li offendeva. La vista mi si appanno segno delle prime lacrime che si stavano facendo largo, ma cercai di non darlo a veder. Mio padre quasi come se vedesse anche dove non poteva mi allungò un fazzolettino dolcemente – Michela perchè piangi?- io iniziando a singhiozzare – perchè mi vergogno per come vi ho sempre trattati. Sono stata un’egoista e ho sempre pensato a me stessa, non ho mai nemmeno provato a capire i vostri sentimenti nemmeno una volta – lui prese ad accarezzarmi il viso – sono contento di questo tuo pensiero, e volevo appunto parlarti di tutto ciò. Michela oggi la madre di Margherita verrà a insegnarci lo sai questo?- annuii – ma l’incontro di oggi se decidiamo di farlo sarà solo l’inizio di un nuovo sistema di educazione per te, fatto di sculacciate severe e non e più rigidità – si fermò ancora per lasciarmi assimilare e capire tutto per bene – quindi se tu oggi decidi di andare avanti con la tua decisione, da domani pagherai con le sculacciate le tue mancanze di rispetto o qualsiasi altra cosa grave da dover ricorrere ad esse. Pensaci bene perchè dopo non voglio ripensamenti e neanche che tu viva male questa cosa – sapevo già che mi sarei pentita delle mie parole, ma purtroppo non riuscii a fermarmi ed urlai con rabbia– che vuoi e? Che ti dica che mi piacerà essere sculacciata? Che ti preghi di farlo? Per favore esci che non voglio parlarne – mio padre mi guardò molto duro – bene allora se non vuoi parlarne vuol dire che il tuo cenno di maturità si è già volatilizzato – prima che me ne rendessi conto la mia mano stava tenendo la sua camicia, lui mi guardò prima in modo duro poi notando la mia espressione preoccupata sorrise – cucciola non voglio questo – si fermò leggermente imbarazzato capii che parlare con la propria figlia dopo quattro anni che lo insultava e lo ignorava doveva essere difficile per lui, forse più che per sua figlia cioè io. Una lacrima mi scese facendosi largo sulla mia pelle quando mi sforzai di ricordare il momento in cui avevo reso uno sconosciuto mio padre. Mi strinsi a lui piangendo senza dire nulla, sentii la sua mano poggiarsi sui miei capelli e dopo tanto tempo sentii di nuovo il calore che solo un padre può darti. Non so quanto tempo restai così ma dopo essermi sfogata in un pianto liberatorio per la prima volta dopo anni con voce debole e un po provata dai singhiozzi – papa non voglio più essere una sconosciuta né per te né per mamma, perdonami ti prego tornerò ad essere la figlia dolce e sensibile e non la stronza odiosa che sono stata fino ad ora – le mie parole fecero sorridere mio padre come poche volte era successo e sentii un’altra sensazione che non provavo da molto, un calore al cuore portato dall’amore di mio padre davanti a me. La sua calda mano si poggiò sulla mia guancia asciugando le ultime lacrime sul mio viso – non sei mai stata una stronza odiosa- si fermò ridendo per smorzare la tensione – odiosa magari un pochino – la sua battuta mi fece tornare a sorridere,e il suo sorriso seguì il mio come se lo stesse aspettando per liberarsi nuovamente in tutta la sua bellezza – io non ti sculaccerei mai, ma so che dopo te ti rinchiuderesti un’altra volta nei tuoi sensi di colpa, oppure rischieresti di leggere la situazione come una mancanza di interesse mia e di tua madre, quindi verrai punita, ma ricordiamoci che nel momento della punizione e dopo avrai sempre l’amore di tua madre e tuo padre, se poi in futuro vorrai smettere con questa cosa e dimostrerai di essere migliorata e responsabile noi si cesserà all’istante di farlo – mi limitai ad annuire e a godere ancora qualche minuto di quel caldo abbraccio, poi con un dolce sorriso mio padre si allontanò dalla camera e lo rividi solo dopo tre ore quando il campanello suonò.

Come sentii il suono mi sentii irrigidire dalla testa ai piedi, mi ero preparata psicologicamente in tutti i modi a quel momento, ma poi adesso che era arrivato sembravo una bambina spersa in una città a lei sconosciuta Sentii mia madre mettere via delle cose e affrettarsi a rispondere, mio padre doveva già essere sul divano, restai in silenzio senza respirare per poter sentire ciò che veniva detto.

L’immagine di ciò che accadeva di sotto in salotto si formava tramite i suoni sentiti nella mia testa, la porta che si apriva il saluto formale e leggermente imbarazzato di mia madre e poi un suono che non mi sarei mai aspettata quel giorno, il suono della voce di Margherita, dalla voce mi sembrava anche lei molto imbarazzata e più timida del solito, poi sentii mia madre – prego accomodatevi in salotto arrivo subito – poi i passi di mia madre si fecero sempre più vicini, si fermarono un attimo fuori dalla porta e poi ecco il bussare ad essa, il suono della porta colpita preannunciava il fatto di dover scendere e incontrare così la madre di Margherita, e la mia migliore amica venute apposta per insegnare ai miei a darmele di santa ragione.

Imbarazzata risposi – si arrivo subito – andai di nuovo davanti allo specchio e controllai di essere almeno un minimo presentabile, diedi un’ultima pettinata ai capelli ed uscii, trovai mia madre ad attendermi con un sorriso incoraggiante anche se riuscito male, non disse nulla si limitò a seguirmi quasi come se fosse lei a dover essere punita e non io. Arrivai in salotto e vidi Margherita che scostò subito il suo sguardo da me imbarazzata come poche volte, accanto a lei la figura severa ed autoritaria di sua madre, mio padre seduto sulla poltrona in attesa. Il carisma autoritario della madre di Margherita si sentiva in tutta la stanza, il suo portamento perfetto la sua espressione severa, i suoi occhi celesti mi squadravano con severità, la sua espressione come tutto il suo vestiario davano di lei un’aura di donna matura e severa che vedi raramente nelle donne, oggi aveva racchiuso i suoi capelli dorati in una coda di cavallo. Accanto a lei notai tre bacchette che non promettevano niente di buono, mi irrigidii talmente tanto che mentre andavo a sedermi sulla poltrona sembravo la copia tarocca di robocop.

La voce di Luisa così si chiamava sua madre riecheggiò in ordine secco – ferma cosa fai? Resta in piedi li al centro e te Margherita spogliati e vai accanto a lei muoviti- margherita dopo aver sussultato come tutti i presenti si alzò e con un viso paonazzo si spogliò fino a rimanere in mutande e maglietta, notai che anche lei era vestita come me maglietta bianca e mutandine, niente calzini o altro. Vidi mia madre mettersi le mani sulla bocca quando vide il sedere di Margherita, mentre Lucia la osservava soddisfatta del suo operato, quando si mise accanto a me notai i segni viola sui suoi glutei deglutii nervosa sapendo che presto avrei avuto gli stessi segni sui miei. Adesso nella stanza regnava il silenzio assoluto né io né i miei genitori osavamo dire nulla, solo dopo poco mia madre esordì – scusi ma perchè ha portato sua figlia?- la madre di Margherita senza indugi – perchè io non ho l’autorità di toccare nemmeno con un dito vostra figlia, come altri non ne hanno sulla mia, il fatto che io la sculacci non significa che lo lasci fare ad altri, quindi l’ho portata per farvi capire tramite lei come eseguire la punizione – mia madre annuì compiaciuta, capii che in effetti anche a lei non andava giù la storia di farmi picchiare da una sconosciuta – bene allora per il bene di sua figlia impareremo presto – disse mio padre per smorzare la tensione ma subito Luisa con tono di rimprovero – la trova divertente la situazione? Lei per primo dovrebbe dare l’aria di severità e responsabilità a sua figlia così che nutra rispetto per lei, e questo non è il modo di farlo- mio padre sentendosi colpito in pieno cercò di bofonchiare – scusi facevo per – ma fu interrotto da Luisa – sono contenta che lei sia un padre divertente e probabilmente molto affettuoso ma in certi momenti che le piaccia o no deve diventare da padre affettuoso a padre severo. anche io sono molto affettuosa con lei ma quando devo punirla sono severa, quindi la prego di esserlo anche lei – mio padre si limitò ad annuire colpevole.

Luisa si alzò in piedi prendendo le tre bacchette – bene allora queste tre bacchette si chiamano cane, sono di diversi materiali e diverse misure, ma dato che è la vostra prima volta per non confondervi le idee vi spiego in modo veloce la loro severità, questa con il manico colorato di giallo è quella più leggera, questa col manico arancione e media e infine questa con il manico rosso è la più severa, li ho colorati apposta così e intendo lasciarveli dato che io ne ho altri – mia madre che guardava quasi spaventata le bacchette – grazie signora ma è sicura che può?- la signora annuì per poi proseguire – adesso che vi ho spiegato questo passiamo alle posizioni – si alzò prese una sedia e si mise su di essa, poi prese per un braccio Margherita e in maniera brusca mettendosela sulle ginocchia – non essendo una punizione per lei non la colpirò forte ma solo per farvi capire, vi prego di osservare bene perchè dopo dovrete ripeterlo – i miei genitori rossi e un po intimoriti annuirono.

Lucia alzò il braccio fermandosi, io osservavo attenta come i miei genitori, sembravamo i passeggeri di un areo quando ci sono le hostess che spiegano come gonfiare i giubbotti di salvataggio – dovrete alzare a questa altezza la mano, vedete più o meno all’altezza della vostra spalla, poi scendere così – abbassò il braccio colpendo leggermente il sedere di Margherita – cosi vedete – disse mentre ripeteva lentamente il movimento, Margherita era tesa e visibilmente imbarazzata ma i colpetti che le dava sua madre non le sentiva nemmeno – dovete colpire con la mano dal basso verso l’alto, così che le senta bene, come in pochi sanno la sculacciata manuale serve ad anestetizzare la punizione dopo, non serve in realtà a non far sentire quella che verrà data con gli attrezzi ma diciamo che l’affievolisce, anche se può diventare ugualmente severa se si danno secche e decise senza starsi a fare tante storie, adesso darò delle sculacciate per farvi vedere – la mano di lucia si alzò e si abbassò sui glutei della mia povera amica, colpi col palmo al centro senza ondulazione – questo è il metodo meno efficace, sente poco dolore ma si arrossa subito, comunque e anche uno dei metodi più efficaci per una sculacciata non severa, il male lo sentono lo stesso anche se meno è il culetto viene preparato all’attrezzo – mia madre era sbigottita, sono convinta anche adesso che se avesse avuto un quaderno per prendere appunti sarebbe stata lì a scrivere tutto come una liceale.

Suonarono nella stanza tre schiocchi, in effetti il rumore prodotto dalla mano contro i glutei era forte ma Margherita oltre a ondulare leggermente non dava tanti cenni di dolore fisico, Lucia si fermò di nuovo – bene mentre per fare male ed essere severe si danno così – vidi le mani di Margherita tendersi e l’espressione diventare preoccupata, adesso Lucia rialzò il braccio e lo fece andare dall’alto verso il basso creando un’ondulazione che fece adesso sobbalzare ed emettere un leggero au a Margherita, la mano aveva colpito il sedere di lei con le dita, ma questa volta il colpo era stato si meno sonoro ma sicuramente più severo, le diede tre colpi poi si fermò, adesso Margherita si era lasciata sfuggire lievi mugolii di dolore ma senza nulla di eclatante, intanto io guardavo preoccupata, la sensazione che avevo avuto quella mattina era completamente scomparsa, o per lo meno era minore della mia paura.

- questo è il metodo per fare veramente male, volendo si può colpire così numerose volte e ritroverete presto ad avere sulle vostre ginocchia un sedere bello viola anche senza passarlo sotto cinte o altri attrezzi – a quel punto fece un cenno a mia madre, lei tesa si alzò e prese una sedia posizionandola davanti a quella di Lucia e mi chiamò, io esitai un secondo poi a testa bassa mi avvicinai, come fui dinanzi a mia madre Lucia mi fermò – innanzitutto che non succeda mai più una cosa simile quando esci con mia figlia, poi però voglio farti i complimenti per la tua decisione, fa di te una signorina responsabile e che vuole cambiare, non ti devo dire nulla di più dato che penso che di tutto il resto tu ne abbia già discusso giustamente con loro, quindi adesso stenditi sulle ginocchia di tua madre e stai buona – inaspettatamente mi diede una pacca sulla testa per incoraggiarmi, anche se era stato un singolo gesto probabilmente per non farmi affondare nella tensione che ormai aleggiava intorno a me, mi misi in posizione e mia madre mi accolse un po tesa, le sue gambe erano così tese da sembrare gambi di un tavolo. Subito Lucia se ne accorse – signora non così deve rilassarsi, deve tenere le gambe in modo che non cada e nemmeno che non si faccia male a starci – scese Margherita dolcemente, fu li che mi misi a pensare che tranne quando la puniva era molto attenta e affettuosa verso sua figlia e la cosa mi rallegrò (chiaramente per quanto poteva fare in una situazione come quella)si posizionò accanto a mia madre mi prese me con leggerezza alzandomi, poi mise le gambe di mia madre in posizione – bene adesso le rilassi, devono essere si rigide ma non come prima, si deve leggere la severità nel suo corpo ma non la tensione – mia madre fece un respiro rilassandosi, a quel punto mi aiutò a mettermi per bene – allora ci sono varie posizioni , o così col culetto all’esterno della gamba dalla parte che sculaccia, oppure cosi – mi aiutò a mettermi più avanti – col culetto al centro di esse cosicché sia più esposta la parte centrale di esso. Come vede adesso la potrebbe colpire liberamente, ma lei si potrebbe muovere se non resiste al dolore, quindi per prima cosa le fa capire che se si muove troppo o altro subirà una razione extra e poi se proprio continua le prende il braccio così – prese il mio braccio portandomelo dietro la schiena e lo bloccò, aspettò che lo prendesse mia madre e poi mi lasciò – cosi almeno anche se lei si divincola non potrà coprirsi, poi ci sarebbe la gamba sopra ma lei e brava e non dovrebbe servire vero Michela?- io annuii.

Si mise al fianco della sedia in attesa, mia madre un po titubante fece cadere il primo colpo, il palmo della mano colpì il mio sedere con un grosso schiocco, il viso di Lucia si fece più severo – non così. Che la sta carezzando? Avanti riprovi con più forza e più decisione – mia madre con lo sguardo di chi è stata beccata al compito senza aver studiato rialzò il braccio e poi ciack, ecco adesso andava bene, il dolore cominciava a sentirsi sui miei glutei adesso, a poi ciack un’altro, Luisa cominciò a battere le mani per dare il ritmo, dopo i primi dieci mia madre iniziava a capire, Lucia a quel punto smise di battere le mani quindi mia madre smise di colpirmi, la quale adesso osservava preoccupata il mio sedere già leggermente rosso, anche se a dire il vero avevo sentito poco o nulla per adesso.

Lucia guardando sia mio padre che mia madre proseguì – bene questa cadenza di colpi e di forza era per una sculacciata normale adesso dovrà colpire con lo stesso metodo ma con più forza, deve far rimbalzare la mano sul sedere dopo il colpo, ha presente le onde che si creano sull’acqua quando tira un sasso – mia madre annuì – bene deve crearle sul sedere quando colpisce e forte, deve colpire facendo un movimento da destra verso sinistra, non la lascio fermare finché non vedo che ha capito. inizi e faccia in modo di usare il metodo giusto il più presto possibile- Lucia cominciò a battere le mani e mia madre a sculacciarmi con più vigore, il dolore adesso si sentiva e anche bene ma Lucia non era contenta, io tentavo di stare il più ferma possibile senza piangere o altro ma dopo poco fu impossibile trattenere i piccoli gemiti di dolore provocati dalle sculacciate, dopo poco iniziarono a spuntare le prime lacrime, per mia fortuna a quel punto Lucia fermò mia madre – brava adesso iniziamo con le bacchettate. Margherita vieni qua avanti – nel frattempo io ritornai in piedi dov’ero prima e mia madre un po scossa a sedere.

Mia madre si guardava la mano e poi teneva lo sguardo basso per non incrociare il mio. Doveva essere un po titubante ancora sulla sculacciata ma ormai come me era salita in barca e doveva resistere fino alla fine. Nel frattempoMargherita si mise piegata mani poggiate al poggia piedi della sedia, gambe incrociate e testa su. Lucia passò dietro di lei poi con la bacchetta iniziò a indicare come la maestra alla lavagna mentre spiegava – bene questa è una delle tante posizioni che si possono tenere per essere bacchettate, ora farò fare una dimostrazione di tutte le posizioni migliori a Margherita – scorrendo la bacchetta sulla schiena – vedete la schiena leggermente concava? Serve ad esporre per bene il sedere, le gambe incrociate servono per rendere più tondo il sedere della punita, questa posizione si usa se non si vuole andare a colpire oltre che i glutei le gambe , altrimenti sarebbe inutile ovviamente, perchè al momento di dover colpire le cosce trovereste difficoltà a colpirle adeguatamente – mi stupii di quanta serietà ci stesse mettendo Lucia a spiegare il tutto, non so se era il suo carisma o altro ma nella stanza c’era il silenzio e tutti i presenti stavano fissandola con interesse. La bacchetta passò sotto il mento di Margherita mentre Lucia – vedete poi la testa alta, serve a prendere la punizione con dignità e non come stupide bambinette piagnucolanti. Su. Dì loro che succede se ti muovi e fai inutili bizze – Margherita divenne rossa, probabilmente non si aspettava quella domanda – si danno colpi supplementari e a volte più severi – La mano di Lucia passò sulla testa di Margherita arruffandole i capelli dolcemente – brava piccola, adesso continuiamo. Vai ginocchia sulla sedia e mani sullo schienale – Margherita eseguì l’ordine. La bacchetta si posò sui piedini di lei – questa posizione serve sempre come la precedente a colpire principalmente il sedere, però nel caso anche se sinceramente io non l’ho mai fatto potrebbe servire a colpire la pianta del piede della punita. Chiaramente non dovrete esagerare nella forza perchè dopo camminerebbe male, al massimo datele di questa forza e con questa bacchetta – si fermò e diede un colpo forte alle piante dei piedi di Margherita, lo schiocco fu molto forte, lei allargò leggermente gli occhi e strinse le dita dei piedi emettendo solo un leggero au. Su di esse affiorò una striscia rossa, era la prima volta che osservavo bene i piedini di lei ed erano molto soffici e morbidosi, mi venne da sorridere ma lo strozzai subito sul nascere per non mancare di rispetto a nessuno.

Lucia nel frattempo si era portata nuovamente accanto a Margherita – e chiaramente potrete anche colpire le cosce , se vorrete il sedere più tirato basta obbligare la punita a poggiare la pancia allo schienale della sedia mettendoci prima un qualcosa di morbido e mettere le mani in terra o in caso di una sedia a schienale alto sui poggiapiedi, non preoccupatevi non si ribalta la sedia almeno che non faccia movimenti bruschi, e così otterrete tutto il sedere a disposizione – Margherita nel frattempo aveva fatto vedere la posizione detta da sua madre anche se poi si era rialzata subito per via del dolore provocato dallo schienale che le premeva sulla pancia senza difese. Lucia fece alzare di nuovo sua figlia e spostò la sedia – piegati mani alle ginocchia- Margherita eseguì – bene questa è la posizione classica per ricevere le bacchettate, stesso discorso di prima se vorrete il sedere più tirato basterà ordinarle di mettere le mani alle caviglie – Margherita eseguì l’ordine, adesso il sedere era teso e bello esposto, cosi probabilmente le bacchettate dovevi sentirle ancora di più che stando con le mani alle ginocchia. La madre di Margherita le fece allargare leggermente le gambe – così è perfetta. chiaramente poi c’è la posizione sdraiata sul letto o su di una panca o un tavolo da fumo, cosi potrete darle le bacchettate dal basso verso l’alto. Ma comunque la posizione sdraiata sul letto con uno o due cuscini sotto il basso ventre e consigliata per dare delle belle e sonore cinghiate- mio padre ebbe un sussulto poi con voce timida – io avrei pensato di punirla con la cintola mia figlia invece che con la bacchetta – Lucia alzò un sopracciglio in un’espressione mista fra il compiaciuto e il sorpreso – beh in quel caso allora gli consiglio di posizionarla a pancia in giù sul letto o su quella panca da palestra che si vede laggiù – lui annui e poi – potrebbe farmi vedere dopo per favore? – lei sorrise – certo non c’è problema – io cercai di restare calma anche se non capivo il perchè di quella scelta. Mio padre mi lesse nella testa perchè subito dopo rispose – sa il fatto è che la bacchetta la vedo uno strumento non so come dire non mio ecco, penso che la cinta sia meno pericolosa ma altrettanto severa – lei guardandolo pensierosa come se stesse confrontando i due strumenti rispose – credo che in effetti si possa dire che la severità può essere applicata allo stesso modo con tutti e due gli strumenti ma comunque sono sempre due tipi diversi di dolore – mio padre spostando prima lo sguardo sulla bacchetta continuò – ho paura che con la bacchetta si possano lasciare segni più profondi del necessario e lasciare cicatrici o altro – arrossì di colpo – vede ho cercato su internet informazioni e diceva che la bacchetta va usata solo quando uno ha veramente esperienza, quindi preferivo provare con la cinta- lei sorrise poi con un tono incoraggiante per smorzare la timidezza di mio padre – certo può provare anche con quella, comunque non mancherò di farvi vedere anche come colpire severamente con l’ultima bacchetta-.

Michela prende la decisione che cambierà la sua vita

4 marzo 2011

Questo bellissimo racconto di sculacciate ci è inviato da Nadine, una delle più care amiche di questo blog. Grazie alla bravissima autrice e buona lettura a tutti!

Ciao a tutti sono Michela, una ragazza molto lunatica e immatura, così mi sarei descritta fino a poco tempo fa. Sono mora, occhi verdi 1’63, seconda di seno e col sederino bello sodo .Vi voglio raccontare quello che mi successe qualche tempo fa.

Ero uscita con Margherita, una ragazza solare spigliata molto più di me,forse anche troppo, lentiggini sotto gli occhi azzurri contornati da folti capelli mossi color castano scuro, un seno da paura , che non nascondeva mai sotto i vestiti eleganti come quello che indossava quella sera, un culetto ritto e sodo più del mio insomma diciamo che l’ammiravo, lei al contrario di me era aperta e spigliata con tutti. Mentre io all’infuori che con i miei genitori che trattavo sempre male ero molto timida e poco disinibita.

Alle 20:00 puntuale Margherita mi era venuta a prendere insieme a due suoi amici più grandi. Marco e Leonardo, due bonazzi mori. Fisico niente male, tutti e due ventenni. Mi precipitai giù dalle scale di corsa, pensai a quanto odiavo quell’appartamento di 100 mq distribuiti in due piani , da raggiungere senza ascensore al terzo piano. In piena estate come scendevi era già zuppa di sudore. Vidi il portone finalmente dopo le sei rampe, la luce che proveniva da fuori lo fece sembrare come se fosse il portone per il paradiso.

Rallentai l’andatura appena uscii da esso misi ai piedi le nuove scarpe che mi ero presa. Quella sera mi ero tirata da matti, dovevo tornare a casa presto quindi il tempo per portare a termine il mio obbiettivo era poco, di conseguenza avevo riposto tutte le mie attenzioni al trucco e al vestito giusto da abbinare alle mie nuove scarpine d&g comprate ai saldi dopo innumerevoli lamentele rivolte a mia madre, la quale alla fine con la solita frase – ma poi per minimo due mesi più niente- aveva deciso di sborsare i 260 euro delle scarpe.

Ma come mi sarei dovuta aspettare fin dall’inizio arrivata alla festa mi ero ritrovata su un tavolo lontana dalla musica e dal casino, quindi di conseguenza lontana dal mio obbiettivo …

Feci un salto emettendo un urletto da sfigata ( quale sembravo lì a contemplare da lontano gli ospiti della festa che si divertivano) quando mi sentii afferrare i fianchi da dietro, poi la voce di Margherita fece finire al mio cuore di battere come un matto – hei che ci fai qua? Guarda che ti ho portato!- accennandomi un sorriso e sedendosi accanto a me posò sul tavolo un bicchiere con del liquido chiaro all’interno, una fettina d’arancia era attaccata al bordo e un’ombrellino come decorazione era fissato tra i cubetti di ghiaccio che galleggiavano. Scrutai dubbiosa il bicchiere in cerca di capire cosa potesse essere quel liquido ignoto dentro ad esso, pensai che di sicuro doveva essere alcolico, infatti il mio sospetto fu confermato dalla frase detta in maniera troppo allegra ( fatto che mi faceva intuire che doveva essere già sull’allegro andante) – quante storie! bevi non è tanto forte- io lo presi un po timorosa, poi quasi per abbattere il mio ultimo barlume di coscienza che mi diceva non bere – ma lo sai che non bevo mai, se lo scoprisse mia madre mi ucciderebbe- lei rise a quella mia frase, bevendo tutto di un sorso il liquido rimasto nel suo bicchiere – visto l’ho bevuto tutto ed è già il terzo. Ti sembro ubriaca forse?- spalancò le braccia in modo teatrale per dare più enfasi alle parole appena dette, guardandola con voce bassa – ubriaca no ma allegra si- lei rise poi alzandosi raggiunse le mie spalle, sentii la sua mano colpirmi dietro la spalla – su bevi e andiamo, vedrai che ti servirà a farti meno seghe mentali. Cosi la finirai di stare qui come una sfigata- mi guardò attentamente poi alzando la voce – ma cavolo Michela ma ti sei vista stasera sei uno schianto basta stare qua vai la e fai vedere a tutte le gallinelle laggiù chi sei veramente- tentennai ancora un po’ a quel punto portandomi il braccio al collo e avvicinandosi al mio orecchio – poi Luisa sta civettando con un certo Leonardo che conosciamo tutte e due sei sicura di voler stare qua mentre te lo porta via?- feci cenno di no col capo. Presa da una sensazione strana presi il bicchiere e buttai giù tutto di un fiato il liquido. La sensazione fu prima di freschezza poi improvvisamente mi bruciava tutta la gola, cominciai a tossire, Margherita iniziò a ridere battendosi la mano sulla coscia – ahah sei troppo buffa. Non dovevi berlo tutto di un fiato sei matta?- io continuai a tossire ancora per poco poi con la voce ancora roca – sei una scema! Mi potevi avvisare!- lei ridendo – e cosi poi mi sarei persa questa scena… dai andiamo- mi alzai dalla sedia, come il mio corpo fu eretto sentii una vampata improvvisa e iniziò a girarmi tutto, feci tre passi per poi cadere sull’erba, Margherita storcendo la testa mentre mi guardava a terra – siamo già a questi livelli? Non lo sopporti proprio, o magari ti ha fatto male berlo tutto di un fiato boh. Prova ad alzarti dai – mi porse la mano, anche se io ne vedevo tre, mi venne in mente la scena di rocky quando contro drago arrivato nell’angolo dice – ne vedo tre come faccio- e il nero di cui non ricordo il nome – colpisci quello nel mezzo- così ridendo da sola come una stupida, o comunque come un’ubriaca ( come per altro ero in quel momento) mirai alla mano nel centro, mi sentii strattonare su, Margherita si portò il mio braccio intorno al collo, adesso il giramento di testa pian piano stava passando, ma un calore incredibile si stava facendo spazio sul mio corpo. Cavoli! Non faceva così caldo prima pensai, vidi la piscina poi i cespugli, Margherita mi lasciò lì e dopo essersi girata un’ultima volta per vedere che restassi dove mi aveva lasciata corse via.

5 minuti e la vidi tornare con un secchino e una tazzina di caffè con una fetta di limone dentro, posò il cestino vicino alla mia testa poi strizzò il limone nel caffè e mi agguantò la testa, posata la tazzina sulle mie labbra sentii un sapore orribile invadermi la bocca, stavo per risputarlo quando la sua mano mi tappo bocca e naso, in mezzo alla confusione della musica e tutto sentii a malapena la sua voce che mi diceva – su bevi che dopo ti passa – .

passarono 30 secondi quando sentii ritornarmi tutto su, lei mi tenne la testa ferma sopra il secchino poi con il kleenex mi ripulì tutta, cavolo dovevo essere uno spettacolo orribile, il trucco tutto sciupato dalle lacrime, la puzza di alcool e il vomito, mi misi a piangere prendendomela con Margherita – sei una stronza adesso non posso più andare da Leonardo vaffanculo- lei invece di arrabbiarsi – su dai hai ragione ma giuro che se mi segui ti riaggiusto. Però lo schifo lo lavi te- .Mi limitai a scuotere il capo come una sfigatella in cenno di assenso e la seguii. Si passò dal retro dove c’erano solo coppiette intente in altre “cose” senza rendermene conto mi ritrovai a controllare coppia per coppia per vedere se c’era lui, ma per mia fortuna erano tutte persone che non conoscevo,o meglio che conoscevo ma solo di vista o avevo incontrato nei locali il sabato.

Si arrivò finalmente ai bagni, per mia fortuna ero passata senza farmi notare da nessuno, lei mi fece cenno di entrare, appena vidi il lavandino e gli specchi mi ci fiondai a velocità smodata, dovetti trattenere un urlo quando vidi il mio viso riflesso in essi, girandomi – waaa guarda come sono concia, sembro una- mi fermai, aprii il rubinetto e cominciai a lavarmi accuratamente, in venti minuti grazie al borsino delle magie come lo chiama lei ero di nuovo perfetta.

Si uscii fuori ero ancora come dire allegra, appena uscite il vento fece spostare i miei lunghi capelli di lato e fra di essi riconobbi l’immagine di Lorenzo.Era bellissimo come sempre. Piano piano mi ritrovai poco distante da lui, mi avvicinai , potevo sentire il suo profumo trasportato dal vento mischiarsi con le note della canzone, il mio corpo ormai privo di inibizione iniziò a danzare in modo provocante, ogni movimento di esso era un invito per lui, ci volle giusto 10 secondi prima che lui si girasse verso di me. La sua espressione lasciò trapelare una sensazione di stupore e piacere, poi con un sorriso si avvicinò a me – stasera sei più bella che mai Michela lo sai?- io ormai ero partita, lasciai fare al mio istinto e avvinghiai il suo collo e iniziai a baciarlo, dentro di me stavo cercando di cacciare quella Michela zoccola per ritrovare un minimo di contegno, la sua mano mi accarezzava i capelli e adesso scendeva piano ma inesorabile verso posti proibiti, ma mentre stava varcando il limite sentii Margherita chiamarmi – Michelaaa muoviti è tardissimo- era agitatissima con tutta la roba in mano, come vidi il suo volto preoccupato sentii come uno schiaffo che mi levò da quello stato di trans in cui ero caduta, guardai imbarazzata Leonardo che si scostò subito alla mia reazione brusca, poi con un sorriso forzato più per il non saper che fare che per la scocciatura – beh allora non mi resta altro da fare che portarvi nuovamente a casa – io sorrisi ancora un po’ rintontita – si meglio di si la madre di Margherita e capace di non farla uscire per una settimana se arriva troppo tardi. Margherita spostò i suoi occhi di lato poi tornando a guardare con aria preoccupata e soprattutto di chi ti nasconde qualcosa – si appunto andiamo presto- .

Ci eravamo tuffate in macchina come se si stesse scappando da un’esplosione, la strada sfrecciava intorno a noi, se prima mi sembrava che girasse tutto attorno a me adesso era peggio, ma non mi dispiaceva come sensazione, vedevo quelle scie di colori intorno a me,il rumore del vento che soffiava ed entrava dai finestrini, sentivo il profumo della città di notte, quel profumo diverso dal solito, pieno di brezza e di rugiada, intorno a noi tutto silenzio, le macchine erano sparite e tutta la città era illuminata, mi ritrovai a guardare fuori dal finestrino come una bambina piccola fino ad arrivare a casa, scesi di corsa e salutai Margherita, mi riassettai e corsi su.

Come varcai la soglia di casa vidi nel buio la sagoma di mia madre sul divano. Alzai lo sguardo ed entrai sbuffando – cazzo mamma che ci fai alzata a quest’ora?- mia madre si alzò – aspetto la disgraziata della mia figliola- io sbattendo la giacchetta sull’appendi abiti – ma quale disgraziata ho fatto solo un po’ tardi. Dio quanto devi sempre rompere le palle- fece per dirmi nuovamente qualcosa ma io urlandole – non me ne frega nulla quindi vai a letto tanto sono tornata. Puoi farla finita di fare la rompi- salii le scale e arrivata in camera mi tuffai sul letto.

Passarono 5 minuti nei quali io osservavo il mio soffitto girare su se stesso, mentre pensavo alla figura che dovevo aver fatto al party, prima da zoccoletta portami a letto ti prego, per passare subito dopo a bambina che deve rincasare tardi senno mamma si arrabbia. Pensai anche a come avevo trattato mia madre dopo che era stata preoccupata ad aspettarmi in salotto al buio, probabilmente per non svegliare mio padre che andava a lavoro presto. Come finii di pensare a questo sentii per l’appunto la porta dei miei aprirsi e uscii mio padre, lo sentii scendere di sotto, e subito dopo dire a mia madre – che fai piangi? Vieni qua amore. Non devi ascoltare nostra figlia lo sai che è una disgraziata che ti fa solo penare, tanto non è buona a nulla oltre che a mortificarti a giornate- il mio stomaco si strinse, stavo per alzarmi e urlargli contro tutto il mio odio per lui quando mia madre – dai non dire cosi se ti sentisse ne soffrirebbe, bisogna capirla magari è un periodo strano per lei poi le passerà vedrai- i passi decisi di mio padre si avvicinarono verso le scale poi la sua voce ormai arresa – non so perchè continui a difendere quella scansafatiche viziata. La volta che vedrò nostra figlia prendersi la responsabilità di qualcosa vorrà dire che ad agosto nevicherà -.

sentii risalire mio padre e chiudere la porta, ma subito dopo successe una cosa che non mi sarei mai aspettata, sentii suonare il telefono. Mia madre si affrettò a rispondere – pronto. Si è tornata ora anche lei. Lo so l’ho sgridata e ha detto che è dispiaciuta . Capisco . Cosa dovrei fare? No io non uso certi metodi con mia figlia. Si è un po’ irresponsabile ma è l’età. Dice che con margherita funziona. Si ma io non l’ho mai nemmeno sfiorata non credo che si farebbe sculacciare.- a quella frase mio padre scoppiò a ridere di gusto dalla camera, io a quelle risate sentii ancora il nodo allo stomaco stringersi e feci una cosa che non mi sarei mai aspettata, uscii di camera e urlai a mia madre – non è vero voglio cambiare ti prego sculacciami come fa la mamma di margherita- a quel punto piangendo – lo merito sono proprio una figlia degenere ti offendo sempre e non merito tutto il bene che mi offri giorno dopo giorno, ha ragione mio padre non valgo nulla, ma da oggi sarò migliore te lo giuro puniscimi prima te e poi papa così sarà la prova che da adesso in poi saprò prendermi le mie responsabilità – mio padre restò in camera, mentre mia madre resto per qualche secondo senza parole poi salendo le scale per guardarmi – piccola lo so che sei dispiaciuta ma a me bastano queste tue parole- sul volto di mia madre scendevano lacrime di commozione, la figlia che fino a prima la mandava a quel paese e le urlava sempre se ne era andata ed era tornata la figlia disciplinata e responsabile di una volta. Per fargli capire di essere ferma nella mia decisione feci un cenno a mia madre per dirle di andare avanti – si pronto ha sentito ha accettato la punizione. No infatti siamo inesperti. Come dice domani alle 3? porterà anche Margherita. Si chiaro ci farà vedere come l’ ha punita. Si cercheremo di imparare da lei. Ci presta la bacchetta. Non è eccessiva. Non le sentono nemmeno senza bacchetta? Si domani alle 3. Lei in maglia bianca e mutandine . Si la ringrazio arrivederci-

Abbracciai mia madre, anche se in realtà avevo paura di quello che mi sarebbe capitato il giorno dopo. Così dopo aver dato un bacio a mia madre corsi sotto le coperte.

Mi svegliai con un terribile mal di testa, il soffitto di camera mia sembrava ondeggiare come le onde del mare. Barcollando mi misi a sedere e strinsi la testa fra le mani, poi con delicatezza iniziai a massaggiarmi le tempie, da sotto sentivo la televisione, sembrava che ogni parole della conduttrice entrasse dentro il mio cervello e lo pugnalasse, feci per alzarmi quando sentii risalirmi tutto dallo stomaco, corsi in bagno il più veloce possibile e rigettai tutto nel wc, cavolo come sono messa male faccio pena.

Mia madre spuntò dalla porta del bagno, in mano aveva un bicchiere d’acqua e un aulin – piccola come stai? Prova a prendere questo vedrai che ti passa almeno il mal di testa- mi avvicinai, i miei occhi si abbassarono per non incrociare il suo sguardo, mi vergognavo ancora per ciò che era successo ieri e ciò che sarebbe successo nelle ore successive, presi la bustina strappai la carta in cima e buttai in bocca la polvere, un gusto amaro mi invase, tenni un po la polvere sotto la lingua per farla assorbire più rapidamente e poi inghiottii, mia madre mi porse il bicchiere, lo presi e mi sciacquai la bocca, sorridendole glielo restituii – grazie mamma – lei fece un sorriso dolce, poi chinandosi su di me per guardarmi meglio – piccola mia se non vuoi la punizione a me va bene lo stesso, non voglio costringerti – io strinsi i pugni non mi andava di parlarne speravo solo dentro di me che arrivassero presto le tre per essere punita cosi che finisse tutto – mamma per favore potremmo non parlarne? – lei fece un sorriso forzato e dandomi una carezza sulla testa – va bene. ma sappi che io lo farò solo perchè sei stata tu a chiedermi di sculacciarti per ciò che è successo- fece passare una manciata di secondi poi continuò – spero almeno che servirà a farti migliorare i rapporti con tuo padre- io mi limitai ad annuire, la porta si chiuse alle sue spalle e così la mia vergogna lasciò lo spazio a un leggero senso di rimorso per aver avuto la brillante idea di dire a mia madre che volevo essere sculacciata come la mia amica.

Mentre mille pensieri mi giravano per la testa presi il telefono, e chiamai Margherita, l’attesa della risposta dell’amica mi era sembrata infinita, anche se in realtà Margherita rispose dopo il sesto squillo – pronto – deglutendo risposi – ciao Margherita ho fatto una cazzata – la mia amica cambiò tono della voce, adesso nel tono di Margherita si sentiva un misto fra preoccupazione e incredulità – Michela ma che ti e saltato in mente di dire una cosa così ieri sera?- non mi riuscì trovare subito la risposta ma sapevo che essa doveva avere un minimo di buon senso per non sembrare solo una cazzata, rimuginai sui mille motivi poi arrivai alla conclusione che probabilmente l’avevo fatto solo per il mio stupido orgoglio, ebbene si ero stata così cretina da pensare che i miei genitori avrebbero pensato a lei come una ragazza migliore dato che si prendeva le proprie responsabilità facendosi sculacciare senza storie da sua madre, mentre io che non ero mai stata punita prendevo la parte della figlia viziata che non sa prendersi un minimo di responsabilità e che fa quel che le pare tanto sa già di cavarsela, ma mentre mi frullava in testa questa ipotesi riuscii a ricordare la sensazione di rimorso che mi aveva attanagliato lo stomaco la sera prima. così volendo credere a quel motivo e nient’altro risposi cercando si sembrare decisa e convinta – mi dispiaceva che mio padre mi trattasse come una che non sa prendersi delle responsabilità. ma soprattutto mi dispiaceva per come tratto sempre mia madre, alla fine penso di meritarla una bella punizione, ma comunque non mi avevi mai parlato di tutto questo – alla mia risposta seguì un attimo di silenzio, poi Margherita rispose – non era facile da dirsi, comunque ora che la sai non ha più importanza che la volessi tenere nascosta, l’unica cosa che ti chiedo e di non dire nulla ai nostri compagni di classe od amici. Comunque sei stata brava. almeno te potevi salvarti da questa cosa invece mi sa che da oggi in poi molto spesso ti ritroverai come la sottoscritta adesso con il sedere a righe – la mia faccia assunse un’espressione stupita quasi come se lei fosse di fronte a me, poi con un tono cauto – ma ti ha punita tua madre?- lei sorrise lo capii dal leggero respiro sentito alla cornetta, poi con voce imbarazzata – si e me ne ha date sode, ma conoscendola stasera mi darà il resto e di solito è la dose più dura- io feci un’espressione intontita, poi curiosa di sapere cosa mi sarebbe successo dopo anche a me chiesi in modo da sembrare calma e non con mille campanelli d’allarme che mi risuonavano nella testa tutti assieme – e che ti ha fatto? E dopo cosa pensi che ti farà?- Margherita restò in silenzio pochi secondi forse per colpa dell’imbarazzo o per trovare le parole giuste – beh ieri sera non appena sono tornata mi ha dato una lunga serie di manate sul sedere nudo con le mani e con lo zoccolo- io dopo quel breve resoconto stupita – eeeeeeh cosa a culo nudo? Come le bambine ma non ti vergogni a farti vedere così?- Margherita con un tono leggermente contrariato – ma certo che credi. ma prova a spiegarlo a mia madre. così dopo ti ritrovi a riceverne il doppio per esserti lamentata, resta in silenzio e ascolta che già e imbarazzante raccontarti la mia punizione e non so nemmeno perchè te la racconto- fece una leggera pausa per ricominciare subito dopo adesso con un tono più calmo – poi mi ha mandata di filata in camera senza nemmeno farmi lavare ne prepararmi, ho dovuto dormire vestita solo con le mutandine e la maglia che portavo ieri sera- dalla mia bocca uscii un sospiro di stupore misto a preoccupazione – e oggi invece?- seguì un attimo di silenzio come se stesse ponderando sul fatto di dirmi cosa era successo o no poi finalmente decise di parlare – mi ha fatto fare colazione poi senza dire nulla è andata di là ed è tornata con la bacchetta, per fortuna anche se non le conosco bene tecnicamente so che era quella media. Se si può definire così- accompagnavo il suo racconto con assensi per farla continuare, quando mi accorsi che la mia mano era finita in mezzo alle mie gambe e piano piano si era insinuata dentro le mutande, mi stupii e mi vergognai del mio gesto ma adesso avevo voglia, quel racconto mi stava eccitando,mi sentivo una maialina ma continuai infilando le mie dita dentro. cercai di trattenere il respiro eccitato per non farmi sentire mentre facevo su e giù col bacino per accompagnare il movimento delle mie dita, l’altra mano la usai per coprire il microfono e restai in ascolto – mi ha indicato il tavolino, mi sono sentita di ghiaccio giuro. anche se mi aspettavo di dover subire per lo meno un’altra serie – deglutii rallentando il ritmo per rispondere – cavolo ci credo anch’io mi sarei impaurita al posto tuo, continua dai – la voglia morbosa di sentire i particolari si sentii nella mia voce, e da come rispose margherita capii che era consapevole di questa mia voglia – mi chinai sul tavolo, lei a quel punto ha posato la bacchetta su di esso vicino a me. Mia madre sa quanto ho paura di quello strumento e lo fa solo come giochino psicologico per mettermi ansia, a quel punto si è messa dietro di me, mi ha calato calzoni e mutandine con decisione, e dopo aver poggiato la sua mano sul mio sedere ha iniziato a colpirmi, prima piano poi sempre più forte. Dopo poco ho iniziato a piangere, mi bruciavano da morire e il fatto di averlo rosso già dalla sera prima non aiutava, poi dopo non so, due minuti circa ha preso la bacchetta sempre in silenzio- io incuriosita rallentai il ritmo della mia mano per chiedere – ma non ti sgrida mentre ti punisce?- lei rise sarcastica – si ma solo se non è severa la sculacciata senno resta in silenzio e ti punisce per bene senza dire nulla, puoi chiedere basta e dire che ti fa troppo male ma lei continua in silenzio a colpirti – io stupita e adesso ancora più spaventata ma allo stesso momento ancora più eccitata di prima – wooow deve far male da morire – Margherita con un tono preoccupato – certo che lo fa. Ma mai come quando inizia a colpirti senza sosta- la bloccai chiedendole – come senza sosta? Spiega meglio – - nel senso che prima alterna due o tre colpetti leggeri di bacchetta per farti riprendere mentre dopo alza il braccio e lo riabbassa ritmicamente senza sosta e guai a te se ti sposti, ogni volta che si ferma sono 10 bacchettate in più – - cacchio continua dai – lei continuò , e fu durante questa sua parte di racconto che venni insieme al termine della sua punizione – all’ultimo quando ti aspettano le ultime vergate fa un passo indietro, e andando in avanti e torcendo il busto ti colpisce in maniera molto severa, a quel punto ti lascia dai 5 ai 10 secondi perchè tu finisca di sgambettare come una matta e ti rimetta in posizione, poi giù un’altra, la bacchetta in quei momenti fa un sibilo che già solo quello ti fa salire un brivido freddo su tutta la schiena e poi subito dopo senti lo schiocco sulla tua pelle e un dolore acuto su tutta la parte colpita, a quel punto vorrei piegarmi e strusciarmi il sedere ma non mi è permesso, senno sono 3 in più date in quel modo, dopo però la punizione è finita. dopo mi ha fatta stare in piedi all’angolo sedere scoperto e mani sopra la testa, solo dopo due ore mi ha fatta levare dall’angolo- io intanto pulii tutto con un fazzoletto velocemente poi risposi – mi dispiace e adesso ho ancora più paura uffa, speriamo che mia madre non sia così severa con me, ora devo andare ci si vede stasera o domani allora- – hum va bene dai sarò un po’ dolorante ma ci sono a stasera allora, sempre che non mi voglia dare la terza parte mia madre- io con voce allegra per rompere anche l’imbarazzo – dai vedrai che ti lascia stare dai a stasera cucciola un bacino sulle parti doloranti allora- appesi la cornetta ed andai a farmi una bella doccia.

Gita con Nadine, parte prima

6 febbraio 2011

Dal grande punish slut un nuovo racconto di sculacciate!

Questo è dedicato a una persona molto divertente e molto speciale,
anche perche in fondo è grazie a lei se seguo questo blog e mi sono
deciso a scrivere della mia passione, che se non si era capito
abbraccia il Bdsm nella sua totalità per apprezzare maggiormente ciò
che è nella nostra natura più intima, che siate Master/Mistress
spanker/spankee o switch…mi auguro prendiate sempre maggiore coscienza
di quello che vi piace fare o farvi fare, per trovare una persona che
sia complementare a Voi e trarre il massimo appagamento e divertimento
da tutto questo…….! Ciao

Nadine era tornata dalla palestra e stava facendo la seconda doccia (è
infatti molto attenta alla pulizia ) dopo essersi asciugata con
perizia con indosso l accappatoio andò a rispondere al telefono che
stava squillando insistentemente:
-Allora sei pronta? Ti aspetto in stazione dei treni!Sbrigati!
- Zizi! Mi sto preparando!Saluto la mia Padroncina e arrivo…….
-Dai allora mettiti solo una gonnellina di cotone di quelle da
tennista e una magliettina senza niente sotto! Muovitiiiii!

La chiamata fu bruscamente interrotta, come al solito la monella era
in ritardo……..e Punish la stava aspettando in stazione….aveva in mente
per lei una gita molto particolare.

Quando nadine arrivò nelle vicinanze della stazione, uno splendido
musino con due begli occhi azzurri come il cielo di quella giornata
primaverile, e i capelli castani, attirò su di sè l attenzione di
tutti gli uomini nelle vicinanze, che erano attratti da quella terza
di seno così ben messa in evidenza grazie alla leggera maglietta di
cotone scollata, che lasciava intravedere le belle forme della ragazza

Anche se lei non se ne accorse minimamente dato che come tre quarti
della giornata era persa dentro al suo mondo navigando sull I phone
che portava sempre appresso.
- allora la smetti con questo aggeggio di perdere tempo?
- Zizi, devo solo commentare un racconto di ladylaura….
- Senti monella, avrai tempo domani di farlo! Ora questo è requisito
altrimenti non vedi neanche dove cammini….

Con un rapido gesto Punish sequestra l oggetto della distrazione di
nadine e lo spegne, prima di metterselo nella tasca davanti dei
pantaloni.
- Avanti ora, mettiti a quattro zampe che dobbiamo andare di fretta!
- Ma…cugiolo dove vuoi andare?
- Zitta, faremo una gita divertente….
- Ma dove???
- Non ti interessa, l importante è che ti metta a quattro zampe…ora!

Nadine eseguì l ordine, nonostante non capisse lo scopo di quella gita
e tutti la guardassero mentre si piegava a quattro zampe, con le
ginocchia a contatto dell asfalto e le mani aperte…il musino che
osservava intorno la sorpresa nello sguardo degli altri passanti….che
piu che stupirsi per il gesto inconsueto, ne approfittarono per
ammirare il bel culetto a mandolino che era ben messo in mostra date
le misure decisamente ristrette della gonnellina..sotto portava un
tanga che faceva risaltare ancor di piu le sue forme, scolpite alla
perfezione grazie alla sua costanza negli allenamenti quotidiani in
palestra….
In particolare un vecchio con in mano il giornale si mise a fissare in
maniera morbosa il culo di nadine, come se fosse qualcosa di mai visto
che veniva dallo spazio….Punish decise allora di cominciare il gioco….
- scusi ma cosa guarda lei? Stava leggendo il giornale o sbaglio?
- Bè, insomma…cosa fa in quella posizione la sua amica? Ha perso qualcosa?
- Nient affatto, la ringrazio la mia cagnolina non ha perso proprio
nulla! Piuttosto lei mi sembra abbia perso il segno….

Il vecchio decise saggiamente di non replicare dato il tono
scontroso….e a malincuore si vide costretto a far finta di leggere il
giornale, anche se con la coda dell occhio cercava di sbirciare le
chiappe della “cagnolina”….

La massa di gente che si era venuta a creare intorno iniziava a
mettere a disagio nadine con commenti sempre piu imbarazzanti…e questo
la metteva in difficoltà, ma allo stesso tempo iniziava ad eccitarsi
poiché aveva capito l antifona del gioco, per un giorno avrebbe dovuto
comportarsi da brava cagnolina, per lei non era certo la prima volta
privatamente, ma ora era tutto diverso poiche la sfida era proprio
quello di farlo…………..in pubblico!

Erikucciolina sarebbe stata fiera di lei…..
- Allora cagnetta, adesso andremo in quel negozio laggiù…..sei contenta vero?
- Zizi!!!!!!!!!

I due si avviarono dall altra parte della strada, gli automobilisti
sgranavano gli occhi, sia per la bellezza della ragazza, sia pensando
di essere in preda alle allucinazioni…..quando qualcuno si azzardava a
fare commenti Punish lo riprendeva bruscamente come se fosse la cosa
piu normale del mondo andarsene in giro con una ragazza a quattro
zampe che ti seguiva per la città….

Finalmente all interno di un negozio, Punish chiese alla commessa il
guinzaglio piu bello, chiaramente attaccato ad un collarino
impreziosito da brillanti e lo mise direttamente al collo della docile
nadine, che stava entrando per bene nella parte dopo il primo impatto
che le aveva causato notevole imbarazzo….

La commessa era effettivamente sconvolta, ma battè lo scontrino
regolarmente e chiese a Punish se desiderava qualcos altro
per….la………cagnolina…
- Zizi! Vorrei una med…..! Disse nadine

Ma uno schiaffetto sul musino la fece desistere dal finire la frase,
infatti il patto era che avrebbe dovuto esprimersi solamente con le
espressioni o al limite abbaiando….e lo schiaffo glielo ricordò..

Wof! Wof! bauuuuu
- Va bene cagnetta….ora vado a fartela fare….intanto sta qui buona o
dovrò comprare una museruola e non è bello…..non infastidire i clienti
mi assento un attimo, intanto tieni qua..
E le gettò in terra un osso di quelli grandi e colorati, osservando
che si metta realmente a “sgranocchiarlo” sotto gli occhi degli altri
clienti…ancora increduli ma incapaci di chiedere spiegazioni…chi
pensava fosse frutto della sua immaginazione e chi pensava fosse tutto
uno scherzo…intanto nadine si gustava il suo osso accucciata per
terra, sperando che Punish facesse in fretta dato che altri cani
“veri” si avvicinavano per annusarle il didietro, forse pensando che
fosse uno strano incrocio…….

Quando tornò Punish, la “cagnetta” si mise a muovere velocemente il
culo come se stesse scodinzolando realmente, dimostrando la sua
felicità per l oggetto scintillante che era stato fissato al suo
collarino…una bella medaglietta con la scritta “nadine”.

Dopo questo Punish prese il guinzaglio e lo scosse velocemente, dando
una leggera frustatina alla “cagnetta” che lo guardò con aria
contrariata, ma lui non lo faceva certo per farle male, voleva solo
che imparasse i comandi base nel suo addestramento….
- Andiamo! Disse….il treno non aspetta…..

Nadine si chiedeva quale fosse la meta di quel viaggio…ma non aveva il
tempo di pensarci perche se non stava bene al passo le arrivavano
altre frustatine, e questo la costrinse ad essere sempre piu brava…
ognitanto per darle un premio per la sua abilità di docile cagnolina
le veniva ficcato in bocca un biscottino….e una carezzina sulla testa
le faceva dimenticare il male che aveva sempre piu forte alle mani e
alle ginocchia
- Avanti sei bravissima….siamo quasi arrivati….

Entrando in un bar dove ovviamente si girarono tutti………..e dove punish
ordinò un caffè e una ciotolina di latte per nadine, che chiaramente
lappò da terra dato che il gioco iniziava sul serio….

Molti avventori scherzavano su questo, mentre tutto era stato preso
molto seriamente da Punish…
E da nadine….che quando un maleducato qualsiasi disse per battuta che
aveva un dobermann maschio da far accoppiare, e secondo lui sarebbero
venuti dei cucciolini fantastici….
Iniziò a ringhiare seriamente come una cagnotta rabbiosa, e iniziò a
mordergli i polpacci strappandogli i pantaloni….punish fu costretto a
trascinarla fuori dal bar se non voleva perdere il treno…
E ripresero la passeggiata verso la stazione….

Dopo l estenuante fatica nel fare le scale del sottopassaggio e dopo
esser stati additati da praticamente tutta la gente presente i due
salirono faticosamente sul treno fermo al binario che stava per
partire….

Prendendo posto in una “cuccetta” libera (ahhahaha giuro questa nn lo
messa apposta!)
Per prima cosa nadine cercò di salire sul divanetto, ma le venne
impedito, con un sonoro schiaffo sul culo le venne fatto capire che
non era quello il suo posto…
Subito dopo prese a massaggiarsi le ginocchia ma anche questo non le
era permesso!

Poteva solo tirar fuori la sua linguetta se voleva poteva leccare le
sue ginocchia sporche…
- Avanti adesso….mettiti in posizione che è arrivata l ora della
sculacciata quotidiana!

Nadine si mise a pancia in giu con le braccia/zampette incrociate,
mentre con il culo sollevato riceveva una mirade di schiaffi sulle
natiche, che dettero subito un bel tono acceso alle sue belle
chiappe….mentre la gonnellina pareva si animasse di vita propria per i
sussulti…
-Paff! Paff ! Paff!
Sciaff……. Sciaff…….. Sciaff ……Sciaff

A queste ne seguirono subito altre perche si lamentava come un “umana”
e non invece guaendo come una brava cagnolina che dovrebbe
fare…..KAaaaiiiiiiiiii!Kaaaaaaaiiiiii!
- Brava così mi piace, da brava cagnetta…..
anche se subito dopo le natiche vennero segnate ancora poiché nadine
si sfregava il culo con le mani ma non le era permesso neppure quello!
In fondo i cani non possono mica farlo e il gioco andava preso sul
serio anche perche stava portando una notevole eccitazione in entrambi
i partecipanti….infatti:
- Avanti, adesso voglio che Sali sul divanetto e metti in mostra il
tuo culetto con i bei segni rossi frutto delle mie manine al
finestrino in modo che tutti lo vedano…..
- Ma….il treno deve ancora partire….

Sciaff! Un altro schiaffone stavolta piu severo, calo sulle natiche di
nadine, costringendola ad ubbidire….
- Peccato solo non ti abbia ordinato di portare la spazzola…monella
impertinente….lo sai che non puoi parlare! Se devi dirmi qualcosa lo
farai solo ed esclusivamente abbaiando!
I
ntanto i passanti osservavano sconcertati lo spettacolo che veniva
offerto loro dal finestrino…
…………………un culetto rosso fuoco niente male, sul quale erano ben
distintamente stampate la sagome del palmo e delle dita di molte
sculacciate…il contrasto era accentuato dal fatto che la gonnellina
era bianca e molto corta e molti parlottavano tra di loro a bassa
voce…indicandolo…..nadine era rossa per la vergogna e sperava il treno
partisse presto chiudendo gli occhi….mentre Punish era divertito della
sua vergogna e tirava il guinzaglietto affinché i commentatori
potessero vederla anche in faccia…

Dopo pochi minuti il treno partì…quindi nadine venne afferrata per le
“zampe superiori” per appoggiarle al vetro della finestra e le venne
sollevata bruscamente la maglietta per dare ai passanti la possibilità
di ammirare la sua bella terza con i seni nudi al vento, letteralmente
perche Punish aprì il finestrino….e data la corrente di aria fredda i
capezzoli si indurirono subito…avevano la consistenza del cristallo
….il treno prendeva velocità un po alla volta e tutti furono
meravigliati del gesto…..chi spalancava la bocca…chi faceva gesti
osceni…e chi cominciava a tastarsi le parti intime…..mentre nadine era
bordeauxz!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Quando il treno usci dalla stazione fu rimessa in posizione,
accucciata e accoccolata ai piedi del suo compagno di viaggio, che
ogni tanto la carezzava e le dava qualche pacchetta sulla testa
alternandola a massaggini sul didietro dolorante….
- Ora leccherai le mie mani….da brava!

E nadine eseguì alla perfezione………..in quel mentre si apri la porta
scorrevole…..purtroppo..
-Biglietti prego!!!!!
- Ehm, mi scusi ma il mio animale domestico non ha il biglietto…
- State scherzando spero?!
- Senta se vuole puo sculacciarla anche lei basta che prima le da il
permesso la sua Padroncina!
- Ma ma…cosa diavolo….voi siete fuori di testa….
- Smettila di infastidirci vuoi forse che ti presento una mia amica
Mistress? Sicuramente impareresti l educazione dopo i Suoi trattamenti
avresti piu rispetto per la gente….

Il controllore li squadrò come fossero degli alieni………e decise di
farli scendere…consegnandoli alla polizia ferroviaria…..dove
fortunatamente trovarono una bella poliziotta comprensiva…
- Ma ragazzi siete pazzi o cosa?
- In che senso mi scusi? Solo perche stiamo facendo un gioco?
- Ma quale gioco? Non vedi la tua amica si comporta come se fosse drogata….
- Ma no!!!! Per oggi deve comportarsi come una cagnolina…queste sono le regole!
- E chi le ha dato tutte queste sculacciate?
- Io, ma solo perche deve imparare a fare la brava cagnolina….
- Sarà ….comunque un controllino per vedere se porta della droga con
se io lo farei…
- E dove potrebbe metterla? Sia obiettiva, non ha ne una borsetta né niente….
- Giovanotto…non hai capito che sto parlando di una perquisizione…..particolare?

Così dicendo indossò degli sterili guanti in lattice lubrificati,
mentre la cagnolina era a quattro zampe su un tavolo d acciaio…
E io potei sentire altri guaiti molto prolungati e significativi….
UAauuauauu
Kaiiiiiiii
Uagauuguauuuuuuuuuuuu
(complimenti nadine sei stata una brava cagnolina fino alla fine! )
Pur non avendo trovato nulla la poliziotta decise di testare l abilità
di nadine, e si fece leccare a lungo i guantini……….promettendole di
lasciarla andare solo se…………….
Ma questa è un’altra storia……….
Posso solo dire che nadine fu costretta a fare pipi in un aiuola dove
tutti vedevano…ma non come le cagnette ma bensì come un cagnolino
maschio alzando la zampetta….sporcandosi tutta!
E si sa i cani come sanno pulirsi bene. Con la linguetta….
(anche se ci vorrebbe prima un corso di contorsionismo)